martedì, aprile 28, 2015

BLUR - The magic whip



Nonostante le reunion concertistiche, varie collaborazioni e alcuni brani usciti su singolo, il ritorno discografico dei BLUR era cosa comunque inattesa e insperata.
Anche perchè le ormai ben avviate carriere soliste di Albarn e Coxon sembravano non lasciare spazio ad ulteriori avventure in tal senso.
C'è voluto un caso fortuito (una pausa forzata di 5 giorni ad Hong Kong nel maggio 2013) a riportarli in studio e a registrare una quindicina di brani dodici dei quali sono ora su "The magic whip" (dopo che Coxon e il produttore Stephen Street si sono occupati di rifinire il materiale "grezzo" inciso).

L'album non delude le aspettative, la band è in forma, i brani ottimi, c'è molta immediatezza e si sente la spontaneità in molti episodi.
Brani come l'iniziale "Lonesome street" o "I broadcast" e "Ong ong" sono nel classico stile Blur, con cori e il tipico incedere ritmico mid tempo, colpiscono subito il cuore del fan, mentre ammaliano l'ipnotica e minimale "Ice cream man" e la rarefatta "Thought I was a spaceman" (molto vicina alle atmosfere dell'Albarn solista).
E' un improbabile (ma riuscito) mix di lounge e dub la solare "Ghost ship".

La conclusiva "Mirrorball" ha un mood morriconiano deep blues a cui manca solo la voce gutturale di Nick Cave per metterlo in un album dei Bad Seeds.
Non lo considererei un capolavoro nè un album per cui gridare al miracolo ma un ottimo lavoro dove ritroviamo un intricato filo conduttore che lega la tradizione Blur ai nuovi orizzonti sperimentali intrapresi da Albarn, all'estro folle di Coxon.
Il tutto attraverso BUONA MUSICA.
E' sufficiente.

19 commenti:

  1. carino ma niente di che

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  2. Ho sentito un paio di pezzi che mi hanno incuriosito. Street come produttore è una garanzia.

    Charlie

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  3. Ho letto molti elogi ma, passato l'entusiasmo iniziale, rimane "solo" un buon album che di questi tempi è comunque gran cosa.
    E comunque gra n ritorno del Brit Pop: Blur, Noel, Gaz Coombes, Charlatans, Paul Weller, si riuniscono i Bluetones...e tutte cose ottime direi.

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    1. si riformano i bluetones? addirittura? li vidi a milano al tunnel nel '96, il primo album e i singoi erano belli, ma dopo avevano intrapreso una discesa vertiginosa. dubito che 20 anni dopo possano fare qualcosa di interessante. alberto

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    2. perché ti firmi alberto se sei spillo?
      sgamato!

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    3. ma non capisco un cavolo, sono sempre entrato come anonimo e firmato alberto, ora volevo entrare come google users perchè tempo fa avevo letto un commento anonimo di un altro alberto che non mi piaceva per niente. sono entrato ed è uscito spillo, forse l'avevo aperto anni fa...
      alberto

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  4. Si gli esordi erano molto piacevoli, poi il declino e sinceramente non li ho più seguiti. Trovo strano questo ritorno del brit pop in massa.

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    1. Un complotto del partito conservatore alla vigilia delle elezioni?

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    2. Secondo gli ultimi sondaggi conservatori avanti 3% ma ben al di sotto della maggioranza necessaria.

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  5. i gruppi britpop avevano dei suoni di chitarra belli e sorprendenti nei 90's. Intendo proprio il suono, quelle chitarre stralunate...oggi, a partire dallo stesso N. Gallagher, tutti hanno un suono un po' troppo americano, patinato. Cazzo, il 70% dei dischi erano quelle chitarre....

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  6. Sbaglierò ma credo che molti album siano ormai registrati quasi esclusivamente al computer, tutto ottimizzato, ripassato, ripulito, livellato. E alla fine suonano uguali.
    Non c'è più sporcizia, non ci sono più errori.
    Gli stessi dischi di Oasis e Blur dei 90's (pur se "recenti") suonavano ancora (talvolta) sporchi, grezzi, diretti.
    Adesso è tutto "dritto".

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  7. Si, tutto troppo con la museruola. Prima erano chitarre prepotenti.

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  8. Un buon ritorno in pista anyway
    C

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  9. Slight Returns era davvero una bella canzone secondo me

    Charlie

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