venerdì, giugno 15, 2018

Grazie zia di Salvatore Samperi



Attraverso una cinquantina di post, riviviamo una serie di episodi in chiave artistica, culturale, sociale del 1968.
I precedenti post qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/50%20anni%20dal%201968

Film di Salvatore Samperi, uscito nel 1968 , presentato a Cannes, spesso erroneamente associato alla commedia erotica, in realtà di spessore tragico e drammatico, morboso e inquietante, espressione del cinema arrabbiato di quel periodo.

Il giovane Alvise (Lou Castel), figlio di un ricco industriale della provincia veneta, finge una paralisi alle gambe per evitare l'assunzione di responsabilità future nella società.
Affidato alle cure della zia materna Lea (una conturbante Lisa Gastoni), la irretirà e conquisterà in un gioco perverso e sadomaso fino a indurla ad ucciderlo con un'iniezione letale.

Incredibilmente efficace la colonna sonora di Ennio Morricone, con "Filastrocca vietnamita", cantata da Sergio Endrigo, e il cantilenante tema musicale "Guerra e pace Pollo e brace" che ricorre per l'intero film.


Trailer
https://www.youtube.com/watch?v=TPg7NEQDjv8&t=52s

"Guerra e pace Pollo e brace"
https://www.youtube.com/watch?v=fbLmZWQleLc

giovedì, giugno 14, 2018

Mondiali di calcio 2018



Il primo Mondiale della nostra vita senza l'ITALIA.
D'altra parte l'abisso in cui è finito il calcio italiano è evidente (e non è una novità).
Valgano le ultime tre partite che, pur essendo una Nazionale più che sperimentale, hanno dimostrato un divario imbarazzante con la Francia che avrebbe potuto sommergerci di gol e una statura modesta pur contro due squadre non irresistibili come Arabia (...) e Olanda.
Sarà un percorso lungo e (temo) penoso.

Venendo ad un pronostico su chi parteciperà è abbastanza facile indicare in Germania, Brasile e Spagna le grandi favorite con Francia e Argentina in corsa.
Portogallo e Croazia possono essere le sorprese.
Più indietro Inghilterra, Belgio metre le tignose Svizzera e Polonia potrebbero affacciarsi davanti.
Per il resto comparse o poco più anche se volendo metterci un euro nomi come Senegal, Colombia o Costarica potrebbero trovarsi in posizioni inaspettate.

mercoledì, giugno 13, 2018

Cathy Smith



Le precedenti puntate della rubrica CRIMINAL WORLD ovvero i criminali che hanno avuto connessioni con la musica e l'arte, (dedicate ai Kray Twins, Ronnie Biggs, Luciano Lutring, Gary Gilmore, Janie Jones, i Moor Murders Ian Brady e Myra Hindley, Bonnie & Clyde, Hattie Carroll e William Zantzinger, Stagger Lee, Charles Manson, Ted Bundy, John Wayne Gacy il Killer Clown), Ed Gein, Leonarda Cianciulli, Mark David Chapman, Jack H Abbott, Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, Georgie Davies, Derek Bentley, Burzum, Renato Vallanzasca, Elmer Edward Solly, Michael X, Angry Brigade, Velarie Solanas sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Criminal%20World

Storia estrema quella di CATHY SMITH, groupie, spacciatrice, cantante, ispiratrice di canzoni, protagonista diretta della morte di JOHN BELUSHI a cui iniettò 11 dosi di speedball al Chateau Marmont a Hollywood, il 5 marzo 1982 causandone la morte.

Ebbe una relazione contemporanea con ben tre membri della BAND (che seguiva in ogni concerto) nei 60's, Rick Danko, Levon Helm e Richard Manuel, tanto che quando rimase incinta, non sapendo bene chi fosse il padre definì il nascituro "Figlio della Band".

Ebbe poi una relazione con Gordon Lightfoot (che la immortalò nel brano "Sundown") per diventare poi spacciatrice per Keith Richards e Ron Wood durante il tour dei New Barbarians alla fine dei 70's.
Incontrò John Belushi durate un'apparizione della Band al suo show "Saturday Night live", quando era già pesantemente invischiata nell'eroina.

Dopo la morte di Belushi è entrata e uscita dal carcere parecchie volte prima di tornare a vivere in Canada e dedicarsi a incontri con giovani studenti per avvisarli sui pericoli della droga.

martedì, giugno 12, 2018

Stan Campbell



Storia strana, triste e tragica quella di STAN CAMPBELL l'indimenticata voce di uno dei brani iconci degli anni 80, "Free Nelson Mandela" dei SPECIAL AKA, band di Jerry Dammers e John Bradbury, nata e vissuta in formazioni svariate dopo la separazione degli Specials (tre di loro confluiti nei Fun Boy Three).

Stan accettò il posto nella band, nel 1983, con lo scopo di diventare famoso ma lo scarso successo di alcuni singoli lo indusse a lasciare subito dopo la registrazione di "Free Nelson Mandela".
Nel 1986 esce con un omonimo album solista, molto cool, smooth soul, bluesy, reggae, sonorità pulite e sofisticate, voce vellutata, ottime cover di "Crawfish", "Strange fuit" e "Don't le me be msunderstood".

L'album non avrà particolare riscontro commerciale e Campbell sparirà dalla circolazione.
Tornerà purtroppo in cronaca nera con alcune denunce per molestie sessuali e gravi problemi psichiatrici che culmineranno in una condanna per stupro che sta scontando in un ospedale per malati mentali.

Free Nelson Mandela
https://www.youtube.com/watch?v=AgcTvoWjZJU

Years go by
https://www.youtube.com/watch?v=rAn5MslKJ5Y

lunedì, giugno 11, 2018

Alberto Prunetti - 108 metri. The new working class hero



Un romanzo / cronaca di una spietata realtà.
La descrizione impietosa della morte della classe operaia e lavoratrice e della cultura ad essa connessa, le nuove generazioni fagocitate dal turbo capitalismo tra biechi lavori, precariato, sfruttamento intensivo, la "mobilità sociale".
Un mondo agonizzante che non oppone più resistenza.

Prunetti si pone in modo autobiografico per quanto la prefazione sia chiara:
«Ogni riferimento a fatti realmente accaduti o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale».

Il racconto è crudo e a tratti tremendo ma vissuto con un'(auto) ironia che alla fine stempera e arricchisce la drammaticità sottesa al racconto.
Un ghigno sarcastico di fronte all'apocalisse.

Rischia di diventare un classico.

«Viviamo in uno strano paradosso: gli operai non esistono più, si dice, ma poi ogni giorno ne muoiono almeno tre»

"Le regole del cantiere":
Semplici!
Dai una mano ai tu soci.
Sciopera.
Non leccà il culo al capo.
Non fa il crumiro.
Non infierì se ti tocca menà.
Non prendertela troppo coi pisani, so' umani pure loro.
Diffida dei quattrinai.
Se uno studiato ti chiama signore, mettiti col culo al muro.
Regole universali che valgono ovunque ci sia la classe operaia.V In tutto il mondo.


Però è vero: è tutto diverso.
C'è un altro mondo fuori dai quartieri operai e noi siamo quelli strani.
E quel mondo lì che conta, che fa tendenza, che sta vincendo.
E' la cetomedizzazione, l'ultima balla raccontata agli italiani.
Basta puzzare di povero, di vecchio, di lavoro.
Divertimento, vacanze, shopping. Degustare, depilarsi, dimagrire, deumidificare gli ambienti.
Sudare si ma solo in palestra.
Godersi la vita, basta soffrire e faticare che sono cose da vecchi e da contadini.....
e io che rispondo?
Con un rutto.
Fruttato, arioso, quasi floreale.
Anzi, minerale.
E poi giro le spalle e me ne vado
.

Una breve presentazione video:
https://www.youtube.com/watch?v=q5aXYH9ckYU

domenica, giugno 10, 2018

Riace



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Il piccolo centro calabrese di RIACE, 1.700 abitanti, è ovviamente noto prevalentemente per il ritrovamento dei famosi bronzi.
Ma da qualche anno ci ha pensato un altro aspetto, altrettanto importante, a dargli notorietà e popolarità.

Dal 2004, grazie alla politica di accoglienza del sindaco Domenico Lucano, il paese, soprattutto il centro storico da tempo spopolato, ha dato ospitalità a oltre 6mila richiedenti asilo provenienti da venti diverse nazioni, integrandoli nel tessuto culturale cittadino e inserendoli nel mondo del lavoro, ridando al piccolo borgo una nuova vita, riuscendo a mantenere attiva la scuola e facendo rinascere Riace con attività imprenditoriali legate all’artigianato.
E' stata introdotta addirittura una moneta locale autonoma.

L’integrazione dei migranti è assicurata da circa settanta mediatori culturali assunti dal comune.
Nel 2016 la rivista Fortune ha inserito il sindaco tra i 50 uomini più influenti del mondo.

A suggello dell'evidente bontà dell'iniziativa le feroci critiche del neo ministro Salvini e attacchi diffusi a Domenico Lucano da parte di ndrangheta e politica.

Ultimamente sono arrivati anche guai giudiziari su finanziamenti e concessioni e problemi economici.
La vicenda ha ispirato anche il cortometraggio "Il volo" di Wim Wenders

sabato, giugno 09, 2018

Gil Scott Heron su Il Manifesto



Oggi su IL MANIFESTO ho scritto due pagine su GIL SCOTT HERON.
E sono venute proprio bene, senza la solita storia discografica ma con un approfondimento artistico e umano.

Muzak 20 anni dopo



In occasione dei 20 anni dalla scomparsa del compianto Claudio Galuzzi, un'appassionata non-stop di musica e parole per ricordare una grande e generosa personalità che ha lasciato a tutti, e in particolar modo alla sua città, Casalpusterlengo, un segno profondo, nel suo battersi per l'arte, la musica, la cultura.

L'evento prende il via alle 16 di sabato 9 giugno e continuerà fino a mezzanotte.
In queste ore, si alterneranno nel ricordo vecchi amici e artisti, tra reading, presentazioni e concerti.

https://www.facebook.com/events/145843329473049/

venerdì, giugno 08, 2018

Jumpin' Jack Flash



Attraverso una cinquantina di post, riviviamo una serie di episodi in chiave artistica, culturale, sociale del 1968.
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Pubblicato il 24 maggio del 1968 "JUMPIN JACK FLASH è uno dei più celebri brani dei ROLLING STONES, suonato in tutti i tour successivi e quello più eseguito da Jagger e soci, almeno 1.100 volte.

Controversa la composizione che Mick e Keith si attribuiscono mentre Bill Wyman sostiene di aver composto il riff sul piano, accompganato da Brian Jones e Charlie Watts e solo successivamente rifinito dai Glimmer Twins (che non gli concessero la firma sul brano).
Sicuro invece che il titolo fu ispirato dal rumore che faceva il giardiniere di Keith, Jack Dyer, davati acasa sua. Jagger, alsuo fianco chiese che cosa fosse tutto quel casino al che Keith rispose “Oh, that’s Jack – that’s jumpin’ Jack".
Il testo fu scritto da Mick ma le parole introduttive "I was born in a crossfire hurricane" sono di Keith, che faceva riferimento al fatto di essere nato sotto i bombardamenti nazisti.

Il brano fu un modo brusco per la band per uscire dal periodo più psichedelico e soft e tornare alle basi più rudi e influenzate dal blues.

Keith Richards nella sua autobiografia "Life" scrive:
"Mi piace 'Satisfaction' ma 'Flash' è particolarmente interessante.
It's allllll right now.
E' quasi arabeggiante o molto vecchio, arcaico, classico con accordi che puoi sentire nei canti Gregoriani. E' quel mix tra un rock n roll e allo stesso tempo questo eco di antica, molto antica, musica che non hai mai sentito.
E' molto più vecchia di me e questo è incredibile.
E' come un ricordo di qualcosa e non so da dove viene..."

Keith Richards suona anche il basso, Bill Wyman l'organo, Ian Stewart il piano.
Arrivò al primo posto in Inghilterra.
Le migliori cover sono di Aretha Franklin, Leon Russell, Thelma Houston, Johnny Winter, Alex Chilton.
Da ascoltare quella dei Motorhead.

https://www.youtube.com/watch?v=5hGS-PB-xvo

giovedì, giugno 07, 2018

Fantastic Negrito live a Desio 6 giugno 2018



E' sufficiente un brano e la gente (circa 200 persone, un po' pochine ma probabilmente adeguata all'ancora scarsa popolarità del Nostro), comodamente seduta è già tutta sotto il palco, immediatamente sedotta e travolta dalla verve di FANTASTIC NEGRITO.

Blues, gospel, funk, punk, Prince, James Brown, Skip James, Screamin Jay Hawkins, Gil Scott Heron, incredibili riff tra Led Zeppelin e Jack White, una band spaventosa per tecnica, qualità, espressività.

I brani si allungano e dilatano, Negrito diventa attore, ballerino, intrattenitore.
"Scary woman" è potentissima, "In the pines" dedicata alla madre, "la persona più forte che abbia mai incontrato nella mia vita" è straziante "Take That Bullshit and Turn It into Good Shit" è un funk blues pauroso.
Dialoga con il pubblico, scherza, racconta di politica e vita quotidiana.
Un'ora e mezza di concerto ancora una volta incredibile.

Il futuro, anzi, il presente della musica è qua !!

Il nuovo "Please don't be dead" in uscita a giorni è ancora meglio del precedente, splendido, "The last days of Oakland".

Take That Bullshit and Turn It into Good Shit
https://www.youtube.com/watch?v=6Z4JQLVwihM

mercoledì, giugno 06, 2018

Intervista a Iacampo



Le altre interviste del blog sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

IACAMPO - Fructus
Iacampo è uno dei migliori artisti/cantautori in circolazione in Italia. Mai banale, immediatamente riconoscibile, autore raffinato e sopraffino, ricercatore di suoni poco praticati nelle nostre tristi lande creative.
Nel terzo e conclusivo capitolo di una trilogia discografica che ha avuto nel precedente FLORES un vero e proprio capolavoro, riesca ancora a superarsi con un magnifico disco in cui confluiscono canzone d'autore, influenze mediterranee, caraibiche e brasiliane, miscelate con una grazia e una sapienza magistrali.
Un vero gioiello.


-Fructus chiude la trilogia iniziata con Valetudo e proseguita con Flores. Cosa accomuna questi tre album?
Li unisce forse il tema dell'amore, analizzato in 3 diverse fasi della mia vita.
Li unisce anche un nuovo modo di comporre, cantare e scrivere che è nato con Valetudo.
C'è sicuramente un omogeneo pensiero filosofico che li lega, quello che nella vita, appunto, valga tutto, e che per capire il proprio ruolo in questo gioco vale qualunque lezione, fino a che sarà imparata: e allora saranno fiori e saranno frutti, comunque, anche dopo molte ferite.

- Chiusa la trilogia quale sarà il prossimo passo artistico ?
Una vacanza, penso che sia il passo artistico più importante per me in questo momento.

- In che modo proporrai dal vivo un album così complesso da un punto di vista esecutivo, con sfumature così particolari da riprodurre ?
Grazie a degli ottimi musicisti: Rosa Brunello al basso, bravissima musicista di Jazz che realizza anche i suoi dischi personali, Francesco Inverno alla batteria, giovane ma totalmente adattabile ai groove del concerto e Filippo Zonta il percussionista che avrà anche il compito di lanciare tutti i campionamenti del produttore Gui Amabis, di cui è costellato il disco.
Poi ci sono io con la mia voce e la chitarra. E poi si canta.
I timbri sono rispettati e dove riusciremo porteremo anche la fisarmonica di Sergio marchesini e il violoncelllo di Enrico Milani.

-I brani saranno riarrangiati ?
Per me le canzoni sono sempre vive, si adattano al tempo, alle stagioni, agli umori, ai luoghi, diventando più veloci, più lente, più solenni o più minimali... anche se devo dire che a parte qualche cosa in questo tour cercheremo di essere fedeli al suono di Fructus. C'è stato molto lavoro e gli va reso merito.
Anche se devo dire che dal vivono le canzoni esplodono molto, nel suono e nell'emotività.
Le canzoni di Valetudo e Flores si, riarrangiamo.
Sarà probabilmente il destino anche delle canzoni nuove, è il bello di suonare: cambiare le forme, suonare anche con il luogo o il pubblico in sala, con il flusso del momento.
Ma per ora no, c'è ancora voglia di sentirle così.

-In questo senso è corretto pensare ad una dimensione teatrale per fare ascoltare al meglio la tua musica ?
Non del tutto, questo concerto è d'impatto. Può reggere il club come il festival estivo.
Poi la mia musica nel suo repertorio più ampio al teatro si adatta molto bene, si.
Però ho voluto introdurre un elemento che forse mi mancava un po': l'impatto.
ora c'è, ci si muove.

- E’ stata difficile la realizzazione di “Fructus” ?
Laboriosa, si. Dopo la fase compositiva si è passati alla dimensione di band acustica. Abbiamo registrato dei provini e li abbiamo sottoposti a Leziero Rescigno in italia e a Gui Amabis in Brasile. Poi in una fase non facile abbiamo unito le "produzioni", quella più acustica e quella dei campionamenti di Gui.
Ci sono molte teste in fructus.
Ho curato la supervisione di tutto e non è stato facilissimo.
Ma il risultato è strabiliante.
Un'altra scommessa vinta per me e per quelli che mi hanno aiutato nella produzione.
Non mi piace fare le cose scontate. Oggi basta mettere una tastiera per avere un suono attuale.
E' tutto molto uniformato. Mi mancano alcune cose nella musica che gira in Italia.
Mi spiace perchè in alcune nuove produzioni a livello linguistico e comunicativo secondo c'è una spontaneità che mi piace molto, ma molte volte si ferma li e non m'affascina musicalmente.
La musica per me è ancora vibrazione.

- Quali sono i dischi che hanno suonato più spesso durante la composizione e la realizzazione di “Fructus” ?
un po' di tutto, a volte senza attinenza al lavoro che stavamo facendo, altre si.
un po' di titoli:
Trabalhos Carnivoros - Gui Amabis
Refavela - Gilberto Gil
Paris Milonga - Paolo Conte
Tetsuo & Youth - Lupe Fiasco
Tribalistas - Tribalistas
Born in the USA - Bruce Springsteen
Kongo Magni/Mali Denhou - Boubacar Traorè

martedì, giugno 05, 2018

Mike Painter Quintet & Viola Road - Nothing changes



Brillante ritorno di uno dei Re dell'Hammond italiani e di una delle voci più "nere" in circolazione dalle nostre parti.

Cover azzeccatissime e da cultori (vedi “I've got a feeling” di Big Maybelle rivista in chiave ska, "Now I've got a woman" di Freddy King o “Gone with is the wind my love” di Rita & the Tiaras non dimenticando un'intensissima "I put a spell on you"), originali di prima qualità, tanto groove, pulizia e potenza sonora, soul, rhythm and blues, esecuzione impeccabile.

I dieci brani brani scorrono veloci e convincenti in virtù di una varietà ben calibrata tra le varie anime artistiche che permeano l'album e un suono brillante che è il perfetto filo conduttore di un album efficace e di primissima qualità.

https://www.youtube.com/watch?v=CWtZTcZxCXM&feature=youtu.be

1
Oltre ad eccellenti brani vostri quell che si apprezza di più nel nuovo album è la scelta delle cover, sempre azzeccate e da intenditori (da “I've go a feeling” di Big Maybelle a “Gone with is the wind my love”).
E' stato difficile decidere quelle da inserire ?


La ricerca delle cover da arrangiare secondo il nostro gusto musicale , è sempre stato uno dei principali obbiettivi, la scelta dei brani viene fatta anche secondo un attenta selezione di musiche e testi adattabili al nostro tipo di sound.
La cover di Big Maybelle per la nostra band, ha sconfinato leggermente dal nostro groove che di solito non ha un tempo in levare come questo brano in particolare.
Per quanto riguarda la cover di Louis Barreto, era da tempo che Viola su proposta dell'autore voleva registrarla.
La nostra versione è arrangiata in modo molto diverso dall'originale, un omaggio ad uno dei pezzi più amati della scena northern.

2
E' stato un lavoro difficile in studio di registrazione ? I suoni sono impeccabili.


Questo album ha richiesto parecchio tempo di lavorazione, a causa del cambio repentino dei batteristi nella nostra formazione in questi ultimi due anni, ma siamo ugualmente riusciti ad avere un buon risultato ottenendo una sonorità omogenea e compatibile al background dei due musicisti che si sono esibiti sia nei live che nelle registrazioni.
La fase del mixaggio e l'arrangiamento dei brani è stato il momento più laborioso in quanto i 10 brani sono stati registrati in più take, ma grazie alla mia esperienza musicale il risultato finale è stato sicuramente una sorpresa, il suonare diversi stili che si ispirano a diversi generi degli anni 60's non ci ha portati lontani dal sound che volevo ottenere.

3
Quali sono i dischi che avete ascoltato maggiormente durante la registrazione ?


Mike : Io e Viola ascoltiamo tanta musica e ci confrontiamo spesso .
Dire che io non ho ascoltato dischi soul o rnb delle raccolte della Kent, o della Chess , piuttosto che i mie soliti vinili preferiti di hammond groove, sarebbe una grossa bugia.
Viola : Artisti che ho ascoltato spesso durante la registrazione sono Timi Yuro per la sua meravigliosa intensità e tanto Northern Soul, il mio preferito sulla pista da ballo.
Ho avuto una botta di nostalgia per la 2 Tone di cui credo si senta una leggera influenza nella nostra versione di " Gone with the Wind is My Love “.
Ultimamente ho consumato “When I look in your eyes” nelle versioni di “Matt Monro” e ”Sammy Davis Jr” accompagnati entrambi da orchestre spettacolari.

4
Quanto spazio credete ci possa essere per una band come la vostra nell'attuale panorama italiano ?


Il nostro album anche se distribuito in Italia dalla Self , è cantato in inglese e mira al mercato estero, in patria sicuramente ben poco spazio, questo genere non è abbastanza forte qui, mi piacerebbe ripercorrere i canali che ebbi nel 2005 con il mio progetto strumentale da solista con la Family Affar , Giappone, Francia, Germania , Usa e Inghilterra , chi può dirlo ....

5
Cosa avete in programma per la promozione dell'album ?


Sicuramente una serie di concerti per far crescere la popolarità della band ,ed stiamo lavorando alla produzione di video clip.
Ci stiamo anche divertendo a creare dei gadgets della band .

lunedì, giugno 04, 2018

Madonna e gli anni punk



Articolo comparso sul quotidiano Libertà di ieri.

L'inizio di carriera per molte star della musica (e non solo) è stato quanto meno difficoltoso, spesso caratterizzato da momenti molto bui, da necessari compromessi, cadute, problemi a non finire. Caratteristica comune a milioni di giovani che hanno creduto nella possibilità di arrivare al successo attraverso l'attività artistica. Finita malamente, nell'oblìo o nella mediocrità, per la stragrande maggioranza, coronata invece dalla notorietà e da valanghe di fan per pochissimi.

Il caso di Madonna è in tal senso emblematico.

La signorina Ciccone lascia a 19 anni le quiete lande del Michigan in direzione New York nel 1977, 35 dollari in tasca e nessuna prospettiva.
I primi anni sono infatti durissimi, fatti di umili lavori e una vita precaria, a contatto con una città ai tempi in totale declino, dove violenza, droga e sopraffazione erano il pane quotidiano, prima della ripulitura a cura del sindaco Giuliani e della cosiddetta gentrificazione successiva.
Posa spesso nuda per pittori e fotografi (che in seguito rivenderanno a riviste specializzate le immagini a caro prezzo, una volta che diventerà famosa).

A questo punto inizia la sua carriera artistica, ancora una volta in modo più che precario.
Ad esempio facendo da ballerina in un tour europeo, nel 1978, con Patrick Hernandez (con cui intraprende una delle numerose brevi relazioni) che ebbe un effimero, per quanto enorme, successo con il brano di disco music “Born to be alive”.
Partecipa ad un film semi amatoriale con scene soft porno che la vedono protagonista e nel 1979 forma con il fidanzato del tempo, Don Gilroy, il gruppo dei Breakfast Club con cui incide parecchi brani suonando batteria e chitarra (che non vedranno mai la luce se non in pubblicazioni illegali e che lei stessa ha sempre definito “orribili”) in uno stile tra new wave e pop, traendo ispirazione principalmente da Debbie Harry dei Blondie e Chrissie Hynde dei Pretenders.
Lascia la band per una veloce esperienza con i Madonna and the Sky, gruppo che vive solo lo spazio di un concerto e con i Millionares che nemmeno hanno il tempo per decollare.
Tocca poi agli Emmy and the Emmy's (la band respinge l'ipotesi di chiamare il gruppo Madonna, giudicandolo “troppo cattolico” mentre Emmy era uno dei suoi tanti soprannomi) con cui si destreggia ancora tra rock, post punk e new wave ipnotica suonando anche nei locali simbolo di quella scena, come CBGB'S e Roxy o, successivamente il Danceteria (dove poi volle girare alcune scene del suo film “Cercasi Susan disperatamente”).
Un locale (da molti definito “magico”) in cui si concentrarono alcuni futuri talenti come la cantante Sade (che vi faceva la barista), la band dei Beastie Boys che lavavano i pavimenti, la stessa Madonna che spesso faceva da ballerina e, come si direbbe oggi, “ragazza immagine”.

Sia nei Breakfast Club che negli Emmy's suona il batterista Stephen Bray che con Madonna scriverà alcuni dei suoi più grandi successi, come “Into the groove”, “Papa don't preach”, “Express yourself”.

E' un momento ancora molto infelice da un punto di vista dei riscontri di pubblico (e conseguentemente economico) ma particolarmente importante per la formazione dell'artista che impara a destreggiarsi sul palco, facendo una gavetta durissima, di fronte ad una platea spietata e raramente disponibile.
Sono le basi che ne faranno la star di successo mondiale che tutti conosciamo. Lascia il gruppo e incomincia a produrre brani solisti, più orecchiabili e commerciali.
Incomincia a frequentare e ne diventa la ragazza, il famoso artista Jean Michel Basquiat che la introduce nell'ambiente esclusivo della New York dell'arte.
“Quando ho rotto con lui, si è ripreso i quadri che mi aveva regalato e li ha dipinti di nero”.

Nel 1982 firma finalmente un contratto con un'etichetta di un certo peso, la Sire Record (che aveva già lanciato nomi come Ramones e Talking Heads), pubblica i primi singoli, “Everybody” e “Burning up” con i quali scala le classifiche e da cui parte una storia di infiniti successi, diventando l'artista femminile con più dischi venduti della storia, oltre 350 milioni di copie.

sabato, giugno 02, 2018

Baarle-Hertog



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Singolare la situazione di Baarle-Hertog, una cittadina belga di 2.337 abitanti, composta da 24 parti separate, che sorge nelle Fiandre in provincia di Anversa ma situata in territorio olandese.

Al comune belga di Baarle-Hertog appartengono ben 22 parti site in territorio olandese all'interno del comune di Baarle-Nassau, e alcune di queste ne contengono ulteriori, questa volta olandesi.
Il confine è così articolato che, oltre a strade, giardini, campi, anche alcune case sono divise tra due stati.

In passato, quando la legge olandese prevedeva per i ristoranti un orario di chiusura anteriore a quello belga, alcuni esercizi posti sul confine risolsero il problema semplicemente facendo cambiare tavolo ai clienti. Sulla soglia di un negozio appare una lastra di marmo con due piccole scritte: sul marciapiede siamo in Olanda, varcando la soglia siamo in Belgio.

Si è tentato diverse volte di sistemare la situazione, risalente a diversi secoli fa ma si è rivelato troppo complicato, in particolare dal punto di vista giuridico.
Si è così deciso di lasciare le cose come stanno.

Libertà, Muzak, Gil Scott Heron, Radiocoop



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo del periodo "punk" / new wave di Madonna, del meglio del mese, degli album solisti dei Kiss.
Nella foto lo scorso numero.



Sabato prossimo 9 giugno a Casalpusterlengo (Lodi) "Muzak 20 anni dopo", in ricordo di Claudio Galuzzi.
Con, tra gli altri, Cristina Donà, Rita Lilith Oberti, Link Quartet, Pieo Bassini, Arbos etc etc.



E' uscito il 27 marzo la ristampa (aggiornata e abbondantemente riveduta) della mia biografia su GIL SCOTT HERON.

Storia della sua vita, discografia dettagliata e commentata, testimonianze sulle sue apparizioni italiane.
Invito chi fosse interessato a unirsi alla pagina FB per seguire le date delle presentazioni e varie informazioni sul personaggio:
https://www.facebook.com/Gil-Scott-Heron-205341980049956/

Stampa Vololibero Edizioni.
Al libro hanno offerto il loro prezioso contributo anche: Alberto Castelli, Carlo Babando, Fabio Pasquarelli, Alberto Bobby Soul De Benedetti, Ninni Laterza, Carlo Maffini, Salvatore Pignanelli, Francesco Gazzara.

PRESENTAZIONI:
Giovedì 5 luglio: TRAVO (PC) "Piazza Biblioteca"

Per novembre sto preparando un tour che da Piacenza arriverà a Palermo.
Chiunque sia interessato a trovare una data (pomeridiana o serale, in libreria o circoli, locali, associazioni) mi scriva
.



Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me, Carlo Maffini e Paolo Muzio.

Le varie puntate sono qui:
https://www.youtube.com/playlist?list=PLq4GWqezsdXQktNFF5Mai9q0NA4e7CMH4

venerdì, giugno 01, 2018

1968 - Un anno nel pallone



Attraverso una cinquantina di post, riviviamo una serie di episodi in chiave artistica, culturale, sociale del 1968.
I precedenti post qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/50%20anni%20dal%201968

ALBERTO GALLETTI ci porta ne l1968 calcistico, dall'Europeo (l'unico) vinto dall'Italia (in maniera dubbia) ad altre interessanti note in ambito pallonaro.

Cinquant’anni dal 1968, un piccolo excursus calcistico sul periodo.
Senz’altro il culmine della stagione fu il Campionato Europeo che si disputò in Italia, nel giro di cinque giorni, ai primi di giugno.
Distante anni luce dalle carnevalate televisive di oggi, vi parteciparono solamente quattro squadre, nessun girone.
A definire le quattro semifinaliste si era arrivati dopo la disputa di otto gironi di qualificazione su un’arco di due anni, da cui emersero otto vincitrici: Spagna, URSS, Jugoslavia, Bulgaria,Italia, Ungheria, Francia e Inghilterra che diedero vita ai quarti di finale in partite di andata e ritorno
. Le quattro superstiti: Italia, Jugoslavia, URSS e Inghilterra, si ritrovarono in Italia per far fuori la questione, i campi designati: Firenze (Stadio Comunale), Roma (Stadio Olimpico) e Napoli (Stadio San Paolo).
Favorite: Jugoslavia e Italia padrona di casa, forse più la prima della seconda che comunque aveva il vantaggio di giocare in casa, fattore che, come vedremo poi risultò, forse, decisivo.

Il torneo si svolse quindi su due semifinali in partita unica e la finalissima più la finalina del terzo posto.

Si comincia il 5 giugno alle 18 con Italia-URSS.
I sovietici dominano il primo tempo, superiori a centrocampo esercitano una netta supremazia territoriale, e contengono agevolmente gli sporadici attacchi azzurri, occasioni però poche anche se, negli ultimi minuti, collezionano sei calci d’angolo consecutivi che non danno comunque esito. Nella ripresa Prati sciupa da dentro l’area calciando a lato mentre Zoff compie tre grossi interventi su Shesternjov e Lenev (due volte).
A pochi istanti dalla fine dei supplementari, un tiro di Domenghini sbatte sul palo.
Non sono previsti calci di rigore, introdotti solo dal giugno 1970, quindi a questo punto si procede al lancio della moneta.
Come noto sarà Facchetti, capitano azzurro, ad aggiudicarselo e a portare l’Italia in finale.
Nutro da sempre personalissimi dubbi sullo svolgimento del lancio della moneta.
Ci furono, in precedenza, due turni di Coppa dei Campioni decisi dal lancio della moneta: quello sfortunatissimo del Bologna a Barcellona, moneta che lanciata dall’arbitro si pianta verticalmente nel fango, lancio ripetuto e vittoria dei belgi, nello spareggio con l’Anderlecht del 1964, e quello del Liverpool nel 1965 che al termine dello spareggio contro il Colonia , conclusosi 3-3, si qualificò alle semifinali grazie al lancio della moneta.
In entrambi i casi, il sorteggio fu effettuato nel cerchio di centrocampo.
Quella sera a Napoli però le cose andarono diversamente.
Le squadre rientrarono negli spogliatoi, dove venne effettuato il tiro a sorte.
Niente o quasi si sa di cosa accadde veramente, a parte il fatto che il lancio fu effettuato (almeno?)due volte perché nel primo la moneta si infilò in una fessura del pavimento (??).
Un addetto della federazione corse poi in campo dopo oltre mezz’ora per annunciare ai 70.000 che gremivano il San Paolo la vittoria: mezz’ora, al chiuso, nessuna ha visto o sputo niente, i lanci della moneta erano sempre stati effettuati a centrocampo: un caso?
Oppure ci fu una trattativa nello spogliatoio dell’arbitro e i sovietici accettarono di perdere oppure, più probabile, la moneta fu tirata fino a quando non saltò fuori quello che aveva scelto Facchetti? Boh? Non si saprà mai, solo dei la leggenda narra che, o San Gennaro ci aiutò…. e altre amenità del genere.
Di certo i sovietici protestarono e non poco.

Nella seconda semifinale , ore 21, la Jugoslavia piegò gli inglesi, campioni del mondo in carica, per 1-0.
Fu una partita dura, gli inglesi ci capirono poco, sempre incapsulati nella loro bolla di vetro di un fair play che solo loro potevano e possono capire e che certamente non potevano aspettarsi di veder ricambiato al di fuori dalla loro isola.
Una giovane e gagliarda Jugoslavia li prese d’infilata sorprendendoli non poco, nessuna vera occasione comunque.
Poi alcune ‘gentilezze’ dei difensori slavi non gradite e Mullery che cerca vendetta immediata con entrate dirette agli stinchi, da qui in avanti la partita prende una piega davvero poco amichevole. L’incorreggibile, e spesso inqualificabile, Norman Hunter si scontra a più riprese con Osim che sarà costretto a camminare per quasi tutto il resto dell’incontro.
Quando però i supplementari parevano ormai inevitabili ecco che Dzajic controlla uno spiovente, il grande Bobby Moore per una volta sbaglia il movimento e si ritrova sul lato sbagliato dell’attaccante slavo che stoppa di petto tira al volo e segna un gran gol, è l’ 86’.
L’Inghilterra reagisce serrando il ritmo ma la difesa jugoslava tiene, con le buone e con le cattive. Un minuto dopo l’episodio che finisce dritto negli annali del calcio inglese: Mullery riceve da Moore poco oltre la metà campo, controlla e stà per servire indietro ancora a Moore quando dietro di lui sopraggiunge Trivic che gli stampa i tacchetti nella caviglia, calzettoni squarciati e caviglia sanguinante. Mullery, che aveva menato un po per tutto l’incontro, perde definitivamente il controllo, si gira e pianta un gran calcio nei coglioni a Trivic che va a terra.
Sopraggiunge l’arbitro che lo invita a lasciare il campo, i cartellini ancora non esistevano. Manca poco e gli inglesi, con un uomo in meno a questo punto, non riescono a recuperare. Al rientro negli spogliatoi, Mullery si scusa con tutti, e teme la reazione del CT Ramsey, ovviamente.
Ma con suo stupore il tecnico gli si avvicina e gli dice ‘Ben fatto ragazzo, son contento che qualcuno le abbia date indietro a questi bastardi’.
Ramsey pagò anche la multa di 50 sterline, una bella somma all’epoca, che la federazione comminò a Mullery che divenne così il primo calciatore inglese ad essere espulso indossando la maglia della nazionale e il primo espulso ad un campionato europeo di calcio.

E così la finale è Italia – Jugoslavia:
appuntamento a Roma, Stadio Olimpico, per sabato 8 giugno ore 21,15. Sorpresa tra gli oltre 70.000 accorsi sulle gradinate, Valcareggi non schiera ne Riva, ne Rivera, ne Mazzola, al loro posto rispettivamente Prati, Lodetti (??) e Juliano.
La Jugoslavia schiera gli stessi undici che hanno piegato l’Inghilterra con l’unica eccezione di Acimovic, schierato al posto di Ivica Osim azzoppato da Hunter. Italia con atteggiamento bloccato, la Jugoslavia domina il primo tempo, i suoi attaccanti penetrano la difesa azzurra a più riprese.
Ci sarebbe un rigore a loro favore quando Ferrini spinge, atterrandolo, Pavlovic in area ma trovano comunque il vantaggio al 38’ con il solito Dzaijc.
Il pubblico rumoreggia, non ha capito le scelte del CT, ne tantomeno le approva.
I tentativi azzurri si infrangono sul muro della difesa slava che, grazie anche alla nota rudezza, non cede rimediano infatti quattro ammonizioni.
Fino all’ 80’ quando Domenghini, che già aveva colpito un palo nel primo tempo, fa centro su punizione. Proteste vibranti degli jugoslavi: l’arbitro svizzero Dienst (lo stesso del gol-non-gol di Hurst nella finale mondiale del ’66 e un autentico specialista in favoritismi verso le squadre ospitanti) accorda la distanza richiesta da Domenghini, quindi dovrebbe fischiare lui, la barriera indietreggia e mentre il portiere la stà allineando, l’azzurro batte a sorpresa infilando la porta.
Tra la sorpresa generale (anche degli italiani), l’arbitro convalida, a nulla valgono le rimostranze di Dzaijc e compagni.

Si va ai supplementari, ma la paura di perdere ha la meglio sul resto e il risultato non cambia fino al 120’.
Niente moneta questa volta, si va alla ripetizione della partita.

Valcareggi esce dal suo proverbiale torpore prudenziale e opera cinque cambi rispetto agli undici che hanno iniziato due giorni prima, Riva, Rosato, Salvadore, De Sisti e Mazzola al posto di Prati, Ferrini, Castano, Juliano e Lodetti.
Mitic ripropone lo stesso XI con ancora una volta un solo cambio , sempre nella stessa posizione, questa volta è Hosic a prendere il posto di Petkovic.
I cinque cambi ricaricano le batterie psicofisiche degli azzurri che ora sono più cariche rispetto a quelle degli avversari e già dal primo tempo la supremazia è netta. Riva al 12’ e Anastasi, splendida la sua girata al volo, al 31’ mettono il sigillo sulla superiorità italiana e sull’esito della partita.
La Jugoslavia si sgonfia subito dopo il gol del 2-0, l’Italia controlla fino al termine addormentando l’incontro. Ed è campione d’Europa nel tripudio tricolore di un Olimpico festante.

Nella finale del terzo posto, l’Inghilterra batte l’URSS, un gol per tempo , a segno Charlton e Hurst. Partita affrontata a viso aperto dalle due squadre con gli inglesi che mostrano una supremazia di gioco netta e vincono meritatamente.

Altrove quell’anno:

Il Milan del figliol prodigo Rocco, rientrato all’ovile dopo il volontario esilio al Torino, si aggiudica l’accoppiata scudetto Coppa delle Coppe. Una grande stagione per i rossoneri trascinati dal trio Hamrin - Sormani - Prati, magistralmente diretti dal maestro Rivera e un ritorno trionfale per il Paròn.

Il Pisa, secondo in serie B, è promosso per la prima volta nella sua storia in serie A.

Il Manchester United diventa la prima squadra inglese a vincere la Coppa dei Campioni, sconfigge il Benfica 4-1 ai supplementari nella finale di Wembley, ponendo così fine al ciclo del grande Benfica degli anni ’60. Per il grande Eusebio l’ennesima delusione in terra inglese, per Charlton, e qualche altro, una nuova incoronazione a Wembley.
I dirimpettai del Manchester City si aggiudicano invece il campionato inglese, il secondo dopo quello del 1937.

La Coppa delle Fiere viene vinta dal Leeds United, battuti in finale (1-0 e 0-0) gli ungheresi del Ferencvaros.

In Germania il Norimberga si aggiudica il suo nono e ultimo, fino ad oggi, campionato tedesco. Rimarrà per quasi altri vent’anni la squadra più titolata del Paese.

In Sud America l’Estudiantes La Plata inaugura il suo ciclo di vittorie in Coppa Libertadores, saranno tre consecutive.
In finale piega il Palmeiras dopo tre finali durissime. Protagonista assoluto Veròn, padre di Sebastian, autore di un gol in tutte e tre le finali.
Protagonista non attesa la violenza degli argentini, che causò gravi rimostranze dei brasiliani che arrivarono a minacciare l’abbandono della competizione e costituirà l’inizio di un’escalation che causerà poi gravissimi traumi, vedi partita col Milan dell’anno dopo e ripercussioni sulla massima competizione mondiale per club.
Emblema di cotanta perpetrata trucidità l’ineffabile Carlos Bilardo, studente di medicina, che salirà di nuovo alla ribalta del calcio mondiale, per chi non segue più di tanto, a metà anni ’80 conducendo, nel ruolo di CT,l’Argentina alla conquista del suo secondo titolo mondiale.
Ma questa è una altra storia.
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