lunedì, settembre 24, 2012

Di cosa parliamo quando parliamo di musica ? Parte 2 : l'informazione musicale nell’era del web



Una rubrica (che nel titolo cita un racconto di Raymond Carver) che cerca di definire ciò di cui parliamo quando parliamo di musica .
Ovvero una visione personale di quello che è la musica oggi in tutte le sue componenti (dischi/album, concerti, registrazione,video, etichette, distribuzione, promozione etc)


Fino all’avvento massivo del web l’informazione musicale è stata monopolio esclusivo di poche riviste specializzate (parlando d’Italia l’elenco è il consueto: da “Ciao 2001” a “Il Mucchio”, via “Rockerilla”, “Buscadero”, “Rockstar”, “Jam” etc) a cui dagli anni 80 in poi facevano da contraltare di assoluta nicchia fanzines più o meno seguite e dalla vita breve.
Con l’avvento del web sono esplosi decine, centinaia, migliaia di siti e blog che scrivono di musica, recensiscono, intervistano.
La democrazia del web, giusto ?

Premesso che non c’è alcuna nostalgia per il passato e che indietro non si torna, era meglio il limitato pluralismo del “monopolio”, bene o male competente e comunque ben identificabile (e con una redazione che verifica(va) i contenuti) o l’infinità attuale, talvolta altrettanto se non più competente dei “veri giornalisti” ma altrettante volte assolutamente impreparata, improvvisata ma che, appiattita nell’anarchia del web, trova uguale importanza e dignità ?

Nel frattempo uno studio Gartner appena uscito prevede che entro il 2014, fra il 10% e il 15% di tutte le recensioni (non necessariamente musicali ma anche) che compaiono sui social media saranno tarocche, fabbricate ad hoc dalle aziende per scopi di auto promozione.

44 commenti:

  1. Se lo studio Gartner è attendibile direi che è un bel passo avanti: ricordo riviste di carta stampata sulel quali il 99% delle recensioni erano " tarocche, fabbricate ad hoc dalle aziende per scopi di auto promozione."

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  2. recente la storia, diventata famosa, dello scrittore che si auto incensava con recensioni interviste e altro, sotto falsi nomi, su amazon ed altri canali di vendita

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  3. Le riviste di nicchia tipo Rockerilla e Mucchio erano formate da sinceri amanti del genere, a volte partigiani nel recensire certi gruppi, ma comunque validi nel dare indicazioni. oggi sul WEB si leggono molte recensioni approssimative o fabbricate ad hoc più di prima. Per portare un esempio nel recensire il prossimo concerto degli Stooges a Firenze di questa settimana l'articolo citava come brani del suddetto gruppo solo le più note dell'attività solistica di Iggy pop

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  4. Una rivista ha una "redazione" limitata ad una serie di nomi ben identificabili, persone fisiche a cui puoi fare le tue rimostranze, confutare l'opinione su questo o quel disco.
    E ha (dovrebbe avere) una direzione che in ogni caso controlla quello che esce stampato.

    Le migliaia di siti o blog possono essere seri o meno seri, scritti da un sedicenne incompetente o dal primo che capita.
    Il problema è che quando fai una ricerca sul web le opinioni sono "parificate".
    E quind iti trovi la recensione competente circostanziata a fianco di quella senza senso e senza spessore....

    In ogni caso SPESSO anche sulla carta stampata ci sono EVIDENTI recensioni "comprate" (disco della madonna e poi una pagina di pubblicità a quello stesso disco...ehm....)

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  5. La mia formazione musicale è forse un po' atipica: ho speso davvero pochissimi soldi nelle riviste, tendevo a fidarmi di più del giudizio degli amici.

    Il mio primo pc l' ho avuto quando già avevo 30 anni ed ho scoperto il sito di Scaruffi, ma leggevo quattro righe, più che altro mi serviva per scovare dischi da scaricare.

    Sul web ho conosciuto persone appassionate e competenti e, per un amico, ho iniziato a scrivere qualche recensione sul suo blog.
    Poi mi chiesero se volevo passare a cose più "serie", ma rifiutai: non mi va di passare il mio tempo scrivendo recensioni come fosse un lavoro e, onestamente, non mi piace fare il "critico".

    Alla fine mi sono convinto a scribacchiare qualcosa per un sito che, pare, si stia allargando, ma solo perchè ho la massima autonomia.
    Più che altro mi piace promuovere dischi di amici che mi sono piaciuti.
    Credo che ci scriva gente capace, a parte il sottoscritto.

    In generale non so che dire, credo che se davvero ti interessa qualcosa finisci per cercare ovunque, fra prove ed errori: e credo sia giusto così.

    AndBot

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  6. Cito Tony: "Le migliaia di siti o blog possono essere seri o meno seri, scritti da un sedicenne incompetente o dal primo che capita." Nella maggior parte dei casi sono veramente sedicenni incompetenti, e aggiungo una cosa: i 3/4 di quelli che scrivono sul web non hanno le palle di dire che un disco è brutto. la stragrande maggioranza dei siti sono invasi da recensioni unicamente positive, o dove la peggior cosa che si dice è "il potenziale c'è, bisogna lavorarci". si ha paura di inimicarsi le band o di beccarsi insulti se si stronca anche minimamente. è vero che le band si incazzano per un nonnulla (anche perchè, in teoria varrebbe la regola: se mi mandi il disco significa che vuoi la mia opinione, qualunque essa sia), ma è anche vero che se non dici ciò che pensi veramente diventa tutto "farlocco" (anche senza tirare in mezzo le aziende, basta il buonismo all'italiana). se leggi certi siti sembra che siamo circondati di Ray Davies e Nick Drake in ogni paesino d'Italia. quando invece... va beh, stendiamo un velo pietoso.

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    1. Sono altri due aspetti della questione: la costante critica positiva per non creare attriti e problemi senza alcun costrutto e, in parallelo, recensioni squilibrate (nel senso di scarso equilibrio) che esaltano con paragoni inappropriati dischi magari dignitosi ma che non meritano certi accostamenti.

      Nel caso di questo blog è palese e ben risaputo che il responsabile unico sono io e altrettanto conosciuti da chi lo frequenta sono i miei gusti.
      L'esaltazione , ad esemepio, dell'ultimo dei Secret Affair è conseguente ad una mia passione per certi suoni e certe atmosfere che si evincono facilmente scorrendo il blog

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    2. Ma sai, io credo che un blog e una webzine (una "testata" generalista, se vogliamo) siano cose ben diverse... per cui ci sta assolutamente che tu (o un altro blogger) parli bene del tuo blog di qualcosa che ti è piaciuto, consigliandolo ai tuoi lettori (anche se, ogni tanto lo sconsigli... ci sta anche questo). diverso è il caso della pseudo-testata che dice: mandateci i dischi, recensiamo tutto, e poi fa recensioni tutte positive e magari tutte uguali.

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    3. E' diverso ma quello che mi lascia perplesso è quando cerco il titol odi un album su google e compaiono l'una dopo l'altra varie recensioni, come detto, "parificate" su una stessa pagina dove a fianco del parere colto, competente, comunque interessato dell'uno, sta quello di chi ha preso il comunicato stampa e ha aggiunto una frase e quello di chi non sa nulla e magari spara a zero o esalta in maniera sproporzionata.

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  7. A dire il vero la considerazione nasce ANCHE per ragioni personali.
    Quando vedi un tuo disco o libro recensito da un tal dei tali di un sito semi sconosciuto (ok probabilmente poco frequentato) con parole e considerazione (anche positive) con parole e considerazioni di totale incompetenza rimpiangi la classica rivista in cui qualcuno ascolta(va) il disco fino in fondo più volte.
    Senza considerare le recensioni che riprendono paro paro la cartella stampa.

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  8. Infine relativamente all'età.
    Estremizzando.
    Una critica positiva o negativa espressa, che so?, da un Sorge, Guglielmi o Bertoncelli, può piacere o meno ma ha comunque alle spalle anni di esperienza e ascolti e ha un certo spessore.
    La recensione buttata lì da un oche ascolta musica da un paio di anni ha , almeno per me, un altro tipo di valore.

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  9. Irriverent Escapade24 settembre 2012 11:10

    E' sempre una questione di punti di vista. Vero, la recensione (stampata) positiva o negativa di un critico "affermato" ha il suo valore.
    Da curiosa e attenta lettrice ho "toccato" con mano gli scritti pirati di gente che ne sa davvero poco ma che sul web prova autentici deliri di onnipotenza. Sara' "la democrazia del web" che permette a chiunque di discettare di qualsiasi argomento. La stessa democrazia, pero', ha mette questi "autori" sulla pubblica piazza: esposti ad applausi o a lanci di ortaggi in decomposizione...
    Alla fine, quando si parla di musica, vale sempre l'unica regola (oltre al.gusto personale che ci guida verso determinate direzioni): le sensazioni che, da singoli ascoltatori, proviamo.Il resto sono sempre e solo parole.

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  10. Parlare di musica è come ballare di architettura (Frank Zappa).

    E comunque la democrazia del web è una stronzata pazzesca ( io )

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    1. Irriverent Escapade24 settembre 2012 11:55

      Ottima la citazione di Zappa.

      La democrazia del web E' una stronzata laddove permette a chiunque di dire qualsiasi vaccata gli (o le) passi per la mente.....ma non gettiamo via tutto, quante cose riusciamo a conoscere (tipo James Carr.....cicca cicca, Tony ;-) ah ah .....perdonami la celia

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    2. Infatti il bello del web è che attraverso il confronto, veloce e serrato, e la possibilità di trovare un po' tutto in pochi secondi, finisci per scoprire James Carr che non avevi mai sentito nominare...gulp che smacco !

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  11. Rockerilla e Mucchio si sono fatti la guerra per anni anche sulla pelle dei gruppi italiani, gli unici di cui riuscivano qua e là a parlare a volte male.

    Sorge e Guglielmi erano poco più di sedicenni che ascoltavano la musica da un paio d'anni quando hanno cominciato a scrivere, esattamente come Bertoncelli: che male c'è ad avere 16 anni? :)

    Gli stessi Sorge e Guglielmi mi hanno tirato pacchi assurdi con le loro recensioni, e sono tra le ragioni principali per cui non leggo più riviste musicali.

    Alla fine, sul web come sulla carta, l'unica cosa che conta nel leggere un parere è la conoscenza della persona che lo esprime. Solo così è possibile fare la tara ad una recensione, che in ogni caso è sempre meno utile, viste le possibilità odierne di ascolto di qualsiasi cosa prima dell'acquisto.

    Le recensioni "negative" (o i pareri anche appena appena non allineati alla maggioranza)(qualsiasi essa sia, anche la maggioranza dei lettori di questo blog ad esempio) ti garantiscono solo accuse di polemiche e insulti, capisco che non sia semplice scriverle.



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  12. ..si è evidenziato in questa discussione un problemino marginale, ma che spesso assilla chi deve in qualche modo recensire un disco, un demo, un concerto, fatto da musicisti amici/conoscenti/corrispondenti diretti. voi come voi comportate se, ad esempio, non vi è piaciuto un disco? giusto per curiosità, io non sono un giornalista o recensore, ma capita l'imbarazzo (specialmente se non piace del tutto) di rispondere alla band/artista che ti manda un disco magari da suonare alla 'radio' o commentare sui social. l'imbarazzo vale sia per band minori che per pro, per gente che suona cose affini e per chi centra un ostia con quello che ti piace

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    1. la questione è complessa. io a volte me la cavo affidando la cosa a qualcun altro (l'amicizia d'altronde rende difficile essere oggettivi), altre volte magari dico quel che penso del disco senza però incattivirmi troppo. cioè, dal "fa schifo" al "questo, questo e questo aspetto risultano un po' carenti e ci si può lavorare su" ci passa un treno. altre volte, se proprio non mi piace o non c'entra un'ostia con quello di cui mi occupo, rispondo con tutto la gentilezza possibile che non c'entra un'ostia... tu che fai in questi casi?

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  13. Il discorso è infinatamente complesso.

    I gusti personali sono sempre determinanti: citavo prima Scaruffi, secondo me uno dei migliori critici italiani, capace di comprendere il valore e la portata di un disco "in tempo reale".
    Non dimentichiamo certe "toppe" clamorose, album stroncati e poi unanimamente riconosciuti come pietre miliari qualche anno più avanti.

    Ma, dicevo, lo stesso Scaruffi si basa su ciò che gli piace: se guardi la classifica dei suoi migliori dischi rock di sempre, troverai "Trout mask replica" al primo posto e capisci subito che genere di ascoltatore sia. Tende a premiare una certa originalità, forse più l' underground, eccetera.

    Io credo che oltre al tempo speso ad ascoltare musica (e servono anni, c' è poco da fare), sia importante variare gli ascolti, conoscere la storia, e così via.

    Personalmente noto che i gusti variano con il passare del tempo, la maturazione è lenta e non uniforme.

    Se conosco i gusti personali del critico, è più facile per me capirlo, ad esempio.

    Io tendo a preferire recensioni più tecniche e asciutte, poi le sfumature le trovi ascoltandolo, il disco.

    AndBot

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  14. Tony, la citazione del ballare di architettura no, dai!

    Riciclo da un vecchio post sul mio blog cosa ne pensa ad esempio Franco Fabbri.

    "Parlare di musica è come ballare di architettura".
    Frase, a quanto pare, di Elvis Costello (le varie attribuzioni a Zappa, Burroughs, Mingus etc. sono errate).

    Ma, come dice Franco Fabbri:
    "...la frase vorrebbe significare che usare un linguaggio a proposito di un altro è assurdo e un po' buffo, e che i critici musicali hanno pretese patetiche.
    Mi spiace per Costello, uno dei musicisti che amo di più, ma è la frase ad essere buffa, e un po' patetici quelli che la citano gongolando, come se risolvesse il loro disprezzo per i discorsi sulla musica.
    ...è poi così strano usare linguaggio a proposito di un altro (con una funzione metalinguistica, si direbbe tecnicamente?)
    Gesticolare di gastronomia: non lo facciamo tutti, noi italiani?
    E poi, sono i musicisti per primi che parlano di musica. Spesso con un linguaggio diverso da quello dei critici, diverso da musica a musica, diverso da quello che usa chi non è nè musicista nè critico. magari fatto di segnali, di messaggi in codice, di metafore: ma è così che ci si capisce, quando si lavora insieme attorno alla musica.
    E non parlano di musica proprio tutti, anche quelli che non possiedono un gergo tecnico, ma vogliono comunicare quello che provano quando ascoltano, le loro preferenze, i loro rifiuti? Sì, non ci dovrebbe essere niente di strano, di illogico a parlare di musica, o a scriverne..."

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  15. Argomento assai ampio e credo che di base sia estendibile a molti altri campi, letteratura in primis. Credo occorra dare il giusto peso a ciò che leggiamo e avere sempre le antenne dritte e un certo spirito critico.

    Sono ben in accordo con tony sulla "a costante critica positiva": sui blog molto spesso si parla di ciò che più ci piace, più ci ha colpito: viene più facile scriverne ...col risultato che, alla fine, restando in campo musicale c'è un certo sbilanciamento verso l'adorazione; ma non credo sia solo malafede, quanto voglia e piacere di parlare di cose che piacciono.

    Penso che comunque sia positivo potere avere accesso ad entrambi i "compartimenti" stampa specializzata + mondo del web; ma gari non si guadagnerà in qualità ma un po' di pluralità, quella si.

    Forse è vero anche che la democrazia nel web non è così trasparente: esistono i "grumi" di potere anche nel web, esistono "testate" in grado di condizionare, esistono siti teoricamente aperti alla pluralità dominati da nicchie che hanno accumulato "privilegi".
    Le caste ci sono ovunque!

    Un saluto!

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  16. Comunque mi è capitato di scrivere recensioni non proprio positive, anzi. E' una cosa che non mi fa piacere, assolutamente.

    A volte, poi, ho cercato di spiegare le mie motitazioni in privato, contattando direttamente la band o l' artista.
    Di solito, se capiscono che stai solo cercando di motivarli, di spingerli a fare meglio e se sei sincero, non c'è rancore, anzi.

    Con alcuni ho poi stretto amicizia.

    AndBot

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  17. Per me fondamentale è avere una certa affinità con il 'recensore',altrimenti è inivetibile l'incomprensione.
    uno scrive in una lingua e uno legge in un altra.
    poi con l'ascolto e la propria sensibilità si valuta compiutamente il disco,ma ci deve essere un punto di partenza comune.
    non sarei assolutamente in grado di farmi anche una pallida idea di un disco metal o prog.,leggendo una recansione,visto che non amo-seguo i suddetti generi.
    ben venga la prularità del web,ho preso in pasato delle 'sole' da 'grandi critici',ma sempre avendo un idea di cosa si legge,senza pescare a caso in internet dove si trova tutto e anche il suo contrario
    ciao
    aldo.

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  18. Penso che alla fine sia meglio avere più informazione (anche discutibile) che non averne.

    Io credo che se c'è qualcosa di valido viene fuori, prima o poi.

    Le parole non sono MAI sufficienti per ESPRIMERE nulla, ma conoscete qualche altro metodo?

    AndBot

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    1. Non sono sicuro che tanti pareri siano per forza meglio di pochi e attendibili.
      Anch'io preferisco il pluralismo ma quando leggi certe cose preferiresti il contrario....
      Ho letto di artisti italiani bravi per carità, interessanti, capaci, definiti "meglio di Lucio Battisti", "nuovo De Andrè", "voce che può far impallidire Mina"...e dààài

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  19. In generale con la frase di Costello/Zappa volevo sottolineare che parlare di musica sottintende sempre il gusto personale e il retroterra culturalmusicale (altra bella frase...) di chi ne parla.
    Lo Scaruffi citato che mette Trout Mask Replica come suo preferito (eccellente album ma che ascolto una volta ogni lustro se va bene) di fronte ad uno dei Secret Affair o di Lilith and the SInnersaints si capolvogerebbe dalle risate e gi darebbe 1/10...

    Avere 16 anni e atteggiarsi, a volte, come critici navigati sbagliando riferimenti, citazioni e palesando un'ignoranza abissale non fa bene nè a loro nè alla musica.
    A me piace la Formula Uno ma non potrei mai recensire le qualità di un auto (so che le auto hanno il volate, 4 ruote e il motore ma non riconoscere una Fiat da una BMW).

    Personalmente evito di parlare dei dischi che non mi piacciono invece di stroncarli (quando scrivevo per una rivista massacrai un album dei Sisters of Mercy. IL direttore mi chiamò e mi disse "non si può": o la cambi o non la mettiamo. Non scrissi più per loro), soprattutto se italiani...non vorrei trovarmi a dividere il palco con loro...:)
    A volte parlo MEGLIO di dischi di amici che mi piacciono per invogliare all'acquisto..un aiutino..
    Ho esaltato il disco dei Secret Affair perchè mi piace ed è bello ma contestualizzato ai miei gusti e alla mia storia (mod etc).
    Un altro lo troverebbe un disco "normale", ben fatto, interessante.
    Io lo metterò nella mia top 5 dell'anno

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    1. Di solito la frase viene citata per dire che parlare di musica è inutile/impossibile, se tu la intendi in un altro modo ignora pure la mia risposta precedente :)

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  20. Sulla critica nei riguardi degli artisti italiani,magari proprio quelli presenti in questo blog o vicini a noi come ambiente e collocazione,ci sarebbe da aprire un capitolo a parte.
    Io sono convinto che la PESSIMA abitudine di elogiare tutti,pur di non far incazzare nessuno,sia già partita dalla carta stampata : in particolare dagli anni 80,perchè prima c'era un po' la tendenza inversa a voler cercare sempre un punto debole o il classico pelo nell'uovo ("Muzak" e "Gong" da poco citati,stroncavano spesso e senza mezzi termini).
    Dagli anni 80 in avanti si è creato una specie di conflitto di interesse,per cui non si poteva avanzare critiche a nessuno che facesse parte del giro musicale rock & affini,senza rischiare la scomunica dagli stessi musicisti o da chi li produceva (magari con enormi sacrifici,ma spesso con poca competenza).
    Nel mio piccolo,credo di non aver mai ricevuto pareri negativi in nessuna recensione comparsa sia in riviste che in siti web,ma se dovessi dire chi realmente ha colto lo spirito e le intenzioni dei No Strange,in ogni loro evoluzione discografica,posso dire (e farò pure la figura del ruffiano,chi se ne frega) sia stato solo Tony Bacciocchi,che fin dalla prima incisione sottolineò determinate caratteristiche dei nostri lavori,che altri non hanno mai colto (anzi,spesso le hanno praticamente ignorante,non so se per caso o volutamente).
    Ma lo stesso credo che potremmo dire dei Not Moving,dei Sick Rose,dei Birdmen Of Alkatraz ecc...
    la tendenza ad incensare,ma con criteri a volte superficiali e poco credibili ha ottenuto il risultato,negativo e controproducente,di creare sfiducia e una marea di dubbi nell'ascoltatore,che il più delle volte si è sentito tradito.
    Oggi nella rete accada qualcosa di molto simile,però c'è il grande vantaggio di poter intervenire direttamente e si hanno maggiori possibilità di dibattere,anche facendosi dei "nemici" magari...ma c'è molta più libertà,in tal senso.

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  21. Errata Corrige : IGNORATE (NON ignoraNte)
    ACCADE (NON accadA)

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  22. OT: il nuovo Mojo è molto MODernista. Copertina The Jam e cd allegato con pezzi Mod Oriented

    Charlie

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  23. Il web da una parte ha questa "democrazia" più sbandierata che reale, ma dall'altra è uno strumento di una selettività pazzesca. 6, 7 anni fa c'erano molti più blog di informazione musicale, poi sono arrivati i social network e ne hanno spazzati via tantissimi, la percentuale non la saprei fare, ma credo sia impressionante. Ma questo blog non solo è rimasto, è diventato via via più letto, commentato e citato, pur essendo inviso a fb in quanto notoriamente 'offensivo' (rob da matt...).
    Quindi il web non è un Saturno che divora TUTTI i suoi figli, quelli più tosti crescono, informano e aggregano. La qualità dell'informazione ha, in un certo modo, prevalso. Quelli che non ce l'hanno fatta ci hanno provato, si è fatta esperienza intanto, e si può sempre ritentare. E mentre si faceva esperienza, si sono fatti concerti più o meno sponsorizzati, interviste, foto, live report, incontri fantastici, drammatici, scazzi...insomma, si è vissuto. Una volta (ho vissuto l'epopea solo di striscio) c'erano le fanzine...magari non proprio autorevoli, ma era giusto così, perchè ci si divertiva. Ok, che le fanze non erano world-wide, ma in qualche modo l'indicizzazione dei motori di ricerca relegavano certe esperienze-blog a pag. 2 milioni e 870 mila...

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  24. Sono d' accordo.
    Da un lato è vero, come dice Tony, che la democrazia del web tende a "parificare" notizie e informazioni, cosa insensata, perchè è ovvio che l' informazione non può essere tutta uguale.

    Certo, ognuno può esprimere la propria opinione (e mi sta bene) ma come dice Pibio, quello che vale davvero rimane, il resto si auto-elimina o magari finisce per mettersi al passo grazie all' esperienza vissuta nel frattempo.

    Insomma, conosciamo tutti il limite insito nella democrazia (reale o apparente), in certi casi sarebbe meglio tacere e lasciare parlare chi conosce, spesso rallenta le decisioni, eccetera.

    Ma credo anche che sia preferebile e, tutto sommato, più stimolante per tutti.

    AndBot

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  25. Per farla breve: penso che la cosa importante non sia tanto che tutti possono "dire la loro", ma il fatto che tutti possano "ascoltare".

    Tutti possono imparare molto, dipende solo dall' approccio, ma il web porta questa possibilità.

    Porta anche le stronzate di Grillo e pure cose peggiori, ma concentriamoci sugli aspetti positivi, ecco.

    AndBot

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  26. Son d'accordo anch'io con Ursusu, pibio e AndBot.
    La democrazia del web non è la panacea, ma è sicuramente meglio del suo contrario.
    Oltretutto, il web è per sua natura partecipativo: commentare su un blog non è paragonabile a scrivere una "lettera al direttore".

    E, secondo me, un blog è fondamentalmente più onesto di una rivista: il blog è dichiaratamente "di parte", ancora più di una fanzine: sono le opinioni di un solo autore, che difficilmente cerca di spacciarle per altro.
    Le riviste a volte assumono (solo per il fatto di essere fatte di carta stampata) un'aura di autorevolezza per nulla giustificata.

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  27. E' vero che sul web c'è un'inflazione di recensioni tutte uguali ma è anche vero che il web stesso si autoregola.
    Se viene scritta una cavolata su wikipedia, per esempio, stai tranquillo che nel giro di qualche ora qualcun'altro la corregge.
    E se un sito web è più autorevole di un altro esistono diversi modi (le visite al sito, i commenti, le condivisioni su facebook...) che lo rendono più visibile di altri meno autorevoli o che copiano.
    E se non diventi autorevole dopo un po' vieni spazzato via dalle nuove tecnologie come diceva Pibio più su.
    Quindi in definitiva non penso che ci sia troppa "anarchia sul web".

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  28. Anarchia nel senso che non c'è una regolazione (ci mancherebbe) ma neanche un'autoregolazione.
    E' vero che con il tempo chi scrive puttanate o cose poco attendibili viene sorpassato e dimenticato a favore di chi è più "concreto".
    Ma è anche vero che la "puttanata" rimane sul web alla pari della "recensione colta "

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  29. Conosco molte persone che vorrebbero passare il tempo ad ascoltare musica e a scrivere recensioni, in più venendo pagate per farlo.

    Ecco, questo era un "privilegio" riservato a pochi (ripeto, io non lo farei): bene, adesso devono mettersi in testa che fare il critico musicale NON è un lavoro.

    In molti possono farlo, bene e gratis.

    Ed io un po' godo per questo, lo ammetto.

    AndBot

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  30. Voglio dire, per me, il critico musicale (inteso come lavoro) è quello che scrive tomi sulla musica classica, sul jazz e magari anche sul rock, roba tosta, non scrivere quattro cazzate che riuscirebbero a dire almeno altre diecimila persone.

    Cioè, vuoi anche essere pagato? Ma è già tanto se ti regalano i cd e qualche pass per i concerti, dai.

    Chiudono le riviste storiche? Amen, non me ne può fregare di meno.
    Chiudono anche le fabbriche.

    Guglielmi, per dire, ha mai lavorato in vita sua? Un lavoro vero, intendo.

    Bene, e con questo mi sono precluso la carriera... ah ah ah

    AndBot

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  31. Quoto AndBot alla stragrande e gli offro una pinta alla prima occasione

    davvero poche riviste comprate in 30 e più anni di consumo di musica, forse perchè non mi piace leggere cose che poi all'ascolto mi danno delle delusioni, meglio l'approccio fiduciario con gli amici (anche musicisti) con cui è più facile andare a segno

    web gran bel mezzo per costruire quel feeling di cui sopra

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  32. Concordo pure io...non solo l'approccio QUI è più diretto e non ha filtri di tipo commerciale o censure,ma vi si può leggere chiaramente(ed in tempo reale) il pensiero di chi vive la musica,sia da suonatore che da ascoltatore.
    Al contrario,sulla carta stampata,ricordo addirittura che mi vidi attribuire delle frasi MAI DETTE,durante presunte interviste che venivano tirate giù con taccuino e 4 appunti scritti...è anche vero che venir travisati è abbastanza facile,poichè dalla parola scritta non emergono le espressioni,non si possono vedere molte facce espressive...ma veder pubblicate addirittura delle interviste inventate NOOO , c'è un limite a tutto !
    Adesso se si fa un'intervista o la si registra direttamente a voce o vi si scrivono direttamente le risposte : è MOLTO più comodo e realistico così.

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