lunedì, gennaio 23, 2023
Jeff Beck
L’inevitabile e fisiologica senescenza del rock rende ogni anno sempre più intasato di necrologi dei principali protagonisti di un’era che, andando avanti, ci rendiamo sempre più conto essere irripetibile.
Per quanto ci si possa sforzare è evidente che la musica rock ha dato il suo meglio in quei poco più di vent’anni che vanno dalla metà degli anni Sessanta ai primi Novanta.
Indubbiamente il meglio è accaduto in quel periodo, il “dramma” è che dopo, pur essendo usciti dischi ed artisti eccellenti, è difficile trovarne in grado di rivaleggiare alla pari con chi li ha preceduti.
Lentamente ma progressivamente contiamo i “caduti” di quelle gloriose epoche.
E’ ovvio, trattandosi di persone che sono ormai prossime agli ottanta e che, non di rado, non hanno trascorso una vita sempre all’insegna del salutismo. Purtroppo ci abbandonano anche artisti meno attempati ma è un fattore, si perdoni il cinismo, meramente statistico, in considerazione delle migliaia di musicisti nel frattempo diventati parte della scena pop rock. I social sono la cartina al tornasole di questa triste contabilità.
Che annota ora anche un nome poco conosciuto a livello popolare ma che gli appassionati non hanno difficoltà a considerare unanimemente come tra i migliori chitarristi rock di sempre, in grado di insidiare la poltrona dell’irraggiungibile Jimi Hendrix.
Eppure Jeff Beck ha sempre fatto di tutto per rimanere in secondo piano, lasciando parlare il suo strumento, la sua arte, creatività, gusto, stile. L’artista londinese ha suonato con i più grandi, lasciando un’impronta ovunque, inciso album di grande pregio ma che non troverete mai tra quelli seminali della storia del rock. Stile unico, genialità, costante voglia di sperimentare e sfidarsi.
Poteva essere uno dei Rolling Stones ma la trattativa non andò in porto quando morì Brian Jones e rifiutò nel 1976 dopo la dipartita di Mick Taylor lasciando il posto all’amico di lunga data Ron Wood.
“Sarei diventato ricco, ma non felice. In quegli anni, gli Stones vivevano a Rotterdam per motivi di tasse. Sono andato lì per tre giorni, sovraincidendo alcuni brani da solo. Gli Stones non c’erano. In studio ho visto centinaia di chitarre con i nomi di tutti i musicisti selezionati. Il giorno della partenza il pianista Ian Stewart mi ha detto che io ero il prescelto, ma ho rifiutato perché non ero molto affascinato dalla loro musica e avevo già prenotato gli studi per registrare Blow By Blow con George Martin”.
Poteva essere uno dei Pink Floyd ma anche in questo caso le cose andarono diversamente dal previsto. Quando Syd Barrett lasciò la band pensarono subito a Jeff ma pare che nessuno abbia osato chiamarlo perché ritenuto troppo bravo per loro.
In effetti come sottolinea David Gilmour che entrò poi nella band:
“Era bravissimo ma non credo sarebbe stato adatto per quella musica. Sarebbe dovuto scendere a certi compromessi e non credo che Jeff sia mai stato interessato a compromessi di alcun tipo”.
E la storia di Jeff Beck è proprio all’insegna del non volere mai adattarsi e a trovare compromessi artistici di sorta.
A partire dagli esordi, dopo la consueta trafila di piccoli gruppi blues e rhythm and blues nei primi anni Sessanta, con cui incide qualche disco e incomincia a fare esperienza sui palchi londinesi.
Nel 1965 Eric Clapton lascia gli Yardbirds che ritiene troppo commerciali per dedicarsi al blues più puro con John Mayall e, su consiglio di Jimmy Page, futuro Led Zeppelin, la band accetta l’arrivo del giovane e promettente Jeff.
Che si scatena sperimentando a tutto spiano, usando talvolta la chitarra come se fosse un sitar e lavorando su scale armoniche orientaleggianti, rendendo il classico beat rock del gruppo originale e personale. Lavora molto anche sulla distorsione e il feedback (il singolo “Shapes of things” può essere annoverato tra i precursori del suono hard rock, soprattutto nell’assolo finale che anticipa allo stesso tempo anche l’imminente ondata psichedelica).
Nel 1966 arrivano anche al Festival di Sanremo, a fianco di Lucio Dalla e Bobby Solo.
Con il primo eseguirono “Paff...Bum”, con il secondo “Questa volta” ma con scarsa fortuna, eliminati la prima serata.
Rimane storica la presentazione di Mike Bongiorno che li introdusse come “I gallinacci”.
Maggiore eco ebbe la partecipazione al film “Blow Up” di Michelangelo Antonioni in cui la band appare sul palco del mitico locale londinese “Marquee” e dove, emulando Pete Townshend degli Who, Jeff Beck distrugge la chitarra.
La vita degli Yardbirds diventa piuttosto turbolenta. Cambiano i musicisti, entra per breve tempo Jimmy Page al basso e alla chitarra ma la convivenza non sarà facile.
Jeff Beck abbandona a fine 1966 e forma un suo gruppo, il prodigioso Jeff Beck Group, con Rod Stewart alla voce e Ron Wood al basso, realizzando due album di eccellente rock blues come “Truth” (in cui è contenuto uno dei suoi brani iconici, “Beck’s Bolero” con Keith Moon degli Who e i futuri Led Zeppelin Jimmy Page e John Paul Jones) e “Beck Ola”.
Allo scioglimento di questa formazione Jeff Beck è unanimemente riconosciuto come uno dei migliori chitarristi rock in circolazione e tra quelli più all’avanguardia. Significativa la sua considerazione sui pur gloriosi anni Sessanta:
“Pensano tutti che sia stato un periodo meraviglioso ma per me è stato invece altamente frustrante perché le apparecchiature tecnologiche dei tempi non riuscivano a riprodurre quello che avevo nella mia testa”.
Viene fermato da un incidente stradale che lo tiene lontano per un po’ dal palco ma incomincia poi una lunga serie di collaborazioni, particolarità che caratterizzerà l’intera carriera.
Registra alcuni brani (rimasti inediti) negli studi della Motown Records con la band della prestigiosa etichetta, i Funk Brothers, riportandone un aneddoto gustoso:
“Che periodo! Dieci giorni di razzismo e abusi! A loro non piacevo io e Cozy (Powell, il batterista di Beck all'epoca) fino a quando non abbiamo iniziato a suonare. Mi dicevano “Ehi Whitey! (corrispettivo del dispregiativo “nigger” rivolto ai neri). Cosa vuoi qui?”. Ma dopo pochi giorni ci hanno rispettato”.
Gli anni Settanta lo colgono in varie vesti, tra un rock blues sempre più hard e ricco di sperimentazione e una svolta, quando incomincia a firmare gli album solo a suo nome, verso la fusion e il jazz rock tinto di funk e altre influenze.
“Blow by blow” e “Wired” sono due gioielli in tal senso, suonati divinamente. Al suo fianco si succedono eccellenze della musica come il bassista Stanley Clarke o il batterista Simon Philips rendendo i suoi concerti dei veri e propri eventi in cui la tecnica sopraffina diventa arte e magìa.
Dirada le uscite discografiche e incomincia a lavorare con musicisti sempre più prestigiosi, da Bon Jovi a Roger Waters, Kate Bush fino al nostro Zucchero in “Spirito divino”.
Si cimenta anche con l’elettronica con una serie di album a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila, uscendone vincitore con un approccio anomalo ma convincente, in cui rimane intatto il suo tocco blues.
Negli ultimi anni stringe amicizia con Johnny Depp, noto cultore di musica rock che sarà al capezzale negli ultimi momenti di vita del chitarrista e con cui realizza il recente dignitoso album “18”. Jeff Beck è sempre stata una persona particolare, taciturna, volutamente lontana dal successo.
“Se hai un enorme successo, dove andrai? Farai il peggior passo della tua vita e alla fine cadrai giù. Non avere grandi successi - e intendo successi giganti - rende molto più facile passare a un altro genere perché non stai privando qualcuno di qualcosa che gli piace. Io sono uno sperimentatore, ogni album che ho fatto è diverso dall’altro”.
E’ stata una delle prime star del rock a diventare vegetariano, già nel 1969, e un grande sostenitore di enti a favore dei diritti degli animali:
“Mi sono reso conto quanto fossi folle e stupido a mangiare carne perché non ha senso fare a pezzi gli animali. Non è necessario."
E’ stato anche un appassionato e collezionista di auto vintage americane e un valente meccanico che si dedicava alla cura e alla riparazione dei suoi gioielli. La musica perde uno dei migliori chitarristi di sempre, ucciso da una meningite a 78 anni, omaggiato dal ricordo commosso degli amici di sempre che ne amavano la discrezione, il pragmatismo, l’umorismo, la voglia di vivere.
Per scoprirne il talento consigliata una raccolta degli Yardbirds, “Truth” e “Beck Ola” del Jeff Beck Group, “Blow by Blow” e “Wired” solisti, l’elettronico “Who else!”.
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Heroes
domenica, gennaio 22, 2023
Northern Soul - Presentazioni
Ricominciano a breve le presentazioni del libro "NORTHERN SOUL" edito da Agenzia X.
Prossimi appuntamenti fino a marzo:
sabato 28 gennaio
Ferrara "Blackstar" via Ravenna 104 ore 21
https://www.facebook.com/events/549588433342147
sabato 4 febbraio
Fucecchio (FI) "La Limonaia" Parco Corsini ore 21
sabato 11 febbraio
Imperia "Tuttomusica" Piazza Unità Nazionale 1 ore 17
sabato 18 febbraio:
Milano "Reverend" via Zuretti 9 ore 19
venerdì 24 febbraio
Bologna "Hellnation Store" ore 18, via dell'Artigiano 17b presentazione di "Soul"
Bologna "Buccia via Fratelli Rosselli 10 presentazione di "Northern Soul"
sabato 4 marzo
Faenza "Clandestino" via Baccarini 21 ore 21
domenica 12 marzo
Torino "Jazz Club" via Valdo Fusi ore 18
sabato 18 marzo
Viareggio "Vegas" Viale Europa ore 21
venerdì 24 marzo
Parma "The Clebbino" Borgo Cocconi 3/B ore 21
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Northern Soul
venerdì, gennaio 20, 2023
Madonna - Beautiful stranger
Pubblicato nel maggio 1999, il singolo di Madonna potrebbe essere tranquillamente un'outtake di un album delle Bangles o Go Go's, in pieno mood power pop psichedelico.
Non a caso inserito, con le modalità artistiche affini, nel film di ironica ispirazione musicale 60's, "Austin Power: la spia che ci provava".
Scritto e prodotto da Madonna con William Orbit (già al lavoro con Prince, U2, Queen, Kraftwerk, Britney Spears e che nel brano suona chitarra e tastiere).
Il video la ritrae con Austin Powers (l'attore Mike Myers che insistette invano per tagliare le scene "sessuali" di lui e Madonna sull'auto perchè ritenute troppo esplicite).
https://www.youtube.com/watch?v=Dsh0TfIKhoE
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Songs
giovedì, gennaio 19, 2023
I 54 strumenti suonati da Paul McCartney
Il sito reddit.com si è preso la briga di contare gli strumenti suonati da PAUL MCCARTNEY:
CINQUANTAQUATTRO (con qualche forzatura).
Basso
Chitarra (Acoustic, Electric, 12-String, Flamenco, Classical, Spanish, Lap Steel, Cigar Box)
Mandolino
Ukulele (RAM [1971])
Banjo
Autoharp (Chaos & Creation In The Backyard [2005])
Violino (Flowers In The Dirt [1989]
Violoncello "Blue Jay Way" e in "Chaos & Creation In The Backyard" [2005]
Contrabbasso
Sitar (Off The Ground [1993]
Bouzouki (New [2013]
Ngoni (New [2013] Track 14: Get Me Out Of Here)
Piano (Acoustic & Electric)
Synthesizer
Mellotron
Electric Organ
Clavichord
Harpsichord (Acoustic & Electric) New [2013] e Give My Regards To Broad Street [1984]
Spinetta
Celeste (New [2013] in Alligator e Road in Flowers In The Dirt [1989]
Batteria
Tambourine, Claves, Cowbell, Maracas)
Timpani
Triangle (Chaos & Creation In The Backyard [2005])
Chimes
Congas
Bongos
Bells (Tubular & Handshake) in Chaos & Creation In The Backyard [2005] and The Beatles [1968]
Handclaps, finger-snaps, foot-taps, knee-slaps, vocal bassline - "I will")
Gong
Vibrafono (Flaming Pie [1997])
Vibrachimes (Chaos & Creation In The Backyard [2005])
Glockenspiel
Xylofono
Woodblock
Güiro
Washboard
Recorder Flauto (Magical Mystery Tour [1967] Track 2: The Fool On The Hill), (Chaos & Creation In The Backyard [2005])
Harmonica
Kazoo
Concertina
Flageolet (flauto)
Ocarina
Harmonium
Melodica
Voce
Fischio
Vocoder
Wine Glass
Flugelhorn
Tromba
Woodsaw
Play-Me-A-Song Book
Tape Loops
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Beatles
mercoledì, gennaio 18, 2023
The Viscaynes
Gruppo doo wop dei primi anni 60 con Coasters e Platters come riferimento.
Qualche 45 giri e la scomparsa.
Ma con una particolarità. Due uomini, due donne, un uomo di colore, un filippino.
Sconvolgente per i tempi (1961) negli States.
Tra i componenti un tale Sylvester Stewart che qualche anno dopo diede vita a quella macchina funk soul psych dei Sly and the Family Stone.
I VISCAYNES (nome mutuato da una serie di cambiamenti che porta dai Viscounts al modello di Chevrolet, Biscayne alla V al posto della B in omaggio a Vallejo, luogo californiano da cui provenivano.
Una manciata di 45 (in "Yellow moon" il sax lo suona Jerry Martini che poi sarà colonna portante della Family Stone) di moderato successo e lo scioglimento.
Solo Sly proseguirà nella musica (riproducendo il concept "misto" della line up nella nuova incarnazione artistica), gli/le altri/e si disperderanno cin alterne fortune.
Per ascoltarli qui:
https://orgmusiclabel.bandcamp.com/album/the-viscaynes-friends
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Soul Power
martedì, gennaio 17, 2023
Andare allo stadio
Alberto Galletti ci porta allinterno di una serie di numeri e considerazioni molto interessanti.
Difficile rimanere interessati al calcio ridotto ormai al livello di un reality show popolato da coglioni e mezze calzette.
Unico conforto, i numeri, come sempre fini a se stessi, permeabili alla coglionaggine imperante e illusori di una normalità ormai finita, nonchè mio vecchio pallino.
Ecco una carrellata di classifiche sulle medie spettatori a partita in Europa.
Campionati di I divisione (i primi dieci)
1 Germania 42.229
2 Inghilterra 39.894
3 Spagna 29.456
4 Italia 28.901
5 Francia 23.949
6 Olanda 18.046
7 Scozia 16.781
8 Svizzera 13.109
9 Turchia 12.844
10 Portogallo 11.619
Squadre (ho considerato le medie superiori a 60.000)
1 Barcelona CF 83.807
2 Borussia Dortmund 81.032
3 FC Bayern 75.000
4 Manchester United 73.712
5 Milan 72.656
6 Internazionale 72.080
7 West Ham United 62.452
8 Olympique de Marseille 62.136
9 Roma 61.790
10 Tottenham Hotspur 61.665
11 Schalke 04 61.046
12 Arsenal 60.133
Singoli Campionati (le prime 5 dei 5 campionati con le medie più alte)
Germania
1 Borussia Dortmund 81.032
2 FC Bayern 75.000
3 Schalke 04 61.046
4 Hertha BSC 53.197
5 Borussia Monchengladbach 51.718
Inghilterra
1 Manchester United 73.712
2 West Ham United 62.452
3 Tottenham Hotspur 61.665
4 Arsenal 60.133
5 Liverpool 53.279
Spagna
1 Barcelona CF 83.807
2 Real Madrid 57.552
3 Atletico Madrid 52.166
4 Real Betis 51.575
5 Athletic Club 43.099
Italia
1 Milan 72.656
2 Internazionale 72.080
3 Roma 61.790
4 Lazio 42.063
5 Napoli 40.616
Francia
1 Olympique de Marseille 62.136
2 Olympique Lyon 47.914
3 Paris SG 47.217
4 Lille OSC 37.437
5 RC de Lens 37.296
Forse la classifica che conta di più: percentuale di riempimento degli stadi.
Le prime 20 visto che le differenze sono al secondo decimale.
Nomi interessanti e grande divertimento tra Germania e Inghilterra.
1 FC Bayern 100,00%
2 Newcastle United 99,76%
3 Arsenal 99,66%
4 Borussia Dortmund 99,60%
5 St. Pauli 99,34%
6 Schalke 04 99,29%
7 1. FC Union Berlin 99,12%
8 Everton 99,10%
9 Brentford 98,99%
10 Tottenham Hotspur 98,98 %
11 Brighton & Hove Albion 98,91%
12 Liverpool 98,53%
13 SV Werder Bremen 98,52%
14 Paris SG 98,51%
15 Manchester United 98,29%
16 Leicester City 98,26%
17 RC de Lens 98,00%
18 Aston Villa 97,87%
19 Freiburg SC 97,78%
20 Wolverhampton W. 97,63%
Campionati di II Divisione
1 Germania 21.285
2 Inghilterra 18.357
3 Italia 9.573
4 Spagna 9.375
5 Francia 7.814 6 Olanda 5.280
7 Polonia 3.448
8 Russia 2.777
Squadre (considero notevoli le medie oltre i 20.000 a partita)
1 Hamburger SV 50.627
2 1FC Kaiserslautern 37.508
3 Sunderland 37.435
4 Hannover 96 31.313
5 1 FC Nurnberg 30.432
6 FC St. Pauli 29.263
7 Sheffield United 28.643
8 Fortuna Dusseldorf 27.907
9 Bari 27.723
10 Norwich City 26.009
11 Middlesbrough 25.013
12 Hansa Rostock 24.778
13 West Bromwich Albion 22.532
14 Genoa 22.496
15 Arminia Bielefeld 21.503
16 Stoke City 20.496
Da segnalare anche i numeri parecchio notevoli di:
Derby County 26.919
Ipswich Town 25.745
Sheffield Wednesday 24.052
nella III Divisione inglese.
Dynamo Dresden 21.966 nella III Divisione tedesca e Bradford City 17.354 nella IV divisione inglese.
In serie A sarebbe al 16° posto.
La partita con più spettatori è stata: Barcellona 2-0 Almeria del 5novembre con 92.605 paganti.
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lunedì, gennaio 16, 2023
Terry Hall
Riprendo un articolo per "Libertà" dedicato alla scomparsa di TERRY HALL e alla scena ska che con gli Specials ha contribuito a creare.
Il commento più esaustivo in merito alla recente tragica scomparsa (dopo una breve malattia) di Terry Hall, cantante della band inglese degli Specials, è stato quello del cantautore Billy Bragg: “Gli Specials erano la celebrazione di come la cultura britannica sia stata rinvigorita dall'immigrazione caraibica ma il comportamento sul palco del loro cantante ci ha ricordato che erano seriamente impegnati a sfidare la nostra percezione di chi eravamo alla fine degli anni Settanta”.
Terry Hall ha avuto una vita drammatica, seppure artisticamente fortunata, segnata da un trauma infantile irreparabile quando, a 12 anni, fu sequestrato e abusato da un gruppo di pedofili e da cui non si è mai ripreso.
La sua espressione sempre triste e lo sguardo perso nel vuoto, anche suonando brani allegri e frizzanti, divenne un suo marchio di fabbrica estetico, sorta di Buster Keaton del pop ma nascondeva le conseguenze di quell’apocalisse emotiva subita.
Anni di Valium, perdita di un anno scolastico, lunghi periodi di alcolismo, per scacciare una forte e opprimente depressione. Ne ha parlato pubblicamente solo poco tempo fa, svelando l’abisso in cui ha sempre vissuto.
"Non provo nessun piacere a suonare.
Ho solo un sollievo nell'essere su un palco, guardarmi intorno e vedere i miei compagni del gruppo, che sono persone che conosco da buona parte della mia vita e con cui condivido qualcosa. Ho ancora questa malattia e l'avrò anche fra dieci anni ma per me è importante parlarne”.
Per poi concludere, con agghiacciante ironia, permeata da un inquietante humor nero:
“La cosa bella nel prendere anti psicotici è che il desiderio di uccidere una famiglia di quattro persone scompare. E questa è una gran cosa."
Gli Specials hanno una lunga e difficile gestazione prima di esplodere nelle classifiche, partendo come Coventry Automatics, da radici punk ma con già varie contaminazioni ska e reggae, dovute alla presenza di musicisti di origine giamaicana, aspetto piuttosto inconsueto nella pur già multirazziale Gran Bretagna dei tempi.
Pochissimi i gruppi “misti”, nonostante il punk avesse finalmente contribuito a unire le forze e discussioni serrate se i musicisti bianchi
potessero suonare reggae o ska (come avevano incominciato a fare gruppi come Clash, Police, Ruts, Slits). Ricorda uno dei componenti della band, Neville Staples: “Dopo anni di spille da balia e capelli tirati su, riportammo questi ragazzi bianchi nelle giacche, roba cool, vestiti eleganti. Gli insegnammo come si ballava e ad apprezzare uno dei migliori sound mai usciti dalla Giamaica. La band amava le radici giamaicane che entravano nel suo sound e l’eredità che stava prendendo in mano. Insieme agli altri ragazzi diventammo una grande famiglia felice”.
La formula degli Specials era innovativa, divertente, accattivante: ska e reggae mischiati all’energia e all’irruenza del punk, bianchi e neri insieme sul palco, messaggi politico/sociali nei testi, un’estetica raffinata ma allo stesso tempo proletaria, working class.
Nonostante ciò i discografici erano riluttanti e sospettosi ad investire su una band così poco disponibile ad essere controllata artisticamente.
Ci pensò allora il tastierista del gruppo, Jerry Dammers. Fondò una sua etichetta la 2Tone Records (due toni, bianco e nero, insieme) per produrre gli Specials e altri gruppi, vedi le Bodysnatchers (solo ragazze, particolarità altrettanto rara ai tempi), i The Beat, i Selecter, tutti caratterizzati da presenze femminili e dall’unione di bianchi e neri. Affiancati da Madness e Bad Manners, riportarono i ritmi ska in classifica aprendo la strada a un nuovo filone sonoro che trovò proseliti in tutto il mondo, evolvendosi e contaminandosi successivamente con mille altre influenze.
La 2Tone rappresentò una visione identitaria, un senso di appartenenza a una dimensione non del tutto definita e “regolata” ma, al contrario, il più possibile aperta, dove le influenze culturali artistiche si fondevano, si arricchivano l'una con l'altra, acquisivano una connotazione politica ben precisa (dall'anti razzismo, al femminismo, ad una coscienza socialista e socializzante dove i testi, che raccontavano la cruda realtà inglese dei tempi, venivano cantati su brani da ballare nei club).
Sempre Neville Staples nella sua autobiografia “The original rude boy” sintetizza bene la situazione dei tempi:
“Noi eravamo diversi.
In quel periodo le facce nere non si vedevano ancora tanto in giro in gran parte dell’Inghilterra. L’attitudine punk fu qualcosa che contagiò anche noi ragazzi neri perché sapevamo bene da dove arrivasse quella rabbia. Dopotutto se le vite dei ragazzi bianchi erano una merda, le nostre erano una doppia merda. La disoccupazione cresceva, chiudevano le fabbriche e non c’erano davvero speranze, lavoro e futuro.
I Sex Pistols aprirono una scatola musicale di vermi che rese possibile ad ogni teenager di formare un gruppo. Non avevi più bisogno di una laurea in musica per salire su un palco.
I gruppi prog, con i loro concept album e brani masturbatori di mezz’ora, furono buttati nella spazzatura. Il rock n roll era tornato, grazie al punk.
E intanto gruppi reggae come Steel Pulse, Misty in Roots e Aswad espressero le nostre frustrazioni e speranze. Ma qualcuno dei miei amici neri non era del tutto d'accordo: “Brutti stronzi, come potete saltare su e giù su un palco con un gruppo di punk bianchi?”.
Io non ero una persona particolarmente politica, ma quello che i cantanti ska avevano sempre fatto era di cantare di avvenimenti quotidiani in modo schietto e reale.
In Giamaica era quasi come un quotidiano in musica. C’erano brani che ti raccontavano i fatti del giorno, come uno sciopero locale o il prezzo del pane. Abbracciare lo ska per gli Specials o gli Automatics, quali ancora erano, significò una svolta verso lo stile rude boy, anche se per realizzarlo avevamo dovuto rubare in qualcosa come cinquanta case nelle Midlands”.
Come tutte le ondate ben presto anche quella ska britannica si esaurisce mediaticamente, molti gruppi si sciolgono o dividono in nuove incarnazioni.
Terry Hall con altri due componenti abbandona la band, fonda i Fun Boy Three (successivamente i Colourfield) più orientati verso pop e new wave, il tastierista Jerry Dammers prosegue brevemente con il nome di Special AKA lasciando un brano iconico e storico come “Free Nelson Mandela”.
Mandela, ai tempi imprigionato in SudAfrica dal regime razzista, grazie al successo che ottenne la canzone, arrivando ai vertici delle classifiche inglesi, venne conosciuto (insieme alle legittime rivendicazioni) ancora più dal grande pubblico e dalla società britannica.
Negli anni successivi i componenti degli Specials si dividono in vari progetti fino a una serie di reunion negli anni 2000 che culminano con qualche buon album e l’inaspettato capolavoro “Encore” del 2019 che arriva diretto al primo posto delle classifiche britanniche, grazie a un sound moderno che incorpora reggae, funk, pop, rock, soul, istanze politiche attuali.
La band torna in tour in tutto il mondo inanellando sold out ovunque, incide un altro ottimo lavoro, “Protest songs” nel 2021, in cui riprende canzoni di protesta dal 1924 in poi, reinterpretate con gusto e passione.
Pochi mesi fa Terry Hall si sente male durante le registrazioni di un nuovo album. La diagnosi è impietosa, un tumore.
Che se lo porta via in pochi mesi, mettendo di fatto fine a una stupenda esperienza artistica e umana.
Lo scettro di re dello ska rimane ora ad appannaggio dei mai domi Madness che hanno saputo rinnovarsi, mantenendo le radici nella musica giamaicana ma reinventandosi con un repertorio a base di quello che potremmo definire un sound unicamente britannico, che assorbe tutto lo scibile di musica inventata e passata da quelle parti dagli anni Sessanta in poi, testimoniando in tempo reale ciò che accade nelle strade e nella società del loro paese.
Niente male per gruppi inizialmente considerati solo come fautori di canzoni facili da ballare e dall’aspetto divertente e spensierato.
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Mod Heroes
domenica, gennaio 15, 2023
Northern Soul - Presentazioni
Ricominciano a breve le presentazioni del libro "NORTHERN SOUL" edito da Agenzia X.
Prossimi appuntamenti fino a marzo:
sabato 28 gennaio
Ferrara "Blackstar" via Ravenna 104 ore 21
https://www.facebook.com/events/549588433342147
sabato 4 febbraio
Fucecchio (FI) "La Limonaia" Parco Corsini ore 21
sabato 11 febbraio
Imperia "Tuttomusica" Piazza Unità Nazionale 1 ore 17
venerdì 24 febbraio
Bologna "Hellnation Store" ore 18, via dell'Artigiano 17b presentazione di "Soul"
Bologna "Buccia via Fratelli Rosselli 10 presentazione di "Northern Soul"
sabato 4 marzo
Faenza "Clandestino" via Baccarini 21 ore 21
domenica 12 marzo
Torino "Jazz Club" via Valdo Fusi ore 18
sabato 18 marzo
Viareggio "Vegas" Viale Europa ore 21
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Northern Soul
sabato, gennaio 14, 2023
Tribal Cabaret
Tribal Cabaret è stata una delle fanzine più interessanti e meglio fatte (soprattutto graficamente) degli anni 80.
Torna ora sorprendentemente dopo parecchio tempo con il numero 7, come se fossero passati pochi mesi dall'ultima uscita, a cura di Daniela Giombini e Dario Calfapietra.
Ci sono interviste d'epoca a John Lydon, attuali a Jeff Dhal Howe Gelb, Raw power, Madrugada, racconti, recensioni (talvolta caustiche) di dischi, libri e concerti, lo sfortunato tour italiano dei Fortunate Sons del 1988 e tanto altro.
Con tanto di CASSETTA allegata intitolata: "An Ordinary Life of Lies and Bites" con brani di ZAC, Dish, Not Moving L T D , Alex Dissuader, Svetlanas, Madonnatron, Kent Steedman, Plutonium Baby, Porcelain Raft, Marcello Fraioli, La Grazia Obliqua, Sonic Jesus.
Tribal Cabaret nasce nell’era del vinile, quando ancora si potevano leggere le note di copertina senza usare la lente di ingrandimento. E visto che il vinile è tornato di moda, in questa ondata di revival anche Tribal Cabaret torna alla luce, augurandosi di fare cosa gradita ai vecchi ed ai nuovi lettori.
tribalcabaretfanzine@gmail.com
https://www.facebook.com/TribalCabaret
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Libri
venerdì, gennaio 13, 2023
Joel Selvin - Sly & the Family Stone: An Oral History
E' di nuovo disponibile la biografia "orale" di SLY AND THE FAMILY STONE, una delle più innovative, geniali, futuriste band di sempre, frutto delle visioni del leader Sly Stone che riuscì a creare una miscela unica di soul, funk, rock, psichedelia, unendola a un rivoluzionario act che, in tempi di ancora feroce segregazione razziale, metteva insieme in una band, bianchi, neri, uomini, donne.
Album e concerti epocali, suoni di anni in anticipo sui tempi.
Il libro raccoglie le testimonianze, fino al 1998, di buona parte di coloro che furono partecipi di quell'esperienza: musicisti, manager, fonici, roadie, crew, la moglie di Sly, Kathleen Silvia, con la partecipazione straordinaria di Gun, il feroce pittbull di Sly, partner malvagio della corte di spacciatori e consumatori che lo portarono alla fine e al delirio.
Un talento sconfinato, distrutto e annientato dalla cocaina, trascinato nel degrado più totale tra concerti annullati, follia, devastazione umana e morale.
Un libro drammatico e spietato.
Ancora più perché manca la voce del protagonista, ormai 80enne, tutt'ora perso nella sua palude mentale.
Joel Selvin
Sly & the Family Stone: An Oral History Libro di Joel Selvin
220 pagine
Permuted Press
18 dollari
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giovedì, gennaio 12, 2023
The Factory - New York
Prosegue la rubrica TALES FROM NEW YORK.
L'amico WHITE SEED è da tempo residente nella Big Apple e ci delizierà con una serie di brevi reportage su quanto accade in ambito sociale, musicale, "underground", da quelle parti, allegando sue foto.
Le precedenti puntate sono qui:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Tales%20from%20New%20York
Uno dei pochi edifici che ha ospitato la Factory di Andy Warhol rimasto ancora intatto e' il Decker Building al 33 Union Square West in Manhattan.
La Factory si trasferi al sesto piano del Decker Building tra il 1967 e il 1973 (purtroppo l'edificio della prima Factory non esiste piu').
E' qui che nel 1968 Valerie Solanas sparo' a Andy Warhol e dove sono stati girati molti dei suoi film.
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mercoledì, gennaio 11, 2023
Luca Frazzi - 50 + 50 Radio Libere… Ma Libere Veramente. Emittenti Rock Italiane in FM
Nella nuova guida allegata a "Rumore" LUCA FRAZZI si fa carico di un consueto oneroso compito: scegliere cento radio libere (successivamente in tante diventate "private", cosa piuttosto diversa) rappresentative di un'epoca (da metà degli anni Settanta in poi).
"Voci di paese, talvolta di quartiere, che per la prima volta raccontavano di un mondo che conoscevi, di fatti che ti riguardavano da vicino.
Un mondo più piccolo ma libero e soprattutto nuovo, svincolato dalle convenzioni e dalle strutture rigide dell'informazione di stato, alla metà degli anni 70 ancora modellato su una logica arcaica della comunicazione...per la prima volta la comunicazione usciva dai recinti istituzionali".
Un'epoca in cui non tutto era asservito al diodenaro/profitto.
Di quegli anni resistono ancora parecchie emittenti, chi a fatica, chi con maggiore tranquillità, con il web che ha fagocitato buona parte di quello spirito pionieristico.
I 100 nomi elencati nel libro (che si avvale anche di interventi di Eugenio Finardi, Arturo Compagnoni, Ernesto De Pascale), sono frutto di un criterio di fondo: "non spudoratamente commerciali".
"La voce delle radio libere ha salvato parecchie vite".
Contento di avere avuto un piccolo spazio in questa epopea con i dieci anni a Quarta Radio a trasmettere nei primi 80 mod, ska, punk, hardcore, precedentemente a Studio Delta, poi a Radio Inn e Radio Live.
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martedì, gennaio 10, 2023
Gli album più venduti in Italia nel 2022
La classifica annuale degli album, singoli e vinili più venduti in Italia, in base a copie fisiche, digitali e streaming premium, certifica quella che è ormai consuetudine.
Dominano rapper, trapper, pop, non c'è traccia di rock (se si eccettuano Pink Floyd con "Dark side of the moon" (...al 78° posto), Bruce Springsteen (al 81° posto), Arctic Monkeys con "AM" (al 69°). C'è il nuovo Guccini al 38° e i Maneskin al 14°. Niente altro nei primi 100.
Per il terzo anno di seguito la top ten Album è integralmente dominata dal repertorio italiano.
TOP ALBUM
1. Sirio – Lazza
2. Taxi driver – Rkomi
3. Blu celeste – Blanco
4. Noi, loro, gli altri – Marracash
5. Il giorno in cui ho smesso di pensare – Irama
6. C@ra++ere s?ec!@le – thasup
7. Salvatore – Paky
8. Materia (Pelle) – Marco Mengoni
9. Caos – Fabri Fibra
10. X2 – Sick Luke
TOP SINGOLI
1. Brividi – Mahmood & Blanco
2. Shakerando – Rhove
3. Dove si balla – Dargen D’Amico
4. Farfalle – Sangiovanni
5. La coda del diavolo – Rkomi & Elodie
Tra i vinili Harry Styles con Harry’s House, seguito dal solito The Dark Side of The Moon dei Pink Floyd e Noyz Narcos con Virus.
Poi Marracash, Maneskin, Guccini.
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Di cosa parliamo quando parliamo di musica
lunedì, gennaio 09, 2023
Michele Neri - Cantautori e cantautrici del nuovo millennio. Il dizionario
Michele Neri, giornalista, autore e consulente RAI, storico della musica italiana, saggista, si è fatto carico di un compito arduo e (apparentemente) impossibile.
Ovvero raccogliere un dizionario con trent’anni di storia della nostra musica attraverso 1966 biografie e altrettante dettagliate discografie con circa 10.000 dischi citati, relativi al cantautorato italiano del nuovo millennio.
Un'opera mastodontica, coadiuvato da vari collaboratori, durata anni, base portante ed essenziale da cui partire per implementare progressivamente il lavoro di catalogazione (supplendo a mancanze, dimenticanze, omissioni).
Le schede sono ovviamente brevi ed essenziali ma sempre esaustive.
Il libro è stato accolto da un'inaspettata ondata di polemiche (da social), ingiustificate e talvolta incredibilmente feroci che non tolgono però minimamente valore allo sforzo e al contenuto.
I criteri affinché io inserissi un cantautore o una cantautrice nel dizionario.
Principalmente aver esordito a ridosso della fine del millennio socrso (e ovviamente successivamente all'inizio del successivo). QUindi ho deciso di andare più indietro e arrivare al 1990 a patto che chi esordiva in quell'anno, avesse poi continuato nel millennio successivo. Non aveva senso un dizionario come questo senza, ad esempio, Vinicio Capossela o Max Manfredi che mi pare esordiscano proprio nel 1990.
Poi ho cominciato a vedere la necessità di includere solo chi avesse fatto almeno un Extended Play, anche autoprodotto. QUalche piccola eccezione qui c'è stata perché so di un album pronto o quasi o comunque di un progetto in crescita.
Questo lo schema di base.
Poi ci sono state le eccezioni per me necessarie: Nada, artista che esordisce nel 1968 ma che negli anni duemila è un'artista nuova, tra le più influenti cantautrici di questa generazione. ALlo stesso modo ho inserito Lucilla Galeazzi ed Elena Ledda. Anche loro esordiscono tra il 1977 e il 1978 ma sono figure importantissime per il nuovo millennio.
Altra eccezione: qualche interprete: Arisa, Rossella Seno, Sara Franceschini, Tosca e qualcun'altro/a. Tutte hanno cantato brani scritti appositamente per loro da cantautori e cantautrici decisamente importanti e quindi secondo me era opportuno inserirle, così come qualche duo tipo Rappresentante di Lista, Cecco e Cipo, Fede'n'Marlen.
Altra eccezione da non sottovalutare: l'errato affidamento alla memoria che mi ha portato a dimenticare o sorvolare su artisti grandi come case. Piero Pelù e Federico Fiumani ad esempio, li ho collocati negli anni 80, probabilmente a causa di Litfiba e Diaframma. Kaballà e poi ancora Andrea Parodi (quello dei Tazenda, l'altro c'è e forse proprio l'omonimia, mi ha ingannato leggendo l'elenco per la milionesima volta).
E anche Lilith e poi Samuel e Boosta dei SUbsonica. Forse mi sono concentrato talmente tanto su chi meritava visibilità dopo anni di sacrifici che ho saltato quelli che popolarità ce l'hanno eccome. Alcune schede (sette/otto), sono state inserite in extremis nella seconda tiratura che conterrà anche un altro aggiornamento che mi riguarda: Ero talmente concentrato che non mancasse nessuno che non mi sono accorto mancasse il mio nome in copertina.
Michele Neri
Cantautori e cantautrici del nuovo millennio. Il dizionario
Iacobellieditore
Pagine: 540
35 euro
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Libri
giovedì, gennaio 05, 2023
Intervista a PM Warson
Sabato scorso è uscita la mia intervista a PM WARSON per "Il Manifesto".
La riprendo qua.
Grazie a Jada Parolini.
Il giovane polistrumentista, cantante e compositore londinese PM Warson si è imposto nella scena retro soul come uno dei nomi più interessanti e originali, con un sound che attinge dal rhythm and blues a cavallo tra gli anni Cinquanta e Sessanta con una vena soul che avvolge il tutto. Gestendo inizialmente la sua attività discografica all'insegna dell'autoproduzione, con una serie di singoli è balzato all'attenzione generale, portando un suo brano anche in uno spot pubblicitario della Fred Perry.
I due album usciti tra il 2021 e il 2022, “True story” e “Big deep repeat” confermano la sua predilezione per atmosfere vintage che spaziano anche in garage beat, latin funk, mod swing, blues.
Il tutto corredato da una ricerca artistica competente e appassionata, che pur in chiave moderna, ricalca fedelmente i suoni originali, riuscendo a riportarne le suggestioni in maniera perfetta.
PM Warson ha da poco superato la trentina d'anni e sta vivendo un momento di grande appagamento artistico.
I due album che ha all'attivo hanno attirato l'attenzione della critica ma hanno anche attratto un pubblico attento e fedele che non manca mai di affollare i suoi concerti (anche in Italia i club che lo ospitano sono sempre pieni di fan entusiasti), alla ricerca del suo particolare e personale sound che sono in pochi a riproporre in modo così fedele e accurato.
Dalle risposte emerge una persona appassionata e innamorata di una cultura artistica ben precisa che guarda alla grandezza di nomi come Ray Charles o Booker T and the Mg's, quanto a personaggi più oscuri e dimenticati come Arthur Alexander, Duane Eddy o Link Wray. Il mix sonoro che ne ha ricavato è tra quelli più interessanti, freschi e al contempo deliziosi attualmente in circolazione.
E' insolito che in tempi di musica gestita e prodotta principalmente con strumentazioni elettroniche, un ragazzo giovane si dedichi a una musica esplicitamente retrò. Quando hai cominciato ad appassionarti alla musica degli anni Cinquanta e Sessanta?
All’inizio attraverso la musica a cui ero esposto crescendo, poi è subentrata la mia personale curiosità. La prima musica di cui ho veramente consapevolezza è quella dei gruppi britannici dell'era Beat che ascoltavano i miei genitori, e questo ha sicuramente gettato le basi per avere una visione più ampia.
Crescendo ero circondato dal punk e dall'heavy rock - ragazzi che come me volevano suonare in giro - ma io ho sempre gravitato attorno a suoni e “feeling” differenti. Non lo definivo davvero come R'n'B, era semplicemente il sound che mi piaceva.
Crescendo sono diventato più curioso e ho iniziato a esplorare uno spettro più ampio: dischi pop degli anni '60, rock'n'roll e R'n'B, southern soul, gruppi femminili, Bakersfield sound, Dylan, ecc. Ma tutto derivava, e probabilmente ancora deriva, dal tipo di musica che i gruppi britannici della prima metà degli anni '60 cercavano di emulare.
Abbiamo vissuto il terribile periodo di chiusure che hanno bloccato completamente anche le attività artistiche. Ma per molti musicisti è stata anche un'opportunità. Pensi che il lockdown abbia accelerato il processo di creazione del tuo secondo album?
Sicuramente. Avevo un sacco di date in programma per l'ultima parte del 2021 dopo l'uscita del mio primo disco e quindi ho dovuto rifocalizzare l'attenzione sulla registrazione. Sono il tipo di persona che ha sempre materiale in corso di lavorazione e ciò che avevo in quel periodo è diventato il secondo disco.
Uno degli scopi di un disco per me dovrebbe essere quello di catturare un tempo e uno spazio precisi e, nel bene o nel male, il mio secondo disco descrive quel periodo preciso, quello del lockdown. Pensa che l'ultima sessione di registrazione per il primo album è stata quasi il giorno prima del lockdown.
Sono stato davvero fortunato, ma mi ha lasciato un po' in difficoltà perché è stato registrato abbastanza nel vecchio stile, ed è così che faccio le mie cose...
Ma ho trovato un modo per farlo funzionare e sono riuscito a far uscire l'album, cosa che sembrava un po' un traguardo difficole da ottenere a dire il vero.
Durante quel secondo lockdown, a gennaio, quando potevo ancora andare in studio per lavorare, ho iniziato a suonare in una stanzetta a Stoke Newington, dove avevo finito il primo disco. Inizialmente, non avevo molta idea di cosa fare, ma quando è diventato chiaro che non potevo andare in tour, ho pensato: "Farò solo un altro disco". Sono davvero soddisfatto del nuovo album “Big deep repeat”, date le circostanze: è fedele al mio ideale di come dovrebbero suonare i dischi, nonostante non fosse il momento ideale per provare a fare quel genere di cose.
Parlaci delle tue influenze musicali, inconsuete per il 2022 e sei hai dei riferimenti chitarristici particolari.
Non sono mai stato un grande fan dei chitarristi rock. Per me la cosa fondamentale è sempre stata avere una visione più ampia possibile, quindi come chitarrista ho sempre preferito i musicisti con senso del gusto e della semplicità. Steve Cropper è il primo esempio. Cropper è anche un produttore e questo è l'altro gruppo di persone che mi influenzano: produttori dell'epoca d'oro come Sam Phillips, Leonard e Phil Chess, Jerry Wexler, i fratelli Bihari - pionieri dell'R'n'B.
Anche bandleader come Ike Turner e Ray Charles, e innumerevoli chitarristi blues e jazz (spesso sono più interessato al tono e all'espressione che alla tecnica o alla velocità). Sono anche ispirato da artisti che usano loro stessi come un veicolo per trasmettere le loro idee - come Elvis Costello, che non è un cantante “classico” ma esprime la sua visione del mondo della musica (e non solo) attraverso il suo lavoro.
Come fai a creare canzoni e suoni così fedeli a un genere che oggi ha 60 anni?
Credo che tutto derivi più che altro dal processo di creazione.
Metto molta attenzione nel sound di quel genere, ma anche nel modo in cui i brano vengono realizzati. L'attenzione alla registrazione live, all'esecuzione d'insieme e alle apparecchiature analogiche è sempre stata alla base del mio progetto. Ovviamente, prendo spunti stilistici dalla musica che mi piace, ma penso che si tratti più che altro di ciò che viene messo nei dischi e nelle performance che di un processo di emulazione vero e proprio.
Per registrare fai uso di apparecchiature vintage?
Ho molto materiale vintage per registrare, ma non so come usarlo al massimo delle sue potenzialità.
La cosa principale da prendere dall'apparecchiatura analogica è che ti dà un certo suono, che alcune persone sostengono potrebbe essere emulato con il software - forse può, forse non può - ma, il fatto è che ti fa suonare in modo piuttosto diverso. L'immediatezza di suonare tutti insieme, live in studio, senza alcuna modifica rende tutti un po' più coinvolti.
Devi farlo bene e non ti perdi in preziosismi: stai servendo la canzone e non puoi indulgere in personalismi. Quando esegui le sovraincisioni, o lo suoni ed è giusto e lo tieni, oppure lo fai di nuovo.
Che rapporto hai con internet e i social media?
In generale, ovvio, Internet è un’ottima invenzione.
Personalmente mi ha aiutato molto a raggiungere un pubblico che altrimenti non avrei mai potuto avvicinare. Spesso però è difficile non perdersi in quel vortice infinito che è Internet. La musica è spesso ridotta a mero contenuto, è per certi versi è quindi più difficile avere un impatto, fare la differenza.
Pensi che una “carriera discografica” alla vecchia maniera (in vinile) sia ancora possibile?
Collegandomi alla domanda precedente: penso di sì, perché le persone cercano qualcosa con più sostanza rispetto al semplice contenuto.
La mia filosofia - se così si può chiamare - è stata fin dall'inizio quella di fare qualcosa che mi piace nel modo in cui mi piace … e chissà, magari piacerà anche a qualcun altro!
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Interviste
mercoledì, gennaio 04, 2023
Intervista a Brian Auger
Sabato scorso è uscita la mia intervista a BRIAN AUGER per "Il Manifesto".
Per ragioni editoriali decurtata di qualche domanda.
Riprendo qua l'intervista integrale con qualche curiosità aggiuntiva per i cultori dei 60's.
Grazie a Jada Parolini.
In un'ipotetica classifica dei migliori tastieristi rock (e affini) di sempre, il nome di Brian Auger non dovrebbe mai mancare ai vertici.
E' tra i migliori, ma, eppure, tra i più sottovalutati e trascurati, nonostante da ormai sessant'anni calchi le scene e abbia suonato a fianco di nomi tutelari del rock, da Jimi Hendrix a Rod Stewart, Eric Burdon o in “For your love” degli Yardbirds, oltre a centinaia di altre prestigiose collaborazioni.
Da par suo ha firmato album di pura eccellenza con i Trinity, a fianco di Julie Driscoll, con gli Obliovion Express e da solista e continua ad essere un musicista di gusto sopraffino, con una tecnica invidiabile. La sua costante ricerca per mischiare rock, soul, jazz, rhythm and blues, funk e tanto altro ha dato vita ad album di grande valore artistci, da “Streetnoise” a “Open”.
Come sei arrivato a suonare l'Hammond, quali sono stati i primi musicisti di riferimento?
Vivevo a Londra, a Shepherds Bush.
C'era un negozio di dischi, The WG Store che suonava dischi con le casse fuori dal negozio. Un giorno ho sentito un suono meraviglioso. Dopo aver chiesto cosa fosse, mi è stata mostrata una copia di "Back At The Chicken Shack" di Jimmy Smith.
Facendo ricerche su altri organisti jazz americani, ho trovato Jimmy McGriff, Brother Jack McDuff e Richard "Groove" Holmes, che in seguito mi hanno reso il grande onore di registrare tre dei miei brani.
La tua carriera è iniziata a Londra durante l'esplosione della scena MOD.
Cosa ricordi di quel periodo?
C'era una distinzione tra chi seguiva le live band come Who o Small Faces e chi invece era legato alla musica più tradizionale come rhythm and blues, soul modern jazz?
Non ero un Mod, ma ho copiato il modo in cui apparivano i musicisti jazz americani, che non era così lontano dal Mod. Ma non ci ho mai pensato così tanto.
Sono diventato un musicista professionista nel 1963, ma la mia carriera musicale è iniziata diversi anni prima come semi-professionista.
Questo periodo che ha generato i Mod ha generato anche la Minigonna. Mia moglie, sempre aggiornata, era a Venezia, in Italia, e le è stato negato un posto sul taxi acqueo a causa della sua Minigonna.
Mi ha anche detto che quando visitava i suoi amici a Roma, diverse giovani bande di “sfigati” quando vedevano qualcuna che indossava una minigonna si sdraiavano sul marciapiede mentre passava.
In questo periodo molti stilisti di abiti seguivano la musica per i giovani.
Londra era piena di musicisti di ogni tipo.
Cominciarono a formarsi in gruppi, a seconda del tipo di musica che ascoltavano - Pop, R&B, Blues e Jazz, e con la creazione di molti club, avevamo molti locali che supportavano una grande offerta di musica varia.
Ho iniziato a suonare il pianoforte e ho vinto il sondaggio dei lettori di Melody Maker Magazine nel 1964, come miglior pianista jazz.
È stato allora che ho iniziato a pensare di creare un ponte tra Jazz, Rock e R&B. Avevo molti amici in tutte quegli ambiti.
Come mai una band così forte (ascoltando le poche canzoni registrate) come gli Steampacket non è riuscita a esplodere e nemmeno a incidere un disco?
A causa di un eccesso di manager. Baldry ne aveva uno, Rod ne aveva uno e io e Julie ne avevamo uno.
I manager hanno discusso per quasi due anni per quale etichetta discografica sarebbero state pubblicate le registrazioni. Sono sopravvissute solo alcune registrazioni pirata e brani della BBC.
Quando si pensa a Brian Auger è difficile accostarlo a temi “politici”.
Eppure hai composto e suonato brani con riferimenti abbastanza espliciti (vedi “Czecslovakia”) e siete stati con gli Oblivion tra le prime band ad avere bianchi e neri che suonavano insieme.
La mia politica è trattare tutte le persone con gentilezza e rispetto.
Sono stato felice di vedere che anche Malcom X nella sua biografia ha affermato che quando usciva negli anni '30 nelle grandi sale da ballo di New York, che tra i musicisti non c'erano linee di colore. Crescendo ho verificato che i miei eroi erano tutti musicisti neri americani e quando mi sono trasferito in America mi hanno sempre trattato bene.
Una delle particolarità che ho notato intervistando musicisti dei 60's (ad esempio Kenney Jones degli Small Faces) e che ho ritrovato in molte delle loro dichiarazioni, è che, nonostante, centinaia di concerti e dischi in classifica, si ritrovavano sempre senza soldi, a causa di contratti con manager senza scrupoli.
I musicisti a quel tempo erano più interessati alla musica e Londra era una mecca per i manager, che non erano interessati alla musica dei loro artisti, ma ai soldi che guadagnava. Gli squali erano attratti principalmente da questo e i guadagni venivano semplicemente rubati.
Che cosa ricordi del programma TV, visionario e psichedelico, con i Monkees 33 Revolutions per Monkee?
Ho letto che è stato molto improvvisato e caotico. E' vero?
Siamo rimasti sorpresi quando ci è stato offerto lo spettacolo "33 1/3 Monkeys Per Revolution".
Quando ho letto la sceneggiatura ho scoperto che la storia nello show era che io, come il professore pazzo, trascino 4 ragazzi (The Monkees) fuori dalla strada e nel mio studio psichedelico, li trasformo in Pop Star.
Sono rimasto sbalordito dal fatto che i Monkees avesse acconsentito! Quando li ho incontrati per la prima volta a Los Angeles, mi hanno spiegato che non erano musicisti, tranne Mike Nesmith, ma erano attori, e avevano risposto a un annuncio sul LA Times che chiedeva quattro attori per una serie che voleva rivaleggiare con il successo dei Beatles.
Erano molto felici che Julie ed io avessimo deciso di aprire la serie. Sono stati molto gentili e ci hanno invitato a casa loro, siamo andati d'accordo e ci siamo divertiti molto sul set.
Lo spettacolo è stato girato agli MGM Studios di Hollywood e, di fronte a noi, in uno studio adiacente, Elvis stava girando il film in cui era su un ring di boxe vestito tutto di pelle nera.
La sicurezza per il suo studio era molto stretta e non ci era permesso entrare. Una mattina abbiamo trovato i Monkees vestiti da orsi polari e che oscillavano su delle corde, nello studio, cantando "A - HUBBA - CHUBA — A - HUBBA - HUBBA - CHUBA!!" Ci siamo fatti una bella risata e ci siamo chiesti come si adattasse alla trama. La sorpresa successiva è stata quando sono arrivato presto il giorno successivo e ho trovato 3 pianoforti a coda impilati uno sopra l'altro e il mio piccolo piano elettrico sopra. C'era una lunga scala e io stavo con il nostro grande produttore Jack Good che mi spiegò che dal piano inferiore a quello superiore c'erano i seguenti tre artisti Fats Domino, Little Richard e Jerry Lee Lewis. Rimasi in piedi con Jack Good che indicava il piccolo pianoforte in cima e lui disse "Sarai lassù vestito da professore matto". Mi è stato detto di iniziare un ritmo blues e tutti hanno iniziato a suonare.
L'intera pila di pianoforti oscillava avanti e indietro, tanto che ho pensato tra me e me "Se questa torre cade, lascerà un grande buco nella comunità Rock!" Gran divertimento!! Tutto era stato pianificato con cura e il nostro produttore Jack era venerato da tutti gli artisti.
Negli anni 70 la tastiera diventa uno strumento prevalente nella musica di molti gruppi rock (dagli ELP ai Deep Purple, ad esempio) ma tu continui a seguir eun tuo percorso molto personale. Come mai?
Stavo ancora cercando di andare avanti con il mio mix di Jazz e Rock.
Keith Emerson, un grande tastierista, è diventato un mio caro amico. Quando abbiamo confrontato i musicisti che ci avevano ispirato, si sono rivelati, per la maggior parte, le stesse persone.
Tale è la grande latitudine della musica: Keith dal lato classico e io dal lato Jazz. Ho iniziato a vedere la musica come la vera lingua internazionale di Madre Terra.
Hai mai rimpianto un'occasione che ti era stata offerta ma a cui hai rinunciato?
No, sono nato musicista, un dono dell'universo!
La musica mi ha insegnato tutte le lezioni importanti della mia vita.
Nel 1977 esplode la scena punk. Come l'hai accolta? Ne sei stato colpito e interessato o non te ne importava nulla? Ha creato problemi alla tua generazione artistica? E' vero che ha “cancellato” la musica precedente, secondo te?
Ho comprato un sintetizzatore. Invece delle dozzine di registri d'organo Hammond che ho usavo, il sintetizzatore offriva 100 nuovi colori. Stava ai musicisti imparare a usare quelli giusti. Vedi Keith Emerson, Stevie Wonder e il mio album "Search Party" per esempio.
Negli anni Ottanta arrivano i sintetizzatori e per i suonatori di Hammond e strumenti analogici ci sono problemi seri? E' vero?
No dipende solo da come vengono usati.
Nella tua discografia, a parte varie collaborazioni, si passa da “Here and now” del 1984 a “Language of the heart” del 2012 (bellissimo disco, tra l'altro). Come mai così tanto tempo? Cosa è successo nel frattempo?
In quegli anni Jazz è diventato una parolaccia nell'industria discografica, che ora cercava di vendere milioni di dischi, e questo ha chiuso le porte a molta musica, la mia inclusa, ma ho continuato a registrare in qualche modo.
La tua band è diventata una specie di “family affair”.
Sì, Karma, mio figlio, è diventato un grande batterista, ingegnere del suono e produttore. Inoltre, le mie figlie Ali e Savannah hanno cantato successivamente per me e hanno fatto un lavoro fantastico.
Poi, con Karma alla guida della band, abbiamo mantenuto viva la musica ed è stato un momento molto felice ovunque siamo andati e più il pubblico è diventato più grande, più hanno capito e apprezzato la musica.
Hai incontrato centinaia di artisti famosissimi, chi ricordi con più piacere e affetto?
Troppi, e non posso dirvi tutti i loro nomi, ma eccone alcuni: Keith Emerson, John Lord, Sarah Vaughn, Julie Driscoll, Mavis Staples, Jimmy Smith e il fratello Jack McDuff, Bernard Purdie, Mina, Gianni Morandi, Zucchero, Alex Ligertwood, Ringo Star, Paul McCartney, Albert Finney, Diana Quick, Car Peterson, ecc...
Dall'alto della tua esperienza come vedi il futuro della musica? Dove sta andando secondo te? Cosa dobbiamo aspettarci?
Non lo so. Sono cresciuto ascoltando Marvin Gaye, Stevie Wonder, Donny Hathaway e una miriade di altri artisti. Ascoltando la musica di oggi, veriico che si tratta magari di una traccia ritmica minimale e pochissime canzoni che possono essere cantate da altri artisti.
Alcuni artisti megalomani che si sono definiti geni, ovviamente non hanno letto la vita di Mozart, che scriveva canzoni all'età di sei anni. Mandato a Roma a quattordici anni, fu portato a Roma in San Pietro per ascoltare una "Misericordia". Venti minuti di musica con un doppio coro.
Mozart tornò a casa e scrisse tutto a memoria. A quindici anni ha diretto la sua opera alla Scala Milano.
I frequentatori del concerto lo hanno salutato come "Il Maestrino". Prima di morire senza un soldo e di essere sepolto nella tomba di un povero, scrisse due sinfonie, una al mese. Sono sicuro che non si definiva un genio, ma io sono si curo che lo fosse! Questo è qualcosa da tenere in mente per tenere sotto controllo tutti i nostri ego.
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Interviste
martedì, gennaio 03, 2023
A cura di FABRIZIO BARILE - Nabat - Sopra e sotto i palchi
Immagini, flash, testimonianze di un'epoca.
Tante facce conosciute (spesso dall'"altra parte" e non sempre amichevoli, anzi...).
"Una storia di incontri e scontri, perché di questo è fatta la vita...un'energia che non può fermarsi, un'energia che deve rigenerarsi" (Marco Balestrino).
Decine e decine di foto che documentano non solo la gloriosa storia dei NABAT (a cura di Fabrizio Barile, del compianto Tiziano Ansaldi, Enrico Zanza, Elisa Piatti con due omaggi disegnati di Mattia Dossi e ZeroCalcare) ma che immortalano un momento storico, centri sociali fatiscenti, impianti discutibili, sudore, violenza, esasperazione, energia, facce giovani, sorridenti, sfacciate, dure.
Appartenenza e identità.
"Penso che la migliore lettura di un libro fotografico sia quella di osservare le foto, coglierne i particolari, studiare le inquadrature e leggere la storia che raccontano.
Per questo motivo lascerò alle immagini il compito narrativo".
(Fabrizio Barile).
Per chi c'era.
Per chi ne vuole sapere di più.
Lo trovate qui:
hellnation64@gmail.com
Una parte del ricavato verrà destinata al progetto VECCHIO SON https://www.facebook.com/vecchioson
A cura di Fabrizio Barile
Nabat - Sopra e sotto i palchi
Hellnation books/Red Star Press
164 pagine
35 euro
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Libri
lunedì, gennaio 02, 2023
Statistiche 2022
Un po’ di consuete statistiche annuali per il BLOG (mio/nostro pro memoria personale di ciò che ascolto e leggo) che, a dicembre, ha compiuto 18 ANNI.
Sono cifre molto favorevoli ma, ovviamente, irrisorie, pur se confortanti, anche in considerazione del seguito, per un mezzo obsoleto come il blog da parte del 75% degli utenti di età sotto i 40 anni.
Curioso per un profilo che tratta di dischi, libri, film attuali ma gestiti da un 61enne, con gusti palesemente retrò.
Il 2022 ha ribadito, con una leggera flessione il boom dell'anno precedente: 291.252 gli accessi nel 2022.
(308.309 nel 2021, 182.357 nel 2020, 126.000 nel 2019, 128.377 nel 2018, 123.200 nel 2017, 130.400 nel 2016, 121.500 nel 2015, 120.500 nel 2014, 139.482 nel 2013, 144.211 nel 2012, 105.973 nel 2011).
Una media di 798 accessi quotidiani.
Più di 69.000 gli utenti singoli.
Oltre all'Italia la provenienza è nell'ordine dagli USA, Germania, Inghilterra, Francia, Spagna, Olanda, Svizzera, Irlanda, Rep. Ceca.
Tra le città Milano, Roma, Bologna Torino, Firenze, Napoli, Genova, Cagliari, Palermo.
Prima città straniera é Dublino, seguita da Londra, Parigi e New York.
La "mia" PIACENZA é al 46° posto.
Maggiori accessi (il 60%) da un pubblico dai 18 ai 34 anni, 15% da 35 ai 45 (curioso per un blog di tematiche prevalentemente "datate").
55% gli accessi da utenti maschi, 45% da utenti femmine.
Particolarità costante degli ultimi anni sono gli accessi a post storici e passati che mantengono costante nel tempo il dato statistico.
Il post più visto di sempre è quello sulle 100 canzoni italiane più belle, seguito da Ari Paffgen, Messaggio di Brian Eno agli Europei, Herbie Hancock e Wayne Shorter: lettera ai giovani musicisti, Elogio di Cesare Cremonini, Le 100 canzoni più belle dei Beatles, I dischi più rari e costosi, Il rock e i Kiss, La musica nei campi di concentramento.
I post più visti nel 2022, tra i 320 pubblicati, sono stati monopolizzati dai preziosi contributi di SOULFUL JULES con i suoi racconti dall'ex Urss (con circa 10.000 visualizzazioni ognuno).
Racconti dall'ex Urss - Ucraina - Maggio 2014
https://tonyface.blogspot.com/2022/03/racconti-dallex-urss-ucraina-maggio-2014.html
Racconti dall'ex Urss - Febbraio 2022
https://tonyface.blogspot.com/2022/03/racconti-dallex-urss-febbraio-2022.html
Racconti dall'ex Urss - Ucraina Febbraio 2022
https://tonyface.blogspot.com/2022/03/racconti-dallex-urss-ucraina-febbraio.html
La musica nei campi di concentramento
https://tonyface.blogspot.com/2020/01/la-musica-nei-campi-di-concentramento.html
Attualmente dalla sua nascita, 18 anni fa, gli accessi sono quasi 3 milioni e 700mila.
Un ringraziamento a tutti i collaboratori che hanno contribuito con i loro scritti, in particolare a SOULFUL JULES, WHITE SEED, MICHELE SAVINI e ALBERTO GALLETTI e alle decine di commentatori abituali che rendono vivo e frizzante questo blog, a quelli che si “limitano” a leggere, a tutti i nuovi arrivati da queste parti.
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