giovedì, ottobre 12, 2017

Cricket, Eric Idle e Monty Python



Un formidabile racconto di ALBERTO GALLETTI

End of the cricket season

DOMENICA 8 OTTOBRE 2017


Si è chiusa ieri la cricket season 2017 per l’Idle Cricket Club di Lodi.
Due giorni in Provenza sono, in un weekend di bel tempo tra le colline e i villaggi di questo splendido angolo di mondo, un modo bellissimo per chiudere la stagione sportiva e celebrare l’uscita definitiva di scena dell’estate.
E poca importa che la spada di Damocle della perdita dell’amato campo da gioco serpeggi e riaffiori qua e la, di tanto in tanto, tra le chiacchiere sulla partita, su un catch caduto, su un bel wicket preso, tra un pernod o una birra, cucumber sandwiches, baguettes e incontri insoliti, all’ombra dei platani secolari che ornano magnificamente le vie principali di questi paesi.

Reduci dalla disfatta del sabato, perpetrataci dal locale Entrecasteaux Cricket Club, cui si aggiungono i postumi di cena e dopocena annegati nel rosso locale, preceduti da un sostenuto numero di pernod aperitivale, ci ripresentiamo l’indomani (ieri) al campo ,ben decisi a vendere cara la pelle.
Toss vinto, scegliamo di lanciare per primi cercando di limitare, e possibilmente eliminare, i loro due tremendi battitori d’apertura.
Ne ritroviamo solo uno, inglese, gran giocatore e temibilissimo: L’altro, anche lui inglese, è sostituito da un giovane ed impaziente indiano che riesco ad eliminare relativamente per poco.
L’inglese invece continua a martellarci,il mio compagno Robert che lancia dall’estremità opposta viene colpito duramente. Io riesco a contenerlo meglio, ma lui riesce comunque ad accumulare 50 runs (un ottimo traguardo per un battitore).
Fino al mio quinto over. Comincio ad essere un po irritato per la piega che la partita stà prendendo, gli lancio una palla velenosa (secondo me), la terza su sei, e lui, con una spavalderia odiosa, me la picchia fuori campo realizzando sei punti: umiliazione. Impreco, ma non devo perdere il controllo o finirò anche peggio. Gli lancio una palla più lenta ma precisa che lui prudentemente ferma.
Poi riparto alla carica e gli lancio una bordata cercando di colpirlo al fianco, lui riesce a battere il colpo ma non segna perché un mio compagno ben piazzato raccoglie la pallina e la ritorna velocemente alla base. Lo fisso negli occhi è incazzato, e lo sono anch’io.
Mi rimane un’ultima palla da lanciare, ripeto il lancio precedente, stavolta lui colpisce con rabbia. Gran colpo, la palla fila via a mezz’altezza,ma Sunny, che ho piazzato nel posto giusto, lo prende al volo e lo elimina: giubilo.

Nel frattempo ho notato un signore, inconfondibilmente un inglese, di una certa età, a bordo campo.
Saluta un paio di persone e si accomoda al tavolo degli scorers da dove si mette a seguire la partita.
Il nostro scorer e compagno di squadra Marco Landi, stimato dentista nonchè ossessivo collezionista di tutto ciò che è Beatles e come me inguaribile ed entusiasta anglofilo, si mette a conversare con il nuovo spettatore.
Gli avversari riescono comunque a segnare 214 punti, e so già che per noi saranno troppi, ma non importa, la nostra prestazione al fielding è stata buona e siamo soddisfatti, in battuta vedremo.
E’ ora del lunch, che consumiamo mischiandoci agli avversari in un’atmosfera di estrema cordialità, saluto e con piacere un paio di inglesi che giocano lì, conosciuti a Lodi anni fa.

Sopraggiunge Robert in compagnia di Marco, mi guardano con una strana espressione, sorridono quasi a prendermi in giro, ma non riesco a capire come mai. Robert mi fa :
‘Conosci quel signore seduto laggiù che sta guardando la partita?’
‘Ovviamente no’ rispondo.
‘Eric Idle’ mi risponde.
Blank. Guardo Marco che mi spalanca tanto d’occhi.
Dunque, Eric Idle : ‘Così su due piedi non mi viene in mente niente. Stò pensando a come riuscire a vincere la partita’.
Marco: ‘Monty Python!’
Io: ‘ Monty…..Python??!?’
Marco: ‘Si, porcozzio!! Eric Idle dei Monty Python!’

Io (che nel frattempo mi son ricordato): ‘Ma porca pu***na, e che ca**o ci fa qui Eric Idle?’ Marco: ‘Pensa che gli ho parlato quasi un ora senza sapere chi fosse prima che arrivasse Robert. Quando me l’ha detto quasi cado dalla sedia’.
Da non credere!

Idle è anche il nome della nostra squadra e Robert e Marco gli hanno già regalato una nostra maglia da gioco che lui ha prontamente indossato, dicendo loro che rimarrà fino alla fine della partita.
‘Io mi faccio autografare la mazza’ dico a Marco. Non faccio in tempo a finire la frase che lui schizza a razzo, di bianco vestito, verso il paese a comprare un pennarello urlandomi ‘Hai ragione , figata di idea!’. Torna dopo quasi dieci minuti trafelatissimo, la partita ricomincia con un leggero ritardo. Destabilizzante come al solito la presenza di un Monty Python da qualche parte.
Andiamo in battuta, veniamo sconfitti di poco facendoci valere assai. Entro al n.7, passo indenne ai primi tre lanci difendendomi.
Durante il cambio dell’over il battitore inglese che ho eliminato si avvicina al suo capitano e gli chiede la palla. Il capitano acconsente.

Non gli è andata giù l’eliminazione e vuole vendicarsi. E’ anche un bel lanciatore. Resisto a tutti i suoi assalti, palle veloci, ad effetto, dirette alle gambe, non cado , finchè a pochi over dal termine con ancora battitori nostri a disposizione mi metto a picchiare ogni palla n
el tentativo di segnare il più possibile, raggiungo 12 ottimi runs prima di ciccare in pieno una palla che mi finisce dritta sui legni eliminandomi. Ma non fa niente, è l’altro lanciatore. Il mio personale avversario non è riuscito a buttarmi fuori.
La partita termina con una sconfitta più che onorevole per un margine risicato.
Ci sono le strette di mano e i complimenti reciproci di fine gara, cerco l’inglese gli allungo la mano e gli dico ‘well played’, lui contraccambia.
Eric Idle si unisce alle squadre e si complimenta con i giocatori: emozionante.
Lo avvicino e mi presento lui mi fa: ‘Well batted, he couldn’t get you out’ provo un’insolita sensazione di incredulità misto soddisfazione. Guardando la partita ha colto la situazione. E’ un grande appassionato di cricket mi dice, e ha giocato per anni.
Continuiamo a conversare di cricket mi chiede come gioco: ‘Ho visto che sei mancino.I lanciatori mancini sono sempre temibili’. Siccome sono leggermente sopraffatto dall’emozione, nonché con la gola inaridita da 40 minuti in battuta sotto un sole ancora caldo, ho qualche problema di pronuncia, non paragonabili a quelli Brian di Nazareth certo, ma ho bisogno di mandar giù qualcosa. Gli chiedo se posso offrirgli una birra, ‘certamente’ mi risponde.

Dopo la prima sorsata mi riprendo e continuiamo a parlare, la conversazione si sposta sull’imminente serie degli Ashes che comincerà tra un mese. Eric ritrova lo spirito dei giorni migliori: ‘Senza ubriaconi, stupratori, ladri e altre canaglie, gli australiani non riuscirebbero neanche a mettere insieme undici giocatori’.
Gli manifesto il mio tifo inglese senza remore. ‘Ottimo mio caro’ è la risposta.
Arriva Marco col pennarello, gli chiedo se mi può gentilmente autografarci le mazze.
‘Of course’.
Nel riporgermela mi dice ‘da adesso la tua media punti si decuplicherà’.

‘Se lo sapevo sarei venuto a chiederlo prima di entrare in battuta, avrei fatto 100!’, rispondo divertito. Risate, quasi sembra una delle loro scenette.
Fotografie di rito delle squadre, Eric posa con noi. Ci accomiatiamo dandoci appuntamento al prossimo anno, ancora lì, ancora per giocare a cricket e passare un po di tempo insieme bevendo qualche birra. Magari gli chiederemo se vuol giocare con noi.
Una persona gentilissima e incredibilmente simpatica. Ora ricordo bene Eric Idle, era proprio un bel pirla (nel senso che faceva ridere) quando era nei Monty Python!
Da non credere, mai nella mia vita avrei immaginato di trovarmi a far quattro chiacchiere con uno dei Monty Python così come se niente fosse.
C’è tempo per un’ultima birra al Cafè de Cours all’ombra dei grandi platani.
Siam contenti, le partite sono andate male ma è stato un grande weekend, e che imprevisto!

Meraviglie del cricket.

Si risale in macchina alla volta dell’Italia dove ci aspettano un inverno difficile e un futuro incerto.
Ma questa è un’altra storia.

mercoledì, ottobre 11, 2017

Lewis Morley



LEWIS MORLEY fu un noto fotografo di alcuni tra i volti più cool dei 60's. Soprattutto famoso per una foto alla modella Christine Keeler, nuda su una sedia, coinvolta nello "scandalo Profumo" nei primi anni Sessanta.

Al suo attivo ritratti di Dalì, Truffaut, Donovan, Jeff Beck, Charlotte Rampling e soggetti tratti dalla vita londinese.

E' scomparso nel 2013.

http://www.lewismorley.com/

martedì, ottobre 10, 2017

Too Tough to Die: a Tribute to Johnny Ramone



Pochi giorni prima della sua prematura scomparsa vari amici di JOHNNY RAMONE si trovarono all'Avalon" di Los Angeles per raccogliere fondi contro il cancro e per tributare omaggio allo stesso Johnny.

Preceduti da Dickies, dai sempre travolgenti X e da un'esibizione incolore dei Red Hod Chili Peppers vediamo poi Marky Ramone alla batteria e CJ Ramone al basso supportare una lunga serie di ospiti alle prese con classici dei RAMONES.
Da Steve Jones dei Sex Pistols, Henry Rollins dei Black Flag, Tim Armstrong dei Rancid, Brett Gurewitz, Rob Zombie, Pete Yorn, Robert Carmine dei Rooney, Dicky Barrett dei Mighty Mighty Bosstones e Joan Jett.

Il tutto arricchito da una lunga serie di brevi interviste a Debbie Harry, Sonic Youth, produttori, amici, parenti della band new yorkese.

Gran finale con la cerimonia funebre.
Niente di imperdibile, anzi talvolta stucchevole ma un documento a cui vale la pena dare un'occhiata.

https://www.youtube.com/watch?v=ptLoe0ivLdo

lunedì, ottobre 09, 2017

La storia del punk di Stefano Gilardino



Ci vuole una buona dose di follia ad affrontare una fatica immane come quella di riassumere LA STORIA DEL PUNK.

Stefano Gilardino ne ha da vendere per andare a scavare 40 anni (a cui, er non farsi mancare niente ne aggiunge altri dieci di ispiratori, dai Velvet Underground agli Stooges, MC5, New York Dolls etc.) di avvenimenti, gruppi, album.
Ci riesce alla perfezione in questa opera monumentale che mette in fila una dettagliata e precisa storiografia che parte da Patti Smith, Ramones, Sex Pistols, Clash, passa attraverso Crass e l'anarco punk, l'hardcore americano di Black Flag, Bad Brains, Husker Du e soci e quello inglese di Discharge e GBH, non dimentica il garage punk dei Fuzztones, le contaminazioni metal di Sucidal Tendencies e Anthrax, il grind dei Napalm Death, l'imaspettato arrivo ai vertici delle classifiche di Green Day e Offspring etc etc.
E nemmeno quello che il punk ha prodotto a fianco della musica: letteratura, arte, fotografia, film, video, fanzines etc In mezzo decine di dichiarazioni, schede di dischi, cenni a figure marginali ma ugualmente importanti come GG Allin ad esempio.
Ampio spazio alla scena italiana e a quelle europee, australiane e sudamericane.

Opera monumentale che per i più avvezzi alla materia è importante come manuale di consultazione, per i neofiti essenziale per un quadro totale di quanto è ascrivibile alla parola PUNK.

domenica, ottobre 08, 2017

Scultura per Mihai Eminescu, Onesti, Romania



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Oggi un veloce sguardo ad una scultura, che sorge in ROMANIA a Onesti.

Dedicata a Mihai Eminescu, vissuto alla fine dell'800.
Il più noto poeta rumeno ma anche filologo, scrittore, giornalista e politico. Le sue opere più famose includono Luceafărul (Espero), Mai am un singur dor (Mi resta un solo desiderio), e le cinque Scrisori (Epistole).
Semplicemente stupenda.

sabato, ottobre 07, 2017

Libertà e Il Senato



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo dei nomi più strani per i gruppi musicali, del libro "Storie punk a Los Angeles", di Andy Summers e di quando Iggy Pop stava per entrare nei Doors.
Nella foto il numero della scorsa settimana.



Torna a dicembre IL SENATO, in tour e con un 45 giri !

https://www.facebook.com/groups/1797203047207723/

https://www.facebook.com/Il-Senato-273623663141684/

Gli Assist a Londra



Dopo l’uscita dell’ultimo singolo “Bionda Attitudine” pubblicato in fisico su vinile a 45 giri e con la partecipazione di Paul Bradley “ Mal”, gli ASSIST si apprestano a sbarcare in terra d’Inghilterra.
A Londra.

Come risaputo, ispirazione ed ascolti di riferimento sono sempre stati quelli d’oltremanica.
Non senza sorpresa da parte nostra, gli invii di materiale e la ricerca di contatti nel regno unito hanno riscosso interesse ed immediate, quanto graditissime, proposte di live.

Il viaggio avrà una “mission” e, anche su richiesta dell’emittente londinese che supporterà l’operazione, sarà all’insegna dell’esportazione dell’ Italia in Inghilterra. La collaborazione con Mal ha offerto infatti spunti di interesse proprio sul filo diretto che, nei 60s, legò l’Italia al regno unito in fatto di derivazioni, adattamenti delle canzoni con testo in italiano. Insomma della prima, e forse più credibile, ondata di “British Invasion” nel nostro paese. Saremo quindi chiamati a parlare della scena musicale torinese , con particolare attenzione sulle strutture della nostra città che, nelle varie forme, la rendono viva.

La band si esibirà:

Giovedì 12 ottobre – Alleycat ClubPub molto attento alle realtà indie londinesi e con programmazione serrata.

Venerdì 13 ottobre – Dublin Castle Leggendario locale che diede il “LA” alla carriera di molte band poi esplode. Prima fra tutte i Madness.

Sabato 14 Ottobre - St. Moritz Location attentissima da sempre anche alle realtà musicali straniere.

Venerdì 13 ottobre – Nel pomeriggio LONDON ONE RADIO supporterà il tour con intervista alla band e programmazione di alcuni brani.

venerdì, ottobre 06, 2017

John Lennon e Francis Ford Coppola



Riprendo un'interessante curiosità che ha messo in luce il sempre interessante sito www.dangerousminds.net

Il regista Cameron Crowe ha postato su Twitter un veloce carteggio tra JOHN LENNON e FRANCIS FORD COPPOLA.
Il regista impegnato nelle faticosissime riprese di "Apocalypse now!" nelle Filippine si rivolge a John, presumibilmente per chiedergli una collaborazione musicale al film.

March 24, 1977

Mr. John Lennon
Lennon Music
1307 Avenue of the Americas
New York, New York 10019

Dear John:
We’ve never met but, of course, I’ve always enjoyed your work.

I am presently in the Philippines making “APOCALYPSE NOW”. I’ve been here eight months, expect to be here another several months. I live inside a volcano, which is a jungle paradise, where there are beautiful mineral springs; and thought of ever you were in the Far East or if ever you would enjoy spending a little time talking about things in general and some distant future projects that I have in mind, please, I would love to cook dinner for you and just talk, listen to music and talk about movies.

If coming to the Far East is difficult, then someday in the future, either in Los Angeles, San Francisco or New York, I would like to meet you.

Sincerely,

Francis Coppola


John risponde un po' sbrigativamente.

Dear Frank,

Having given a lot more thought to this idea, I realize that due to my work schedule I really don’t have the time for such a big new project.

I love the book but it would take to much energy etc.

Best wishes to you, it was nice meeting you

Love

giovedì, ottobre 05, 2017

La palta



La PALTA è il nome gergale con cui era definito (In Emilia) il negozio dei piccoli centri di campagna e montagna.
Un supermercato ante litteram in cui si trovava cibo essenziale fresco (pane, salumi, latte, caffè, farina, olio, in alcuni casi anche carne etc), prodotti per la casa, giornali (un paio al massimo, abitualmente solo quello locale), dolci, qualche bibita, vino e talvolta anche medicine.
A richiesta altri prodotti.

Negli anni passati per molte persone che non usavano l'auto o semplicemente non avevano l'abitudine di spostarsi con frequenza era il luogo principale se non unico di approvvigionamento.
Altra caratteristica era, molto spesso, la reperibilità quasi 24 ore su 24. Bastava suonare al proprietario (il più delle volte abitante a fianco, sopra o dietro la PALTA) per avere ciò che serviva anche fuori dagli orari di vendita.

Il progresso, la concorrenza dei centri commerciali e lo spopolamento dei paesi meno vicini alle città hanno praticamente cancellato ogni traccia di queste realtà.

mercoledì, ottobre 04, 2017

Celtic - Leeds United 2-1 15 aprile 1970



A cura di ALBERTO GALLETTI

Celtic 2-1 Leeds United

Quando i campioni inglesi del Leeds United si recarono a Glasgow per la partita di ritorno della semifinale di Coppa dei Campioni, dopo aver perso il primo incontro in casa per 1-0, si ritrovarono non solo davanti ad una dura impresa calcistica da compiere per garantirsi l’accesso alla finale, bensì ad un’impresa da compiersi al cospetto di una folla oceanica e ostile.

La semifinale di ritorno della Coppa dei Campioni 1969/70 fu spostata da Parkhead, campo del Celtic, ad Hampden Park, lo stadio nazionale scozzese, per ragioni di maggiore capienza dell’impianto vista l’incredibile richiesta di biglietti. L’impianto dei campioni scozzesi poteva contenere fino a 60.000 spettatori, Hampden, con le sue vaste gradinate ancora in legno riempite di ceneri e materiale riarso, era ancora in grado di accogliere folle enormi. Quella sera infatti 136.505 tifosi superarono i tornelli dello stadio per accalcarsi sulle gradinate muniti di biglietti. Sono tante ad ogni modo le testimonianze di chi stima in oltre 20.000 le persone che riuscirono comunque ad entrare senza biglietto, ancora dopo un quarto d’ora da calcio d’inizio, la gente veniva fatta entrare e parecchi scalarono in avanti dalle gradinate alla pista a bordo campo. Considerando comunque il dato ufficiale, si tratta del record di pubblico per una partita di Coppa in Europa.

Glasgow, o meglio la sua parte verde, era in preda ad un’autentica febbre da semifinale, chiunque voleva un biglietto per la partita. Il Leeds non era riuscito a vendere la propria dotazione di 10.000 biglietti, rimandandone 5.500 a Glasgow che furono ‘bruciati’ la mattina stessa dell’incontro da tifosi che passarono la notte in fila davanti agli uffici del club in attesa della messa in vendita degli ultimi tagliandi disponibili. Altri presero d’assalto la stazione di Glasgow in attesa del treno speciale da Leeds pieno di tifosi. Appena scesi dal treno i supporters inglesi furono circondati da una massa di tifosi del Celtic, almeno il doppio, in cerca di biglietti, ben pochi però cedettero i preziosi tagliandi ai tifosi avversari. L’attesa per l’incontro fu incredibilmente spasmodica.

Al loro ingresso in campo, le squadre si trovarono davanti ad un enorme muro umano , il chiasso era assordante, i cori Cel-tic Cel-tic e You’ll never walk alone salivano alti dalle gradinate, l’atmosfera terrificante. Bremner prova subito una percussione imbeccato da Gray, ma viene chiuso dalla difesa scozzese.

Poi è il Celtic a prendere l’iniziativa e schiaccia gli inglesi nella propria tre-quarti, la pressione è violenta e il portiere Sprake commette una serie di errori, solo per miracolo non viene trafitto. Il dominio incontrastato a centrocampo dei padroni di casa, che con triangolazioni veloci a gran ritmo innescano l’imprendibile Johnstone (marcatore all’andata) fa letteralmente impazzire la difesa inglese e procura cinque angoli consecutivi in rapida successione per il Celtic. L’incitamento della folla si fa ancora più assordante, il Leeds sbanda paurosamente ma riesce a reggere.
Il terzino scozzese Gemmell ricorda di aver sentito Hunter, il noto killer del Leeds, urlare a Cooper di spaccar le gambe a Johnstone. Cooper ricorderà poi che gli sarebbe piaciuto si prendere Johnstone a calci quella sera, se solo fosse riuscito a prenderlo: “ Cercavo di anticiparlo, ma non riuscivo mai ad arrivare sulla palla, troppo forte”.

Un inizio indemoniato, la partita è una corrida.
Ancora Johnstone sfugge poi sulla destra, combina con Hay e viene atterrato da un’entrata alla disperata di Cooper. Sulla punizione che segue Johnstone tocca per Murdoch che spara un destro violentissimo che si stampa contro il palo dell’incerto e immobile Sprake. Jack Charlton ringhia arrabbiatissimo contro il suo portiere.
Leeds schiacciato ma non per nulla intimorito, è quindi Madeley che parte da dietro, sprinta verso l’out sinistro, dribbla due avversari e serve Lorimer largo, quest’ ultimo serve indietro l’accorrente Bremner che che cambia tutto per Gray sull’out destro, controllo, tentativo di dribbling ma la palla gli scappa oltre la linea laterale.
Nel primo attimo di tregua concesso dai padroni di casa, il Leeds prova una reazione: un’incerto rilancio della difesa del Celtic finisce sui piedi di Hunter, a quaranta metri dalla porta, Hunter avanza e imbecca un corridoio centrale servendo Bremner che scatta palla al piede e da oltre 20 metri fa partire un destro che si insacca all’incrocio dei pali, Williams resta immobile.
Un silenzio di tomba cala sull’immenso stadio, gelato dalla marcatura ospite.
Durerà poco, alla ripresa del gioco infatti, i cori di incitamento riprendono incessanti.
C’è poi un tentativo di Clarke, fermato per gioco falloso su un difensore.
Sulla punizione susseguente, l’eccellente Auld organizza un ottimo fraseggio, quindi opera un lancio in profondità troppo lungo che Sprake, un po rinfrancato, blocca in uscita alta.

L’incontro è ora in equilibrio, le due squadre alternano brevi momenti di supremazia, quella esercitata a metà campo dal Leeds viene convertita in passaggi rapidi in verticale, principalmente orchestrati da Bremner, ma il Celtic, che controlla meglio, non concede conclusioni. I padroni di casa vanno spesso in soprannumero sulla riconquista del pallone e creano altre buone occasioni, la migliore su cross di Auld che taglia tutta l’area di rigore, attraversa l’intero specchio della porta dove nessuno degli esitanti difensori inglesi riesce ad intervenire, ma McNeill ,appostato sul secondo palo, mette fuori da due passi. Poi un’altra conclusione di Hughes, tra i migliori. Al 35’ Connelly, sotto pressione, si libera in dribbling e pesca Lennox con un pallonetto, Lennox batte Sprake in uscita ma la palla, che sembra destinata in rete, viene respinta da Madeley sulla linea con una scivolata alla disperata.

Il Celtic ora domina, il Leeds fatica ad uscire dalla propria tre-quarti. Johnstone è incontenibile, Hay e Murdoch gli forniscono sostegno costante, Connelly domina al centro mentre Gemmell dalle retrovie aumenta la spinta. Al 39’ l’occasione migliore per gli scozzesi, Johnstone riceve nell’angolo a destra, finta e batte Cooper, mentre si appresta a crossare Bremner lo stende.
Auld batte la punizione che spiove nell’area piccola dove Gemmell, piazzato sul palo lontano, calcia al volo, Cooper ribatte in qualche modo sulla linea, la folla ruggisce e Sprake blocca a terra.
Prima della chiusura del tempo Auld tocca duro Jones che viene portato fuori a braccia, tibia sbragata. Medicato negli spogliatoi riprenderà regolarmente il suo posto dopo l’intervallo.
Auld non era in vena di scherzi. Avvisato dall’allenatore Stein che la partita sarebbe stata dura, si era preparato, oltre che a dirigere il gioco con maestria, a restituire ogni colpo. ‘Quando cominciammo a far girare la palla – disse- si innervosirono parecchio. Colpii Jones duro perché mi aveva scalciato prima e pensava che non avremmo reagito. Rientrando all’intervallo mi disse che poi Hunter mi avrebbe sistemato. Ma non eravamo per niente intimoriti, quando hai un’allenatore come ‘big man’ (Il leggendario Jock Stein) non temi nessuno’.
Il gioco riprende. Il Celtic si impadronisce subito dell’iniziativa. Al secondo minuto Johnstone imbecca Auld che lancia Hay lungo la linea laterale, interviene Hunter che chiude in angolo. Sul seguente corner, battuto corto, Auld mette un cross in mezzo all’area dove Hughes anticipa Charlton e di testa insacca per l’ 1-1. E’ una mazzata, ma il peggio deve ancora arrivare. Dopo alcuni minuti su lancio in profondità ancora di Auld, Hughes scatta avventandosi sulla palla, Hunter lo rincorre, Sprake esce alla disperata tra le gambe del centrattacco scozzese che lo centra in pieno al ginocchio,una botta tremenda. Il portiere inglese è costretto a lasciare il campo in barella, sostituito da Harvey.

Due minuti dopo la palla viene rigiocata dal Celtic largo a destra su Johnstone, liberissimo che controlla in corsa, entra in area e serve all’indietro per l’accorrente Murdoch che di prima indovina un rasoterra a fil di palo.
Un boato immenso saluta il vantaggio dei padroni di casa. Per il Leeds è il colpo definitivo, ma si continua a giocare: se è vero che la qualificazione è andata, rimane pur sempre la partita in corso da poter rimediare, che infatti non si spegne.
Hughes si invola verso la porta inglese, ma la conclusione è troppo precipitosa e finisce abbondantemente fuori. Il Leeds prova a reagire, Jack Charlton si proietta all’offensiva ad ogni contrattacco. Clarke si avventa quindi su un lungo rilancio, entra in area e serve Giles al limite dell’area piccola che viene fermato in off-side.
Sull’altro fronte, una punizione di Auld, atterrato da Bremener, finisce alta sopra la traversa.
Poi una buona combinazione tra Clarke e Jones, libera Giles sull’out destro, lo affronta Williams che ribatte il tiro, ma ancora una volta l’azione è fermata per off-side.
Con l’andare dei minuti e l’avvicinarsi del fischio finale, le azioni del Leeds si fanno frenetiche, a scapito della lucidità. Il Celtic mantiene un controllo più ragionato, grazie all’impareggiabile Auld che orchestra la manovra bianco verde dettandone tempi e schemi.
Al 71’ Bates rimpiazza uno spento Lorimer tra le file inglesi, mentre Bremner viene spostato avanti come attaccante aggiunto, ma le occasioni scareseggiano e le lancette avanzano inesorabilmente.
All’89 proprio Bremner, servito da Gray al limite, si gira e va al tiro: Williams blocca e rilancia in avanti per Hughes sulla sinistra, Hughes lascia sul posto il bieco Hunter e effettua un tiro a giro che scavalca Harvey, Madley, ben appostato, respinge. E’ l’ultimo sussulto di una grande serata di calcio.
I giocatori si scambiano le maglie al fischio finale, il Celtic si concede un giro d’onore tra il tripudio assordante della folla che tributa il giusto trionfo. Gli scagnozzi di Revie rientrano mestamente negli spogliatoi a testa bassa, i loro sogni di gloria europea definitivamente infranti.

Il Celtic va meritatamente in finale.

Auld, migliore in campo, commenta a caldo “Abbiamo dimostrato di essere migliori del tanto celebrato Leeds. Ci davano per spacciati, ma abbiamo dominato e vinto entrambi gli incontri”.
Vero.
Una grande affermazione in una serata di autentica gloria per il Celtic, e tutto il calcio scozzese, al cospetto di un pubblico di dimensioni oceaniche, un record che resiste inattaccabile: la partita che ha avuto più spettatori in una Coppa Europea.
Secondo i miei personali parametri, la più grande partita di calcio mai giocata a livello di club.

Di tutt’altro avviso le avanguardie olandesi del Feyenoord , agli ordini del generale austriaco e grande maestro del gioco Happell, che, in avanscoperta di un anno sulla valanga arancione che investirà il calcio europeo e mondiale nei successivi 5/6 anni e per nulla impressionati dalla notte di Glasgow, impartiranno una severa lezione, ben più netta di quanto non dica il 2-1 finale, agli uomini di Stein nella finale di S.Siro, aggiudicandosi la Coppa dei Campioni edizione 1969/70.

Postilla a margine: ho notato che Gary Sprake scese in campo quella sera in maglia grigia, strano in un epoca nella quale le maglie dei portieri inglesi erano verdi per regolamento. Dopo veloce approfondimento ho notato che indossava la maglia della nazionale italiana, originale.
Che fosse la maglia di Albertosi scambiata l’anno prima a Roma in occasione di Italia 4-1 Galles? Se così fosse sarebbe davvero un gran bel gesto da vero appassionato.
Harvey, che lo sostituirà scenderà poi in campo con una maglia blu scura, segno che ciascuno dei due portieri provvide in proprio alle proprie maglie (calzoncini e calzettoni erano uguali a quelli degli altri dieci).
Stranezza figlia di tempi nei quali vi era una rilassatezza di fondo nel percepire le cose legate al calcio ormai andata perduta .

Glasgow, Hampden Park - 15 Aprile 1970
Celtic 2-1 Leeds United
Coppa dei Campioni – Semifinale, Ritorno

Celtic: Williams, Hay, Gemmell, Murdoch, McNeill, Brogan, Johnstone, Connelly, Hughes, Auld, Lennox
Leeds United: Sprake (Harvey), Madeley, Cooper, Bremner, Charlton, Hunter, Lorimer (Bates), Clarke, Jones, Giles, Gray
Arbitro: G. Schulenburg (Germania Ovest)
Marcatori: 14’ Bremner (L); 47’ Hughes (C); 51’ Murdoch (C)
Spettatori: 136.505

martedì, ottobre 03, 2017

Il possesso della musica fisica nell'era dello streaming



Riprendo da un articolo del giornalista e scrittore LUCA CASTELLI che consiglio di leggere qui: https://www.lemacchinevolanti.it/approfondimenti/loblio-di-lucio-battisti-nellera-dello-streaming un passaggio molto interessante.

Uno dei ruoli più sottovalutati del disco, inteso come prodotto fisico in vinile, cd o audiocassetta, è la garanzia di una certa conservazione nel tempo del suo contenuto.
Acquistando un oggetto tangibile, riponendolo nelle proprie discoteche, trasferendolo a fratelli minori, nipoti o figli o rivendendolo sul mercato dell'usato, l'ascoltatore/consumatore del Novecento ha contribuito direttamente, seppur in modo silenzioso e spesso inconsapevole, a far sì che la memoria della musica non fosse affidata solo ai detentori dei diritti sulla sua riproduzione.

L'ascoltatore ha rinunciato a qualsiasi diritto di proprietà sulla musica. Di conseguenza, ha anche rinunciato al suo ruolo di custode della memoria musicale.

Condividendo le proprie collezioni su Internet, dopo averle convertite dai supporti fisici al formato MP3, gli utenti hanno riportato alla luce collettiva migliaia di dischi oscuri, difficilmente reperibili nei negozi, finiti fuori catalogo o addirittura mai pubblicati ufficialmente (bootleg, demo, registrazioni di concerti).
Opere destinate all'oblio – spesso solo per aver esaurito la propria vita commerciale o esser finite in qualche disputa legata al diritto d'autore – salvate, liberate e moltiplicate grazie alla presenza di copie fisiche nelle case dei singoli ascoltatori.

lunedì, ottobre 02, 2017

Intervista a Mauro Ermanno Giovanardi


Foto Paolo Soriani

Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI e Michele MEZZALA Bitossi, IACAMPO, FIVE FACES, Geno De Angelis dei JANE J's CLAN, Stefano Ghittoni dei DINING ROOMS, ANTONIO GRAMENTIERI dei SACRI CUORI, CLAUDIO FUCCI, direttore e responsabile della case editrice VOLOLIBERO, a MILO SCAGLIONI, a MICHELE GAZICH, GIANNI MIRAGLIA, Alexander Karl Gold, Matthew Berth dei G91 e Ratlock,e ai NO STRANGE, spazio a MAURO ERMANNO GIOVANARDI.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

INTERVISTA e RECENSIONE per gentile concessione di CLASSIC ROCK

Mauro Ermanno Giovanardi è un artista di lunga esperienza, passato in mezzo a cambiamenti di ogni tipo e ad epoche diverse.
Ci si incontra sempre con piacere, memori del primo concerto che facemmo insieme nel lontano 1983, io con i Not Moving, lui con gli Unknown Scream.
Oggi, nella giornata milanese più afosa dell'anno, parliamo del suo nuovo importante progetto, LA MIA GENERAZIONE, album dedicato ad una serie di cover di brani italiani degli 90.

La domanda più ovvia ma obbligata è sul criterio delle scelte e se erano tutti informati del tuo progetto.

La cosa più importante è stata trovare brani di cui fare una versione che potesse diventare veramente mia e il cui testo, ad esempio, fosse aderente alla mia concezione musicale. Ho scelto tra tanti brani, a volte con fatica, ho pensato ad ospiti vari ma non volevo che diventasse un album di duetti, per cui mi sono limitato a cinque.
Alcuni ovviamente sapevano delle mie scelte, altri avranno una sorpresa.

Immagino non sia stato facile accorpare un repertorio così vario in un unico filo conduttore.

E' stato probabilmente il lavoro più impegnativo e pericoloso che abbia mai fatto.
Il repertorio è molto eterogeneo e ho dovuto ricondurlo ad un unico sound.
E' molto meno rischioso fare un tuo pezzo che riprenderne certi che hanno un carattere talmente definito che è quasi impossibile riuscire a dargli una nuova veste. Abbiamo incominciato con dieci giorni di provini, per capire come sistemare al meglio i brani, poi oltre tre mesi di registrazione e mix.
Anche se le basi sono state molto minimali, batteria, chitarra acustica, pianoforte. Il lavoro successivo è stato invece certosino, in studio sono un vero rompicazzo.
Ho voluto fare un disco solista ma in cui fosse coinvolta tutta la band. Ogni giorno 12 ore filate di registrazione. In genere in ogni disco faccio dieci take di ogni brano, questa volta solo cinque con qualche correzione. Tanto lavoro ma alla fine è stato tutto molto spontaneo.

Conosciamo l'importanza dei decenni precedenti.
Quanto sono stati decisivi gli anni 90 nella scena musicale italiana ?


Gli anni 90 sono stati il momento in cui anche la discografia ufficiale si è accorta che c'era una scena viva e seguita da un sacco di persone.
Ad esempio la Warner prese sotto contratto noi e i Massimo Volume. Il momento in cui noi, come Carnival of fools ci siamo ritrovati a suonare davanti a 200 persone e sei mesi dopo con i La Crus al concerto del 1° maggio davanti a 600.000, il momento in cui facemmo 120 concerti in un anno ovvero stare lontani da casa 200 giorni, e poi SanRemo, un sacco di dischi venduti, un sacco di gente ai concerti. I gruppi incominciarono a capire che bisognava cantare in italiano o addirittura in dialetto, perché divenne importante farsi capire da chi era sotto il palco ed essere più diretti.
La gente fu coinvolta e nacque così una scena ampia e eterogenea, dove venivano coperti tutti i generi.
In pochi mesi tutte le etichette, piccole o grandi, si aprirono a questi suoni e linguaggi.

E i tuoi anni 90 ?

E' stato un momento bellissimo. Pensa che con la nostra etichetta, Vox Pop, realizzammo più di 100 dischi in catalogo. C'era interesse, partecipazione, la gente ascoltava, comprava, veniva ai concerti.

La musica attuale sarà ricordata in futuro, omaggiata, coverizzata ?

La scena hip hop rap non mi affascina molto, anche se potrei dire che sono loro i nuovi cantautori.
Pensa a Frank Sinatra che diceva che Elvis sarebbe sparito nel giro di qualche mese. Forse è troppo presto per capire e giudicare. Della scena indie c'è poco che mi interessa, molto poco. Le ultime cose che mi sono sembrate molto belle sono state Motta e Brunori.



Mauro Ermanno Giovanardi
La mia generazione


Rendere omaggio ad un genere, un artista, un album, un'epoca in un disco non è certo cosa nuova.
Pressochè inedita è però l'idea che ha avuto Mauro Ermanno Giovanardi nell' addentrarsi in un'epoca non ancora bene esplorata come gli anni 90 italiani, il momento in cui la cosiddetta “nuova scena rock” nostrana, dopo un'incerta e caotica partenza, prese a germogliare ed esplose, arrivando anche in alto nelle classifiche con gruppi come CSI, Afterhours, Mau Mau, Bluvertigo, La Crus tra gli altri.
Giovanardi già membro dei Carnival of Fools e dei citati La Crus, interprete di una carriera solista ricca di soddisfazioni, in equilibrio tra canzone d'autore e sonorità blues, riprende tredici brani dell'epoca, li fa suoi, riarrangiandoli completamente, dando loro i contorni di piccoli classici (talvolta dimenticati).
Valgano per tutti “Baby Dull” degli Ustmamò cantata con Rachele Bastrenghi dei Baustelle (uno dei cinque ospiti con Manuel Agnelli, Emidio Clementi dei Massimo Volume, Samuel e Cristiano Godano dei Marlene Kuntz), “Uomini” dei Ritmo Tribale che rivive con un incedere pulsante quasi Motown o “Forma e Sostanza” dei CSI.
Il disco è notevole, molto curato, vario e composito ed esalta la bellezza compositiva di molti episodi, l'inconfondibile, profonda, voce di Giovanardi è il valore aggiunto.
Tra i migliori album italiani dell'anno.

domenica, ottobre 01, 2017

Luigi Del Bianco e il Monte Rushmore



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Il Monte Rushmore in Dakota del Sud raffigura quattro presidenti degli Stati Uniti d'America.
In un massiccio di granito scolpito a partire dal 1927 e terminato nel 1941 i visitatori possono osservare le facce di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.

Tra i principali autori di quei volti c'era l'italiano Luigi Del Bianco, nominato dal responsabile del progetto, Gutzon Borglum, c capo-esecutore. I lavori durarono dal 1933 al 1941.
Luigi Del Bianco fu il solo che si occupò personalmente dell'occhio sinistro del volto di Abraham Lincoln nonché dei lineamenti del volto di Thomas Jefferson.

Dopo aver partecipato a numerosi altri lavori scultorei e aver fatto anche ritorno in Italia, Del Bianco morì a New York, nel 1969, a causa della silicosi.
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