domenica, febbraio 05, 2017

Casa 3 Cilindri



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Casa 3 Cilindri via Gavirate 27 - Milano

A cura di ALBERTO GALLETTI

Ho avuto modo di girare parecchio per Milano, non di rado mi è capitato di notare loughi, molto più spesso edifici, decisamente interessanti.
Tutti scoperti per caso girovagando per lavoro per le vie, spesso anonime, lontane dai clamori dal centro.
Uno di questi posti è un condominio dalla forma particolare, che si trova in via Gavirate, zona S.Siro, non lontano da Piazzale Lotto.

Nonostante il mio mezzo da lavoro sia fornito di regolare permesso per entrare nei parchi e giardini pubblici della città, talvolta risulta difficile posteggiare la macchina e poter poi recarsi alla località dove eseguire il rilievo.
Mi trovavo un giorno in via Gavirate alla ricerca di un posteggio dovendomi recare in una piazzetta lungo la via rinchiusa entro inespugnabili recinzioni da cantiere e inaccessibile.
Dopo qualche avanti e indietro sulla via , parecchio trafficata, trovato un buco, lascio la macchina.
Mentre toglievo gli strumenti dal bagagliaio mi accorsi alzando la testa di questo condominio, poco distante, con una forma che mi apparve subito strana. La prospettiva non mi aiutava e così feci due passi fino all’ingresso.
Bella sorpresa, un palazzo dalla forma circolare, tre piani.
Uh, ancora più strano mi accorgo che ce ne sono altri due attaccati.
Diedi Una bella occhiata dalla strada prima di recarmi sul posto oggetto del mio loro.

Come spesso mi accade ogniqualvolta scopro qualcosa di curioso a livello di edifici, toponomastica o luoghi in generale al rientro in ufficio mi scateno in ricerche via computer, e quale sorpresa!
Si tratta della Casa a tre cilindri, opera nientemeno che dell’architetto Angelo Mangiarotti (in collaborazione con il collega Bruno Morassutti), uno dei più famosi, celebrati (un po' ovunque) e soprattutto influenti architetti italiani del XX secolo.
La sua opera non si è limitata comunque alla progettazione edile, ma ha spaziato in altri campi dall’urbanistica al design: un gigante del nostro tempo,almeno per me, viste le affinità (diciamo così) lavorative.

Il complesso è costituito da tre edifici a pianta rotonda a tre piani fuori terra e venne realizzato in circa tre anni tra il 1956 e il 1959. In sede progettuale Mangiarotti dovette confrontarsi con diversi temi: la richiesta della committenza, una cooperativa di funzionari statali, che richiese appartamenti ampi, ben illuminati ed indipendenti tra loro. Altri temi furono le norme urbanistiche del tempo, piuttosto restrittive, il contesto circostante di palazzine basse inserite in giardini e la forma del lotto, un trapezio irregolare che poneva quesiti sulle forme in relazione alle distanze dai confini.

Maturò così l’originale idea di un condominio costituito da tre edifici cilindrici, legati tra loro da un corpo di fabbrica centrale a vetrate che contiene le scale e l’ascensore.
I cilindri si trovano ai vertici di un triangolo (credo) equilatero, inserito in un bel giardino verde, hanno un diametro di dodici metri e sono sorretti da una colonna centrale che lascia un vano aperto al piano terra in due dei tre cilindri, mentre nel terzo è stato ricavato l’appartamento del custode.
All’interno della colonna, che ha un diametro di 1,80m, c’è il vano per gli impianti. I cilindri si sviluppano su tre piani con un appartamento per piano. Sulla copertura, piana, troviamo realizzate tre terrazze con giardino pensile ai quali si accede dagli appartamenti dell’ultimo piano mediante scala a chiocciola.
La pianta di ogni piano consentì così la massima libertà di progettazione dei singoli appartamenti.
Si deve ragionare per settori di cerchio Questa caratteristica si riflette all’esterno dove le facciate appaiono costituite da moduli uguali nei quali si alternano finestre a tutta altezza o pannellature in legno a seconda della corrispondente ripartizione interna. Al centro di ogni pianta un vano di 4, metri di larghezza avvolge la colonna centrale creando il disimpegno ai vari ambienti per ciascun appartamento.

Il ricorso ad audaci strutture in c.a. , quali gli enormi solai a sbalzo e il pilone centrale, è fatto in maniera funzionale alla struttura, non fine a se stesso ed è chiaramente un approccio wrightiano alla progettazione. Probabilmente più dovuto al Morassutti che con il maestro americano ci aveva lavorato.
In conclusione, a mio parere, un’opera geniale, pur nell’ordinarietà della tipologia, o forse proprio per questo.
A testimonianza di un tempo e di un luogo, Milano, in cui in parecchi campi (questo in particolare) ancora si osava.

7 commenti:

  1. Bellissimo esempio di quello che l'architettutura dovrebbe sempre essere:bellezza,funzionalità,gusto e destinazione.Milano ne fu spesso esempio,forse perché negli anni d'oro viveva la propria crescita come una necessità morale,oltre che funzionale.
    Bellissimo articolo,complimenti!

    MajorTom

    RispondiElimina
  2. Bell'articolo.
    sono passato nella via a fianco (quella del consolato rumeno per intenderci, che porta a lotto) centinaia di volte, la prossima volta farò una deviazione per vedere le case dal vivo

    RispondiElimina
  3. Quel giorno (un paio d'anni fa), stavo andando nella piazza che si apre proprio sullo sbocco di quella via su via Gavirate (davanti alla scuola). Ci ho fatto il progettino delle aiole e dell'impianto di irrigazione. Forse adesso è finito.

    RispondiElimina
  4. La casa è 100 metri avanti sulla sinistra verso il piazzale Segesta.

    RispondiElimina
  5. Bello, creativo e soprattutto funzionale, in linea con il momento che si stava vivendo. Già con i due bagni, ascensore,3 camere da letto possibili, insomma tutto quello che oggi è comunemente richiesto e che all'epoca era invece troppo trascurato dai progettisti che hanno lasciato oggetti antistorici.
    Ci sono i garages a completare il capolavoro?

    RispondiElimina

Related Posts with Thumbnails