martedì, maggio 12, 2015

È possibile uscire dalla violenza?



Torna ancora, come sempre benvenuto, ANDREA FORNASARI e il suo spazio a sfondo filosofico.
Gli altri interventi qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Filosofia

"La scienza non porta alla violenza e all'odio. È l'odio che si appella alla scienza per giustificare il suo razzismo", dice F. Jacob, premio Nobel, con Monod, per la medicina.
Il suo tiro è soprattutto teso contro i sociobiologi che pretenderebbero di affermare che il destino dell'uomo è in grandissima parte predeterminato e, quindi, chiuso dall'eredità del codice genetico e dalla gabbia di istinti primari immodificabili.
Molti sociobiologi sono infatti fondamentalmente deterministi: tutto sarebbe avvenuto dall'origine ad oggi, secondo una catena inesorabile.
L'aggressività, la disuguaglianza, la prevaricazione passerebbero così da "variabili" storiche e sociali modificabili a "costanti" biologiche. Viceversa, spiega Jacob, la concezione darwiniana ha una sua conseguenza ineluttabile: il mondo oggi vivente è solo uno tra i molti possibili. La sua struttura attuale è il risultato della storia della Terra.
Avrebbe potuto benissimo essere diverso. Avrebbe anche potuto non esistere del tutto.

La riproduzione degli animali superiori è, ad esempio, a due. Ma avrebbe potuto continuare ad avvenire senza sesso, per gemmazione o per scissione di uno stesso individuo.
Oppure in altri modi. La via presa è stata quella a due. Ciò ha consentito il prodursi di differenze. La sessualità stessa ricombina due programmi diversi, e ne esce un figlio differente dai genitori. L'evoluzione può quindi essere più rapida e con minori rischi. D'altra parte però l'evoluzione non ha sfruttato possibilità facili e vantaggiose. Jacob dice: se gli uomini avessero un cappello di clorofilla al posto dei capelli, non perderebbero tanto tempo e fatica alla ricerca di cibo.
Ma l'evoluzione è ben lontana dall'avere raccolto una serie di successi: contro alcuni milioni di specie oggi viventi ne sono state perdute circa cinquecento milioni.
L'evoluzione, se ha compiuto "rivoluzioni" (dai piccoli rettili ai dinosauri eccetera), le ha compiute, per così dire, sempre "riformisticamente".
La natura non ha mai avuto passaggi radicalmente innovativi. Assomiglia, dice Jacob, a quell'uomo che si arrangia a fare qualcosa con gli scarti, l'evoluzione rimescola o ricompone "robe vecchie".

Ci sono poi, nota Jacob, squilibri incredibili nei centri di comando: ad esempio nell'uomo le parti del cervello più nuove e avanzate si occupano spesso di questioni laterali. L'occhio a lente non è solo di esseri superiori (ad esempio lo ha anche il polipo). Iconcetti stessi di superiore e inferiore vanno ripensati. L'uomo non assomiglia allo scimpanzé adulto e compiuto, ma ad uno scimpanzé ritardato: e proprio questo ritardo può aver fatto avanzare l'uomo, costringendolo ad una lunga infanzia con conseguenti cure ed educazione più lunghe da parte dei genitori. Sappiamo ancora molto poco dell'uomo e dell'intrico delle sue cellule. In ogni caso, pensa Jacob, il destino umano passa in mezzo fra condizionamenti biologici e apertissime libertà culturali.
È errata la concezione di coloro che considerano il cervello come un nastro magnetico vergine, ma ben più errata è la posizione di chi crede che il cervello sia un nastro già inciso.
Questo punto di vista, che spesso si trova associato ad una filosofia conservatrice, è alla base di svariate forme di fascismo e di razzismo, perché elimina a priori qualunque speranza di miglioramento tramite l'apprendimento e l'educazione.

Le conseguenze sul terreno politico e sociale sono la crescita di concezioni secondo le quali le disuguaglianze sociali derivano soltanto dalle disuguaglianze biologiche.
Inutile, quindi, anche solo pensare ad un mutamento della gerarchia sociale.
Jacob attacca i sociobiologi contestando loro anche l'attendibilità scientifica del cosiddetto "quoziente di intelligenza" - esso è determinato dall'educazione e dai processi di socializzazione. Ogni bambino normale alla nascita possiede tutte le possibilità.
In questo gli esseri umani sono "identici" anche se possono manifestarsi "diversamente".

Ma la diversità non è causa delle disuguaglianze sociali. Disuguaglianze e uguaglianze non sono concetti biologici, ma storico-politico-culturali.
Le differenze sono elementi positivi perché producono società complesse e creative.
Le disuguaglianze sono negative perché portano allo sfruttamento, all'alienazione, all'assenza di libertà e di giustizia e ai conflitti, come da Rousseau a Marx è stato ben chiarito.
Non è lecito, dice Jacob, affermare che per avere differenze positive e ricche, occorra praticare le disuguaglianze sociali, giustificandole con preesistenti differenze biologiche. La via umana e sociale per ottenere la massima creatività e la massima libertà non passa attraverso le disuguaglianze, ma per l'esplicazione piena delle differenze fra uguali.
La crescita e la diffusione positiva di infinite differenze culturali fra gli uomini è il massimo prodotto della civilizzazione umana.

Il confronto pacifico ed egualitario fra le differenze culturali avrebbe potuto e potrebbe essere un metodo di accumulazione e accelerazione di ogni singola area e di tutte nel complesso del mondo. Ed aver dimostrato questo è la vera scoperta di Lévi-Strauss.
Viceversa, proprio questa ricchezza è sperperata nella grande contraddizione delle lotte e guerre che tendono a sopprimere il differente e bloccando o facendo regredire lo sviluppo umano generale.

La sociologia avanzata aveva già tentato di smascherare quelle ideologie che si danno una legittimità pseudoscientifica solo per mantenere lo status quo basato sulle disuguaglianze.
Il primo trucco nell'argomentazione sostenuta dal pensiero reazionario sta nel valutare e reggere un bene da tutti riconosciuto, come quello delle differenze, sul male delle disuguaglianze sociali, date come inesorabili e naturali. Il secondo trucco sta nel far passare l'uguaglianza sociale come un livellamento e appiattimento in cui nessuno potrebbe esprimere più le differenze creative. Viceversa, è la disuguaglianza come coercizione che sterilizza moltissime differenze potenziali non lasciandole fiorire e sviluppare, e che deforma anche quelle vincenti. Persino chi prevarica è alienato dal suo stesso potere.
Inoltre è proprio l'uguaglianza che potrebbe evitare i livellamenti dentro ogni classe e ogni strato (dove ognuno è intercambiabile, nella sua anonimità estraniata), e consentire l'esplicazione delle differenze vocazionali senza bisogno di dar luogo a sfruttamento e oppressione di altri uomini.

Senza uguaglianza, le differenze diventano disuguaglianze. Senza differenze, l'uguaglianza diventa livellamento.

Il campo di studio è amplio e comprende tutto l'arco delle scienze umane. Tuttavia resta essenziale che proprio un biologo abbia dato conferma ad alcune tesi sociologiche liberatorie ed abbia smentito i sociobiologi che vanno sostenendo, per fini restaurativi, l'inesorabilità, appunto "naturale", delle disuguaglianze fra gli uomini, che sono invece soltanto sociali, cioé artificiali e, quindi, in condizione di poter essere modificate.

21 commenti:

  1. JACOB dice:se gli uomini avessero un cappello di clorofilla al posto dei capelli..

    QUI FINALMENTE LA PROVA

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=10204388869875221&set=a.1841432808959.99297.1634731783&type=1&theater

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  2. E'possibile uscire dalla violenza? Tralasciando tutti i discorsi della Origine della Specie di Darwin e le varie teorie dell'evoluzione che a mio parere rappresentano un tipo di speculazione scientifica,tali teorie hanno certamente aggravato la situazione a livello di giustificare ideologie politiche e economiche(guarda caso quando usci'questa teoria,l'Inghilterra stava diventando una potenza economica mondiale ,basta vedere come sono riusciti a distruggere psicologicamente la cultura vedica in India,sostituendola con il modello di educazione di stile britannico)la violenza in se stessa inizia dall'individuo.In un certo senso viviamo in una condizione di violenza in gran parte psicologica e imposta dai sistemi di governo e di controllo,visto che nessuno al mondo e'in grado di essere se stesso ,dovuto dal fatto che dipendiamo da canoni e regimi che ci impongono certe routines di vita che rendono l'individuo frustrato e non certo soddisfatto interiormente.
    La violenza nel mondo animale e'necessaria a livello di controllo territoriale e predatoriale, a livello umano dovrebbe rimanere soltanto a livello di legittima difesa. Nel caso contrario,se impiegata da esseri umani per scopi politici non e'altro che mentalita' animale.....Paul 67

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    1. Infatti Paul,ma la violenza come legittima difesa presuppone che vi sia stata una offesa..violenta,appunto.
      C

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  3. Fintanto che solamente in Italia si sborsano 70 milioni di euro al giorno in spese miltari NATO, nella violenza ci si cade dentro con triplo avvitamento carpiato.

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  4. L'essere umano non sfugge alle logiche comportamentali del mondo animale in quanto ne fa parte.
    Ovviamente essendo dotato maggiormente di ragione rispetto alle altre specie (dotate anch'esse ma in maniera minore) ha sviluppato nel corso della sua epopea sul globo terracqueo un processo di civilizzazione direi etreogeneo, alcuni gruppi di umani sono più civilizzati di altri, questo è un fatto, meno siamo civilizzati e più siamo vicini al mondo animale.
    Bisognerebbe ringraziare di essere giunti fino a questi punti in cui la quotidianità è quella che abbiamo e non quella degli animali della savana.
    Il resto sono stronzate.

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    1. la prova sta nel primo commento

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  5. Poi dipende dal tipo di violenza, ad esempio quella della foto non mi pare alle logiche strettamente connesse alle necessità di vita quotidiane.

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    1. quelle sono le fidanzate dei Bovver ahahahahahahaha

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  6. Interessante! Dopodichè continuo a credere che la natura non esista, e che chi confronta l'uomo alle forme di vita animale o vegetale dove si ritiene di trovare un modello idilliaco - che nemmeno tra bestie e piante esiste - manchi il bersaglio. L'uomo è violento per cultura, non per natura, poco ma sicuro. Se poi, per cultura, un giorno non sarà più violento, si dirà che l'uomo è pacifico per natura, diversamente da bestie e piante che vivono nella violenza. Ennio

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    1. Molto interessante anche questo tuo punto di vista Ennio
      C

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    2. Ennio, trovo GENIALE questa osservazione.

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    3. che però giustamente AndBot rimette in discussione..
      C

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    4. Sono molto d'accordo con questa osservazione di Ennio. Anche se continuo a mettere in guardia dal riduzionismo, cioé da un'unica interpretazione, biologica o culturale che sia. Credo che il fenomeno sia molto più complesso.
      - ma l'osservazione sulla natura violenta dell'uomo mi trova in sintonia.
      D'altra parte ci sarebbero moltissime cose da dire, ma per questo c'è la saggistica. :)

      And Bot

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    5. Vero And Bot! Con l'intervento volevo sottolineare come ritengo l'uomo superiore a tutto, specie alle bestie. Gli uomini useranno violenza tra di loro (in tutte le forme), così come le bestie. Ma diversamente dalle bestie... Un uomo mette a repentaglio la propria vita per salvare quella di un altro, un animale non mette a repentaglio la sua per salvare un altro animale (a dispetto di tutti i video virali su facebook del tipo "cagnolino che aiuta l'uccellino ad uscire dal laghetto"). P.S. Ciao Tony! Ennio

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  7. Siamo proprio sicuri che sia così? Mi spiego meglio: è vero che una certa aggressività è stata senz'altro funzionale all'evoluzione, soprattutto in epoche remote, mentre oggi sarebbe meglio sfogarla giocando a tennis. Però, seguendo la stessa biologia che mi dice "l'aggressività è innata nell'uomo", io pongo questa riflessione: nessun animale maschio della stessa specie arriva, nella lotta per stabilire il dominio sul territorio o sulle femmine eccetera, ad uccidere un altro esemplare - se non in casi molto rari, ma di certo non esistono guerre di sterminio - in genere si decide il maschio Alfa, dominante, in tempi rapidi. E questo perché esiste il principio di conservazione della specie, mettersi a fare una guerra mette in pericolo la sopravvivenza della stessa. Ora, questo principio è valido anche per l'uomo - di nuovo, è la biologia a dircelo. Eppure si fanno le guerre. Come mai? Poi osservo che l'omicidio in un ambito ristretto (la famiglia, la stessa tribù) è un tabù (io credo biologico), ma di mano in mano che il cerchio d'appartenenza si allarga, il tabù viene meno. Infatti di una guerra civile si dice che è "fratricida", e in genere non ci si vanta troppo dei morti ammazzati, mentre è più "naturale" farlo quando il nemico è "altro". E allora, non a caso, ecco i termini consueti che rendono possibile gli omicidi di massa mettendo a tacere la coscienza e potendo violare quel principio: "cani infedeli", "musi gialli", "esseri inferiori" e così via. Cioè si assiste sempre ad una disumanizzazione dell'avversario, non lo si ritiene più un uomo (e questo vale anche quando vengo aggredito), e allora l'omicidio è possibile: è come se l'altro non appartenesse alla stessa specie, la specie eletta e unica e dominante diventa solo la propria. E allora ecco la contraddizione dei nazisti che amavano gli animali ma potevano uccidere in serie gli ebrei: si umanizza il proprio cane e si disumanizza il nemico, perché diverso. E quindi non è un caso se le disuguaglianze innescano guerre e violenza.

    And Bot alias Andrea Fornasari

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    1. Verissimo anche questo,And

      C

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    2. Ma sei Andrea GYMMY?

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    3. E se fosse che gli animali non si fanno tra loro la guerra perchè combattono assieme per sopravvivere alla natura, mentre l'uomo che ormai ha addomestacato la natura, per permettere la sua specie si selezioni al meglio, per la sua stessa vitalità, si guerreggia? (Non la penso così, è una riflessione paradossale).

      Ennio

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  8. Andrea, leggevo però proprio oggi di due cuccioli di orsi e la loro mamma uccisi in Trentino da un esemplare maschio. Pare non sia un fenomeno raro.
    Il maschio uccide i cuccioli per potersi accoppiare più velocemente con la femmina (che in questo caso ha difeso i figli ed è morta per questo).
    Aberrante, bestiale, direi.

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    1. Si, anche i leoni e altri maschi. Del resto la coda del pavone faceva uscire matto anche Darwin: a che gli serve? Attira le femmine ma è d'impaccio per la fuga, si rende visibile ai predatori eccetera.
      Diciamo che molte cose sono da chiarire.

      Però in genere fra esemplari della stessa specie c'è una sorta di riconoscimento biologico, anche le lotte fra maschi non sono troppo cruente. Con le dovute eccezioni, che però confermano le leggi più generali.

      Si, sono Andrea Gymmy (se ti riferisci alla palestra). :)

      And Bot

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