



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
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Lo stadio romano del Flaminio venne inaugurato il 19 marzo 1959, poco prima dei giochi olimpici, realizzato su disegno dell’architetto Antonio Nervi con il progetto strutturale di suo padre, Pier Luigi Nervi che in quegli anni firmava alcune fra le più ardite opere di ingegneria, come il grattacielo Pirelli di Milano.
Sorge sul vecchio stadio nazionale del 1911 progettato da Marcello Piacentini, e nel 1949 dopo la tragedia di Superga fu dedicato al grande Torino.
Fu concepito come impianto polivalente: sotto le gradinate ci sono palestre per la ginnastica, la lotta, i pesi, la scherma e il pugilato, addirittura una piscina per il nuoto.
L'Italia perde proprio al Flaminio la finale per il terzo e quarto posto dei Giochi Olimpici.
Successivamente viene utilizzato per le partite di CALCIO, in alternativa con l' Olimpico, di Roma e Lazio e per la Nazionale Under 21.
Ma al Flaminio si suona anche ROCK: U2, Duran Duran, Prince, David Bowie, Michael Jackson e Rolling Stones.
Poi arriva il RUGBY: l'Italia viene ammessa al Sei Nazioni.
Quando il pubblico si fa più numeroso il Comune di Roma stanzia 10 milioni per ristrutturare gli impianti ma i lavori non verranno mai completati perché il Comune stesso boccia il progetto di ampliamento da 24 mila a 40 mila posti a causa del valore architettonico dello stadio e di vincoli archeologici.
Il Sei Nazioni si trasferisce all’Olimpico, l'ultima partita al Flaminio si gioca il 12 marzo del 2011 con l’Italia vittoriosa contro la Francia 22 a 21.
Da lì in poi l'abbandono e il progressivo degrado tra rimpalli di responsabilità e staticità istituzionale.
Per rimetterlo in sesto ci vogliono 6 milioni di euro.
Il commissario di Roma Tronca ha provveduto a qualche pulizia di massima ma sono solo piccole opere che non risolvono il problema.
E tra rifiuti, infiltrazioni, vandalismi, furti, crepe e sfascio totale, Roma si candida ad ospitare le Olimpiadi 2024, lasciando morire uno dei suoi gioielli.
Forse conviene (a tanti) di più asfaltare di calcestruzzo altrove che recuperare ciò che già c'è....













































