lunedì, gennaio 23, 2012

David Bowie






Ho già parlato di un po’ dei miei artisti preferiti: Doors (21 ottobre 2011) Redskins (5 ottobre 2011), Undertones (25 ottobre 2010), Dungen (8 settembre 2010), Bob Dylan (17 giugno 2010), Supergrass (13 aprile 2010), Iggy Pop (17 marzo 2010), Secret Affair (11 novembre 2009), Kinks (15 settembre 2009) The X (24 giugno 2009), Area (11 giugno 2009),Statuto (3 aprile 2009) ,Clash (13 marzo 2009) Small Faces (6 feb 2009), Rolling Stones (23 genn 2009) De Andrè (8 genn 09) Beatles (9 dic 08), Graham Day (27 ott 08), Oasis (7 ott 08), Paul Weller (27 mag 08) Prisoners (6 giu 06), , Ruts (23 sett 06), Who (22 mag 06), Monkees (28 giu 06).

Artista a 360 gradi tra i principali protagonisti della musica contemporanea DAVID BOWIE ne ha esplorato ogni meandro sperimentando, rivoluzionando, mettendosi in costante discussione.
Uno dei pochi che lo ha potuto fare mantenendo una totale credibilità.
Ha consegnato alla storia almeno tre/quattro capolavori e un’altra serie di interessantissimi album di altissimo livello.
Fino al lento declino e alla dignitosa forza di ritirarsi e non pubblicare più nulla (da quasi 10 anni).


Tra il 1963 e il 1967 David Bowie è stato piuttosto attivo, anche in ambito discografico, con una serie di bands vicine alla scena mod (di cui era parte): KingBees, Manish Boys, Lowerd Third, The Buzz, Riot Squad oltre a Kon Rads, Hooker Brothers tutte più o meno protagoniste di un buon ma anonimo rythm and blues bianco e beat.

David Bowie (1967) 5
Un esordio acerbo e traballante tra occhiate vaudeville psichedeliche (“Uncle Arthur”), qualche brano pop, ballate bizzarre con fiati e archi (“Rubber band”), molti episodi trascurabili.

Space Oddity (1969) 6
La famosa “Space oddity” indirizza meglio l’ispirazione e l’immagine di Bowie più “onirica” e “spaziale”, con ottimi inserti psych (l’ottima ballad “Janine”) in chiave decisamente beatlesiana (l’epico finale di "Memory of a free festival”) e virate folk rock.
L’album era intitolato come il primo “David Bowie” ma fu ristampato con questo titolo nel 72.

Man who sold the world (1971) 8
Il primo album importante di Bowie e tra i migliori della carriera.
Apre all’immagine “ambigua” e ad un hard rock pre glam (volutamente ispirato dall’amore di David per i Cream) anche se non mancano ballate acustico di sapore decadente ed episodi di sapore teatrale (“Running Gun Blues”) e dagli accenni lirici (“Saviour Machine”) che si sovrappongono a ritmiche e riff duri e diretti.
Un album di rara personalità ed unico nel suo genere in quegli anni.

Hunky Dory (1971) 7
Un nuovo gioiello in cui la personalità di Bowie esplode in tutta la sua caleidoscopica varietà.
Abbandonato l’hard rock (anche se rimane evidente nel “minor hit” “Queen bitch” dai tratti proto punk) è il pianoforte a dominare omaggi espliciti a Andy Warhol, Bob Dylan ma anche a sbarazzini e agrodolci brani vaudeville come “Kooks” o “Fill your heart”. Ottimo anche se non pienamente definito.

Ziggy Stardust (1972) 10
Il capolavoro assoluto.
Un concept senza passi falsi, perfetto nell’equilibrare una vena compositiva al suo apice, suoni duri e hard con liricità, epica, poetica, passaggi quasi sinfonici, ironici, drammatici, energici.
Capolavoro, tra i migliori album in assoluto della storia del rock e di enorme influenza su generazioni di artisti.

Alladin Sane (1973) 7
Spesso considerato una prosecuzione di “Ziggy Stardust” appare in realtà come un’opera ben distinta. Bowie la definì come “un Ziggy in America” (a cui spesso si riferisce nei testi e anche nei riferimenti musicali).
“Alladin Sane” è più rilassato e meno drammatico dei predecessori, non risparmia omaggi al glam (“Jean Genie” , “Panic in Detroit”, “Watch that man”, “Cracked actor”) seppur filtrato da mille influenze ma si avvale anche di stupende ballate (la title track su tutte).Ottimo.

Pin Ups (1973) 6
Divertente, non sempre ispirato ma ce ne vorrebbero di album di cover del genere.
David omaggia il suo recente passato beat coverizzando Who, Pretty Things, Kinks, Pink Floyd e tanti altri minori. Carino.

Diamond Dogs (1974) 7
Pretenzioso concept (ispirato a 1984 di Orwell), famoso anche per la controversa copertina con Bowie raffigurato metà uomo e metà cane, mantiene alte le quotazioni e la creatività ma pur essendo considerato tra i suoi lavori più significativi non convince a pieno, in bilico tra il classico glam d’epoca (la title track, la famosissima “Rebel rebel”) e riferimenti al recente passato di Ziggy (la teatrale “Sweet thing”) anche se introduce il sorprendente omaggio al funk soul di “1984”.

David Live (1974) 8
Stupendo doppio live che raccoglie una ventina di brani dei lavori più recenti splendidamente riarrangiati in chiave più soul e black (ascoltare ad esempio “Rebel rebel” o la sorprendente pur se accademica cover del classico soul “Knock on wood” di Eddie Floyd e di “Here today gone tomorrow” degli Ohio Players). C’è anche la bellissima “All the young dudes” donata ai Mott the Hoople. Il miglior live di Bowie.

Young Americans (1975) 6
Abbracciati i nuovi suoni easy funk americani Bowie ci si butta a capofitto, sterzando bruscamente rotta (pur se già esplicitamente indicata nel live dell’anno precedente).
Compone con Lennon il funk “Fame” e ne rifà l’ “Across the universe” beatlesiana in una versione enfatica e poco convincente (in entrambi suona e canta John) e riempie di soul, blackness e soul tutto il resto.
Plastic soul lo definirà lui stesso. Esatto.

Station to Station (1976) 6.5
Si ritrova immerso in un periodo di grave assuefazione alla cocaina, pervaso da fantasmi (dalla magia al nazismo) di ogni tipo e, si mormora, tra la vita e la morte sia psichica che fisica.
In questo contesto partorisce un album controverso e discusso in cui abbandona le suggestioni black americane, torna in Europa e si innamora del sound elettronico e “cosmico” tedesco (Kraftwerk, Tangerine Dream, Neu, Can) che incomincia, solo a tratti, a trasparire. “Station to station” è il prologo della famosa trilogia berlinese.
I retaggi del recente passato glam (“Station to station”) e di quello funk (la hit “Golden years” o l’incedere ritmico di “Stay”) sono però ancora evidenti anche se si mischiano ai nuovi gusti.
Un lavoro transitorio, non definito, da alcuni amatissimo da altri molto criticato.

Low (1977) 7
Esce nel gennaio del 1977 e segna l’inizio di quella che è stata definita la “Trilogia Berlinese” (e che comprende anche la produzione e composizione dei due album della “rinascita “ di Iggy Pop “The idiot” e “Lust for life”. Registato in realtà in Francia e solo mixato a Berlino Ovest , segna l’inizio della collaborazione di Brian Eno, la cui impronta è determinante in tutta la “Trilogia”.
L’album è algido, duro, assume toni apocalittici (“Warszawa”, gli strumentali “Art Decade” e “Subterraneans”), fortemente sperimentali (“Weeping Wall”), quasi caotici (“What in the world”), riesce a trovare il successo commerciale con la più accessibile “Sound and vision” e momenti meno claustrofobici (l’intro strumentale di “Speed of life” , “Be my wife”, “A new career“, l’ispirata “Always crashing in the same car”).
Accolto con diffidenza e non molto favorevolmente dalla critica, troverà il successo del pubblico e dei fans.

Heroes (1977) 9
10 mesi dopo, nell’ottobre del 1977 è la volta di “Heroes”, uno dei capolavori di Bowie e dell’intera storia del rock.
Interamente registrato a Berlino, più accessibile, meglio definito, meno sperimentale di “Low”, con Eno ancora più determinante ed equilibrato, regala in apertura lo stupendo glam/new wave di “Beauty and the beast” e il rock sporcato di kraut wave di “Join the lion”, brani nervosi e tirati.
La chitarra di Robert Fripp dei King Crimson, i synth di Eno e l’incredibile interpretazione vocale di Bowie sono le colonne portanti di uno dei brani più celebri della storia, “Heroes”, canzone iconica che meglio di ogni altra può rappresentare quei luoghi, quelle atmosfere in quel periodo.
Più convenzionali “Sons of the silent age” e “Blackout” introducono all’omaggio ai Kraftwerk di “V-2 Schneider”, alle catartiche atmosfere strumentali di “Sense of doubt” , “Moss garden” e “Neukoln”.
Chiude l’ironica e stramba “The secret life of Arabia” e riporta l’album in binari meno sperimentali.

Lodger (1979) 7
E’ del maggio 1979 “Lodger”, il terzo atto della “Trilogia” per quanto registrato in realtà tra New York e Svizzera e palesemente lontano dalle atmosfere dei due precedenti lavori.
Il tono è sicuramente più leggero e pop, ci sono incursioni pionieristiche nella world music (il reggae orientaleggiante “Yassasin” , “African night flight” , brani immediati, nessun strumentale), qualche residuo “berlinese” (“Red sails”) ma soprattutto brani destinati a diventare piccoli classici come “DJ” , “Boys keep swinging”, “Don’t look back in anger”.
A chiudere l’ossessiva “Repetition” e “Red money” originariamente apparsa nell’album di Iggy Pop “The idiot” con il titolo di ”Sister midnight”

Scary monsters (1980) 7
Forse non sbaglia chi lo definisce l’ “ultimo grande album di Bowie”.
Dopo l’esperienza con Eno riesce ad andare addirittura più in là riuscendo a fondere sperimentazione con melodia, personalità, credibilità soprattutto nello spiazzare e seppellire in creatività, stile e classe buona parte del post punk e della new wave a lui contemporanea. Classico ed innovatore allo stesso tempo.
“Scary monsters” è a tratti più ostico e ruvido dei precedenti (la title track nè è un esempio, mentre “Teenage wildife” è una specie di “Heroes” di serie B ) ma ricalca l’equilibrio di “Lodger”.
Torna Fripp che ben si affianca a Carlos Alomar.
L’album avrà un grande successo commerciale (anche grazie al singolo “Ashes to ashes”) e rimane tra i capolavori di Bowie.

Let’s dance (1983) 6.5
Il Bowie camaleonte a tutti i costi cambia di nuovo rotta, si affida alle cure di Nile Rodgers degli Chic e si abbandona a suoni e atmosfere pop, dance, accessibili e “pulite”.
Ripesca “China girl” che compose per Iggy e “Criminal world” dei new wavers Metro, la title track sfonda le classifiche, “Cat people” (composta con Moroder) è un’altra hit.
C’è anche Steve Ray Vaughan per qualche ottimo assolo bluesy. Ma in generale lo spessore è scarso.

Tonight (1985) 5
Never let me down (1987) 4.5

Con il proposito di bissare i fasti commerciali di “Let’s dance” Bowie sceglie una strada il più possibile mainstream, filtrando addirittura con il reggae nella title track (con Tina Turner), viaggiando tra brani pop poco defniti e soprattutto evidenziando come l’album sia stato confezionato con numerosi riempitivi (dal recupero di due brani già negli album di Iggy Pop, una cover dei Beach Boys e di “I keep forgettin” un classico rythm and blues che furoreggiava nella scena mod dei 60’s).
L’ovvia professionalità e la classe non bastano a riscattare un album debole e poco significativo nonostante l’hit “Blue Jean”.
Praticamente rinnegato dallo stesso David “Never let me down” è tra i momenti meno riusciti della carriera.
Manierismo, scarsa creatività, suoni pomposi, enfatici, nessun brano da ricordare, un brano di Iggy (peraltro tra i meno interessanti della sua discografia). Da dimenticare.

Tin Machine “1” 5.5 (1989) “2” (1991) 5
Un altro cambiamento di rotta ancora più forzato del solito.
Bowie decide per la dimensione della rock band “tradizionale” tra ritmi southern blues, ballate mid tempo, ritmiche serrate, schitarrate, confezionando due album (più il prevedibile live) di cui si capisce poco il significato, l’utilità e di cui sicuramente non si sentiva la necessità.
Di per sè non malvagi ma perfettamente inutili.
Urla invece vendetta la versione rock tamarra di “Working class hero” di Lennon sul primo album !

Black tie white noise (1993) 6.5
A sei anni dall’ultimo deludente album il ritorno si tinge di ottime tinte.
Bowie ritrova classe, equilibrio e un sound distintivo che mischia passato remoto (la presenza di Mick Ronson), prossimo (Nile Rodgers) e un presente felice e di forma eccellente. C’è il funk nella title track, “Berlino” in “Jump they say” (che sembra preso da “Lodger”), un ispirato omaggio ai Cream (“I feel free”) e uno ai Walker Brothers.
Perfino qualcosa di più attuale come “I know It’s gonna happen...” di Morrisey.
L’album fu di difficile reperibilità a causa del fallimento dell’etichetta, impedendogli visibilità e buoni risultati di classifica.

The Buddha of Suburbia (1995) 6
Normalmente considerato “solamente” una colonna sonora è in realtà un vero e proprio album di Bowie che se non riluce particolarmente nella discografia è comunque degno di nota sia per l’omonimo singolo (con citazione di “Space Oddity”) che per un livello compositivo e creativo più che dignitoso, pur restando un episodio minore.

Outside (1995) 7
David ritrova Eno, compongono liberamente in studio e ne scaturisce un concept dai contenuti nebulosi ma musicalmente valido, debitore all’interesse del nostro ai Nine Inch Nails al cui martellante industrial rock questo album è stato spesso accostato.
Una prova di vitalità ritrovata e un profluvio di idee al passo (talvolta, come sempre, anche più avanti) con i tempi.
Un lavoro non facile (anche gli intermezzi che uniscono il concept non aiutano la linearità) ma di alto livello.

Earthlings (1997) 6.5
E’ la volta del drum and bass, dei Prodigy e della nuova elettronica industrial.
Bowie prova anche questa strada.
Inutile sottolineare per l’ennesima volta il livello sempre eccelso dell’approccio, all’insegna della professionalità, dello stile e della personalità. Ci sono echi di Tin Machine (“Seven years in Tibet”), tuffi nel techno funk (“Dead man walking”) mix di elettronica e riff hard rock. Dignitoso ma poco più.

Hours (1999) 6
Heathen (2002) 5
Reality (2003) 5

Prima del lungo silenzio in cui rimane ormai da tempo tre album fotografano impietosamente il declinare artistico di una carriera unica e di primaria importanza nell’ambito della musica contemporanea.
Se “Hours” regala ancora sprazzi di vitalità riportandoci talvolta ai suoni dei primi 70’s. “Heathen” e “Reality” sono capitoli di scarsa ispirazione, monotoni, prevedibili, risaputi.
Coverizza Pixies, Neil Young, George Harrison e Modern Lovers, si avvale della consueta capacità di rivestire i brani di eleganza e fascino ma non basta.
Non più.

26 commenti:

  1. L'ho seguito ed amato fino a Let's Dance.
    I miei preferiti: Hunky Dory, Scary Monsters e Heroes.

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  2. Purtroppo dopo c'è poco, a parte "Outside" che merita ancora

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  3. D'accordo più o meno su tutto. Avrei dato qualche voto in più a certi dischi... ma mi rendo conto che sono giudizi molto legati alla mia storia. Io adoro "low", per esempio, molto più di "heroes" ed avrei invertito i voti. Lo stesso avrei fatto con "Let's Dance" e "Tonight". Quest'ultimo era stato accolto malissimo all'epoca (anche da me) ma risentendolo oggi è sicuramente un buon album. "Loving the alien" e "Blue Jean" valgono, da sole, molto più dell'intero "Let's Dance". Io però ho una specie di idiosincrasia per Stevie Ray Vaughan. Non ho mai sopportato la sua chitarra. Trovo che "Let's Dance" (la canzone) sia carina ma inutilmente lunga. Penso che "Cat People" sia migliore nella versione del singolo prodotto da Moroder. Salvo "China Girl" e "Criminal World", che sono ottime ma... pur sempre due cover. Velo pietoso per "Ricochet" e "Shake it".
    "Tonight" invece è di base migliore, prodotto meglio, senza gli eccessi di Nile Rodgers e Stevie R.Vaughan. Ci sono un paio di orriri anche lì (la cover dei Beach Boys è da denunca!) ma, secondo me, si tratta di un disco molto più riuscito del precedente.
    Ma si sa... con Bowie ognuno ha la possibilità di avere un periodo e un album preferito. Il mio, ad esempio è LOW... ma se devo scegliere un pezzo, sono in crisi, mi tocca un ex-aequo: Starman e Life on Mars!
    :-)

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  4. Io ho sempre MAL SOPPORTATO Bowie "ai tempi".
    Mi piacevano "Ziggy", "The man" , "Heroes" e poco altro.

    Poi ho incominciato a riascoltarlo a "mente fredda" e a riscoprire un sacco di belle cose (il brano Alladin Sane stupendo ! ad esempio).
    A me quell oche piace di più è probabilmente "Lodger".
    Ma "Heroes" lo trovo assolutamente completo.

    Ma come giustamente dici tu, Bowie è soggettivo.

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  5. Anch' io c' ho messo una vita per farmelo piacere: un po' perchè sembrava troppo commerciale, poi mettici il condizionamento 'alternative', il punk, un po' perchè mi sembrava 'costruito' e 'furbettto' (e lo è, ma si può essere grandi personaggi ugualmente, soprattutto quando si tratta di pop-art).

    Mi piacciono "Rise and fall of Ziggy Stardust" e "Heroes". Anche "Low", un po' meno "Lodger". La roba degli 80's mi fa cagare, letteralmente. Il resto conosco pochissimo ma ne sono felice...

    Verissimo: o lo ami o lo odi, in genere.

    AndBot

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  6. Nella "roba degli 80's " ci sono un sacco di grandi cose, non scherziamo

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  7. Negli 80's Scary Monsters è un gran bell'album.
    Let's dance un po' meno ma è interessante in molte sue parti.
    Il resto da dimenticare

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  8. No, ma non scherzo! Mi fanno cagare sul serio!

    De gustibus, gente, de gustibus...

    A me, probabilmente, garbano dischi ben peggiori.

    AndBot

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  9. io non lo amo ma non lo odio.... pre-Heroes avevo solo la solita raccolta di ordinanza, e molti pezzi mi piacevano davvero.... Heroes fa parte della mia dieta musicale di allora, ma ho sempre malcagato le parti strumentali piu' cupe, ancora adesso il pensare a Heroes mi da quella sensazione ansiotica di insofferenza e grigiore, comunque mi piaceva.... Let's dance rappresenta il contraltare, colonna sonora di un colorato 1983, penso che lo ascolterei ancora adesso volentieri.... post Let's dance il buio completo, nel senso che non credo di aver ascoltato altro, a parte video e brani radiofonici.

    Se poi venite a casa mia a mi chiedete di suonare qualcosa di Bowie mi sa che l'unica cosa che ho "fisicamente" di suo in archivio è una raccolta recente di brani dei 60s con le sue varie formazioni r'n'b...

    la cosa che mi fa sorridere da welleriano e che adesso che il Paolino si tira le pippe su quegli album berlinesi tutti i Modfatherfans stanno scrivendo nei vari forums maquantebbellobbowie... ;O)

    Have a nice day F

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  10. Tra l'altro Paolino ha scassato la minchia che "Wake up the nation" era ispirato dalla Trilogia ma io ci sento molto poco.
    Di Bowie ho sempre amato Ziggy e Heroes, il resto trascurato un po' ma lo "odiavo" nei primi 80's quando tutti i new wavers se la tiravano con Bowie di qui e Bowie di là.
    Poi la riappacificazione

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  11. Di Bowie secondo me rimarranno un grande album (Ziggy) e diversi grandi pezzi pop (Heroes, ad esempio) sparsi sui suoi album fino a "Scary Monsters". Dopo, cose normali e poco interessanti.

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  12. Anche io sono del parere di Allelimo,ma debbo confessare che non l'ho mai seguito con attenzione...
    al primo LP ,invece, darei una buona sufficienza : alcuni brani POP tipo "Karma man" sono in linea con gli umori dell'epoca e li trovo godibili.

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  13. Uno dei miei Heroes da sempre
    Anche io avrei valutato di piu' certi album ma sostanzialmente sono d'acoordo coi tuoi voti.
    Manca pero' il bel Live STAGE,che non piacque a tutti..io lo adoro.
    C

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  14. Riconosco il grande artista, per genio e sensibilità, metamorfosi creativa, una sorta di araba fenice della scena pop.
    Mai avuto un disco o una cassetta, da pivello non mi garbava il personaggio, trasformista, un po' finocchio (glam) un po' tossico (trilogia) gran manipolatore della pop music. Incantatore d'anime perse, sarà per gli occhi magnetici bicolore?? Ma quello azzurro è il destro o il sinistro, non si capisce dalle foto?? Ahahaha

    Ha scritto delle canzoni immense, è indubbio che sia tra i giganti del POP ...poi a me piaceva anche "Under Pressure"

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  15. tra gli ultimi pezzi mi piace molto Thursday Child,da Hours..
    C

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  16. Cris non è male hascish to hascish

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  17. Uno che mi e' sempre stato abbastanza sui coglioni. However ho il vinile di Scary Monsters preso a 14 anni ma fuori dal singolo il resto mi dice poco, difatti, il greatest hits per me e' sufficiente.
    Not my cup of tea

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  18. Un piccolo anneddoto riguardante Bowie & Paul Weller:per diversi anni c'e'stata una piccola diatriba tra loro due,Paul Weller aveva definito la musica di Bowie "PISH"..ultimamente Mr.Weller e'diventato padre e ha deciso di chiamare suo figlio "Bowie",e tra l'altro nel corso di un'intervista a una rivista inglese ha ammesso che "Low"e'sempre stato uno dei suoi albums preferiti.Bowie ha letto l'intervista e ha mandato a Weller una sua foto scattata negli anni sessanta,con dedica "Dear Paul,thank you,can I have my hairstyle back please?" Genius!

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  19. Scusate il ritardo:

    Singoli antecedenti al primo album (1964-66) - 9
    David Bowie (1967)- 8.5
    Space Oddity (1969)- 9
    Man who sold the world (1971)- 7
    Hunky Dory (1971)- 8.5
    Ziggy Stardust (1972)- 8.5
    Alladin Sane (1973)- 8
    Pin Ups (1973)- 8
    Diamond Dogs (1974)- 7
    David Live (1974)-6 1/2
    Young Americans (1975)- 8
    Station to Station (1976)- 5
    Low (1977) - 6
    Heroes (1977)- 6
    Lodger (1979) - 6
    Scary monsters (1980) - 6
    Let’s dance (1983) - 6
    Tonight (1985) - 5
    Never let me down (1987) - 4
    Tin Machine “1” 5.5 (1989) “2” (1991) - n.c.
    Black tie white noise (1993) - n.c.
    The Buddha of Suburbia (1995)- n.c.
    Outside (1995)- 4
    Earthlings (1997)- 5
    Hours (1999)- 4
    Heathen (2002)- 5
    Reality (2003)- 5

    Cheers!

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    1. scusami non capisco la tua metrica di giudizio, per quanto mi riguarda trovo immeritevole che outside faccia il paio con hours o ancor peggio never let me down, e station to station sia equiparabile con reality! addirittura!

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  20. Ti piace il primo Bowie ?? :))

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  21. Intendi dire il Bowie Mod? YESSSSSS (ha ha ha, lo sai che sono un fondamentalista). Conosci l'aneddoto sul provino alla Apple nel 1968? Non si sa bene chi prese la decisione ma venne scartato. Ciao Boss.

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  22. scusa, pardon.....aladdin sane! non alladin! per il resto penso che ogni album di bowie meriti di essere descritto meno approsimativamente. limiti di tempo spazio voglia comunque sono comprensibili. non sono daccordo al 100 con diamond dogs e l'attinenza con il glam del periodo, che pur permea l'album che però si sviluppa attraverso una ricerca continua di nuove sintassi compositive. bello nella sua interezza anche se incespica su quella rebel rebel effettivamente troppo conforme ma poi ci sono pezzi come "we're the dead" che comunque rimangono delle rarità eccelse di tutto il panorama musicale pre e post 70 e da sole valgono l'interezza dell'album, e perdonano la hit ruffiana, non fosse solo per il gusto eclettico, inedito e sperimentale che le caratterizza, rendendole direi, piu uniche che rare. per non parlare di Sweet Thing / Candidate / Sweet Thing (reprise) o la spiazzante per i tempi, chant of the ever circling skeletal family! disco fantastico!

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  23. fa il paio con il the lodger! altro disco di Bowie dove consuetudine e linearità non sono certo a casa loro.

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