Si avvicina ad ampie falcate la fine dell'anno con una bella gerla di ottime cose:
Paul McCartney, Rolling Stones, Kneecapp, Aja Monet, Black Crowes, Jack White, Fantastic Negrito, Paul Weller, Little Barrie, Brian Jackson, Womack Sisters, Anthony Joseph, Erikah Badu, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller, The Darts, Thee Marloes, The Strokes, Cramps, Robyn Hitchcock, Neil Jones / Nick Corbin, The Specials, Johnny Marr, Teenage Fanclub.
In Italia:
Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Bloody Riot, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce, Osaka Flu, Africa Unite, Polemica, Marlon Bianco and the Clones, Paolo Fioretti & the Hot Combo, Radio Days, Temponauts, Yuppie Flu, Flame Parade, Hibaby Jumoku, Calibro 35.
PAUL WELLER - In the Shadow of the Sun
Arriva a sorpresa, solo in digitale al momento, un live di PAUL WELLER.
Ultimamente non sono stato troppo tenero con la sua bulimica serie di uscite (4 album in studio, 3 live, qualche ep, una raccolta, oltre a questo, dal 2019 ad oggi).
I pregiudizi iniziali sono crollati di fronte a questi 31 brani tratti dal recente tour estivo britannico “all real, all true”, senza ritocchi in studio.
Weller in super forma, sound immediato, crudo, con una formidabile band, sezione fiati che spinge, brani che talvolta prendono la strada della jam session sul palco.
Insolitamente c'è spazio per ben OTTO BRANI dei JAM (inclusa la cover di "Move On Up") con una "Precious" veloce e rabbiosa, super funk, due belle versioni di "Strange Town" - più lenta ha ancora più fascino - e "Man in the Corner Shop", una travolgente e nervosa "That's Entertainment". Sempre emozionante "English Rose", chitarra e voce.
Spacca tutto "Eton Rifles", potenza spaventosa e finale in feedback alla Who dei bei tempi. "Town Called Malice", una delle più belle canzoni di sempre, chiude il concerto.
Degli Style Council poco: 4 brani.
Non molto convincente "My Ever Changing Moods", lenta e poco motivata, bene "Have You Evet Had It Blue" (sottovalutata ma una delle migliori song di Weller di sempre), fantastica "Shout To The Top", ottima "Long Hot Summer".
In mezzo un'ampia scelta dalla sua lunga carriera solista.
"Stanley Road" e "Broken Stones" ma anche "Out Of Sinking" su tutto.
"You Do Something To Me" è stupenda, in versione cruda, immediata, rock (cinque brani da "Stanley Road").
Poco da dire, disco di altissimo livello, indispensabile per ogni Wellerista.
Un live SPETTACOLARE!
JOHNNY MARR - The Age Of Everything
La fulgida carriera di Johnny Marr trova la sublimazione del quinto album solista, forse il più ispirato e maturo del suo cammino solista.
Il fantasma degli Smiths è da tempo immemorabile lasciato alle spalle, anche se musicalmente non di rado rispunta da quegli stupendi arpeggi chitarristici che lo hanno sempre caratterizzato (Fire With Fire o It's Time).
I dieci nuovi brani autografi non hanno mai cedimenti, viaggiano costantemente a livelli altissimi (forse l'unico momento meno convicente è il semi funk di Ophelia), sono costruiti armonicamente alla perfezione (la melodia orientaleggiante di Beyond The Rain o l'irresistibile How Come).
Si chiude con l'ipnotica All In A Life.
Album superbo!
TEENAGE FANCLUB - Do Not Dare To Dream
Norman Blake e soci tornano dopo il riuscito "Nothing Lasts Forever", tcon la loro classica miscela di pop, rock, Byrds, Simon & Garfunkel, Beatles, Bob Dylan, folk psichedelico, indie rock innaffiato da brumose, umide e piovose serate britanniche. Ancora una volta un album di altissimo livello, denso, intenso, ricchissimo di spunti, stimoli, suoni e colori.
THE BEATLES - Rubber Soul Super Deluxe
Anche il PRIMO GRANDE ALBUM dei BEATLES non sfugge alla revisione/remix/deluxe come è ovvio che fosse.
Come sempre, dopo le "Anthology", risulta un'operazione gradita ai super fan ma ormai sostanzialmente inutile e stucchevole, figlia della compulsiva volontà delle case discografiche di raschiare non solo il fondo del barile ma il barile stesso e i suoi pezzi.
Le varie take mai ascoltate non aggiungono, ovviamente, granché.
Sono registrazioni interrotte, parti strumentali, tentativi e scarti vari.
Trattandosi dei BEATLES rimangono comunque merce preziosa per chi la sa apprezzare.
A me piace molto la take 3 di "Norvegian Wood", senza sitar è ancora più affascinante.
Il resto è per iper completisti, incluso l'inedito (trascurabile) di John, "Little Girl".
Come spesso accade si capisce solo ascoltandoli il perché certi brani non sono mai stati utilizzati.
Nemmeno mi soffermo sull'aberrante usanza di remixare i brani, chiunque sia il tecnico del suono o che "ora si sente meglio la chitarra di George".
Le annotazioni principali sono relative alla precisione di Ringo, al lavoro con il basso di Paul, già strumentista eccelso e geniale e quanto fossero affascinanti le melodie vocali (vedi "Nowhere Man").
Passata una settimana nessuno lo riascolterà più, come sempre.
Martin Freeman and Eddie Piller Present On The Corner
La premiata ditta Martin Freeman e Eddie Piller tornano a selezionare musica sopraffina per palati modernisti.
I 23 brani sono uno più bello dell'altro, rari, oscuri, spaziando dal soul, al funk, al jazz, da Julie Driscoll e Brian Auger all'immortale "7 Heurs du matin" di Jacqueline Taieb a "Big Time Operator" della Zoot Money Big Roll Band (uno dei migliori brani dei 60's in assoluto), allo spiritual funk di Doug Carn e ancora Ike Turner, Buddy Rich, Max Roach, Mandrill, perfino Santana.
Un lavoro certosino e, come sempre, di estremo buon gusto.
THE CRYSTAL TEARDROP - Love You More
La band inglese ci sa fare con i Sixties, tra garage beat, psichedelia 1967, freakbeat, splendidi riff di chitarre e perfetta voce di Alexandra Rose a corredo del tutto.
Il secondo album è profondamente radicato in quei suoni, quell'estetica, quel mood, quegli anni, nessuno sguardo all'oggi.
Forse va bene proprio per questo.
THE SEWERGROOVES - The Acoin Session
Gli svedesi SEWERGROOVES tornano dopo 30 anni di silenzio con un poderoso album di rock 'n' roll duro e puro, influenze 60's sparse (molto Flamin Groovies), un pizzico di glam.
Album davvero super energico, semplice, diretto, urgente.
MICHAEL KIWANUKA - Fudge
Rimasto in sospeso per molto tempo, a causa dei suoi problemi di salute, il nuovo album di MICHAEL KIWANUKA (dalla copertina orribile, come sempre più spesso accade...), si affida a un'auto produzione essenziale e minimale.
Tanta classe, eleganza, maturità, rarefazione di suoni ed elementi.
Sussurri soul (Bill Whiters, Ben Harper e Stevie Wonder 70, come spesso è accaduto), occasionali groove funk, tenui ballate, orchestrazioni essenziali.
Niente male, un album destinato a crescere negli ascolti.
Ben tornato.
FONTAINES D.C. - Dopamine Chamber
Come sempre accade, quando una band già iconica svolta artisticamente altrove, diventa immediatamente divisiva tra chi accetta di buon grado il nuovo percorso e chi urla al tradimento.
Sta succedendo per i FONTAINES D.C. che nel nuovo album guardano altrove, affidandosi a canzoni più avvolgenti, vellutate, inclini ad atmosfere vagamente new wave, lasciando i furori post punk degli esordi altrove.
Poco male, direi.
L'album è di buona qualità, riesce a sorprendere positivamente, è forse troppo adagiato su ritmiche e melodie catatonico/ipnotiche ma personalmente lo trovo interessante e sicuramente oltre la sufficienza.
US3 - Snap, Crackle & Bop
Torna dopo 13 anni di silenzio Geoff Wilkinson, alias US3, con un nuovo album dal titolo irresistibile.
Da "Cantaloop (Flip Fantasia)" in cui, nel 1992, per la Blue Note, campionava "Cantaloupe Island" di Herbie Hancock, non è cambiato molto: jazz, hip hop, elettronica e, in questo caso, MC Akil Dasan alla voce.
Sarà ripetitivo e già sentito ma rimane uno dei suoni più distintivi e immediatamente riconoscibili in circolazione.
Non è poco.
THE HORNETS - Lonely At The Bottom
Il nuovo album della band londinese è un energico condensato di rhythm and blues, primi Stones, Who, Pretty Things e qualche accordo e melodia che sarebbero stati bene nei Beatles pre 65.
I ritmi sono sempre elevati, chitarre secche e graffianti, canzoni di prima qualità, bella band!
HEAVENLY BODS - Green Hills
Dalla Cornovaglia una buona band che mischia asperità garage, freakbeat e tanta psichedelia di gusto Brit 67/68.
Non firmano un capolavoro ma un album di livello dignitoso che gli appassionati del genere non mancheranno di apprezzare.
FABIENNE DELSOL - Indigo Red
Presumo siano in pochi a ricordare i BRISTOLS, garage band inglese con Liam Watson (Toe Rag Studios) e Bruce Brand (Milkshakes/Headcoats), a cui si affiancava Fabienne DelSol.
La cantante francese firma il quinto album solista a base di sonorità french beat, garage, psichedeliche, in un mix molto gradevole e coinvolgente, soprattutto ben fatto.
ADEBOWALE & THE PIONEERS - Kilofese
Poderoso afro funk, percussivo, con una sezione fiati paurosa e una ritmica travolgente. Da uno che ha suonato con gli Egypt 80 di Fela Kuti non potevamo aspettarci diversamente. Notevole.
HIBAKU JUMOKU - s/t
Il trio vicentino confeziona un album di altissimo livello, guardando, con competenza e padronanza della materia, alla scena del nu british jazz da cui attinge a piene mani, passando da Ezra Collective a Tenderlonious, assimilando influenze afro, funk, sperimentazione, ambient, elettronica, in un mix originale e coinvolgente ad ogni brano. Soprattutto perché non si tratta di citazionismo ma di ispirazione poi sviluppata in maniera personale e creativa. Notevoli.
CALIBRO 35 – Ellroy VS. L.A.
I Calibro 35 tornano alle radici del loro percorso, con una colonna sonora per il documentario “Ellroy VS L.A.” di Francesco Zippel, assecondandone il taglio noir. Ricominciano da dove erano partiti, mischiando, in chiave strumentale, blaxploitation, funk, jazz, rock, suggestioni care ai primi album di prog, come sempre suonato con quel groove e quell’attitudine vintage genuina che rendono il loro sound, come consuetudine, originale e personale. Ormai sono venti anni che li troviamo sulla scena, sempre versatili ed eclettici, con una dozzina di album alle spalle e in perfetta forma. Il nuovo album si aggiunge, con classe e raffinatezza, a un percorso geniale e di pura eccellenza.
ENRICO GABRIELLI – La Milleundecima Notte
Dopo anni di lavoro vede la luce l’opera in un solo atto firmata da Enrico Gabrielli, corredata dal libretto di Sergio Giusti, ispirata al racconto omonimo di Michael Ende, metafora della frizione tra fede, ragione e le manovre della geopolitica. A dare una mano al polistrumentista (dalla lunga e variegata carriera tra Calibro 35, Afterhours, Winstons, mariposa e decine di altri), Vincenzo Vasi, Lorenzo Esposito Fornasari, Francesca Biliotti. L’opera si muove tra avanguardia, sperimentazione, classicismi, lirica, vocalizzi di stampo Demetrio Stratos, teatro musicale. Un lavoro ardito, interessante, originale.
MAREK DE VANN - Stereotyping (feat. Paolo Apollo Negri)
Primo album per Marek De Vann (al secolo Marco Sarracino) con nove brani autografi e una cover, il tutto in chiave strumentale, con l'aiuto delle tastiere (dall'Hammond al piano, al Fender Rhodes, Clavinet e altro) di Paolo Apollo Negri. Siamo nel già più volte sperimentato ambito del sound debitore alle colonne sonore poliziesche degli anni Settanta e affini. Ma in questo caso il classico jazz funk a tinte lounge non risente di toni nostalgici o risaputi ma è fresco, urgente, pieno di groove ed energia, Ricorda spesso la felice esperienza dei Corduroy, tra i primi gruppi della scena Acid Jazz. Il tutto ben suonato, con classe ed eleganza. Più che ottimo.
LARRY MANTECA – Erotica 70
Tra ristampe degli originali e nuovi progetti che hanno ripreso (chi accademicamente, chi rielaborandone le basi) il classico sound delle colonne sonore anni Sessanta/Settanta, quel mondo continua ad esercitare un fascino irresistibile sugli ascoltatori. Soprattutto, come in questo caso, se la scrittura è così raffinata, elegante e gustosa. Gli undici brani si muovono nell’immaginario sopracitato, tra jazz, funk, lounge, con classe e perfetta capacità di fare rivivere quelle atmosfere.
EVA BRAUN - Eva Braun Remastered 2026
Attivi a cavallo tra i Settanta e gli albori degli anni Ottanta, gli Eva Braun da Verona furono tra i primi interpreti nella Penisola della new wave, figlia di quel punk che aveva da poco fatto capolino anche in Italia.
I nastri registrati ai tempi per un album mai uscito, vengono rimasterizzati e ripuliti, dopo una prima pubblicazione, una dozzina di anni fa, nel CD Pulchritudo, Amor, Voluptas.
Il sound è crudo, grezzo, scarno, con i Joy Division in testa, I Velevet Underground nell'ombra e le asperità sonore conseguenza della giovane età, inesperienza, urgenza. Un documento interessante e basilare per comprendere quegli anni.
CHRIS HORSES & The SLOW SMOKE – Nowhere Bound
Il progetto del cantante e chitarrista veneto Cristian Secco, in arte Chris Horses, è cresciuto progressivamente nel tempo, tra concerti e un ottimo esordio discografico, a cui segue ora questo eccellente nuovo capitolo. Nove brani che scavano nella tradizione Southern Rock americana, da Lynyrd Skynyrd a Black Crowes (e un sottile aggancio vocale ai dimenticati ma sempre favolosi Bachman Turner Overdrive), con una buona dose di influenze country blues e qualche, sempre gradito, rimando agli Stones dei ’70. Accompagnato da una solida e competente band, si muove a suo agio in un contesto artistico in cui non è facile trovare originalità e personalità. Aspetto che la band supera agevolmente, trovando sempre spunti compositivi freschi e gustosi. Eccellente disco.
FLAVIO FERRI – Pupazzi di corsa alla fine del mondo
Music producer, composer, sound engineer, fondatore dei Delta V, con cui ha pubblicato 7 album. Da solista si è dedicato prevalentemente alla musica strumentale, con l’eccezione di “Testimone di passaggio”del 2020. Torna ora con un nuovo progetto, sempre strumentale, insieme al batterista dei Pop For Zombie, Roberto Zaffaroni. Volevo parlare dell’inutilitá di vivere come pupazzi nel mondo, pupazzi schiavi di un sistema economico folle e distruttivo. Gli otto brani passano da atmosfere ambient a elettronica “spinta”, da tribalismi al noise. Un lavoro complesso e articolato, che ben riflette il concept dell’album e mette in perfetto risalto la creatività di Ferri, ricca di spunti, riferimenti, suggestioni. Molto interessante.
ATOMIC FRUIT - Serpentine
La band di stanza a Berlino, composta da Martin Lundfall (svedese, multistrumentista e cantante) Raphaël Giraldi (francese, chitarra e basso) e Federico Lenzi (italiano, batteria), firma un terzo convincente album. Le atmosfere si muovono in un'ampia area sonora, in cui sapori oscuri si mischiano a un approccio psichedelico, tocchi di elettronica, sperimentazione, asperità chitarristiche che lasciano spazio ad aperture melodiche quasi dream pop. Un album di grande spessore compositivo, originale, più che interessante.
LUDOVICO ELLENA & GANESH BLUES BAND - Atlantis
Nella sua ennesima incarnazione (ricordiamo Effervescent Elephants, The Mirrors tra le tante), Ludovico Ellena prosegue il suo lungo cammino attraverso tutte le sfaccettature della musica psichedelica, declinata in varie forme. Nell'ultimo mini Lp di sette brani per venti minuti di musica, si affida a un sound prevalentemente acustico (con l'eccezione del roccioso finale Nord 2 che ci riporta al Paisley Underground dei Dream Syndicate) che guarda a blues, psych folk e affini, dei tardi Sessanta. Come sempre, più che interessante.
LIBRI
Elisa De Munari - Wild Women Don't Have The Blues
Elisa De Munari (alias Elli De Mon, nota blues woman, attiva da lungo nella scena italiana) è anche una validissima scrittrice e ricercatrice in ambito blues e dintorni.
Ce lo conferma in questo nuovo lavoro in cui raccoglie una serie di brani di altrettante Blues Women come pretesto per approfondire storia, argomenti, musica, filosofia, società, con certosina perizia, dati, date. Sono donne che hanno scelto di non uniformarsi, di non assecondare alcuna aspettativa, di non conformarsi a nessun cliché, di non adattarsi al percorso che altri avevano tracciato per loro.
Donne risolute che non hanno esitato a dire la verità anche a costo di rimanere isolate.
In sottofondo emergono note autobiografiche, che camminano in parallelo a queste storie, di musiciste alle prese (allora come oggi, seppure in modalità radicalmente diverse) con problematiche di parità di genere, logistiche, di credibilità e rispetto.
Attraverso i testi delle canzoni scelte si approfondiscono tematiche specifiche (razzismo, femminismo, collocazione sociale e politica, "l'erotico come arma di liberazione"), si analizza il ruolo del blues nella storia della musica, della società e della storia americana, "un lungo tentativo di negare l'umanità dei corpi neri attraverso sistemi sempre più sofisticati di controllo".
Blues costantemente collocato in una "visione romanticizzata del detenuto nero come depositario di una "purezza africana" musicale, inmcontaminata dalla modernità" (la visione del pur più che meritevole ricercatore Alan Lomax), cristalizzando l'idea che "il vero blues fosse quello più grezzo e primitivo, relegando in secondo piano le sofisticate innovazioni musicali degli artisti afroamericani urbani."
Un saggio interessantissimo, ricco di considerazioni e analisi originali perfettamente mirate.
Consigliatissimo.
Alex Loggia - Tina / Intervista ad Alex Loggia
Secondo capitolo di una trilogia, iniziata con "Leo e Zoe" (https://tonyface.blogspot.com/2025/05/alex-loggia-leo-e-zoe-storia-di-un.html) che esplora, sapientemente, le pieghe delle modifiche caratteriali adolescenziali, alla costante ricerca di un senso di identità e di appartenenza, che Tina trova nella scena mod, in cui si saprà ritagliare un profilo sempre più saliente e di primo piano.
Lo farà attraverso un viaggio interiore e uno fisico, in Lambretta, verso Londra.
In mezzo mille riferimenti reali alla scena mod italiana e torinese, in particolare, degli anni Novanta.
La cosa che cercava quando aveva dieci anni non era una musica, né un vestito, né uno scooter.
Era quella precisa sensazione di stare dentro le cose insieme ad altri.
E quella sensazione non aveva passaporto.
Parlava tutte le lingue.
Il libro è un notevole passo avanti, rispetto all'esordio, di Alex Loggia (compositore, musicista, produttore, ex chitarrista degli Statuto) in qualità di scrittore.
La narrazione è più pulita, diretta, poetica, con tratti filosofici che colgono al meglio la personalità della protagonista.
Emozionante la prefazione di Lele Catale.
Il finale a sorpresa rende il libro ancora più interessante e piacevole.
Carlo Casale - Una vita dal vivo
Fa impressione pensare che Carlo Casale, prime mover della scena punk/new wave italiana, racconti i suoi "primi" cinquanta anni di attività nella scena musicale.
Dal punk degli Outkids del 1977, alla prestigiosa avventura con i Frigidaire Tango (il loro "The Cock" è una pietra miliare) fino al rock 'n' roll dei Vindicators.
A cui si sono aggiunte altre esperienze in ambiti sonori sempre diversi, sperimentali, elettronici, nel costante impulso di guardare avanti e cercare il nuovo.
Attitudine che ha permeato anche la parallela attività professionale di gestore di locali (il mitico "Shindy" di Bassano del Grappa, tra i tanti) e organizzatore di concerti.
Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi, gustosi, divertenti, illuminanti su cosa significa (passando attraverso epoche diversissime) muoversi in un certo ambito, difficilissimo in Italia.
In mezzo il suo sguardo competente e autorevole su un mondo che cambiava e continua a farlo, fino alla classica scoperta del nuovo, attraverso gli ascolti dei figli.
Il libro è corredato da una folta raccolta di foto, locandine, poster, biglietti di concerti (migliaia quelli a cui ha assistito) e da un CD inedito di Charlie Out Cazale.
Curato da Luca Frazzi, è un ulteriore tassello cognositivo di un passato che ha dato tanto alla musica e cultura italiana ma non è mai stato valorizzato a sufficienza.
Domenico Paris - La spalla sinistra di Malcolm Young
E' davvero divertente il romanzo del giornalista/scrittore abruzzese che ci porta a fianco della band slease hard punk rock dei Beautiful Loserz, direttamente dalla provincia più profonda, che arriva improvvisamente alle soglie del successo con un imprevisto album di debutto, dopo aver abbandonato ogni speranza di notorietà.
Ne consegue un lungo tour italiano, costellato di imprevisti, sesso, droga, alcol e rock 'n' roll, aneddotiche varie, perfettamente e molto realisticamente riferibili a qualunque band che ha calcato i palchi per un po' di tempo.
Il tutto con abbondanza di dialoghi goliardici, dettagli di ogni concerto e relativa nottata successiva, illusioni, delusioni, psico drammi, estasi totale.
I rigori della vita reale ricondurranno il tutto a una prevista e temuta "normalità", lasciando però il gusto inafferrabile di un'esperienza che andava vissuta ad ogni costo.
Scrittura frizzante, esperienze attendibili, lettura godibilissma.
Danny H. Cortese - Diventare Freddie Mercury. Farrokh Bulsara e l'invenzione di una maschera
Specifica l'autore nelle prime righe:
Il presente saggio rifugge la dimensione strettamente biografica o la critica musicologica di stampo accademico per configurarsi, piuttosto, come un'indagine fenomenologica sulla costruzione dell'identità artistica...quella che condotto Farrokh Bulsara a edificare Freddie Mercury come maschera scenica consapevole, strumento per perseguire obiettivi estetici precisi e ambiziosi.
Personalmente ho sempre avuto scarsa dimestichezza con il mondo dei Queen e la loro musica ma la lettura di questo saggio esula dall'aspetto specifico dando spazio alle varie trasformazioni di Mercury, in funzione della realtà circostante, sempre attentamente programmate e affini alla teatralità insita in tutta la storia artistica della band.
Seguendo la sua curiosità nel voler sperimentare la creatività che lo ha sempre caratterizzato.
Le 120 pagine ci portano in un percorso tra musica, filosofia, vita reale, teoria teatrale.
Indipendentemente dal soggetto, uno scritto molto interessante ed educativo.
Stefano Marullo - Ramones
In occasione del secondo compleanno di arghía(www.arghia.it) – rivista stanca di cultura - viene pubblicato, in tiratura limitatissima di 50 copie, un libretto (in senso letterale: 9x15cm di grandezza) dedicato ai RAMONES (scaricabile gratuitamente dal sito).
Nelle 23 pagine non ci sono particolari novità o rivelazioni rispetto a quanto già ben conosciamo sulla band, se non la sottolineatura di quanto sia stata "la più grande e più sfortunata punk band della storia".
Effettivamente, rispetto al culto generato intorno al gruppo, le soddisfazioni economico/commerciale non sono mai state abbondante, spesso frutto di scelte errate.
Una pubblicazione che i collezionisti e fan della band non potranno ignorare.
Luca Lezziero - I due sogni
Vincitore della sesta edizione del Premio letterario "Guido Rossa" (istituito da Spi Cgil e LiberEtà) "I due sogni" è un racconto di Luca Lezziero, perfetta fotografia di un'epoca passata (ma che si ripropone con altri codici e modalità, forse ancora più che in passato, anche ai nostri giorni), in cui il concetto di classe sociale andava a determinare scelte di vita ben precise (mischiare differenti "ceti sociali" non era indicato né auspicato).
Le dinamiche operaie e borghesi degli anni Settanta, mettono la protagonista Gigliola di fronte alla necessità di scegliere tra due opzioni, l'amore sincero e diretto per il lavoratore del sud e un futuro economicamente e socialmente agevole con un ricco rampollo del nord (in un'epoca in cui il divario geografico era forte e sentito).
La scelta finale sarà dolorosa.
Scritto bene, scorrevole, intrigante.
Premio più che meritato.
VISTO
Tecno Zaclén - The Art of Drilling Core. Rimini Teatro degli Atti 17 ottobre 2026
The Art of Drilling Core è uno spettacolo musicale/teatrale a cura di Tecno Zaclén (Pierangelo Caforio: elettronica / Mickey and the Mouses), Giovanni Tommaso Garattoni: designer e inventore della club-culture come Slego e Aleph e Roberto Russo: sperimentatore ed ex Boohoos) andato in scena al Teatro degli Atti, nell'accogliente e affascinante centro di Rimini (da cui mancavo da tempo e che ho trovato davvero stupenda, dove vivrei volentieri), all'interno della rassegna Percuotere la Mente, la sezione contemporanea della Sagra Musicale Malatestiana.
A dare una mano Rita ’Lilith’ Oberti (Not Moving), la fisarmonica di Giordano Giannarelli, le chitarre di Alfredo Ferrucci (Mickey and the Mouses) e Paolo ’Pedro’ Pedretti, la poesia di Paolo Nessuno e l’impatto visivo curato da Carmine ’Deep’ Stellaccio.
Una performance che fotografa l'incontro ibrido tra tecno(logia) spinta e tradizione folk romagnola, poesia, ballo liscio, elettronica (con citazione visiva ai Kraftwerk).
Spettacolo breve, immediato, urgente, dall'approccio e attitudine punk, originale, unico, teatro pieno, applausi e apprezzamento unanime.
Attendiamo tante repliche.
COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".
APPUNTAMENTI
Presentazione libro "Keith Moon, batterista"
Venerdì 19 novembre: Torino "Blah Blah" ore 19.30
NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour
Sabato 7 novembre: Jesi (Ancona) “Spazio Comune Autogestito TNT”
Sabato 5 dicembre: Colle di Val d’Elsa (Siena) "Bottega Roots"
Sabato 12 dicembre: Como “Joshua”
Sabato 19 dicembre: Chiari (Brescia) “Circolo ADMR”
venerdì, ottobre 30, 2026
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