sabato, maggio 28, 2011

Addio a Gil Scott Heron



Addio a GIL SCOTT HERON uno dei più importanti, veri, puri, sinceri rappresentanti della Black Music.

Lascia alle spalle una vita disastrata e impossibile.
Ma soprattutto una serie di capolavori suggellata dall'ultimo stupendo, immenso "I'm new here".
Mi mancherai molto, Gil.

Small Talk At 125th And Lenox (Flying Dutchman) 1970 8
Un esordio fulminante , crudo, brutale, violento, esplosivo, politicamente scorretto e diretto, fastidioso, urticante.
Strumentazione essenziale, stile minimale, scarno, scheletrico: congas e voce.

Pieces of a man (Flying Dutchman) 1971 9
un lavoro intensissimo, profondo, sincero, crudo, ma allo stesso tempo raffinatissimo, abbraccia un’ampia gamma del black sound, dal proto rap, al soul jazz, jazz blues, pop funk.

Free Will (Flying Dutchman) 1972 6.5
Un album incerto e transitorio, soul jazz e soft soul sulla A side, brani anfetaminici e minimali, duri e diretti, ma a cui mancano freschezza e spontaneità e che sprofondano spesso in un mood molto dark, cattivo e pessimista sula lato B.

Winter in America (Strata East) 1974 9
Un progetto ambizioso che cerca e riesce perfettamente a catturare il mood sociale e musicale di quei giorni, mischiando liriche mature, profonde, accurate con un sound che partendo dal jazz assorbe blues, funk, soul. Capolavoro.

The First Minute of a new day (Arista) 1975 7
Prosegue il mood artistico e sonoro del precedente lavoro, arricchito da una maggiore cura negli arrangiamenti e influenze di più ampio respiro. Una musica sempre più “totale”.

From South Africa to South Carolina (Arista) 1976 6.5
Un album sostanzialmente difficile e che rimane tra gli episodi meno conosciuti e apprezzati della sua carriera, nonostante il traino del singolo “Johannesburg”.

It’s your world (Arista) 1976 6.5
Un doppio album che racchiude in toto il mondo di Gil, un perfetto quanto caoticamente ordinato mix di politica, jazz, fusion, blackness, soul, lirismo, ottimismo, rabbia, funk, blues.

Bridges (Arista) 1977 6.5
Composto “on the road” durante gli ormai interminabili tour con la Midnight Band.
Il livello è comunque alto, c’è voglia di sperimentare qualcosa di nuovo pur mantenendo inalterate le fondamenta del sound tipicamente soul funk jazz.

Secrets (Arista) 1978 6
Introduce pesantemente nel sound l’uso dei sintetizzatori e di ritmiche che abbandonano il funk più scuro e grezzo a favore di un avvicinamento alla disco americana e a certo Philly sound più fruibile.

1980 (Arista) 1980 6
Transitorio dove anche i testi non marchiano a fuoco come di consueto le caustiche strofe o i sarcastici ritornelli.
Appaiono stanchezza e indecisione tra una visione più introspettiva e uno sguardo alla lotta.

Real Eyes (Arista) 1980 6
Consueta, sapiente, anche se talvolta leggermente forzata, miscela di blues, funk e soul.

Reflections (Arista) 1981 6.5
Reggae, funk soul, ottime songs, ma non il meglio di Gil.

Moving Target (Arista) 1982 5
Probabilmente il lavoro meno ispirato della carriera, una prosecuzione del mood funk jazz di “Reflections” con un sapore manieristico che mai era apparso nei suoi precedenti album.

Spirits (TVT Records) 1994 7
Qualitativamente molto buono, le atmosfere dell’album risentono dell’impronta hip hop anche se è il sound jazz fusion a farla da padrone.

I’m new here (XL Recordings) 2010 10
“I’m new here” è uno stupendo album di blues moderno, difficile, duro e crudo, ma di un fascino assolutamente unico.

10 commenti:

  1. Piano piano se ne vanno tutti
    e ci lasciano solo la fuffa.
    RIP

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  2. ustia. RIP.
    Marco MODS Trieste

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  3. 'azz Tony! ci rimango male, cos'è capitato.

    Gli auguro di aver finito coi tormenti

    A.G.

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  4. cazzo tony..proprio oggi che riesco ad entrare nel blog!
    che notizia triste
    Un Padre
    Che la terra ti sia lieve Gil
    C

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  5. Gil è morto a causa di Gil....una terra che non gli è mai stata lieve ma a cui lui ha dato davvero tanto.
    Grandissimo Gil

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  6. --CASULA: Judge Dread "Big 6"

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