domenica, marzo 16, 2014

Graham Day and the Forefathers Live al 100 Club



Si chiude la trilogia a cura di CRISTIANO C (nell'ultima foto con Graham Day) in quel di Londra con la fantasmagorica recensione del concerto al "100 Club" di GRAHAM DAY AND THE FOREFATHERS.

Gli Spitfires che hanno aperto la serata spariscono in fretta mentre Dj Edwards tiene alto il ritmo con qualche classico di Beat e R&B di quelli che fanno già sudare visto il clima al 100Club..
Microfono in mano.

.Ladies and Gentlemen from Medway Delta the legendary Medway Delta Sound..Graham Day & The Forefathers.

Parte il riff di Hurricane..Some people say our love is like a hurricane..non sono il solo a pizzicarmi.
Graham Day,Allan Crocfkord ,Wolf Howard e la loro centrifuga di Prisoners/Prime Movers/Solarflares/Gaolers sono di nuovo insieme sul palco..e che palco! E' davvero il giorno piu bello del mio compleanno di ieri.
You Want Blood picchia duro ma e'con Mary che comincio a vedere ondeggiare un po di teste pelate e bianche li davanti.
Graham Day non canta il suo assolo come su disco..pazienza..lo faccio io airguitar a Barbara.
L'assetto power trio "no keyboard/no problem" funziona alla grande con Allan che aggiunge ai giri di basso più note e spinta e non ci farà sentire in nessun brano l'assenza dei Taylor,Hallam,Parsley in ordine cron-organologico).
You Always Find a Way to Hurt Me scivola via dilatata e psichedelica richiamandomi parecchio i Prisoners di Wisermiserdemelza ed ai Prisoners e' un attimo arrivarci con l'attacco di Be On Your Way. Tripudio.

Nessuna "operazione nostalgia" in corso. Se li sentissi per la prima volta stasera con la botta che hanno non avrei alcun dubbio..perfetti per i miei gusti. Tiro R&B di matrice 60s con quel gusto melodico dei pezzi da sempre prerogativa del songwriting di Graham Day e per il quale da sempre stravedo..
Realizziamo subito che ingranata la marcia giusta questo classico dei Prisoners non sarà un episodio buttato li a caso.
Con qualche variazione ed aggiunta alla tracklist (che il fotografo Paul Slattery si fregherà alla fine del gig) parte il trittico inaspettato da The Last Foufathers "Thinking of You/I Am the Fisherman/Whenever I'm Gone" e siamo oltre al tripudio. Singalong nota per nota,salti,birre che si versano in terra,che si bevono e si rinnovano in un batter d'occhio..un mix entusiasta di fans della prima ora ben riconoscibili e quelli di anagrafica acquisizione recente..come se tra Tony e Cpt Stax spuntasse incontenibile Silvio Rude a cantare Broken Pieces!
E via senza pause dagli esordi di A Taste of Pink! da cui ripescano Better in Black (Graham Day in splendida forma sta proprio bene "in black" stasera..Cool Man) e Creepy Crawlies che attaccano subito..Del repertorio pur valido dei Prime Movers c'e' spazio solo per una tiratissima The Good Things con wah-wah che gira a mille e visto il clima sembra che siamo alla fine..No.
Avete presente l'attacco di Love Me Lies? Altro boato e le teste dei puffi "old school" che tornano ad ondeggiare.. Un'altra accoppiata di Solarflares (a parer mio il gruppo dal sound piu simile ai Prisoners) e la chiusura tostissima con Begging You dei Gaolers con quel verso finale "Treat me with respect like I deserve"che Graham canta con la vena del collo gonfia e che mi sembra per lui qualcosa di più di un semplice refrain..
Treat me with Respect like I deserve
Una finta uscita dal palco viste le richieste istantanee di bis..sorso di birra e riprendono con Sitar Spangled Banner versione "calda" stasera. Graham scende tra il pubblico roteando la sua inseparabile Epiphone Riviera e un abbraccio caldo e sudatissimo di gente intorno lo avvolge. We Love You.
Are You Reaching My Head? Yes I Am
C'e' tempo per Melanie pompata al massimo e Coming Home, due manifesti della leggenda Prisoners..rimane il feedback degli ampli ..We play one more song..Which song? Ognuno urla un titolo e Graham si diverte ad imitare il nostro Whoooaaahhh belluino. Punta il dito..You?
La coppia di teen alla mia sinistra rimane spiazzata e perde l'attimo..Deceiving Eye!
gridiamo io ed il mio vicino..Manco uno sguardo d'intesa e parte il loro torrido ed ultimo encore..Apoteosi.
Wolf Howard gigante buono recupera bacchette,birre e bottiglia di Jameson "del gruppo",gli stringo la mano mentre mi imbuco nel camerino ovverosia una minuscola stanza (forse per non perdere le rockstar in giro) con divano,sgabelli bassi,foto e autografi dappertutto sulle pareti.
Graham rifiata con una Stella Artois mentre si gira (e si accende) una sigaretta..Lo saluto mentre ci facciamo la foto,mi ringrazia e si scusa "..qui non si potrebbe fumare.." Ci rivedremo a breve fuori dal club. Arriva Allan caricatissimo e sorridente..Gli dico che sono trent'anni che li seguo e lui battuta pronta "Avevi ancora i capelli anche tu?..my friends call me Cro-jack!" impossibile sfuggire alle battute tra pelati. Non posso articolare un'intervista vera e propria ma e' felice della reunion,parecchie date in vista ed un singolo per maggio.
In Italia? Fuckin' maybe!
Un paio di foto anche con lui che ricambia i saluti agli amici "Casoola" (dice proprio Casùla,Gallo rassegnati).
Fuori rivedo Graham e ci salutiamo "You're a beautiful man"..
Sono le 11 perchè a Londra i concerti finiscono presto.
C'e' tempo di prendere la metro e spostarci al pub sotto casa per un meritato chill-out. Up the pints! Bye bye.

sabato, marzo 15, 2014

Lilith and the Sinnersaints stasera a Cremona



Stasera a CREMONA al LUOGO COMUNE di via Speciano si torna a suonare con LILITH AND THE SINNERSAINTS.

https://www.facebook.com/events/522441627875747/

www.lilithandthesinnersaints.com

Prossimamente anche a:
Martedì 18 marzo : Milano “Rock n Roll Radio”
Sabato 28 marzo : Vittorio Veneto “Mavv”
Sabato 5 aprile : La Spezia “Skaletta”
Sabato 12 aprile : Firenze “Tender”
Domenica 13 aprile : Roma “Le Mura”
Venerdì 25 aprile: Catania TBC
Sabato 26 aprile: Messina TBC
Sabato 10 maggio : Vignola (MO) “Circolo Ribalta”
Sabato 24 maggio: Varese "Sur le Sofa"

Link Quartet + Miss Modus - Hotel Constellation



Con una decina di anni di militanza sotto il marchio di fabbrica LINK QUARTET ogni loro nuova uscita non comporta per me un normale approccio ad un disco qualsiasi.
Ascoltando i vari brani pubblicati dopo il mio abbandono mi sono sempre chiesto come avrei suonato quel pezzo, o in quel punto, se avrei suggerito un cambiamento di arrangiamento o chissà cosa altro.
Di conseguenza anche il giudizio su questo nuovo sforzo “Hotel constellation” risente di un approccio decisamente diverso da quel oche riservo abitualmente alla marea di dischi di cui parlo ogni mese.

Il carattere distintivo dell’album è la presenza in tutti i brani della (ottima) voce solista della scozzese Miss Modus e del carattere concept che unisce i 18 brani.
In realtà i brani sono nove e altrettanti gli intermezzi parlati (a parte l’intro di 6 minuti, le altre sono ridotte ad una quarantina di secondi ognuna), unico neo di “Hotel constellation”.
La voce narrante, in inglese, sicuramente funzionale al concept, non aiuta ad apprezzare in pieno i “veri” brani, distoglie l’attenzione e al secondo ascolto lo skip diventa automatico e rigoroso.

Detto questo l’album è una poderosa dimostrazione di forza compositiva che fa compiere al Link Quartet un prodigioso passo avanti rispetto al “solito” soul funk strumentale da sempre peculiarità della band, tra le migliori interpreti mondiali del genere.
Dal synth 70‘s funk della title track all’extreme sexy funk di estrazione blaxploitation (dalle parti di Betty Davis) di “Silhouette”, alla rilassata ballata soul “Second skin”, al travolgente space funk in odore di Eumir Deodato della conclusiva “Tears don’t fall”, alla "nuova “Spooky" (ricordate i Classic IV ?) che sembra essere il lounge beat di “Love safari”, l’hammond beat hendrixiano di “Stop calling” e “Barbarella”, è un susseguirsi di eccellenti brani in grado di esplodere dal vivo grazie soprattutto all'indiscutibile tecnica della band guidata da Paolo Apollo Negri.
Album in grado di far compiere al Link Quartet il salto decisivo al di fuori del consueto ambito 60's oriented verso orizzonti ben più ampi.

venerdì, marzo 14, 2014

Afterhours - Hai paura del buio ?



Gli Afterhours ripubblicano il loro capolavoro “Hai paura del buio?” rivisitandolo completamente con l’aiuto di un lungo parterre di amici (e che amici !! Mark Lanegan, Damo Suzuki, Finardi, Bennato, Afghan Wigs, Pelù, Sangiorgi dei Negramaro, Samuel dei Subsonica, Cristina Donà, Nic Cester ex Jet, tra i tanti) e rimasterizzando in maniera eccellente l’originale.
Il tutto a più o meno una quindicina di euro per un doppio CD.

All’annuncio si era immediatamente scatenata a priori sul web una colata di merda (scusate il poetico francesismo) sull’operazione, ritenuta patetica, commerciale, “raschiano il fondo del barile” etc etc poi ben rinfocolata dal primo ascolto su Spotify da un nuovo gioco al massacro (sport spesso preferito da “critici” e musicanti “colleghi”).

Ho ascoltato attentamente il lavoro e lo trovo al contrario molto interessante, ben fatto, con i prevedibili e logici alti e bassi (spesso dipendenti da gusti, simpatie e antipatie).
A partire dal fatto che credo siano pochi i nomi in Italia (e non solo) che si possano permettere di coagulare intorno a sè tanti personaggi di valore artistico inconfutabile, rivedendo un proprio album.
Operazione pericolosa che può essere, giustificatamente, tacciata di autocelebrazione e vanità, ma che personalmente trovo invece coraggiosa, quasi sfrontata e dalla quale Manuel e soci escono clamorosamente e insospettabilmente (considerato il fuoco nemico ed “amico” di cui si è detto) vincitori, riuscendo ad equilibrare l’impronta compositiva personale con i caratteri dei vari ospiti e confezionando un album del tutto nuovo, stimolante, interessante, confermandosi tra i nomi leader della musica italiana, piacciano o meno.
I brani sono 21, suonati dalla band con i vari ospiti (ci sono in più la rara “Televisione” bene interpretata con la consueta classe e grazia da Cristina Donà con interventi “fantasma” di Robert Wyatt e un bonus di “Male di miele” con Piero Pelù che, a dispetto delle facili ironie sul personaggio, ne fa una versione durissima e alla fine convincente anche se un po’ inutile dopo quella, migliore, tesa e psichedelica, ascoltata da Greg Dulli che la ricanta in ottimo italiano).
Se la title track con Damo Suzuki è una jam un po’ tirata per i capelli è da segnalare “1.9.9.6.” che trova con Edoardo Bennato un inedito accento bluesy mentre “Elymania” con i Luminal assume un’interessante veste techno.
Curioso ascoltare Mark Lanegan cimentarsi con un discreto italiano in “Pelle” anche se non la annovererei tra le sue migliori interpretazioni.
Bene fa Il Teatro degli Orrori in “Dea” e ancora meglio risalta la bellezza di “Voglio una pelle splendida” con la voce Samuel dei Subsonica. Geniale la versione Tom Waitsiana dell’ostica “Terrorswing” con John Parish, uno dei vertici dell’album con la successiva “Lasciami leccare l’adrenalina” con un Eugenio Finardi in stato di grazia che si impossessa di un brano punk e lo rende totalmente suo cambiando leggermente il testo.
Geniale.
Convenzionali quelle di “Veleno” con l’ex Jat Nic Cester e della famosa “Sui giovani d’oggi ci scatarro su” con i Ministri, ottima “Mi trovi nuovo” con Rachele Bastreghi dei Baustelle.

Con le premesse iniziali questa riedizione poteva tranquillamente essere inserita nella rubrica INSOSPETTABILI (quei dischi che non avreste mai pensato che.…e invece…).
Per molti sarà così e sarà di nuovo ora di masticare amaro e rosicare ancora un po'.

giovedì, marzo 13, 2014

Mondiale Argentina 1978



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi ALBERTO GALLETTI ci parla della SECONDA PARTE del MONDIALE del 1978 in ARGENTINA.


Qui le altre puntate: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

ZOO
La Scozia al 1° turno batte l'Olanda con una grande partita finita 3-2 e rimasta memorabile per l'incredibile doppietta di Archie Gemmill.
Gli scozzesi già battuti dal Perù 3-1 dopo essersi divorati una valanga di gol e protagonisti di un bruttissimo 1-1 contro l'Iran tornano a casa tra feroci polemiche contro il tecnico e il comportamento di parecchi giocatori, resisi protagonisti di colosali sbronze e devastazioni di alberghi e Johnstone positivo all'antidoping un triste epilogo per la miglior formazione in blu di ogni tempo, Dalglish, Jordan, Lorimer, Jardine e gli altri.
Buona anche la partecipazione austriaca tornata ai vertici dopo più di vent'anni grazie ai nuovi campioni Krankl, Prohaska, Pezzey Jara e Koncilia tra i pali, travolti dall'altalenante Olanda al 2° turno.
La Tunisia batte il Mexico 3-1 e pareggia contro la germania Ovest, al loro rientro i calciatori sono accolti come eroi, scene inusuali per le strade di Tunisi.
Francia e Ungheria si presentarno allo stadio per l'ultima ininfluente partita del girone entrambe con la maglia bianca, al fine di poter giocare la partita, vennero convocati i dirigenti della squadra più vicina il Kimberley FC che prestarono ai francesi una muta di maglie a strisce verticali biancoverdi. 

La vittoria dell'Argentina per 6-0 sul Perù destò ogni sorta di sospetto in virtù del fatto che ai padroni di casa serviva una vittoria con almeno 4 gol di scarto per andare in finale a spese dei brasiliani.
Forti sospetti sul portiere Quiroga argentino naturalizzato peruviano un mese prima dell'inizio dei mondiali indicato come maggior responsabile della frittata o marmellata (di Mendoza) come è meglio conosciuto il fattaccio dagli sportivi.
Altre congetture, Josè Velazquez dichiarò anni dopo che il giorno prima della partita Videla accompagnato da Kissinger fecero visita al ritiro peruviano cercando di accomodare la partita, inoltre (fatto vero ma non si sa quanto colllegabile) lo stesso giorno il governo argentino regalò un milione di tonnellate di grano al governo peruviano al quale comncesse anche un credito (a perdere?) di 50 milioni di dollari.
Inoltre secondo il figlio del narcotrafficante del cartello di Cali Gilberto Rodriguez Orejuela, il padre consegnò personalmente ai peruviani una somma imprecisata di denaro per comprare la partita contro l'Argentina.

Si dice anche che un nazionale francese (Tresor, non confermato) dichiarò di aver visto parecchi giocatori dell'Argentina inghiottire pillole blu prima di entrare in campo, lo stesso ha dichiarato che gli argentini erano talmente fatti di anfetamine che si potevano sentire le urla selvagge provenire dai loro spogliatoi, inoltre facevano circa due ore di defatigante a fine gare per scaricare l'effetto e che mentre si trovava al controllo antidoping con un compagno e un giocatore argentino, all'ingresso dell'incaricato FIFA per prelevare le urine venne messa in mano, da parte di un dirigente argentino, una busta invece delle urine del nazionale sudamericano.
In risposta alle proteste sue e del compagno l'incaricato FIFA rispose con un 'andiamo sapete tutti cosa sta succedendo qui', da un esame antidoping in un'altra partita un giocatore argentino risultò essere addirittura incinto(!).

Le forti tensioni all'interno della spedizione arancione portarono a una lite tra alcuni giocatori guidati da Poortvielt che accusava il tecnico di scarsa comunicatività e gli altri, tutto si risolse in una pantagruelica cena in un ristorante italiano di Mendoza che chiuse l'incidente.
Forti sopsetti di doping vennero gettati sulla nazionale arancione dal libro 'I misteri del calcio dell'olandese' Guido Dersken che intervista Frits Kessel il medico olandese ai mondiali del 74 e del 78 '“Si masticavano anfetamine prima delle partite” ha dichiarato, versione confermata da Arie Haan che giocò la finale.
Fu il primo mondiale ad avere partite trasmesse dalla televisione nazionale in Cina, che acquistò i diritti per le due finali.

FINALE
La finale si svolse il 25 giugno 1978, giorno del mio 11° compleanno, l'Argentina vinse 3-1 contro l'Olanda ai supplementari. Ricordo il campo completamente ricoperto di carta gettata dagli spalti dell'enorme stadio Monumental, Nanninga pareggiò il gol di Kempes a una manciata di minuti dal termine, poi Rensenbrink colpì una clamorosa traversa con Fillol completamente fuori causa.
Nei supplementari la voglia degli argentini prese il sopravvento, riuscirono a segnare ancora due volte con Kempes e Bertoni.
Fu una partita aspra, combattuta, ci fu grande corsa, parecchia tecnica e anche parecchia violenza da parte soprattutto argentina che l'arbitro Gonnella tollerò, ma non credo influenzò la vittoria finale, gli olandesi si arrabbiarono molto.
All' entrata in campo Menotti disse ai suoi di non guardare il palco delle autorità, di andare in campo, giocare e vincere per il popolo.
Gli olandesi a fine gara, saliti sul palco per ricevere la medaglia d'argento si rifiuteranno di stringere la mano a Videla.
In tribuna accanto al dittatore sedevano l'ammiraglio Massera direttore della Marina e capo della Scuola di Meccanica Navale, tristemente famosa come luogo di atroci torture e distante in linea d'aria poche centinaia di metri dal Monumental, Licio Gelli e Rafael Rega capo della triplice A (Alleanza anticomunista Argentina) di fatto l'organizzazione che sequestrava gli oppositori .

 Alberto Tarantini rivelò anni dopo che si trovava in un bar durante una retata nella quale furono sequestrate parecchie persone tra le quali tre suoi cari amici che non furono mai più ritrovati, chiese conto di questo a Videla personalmente, durante un ricevimento del quotidiano Clarìn e fu da lui allontanato brutalmente.
Luque raccontò che dopo la difficile vittoria contro l'Ungheria, fu avvicinato da alcuni membri della AAA e minacciato di morte se non si fossero qualificati, la mattina stessa disse, ' scomparve inoltre il fratello di un mio amico che fu ritrovato tempo dopo in fondo al Rio de la Plata con dei blocchi di cemento ai piedi'.
Cesar Menotti lasciò lo stadio quella sera dopo i festeggiamenti dello spogliatoio e quelli ufficiali e dopo essersi travestito si unì ai festeggiamenti ancora in corso nel centro di Buenos Aires, 'erano ormai quasi terminati, ma me li godetti davvero tanto, mi si creda o no, avevamo vinto per loro, per la gente comune'.

Manuel Kelmes un sopravvissuto della Escuola Superior de Mecanica de l'Armada dove era stato imprigionato per propaganda anti-junta ha dichiarato 'Fui imprigionato per diverse settimane.
Durante la partita contro la Francia ero incappucciato ed incatenato, ma la mia cella dava verso lo stadio e dopo il gol di Luque il boato investì i muri come un uragano, sentii la folla gridare Luque-Luque, ci unimmo al coro, le guardie che avevano esultato ci vennero vicino quando tornò la calma e ci sussurrarono in un 'orecchio 'esultate figli di puttana, questo sarà l'ultimo gol per il quale esultate...'

La ESMA è diventata oggi un luogo della memoria, uno spazio diciamo culturale gestito da famigliari delle vittime del massacro di Videla a imperitura memoria degli orrori della dittatura.
Lo stadio Monumental continua ad ospitare le parite interne del River Plate e della nazionale argentina.

mercoledì, marzo 12, 2014

Beach Boys - Smile



Nella retrospettiva di ieri dedicata ai BEACH BOYS avevo volutamente (colpevolmente?) escluso l'album "SMILE" in quanto mai ufficialmente uscito, se non decenni dopo in ristampa.
In effetti è necessario parlare di "SMILE" per completezza e per l'importanza storica del lavoro in questione.

Uno degli album più enigmatici e simbolici della storia del rock.
ll “lost album” per eccellenza, pubblicato nel 2011 con il titolo di “Smile Sessions” ma in realtà non corrispondente a quella che avrebbe potuto essere la reale versione prevista per il 1967.

Album interamente concepito da Brian Wilson come "una sinfonia adolescenziale diretta a Dio" con l’aiuto del paroliere Van Dyke Parks, realizzato in un periodo di estrema confusione mentale dell’autore, minato anche dall’abuso di droghe e dalla totale (o quasi) sfiducia nel progetto da parte degli altri membri della band (Mike Love in particolare) poco inclini ad accettare una svolta così radicale nel sound della band.
Dopo mesi di esperimenti sonori di ogni tipo, migliaia di rifacimenti, “SMILE” venne definitivamente accantonato.
Alcuni brani furono ripresi, riregistrati e riarrangiati, in album successivi, spezzoni, vari mix comparvero qua e là in bootleg, Brian Wilson lo rispolverò nel 2004.
La stampa del 2011 (uscita anche in box con 5 CD contenenti prove, remix e quantaltro) ci consegna il materiale registrato all’epoca in un’ipotetica scaletta non si sa quanto corrispondente ai desideri originali dell’autore nè se i brani fossero effettivamente completi in questa versione.
Quello che emerge è comunque un lavoro avveniristico (soprattutto nelle innovative tecniche di registrazione, nelle modalità, nei suoni - a partire dal Theremin in “Good vibrations” o dalla “ritmica” a base di verdure “suonate”- pare- da Paul McCartney in “Vegetables”), visionario, sinfonico, sperimentale, lucidamente chiaro nella mente di Brian Wilson, molto più difficile da far comprendere al resto del mondo.
Ma è un universo di suoni, suggestioni, stimoli, atmosfere che affascinante, in cui è splendido perdersi.
Un album unico, un gioiello inimitabile, un album che avrebbe potuto affinacarsi di diritto ai capolavori dei 60’s, proprio perchè così imperfetto nella folle ricerca di una perfezione “divina”.

martedì, marzo 11, 2014

Beach Boys



Periodicamente amo fare una carrellata sulle discografie complete di artisti a me cari. Sparsi nel blog trovate un po' di tutto, con relative valutazioni OPINABILI e PERSONALI dei vari lavori.
Il lavoro sui BEACH BOYS è stato lungo, complesso e difficoltoso.
Discografia sconfinata, alti e bassi frequenti, capolavori e crolli impietosi ma gruppo imprescindibile nella storia del pop rock.


Surfin safari - 1962 6
L’esordio pulito, semplice e minimale.
Rock n roll, surf, canzoncine fruibili e immediate, terribilmente datate ascoltate oggi.
Oltre alla hit del titolo dell’album e a “Surfin”, “409” dedicata all’omonima Chevrolet con tanto di rombo dell’auto, una flebile versione di “Summertime blues”, uno strumentale e poco altro.

Surfin USA - 1963 6.5
Un passo in avanti. E’ il surf a farla da padrone con ben 5 strumentali (tra cui il classico “Misirlou” e il rhythm and blues di “Hony tonk”) ma c’è la hit “Surfin USA”, la bellissima ballata “Lonely sea” e qualche altro buon brano firmato da Brian come “Lana” e i lrock n roll surf di “Finders keepers”.

Surfer girl - 1963 6.5
Brian Wilson diventa produttore dell’album, il sound si fa più ricco e corposo ma i contenuti non si discostano dalle tematiche precedentemente tra surf, un buon rhythm and blues come “South bay surfer”, una delle grandi ballate di sapore 50‘s come “In my room”.

Little deuce coupe - 1963 6
Da molti considerato il primo concept album considerato che la quasi totalità delle canzoni (Alcune delle quali già edite) è dedicata alle auto.
Musicalmente non si discosta (a parte l’inconsueta “A young man is gone” a cappella) minimamente dallo stile che li ha portati alle vette delle classifiche.
E’ il quarto album in un anno !

Shut down volume 2 - 1964 6
Impegnati a contrastare la Beatlemania imperante i BB si affettano con l’ennesimo album registrato in fretta e furia dove a fianco di riuscitissimi momenti come “Fun fun fun” e la ballata di rara bellezza dedicata alla tragica scomparsa di JF Kennedy “Warmth of the sun”, troviamo una serie di riempitivi e di episodi assolutamente trascurabili (tra cui una versione non esaltante di “Louie Louie” in chiave doo wop e due imbarazzanti minuti di sola batteria in “Dennis drums”).

All summer long - 1964 7
Finalmente un album completo, curato e non necessariamente supporto ai due/tre brani da classifica. Che non mancano, come l’epica “I get around”, “Little Honda” e la title track.
Carino il R&B strumentale di “Carl’s big chance” ma che fanno base su contenuti omogenei e tutti di buon livello.

In concert - 1964 - 6
Christmas Album - 1964 - 5

La band è una macchina da soldi da spremere in ogni modo. E così ecco un live e un album natalizio per chiudere l’anno.
Ampiamente ritoccato in studio “In concert” è un buon documento sul clima live dell’epoca con folle isteriche e qualche inedito come “Johnny B Good” e “Papa Oom Mow Mow” oltre a brani già classici come “I get around” e “Fun fun fun” mentre “Christmas” si divide tra brani composti dalla band e classici ovviamente a tema natalizio. Del tutto trascurabile.

Today ! - 1965 7
Ottimo lavoro in cui si affinano ancora più le caratteristiche della band, in cui il surf e la canzonetta commerciale non più così preponderanti e in brani come “Dance dance dance” si sviluppano in un mix personalissimo, arrangiato in maniera geniale.
Ci sono anche classici come “Do you wanna dance?” (sarà dei Ramones) e “Help me Ronda” e la seconda facciata interamente all’insegna di ballate orchestrate, lente e melodiche.
E’ il momento in cui Brian Wilson decide di abbandonare l’attività live e dedicarsi solamente allo studio di registrazione.

Summer days (and summer nights) - 1965 - 6.5
Party - 1965 5.5

“Summer days” è ancora un album che alterna piccoli gioielli come l’introduttiva “The girl from New York City” , una riuscita ripresa di “Help me ronda”, il classico “California girls” (che già valgono l’album) ad una serie di riempitivi di scarso livello e assolutamente trascurabili.
“Party” è invece un finto live in studio in una presunta festa (in realtà registrato con cura e con i rumori del party sovraincisi in seguito) a base di cover tutte in acustico (Beatles, ben tre, Dylan e altri), uscito in periodo natalizio per sfruttare le potenziali vendite.
La cover di “Barbara Ann” dei Regents diventerà uno dei loro più grandi successi (indispettendo non poco Brian che voleva portare la band lontana dal solito clima surf, nell’imminenza di “Pet sounds”).

Pet Sounds - 1966 - 10
Il capolavoro di Brian Wilson, concepito, prodotto, curato per lungo tempo, lontano dal consueto facile approccio finalizzato al successo di classifica. Un semi concept destinato ad influenzare generazioni di artisti (a partire da Paul McCartney che l ociterà tra le ispirazioni per “Sgt Peppers”. Album monumentale in cui gli altri della band hanno un ruolo marginale, che impiega decine di strumentisti e strumenti, incluse bizzarrie di ogni tipo.
A stupire è lo spessore compositivo, tra pop sinfonico, psichedelia, un approccio barocco, uno dei primi esempi di “musica totale”. Uno degli album seminali nella storia del pop rock.

Smiley Smile - 1967 - 7
E’ noto il fallimento dell’album “Smile”, ambizioso seguito di “Pet sounds” che Brian Wilson (piuttosto provato da dipendenze varie, esaurimenti nervosi etc) affossò a metà delle registrazioni.
I Beach Boys ne recuperano frammenti vari, li rimettono insieme, aggiungono e tolgono.
Il risultato è, conseguentemente, frammentario anche se troviamo classici senza tempo come “Good vibrations” o brani come “Heroes and villains”, la delicatissima e inquietante “Wind chimes” e un album pregno del clima psichedelico del tempo.

Wild honey - 1967 - 7
Friends - 1968 - 6.5
Stack-O-Tracks - 1968 - 5
Live in London - 1970 - 6

Gli ultimi album in cui Brian svolge un ruolo di primaria importanza compositiva.
“Wild honey” è il cosiddetto “soul album” della band dove le influenze black e soul non mancano (c’è perfino una riuscita cover di “I was made to love her” di S.Wonder) e allontanano la band dal passo marcatamente psych (anche se non mancano episodi in linea come “A thing or two”) e sinfoniche degli ultimi lavori.
Stupenda la title track e il singolo “Darlin”, un po ‘di stranezze e riempitivi qua e là ma un gran bel disco.
“Friends” alterna invece grandi brani come “Little bird” e la title track a riempitivi di incomprensibile pochezza pur confermando la buona vena creativa della band e restando comunque un lavoro valido.
Poco comprensibile (se non per ragioni commerciali dell’etichetta intenta a sfruttare tutto lo sfruttabile della band) “Stack O tracks” che raccoglie una serie di basi della band (la base musicale senza le voci è quanto meno un ossimoro per una band come i Beach Boys).
Lo stesso motivo che porta alla pubblicazione del pur buono “Live in London” con una dozzina di classici.

20/20 - 1969 - 5
Brian Wilson fuori gioco (vengono recuperati alcuni suoi brani da “Smile” mentre l’apporto in studio è limitatissimo) la band abbandona completamente qualsiasi intento sperimentale per tornare ad inseguire il successo facile con canzoni leggere (vedi la sdolcinata cover di “I can hear music” di P.Spector, brani hard/rock n roll e perfino uno rubato a Charles Manson (ex da quel momento) amico di Dennis Wilson.

Sunflower - 1970 - 6.5
Con l’apporto compositivo di tutta la band “Sunflower” è uno sforzo di buona qualità che spazia da rock songs da autostrada (“Got to know the woman”) a brani bluesy come “Tears in the morning” a brani Beatlesiani come “Forever” e “All I wanna do”.

Surf’s up - 1971 - 6.5
Carl and the passions - 1972 - 5.5

Influenze varie, atmosfere diversissime anche in “Surf’s up” che include il rock blues politico “Student demonstration time” (che sembra fare il verso all’ultimo John Lennon radicale), la melliflua “Disney girls”, alcuni soft rock non particolarmente degni di nota, una ballata deliziosa come “Lookin’ at tomorrow” ma soprattutto una triade finale firmata da Brian Wilson all’insegna di intimismo, lirismo quasi classico. Frammenti di genialità sparsi a piene mani.
Il deludente “Carl and the passions” vive invece di qualche buon guizzo (la potenziale hit “Marcella” , “Here she comes” vicinissima al mood CSN&Y) ma è per il resto trascurabile e poco ispirato.

Holland - 1973 - 7
Inciso in Olanda con Brian Wilson sempre più immerso tra i suoi fantasmi (ma in grado di regalare un classico come “Sail on Sailor”) è uno di quegli album “imperfetti”, assemblati con difficoltà, problematici ma che proprio per questo acquisiscono ancora più fascino.
Gioielli come “Leaving this town”, la mini suite “California saga” e l’ep semiparlato frutto della follìa di Brian “Mr Vernon and Fairway”. Grande album, troppo sottovalutato.

15 big ones - 1976 - 4
Love you - 1977 - 5
M.I.U Album - 1978 - 4.5
L.A. (Light Album) - 1979 - 3
Keepin’ the summer alive - 1980 - 4
The Beach Boys - 1985 - 3
Still Cruisin - 1989 - 3
Summer in paradise - 1992 - 3
Stars and stripes vol. 1 - 1996 - 4

Dopo una serie di compilation e live che ha ridato grande popolarità alla band, si torna in studio con la formazione originale impegnata in un mix di vecchi classici (“Rock n roll music” , Blueberry hill” tra gli altri) e nuovi brani di bassa qualità. “15 big ones”, album da dimenticare.
Originariamente disco solista di Brian Wilson “Love you” divenne poi accreditato alla band.
Tra synth e batterie elettroniche c’è chi lo considera un gioiello e chi, come il sottoscritto, qualcosa che si può tranquillamente lasciare da parte.
Ancora peggio fanno con “MIU”. Gruppo dilaniato, Brian ormai aseente, brani deboli e inconsistenti, addirittura 10 minuti di (rivoltante) versione disco di “Here comes the night” . da “Wild honey” con tanto di vocoder, brani con pretenziose intro classicheggianti e altra robaccia.
Niente da salvare nemmeno nel modestissimo “Keepin the summer alive” mentre in “The Beach Boys” arrivano batterie elettroniche e synth in abbondanza e pure Gary Moore alla chitarra e Ringo Starr in un brano.
Risultato: terribile tanto quanto i successivo “Still cruisin” e “Summer in paradise” tra loop elettronici e musicaccia da piano bar.
Con “Stars and stripes vol.1” provano con vecchi loro classici e ospiti in ogni brano ma senza successo.

Seguirà una lunga serie di live, compilation, stampa e ristampa di “Smile” nella versione originale o meno, ristampe di ogni tipo, confezioni deluxe, album solisti in cui spicca il buon ritorno di Brian Wilson, tour vari nelle più disparate formazioni.
Fino al ritorno del 2012


That’s why God made the radio - 2012 - 6
Il ritorno nel 50° anniversario della nascita della band.
Il temuto disastro non si verifica e nemmeno di capolavoro si può parlare.
Un album dignitoso che non lascia particolari segni ma si fa ascoltare con piacere.

lunedì, marzo 10, 2014

Caro amico ti scrivo



Ricevo abitualmente una buona dose di mails e messaggi, nella maggioranza dei casi piacevoli, educati e propositivi.
In mezzo una serie di quelli che potremmo definire "curiosi".
Ne riporto alcuni (assolutamente veri fedeli agli originali con pochissime variazioni).


Le precedenti puntate della fortunata serie sono qua:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Caro%20amico%20ti%20scrivo

****************

Da un dialogo privato con una persona con cui avevo discusso di musica su FB e che dissentiva dai miei giudizi su un artista importante da poco scomparso.

non siamo più amici in FB. L'ho fatto proprio per darci un taglio ...Io ho cercato solo di farti capire alcune cose, ma evidentemente ti senti talmente superiore da ritenermi un signore qualunque che non conta un cazzo.
E' una lotta impari, hai troppi pretoriani al tuo fianco ....ah ah ah .....stammi bene

boh? amen, me ne farò una ragione, tanti auguri e buona fortuna


la tua supponenza è pari solo a quella di Federico Guglielmi."


boh? amen, me ne farò una ragione, tanti auguri e buona fortuna"

anche a te signor Bacciocchi, 
adesso puoi continuare a pontificare senza che nessuno ti dia fastidio

****************

“Abbiamo incominciato nel 1988/89 facendo cover di Nirvana e Pearl Jam"
(primo album dei Nirvana “Bleach” del 1989, primo dei Pearl Jam “Ten” del 1991).

“Con il mio gruppo, parlo del 1968, suonavo le cose che andavano all’epoca: Beatles, Rolling Stones, Genesis (primo album nel 1969), Emerson, Lake and Palmer (primo album nel 1970)”.

“Io ho visto i Beatles in Italia a Milano, indimenticabile.
Sono partito con i miei amici in treno, che avventura”

(I Beatles suonarono in Italia nel 1965, il tipo porta male i suoi anni ma ho scoperto che è del 1958....)

***************

Seguo sempre i post che metti su Facebook
Noto però che sono sempre sbilanciati verso un genere ben preciso (musica nera come soul) e un periodo definito (in prevalenza gli anni 60 e 70).
Dovresti allargare di più i tuoi orizzonti musicali, non credi ?

R
In verità ogni giorno posto tre/quattro video e c’è sempre spazio per dischi e gruppi nuovi che spaziano in ogni ambito musicale. Al di là di questo la musica che mi piace viene da quegli anni e da quei suoni.

Capisco ma in questo modo è tutto concentrato su un solo genere, più o meno.

R
Quello che piace a me. E’ il mio profilo e metto quello che mi piace. Non posto video di metal o di Bjork.

Forse è una questione di limitatezza di orizzonti

R
Molto probabile, ad ognuno il proprio orizzonte

Mi ha tolto l’amicizia

*****************

Ho letto “Rock n Goal”, davvero un bel libro, pieno di notizie stranissime.
Ma scusa dove le avete prese ?


Un po’ su qualche libro, un po’ si va a memoria e ovviamente internet

Ahhh da internet, allora c’è il trucco. Pensavo fosse tutta farina del vostro sacco.

Bè ovviamente per parlare di un argomento devi saperne un po’, no ? Poi con internet riesci ad essere preciso e a non fare errori.

Si si così sono capaci tutti

******************

Ero sicuro di vederti alla presentazione del nostro disco a (150 km da casa mia) e sono rimasto deluso dalla tua assenza.
Pensavo ti interessasse e di vedere una recensione del concerto sul blog. Mi ero sbagliato
.
(da un gruppo citato, tra i tanti, sul mio blog....)

*******************

Gestisco un locale in provincia di...
Vorrei organizzare una rassegna con un po’ di nuovi gruppi ma che abbiano un minimo di seguito.
Mi potresti segnalare qualche nome o mandargli il mio contatto?
Noi mettiamo l’impianto, la SIAE, il fonico e la cena (a buffet) ma non possiamo permetterci di pagare i gruppi.
Però credo sia una buona occasione per farsi conoscere dalle nostre parti ?
Ci dai una mano ?

domenica, marzo 09, 2014

100 Club



Seconda puntata del London Trip del Nostro CRISTIANO C con tappa al "100 Club".

E finalmente dopo una vita che vado a Londra riesco ad andare al 100 Club..
Cortez fornisce preziose strategie strategiche.
Lo spauracchio per la chiusura di questo tempio sembra ormai lontano.
Il locale gira benissimo e propone una quantità di band dal vivo da leccarsi i baffi. Indie rock,punk odierno e leggendario (UkSubs, Anti Nowhere League),il 6ts Northern Soul Allnighter un sabato al mese e, con mia grande sorpresa, i nostri AREA il prossimo 11 aprile!

Ma stasera per me quale migliore e fortunata occasione di beccarmi di spalla ai Forefathers THE SPITFIRES.
Il trio di Watford in poco piu' di un anno e mezzo,due singoli bomba e una quantità impressionante di gig sembra essere la "next big thing" del Mod-vimento inglese di oggi.
Scelti come testimonial rigorosi di FredPerry e DrMartens (e sponsorizzati via radio dal ben piu celebre Cpt Stax) non deluderanno le aspettative on stage.
Al Pizza Hut di fronte e' facile riconoscere chi attraverserà Oxford street e scenderà per il concerto.
A fare gli onori di casa nientemeno che Top Mod Dj Dave Edwards, menzione d'obbligo..(We gonna make noise for the Forefathers!We gonna make MORE noise for Graham Day&the Forefathers!!)
Scendiamo mentre gli Sptfires lanciatissimi partono in quarta..
Attaccano come delle furie Tell Me,Spark to Start e il singolo nuovo di pacca "I'm Holdin On"...una direzione di stile che fa ben sperare per il futuro.
Billy Sullivan dal vivo ha un bel timbro di voce aspra e sfodera un campionario di salti e chitarrismo Mod stilosissimi..
Fisico di ruolo e songwriting promettente assai.
Riff nervosi di scuola 79 ,gran tiro di Sam Long preciso al basso e cori , Matt tiene serrato il tempo (anche se non sempre "rutilante")..E ci danno dentro perchè è il tipo dei pezzi "arrabbaiti" che fa la differenza, quelli in minore..

DIG THE NEW BREED
Un bis veloce.. Career Opportunities/ A Bomb in Wardour Street
Smontano in fretta gli Sptfires, mi dicono che stasera sono a Camden, headliner alla serata Cooking Soup con dj Martin Blunt..da saltare sulla metro e seguirli subito.Go on it's fucking late..Presto che e' tardii..dice il BianconiglioMod.

Ubiquità, un bellissimo problema a Londra.

...They wanna say,They gonna tell ya
about the young idea
you better listen now you've said your bit-a..

sabato, marzo 08, 2014

The Beautiful Loser



Pubblico delle grandi occasioni ieri sera al Cinema Massimo di Torino per la prima dell'atteso "The Beautiful Loser", film di Diego Amodio incentrato sulla scena musicale torinese degli anni 80 (e oltre) di cui GIGI RESTAGNO e' stato indubbiamente una delle figure più carismatiche e talentuose.
La prima impressione che ho fuori dal cinema e' la quantità di persone in qualche modo coinvolte che si ritrovano per l'occasione..come se anche solo esserci sia parte di una stessa collaborazione spontanea e collettiva a tutti gli effetti.
C'e' chi ha parlato,chi ha suonato, chi ha fornito materiale raro per non dire unico, chi e' arrivato dall'Australia e chi e'stato raggiunto comunque.
Come si fa quando nasce un figlio o un nipote caro " a tutti".

Il prequel della Torino primi 80 è suggestivo non solo per chi ha memoria delle Ritmo sulle strade..una città "ingolfata" come i motori delle Fiat tra produzione di massa, stabilità sociale solo apparente e difficile voglia (e possibilità) di crescere.

Il film e' molto bello.
Ha il ritmo giusto dei film musicali fighi, da vedere anche se non conosci soggetto e protagonisti e i 90 minuti canonici scorrono veloci senza rischiosi appesantimenti.
Esaustivi i racconti dei vari amici e testimoni intervistati..Casacci, Abbattista, Mixo, Bertoglio tra gli altri, ben descrivono Restagno ed il suo talento, i suoi alti e bassi paurosi,la sua fragilità, con un'aneddotica sciolta e persino divertente.
Oskar sottolinea la sua grande affinità col Modernismo ed il legame d'amicizia con i Mods di Torino, mentre il fluire di parole di Mao contiene una "morale" inconsueta ma molto adatta alla vita di Gigi.
C'è ottima musica originale (Blind Alley, Misfits, Deafear) in studio, numerose rarità dal vivo e straordinarie reunion..una su tutte quella dei Poker che rifanno la splendida You Don't have to Worry, Dario Lombardo "massacra" I Was Dreaming ed Ennio degli Statuto trascina i Leggendari Singles nella celebre Whistle March dei Blind Alley.
E' proprio questo passaggio di testimone generazionale l'intento dei Memorial annuali,puntualizza Naska mentre immagini e foto di Piazza Statuto ci riportano indietro di trent'anni.
"Questo film e' fatto per noi che c'eravamo ma anche e soprattutto per i nostri figli..Per far vedere loro che abbiamo fatto qualcosa!" dice Amodio dai microfoni di Radio Flash ed al di là della battuta c'e da credergli.
L'intento mi pare sincero e la scena dei bambini che saltano davanti al vecchio Tuxedo mi rimane in testa a lungo..
Uscendo dal Massimo avrei voglia di rivederlo subito, qualcuno fischietta Whistle March mentre sale in macchina.

Cristiano Tibaldeschi

https://www.facebook.com/The.Beautiful.Loser.2014

Lilith and the Sinnersaints ad Aosta - Statuto/30 a Milano



Due appuntamenti da non perdere per il weekend.

Ad AOSTA prosegue il tour di LILITH AND THE SINNERSAINTS all' "Espace populaire" con Ombra e Autoscatto ad aprire.

Dettagli qui:
https://www.facebook.com/events/1453103564921308/?ref_newsfeed_story_type=regular


Domenica alle 19.30 invece a MILANO al "Ligera" di via Padova APERITIVO E PRESENTAZIONE del libro "Statuto/30"
con ANTONIO "TONY FACE" BACCIOCCHI e GLI STATUTO
A SEGUIRE DJ SET A TEMA DI TONY, naSKA e oSKAr

https://www.facebook.com/events/265013086999257/

venerdì, marzo 07, 2014

Fratelli La Bionda - Srl - Va tutto bene



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI ovvero una serie di dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali", tocca ora ai primi due album dei FRATELLI LA BIONDA dei primi 70's.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Fratelli La Bionda - Fratelli La Bionda srl
Fratelli La Bionda - Va tutto bene

Recentemente nel post http://tonyface.blogspot.it/2012/11/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di_12.html?showComment=1393595225525 dedicato all’Italo Disco è intervenuto Franz The Rocker La Bionda, figlio di uno dei Fratelli La Bionda, per ricordare che furono anche protagonisti di altri lavori oltre a quelli ascrivibili alla disco music più commerciale, segnalandomi i primi due album.

Recuperato l’ascolto confermo quanto interessante sia l’esordio discografico del 1972 “Fratelli La Bionda srl” del duo (già valenti turnisti al servizio dei principali nomi italiani) all’insegna di un rock, prevalentemente acustico, di ovvio stampo 70’s con riferimenti a Crosby Stills Nash & Young (vedi la bellissima “Io e Zaffaroni” con l’armonica di Eugenio Finardi, presente anche nella successiva strumentale e bluesy “Stills”), tocchi prog (“Il mercato dei fiori” che si avvicina a New Trolls e Orme prima maniera), richiami a Simon & Garfunkel.
Nell’album oltre al giovane Finardi, Dario Baldan Bembo alle tastiere, Ellade Bandini alla batteria, Pino Presti (Mina, De Andrè, Piazzolla e mille altri) al basso mentre i testi sono a cura di Bruno Lauzi.

Più sofisticato e curato il secondo del 1975 “Va tutto bene”, registrato ad Abbey Road e con Nicky Hopkins al piano e Phil Mc Donald (Beatles, Shadows, John, Paul , George e Ringo solisti) al mixer.
Non è quindi forse un caso che l’iniziale ballatona con ricco arrangiamento di archi “Prisoner” potrebbe essere tranquillamente un’outtake di un album di Paul McCartney.
Più vicine al primo Lucio Battisti le successive “Ogni volta che tu te ne vai” e “Tutto va bene”.
Ma ci sono ancora delicate ballate acustiche (“Storia di marzo”) e brani pop soul come “Come down easy” e dal sapore country , “Non m isvegliare” (scritta con Nicky Hopkins).
Il duo si trasferirà poi a Monaco di Baviera, abbraccerà la disco music e cambierà decisamente orizzonte artistico.

giovedì, marzo 06, 2014

Mondiale Argentina 1978



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi ALBERTO GALLETTI ci parla del MONDIALE del 1978 in ARGENTINA.

PRIMA PARTE

Qui le altre puntate: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

 Uno dei mondiali più controversi della storia, forse il più controverso in assoluto, fu la XI edizione della Coppa del Mondo che si svolse in Argentina dal 1 al 25 giugno 1978.
Considerata dai critici non tra le migliori, rimane per me un punto fermo nella conoscenza e nell'apprezzamento del calcio giocato, parecchia roba maschia soprattutto da parte dei padroni di casa, coniugata ad una tecnica più che buona per almeno la metà delle 16 finaliste fu palcoscenico per quasi tutti i migliori giocatori del mondo di quella generazione eccezion fatta per gli inglesi che non si qualificarono.

PROLOGO
L’Argentina venne designata come paese organizzatore del mondiale 78 il 6 luglio 1966 e si ritrovò a fare i conti con una dittatura militare salita al potere nel marzo 1976, instaurando un regime basato sula ferocissima repressione degli oppositori.
I militari decisero così di sfruttare l’occasione per mostrare al mondo una facciata efficiente, pulita e vincente, in modo da sviare l’attenzione sui pesanti sospetti relativi alle atrocità commesse quotidianamente, non solo volevano anche la vittoria speculando sulla smisurata passione del popolo per il pallone e riuscirono a convincere la FIFA a mantenere l'organizzazione.
La reazione della comunità internazionale fu blanda, non quella di Paul Breitner campione del mondo in carica con la nazionale della Germania Ovest, di aperte convinzioni maoiste, che in segno di protesta politica decise di non partecipare.
Un'altra assenza, ben più pesante in relazione al peso tecnico del torneo (e forse anche del risultato finale), fu quella di Johan Cruyff all’epoca il miglior calciatore al mondo in circolazione.
Benchè anche per il suo caso si sia sempre pensato, sin da allora, ad un gesto di condanna verso la giunta militare argentina, fu lo stesso Papero d’Oro a spiegare i motivi del forfait in un intervista di circa trent’anni più tardi, in cui dichiarò a Radio Catalunya di essere stato oggetto di un tentativo di rapimento nel 1977 da parte di banditi che entrarono nella sua villa armati e gli puntarono un fucile alla testa, legarono la moglie ad una sedia minacciandoli di morte in caso di mancata estorsione, davanti ai bambini, terrorizzati, della coppia. Johan riuscì con un po di fortuna a liberarsi e il rapimento fallì, ma le ripercussioni del fatto sul campione olandese furono molto pesanti ‘mi domandai se non fosse giunto il momento di smetterla col calcio e uscire dall’occhio del ciclone mediatico per il bene della mia famiglia, così rinunciai alla convocazione per il mondiale e nell’estate mi trasferii a Los Angeles, lontano dai miasmi del calcio e della (malata) sociatà europea’.
Va detto comunque che la delegazione olandese, sotto spinta diretta dei giocatori fu sul punto di boicottare la manifestazione, ripensamenti ci furona anche in Svezia e Francia.

A capo del comitato organizzatore fu posto il generale Omar Actis che assune la società di pubbliche relazioni americana Busron & Marsteller al fine di ripulire la facciata del paese per mostarla a tutto il mondo durante lo svolgimento dei mondiali, diversi quartieri malfamati di Buenos Aires vennero rasi al suolo e suoi occupanti non pericolosi spediti nella provincia di Catamarca, quelli compromessi col regime internati alla ESMA e poi scaraventati vivi giù dagli aerei nel Rio della Plata, gli arresti di persone sospette aumentarono al ritmo di 200 al giorno per paura che qualcuno parlasse con i giornalisti stranieri e denunciasse cosa succedeva in realtà tutti i giorni.
A Rosario vennero erette barriere con paesaggi dipinti per nascondere i barrios più degradati, i costi di organizzazione passarono dagli iniziali 70 milioni di dollari a 140 e quindi ai definitivi 800, una follia in una nazione dove la gente ancora moriva di fame, ma Henri Kissinger , aveva dato ampie garanzie di copertura finanziaria, e non solo a quanto pare, vedremo poi.

 EL FLACO
Il calcio argentino viveva tempi piuttosto grami alla metà degli anni 70, la nazionale era stata eliminata dal mondiale inglese nei quarti con il famnoso incidente che coinvolse il capitano Rattin e altri, la condotta violenta dilagava in campionato e anche nelle competizioni internazionali ogniqualvolta gli argentini erano coinvolti, questo portò in primo luogo i brasiliani ad autoescludersi da alcune edizioni di Copa Libertadores in segno di protesta e poi gli europei a boicottare l’Intercontinentale.
L’Argentina non si qualificò al mondiale del 70, e la spedizione al mondiale del 74 fu un altro mezzo fiasco, sebbene con qualche incoraggiante segno di ripresa tecnica.
Gli eventi calcistici del 1978 ruotano dunque intorno alla figura sicura ed elegante di Cesar Luis Menotti l'allora quarantenne tecnico argentino. Menotti era stato un centravanti, prima nel Rosario Central e poi anche nel Santos dove fu riserva di Pelè, giocatore dotato di grande tecnica e scarsa voglia, divenne un sostenitore del gioco ai tempi quasi perfetto dei brasiliani, e dopo aver assistito al mondiale del 70 come spettatore interessato, rientrò in Argentina per diventare egli stesso allenatore e impostare le sue squadre secondo il credo verdeoro, bel gioco, preparazione atletica, fondamentali ottimi e preparazione di ogni dettaglio.
Dopo una stagione al Newell’s Old Boys, nel 1971 fu ingaggiato dal Huracàn squadra di quartiere di Buenos Aires, grande in epoca dilettantistica, ma ancora all'asciutto di trofei in epoca professionistica.
Qui Menotti sviluppò il talento di un gruppo di grandi talenti come Renè Housemann, Carlos Babington, Miguel Brindisi , Omar Larrosa, Alfio Basile e Roque Avallay e del ruvido capitano Carrascosa.
Grazie al suo carisma indiscusso e alla visione chiara del gioco del calcio in suo possesso l'Huracàn vinse il Campeonato Metropolitano del 1973 a suon di gol e grandi prestazioni il ocnsenso di pubblico e critica è unanime, si tratta di una delle migliori formazioni argentine mai viste.
Il suo credo di calcio fatto di stile e attacco, sostenuto da concetti quali 'Il successo del nostro gioco dipende da quanto chiaro è ai giocatori ciò che gli viene chiesto, chi non ha una chiara idea di cosa stà cercando, non troverà mai nulla' trovò la giusta consacrazione.

 L'AFA gli affida l'incarico di allenatore della nazionale a fine 1974.
Mantiene l'ossatura esistente e vince subito qualche torneo.
Pian piano comincia la sua opera di ricostruzione della rosa, ma si scontra con i grandi club di Buenos Aires Boca e River in testa (ma anche S.Loranzo) che sono piuttosto restii a concedere i loro giocatori, non si fidano di Menotti, sanno che è un democratico e che l'Huracan, club dal quale proviene, ha forti legami con il sindacato operaio, non vogliono grane con il regime militare che nel frattempo è salito al potere , decide così di puntare su giocatori di grande talento provenienti da lontane province come Rosario (la sua città), Cordoba e Santa Fe, quali Ardiles, Luque, Galvan e Ortiz che si aggiungono ai punti fissi Fillol Passarella e Kempes, per il quale deve recarsi in Spagna a trattare di persona col Valencia e convincerne i dirigenti a liberare il giocatore prima della fine della stagione.
Ai primi del '78 deve rinunciare anche a Carrascosa, capitano del suo Huracan e della nazionale, che si rifiuta di giocare in nazionale per protesta contro i dittatori e non essere loro complice nel bailamme mondiale e si ritira dal calcio giocato.
Non piaceva ai militari, come disse Ardiles più tardi ' ..era chiaro che non la pensasse come il governo, e i miltari hanno pensato tante volte di sostituirlo, ma sapevano che era la loro unica speranza di vincere il mondiale e trionfare agli occhi del mondo e lo lasciarono al suo posto.'

SI GIOCA
Il mondiale prende il via il 1 giugno 1978 con lo 0-0 tra Germania Ovest e Polonia, partita che segna l’esordio sulla ribalta del (bellissimo) pallone ‘Tango’, modello che l’adidas designò appositamente per la manifestazione e che resterà a lungo in auge nel calcio internazionale e nei desideri di un sacco di bambini e ragazzini dell’epoca che si accontentavano di giocare con qualsiasi cosa rotolasse e avesse parvenze sferiche.
Per la prima volta dal 1930 si gioca in inverno (sebbene australe) e le immagini dei calciatori in maniche lunghe rimangono ancora nell'iconografia calcistica classica, nessun problema legato al caldo per una volta.
L'Argentina balbetta al primo turno, batte Francia e Ungheria non senza patemi d'animo, ma poi perde contro l'Italia una partita in ogni caso per larghi tratti dominata.
Il secondo posto costringe i padroni di casa a lasciare lo stadio Monumental e giocare a Rosario dove comunque battono, convincentemente la Polonia 2-0, pareggiano 0-0 col Brasile, prima di rifilare un roboante 6-0 al Perù e qualificarsi per la finale.

 Altrove:
L'Italia si comporta egregiamente, tra la sorpresa generale, con due esordienti quali Cabrini e Rossi vince le prime tre partite mettendo in mostra un buon gioco e si qualifica al secondo turno dove vince ancora con l'Austria, molto forte (1-0), prima di uno scialbo pareggio 0-0 contro gli imbolsiti tedeschi, campioni ormai decisamente uscenti e di una sconfitta per 2-1 contro l'Olanda maturata grazie a due tiri da lontano che scateneranno un mare di polemiche contro Zoff. Si qualifica per la finalina del 3° posto, in finale ci vanno gli olandesi.

 (fine prima parte)

mercoledì, marzo 05, 2014

Harlem meets Naples



Oggi spazio ad un episodio particolare e poco conosciuto che ha visto protagonista la musica italiana alla fine degli 80's ovvero la serata Harlem meets Naples che mise a fianco il meglio del Napoli Sound con James Brown, Temptations, Lester Bowie e Eumir Deodato all'Apollo Theatre di Harlem.

Ruggero Miti, regista televisivo, attore e tanto altro, il 30 novembre 1987 mise in scena a New York all’ Apollo Theatre(sulla 125esima strada), che ha ospitato il meglio della black music ( da Louis Armstrong e Nat King Cole, Billie Holiday, Aretha Franklin a James Brown, Charlie Parker, Bob Marley), lo spettacolo "Harlem meets Naples"

Da una parte James Brown e i Temptations, dall'altra quattro interpreti della nuova Napoli musicale Edoardo Bennato, Tony Esposito, Tullio De Piscopo, James Senese (e inoltre Fausta Vetere, voce della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Ernesto Vitolo e Rino Zurzolo.
In più vari ospiti come Lester Bowie e altri componenti dell’Art Ensemble of Chicago, Eumir Diodato, Alphonso Johnson, Asha Putly e una jam-session in cui Harlem e Napoli suonano tutte insieme. Il tutto di fronte ad una platea di soli neri.

C’è un bellissimo e divertentissimo documentario RAI che racconta l’evento, dalla partenza da Napoli al check, alla serata a casa di Lester Bowie.
Con scene esilaranti dove i napoletani (con Fausta Vetere in bigodini....) cantano “Maria Mari” accompagnati dai Temptations di fronte ad un divertito James Brown.
Secondo il doc parte James Senese, poi tocca ad un James Brown un po’ dimesso ma con la solita band esplosiva a sciorinare un set di grandi successi.
Poi è l’ora di Tony Esposito con Eumir Deodato tra funk, jazz e fusion di fronte ad una platea non numerosissima.
Sembra più affollato per Edoardo Bennato che se ne parte con un (coraggioso) assolo di armonica e l’“inno” funk a Napoli “Chi beve chi beve” mentre c’è il pienone per i Temptations in buona forma.
E dopo il funk fusion un po’ di maniera di Tullio De Piscopo gran finale in jam con Temptations e band di James Brown sulla "Maria Marì" di Murolo, provata nel check, in chiave funk.

Tutto il doc è qua:
http://www.youtube.com/watch?v=o3SQLLen5jE

Una visione un po' lunga (oltre ad un'ora) ma che vale veramente la pena di gustarsi un spettacolo assolutamente unico.

martedì, marzo 04, 2014

Intervista a Nada



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI e FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, ospite oggi uno dei personaggi e delle voci più carismatiche e particolari della canzone italiana: NADA,nell'imminenza dell'uscita del nuovo album "Occupo poco spazio"

L'intervista è stata pubblicata ieri da www.radiocoop.it
Le precedenti interviste sono qua:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

Un aspetto predominante della tua carriera è l’estrema poliedricità e versatilità che l’ha caratterizzata, dal pop a collaborazioni con Zamboni, Zen Circus, Criminal Jokers, Cristina Donà (ma contemporaneamente hai scritto per “Meticci” della Vanoni).
Una personalità artistica che non è difficile definire a 360 gradi.


Nada:

E’ così, il mio percorso comincia tanto tempo fa e quindi è normale che andando avanti uno incontra e scopre altre cose che ha voglia di sperimentare di volta in volta.
E poi mi viene così.


Fare il musicista in Italia è notoriamente piuttosto complesso.

 Con le dovute proporzioni immagino che anche un personaggio popolare come te incontri un certo tipo di ostacoli suonando una musica che ha riferimenti ed influenze così desuete per il pop nostrano.


Nada:

Non tengo mai in considerazione gli ostacoli, altrimenti non comincerei mai nessun progetto.Quello che mi spinge è la passione e il credere in quello che faccio, dopo si vedrà.


 Il nuovo album è, come sempre, personale e con un’impronta ben riconoscibile.
E’ spesso anche molto duro e concede poco al “facile ascolto”.

E’ una scelta precisa o è uscito spontaneamente in quest’ottica ?


Nada:

E’ una scelta spontanea che nasce dalla mia sensibilità.
Non so se il mio nuovo disco è duro o di poco facile ascolto, sono domande che non mi pongo quando scrivo le canzoni e progetto un album. Per me vale quello che mi piace o che non mi piace.


 Quali sono stati i principali riferimenti per la stesura del nuovo album ?

C’è una forte anima blues ma anche arrangiamenti quasi sinfonici (“Sonia” e “Auguri” ad esempio), un twist “malato” come “Gente così”, un approccio quasi punk in altri brani (“La terrorista” o “Il tuo Dio”)


Nada:

 Di riferimenti ce ne sono tanti, ma nessuno in particolare.
Noi diventiamo unici attraverso quello che conosciamo. C’è del Rock, del Punk, un filo di letteratura, magari un po’ di Ciampi, ma soprattutto spero di esserci io.
Gli arrangiamenti quasi sinfonici di alcuni brani di “Occupo Poco Spazio” sono nati collaborando con Enrico Der Maurer Gabrielli che ha prodotto con me il disco e ha diretto una piccola orchestra di dodici elementi negli studi delle Officine Meccaniche di Milano, con al mixer Tommi Colliva.
Devo dire che hanno fatto un lavoro eccezionale, e sono stati bravi anche gli ingeneri dell’Optimum di Bristol dove abbiamo masterizzato.


“Occupo poco spazio” sembra titolo ironico.
In realtà il brano omonimo è di ben altro tenore.


Nada:

 Occupo Poco Spazio può avere molte letture, è anche ironico. Un filo d’ironia non guasta mai.
Ma sicuramente quella canzone in particolare denuncia un disagio interiore che è un po’ il filo conduttore di tutto l’album. Per farmi capire meglio, nel ritornello: “ Sfatta, come una polpetta, lanciata da un tempo morto, che non sa stare al suo posto” c’è una forte intensità drammatica ma con una sorta di ironia nera del linguaggio, nelle parole.


Personalmente ho sempre apprezzato molto un tuo album “dimenticato” del 1975 “1930: il domatore delle scimmie”. Cosa ricordi e cosa ci puoi dire di quel lavoro anomalo e perduto?

Nada:

 Me lo ricordo bene.
Entrai in studio con La Reale Accademia di Musica, un gruppo di musicisti bravissimi e molto molto psichedelici.
Ci chiudemmo nella sala C, della RCA di Roma per più di un mese e in totale libertà registrammo tutto l’album in diretta, improvvisando.
Alcune canzoni nacquero proprio suonando insieme.
Tra di noi c’era molta armonia e fu facile fare un lavoro per niente facile. Mi ricordo che la nostra idea era di fare un disco su un dittatore del 1930, ma poi oltre a Weimar venne fuori anche dell’altro. E’ ancora un disco molto contemporaneo, con un bel suono acustico e delle belle parole.


Puoi fare un breve elenco di album o brani che ti porteresti sulla famosa isola deserta e quali tra i tuoi lavori?

Nada:

Delle mie canzoni oggi porterei sicuramente Occupo Poco Spazio, ma anche Luna in piena, Guardami negli occhi, Amore disperato...
In generale ce ne sono veramente troppe. Le prime che mi vengono in mente sono Mother,
 Wish you we here, tutto Ok Computer, Heroes, Sweet Jane, Pink Moon... Mi porterei anche un paio di libri, i miei cani e un amico.

lunedì, marzo 03, 2014

Gli orari dei concerti



Ne avevamo parlato oltre due anni fa, sperando in un cambiamento.
http://tonyface.blogspot.it/2011/10/non-e-mai-troppo-tardi.htm

Purtroppo, perlomeno in Italia, gli orari di inizio dei concerti sono sempre, con le dovute eccezioni, questione di pertinenza dei nottambuli.
Impensabile prima delle 22.30, si va spesso e volentieri oltre.
D'altronde dicono i gestori, "prima non viene nessuno" (sperimentato recentemente al Cox 18 di Milano, inizio all' 1.15 ,finito poco prima delle 3. Prima di mezzanotte il locale era vuoto...).

Ci sono qua e là alcuni timidi tentativi di inversione di tendenza con concerti la domenica pomeriggio ma gli orari di cui sopra sono ormai prassi consolidata.

domenica, marzo 02, 2014

London Houses



Dal Nostro inviato in quel di LONDRA, CRISTIANO C, un reportage in tre puntate di un po' di giorni trascorsi colà.
Si incomincia con la caccia alla casa di PAUL WELLER


-A Londra lascio sempre cose da fare e da vedere..bello pensare di tornarci per farle e averne altre per tornarci-
Volevo vedere in Camden Square 30 la casa di Amy Winehouse, "Little Bird" still miss you so.
E' già buio, pioviggina e la piazza e' immersa nel silenzio.
Casa venduta e comprata,con le finestre tutte chiuse e spente e qualche fiore ancora sugli alberi davanti.
Our Day Will Come

La casa di Paolino (Paul Weller per i non adepti alla causa..) dovrebbe essere in Warwick Street angolo Bloomfield Rd, nell'elegante e trendy quartiere di Maida Vale.
Una di fonte all'altra, molto belle entrambe..la prima che osservo potrebbe essere quella ma un mini scivolo in giardino e la posta che spunta dalla cassetta(di cui ho sbirciato l'indirizzo) sono di altri.
Di fronte la seconda opzione..con il recintato scuro mi sembra di più la casa di una popstar con la sua privacy round-the-corner..e forse lo e'..arriva un tipo in macchina e suona il campanello..gli chiedo se e' la casa di PW..
"Not,for sure" mentre cerca qualcosa nella cassetta degli attrezzi.
Risuona il campanello ed in effetti non esce PW ma una specie di Art Garfunkel con nipotina per mano e libro nell'altra..parlottano mentre gli aggiusta la porta del cancello
.Definitely not, for sure..cancello a posto.e mi saluta.
Non mi sembrava il caso di chiedergli se c'era Paul (Weller? Simon?)..ci facciamo una risata.
Ricomincia a piovere e ci rifugiamo nel vicino Warwick Castle Pub su segnalazione preziosa di Alberto.
Up the pints!

Sherry's non e' piu a Ganton Street ma nella vicina Broadwick Street, altra piccola traversa di Carnaby Street.
La "Cinese" e' fiera della nuova sede, piu spaziosa e stipatissima di grandi articoli (belli e costosissimi).
Sfoggia una foto proprio con Paul Weller fatta il giorno prima (mannaggia!!) e vi saluta tutti.

(to be continued)

sabato, marzo 01, 2014

Christian De Sica - Figlio di papà



Pensi a Christian De Sica e immediatamente vengono in mente le pernacchie (e molto peggio), le commediacce, i cinepanettoni, la sguaitaezza romanesca e pensi al papà e a tutto quello che ci ha lasciato (ai figli solo tanti, tanti, debiti, che, dice Christian, lo hanno costretto ad un certo tipo di cinematografia).
E l'ingombrante ombra paterna pervade l'intero libro (uscito nel 2008) che però è bellissimo, pieno di preziosi ricordi, incontri incredibili con il gotha del cinema mondiale, stupendi aneddoti, stoccate spesso velenose a destra e a manca (Boldi incluso) senza troppi peli sulla lingua.
Il tutto scritto benissimo, con la personalità di Christian che emerge esplosiva e che ci fa conoscere anche un insieme di sue opere trascurate e dimenticate.
Il tono è agrodolce, leggero a tratti, serio e serioso in altri momenti ma la lettura è appassionante e piacevolissima.
Consigliatissimo.
Related Posts with Thumbnails