lunedì, aprile 06, 2026

The Wings

Riprendo l'articolo che ho scritto per "Alias" de "Il Manifesto" sabato scorso, dedicato alla carriera dei WINGS, in occasione dell'uscita del documentario Man On The Run di Morgan Neville dedicato al primo post Beatles di Paul McCartney (ne ho parlato qui: https://tonyface.blogspot.com/2026/03/paul-mccartney-man-on-run.html)

Lo scioglimento dei Beatles era stato sussurrato, dichiarato, minacciato (Ringo se ne andò durante le session del “White Album”, George durante le riprese di “Let It Be” ma tornarono subito, il 20 settembre 1969 John disse agli altri che per lui era finita) ma probabilmente nessuno dei Fab Four ci credeva veramente fino in fondo. Ma quando il 10 parile 1970 Paul lo ufficializzò alla stampa il sogno era davvero finito.

“Finalmente” soli e indipendenti i quattro reagirono in maniera scomposta e disordinata: George pubblicò il suo capolavoro “All Things Must Pass” e inventò il primo evento benefico nella storia del rock, il concerto per il Bangladesh, John si tuffò nelle sue avventure politico/ideologiche/pacifiste tra alti e bassi artistici, Ringo riunì metaforicamente la band nel suo album “Ringo” facendo partecipare, pur separatamente, Paul, John e George.

Curiosamente, ma non troppo, sia Paul che John, inconsapevolmente, si “nascosero” per un po' dietro sigle e band.

Il primo album del bassista si intitola ed è attribuito solo a McCartney, senza Paul, il secondo, Ram, a Paul and Linda McCartney, il terzo, Wild Life è già dei Wings.
John Lennon si “copre” con la Plastic Ono Band.

Questo stato d'animo viene ben descritto nel recente documentario sul Paul McCartney post Beatles, Man On The Run di Morgan Neville, in cui il musicista si trova improvvisamente spaesato, incapace di reagire a quanto è appena accaduto. Si rifugia nella sua fattoria in Scozia, con la famiglia e uno stuolo di animali, facendo una vita rurale e selvaggia, lontano da tutto e tutti, dandosi anche una mano con abbondanti dosi di alcol, chiedendosi sostanzialmente se mai riuscirà a ripetere artisticamente quello che si è appena bruscamente concluso.
Ci vorranno anni ma, come ben sappiamo, ce la farà, nonostante la stampa inglese (ma non solo) farà a gara per denigrarlo sempre di più. Il documentario analizza la sua carriera fino alla fine dei Wings.

Gli inizi sono traballanti.
McCartney è un disco registrato in casa, scarno, in uno studio minimale.
Paul suona tutti gli strumenti, si autoproduce, inventa sostanzialmente il concetto di Lo-Fi.
Ci sono momenti sperimentali, brevi strumentali, canzoncine non irresistibili ma anche un capolavoro assoluto come Maybe I'm Amazed, tra le sue migliori composizioni in assoluto, brani che solo i Beatles si potevano permettere di scartare, splendide ballate come Junk, Every Night e Teddy Boy.
Viene accolto tiepidamente e con diffidenza.
Verrà rivalutato solo tempo dopo, allo stesso modo del successivo Ram, pubblicato nel 1971.
In questo caso la critica sarà impietosa nel stroncarlo unanimemente.
Effettivamente vive di alti e bassi, anche se la classe compositiva rimane intatta soprattutto in canzoni come Dear Boy o nel medley Uncle Albert/Admiral Halsey.
Il brano che attrasse maggiormente l'attenzione fu l'iniziale Too Many People che contiene riferimenti più o meno velati (e offensivi) a John e all'ancora bollente questione dello scioglimento dei Beatles.
Lennon intese che il tutto fosse un attacco alla sua persona e a Yoko e rispose qualche mese dopo in Imagine con la velenosa How Do You Sleep? in cui il bersaglio è evidentemente Paul.
L'album arrivò comunque al primo posto in Inghilterra, al secondo in Usa rimanendo cinque mesi nella Top Ten.
Non male per un disco “deludente”.

Sei mesi dopo si ripresenta con la nuova creatura musicale i Wings, di cui lui, la moglie e il chitarrista ex Moody Blues, Denny Laine saranno la spina dorsale, con una serie di musicisti che si alterneranno negli anni.
Wild Life è un lavoro di bassa qualità, volutamente registrato in fretta per catturare la spontaneità del gruppo ma che ha davvero pochi spunti di interesse, tra improvvisazioni in studio e idee poco sviluppate.
Paul torna in concerto con la band, ritrova confidenza con il palco, dapprima a sorpresa in una serie di università, poi in varie parti d'Europa, pubblica tre discreti singoli e nel maggio 1973 esce Red Rose Speedway, concepito come doppio album, poi fortunatamente ridotto a singolo.
Proprio perché il contenuto è ancora di incerto valore, tra ballate, un medley di 11 minuti poco sensato e solo pochi momenti positivi. Sarà di nuovo travolto dalle critiche.

Quando sembrava, nonostante le vendite dei dischi fossero ancora più che dignitose, destinato a una carriera declinante Paul cala l'asso.
Dapprima con il singolo Live And Let Die, uscito nel giugno 1973 sigla dell'omonimo film della serie di James Bond, diventato un classico e poi con l'album Band On The Run del novembre, accreditato a Paul McCartney & the Wings, registrato avventurosamente a Lagos in Nigeria tra mille problemi, non ultimo la defezione, il giorno prima della partenza, di due membri della band. Il disco è esclusiva pertinenza di Paul, Linda e Denny Laine.
E' un capolavoro di stile, ispirazione, brillantezza compositiva, un semi concept, senza alcuna caduta di tono, probabilmente la migliore espressione artistica di un ex Beatle.
Sarà il disco più venduto in Inghilterra del 1974 e scalerà le classifiche di mezza Europa e States.
La band trova il successo mondiale, i tour si susseguono, sempre affollatissimi e trionfali (lo conferma il triplo live Wings Over America del 1976, dove, per la prima volta ritorna a suonare qualche brano dei Beatles).
Qualitativamente gli album successivi abbasseranno l'asticella.

Venus And Mars (1975) è un buon disco con ottimi spunti (il rock quasi hard di Letting Go e Medicine Jar) ma rimane nella mediocrità.
La volontà di apparire come una band e non come un progetto solista di Paul sfocia in Wings At The Speed Of Sound del 1976, dove viene lasciato spazio compositivo e canoro ai membri della band, con risultati non esaltanti.

Nel 1977 piazza il mellifluo singolo Mull Of Kyntire in testa alle classifiche inglesi per settimane vendendo 2 milioni di copie.

Poco importa quindi che il successivo album London Town del 1978 sia piuttosto debole e sciapo, soprattutto in tempi di esplosione di punk e new wave.

Nel giugno 1979 esce l'ultimo album dei Wings.
Back To Egg suona più grezzo e immediato (la produzione è affidata a Chris Thomas, già con Sex Pistols e Pretenders), c'è perfino una specie di omaggio al punk con Spit It On e un banale Rockestra Theme con la partecipazione di grandi star del rock (Who, Led Zeppelin, Pink Floyd).

Nel gennaio del 1980 Paul viene arrestato in Giappone per possesso di marijuana alla vigilia di un tour di 11 date.
Tornato in Inghilterra, dopo alcuni giorni in prigione, registra il suo secondo album solista, McCartney II, fortemente influenzato da elettronica ed elementi new wave con il funk del singolo Coming Up approdato al successo. Nel frattempo vari dissapori con Denny Laine sanciscono la fine dei Wings.

Una band, paradossalmente sottovalutata, spesso pregiudizialmente, che ha esplorato il mondo del pop, evolvendosi all'interno di esso, facendo crescere la personalità di un Paul McCartney senza più “vincoli Beatlesiani”. Un esperimento continuo, incurante di subire gli strali di pubblico e critica, che ha lasciato un capolavoro, Band On The Run, una serie di buoni album e una manciata di eccellenti brani, spesso di grande successo.

Contrariamente agli ex compagni di viaggio Paul ha creato una carriera solida e duratura, dove John si è a lungo fermato, prima della tragica morte, per tornare con Double Fantasy non proprio entusiasmante, Ringo ha lasciato una lunga serie di dischi trascurabili e George, All Thing Must Pass a parte, ha confermato l'impressione di non essere in grado di scrivere più di due o tre brani di buon livello per ogni album.

Paul è ancora in attività concertistica, non disdegna riproporre brani dei Wings, rimane il più grande compositore di pop rock di sempre.

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