domenica, novembre 24, 2013

L'austerity del 1973



Il 22 novembre del 1973 il governo italiano introdusse le norme della cosiddetta AUSTERITY.

Conseguenza della guerra arabo-israeliana dello Yom Kippur che innescò la crisi petrolifera del 1973 che portò in ottobre, i membri arabi dell’Opec a sospendere le forniture a quei paesi che sostenevano Israele, ovvero Stati Uniti e i suoi alleati in Europa, quadruplicando il prezzo del greggio .

Per fare fronte all’emergenza il governo Rumor, varò, il 22 novembre, la cosiddeta austerity.
Aumentarono i benzina e gasolio da riscaldamento e per risparmiare energia fu dimezzata l'illuminazione pubblica, l’orario di apertura dei negozi ridotto, la chiusura di cinema, bar e locali venne anticipata e i programmi Rai sospesi alle 23.
il 2 dicembre 1973 fu invece la prima domenica con il blocco totale della circolazione privata con un risparmio di 50 milioni di litri di benzina per volta.
Divieto esteso anche alle automobili delle massime autorità, comprese quelle dei ministri e persino del Presidente della Repubblica.
La velocità sulle strade fu limitata a 50 km/h nei centri urbani, 100 kmh sulle strade extraurbane e 120 km/h sulle autostrade (limiti poi rimasti più o meno invariati fino ad oggi).
Le norme furono poi abolite nella primavera 1974.

sabato, novembre 23, 2013

"Rock n Goal" a Book City



Book City è il festival del libro di Milano con 1.250 scrittori in 200 indirizzi.
Tra gli ospiti Umberto Eco, Luis Sepulveda, Dacia Maraini, Frederick Forsyth.
PRESENTE ANCHE "ROCK N GOAL"


Oggi nel tardo pomeriggio (ore 18)
TEATRO DAL VERME - Milano
Via San Giovanni sul Muro, 2
INGRESSO GRATUITO
BOOKRADIO/MUSICALIBRI
Presentazione Di Tre Titoli Di Vololibero Edizioni

Una sorta di contenitore radiofonico dove un conduttore (Luca Trambusti) presenterà in compagnia di autori ed ospiti ed un’adeguata colonna sonora tre delle più recenti uscite di Vololibero Edizioni:

Rock’n’goal
Con Tony Face Bacciocchi e Jacopo Casoni giornalista televisivo sportivo


Radio Libertà
Con Michele Anelli – autore e musicista e Piero Scaramucci – fondatore di Radio Popolare e giornalista.

Crisco Disco
Con Luca Locati Luciani Autore, Gianluca Meis esperto di tematiche camp e autore del saggio all’interno del libro Riccardo Sada, giornalista, Dj, Produttore Dance.

venerdì, novembre 22, 2013

Johnny Dorelli - Swingin'



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI ovvero una serie di dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, oggi parliamo di due recenti album swing di JOHNNY DORELLI. Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

JOHNNY DORELLI, uno dei più grandi caratteristi della storia italiana, attore (cinema e teatro), presentatore, comico, conduttore ma anche cantante, per quanto in questo ruolo sia stato sempre poco considerato.

Nel 2004 incide un brillante album “Swingin” dove omaggia i classici dello swing, del jazz in stile Broadway alla Mel Tormè e Frank Sinatra (“Lady is a tramp”, “Mack the knife”, “Night and day” , “New York New York” ) nel cui stile interpreta anche una riuscitissima versione di “You are the sunshine of my life” di Stevie Wonder.
C’è anche “L’immensità” con cui partecipò con Don Backy al Sanremo del 1967, struggente ballata tra le migliori dei 60’s italiani.
Il tutto splendidamente arrangiato dal maestro Gianni Ferrio (recentemente scomparso e che ha collaborato con Astor Piazzolla,, James Taylor, Jerry Lewis, Mina, Caterina Valente, Ornella Vanoni, Milva, Gigi Proietti.

Tre anni dopo, grazie al successo ottenuto, replica con la “Parte seconda”, più spigliata, con meno classici impegnativi, con brani come “I get a kick out of you” di Cole Porter, una versione di “Arriva la bomba” da urlo (jazz beat al top), l’altrettanto bella “Perduto amore (In cerca di te) ” (riarrangiata alla Benny Goodman) che fu di Natalino Otto, Arigliano, Morandi, Gabriella Ferri e di cui si ricorda una grandissima interpretazione di Mariangela Melato in un programma di Arbore (“Speciale per me” del 2005).
E’ swing, elegante, raffinato, molto “paludato” ma di classe, gusto e una costante ironia che lo rende gradevolissimo in entrambi i volumi.

giovedì, novembre 21, 2013

La lunga estate degli anni '60



Si dibatte spesso di 60's su queste pagine.
Da un vecchio numero della rivista "Musica 80" (primissimi 80's) un interessante scritto di EDOARDO VIANELLO (si ! Quello de "I Watussi" e "Abbronzatissima"...) con una visione del periodo da chi operava in un contesto commerciale, leggero e lontano, almeno artisticamente, dalle "rivoluzioni" in atto.


La lunga estate degli anni 60.
Con questo slogan una nota casa discografica italiana ha riproposto recentemente i vecchi successi italiani degli anni 60 che costituiscono ancora oggi il momento più magico e più prolifico della canzone italiana moderna.
Gli anni 60 sono stati gli anni dei cantautori italiani che dopo la dittatura dei regimi "monarchici” dei Claudio Villa e delle Nilla Pizzi, comunque mai andati in esilio o sommariamente giustiziati come si addice ai veri monarchi dopo una rivoluzione, hanno preso il potere, amministrandolo saggiamente, nonostante le mode, le evoluzioni, la disco-music e il rock, al punto che oggi potrebbero indire libere elezioni e contare ancora in una schiacciante vittoria.

Analizziamo il motivo per cui la canzone italiana, marcata anni 60, oggi sta interessando anche le nuove generazioni.
In ogni forma d’arte (perdonatemi se intendo accostare la canzone alle espressioni artistiche ma considero arte tutto ciò che arriva ad una grande massa) ci sono dei caposcuola ai quali si rifanno dei gruppi, nei quali, a loro volta, ognuno trova poi una propria strada ed una propria personalità.
Il nostro caposcuola è stato Domenico Modugno che, alla fine degli anni 50, presentandosi sul palco di SanRemo con una canzone così straordinariamente diversa dagli schemi stantii del bel canto italico, riusciva in soli tre minuti, con quella sua grinta, con quel suo entusiasmo, con quella sua “zazzera” che, all’epoca, fece accapponare la pelle ai nostri genitori, a dare l’avvio alla grande rivoluzione della canzone italiana.
Senza dubbio a Modugno dobbiamo il fatto che possano essere nati i cantautori, autori di canzoni che non si sarebbero mai azzardati a cantarsele da soli se non fosse avventura questa rottura: il così detto bel canto lasciava il posto all’interpretazione.
Infatti il cantautore è soprattutto un interprete che riesce a coinvolgersi senza preoccuparsi se l’intonazione, la limpidezza della voce, la modulazione delle note siano perfette.
E allora hanno potuto cantare tutti, tutti coloro i quali avevamo la necessità di dire delle cose. E sono arrivati Umberto Bindi, Gino Paoli, Sergio Endrigo, Luigi Tenco, Bruno Lauzi che con poca voce, ma con tanta personalità, sono riusciti ad imporre il loro stile e i loro brani.

Il movimento si è poi arricchito di interpreti straordinari che hanno incominciato ad apprezzare la canzone d’autore come Mina, Ornella Vanoni e di altri interpreti anch’essi a volte autori che in epoche precedenti non avrebbero certamente fatto centro.
Anch’io nasco nello stesso periodo benchè il mio repertorio si discosti nettamente dalle canzoni un po’ impegnate dei primi cantautori.
Ma il mio inserimento avviene a colpi di successi discografici. Divento il cantante dell’estate per antonomasia, proprio perché d’estate riesco a piazzare uno o più successi: “Il capello” nel 61, “I Watussi” e “Abbronzantissima” nel 63, “Guarda come dondolo” e “Pinna fucile ed occhiali” nel 62, “O mio signore” e “Tremarella” nel 64, “Da molto lontano” e “Il peperone” nel 65, scrivendo anche per la Pavone “La partita di pallone” che la porterà al successo nel 63.
Ma ricordo che a quei tempi ero guardato un po’ male dai colleghi che mi consideravano la pecora nera di questo “rinascimento “ per il contenuto spensierato delle mie canzoni.
Infatti solo col passare degli anni il mio repertorio ha preso consistenza, rimanendo il simbolo delle estati degli anni 60.
Poi la musica è cambiata.
I Beatles sono saliti in cattedra e ci hanno insegnato a scrivere, suonare e a cantare in un altro modo. In Italia sono spuntati i complessi. Il gusto del pubblico ha cominciato gradualmente a cambiare: si è evoluto, come ci hanno spiegato i giornali specializzati. E i cantautori si sono messi da parte, trovando altre strade: i night Paoli, il teatro Gaber, i Vianella il sottoscritto, il cabaret Lauzi.

L’oblìo gli altri, ma seguendo con attenzione questa evoluzione, che alla fine è diventata talmente esasperata , ai nostri giorni,  da risultare incomprensibile ai molti e riservata a quella piccola elite che , per apprezzarla in pieno, deve ricorrere spesso a “stimoli” più o meno pesanti…
Finchè il pubblico, improvvisamente, ha sentito la necessità di riscoprire, per i giovani di conoscere, i testi di Paoli, Tenco, Lauzi, le melodie di Endrigo, di Bindi, la matematica ingenuità delle mie canzoni, la linearità, la semplicità e la poesia della lunga estate degli anni 60.

mercoledì, novembre 20, 2013

Brasile 2014



Si è completata la lista delle nazionali che parteciperanno ai Mondiali di Calcio del prossimo anno in Brasile.
Due gli aspetti evidenti:
Non ci sono particolari sorprese o illustri escluse
Non ci sono (più) squadre materasso (vedi le varie Arabia Saudita, Cina Trinidad & Tobago, Corea del Nord).
Chiunque incontri sarà sicuramente un problema.

Europa
Sono passate le migliori.
Mancano le Scandinave e l’est (Russia a a parte) ma è un fatto ricorrente e fisiologico (oltre al declino costante che hanno subito negli ultimi decenni).
Il calcio balcanico è presente con la novità della Bosnia e con la solita Croazia , quello britannico, da tempo in ribasso, ha la sola Inghilterra (peccato per l’Irlanda, Scozia ormai purtroppo scomparsa dalle carte internazionali). Spagna e Germania i nomi di punta da semifinale, un gradino più sotto l’Olanda, difficile pensare ad Italia e Inghilterra oltre ai quarti.
Attenzione al Belgio, potrebbe essere la sorpresa.

SudAmerica
Cinque squadre con i fiocchi.
Le favoritissime Brasile e Argentina potrebbero essere tranquillamente affiancate in semifinale da Colombia, Uruguay o Cile, nomi che hanno le qualità per andare parecchio avanti.
Comprimario l’Ecuador.

Nord e Centro America
I nomi più deboli arrivano da qua.
Usa, Messico, Costarica e Honduras possono rosicchiare qualche punto qua e là ma nessuna sembra avere particolari chances di passare i gironi eliminatori.

Africa
L’eterna incompiuta presenta buone squadre come Ghana, Camerun, Nigeria e Costa d’Avorio, mediocre l’Algeria.
Pressochè impossibile pronosticarne l’andamento a causa della proverbiale e classica imprevedibilità.
Possono arrivare in semifinale come volarsene subito fuori...

Asia
Giappone, Australia, Iran, Corea del Sud daranno sicuramente fastidio a qualunque avversario.
Difficile vederle andare avanti ma non è escluso di trovarne un paio agli ottavi.

A conti fatti è facile pensare a Brasile, Argentina, Spagna, Germania come grandi favorite.
Le altre molto più indietro.

martedì, novembre 19, 2013

Intervista a MASSIMO COTTO



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, è la volta oggi del giornalista, conduttore e un sacco di altre cose MASSIMO COTTO.
Del suo nuovo libro e della sua figura abbiamo recentemente parlato qui:
http://tonyface.blogspot.it/2013/11/massimo-cotto-pleased-to-meet-you.html

Grazie a Luca Trambusti. Le altre interviste le trovate qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

Che l’ambiente musicale abbondi di personaggi “particolari” è noto e “Pleased to meet you” ne raccoglie un’ampia casistica.
Al di là dell’esperienza, dell’abitudine e del “callo” che ti sei fatto, credi sia necessaria anche qualche dote da psicologo di fronte a certe situazioni o personalità ?
Devi in qualche modo immergerti ogni volta nel mondo del personaggio che ti trovi di fronte ?
Ti devi “preparare” psicologicamente a seconda se vai ad intervistare Andrea Bocelli o Pete Doherty ?


Non solo psicologicamente.
Credo sia necessario, almeno per me lo è, riascoltare prima bene i cd dell'artista e rileggere le interviste precedenti fatte dai colleghi che stimo maggiormente. Poi, durante l'intervista, devo capire quando è il momento di affondare o di soprassedere.
Archiloco, primo lirico greco, diceva che nella vita ci sono due soli momenti: quando acceleri e quando deceleri.
Puoi aumentare la velocità, quindi fuor di metafora fare le domande più delicate, solo quando sei riuscito a conquistare una quantità adeguata di fiducia da parte dell'artista.
Lì, se la fortuna ti assiste, porti a casa il bottino.
Parlo naturalmente degli argomenti più profondi, non gossipari.

Immagino sarai stato costretto ad omettere qualche episodio non riferibile (qualcuno è stato pure inserito...).

Bisogna fare attenzione a non urtare la sensibilità delle persone e a non invadere la privacy in modo disordinato.
Il mondo che racconto è privato, anche se i personaggi sono pubblici.
Ho omesso quasi tutto quello che ha a che vedere con il sesso e la droga, è rimasto il rock and roll.
Mi interessava riportare il lampo, il battito di ciglia che rende umana una persona.
O a seconda dei casi, divertente, tragica, fragile, superba.

Quali sono i nomi che avresti voluto o vorresti incontrare ma a cui non sei mai riuscito ad arrivare ?
E perchè ?


Ho incontrato tutti i miei eroi, l'ultimo è stato Jeff Buckley.
Potessi andare indietro nel tempo chiederei al dio della musica di incontrare le tre j: Janis Joplin, Jimi Hendrix e Jim Morrison. e Billie Holiday, Edith Piaf. Elvis e Tim Buckley. un giorno a testa, pensa che settimana... in Italia, non ho mai voluto conoscere davvero Paolo Villaggio, per paura che sia come molti mi dicono: diverso dallo straordinario artista che è.

Leggendo il libro si evidenziano quali sono i nomi a cui sei più legato e quelli meno graditi.
Puoi comunque farcene un breve elenco ?


Adoro quelli che dopo che parli un po' con loro, quasi ti dimentichi che sono leggende: Robert Plant, Eddie Vedder, Leonard Cohen, Joe Cocker... o quelli che, quando li guardi, vedi la Storia e non una persona: Patti Smith, Mick Jagger, Elton John, Eric Clapton, Tom Waits, Miles Davis.
Tra gli italiani adoro gente come Patty Pravo, Pelù, Vecchioni, Guccini, Faletti, persone che frequento nella vita e che non vedo solo per lavoro, come Renga, che è anche il mio testimone di nozze.
e mi mancano da morire Lucio Dalla, Franco Califano, Enzo Jannacci, Alda Merini e Fabrizio De Andrè.

Con l’eccezione dei grandi nomi, vivere di musica in Italia è sempre più difficile, anche per certi artisti comunque da tempo sulla scena, che hanno pure visibilità mediatica ma che finiscono per vendere pochissimo e ad avere rare opportunità per esibirsi dal vivo.
Non parliamo poi dei cosiddetti “emergenti” o degli “indipendenti”.
Eppure le potenzialità ci sarebbero. Che ne pensi ?


Solo quando capiremo che la freddezza delle luci di uno studio televisivo non potrà mai sostituire il calore di un palco, allora avremo fatto un passo in avanti.
C'è tanta grande musica in giro, ma non va in classifica.
E tante schifezze che finiscono in prima pagina.
Chiedo scusa per l'espressione forte, ma occorrerebbe a volte ricordare che milioni di mosche si posano sulla merda e la merda rimane tale.
I numeri non sono tutto.

Dall’alto della tua lunghissima esperienza credi che l’industria discografica intesa in senso tradizionale sia definitivamente tramontata ?
Che il concetto di produrre musica per venderla (in qualsivoglia formato, vinile o mp3 che sia) sia ormai surclassato dall’impossibilità di fermare il download illegale ?
Stiamo andando verso una nuova forma di inevitabile fruizione gratuita della musica da ascoltare ?


Discorso troppo lungo per esaurirlo in poche battute.
Dico solo che una volta si facevano tour per promuovere dischi, oggi si fanno dischi per promuovere tour.
Se eliminiamo il palco, eliminiamo l'80% di possibilità di sopravvivenza dei giovani artisti.

Inevitabile la domanda sui classici dischi da portare sulla famosa isola deserta (ormai popolatissima...).
E magari qualche dritta su qualche disco nuovo o vecchio che sia poco conosciuto e che consigli di (ri)scoprire.


Rispondo in maniera inconsueta: mi porto tutti i dischi usciti nel 1967, l'anno glorioso del rock.
Tra capolavori e dischi semisconosciuti, lì dentro c'è buona parte del nostro cammino .

lunedì, novembre 18, 2013

I conti in tasca ai locali



Una settimana fa abbiamo fatto i conti in tasca alle bands:
http://tonyface.blogspot.it/2013/11/i-conti-in-tasca-alle-bands.html.

Oggi è la volta dei LOCALI.
La tipologia è molto ampia e le varianti pure ma ho provato ad ipotizzare una situazione standard relativa ad un locale medio/piccolo (un pub ad esempio) dove non si paga l'ingresso e dove suonano gruppi di media levatura (quelli da 300/400 euro di cachet e poche pretese).

Giusto per avere una vaga idea dei costi e delle proporzioni economiche di un concerto di questo tipo.
Costi su cui fare riferimento proporzionandoli a situazioni diverse (cachet più alto o basso, piccolo biglietto di ingresso - su cui la SIAE detrae un 20% circa - maggiori o minori pretese del gruppo, DJ SET conclusivo - aggiungere dai 100 ai 150 euro circa).

GRUPPO 350 euro
SIAE 100 euro
catering gruppo/birre etc 50 euro
varie (fonico/promozione etc) 100
TOTALE 600

Calcolando una spesa di 7 euro a testa per ogni spettatore (e un utile di 5 euro per il locale) ci vogliono 120 persone che consumino per pareggiare il conto di un concerto.
Ci si possono anche aggiungere 100 euro per l'eventuale hotel/pensione per il gruppo e altrettanti per il promoter (se non è il locale a gestire direttamente il concerto).

Non è stato calcolato il costo del personale, utenze etc (spalmato nelle altre serate settimanali con o senza altre iniziative).

domenica, novembre 17, 2013

Pepe Mujica



Ex guerrigliero tupamaro, 78 anni, "Pepe" Mujica, presidente dell'Uruguay, è stato spesso definito "il miglior presidente del mondo"grazie al suo stile esemplare, sobrio e modesto.
Appena eletto ha rifiutato la residenza presidenziale e continua a vivere, con la moglie, la senatrice Lucia Topolansky, in una "chacra" (una piccola fattoria) alla periferia di Montevideo dove si dedica all'orto e alla coltivazione di fiori.
Non usa Twitter, non ha email nè un conto in banca ma soltanto due vecchi maggiolini Wolksvagen (comprati nel 1987) e tre trattori.
Vive con il 10% del suo stipendio da presidente, circa mille euro dei diecimila che riceve.
Il 90% lo versa ad associazioni di promozione sociale.
Ciclista professionista da giovane, Mujica ha trascorso tredici anni in carcere.
Fu uno dei "nove ostaggi" durante la dittatura, definiti così perché i militari dichiararono che li avrebbero fucilati se i guerriglieri Tupamaros ancora in libertà avessero commesso attentati.

Anti-consumista, ateo dichiarato, Mujica ha discendenze italiane (liguri, per parte di madre).
Amatissimo dai ceti più poveri e odiatissimo dall'oligarchia è il promotore di una legge per la liberalizzazione della marijuana per stroncare il traffico dei narcos.
Dopo un concerto degli Aerosmith a Montevideo ha ricevuto in regalo una chitarra elettrica autografata dalla band e lui l'ha subito messa all'asta per versare i soldi raccolti al fondo per la costruzione di case popolari.

sabato, novembre 16, 2013

Rock n Goal a Vignola - Modena



Stasera alle 21 al Circolo Ribalta di Vignola (MO) presentazione del libro "Rock n Goal".
Modera Vanni Neri.

https://www.facebook.com/RocknGoal-Calcio-e-musica-Passioni-Pop

venerdì, novembre 15, 2013

Renato Zero - No mamma no !



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI ovvero una serie di dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar, passiamo ad un'altra opera prima, quella di RENATO ZERO del 1973.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Una lunga gavetta nei meandri più oscuri dello spettacolo tra musical, teatro, avanspettacolo, comparse cinematografiche (anche in “Satyricon” di Fellini) precedono l’esordio discografico di RENATO ZERO, nel 1973 con “No mamma no!”.
E’ il preludio ad un successo che lo porterà a quasi 50 milioni di copie vendute e a diventaere un fenomeno unico e inimitabile del panorama musicale italiano.
L’album otterrà scarso riscontro e bisognerà attendere “Trapezio” con il singol o”Madame” del 1976 per raccogliere i primi successi.

«La sera del 24 dicembre 1974, al Folk Rosso, suonai per un solo spettatore.
Il proprietario stava spegnendo le luci.
Lo fermai: ho detto in casa che stasera lavoro, e voglio lavorare. Dopo di me, lo spettatore solitario ascoltò pure Venditti.»


E’ un esordio interessante, atipico e particolare.
Si sentono le influenze del glam rock imperante ai tempi (vedi il rock n roll di “Make up make up” o la bowiana “Nonsense pigro” intrisa di funk) e riferimenti al Lou Reed di “Transformer” (vedi nell’anti militarista “Sergente no!” con l’arrangiamento con orchestra di fiati che riporta a “Goodbye lady”, anche se il tono è più scanzonato e leggero).
Ancora funk blaxploitation in "TK6 chiama torre controllo" mentre "0/1023", dall’orchestrazione elegante, è un’occhiata in chiave leggera alle atmosfere che Bowie introdusse in “Space oddity”.

E se “Nell’archivio della mia coscienza” è una ballata di scarsa consistenza, “Dana” è invece un rock n roll serrato e tirato con intermezzo doo wop che fa il paio con il funk rock blues di “Ti bevo liscia”.
Insopportabile la melodrammatica tirata anti abortista di “Sogni nel buio”, trascurabile la title track finale.

Irritante e incomprensibile il frequente inserimento di finti applausi per simulare un presunto live ma che hanno l’unico effetto di disturbare l’ascolto.
C’è nell’album il malefico germe del Renato Zero dai testi declamatori, pomposi, melodrammatici ma è stemperato da una buona dose di ironia e da un’attitudine graffiante (soprattutto per l’epoca) oltre che da un sound che si poneva nettamente al di fuori dal trend a doppio binario cantautore o jazz prog.
E senza connotazioni palesemente politiche.
Una mosca bianca nel panorama italiano con riferimenti culturali e musicali desueti e praticamente assenti da noi.
Il taglio è acerbo, grezzo, poco a fuoco ma interessante e che, se sviluppato, avrebbe potuto portare ad altri lidi creativi.
L’insuccesso dell’album e del successivo “Invenzioni” indusse Zero e discografici ad indirizzarsi altrove.
E ben gliene colse.

Lilith and the Sinnersaints a Cremona



Reduce dai successi sui prestigiosi palchi di Brescia, Pavia e Pisa, l'allegra Orchestra LILITH AND THE SINNERSAINTS torna a rallegrare lo spettabile pubblico questa sera a Cremona.

Tutti i dettagli qui:
https://www.facebook.com/events/172424529623558/

Ulteriori dettagli qua:
www.lilithandthesinnersaints.com

Prossime date

Sabato 30 novembre : Aosta “Espace”
Venerdì 13 dicembre : Parma "Giovine Italia"
Sabato 14 dicembre : Bologna “Joe Strummer Tribute”
Sabato 21 dicembre : Verbania “Loggia del Leopardo”
Sabato 28 dicembre : Torino "United"
Venerdì 21 febbraio : Milano "Cox 18"
Sabato 8 marzo : Milano "Ligera"

giovedì, novembre 14, 2013

David Bailey e le go go dancers in minigonna



David Bailey, celebre fotografo della Swinging London (colui che ispirò il personaggio di "Blow Up" di Antonioni) ha recentemebte dichiarato sui Sixties:
“In tutto quel decennio non ho mai visto una ragazza fare la go go dancing in minigonna e stivali bianchi..”

A chi ha sempre amato quasi maniacalmente la musica, l’estetica, l’etica, la cultura dei 60’s fa sorgere una domanda:
cosa conosco di quel periodo ?
Forse una realtà che è esistita solo in qualche film, foto o disco ?
Ovvero solo una percezione immaginaria di qualcosa che mi piace pensare in quel modo ma che in realtà non è proprio esistita (se non in nicchie circoscritte e limitate) ?

mercoledì, novembre 13, 2013

Groupies



Nelle foto Pamela De Barres, le Plaster Casters, Connie Hamzy, Bebe Buell con Stiv Bators, le GTO's.

C’era una volta il mondo delle GROUPIES, le fan delle rock band che cercavano in ogni modo di raggiungere e congiungersi con i loro idoli, diventandone spesso anche muse ispiratrici a livello artistico o più semplicemente accompagnatrici nei tour o nei periodi in cui il gruppo transitava nella loro città.
La bibliografia in tal senso è ricca e curiosa, gli aneddoti si sprecano.
Di seguito un breve elenco delle più note, entrate nella leggenda.

GTO’s
Gruppo di groupies (di cui facevano parte anche Pamela Barres e Miss Cynderella poi moglie di John Cale dei Velvet Underground) che operò in lungo e in largo alla fine dei 60’s e a cui fu prodotto un album nientemeno che da Frank Zappa (“Permanent damage” del 1969).

Pamela Des Barres
Sul suo ruolo di groupie ci ha costruito una “carriera”.
A fianco, tra gli altri, di Jim Morrison, Mick Jagger, Jimmy Page, Keith Moon , Noel Redding ( della Jimi Hendrix Experience), Chris Hillman e Gram Parsons dei Byrds, Nick St. Nicholas (Steppenwolf)

Bebe Buell
Anche se lei ha sempre rifiutato il termine groupie dicendo di aver solamente avuto molti fidanzati nel rock, ha un un buon elenco da esibire: Mick Jagger, Todd Rundgren, David Bowie, Jimmy Page, Rod Stewart, Steven Tyler, Elvis Costello, John Taylor (Duran Duran), Stiv Bators (Dead Boys), David Cassidy, Frank Zappa, Cpt Beefheart.

Devon Wilson
A lei Jimi Hendrix dedicò “Dolly dagger” (e proprio poco dopo la morte di Jimi si suicidò lanciandosi dal tetto del Chelsea Hotel).
Oltre a Jimi ha avuto il solito Mick Jagger, Brian Jones, Eric Clapton, Jim Morrison, Duane Allman (Allman Brothers).

Connie Hamzy
Chi transitava per l’Arkansas pare fosse sempre ben accolto da Connie (a cui i Grand Funk Railroad dedicarono alcuni versi in “We’re an american band”).
La sua collezione comprende:
Huey Lewis , Alex e Eddie Van Halen, David Lee Roth (Van Halen), Sammy Hagar, Willie Nelson, The Allman Brothers al completo, Gene Simmons e Paul Stanley (Kiss), Neil Diamond, Mick Fleetwood, John McVie, Lindsay Buckingham (Fleetwood Mac), tutti gli ZZ Top, tutti i Chicago, Geddy Lee (Rush), Buddy Rich, Don Henley (Eagles).

Cynthia Albritton Miss Plaster Caster (immortalata dall’omonima canzone dei Kiss) con la collega Jessica Villines si dilettò oltre che ad accompagnarsi con una lunga serie di rock stars, a prenderne il calco in gesso del membro.
Tra cui quello di Jimi Hendrix (il più prominente), Noel Redding, Eric Burdon, Dennis Thompson (MC5), Wayne Kramer (MC5), Zal Yanovsky (Lovin' Spoonful), Jello Biafra, Pete Shelley (Buzzcocks), Richard Lloyd (Television).

Da segnalare anche alcuni nomi non prorpiamente legati al mondo delle groupies ma in qualche modo riconducibili ad esso.

Chris O Dell Impiegata alla Apple, cercò la compagnia di Paul e George (che le dedicò "Miss O'Dell") ma si dovette accontentare di Ringo, Mick Jagger, Keith Richards e Bob Dylan...non male comunque.
Pamela Anderson ha avuto a che fare con Vince Neil (Mötley Crüe), Bret Michaels (Poison), Tommy Lee (Mötley Crüe), Kid Rock, Fred Durst (Limp Bizkit), Mark McGrath (Sugar Ray), la ex premiere dame Carla Bruni, tra i tanti, ha avuto anche relazioni con Eric Clapton e Mick Jagger, la modella/attrice Peggy Lipton,prima di sposare Quincy Jones, cedette alle lusinghe di Paul McCartney, Sammy Davis Jr e Elvis Presley.

Un’altra super modella, Helena Christensen, ha avuto relazioni con Michael Hutchence degli INXS, Liam Gallagher, Chris Isaak, Adam Clayton, Billy Corgan e Jon Bon Jovi, mentre Linda Eastman, prima di approdare a Paul ebbe una ventina di relazioni in un paio di anni con personaggi più o meno famosi, tra cui spiccano Jim Morrison, l’immancabile Mick Jagger e Warren Beatty.
Nancy Spungen invece prima dell’abbraccio mortale con Sid Vicious ci provò, rifiutata, con Johnny Rotten, ed ebbe relazioni con membri degli Aerosmith, Ramones, Dead Boys e Jerry Nolan dei New York Dolls

martedì, novembre 12, 2013

Intervista a Lorenzo Moretti dei GIUDA



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO e LILITH, ho il privilegio di rivolgere alcune domande a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, una delle migliori band italiane attualmente in circolazione.
Il nuovo album "Let's do it again" (di cui parleremo a fine mese e che sarà nella top 10 di fine anno) è un concentrato di energia, rock n roll, glam, divertimento, potenza e che sta sfondando anche all'estero !!

Grazie ad Annachiara Pipino di DNA Concerti.

Le altre interviste le trovate qui: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

Incominciamo dalle cose più serie.
Consentito ogni tipo di scongiuro ma sembra che quest’anno possa essere una buona stagione per la Roma.
Quanto è importante il calcio e quanto influenza la vostra musica ?


Fa parte del nostro quotidiano ed è stato quindi molto naturale scrivere di calcio.
Riguardo alla stagione della Roma, dopo le delusioni degli ultimi anni, preferisco godermi il momento positivo senza commentare oltre.

Il vostro sound assorbe lo street punk, il proto punk/pub rock di Eddie and the Hot Rods, il glam dei mid 70’s inglesi (Slade, Sweet, Hammersmith Gorillas del dimenticatissimo Jesse Hector, rock n roll nelle sue più varie accezioni.
Musica classica, direi.
Pensi anche tu che il vostro successo passi da qua?
Da un approccio istintivo, genuino, sincero, senza per forza voler essere originali a tutti i costi ?


Quelle che hai citato sono le alcune tra le nostre influenze principali, siamo cresciuti ascoltando punk rock e con gli anni i nostri ascolti sono cambiati.
L'influenza dei gruppi da hitparade inglese 1973/1974 è facilmente riscontrabile cosi come l'influenza dell'Aussie rock pre-AC/DC.
Oggi è difficile essere innovativi se si suona rock'n'roll, ma nella nostra musica c'è anche del nostro, non siamo il clone di nessuno dei gruppi sopracitati.

E’ abbastanza inusuale che all’estero una band italiana abbia tutto questo riscontro.
Secondo voi perchè facciamo così fatica ad uscire dai confini (con rare eccezioni) ?


Non credo che l' Indie Rock italiano sia quello di cui in Inghilterra on negli Stati Uniti ci sia bisogno...
Quello che noi proponiamo non è nulla di rivoluzionario ma comparato con quello che viene proposto dal 90% dei gruppi in circolazione, il nostro sound risulta abbastanza inedito.

Avete esordito con il punk rock con i Taxi.
Quanto il punk, come attitudine e approccio alla vita, influenza la vostra quotidianità, le vostre scelte ?


Siamo cresciuti in periferia, eravamo distanti e assolutamente non introdotti in qualsiasi circuito musicale romano.
La musica, il punk rock, per noi era una "via di fuga" voleva dire essere diversi e lontani dall'appiattimento culturale che ci circondava.

E’ possibile vivere suonando un certo tipo di musica in Italia se non fai il solito percorso turnista/cover band o se non azzecchi il jolly ?

Credo che oggi sia difficile vivere di musica ovunque, non solo in Italia.
Generalmente si vendono pochi dischi e non sono molte le etichette disposte ad investire su nuove band.

“Let’s do it again” prosegue alla perfezione il discorso di “Racey roller”.
Pensate o prevedete di spostarvi verso altre direzioni in futuro o di mantenere inalterato il marchio di fabbrica ?


In "Let's Do It Again" è maggiore il feeling del gruppo e rispetto a Racey Roller il sound risulta meno "costruito", questo perchè avevamo le idee molto chiare rispetto al passato.
Sono convinto che con il prossimo disco faremo un ulteriore passo in avanti.

Una lista di dischi da isola deserta.

E' dura scegliere, anche perchè mentre rispondo alle tue domande sono attorniato da centinaia e centinaia di LP e 45 giri... no, non ce la faccio proprio a fare una lista ma se proprio fossi costretto a scegliere sono sicuro che porterei almeno un album dei Beatles

lunedì, novembre 11, 2013

I conti in tasca alle bands



Si parla spessissimo (anche da queste parti) di cosa voglia dire fare musica (rock o simili) in Italia e di come a camparci nemmeno se ne parli.
E allora proviamo a fare due conti basici, senza troppe pretese di precisione.
Giusto per farci un'idea.

Escludiamo i grandi nomi che vanno in classifica (Subsonica, Afterhours etc), quegli altri che non ci vanno ma girano a cifre dignitose e anche i “medio bassi” con cachet che girano intorno ai 1.000 euro.
Rimangono quelli, la quasi totalità, che si muovono sui 3/400 euro (sotto questa cifra siamo al rimborso spese o poco più) a concerto.

- 300/400 euro (in rigoroso nero) di entrata a concerto.
- 100 euro di media vanno in spese di viaggio.
- Rimane un utile di 200/300 euro

Calcoliamo una media di 20 concerti all’anno a queste cifre (5/10 eventuali altri possono essere derubricati a partecipazioni gratuite, showcase, concerti a rimborso o a offerta all’entrata=rimborso spese se va bene).

Avremmo un’ approssimativa cifra di 5.000 euro annuo di utile. Consideriamo che circa 100 al mese vanno in genere per la sala prove possiamo calcolare 1.000 euro da destinare all’uopo.
Qualche altro centinaio di euro per spedizioni, sito, locandine, gestione, spese varie insomma.

Con i restanti 4.000 (o meno) euro ci paghi la registrazione di un disco (e ci si può far stare anche la stampa dello stesso se ci si autoproduce ed eventuale, minimo, merchandising).
Giungiamo, ad un saldo ZERO.

Calcolando la vendita diretta di 100/200 copie del suddetto disco a 10 euro e un po’ di merchandising eventuale possiamo pensare a 2.000/2.500 euro di utile in un anno.
Diviso 4 componenti standard fanno 600 euro l’anno = 50 euro al mese.
In situazioni particolarmente fortunate si può addirittura raddoppiare....

domenica, novembre 10, 2013

Massimo Cotto - Pleased to meet you



Massimo Cotto è uno dei giornalisti musicali (e non solo) più conosciuti in Italia (e non solo).
Conduttore radiofonico a RaiStereoNotte, responsabile musicale a Rai Uno e protagonista di numerosissime altre trasmissioni in RadioUno, successivamente in vari network da Virgin Radio a Radio Capital.
Una sessantina di libri all’attivo, presentatore, direttore artistico.
La lista è lunghissima, vi rimando qui:
http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Cotto.

“Pleased to meet you”, edito da Volo Libero è un divertentissimo sunto di una vita passata (molti passi sono autobiografici) da un palco ad un backstage, da un’intervista ad un incontro con alcuni tra i più grandi nomi della musica internazionale (da Lou Reed agli U2, da McCartney a Jagger, Ray Charles, James Brown e mille altri) e italiana.
Il tutto attraverso brevi, sintetici, talvolta fulminanti flash che immortalano i vari protagonisti in episodi divertenti, surreali e leggeri o tremendamente profondi, talvolta irritanti.
Spiccano le follie della Bertè e di Sgarbi, il bellissimo aneddoto sulla nascita del nome di Bobby Solo, le pagine su Lou Reed, l’infanzia incredibile di Carmen Consoli, il panino alla salsiccia di James Brown.
Il libro si legge in un attimo, crea dipendenza e all’ultima pagina si vorrebbe subito prendere in mano il capitolo 2...che speriamo arrivi al più presto.

sabato, novembre 09, 2013

Lilith and the Sinnersaints a Pisa



Quanti anni trascorsi a PISA...con i NOT MOVING si andava giù almeno un paio di volte al mese a provare a casa della mamma di Dome La Muerte, nella lavanderia del cortile, tra scope, lavatrice, detersivi.

Ore ed ore fino allo sfinimento che poi c'era da tornare alla svelta a Piacenza.
Io che avevo deciso di non fare Paleontologia all'Università perchè l'unica facoltà era a Pisa ed era troppo scomoda e lontana.
Vendicativa la vita....
E poi quanti concerti, al "Victor Charlie", al "Makkia Nera", vari locali, piazze, il "Metarock" con i Celibate Rifles.

Con Lilith and the Sinnersaints a Pisa abbiamo suonato una sola volta nel 2008 al "Metarock" con Siouxsie e Cristina Donà.

Oggi torniamo, al "Newroz" e l'emozione sarà tanta, volenti o nolenti quella terra ci appartiene e noi ad essa apparteniamo, in qualche modo....

https://www.facebook.com/events/360247830775014/

http://www.lilithandthesinnersaints.com/web/index.php/it/

PROSSIMAMENTE A:
Venerdì 15 Novembre 2013 Cremona "Aricpelago"
Sabato 30 Novembre 2013 Aosta "Espace"
Venerdì 13 Dicembre 2013 Parma "Giovine Italia"
Sabato 14 Dicembre 2013 "Laboratorio Crash" Bologna Joe Strummer Tribute
Sabato 21 Dicembre 2013 Vogogna (VB) "Loggia del leopardo"
Venerdì 21 Febbraio 2014 Milano "Cox 18"
Sabato 8 Marzo 2014 Milano "Ligera"

venerdì, novembre 08, 2013

Matia Bazar 1



Prosegue la rubrica GLI INSOSPETTABILI ovvero una serie di dischi che non avremmo mai pensato che...
Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, torniamo al 1976 e all'esordio soul pop disco funk dei MATIA BAZAR.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui
: http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

L’esordio del quintetto genovese (nato dall’unione di memebri del gruppo prog Museo Rosenbach, Giancarlo Golzi e dei Jet), datato 1976, lancia subito la band di Antonella Ruggiero (già con una voce spettacolare) ai vertici delle classifiche italiane.
Il singolo trainante (uscito l’anno precedente) è il famoso “Per un’ora d’amore”, un funk pop che percorre i sentieri cari agli Steely Dan di Donald Fagen e che rimane un classico della canzone italiana.
“Cavallo bianco” è una canzone pop in cui si inseriscono vampate prog e dove la voce di Antonella spazia senza ostacoli.
E se “Ma che giornata strana” rincorre i peggiori Pooh melodici, “Blue” torna invece tra i suoni di un discofunk soul raffinatissimo che occhieggia ai colori cari all’epoca a Sister Sledge, Pointer Sisters, Diana Ross.
Brano elegantissimo e con un gran groove.
Di nuovo una pausa poco significativa con “Un domani sempre pieno di te” ma che anticipa il pop soul di “Stasera che sera” dai sapori brasiliani con un Fender Rhodes alla Stevie Wonder (a cui il brano non disdegna di accostarsi) che tesse la ritmica.

“Suffering fron memories” è un altro omaggio al pop soul d’Oltreoceano, una ballata sofisticata con un buon uso dei fiati, mentre “Limericks” è un divertente disco bubble pop che fu anche sigla di un programma della “TV dei Ragazzi” (firmato anche dal Mago Zurlì Cino Tortorella...in realtà una consuetudine dell'epoca poi abbandonata, autorizzava registi e/o autori della trasmissione a co-firmare il testo del brano).

La conclusiva “Gente di ogni età” è una lunga ballata di 7 minuti, preceduta da uno splendido brano strumentale, “Io Matia” tra sventagliate prog, fusion, bluesy in cui viene esaltata l’incredibile vocalità di Antonella Ruggiero (e che fu il suo esordio solista nel 1974).
I Matia Bazar di “Solo tu” e “Mister mandarino” sono lì a venire ma in questo esordio conservano ancora la capacità di affrancarsi dal pop da classifica e di consumo.
La carriera proseguirà tra alti e bassi, successi e oblìo, cambiamenti e nuovi ottimi progetti, ma “Matia Bazar 1” è un album di grande eleganza e gusto e merita attenzione.

giovedì, novembre 07, 2013

Bruno Brancher e il Rock n Roll a Milano



Bruno Brancher fu un assiduo frequentatore delle patrie galere, quelle più dure e spietate.
Lì conobbe un mondo e da lì se ne affrancò, imparando a scrivere e a raccontare.
E’ mancato qualche anno fa dopo una vita veramente spericolata.
Ho trovato questo suo scritto, “Jailhouse rock” sulla rivista “Musica 80’ dell’ottobre del 1980 in cui parla del ROCK N ROLL a Milano.
Ne ho trascritto buona parte e lo trovo molto bello e istruttivo.


Il rock n roll scoppiò improvvisamente a Milano.
Beh non è che io voglia fare l’analisi della musica o cose così anche perché politicamente non ci capisco un tubo, voglio dire che si ballava e il suono era guerresco e gli istinti si scatenavano giustamente nelle dovute direzioni.
Bello rubare avendo un bel ritmo che ti gira nella testa.
E la voce , nel ricordo, i gesti flessuosi di Elvis Presley e il piccolo indiano Richard:
Tutti frutti baliamabalulem balimbembum, tutti frutti tuti frutti
e il piano frenetico di Lewis e l’allegria al pensiero del ritorno nelle balere di Milano, al Branca, in via Jenner, all’Aretusa in via Santa Tecla, al Pulverun , al K2, e la divisa da diverso, pantaloni strettissimi sul culo e larghissimi sotto, alla marinara, maglietta con il nome del preferito davanti o dietro, a volte davanti e dietro, giacchettone nero attillato in pelle.
E l’entrata: duri, truci: quelli di Porta Romana da una parte, gruppo della Comasina dall’altra: in mezzo il circolo di quelli del Ticinese.
I più numerosi; quelli di Baggio che volevano sfidare tutti; un po’ riservati quelli di Sempione ma erano tutti figlioli di impiegati; poi c’erano gli Ariosi e i Brianzoli; erano i più pericolosi, perché si sentivano derisi e allora cercavano la rissa per poi anche menarsene vanto al ritorno nelle brughiere.
Per loro era come cercarsi uno scalpo. Noi accettavamo la battaglia se non c’era la provocavamo ad arte e poi, non contenti, buscate o date, organizzavamo spedizioni nei loro feudi e foreste. I soliti inviti alla fine di ogni rissa “neh balurd, fatti vedere a Garbagnate se hai il coraggio”

Luci rosse e a volte candidi e accecanti abbagli in quelle balere.
Poi la musica cominciava e cominciavano i numeri dei più ganzi dei rioni: con le loro ragazze, passi complicatissimi, già studiati con furore e amore.
Al ricordo un’estasi per ciò che sapevo fare allora: un tormento per quello che non so più fare ora. Tormento perché conosco i passi e le variazioni più pazzesche del rock n roll, desiderio di fare e coscienza di non poter fare….
CocaCola, aranciate, coca, gazzose.
Con la bocca smorfiavamo passaggi repentini, con il corpo accompagnando suoni acidi e striduli a volte rimbombanti di note basse.
Alla fine o a casa o in cerca di qualcosa da fare.
E si faceva.
A volte il fare terminava bruscamente nelle bracca dei poliziotti e allora non sentivamo più tuti fruti, tuti fruti , ma il gracidio delle radiotrasmittenti e le voci giocose allegre dei poliziotti che rispondevano dalla Centrale: “Bravi bene ragazzi, portateli qui”…….
A Milano tutto fioriva a quel tempo, gli animi erano allegri, gli occhi splendevano convinti che il giorno sarebbe arrivato: “Vedrai vedrai, qualcosa cambierà” canticchiavano sorridenti e misteriosi convinti i ragazzi/e.

Le balere non sono più quelle di prima, sparite le bande di quartiere, i luoghi si adeguano alle mode, qualche ragazzone blouson noir, qualche ragazza avventurosa e ballano alla musica di micidiali suoni, quasi simili una canzone o musica all’altra.
Non conoscono i passi del rock, seguono con il corpo anfetaminiche cadenza, si dimenano fino alla spossatezza.
Immagini…..
Vennero i dieci anni di cui io, scusate ma è così, non ho voglia di parlare.
Confusi, comunque.
L’altro ieri ricompare il rock n roll.
Tutto un’altra cosa, soprattutto i ragazzi/e.
Perbene, molto per bene.
A loro del rock piace soprattutto il “fatto culturale”.
Diciamo che sono i blouson noir della mamma.


Sono un abituale frequentatore di questi nuovi ritrovi: Chicote, Puntorosso, Frizzi&Lazzi, Ancona.
A volte si andava d’accordo.
Però successe che al Chicote grande locale di via Plinio di grida e spassi io volli una notte risentire Edith Piaf. Altri non vollero.
Erano vestiti in nero.
Uno giovane e glabro, le unghie rosicchiate mi disse “Molla tutto, stronzo”.
Io insistevo per la Piaf.
Il molla tutto si trasformò in qualche banale insulto.
Niente di nuovo.
Cose ripetitive.
Gettai del whisky di marca buono e prezioso addosso ad un gestore di locali alternativi.

mercoledì, novembre 06, 2013

Pink Floyd



Sono ricorrenti da queste parti le monografie di gruppi particolarmente graditi su queste pagine, con tanto di discografia e relativo voto.
per parlare dei PINK FLOYD sulla cui intera discografia non sono particolarmente ferrato, ho lasciato la parola a MATTEO WHITE BIANCHI.
Con i risultati IMPARZIALI che seguono.


Solo alcune doverose premesse metodologiche per sgomberare il campo dai tranelli del fondamentalismo pro o contro, assiduo ospite indesiderato nei post e nelle discussioni musicali.
Nella valutazione dei dischi ho cercato di tenere conto del mio gusto personale, del momento in cui gli album sono stati prodotti e del periodo in cui invece io, classe 1978, li ho scoperti e macinati.
Per fare un esempio, Dark Side l’ho ascoltato di più in un certo periodo, A Saucerful of Secrets in un altro e probabilmente i due album hanno avuto un impatto diverso sulla mia immaginazione.
Niente diaspora Barrett/Barrettfree in casa mia:
per me il disco d’esordio, seppur avveniristico, s’inserisce nel pieno del freakbeat 66-67, in un momento ben preciso e circoscritto; il vicino Ummagumma, per dire, appartiene già a una fase successiva di transizione generale.
Ragione per cui, fase Barrett e Barrettfree convivono a braccetto nella mia passione floydiana: sono due cose diverse.
I punti critici, come si vedrà, li ho individuati altrove.
Per comodità, ho deciso di includere tutti gli album targati Pink Floyd (raccolte e primi singoli esclusi), da Piper in poi, più i due senza Waters in appendice.
Vi risparmierò gli album solisti (per ora!)…

“The Piper at the Gates of Dawn” (1967) – 10 Semplicemente uno dei capolavori della Psichedelia Anni ‘60.
Che cosa sarebbero stati i Pink Floyd se Barrett non si fosse ammalato?
Non è mai stato un problema mio.

“A saucerful of Secrets” (1968) – 10 Appunti per una nuova rotta.
Qualcuno avrà da ridire sul voto: vorrei precisare che l’album in questione soffre il confronto con il mitologico esordio e non ho potuto non tenerne conto nella valutazione forse un po’ troppo striminzita.

“Ummagumma” (1968) – 10
Il disco live contiene la versione definitiva di “Astronomy Domine”.
Della parte in studio, vi basti l’attacco vorticoso di slide ed eco a nastro che introduce il fingerpicking di The Narrow Way Pt 1!
Swahswahswahswahswah e via!…
Gli altri esperimenti sono pesanti come il Gong che i PF amavano portarsi appresso… ma in fondo la ricerca è una cosa seria, mica mero intrattenimento.
O no?…

“More” (1969) – 10
Colonna sonora dell’omonimo droga-movie…
The Nyle Song, Cymbaline, Green is The Colour: ce n’è già abbastanza per un posto nella storia del rochenrollo.

“Atom Heart Mother” (1970) - 9.5
“Meddle” (1971) – 10

Qui si può giusto sindacare sui mezzi voti… probabilmente qualcuno alzerebbe la quotazione di Atom Heart Mother: nulla in contrario, anzi…

“Obscured by Clouds” (1972) – 10
Colonna sonora del film La Vallèe bla bla bla.
Una gemma: registrato in fretta e furia, ci sono la materia prima grezza di Dark Side e la pappa che svezzerà gli Air et similia.
Da avere.

“The Dark Side of the Moon” (1973) – 10
Wish You Were Here (1975) – 10

Anche qui c’è appena lo spazio per una sterile assemblea condominiale sull’eccellenza dei voti.
Spiacente: dichiaro chiusa l’assemblea.

Animals (1977) – 110
L’album che cresce sulle palme della proverbiale Isola Deserta.
Sì, anche della vostra!

The Wall (1979) – 10
Lasciatemi pure dietro al Mio Muro, così non vi sento blaterare.

The Final Cut (1981) – 10
Materiale di The Wall escluso dal progetto originario… per questioni di spazio, mica di qualità: infatti The Final Cut è un altro eccezionale Kolossal rock antimilitarista in epoca Falkland.
Poco importa se la band è già disgregata.
Ispirato Canto del cigno.
Meglio di The Wall?
Nel dubbio, un 10 a entrambi.

Albums senza Waters:
“A momentary Lapse of Reason” (1987) – 6 (10 lordo)
Disco nel complesso lontano dai tempi migliori (ovvero qualsiasi epoca floydiana), ma con Dogs of War, Sorrow e On The Turning Away (più che il singolo Learning to Fly) ‘sorvola’ l’insufficienza.

“The Division Bell” (1994) – 7 (10 lordo)
Non l’avevo mai considerato e invece: non è male pure questo, toh!
Le canzoni sono buone, il marchio di fabbrica Shines On Again: delay thewalliani, suoni sintetici da Wish You Where Here, vocoder animaleschi, toni gospel da Dark Side… una summa del suono Pink…
Per amatori, però good.

martedì, novembre 05, 2013

La musica sotto il fascismo



Una veloce disamina su come (e chi) si faceva musica durante il ventennio fascista, attraverso alcuni dati e aneddoti.

Finita la prima Guerra Mondiale incomincia anche in Italia la diffusione di dischi e della radio, che introducono per la prima volta anche musica straniera, in particolar modo il jazz (che filtra anche attraverso il cinema sempre più presente sul territorio).
Il fascismo nazionalista anche in ambito culturale e musicale, incomincia ad ostacolare il più possibile la diffusione delle mode e dei cantanti stranieri, partendo dalla radio, dove le canzoni straniere venivano trasmesse solo se tradotte in italiano e interpretate da un cantante italiano.

Basti pensare che nel 1924 una circolare del Partito nazionale fascista ordinava di presentare tutte le canzoni straniere con parole tradotte.
Il cognac diventava “arzente”, il pullover “farsetto”, il nome di Louis Armstrong venne tradotto in quello di Luigi Braccioforte, quello di Benny Goodman in quello di Beniamino Buonomo…».
Il fascismo incoraggiava la diffusione di canzoni in chiave tradizionale, allegre e spensierate, e che davano l’immagine di un’Italia in cui tutto andava bene e la gente non aveva problemi.

Alla fine degli anni Trenta, alla vigilia della seconda guerra mondiale, incominciarono però a diffondersi anche in Italia le Orchestre Ritmiche (Gorni Kramer, Pippo Barzizza con la Blu Star e l’Orchestra Cetra che si contrapponeva a quella più integrata e tradizionale di Cinico Angelini, Rabagliati, il Trio Lescano, Semprini) che proponevano versioni italiane di grandi successi stranieri (il “gez italiano”).
Un’epopea pionieristica che viaggia pericolosamente sul filo tra legalità e controlli ferrei.
Basti pensare a Natalino Otto costretto a cambiare i titoli di "Saint Louis Blues" tradotto letteralmente in "Le tristezze di San Luigi" o "Mister Paganini" che diventò "Maestro Paganini".
L'EIAR, non passava i suoi pezzi, definiti "barbara antimusica negra".

L’E.I.A.R. (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) che dipendeva direttamente dal Ministero per la Cultura Popolare, trasmetteva invece prevalentemente canzoni a sfondo patriottico e che inneggiavano all’eroismo, i compositori italiani, sotto strettissimo controllo dal regime, si adeguavano a comporre canzoni ad hoc.
In Italia, alla vigilia della guerra, i possessori di apparecchi radiofonici erano circa 1.200.000, mentre in Germania addirittura 12.000.000.
La distribuzione delle trasmissioni era più o meno divisa in:
50% musica: concerti, musica operistica e da camera, musica da ballo o religiosa
20% interesse politico: notiziari, trasmissioni a fini di propaganda
10% programmi per bambini e pubblicità
10% bollettini metereologici  

Arriva la guerra e si stringono ancora di più i cordoni.
Diventa basilare distrarre la gente dalle avversità e sostenere i soldati al fronte 
Nascono le canzoni dell’allegria: - Pepè e Papoos (Restelli, 1942), che significa scarpini e scarponi, in dialetto lombardo. - Tuli-tulipan, cantata dal Trio Lescano - Op! Op! Trotta cavallino, (G. Kramer, E. Frati, 1941) - Il Visconte di Castelfombrone, (1941) del Quartetto Cetra.

lunedì, novembre 04, 2013

La radio oggi



Da un’intervista per Rockit.it a Faso di Elio e le Storie Tese una considerazione sul ruolo della RADIO ai nostri giorni che, con le dovute, rare, eccezioni (volonterosi piccoli spazi in altrettanto volonterose radio locali, qualche trasmissione alla Rai, poco altro), riesce pochissime volte ad essere strumento di divulgazione musicale, se non all’interno di parametri “commerciali”.

La radio, secondo me, da tempo ha tradito la sua funzione primaria. Io ricordo che da ragazzino ascoltavo Free Radio, e un giorno, mentre stavo giocando con un mio amico – avrò avuto dieci anni – il dj ha detto: “Ragazzi, oggi ho comprato il nuovo disco dei Pink Floyd, “Wish You Were Here”.
Siccome è un po’ difficile scegliere un brano ve lo faccio sentire tutto".
Adesso tu dimmi se è una cosa che una radio di adesso potrebbe fare.
Per i tempi radiofonici, per cui le canzoni devono essere di tre minuti e mezzo?
Ma la musica è arte, non è tre minuti e mezzo.
Hai mai sentito di un film che non esce perché invece di essere 90 minuti è 110? Ma stiamo scherzando?

sabato, novembre 02, 2013

Andy Warhol a Milano



160 opere di ANDY WARHOL dalla collezione di Peter Brant, uno dei più importanti collezionisti di arte contemporanea del mondo e anche grande amico dell’artista, esposte a Milano a Palazzo Reale (a fianco del Duomo per chi non è pratico).
Chi può non perda l’occasione.

Da "Blue Shot Marilyn" del 1964, (con una piccola macchia bianca, segno di un colpo di pistola sparato da tale Dorothy Podber, che aveva chiesto a Warhol di colpire il quadro, permesso accordato) a una serie di "Flowers", una teca con un cumulo di scatoloni, rifatti in legno, di prodotti da supermercato (Brillo, Campbell, Kellog’s, Del Monte), una cassetta di Coca Cola, i famosi ritratti di Mao e Liz Taylor, un centinaio di polaroid che ritraggono varie celebrità dell’arte, dello spettacolo e anche della politica della New York, fotografate da Warhol nel suo studio o altrove dal 1972 al 1980.
Da Truman Capote a Lichtenstein, Saint-Laurent, Nureyev, Dennis Hopper, Liza Mannelli, Pelé, Jimmy Carter,Ted Kennedy, mick Jagger, Stallone.

Suggestiva l’entrata sulle note di “Velvet Underground and Nico” con immagini e filmati d’epoca e la prima stanza con le prime opere da illustratore, tra bozze, disegni di scarpe dalle influenze Klimtiane (…) e una raffinatezza e un gusto già unici.

DA NON PERDERE.

"Quel che c'è di veramente grande in questo paese è che l'America ha dato il via al costume per cui il consumatore più ricco compra essenzialmente le stesse cose del più povero.
Mentre guardi alla televisione la pubblicità della Coca-Cola, sai che anche il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e anche tu puoi berla.
Una Coca è una Coca, e nessuna somma di denaro può procurarti una Coca migliore di quella che beve il barbone all'angolo della strada.
Tutte le Coche sono uguali e tutte le Coche sono buone.
Liz Taylor lo sa, lo sa il Presidente, lo sa il barbone e lo sai anche tu."
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