Siamo a metà del 2026.
Sono uscite tante ottime novità: Paul McCartney, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Little Barrie, Brian Jackson, Anthony Joseph, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite.
PAUL McCARTNEY - The Boys of Dungeon Lane
Paul McCartney non teme di fare i conti con il suo fulgido passato.
In questo caso lo riprende dalle radici, dagli anni pre Beatles, ricordando molto tranquillamente e lucidamente, senza troppi afflati nostalgici, quegli anni pionieristici in un concept che si attesta sicuramente tra i suoi migliori lavori solisti.
L'album, 14 canzoni per 47 minuti di musica, non ha mai cedimenti, è corposo, a tratti crudo e ruvido.
Ovvio che non mancano i riferimenti Beatlesiani ("Home To Us" in duetto con Ringo su tutti) ma l'impressione è che ci sia molto dell'approccio 70's rock dei Wings e del primo Paul solista.
La voce talvolta è flebile ma è un tratto congenito alla sua età ed è perfettamente contestuale al Paul 2026.
E' un lavoro da introitare con calma e da valutare nel tempo.
Dopo giorni d'ascolto ripetuto e compulsivo, credo sia un gioiello di rara bellezza.
Si parte con un parlato che poi esplode in un roccioso brano decisamente Wings, con un retaggio "Abbey Road", "As You Lie There", episodio anomalo e sorprendente nella sua complessità compositiva.
Anche "Lost Horizon" va giù duro con un riff rock e incedere ritmico mid tempo.
"Days We Left Behind" è uno dei momenti più alti del disco: ballata acustica, voce sofferente, melodia eccelsa, lo sguardo a tutti questi anni trascorsi.
"Ripples In A Pond" è uno dei rari momenti di scarsa brillantezza, un pop rock abbastanza anonimo.
Si tinge di Wings psichedelici "Mountain Top" con un finale travolgente ultra rock.
Uno dei momenti più particolari dell'album, tanto è invece classica (ma davvero bella) la ballata acustica (chitarra e voce) "Down South", con riferimenti alle prime esperienze pre "Love Me Do" (It was a good way to get to know you / Before we learned to twist and shout).
Anche "We Two", segue le stesse coordinate, ballata semplice e diretta, molto piacevole.
Un rock sferzante, molto energico, riporta i ritmi in alto in "Come Inside" mentre è più riflessiva e decisamente ammaliante l'atmosfera della sinuosa e semi psichedelica "Never Know", uno dei brani migliori.
Più Beatles di "Home To Us" non si poteva fare, con tanto di Ringo a batteria e voce. Brano riuscito, divertente, frizzante.
"Life Can Be Heard" rinnova la passione di Paul per il Vaudeville/swing/anni 20 (a me ricorda la bellisima "Two Magpies" da "Electric Arguments" dei The Fireman con Youth), brano Paul al 100%.
Non lascia segni particolari l'acustica ballad folk blues "Fire Star Of The Night" ma la sofferta e drammatica "Salesman Saint", dedicata ai genitori Jim e Mary ("comes to me speaking words of wisdom Let It Be") lascia senza parole per intensità e incisività.
La conclusione è struggente con la ballad "Momma Gets By", drammatica, malinconica,triste, una sorta di commiato da lacrime.
La produzione di Andrew Watt (da Justin Bieber a Lady Gaga, Post Malone, Miley Cyrus, Elton John, Rolling Stones, Ozzy Osbourne, Pearl Jam, Iggy Pop) è magistrale e assembla alla perfezione uno spettro di influenze ampio e variegato.
Capolavoro?
BRIAN JACKSON - Now More Than Ever
Brian Jackson torna con una corposa rivisitazione del repertorio dell'ex sodale Gil Scott Heron, aiutato da Black Thought, Rahsaan Patterson, Josh Milan, Moodymann, Omar, J. Ivy.
Classici come Lady Day & John Coltrane, The Revolution Will Not Be Televised, Home Is Where The Hatred Is, Winter In America, The Bottle vengono ripresi con un'attitudine fresca, nuova, pulsante, rendendo moderno canzoni e un sound di 50 anni fa.
Bellissimo.
La Black Music continua a mutare, ricostruendo le proprie fondamenta, rinfrescando se stessa, lanciandosi in avanti, coraggiosa, sfacciata, consapevole, politicamente schierata.
ANTHONY JOSEPH - Ark
Nato a Trinidad, nel 1989 trasferito in Inghilterra) è uno scrittore afrofuturista, accademico, poeta ma anche musicista.
Ha inciso una decina di album, l'ultimo dei quali si intitola "Ark" ed è un gioiello del consueto travolgente mix di funk, hip hop, spiritual jazz, soul, jazz.
A cui aggiunge un cantato/spoken word che riporta inevitabilmente a Gil Scott Heron e Linton Kwesi Johnson.
Un altro eccellente album di "Nu Black" che si affianca degnamente a Aja Monet e Brian Jackson in questo splendido 2026 musicale.
JAMES TAYLOR QUARTET - Te Deum
James Taylor sta soddisfacendo un po' di suoi desideri.
Dopo un album pianistico riprendendo temi classici torna con il JAMES TAYLOR QUARTET con un progetto sorprendente.
Il rifacimento del "Te Deum" (canto cristiano la cui origine è incerta, attribuita a santi vari) in chiave funk soul latin jazz, con tanto di coro gospel del Benenden Chapel Choir e le percussioni di Snowboy.
I brani sono super groovy, la band vola altissima, il coro talvolta è un po' "sopra le righe" ma l'album è più che buono.
JALEN NGONDA - Doctrine Of Love
Il soul man inglese ha dichiarato che vorrebbe svegliarsi nel 1964 per registrare con i Funk Brothers e duettare con Marvin Gaye. Non ce la farà mai ovviamente ma intanto ci fa rivivere quelle vellutate atmosfere soul con un sound di gusto vintage, prevalentemente minimale, una voce incantevole, un groove comune a pochi. Ottimo disco.
BROTHER WALLACE - Electric Love
Dal profondo sud degli States, Georgia, arriva un ottimo esordio a base di soul/gospel/blues, quello più affine alle radici.
Brother Wallace fa passare un po' di tutto, dal suono Stax, a quello Motown, ritmi Northern Soul, deep blues, Otis Redding e Sam Cooke.
Vintage soul, nessuna concessione alla modernità ma è un gran bel sentire, genuino, intenso, sincero. E quindi che importa se suona come una compilation degli anni Sessanta? Ascoltiamolo e godiamocelo.
THEE MARLOES - Di Hotel Malibu
Non delude il nuovo album del trio indonesiano, elegantissimo e raffinato party sonoro a base di avvolgente e sensuale mellow soul con qualche impennata rhythm and blues.
Tanta classe.
MICA MILLAR - A Little Bit of Me
Molto carino il nuovo di MICA MILLAR, da Manchester.
Soul pop leggero, dalle tinte jazz, un po' Amy Winehouse, pennellate gospel, divertente e fresco.
Un perfetto cocktail estivo di gran classe.
JESPER LINDELL - Royal
Il cantante svedese si è preso quattro giorni nei Muscle Shoals Sound Studio in Alabama e nei Royal Studios a Memphis. In "3614 Jackson Highway" c'è il resoconto delle registrazioni nel primo, in "Royal" nel secondo. Riprende classici e brani oscuri di Elvis Presley, Otis Redding, Staple Singers, Dusty Springfield, Willie Nelson, Rod Stewart oltre a una bellissima versione di "The letter" dei Box Tops. Per chi ama il suono Stax, un album piacevolissimo.
LEAH FARMER and the BADASONICS - s/t
La cantante di Portland sforna un album davvero delizioso, tra atmosfere beat mid 60's, dal tratto malinconico, un paio di omaggi al sound Motown, qualche pausa reggae e rocksteady.
Perfetto con una birra fredda in una estate calda.
CIAN DOWNING - Stop the racists now / Come around
Cian Downing è un giovane esponente della scena Mod inglese e se nesce con un travolgente brano Ska in stile 2Tone dall'invitante titolo "STOP THE RACISTS NOW" con tanto di video con mod, scooter e calcio popolare.
What else?
https://www.youtube.com/watch?v=nyJdcqbLHqc
THE CHELSEA CURVE - The Rideout
Al secondo album il trio mod di Boston torna con un robusto garage beat rock che ricorda spesso un incrocio tra Pandoras e Go go's, grazie alla voce di Lina Pardee.
Una ventina di minuti, sette brani, tutto molto fresco e urgente.
https://thechelseacurve.bandcamp.com/album/the-rideout
DOWNTOWN BOYS - Public Luxury
La band americana ha da sempre messo l'opposizione politica al centro del loro progetto artistico.
Di questi tempi hanno pane per i loro denti nella catastrofe americana e mondiale.
Il terzo album viaggia nei conosciuti sentieri del punk più contaminato ed evoluto, uscendo dai canoni più prevedibili dell'ambito.
Una delle band più interessanti in circolazione tra i nomi estremi e rumorosi.
SUBLIME - Until the Sun Explodes
li conobbi nel breve periodo in cui suonai con Chiara e gli Scuri della futura Nina Zilli a metà anni 90.
Loro ne erano grandi fan e si muovevano più o meno su quelle coordinate, tra punk, beat, ska e affini.
I Sublime si sciolsero alla morte del leader Bradley Novell, nel 1996.
Tornano ora con Bradley sostituito dal figlio Jakob (dalla voce molto simile al padre), con un buon album (pur massacrato dalla critica) che riprende tutti gli schemi del sound originale, ha buone canzoni e un bel tiro.
Un'operazione forse un po' azzardata e foriera di perplessità pur se il risultato sia molto piacevole.
Ospiti Pennywise e H.R. dei Bad Brains.
THE ALARM - Transformation
A un anno dalla tragica scomparsa del leader Mike Peters, esce l'ultimo album degli Alarm, in lavorazione al tempo e completato successivamente. Si ripete, per l'ultima volta, la loro tutto sommato efficace formula che mette(va) insieme Clash, l'enfasi degli U2, un po' di Big Country e di Bruce Springsteen. Li avevo molto apprezzati agli inizi con "Declaration" "Strenght", anche dal vivo con uno spettacolo convincente. Con le dovute "cautele" è buon album, ben fatto e pieno di pathos.
JACKIE MENDEZ - This is Jackie Mendez
E' cresciuta a Los Angeles con 2Tone e original reggae come colonna sonora.
E si sente in questo eccellente esordio, molto reggae e rocksteady oriented, con pennellate soul, cantato e suonato benissimo, melodie accattivanti, brani di altissima qualità.
La colonna sonora per l'estate rovente in arrivo passa anche di qua.
FRIDAY FUZZ – Much Funk About Nothing
Il collettivo Friday Fuzz, composto da Marco Leo, Cesare Pizzetti, Elvin Betti e Niccolò Barozzi, già a fianco di grandi musicisti italiani, all’esordio con un album strumentale, in cui riprendono il classico sound funk che rimanda alle colonne sonore dei film anni Settanta. Il tutto eseguito con estrema perizia tecnica, al servizio di un perfetto groove che rende gli undici brani deliziosi.
OSAKA FLU – Lasciateci divertire
E’ sempre un piacere ascoltare un album come questo, in cui le influenze e i riferimenti sono talmente vasti che diventa complesso catalogare il lavoro sotto un “genere” ben definito. In questo caso, come da sempre ci ha abituato la band aretina, attiva dal 2010 e con quattro album alle spalle, si viaggia su basi prevalentemente di gusto punk e indie rock chitarristico dal taglio abrasivo. Ma, al contempo, non mancano sguardi alla canzone d’autore italiana nella sua più nobile accezione (dalle parti di un Fabrizio De André come non è mai stato, tra punk e pub rock – vedi Andrea), imprevedibili sferzate hardcore (Rumore), lo fi acustico (Io voglio decrescere) e tanto altro. Un disco che trasuda personalità, vigore e freschezza propositiva.
AFRICA UNITE – Nero su Nero – Manca il Fiato
Tornano i Maestri del reggae italiano con un nuovo strepitoso ep di cinque brani. Bunna e Madaski continuano ad essere schierati, in prima linea, con testi militanti, contro l’attuale follia guerrafondaia che sta affossando il mondo. Il loro irresistibile reggae sound assume un groove funk in Il silenzio dell’assenso, torna ai ritmi più classici in Colla a caldo, affiancati dai Circus Punk, si diluisce in una stupenda lover song in Nero su nero, scritta originariamente per Alborosie e riarrangiata per l’occasione. E dopo l’ottima Uomini, si chiude a ritmo rocksteady con un altro gioiello come Brand New Jacket. Pura eccellenza.
ATOM LUX – Kamikaze Butterfly
Continua il percorso lisergico di Atom Lux, con un nuovo ep di cinque brani, imprevedibili, psichedelici, dalle tinte stoner, che attingono spesso dalla lucida follia dei King Gizzard and the Wizard Lizard (a loro volta figli dei voli mentali dei Gong di Daevid Allen). I ritmi sono travolgenti, i suoni aspri e crudi, le composizioni di prima qualità. Dopo l’exploit dell’album “Voidmaze Dopamine Salad” si aggiunge un nuovo eccellente tassello alla cavalcata di Atom Lux.
FIESTA ALBA – Drops of sunshine in the city of spectres
Sempre avvolta nel mistero, la band romana firma il terzo capitolo del suo percorso musicale, addentrandosi ancora di più in meandri sonori poco codificabili. In cui entrano elettronica, fusion, poliritmi, world music, alt rock e tanto altro. Una proposta a tratti spiazzante per quanto è originale e innovativa (che talvolta sembra guardare al mondo artisticamente più contaminato caro a David Byrne) e che non finisce di stupire. Uno dei nomi più intriganti in circolazione.
ARTISTI VARI – Wild Honey Sampler 2026
Diciannove brani tratti da uscite recenti e di prossima pubblicazione per la Wild Honey Records, una delle etichette più interessanti e attive nella scena rock ‘n’ roll italiana. Una compilation gratuita che abbraccia tutto lo scibile della produzione dell’etichetta, tra Deniz Tek, New Christs e i Peawees, Radio Days e Bee Bee Sea, attraverso canzoni serrate, ruvide, pop, garage, beat, punk. Un gran piacere ascoltare un album del genere. A suo modo, perfetto!
ASCOLTATO ANCHE:
DOWN TO THE BONE (buon acid jazz funk, pur se prevedibile e risaputo), REGGAE WORKERS of the WORLD (reggae dalle varie contaminazioni, gradevole e poco più), THE UNSUSTAINABLES (ottimo ska/rocksteady, in chiave tradizionale, con qualche riferimento soul),
LIBRI
Dean Orton - A life in Lambretta. The story of a Professional Mod
Dean Orton è un volto noto e nome iconico nella scena mod ma soprattutto scooteristica italiana.
Arrivato tempo fa nella penisola, ha fatto della sua passione per la Lambretta una vera e propria professione, diventando un riferimento per gli amanti del veicolo.
In questo libro (in inglese) racconta la sua storia e soprattutto una marea di divertentissimi aneddoti: dal rocambolesco arrivo in Italia in scooter dall'Inghilterra per partecipare a un raduno mod, ai viaggi in Grecia dove recuperare mezzi d'epoca da restaurare, al vagabondare in mezza Europa sulla due ruote, al rapporto difficile con la burocrazia italiana, all'adattamento alle usanze nostrane che non sempre sono affini allo spirito britannico.
Un libro davvero divertente e ricchissimo di spunti piacevolissimi, anche di costume e rapporti sociali oltre che di un nutrito apporto fotografico.
In mezzo spuntano nomi noti della scena, a rendere ancora più piacevole e interessante la lettura.
Andrea Maccarone - Gli ultimi ribelli. Chi ha ucciso le sottoculture
Di sotto e contro culture si è parlato ripetutamente e a iosa, tra ricordi, ricostruzioni, documenti fotografici, ricerca delle radici.
Maccarone approfondisce l'argomento con un saggio sociologico che parte da una veloce contestualizzazione delle varie forme sottoculturali (Teddy Boys/Rockers, Mods, Skinheads, Punk, Hip Hop etc) anche attraverso osservazioni che sintetizzano la loro essenza:
Le sottoculture giovanili trasformano oggetti e pratiche quotidiane in strumenti di resistenza simbolica.
Importante la sottolineatura di come il ruolo dei media abbia sempre compromesso la purezza e la stabilità delle sottoculture.
A proposito del movimento Hippie e del Festival di Woodstock:
La copertura massiva dell'evento contribuì a trasformare un'esperienza controculturale in un femnomeno globale, accelerandone al tempo stesso la diffusioine e la successiva normalizzazione.
Quando una sottocultura diventa visibile e mediatizzata su larga scala, perde parte della sua carica oppositiva.
Tra le conclusioni dell'analisi, la constatazione di come le sottoculture non siano mai statiche e contuino a ridefinirsi.
E infine il cambiamento epocale causato dall'arrivo di internet e soprattutto dei social:
Hanno permesso la costruzione di una pericolosa cultura dell'immagine fondata su modelli studiati per ricevere la massima attenzione dalla platea degli utenti.
Tutto ciò ha prodotto un livellamento dei modelli espressivi e di comunicazione, annientando le sfumature e la forza dell'originalità.
I social network offrono opportunità di conoscenza ma obbligano i linguaggi a uniformarsi per essere veicolati.
Le nuove generazioni grazie alla società delle piattaforme digitali, diventano autrici dei propri messaggi, padroni dei mezzi di comunicazione, e possono raccontare la propria realtà senza intermediazione.
Si supera così l'ostacolo del filtro giornalistico, instaurando un rapporto diretto tra mittente e destinatario.
La conclusione è amara: partendo dalla constatazione del mancato ricambio generazionale nell'ambito delle sottoculture tradizionali: La ribellione, a quanto pare, non attrae più.
Chiude il libro una serie di interessanti testimonianze di Irish Jack (storico mod dei 60, ispiratore del personaggio di Jimmy in "Quadrophenia"), Steve Diggle dei Buzzcocks, Mike Joyce degli SMiths, Kev Roberts, DJ del Wigan Casino e Rick Witter dei Shed Seven.
Francesco Abate - Gli indegni
Una vicenda (non autobiografica, precisa l'autore ma in cui tanti di "noi" si possono facilmente riconoscere) che si svolge negli anni Ottanta del punk, new wave e affini, tra amori disperati, speranze adolescenziali, fughe a Parigi e Londra, eroina, in una corsa scomposta e scarmigliata alla ricerca dell'immortalità giovanile.
Ci sono le sottoculture, le botte, le lacrime, le strade divise.
Il romanzo si configura come un racconto molto fedele alle vicende di quegli anni, spesso aspro, altrettanto ironico e spensierato.
La scrittura è precisa, fresca e coinvolgente, il libro più che riuscito.
Claudio Cicolin - Della Chitarra e del Mistero
Cinque racconti sospesi tra realtà e fantasia, legati dal ruolo della chitarra, filo conduttore che unisce destini, visioni e ossessioni.
Non a caso visto che l'autore ha dato vita a un progetto video su YouTube, diventato il canale didattico di chitarra più seguito in Italia con 280.000 iscritti.
I racconti nascono dalla lettura di scrittori iconici come Edgar Allan Poe e Italo Calvino, diretti ispiratori delle narrazioni e si muovono verso un mondo sonoro che cita Smiths e Brian May, Oasis e Robert Johnson e uno letterario che spazia da George Orwell a Alessandfro Baricco.
Lettura interessante sicuramente originale.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Venerdì 3 luglio, ore 21. Presentazione libro "Keith Moon, batterista" a Piacenza, Libreria Fahrenheit 451", via Legnano.
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”
martedì, giugno 30, 2026
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento