lunedì, gennaio 14, 2019

Paolo Marcacci - Muhammad Alì. Il pugno di Dio



E' noto come MUHAMMAD ALI' sia stata una figura andata ben al di là del semplice campione di pugilato (all'interno del quale ha rappresentato uno dei momenti più alti e completi di atleta).

Personaggio contraddittorio, non sempre limpido (al di là del mito), uno dei primi esempi di auto gestione della propria immagine in funzione del marketing ma anche faro per i diritti civili degli afro americani e la lotta alla guerra in Vietnam.

In questo libro, agile e veloce, c'è la sua storia, pugilistica e umana, fino al triste declino e alla malattia.
Ci sono le contraddizioni (lui, figlio della borghesia nera si erse a "voce del ghetto", insultando avversari come Sonny Liston e Joe Frazier che veramente da lì venivano o volle umiliare Ernie Terrell massacrandolo per 15 riprese, reo di averlo chiamato ancora Cassius Clay) ma c'è, naturalmente, lo spessore umano di un uomo che seppe sfidare l'America benpensante, razzista e retrogada e dare ai neri ancora oppressi una speranza di rivalsa.

Un libro che rimette in equilibrio la figura di ALI' tra luci ed ombre.

domenica, gennaio 13, 2019

25 anni di EZLN in Chiapas



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Da 25 anni (era il 1° gennaio 1994) l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale ha preso possesso di alcuni municipi del CHIAPAS, in Messico.

Combattendo quotidianamente una lotta silenziosa quanto sanguinosa contro le forze governative, continuando nell'intento di ridare dignità e diritti agli indigeni, ai poveri, agli oppressi.
L'avvento di Obrador, presidente di "sinistra", non cambierà purtroppo le sorti della zona, anzi...

Il suo progetto Tren Maya, una ferrovia per turisti, arricchita da hotel, ristoranti e centri commerciali, che coinvolge Yucatan, Quintana Roo, Chiapas e Campeche, andrà a distruggere le aree rurali, colpendo indigeni e ambiente, in nome della speculazione e globalizzazione.

L'EZLN resiste, in direzione ostinata e contraria e dopo 25 anni è ancora lì.

Hasta siempre !!

sabato, gennaio 12, 2019

Libertà, Classic Rock e Not Moving LTD



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" le connessioni tra MUSICA e DROGA
Nella foto i due numeri precedenti.



Nel nuovo numero di Classic Rock intervisto Simone Fringuelli della Spittle Records e Giulio Casale, di cui recensisco anche il nuovo (notevole) album "Inexorable".
Inoltre parlo di "Almost mine" di Ferro Solo, "Guadalupe" dei Mòn, "Never looked back" dei Liars, "Ice cream" dei Dissociative, la compilation "391-Voyage through the underground Italy" e una serie di schede tratte dai Best of 2018.
Nella rivista anche Neil Young, Wings, Eagles, Byrds, Zen Circus, Jeff Buckley e tanto altro.



Con i NOT MOVING LTD torniamo in concerto venerdì 18 gennaio ad AOSTA a "La Cittadella".

https://www.facebook.com/events/373972473146913/

Date successive:

23 marzo: Bologna "Freakout"
6 aprile : Savona "Raindogs"

venerdì, gennaio 11, 2019

Carlo Rovelli - Sette brevi lezioni di fisica



In fisica ho sempre avuto 4 o 5 e sono stato rimandato parecchie volte al Liceo Scientifico (dove avevo ottimi voti nelle materie letterarie), indirizzo scelto con evidente grande acume strategico.

Ho cercato di rimediare alla mia più totale ignoranza con questo breve libretto del luminare fisico teorico Rovelli che con parole semplici, efficaci, immediate ci spiega come funzionano il mondo e l'universo attraverso la fisica quantistica, le particelle, l'architettura del mondo, la teoria della relatività.

Il mondo è un pullulare continuo e irrequieto di cose, un venire alla luce e uno sparire continuo di effimere entità. Un mondo di avvenimenti, non di cose.

Nasciamo e moriamo come nascono e muoiono le stelle, sia individualmente che collettivamente.

Penso che la nostra specie non durerà a lungo, apparteniamo ad una specie a vita breve.
I nostri cugini si sono già tutti estinti.
E noi facciamo danni, che difficilmente ci risparmieranno.
Per la Terra sarà un piccolo blip irrilevante.


Carlo Rovelli è stato inserito dalla rivista "Foreign Policy" tra i cento migliori pensatori globali dell'anno, unico italiano.

giovedì, gennaio 10, 2019

Alberto Grifi



Nato a Roma il 29 Maggio del 1938 ALBERTO GRIFI è stato tra i principali protagonisti e pionieri del cinema sperimentale italiano.

Pittore, regista, cameraman, fonico, attore, fotografo pubblicitario di aereoplani, inventore di dispositivi video-cinematografici come il VIDIGRAFO in grado di trascrivere su pellicola le riprese fatte sul nastro di una videocasetta, nonché il macchinario lavanastri per la rigenerazione dello stato fisico dell'emulsione dei nastri analogici e la restituzione su supporto digitale, una struttura specificatamente progettata per restaurare videonastri incisi negli anni '60-'70.

Esordisce filmando l'opera teatrale Cristo '63 di Carmelo Bene. La registrazione è censurata e sequestrata dalla polizia e da considerarsi perduta.

Tra le sue opere principali Verifica incerta (1964, con Gianfranco Baruchello), film di montaggio che scompone celebri film hollywoodiani apprezzatissima da Man Ray, John Cage e Max Ernst.
Qui la versione integrale:
https://www.youtube.com/watch?v=hmhvr3RbGnA&t=7s

No stop grammatica (1967), evento di 12 ore con una colonna sonora di pezzi di pellicola magnetica distribuiti tra la folla e poi rimontati.
Non soffiare nel narghilè (1970), girato nella comune hippy di Terrasini.

Anna (1972-1973, co-regia di Massimo Sarchielli), forse la più celebre delle sue opere, realizzata con il primo videoregistratore portatile open reel da un quarto di pollice arrivato in Italia e presentata nel 1975 al Festival di Berlino, alla Biennale di Venezia e al Festival di Cannes.
Qui il film integrale:
https://www.youtube.com/watch?v=P6KgbcT6cwM&t=304s

Michele alla ricerca della felicità (1978), film sulla condizione carceraria commissionato e poi censurato dalla Rai.

Nel 2004, in occasione della 61ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Alberto Grifi partecipa al progetto Storia segreta del cinema italiano progetto per il recupero, il restauro e la riscoperta sistematica del cinema italiano dimenticato, invisibile, sconosciuto o misconosciuto.

Alberto Grifi ha anche filmato 27 ore di registrazione e 3 ore di 16 mm colore sul Festival del proletariato giovanile svoltosi a Parco Lambro di Milano nel giugno del 1976, organizzato dalla rivista «Re Nudo». Inizialmente il lavoro era stato finanziato dagli organizzatori che puntavano a realizzare un film-concerto, ma in realtà il film registra la contestazione da parte dei giovani proletari degli spettacoli musicali e di tutte le merci che gli organizzatori contavano di vendere, panini, birra, libri e dischi "di sinistra".
Del materiale è stato estratto un film di di 58 minuti:
https://www.youtube.com/watch?v=7l6jCi3TepA

Nel 2006, per volontà dello stesso regista, nasce l'Associazione culturale Alberto Grifi con l'obiettivo di tutelare, conservare, promuovere il patrimonio artistico dello stesso Alberto.
Il 22 aprile 2007, dopo una lunga malattia, Alberto Grifi muore a Roma.

http://www.albertogrifi.com/

mercoledì, gennaio 09, 2019

Gli album più venduti nel 2018



La classifica è stata redatta BuzzAngle Music, un servizio di analisi del consumo della musica che ha realizzato la classifica sommando le vendite degli album fisici e le vendite degli album e delle tracce digitali.

Grande successo per le colonne sonore e per gli artisti affini alla scena rap (oltre al solito Ed Sheeran).
"The greatest showman", il musical diretto da Michael Gracey con Hugh Jackman, è stato anche l'unico titolo a superare il milione di copie (1.300.000).

1 The Greatest Showman
2 Drake – Scorpion
3 Post Malone – Beerbongs & Bentleys
4 Ed Sheeran – Divide
5 XXXTentacion – ?
6 Travis Scott – Astroworld
7 BTS – Love Yourself: Tear
8 Lady Gaga & Bradley Cooper – A Star Is Born
9 Cardi B – Invasion Of Privacy
10 Imagine Dragons – Evolve

Kendrick Lamar con "Damn" è al 24° posto, la colonna sonora di "Bohemian Rapshody" l 26°, non ci sono gruppi "rock" nei primi 40 posti.

martedì, gennaio 08, 2019

I dischi più venduti in Italia nel 2018



"Rockstar" di Sfera Ebbasta l’album più venduto nel 2018 in Italia.
Poi "Plume" di Irama e "Fatti sentire" di Laura Pausini.
E ancora Salmo, Maneskin, Capo Plaza, Ultimo.

Il primo disco "rock" è "The dark side of the moon" dei Pink Floyd al 47° post mentre gli U2 sono al 57° con "Songs of experience".
Nei primi 100 anche Bruce Springsteen, Subsonica, Caparezza, Queen, Vecchioni.

9 delle prime 10 posizioni appartengono infatti ad artisti nazionali.
Nelle prime 30 posizioni in classifica un solo artista internazionale: ÷ (Divide) di Ed Sheeran al decimo posto.

Nei Singoli primo "Amore e capoeira" di Takagi & Ketra feat. Giusy Ferreri & Sean Kingston, poi Perfect di Ed Sheeran e Cupido di Sfera Ebbasta feat. Quavo.

Al primo posto della classifica dedicata alla VENDITA dei VINILI ancora in testa "The dark side of the moon" dei Pink Floyd.
Poi "Nevermind" dei Nirvana, "Enemy" di Noiz Narcos, "The wall" dei pInk Floyd, "Appetite for destruction" dei Guns n Roses. Al 14° posto il primo dei Velvet Underground, al 15° di "Kind of blue" di Miles Davis, al 20° il primo dei Led Zeppelin.
La compilation più venduta dell’anno è Sanremo 2018.

lunedì, gennaio 07, 2019

Intervista a Henry Rollins



Nell'ultima foto l'articolo uscito ieri sul quotidiano "Libertà".

Riporto l'intervista concessami da HENRY ROLLINS per il mensile CLASSIC ROCK (su cui ne è stata pubblicata una versione più stringata). Di seguito anche la versione originale in inglese (la traduzione in italiano è la mia, spero corretta...).

1) Sono stato coinvolto, anch'io, nella scena hardcore nei primi anni '80.
Quell'esperienza mi ha insegnato molte cose per il resto della mia vita, dal DIY allo Straight Edge. È stato così importante anche per te?
La tua vita sarebbe diversa senza "quegli (importanti) anni"?


HR:
Penso che essere in una scena cosi' tanto aggressiva, in cui era arduo stare, in cui dovevi lottare per la maggior parte delle cose, era difficile in quel momento ma alla fine è stata una buona cosa per me.
Ha reso la maggior parte delle cose che ho incontrato andando avanti nella mia vita relativamente più facili, al confronto.
Penso che la mia vita sarebbe stata quasi completamente diversa se non avessi passato questo, da quello che faccio ora a come faccio tutto.

2) Molti ragazzi della nostra generazione hanno combattuto contro il fascismo, il razzismo, il fanatismo, l'omofobia.
Viviamo entrambi in due paesi, l'Italia e gli Stati Uniti, dove tutto questo è tornato e continua a crescere.
Cosa è andato storto ?
Abbiamo fallito la nostra missione?


HR:
Non penso che fosse necessariamente la missione del Punk Rock risolvere tutti questi problemi.
Tutti i ragazzi ubriachi nei concerti che ho fatto in Italia, sono in prima linea nella battaglia contro l'oppressione?
Sono quelli che stavano per cambiare le cose?
Le persone nei concerti nel Regno Unito che hanno passato il tempo sputandomi addosso, sono là fuori a cercare di fare andare le cose in meglio?
Credere che ci fossero una "missione" e un piano in atto è bello da pensare, ma non è esattamente quello che credo.
Penso che ci siano state persone che hanno scelto di opporsi assolutamente a queste cose, ma non che sia stata una dichiarazione di intenti su ciò per cui la musica è stata creata.
Ricordo che all'improvviso c'erano tutte queste regole, ma non ho mai visto alcun documento in merito.
Non si può fare questo, non posso fare quello, ecc.
In quel momento avevo quasi finito di provare a far parte di ogni scena.
Mi piace la musica che mi piace ma non provo assolutamente alcun cameratismo o fedeltà a nessuna scena.

  3) Quando eri giovane, cosa vedevi nel tuo futuro?

HR:
Pensavo che avrei lavorato dietro a un bancone da qualche parte per il resto della mia vita.
Ho pensato che avrei solo resistito e apprezzato quello che potevo.
Sapevo di avere qualcosa ma non sapevo cosa fosse o cosa farmene.
Mi sono riconciliato con me stesso per affrontare il fatto che la vita sarebbe stata dura.

  4) Sei stato musicista, attore, scrittore, hai partecipato a spettacoli di parole e talk show radiofonici.
Ci sono alcuni di questi ruoli artistici che preferisci?


HR:
Niente di particolare.
Per me è lavoro e sono sempre alla ricerca di lavoro.
Se il tour in cui mi trovo finisse con l'opportunità di lavorare su un film che inizierà il giorno successivo per sei mesi, andrebbe bene.
Se fossero mesi ad editare un libro, sarebbe perfetto.
Sono grato per tutto ciò che mi capita.
Io non sono un artista, quindi tutto ciò che non sia il salario minimo è solitamente buono per me.

  5) So che sei un caro amico di Ian MacKaye.
C'è qualche altro ragazzo della "vecchia scena" in cui sei ancora in contatto?


HR:
No. Non mi tengo in contatto con molte persone.
E-mail occasionali a membri di alcune band da "back in the day" ma non regolarmente.

  6) Hai viaggiato in tutto il mondo nel corso degli anni. Qual è il tuo paese preferito che hai visitato? E il posto peggiore? Che ne pensi della Corea del Nord?
Alcuni ricordi sull'Italia?


HR:
Il mio paese preferito fuori dagli Stati Uniti sarebbe l'Australia.
Potrei tranquillamente vivere lì.
Non riesco a pensare ad un "posto peggiore" ma, detto questo, alcuni posti sono difficili.
Parti di Africa, India e Bangladesh sono difficili per le persone che vivono lì.
Non posso definirli brutti posti perché le persone sono brave.
La Corea del Nord era triste.
Le persone che ho visto sembravano affamate e spaventate.
Meritano di meglio.
Ho suonato in Italia molte volte.
Non c'è mai stato un buon momento da ricordare.
Non sono sicuro che mi piacerebbe tornarci.

  7) Qualche possibilità di vederti di nuovo coinvolto nella musica?

HR:
No. Ho finito con la musica molti anni fa come performer.

  8) Siamo cresciuti nell'era del vinile.
Ora tutto è disponibile tramite internet. Pensi che le nuove generazioni abbiano perso qualcosa senza quel modo di ascoltare la musica, tenendo qualcosa di reale nelle tue mani, cercando ogni indizio nell'artwork della copertina?


HR:
Penso che il vinile e il nastro siano ancora il modo migliore per ascoltare musica.
Penso che ci sia stata una rinascita di grande successo del vinile e che molti giovani apprezzino davvero la riproduzione analogica.
Naturalmente, ci sono un sacco di streaming e download ma la qualità sonora non è lontanamente altrettanto buona.
La cosa che mi infastidisce è che molte persone potrebbero non sapere mai cosa stanno perdendo e che in realtà si stanno perdendo.

  9) È stato difficile rimanere lontano dalle droghe da anni (gli anni '80, in particolare in Italia) quando tutti quelli intorno a te (che suonavano il punk o la musica rock in particolare) lo facevano?

HR:
Niente affatto.
Quello era un mondo che non ha mai avuto alcun interesse per me.
È un vicolo cieco.

  10) Un'ultima (sciocca) domanda: puoi nominare qualche disco che porterai con te sulla famigerata isola deserta?

HR:
"The Black Album" dei Damned. C'è molta musica diversa. È diventato subito uno dei miei preferiti.


ORIGINAL ENGLISH VERSION

1) I’ve been involved, me too, in the hardcore scene in the first 80’s. That experience teached me a lot of things for the rest of my life, from DIY to straight edge attitude. Has been so important for you too ? Would your life be different without “those (important) years” ?

HR:
I think being in a scene that was very aggressive, hard to get by in, where you had to struggle for most things, was hard at the time but ultimately a good thing for me. It’s made most things going forward in my life relatively easy by comparison. I think my life would be almost completely different had I not been through that, from what I do now, to how I do everything.

2) Many kids of our generation fought against fascism, racism, bigotry, homophobia. We are both living in two countries, Italy and USA, where all this is back and still rising.
What went wrong ? Do we failed our mission ?


HR:
I don’t think it was necessarily the mission of Punk Rock to solve all these problems.
All the drunk kids at shows I did in Italy, they’re on the forefront on the battle against oppression? They’re the ones who were going to change things? The people at the shows in the UK who spent the show spitting on me, they’re the ones out there making things better? I think that thinking there was a “mission” and that there was a plan in place and there was a pass/fail gradient that was attached is nice but doesn’t exactly hold water to me. I think there were absolutely people who chose to oppose these things but I don’t think it was a mission statement of what the music was made for.
I remember that suddenly, there were all these rules but I never saw any paperwork. Can’t look like this, can’t do that, etc. That’s when I was pretty much done with trying to be part of any scene.
I just like the music I like but I feel absolutely no camaraderie or fidelity to any scene anywhere.

3) When you were young, what did you see as your future?

HR:
I thought I was going to be working behind the counter somewhere for the rest of my life.
I figured I would just tough it out and enjoy what I could. I knew I had something but I didn’t know what it was or what to do with it.
I reconciled myself to face the fact that life was going to be a grind.

4) You’ve been musician, actor, writer, you’ve been into spoken word shows and radio talk show. There are some of these artistic roles that you prefer ?

HR:
Not really. For me, it’s work and I’m always looking for work. If the tour I’m on ended with an opportunity to work on a film starting the next day for six months, that would be fine. If it was months of editing a book, that would be fine.
I’m grateful for anything that comes my way. I’m not an artist, so anything that’s not minimum wage work is usually good to me.

5) I know you're a close friend of Ian MacKaye. Is there some other guy from the “old scene” you’re still in touch?

HR:
No. I don’t keep in touch with many people. Occasional emails to band members of a few bands from “back in the day” but not on any regular basis.

6) You’ve traveled all over the world over the years. What is you favourite country you’ve visited? And the worst place ? What about North Korea? Some memories about Italy?

HR
My favorite country to be out outside of USA would be Australia.
I could easily live there. I can’t think of a “worst place” but that being said, some places are tough. Parts of Africa, India and Bangladesh are hard on the people that live there.
I can’t call them bad because the people are good. North Korea was sad. The people I saw looked hungry and scared. They deserve better. I’ve played in Italy many times. It was never a very good time. I’m not sure I would ever go back.

7) Any chance to see you involved in music again ?

HR:
No. I was done with music many years ago as a performer.

8) We grown up in the “vinyl era”. Now everything is available through internet.
Do you think that the new generations have lost something without that way of listening music, holding something real in your hands, searching for every clue in the artwork ?


HR:
I think vinyl and tape is the best way to go. I think there’s been a very successful resurgence of vinyl.
I think a lot of young people truly value analog play back. Of course, there’s a lot of streaming and downloading and the sonic quality of that isn’t remotely as good. The thing that bugs me is that a lot of people might not ever know what they’re missing, and they really are missing out.

9) Has been difficult to stay away from drugs in years (the 80’s, in Italy especially) when everybody around you (playing punk or rock music especially) were into that ?

HR:
Not at all. That was a world that never held any interest for me whatsoever.
It’s a dead end.

10) A last (silly) question: can you name some record you would bring with yourself on the infamous desert island ?

HR:
The Black Album by the Damned. There’s a lot of different music on it.
It became one of my favorite records as soon as I heard it many years ago.

domenica, gennaio 06, 2019

La Basilica di Notre-Dame de la Paix di Yamoussoukro



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

La Basilica di Notre-Dame de la Paix, sorge a Yamoussoukro, capitale della Costa d’Avorio.

Yamoussoukro è in realtà una città sperduta nel centro del paese, che il primo presidente, dopo l’indipendenza dalla Francia, Félix Houphouët-Boigny, volle fare diventare capitale a scapito del vero centro nevralgico del paese Abidjan, in quanto suo villaggio natale.

Decise di costruirvi la chiesa più grande del mondo, Notre-Dame de la Paix, replica fedele della Basilica di San Pietro a Roma, arricchita da coloratissime vetrate provenienti dalla Francia e bianchi marmi, dall’Italia.

Furono edificati anche l’Hotel President, un centro congressi e il palazzo presidenziale.
La chiesa può accogliere undicimila persone in piedi e settemila a sedere, su panche dove ogni posto è climatizzato singolarmente ma costò circa 250 milioni di euro, raddoppiando il debito pubblico.

Papa Giovanni Paolo II accettò di consacrare personalmente Notre-Dame de la Paix, a patto che fosse costruito un ospedale nelle sue vicinanze, completato solo nel 2015.

Il paradosso è che meno di un terzo della popolazione è di fede cristiana, che la basilica è frequentata abitualmente da poche centinaia di persone, mentre il mantenimento costa ogni anno più di un milione di euro.

venerdì, gennaio 04, 2019

Vanessa Roghi - Piccola città - Una storia comune di eroina



Un libro importante e particolarmente incisivo che, partendo da una vicenda personale (personalissima), si addentra nella storia dell'EROINA in Italia, di quando e come arriva, dei danni che procura, di come (non) viene affrontata la situazione.

L'analisi e storica ma anche politica e sociale, partendo da un piccolo centro come Grosseto.
Ed è un PROBLEMA più che ATTUALE (in Italia il consumo è in vertiginoso aumento, spesso tra i giovanissimi).

Ma come dice Aldo Cazzullo "una cortina di silenzio è scesa sul discorso delle tossicodipendenze, anche per colpa di chi ha smesso di raccontare.
Come se il problema non esistesse, non fosse mai esistito...".


Dal libro:
"Nel 2017 la coltivazione del papavero da oppio in Afghanistan è esplosa: l'estensione delle piantagioni è passata da 201.000 a 328.000 ettari, un incremento del 63%.
La produzione di eroina sarà di 600 tonnellate. Mai così tanta nella storia dell'umanità".


Una lettura che approfondisce il tema, fino alle radici e chiarisce molti punti oscuri o semplicemente "dimenticati".

L'Italia ha una media di 200 morti per overdose ogni anno (2.500 nel Regno Unito, circa 1000 in Germania, 400 in Francia).
In Italia circa 700.000 persone (l’1,7% della popolazione tra i 15 e i 64 anni) hanno fatto uso di eroina o altri oppiacei almeno una volta nel corso della vita.
Lo 0,6% (quasi 220.000 persone) ha assunto eroina nel 2017.
Dal 1990 al 2014 in Europa il prezzo dei derivati dell’oppio è crollato del 74%.

In tanti mi rispondono allo stesso modo: “Mah non saprei, non ricordo”.
Oppure, semplicemente, non rispondono alle mie mail, lasciando cadere a vuoto richieste di appuntamenti.
Unica eccezione i preti e i poliziotti.
Già, perché la storia dell’eroina in Italia è una storia di assistenza o di crimine.
Mai una storia sociale o culturale, e politica lo diventa soltanto quando si parla di complotto.

Se fossi stata figlia di un terrorista, di una vittima degli anni di piombo, tutto sarebbe più facile, da un punto di vista narrativo si intende, perché di canoni, storiografici, autobiografici, letterari, sull’eroina non ce ne sono se si esclude, ovviamente, Andrea Pazienza che ha lasciato il romanzo dell’eroina più importante scritto in Italia.
Ma io non so disegnare.

giovedì, gennaio 03, 2019

John Lurie



Articolo apparso ieri sul quotidiano "Libertà" nell'inserto "Portfolio".

In molti ricorderanno l'esilarante scena del film “Down by law” del 1986 di Jim Jarmusch in cui Roberto Benigni, mentre è in prigione con i due compari fuggiaschi, intona il mantra “I scream, you scream we all scream for ice cream”, innestando una specie di goliardica mini rivolta (peraltro inconsapevole o forse molto consapevole metafora di come è particolarmente semplice fare la rivoluzione).
Ebbene, uno dei fuggiaschi è l'immenso Tom Waits, l'altro è “tale” John Lurie.

Faccia indimenticabile, portamento tra il regale e il teppistico, espressione ieratica, ironica e sardonica.
Al suo attivo anche un'altra grande interpretazione, sempre con Jim Jarmusch, nello stupendo “Stranger than paradise” del 1984 e una serie di apparizioni in “Il piccolo diavolo” di Roberto Benigni, “Mistery train”, “L'ultima tentazione di Cristo” di Martin Scorsese. Ma John Lurie è stato ed è, soprattutto, un grande musicista.
Che, ad esempio, di molti film ha curato, composto e suonato la colonna sonora.
La sua carriera nasce alla fine degli anni 70. Saxofonista, fonda i Lounge Lizards un gruppo di jazz o meglio, come veniva definito, spesso in modo dispregiativo, di “fake jazz”.
La band proponeva infatti una forma di jazz contaminata niente meno che dalle asperità punk e new wave della scena new yorkese, quella che fu definita “no wave” e che attirò l'attenzione di un luminare come Brian Eno (che produsse la raccolta “No New York”, dedicata ad alcuni dei principali esponeneti della corrente).

“A 17 anni qualcuno mi fece ascoltare John Coltrane e fu come se mi stesse parlando in cinese. Ma come? C'è una musica che non riesco a capire? E così incominciai ad ascoltarla in continuazione”.

I Lounge Lizards erano però meno radicali, più vicini ad una forma di jazz tradizionale, mischiato al free jazz ma che non disdegnava la provocazione di cui si faceva cenno poc'anzi.
Il gruppo, in cui, nel corso di una ventina di anni di carriera, passano artisti come Marc Ribot (poi alla corte di Tom Waits) e Arto Lindsay, incide una decina di album e si fa ricordare come uno dei nomi più interessanti di quell'epoca.
John prosegue poi la sua attività come solista, compositore di colonne sonore, attore e conduttore di un'ironica trasmissione televisiva, “Fishing with John” (“Pescare con John”) in cui accompagna alcuni personaggi famosi (ma piuttosto particolari) a pesca, tra cui Tom Waits, Jim Jarmusch, gli attori Matt Dillon e Dennis Hopper.

Ma non è sufficiente.
Si dedica anche alla pittura e con eccellenti risultati, riuscendo ad allestire mostre in parecchie città del globo (arrivò anche a Milano un paio di anni fa), apprezzato e omaggiato dalla critica e dal pubblico.
Anche se la predilezione per questa espressione artistica nasce da un dramma.
Nel 2000 ha contratto una terribile malattia, la sindrome di Lyme, che ha incominciato a manifestarsi negli anni 90, sotto forma di un affaticamento cronico che i medici non riuscivano a spiegarsi.
Alla fine, incapace di reggere i ritmi dei concerti, fu costretto a sospendere l'attività del gruppo ma senza avere particolari benefici.
Solo nel 2006 furono trovate la causa e relative cure.
Che anche se non lo hanno ristabilito, gli permettono comunque di lavorare alla pittura.

Sorprendentemente è tornato però alla discografia in questi ultimi tempi con un colpo di scena che ha sorpreso molti.
Ormai impossibilitato a suonare il sax ha però ritrovato la capacità di impugnare la chitarra e di poter cantare e dopo 17 anni di silenzio ha dato seguito ad un disco passato inosservato ai tempi, con il falso nome di Marvin Pontiac.
“The Asylum tapes” è un immaginario album che raccoglie presunte registrazioni perdute di questo personaggio inventato.
Il tutto a base di un blues primitivo, “africano” , che sembra arrivare da certe scricchiolanti registrazioni di qualche oscuro bluesman degli anni 40.

“Io non so cantare, così come non sono un attore.
Posso farlo ma mi può venire davvero male.
Un giorno quando ho finito di incidere tutte le voci mentre me ne stavo andando dallo studio ho visto che il tecnico del suono aveva scritto “tentativi di canto”.

mercoledì, gennaio 02, 2019

Statistiche 2018



Un po’ di consuete statistiche annuali per il BLOG.
Dopo un periodo di calo e una tenuta nel 2015, una forte ripresa nel 2016, in media il 2017, il 2018 ha portato ad un nuova notevole risalita.

128.377 gli accessi (123.200 nel 2017, 130.400 nel 2016, 121.500 nel 2015, 120.500 nel 2014, 139.482 nel 2013, 144.211 nel 2012, 105.973 nel 2011.

Una media di 352 accessi quotidiani.

Più di 88.000 gli utenti singoli.
Oltre all'Italia la provenienza è nell'ordine da Australia, USA, Germania, Francia, Svizzera, Inghilterra, per un totale di 36 nazioni diverse.

I post più visti, tra i 360 pubblicati, sono stati:

ARI PAFFGEN - Christian Aaron Boulogne
(pubblicato nel 2016 anche quest'anno ha avuto 12.000 visualizzazioni

http://tonyface.blogspot.com/2016/11/ari-paffgen-christian-aaron-boulogne.html

IL MEGLIO DI AGOSTO con 800 visualizzazioni
https://tonyface.blogspot.com/2018/08/agosto-2018-il-meglio.html

LA MORTE DI RINO GAETANO con 700 visualizzazioni
https://tonyface.blogspot.com/2018/01/la-morte-di-rino-gaetano.html

SICK ROSE - SOMEPLACE BETTER con 700 visualizzazioni
https://tonyface.blogspot.com/2018/03/sick-rose-someplace-better.html

Attualmente dalla sua nascita, 14 anni fa, gli accessi sono 1.250.000 circa.

Un ringraziamento a tutti i collaboratori che hanno contribuito con i loro scritti (e che invito a continuare, estendendo la proposta anche a nuovi aiutanti), alle decine di commentatori abituali che rendono vivo e frizzante questo blog, a quelli che si “limitano” a leggere, a tutti i nuovi arrivati da queste parti.

lunedì, dicembre 31, 2018

Il mio 2018

Il NOSTRO blog si congeda dal 2017 con un egocentrico sguardo ad un po' di cose che il sottoscritto ha lasciato per strada nell'anno trascorso.


E' uscita la ristampa aggiornata del libro su GIL SCOTT HERON, "Gil Scott Heron. IL Bob Dylan nero" per Volo Libero Edizioni, supportata da 21 presentazioni in 11 regioni.


E' partita, inaspettatamente, l'esperienza con i NOT MOVING LTD, alcune date ben riuscite a affollate.
Si è chiusa quella con IL SENATO.

E' felicemente proseguita la collaborazione settimanale con il quotidiano di Piacenza LIBERTA', quella mensile con CLASSIC ROCK, quella quotidiana con il portale RADIOCOOP.it e quella saltuaria con IL MANIFESTO.
Con molto piacere continuo a fare parte delle giurie del PREMIO TENCO e dei ROCKOL AWARDS.
Ancora due date per lo spettacolo MODS e da ricordare la partecipazione al libro "LAMBRUSCO e POP ROCK" ( Edizioni Officine Gutenberg).

FUTURO

Nell'immediato nuove date per i Not Moving LTD, ancora qualche presentazione per Gil Scott Heron e dal 22 febbraio ("Suoneria" a Settimo Torinese) un nuovo spettacolo, con Alex Loggia, dedicato a "QUADROPHENIA"

sabato, dicembre 29, 2018

Dicembre 2018. Il meglio



VAN MORRISON - The prophet speaks
Il Grande Vecchio torna con un ennesimo album dolcemente e caldamente bluesy, soulful, jazzy.
La sua voce su tutto e una grande musica ad accompgnarlo, con classici ("Dimples", "I love the life I live" ad esempio) e una classe e uno stile incomparabili. Grandissimo.

GOSPELBEACH - Another winter alive
Gli stupendi umori 60's tornano a vivere nel nuovo album della grande band californiana. Purtroppo si tratta di scarti del capolavoro "Another summer of love" e alcune versioni live di brani in esso contenuti.
E' sempre un gran sentire anche se un ripiego e un palliativo per noi fan assetati di novità.

NEW MASTERSOUNDS - Nashville sessions
Registrato live in studio, davanti a un piccolo gruppo di amici, un buon album, molto groovy, in classico stile Hammond beat. Gradevolissimo.

DELVON LAMARR ORGAN TRIO - Close but no cigar
DELVON LAMARR ORGAN TRIO - Live at KEXP !

Due album per la band americana, uno in studio e un ottimo live. Il tutto sulle tracce di Booker T & the Mg's, Meters e Jimmy Smith.
Hammond grooves strumentali, funk swing ben fatto e molto curato.
Ascolti piacevolissimi.

BRIAN AUGER PIANO TRIO - Full circle
Piano, basso, batteria, una serie di classici e originali, un cool jazz di raffinatezza e classe eccelsi, tecnica sublime, ascolto delizioso. Tutto live.

ROBERTO VECCHIONI - L'abisso
Roberto Vecchioni torna con un classico, un album "definitivo" ("Farò altri dischi, ma questo per me è una conclusione"), un capolavoro di maturità, una dimostrazione (se ce ne fosse stato bisogno...) di come si scrive, di come si compone, di come si confeziona un'opera.
Un Maestro che insegna.
"L'infinito" è solenne, malinconico e ironico allo stesso tempo, drammatico e leggero, la leggerezza di un uomo che guarda alla vita con saggezza, attento a quello che gli accade intorno, in grado di scrivere musiche e parole di enorme spessore, sia che si rifletta sulle "cose della vita", sia che si parli di Giulio Regeni ("Giulio" è di una bellezza straziante, difficile da ascoltare senza che si laceri il cuore), che della guerra in Siria ("Cappuccio rosso" dilania con la sua storia di una combattente curda sul fronte contro l'Isis, l'Ayse raccontata da Zerocalcare).
Ci sono anche Guccini e Morgan, c'è Lucio Fabbri che suona di ogni e produce.
In tempi in cui il cantautorato spaccia aria fritta per "canzone d'autore" c'è voluto un "Uomo del Novecento" a rimettere le cose in chiaro.
E un po' di gente in riga.
Il disco esce solo in vinile o in cd "perché è un disco che si compera nei negozi".

DIAFRAMMA - L'abisso
Ventesimo album dei Diaframma (a cui si aggiungono quelli solisti di Federico Fiumani e una lunga serie di live, raccolte, ristampe).
E tutto riluce ancora di energia, cose da dire, affermare, definire.
La caratura dell'artista Fiumani continua a crescere, rafforzarsi, a guardare avanti, con la personalità di sempre, inimitabile, orgogliosamente unica, in direzione ostinatamente contraria.
"L'abisso" è un disco crudo e diretto, rieccheggia spesso il mood del primo punk, quello a cavallo tra il 76 e il 77, pur accentuando la cura negli arrangiamenti e nei particolari, le liriche come sempre intense e immediate (pur nella loro, talvolta, apparente modalità criptica).
Per chi è cresciuto parallelamente a queste esperienze artistiche capisce, ci si capisce, senza troppe parole.
E' un percorso unico, un sentiero che in tanti hanno provato a percorrere perdendo l'orientamento, perchè solo chi sa guardare fisso verso una certa parte arriva alla meta.
Come Federico.

THE REACTION - World cup of lies
Il quartetto moscovita esce con un 10 pollici di puro mod sound 79 (dalle parti di Chords, Jam e Purple Hearts) condito da buone dosi di power pop. Sound elettrico, pulsante, canzoni essenziali e tirate. Mod rules !

THE PUTBACKS - s/t
La band australiana si destreggia benino tra funk, blaxploitation, sound da colonne sonore. Alla fine, paradossalmente, un po' troppa varietà. Comunque buono.

JOHN LEGEND - Legendary Christmas
Non sono mai stato un grande fan del Natale e neanche di John Legend.
Neppure dei dischi di Natale !
Ma questo è bellissimo, cool, molto Nat King Cole, arrangiamenti raffinati, soul, bluesy, jazzy.
Con anche Stevie Wonder e Esperanza Spalding.

JEFF TWEEDY - WARM
Sarebbe il suo primo album solista dopo Uncle Tupelo, Wilco e quello con il figlio. Ed è un bel disco. Grandi canzoni di stampo alt folk country rock, tra Neil Young e quel gusto 80's che fu caro a Long Riders, True West e affini.

MARSHMALLOW OVERCOAT - Songs from all you need is fuzz
La band dell'Arizona riceve un doveroso tributo da Area Pirata con una raccolta di 25 brani (inclusi tre nuovi ottimi inediti) che coprono le tre decadi di carriera all'insegna di un garage rock revalentemente tinto di tinte Paisley / psichedeliche.
Sempre un bel sentire.

ELLI DE MON - Songs Of Mercy And Desire
Con il terzo album la one girl band approfondisce ancora di più il legame con le radici più deep blues, venandole talvolta di country ma rimanendo legata alla tradizione primordiale portata avanti nel tempo da personaggi come Junior Kimbrough e più recentemente da Cedric Burnside. C'è anche un piglio iconoclasta e più aspro che porta dalle parti di PJ Harvey e Jon Spencer Blues Explosion. Un sound unico, peculiare per chi continua coerentemente a ricercare in un ambito così particolare. E riesce a trarne un nuovo grande lavoro.

GIARDINI DI MIRO' - Different times
La storica band emiliana torna con un nuovo convincente episodio della lunga carriera. Le istanze post rock, pur sempre presenti, si allargano a suggestioni di sapore quasi psichedelico, in lunghi brani dilatati, malinconici e crepuscolari, con un gusto shoegaze e orchestrazioni solenni a condire alla perfezione il tutto. Non il loro miglior album ma sempre ad altissimi livelli.

ANDRES CALAMARO - Cargar la suerte
Uno dei principali esponenti storici del rock argentino torna con un buon album di grintoso e aspro rock chitarristico. Interessante e incisivo.

LOS INFARTOS - El Narco Ritmo
Grande ep in puro vinile, quattro brani di tiratissimo e ruvidissimo garage punk, contaminato da surf, Tarantino, Fuzztones, Outta Place, Gravedigger V, Creeps, Pretty Things. Spacca e tanto !

SALMO - Playlist
Salmo si conferma come uno dei migliori rapper italiani, sicuramente il più maturo e interessante.
Il nuovo album si avvale di un buon numero di ospiti, testi duri e hardcore, ottimi arrangiamenti.

CAMERA OSCURA - Ieri
Uno di quei gruppi cosiddetti "minori" che hanno affollato, numerosissimi, la scena new wave dei primi anni 80, spesso con talento e tante cose da dire ma che, per mille motivi, sono rimasti nell'ombra. Dopo decenni tornano insieme per mettere su "nastro" quuell oche era rimasto sparso tra sale prove e demo tape. I brani sono stati riregistrati, il suono è pulito, diretto, corposo ma mantiene tutte le caratteristiche di quegli anni, una new wave dalle tinte dark/esistenziali tra Joy Division, primi Litfiba e Sound. Un album fresco e intenso.

ASCOLTATO ANCHE:
THE 1975 (indecente), ANDERSON PAAK (mah...), MY CONFUSE (non male, soul funk pop e tante altre influenze black), STEPHEN STEINBRINK (un buon album di atmsofere tra pop, rock e psichedelia. Interessante), SPINANES (alt rock stile 90 su Sub Pop. Anonimi), DAVID CROSBY (classe etc ma soporifero), STATE CHAMPION (tanto noioso quanto malinconico), SETENTA (afro latin funk fusion, discreto)

LETTO

ROGER DALTREY - Thanks a lot Mr. Kibblewhite
Alla fine anche ROGER DALTREY si è deciso a raccogliere un po' di memorie in un'autobiografia (“credo di essere l'ultima rockstar ad avere scritto di sé stesso”)- purtroppo non ancora tradotta in italiano - “Thanks a lot Mr. Kibblewhite”.
Il signor Kibblewhite è il preside che lo espulse da scuola.
Probabilmente senza questa decisione Roger non avrebbe trovato la determinazione a proseguire in una carriera così incerta come quella musicale, nei primi anni 60, pur affiancandola, nei primi tempi, al lavoro in fabbrica come metalmeccanico.
Attività che ne ha forgiato un carattere spiccio, schietto, duro e ne ha fatto l'uomo d' “ordine” (anche attraverso le maniere forti) in un gruppo in cui il caos è sempre regnato sovrano.
E anche con le parole Daltrey non scherza e non risparmia stoccate sincere e dirette ai compagni di avventura.
In particolare all'amico di sempre Pete Townshend, per il quale manifesta rispetto, amore incondizionato, fraterno ma, proprio per questo, può permettersi di affondare il coltello in varie piaghe (rimarcando che ad esempio che Pete può evitare di andare in tour perchè vive di diritti d'autore milionari ma lui no).
Sottolineandolo però con molta (auto) ironia:
It's expensive living the life of a rockstar when you're not earning rock star money.
"Siamo amici.
Non nel senso che ci telefoniamo e andiamo a mangiare qualcosa insieme.
Le frivolezze sociali non sono il nostro forte. Ma noi abbiamo un legame.
Che non è facile da descrivere ma il punto è questo".
Ma anche a Keith Moon e John Entwistle, scomparsi a causa di una vita di eccessi non perdona anzi stigmatizza (sempre con eleganza e affetto) i comportamenti irresponsabili ed estremi.
In mezzo scorrono la storia del rock degli ultimi 50 anni, da “Tommy” a “Woodstock”, fino al Live Aid, le varie reunion ma anche i lutti e le tragedie, le tribolate vicende famigliari, i successi, i numerosi momenti di difficoltà.
Lo fa con piglio sicuro, fissandoti negli occhi, andando sempre dritto al punto, parlandoti con il cuore in mano, quasi incutendo timore, per quanto è sincero e aperto.
Un libro veloce, completo, efficace, esaustivo.
One minute, I’m on the factory floor in Shepherd’s Bush, the next, I’m headlining Woodstock.

PABLITO EL DRITO - Rave in Italia
La scena RAVE ha fatto irruzione negli anni 90 in modo deflagrante e allo stesso tempo "invisibile", volutamente e sempre fuori dal legale e dall'ufficialità, sfuggente, propaggine "ludica" delle esperienze antagoniste dei centri sociali ed evoluzione dell'estremismo hardcore punk, virato in chiave elettronica.
"Tu potevi fare da solo in una stanza la tua musica, un passaggio inimmaginabile per chi è nato ai tempi dei gruppi e delle sale d'incisione" (Andrea Benedetti)
In mezzo tanta creatività, un approccio anti capitalista, contro l'omologazione e una delle ultime forme (l'ultima?) di lotta contro l'appiattimento odierno.
"Il concetto di creare dal nulla una festa, costruirla, viverla e poi smontare tutto, con il posto che torna come prima" (Shockraver)
Le droghe, dapprima aggreganti e funzionali alla musica e agli eventi, sono poi diventate la piaga che ha inciso in profondità nel tessuto originario, diventando spesso prioritarie e totalmente invasive.
In RAVE IN ITALY sono raccolte le storie, le impressioni, le riflessioni di molti dei protagonisti (delle scene di Roma, Trino, Milano e Bologna) che ne raccontano le fasi, indicando i nomi più importanti tra DJ, tribe, serate, luoghi, eventi, i dischi, le etichette, tra Spiral Tribe, DEA, OLSTAD, le rappresentazioni estreme dei Mutoid Waste Company e mille altri nomi e distinguo.
Un racconto asciutto, diretto, senza filtri, essenziale per capire una realtà "nascosta" e inafferrabile.
"Il rave ha cambiato molto la società e ha prodotto un qualcosa di simile a quello che ha determinato il rock negli anni 60, forse in maniera ancora più radicale, meno recuperabile, più difficile da riportare all'ordine, da ricondurre ad una dimensione funzionale della società. E quindi un qualcosa che non poteva sopravvivere a lungo".(Fire at work)

PIETRUCCIO MONTALBETTI - Io mi fermo qui. Viaggio in solitaria tra i popoli invisibili
Pietruccio Montalbetti è il chitarrista dei Dik Dik.
E sorprende vederlo e leggerlo in tutt'altra veste, quella di esploratore di luoghi estremi, come la foresta amazzonica, tra Ecuador e Perù, alla ricerca di contatti con popoli cosiddetti "primitivi" ma che, come si evince dall'appassionante racconto, ci insegnano profondità e dignità, con la loro storia e i loro gesti.
In mezzo momenti drammatici e decisamente complicati (per usare un eufemismo) e tanti incontri, facce, dettagli.

GIOVANNI BATTISTA MENZANI - Comportati da uomo
Menzani è stato definito il "George Saunders nostrano" e a ragion veduta.
I personaggi dei suoi brevi racconti sono schiacciati da una realtà consumistica spietata, annientati da un mondo che non fa prigionieri, immersi in una realtà "padana" alienata e alienante (l'autore è di Piacenza, terra di nebbie (naturali e artificiali, prodotte dai fumi e dai vapori di auto e fabbriche), poli logistici, svincoli autostradali, ferocia individualista).
In mezzo a una visione quasi "post-atomica" (il nucleare capitalista è già ripetutamente esploso) si fanno largo barlumi di speranza, in persone che hanno conservato, eroicamente, LA DIGNITA' e che, senza slogan o forconi, portano avanti la loro rivoluzione personale, umana, anonima, altrettanto, forse ancora di più, efficace.
C'è anche tanto Carver sparso a piene mani.
Lettura agro dolce, spesso amara, ma pervasa da una giusta dose di sarcasmo e ironia.

COSE VARIE

Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Occasionalmente su "Il Manifesto".

Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me , Carlo Maffini e Paolo Muzio.



IN CANTIERE

Il sottoscritto, Rita Lilith Oberti e Dome La Muerte (con la chitarra aggiunta di Iride Volpi) torneranno dal vivo per un breve tour con il nome di NOT MOVING L.T.D. (Lilith, Tony, Dome).
Nel repertorio qualche cover di classici, da Stones a Velvet agli Stooges e un po' di originali dal repertorio storico dei Not Moving.

Prossima data: venerdì 18 gennaio:
AOSTA "La Cittadella"
https://www.facebook.com/events/373972473146913/

IL 26 gennaio al COX 18 di Milano, presentazione del libro su GIL SCOTT HERON (con Fabrizio Frabetti alla chitarra, Rita Lilith Oberti alla lettura testi)

Domani su "Libertà"



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" il MEGLIO del 2018.
Nella foto i numeri precedenti.

E' uscito intanto uno special di Classic Rock su BOB DYLAN in cui recensisco una serie di suoi dischi.

venerdì, dicembre 28, 2018

I migliori libri del 2018




Segnalo una serie di libri usciti nel 2018, a me particolarmente graditi.

MICHAEL IMPERIOLI - Il profumo bruciò i suoi occhi
Imperioli all'esordio letterario dopo aver raggiunto la notorietà nel ruolo di Christopher Moltisanti nella serie I Soprano.
Un romanzo crudo, oscuro e a tratti disturbante nel convulso percorso dell'adolescente Matthew, alle prese con una famiglia sfasciata, che , arrivato a New York, trova la sua (poi tragica e perversa) iniziazione amorosa e sessuale e una guida quanto mai improbabile e inquietante nell'incontro occasionale con il Lou Reed allo sbando dei 70's.
Peraltro Imperioli fu amico di Lou Reed poco prima della sua scomparsa.
Un libro che scava e rimane.

MICHAEL ZADOORIAN - Beautiful music
Quanta gente è stata salvata dal rock 'n' roll ?
Non solo Jenny di "Rock 'n' roll" dei Velvet Underground.
Milioni probabilmente.
Tante altre si sono invece perdute tra quelle spire.
Sicuramente non Danny, classico nerd (nella Detroit dei primi 70's, attraversata dalle tensioni razziali) che si affranca da una vita dura, drammatica e deludente attraverso la musica rock.
Led Zeppelin, Hendrix e perfino gli Stooges dal vivo gli daranno una dignità, una personalità, un ruolo in ambito scolastico, in quello lavorativo, nella società.
La scrittura è pulita e incalzante, il tono sostanzialmente "leggero", la colonna sonora fantastica.
Lettura fresca e corroborante (e che a molti ricorderà la propria adolescenza quando per la prima volta scoprirono il "verbo" rock).

PAOLO GRUGNI - Pura razza bastarda
Paolo Grugni ci racconta in un romanzo intenso, mozzafiato, monumentale (600 pagine) con ritmo incalzante, la Milano di metà degli anni 60, quando al nord arriva e mette le radici la mafia, con la connivenza di poteri, della politica, delle istituzioni.
Il tutto attraverso la figura del commissario Malfatti che si trova, suo malgrado, coinvolto in un intreccio perverso di malavita, servizi deviati, le prime bombe fasciste, l'anticamera delle stragi di stato.
Il racconto prende forma attraverso un sintetico diario quotidiano con costanti riferimenti a quanto realmente accaduto nell'Italia di quegli anni.
A fianco una, anzi due, complesse storie d'amore e l'appuntamento domenicale, avaro di soddisfazioni, con l'amato Milan (con resoconto puntuale dell'andamento delle partite).
Primo capitolo di una serie che vuole raccontare la recente storia italiana, “Pura razza bastarda” è avvincente, travolgente, appassionante.

ALBERTO PRUNETTI - 108 metri. The new working class hero
Un romanzo / cronaca di una spietata realtà.
La descrizione impietosa della morte della classe operaia e lavoratrice e della cultura ad essa connessa, le nuove generazioni fagocitate dal turbo capitalismo tra biechi lavori, precariato, sfruttamento intensivo, la "mobilità sociale".
Un mondo agonizzante che non oppone più resistenza.
Prunetti si pone in modo autobiografico per quanto la prefazione sia chiara:
«Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale».
Il racconto è crudo e a tratti tremendo ma vissuto con un'(auto) ironia che alla fine stempera e arricchisce la drammaticità sottesa al racconto.
Un ghigno sarcastico di fronte all'apocalisse.
Rischia di diventare un classico.

Daisaku IKEDA, Herbie HANCOCK, Wayne SHORTER Storie di vita, jazz e Buddismo
Daisaku Ikeda è il presidente della Soka Gakkai, organizzazione buddista, oltre che pensatore, scrittore, poeta, intellettuale.
Un lungo incontro con i grandissimi jazzisti e compositori Herbie Hancock e Wayne Shorter(da lungo tempo legati al buddismo di Nichiren Daishonin) approfondisce le profonde relazioni tra religiosità, filosofia, creatività, etica. Un connubio che è sinonimo di fresco rinnovamento e proiezione verso il futuro.
Uno scritto a tratti "tecnico" ma che è pervaso da una tale intensità e sincerità da risultare una vera e propria boccata d'aria intellettuale e spirituale.

TONY JEFFERSON, STUART HALL - Rituali di resistenza
Un interessantissima, approfondita e certosina ricerca sulle sottoculture giovanili (Teds, Mods, Skinheads, Rastafariani), ricca di aneddoti e particolari spesso inediti.
Ma, ATTENZIONE, lo scritto non indugia su note di colore ma sul linguaggio intrinseco alle aggregazioni in questione.
Un saggio talvolta ostico e scientifico che utilizza non di rado una terminologia non sempre agevole (.."le eteroclite articolazioni non ci consentono di comprendere ontologicamente cosa si intende oggi quando di parla di "americanizzazione" della gioventù post-atomica; aspirazione alla mobilità verticale dei "miniaturisti" ...) ma che contestualizza al meglio il ruolo delle culture giovanili all'interno della società.

AA.VV- Università della strada
Moicana è un centro studi sulle controculture che si propone di tenere viva l’attenzione di studiosi, ricercatori, militanti, così come di semplici appassionati, sulle esperienze dell’underground in Italia e nel mondo tramite la pubblicazione di libri, l’organizzazione di convegni, reading e mostre, ma anche attraverso la raccolta di materiali d’archivio, testimonianze orali e iniziative di strada.
Il termine Moicana ci ricorda come le controculture, in quanto declinate al femminile, non saranno mai le ultime e quindi sempre in grado di generare nuove forme di aggregazione spontanea in contrapposizione al dominante. "Università della strada" (stampa Agenzia X) raccoglie gli interventi dei relatori durante il convegno svoltosi il 27 ottobre 2017 alla Casa della Cultura a Milano durante il quale si è tracciato il filo rosso che collega le esperienze dei 60's di Mondo Beat per passare a "Re Nudo", alle Feste del Proletariato a Parco Lambro, Virus, Leonka, "Decoder" e il cyberpunk, femminismo, il Ladyfest, occupazioni di luoghi e case, Poetry Slam, rivolte, le Palestre Popolari.
Un patrimonio interessantissimo da conservare, preservare, tramandare per voce dei protagonisti, senza filtri o interpretazioni.
Il tutto condito da aneddoti particolarissimi (il concerto a Woodstock, la lenta e difficoltosa scalata al pubblico americano, il concerto con i Led Zeppelin e tanto altro).
Da cui emerge anche quanto la band fosse vicina al suo pubblico, sempre disponibili con i fan.
Per ogni amante degli Who un libro imperdibile ma anche una lettura importante per consegnarci uno spaccato di un'epoca mai troppo abbastanza esplorata.

VANESSA ROGHI - Piccola città - Una storia comune di eroina
Un libro importante e particolarmente incisivo che, partendo da una storia personale (personalissima), si addentra nella storia dell'EROINA in Italia, di quando e come arriva.
L'analisi e storica ma anche politica e sociale.
Ed è un PROBLEMA più che ATTUALE. Ma come dice Aldo Cazzullo "una cortina di silenzio è scesa sul discorso delle tossicodipendenze, anche per colpa di chi ha smesso di raccontare. Come se il problema non esistesse, non fosse mai esistito...".
Una lettura che approfondisce il tema, fino alle radici e chiarisce molti punti oscuri o semplicemente "dimenticatI".
PS: torneremo su questo libro nei prossimi giorni più in dettaglio.

CHRISTIAN CAVACIUTI - Blowjim
Melanie Walcott aveva conosciuto Jim Morrison in un modo un po' "particolare", su un palco di un concerto dei Doors (vedi riferimento nel titolo).
Se lo ritrova venticinque anni dopo a Parigi, mentre è alle prese con l'improvvisa morte del suo amico/assistito ex wrestler Andrè the Giant.
Ne nasce una storia nebulosa, appassionante, intrigante, divertente che si conclude con una (doppia) sorpresa che risolve brillantemente il libro.
Scritto bene, godibile, nonostante qualche caduta di tono che non lascia però tracce, spazzata via da un finale clamoroso.

CLAUDIO GALUZZI - L'isola del disordine
Claudio Galuzzi è stato un intellettuale, scrittore, giornalista, pensatore, un visionario che ha segnato a fondo la vita di una certa parte della cosiddetta "Padania".
A 20 anni dalla scomparsa esce un suo romanzo che non vide mai la luce.
Una storia angosciante in una Pianura padana livida e ostile, una follia che cresce nel protagonista, auto esiliatosi in un casale, con i fantasmi del passato (Resistenza e fascismo) che tornano soffocanti.
Claudio scriveva con un' intensità rara, tra "cupe vampe" e uno sguardo profondo e cerebrale nella psiche e nell'anima.
Dategli una lettura.

SILVIO MUCCINO - Quando eravamo eroi
Difficile attendersi da un nome mainstream come Silvio Muccino, un romanzo di tale fattura.
Intenso, commovente, ben scritto, che arriva diretto alle corde di chi ha qualche (tante) primavere alle spalle.
Il canovaccio è scontato, un gruppo di amici (gli "Alieni") che si ritrova quindici anni dopo a rivivere il passato a causa di un evento molto (molto molto ) particolare.
E che evidenzia difetti, miserie ma anche ricchezze, contraddizioni, fallimenti che "quando erano eroi" non avrebbero ma immaginato.
Ma le trovate sono sorprendenti, divertenti e la leggerezza con cui viene affrontata la vicenda rende la lettura fresca e coinvolgente.
Soy un perdedor
I'm a loser baby so why don't you kill me?

PIETRUCCIO MONTALBETTI - Io mi fermo qui. Viaggio in solitaria tra i popoli invisibili
Pietruccio Montalbetti è il chitarrista dei Dik Dik.
E sorprende vederlo e leggerlo in tutt'altra veste, quella di esploratore di luoghi estremi, come la foresta amazzonica, tra Ecuador e Perù, alla ricerca di contatti con popoli cosiddetti "primitivi" ma che, come si evince dall'appassionante racconto, ci insegnano profondità e dignità, con la loro storia e i loro gesti.
In mezzo momenti drammatici e decisamente complicati (per usare un eufemismo) e tanti incontri, facce, dettagli.

GIOVANNI BATTISTA MENZANI - Comportati da uomo
Menzani è stato definito il "George Saunders nostrano" e a ragion veduta.
I personaggi dei suoi brevi racconti sono schiacciati da una realtà consumistica spietata, annientati da un mondo che non fa prigionieri, immersi in una realtà "padana" alienata e alienante (l'autore è di Piacenza, terra di nebbie (naturali e artificiali, prodotte dai fumi e dai vapori di auto e fabbriche), poli logistici, svincoli autostradali, ferocia individualista).
In mezzo a una visione quasi "post-atomica" (il nucleare capitalista è già ripetutamente esploso) si fanno largo barlumi di speranza, in persone che hanno conservato, eroicamente, LA DIGNITA' e che, senza slogan o forconi, portano avanti la loro rivoluzione personale, umana, anonima, altrettanto, forse ancora di più, efficace. C'è anche tanto Carver sparso a piene mani.
Lettura agro dolce, spesso amara, ma pervasa da una giusta dose di sarcasmo e ironia.

MICHELE ANELLI - La scelta di Bianca
Michele Anelli ha una lunga e gloriosa storia musicale alle spalle (ma anche nel presente e nel futuro !), dal garage degli Stolen Cars al rock più classico dei Groovers fino alla recente carriera solista.
A cui affianca escursioni in ambito letterario.
"La scelta di Bianca" unisce le due cose: un libro e un CD.
Una serie di ritratti intensi e profondi di Donne.
Partigiane, operaie, musiciste, alle prese con i rigori della vita, affrontati sempre a testa alta, con vigore e senso della sfida e della ricerca.
Il libro scorre veloce, tra rabbia, malinconia e il riso sulla bocca di chi sa di vincere anche quando perde.
Il CD include otto brani che si rifanno ai racconti in chiave semi acustica tra la tipica ballad rock americana e un gusto che riporta al Lucio Battisti dei primi 70's.

NON USCITI NEL 2018

ROBERT PERONI
Dove il vento grida più forte. La mia seconda vita con il popolo dei ghiacci. (2013)
ROBERT PERONI
I colori del ghiaccio. Viaggio nel cuore della Groenlandia e altri misteri della terra degli inuit. (2014)
ROBERT PERONI
In quei giorni di tempesta (2016)


Robert Peroni è un esploratore e alpinista alto atesino che da decenni ha deciso di vivere in Groenlandia (dopo averla attraversata per 1.400 km senza equipaggiamenti tecnologici).
Della terra degli Inuit ha abbracciato la filosofia di vita, ne ha difeso il lento (purtroppo ormai sempre più veloce) declino, sopraffatti dal "progresso" che ne sta uccidendo storia, cultura, usanze.
Un processo che appare irreversibile e che emerge drammaticamente dalle pagine dei tre libri che ha pubblicato pochi anni fa.
Testi importanti, essenziali, una sorta di trilogia filosofica su un mondo che se ne va, nonostante una ricchezza umana, antropologica, storica, di valore immenso.
La Groenlandia è un luogo in cui la natura COMANDA, in cui quando si alza il vento e arriva il "piterak" (tempesta con venti di forza inimmaginabile) o le temperature scendono a decine di gradi sottozero, l'uomo è costretto a constatare la sua piccolezza.
Lo SCIAMANESIMO (anch'esso in via di estinzione, "una risposta alle paure") che ha regolato da sempre la vita degli Inuit.
"Nel nostro mondo, organizzato e tecnologico, tendiamo a escludere a priori tutto ciò che non è dimostrabile".
La totale, ingenua, naif, disponibilità degli Inuit nei confronti del prossimo:
"Questo popolo sa sospendere il giudizio, gode di una PUREZZA INTATTA, è capace di stupirsi".
E infine un aspetto ancor meno comprensibile per noi soggiogati da forme sempre più costrittive di regole auto imposte:
Stupisce il coraggio di Peroni di attaccare un'istituzione inviolabile come Greenpeace che con le sue campagne (più che legittime in altri luoghi) contro la caccia alla foca ha letteralmente affamato un popolo che su quell'animale basava il sostentamento.
Libri intensi, densi, importanti, sinceri, puri e duri.
Racconti, storie, persone, immagini.
Robert Peroni gestisce ora la Casa Rossa a Tasiilaq, nell'est della Groenlandia, nata per ospitare i giovani inuit che si trovavano in difficoltà economiche o psicologiche poi trasformata in un albergo per i turisti e che permette ai locali di avere un lavoro.

FRANCO ARMINIO - Cedi la strada agli alberi
Ho sempre avuto scarsa dimestichezza con la poesia.
Detto in parole povere non la capisco o faccio fatica a comprendere il significato dei versi.
Nel caso di Franco Arminio invece ogni frase, ogni parola, ogni poesia, mi sono entrate nell'anima, nel cuore, grazie alla loro immediatezza, durezza, allo stesso tempo leggerezza, incisività.
Parole semplici, di una semplicità sconcertante nella capacità di colpire nel segno.
Il libro è fantastico, ho riletto e rileggo più volte le sue parole e ogni volta ci trovo un nuovo spunto.
Consigliato.
A chiunque.
Stupendo.

ANGELA DAVIS - Autobiografia di una rivoluzionaria
Angela Davis è stata un personaggio di primo piano nella lotta per i diritti dei neri d'America negli anni '70.
Accusata, incarcerata e processata per complicità in un omicidio fu assolta e la sua vicenda ebbe una grande risonanza mediatica, portando alla luce le problematiche che vivevano i neri ai tempi in Usa.
Nel 1974 pubblica la sua (celebre) autobiografia in cui narra della vita precaria in Alabama, a Birmingham nella zona chiamata Dynamite Hill, così detta perchè le case dei neri che vi si trasferivano venivano fatte saltare con la dinamite.
Narra dei giorni in prigione in un regie duro e rigido, delle laceranti divisioni all'interno del movimento delle Black Panther (tra sessismo e estremismi grotteschi).
Angela Davis ha dedicato la sua vita alla lotta contro il razzismo e per i diritti civili e da donna e afroamericana è diventata un simbolo sia del femminismo che dell’uguaglianza razziale.
Il libro è interessante anche se verboso, prolisso e eccessivamente dettagliato (per quanto necessario) nella descrizione di particolari non del tutto rilevanti.
Rimane un testo basilare.

PIERGIORGIO DI CARA - Elvis e il Colonnello
Ci sono libri che una volta incominciati li devi finire, a cui stai attaccato in ogni secondo libero, per sapere come vanno avanti, dove vanno a parare.
"Elvis e il Colonnello" ti prende subito, non vedi l'ora di arrivare alla fine e la tentazione di saltare subito alle ultime pagine è troppo forte.
Ho resistito e me lo sono letto tutto d'un fiato.
D'altra parte nel momento in cui due turisti palermitani, Fabio e Valerio, finiscono indietro nel tempo durante un viaggio in America, a Memphis, proprio quando, nel 1954, Elvis ha inciso il primo disco e non ha ancora firmato con il Colonnello Parker e Kerouac e Ginsberg sono ai primi passi della loro carriera, la cosa si fa interessante.
Anche perchè Fabio vorrebbe impedire la firma per preservare Elvis dalla commercializzazione.
Incontrano i personaggi citati, finiscono in una comunità di neri e contribuiscono spontaneamente ai primi passi per la lotta per i diritti civili, incrociando perfino un giovane Martin Luther King e una ragazzina che canta in chiesa, tale Aretha Franklin.
La storia è scorrevole, divertente, cinematografica, spesso esilarante, pur imbattendosi in tematiche che non fanno sempre sorridere.
La scrittura brillante e fresca.
E il finale (forse) a sorpresa.
Consigliatissimo.
Piergiorgio Di Cara è Vicequestore Aggiunto alla Polizia a Palermo, è autore di numerosi racconti e romanzi a sfondo poliziesco, è sceneggiatore, è un persona di un'umanità contagiosa.

PIERGIORGIO DI CARA - Cammina, stronzo. Sbirri a Palermo
Di Cara lavora nella Polizia, a Palermo.
E racconta, racconta storie piene di adrenalina, paura, ma anche della quotidianità in questura, di appostamenti, di malavita, da quella spicciola a quella "là in alto".
Il linguaggio è diretto, senza fronzoli, duro e crudo.
Un libro prezioso per capire tante dinamiche, spesso viste in un'ottica superficiale.
E quando ti chiamano a casa dicendoti che "stanno venendoti a trovare" un senso di panico travolge anche il lettore.

ROBERTO ALAJMO - Palermo è una cipolla
E'un'amara ironia quella che permea questo bellissimo libro di un palermitano doc, scrittore, giornalista, drammaturgo, direttore dell'Ente Teatro Biondo Stabile di Palermo.
La Città (così la definisce lui stesso) che ti può divorare, avviluppandoti nel suo fascino.
Non lesina strali contro i suoi conterranei nè risparmia feroci critiche ai concittadini ma alla fine il lettore ignaro di ciò che lo aspetta non potrà che tuffarsi e lasciarsi conquistare da un luogo così difficile e aspro ma allo stesso tempo unico.
"Quando fra mille anni gli storici dell’arte si interrogheranno sullo stile architettonico in voga fra novecento e duemila, la risposta non lascerà scampo: l’abusivismo edilizio.”

VEIT HEINICHEN - I morti del Carso
Lo scrittore tedesco, ormai triestino d'adozione, ambienta nella città friulana, un noir dalle tinte storico politiche (ci entrano foibe e neo fascismo, contrabbando e altro) con accenti ironici e divertenti. Intrigante e appassionante, una bella lettura.

JOHN STEINBECK - La luna è tramontata
Agile, efficace, diretto, minimale. Un piccolo paese occupato da forze straniere (riferimento esplicito alla Germania nazista che invase la Norvegia). Le violenze, la resistenza in un sottile gioco delle parti in cui alla fine entrambi i soggetti sembrano diventare meccanismi impotenti di una realtà più grande di loro. Personaggi perfettamente delineati e magnificamente dipinti. Grande libro.

VITTORIO BONGIORNO - Il bravo figlio
Capita che certe gemme rimangano nascoste o comunque non arrivino alle gioiellerie di tutto il mondo come meriterebbero.
E che finiscano, come in questo caso, senza ristampa.
Un grande peccato perchè Bongiorno (l'ho già sottolineato) scrive benissimo, da provetto regista e valente fotografo rende il tutto perfettamente cinematografico, tesse storie complesse e allo stesso tempo lineari, intense, profonde, raccontate con un linguaggio di immediata presa.
Vittorio è anche un amico ed è facile capire fino a che punto il limite dell'autobiografico si fonde alla finzione, rendendo la lettura ancora più godibile.
Se inciampate in questo libro non lasciatelo sullo scaffale.
Per nessun motivo.

CARLO CRESCITELLI - Settanta revisited
Uno sguardo a quel decennio, "i settanta", così denso, importante, tragico, ricco di cambiamenti rivelatisi alla fine veramente epocali per la nostra penisola. Il tutto con un tono sarcasticamente iconoclasta, talvolta demenziale ma mai scontato.

ELSA MARTINELLI - Sono come sono
La Martinelli è stata modella e attrice.
Ha lavorato con i più grandi stilisti e con attori come Kirk Douglas, John Wayne, Robert Mitchum, Marcello Mastroianni e con "Donatella" di Mario Monicelli vinse l'Orso d'Argento per la migliore attrice al Festival di Berlino nel 1956.
La sua autobiografia, uscita nel 1995, è molto divertente e piena di curiosità e aneddoti sul mondo del cinema, della moda, del gossip (tra i suoi amori Harry Belafonte e Frank Sinatra, tra le sue frequentazioni Onassis, la Bardot e il meglio del jet set internzionale) ma anche piena di pagine drammatiche e esperienze particolarmente difficoltose.

MARIO RIGONI STERN - Il sergente nella neve
Il tragico racconto della rovinosa ritirata italiana dalla campagna di Russia nel gennaio del 1943, vissuta in prima persona dall'autore.
Morte ovunque, fame, gelo, gli attacchi sovietici ma anche la pietà dei contadini russi che quando potevano davano una mano agli sventurati.
Costò agli italiani 20.000 morti e un numero imprecisato di dispersi.
Rigoni Stern vide morire a poco a poco quasi tutti i compagni ma riuscì alla fine a tornare.
E a raccontare.

BEPPE FENOGLIO - Il partigiano Johnny “Mi sono impegnato a dir di no fino in fondo e questa sarebbe una maniera di dire di sì".
(Johnny a chi gli consiglia di nascondersi in un luogo sicuro in attesa della fine della guerra invece di restare in montagna tra freddo e fame, braccato dai fascisti).
Poderoso romanzo epico (con forti riferimenti a fatti realmente accaduti nella zona di provenienza di Fenoglio, le Langhe, che lì fu per mesi partigiano) sulla Resistenza, decurtata da retorica e trionfalismi.
Un racconto crudo, spoglio, in cui i partigiani vengono spesso sconfitti, bastonati, in cui rivelano debolezze, rivalità, un profilo non sempre così limpido (come abitualmente riportato).
Giustamente descritto come una sorta di "Mody Dick" della Resistenza, si avvale anche di un linguaggio personalissimo e inimitabile che mischia italiano e frasi in inglese (Fenoglio scrisse in inglese e poi traduceva in italiano !).
Personalmente lo paragonerei a un "On the road" della Resistenza.
Un romanzo fondamentalmente pacifista e idealista, in mezzo all'orrore della guerra, alla morte, alla fame, freddo, disperazione.
Uscì postumo nel 1968, suscitando polemiche e critiche.
Guido Chiesa ne ha tratto un film nel 2000.

BEPPE FENOGLIO - La malora
Il "gemello" di "Fontamara" di Silone, ambientato nelle Langhe, alle porte di Alba.
Miseria, violenza, sopraffazione, nessun futuro per il povero Agostino che si rompe la schiena per un tozzo di pane, dorme in un pagliaio, circondato da padroni infami, matrimoni combinati, morte, povertà estrema.
Fenoglio scrive divinamente, con un'efficacia rara.

TOM WOLFE - The Noonday underground
The Noonday Underground" è un breve racconto del saggista e scrittoreTOM WOLFE, pubblicato originariamente come articolo e raccolto poi con altri nel 1968 nel libro "The Pump House Gang".
Racconta delle pause pranzo al "Tiles", locale di Oxford Street (numero 79), in cui a metà 60's numerosi gruppi di mods si riunivano per ballare un'oretta con "ragazzi di 15 anni vestiti meglio di chiunque altro nel loro ufficio". Giovani ragazzi che hanno scelto "The Life":
"Questi giovani hanno scelto un modo per uscire totalmente dal convenzionale sistema lavorativo classista scegliendo un mondo sotto il loro diretto controllo.
Quasi tutti hanno lasciato la scuola a 15 anni, migliaia di questi giovaniMODS se ne sono andati da casa, perfino le ragazze, per vivere nei flat a Londra (che dividono in tre o quattro) tra Leicester Square, Charig Cross, Charlotte Street.
Spendono i loro soldi che guadagnano lavorando più o meno precariamente in vestiti, dischi, serate in discoteca, affitto e (scarso) cibo".
"Passano tutto il giorno e tutta la notte e tutti possono partecipare allaTotal Life è il momento in cui tutti possono davvero vivere completamente, tutto il giorno, in un mondo ddi STILE MOD, intriso di musica, adattato, capovolto, scorticato, infuocato, vivendo un ruolo piuttosto che un lavoro.
L'intera idea di classe operaia o classe o di quella classe sarà irrilevante".

FRANCA RAME - In fuga dal Senato
Eletta con 500.000 voti in Parlamento (nelle fila di Italia dei Valori di Di Pietro), FRANCA RAME ripercorre in un minuzioso diario, i 19 mesi trascorsi in Senato tra il 2006 e il 2009 durante il governo Prodi. Un libro in cui, tra sarcasmo e sincera disperazione, ci mostra, in tutta la sua crudezza, lo sfascio delle istituzioni, in cui i senatori sono intenti solo al loro interesse, a giochi di partito, a sperperare, accumulare, disdegnando i bisogni e le speranze di chi li ha votati.
Elenca cifre, fa i nomi e i cognomi, si indigna, si dispera, si deprime, si incazza.
Alla fine non ce la fa più, prima lascia il partito (che inciucia con le destre), poi si se ne va, distrutta da tanto degrado.
Libro importante e devastante.

VITO MANCUSO - La vita segreta di Gesù
Il teologo e professore Mancuso mette mano e approfondisce una lunga serie di brani tratti dai Vangeli apocrifi, messi al bando dalla Chiesa che ci parlano di un UOMO GESU' e di aspetti non sempre conosciuti "ufficialmente".
Interessante.

SALVATORE LA PORTA - Less is more
Interessante lettura sull'arte di non possedere niente o comunque il meno possibile, liberandoci dalla schiavitù della proprietà ad ogni costo, dell'accumulo insensato.
Non si tratta di una guida su come risparmiare ma semplicemente (attraverso anche una serie di citazioni letterarie da Jack London a Mark Twain a Kafka) un saggio che ci porta a riflettere su quanto il possesso sia fondamentalmente poco utile ad una vita felice.
Opinione talvolta discutibile, filosoficamente però impeccabile.

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