venerdì, luglio 26, 2013

Ringo Starr - Stop and smell the roses



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI, ovvero quei dischi che mai e poi mai riterremmo degni di un ascolto e che invece , a quanto pare, così male non sono...

RINGO STARR, dopo i Beatles ha avuto un attimo di notorietà artistica con lo splendido 45 giri "It don't come easy" e con il riuscito album "Ringo per poi essere relegato a ruolo di macchietta, indegno di considerazione da critica e pubblico (con l'eccezione dei fans incalliti).

Eppure non tutto è così negativo, a partire da "Stop and smell the roses" del 1981.

La crisi creativa ma soprattutto commerciale dei precedenti lavori e la conseguente cancellazione del contratto discografico con la Polydor, aveva lasciato per un po’ Ringo lontano dagli studi di registrazione.
In cui torna a metà del 1980 per un nuovo lavoro in cui ritorna ad affidarsi all'aiuto dei vecchi amici Paul e George oltre a Stephen Stills e Ron Wood.
Venne pianificata anche una session di registrazione per il gennaio del 1981 di due brani di John Lennon ma il destino lo portò un mese prima.
Ringo decise così di non utilizzare “Nobody told me” (che finì poi su “Milk and honey di Lennon e Yoko Ono nel 1984) e “Life begins at 40” (destinata invece al box set John Lennon Anthology” del 1998).
Originariamente intirolato “You can’t fight lighning” , “Stop and smell the roses” riporta luce sulla devastata carriera solista del nostro, grazie al pesante e decisivo intervento di Paul e George che compongono, suonano e producono.

Paul compone e suona con anche Linda gli ottimi e scanzonati “Private property” e “Attention” e produce il classico country di Carl Perkins “Sure to fall”.
Paul è anche alla batteria (Ringo alla chitarra !) nella strampalata jam session ( bonus track non compresa, fortunatamente nell’album originale) “You can’t fight lightning”.
George Harrison regala (e suona la chitarra) la convincente e riuscita “Wrack my brain” (uscita anche come singolo) e produce il classico dei 50’s “You belong to me”.
Propose a Ringo (e registrarono anche un demo) anche “All those years ago”, rifiutata perchè di tonalità inadatta alle sue capacità vocali.
Il brano divenne l’omaggio a John nell’album di George “Somewhere in England” (con lo stesso Ringo e Paul come ospiti).

E che lo spirito dei Beatles aleggi pesantemente su questo album lo testimonia la ripresa finale del singolo “Back off the boogaloo” (brano già uscito come singolo nel 1972) riarrangiato per l’occasione.
Introdotto da un frammento del suo singolo d’esordio “It don’t come easy” cita vari brani dei Beatles (da “Lady Madonna” a “Good day sushine”, da “Help” a “With a little help..”).

Il resto è ordinaria amministrazione e i contributi di Stills, Wood e Harry Nillson sono dignitosi pur se non particolarmente ispirati.
Da annotare il “manifesto” per il perfetto batterista scritto da Harry Nillson “Drumming is my madness” filastrocca dal testo elementare (quanto i brevi stacchi di batteria, condivisi con Jim Keltner, che ci ricordano che il nostro non è solo un cantante.
(Drumming is my madness/Drumming is my business / Drumming is my pleasure / Drumming makes me happy / Drumming makes me lose control / Drumming makes me rock and roll, yeah / Drumming makes me crazy / Drumming is my hobby /Drumming is a friend of mine)
L’album non risolleverà molto le sorti della carriera di Ringo ma contribuirà ad estrarlo dalle macerie e dall’oblio in cui si dibatteva da anni.
La RCA insoddisfatta dalle scarse vendita romperà il contratto poco dopo.

mercoledì, luglio 24, 2013

Jurgen Sparwasser



Uno dei calciatori più noti nell’immaginario di quelli della “mia generazione” è JURGEN SPARWASSER, mezzala della GERMANIA EST, una buona carriera con il MAGDEBURGO (tre scudetti e la Coppa delle Coppe 73/74 - 2-0 al Milan) e con la Nazionale (un bronzo alle Olimpiadi del 1972) con cui giocò 48 partite, segnando 14 gol.
Ma il suo nome rimane legato al gol che segnò alla Germania Ovest nella Coppa del Mondo 1974 ad Amburgo relegando gli avversari al secondo posto nel girone.
Sparwasser si ritirò nel 1979, scappò poi all’Ovest nel 1988 dopo una partita tra vecchie glorie.
In una recente intervista le parole, disincantate, secche e divertite di Sparwasser.

"Quel giorno al Volksparkstadion gli 8.500 tedeschi arrivati ad Amburgo con i treni dall'est e con un visto turistico che durava giusto il tempo della partita, alzarono le braccia. Per il gol sì, ma anche per tutto quello che significava. Quella rete diventò per un anno la sigla di molti programmi sportivi. E dopo la caduta del muro, per ricostruire un'identità sportiva collettiva, tutti chiedevano all'altro: dov'eri quando Sparwasser segnò?»

Anche da noi le partite venivano trasmesse in tv, tanto che a quell'ora le strade erano deserte.
La Ddr era sicura.


A proposito della vigilia

La Ddr si aspettava una disfatta. Quanti ne becchiamo?, di questo si parlava. Noi contavamo sul catenaccio, non avevamo tattica, arrivavamo al calcio come scarti di altre discipline, spesso dall'atletica.
Loro erano star internazionali.
Avevano la reggia prussiana di Beckenbauer, mentre noi eravamo solo degli onesti somari.
Non so perché, forse presi dal panico, cominciarono a buttare tutti palloni alti. Muller era piccolino, noi più grossi. E poi Beckenbauer disse quel nome: Waterloo».


E dei premi favoleggiati per la vittoria

Avevamo pattuito un premio di 2.500 marchi a giocatore se la nazionale avesse raggiunto la seconda fase.
Regali che andavano oltre, erano impensabili nella Ddr.


Sul calcio moderno televisivo

A cambiare è soprattutto la geografia dei media, la televisione è diventata predominante e insieme a lei la sofisticazione tecnologica: oggi lo spettatore viene sommerso di immagini.
Nel 1974 le riprese erano ad angolazione fissa, fatto che permetteva una netta divisione dei ruoli: giocatori, arbitri, spettatori».


Varie

Ho segnato all'ovest calciando il pallone dall'est, e poi nell'88 sono scappato al di là del muro. Chiaro che i funzionari non hanno preso bene la mia fuga: "No, Sparwasser, lui proprio no"».
Grazie al calcio è tornato il patriottismo in Germania E stavolta va bene.
E' un patriottismo buono, moderno, senza le lugubri complicità del passato.
L'identità tedesca è sofferta, si rischiava di essere definiti di destra se solo si diceva di essere tedesco. C'erano tempi in cui i giocatori della nostra nazionale davano l'aria di essere costretti a giocare per la Germania.
Quasi vergognandosi. Adesso la situazione è cambiata, sono tutti più entusiasti.
Prima se agitavi la bandiera ti davano del militarista, adesso ti prendono per tifoso. Bel passo avanti, no?»
.

Fonte: http://www.storiedicalcio.altervista.org/
Testo Emanuela Audisio

martedì, luglio 23, 2013

Paul Mc Cartney e i Ramones



Dal 20 al 28 maggio del 1960 gli allora SILVER BEATLES andarono in tour in Scozia come band di una tale Johnny Gentle, decidendo di usare degli pseudonimi.

Ricorda Paul McCartney:
Decidemmo di cambiare nome, come speso facevamo per gioco.
Io divenni Paul Ramon che mi sembra essere piuttosto esotico.
Mi ricordo le ragazze scozzesi che mi dicevano: “E’ il tuo vero nome? Grande, è francese, Ramon”.
Stuart (Sutcliffe) divenne Stuart De Stael (dal pittore), George Carl Harrison (in omaggio al suo idolo Carl Perkins) e John si fece chiamare Long John.


Nel 1974  Douglas Colvin, John Cummings, Thomas Erdelyi incontrarono Jeffry Hyman a New York a Queens e formarono una band.
Colin, grande fan di Paul McCartney decise di chiamarsi Dee Dee Ramone e convinse gli altri a scegliere come nome RAMONES e a utilizzare lo stesso pseudonimo.
Cummings diventò così Johnny Ramone, Erderly Tommy Ramone e Hyman, Joey Ramone.

Nel 1969 Paul McCartney riutilizzò il nome Paul Ramon partecipando al singolo della Steve Miller Band “My dark hour” suonando batteria, basso e facendo i cori.

lunedì, luglio 22, 2013

Il guadagno dei musicisti



Il quotidiano inglese Guardian ha pubblicato una piccola guida sulle fonti di guadagno dei musicisti, visto che è ormai noto che la prioritaria non è più certo quella della vendita dei supporti fonografici.
Si parla di dati riferiti all’Inghilterra paese ancora in buona salute in ambito musicale.
Facciamo pure le debite proporzioni con l’Italia....

Cd e download
La cifra guadagnata per ogni cd venduto è tra 1,02 e 1,44 sterline (da 1,17 euro a 1 euro e 60) e tra i 10 e 14 centesimi di sterlina per il download di una singola canzone (da 11 a 16 centesimi di euro). All’autore vanno 80 centesimi per il disco (92 centesimi), e 8 centesimi di sterlina (meno di un centesimo) per il download di una singola canzone.

Radio
Un passaggio su Bbc radio 2 fa guadagnare all’autore circa 68 euro.

Concerti
I live possono far guadagnare agli artisti che si esibiscono dalle 75mila sterline (86mila euro) ai 2 milioni di sterline (2 milioni e 300mila euro) se si tratta di artisti famosi.

Tv
Come sigla di un programma televisivo, una canzone può far guadagnare 40mila sterline da dividere tra i musicisti e la casa discografica.

Film
Circa 100mila euro, per un brano usato come colonna sonora di un film da dividere tra artista e casa discografica.

Pubblicità
Tra le 300mila e le 400mila sterline (460mila euro) per una canzone originale concessa per un periodo limitato di tempo a una campagna pubblicitaria.
La cifra raddoppia se il brano è esclusivo.

Sponsorizzazione di un prodotto
Da marchi di abbigliamento a bevande energetiche, gli artisti ricevono dalle 400mila sterline in su.

domenica, luglio 21, 2013

Intervista a Radio 24



Oggi alle 10.20 intervista a RADIO 24, emittente radiofonica del Gruppo 24 ORE, su "Rock n Goal" e altro.

sabato, luglio 20, 2013

I Cult e il calcio



Una serie di estratti da "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.
A cura di Alberto Galletti.

Nelle foto: Bill Duffy in azione
Bill Duffy e Noel Gallagher parlano del City
Ian Astbury tifosissimo dell'Everton


IAN ASTBURY

Mi portarono a Goodison Park quando avevo quattro anni, sciarpa bianco-blu al collo e da allora fu Everton.
Tifoso dell’Everton è per me un po riduttivo ha dichiarato Ian Atsbury in un intervista dell’estate 2012, mi definirei piuttosto un devoto dell’Everton Football Club.

Riguardo la stagione 2012 che si era appena conclusa afferma ‘Il gioco è cambiato, non è più quello di una volta, ma David Moyes (l’allenatore) ha fatto davvero un grande lavoro, purtroppo andra al Manchester United, è solo una questione di quando andrà, ma andrà, è già scritto (e ci ha azzeccato! Verrà assunto nel maggio 2013, ed è in carica dal 1° luglio 2013).
Non avremmo comunque avuto possibilità vere di lanciare una sfida per il titolo, se non in caso di un’accidentale iniezione di milioni (di sterline) come è successo al Manchester City.

La sua devozione per il gioco del calcio si rifà al suo periodo pre-adolescente, quando viveva a Glasgow, città notoriamente ‘devota’ al gioco del calcio e da esso divisa in due accese fazioni.
Ha giocato per Possil YM la stessa squadra in cui sia Archie Gemmill che Kenny Dalglish hanno militato quando erano alle medie.

Ero in squadra con Graeme Sharp allora (attaccante che giocherà poi con l’Everton 11 stagioni stabilendo il record di gol per il club nel dopoguerra :159 in 426 presenze, divenendone il capitano e vincendo i campionati del 1985 e del 1987, la FA Cup del 1984 e la Coppa delle Coppe del 1985),eravamo vicini di casa, poi lui venne preso dal Dumbarton (piccolo club vincitore dei primi due campionati scozzesi) quando lasciò la scuola, avrei potuto giocare anche io allo stesso livello, ma decisi di prendere un’altra strada.

Ho fatto diversi provini per club professionistici da teenager, ero un ala avevo la velocità e la fantasia di un argentino, ero dotato tecnicamente con visione di gioco e creatività, giocavo sia a destra che a sinistra ad ogni modo i terzini avversari mi falciavano regolarmente.
Trovo molto difficile parlare di calcio serenamente mi causa sempre passioni contrastanti, sbalzi di umore tremendi, ma mi piace sempre tantissimo anche se può distoglierti completamente dalla musica ad esempio prendi Billy (Duffy) è andato a Manchester per la partita scudetto del City e non è ancora tornato.

BILLY DUFFY

E’ partito appositamente dalla sua casa di Los Angeles volo direto a Manchester dove si è incontrato prima con Johnny Marr (ex_Smiths e anch’egli grande tifoso del City) e sono andati alla partita che, vinta all’ultimo respiro, ha consegnato al Manchester City il primo titolo di Campione d’Inghilterra in 44 anni; Duffy ammette di ricordare i campacci sui quali mi recavo con mio padre quando il City imboccò una discesa che pareva inarrestabile verso le serie inferiori inglesi.
La Dunlop gli fornisce i plettri per la sua chitarra azzurri, stesso colore del Manchester City, appositamente personalizzati, quelli normalmente in vendita sono color oro, per la tournee del 1991/92 aveva solo plettri con stampato sopra lo stemma della squadra.
Entrambi giocano per l’Hollywood FC in California, del quale sono stati fondatori con il grande ex-teppista dei rettangoli verdi Vinny Jones e altre celebrità dello spettacolo anglo-americane.

venerdì, luglio 19, 2013

Marco Masini "Scimmie"



Si apre per mano di ANDREA FORNASARI (AndBot) la rubrica GLI INSOSPETTABILI, ovvero quei dischi che mai e poi mai riterremmo degni di un ascolto e che invece , a quanto pare, sosì male non sono...

Marco Masini doveva essere, almeno da parte mia, l' insospettabile per eccellenza: al di là di una voce notevole non riuscivo a trovare davvero nulla di interessante nella sua musica.
Si trattava di un cantante italiano di musica leggera, l' ennesimo neo-melodico di quel filone romantico e sentimentale che cercava di farsi strada nelle classifiche, e che ci riusciva alla grande: tormentoni radiofonici e notevole successo di pubblico.
Rispettabile ma totalmente avulso dai miei gusti.

Quindi? Niente, succede che dopo quindici anni dei quali manco mezzo minuto speso appresso al buon Masini, un amico fidato in materia musicale mi fa: Andrea, dai una possibilità a "Scimmie", vedrai che non resterai deluso.
In realtà i toni erano decisamente più entusiastici ma il senso era quello.
E così faccio, cioè l' ascolto con tutto il mio bagaglio di pregiudizi a tenermi compagnia.
Solo che, com' è come non è, dopo qualche brano la questione inizia a cambiare.

Un pezzo come "Falso" mi spiazza perchè quel basso distorto non me l' aspettavo, perchè il tiro c' è tutto e non posso far finta di niente.
Ma dopo è ancora meglio, o peggio, dipende dalle interpretazioni, fra svolazzi prog 70's e chitarre decise e graffianti, synth atmosferici e suggestioni che mai avrei pensato.
I testi sono lontanissimi dalla rima baciata e dai temi masiniani classici, c' è cattiveria unita a consapevolezza, perfino poesia: la title-track è dura e melodica al tempo stesso, quasi un omaggio all' hard-rock dei Toto.
"Ali di cera" è un pop acustico che cede il passo ad un arrangiamento più orchestrale mentre la voce si impenna passando dall' intimismo all' emotività piena con un finale di echi prog.
Non mancano le ballate:
"Fino a tutta la vita" è raffinata e piacevole, "Il fiore" è rilassato lounge-pop con un testo sopra la media nazional-popolare, "Fuorigioco" una canzone d' amore che segue canoni poco ortodossi.
"Profondo porpora" sembra perfino acida, una cavalcata elettrica e corale, trascinante ed epica con arrangiamenti ricchi e di gran classe: i brani si susseguono in quello che potrebbe essere un concept album che mira alla caduta dell' uomo moderno, senza risparmiarsi nulla.
Nessuna auto-commiserazione, bensì uno scatto d' orgoglio che sembra sincero.

Non mancano nemmeno gli episodi sentimentali ma una canzone come "Il posto delle fragole", con il piano che finalmente (viene quasi da dire) fa capolino e una vocalità sempre in primissimo piano è una vera love-song.
In "Lungomare" indovina il brano estivo, melodico e dal ritmo accattivante, leggero e orecchiabile come deve essere, ma tutt' altro che disprezzabile con le chitarre che "girano" in direzione Oasis, uno strano omaggio ad una delle loro hits più conosciute.
"Togliti la voglia" è pop psichedelico e straniante.

Le sonorità mischiano anni settanta e ottanta, frullandoli con il rock contaminato (quello più da classifica, chiaro) dei novanta: il risultato è un album degnissimo, oserei dire sperimentale, senza dubbio completamente diverso dagli standards del Marco Masini abituale.
Una "stranezza" che il pubblico masiniano non capirà.
Non ho idea di cosa abbia combinato Marco Masini dopo questo lavoro, se sia stata una scelta commerciale non riusciuta o un tentativo di emancipazione: fatto sta che ci sono rimasto male.

giovedì, luglio 18, 2013

Le porno copertine



Talvolta le copertine sono state censurate per motivi risibili, altre volte cambiate in corso d’opera per timore di stop da parte della casa discografica.
Altre volte in un un modo e nell’altro sono arrivare in stampa con immagini inequivocabili per quanto non del tutto esplicite.

Avevamo già affrontato un argomento simile qui:

http://tonyface.blogspot.it/2012/02/le-copertine-scandalose-e-censurate.html

A cominciare da “If fit when i wa a kid” dei LIARS del 2005 in cui con un (poco abile) fotomontaggio i membri (ehm...) del gruppo sono raffigurati in una situazione piuttosto particolare.
Nessun dubbio sul significato (a partire dal nome del gruppo) di “Let them eat pussy” dei NASHVILLE PUSSY tanto che la posa di Nicole Eggert, attrice di “Baywatch” in “Lemonade and brownies” dei SUGAR RAY potrebbe essere giudicate perfino elegante.
Suscitò polemiche “Amorica” dei BLACK CROWES con una foto del 1976 presa dalla rivista “The hustler”, più che altro per la presenza della bandiera americana in un luogo giudicato poco adatto per le istanze patriottiche.
I DWARVES in “Come clean” riescono ad essere quasi innocui quanto le SLITS nell’esordio “Cut” mentre rimane epica quella dei metal heroes HURRICANE con “Slave to the thrill”, poi censurata.
Di cattivo gusto e di sapore pedofilo “Virgin killer” degli SCORPIONS del 1976, ginecologica quella del rapper POOH MAN in “Funky as I wanna be”.
In ogni caso in ambito rap, nella disco anni 70 e nel metal le copertine a sfondo sessual/sessista con derive porno sono frequenti e di gusto difficilmente confondibile.....

mercoledì, luglio 17, 2013

Barry Godber e In the court of the Crimson king



BARRY GODBER (nella foto in bianco e nero) è l'autore di una delle copertine più iconiche della storia del rock, "In the court of the crimson king" dei KING CRIMSON, pubblicato il 10 ottobre 1969.

Godber, amico del paroliere Pete Sinfield, portò il suo dipinto al Wessex Studio dove la band stava registrando ed aveva appena concluso un nuovo brano "21st century schizoid man".
Ricorda Greg Lake che non appena aprì l'involucro e mostrò il quadro rimasero tutti attoniti.
L'immagine rappresentava alla perfezione il tema del brano appena concluso (e di cui Godber non sapeva nulla) e non ci fu alcun dubbio che quella sarebbe stata la copertina.

Godebr morì per un infarto, appena 24enne, nel febbraio del 1970.

Il quadro è conservato a casa di ROBERT FRIPP.

martedì, luglio 16, 2013

Topper Headon



Da una recente intervista a Topper Headon al Guardian alcune affermazioni, aneddoti e lucidi e spietati ricordi dei tempi dei Clash e della sua passione per l’eroina da cui è uscito permettendogli di portare avanti la sua attività di taxista...

“Joe non mi avrebbe mai buttato fuori dal gruppo se non fossi stato un tossico da eroina all’ultimo stadio, che devatstava gli alberghi ed era sempre in ritardo alle prove.”

Incominciò a suonare la batteria a 13 anni dopo che la rottura di una gamba spezzò le sue ambizioni di calciatore e fu consigliato da un dottore di suonare uno strumento per sedare la frustrazione.
Dopo sei mesi era già batterista di una jazz band.
Incontrò a Londra Mick Jones che era alla ricerca di un batterista, dopo che con Mick aveva suonato brevemente nei London SS (“ma erano tutti capelli lunghi e roba afgana”).
Lo aveva da poco visto sulla copertina del NME con Paul e non esitò ad accettare il posto per 25 sterline a settimana.
Fu rivestito a puntino in stile punk, capelli corti e iniziò con la domanda ricorrente
“ Starò facendo la cosa giusta ? ero nel gruppo da una settimana, dovevo negare di essere sposato, ero molto intimidito, dovevo lasciare perdere il mio giro ed entrare nella gang”
La sua vita diventò un circolo ininterrotto di prove, concerti, studio di registrazione.
Il produttore di “Give em emough rope” lo chiamava “the human drum machine” per la precisione:
“Ero al massimo della forma ai tempi, non facevo mai un errore, tutto quello che facevo era suonare, suonare, suonare.
Poi in tour scoprii l’alcool e allora tutto quello che incominciai a fare fu bere, bere, bere.
Mick mi introdusse alla cocaina e tutto diventò coca, coca, coca”


Topper amava essere in tour ma gli altri della band nei giorni senza concerti riposavano in hotel mentre lui, ormai troppo dentro alla droga, non riusciva a sopportare queste soste.
“Arrivai a prenderla di continuo anche durante i concerti, ogni tre canzoni, quando si spegnevano le luci il mio roadie era pronto con uno specchio e qualche linea di coca”
Anche se erano piuttosto critici verso le abitudini di Topper anche gli altri no nsi risparmiavano.
Solo che: “una sera mi ubriacavo con Joe, l’altra con Paul, l’altra ancora con Mick, grande , ci si divertiva in continuazione. Ma non mi accorgevo che ero il solo che lo faceva costantemente”

L’eroina arrivò velocemente e Topper con il consueto zelo le si dedicò totalmente diventando talmente incontrollabile e autodistruttivo che gli altri della band chiedevano negli hotels una camera in piani differenti da quello del batterista.

Quando nel 1982 arrivarono in Giappone e fu impossibile trovare droga, Topper si rifiutò di suonare fino a quando il manager locale gli propose una bombola di ossigeno sul palco per rigenerarlo ad ogni down....solo così riuscì a portare a termine il primo concerto...nel secondo danneggiò la maschera e si infilò direttamente il tubo in bocca, dove teneva anche una sigaretta accesa, scatenando il panico e una rissa tra lo staff locale e i roadies.
Solo attraverso un inglese approssimativo riuscirono a spiegare che “fuoco...ossigeno..esplosione”.
"Sarei stato il primo batterista ad esplodere sul palco.
Questa è l’autodistruzione al massimo !”

Joe, esasperato decise di concedergli un’ultima chance al successivo concerto ad Amsterdam.
“Non sapevo che ero controllato e che era la mia ultima possibilità.
Nei camerini strappai lo specchio dalla parete di fronte a cui si stavano sistemando i capelli e ci tirai una lunga striscia di coca”

Gli altri tre si guardarono silenziosamente e poco dopo Joe, mezzo ubriaco, disse ad un giornalista che Topper era licenziato.
Qualche mese dopo essere stato in una delle più grandi rock n roll band del mondo Topper era in un gelido squat senza finestre a Fulham mentre i Clash giravano gli States sull’onda del successo di “Rock the Casbah”, brano quasi interamente composto e suonato dal batterista.
L’amico PETE TOWNSHEND gli offrì l’opportunità di suonare con gli WHO che avevano scelto proprio i Clash come supporters.
Quale migliore rivincita ?
Ma Topper, nel suo classico stile, fatto e strafatto, cadde da un tetto e si ruppe una gamba...
Poco dopo formò una band con Pete Fardon recentemente licenziato dai Pretenders per la sua dipendenza da eroina, prodotti da Rob Stoner (altro tossico) della band di Bob Dylan e Pete Townshend (anche lui in lotta con la tossicodipendenza).
Fardon morì poco dopo.
Pete disse a Topper “Tu sei il prossimo”

Appena dopo Jones fu buttato da Joe fuori dai Clash e andò così a cercare Topper per farlo entrare nel suo nuov oprogetto Big Audio Dynamite portandogli anche la buona notizia che avrebbe avuto 200.000 sterilne (l’equivalente odierno di 750.000) di buona uscita.
“Chi vuole ripulirsi con 200.000 sterline in banca ? Dissi, ci vediamo, Mick!”

E in 18 mesi i soldi finirono e non gli rimase più neanche un mobile in casa.
fece uscire il pur ottimo, ma ignorato da critica e pubblico, album solo ”Waking up” nel 1986, venne arrestato, fini in un ricovero per homeless.
“Questo periodo è stato...orrendo”

Tornò a Dover dove diventò l’ubriacone del “villaggio” che gira i pub, urla alle auto barcollando per strada, contrasse l’epatite C, tornò all’eroina, tento la disintossicazione per 13 volte senza successo.
La quattordicesima funzionò.
“Non so perchè, qualcosa è successo, mi sentii di nuovo parte della vita. Da allora sono rimasto pulito”.
Fondò l’Anonima Narcotici di Dover, si occupò della prevenzione dell’epatite C, ogn i tanto (ci sono alcuni video su youtube) suona qualcosa ospite di qualche gruppo nei pub di Dover, è apparso anche con Mick nei Carbon/Silicon per un paio di brani dei Clash.
Ricorda che Strummer non era contento di come erano finiti i Clash, a suonare nei grandi stadi, l’antitesi di quello che avrebbero dovuto essere.
“Finì con licenziare tutti, invece di andarsene lui.
Con me non aveva scelta, ero in uno stato....eravamo ragazzi, chi se ne importa ora ?”

Joe ammise che “non abbiamo più suonato un buon concerto dopo l’uscita di Topper”
Topper
“E’ stata la cosa migliore che poteva succedere, abbiamo fatto musica fantastica, meglio finire al top.
Anche se le rock stars sono come i cattolici. Posson oanche smettere ma rimarranno sempre rock stars”


“In ogni caso avrei dovuto morire io, non Joe"

lunedì, luglio 15, 2013

La musica ai tempi della registrazione digitale



Greg Lake (King Crimson, ELP e tanto altro) in un interessante libro di Max Marchini, “World Sculptures” a lui dedicato, dichiara più o meno, molto banalmente ma non troppo:

“Un buon brano rimane tale anche s registrato in maniera pessima, basti pensare ai classici blues o a certo materiale della Motown. Puoi andare nel migliore studio di registrazione e utilizzare la migliore tecnologia ma se la qualità della musica è pessima rimarrà tale”.

Di ritorno da un intenso weekend di registrazione con Lilith and the Sinnersaints posso però dire quanto invece la tecnologia aiuti anche la qualità artistica della musica. La tecnologia di registrazione moderna permette a tutti di incidere dischi (fino alla fine degli anni 70 li incidevano solo i professionisti o quasi) e permette di correggere, “pulire” scorie di vario tipo, aiutare batteristi imprecisi, chitarristi non impeccabili, cantanti non intonatissimi etc etc.

LIVELLANDO un po’ il tutto in alto, forse APPIATTENDO il talento, togliendo forse spontaneità ma consegnando alle orecchie un risultato migliore.

sabato, luglio 13, 2013

I Rolling Stones e il calcio



Una serie di estratti da "ROCK N GOAL" (Bacciocchi-Galletti, VoloLibero Edizioni) arriccchiti da qualche ulteriore particolare, foto, aneddoto.

Nelle foto: Ron Wood alla partita Barcellona-Milan 4-0 al Nou Camp con la moglie
Mick Jagger durante un'Inghilterra-Germania
Mick Jagger con Pelè
Il tifoso del Crystal Palace, Bill Wyma
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Sir Mick Jagger è un grande appassionato di calcio, cresciuto in una famiglia di tifosi dell’Arsenal, tifa Arsenal egli stesso.
“Vado alle partite di rado ammette, ma mio figlio maggiore va ogni settimana. Siamo sempre stati una famiglia di grandi tifosi.
Non ho mai giocato a calcio a scuola, ne ho frequentato dove si giocava solo a rugby, si organizzava qualche partita di calcio nel week-end, fuori dagli orari scolastici, comunque sono sempre stato un calciatore piuttosto scarso”
Ha visto dal vivo tre edizioni della Coppa del Mondo 1998 in Francia, 2006 in Germania e 2010 in Sud-Africa, sempre al seguito dell’amatissima Inghilterra, ma per motivi familiari ha visto anche partite di USA e Brasile.

Il suo ricordo migliore è legato a Inghilterra-Argentina del 1998 a St.Etienne terminata con l’eliminazione ai rigori dei bianchi:
“Ma fu una partita straordinaria.
Non ho ricordi del mondiale ’66 dio solo sa dov’ero, negli USA, in tour, boh? Sono stato anche agli Europei, ma non ricordo bene quali, faccio un po di confusione”<
BR> La sera dell’ 11 luglio ’82 mentre l’Italia sfidava la Germania Ovest nella finale del mondiale, i Rolling Stones tenevano uno storico concerto allo Stadio Comunale di Torino, tutto esaurito per l’occasione.
Mick Jagger si presentò sul palco con la maglia della nazionale azzurra n.6 e prima di iniziare annunciò che l’Italia avrebbe vinto 2-0!
Poi attaccò con “Start me up!”.....

Restando in ambito Rolling Stones Keith Richards ha rivelato nella sua autobiografia “Life” di essere stato un grande difensore e di aver fatto dei provini per le giovanili del Brentford ma di aver lasciato per occuparsi di musica e…droghe.
Anche se la madre Doris Richards in un’altra intervista sembra smentirlo dicendo che Keith era un ragazzo con un grande senso artistico che non amava il calcio.
"Se un pallone gli rotolava vicino lui se ne allontanava. Lo andammo a vedere giocare, odiava ogni scontro, non voleva sentire del male. Non voleva stare dalla parte dura della vita. Solo disegnare e dipingere".

Ron Wood è invece un fan del West Bromwich Albion I miei fratelli erano grandi tifosi  e ho sempre avuto un debole per loro. Il WBA era grande nei 50’s. E’ come per i miei figlie che tifano Arsenal e Chelsea anche se l’Arsenal è sempre stato un po’ migliori.

Bill Wyman è invece un ferreo sostenitore del Crystal Palace:
“Sono un uomo del Crystal Palace essendo cresciuto a Lewisham. Era un bel posto quello e lo è ancora se solo si riesce ad evitare i tifosi del Millwall.
Bastardi. Sono contento quando fanno un campionato di merda”


Di Charlie Watts (la cui passione è più rivolta al cricket) si è scritto che avrebbe una squadra di calcio, i Wembley Angels ma non ne ho trovato traccia

venerdì, luglio 12, 2013

Stefano Giaccone, Peppe Servillo e una sera nella profonda provincia piacentina



Foto Piacenzasera.it

A Gragnano, provincia più o meno profonda di Piacenza, non è che succeda quel granchè tutto l’anno. Neanche a San Nicolò che è 5 km più in là.
Poi capita che una sera, torrida come si conviene, d’estate succedono due belle cose.
A Villa Marchesi suona il PEPPE SERVILLO QUINTET alle 21.30 (che poi sono le 22 perchè c’è mezzora di pistolotto di presentazione e di ringraziamente ma ci sta pure) e alle 23 a S.Nicolò c’è STEFANO GIACCONE al “Melville”. Così in 5 km mi becco due mondi, che forse sono lo stesso o forse no e la serata diventa bellissima.

Perchè Servillo è un grande teatrante, ottimo cantante e si accompagna ad una band con Javier Girooto al sax in grande forma, snocciolando brani di varia provenienza (da Avion Travel a Conte) riarrangiati talvolta con un gusto jazz fusion che sembra riportare ai primi album del Perigeo.
In verità dopo un’oretta non se ne può più della teatralità napoletana e della raffinatezza jazz etc etc ma per fortuna il concerto finisce e ci si butta in auto per fare i 5 km, con sosta per estrema minzione in un campo di frumento appena trebbiato e si arriva al “Melville” di San Nicolò, gran bel locale di recente apertura dove mi aspetta STEFANO GIACCONE “vecchia” roccia della scena (Franti, Environs, Kina, Orsi Lucille, Howth Castle, La banda di Tirofisso e una lunga serie di esperienze soliste).

Ci incontriamo per la prima volta dopo esserci sfiorati per decenni sui palchi di mezza Italia.
Ci siamo accordati per fare UNO o DUE brani insieme, io con rullante e spazzole, lui voce e chitarra.
E così salgo a fare “London calling” e già che ci sono “Crossroads” di Robert Johnson.
E “Ain’t got no home” di Woody Guthrie no ? E figurati se salto “I’ll come running” di Sam Cooke e poi “Transmission” dei Joy Division in medley con “Run run run” dei Velvet Underground e poi i Kina e poi non mi ricordo perchè dal palco non sono più sceso e per quella strana magìa che capita a volte, sembrava avessimo suonato insieme da sempre.
E in fondo è così

giovedì, luglio 11, 2013

Bertrand Russell



Spazio ad ANDREA FORNASARI che ci introduce al mondo di BERTRAND RUSSEL.

Il 2 ottobre 1948 un uomo di 76 anni si salva da un disastro aereo lanciandosi in mare e raggiungendo la terra dopo parecchie miglia a nuoto.

Morirà il 2 febbraio 1970 all' età di 98 anni per le complicazioni di una influenza: quest' uomo si chiamava BERTRAND RUSSEL e fu un filosofo, un matematico e un logico, nonchè un attivista pacifista (per la quale attività fu anche imprigionato per un periodo di sei mesi) e uno strenuo difensore del buon senso in opposizione a tutti i sistemi dogmatici e alla nozione vittoriana di moralità (lui era nato in Galles):
ebbe quattro mogli e scrisse un centinaio di libri, molti di questi considerati autentiche pietre miliari in ambito filosofico e matematico.
Se può esistere una vita razionale e creativa, allora quella di Bertrand Russell ne è un grande esempio.

Bertrand Russell a proposito di Martin Heidegger: "La sua filosofia è estremamente oscura e la sua terminologia molto eccentrica. Non si può fare a meno di sospettare che qui il linguaggio stesso sia in rivolta".
Albert Einstein a proposito di "Storia della filosofia occidentale" dello stesso Russell: "Un libro prezioso, che non so se sia da ammirare più per la deliziosa freschezza, l' originalità o la sensibilità con le quali questo grande pensatore ha penetrato epoche e mentalità remote. E' una grande fortuna per il nostro tempo, così arido e persino brutale, poter vantare la presenza di un uomo così saggio, onesto, ardito e arguto".

E' davvero difficile condensare in poche righe la vita e le opere di un uomo così straordinario: di cosa parlare? Della sua attività di logico e matematico? Il famoso paradosso "del barbiere" è ormai noto anche a chi non si interessa di queste materie ma è forse importante sottolineare questo aspetto: Russell stava cercando (insieme ad altri) di ridurre la matematica ad un concetto di logica e tuttavia il paradosso in questione "smonta" il tentativo. Ecco, ciò dimostra la grande onestà intellettuale di questo pensatore anticonformista.

Di "Storia della filosofia occidentale" alla quale si è accennato appena sopra si può dire che è davvero un capolavoro di sintesi e di chiarezza espositiva, un quadro completo dello sviluppo del pensiero filosofico, all' interno del quale i singoli pensatori sono collocati nel loro contesto storico e sociale a dimostrazione che l' opera di un filosofo non sorge mai isolata, bensì riflette ed elabora i pensieri e i sentimenti che sono comuni alla società di cui fa parte. L' opera di Russell, priva di difficoltà terminologiche e tecniche, rappresenta uno dei migliori e più conosciuti esempi di divulgazione filosofica.
Un ottimo complemento a questo libro è senz' altro "La saggezza dell' occidente" che si occupa più in dettaglio dei filosofi moderni, da Kierkegaard, a Croce, Jaspers, Sartre e altri. Di Heidegger, ad esempio, dà il tagliente giudizio che ho posto all' inizio.

Tralasciando i testi più "professionali", per gli "addetti ai lavori", direi che ci sono altre letture semplici e straordinariamente preziose:

"Misticismo e logica": i due impulsi vitali spesso in contraddizione ma che comunque rappresentano il motore della ricerca, analizzati con la consueta imparzialità oggettiva da Russell.

"Matrimonio e morale": nel 1929 questo saggio fu considerato scandaloso dagli ambienti più tradizionalisti, mentre oggi molte delle idee in esso sostenute sono entrate nel dibattito politico e alcune sono state recepite dalla legislazione del diritto. Il testo continua a conservare intatta la sua carica "eversiva" contro il pregiudizo e i luoghi comuni in materia di vita sessuale, analizzando a tutto tondo i vari aspetti dell' educazione in materia di figli, divorzio, omosessualità, salute e istruzione pubblica.

"Elogio dell' ozio": qui ci mette sull' avviso dei pericoli derivanti dall' eccesivo zelo, invitandoci a considerare l' importanza della contemplazione.

"La conquista della felicità": da leggere e rileggere, punto.

"Perchè non sono cristiano": ottimo antidoto contro le superstizioni di carattere mistico e religioso.

Mi fermo qui, la mia speranza è quella di incuriosire: la divulgazione del libero pensiero sarà una conseguenza.
Per concludere con le parole di Russell: il mondo non ha bisogno di dogmi ma di libera ricerca.
La conoscenza unita all' amore e alla generosità sono le strade che portano alla felicità individuale e quindi al bene.

mercoledì, luglio 10, 2013

The Ashes



Nelle foto:
IL FAMOSO NECROLOGIO
ADELAIDE 1933: BOB WOODFULL SI ABBASSA PER SCANSARE UN LANCIO INGLESE
L’URNA CONTENENTE LE PREZIOSE CENERI
IL BELLISSIMO RIVERSIDE GROUND A CHESTER LE STREET


Il nostro ALBERTO GALLETTI torna a parlare della sua passione sportiva principale (con il calcio), il CRICKET.
Nello specifico di un evento curiosissimo per chi non ha particolari nozioni dell'ambito
.

Comincia questa mattina a Nottingham (ore 11:00, mezzogiorno da noi) la 67a Ashes Series.
Si tratta della più antica, famosa, prestigiosa e di più alto livello sfida sportiva esistente al mondo: la sfida a cricket tra Inghilterra e Australia.
Una sfida epica che non ha uguali nel mondo dello sport e che ha dato luogo a gioie irrefrenabili, delusioni catastrofiche, sfide incredibili, tensioni, risentimenti incidenti diplomatici e interruzione dei rapporti ufficiali tra i due paesi.
Tutto prese il via da un necrologio apparso sullo Sporting Times il 2 settembre 1882 all’indomani della prima vittoria australiana in terra inglese il 29 agosto al Kennington Oval di Londra, la nota a piede recitava “.. il corpo del defunto cricket inglese sarà cremato e le ceneri portate in Australia.”.Essendo Il Marylebone Cricket Club organizzatore della sfida e composto di Lords, Ministri, Ufficiali di Marina e Aristocratici di ogni genere e risma, il necrologio non fu affatto apprezzato.
Venne indetta quindi una spedizione da effettuarsi nell’inverno successivo (estate in Australia) per riprendersi quelle benedette ceneri e salvare l’onore nazionale.

Venne incaricato della spedizione Lord Darney che fu inviato in Australia per una serie di tre test-match da giocarsi a cavallo del Natale 1882, la serie fu vinta dall’Inghilterra 2-1.
Dal 1894/95 la serie viene disputata su 5 test match. La durata massima di ogni test è di cinque giorni.
Da allora le sfide si sono susseguite alternandosi ogni 18 mesi quando si va dall’Inghilterra all’Australia e ogni 30 mesi quando si passa dall’Australia all’Inghilterra. Le sfide sono state 66 con 31 vittorie dell’Australia, 30 dell’Inghilterra e 5 finite in parità.
L’Australia ha vinto 123 Test, l’Inghilterra 100, i pareggi sono stati 87.

Per strappare gli Ashes dalle mani dei detentori è necessario vincere la serie, per mantenerle basta il pareggio.
La serie rimasta più celebre resta quella del 1932/33 quando le ceneri si trovavano in mano agli australiani i quali nell’estate del 1930 grazie a Don Bradman, il più grande battitore mai esistito, umiliarono gli inglesi sul suolo patrio per 2-1 ma con punteggi stratosferici.
Gli inglesi nominarono capitano per il successivo tour alle antipodi Douglas Jardine, noto per la spietatezza e il suo odio per gli australiani (vinceremo sicuramente gli Ashes, ma potremmo perdere una colonia dichiarò qualcuno alla Camera dei Lords apena informato della nomina).
Jardine nell’intento di neutralizzare Bradman ordinò ai suoi lanciatori veloci di lanciare corto sul lato gamba in modo che il rimbalzo alto costringesse i battitori ad usare la mazza per difendere la testa e il petto e concedesse agli inglesi facili prese al volo con conseguente eliminazione del battitore, così avvenne.
Bradman fu colpito ad un braccio nel secondo test a Melbourne, saltò il terzo e segnò la metà dei punti che era solito fare.
La ferocia (e precisione) dei lanciatori inglesi si manifestò insieme alla brutalità del loro capitano durante il 4° test ad Adelaide quando due battitori Australiani furono colpiti uno in pieno petto e venne portato in ospedale svenuto, l’altro in testa e dovette abbandonare la gara, la folla (oltre 50.000 spettatori) già incattivita si inferocì a tal punto che solo la polizia a cavallo sventò un'invasione di campo che avrebbe potuto costar cara agli inglesi.
Memorabile lo scambio di battute tra un giocatore inglese e uno dei due arbitri “in caso di invasione mi lasci almeno un o stump” (paletto di legno), “giammai“ rispose l’arbitro “mi serviranno tutti e tre!”
L’Australian Cricket Board telegrafò a Londra protestando per la condotta del gioco e per tutta risposta ricevette una nota di ammonimento dal presidente del MCC (che era il Ministro della Guerra dell’Impero Britannico) che non provassero a mettere in dubbio la buona fede e la sportività del loro capitano.
Il caso, cavalcato alla grande dai media dei due paesi, causò un tale livello di acrimonia tra le due nazioni che i rapporti divennero di fatto inesistenti per alcuni mesi, si ricompattarono poi solo all’infausto scoppio del 2° conflitto mondiale.

La serie passò alla storia come The Bodyline Tour dal modo in cui gli inglesi lanciavano direttamente alla figura. Gli australiani resero poi pan per focaccia agli inglesi negli anni 70 quando sotto la guida dei fratelli Chappell, devastarono regolarmente i battitori inglesi terrorizzandoli con i lanci di Dennis Lillee e Jeff Thomson infliggendo loro sconfitte umilianti e lividi su ogni parte del corpo.
Fino al 1981 quando Ian Botham già noto per le sue imprese per il Somerset e l’Inghilterra si rese protagonista della più grande rimonta mai avvenuta in un test match di cricket in quello che passò alla storia come Headingley ’81, la vittoria portò la serie sul 2-2 e lanciò l’Inghilterra, ancora una volta con Botham protagonista, verso una sonora vittoria ad Old Trafford nel 5° test match che siglò il 3-2 e la vittoria della serie.

Gli ultimi trent’anni hanno visto un netto predominio australiano con qualche sporadico successo inglese, che però hanno vinto le ultime tre serie su quattro.
Grazie ad una serie incredibile di grandi giocatori, gli aussies hanno dominato la scena mondiale ininterrottamente dal 1990 al 2005 periodo nel quale si sono aggiudicati anche un paio di Coppe del Mondo.
L’aneddotica è vastissima ma certo Shane Warne, il più grande lanciatore ad effetto di ogni tempo, merita un posto tra gli immortali degli Ashes per il lancio con il quale eliminò il capitano inglese Mike Gatting prima palla nel Test di Old Trafford del 1993, una delle più umilianti eliminazioni di sempre.
I favori del pronostico sono per gli inglesi, anche a mio parere, sono molto forti, troppe dispute interne hanno danneggiato la selezione e la preparazione della squadra australiana negli ultimi mesi con due cambi di allenatore, l’ultimo la settimana scorsa, possono comunque annoverare tra le loro fila 4/5 giocatori di livello mondiale,i grandi ex sono convinti che faranno una grande serie.
Nel camp inglese l’euforia di un mese fa ha lasciato posto alla consueta tremarella della vigilia, ma non c’è più tempo, da oggi si gioca.
Questi gli appuntamenti per un estate che si annuncia comunque appassionante:
10-14 luglio 1st Test, Trent Bridge, Nottingham
18-22 luglio 2nd Test, Lord’s, Londra
1-5 agosto 3rd Test, Old Trafford, Manchester
9-13 agosto 4th Test, Riverside Ground, Chester Le Street
21-25 agosto 5th Test, The Oval, Londra

Play on!

martedì, luglio 09, 2013

Mod Heroes: Martin Freeman



Martin Freeman è un popolare attore brillante britannico (ultimamente impegnato nelle trasposizioni cinematografiche de "Lo Hobbitt" nel ruolo di Bilbo Baggins) con all’attivo oltre 20 film e varie serie televisive alla BBC (“Sherlock” e “The office” in particolare).
E’ altrettanto nota la sua passione e vicinanza alla cultura MOD, che espleta abitualmente esteticamente, sfoggiando un look sempre elegante e raffinato e con gusti musicali altrettanto espliciti (la passione per la Motown Records in particolare).
Una serie di stralci d’intervista chiariscono ancora meglio il tutto.

Ti consideri un mod ?

Direi di si.
Ma è una cosa pericolosa” da dire....vedi Wiggins, lui è un vero, è sempre stato dentro al Mod ma il problema è che appena la cosa salta fuori nei media tutti incominciano a girare con i parka, i pork pie etc.
Io ci sono dentro da quando avevo nove anni.
Incominciai a compare i dischi della 2Tone e da quel momento tutta questa cosa rude boy/skin/mod/soul boy indirizzò tutta la mia vita.
E ho sempre adorato i vestiti


Quali sono i tuoi eroi dello stile ?

All’inizio era Jerry Dammers degli Specials, poi Peter Tosh e poi Paul Weller.
Steve McQueen, gli Small Faces, mi è sempre piaciuto un certo tipo di look.
Quando dici la parola Mod so bene cosa vuol dire: tutto quello che va dal Modern Jazz del 1957 agli suedeheads dei 70’s..
La verità è che la maggior parte della gente no ha la minima idea di che cosa sia.
E’ come un culto.
Non sai davvero che cosa sia, ne hai sentito parlare “Ah i Jam, vero ?”. Certo, anche i Jam, ma almeno altre 500 cose.

Se tutti diventassero mod, diventerei probabilmente un rocker, perchè è questo che un mod dovrebbe fare.
E’ essere individualisti, non deve essere un’uniforme.
Ci sono dei comuni denominatori ma devono essere quelli più alti, migliori, non i più bassi, i peggiori.
Posso riconoscere un mod a miglia di distanza, non c’è bisogno che mi mandi un telegramma. E’ il taglio dei jeans, le scarpe, qualcosa nei capelli che porta.
Cose di cui un giornalista del Sun di sicuro non si accorgerebbe.

Mi piace il look dei tardi 50’s, quello stile alla Steve McQueen che influenzò i prino Modernisti.
Le Loafers sono state sempre presenti nel mio guardaroba da quando le vidi indossare da Terry Hall degli Specials nel video di “Do nothing”.
E mi piace quello stile Ray Davies circa 1966, quella specie di Dandy Inglese.
Essere un mod è l’attenzione al dettaglio e amore per i vestiti.

A 15 anni comprai una giacca tre bottoni Principe di Galles, una camicia Ben Sherman, loafers e un ombrello.
In giro la gente mi chiedeva, spiazzata, “Ma perchè ti vesti così ?”
Amo tantissimo comprare i dischi, è qualcosa di speciale.

lunedì, luglio 08, 2013

Meet and greet



Pratica ormai sempre più diffusa anche in Europa (dove è arrivata recentemente dopo essersi ampiamente consolidata in America) il MEET AND GREET suscita non poche polemiche.

Il Meet and Greet è la possibilità a di acquistare dei pacchetti deluxe che includono, oltre che all'ingresso al concerto, anche la possibilità di accedere al backstage a salutare il proprio artista preferito.
Con prezzi che possono andare dagli 800 dollari in su.

C'è chi parla di "sfruttatori dei propri fan" e del fatto che "pagare per incontrare un altro essere umano è pazzia" e che "ci sono sempre modi migliori che fare soldi senza rapinare i propri fan".

Se c'è gente disposta a tirare fuori dei soldi per farlo (e che soldi...) faccia pure, rimane l'amarezza di constatare a quali livelli di business sia ormai arrivati.

venerdì, luglio 05, 2013

I migliori album live italiani



L’album live è stato per lungo tempo una scelta poco considerata dai gruppi e artisti italiani e in generale non sono moltissimi quelli che hanno segnato la discografia nostrana anche se alcuni sono diventati popolarissimi.
La selezione comprende quelli che reputo i più significativi (e che non sono un semplice elenco di successi riprodotti più o meno simili al disco in studio), interessanti e di valore storico (non necessariamente in senso artistico).


Tra i migliori e più interessanti vale la pena ricordare (in ordine cronologico):

LE ORME “In concerto” (1974)
PFM “Live in Usa” (1974)

Sono i primi due live di bands italiane.
Quello delle Orme, di qualità amatoriale (inizialmente osteggiato dal gruppo che approvò solo se fosse uscito a prezzo ridotto, cosa che non avvenne), include brani da Collage e alcune improvvisazioni.
Il live della PFM fu registrato durante un grande tour americano dello stesso anno. 6 brani in cui il prog mediterraneo che caratterizzava il primo periodo emerge in tutta la sua qualità (anche sonora).

AREA: “Are(A)zione” (1975)
Uno dei migliori lavori della band di Stratos e in assoluto tra i migliori live della storia italiana. 5 i brani tra cui la celebre versione de “L’internazionale”.

MINA - "Live 78"
L’addio alle scene di Mina con il mitico concerto alla Bussoladomani in Versilia (in realtà i concerti furono 11 consecutivi). Album doppio con 20 brani con grand iinterpretazioni di “Stayin alive” , “Grande grande grande”, “We are the champions”, “L’importante è finire”, “Georgia on my mind”.

DALLA & DE GREGORI: “Banana Republic” (1979)
10 brani che documentano il celebre tour dei due celeberrimi cantautori (immortalato anche in un omonimo film) e che vendette mezzo milione di copie (grazie anche alla spinta del singolo “Ma come fanno i marinai”).
Al loro fianco anche Ron.
NOTA BENE: De Gregori è uno che ha pubblicato 15 album live (...) dal 1975 ad oggi...

FABRIZIO DE ANDRÈ & PFM: “In Concerto Vol.1” (1979)
Uno dei migliori live italiani è sicuramente il primo volume de “In concerto” che raccoglie 10 classici di De Andrè con gli arrangiamenti prog rock della PFM in gran forma. Altrettanto buono, seppur inferiore, il volume 2 pubblicato l’anno successivo.

FRANCESCO GUCCINI e i NOMADI - Album concerto (1979)
Trasmesso anche in Rai tre anni dopo è il significativo report di due concerti registrati nello stesso anno in Emilia. Guccini incide per la prima volta in questo album “Dio è morto”.

Negli anni 70 uscirono anche altri live di minore interesse artistico:
“Trianon 75-Domenica Musica” di scarsa qualità ma con Perigeo, Rino Gaetano, De Gregori. Dalla, Venditti, Paolo Conte, Ron.
“Parco Lambro” con brani tratti dalla sesta Festa del Proletariato a Parco Lambro a Milano con Finardi, Ricky Gianco, Area, Sensations Fix tra gli altri e vari estratti parlati. Interessante come documento.
"Il concerto" : il doloroso addio a Demetrio Stratos il 14 giugno 1979 a Milano dove 60.000 persone intervennero per raccogliere fondi per le cure ma Demetrio se ne andò il giorno prima.
Ci sono Area, Skiantos, Finardi, Branduardi, Kaos Rock, Banco ed altri ma i contenuti sono trascurabili.

LITFIBA: “12-05-87 (aprite i vostri occhi)” (1987)
Volenti o nolenti è il nome più rappresentativo (in termini di visibilità) del “nuovo rock” italiano degli 80’s e questo album rappresenta bene il loro act ai tempi.

Degli anni ’80 da segnalare anche “Live in Punkow” dei CCCP (uscito nel 1996) con brani tratti da concerti del decennio precedente, la compilation “Rockbeef” (con Not Moving, DHG, Settore Out, Views, Kim Squad, Liars) e “Live in the 80’s” dei NOT MOVING (uscito nel 2006 per GoDown) con 24 brani registrati dal 1982 al 1988 e “Oracolo” compilation della Toast in cui , a fianco di oscuri brani d i60’s bands italiane vengono inseriti brani live dal “Bom Shankar Evento”, una sorta di happening svoltosi a Torino con No Strange, Afterhours, Max Casacci, Vegetable Men.

VINICIO CAPOSSELA: “LiveinVolvo” (1998)
Vinicio in formissima , affiancato dalla Kocani Orchestar e Marc Ribot con 18 brani travolgenti.

AFTERHOURS: “Siam Tre Piccoli Porcellin” (2001)
Doppio album (l’uno elettrico, l’altro (semi) acustico con tutto il meglio della band milanese in una delle migliori line up della sua storia.

STATUTO - Le strade di Torino (2006)
Undicesimo album per la storica band torinese e doppio live con il meglio della lunghissima carriera con brani dal primo demo fino a quell ipiù recenti, suonati spesso con vari ospiti.

GANG e DANIELE BIANCHESSI - Il paese della vergogna (2009)
Numerosi i live della band marchigiana (ben sei).
Questo è quello più particolare, diviso con il giornalista Daniele Bianchessi a raccontare con un approccio teatrale, in acustico, l’Italia dei nostri giorni.
Notevole.

ELIO E LE STORIE TESE
E’ nota l’usanza di Elio di stampare i famosi CD Brulè ovvero la registrazione di ogni concerto.
In questo senso i live della band non si contano, nonostante ufficialmente ne siano usciti sei dal 2001 al 2012.

PAOLO CONTE
Cinque i live di Paolo Conte (il primo del 1985 l’ultimo a Verona nel 2005, quello più completo (doppio) e con i maggiori successi

giovedì, luglio 04, 2013

The future is unwritten



Roberto Cotroneo nella sua rubrica settimanale su Sette del Corriere in un articolo che si sviluppa poi in altre (interessanti) direzioni e conclusioni scrive tra le altre cose:

"Nella letteratura di fantascienza non esiste alcun autore che avesse previsto l'era del web, dei tablet,dei social e..dei telefoni cellulari e smartphone..."

Si sono immaginati viaggi interstellari, città con macchine volanti, umanoidi che facevano le veci delle persone sul lavoro o che prendevano il potere etc etc.
Ma "il futuro a cui siamo approdati non è mai stato un futuro immaginabile, qualcosa che è accaduto o che si sognava accadesse in qualche modo"
Ovvero, a quanto sostiene, pare che quanto si legge oggi giorno in previsione futura non sia poi così attendibile.

mercoledì, luglio 03, 2013

Intervista a MARINO SEVERINI (GANG) - parte 2


La seconda parte dell'intervista a MARINO SEVERINI dei GANG (ieri la prima).

E’ entrato in crisi da tempo anche la dimensione live. Sempre meno soldi per i gruppi e per gli organizzatori. O si suona a cifre irrisorie (o comunque tali in confronto a quanto accadeva tempo fa) oppure si resta a casa. Volendo trovarci del “buono” è una situazione che forse costringerà i musicisti ad inventarsi qualcosa di nuovo a creare magari un “nuovo punk”.

E' inevitabile , direi quasi banale che occorre oggi piu' che un " nuovo punk " una nuova Scena.
E quella ripeto , non la fanno soltanto le band o le espressioni musicali in senso stretto.
Come in passato , direi come sempre , occorrono molte energie e molti linguaggi e molti strumenti. Ricorderai gli inizi della Nostra storia ( visto che eri fra i principali protagonisti ).
A creare quella scena c'erano le band , le fanzine , le radio , quelli che aprivano dei club dei locali dove si suonava dal vivo "quella "  musica...c'era un'Onda Grande che si alzava e tutti a soffiare ,a fare Vento e qualcuno che faceva il surf lassu' in cima all'Onda !
Questo oggi non c'è perche' non è viva quella cultura del fare insieme , del portare ognuno il proprio granello di sabbia per fare la Grande Spiaggia. Ognuno Unico per fare di tutti Una Scena , in Movimento.
Le motivazioni che portano oggi non sono quelle che alzano il Vento non c'è neanche una leggera brezza.
Le logiche che fanno sopravvivere il moribondo rock italiano sono quelle legate al denaro al profitto all'arte del farsi ognuno i cazzi suoi, tutti contro tutti ...quindi una pseudo culturA che è l'esatto opposto di quella che ha permesso la partenza , l'inizio e anche una magnifica stagione che abbiamo vissuto con grande entusiamo e passione.  Per dirla tutta io mi chiedo anche " chi li ha fatti entrare " ? parlo di cosiddetti manager , agenzie , mercanti da 4 soldi , predatori vari...anche io ho la mia fetta di colpa , ma ho almeno fatto in tempo a togliermi ai coglioni e ora che le strade che percorro sono lontanissime da quelle del rock italiano inteso come mercato. Cio' dimostra che se fai certe canzoni non sei te a portarle dove vuoi ma devi seguire loro e le indicazioni che quelle canzoni ti suggeriscono, cosi' vai e torni sempre a casa, quella del tuo Popolo.
La cosa certa è che non dovevamo far sbarcare sulle nostre terre quelli che sono venuti con tre specchietti e un piatto di lenticchie e noi da Buon selvaggi gli abbiamo dato senza rendercene conto il Paradiso sulla Terra. Se sono riusciti a prendersi le Americhe figuriamoci il rock italiano !!!!! 
quindi per prima cosa se vogliamo creare le condizioni per una nuova Rinascita e una nuova Onda bisogna per prima cosa buttare a mare   gli usurpatori , poi ce la vedremo fra di noi.

Un po ‘di dischi che ti sentiresti di consigliare ad un giovane che si affaccia sulla scena “rock” giusto per incominciare ad imparare un po ‘di cose.

Se si tratta di Imparare il mio consiglio è quello di non farlo tanto attraverso i dischi quindi utilizzando il senso dell'udito quanto quello ella vista.
 Vengo da un mondo che ha imparato sempre con gli occhi prima di tutto , come si faceva con i mestieri. I garzoni imparavano con gli occhi.
Perche' suonare non è solo avere a che fare con uno strumento ma è anche come mettere la cinta dei pantaloni quando si indossa una chitarra , come montare le corde di una chitarra, è avere la camminata e il profilo giusto, la collezione di camicie che nessuno mai ha osato indossare...tutto cio' e tanto altro ancora fa di te  uno  capace di   vibrare le corde dell'anima  di  chi lo ascolta.
La musica e' soprattutto Meraviglia ! Il Rock è figlio del piu' grande spettacolo popolare del Mondo : il Circo ! ( vedi Last Waltz..) e non c'è tv che regge . E certa musica come la nostra , ha senso se è " in person " se è fatta dal vivo. Altro è riproduzione ,che non tiene conto dell'attimo fuggente. Il piu' Grande di Tutti lo sa e lo fa ,cioe' Dylan.
Ogni concerto è un concerto ogni sera e' una sera. Che Verita' e che lealta' !.
Pero' potrei consigliare alcuni dischi nonostante quello che ho detto, alcuni che sono destinati all'eternita' Robert Johnson, perche' non ho mai piu' sentito un'accoppiata timbrica fra voce e chitarra come quella . E' Suono , solo puro Suono !
Woody Guhtrie, una raccolta perche' la contemporaneita' comincia a li', quello che noi oggi chiamiamo narrazione attraverso la forma canzone . Epica moderna
I Giganti, i Dinosauri !!!
Una raccolta di rythmen blues -soul-rock'n'roll dove ci siano tutti , un cofanetto.
Da Wilson Pickett, Etta James , Otis Redding, Little Richards, Berry Chuck, Fats Domino, Jerry Lee Lewis Bo Diddley, , il Re dei Re Elvis...tutti ! e un disco di canti e danze della vostra terra, i piu' antichi  perche' è una radice che vi dice dove state piantati e se volete volare comunque è da quei canti che potete trarre delle ali forti e leggere.
 Penso possa bastare per un buon inizio. Perche' se si tratta di ri-cominciare bisogna essere arcaici e per proseguire bisogna andare piu' indietro possibile, nei pressi della divinita' ! la cosa piu' rivoluzionaria che ci sia mai stata !!! Nei ischi che ho consigliato c'è sempre un certo profumo della divinita'...o no ?

I dischi dei Gang che consiglieresti per far conoscere meglio la tua band

Il disco che amo di piu' dei Gang è Una Volta Per Sempre.
Quello meno amato da pubblico e critica e ormai da tempo impossibile da trovare sul mercato, quindi da farselo masterizzare da qualche amico o amica che ce l'ha .
Mi piace piu' degli altri perche' riesce a sfuggire ad ogni categoria non è combat rock o combat folk non è rock ne' folk e ne' combat...è un disco di musica italiana ebbasta. Perche' mi sono divertito moltissimo nel realizzarlo a differenza di tutti gli altri e perche' dopo tanti anni quando lo ascolto ci trovo sempre qualcosa che non avevo sentito prima. Pero' il mio invito è di pensare ai Gang come ad un Canzoniere .
Quindi riuscire a prendere da ogni disco alcune canzoni che messe assieme fanno appunto un Canzoniere.
Non una raccolta , o un best, magari un live che pero' non abbiamo ancora registrato come vorrei....alla fine è meglio venire a sentire un concerto dei Gang magari anche registrarlo piu' che comprare un disco in particolare.
Il piu' consigliato da tutti comunque resta Le Radici e Le Ali. E la maggioranza ha ,quasi ,sempre ragione .

E i dischi a cui sei più affezionato, quelli da isola deserta

Ti confesso Tony che questa vecchia storia Dell'Isola Deserta non l'ho mai capita...se è deserta debbo presumere che non c'è corrente elettrica quindi 'sti dischi come faccio ad ascoltarli...e se non posso che me li porto a fare ?
Casomai porterei la mia 11 corde acustica , una Yairi ( undici corde perche' il sol cantino non lo monto piu' visto che dopo due pennate si rompe sempre..).
Al posto dei dischi nel caso dovessi restare sull'isola per Sempre , porterei con me dei libri, alla faccia della corrente elettrica.
I soliti : La Bibbia, La Divina Commedia, L'Odissea, Pinocchio, Don Chisciotte...con questi non mi sentirei mai solo ma con tutta l'Umanita'.
Poi Se c'è posto magari la discografia di Dylan la porterei con me , quella si , basta e avanza.

martedì, luglio 02, 2013

Intervista a MARINO SEVERINI (GANG) - parte 1



Prosegue la serie di brevi interviste ad alcuni personaggi della scena musicale italiana (amici e conoscenti).

Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA
http://tonyface.blogspot.it/2013/05/intervista-federico-fiumani.html
al giornalista FEDERICO GUGLIELMI
http://tonyface.blogspot.it/2013/05/intervista-federico-guglielmi.html
ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO
http://tonyface.blogspot.it/2013/05/intervista-oskar-giammarinaro-degli.html
al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI
http://tonyface.blogspot.it/2013/06/intervista-giordano-sangiorgi.html
e a JOE STRUMMER
http://tonyface.blogspot.it/2013/06/intervista-joe-strummer.html
tocca ora a MARINO SEVERINI dei GANG.

Intervista divisa in due parti perchè Marino ha tanto da dire e dice tanto.
Cose bellissime, intense, vere e poetiche.
E Vostro Signore sa quanto c'è bisogno di POESIA al giorno d'oggi.


I Gang hanno incominciato avendo come chiaro riferimento i Clash.
Pensi che Joe Strummer e soci siano ancora fonte d’ispirazione per le nuove generazioni ?
A me sembra che l’insegnamento che fu di Woody Guthrie e poi di Dylan, dei Clash, di Billy Bragg si sia perso e non esista più , se non per qualche nicchia, una giovane nuova “politica”.


Anche un Grande Fiume , se la stagione o piu' stagioni sono state aride e non è caduta pioggia a sufficenza...è costretto ad attraversare delle " secche ", a volta diventa anche palude, ma prima o poi ecco di nuovo la stagione delle Grandi Piogge e il Fiume torna ad essere nuovamente  Maestoso.
Strummer e la cultura rock che lo ha attraversato vive ancora magari lungo rigagnoli , torrenti ma si muove comunque verso l'Oceano.

Anzi io posso affermare l'esatto contrario di quel che dici perche' non ho mai incontrato come negli ultimi anni tanti giovanissimi che conoscono bene  Strummer e i Clash, suonano le sue canzoni e comunque traggono ,dalla sua opera ,ispirazione, metodo, disciplina , STILE ! .
Quando si dice che l'incontro " rock e politica " è finito si dice una cosa non supportata dalla realta'. Basti pensare a carovane di sconosciutissime giovani band  che danno il loro supporto a momenti di lotta , che cantano con ogni stile le storie degli ultimi ,degli sfruttati , dei combattenti di oggi e di ieri ..la lista che potrei fare è lunghissima e ogni stile ha molti protagonisti che accostano il loro lavoro ad una sorta di organicita' ,direbbe Gramsci ,con chi si oppone al modello culturale economico e politico egemone in questo paese. E queste Bande continuano a battere i territori ,a " camminare " lungo questo paese anche con molte difficolta'.
 Tu dici che cio' è una sorta di nicchia...ma  quand'è che la Nostra Cultura non lo è stata in Italia ?
Io userei la parola Minoranza ,che ha a che fare con Movimento ,piu' che nicchia che ci riporta piu' ai salotti o al garage di casa o ai fortini dei duri e puri.
 Con tutta sincerita' Tony ti confesso che io sono molto sereno rispetto a quanto sta accadendo oggi.
I nomi e cognomi che tu fai come Guthrie , Dylan , Clash , Bragg appartengono tutti ad una cultura popolare che ha come suo tratto distintivo il fatto che è eterna e non universale.
  Il Rock'n'Roll non è stata altro che l'espressione piu' importante di quella cultura nel secolo passato.
Il R'n'R è stata una delle tre grandi rivoluzioni del secolo passato, insieme a quella dei soviet del 17 e quella della Teologia della Liberazione.
Sono culture queste che hanno radici profonde, arcaiche ,quindi destinate sempre a mettere le ali...quando la stagione è buona , tornano. poi potranno cambiare i nomi i linguaggi gli stili ,ma la sostanza , il Sogno, resta sempre lo stesso.
 Si tratta sempre di un Grande Umanesimo. E Strummer resta e restera' per sempre un suo profeta.
Anche se come per Geronimo o Jessy James proveranno a svuotarlo a renderlo un'icona un eroe, ma non l'avranno vinta, vedrai.
Aggiungo anche una cosa : Se in Emilia durante il periodo fascista non ci fossero stati personaggi come Massarenti o Prampolini veri apostoli del socialismo cristiano noi non avremmo avuto storie come quelle dei Cervi .
I Cervi li conoscono tutti , o quasi , nessuno ricorda o conosce le gesta di Prampolini....
L'oggi va sempre messo in relazione a ieri e a domani senno' non saremmo eterni , la nostra cultura non apparterrebbe all'Eternita'.
Per finire ti dico che io mi sento un pastore in mezzo a tanti pastori quindi quando la cometa tornera' nei cieli ci trovera' svegli e primi ad accorrere.
I Re arriveranno dopo molto tempo dopo,  a Festa finita..
Fidati !

Perchè secondo te con tanti talenti che sono usciti in Italia negli utlimi decenni praticamente nessuno è riuscito a sfondare all’estero (come hanno invece fatto gruppi da tante nazioni non anglofone) ?

Semplicemente perche' il confronto non regge.
Il confronto non si basa unicamente sull'espressione musicale , sul talento o  su un fatto puramente estetico, ma su un'Unicita' , un'Organicita' ,una Consapevolezza, un'Identita',che normalmente nel caso dei gruppi italiani è carente rispetto a chi non fa Rock ma lo VIVE ! E vivere non significa adottare i tratti estetici , truccarsi da viventi ma essere consapevoli delle scelte che fanno una Vita ! 
Ti confesso che io non mi sono mai sentito un clone o un derivato del Rock'n'Roll in quanto tale, parlo della sua essenza , del suo spirito guida , anzi l'ho considerato come una derivazione di una cultura che nel nostro paese si è sviluppata molti secoli prima . Parlo dell'Umanesimo , dell'uomo planetario, di una cultura sincretica che si sviluppa tenendo insieme molte e molte culture diverse. Questo gli americani , parlo di molti artisti ,lo sanno bene e quando si rapportano a me   sperano di intravedere nel mio lavoro quella  cultura che loro conoscono bene e che riconoscono come fonte ispiratrice del Rock'n'Roll.
Perche' è Affine direbbe Goethe.
Non solo ma basti pensare ai costruttori di ponti fra l'America e l'Italia , vedi Lomax e e De Martino, e poi Carpitella e Bosio fino a Portelli.
Come dire John Boyd e Peter Jenner in Inghilterra altri abili costruttori di ponti. Produttori veri , ispiratori , agitatori musicali, le migliori menti.
Nel caso inglese ancora di piu' trovi una radice culturale italiana che moltissimi musicisti ci riconoscono che è Gramsci !
Molti citano a memoria i Quaderni e in particolare un capitolo che è Americanismo e Fordismo dove Gramsci spiega benissimo l'espansione del Rock in Europa , le cause e le motivazioni ,molto prima del suo avvento.
E questo perche' c'è una critica musicale inglese a cui si sono sempre ispirati o confrontati i musicisti inglesi di stampo gramsciano.che non ha niente a che fare con l'aspetto ideologico....ma queste storie le conosci benissimo meglio di me.
Un esempio di come si potrebbe o dovrebbe fare per poterci confrontare all'estero alla pari ce lo ha dato Sergio Leone.
Certo quello è cinema e non rock ma è cosi' che si dovrebbe fare.
Il Western è un genere americano ma ispirato all'epica greca , bastava metterci la Commedia dell'Arte italiana ed ecco qua che il gioco è fatto e Leone e' stato riconosciuto in America come uno fra i dieci grandi registi della storia del cinema.
In America..per non parlare poi di Morricone che e' una conseguenza del successo del Maestro !
E te dici allora perche' i Gang non ce l'hanno fatta all'estero ?
perche' io non prendo l'aereo come Aretha Franklin !!! e mi sento italiano come Paul Weller si sente inglese.
E come Chuck Berry alla fine della serata vorrei sempre tornare a dormire sul letto di casa...Ridi , ridi   pure ...che ogni tanto una cazzata ci vuole .

La storia dei Gang viaggia da decenni in mille strade e svariate vesti (dall’autoproduzione alle major). 
Come vedi il futuro di una band così longeva e, mi permetto, con così tante cose ancora da dire  ?


Prossimo anno sono 30 dal primo disco.
Una vita !
Ho intenzione di festeggiarli con un disco di inediti , che non facciamo da 13 anni, guardando quindi verso l'orizzonte che abbiamo avanti piu' che volgendo lo sguaro indietro, alle nostre spalle. Poche volte mi capita di pensare o meditare sul passato o di tornare sulle tracce,..
Come se fossi sempre in fuga. Di fatto tutto cio' col passare degli anni lo considero come Il Viaggio della mia vita . E' cominciato con una sorta di esilio per poi proseguire sulle strade del Ritorno .
Una piccola grande Odissea.
E in questo Viaggio ho trovato quello che cercavo magari inconsciamente : l'Appartenenza. l'unica condizione per essere libero.
Altrimenti la liberta' sarebbe solo fare quello che ti pare , invece cosi' diventa fare quello che Vuoi  cioe'  assumerti le responsabilita' rispetto a quella comunita' a cui appartieni.  sono diventato grande in questo modo imparando questa lezione che è la Vita .Ho vinto , e questo mi basta e avanza. Posso andare in ogni sperduto villaggio e citta' di questo meraviglioso paese e trovare sempre chi mi ospita , mi fa sedere alla sua tavola , mi presenta i suoi genitori e i suoi figli, mi racconta le storie della sua vita e di quel posto e mi presta anche il suo letto per riposare.
Poi si canta insieme per la gioia di stare insieme e di condividere.
Di piu' non avrei mai immaginato. Per il futuro vorrei soltanto continuare a girare in questo Cerchio Sacro e essere utile portando con me delle nuove canzoni da cantare insieme.
Ho gia' ricevuto tanto che avrei bisogno di mille e una vita ancora per ringraziare tutti di tutto cio' che mi hanno regalato e che non ha prezzo  : la Bellezza!

lunedì, luglio 01, 2013

Il calcio italiano oggi



Al Brasile la Confederations Cup piallando gli sboroni spagnoli con 3 gol, olè !
All'Italia un terzo posto in una delle finali(ne) più assurde della storia del calcio giocata in condizioni climatiche senza senso e arrivata ai rigori con giocatori stremati e boccheggianti (assegnare il terzo posto ex aequo in caso di parità o andare subito ai rigori no eh ? Troppo complicato per la Fifa, va bè).

Una veloce riflessione sul CALCIO ITALIANO, spesso tanto bistrattato e sbeffeggiato proprio da noi italiani.
In un anno siamo arrivati secondi agli Europei eliminando squadre come Croazia, Eire, Inghilterra e Germania, siamo abbondantemente in testa in un girone per i mondiali non impossibile ma neanche troppo semplice con squadre noiose e ostiche come Rep. Ceca, Danimarca, Bulgaria e le ex materasso Armenia e Malta, in ConfCup finiamo con due vittorie con Giappone e Messico (squadre che puoi trovare spesso agli ottavi in un Mondiale), due pareggi con Uruguay e Spagna (meritavamo di vincere) e una sconfitta con il Brasile (meritavamo il pareggio).
L'Under 21 arriva seconda agli Europei mettendo in campo un bel po' di ottimi talenti.

Insomma l'Italia di Prandelli con l'aggiunta di qualche giovane dall'Under e magari con il coraggio di non far giocare per forza Buffon, Montolivo o Pirlo quando sono scoppiati, può fare bene il prossimo anno.

Sperando nel frattempo che i grandi club invece di rincorrere il solito sudamericano o slavo a suon di milioni, guardino più spesso in casa nostra e facciano crescere un sacco di giovani talenti che alla fine ci sono.
Basta saper guardare...
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