mercoledì, dicembre 05, 2018

Diaframma - L'abisso



Ventesimo album dei Diaframma (a cui si aggiungono quelli solisti di Federico Fiumani e una lunga serie di live, raccolte, ristampe).
E tutto riluce ancora di energia, cose da dire, affermare, definire.

La caratura dell'artista Fiumani continua a crescere, rafforzarsi, a guardare avanti, con la personalità di sempre, inimitabile, orgogliosamente unica, in direzione ostinatamente contraria.

"L'abisso" è un disco crudo e diretto, rieccheggia spesso il mood del primo punk, quello a cavallo tra il 76 e il 77, pur accentuando la cura negli arrangiamenti e nei particolari, le liriche come sempre intense e immediate (pur nella loro, talvolta, apparente modalità criptica) .
Per chi è cresciuto parallelamente a queste esperienze artistiche capisce, ci si capisce, senza troppe parole.
E' un percorso unico, un sentiero che in tanti hanno provato a percorrere perdendo l'orientamento, perchè solo chi sa guardare fisso verso una certa parte arriva alla meta.
Come Federico.

L’ Abisso perché io fra un anno e mezzo ci finirò dentro, visto che compirò 60 anni… entrerò ufficialmente nella vecchiaia, un abisso dal quale non si esce più.
E poi ” L’ abisso ” è quello dove secondo me sta sprofondando l’ Occidente, sempre più schiavo e al servizio della tecnologia e del potere economico..


Federico Fiumani ha gentilmente risposto ad alcune domande che ho pensato possano corredare meglio la recensione del disco:

Mi sembra un disco con suoni molto crudi, diretti, con un’anima punk

Direi che alcuni pezzi sono abbastanza crudi, certo, ma che ce ne sono altri con suoni abbastanza suadenti.
Per esempio, rispetto ai precedenti, qui c'è un pò più di cura delle parti vocali, con diversi cori e armonizzazioni.

Stai paventando l’arrivo dei 60 anni, quelli che definisci “la vecchiaia”, “l’abisso”.
Quando hai incominciato pensavi che ci saresti arrivato girando ancora per studi di registrazione e palchi ?


No, non ci avevo mai pensato, fare il musicista tutta la vita era impensabile, quasi un tabù.
Venivo da una famiglia di professori e pensavo che il mio destino fosse quello...tanto è vero che mi sembra che la vita vera, la mia, non sia ancora incominciata.

Da tuo coetaneo condivido il significato di “leggerezza” (brano d’apertura) alla “nostra età”.
Ci si sente paradossalmente più liberi, giusto ?


Più liberi sì, ormai il destino che gravava sulle nostre spalle ce lo siamo giocato.
L'orizzonte che a 20 anni appariva sconfinato, adesso comincia a rimpicciolirsi molto.
Quello che mi manca di allora è l'energia, le capacità di recupero.
potevi stare una notte sveglio e il giorno dopo a malapena ti ricordavi che non avevi dormito.

Cosa pensi di aver lasciato in eredità con la tua esperienza artistica ai più giovani.

Mah, io credo che il rock sia morto, per cui non credo di lasciare nulla in eredità..come ho avuto modo di dire, il rock è morto, io anche, e questo è il mio primo disco postumo.
Comunque da morti non si vive troppo male.

Tu sei un esempio di totale autogestione o quasi tra concerti, produzione discografica e etichetta a cui provvedi personalmente.

Sì, ho cominciato a vivere di musica quando ho deciso di gestirmi da solo: prima era miseria assoluta e il picco lo toccai quando ero alla Ricordi, sulla carta avrei dovuto diventare abbastanza ricco ma siccome rifiutai di andare in gara a Sanremo, loro mi tennero un anno praticamente in quarantena, zero concerti e pochi dischi venduti.
Un giorno del 2001 scoprii un free press che si chiama Musicclub, con tutti i numeri dei telefoni dei locali di tutta Italia. Passavo le giornate a telefonare a tutti, vennero fuori molte date e così sono ripartito.

1 commento:

  1. Lo seguo da quando ho 17 anni, adesso vado per i 46 e quindi sono vicino all'abisso; arrivarci insieme ai pezzi dei Diaframma aiuta non poco.
    È sempre un piacere ascoltare Fiumani quando passa in zona Lago Trasimeno e dintorni.

    Charlie

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