lunedì, settembre 27, 2010

Save the 100 CLUB




E' il più antico club londinese, forse di tutto il mondo.
Un nome che nel NOSTRO immaginario fa il paio con il "Marquee", il "CBGB", il "Cavern", il "Fillmore East".

Ora il 100 CLUB di Oxford Street rischia di chiudere entro l'anno (a causa dell'enorme affitto che sono costretti a pagare, aumentato del 45% !) se istituzioni o sponsors non provvederanno a dare una mano.

Il "100 Club" esiste dl 1942 e ha ospitato un'interminabile lista di nomi eccellenti, dai Rolling Stones (che suonarono un "secret show") nel 1982, a Jam, Who, Bowie, Sex Pistols e decine dell'eccellenza punk inglese, Animals, Muddy Waters, Pogues, Oasis, Roxy Music etc etc.

Io ci vidi i Purple Hearts e i Makin Time.

Qui il gruppo su Facebook per dare un appoggio morale
http://www.facebook.com/group.php?gid=160380190641113

Il sito è questo
http://www.the100club.co.uk/

21 commenti:

  1. Brutto segnale, anche dall'altra parte della manica. Il destino della musica dal vivo e' sempre piu' nebuloso. Tony, andra' a finire che faremo dei bei house concert, a casa nostra, per pochi appassionati (ma non e' detto, magari spacchiamo), non pagheremo piu' le gabelle varie, non dovremo piu' aspettare le quattro del mattino per farci pagare da gestori di locali che stressano per un cinquantino in meno ecc. ecc. Brutto, comunque, che locali storici siano alla canna del gas.

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  2. Pensavo fosse un fenomeno tutto italiano e invece anche su per di là le cose non vanno al meglio.

    Malcostume tipicamente italico (e spagnolo) è l'inizio dei concerti tardissimo (che ai vegliardi come me crea sempre più problemi).
    A La Spezia con Lilith a un quarto a mezzanotte non c'era nessuno.
    La gente è arrivata da mezzanotte in poi.
    Iniziato alle 12.30, finito alle 2, a casa alle 6...ed eravamo a 150 km da casa.
    La madonna !

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  3. Uguale noi a Lugano. A un tiro di schioppo da casa, a casa alle quattro e mezza. Di buono c'e' che abbiamo cenato da dio, trattati benissimo, non per essere venali, ma pagati prima di iniziare. Pero'. ieri e stamattina (e prosegue tuttora) un ricoglionimento da favola. Eh l'eta'....Il clou, pero', e' stato qualche anno fa, al Sugar Reef di Capoliveri: due serate, venerdi' e sabato, con inizio all'una e trenta! La settimana dopo io ero in ospedale a Castel San Giovanni con un colicone da combattimento, un altro zoppicava con una sciatica mitica e tre sparavano un quaranta di febbre! Eravamo gia' un combo geriatrico.

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  4. purtroppo il "caro-affitti" colpisce dappertutto.
    ritornando varie volte a Londra ho notato spesso la scomparsa di club (anche meno storici)in cui ero andato la volta prima..
    Forse qualcuno ricordera' il 69 GOSSIPS (Dean Street SOHO)che ospitava il celebre GAZ ROCKING di Gaz Mayall. Li ci ho visto nel 90 x la prima volta LAUREL AITKEN.
    Chiuso.

    Per non parlare del CGBG di New York.
    Ho avuto la fortuna di andarci varie volte (vedendo anche un reading di Patty Smith)negli anni scorsi e ci son tornato quest'anno x vedere tristemente la sua ristrutturazione completa e la trasformazione in un punto vendita (ctredo in franchising) di memorabilia rock (eredita del club stesso),abbigliamento e oggettistica design.
    I "very cool" commessi non sapevano (o facevano finta visto che non saro' stato il primo a chiederlo) che a pochi metri era stato inaugurato il JOEY RAMONE PLACE (all'incrocio con la street,con tanto di cartello stradale verdebianco).

    Se penso ai locali storici di Torino e a cosa sono diventati mi viene il magone ma credo che capiti a tanti di noi.

    Sull'inizio concerti avete perfettamente ragione..ho visto progressivamente spostarsi l'orario di arrivo della gente,e di conseguenza il concerto,ad orari scandalosi 8anche a meta settimana,tra l'altro).
    Record? Gli SNUFF al Paso una pasquetta di molti anni fa. Prime note alle ore 01,50 !!!!
    Ma si puo'???

    Son dell'idea che una con-causa sia il rito dell'Aperitivo,ormai una pratica che sembra sempre piu' "sacra" anche nei baretti del cazzo e di terzordine..mah..! (anche qui a mio giudizio,of course)

    A parte cio,La SKALETTA rimane un posto in cui ci torno sempre volentieri,malgrado non sia proprio a due passi..

    (Tony, 150 km in quattro ore???)

    Cristiano

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  5. Finito alle 2 di suonare, poi smonta, chiacchera, autogrill, vengono le 6

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  6. Ci si puo' buttare a suonare agli aperitivi: noi qualcosa abbiamo gia' fatto e, sinceramente, non e' venuto affatto male. Anche i gestori gongolavano. Invece dei soliti DJ con la solita house o chill out che fa' l'effetto di una sbornia di tavor, una pacca di soul, r&b, rock ecc. non sarebbe male....

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  7. A me è capitato di fare un concerto a mezzogiorno, uno alle 19, e uno a mezzanotte, nello stesso giorno in 3 locali diversi...però solo 45 minuti per set, niente soundcheck nè stronzate. Si imparano un sacco di cose a suonare così, è come andare all'università.
    Poi torni a casa e ti becchi il gruppo di dementi con 250 effetti per le chitarre, 350 tamburi, tastierine giocattolo, computer sul palco che vanno in crash (perchè immurati di filmati porno pieni di virus, ma il pc sul palco CI VUOLE) e ci mettono 2 ore a fare un soundcheck...allora vai dal fonico compiacente e gli dici "ma che cazzo state facendo?" Booom!!! cade il mondo e sarai sempre "quello che rompe i coglioni" o "quello che ha un ampli di 45 anni fa, una chitarra da tamarro, niente effetti, come cazzo faccio a tirar fuori dei bei suoni?". Poi viene sera (ti avevano detto, "al locale alle 19 massimo per il soundcheck") e se va bene si vedono 20 persone, spaventate dai volumi generali scriteriati, le voci che non si sentono e tu a 35 anni stai lì, hai buttato via 8 ore della tua vita per 100 euro da dividere in 4. (prendevi di più se ti presentavi con un decespugliatore e sistemavi un po' la siepe intorno al locale) E allora pensi che in un mondo di mostri il mostro sei diventato tu.

    Questo vuol dire andare a suonare in giro in Italia (con la notevole eccezione di Torino dove c'è sempre gente e ci si diverte)per una band underground. Vuole dire avere molta pazienza e una fede incrollabile.

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  8. Alberto Galletti27 settembre 2010 15:03

    Già un anno o due fa l'Astoria Club è passato a miglior vita(!). Ma a Londra è così, secondo me c'è da sorprendersi che abbia resistito così a lungo, se non sbaglio pure il Marquee Club ha chiuso.
    Non confonderei però i motivi che comportano tali chiusure lassù con l'unico che causa problemi qui da noi cioè la cronica mancanza di pubblico.
    C'ero stato due volte circa 20 anni fa mi pare fossero serate a tema con alternarsi band una specie di band contest o roba del genere.Ricordo ancora l'emozione di quando ci misi il piede la prima volta.
    Messaggio di speranza: nello stesso periodo ricordo che il glorioso Fulham F.C. languiva sul fondo della 4° divisione e la rivista Time Out lanciò una sottoscrizione per salvarlo dalla bancarotta. C'era un tagliando da allegare. Spedii £10 (un enormità all'epoca per le mie finanze)e mi tornò una ricevuta del trust che gestiva la raccolta fondi per assicurarmi che il mio aiuto era in buone mani.Il club evitò il disastro (anche grazie alla sottoscrizione) e poi avvenne il miracolo Al-Fayed (che viveva nell'area) rilevò tutte le azioni e rilanciò la squadra che da allora gode di buona salute (a tratti anche ottima).

    Certo combattere contro gli affitti in centro a Londra è durissima.
    Peccato che ancora gli sceicchi non si interessino di musica ah ah ah.
    Speriamo...

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  9. Alberto G:
    Shariff don't like it Rock the casbah!!!
    hahah

    C

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  10. Gaz Mayall continua aimperterrito il suo Rocking Blues, l'ha spostato al St. Moritz, in Wardour Street (http://www.gazrockin.com/). L'ho visto quest'anno al carnevale a Notting Hill, ha il suo solito palco dove ci sono lui i suoi amici dei Trojans e degli Ska Cubano, la sassofonista giapponese, e gente ubriaca a vanvera.

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  11. Sul Guardian di oggi un commento di segno opposto, ma sempre da fan, a proposito della chiusura del club:
    http://www.guardian.co.uk/music/musicblog/2010/sep/27/100-club-closure-punk
    "never thought punk rock was supposed to be about heritage, or monuments, or even bricks and mortar".
    ciao, enzo

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  12. Alberto Galletti28 settembre 2010 18:37

    Ha ha ha

    Proprio vero C! Però prima i cavalli ora il calcio, what next?

    E complimenti per la prontezza di riflessi, quando si dice intendersi

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  13. Persevero col mio punto di vista: mancano i giovani, finita la materia prima. I locali chiudono perchè non fanno cassa, sono in perdita.
    L'offerta di qualità scarseggia, il programma del Cavern è per metà revival di cover band con Lennon e Beatles in pole position.
    Al Marquee per oltre 30 anni è passato di tutto compresi gli "innominabili", ha fatto la Storia, poi il tracollo dei 20-30enni che creano e consumano musica ha ridotto i Clubs al lumicino.
    Stessa solfa per il fenomeno delle discoteche, da una sala per ogni campanile al deserto totale. Riviera romagnola in pole, ma il discorso è esteso alle località turistiche in genere.

    Resistono quelle realtà dove oltre al business si difende l'aspetto culturale e sociale, cioè si tira avanti anche con poca benzina perchè chi gestisce ci crede, ha passione.

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  14. Alberto Galletti28 settembre 2010 22:19

    Si ma questo locale ha perso £ 100000 l'anno per gli ultimi tre anni, ora l'affitto aumenterà ancora e l'IVA passerà al 20% (dal 15%), le tasse sugli alcoolici sono in continuo aumento etc. Questo poveretto (perchè di questo si tratta) cosa deve fare? Dubito che gli manchi la passione.

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  15. Mi riferivo a locali di piccole dimensioni tipo circoli o pub dove si suona dal vivo e i costi sono bilanciati dagli incassi, locali non paragonabili per importanza al 100 CLUB o a quelli menzionati nel topic, che mantengono uno stile e un'impronta non dissimile dai grandi clubs.

    Per tornare alla tua domanda temo con dispiacere che, se non interviene direttamente la municipalità (però qualcun'altro si potrebbe incazzare) o un benefattore milionario o uno sponsor (ma chi investe su un "prodotto culturale" così?), con quei debiti durerà poco.
    Troppo poco pubblico e costi esorbitanti.

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  16. mah... sarò in questi casi un po cinico....

    anchio scioccato non appena è girata la notizia della possibile chiusura del 100 (un "monumento nazionale" di londra). la notizia è girata , guarda caso, su fottutobook il 22 settembre, rimbalzando info da un paio di giornali. ci son rimasto malissimo, anche personalmente, perchè quel buco puzzolente, oltre ad aver visto gran parte delle mie bands preferite suonarci, ha visto anche il sottoscritto sgambettarci e sbirreggiarci piu' di una volta, tappa sinequanon del miei brevi soggiorni inglesi.

    nel giro di poche ore si è mosso il popolo bluetto di fottutobook, passando subito dal "oh no!" al "facciamo un gruppo di supporto". ne sono nati 2 a caccia di sottoscrizioni dei lettori che cinicamente mi lasciano qualche dubbio, anche perchè i soldi necessari per mantenere il 100 sono tantissimi, ma i soldi raccolti dalla gente in buona fede saranno adesso solo l'1 per cento, ma tantissimi lo stesso. uno dei gruppi è gestito da tony :o) dei long tall shorty... vediamo come si sviluppa la cosa...

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  17. eh eh caro Alberto G..riflessi pronti e scatto! se tu fossi stato un centravanti non mi saresti scappato!!
    parola di centromediano
    C

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  18. Alberto Galletti29 settembre 2010 18:48

    eh eh, C ed infatti sarei stato dall'altra parte a randellare il tuo centravanti, ma sempre in area avversaria su cross da fermo (e qualche gol)

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  19. Ci sono passato oggi pomeriggio. Il 100 Club ha ancora un programma molto intenso, anche per il mese di ottobre...

    Speriamo che ce la faccia a resistere.
    Il London Astoria invece non esiste piu', raso al suolo assieme a tutti gli edifici dello stesso isolato per far posto alla nuova stazione della tube di Tottenham Court Road e al Crossrail, il raddoppio della linea ferroviaria.

    In generale, e' tutta Londra ad essere sospesa in una sorta di limbo. Un limbo in cui si fa di tutto per dimenticare il proprio glorioso passato...

    A presto, un post dedicato sul mio blog.
    Un saluto a tutti!

    Roberto

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  20. ci sono stato a metà settembre, a vedere Dylan Leblanc, astro nascente del folk canadese, in forze alla Rough trade, ho incontrato li, oltre al fondatore della rough, allen jones di Uncut, e rischiando l'infarto, Mick Jones..ci siamo bevuti una birra tutti e 4 insieme come se ci conoscessimo da sempre.
    un posto così non può e non dovrebbe chiudere!!
    Speriamo bene.

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  21. Ciao Tony.
    Com'erano i Makin'Time dal vivo?
    Fabio T.

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