giovedì, aprile 13, 2017

Jimmy Nicol



La rubrica DARK SIDE OF THE SUN va alla scoperta di quei personaggi rimasti sempre nell'ombra di grandi artisti (talvolta parenti stretti) ma essenziali nella loro carriera senza godere mai delle luci della ribalta. Dopo Enrico Ciacci (fratello e chitarrista di Little Tony), Ian Stewart pianista fondatore dei Rolling Stones, Simon Townshend, fratello di Pete, il padre/manager di Paul Weller, John Weller, Marco Pirroni, da sempre nelle retrovie di alcuni tra i principali act della scena punk/new wave, Andy Summers, nomade della musica dagli anni 60 ad oggi, Pat Smear, dai Germs ai Nirvana ai Foo Fighters, l'attore Gianni Agus, Chris Spedding, Henry Padovani escluso dai Police poco prima dell'esplosione commerciale, Bruce Foxton, da sempre nelle retrovie con Jam, Stiff Little Figers, Casbah Club, Glen Matlock fuori dai Sex Pistols appena prima del successo, il grande batterista Jim Keltner, Steve Jones, ex Sex Pistols e tanto altro, Dave Davies dei Kinks, Ari Paffgen (figlio di Nico e Alain Delon), Linda Eastman , Daryll Jones dei Rolling Stones, Jack Nitzsche, produttore e compositore, parliamo oggi dello sfortunato JIMMY NICOL, per un attimo batterista dei Beatles.

Le precedenti puntate qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Dark%20side%20of%20the%20sun

Tra i momenti più particolari della storia del rock la figura di JIMMY NICOL ha spesso colpito l'immaginario soprattutto per la sua involontaria "crudeltà" e tristezza.

Jimmy fu il batterista dei Beatles per 13 giorni, nel giugno del ’64, chiamato urgentemente a sostituire Ringo Starr, a causa di un ricovero ospedaliero per una tonsillite. Per non annullare una serie di concerti tra cui alcun importanti in Australia Brain Epstein rimediò il nome di Nicol che, tra l'altro, aveva da poco registrato come session man un ep con sei brani in versione strumentale dei Beatles.
La decisione di sostituire Ringo trovò le resistenze di George che disse ad Epstein che i sostituti dovevano essere due perchè lui non avrebbe fatto nulla senza Ringo.
Ma alla fine fu convinto.

Nel giro di 27 ore Jimmy dovette accettare, fare i bagagli, provare dieci brani ad Abbey Road (quella era la lunghezza del set dei Fab Four) e volare in Danimarca per il primo concerto a Copenhagen, il 4 giugno. Poi toccò ad Amsterdam (dove John fu sorpreso all'uscita di un bordello all'alba ubriaco fradicio, fotografato anche se le immagini furono poi distrutte) per due concerti. Ritorno a Londra per volare ad un concerto ad Hong Kong, Sidney e Adelaide.
Il 14 giugno Ringo raggiunse gli altri a Melbourne e l'avventura di Jimmy finì.
Se ne ripartì per Londra senza poter salutare i ragazzi che ancora dormivano e non volle svegliarli.



Ha dichiarato in seguito che "Sostituire Ringo è stata la cosa peggiore che mi potesse capitare".
Riformò la sua band precedente, rinominandola Jimmy Nicol and the Shubdubs. Poi entrò negli Spotnicks con cui incise un paio i singoli di scarso successo.



Ritrovò i Beatles quando la sua band aprì un loro concerto a Brighton nel luglio del 1964.
Nel 1967 Nicol lasciò la musica e si è sempre rifiutato, anche in tempi economicamente problematici, di sfruttare la sua storia a fini commerciali.
Durante la sua breve permanenza con John, Paul e George alla loro domanda su come andava rispondeva sempre "It's getting better", frase che ispirò Paul per scrivere "Gettin better" per "Sgt Peppers".

mercoledì, aprile 12, 2017

The Leather Boys (1964)



Ispirato dall'omonimo libro di Gillian Freeman, nel 1964 uscì questo controverso e discusso (nonchè particolarmente coraggioso per l'epoca) film diretto da Sidney J. Furie).

Ambientato nell'ambiente dei Rockers londinesi (curiosamente la scena iniziale in cui si ritrovano davanti all'Ace Cafè - storico ritrovo per i Rockers nei 60's - sembra aver ispirato non poco quella del raduno di Brighton in "Quadrophenia"), tratta di adulterio (la protagonista - l'inconfondibile Rita Tushingam - tradisce il neo marito) ma soprattutto, argomento tabù all'epoca, di omosessualità.
Mai troppo esplicitata (se non nelle ultime sequenze) ma ben presente.

Il racconto è lento e non particolarmente coinvolgente ma "The Leather Boys" rimane un film molto particolare e pressochè unico per l'epoca.
Ovviamente sempre affascinanti le immagini di una Londra livida, fredda, senza auto (o quasi) e che non c'è più.

Versione integrale qui:
https://www.youtube.com/watch?v=Z-W33j0YIJo

martedì, aprile 11, 2017

Derek Bentley



Le precedenti puntate della rubrica CRIMINAL WORLD ovvero i criminali che hanno avuto connessioni con la musica e l'arte, (dedicate ai Kray Twins, Ronnie Biggs, Luciano Lutring, Gary Gilmore, Janie Jones, i Moor Murders Ian Brady e Myra Hindley, Bonnie & Clyde, Hattie Carroll e William Zantzinger, Stagger Lee, Charles Manson, Ted Bundy, John Wayne Gacy il Killer Clown), Ed Gein, Leonarda Cianciulli, Mark David Chapman, Jack H Abbott, Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, Georgie Davies sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Criminal%20World

Derek Bentley fu impiccato all'età di 20 anni il 28 gennaio 1953 nella prigione di Wandsworth a Londra, accusato di omicidio di un poliziotto, nel 1952 durante una rapina.
Insieme al complice, Christopher Craig di 16 anni, fu però scoperto dalla polizia.
L'amico sparò e uccise uno degli agenti.
Benchè non fosse nemmeno armato, Derek fu condannato a morte al posto di Christopher, cui non poteva essere inflitta la pena capitale perché minorenne.
La condanna fu ritenuta una sorta di vendetta per accontentare l'opinione pubblica assetata di "giustizia".

Derek da piccolo era diventato epilettico a causa di una caduta e vide aggravarsi le proprie condizioni di salute quando, durante la seconda guerra, una bomba nazista distrusse la sua casa lasciandolo gravemente ferito.
Da allora il suo sviluppo mentale di Derek divenne come quello di un bambino di 11 anni.
Nel 1998 Derek Bentley è stato ufficialmente riabilitato.

Al caso Derek Bentley sono stati dedicati articoli e libri oltre al film LET IT HAVE IT in cui compaiono le canzoni "Derek Bentley" di KARLA DALLAS "Let Him Dangle" di ELVIS COSTELLO, "Let Him Have It" dei BUREAU (la band post Dexy's di Mick Talbot) e "Bentley and Craig" di RALPH MC TELL.
Su di lui era già uscito anche il brano "Derek Bentley" di EWAN MC COLL con PEGGY SEEGER

lunedì, aprile 10, 2017

I fought the law (and the law won)



I FOUGHT THE LAW (AND THE LAW WON) fu scritta nel 1958 da Sonny Curtis, che la incide nel 1959 quando entra a far parte dei Crickets (https://www.youtube.com/watch?v=g5aOpCGVKFY, prendendo il posto del povero Buddy Holly alla chitarra nel LP del 1960, In Style with the Crickets e l'anno successivo appare come B-side del singolo A Sweet Love.

Viene ripresa nel 1962 dalla band di Milwaukee Paul Stefen and the Royal Lancers che hanno un piccolo successo a livello locale ma senza mai scalare le classifiche nazionali.
https://www.youtube.com/watch?v=HONHhDSoRXI

Anche Sammy Masters nel 1964 ne incide una versione molto cool e "Elvisiana".
https://www.youtube.com/watch?v=rpo5D4rnqhI

Ma è la versione di Bobby Fuller che otterrà il grande successo.
Dapprima nel 1964 per l'etichetta Exeter a El Paso, in Texas dove consolidano la loro già discreta popolarità, poi, con il passaggio alla major Del-Fi Records, sotto la Mustang Records, e e con il nome di Bobby Fuller Four.
https://www.youtube.com/watch?v=u3lSg19Z37U

La nuova versione raggiunge nel 1965 la Top 10 in USA.
https://www.youtube.com/watch?v=OgtQj8O92eI

Appena sei mesi dopo, Fuller viene trovato morto, a soli 23 anni, per asfissia nella macchina di sua madre in un parcheggio nei pressi del suo appartamento di Los Angeles.
Il Dipartimento di Polizia di Los Angeles ne dichiara la morte per apparente suicidio, ma altri ritengono che sia stato assassinato.

Ma è la versione dei CLASH del 1978 nell'ep Cost of loving (poi diventata un classico dal vivo, anche nella carriera solista di Joe Strummer) a dare la maggior popolarità alla canzone (ascoltata per caso da Joe e Mick durante le registrazioni di Give em enough rope).
https://www.youtube.com/watch?v=AL8chWFuM-s

Da questo momento il brano è stato ripreso da decine di altri gruppi, in primis dai Dead Kennedys che ne rifecero il testo (con l'aggiunta di I won, al posto di The law won) ispirandosi all'assassinio di Harvey Milk, bandiera dei diritti gay negli anni 70.
Si segnalano anche le versioni (in studio e /o dal vivo) da parte di Bryan Adams, John Cougar Mellencamp, Johnny Cash, Bruce Springsteen, Roy Orbison, Tom Petty, Social Distortion, Stiff Little Fingers, Ramones, Green Day, Ska-P, Grateful Dead, Stray Cats, Mano Negra, Die Toten Hosen, Status Quo, Johnny Marr, Kris Kristofferson in duetto con with Rita Coolidge.

I FOUGHT THE LAW

Breakin' rocks in the hot sun
I fought the law and the law won
I fought the law and the law won
I needed money 'cause I had none
I fought the law and the law won
I fought the law and the law won

I left my baby and it feels so sad
Guess my race is run
She's the best girl that I ever had
I fought the law and the law won
I fought the law and the

Robbin' people with a six-gun
I fought the law and the law won
I fought the law and the law won
I lost my girl and I lost my fun
I fought the law and the law won
I fought the law and the law won

I left my baby and it feels so sad
I guess my race is run
She's the best girl that I ever had
I fought the law and the law won
I fought the law and the law won

domenica, aprile 09, 2017

Wigan Casino e Grand Arcade



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.

I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Il WIGAN CASINO (che sorgeva a Wigan, cittadina nel nord dell'Inghilterra a metà strada tra Liverpool e Manchester) è stato, notoriamente, uno dei club più famosi al mondo, patria della scena Northern Soul dal 1973 al 1981, anno in cui fu costretto a chiudere.

Curiosamente (e "tragicamente") fu il Comune (il Wigan Council), proprietario dell'immobile, ad imporre la chiusura, per potere allargare l'adiacente Centro Civico.
Ma la mancanza di fondi non rese mai possibile il progetto.

Si calcola che sia stato frequentato da circa 4 milioni di persone con una media abituale di 2/3.000 presenti in ogni All Nighter.
L'edificio bruciò un anno dopo la chiusura.

Attualmente vi sorge un centro commerciale (il Grand Arcade) che ricorda il luogo "storico" con il "Casinò cafè" nei piani superiori e con una targa dove sorgeva una volta la porta d'ingresso.

sabato, aprile 08, 2017

Libertà



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' parlo del CLUB 27 (il presunto "club" di musicisti e artisti morti a 27 anni, da Brain Jones a Jim Morrison, Jimi Hendrix e Janis Joplin, Kurt Cobain e Amy Winehouse) e di uno studio che conferma che in media i musicisti dal 1954 al 2014 sono morti a 56 anni.
Poi parlo di SEAMUS il cane di STEVE MARRIOTT che si può sentire abbaiare sia in "The Universal" degli Small Faces che in "Seamus" dei Pink Floyd, da "Meddle" e infine una breve lista di canzoni che parlano di cani....

Nella foto il numero di domenica scorsa.

venerdì, aprile 07, 2017

Nino Ferrer - Metronomie



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide", Alex Britti e "It.Pop", le colonne sonore di Nico Fidenco , il primo album solista dell'e Monkees, Davy Jones, Mike McGear (fratello di Paul McCartney), Joe Perrino, il ritorno di Gino Santercole, l'album del 1969 di Johnny Hallyday con gli Small Faces, la svolta pop della PFM, gli esordi degli Earth Wind and Fire e quelli degli UFO, e l'ultimo di Jovanotti, uno dei primi lavori di Bruno Lauzi, l'album prog del 1972 dei Dik Dik, Riccardo Fogli e la sua opera prog rock del 1979 "Matteo", del nuovo di Massimo Ranieri "Malìa", la dimenticata opera rock dei Giganti "Terra in bocca", l'esordio di Riccardo Cocciante del 1972 con l'opera prog rock "Mu", Pooh (già citati con "Parsifal") con il primo "Per quelli come noi" del 1966, gli Small Faces riuniti alla fine dei 70's, Frank Sinatra e il suo album più anomalo, "Watertown", i due lavori che Bobby Solo ha dedicato a Johnny Cash e John Lee Hooker, Massimo Ranieri e la seconda parte del progetto "Malìa", Antonio Virgilio Savona del Quartetto Cetra, il primo album di Donna Summer, il recebte album blues di Bobby Solo, parliamo oggi di un particolarissimo album di NINO FERRER.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

Il NINO FERRER de "Il baccalà", "Viva la Campagna", "Agata", "Il re d'Inghilterra" alla fine dei 60's lascia l'Italia, torna in Francia e rispolvera il passato di musicista di valore (fu bassista jazz con Cliff Bennet e altri ottimi nomi dell'ambito) con un album di musica totale di grande raffinatezza e spessore compositivo.

"Metronomie", pubblicato nel 1971, è una sorta di concept album in cui si produce in un sound funk jazz soul che guarda a Nice, ai primi E.L.& P., Brian Auger, Traffic, Graham Bond, Colosseum tra poderosi strumentali di sapore jazz funk (con l'Hammond di Giorgio Giombolini a fare faville), brani che guardano al soul (come la conturbante "Cannabis"), al prog più psichedelico (i 9 minuti strumentali introduttivi della title track) ad un intermezzo jazzy come "La maison près de la fontaine".

"Metronomie" si può ascoltare integralmente qui:
https://www.youtube.com/watch?v=q7x7zyY9bBE

giovedì, aprile 06, 2017

Arsenal - Anderlecht 3-0 22 aprile 1970



Alberto Galletti ci riporta nella saga delle Grandi Partite Dimenticate

Arsenal 3-0 RSC Anderlecht, 22 aprile 1970

Una lunga fila di successi mancati di un soffio e annate che andavano dall’appena accettabile al mediocre e deludente aveva caratterizzato l’andamento dell’Arsenal per tutto il corso degli anni 60, vissuti all’ombra delle forze emergenti del nord-ovest: Manchester United, Leeds e Liverpool , dei rivali cittadini del Tottenham, dominatori a inizio decennio e in maniera un po’ meno accentuata al volgere del decennio e persino del Chelsea, noto al tempo per non riuscire a vincere mai nulla, che si era attestato a ottimi livelli, rispetto a quelli dei decaduti e deludenti gunners.

Così quando la squadra si ritrovò, nella primavera del 1970, a disputare la finale di Coppa delle Fiere, enormi aspettative si erano create intorno al club di Islington per porre fine ad un digiuno di trofei che durava da ben 17 stagioni.
Campioni d’Inghilterra nel 1952/53 ,fu quello l’ultimo trofeo messo in bacheca dai biancorossi.
Nessuna apparizione in una finale di FA Cup dal 1952, persa contro il Newcastle, con l’aggiunta di due sconfitte in altrettante finali di Coppa di Lega consecutive: nel 1968 1-0 ad opera dell’allora onnipotente Leeds United, ma soprattutto la catastrofe del 1969 quando furono battuti 3-1 a Wembley dall’insignificante, ancorchè epico, Swindon Town militante in Terza Divisione.

Non sorprende quindi che l’attesa per una vittoria in una competizione maggiore fosse grande. Come ebbe a ricordare il capitano Frank McLintock:
‘Sentivamo la pressione delle aspettative.
Le grandi squadre dell’Arsenal del passato, quelle di Chapman, George Allison e Tom Whittaker avevano vinto così tanto mentre io e i miei compagni passavamo da una delusione ad un’altra’.

E in effetti anche quella stagione 1969/70 si rivelò assai mediocre per i gunners, dodicesimi in campionato, eliminati dall’Everton (1-0) dalla Coppa di Lega a settembre e fuori al terzo turno di FA Cup (il primo per le squadre di I e II Divisione) 3-2 a Blackpool; ecco che la Coppa delle Fiere offrì loro un’occasione di riscatto. Il trionfo in semifinale sull’Ajax di Crujff dopo un memorabile 3-0 nell’andata di Highbury, cui seguì una sconfitta per 1-0 in Olanda, fu considerato un’ottimo viatico per la finale in cui avrebbero dovuto misurarsi con il sorprendente Anderlecht.

Ma la nemesi delle sconfitte in Coppa sembrò ancora una volta colpire McLintock e compagni.
Nella finale d’andata infatti l’Anderlecht si portò in vantaggio 3-0 dopo 70 minuti di gara grazie ad una prestazione magistrale.
Ancora McLintock: ‘Le squadre continentali non giocavano con l’aggressività cui eravamo abituati in Inghilterra, giocavano in modo più ragionato e paziente, facevano circolare la palla e prima che si riuscisse a realizzare cosa stesse succedendo ti potevi trovare sotto di due o tre gol’.

Infatti. Ad ogni modo il diciottenne Ray Kennedy, appena subentrato ad un esausto Charlie George, riuscì con il suo primo tocco di palla ad infilare la porta belga con un colpo di testa al 82’ e a dare qualche speranza all’Arsenal per la partita di ritorno.
Nessuna squadra comunque era riuscita a ribaltare un 3-1 in precedenti finali europee, l’impresa si presentava ardua in ogni caso, in più le differenze emerse nella partita appena conclusa lasciavano molti dubbi sulle possibilità dell’Arsena. La qualità del gioco belga era apparsa nettamente superiore, Van Himst dirigeva con classe e autorità e il duo Mulder-Devrindt era un’autentico spauracchio.

L’atmosfera al rientro negli spogliatoi fu di generale abbattimento, lo stesso McLintock era deluso per aver probabilmente sprecato una rara occasione di vittoria, ma la carica motivazionale era comunque la sua dote migliore e così prima di uscire dagli spogliatoi del Parc Astrid fece un discorso ai suoi giocatori che entrò a far parte della mitologia di casa Arsenal.
‘Sapete che questi qua fanno schifo in realtà, gli daremo addosso la prossima settimana ad Highbury.
Se ne staranno rintanati in difesa e noi li ammazzeremo!
L’ingresso di Ray ci ha mostrato che sono vulnerabili sulle palle alte e che fanno fatica a difendersi sui cross, faremo un assalto senza quartiere’.


Il discorso ebbe un certo successo e nel giro di una settimana i giocatori biancorossi maturarono la convinzione di essere in grado di ribaltare il risultato.
L’ambiente fu colto da un fervore incredibile e l’atmosfera in quella sera del 22 aprile viene ancora ricordata come la miglior serata di Coppa nella storia del Club. Stadio pienissimo a più di un’ora dall’inizio dell’incontro, oltre 55.000 sostenitori pigiati all’interno del vecchio e affascinante impianto, altre migliaia chiusi fuori a riempire le stradine circostanti sotto una pioggia sferzante.
Negli spogliatoi Bertie Mee ricordò alla truppa l’importanza della partita, per il club, per le loro carriere e per i tifosi ammassati in numero incredibile dentro e fuori dallo stadio. Don Howe al tempo assistente chiarì poi la tattica:
‘Dobbiamo intimidire i loro due attaccanti, vanno marcati duro, agite con decisione e rapidità. Non date spazio a Mulder, se lasciate che vi punti palla al piede vi dribbla tutti.Good luck gentlemen’.

L’entrata in campo fu accompagnata da un boato immenso della folla assiepata sulle vecchie gradinate che rilasciò vibrazioni forti. La squadra ne trasse coraggio ed energie fino ad allora sconosciute e si lanciò alla ricerca della rimonta: due gol da segnare senza concederne alcuno, e vincere la Coppa delle Fiere grazie al gol in trasferta.
La prima occasione è per l’Arsenal, su cross dalle retrovie di Radford, Graham colpisce di testa e Trappeniers blocca a terra. Poi è Van Himst con un tiro da dentro l’area a impegnare Wilson che però blocca facilmente. Si prosegue su un campo allentato dalla pioggia, l’Arsenal da più ritmo , al 25’ su angolo di Armstrong la palla giunge a McLintock in area, marcato scarica all’indietro su Kelly appostato fuori area, che controlla, si libera di un avversario e infila una bordata da 20 metri a mezza altezza vicino al palo, il portiere resta fermo, Highbury esplode, 1-0!
Alcuni minuti più tardi è George dopo un’azione insistita a mangiarsi un gol da due passi, Trappeniers riesce a salvarsi in angolo.
Sull’azione seguente il calcio d’angolo la difesa belga si salva con affanno dopo due colpi di testa.
Ispirati dalle parole del capitano, i gunners non lasciano respiro agli avversari, il dominio è costante ma si va al riposo sull’ 1-0.
La ripresa si apre con un’azione degli ospiti con il temutissimo Mulder che salta due giocatori e libera splendidamente Devrindt, il suo tiro è parato da Wilson.
La battaglia continua, gli inglesi non mollano la presa, il campo è sempre più pesante e i difensori belgi cominciano a sentire la stanchezza, George continua le sue incursioni controllato a fatica da Kialunda che non disdegna le maniere forti, che comunque ben si addicono al centravanti di casa.
Mezz’ora di gioco nel secondo tempo e il risultato è inchiodato ancora sull’ 1-0, serve almeno un altro gol.

Al 75’ George si libera a fatica del marcatore e serve Graham in posizione di mezzo sinistro, Graham controlla e serve largo all’accorrente McNab che crossa in corsa sul secondo palo, sulla palla si avventa Radford che insacca prepotentemente di testa nella porta sotto il North Bank che esplode, il pubblico ‘frana’ in avanti , accorrono i compagni che abbracciano Radford con la folla protesa verso i giocatori trattenuta a stento dai bobbies, lo stadio è una bolgia.

I giocatori belgi si avviano a centrocampo a testa bassa, il gioco riprende l’Anderlecht reagisce e Mulder nell’unica vera occasione presentataglisi fa correre un brivido lungo la schiena di tutti gli spettatori, libera un gran tiro che però su stampa sul palo, sul rimpallo McNab riconquista la sfera per gli inglesi e lancia lungo su George che controlla, si gira, dribbla un avversario e apre alto sul lato opposto del campo, saltano in due ma il difensore dell’Anderlecht sbaglia il tempo e la palla viene controllata dall’accorrente Sammels, che entra in area e spara un fantastico diagonale basso che pesca l’angolino, 3-0 lo stadio è in tripudio, la gioia esplode anche nelle strade circostanti, due gol in minuto e risultato fissato adesso sul 3-0.
Per rientrare in gioco l’Anderlecht deve segnare almeno un gol, ma i giocatori belgi accusano il colpo ed è ancora l’Arsenal ad andare vicino al gol con Radford che colpisce di testa su angolo, Trappeniers respinge sulla riga e un compagno spazza lontano.
Un ultimo sussulto ber i bianco-malva su lancio lungo dalle retrovie scatta Van Himst che però viene anticipato dal portiere.
Sul rinvio di Wilson, il Sig. Kunze decreta la fine dell’incontro.

Frank Mc Lintock riceve la Coppa delle Fiere in una frettolosa premiazione sul campo e viene travolto da una gigantesca invasione dei tifosi riversatisi sul terreno di gioco dal North Bank e dalla Clock End,quindi insieme ai compagni viene portato in trionfo da una folla estatica e festante.

Finalmente un trofeo, dopo 17 anni.

Uno dei protagonisti della serata, George Graham, disse che fu proprio quella vittoria a segnare il cambio di direzione nelle fortune del club e che la sicurezza acquisita quella sera fu alla base per la straordinaria stagione successiva, che vide l’Arsenal trionfare in campionato ed in FA Cup completando il primo storico ‘double’ per il Club di Avenell Road.
Coincidenza non da poco, George Graham fu anche protagonista del trionfo in campionato dell’Arsenal nella stagione 1988/89 (ottenuto con l’incredibile vittoria a tempo scaduto ad Anfield Road in una partita di recupero giocata quando tutte le altre partite erano già state giocate e che in realtà fece da spareggio) e che pose fine alla mancanza di vittorie in campionato proprio da quel 1971. Conservo tra i miei più cari souvenir calcistici l’autografo di John Radford che segnò quella sera il gol del 2-0.

Londra, Arsenal Stadium, Highbury, 22 aprile 1970
Coppa delle Fiere 1969/70, Finale – Partita di ritorno

Arsenal: Wilson; Storey, McNab; Kelly, McLintock, Simpson; Armstrong, Sammels, Radford, George, Graham All. Bertie Mee

R.S.C. Anderlecht: Trappeniers; Heylens, Maartens; Nordahl, Velkeneers, Kialunda; Devrindt, Mulder, Van Himst, Puis All. Pierre Sinibaldi

Reti: 25’ Kelly (A), 75’ Radford (A), 76’ Sammels (A)
Arbitro: Gerhard Kunze (DDR)
Spettatori: 51.612
Note: Serata fredda, pioggia, campo allentato.

mercoledì, aprile 05, 2017

La musica Trap


SFERA EBBASTA


GHALI


LAIOUNG


IZI


TEDUA

La musica TRAP è nata tra i 90 e i 2000 nel Sud degli States da rapper come Waka Flocka Flame, Young Jeezy, Lex Luger e Gucci Mane.
Un sound che arriva da hip hop e rap, ingloba forti connotazioni dub, tanta elettronica, l'uso reiterato dell'autotune sulla voce e programmato in genere con FL Studio ( Fruityloops) un programma software semplice ed economico.

In Italia è esploso in modo sotterraneo ultimamente attraverso nomi come GHALI, SFERA EBBASTA, ACHILLE LAURO, LAIOUNG, RKOMI, IZI, TEDUA.
Charlie Charles è invece uno dei principali produttori.

Seguitissimi dai più giovani, valanghe di visualizzazioni su Youtube, altrettanti gli ascolti su Spotify, concerti sold out.

Cantano e parlano di realtà metropolitane, si rivolgono ai loro coetanei (15/25 anni), un linguaggio diretto, senza filtri, storie spesso drammatiche come quelle che hanno avuto alcuni di loro, vissuti e cresciuti in ambienti e situazioni difficili.
IZI (che è anche interprete di un film diretto da Cosimo Alemà, "Zeta", ambientato nel mondo dell'hip hop) racconta: I miei si sono separati quando ero piccolo. Sono passato da assistenti sociali, psichiatri, psicologi e tribunali.
Non è stato facile, non ho visto mio padre per circa cinque anni. Sono scappato di casa. Spesso non avevo un soldo e dormivo sui tetti o nelle stazioni perché non avevo una casa.


GHALI e LAIOUNG sono figli di immigrati, nati in Italia, rappresentanti della nuova generazione di nuovi italiani.

Una realtà musicale e sociale, un fenomeno artistico che arriva alla testa e al cuore delle nuove generazioni.
Da osservare, conoscere e ascoltare.

GHALI
https://www.youtube.com/watch?v=wkSgZ9WDlPs

IZI
https://www.youtube.com/watch?v=HFqstkhwFho

ACHILLE LAURO
https://www.youtube.com/watch?v=xh5yk-SGfpg

SFERA EBBASTA
https://www.youtube.com/watch?v=RlvYH-BYfsM

LAIOUNG feat IZI, TEDUA
https://www.youtube.com/watch?v=Qf6jrz9j27E

martedì, aprile 04, 2017

Gordon Parks



Gordon Parks è stato uno dei personaggi (poco conosciuto qui da noi) più rilevanti della cultura black statunitense di 60's e 70's.
Regista, sceneggiatore, attore, compositore, produttore, fotografo, attivista politico, scrittore e giornalista.

Pubblicò per circa vent'anni splendide fotografie su Life (spesso di carattere politco e sociale) e Vogue, nel 1971 diresse SHAFT il film blaxploitation per eccellenza (e il sequel Shaft colpisce ancora), primo regista afroamericano a dirigere un film per una grande casa produttrice (il suo Ragazzo la tua pelle scotta uscì già nel 1969 per la Warner Bros.

È il padre del regista Gordon Parks jr, autore di un altro cult movie della blaxploitation, Superfly .

Fu anche scrittore con il romanzo Shannon, su un gruppo di immigrati irlandesi a New York, cimentandosi anche con poesie, racconti, manuali e libri sul cinema.

Fondò anche una rivista, Essence.

http://www.gordonparksfoundation.org/

lunedì, aprile 03, 2017

Big Star: Nothing Can Hurt Me



BIG STAR.
La malinconica storia di una band seminale che ha influenzato una valanga di gruppi (chiedere a REM, Replacements, Bangles, all'intero Paisley Underground, i primi Primal Scream, Teenage Fan Club e, perchè no?, Smiths tra i tanti) ma la cui fama è rimasta sempre circoscritta ad un ristretto culto di appassionati (come dice nel doc Chris Kirkwood dei Meat Puppets "Non è mai stata una cosa epocale, è sempre stata solo una cosa per musicisti. Erano leggendari per molti musicisti".

Scarso successo, pochi i riscontri, tre soli album, la riscoperta della critica (e pubblico) e una reunion negli anni 2000 prima che Alex Chilton ci lasciasse per sempre nel 2010.

"Nothing Can Hurt Me" di Drew DeNicola e Olivia Mori ripercorre in due dettagliate ore tutta la storia, attraverso una lunga serie di testimonianze dei protagonisti, scarse immagini (tra cui imperdibili quelle di Cramps e Tav Falco, bands prodotto e scoperte da Alex Chilton) e tanta musica.

Bello e triste...

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=gxAbkqRGxqY

sabato, aprile 01, 2017

Libertà, Classic Rock e Paul Weller



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' parlo della musica dell'Isis, di John Cage e dei suoi rapporti son il silenzio e infine di due album swing di Johnny Dorelli e delle colonne sonore sperimentali nell'horror e nel porno di Nico Fidenco nei 70 e 80.
Nella foto il numero della scorsa settimana.



Su CLASSIC ROCK di questo mese invece parlo invece degli album di Wilko Johnson, Cesare Basile, Todo Modo, Diplomatics, Cut, Il Vuoto Elettrico, Senses Fail.



Nel frattempo: impegni settembrini con PAUL WELLER che torna in Italia con il nuovo (sempre ottimo) album.

Domenica 10 Settembre: Bologna, Estragon
Lunedì 11 Settembre: Venaria Reale (TO), Teatro della Concordia
Martedì 12 Settembre 2017: Milano, Alcatraz
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