



Ho già parlato di
Small Faces (6 feb 2009) ,
Rolling Stones (23 genn 2009)
De Andrè (8 genn 09)
Beatles (9 dic 08),
Graham Day (27 ott 08),
Oasis (7 ott 08),
Paul Weller (27 mag 08)
Prisoners (6 giu 06), ,
Ruts (23 sett 06),
Who (22 mag 06),
Monkees (28 giu 06).
Ma nella mia top list delle bands preferite non sono mai mancati i
CLASHBand dalle capacità compositive ed espressive eccelse, travolta “ideologicamente” dal suo stesso approccio naif a tematiche troppo grandi e affrontate spesso in modo dispersivo e superficiale pur se, ne sono convinto, assolutamente sincero e non speculativo.
E in qualche modo penalizzata proprio da questa patina “movimentista” che ha spesso fatto passare in secondo piano la qualità epocale della loro arte.
Musicalmente sono riusciti in 5 anni, dal 1977 al 1982 (escludendo l’ultimo improponibile periodo seguito alla fuoriuscita di Mick Jones ) a produrre 5 album (di cui uno doppio e uno triplo, cioè 8 album !!) e un mini LP di assoluta eccellenza, passando dal punk primigenio ad una sorta di musica “totale” che ancora oggi continua ad influenzare gran parte di chi fa musica.
Senza dimenticare che
“London calling” (a parer mio il
MIGLIOR ALBUM DELLA STORIA DEL ROCK) è unanimemente considerato un classico.
The Clash (1977) 8L’esordio fulminante, tra i migliori in assoluto.
La lista dei classici è lunga ed emerge immediatamente la capacità di andare oltre gli schemi punk dei tre accordi (pur in una dimensione di estrema immediatezza). Nei brani c’è già melodia, riferimenti 60’s, testi duri ma densi di poesia di strada ( i fantasmi di Woody Guthrie e Bob Dylan che compaiono qua e là) e poi la stupenda commistione da punk e reggae nelle irranggiungibili “White man..” e nella cover di “Police and thieves”.
Subito un classico
Give ‘em enough rope (1978) 7Poteva essere un capolavoro, e lo spessore delle canzoni lo testimonia, ma purtroppo rimane il rammarico di un suono che snatura (o almeno al tempo sembrava) lo spirito della band. In effetti con il senno di poi “Give ‘em..” appare come un transitorio passo evolutivo verso altri lidi sonori, con il punk ancora ben presente nell’anima e nel “tiro”, ma con una maturità espressiva ormai già ben sviluppata, a cui non basta più il semplice assalto sonoro.
La struggente “Stay free” di Mick, la corposa “English civil war”, la stupenda “Tommygun” e l’ispiratisisma “All the young punks” ne sono un esempio.
London Calling (1979) 10Il CAPOLAVORO
In due album i Clash raccolgono la storia della musica rock, dalle origini alla fine dei 70’s. In “London calling” c’è tutto, dal rythm and blues al punk, dal reggae al folk, dallo ska al rock, dl rockabilly al jazz.
Il tutto con una personalità e un marchio di fabbrica inconfondibili ma soprattutto con un’identità e un’integrità senza pari
Aggiungiamo un suono (in particolare della batteria) che ha pochi eguali in altri album rock.
Sandinista ! (1980) 7,5Difficile valutarlo.
I Clash esagerano, tre album (con 36 brani) sono troppi ed è spesso evidente che alcuni brani sono riempitivi ed inutili, ma è il contesto generale ad essere superlativo, anticipando (al pari dall’altra parte dell’oceano dei Talking Heads con “Remain in light”) il concetto di world music o patchanka (come la chiameranno i Mano Negra). Se “London calling” riassumeva la storia del rock qui si va oltre, esplorando mille altri rivoli musicali, soprattutto di sapore “black” (funk, reggae, dub, calypso, gospel).
E a distanza di 30 anni continua a stupire per inventiva e coraggio.
Un altro classico....ah, se fosse stato un doppio....
Combat Rock (1982) 7Nato come doppio poi ridotto a singolo è l’ultimo lavoro prima dell’usicta di Mick Jones e Topper Headon
Meno sperimentale, più classico, rappresenta al meglio la nuova (e ultima) strada dei Clash, ormai assurti a stars (e che i successi “Should I stay should I go” e “Rock the casbah” contribuiranno ancora di più a farli volare nelle charts), dilaniati da conflitti interni.
I brani e il sound sono più prevedibili e “rassicuranti”, il tutto è più “impacchettato”.
Rimane comunque un eccellente album ma che perde il confronto con quanto è stato fatto finora
Cut the crap (1985) s.v.Difficile considerarlo un album dei Clash. Senza Mick Jones e topper Headon, con lo stesso Paul Simonon che suona in un solo brano è una specie di raccolta di provini di Strummer con l’aggiunta di altri musicisti sotto la nomea di Clash.
Con l’esclusione dell’ottima “This is England” e, con molta difficoltà, un paio di altri episodi, è uno dei peggiori album della storia del “buon” rock.
ALTROOltre alle solite raccolte da segnalare il 12”
“Black Market clash” del 1980 con 9 brani (di cui 4 covers)tra reggae e rythm and blues, tra cui la stupenda “Bankrobber”, diventata un classico dei concerti e l’EP
“Cost of living” (con 4 brani, uscito nel 1979)
Entrambi i lavori raccolti nell’album “Super Black Market Clash” ricco di Bsides e rarità varie
Ottimi i live
“From here to eternity” e “
Live at the Shea Stadium”DOPO I CLASHPurtroppo poco da segnalare.
Discrete (ma nulla più) le prove di
JOE STRUMMER sia solista (spesso in colonne sonore) che con i Latino Roackabilly War e Mescaleros.
Spesso mediocri quelle di
MICK JONES con le sue varie incarnazioni (tra funk , hip hop e sperimentazioni) da Big Audio Dynamite ai recenti Carbon/Silicon.
Meglio come produttore dei Libertines
Trascurabili le carriere di
PAUL SIMONON dapprima con i mediocri Havana 3 AM e con la recente collaborazione con Damon Albarn in The Good The Bad and The Queen, che, pur interessante, non ha prodotto grandi risultati artistici e
TOPPER HEADON (assillato da problemi di dipendenza e salute) che pure pubblicò un ottimo album di soul e rythm and blues nel 1986 “Waking Up”