domenica, luglio 08, 2018

Lust for life



https://www.youtube.com/watch?v=jQvUBf5l7Vw

Composta da David Bowie (la musica, su un ukulele...) e da Iggy Pop (le parole), diede il titolo all'omonimo album del 1977 di IGGY POP.

Brano diventato famoso solo successivamente quando fu inserito nella colonna so nora del film "Trainspotting".

Il JOHNNY YEN che arriva con "liquor and drugs and flesh machines" è stato identificato in uno spacciatore omosessuale che portava a Iggy varie sostanze e aveva con sè anche vari vibratori.
Era chiamato Gipsy Johnny.
Lo "yen" deriva da come William Burroughs descriveva la voglia di eroina (testimonianza di Ray Manzarek che sottolinea come il riff sia stato preso da "Touch me" dei Doors https://www.youtube.com/watch?v=U6bRukfcUf0).

Il tempo della batteria è tipicamente Motown (vedi Martha and the Vandellas "I'm ready for love": https://www.youtube.com/watch?v=7HlEt4XJVFA e Diana Ross and the Supremes "You can't hurry love": https://www.youtube.com/watch?v=fQ7uXX9K7Sk

Il brano è stato ripreso live da Johnny Marr (con Noel Gallagher) : https://www.youtube.com/watch?v=DLC0iQgFo7M
da Tom Jones e i Pretenders: https://www.youtube.com/watch?v=I6iuXtFagpQ
Dai Motley Crue: https://www.youtube.com/watch?v=8Q9eLACBZmw
Dagli Smithereens: https://www.youtube.com/watch?v=hBdXFJi8dRw

venerdì, luglio 06, 2018

Reunion di John Cage e Marcel Duchamp



Attraverso una cinquantina di post, riviviamo una serie di episodi in chiave artistica, culturale, sociale del 1968.
I precedenti post qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/50%20anni%20dal%201968

Il 5 marzo 1968 a Toronto, Marcel Duchamp e John Cage giocarono a scacchi musicali. L'incontro / happening, intitolato "Reunion", attirò centinaia di spettatori al Ryerson Theatre, dove i due attivarono un'esperienza uditiva unica attraverso una scacchiera appositamente costruita che ad ogni singola mossa, produceva suoni elettronici.

Negli anni '60, Duchamp era noto come un eccellente giocatore di scacchi.Nel 1931 fu delegato francese alla World Chess Federation e nel 1933 partecipò alle Olimpiadi degli scacchi nella stessa squadra con Alexander Alekhine, il campione del mondo in carica.
Quando Cage incontrò per la prima volta Duchamp negli anni '40, rimase immediatamente affascinato dal vecchio artista e gli chiese di insegnargli a giocare a scacchi solo come scusa per passare del tempo con lui. Dopo molte notti di lezioni nell'appartamento di Duchamp a New York a Cage venne in mente il progetto "Reunion".

Cage chiese a Lowell Cross ( ricercatore associato presso gli Electronic Music Studios dell'Università di Toronto) di creare una scacchiera specializzata per l'occasione.
La scacchiera funzionava attraverso 64 fotoresistenze, che si collegavano a quattro "generatori di suoni", ognuno attivando una composizione diversa.
I microfoni interni sotto il tavolo amplificavano i suoni degli scacchi che si muovevano attraverso il pannello, mentre immagini oscilloscopiche uscivano da televisori a colori modificati, che fornivano il monitoraggio visivo di alcuni degli eventi sonori che passavano attraverso la scacchiera".

Duchamp ha battuto Cage in meno di 30 minuti.

Il resto della serata proseguì con un incontro più equilibrato tra Cage e la moglie di Duchamp, Teeny, mentre il maestro di scacchi sedeva al tavolo osservando.
Sebbene la stampa fu critica e sostanzialmente annoiata da "Reunion", è passata alla storia come un esperimento unico nel creare arte e musica in contemporanea attraverso un assortimento casuale di strategia e possibilità.
Come disse una volta Duchamp: "Mentre tutti gli artisti non sono giocatori di scacchi, tutti i giocatori di scacchi sono artisti."

Della serata non rimane però nessuna registrazione.
"Reunion" risultò essere l'ultima apparizione pubblica di Duchamp; morì più tardi quell'anno di insufficienza cardiaca all'età di 81 anni.

giovedì, luglio 05, 2018

Jazz on a Summer's Day



BERT STERN, fotografo (successivamente con Vogue) filma il Jazz Festival di Newport in Rhode Island del 1958.

Due anni dopo realizza il film "Jazz on a Summer's Day" in cui raccoglie spezzoni delle esibizioni di vere e proprie star del jazz (Theolonius Monk, Gerry Mulligan, Jimmy Giuffre, Louis Armstrong, Chico Hamilton, Anita O' Day), del blues e gospel (Mahalia Jackson, Dinah Washington, Big Maybelle) e un brano di Chuck Berry, una "Sweet Little Sixteen" jazz n roll. In scaletta ma non ripreso, Ray Charles).

Qualità delle immagini modernissima e superba, di livello eccelso.
Ma quello che risalta è lo sguardo sul pubblico, il look, le movenze, gli sguardi, i balli, un'ingenuità di fondo, la COOLNESS diffusa.

Un documento preziosissimo che coglie un momento di transizione nell'estetica e nella musica.
Pura eccellenza.

Il film è qua:
https://www.youtube.com/watch?v=Htwe0NBjq4c

mercoledì, luglio 04, 2018

Matteo B.Bianchi - Yoko Ono



"E' l'artista sconosciuta più famosa del mondo.
Tutti sanno il suo nome ma nessuno sa cosa faccia"

(John Lennon)

E YOKO ONO è stata anche la più odiata.
Per decenni derisa, insultata, bastonata (artisticamente e verbalmente), ritenuta la responsabile della fine dei Beatles (tesi sempre ampiamente smentita da ognuno di loro).
Un odio gratuito e sguaiato, che anticipa di molto quello all'ordine del giorno sui social attuali.

Un linciaggio insensato per un'ARTISTA totale, d'avanguardia, sperimentale, provocatoria, raramente comprensibile per i canoni abituali dell'appassionato rock.
Una donna con una storia particolarissima (nata ricchissima, finita poverissima durante la guerra, ritornata a testa alta, le prime opere nei 60's, il rapimento della figlia Kyoko da parte del primo marito, l'incontro con John, la tragica morte del compagno e la prosecuzione di una carriera che solo negli ultimi anni ha trovato un equilibrio con giudizi di pubblico e critica esenti da pregiudizi vecchi e stantii).

Matteo B.Bianchi è un fan di Yoko, ne ripercorre vita e carriera con affetto e (auto) ironia, il libro è fresco e frizzante.
E consigliatissimo.

martedì, luglio 03, 2018

Small Faces e Chris Dean



Un po' di persone hanno chiesto di leggere i testi delle pagine recentemente pubblicate dal quotidiano "Libertà" su Small Faces e Chris Dean dei Redskins.
Le riporto di seguito.

SMALL FACES

Il mondo della musica rock è costellato d storie di successi, fallimenti, meteore scomparse nel nulla, dischi e gruppi imprescindibili nella sua evoluzione sonora e stilistica. Gli Small Faces riassumono nella loro breve carriera molti di questi aspetti, uniti ad un epilogo triste e drammatico.
Una band ancora oggi amatissima e seminale per molta della musica odierna (a partire dal brit pop e affini che ne assorbì in abbondanza estetica e sonorità, a partire da Paul Weller che li ha sempre considerati un faro di riferimento artistico e non solo), caratterizzata dalla peculiarità del sound e dalla bellezza delle singole composizioni, più che da album memorabili.
Degli Small Faces si ricorda lo stile (non solo musicale ma anche e soprattutto estetico), il suono, l'approccio originale e personalissimo che sapeva mischiare soul, folk, beat, rhythm and blues fino alla psichedelia e al proto hard dell’ultimo periodo.
Una discografia confusa e complessa non ha reso giustizia alla band, tanto che una raccolta completa del meglio è sufficiente per avere un quadro esaustivo, ma che, sparsi in mille solchi di vinile, ha lasciato gemme di inestimabile valore.

Il gruppo nasce nel 1965, a ruota dell'esplosione di Beatles e scena beat, ma è legato indissolubilmente alla, in quel momento al massimo del fulgore mediatico e numerico, scena mod. Curiosamente gli Small Faces che erano mod che decisero di imbracciare gli strumenti per suonare la musica preferita da loro e dai colleghi in Vespa e Lambretta, vennero spesso considerati come un gruppo che si accodava alla nuova moda, contrariamente agli Who (invece inseriti a forza dal loro manager in vestiti e cultura mod).
Il tempo ha poi sistemato le cose da un punto di vista “etico e filosofico”.
L'incredibile voce “nera” di Steve Marriott si univa a quella del bassista Ronnie Lane (entrambi compositori, in coppia, dei brani del gruppo), alla tastiera Hammond di Ian Mc Lagan e alla precisa ritmica del batterista Kenney Jones.
L'esordio è subito incoraggiante. Il singolo “Watcha gonna do about it”, un poderoso e ruvido rhythm and blues, si affaccia dalle parti dei primi 10 dischi in classifica in Inghilterra, nel 1965, “Sha la la lee” (brano imposto dalla casa discografica e da sempre inviso al gruppo in quanto ritenuto troppo leggero e scanzonato) arriva al terzo mentre l'epocale “All or nothing” tocca la vetta nell'agosto 1966, poco dopo l'esordio con l'omonimo album, un condensato di furore beat, urgenza, immediatezza.
Ma anche tanta ingenuità e che in qualche modo arriva in ritardo se pensiamo che nello stesso momento i Beatles sono già proiettati verso il futuro con lo splendido “Revolver”, sperimentale e avanguardistico, i Rolling Stones allargano gli orizzonti con “Aftermath”, gli Who fanno le prime prove di opera rock con “A quick one”, Bob Dylan è già oltre con “Blonde on blonde”.
La band prova a destreggiarsi in mezzo alla popolarità e contratti discografici, restandone immancabilmente avviluppata e schiacciata. Passano all'etichetta del manager dei Rolling Stones, la Immediate, e per ripicca la precedente, la Decca, immette sul mercato “From the beginning” con brani tratti dai 45 giri e qualche altro inedito.

Nell'anno dell'esplosione psichedelica, il 1967, Marriott e soci si ripresentano con un nuovo album, di nuovo intitolato solo con il nome del gruppo, ancora ancorato a sonorità ruvide o che guardano a blues e soul. L'unica concessione ad atmosfere più liquide e sognanti la fanno con il singolo “Itchicoo Park” che esce in luglio e li porta di nuova in vetta alle classifiche, in virtù di sonorità che mischiano folk e psichedelia.
A fine anno, quasi a voler rimettere le cose in chiaro, ritornano con il durissimo “Tin soldier” che regala loro nuove soddisfazioni commerciali.
L'ultimo atto della carriera si consuma nel 1968 con l'ambizioso “Ogdens Nut Gone Flake” dalla curiosa e originalissima copertina rotonda che riproduce la confezione di una scatola di tabacco. E' un'opera rock che si dipana tra un approccio teatrale (i brani sono uniti da una voce narrante), psichedelia, momenti quasi hard rock, folk inglese, blues, intense ballate.

Accolto con estremo favore da critica e pubblico (arriva al numero uno) è però il canto del cigno nel momento in cui la complessità degli arrangiamenti e dei suoni impedisce la possibilità di eseguire i brani dal vivo.
Contemporaneamente i fan vogliono ascoltare i vecchi successi e gli Small Faces rimangono sostanzialmente catalogati come un gruppo pop. Il carattere bizzoso (spesso etichettato semplicemente come intrattabile) di Steve Marriott e la sua predilezione sempre più pericolosa e maniacale per alcool e droghe lo portano ad una disaffezione sempre maggiore nei confronti del gruppo e di tutto quello che gli ruota intorno.
Alla fine dell'anno abbandona gli Small Faces alla fine di un concerto, sbattendo sostanzialmente la porta in malo modo.
La compilation “Autumn stone” e il singolo “Afterglow” chiudono la carriera con la formazione originale. Marriott mette a punto una nuova avventura, che stava preparando da tempo, con gli Humble Pie, affiancato da Peter Frampton, con cui troverà nuove soddisfazioni, spostandosi verso l'hard rock venato di blues e funk ma anche grandi problemi logistici ed economici tra manager truffaldini e case discografiche sfruttatrici (e scarsa sagacia nel controllare i propri affari da parte dei membri della band).
Meglio andrà agli altri tre: Lane, Jones e Mc Lagan si uniranno al futuro Rolling Stones Ron Wood e alla voce inimitabile di Rod Stewart per dare vita ai Faces, uno dei gruppi inglesi di maggior successo negli anni 70. Rock di sapore hard e blues, concerti all'insegna dell'alcool e divertimento, successo e popolarità mondiale.

Nel 1977 gli Small Faces si riuniranno ma senza il bassista Ronnie Lane che stava incominciando una lunga e dolorosa battaglia contro la sclerosi multipla, che se lo porterà via nel 1997. I due album prodotti, in un periodo in cui ovunque esplodono punk e new wave, sono all'insegna di un rock piuttosto prevedibile e scontato e scompaiono ben presto nel dimenticatoio, intaccando una discografia che non avrebbe meritato un commiato tanto inglorioso. Steve Marriott fu in predicato per entrare nei Rolling Stones nel 1975 quando Mick Taylor lasciò la band.
Keith Richards lo chiamò per un provino durante il quale Steve si prese troppe libertà per essere tollerato da un Mick Jagger notoriamente accentratore e amante del controllo delle attività del gruppo.
Fu così scelto Ron Wood molto più abituato ad un ruolo da comprimario.
Il talento di Marriott si perde tra tentativi solisti, un album registrato di nuovo con il vecchio amico Ronnie Lane (ma che vedrà la luce solo vent'anni dopo), una situazione finanziaria disastrosa e una condizione fisica e di salute sempre più precaria a causa delle abitudini insane.
Suona parecchio nei club londinesi e inglesi davanti ad un pubblico sempre più scarso, giusto per sopravvivere, riprova con Frampton a riformare gli Humble Pie ma senza successo. Muore nella primavera del 1991, dopo una giornata spesa a ubriacarsi, addormentato con una sigaretta in mano che provoca un incendio in casa.
Il batterista Kenney Jones, nel 1979 sostituisce il defunto Keith Moon negli Who, con cui suonerà fino a metà degli anni 80, realizzando anche due album. Le successive attività artistiche saranno saltuarie e Jones si dedicherà alla sua passione per il polo e a eventi di beneficianza.
Il tastierista Ian Mc Lagan suonerà spesso in tour con i Rolling Stones ma anche con Bob Dylan, Joe Cocker, Ron Wood, Bruce Springsteen, oltre a realizzare un buon numero di interessanti album solisti. Scompare nel 2014 stroncato da un infarto a 69 anni.
Curiosamente, in questo costante legame con gli Who, sposerà la ex moglie di Keith Moon da cui aveva divorziato nel 1975.

DISCHI CONSIGLIATI
Il primo album fotografa gli esordi ruvidi e spontanei mentre il concept “Odgens Nut gone flake” è il lavoro più rappresentativo da un punto di vista creativo per quanto, allo stesso tempo, il più anomalo. La compilation del 1999 “Itchycoo Park” raccoglie il meglio della produzione con i principali singoli.
Il biografo inglese Paolo Hewitt ha scritto una stupenda storia della band, “Young mods forgottens story” corredata da foto splendide. Purtroppo mai tradotta in italiano ma essenziale per capire il valore del quartetto londinese. In Inghilterra è in scena nel frattempo il musical “All or nothing” dedicato alla loro carriera.


CHRIS DEAN dei REDSKINS

Una delle storie più strane e particolari della storia del rock. Un gruppo estremista, oltranzista che suona una musica aspra ma allo stesso tempo orecchiabile e gradevole con testi impregnati di socialismo militante, tanti concerti e un seguito forte e fedelissimo nell'Inghilterra degli anni '80 quando la Tatcher dettava legge con il pugno di ferro.
Si chiamavano Redskins, si erano formati nel 1981 a York unendo le forze di Chris Dean (che con lo pseudonimo X Moore scriveva per una delle principali riviste musicali inglesi, il New Musical Express), chitarra e voce e del bassista Martin Hewes.
Si trasferiscono a Londra l'anno successivo e prima di trovare il batterista Paul Hookham, suonano anche con Steve White (di lì a poco negli Style Council). Incideranno una manciata di eccellenti singoli dal 1982 fino al conclusivo “It can be done!” del 1986 e un album "Neither Washington Nor Moscow" (“nè Washington né Mosca”) meno riuscito di quanto ci aspettasse, ma tuttora validissimo.

Il tutto imperniato su un sound che mischiava il rude approccio punk dei primi Clash con il soul e il rhythm and blues degli anni 60, lo stile dei Jam (nei Redskins militò anche la sezione fiati che accompagnò la band di Paul Weller negli ultimi concerti) e dei Dexy’s Midnight Runners, il tutto condito da testi senza filtri che inneggiavano alla rivoluzione socialista. Il loro motto era “cammina come i Clash, canta come le Supremes”.
Ovvero un'attitudine punk, sfrontata, ribelle ma con le melodie più delicate della musica nera. Chris Dean riesce ad entrare in possesso anche di una chitarra di Joe Strummer (suo idolo e riferimento).
Ci sono state lunghe e curiose controversie sulla chitarra di Joe.
C'è chi assicura che fu Strummer a regalargli una delle sue Telecaster, proprio di fronte a Billy Bragg (cantautore inglese altrettanto fan del leader dei Clash), facendolo rimanere malissimo e affranto, c'è chi invece riconduce la storia ad un semplice acquisto da parte di Chris in un negozio dell'usato.

I concerti sono assolutamente esplosivi. Affiancano le lotte dei minatori inglesi a metà degli anni 80, affrontano situazioni talvolta pericolose. Personalmente ero ad un loro concerto a Brixton nel 1984, quartiere “nero” di Londra, ai tempi non propriamente “consigliabile”, quando la sala che ospitava l'evento fu attaccata, durante l'esibizione della band, da un nutrito gruppo di naziskin. Volarono sedie e bottiglie, il concerto subì una breve sosta, gli assalitori furono respinti e l'adrenalina trasformò la serata in qualcosa di epico tra centinaia di pugni chiusi alzati.
Vennero anche un paio di volte in Italia, dove trovarono sempre seguito e applausi.

I Redskins si sciolgono nello stesso modo turbolento con cui avevano vissuto.
Pare che fossero sempre più aspri i dissapori con la loro etichetta, la London Records.
Così i ragazzi decidono di rubare i nastri dell'ultimo disco e pubblicarli con un'altra etichetta, suscitando le ovvie ire di quella precedente. Che lancia contro di loro avvocati e cause, costringendoli a sciogliere il gruppo per evitare di pagare cifre astronomiche.

Dopo lo scioglimento Chris Dean scompare dalla scena, ritirandosi in un mutismo totale e assoluto.
C'è chi lo segnala a Parigi a fare l'insegnante, chi a New York.
Ricompare brevemente con un nuovo progetto chiamato P-Mod e successivamente in un altro dal nome Chris Dean & The Crystallites.
Dei primi pare esista un demo, mandato al famoso DJ della BBC John Peel ma mai trasmesso, dei secondi nulla più che il suggestivo nome.
Nessuno dei vecchi amici ha più ritrovato le sue tracce. Spesso alcuni giornalisti o semplici fan provano a verificarne la raggiungibilità ma senza successo.
Ci ha provato anche il sottoscritto e dopo un'intensa e accurata ricerca ho ricevuto un'attendibile risposta da parte di Bazza (thanx Cpt. Stax), che curò per un periodo un sito dedicato ai Redskins:
“Chris vive a New York in questo momento, non lontano da casa mia. Musicalmente ha fatto pochissimo dopo i Redskins, io posseggo un paio di canzoni composte dopo lo scioglimento. Una grande agenzia di concerti ha provato più volte a fare offerte per rimettere insieme la band, anche solo per pochi concerti, ma Chris non è assolutamente interessato. Anche se possiede sempre la chitarra di Joe Strummer”.

lunedì, luglio 02, 2018

Gil Scott Heron



Adam Mansbach è uno scrittore americano.
Nel 1994 conobbe in modo fortuito GIL SCOTT HERON.
In questo scritto un breve resoconto di quell'incontro che ha prodotto una STORIA STRAORDINARIA.

"Ho conosciuto Gil nel 1994, quando avevo diciassette anni e lui era in tour per promuovere l’uscita del suo primo disco dopo dieci anni.
Andai ad ascoltarlo al Regattabar di Cambridge, e dopo il concerto lo approcciai, con un faldone di mie poesie in mano.
Lui continuò a camminare imperterrito – evidentemente stava andando da qualche parte con una certa urgenza – però lo prese.
Qualche ora dopo, ben oltre la mezzanotte, squillò il telefono a casa mia (o meglio, a casa dei miei genitori).

Era Gil.

Aveva letto le mie cose. Per le due ore successive lo ascoltai parlare, e intanto prendevo appunti.
Ce l’ho ancora quel foglio.
Ci sono scritte cose come Alce nero parla o Autobiografia di un ex uomo di colore.
La parola «Skippy» è sottolineata un sacco di volte; a metà della conversazione, decisi che Skippy doveva essere Jimmy Carter, il coltivatore di noccioline [la Skippy è una delle marche più famose di burro di arachidi; l’ex presidente Jimmy Carter era uno dei maggiori produttori di arachidi d’America, n.d.t.], e la vasta, intricata ragnatela del monologo di Gil iniziò ad avere più senso – una quantità spaventosa di senso, a dire il vero.

Era fuori come un balcone?
Probabile.
Ma non importava.
Analizzava tutto nei minimi dettagli, e io avrei voluto che quella telefonata non finisse mai.
Quell’anno mi trasferii a New York, e poco tempo dopo lo incontrai per caso, all’angolo fra la Centododicesima e Broadway, di fronte a una bancarella di cd usati.
Non si ricordava della nostra telefonata, ma io non l’ho mai scordata.

(fonte: http://www.minimaetmoralia.it/wp/%C2%ABanalizzava-tutto-nei-minimi-dettagli%C2%BB-ricordo-di-gil-scott-heron/

domenica, luglio 01, 2018

Raqqa



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

E' stato riaperto a RAQQA, la "capitale" siriana di Daesh/Isis, recentemente liberata, il Black Stadium, usato dal "califfato" come prigione, per le esecuzioni e luogo di prigionia e tortura.
Stadio, minato per procurare vittime anche dopo la sconfitta dei miliziani e poi bonificato.

Il Civil Council della città lo ha riaperto recentemente per organizzarvi un mini-campionato di calcio che si è aperto con una cerimonia ed è cominciato con un minuto di silenzio per le anime delle vittime della ferocia di Daesh.
Il Raqqa Team ha sconfitto la squadra di Deir Ezzor.

Anche a Raqqa si torna a vivere.

sabato, giugno 30, 2018

Presentazioni Gil Scott Heron



Martedì 3 luglio a CREMONA alle 21.30
https://www.facebook.com/events/308960499645196

Poi il 5 LUGLIO a TRAVO (PC) "Parco dell'asilo" e il 16 a FIORENZUOLA (PC)

Libertà, Classic Rock, Gil Scott Heron, Radiocoop



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo di Chris Dean dei Redskins e del meglio del mese.



Sul nuovo numero di CLASSIC ROCK parlo recensisco i nuovi album di Wilko Johnson, le "Dock of the bay sessions" di Otis Redding, Last Poets, Parliament, Nicola Conte, Kamaal Williams, Mike Painter Quintet & Viola Road, Mac and the Bee, The Mads, De Grinpipol.



E' uscito il 27 marzo la ristampa (aggiornata e abbondantemente riveduta) della mia biografia su GIL SCOTT HERON.

Storia della sua vita, discografia dettagliata e commentata, testimonianze sulle sue apparizioni italiane.
Invito chi fosse interessato a unirsi alla pagina FB per seguire le date delle presentazioni e varie informazioni sul personaggio:
https://www.facebook.com/Gil-Scott-Heron-205341980049956/

Stampa Vololibero Edizioni.
Al libro hanno offerto il loro prezioso contributo anche: Alberto Castelli, Carlo Babando, Fabio Pasquarelli, Alberto Bobby Soul De Benedetti, Ninni Laterza, Carlo Maffini, Salvatore Pignanelli, Francesco Gazzara.

PRESENTAZIONI:

GIOVEDI' 5 LUGLIO : TRAVO (PC) “Piazzetta dell'Asilo”
LUNEDI' 16 LUGLIO : FIORENZUOLA (PC) “Festival Dal Mississippi al Po”
MERCOLEDI' 14 NOVEMBRE: FIRENZE
GIOVEDI' 15 NOVEMBRE: PERUGIA
VENERDI' 16 NOVEMBRE: NAPOLI
SABATO 17/DOMENICA 18 NOVEMBRE: SICILIA

Per novembre sto preparando un tour che da Piacenza arriverà a Palermo.
Chiunque sia interessato a trovare una data (pomeridiana o serale, in libreria o circoli, locali, associazioni) mi scriva
.



Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me, Carlo Maffini e Paolo Muzio.

venerdì, giugno 29, 2018

Giugno 2018. Il meglio



A metà del 2018 un bel po' di ottime cose come gli album di Fantastic Negrito, Kamasi Washington, Arctic Monkeys, Gaz Coombes, Jimi Tenor, The Sea and cake, New Mastersounds, Belly, Wilko Johnson, Bellrays, Jack White, Sons of Kermet, Buttshakers, Anderson East, James Hunter Six, Orgone, Laissez Fairs, Ruby Rushton, e tra gli italiani Nicola Conte, Calibro 35, Iacampo, New Colour, Mads, Mamuthones, Sick Rose, Guignol, Mina, Blue Giants, Red Lines.

FANTASTIC NEGRITO - Please don't be dead
Fantastic Negrito è uno di quei rari esempi in cui il blues vive in tutto il suo splendore atavico pur suonando moderno, attualissimo, avanti.
In questo secondo album l'artista californiano d'adozione compie un ulteriore passo avanti rispetto al precedente capolavoro THE LAST DAYS OF OAKLAND.
Il substrato è palesemente blues, gospel, funk, soul, nero fino al midollo.
Primitivo, ostico, pericoloso, ostile.
Ma trasposto nel 2018 con quei riff e quei groove ritmici che passano ora dalle parti dei Led Zeppelin, ora bussano alla porta di Jack White, poi prendono a braccetto Jimi Hendrix e sorridono a Prince Ho scritto questo album perché sono preoccupato per la vita dei miei fratelli neri. Ho paura per le vite delle mie sorelle, sono preoccupato circa il loro futuro dice Fantastic Negrito. Un album duro, intenso, sincero, profondo, come raramente ci capita di ascoltare.
Un artista che sta tracciando le linee di una nuova black music.
There's a riot goin on, ascoltiamola, prestiamole orecchie e attenzione.

KAMASI WASHINGTON - Heaven and earth
Adoro la coraggiosa magniloquenza di Kamasi che non si preoccupa minimamente di presentarsi con due ore e mezza di musica, intrisa di valanghe di riferimenti, di brani che oscillano tra i 10 e i 12 minuti, si aprono al cuore della musica, alla creatività, incuranti di misure prestabilite, confini, barriere artistiche. Troviamo di tutto, dal funk, al soul, da Archie Sheep a Miles, Bird e Coltrane, dal blues a Herbie Hancock e Sun Ra al pop jazz orchestrale allo spiritual jazz alla Alice Coltrane.
Kamasi ha riportato il JAZZ in classifica, ha riempito prima i locali, poi palazzetti e i festival.
Onore e gloria !
“Our time as victims is over / We will no longer ask for justice.”

NICOLA CONTE - Let your light shine on
Splendido nuovo lavoro per il chitarrista, compositore, band leader, produttore etc etc nostrano.
Lui lo chiama "Afro Soul" e la definizione è perfettamente azzeccata tra afro funk, soul, jazz, un groove incredibile creato da uno stuolo di collaboratori con i fiocchi.
Superlativo !

JIMI TENOR - Order of nothingness
Piccolo capolavoro per il genietto finlandese.
Nel nuovo album si rincorrono funk, soul jazz, afrobeat, disco, fusion "malata", ethio jazz, ritmi e suoni caraibico latini, psichedelia, spiritual jazz.
Una varietà incredibile tenuta insieme da una personalità unica.

DANNY GOFFEY - Schtick
Molto buono il nuovo sforzo dell'ex batterista dei Supergrass alle prese con un sound che mischia tanto e prende da mille influenze. Un po' di Supergrass ci sono sempre ma anche Ultravox!, Roxy Music, Adam Ant.
Brani frizzanti, veloci, pulsanti.
Molto divertente.

ROGER DALTREY - As long as I have you
Roger torna alle radici, quando ascoltava soul e rhythm and blues e tutto quello che voleva era diventare un cantante blues.
A 74 anni rende omaggio a quegli inizi con un album di 11 brani, ruvido, denso di gospel, soul rock, gusto bluesy (tra cui due discreti inediti), cover di brani minori (vedi "You haven't done nothing" di Stevie Wonder" o "How far" di Stephen Stills) e una splenedida versione di "Into my arms" di Nick Cave. Pete Townshend suona in sette brani e si sente, oh se si sente, alle tastiere c'è Mick Talbot.
La voce è in formissima.
Un album classico e bello.

PAUL MC CARTNEY - I Don’t Know / Come on to me
Nuovo singolo di Macca tratto dall'album "Egyptian station" in uscita a settembre. Due ottimi brani: una classica ballata sostenuta dal pianoforte e un rock piuttosto complesso dagli umori beatlesiani.

SHANNON SHAW - Shannon in Nashville
Lasciati i Clams nel primo album solista Shannon si dedica ad un mix di Shangri La's, Amy Winehouse, Spector wall of sound.
Cool e divertente.
Produce Dan Auerbach (e si sente).

CORDUROY - The return of fabric four
Dopo 18 anni di silenzio torna uno dei nomi di punta della Acid Jazz. Il quartetto inglese ripropone la consolidata e piacevolissima formula di un Hammond beat tinto di lounge, jazz, pop, coolness, beat, funk, ogni tipo di sapore 60's.
Ideale da sottofondo.

MIKE PAINTER QUINTET & VIOLA ROAD - Nothing changes
Brillante ritorno di uno dei Re dell'Hammond italiani e di una delle voci più "nere" in circolazione dalle nostre parti. Cover azzeccatissime e da cultori (vedi “I've go a feeling” di Big Maybelle rivista in chiave ska, "Now I've got a woman" di Freddy King o “Gone with is the wind my love” di Rita & the Tiaras), originali di prima qualità, tanto groove, pulizia e potenza sonora, soul, rhythm and blues, esecuzione impeccabile.
Notevole.

WILKO JOHNSON - Blow your mind
Difficile scindere il giudizio su Wilko Johnson dalla sua vicenda umana.
Una dura lotta contro il cancro a cui sembrava essersi arreso, quattro anni fa quando annunciò un tour d'addio per salutare a dovere i fan. Ha vinto lui.
E così eccolo di nuovo in studio (primi inediti da 30 anni) a riproporre la consueta saporitissima pietanza di blues, rhythm and blues, beat, rock 'n' roll che lo ha sempre contraddistinto, dai Dr Feelgood, ai Solid Senders alla carriera solista.
Ad accompagnarlo un paio di vecchi amici come Norman-Watt Roy, già bassista con i Blockheads di Ian Dury ma anche con Madness, Nick Cave e autore di quell'immaginifico riff di Magnificent Seven dei Clash e il batterista Dylan Howe (figlio di Steve degli Yes) già con Ray Davies, Paul McCartney e David Gilmour oltre alla tastiera dell'ex Style Council e Dexy's Mick Talbot.

LUPE VELEZ - Weird tales
Il sestetto livornese (che tra le sue fila ha una serie di veterani della scena musicale italiana, provenienti dalle più svariate esperienze) all'esordio con un potente album, suonato con la corretta attitudine rock 'n' roll.
Brani tirati, nervosi, compatti, melodie efficaci, suono grezzo e sincero, tra garage punk, power pop, sferzate punk.
Partenza con il botto !

EVIL KNIEVEL - s/t
Esordio con il botto per la band modenese. Nove brani aspri e ruvidi dall'impronta chitarristica cara al miglior rock 'n' roll dei primi 70's ma che guarda con affetto al decennio precedente, in particolare al rock psichedelico di fine 60's.
Il tutto si riassume in un corposo mix di Creedence Clearwater Revival, Black Crowes, un pizzico di Detroit Sound (dalle parte degli MC5) ma anche Blue Cheer e Wolfmother.
Prodotto in maniera eccelsa, suonato con una perizia rara, grandissimo album !

JOHNNY MARR - Call the comet
La critica britannica si sta sbrodolando per il nuovo lavoro dell'ex Smiths.
Che male non è, anzi.
La classe non è acqua e tra brani a cui manca solo la voce di Morrissey, qualche deviazione filo kraut, un pezzo con riff rubato a "Dancing barefoot" di Patti Smith, brit popperie varie, il disco fila via più che bene.
Anche se alla fine manca il guizzo, il tocco di genio, quella cosa che lo renderebbe un capolavoro.
Ci accontentiamo.

MAGNUS CARLSON - A nordic soul
Prodotto da Andy Lewis, registrato negli studi di Weller, con il guest di Fay Hallam, il cantante svedese spazia tra brani autografi e alcune cover di classico Northern Soul ("Beggin", "I surrender").
SOund impeccabilmente soulful, perfettamente in linea con il gusto Northern.
Ben fatto, suonato e confezionato al meglio.

WARMDUSCHER - Whale city
Side project dei alcuni dei Fat White Family, scartavetrano funk, punk, blues, soul, garage, scorticano un po' di chitarre e deragliano ritmicamente.
Una specie di Sleaford Mods un po' Beastie Boys, un po' Jon Spencer, un po' Pulp Fiction.

BLUE LAB BEATS - Xover
Il duo inglese si immerge nella scena "new jazz" con un album dalle tipiche caratteristiche di questa nuova onda: elettronica, jazz, hip hop, nu soul, funk.
Con loro molti dei rappresentanti del giro.
Cool.

MELODY'S ECHO CHAMBER - Bon Voyage
Un vortice di psichedelia tardo 60's, avvolgenti e sinuose melodie con voce alla Francoise Hardy, brani complessi ma che arrivano puliti all'anima e al cuore.
Disco bello e suadente.

BEECHWOOD - Inside The Flesh Hotel
Un vortice psichedelico Velvettiano con un po' di Modern Lovers e un mood alla Jesus and the Mary Chain. Non male.

MAZZY STAR - Still
Torna dopo cinque anni di silenzio il duo Hope Sandoval/David Roback con un ep a base del consueto mix letargico di Tavor, Roipnol, un po' di psych e umori "desertici".

GET UP KIDS - Kicker
A sette anni dall'album della reunion un ottimo ep per la band americana. Basi abrasive e distorte, melodie vocali accattivanti, un gran tiro come sempre.

GHIBLIS - Surfinia
Il quartetto piacentino (che alle spalle ha una lunga militanza in varie formazioni, come Hermits o Diabolico Coupè) all'esordio con un mini album di sei brani strumentali.
Sound immediatamente riconoscibile e catalogabile all'interno della vasta cultura surf rock, con uno sguardo al rock 'n' roll anni 50 e al gusto exotica. Il tutto frullato con un'attitudine garage punk.

GINO SANTERCOLE - Non sono Celentano!
La prematura scomparsa del grande autore (per Celentano ma non solo) coincide con un nuovo album (che segue l'ottimo di quattro anni fa http://tonyface.blogspot.com/2014/12/gino-santercole-voglio-essere-me.html) all'insegna di canzoni piene di dolente poesia, jazz, blues, ottimi arrangiamenti con i fiati, testi profondi e agrodolci. Un ascolto è doveroso.

THE CABIN FEVERS - Roll on down
Grande esordio per il quintetto pisano. Southern rock, riff di chitarra netti, precisi, graffianti, le radici nei Lynyrd Skynyrd e Grand Funk Railroad (e perchè no? in certi Stones più ruvidi dei 70's) fino ad arrivare a Nashville Pussy, Hellacopters e allo street rock di La Guns e Guns n Roses.
Il tutto suonato magnificamente, il tiro giusto e tutti gli ingredienti perfettamente dosati. Super !

MICHELE ANELLI - Divertente importante
E’ una lunga storia quella di Michele Anelli, da leader della rock band dei Groovers all’attività di scrittore, a quella di interprete dei canti della Resistenza. Arriva ora il terzo album della più recente incarnazione, quella solista. Undici brani autografi all’insegna di un cantautorato classico che attinge dalla tradizione della canzone d’autore italiana, filtrata attraverso una visione sonora “americana” (da Neil Young ai Wilco). Ottimo e più che riuscito.

RADICI NEL CEMENTO - Fuego y corazon
Vent'anni di attività, una lunga serie di album in studio e dal vivo, concerti, festival, collaborazioni prestigiose, tour infiniti. La band romana torna con un nuovo gioiello da incastonare nella prestiogiosa discografia.
Reggae, dub, rocksteady, ska, testi militanti e pungenti, una riuscita cover di "King of the bongo" di Manu Chao. Molto, molto bello !

THE RAUNCHIES - Full Eyes Empty Hands
Il quartetto romano approda al secondo ep, quattro brani in cui confluiscono un sano e robusto rock 'n' roll con strette parentele con garage punk e una vena di blues malato che riporta a certe atmosfere care ai primi Dream Syndicate. Molto interessante, ben strutturato, melodicamente accattivante. Ottimo.

MON REAL SOUND – Ugly Man
Singolare operazione quella di Andrea “Satomi” Bertorelli e dei suoi Mon Real Sound, quella di rendere omaggio ad un artista superlativo come Gino Vannelli che purtroppo in Italia rimane semi sconosciuto e poco apprezzato.
“Ugly man” pesca nel repertorio meno celebre dell’artista canadese e lo ripropone con una cura e una capacità esecutiva comune a pochi.
Il tutto con un corollario di ospiti di primissimo piano, a partire da Mario Biondi (con cui Satomi suona le tastiere) e da Gigi De Rienzo (bassista di Pino Daniele, Bennato, De Sio etc).
Album delizioso e riuscitissimo.

Live on Tape - Split Series Vol​.​1
Singolare scelta quella di pubblicare un album in cassetta. Due live di circa mezzora l'uno di altrettanti artisti sardi, River of Gennargentu e One Man Band Lone Wolf, impegnati in una ruvida e intensissima rivisitazione delle radici deep blues, tra RL Burnside e Junior Kimbrough, con quel tocco di Gun Club che rende il tutto meno tradizionale.
Sound minimale, aspro, crudo, che raccoglie in pieno un mood difficile da rappresentare ma che è invece stupendamente espresso in questo album.

ASCOLTATO ANCHE:

FATHER JOHN MISTY (in pieno mood John Lennon, al limite del plagio talvolta. Comunque piacevole), MF ROBOTS (voce e batteria dei Brand New Heavies in un album funk disco soul molto groovy e ballabile. Easy), LACK OF AFRO (molto gradevole il nuovo album tra funk e pop soul), TOWER OF POWER (un sempre dignitoso funk soul), ANGELIQUE KIDJO (riprende in chiave afrosoul "Remain in light" dei Talking Heads. Carino), SNOW PATROL (du palle...), WELLES (rock di quello bello ruvido e aspro), ARTHUR BUCK (ovvero Peter Buck ex REM e Joseph Arthur. Discreto ma nulla de che...), JOSH MILAN (soul pop raffinato), PRISCILLA RENEA (buon pop dalle tinte soul e blues), GRUFF RHYS (cantautorato pop rock per l'ex Super Furry Animals, molto vicino a Ray Davies), NINE INCH NAILS (noioso e prevedibile), EMANATIVE (sperimentazione dalla scena new jazz inglese)

LETTO:

ALBERTO PRUNETTI - 108 metri. The new working class hero
Un romanzo / cronaca di una spietata realtà.
La descrizione impietosa della morte della classe operaia e lavoratrice e della cultura ad essa connessa, le nuove generazioni fagocitate dal turbo capitalismo tra biechi lavori, precariato, sfruttamento intensivo, la "mobilità sociale".
Un mondo agonizzante che non oppone più resistenza.
Prunetti si pone in modo autobiografico per quanto la prefazione sia chiara:
«Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale».
Il racconto è crudo e a tratti tremendo ma vissuto con un'(auto) ironia che alla fine stempera e arricchisce la drammaticità sottesa al racconto.
Un ghigno sarcastico di fronte all'apocalisse.
Rischia di diventare un classico.

CLAUDIO LOLLI - Disoccupate le strade dai sogni
Claudio Lolli, alla fine degli anni 70 è stato (con Guccini e certi gruppi prog) il paradigma del "vecchio" (non aveva ancora 30 anni...) da spazzare via a favore della Nuova Onda.
Il tipico "cantautore impegnato", simbolo di un mondo verboso, pesante, sorpassato.
Finita e omologata la rivoluzione, quel periodo e, nello specifico, quell'autore si prestano ad una (ri)lettura serena e scevra da pregiudizi.
Questo libro raccoglie l'opera omnia di Lolli cantautore e ci fa (ri)scoprire un autore eccelso, lucido, oltraggioso a tratti, preciso, colto, ostinatamente in direzione contraria.
Da leggere, capire, approfondire.

VITTORIO BONGIORNO - Il bravo figlio
Capita che certe gemme rimangano nascoste o comunque non arrivino alle gioiellerie di tutto il mondo come meriterebbero.
E che finiscano, come in questo caso, senza ristampa.
Un grande peccato perchè Bongiorno (l'ho già sottolineato) scrive benissimo, da provetto regista e valente fotografo rende il tutto perfettamente cinematografico, tesse storie complesse e allo stesso tempo lineari, intense, profonde, raccontate con un linguaggio di immediata presa.
Vittorio è anche un amico ed è facile capire fino a che punto il limite dell'autobiografico si fonde alla finzione, rendendo la lettura ancora più godibile.
Se inciampate in questo libro non lasciatelo sullo scaffale.
Per nessun motivo.

CARLO CRESCITELLI - Settanta revisited
Uno sguardo a quel decennio, "i settanta", così denso, importante, tragico, ricco di cambiamenti rivelatisi alla fine veramente epocali per la nostra penisola. Il tutto con un tono sarcasticamente iconoclasta, talvolta demenziale ma mai scontato.

VISTO

BOWIENEXT di Rita Rocca
Bello, interessante, riuscito "BOWIENEXT" il doc (andato in onda ieri sera su Rai5) su DAVID BOWIE.
Bellissime le immagini "italiane" prese da sue apparizioni e interviste in Rai e le testimonianze di personaggi abitualmente poco citati quando si parla di Bowie come Rick Wakeman, Lindsay Kemp, vari suoi musicisti e i "nostri" Dario Argento Sydne Rome, Francesco Donadio.
Da vedere.

PAOLO FRESU live a Sarmato (Pc) 26 giugno 2018
Cool jazz, maestrìa, grande capacità di intrattenitore, band superlativa. Un concerto di Fresu è sempre una delizia.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Occasionalmente su "Il Manifesto".

Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me , Carlo Maffini e Paolo Muzio.

IN CANTIERE
E' uscito il 27 marzo la riedizione aggiornata del libro su GIL SCOTT HERON "Gil Scott Heron. The black Bob Dylan" per Volo Libero Edizioni.

Prossime presentazioni a:
MARTEDI' 3 LUGLIO: CREMONA "Circolo Arcipelago"
GIOVEDI' 5 LUGLIO : TRAVO (PC) “Piazzetta dell'Asilo”
LUNEDI' 16 LUGLIO : FIORENZUOLA (PC) “Festival Dal Mississippi al Po”

giovedì, giugno 28, 2018

Get back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

HARLEM RIVER DRIVE - s/t
Un incredibile album del 1971, un concept, realizzato da Eddie Palmieri, il re del latin funk new yorkese che mischiava sonorità latine con jazz (e free jazz), il groove funky di Marvin Gaye, Temptations e Curtis Mayfield, gli umori blaixploitation, sezioni fiati paurose.
Al suo fianco oltre a membri della sua band, musicisti della band di Aretha Franklin con Bernard Purdie alla batteria e il chitarrista Cornell Dupree oltre alla tromba di Randy Brecker.
I testi a sfondo politico, la sperimentazione sonora che mischiava arditamente suoni e generi non fu bene accoltà nè dal pubblico nè dalla critica e il disco ebbe scarso successo.
Nonostante ciò rimane un piccolo classico.

ALEX BROWN - In search of love
Fece parte delle Raelettes di Ray Charles tra il 66 e il 68, incise una serie di 45 giri e un unico album, nel 1970, talmente raro che in molti lo ritennero a lungo mai pubblicato.
Invece viene finalmente ristampato e ci consegna un superbo lavoro dove soul, northern soul, proto funk si fondono alla perfezione con la grandissima voce della Brown. A suonare gente come Joe Sample, Wilton Felder (Crusaders, Marvin Gaye, Jackson 5, Joni Mitchell), Monk Higgins (che compone e produce). Bellissima versione di "Something" dei Beatles.

ANALOGY - s/t
Band tedesca ma che operò prevalentemente nel sottobosco italiano del prog e affini nei primi 70's e che assurse a particolare popolarità soprattutto per la copertina che li ritraeva completamente nudi.
L'unico album pubblicato all'epoca (tra i più rari in Italia), poco prima dello scioglimento, si dipana lungo coordinate pink floydiane, con un po' di rock blues e un approccio tra Jefferson Airplane e Curved Air.
Ascolto molto gradevole.

4TH MOVEMENT - s/t
I DEATH furono un oscuro trio proto punk di neri attivo nei primi 70's a Detroit, che mischiava hard rock tirato e potente con funk e soul. Sciltisi dopo poco tempo ritornarono nel 1980 con il nome cambiato e un sound che assimilava gospel, soul funk e rock di estrazione glam e hard. Il tutto condito da tematiche cristiane ("The Christ in you", "Key to paradise", "Jesus please come"...).
L'album è particolare, ben suonato e a tratti interessante.

mercoledì, giugno 27, 2018

John Gavanti



Nel 1980 due dei principali gruppi esponenti della NO WAVE new yorkese, incisero una cacofonica "opera rock" a base di quelle sonorità, aspre, minimali, acide, dissonanti che caratterizzavano il "genere". Il tutto basato sul "Don Giovanni" di Mozart e definito come l'album più "inascoltabile di tutti i tempi". Sicuramente ci va vicino.

A suonare Mark Cunningham, Sumner Crane e China Burg dei Mars, Ikue Mori e Arto Lindsay dei DNA.

Disse Cunningham:
"John Gavanti era, in un certo senso, una band, poiché abbiamo trascorso più di un anno a sviluppare e provare il lavoro: era Sumner Crane l'autore del libretto e delle canzoni, Don Burg, l'alter ego di China Burg me stesso e Ikue Mori dei DNA. Nelle di registrazioni abbiamo anche usato Arto Lindsay e suo fratello Duncan per le percussioni di un coperchio. Sumner ha suonato la chitarra e il pianoforte, Don il clarinetto basso Don e io sono riuscito a suonare la tromba, il trombone, il corno baritono. Ikue suonava la viola e il violoncello.
Né lei né Lucy avevano mai toccato quegli strumenti in precedenza. Gli arrangiamenti erano improvvisazioni collettive. Abbiamo registrato a New York al Sear Sound, uno studio in seguito reso popolare da Sonic Youth.
È stato pubblicato sulla mia etichetta Hyrax nel 1980 e ha venduto nel corso degli anni quasi tutte le 3000 copie in vinile stampate ed è stato ora ristampato come CD".

martedì, giugno 26, 2018

Lauren Fitzpatrick



Lauren Fitzpatrick è una ballerina di Northern Soul, modella e attrice, ragazza estremamente dolce e sensibile, oltre ad essere una bravissima professionista.

Ha lavorato come danzatrice nelle campagne pubblicitarie di Gucci, Ben Sherman, era tra i ballerini di Pharell Williams (con Nile Rodgers) ai Brit Awards del 2014 (https://www.dailymotion.com/video/x1cq94g), finalista al Campionato di Northern Soul a Blackpool nel 2013 (https://www.youtube.com/watch?v=vOsLwMziqAg), attrice nella serie TV della BBC "Eastenders".

Recentemente ospite speciale del Mod Day, grazie a Ramon Brazzarola, ha rilasciato di seguito una breve intervista che ce la fa conoscere meglio.

1 Ciao Lauren tutto bene ? Quanti anni hai ?
Helloooo :)
Sono di Warrington, Northwest of England e ho 24 anni.

2 - Come hai fatto a diventare una fan del Northern Soul ?
Non è cosa da giovani...

Sono sempre stata differente da quelli della mie età, non mi è mai piaciuto andare per discoteche etc.
Sono sempre stata dentro alla soul music, soprattutto grazie a mio padre (ha aperto il primo sito web dedicato al Northern Soul, 'The Nightowl Club' negli anni '90 ed era dentro alla scena dei 70's.
C'erano sempre dei dischi che risuonavano in casa.
Uno dei miei primi ricordi è di quando avevo circa due anni e vidi un badge con scritto Keep The Faith! e ne sono sempre stata molto incuriosita.
It's born into my soul!

3 - Noi italiani abbiamo sempre considerato Londra e l'Inghilterra il posto "where the action is". E' corretto ?
Ci sono tante cose che stanno succedendo nella scena soul inglese. Da grandi allnighters, weekenders a piccole soul nights nelle città.
Se vuoi del soul lo trovi a meno di un'ora di distanza da casa tua. Garantito !

4 - Quanto ti eserciti abitualmente ?
Avrei voluto ballare il Northern Soul tutta la mia vita ma non ho praticamente iniziato fino ai 18 anni.
La regista Elaine Costantine stava cercando dei ballerini per il suo film "Northern Soul" nel 2012. Mio padre mi consigliò di andare ad uno degli incontri ed è stata la miglior decisione che io abbia mai preso.
Facendo il film ho incontrato un sacco di gente stupenda e ho avuto un sacco di grandi opportunità. Così sono 6 anni che ballo !

5 - Che tipo di musica ascolti abitualmente ?
Ovviamente amo la soul music. Ma quando sono un po' "souled out", qualsiasi cosa dagli Everly Brothers alla colonna sonora di Les Miserables! haha!

6 - Ci puoi dare una breve play list di Northern Soul?
Quali brani preferisci ballare ?

Dipende da come mi sento.
Se vuoi saltare e giocare di piedi Bamboos "Tighten Up", "So is the Sun" World Column, se vuoi fare un po' di acrobazie: Tony Galla "In Love", "There was a Time" di Gene Chandler o se vuoi solo ballare e divertirti "Temptation is Calling My Name". Ma questa è solo UNA scelta.
Ci sono un sacco di brani di cui non conosco nemmeno il nome e che voglio solo ballare quando li sento.

7 - Quale canzone porteresti sull'isola deserta ?
"You can Get it if you really want" di Jimmy Cliff.
Le parole mi ispirano ogni giorno.

8 - Sei venuta recentemente in Italia. Ti è piaciuto ?
Sono stata invitata da due lovely friends: Ramon Brazzarola e Milena Trombini per il Mod Day a Momperone.
E ho passato dei giorni magici, ascoltando soul music, con un clima caldo, vino, buon cibo e gente bellissima. Qualche volta mi dovevo pizzicare per capire se era vero !

9 - Sei anche un'attrice, cosa hai fatto recentemente ?
Mi sono diplomata alla scuola d'arte drammatica lo scorso anno e sono entrata recentemente nel cast di "Eastenders" alla BBC interpretando Chole.
E' davvero incredibile riuscire a fare quello che ho sempre desiderato fare nella mia vita.
Sto facendo vari provini per molte altre cose, così spero mi potrete vedere presto di nuovo sullo schermo.

10 - Progetti futuri ?
Sto lavorando molto con il mio amico Linder Sterling che è un artista incredibile e una persona carismatica.
Abbiamo appena fatto un cortometraggio, "Bower of Bliss", basato sulla relazione tra Mary Queen of Scots e Bess of Hardwick, per la Glasgow Women's Library. Stiamo pianificando una performance dove lo abbiamo girato (Chatsworth House in Chesterfield) per la fine dell'anno, perciò sono molto emozionata all'idea.
Ho anche lavorato per la Ben Sherman un paio di volte quest'anno.
Sto ballando nel tour "Out on the Floor", dove la Manchester Camerata e un sacco di grandi cantanti coverizzano brani Northern Soul e della Motown.

11 - Tornerai in Italia presto ?
Assolutamente! Mi piacerebbe un sacco potere avere una casa da voi prima o poi. Ma prima ho bisogno di imparare un po' di italiano.

http://www.lauren-fitzpatrick.com/

lunedì, giugno 25, 2018

I Mondiali ai tempi di Salvini



I Mondiali di calcio raggruppano 32 squadre di 5 continenti, abbracciando tutte le latitudini della Terra.
I Mondiali del 2018 sono una rappresentazione del Mondo, che cambia ma che, SOPRATTUTTO, è cambiato.

Il Belgio dove a fianco di fiamminghi e valloni abbiamo giocatori di origine congolese, albanese, maliana, marocchina, martinicana, la Svizzera dove le origini vanno dal Camerun al Kosovo, dall'Albania a Capo Verde, dalla Nigeria alla Turchia, alla Bosnia al Congo, la Germania con turchi, spagnoli, sierraleonesi, polacchi, ghanesi, gli svedesi con congolesi, aramaici, finalndesi, il Marocco che ha 17 dei 23 convocati nati all'estero, l'ugandese e il guyanese della Danimarca mentre è da tempo normale che Francia e Inghilterra siano abbondantemente multi etniche.

Il mondo è andato avanti mentre i ducetti nostrani speculano sulla pelle della povera gente per una manciata di voti, soldi, potere in più.

La storia li ha già seppelliti.
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