Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane più oscure per quanto super attive e interessantissime.
Tocca oggi alla DARK COMPANION, qui rappresentata da Max Marchini.
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
Dark Companion
https://darkcompanion.com/
La Dark Companion opera da anni, in chiave indipendente, a fianco di grandi nomi della storia del rock, affiliata a un’altra etichetta storica.
L’origine del nome Dark Companion ha una storia molto suggestiva.
La Dark Companion opera da dieci anni, tra le difficoltà che la musica indipendente incontra in questo tempo di omologazione e disinteresse.
L’idea venne al mio amico Greg Lake durante un viaggio in auto assieme, mentre lo portavo a Firenze.
Decise in un attimo (in Inghilterra la burocrazia è a zero) di riattivare la sua storica etichetta, la Manticore, che ebbe, tra gli altri, l’onore di lanciare due artisti italiani, la PFM e il Banco. L’idea era di non essere nostalgici, ma piuttosto di ritrovare lo spirito pionieristico che fu alla basi di quello che poi, post mortem, venne etichettato “progressive”.
Essendo di fatto poco addentro alle nostre faccende, Greg vagheggiava un’Italia patria dell’arte e del gusto, cosa senz’altro vera, ignorando però il totale disinteresse - specie in sede istituzionale - verso le suddette.
Detto fatto e cominciammo a lavorare su alcuni progetti.
Poiché il neo nominato direttore artistico, ovvero io, aveva interessi assai poco mainstream, Lake tuonò che bisognava create un’altra etichetta dedita alle semantiche della musica nuova, avant-garde e alternative.
In quel momento dalla mia compilation iniziò a suonare un vecchio singolo dei Tuxedomoon che si chiama “Dark Companion”.
“Ecco: questo è il nome della nostra etichetta. Il compagno oscuro della Manticore”.
Purtroppo la malattia che portò Lake a vita migliore impedì alla Manticore di andare oltre alla terza uscita poiché, dopo la dipartita del mio amico, nonostante i suoi desideri fossero scritti, la vedova decise di tenere il brand esclusivamente per la ristampa del materiale del marito.
La prima fu il live registrato da Greg Lake al Teatro Municipale di Piacenza, la seconda e ultima prodotta assieme, è Moonchild ove Greg promosse il talento interpretativo e la voce multiottava di Annie Barbazza a rivisitare, assieme a Max Repetti che ne curò gli arrangiamenti, alcuni dei brani più poetici e intesi dei King Crimson e di ELP. e, infine, un album di John Greaves che Lake non potè sentire, Life Size.
Intanto nel 2015 parte Dark Companion con 5 album in uscita il 18 novembre 2015: qui ho sfruttato i miei oltre 40 anni di giornalismo musicale e quando gli amici musicisti hanno saputo dei miei insani propositi, hanno generosamente voluto affidarmi i loro lavori: gli artisti con cui iniziammo furono Keith Tippett, Paolo Tofani, John Greaves, Lino Capra Vaccina (che oggi è uno degli artisti più amati della nostra famiglia) e, per la sussidiaria psichedelica Unifaun Productions, il ritorno dei Flyte Reaction che registrarono alcune delle gemme neo-psichedeliche più pregnanti degli anno ’80.
Da li abbiamo ampliato molto il nostro catalogo ricevendo lodi universali dalla critica e moderate vendite.
Tra gli artisti più iconici, Annie Barbazza, ormai affermata musa dell’avanguardia internazionale, Markus Stockhausen, Michael Mantler, Ron Geesin, Paul Roland, il nuovo progetto degli ex The Cure, Vamberator, e anche autori meno conosciuti che abbiamo introdotto come Sofia DeVille e Jeanette Sollén.
Oggi Dark Companion è una squadra che oltre a me vede Camillo Mozzoni di Associazione Novecento (ex primo oboe della Filarmonica della Scala), Alberto Callegari dello Studio Elfo e Massimo Orlandini di Maracash che è l’executive.
Da gestore della label hai notato se c’è stato un effettivo ritorno alla voglia di possedere l'oggetto fisico negli ultimi anni, a scapito della fruizione digitale?
Nella nostra nicchia delle nicchie si: non è mai mancato l’amore per il disco fisico.
Per fortuna. In effetti piattaforme come Spotify (shitty-fi come ama definirla Rick Wakeman) uccidono letteralmente la possibilità da parte dei giovani artisti di registrare professionalmente poiché, per esempio, per essere remunerati con 1000 dollari (lordi) occorrono oltre 375.000 ascolti. Una follia. Come si fa a pagare le spese di uno studio?
Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta? Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
Francamente più diversamente giovani, come credo per tutto il mercato del fisico, con le dovute eccezioni.
Stiamo notando una ripresa notevole del CD e del Cdr a scapito del vinile che, dopo un ritorno a seguito di sdrucciola moda, sta vivendo, anche grazie ai costi asinini, un rallentamento significativo.
Chiunque abbia un buon impianto resta inorridito dalla pessima qualità delle ristampe in vinile spesso compresse e prese dal CD. Per i dischi nuovi, la quasi totalità delle registrazioni avviene in digitale e a causa di ciò, per l’ineludibile principio fisico dell’entropia, i CD suonano meglio dei vinili.
Inoltre, purtroppo, oggi i dischi si vendono praticamente solo ai concerti.
C’è un minimo di ritorno economico per un’etichetta così specializzata e che pubblica sempre confezioni molto curate e di conseguenza più costose?
Quando va di lusso si riescono a coprire le spese. Ci sono eccezioni. Per esempio alcune nostre produzioni sono state ristampate: Vive di Annie Barbazza, Henry Now, la North Sea Radio Orchestra di Folly Bololey e in generale i dischi di Markus Stockhausen abbracciano un’audience più vasta e sono quelli che ci permettono di pagare le spese e di sostenere anche le uscite di alto valore artistico ma meno fortunate o di osare nell’introdurre nel nostro catalogo artisti giovani il che, naturalmente, ci gratifica molto.
Nessuno di noi è coinvolto in Dark Companion per ragioni economiche.
Le nostre policies danno una percentuale molto alta dei profitti, quando ci sono, all’artista.
Siamo una Non Profit Company.
Con che criterio scegliete le band da produrre?
Dispoticamente arbitrale mio. Non c’è un criterio.
Per esempio ho conosciuto recentemente una band di Roma, i Malesh, che sono venuti a Piacenza per sottopormi un loro lavoro neofolk, cupo, ancestrale che mi è piaciuto.
Abbiamo approntato, come ti dicevo, una sussidiaria, la Unifaun Productions, per tutto ciò che non è strettamente avantgarde, dalla musica classica indiana, alla psichedelica al folk.
Da critico senior sono abituato a non usare mai “mi piace” o “non mi piace”.
Ma da produttore lascio che sia la mia prima impressione a indicare la via. In generale, comunque, siamo focalizzati su linguaggi nuovi, visioni personali, eccentriche e fuori dai percorsi già battuti.
Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta? Avete un’attività parallela di organizzazione di eventi e concerti molto intensa.
Musiche nuove a Piacenza e Dark Companion sono due entità indissolubili.
Una supporta l’altra ma, come ha osservato argutamente un caro amico, io sono il propulsore di Dark Companion ma anche il suo limite.
Se grazie a Massimo Orlandini e Maracash/Self abbiamo una distribuzione soddisfacente, se grazie ad Alberto Callegari e allo studio Elfo, i nostri dischi sono premiati anche per la qualità del suono, ciò che manca è una tecnologia promozionale di ampio respiro che etichette inglesi, tedesche e americane hanno per il maggiore interesse che questo tipo di prodotto ha nel loro mercato, e alle agevolazioni statali in Italia inesitenti.
Ma soprattutto - dato che i dischi si vendono principalmente ai concerti - siamo disperatamente alla ricerca di una o più agenzie di booking per i nostri artisti.
Cosa c’è in programma per il futuro?
Siamo pieni di progetti e attualmente nella pipeline abbiamo un album di solo piano di Lino Capra Vaccina la cui genesi è decisamente curiosa. Lino è un musicista immenso: un vero poeta del silenzio.
Come produttore niente mi realizza più che mettermi al servizio della sua arte. Una mattina mi sveglio col ricordo di Lino che suona il pianoforte. Lo chiamo e glielo dico: “Lino ho sognato un tuo album di solo pianoforte”. Siccome il caso non esiste, Lino stava pensando di scrivere per piano.
L’album si chiamerà Rosa Mystica e uscirà tra poco. Poi abbiamo il nuovo album in studio di Paul Roland, l’album del John Greaves Ensemble che vede - tra gli altri - membri della Penguin Café Orchestra, dei Soft Machine e dei King Crimson. Il nuovo album di Sofia DeVille, poi la nostra seconda ristampa espansa (in genere non ristampiamo album del passato.
L’unica eccezione fu Songs di John Greaves con Robert Wyatt, Elton Dean ecc) Big Fish Popcorn dei Kings Of Oblivion: uno spassoso album uscito originariamente nel 1987 per la Bam Caruso e che è un pastiche assai zappiano, di Jakko Jakszyk e Gavin Harrison, mai ristampato.
Poi abbiamo due album in duo: i notturni di Gareth Davis e Lino Capra Vaccina e Fred Frith con Annie Barbazza. L’idea di aprire una “Dark Companion Classical” per pubblicare musica classica (abbiamo già un album pronto realizzato con Eugenio Finardi). E tanto altro ancora in ordine, anzi, in sacro disordine sparso.
mercoledì, maggio 13, 2026
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)

Nessun commento:
Posta un commento