Una rubrica (che nel titolo cita un racconto di Raymond Carver) che cerca di definire ciò di cui parliamo quando parliamo di musica.
Ovvero una visione personale di quello che è la musica oggi in tutte le sue componenti (dischi/album, concerti, registrazione,video, etichette, distribuzione, promozione etc)
Nelle foto: la PFM, gli Afterhours, l'Equipe 84 e , scusate l'autocitazione, i nOt Moving nel 1984 prima di Johnny Thunders.
Includendo il controverso e non ancora maturo primo periodo beat e il pionieristico rock n roll di fine anni 50 il ROCK ITALIANO (nella consueta accezione più larga possibile) ha passato abbondantemente i 50 anni di età.
Una maturità raggiunta da parecchio direi e dalla quale ci saremmo aspettati buoni frutti.
Che non sono mancati: l’elenco di buoni album e ottimi gruppi è lungo ed ognuno avrà sicuramente una lista probante in tal senso.
Rimane il fatto incontrovertibile che il “rock italiano” non vale un due di coppe nel momento in cui usciamo dai patrii confini.
E se nella Penisola i gruppi che vendono un po’ di copie e riempiono i locali si contano sulle dita di una mano all’estero l’Italia rock non esiste.
Per carità, ci sono gruppi che vanno in tour, stampano dischi all’estero, hanno un seguito in qualche paese, ma da 50 anni a questa parte (con sporadiche eccezioni: la PFM dei 70’s, gli attuali Lacuna Coil e Bloody Beetrots o i “casi” dei Jennifer Gentle su Sub Pop, gli Uzeda con la Touch ad Go, gli Ufomammut con la Neurot per fare qualche esempio) non siamo riusciti ad esportare un solo gruppo di livello mondiale (nemmeno europeo), a far conoscere la musica nostrana se non in ambiti di nicchia (vedi la scena hardcore punk dei primi 80’s).
Dove, al contrario, per citare qualche nome, ci sono riusciti i francesi (Mano Negra, Manu Chao, Negresses Vertes), i tedeschi (la scena kraut rock, Kraftwerk o Rammstein), gli scandinavi (dai Motorpsycho alla ricca scena garage e rock svedese), i belgi (Deus), olandesi (Shocking Blue su tutti).
Forse il rock italiano non è morto ma nessuno si è accorto che sia nato.
lunedì, ottobre 15, 2012
domenica, ottobre 14, 2012
Soul Kitchen - The time of wine and roses
La rubrica domenicale dell'Illustrissima Madame Lilith.
Castel del Monte, patria dell’Illuminatissimo Federico II, un rosso potente con una leggera punta di Marsala…solo un po’.
Uva Bambino più Rosso di Troia in parti uguali…13 gradi.. stordisce, quasi selvatico,alla prima boccata.
Adatto a carni rosse, formaggi maturi, salumi stagionati magari tra mura solide e profumate dal tempo.
Buono ad ottobre quando non si sa ancora se c’è caldo o freddo…
Quando ci si illude che domani sarà bello.
Bellissima fioritura autunnale di Belle di Notte ormai spontanee.
E’ tempo di bacche.
Castel del Monte, patria dell’Illuminatissimo Federico II, un rosso potente con una leggera punta di Marsala…solo un po’.
Uva Bambino più Rosso di Troia in parti uguali…13 gradi.. stordisce, quasi selvatico,alla prima boccata.
Adatto a carni rosse, formaggi maturi, salumi stagionati magari tra mura solide e profumate dal tempo.
Buono ad ottobre quando non si sa ancora se c’è caldo o freddo…
Quando ci si illude che domani sarà bello.
Bellissima fioritura autunnale di Belle di Notte ormai spontanee.
E’ tempo di bacche.
sabato, ottobre 13, 2012
Soul Time !
Quattro nuovi titoli dalle parti del soul, funk, jazz, black sound a cui vale la pensa dare un ascolto (i primi due in particolare).
NICOLE WILLIS and the SOUL INVESTIGATORS - Tell me when/It’s alla because of you
Dopo anni di assenza discografica torna la grandissima Nicole Willis con un nuovo singolo che prelude al secondo album della carriera, “Tortured soul” in uscita all’inizio 2013.
Due elegantissimi brani di mid tempo soul la title track, più lenta e nel Marvin Gaye mood di “What’s goin on” o della “Thin line between love and hate” dei Persuaders. Assolutamente affascinante.
THE NEW MASTERSOUNDS - Out on the faultline
Tornano i funkers inglesi con un superbo album super groovy dove ad infuocati deep funk alla Meters si affiancano echi del boogaloo di Jack McDuff (qullo di “Hot barbecue”), azzardi proto disco (ci sono rimandi perfino al primo Jamiroquai), Hammond grooves di prima qualità.
Un bellissimo album, intenso , da ballare, ascoltare, godere fino in fondo.
MESHELL NDEGEOCELLO - Tribute to Nina Simone
Accostarsi a Nina Simone richiede coraggio e tanto talento, particolarità che non difettano a Meshell.Al suo fianco vari ospiti (tra cui Sinead O Connor) a ripescare nel repertorio di Nina Simone (ma anche con brani di Animals e Leonard Cohen reinterpetati a suo tempo da Nina).
L’album viaggia tra alti e bassi e non sempre la scelta e gli arrangiamenti deibrani sono convincenti. Ma un ascolto lo merita comunque.
DIANA KRALL - Glad rag doll
Gradevole excursus in atmosfere jazzy pop alla Chet Baker con puntate rag, dixie, vaudeville e l’occasionale rantolo della chitarra di Marc Ribot che affonda qualche song nella melma raunchy blues di Tom Waits.
Il tutto scorre indolore e anche un po‘ insapore.
venerdì, ottobre 12, 2012
Reid Miles e le copertine della Blue Note Records
Reid Miles (1927-1993) fu il designer di oltre 500 copertine della Blue Note Records tra i primi 50’s e il 1967.
Miles non amava particolarmente il jazz e buona parte dei dischi che la Blue Note puntualmente gli mandava finivano in regalo agli amici, ma il suo ruolo nell’imporre l’etichetta nell’immaginario collettivo fu basilare.
Stile asciutto, essenziale, rigoroso, semplice ma personale e distintivo.
Classe, eleganza, minimalismo, modernismo all’ennesima potenza, si accoppiano alla perfezione con il sound che usciva dai solchi dei vinili contenuti nelle copertine che diventano le immagini DEFINITIVE del jazz.
Miles interviene quasi sempre sui soggetti delle foto di Francis Wolff (tra i fondatori della Blue Note con Alfred Lion e Max Margulis, scattò circa 30.000 foto delle numerosissime sessions da cui furono tratti i capolavori dell’etichetta), aggiungendo qualche sfumatura, assorbendoli o avvolgendo con pochi tratti grafici o facendoli esplodere di colore elettrico, pulsante, nervoso, come un assolo di hard bop.
Le copertine della Blue Note furono fonte inesauribile di ispirazione per i giovani modernisti di cui incarnavano l’urgenza, la freschezza, lo sguardo futurista, la velocità, la gioventù.
giovedì, ottobre 11, 2012
Indro Montanelli
Ho sempre detestato ideologicamente e umanamente Indro Montanelli.
Pesantemente colluso con il fascismo, con il becero colonialismo italiano nel Corno d’Africa (dove sposò una dodicenne nel periodo di permanenza...), avventura coloniale che continuò a ritenere “mite e bonaria” (quando già Del Boca dimostrava le incredibili atrocità commesse dall’esercito italiano), sostenitore delle cause naturali alla base del disastro del Vajont (quando era stato ampiamente accertato il contrario), stretto collaboratore di Berlusconi (che pure poi abbandonò).
Ma compravo tutti i giorni, con “Il Manifesto”, il “Corriere della sera” per leggere (oltre alla pagina dello sport) la sua rubrica “La stanza di Montanelli”, ho divorato la sua monumentale “Storia d’Italia” e parecchi altri suoi scritti e libri.
Il suo stile diretto, asciutto, mordace e spesso ironico è rimasto insuperato.
Se oggi l’Italia è un paese di merda è anche perchè c’è stata gente come lui ma allo stesso modo perchè manca uno come Montanelli.
Pesantemente colluso con il fascismo, con il becero colonialismo italiano nel Corno d’Africa (dove sposò una dodicenne nel periodo di permanenza...), avventura coloniale che continuò a ritenere “mite e bonaria” (quando già Del Boca dimostrava le incredibili atrocità commesse dall’esercito italiano), sostenitore delle cause naturali alla base del disastro del Vajont (quando era stato ampiamente accertato il contrario), stretto collaboratore di Berlusconi (che pure poi abbandonò).
Ma compravo tutti i giorni, con “Il Manifesto”, il “Corriere della sera” per leggere (oltre alla pagina dello sport) la sua rubrica “La stanza di Montanelli”, ho divorato la sua monumentale “Storia d’Italia” e parecchi altri suoi scritti e libri.
Il suo stile diretto, asciutto, mordace e spesso ironico è rimasto insuperato.
Se oggi l’Italia è un paese di merda è anche perchè c’è stata gente come lui ma allo stesso modo perchè manca uno come Montanelli.
mercoledì, ottobre 10, 2012
Sweet Soul Music: Soul Jazz
Do you like good music ?
That sweet soul music
Un viaggio periodico alla scoperta di tutti i filoni della SOUL MUSIC dal Chicago Soul allo Pychedelic Soul, via Northern, Country Soul, Blue Eyed Soul, Memphis Soul, Smooth, Southern etc.
Dopo Philly sound, Blue eyed soul, country soul e Soul punk e Psychedelic Soul tocca al SOUL JAZZ
PUNTATE PRECEDENTI:
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-il-philly-sound.html
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-blue-eyed-soul.html
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-country-soul.html
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-soul-punk.html
http://tonyface.blogspot.it/2012/10/sweet-soul-music-psychedelic-soul.html
Una delle contaminazioni più apprezzate, di maggior respiro, dai contorni meno definiti e più discutibili è sicuramente quella tra SOUL e JAZZ.
Si sviluppò alla fine degli anni 50 con la commistione tra il jazz e forme di blues, gospel e rhythm and blues più ritmate e ballabili e dove l’aspetto solistico si sviluppava in maniera meno complessa rispetto al jazz classico o al be bop di ultima generazione.
Alla ritmica si univa abitualmente il sound dell’organo Hammond che molto spesso sostituiva il basso (o contrabbasso) e provvedeva alla linea melodica.
I primi a suonare soul jazz furono jazzisti come Horace Silver e Cannonball Adderly ma il sound come siamo abituati ad apprezzarlo sgorgò dai dischi di Jimmy Smith, Jimmy Mc Griff, dall’Herbie Hancock dell’esordio solista (“Takin off” del 1962), del brano “Cantaloupe Island” (1963), della colonna sonora di “Blow Up” (1966), Lee Morgan con “Sidewinder” (1963), Ramsey Lewis, Young Holt Unlimited, Charles Earland, Jack McDuff (anche in coppia con George Benson), King Curtis, il George Benson mid 60's.
Nella Swinging London dei mid 60’s gruppi come Graham Bond Organization, Artwoods, Brian Auger, Georgie Fame, Manfred Mann resero il sound più commerciale e fruibile agli appassionati di beat, pur mantenendo invariate le caratteristiche originali.
Booker T and the Mg’s riuscirono a creare il ponte perfetto tra il jazz originale e una dimensione di facile ascolto e ballabile (valga per tutto “Green onions”).
Ray Charles, tra i mille “generi” visitati nella sua carriera, non si lasciò mancare il soul jazz nel mirabile “Genius+soul=jazz” del 1961 con arrangiamenti di Quincy Jones (e in numerosi altri brani del periodo).
Negli anni 70 il sound si è evoluto verso forme di fusion con Maynard Ferguson, Maceo Parker, Herbie Mann, Funk Inc, George Benson, Hugh Masekela, e, in certe forme, Meters, tra gli altri, per ritornare prepotentemente negli 80’s (fino ai giorni nostri con centinaia di epigoni) grazie agli STYLE COUNCIL (i primi due album sono esemplari e seminali in tal senso, in alcuni episodi) e al James Taylor Quartet e alla successiva scena acid jazz ed Hammond beat.
Discografia consigliata
(la discografia è parziale e limitata ad alcuni titoli rappresentativi per un primo approccio al sound in questione. In realtà sarebbero decine i dischi significativi da inserire, a partire da un incalcolabile numero di compilation).
HORACE SILVER - Finger poppin (1959)
JIMMY SMITH - Home cookin (1959)
JIMMY SMITH - Midnight special (1960)
RAY CHARLES - Genius+soul=jazz” (1961)
HERBIE HANCOCK - Takin off (1962)
BOOKER T & the MGS’s - Green onions (1962)
JIMMY SMITH - The cat (1964)
JACK MC DUFF / GEORGE BENSON - s/t (1977, registrato 1964)
JIMMY MC GRIFF - At the organ (1964)
BRIAN AUGER - London 1964-1967 (1977)
GRAHAM BOND ORGANISATION - The sound of 65 (1965)
RAMSEY LEWIS - The in crowd (1965)
HERBIE HANCOCK - Blow up (1966)
YOUNG HOLT LIMITED - Wack wack (1966)
JAMES TAYLOR QUARTET - Get organised (1989)
Etichette:
Sweet Soul Music
martedì, ottobre 09, 2012
Frank Sinatra e i Beatles
L’incrocio tra Beatles e Frank Sinatra è sempre stato abbastanza nebuloso e a tratti pure conflittuale.
I Beatles contribuirono ad affossare il successo di Sinatra nei 60’s relegandolo ai pur sontuosi e ben retribuiti show di Las Vegas e ad alcuni periodi di silenzio in cui Frankie meditò il ritiro.
Pare che in questo senso i suoi giudizi sui Beatles non fossero particolarmente lusinghieri (sicuramente non quelli del figlio che nel 1977 dichiarò, maledicendo “il giorno in cui erano nati” che i Beatles “avevano rovinato il mondo ! Responsabili di buona parte della degenerazione giovanile essendo i primi a rendere accettabile sputare in faccia all’autorità”).
Nonostante ciò inserì nei 70’s nei suoi show (e successivamente incise) il brano di Harrison “Something” (pare che talvolta lo abbia presentato come “il miglior brano di Lennon e McCartney”...) che definì “la più bella canzone d’amore degli ultimi 50 anni”.
Dei Beatles propose anche “Yesterday”.
I Beatles non esclusero l’idea di scrivere qualcosa per Frank.
E se George pensò a “Isn’t a pity” (brano del 1966 poi finito su “All things must pass” nel 1970) e John a "Nobody Loves You (When You're Down and Out)" poi finita su “Walls and bridhes” (1974) ("l’ho sempre immaginata cantata da Sinatra, non perchè ma è molta Sinatresca . Ne farebbe una canzone perfetta.
Hey Frank mi senti ? Hai bisogno di una canzone che non è una nullità ?
Qui ce n’è una per te con gli arrangiamenti dei fiati e tutto fatto apposta per te. Ma non chiedermi di produrla”), Paul invece ripescò una dei suoi primissimi brani, “Suicide” (composta addirittura nel 1956 !) provinata nelle session di “Let it be”, poi inserita in pochi secondi nel suo primo album solo nel 1970 alla fine di “Hot sun/Glasses”.
Nel 1974 ne registrò un ulteriore versione completa e la spedì a Frank Sinatra (anche se alcune fonti accreditano l’invio al 1966) che rifiutò il brano (reputandolo uno scherzo) che lo stesso Paul ha successivamente definito come “orribile”.
George Harrison, Frank Sinatra e Patty Boyd si incontrarono durante le session di registrazione di “Cycles” di Frankie, uscito nel 1968 (vedi foto).
Nel 2010 è uscito un articolo/burla di Guy Bartlett Williamson dal titolo Sinatra sings the Beatles su http://thegreatestcritic.wordpress.com/ che cita un ( improbabile e palesemente falso) album tributo di Sinatra ai Beatles con ben 28 brani dei Fab Four registrato nei primi 70’s ma mai venuto alla luce per volere dei dirigenti della sua etichetta discografica.
lunedì, ottobre 08, 2012
Di cosa parliamo quando parliamo di musica: età e creatività
Una rubrica (che nel titolo cita un racconto di Raymond Carver) che cerca di definire ciò di cui parliamo quando parliamo di musica.
Ovvero una visione personale di quello che è la musica oggi in tutte le sue componenti (dischi/album, concerti, registrazione,video, etichette, distribuzione, promozione etc)
Il 2012 ha segnato il ritorno discografico di un un buon numero di “vecchi” del rock da Patti Smith, Stranglers e Springsteen ai ben più attempati Dylan, Van Morrison, Leonard Cohen per fare qualche nome.
In alcuni casi con dischi dignitosi, altre volte (Patti Smith e Leonard Cohen) con lavori a livello di eccellenza.
Il problema nasce quando in OGNI valutazione (anche le mie) si parte dal presupposto che “considerando l’età ha fatto un buon disco”.
DUNQUE IL "ROCK" HA UN LIMITE D'ETA' OLTRE IL QUALE SI PRESUPPONE CHE NON SI POSSANO PIU' SCRIVERE CAPOLAVORI ?
Un musicista “rock” di 60/70 anni deve essere per forza valutato in base all’età ?
Gli eventuali prossimi album di Who, Paul McCartney, Stones,Bowie (improbabile...) ad esempio, saranno “buoni/ottimi/dignitosi , considerata l’età” ?
O semplicemente buoni o cattivi dischi e punto ?
Non sono mica calciatori....
domenica, ottobre 07, 2012
The Time of Wine and Roses: il Pistòn
Ritorna la fortunata rubrica domenicale di Madame Lilith.
Nella foto: salsa con i pomodori del nostro orto ovvero la cucina in tempi di crisi.
Di una estate estranea, faticosa, abbastanza calda¸ rilevo con piacere alcune serate al fresco, sui miei monti…..al circolo “LA CENTENA" si mangia molto bene, si comincia con salumi vari, tra cui la mariola, una sorta di salame tipico da tagliare rigorosamente col coltello, sottaceti appetitosi, torta di patate alla maniera dei nostri vecchi, tris di tortelli: ortiche, ricotta ed erbette, zucca….senza amaretti,…….non sono mai arrivata al secondo……….il tutto annaffiato da un superbo barbera doc del Poggiarello …Il Piston.
Questo nome significa bottiglione in dialetto………favola fatta vino…………colore rubino, brillante……pieno, profumato …come le mele messe in cantina per l’inverno, morbido, duraturo senza i retrogusti legnosi che ci si aspettano da una simil potenza di 13 gradi………una scoperta………delle rose per oggi niente………sembra stiano vivendo un secondo maggio…………buon per loro………………yes
sabato, ottobre 06, 2012
Soul Time !
Dalla label inglese FreeStyle Records (www.freestylerecords.co.uk) una serie di ottimi lavori di stampo soul, funk, jazz, black.
JESSICA LAUREN FOUR - s/t
Un album sorprendente, contaminatissimo, in cui il piano di Jessica rincorre i tasti che furono di Carla Bley e Betty Carter con un occhio a quelli di Diana Krall, muovendosi tra jazz, ritmi latini, blues, gospel (splendido il gospel blues di “I believe”) soul music, ambient, sperimentazioni, lunghi brani ipnotici sospesi (“Swamp thing”).
La voce superba di Jocelyn Brown nobilita in chiave deep black un paio di brani (“Happiness train” è travolgente) rende quest’album un piccolo gioiello di classe, musica colta, stile, eleganza.
In loop da settimane.
DEEP STREET SOUL - Hold on me / This love ain’t big enough
Super funk soul (sulle orme di Sharon Jones per capirci) dall’Australia con un singolo da paura con la stupenda “Hold on me” sul lato A e una cover di Charles Bradley splendidamente riuscita sulla B side. GREAT !
THE CACTUS CHANNEL - Haptics
10 elementi da Melbourne, grande groove funk, notevole sezione fiati che accompagna una ritmica essenziale e cruda, 10 brani strumentali che assimilano la classica lezione soul funk di estrazione 60’s (Meters, Funk Inc etc).
Ottimo.
SHAOLIN AFRONAUTS - Quest under Capricorn
Band australiana di 18 elementi che si destreggia in una complessa (interamente strumentale) unione di jazz, soul, afrobeat, Sun Ra, Fela Kuti, ritmi caraibici e latini e ethio jazz.
Lavoro difficile e non sempre fruibile ma interessante, stimolante e dalle movenze innovative e moderne.
venerdì, ottobre 05, 2012
Cultura 70's: i Rockets
Tra i gruppi più bistrattati e dimenticati (anche in virtù di un' immagine indubbiamente imbarazzante) c’è quello dei ROCKETS.
Band francese, con forti agganci in Italia, dove ottenne il suo maggior successo, operativa alla fine degli anni 70 con un sound esasperatamente elettronico (pur con l’utilizzo di strumenti come chitarra, basso e batteria) , vicino successivamente alla disco music ma che non lesinava riferimenti espliciti ai Kraftwerk.
Il loro space rock elettronico, a parte alcuni brani più leggeri e di maggior successo (la cover di “On the road again” dei Canned Heat, “Galactica” , “Future woman”) indulgeva spesso in lunghi brani strumentali anche complessi in cui confluivano sperimentazioni piuttosto avanti per i tempi.
I testi erano esclusivamente incentrati su tematiche futuriste, mondi immaginari, visioni tecnologiche, il live act utilizzava numerosi effetti speciali con tanto di luci laser (tra i primi ad utilizzarle) , esplosioni e l’uso di effetti sonori come talk box e vocoder che uniti alla pelle argentata e alla tute spaziali rendevano lo show assolutamente unico.
Lontani dall’accontentarsi del successo di classifica continuarono a proporre album ambiziosi, sempre più rifiniti, curati e ricchi di sperimentazioni tecniche.
Gli anni della loro maggior popolarità (1978/1981) coincidono con l’esplosione della new wave elettronica (da Gary Numan agli Ultravox da Cabaret Voltaire ai Devo fino ai Kraftwerk di “The robots”) ma i Rockets saranno sempre ritenuti troppo leggeri e commerciali.
La band proseguirà a lungo con sempre minor successo e continui cambiamenti di formazione (con anche Sal Solo alla voce , ex Classix Nouveaux, tra le band new romantic più valide), riproponendosi negli anni in varie vesti e con nuovi lavori sempre meno considerati.
E’ attualmente ancora attiva grazie al tastierista Fabrice Quagliotti (che vive a Como) con una nuova formazione.
Riascoltato oggi il loro sound è decisamente datato, ingenuo e superato ma conserva elementi di interesse insospettabili per chi si ferma alla buffa immagine da cartone animato.
giovedì, ottobre 04, 2012
Diego Abatantuono
Credo che la figura artistica di DIEGO ABANTANTUONO sia stata spesso trascurata.
Probabilmente il passato di cabarettista e di forti caratterizzazioni (il “terrunciello” di “Eccezziunale veramente”, il bullo esagerato de “Il ras del quartiere”, “Attila flagello di Dio”, il tifoso juventino sfegatato di “Tifosi”, Zebrone) lo abbiano consegnato ad un immaginario di “serie B”.
Volente o nolente ho visto gran parte della sua filmografia e lo trovo uno dei migliori attori italiani di sempre, sia nei ruoli al limite tra il comico e il serio (“Mediterraneo” e “Puerto Escondido” i due capolavori di Salvatores del 91 e 92) sia nei ruoli drammatici (“Un ragazzo di Calabria” di Comencini del 1987 e nella doppietta di Pupi Avati “Regalo di Natale” del 1986 “La rivincita di Natale” del 2004).
Esemplare anche nel ruolo dello spietato capo banda di rapitori in “Io non ho paura” di Salvatores del 2003 dal romanzo di Ammaniti e perfettamente a suo agio in “Happy family” (sempre Salvatores del 2010) nei panni di un ultra cinquantenne disincantato e cannaiolo.
Spontaneo, genuino, sanguigno trovo nell’Abatantuono degli ultimi anni , cinematograficamente parlando, una maschera di profonda malinconica disperazione ammantata da una ironia cattiva e perfida.
Eccellente.
mercoledì, ottobre 03, 2012
Sweet Soul Music: Psychedelic Soul
Do you like good music ?
That sweet soul music
Un viaggio periodico alla scoperta di tutti i filoni della SOUL MUSIC dal Chicago Soul allo Pychedelic Soul, via Northern, Country Soul, Blue Eyed Soul, Memphis Soul, Smooth, Southern etc.
Dopo Philly sound, Blue eyed soul, country soul e Soul punk tocca allo PSYCHEDELIC SOUL
PUNTATE PRECEDENTI:
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-il-philly-sound.html
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-blue-eyed-soul.html
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-country-soul.html
http://tonyface.blogspot.it/2012/09/sweet-soul-music-soul-punk.html
Nelle foto: una raccolta a tema dei Temptations, Jimi Hendrix, Sly and the Family Stone, i Temptations tra i 60’s e i 70’s.
Tra le contaminazioni più interessanti e che hanno prodotto alcune tra le cose migliori e più creative c’è sicuramente il connubio tra soul e psichedelia.
Alchimia ardita quando incomincia a produrre i primi stupefacenti esempi alla fine degli anni ’60.
Soprattutto grazie al genio di JIMI HENDRIX che nel breve periodo di attività riesce a spaziare tra mille influenze e che il soul (che peraltro aveva suonato a lungo con la band di Little Richard) lo ha ben presente.
Se i tre album con la Experience fondevano di tutto è in particolare con la Band of Gypsies e con album come “Cry of love” e “Rainbow bridge” che la commistione tra soul, blues e psichedelia è più esplicita.
Parallelamente a Hendrix è SLY AND THE FAMILY STONE ad essere ancora più vicino al concetto di psychedelic soul, unendo le due influenze direttamente, senza altre “intromissioni sonore” , in particolare a partire da album come “Life” (1968) e “Stand” (1969) per esplodere poi con il capolavoro “There’s a riot goin’ on” del 1971, intriso di funk, psichedelia, politica, soul ed elettronica.
“Cloud nine” (1969) dei TEMPTATIONS è uno splendido esempio di fusione psycho soul e brani come “Ball of confusion” (singolo uscito l’anno successivo) diventano il prototipo della nuova sonorità.
Alla fine del 1968 anche le Supremes con “Love child” e “Stoned love” avevano apportato sporadici contributi al nuovo sound.
Pure i Chambers Brothers (con "They has come"del 1968), gli Equals, i War (con Eric Burdon), 5th Dimensions, Rare Earth, e gli Undisputed Truth non si erano lasciati mancare influenze psichedeliche unite ad un sound di radice soul.
A proseguire il discorso ci pensarono, con ulteriori espansioni sonore i FUNKADELIC (in particolare “Maggot brain” del 1971) e i PARLIAMENT di George Clinton, molto più funk e con riferimenti elettronici ma con una matrice d’ispirazione psych.
Moglie di Miles Davis, già compagna occasionale di Jimi Hendrix, BETTY DAVIS è sempre stata pesantemente influenza da funk e hard rock ma non mancano sprazzi psichedelici in molti dei suoi brani (vedi l’eccellente, omonimo, durissimo album del 1973).
Con il declino della psichedelia anche la bizzarra miscela con il soul andrà nel dimenticatoio, riscoperta successivamente da PRINCE in album come “Around the world in a day” del 1985 (in cui le influenze alla “Sgt Peppers” flirtano sovente con il suo tipo pop funk soul) e anche nel successivo “Sign of the times” (1987).
Anche LENNY KRAVITZ nei primi album (“Let love rule” del 1989 e “Mama said” del ’91 in particolare) non trascurerà (nella sua idolatrìa hendrixiana) di fondere soul e psichedelia.
“Black music” del 1998 è invece l’esordio di Chocolate Genius, collettivo musicale a cui fa capo Marc Anthony Thompson e che muovendosi in ambito black ha assorbito anche sonorità psych soul a cui non sono alieni alcuni brani di Erykah Badu in particolare in “New Amerykah” del 2008.
Da non dimenticare anche l’approccio in certi brani di Terence Trent D’Arby.
DISCOGRAFIA CONSIGLIATA
CHAMBERS BROTHERS - The time has come (1968)
JIMI HENDRIX - Band of gypsies (1970)
JIMI HENDRIX - Cry of love (1971)
JIMI HENDRIX - Raimbow bridge (1971)
SLY AND THE FAMILY STONE - Stand (1969)
SLY AND THE FAMILY STONE - There’s a riot goin on (1971)
TEMPTATIONS - Cloud nine (1969)
TEMPATIONS - Psychedelic soul (compilation)
FUNKADELIC - Maggot brain (1971)
PRINCE - Around the world in a day” (1985)
Etichette:
Sweet Soul Music
martedì, ottobre 02, 2012
Dal 1990 in poi: lo slo-core
Oggi spazio al gentile contributo del "nostro" AndBot (in arte Andrea Fornasari) che ci apre la mente su un ambito musical a me abbastanza ignoto: lo slo-core.
GRAZIEEE!!!
Dal 1990 in poi...
Il 1991, si sa, è l' anno di "Nevermind": il momento cruciale per il rock underground, niente sarà più uguale a prima per il rock indipendente dopo l' avvento dei Nirvana.
Ma fu vera gloria rivoluzionaria?
Si e no: il grunge di Cobain e soci scalerà vette commerciali impensabili ma, analizzato dal punto di vista musicale, è abbastanza chiaro che rivoluzionò ben poco il concetto stesso di musica rock.
Più o meno nello stesso periodo, una band di giovani ragazzi di Louisville (Kentucky) realizzava un disco totalmente alieno allo spirito rock' n' roll, forse ingenuamente, forse nel tentativo (non riuscito) di suonare noise alla maniera di Big Black e Fugazi, fatto sta che "Spiderland", l' album in questione, porterà alla nascita di ben due nuovi generi musicali, che successivamente i critici battezzarono post-rock e slo(w)-core.
In realtà si possono già riscontrare i primi sintomi in album classificati come post-punk, ad esempio in "Skag Heaven" (1987) degli Squirrell Bait (guarda caso una band che vedeva all' opera alcuni giovanissimi membri dei futuri SLINT, nonchè di altri protagonisti della scena post-rock/slo-core anni novanta): il loro sound, una via di mezzo fra Husker Du e Nirvana, o meglio l' anello di congiunzione fra le due formazioni, prevedeva oltre ad una batteria "scomposta", anche intrecci di chitarra cerebrali e che finivano per "implodere" su se stessi.
Sostanzialmente succedeva che la furia punk-hardcore ormai affievolitasi, finiva per rallentare i ritmi e diventare più pesante, i testi diventavano sempre più introspettivi (il post-core dei Fugazi), la musica più intellettuale.
Ma quello che chiamiamo slo-core è un po' diverso: è l' esasperazione della lentezza, dei colpi rarefatti della batteria, delle chitarre minimali e reiterate, della voce spesso sussurrata, di atmosfere oniriche e psichedeliche, di un (non) rock che si fa sempre più ambientale: personalmente vedo "Frigid Stars" dei CODEINE come l' apice di questo genere, più ancora di "Spiderland" degli Slint.
L' alternarsi di momenti etereii ad esplosioni/implosioni chitarristiche, il rumore alla melodia, il binomio leggero-pesante saranno tutte tipiche peculiarità di molte band primi anni novanta, gente come Bitch Magnet e Seam alzeranno poi il livello, sublimando questo percorso iniziato qualche anno prima.
Va detto che i Bitch Magnet, già sul finire degli 80's, erano molti vicini ad una forma strumentale post-rock e slo-core, anche se il loro "Umber" viene, giustamente, considerato un disco post-hardcore.
Insomma, è impossibile parlare di slo-core senza legarlo al post-rock, almeno nella sua fase iniziale.
E' interessante notare come questo (sotto)genere musicale, nato e sviluppatosi negli Stati Uniti, e più esattamente nella sua profonda provincia, veda una sola e curiosa controparte europea: nello stesso anno di "Spiderland" e "Frigid Stars", gli inglesi Talk Talk di Mark Hollis arrivavano più o meno alle stesse conclusioni in "Laughing Stock", identiche intuizioni slo-core che però restavano al servizio, tutto sommato, di una certa tradizione tipicamente british: la canzone pop, seppure assolutamente "colta" e raffinatissima, fra jazz e blues.
Naturalmente nei primi anni novanta fu un fiorire di formazioni che, partendo dall' assioma "più lento è meglio", svilupparono poi un personalissimo sound: lo splendido slo-folk-jazzy, unito alla canzone d' autore, dei Red House Painters (che molto devono ai maestri American Music Club, ma che probabilmente superarono per intensità e raffinatezza), gli apatici texani Bedhead che univano psichedelia e lente ballate culminanti in baccanali degni dei migliori Velvet Underground, i malinconici Low, i più cerebrali Gastr Del Sol, i minimali For Carnation per citare le più importanti.
Ovviamente queste poche righe non possono essere sufficienti per esaurire l' argomento ma, come credo sia nello spirito del blog, solamente uno spunto per tutti coloro che poi vorranno approfondire.
Concludo quindi con la discografia consigliata, personale e sicuramente ampliabile:
Slint: "Spiderland" (1991)
Seam : "The problem with me" (1993)
Codeine: "Frigid Stars" (1991) e "White Birch" (1994)
Talk Talk: "Laughing Stock" (1991)
American Music Club: "Everclear" (1991)
Red House Painters: "Down Colorful Hill" (1992)
Gastr Del Sol: "Serpentine Similar" (1993)
Bedhead: "What Fun Life Was" (1994)
Low: "I Could Live In Hope" (1994)
For Carnation: "Fight Songs" (1995) EP e "Marshmallows" (1996) EP
Album a metà strada fra slo-core, post-rock e post-core:
Rodan: "Rusty" (1994)
June Of 44: "Four Great Points" (1998)
Bitch Magnet: "Umber" (1989)
Per completisti:
Cowboy Junkies: "Trinity Sessions" (1988), album che si può considerare come "premessa" allo slo-core 90's.
Dopo la seconda metà degli anni novanta diventa difficile trovare dischi prettamente slo-core, ma volendo si potrebbero aggiungere i Papa M dell' ex chitarrista degli Slint, David "Pajo", e in particolare il loro "Live From A Shark Cage" (1999), così come primi Tortoise, anche se ormai siamo lontani dalle origini.
lunedì, ottobre 01, 2012
Settembre 2012. Il meglio.
Tre quarti del 2012 e parecchi nomi che gareggeranno per la top a fine anno.
Secret Affair, Martha High, Slim Moore and the Mar Kays, Patti Smith, Garland Jeffreys, Jack White, Paul Weller, Motorpsycho, JImmy Cliff, Quantic+Alice Russell, Leonard Cohen, Dojo Cuts, Micatone , Mark Lanegan, Fay Hallam, Off! , Neneh Cherry and the Thing, Men of north country, Movement, Jon Spencer Blues Explosion.
Tra gli italiani Julie’s Haircut, Mr.T-Bone & Young Lions, Infernal Quinlan, Giardini di Mirò, Mike Painter/Viola Road, Redska, Lo.Mo, Sir Frankie Crisp, Glincolti, Rookies, Guignol, Liars, B.E.S.T., Umberto Maria Giardini, Xabier Iriondo, Deaf Players, Kaams.
ASCOLTATO
SECRET AFFAIR - Soho Dreams
Atteso da 30 anni.
Sarà l’affetto, sarà il cuore, sarà quello che volete ma questo è un piccolo capolavoro in cui convergono i classici S.A. a base di soul, rabbia giovanile e una nuova visione artistica, matura, attuale, con arrangiamenti stupendi, canzoni bellissime, la voce di Ian Page a livelli di eccellenza, una band a livelli altissimi.
Qualità, freschezza, dinamicità, disco ambizioso ma perfetto.
Top 5 del 2012.
THE MOVEMENT - Fools like you
Tra i miei gruppi preferiti in assoluto ci sono i danesi Movement, mod band da tempo sulla scena.
Il nuovo ”Fools like you” mischia come sempre, in 10 bellissimi, brevi, fulminanti brani la rabbia dei primi Jam, lo stile soulpunk dei Redskins, canzoni d’amore e dichiaratamente politiche (“We got Marx” su tutte), 60‘s pop nelle melodie, rock n roll.
Meno di mezzora, tirato, diretto, rabbioso e romantico allo stesso tempo. Favoloso.
MARTHA HIGH & the SPEEDOMETERS - Soul overdue
Lei cantava con James Brown (successivamente con Maceo Parker), ha realizzato un album solista funk disco nel 1979 e torna ora con uno spettacolare nuovo album a base di soul e rhythm and blues di caratura eccelsa.
Voce spaziale, brani tirati ed esplosiva, grandi la ritmica e la sezione fiati.
Excellent !!
HANNAH WILLIAMS and the TESTMAKERS - A hill of feathers
Vengono da Londra e sono all’esordio per la “nostra” preziosissima e infallibile RecordKicks.
Giovani, freschi, sound pieno e diretto, eccellente uso della sezione fiati, ritmica che segue le orme del Curtis Mayfield dei primi 70’s, voce impressionante per potenza e “negritudine”.
Deep soul, 70’s funk, lente ballate di sapore Otis e Aretha, groove incredibile. Album di altissima qualità.
JON SPENCER BLUES EXPLOSION - Meat and bone
Dopo otto anni di assenza ritorno con il botto la JSBE.
Explosione di rock n roll, blues, garage con secchiate di Cramps, Stooges, elettricità a volontà.
Belle canzoni ed energia. Bentornati !
BETTYE LAVETTE - Thankful and thoughtful
Betty festeggia i 50 anni nella scena musicale con un ottimo album di southern soul e blues in cui coverizza Dylan, Neil Young, Black Keys, Tom Waits e altri.
Voce immensa, buoni gli arrangiamenti, disco sincero e genuino.
KID KOALA - 12 bit blues
Improbabile il connubio hip hop/blues.
E invece questo DJ canadese riesce nell’intento di lasciare intatto il fascino crudo e intenso del blues originario mischiandolo con ritmiche hip hop dall’incedere lento e rispettoso per i vari campionamenti.
L’effetto è efficace e intrigante.
BOB DYLAN - Tempest
Dylan ha imbroccato l’affascinante strada di un sound datato (rhythm and blues, blues, country) e scontatissimo corroborato da una voce ormai roca al punto giusto per il genere.
Il tutto suona comunque ancora abbastanza fresco e tiene buona compagnia con classe e dignità e lui sembra divertirsi molto.
E’ sufficiente.
VAN MORRISON - Born to sing
Un altro vecchio che strappa la sufficienza.
Soft soul, blues, jazzy, la solita voce immensa.
Il tutto con classe, raffinatezza, buon gusto, intelligenza, la riconosciuta capacità. Un ottimo sottofondo ma poche emozioni.
DEAF PLAYERS - Deaf Players
Terzetto trentino di brillante power pop (Romantics, Paul Collins Beat, Nerves) con influenze soul, garage e mod (“quel” suono 79 di Lambrettas, Circles, Squire), all’esordio a 33 giri (già un vinile scintillante e frusciante !) con energia, la giusta dose di elettricità giovanile, freschezza, convinzione e belle songs.
Da avere !
KAAMS - Uwaga!
Pubblicato dalla benemerita coppia Area Pirata/Boss Hoss records il primo album dei bergamaschi è un condensato esplosivo di rhythm and blues bianco, 60’s garage, sferzate tra Morlocks, Gravedigger V e Fuzztones.
Formidabili, album garage dell’anno.
UMBERTO MARIA GIARDINI - La dieta dell’imperatrice
Lasciata alle spalle l’identità Moltheni, il nuovo corso con un nuovo nome si espande in altre direzioni, assimilando una vena prog, la migliore canzone d’autore italiana e una grande personalità.
Notevole.
XABIER IRIONDO - Irrintzi
Chitarrista di Afterhours e tanto altro arriva solo ora all’esordio con un album difficile, complesso, sperimentale in cui converge di tutto (dai Motorhead a John Lennon quest’ultimo coverizzato con “Cold turkey” con Manuel Agnelli alla voce).
Album “avanti”, unico, coraggioso, che riporta a tratti alla mente gli Area più ostici.
HOLLY COLE - Night
Canadese, da oltre 20 anni sulla scena, molto famosa in patria, nel nuovo album sfodera una deliziosa serie di brani tra cool jazz, blues, dalle tinte soft tra cover di Tom Waits e del tema di James Bond “You only live twice”.
Il mood è quello di Norah Jones ma con più nerbo, blues ed energia
DINOSAUR JR - I bet on sky
Non cambia la ricetta della zuppa che ha reso famosi i Dinsoaur Jr dai tempi di “Freak scene”. Chitarre fragorose al servizio di melodie dolenti e brani trascinati (quasi mai trascinanti).
Però J.Mascis continua a fare tutto per bene e alla fine a raccogliere un’abbondante sufficienza.
SOFT PACK - Strapped
Ho amato tantissimo i Soft Pack del primo album. Guitar pop veloce, tirato, elettrico, fresco.
Il secondo lavoro è invece molto più elaborato, influenzato dal pop funk, da certa new wave e da un mood poco incisivo, raggomitolato su sè stesso.
Una delusione.
ASCOLTATO ANCHE: LARRY GRAHAM (funk soul in salsa Prince, presente in tre brani. Ottimo) SOULJAZZ ORCHESTRA (dal Canada un travolgente mix di afrojazz, soul, salsa, latin soul, ethio jazz e blackness in generale. Bello e particolare), LOS INFIERNO (dal Messico una dose rauca di selvaggio rock n roll, punk, garage fuzz. Lo-fi, grezzo, minimale),THEE ATTACKS (dalla Danimarca a base di rock n roll, Hives e J.Spencer B.Explosion. Ottimi), WILD EVIL feat LOS INFIERNO (4 brani 60‘s garage beat ben fatti e con la giusta attitudine), GRIZZLY BEAR (alt/indie/wave/rock. Non so come si chiama ma non mi piace granchè nonostante qualche buono spunto), BAND OF HORSES (tra Fleet Foxes, tardi Byrds, CSN&Y, niente di che), MACEO PARKER (Rivisitazione un po’ stucchevole ma sostanzialmente dignitosa di una serie di classici soul. Classe e tecnica), CHRIS ROBINSON BROTHERHOOD (con uno dei Black Crowes si sa dove si va a parare: 70‘s rock, The Band, Stones, Almann Bros Band ma anche blues, gospel. Un bell’album), CALEXICO (lasciano alle spalle tex mex e strade polverose e deviano verso certo alt country, occhiate al Dylan 70‘s/80‘s, a tratti sembrano i Dire Straits...), AA.VV. Lawless SOUNDTRACK (Nick Cave compone e partecipa alla colonna sonora chiamando Mark Lanegan in un paio di brani, Wille Nelson, Emmylou Harris e Ralph Stanley. Belle cose ma risultato discontinuo tra country e blues “malati”), ORB/LEE SCRATCH PERRY (ipnotico connubio di dub ed elettronica, riuscito e psichdelico), VACCINES (molto spinti in UK ma poca consistenza, solito guitar brit rock), AUDACITY (trito e ritrito punk rock dalla California. Revival), BEVEL EMBOSS (dall’Olanda un gradevole album di surf moderno, con tutti i limiti del genere), BRAHAMAN (divisi tra sud Italia e Milano, viaggiano dalle parti degli Afterhours (Agnelli ospite in un brano) ma con discreta personalità tanto da permetter loro una riuscita versione de “La ballata dell’amore cieco” di DeAndrè), TWO GALLANTS (dalle parti di White Stripes e Black Keys, un po’ più roots), WOODS (psichedelia, 60’s beat, freakbeat dalla California, non male), CHAINS OF LOVE (beat, garage e yè yè, carini)
LETTO
PAOLO SORRENTINO - Tony Pagoda e i suoi amici
Dopo il notevole “Hanno tutti ragione” il regista Paolo Sorrentino prosegue la saga del cantante Tony Pagoda alle prese qusta volta con una serie di amici interessanti, da Pippo Baudo al Pocho Lavezzi, via Fabietto (leggi il Silvietto della Ruby) a Carmen Russo.
Esilarante, profondo, divertente. Top 2012.
BRET EASTON ELLIS - American psycho
Eccellente Ellis in un inquietante e agghiacciante horror nella New York yuppie degli 80s.
Psicologicamente devastante, scrittura notevole, debole la trama e eccessivamente prolisso ma convincente.
VISTO
“Rischiose abitudini”di Stephen Frears
Thriller un po’ sanguinante, trama nebulosa e poco convincente.
"Happy family" di Gabriele Salvatores
Commedia esile esile con un ottimo Fabio De Luigi e un sempre immenso Abatantuono. Niente di che ma gradevole.
COSE & SUONI
Un po’ di pausa nell’attività di Lilith and the Sinnersaints dopo una quindicina di date promozionali del nuovo album “A kind of blues”. Si riprende in novembre.
www.tonyface.it
www.lilithandthesinnersaints.com
News sui Beatles su www.pepperland.it by me
CALCIO E SPORT
Campionato decisamente (e prevedibilmente) sottotono, giocato male e noioso dove segna gente come Gilardino, Boriello, Luca Toni etc .
Sempre peggio.
IN CANTIERE A metà percorso il libro sugli Statuto.
Partito anche quello di stampo calcistico.
Si torna a suonare con Lilith in autunno (Aosta, Torino, Brescia, Milano, Piacenza già confermate).
Secret Affair, Martha High, Slim Moore and the Mar Kays, Patti Smith, Garland Jeffreys, Jack White, Paul Weller, Motorpsycho, JImmy Cliff, Quantic+Alice Russell, Leonard Cohen, Dojo Cuts, Micatone , Mark Lanegan, Fay Hallam, Off! , Neneh Cherry and the Thing, Men of north country, Movement, Jon Spencer Blues Explosion.
Tra gli italiani Julie’s Haircut, Mr.T-Bone & Young Lions, Infernal Quinlan, Giardini di Mirò, Mike Painter/Viola Road, Redska, Lo.Mo, Sir Frankie Crisp, Glincolti, Rookies, Guignol, Liars, B.E.S.T., Umberto Maria Giardini, Xabier Iriondo, Deaf Players, Kaams.
ASCOLTATO
SECRET AFFAIR - Soho Dreams
Atteso da 30 anni.
Sarà l’affetto, sarà il cuore, sarà quello che volete ma questo è un piccolo capolavoro in cui convergono i classici S.A. a base di soul, rabbia giovanile e una nuova visione artistica, matura, attuale, con arrangiamenti stupendi, canzoni bellissime, la voce di Ian Page a livelli di eccellenza, una band a livelli altissimi.
Qualità, freschezza, dinamicità, disco ambizioso ma perfetto.
Top 5 del 2012.
THE MOVEMENT - Fools like you
Tra i miei gruppi preferiti in assoluto ci sono i danesi Movement, mod band da tempo sulla scena.
Il nuovo ”Fools like you” mischia come sempre, in 10 bellissimi, brevi, fulminanti brani la rabbia dei primi Jam, lo stile soulpunk dei Redskins, canzoni d’amore e dichiaratamente politiche (“We got Marx” su tutte), 60‘s pop nelle melodie, rock n roll.
Meno di mezzora, tirato, diretto, rabbioso e romantico allo stesso tempo. Favoloso.
MARTHA HIGH & the SPEEDOMETERS - Soul overdue
Lei cantava con James Brown (successivamente con Maceo Parker), ha realizzato un album solista funk disco nel 1979 e torna ora con uno spettacolare nuovo album a base di soul e rhythm and blues di caratura eccelsa.
Voce spaziale, brani tirati ed esplosiva, grandi la ritmica e la sezione fiati.
Excellent !!
HANNAH WILLIAMS and the TESTMAKERS - A hill of feathers
Vengono da Londra e sono all’esordio per la “nostra” preziosissima e infallibile RecordKicks.
Giovani, freschi, sound pieno e diretto, eccellente uso della sezione fiati, ritmica che segue le orme del Curtis Mayfield dei primi 70’s, voce impressionante per potenza e “negritudine”.
Deep soul, 70’s funk, lente ballate di sapore Otis e Aretha, groove incredibile. Album di altissima qualità.
JON SPENCER BLUES EXPLOSION - Meat and bone
Dopo otto anni di assenza ritorno con il botto la JSBE.
Explosione di rock n roll, blues, garage con secchiate di Cramps, Stooges, elettricità a volontà.
Belle canzoni ed energia. Bentornati !
BETTYE LAVETTE - Thankful and thoughtful
Betty festeggia i 50 anni nella scena musicale con un ottimo album di southern soul e blues in cui coverizza Dylan, Neil Young, Black Keys, Tom Waits e altri.
Voce immensa, buoni gli arrangiamenti, disco sincero e genuino.
KID KOALA - 12 bit blues
Improbabile il connubio hip hop/blues.
E invece questo DJ canadese riesce nell’intento di lasciare intatto il fascino crudo e intenso del blues originario mischiandolo con ritmiche hip hop dall’incedere lento e rispettoso per i vari campionamenti.
L’effetto è efficace e intrigante.
BOB DYLAN - Tempest
Dylan ha imbroccato l’affascinante strada di un sound datato (rhythm and blues, blues, country) e scontatissimo corroborato da una voce ormai roca al punto giusto per il genere.
Il tutto suona comunque ancora abbastanza fresco e tiene buona compagnia con classe e dignità e lui sembra divertirsi molto.
E’ sufficiente.
VAN MORRISON - Born to sing
Un altro vecchio che strappa la sufficienza.
Soft soul, blues, jazzy, la solita voce immensa.
Il tutto con classe, raffinatezza, buon gusto, intelligenza, la riconosciuta capacità. Un ottimo sottofondo ma poche emozioni.
DEAF PLAYERS - Deaf Players
Terzetto trentino di brillante power pop (Romantics, Paul Collins Beat, Nerves) con influenze soul, garage e mod (“quel” suono 79 di Lambrettas, Circles, Squire), all’esordio a 33 giri (già un vinile scintillante e frusciante !) con energia, la giusta dose di elettricità giovanile, freschezza, convinzione e belle songs.
Da avere !
KAAMS - Uwaga!
Pubblicato dalla benemerita coppia Area Pirata/Boss Hoss records il primo album dei bergamaschi è un condensato esplosivo di rhythm and blues bianco, 60’s garage, sferzate tra Morlocks, Gravedigger V e Fuzztones.
Formidabili, album garage dell’anno.
UMBERTO MARIA GIARDINI - La dieta dell’imperatrice
Lasciata alle spalle l’identità Moltheni, il nuovo corso con un nuovo nome si espande in altre direzioni, assimilando una vena prog, la migliore canzone d’autore italiana e una grande personalità.
Notevole.
XABIER IRIONDO - Irrintzi
Chitarrista di Afterhours e tanto altro arriva solo ora all’esordio con un album difficile, complesso, sperimentale in cui converge di tutto (dai Motorhead a John Lennon quest’ultimo coverizzato con “Cold turkey” con Manuel Agnelli alla voce).
Album “avanti”, unico, coraggioso, che riporta a tratti alla mente gli Area più ostici.
HOLLY COLE - Night
Canadese, da oltre 20 anni sulla scena, molto famosa in patria, nel nuovo album sfodera una deliziosa serie di brani tra cool jazz, blues, dalle tinte soft tra cover di Tom Waits e del tema di James Bond “You only live twice”.
Il mood è quello di Norah Jones ma con più nerbo, blues ed energia
DINOSAUR JR - I bet on sky
Non cambia la ricetta della zuppa che ha reso famosi i Dinsoaur Jr dai tempi di “Freak scene”. Chitarre fragorose al servizio di melodie dolenti e brani trascinati (quasi mai trascinanti).
Però J.Mascis continua a fare tutto per bene e alla fine a raccogliere un’abbondante sufficienza.
SOFT PACK - Strapped
Ho amato tantissimo i Soft Pack del primo album. Guitar pop veloce, tirato, elettrico, fresco.
Il secondo lavoro è invece molto più elaborato, influenzato dal pop funk, da certa new wave e da un mood poco incisivo, raggomitolato su sè stesso.
Una delusione.
ASCOLTATO ANCHE: LARRY GRAHAM (funk soul in salsa Prince, presente in tre brani. Ottimo) SOULJAZZ ORCHESTRA (dal Canada un travolgente mix di afrojazz, soul, salsa, latin soul, ethio jazz e blackness in generale. Bello e particolare), LOS INFIERNO (dal Messico una dose rauca di selvaggio rock n roll, punk, garage fuzz. Lo-fi, grezzo, minimale),THEE ATTACKS (dalla Danimarca a base di rock n roll, Hives e J.Spencer B.Explosion. Ottimi), WILD EVIL feat LOS INFIERNO (4 brani 60‘s garage beat ben fatti e con la giusta attitudine), GRIZZLY BEAR (alt/indie/wave/rock. Non so come si chiama ma non mi piace granchè nonostante qualche buono spunto), BAND OF HORSES (tra Fleet Foxes, tardi Byrds, CSN&Y, niente di che), MACEO PARKER (Rivisitazione un po’ stucchevole ma sostanzialmente dignitosa di una serie di classici soul. Classe e tecnica), CHRIS ROBINSON BROTHERHOOD (con uno dei Black Crowes si sa dove si va a parare: 70‘s rock, The Band, Stones, Almann Bros Band ma anche blues, gospel. Un bell’album), CALEXICO (lasciano alle spalle tex mex e strade polverose e deviano verso certo alt country, occhiate al Dylan 70‘s/80‘s, a tratti sembrano i Dire Straits...), AA.VV. Lawless SOUNDTRACK (Nick Cave compone e partecipa alla colonna sonora chiamando Mark Lanegan in un paio di brani, Wille Nelson, Emmylou Harris e Ralph Stanley. Belle cose ma risultato discontinuo tra country e blues “malati”), ORB/LEE SCRATCH PERRY (ipnotico connubio di dub ed elettronica, riuscito e psichdelico), VACCINES (molto spinti in UK ma poca consistenza, solito guitar brit rock), AUDACITY (trito e ritrito punk rock dalla California. Revival), BEVEL EMBOSS (dall’Olanda un gradevole album di surf moderno, con tutti i limiti del genere), BRAHAMAN (divisi tra sud Italia e Milano, viaggiano dalle parti degli Afterhours (Agnelli ospite in un brano) ma con discreta personalità tanto da permetter loro una riuscita versione de “La ballata dell’amore cieco” di DeAndrè), TWO GALLANTS (dalle parti di White Stripes e Black Keys, un po’ più roots), WOODS (psichedelia, 60’s beat, freakbeat dalla California, non male), CHAINS OF LOVE (beat, garage e yè yè, carini)
LETTO
PAOLO SORRENTINO - Tony Pagoda e i suoi amici
Dopo il notevole “Hanno tutti ragione” il regista Paolo Sorrentino prosegue la saga del cantante Tony Pagoda alle prese qusta volta con una serie di amici interessanti, da Pippo Baudo al Pocho Lavezzi, via Fabietto (leggi il Silvietto della Ruby) a Carmen Russo.
Esilarante, profondo, divertente. Top 2012.
BRET EASTON ELLIS - American psycho
Eccellente Ellis in un inquietante e agghiacciante horror nella New York yuppie degli 80s.
Psicologicamente devastante, scrittura notevole, debole la trama e eccessivamente prolisso ma convincente.
VISTO
“Rischiose abitudini”di Stephen Frears
Thriller un po’ sanguinante, trama nebulosa e poco convincente.
"Happy family" di Gabriele Salvatores
Commedia esile esile con un ottimo Fabio De Luigi e un sempre immenso Abatantuono. Niente di che ma gradevole.
COSE & SUONI
Un po’ di pausa nell’attività di Lilith and the Sinnersaints dopo una quindicina di date promozionali del nuovo album “A kind of blues”. Si riprende in novembre.
www.tonyface.it
www.lilithandthesinnersaints.com
News sui Beatles su www.pepperland.it by me
CALCIO E SPORT
Campionato decisamente (e prevedibilmente) sottotono, giocato male e noioso dove segna gente come Gilardino, Boriello, Luca Toni etc .
Sempre peggio.
IN CANTIERE A metà percorso il libro sugli Statuto.
Partito anche quello di stampo calcistico.
Si torna a suonare con Lilith in autunno (Aosta, Torino, Brescia, Milano, Piacenza già confermate).
Iscriviti a:
Post (Atom)
















































