giovedì, aprile 30, 2026

Il meglio del mese. Aprile 2026

A un terzo dall'inizio dell'anno un bel po' di cose di livello: Black Crowes, My New Band Believe, The Delines, Tiwayo, Sleaford Mods, Kula Shaker, Angeles Of Libra, Sault, Incognito, Dry Cleaning, Molotovs, Courtney Barnett, Paul Weller.
In Italia Neoprimitivi, Sick Tamburo, Peawees, Bologna Violenta, Chicco Allotta, Provincials, Warm Morning Brothers, The Mads, Pier Adduce.


MY NEW BAND BELIEVE - s/t
Che strano (ormai...) quando un disco ti spiazza e ti costringe a riascoltarlo più e più volte senza capirci granché: se ti piace o no, se ha valore o meno, da che parte prenderlo e giudicarlo.
MY NEW BAND BELIEVE è una creatura dell'ex bassista dei Black Midi, Cameron Picton, band che ho apprezzato molto, quanto mai lontana da questa nuova esperienza.
Ci sono un'anima barocca (tra Kinks, Queen, Boomtown Rats!!!), prog, Paul McCartney and the Wings, XTC e chissà quanto altro.
Perché ad ogni ascolto salta fuori una nuova suggestione.
Va ascoltato tanto: perché è un piacere, perché è un lavoro davvero strano, inconsueto e inafferrabile.
Tanta roba al giorno d'oggi.

THEY MIGHT BE GIANTS - The World Is to Dig
Non delude mai il duo statunitense, in giro ormai da 40 anni, con album sempre all'altezza. Anche nel nuovo lavoro stupiscono per freschezza compositiva, arrangiamenti di qualità sorprendente, una pioggia di influenze che vanno dal power pop a vari sapori Sixties, XTC, una cover dei Raspberries, new wave, un po' di post psichedelia, un goccio di glam.

PEAWEES - More Scraps
"More Scraps" fa parte del box set per il trentennale dei The Peawees "Food For My Soul (1995–2025)", pubblicato da Wild Honey Records, ma disponibile anche come uscita singola.
Raccoglie una serie di B-side, rarità e reinterpretazioni, sparse qua e là nella lunga carriera della band spezzina. Impressionante la qualità del contenuto ma soprattutto delle scelte, da Bob Dylan ai Beatles, da "Da Doo Ron Ron" delle Crystals alla stupenda versione acustica di "Lover's Rock" dei Clash.
Il tutto incrociando rock 'n' roll, power pop, garage, beat, PASSIONE (chi conosce e sceglie certe cose lo fa con questo spirito e competenza). Un lavoro stupendo di (presunti) scarti (scraps).
Grandissima band.
Top in Italia (e non solo)!

TIWAYO - Outsider
Il cantautore soul parigino torna con un album di rara raffinatezza ed eleganza attraverso undici brani registrati ad Austin in Texas ai Electric Deluxe Studios. Ad aiutarlo membri dei Black Pumas e le ospitate di Doyle Bramhall II (Eric Clapton) and Kendra Morris (Colemine Records). L'album punta principalmente le sue carte su suadenti ballate soul ma sa essere anche ruvido e potente in episodi soul rock come la conclusiva Peace Makers che riporta alle atmosfere più dure care a Fantastic Negrito o nel groove avvolgente di Sunshine Lady perfetta incarnazione del concetto di Southern Soul.
Ci sono anche blues, pennellate gospel, retaggi funk, l'incedere latin soul di Electric Spanish con tanto di Fender Rhodes a dare il giusto ritmo.
Grande album e grande anche Record Kicks nel colpire sempre nel segno nella scelta dei suoi artisti.

JOE JACKSON - Hope and Fury
Il musicista inglese ha sorpassato i 70 anni da un po' ma continua a sfornare album freschi e frizzanti (dovrebbe essere il 22° questo più una decina di live) che attingono dalla sua stessa ricca discografia e personalità artistica. Nel nuovo lavoro che lui definisce "bicoastal Latin-jazz-funk-rock" troviamo retaggi surf/beat ("Do Do Do"), sguardi al fortunato "Night And Day", sfumature soul, il tribal latin jive dell'introduttiva "Welcome tu Burning By The Sea" e tanto altro. Un bel disco, accompagnato da una band potente e raffinata, canzoni di primissima qualità, divertenti, allo stesso tempo ricche di spunti lirici che guardano al sociale e alla quotidianità inglese, per uno degli artisti più "Brit" e immediatamente riconoscibili in circolazione.

RINGO STARR - Long Long Road
La sorprendente rinascita di Ringo (che a luglio ne fa 86...) è incominciata con il precedente "Look Up", in coppia con T Bone Burnette, alla produzione artistica e a buona parte della composizione.
Il nuovo "Long Long Road" è forse meno incisivo ma rimane un buon disco, molto country oriented, con anche la bellissima rivisitazione della sua "Choose Love" in chiave psichedelica e piccoli e piacevoli episodi sparsi qua e là.
I Beatles fans apprezzeranno, per affetto e riconoscenza.

CHRIS D and the POISON FANG SOCIETY - Courtroom Wedding
Registrato in diretta in sala prove, con relativo sound "brutto, sporco e cattivo".
Chris D è stato l'anima dei Flesh Eaters, band di punta della scena di Los Angeles dei primi anni 80, che ha lasciato un piccolo capolavoro come "A Minute to Pray, a Second to Die" (1981).
Troviamo punk rock, blues malato, poesia, cattiveria, amaro sarcasmo contro l'America odierna.
Un inno allo spirito underground, allora, ora, per sempre.

THE CLEOPATRAS - Heart Pieces
E' una lunga storia quella della all female band toscana, passata attraverso cambi di formazione, una nutrita discografia (siamo al sesto album in circa vent'anni di carriera, oltre a numerosi singoli ed ep) e un'incessante attività live. "Heart Pieces" è l'album più maturo, che raccoglie al meglio quanto seminato nel corso degli anni. Rimangono le influenze beat, garage e punk rock, Ramones, Pandoras, Go Go's, Blondie ma ci sono episodi più pop punk (Amore Narcotico con i Meganoidi non sarebbe stato male in un album dei Prozac+), una cover dei Dead Kennedys, Moon Over Marin, echi di Modern Lovers e sferzate surf. Il tutto in un perfetto equilibrio tra impegno socio/politico che traspare spesso nei testi e la consueta voglia di divertire e divertirsi. La loro vetta artistica corroborata da una produzione eccellente.

MAL THURSDAY QUINTET - Mods & Gods
Ci sono voluti otto anni per mettere insieme il secondo album della band texana, guidata dalla voce roca di Mal Thursday, aiutato da unpo' di ospiti. garage punk, un po' di glam rock, di Stones, varie suggestioni Sixties. Buon disco.

ANGINE DE POITRINE - Vol.II
Ne ha parlato il mondo del duo canadese mascherato, dopo un'apparizione televisiva che ne ha fatto esplodere l'hype, spesso inneggiando a quanto siano innovativi, geniali etc. Siamo in realtà in un contesto math rock non particolarmente avanguardistico ma piuttosto di maniera, per quanto interessante e a tratti coinvolgente. Ora che la "notorietà da social" sta, come sempre in questi casi, precipitando, il giudizio può essere più pacato. Sono curioso di vedere i nquanti a fine anno li inseriranno tra i preferiti o se saranno dimenticati.

COURTNEY BARNETT - Creature of Habit
Cinque anni di pausa dal precedente lavoro che ha fatto incetta di premi.
Molto bello anche questo che riporta ai fasti della migliore Juliana Hatfield, con qualche asperità grunge, splendide melodie 60's, un frequente incedere Lou Reediano, un po' di Pretenders. Soprattutto tanta Courtney Barnett.

AA.VV. - Help (2)
“The Help Album”, uscì nel 1995 a cura di War Child per raccogliere fondi destinati ai bambini che vivevano nelle aree devastate dalla guerra, in particolare nei Balcani. Partecipò il fior fiore della scena britannica: Radiohead, Blur, Oasis, Suede, Stone Roses, Massive Attack, Portishead, Charlatans e Chemical Brothers insieme, gli Smokin Mojo Filters ovvero Paul McCartney, Noel Gallagher e Paul Weller, alle prese con “Come Together” . Un album che ebbe una storia soprattutto artistica a sé, non mera compilation ma un contributo attivo da parte dei partecipanti che contribuì a raccogliere milioni di sterline.
Il secondo capitolo esce con le medesime particolarità ed è in funzione di raccolta fondi per i bambini di Ucraina, Gaza, Sudan e Siria. Il produttore James Ford ha occupato per una settimana gli Abbey Road Studios, portando con sé un altro parterre di artisti interessantissimi, spesso in diretta collaborazione.
Ne esce un album ricchissimo di piccole gemme, che splendono per la loro esclusività e unicità.
A partire dal nuovo brano degli Arctic Monkeys, che prosegue lo stile "crooner" delle ultime produzioni e dalla successiva unione di Damon Albarn, Grian Chatten dei Fontaines DC e Kae Tempest, sorprendente per costruzione compositiva, sorta di breve operettta, vetta dell'album.
Beth Gibbons ci delizia con una versione oppiacea di "Sunday Morning" dei Velvet Underground.
Coraggiosa e riuscita la cover di "Universal Soldier" di Buffy Saint marie ripresa dai Depeche Mode.
Bravi gli Ezra Collective con il reggae di "Helicopters", ottima la rilettura dei Fontaines DC di “Black boys on Mopeds” di Sinéad O’Connor, potentissimi i Pulp con il rock quasi punk sparatissimo di "Begging for change".
I brani sono 23, prevalentemente di taglio semiacustico, contemplativo, lento.
L'operazione ha finalità nobili, la musica è davvero eccellente.

AA.VV. - Power Pop! American Power Pop For The Now Generation 1977-81
Molto intrigante questa compilation, uscita per il Record Store Day, con una serie di band americane ascrivibili al Power Pop tra il 77 e l'81. In realtà il sound è più vicino al punk rock 77 di Buzzcocks, Jam e dintorni (vedi i Testors di Sonny Vincent) con puntate in Devo o Joe Jackson. Brani brevi, tirati, urgenti, travolgenti.

MAMAS GUN - Dig
La band inglese firma un settimo album elegantissimo, ricco di groove, mellow soul, Marvin Gaye/Curtis Mayfield (ma ci sento spesso anche Jay Kay e i Jamiroquai), funk, abbracci al gospel. Nella title track "DIG!" ci sono le tastiere di Brian Jackson (la solida spalla di Gil Scott Heron che talvolta emerge nel disco) e ciò mi basta. Ottimo album per chi ama il soul raffinato.

VANESSA HAYNES - Wild Balloons
Nata a Trinidad, in giro per il mondo come backing vocalist di Van Morrison e Chaka Khan, tra gli altri, è stata poi la voce per 14 anni con gli Incognito. Superfluo dire che in questo album si dedichi a sette brani di chiaro stampo soul, dal piglio moderno ma con un retaggio vintage.
Bene arrangiato, cantato magnificamente, ottimo lavoro.

CANDI STATON - Back To My Roots
A 86 anni sfoggia ancora una voce irresistibile, piena, soulful. Dopo una carriera di spicco in ambito disco, nel 1982 tornò all'originario gospel, con cui ha proseguito fino ad oggi.
Il nuovo album ne è pieno ma ci sono, ovviamente, soul, blues, il "fantasma" di Mavis Staples e tanto altro.
Produzione perfetta, una potente cover di ""Shine A Light" degli Stones di "Exile...", la famiglia - figlio, figli, sorella - ad aiutarla insieme ad altri amici. Bello!

THE OLYMPIANS - In Search of a Revival
Da New York, via Daptone Records, la creatura di Toby Pazner (Lee Fields & The Expressions, El Michels Affair), aiutato da una lunga serie di musicisti del "giro", pubblica un ottimo album a base di soul funk strumentale con abbondanza di groove, archi, fiati.
Molto gradevole.

NUBIYAN TWIST - Chasing Shadows
La band di Leeds, "naturalizzata" londinese, è una delle migliori realtà del Nu British Jazz. Al secondo album espandono ancora di più la contagiosa miscela di funk, soul, jazz, afrobeat, vari elementi caraibici. Tanto groove, perizia tecnica sopraffina.

THE MELVINS WITH NAPALM DEATH - Savage Imperial Death March
Solo a leggere i nomi affiancati c'è da avere paura. Due monumenti del "rumore" per eccellenza insieme, che tirano fuori un "Signor disco" in cui si mischiano violenza sonora e sperimentazione, note oscure, Black Flag, Killing Joke, riff potentissimi, eseguiti con grande perizia e creatività e un gusto progressive davvero interessante. Il tutto si chiude con le note di tastiera di "Jump" dei Van Halen... Notevole.

BOLOGNA VIOLENTA - Oblomovismo
La creatura di Nicola Manzan (che si occupa di tutta la composizione ed esecuzione, accompagnato dalla funambolica batteria di Alessandro Vagnoni) è una delle realtà più originali in circolazione. In assoluto.
Il settimo album è una sorta di sinfonia violenta, estrema ed esasperata che spazia tra grind core, rock, prog, sperimentazione, elettronica, (finti) campionamenti. Specchio sonoro di una società "Oblomovizzata" (il termine oblomovismo è stato coniato dallo scrittore russo Ivan Aleksandrovič Gončarov e si riferisce all’apatia e all’ignavia di Oblomov, protagonista dell’omonimo romanzo del 1859) in cui parte della popolazione resta dietro uno schermo da dove giudica e trova nemici e colpevoli per ogni suo fallimento, convinta intimamente di stare sempre e solo dalla parte della ragione. La capacità di Bologna Violenta è di scrivere dischi "unici", inimitabili opere di arte contemporanea che, come la contemporaneità che stiamo vivendo, ne sono la tragica colonna sonora.

THE BOOGERS - Rhythm 'n' Booze with...
Difficile, sicuramente rarissimo, trovare band italiane (ma non solo) che prendono come riferimento quella nicchia sonora che nella seconda metà degli anni Settanta precorse il punk con un sound ruvido e grezzo, figlio di rhythm and blues, blues, rock 'n' roll primitivo. In Inghilterra lo chiamarono pub rock, di cui band come Dr.Feelgood in particolare ma anche Ninbe Below Zero, Count Bishops, le varie incarnazioni di Jesse Hector, Eddie and the Hot Rods, furono brillanti rappresentanti.
La band sarda suona esattamente così, con un tiro mutuato dal punk, bellissime canzoni, cover di Little Walter, Slim Harpo, Otis Rush. Un vero e proprio gioiello.

CHICCO ALLOTTA and the GROOVERS - Segunda Genie
Dopo una proficua attività con i Chiaramira, il tastierista siciliano si è trasferito nel 2014 a Londra dove ha trovato, dal 2022, ospitalità nel fantastico mondo degli Incognito, con cui sta girando il mondo e ha inciso l'album Into You.
Il suo primo album solista è uno splendido condensato di umori jazz, fusion, blues, funk, con sguardi alla lezione di Pino Daniele e James Senese e un particolare riguardo per i suoni mediterranei e folk nostrani (non mancano echi della formidabile avventura di Napoli Centrale o Perigeo).
Il sound è attuale, modernissimo, fresco, l'espressività esecutiva della band ad altissimi livelli, la citazione del canto siciliano per eccellenza Ciuri Ciuri in Jungle Ciuri 2.0 si trasforma in un canto politico dall'incidere reggae, la reinterpretazione dell'altro inno della canzone dell'isola, Vitti na crozza, una splendida ballad di gusto jazz funk.
Album semplicemente eccellente.

ONORATO - Le Beatitudini
Musicista, scrittore, pittore, produttore artistico, discografico, didatta, esperto di cinema, (Giancarlo) Onorato è stato un prime mover della scena new wave a fine anni Settanta, con la stupenda e indimenticata avventura degli Underground Life. Da solista ha prodotto sei dischi in trent'anni, giungendo a una maturità artistica che emana ogni "solco" di questo nuovo lavoro, attraverso sette brani in perfetto equilibrio tra raffinata canzone d'autore, l'anima new wave/Bowiana che lo ha sempre accompagnato, un tuffo in atmosfere ai limite del punk rock (Stanotte). Arrangiamenti ricercati, pur nella loro essenzialità, canzoni "asciutte", efficaci e dirette. Come sempre, siamo nell'ambito dell'eccellenza.

THE APPETIZERS - Keep Your Step
Cimentarsi con (original) reggae, ska e rocksteady è sempre un esercizio "pericoloso", essendo un ambito abbondantemente scandagliato nel corso degli anni. Di fronte a un album come Keep Your Step non ci sono dubbi: la qualità delle composizioni autografe della band milanese, la splendida cover di A Message From The Meters dei Meters, la cura dei suoni, la capacità esecutiva, lo rende un vero e proprio gioiello di stile. Semplicemente eccellente.

OK BELLEZZA - Nine Selections From The Inoki Collection
Torna, a sei anni dall'esordio, il quartetto lombardo (ex MiniVip) con un pregevole album strumentale all'insegna di una miscela di cool jazz, ritmi latini, funk e uno sguardo costante alla lezione di Jimmy Smith, Horace Silver, Jimmy McGriff, il primo Herbie Hancock di "Blow Up". Un disco molto curato ed elegante, eseguito splendidamente e con gusto raffinato. i cultori del genere sono avvertiti.

SPECTRE - Twisted Views
Torna la band comasca con un 12 pollici in vinile di cinque brani inciso solo su una facciata. Mantengono salde le basi nelle atmosfere dark goth dell'esordio, a cui si aggiungono la rabbia e il sound arrembante dell'hardcore californiano che caratterizzò band come TSOL, Dead Kennedys, 45 Grave. Una scelta originale e scarsamente seguita ai nostri tempi. Il suono è compresso, oscuro, minaccioso, ostile, la band gira a mille. Da seguire.

CHUBBY AND THE TWERKS - One Second with...
Charlie Manning Walker, frontman e chitarrista di Chubby & The Gang e The Chisel, unisce le forze con i nostri Twerks per un 45 giri diretto e senza fronzoli, che attinge dal punk rock 77 più urgente e spontaneo. Gli amanti del genere ne saranno entusiasti.

COUCHGAGZZZ - Primitive Men
La band barese, dopo l'ottimo esordio di tre anni fa, torna con un feroce Ep di quattro brani, tra garage punk, uno sguardo al mood dei Devo (I Can't Find A Job in particolare, potrebbe essere un'outtake di uno dei primi album della band di Akron), un approccio Lo-Fi e brevi brani di grandissima efficacia e immediatezza.

RASHCO - Disperato Erotico Noise
Da Foggia arriva un trio che ama la sporcizia sonora, il garage, il punk rock primordiale e più disturbante, il rock 'n'roll più primitivo. Nessun compromesso, pochi accordi, ritmi ipnotici, la lezione di Pussy Galore/Jon Spencer Blues Explosion, Gories e affini, imparata alla perfezione. Niente altro, va bene così.

NIGHT TERROR – Non t’arrabbiare
Un esordio con i fiocchi, poco più di venti minuti di intenso punk core in pieno mood Husker Du, con pennellate alla J Mascis/Dinosaur Jr. Sembra di tornare alle immersioni totali nel fragore abrasivo di “Zen Arcade”, capolavoro della band di Minneapolis. Le canzoni sono brevi, immediate, dirette, arrembanti. Una partenza di carriera ai 100 all’ora.

JACK WHITE - G.O.D. And The Broken Ribs / Derecho Demonico
I due brani del nuovo singol odi Jack White si muovono, come da tempo accade, in un contesto punk rock pyscho blues.
Alti livelli compositivi, riconoscibilità stilistica, anche se emerge una patina di "stanchezza" creativa e di auto omologazione.
Comunque, come sempre, più che bene.

PAUL WELLER - Live At BBC vol.2
Torna il super prolifico PAUL WELLER con il secondo volume delle sue apparizioni alla BBC (il primo uscito nel 2008 con registrazioni dal 1990 al 2008). Contiene 48 canzoni (dal 2008 al 2024), che, come sempre, spaziano liberamente e senza particolari vincoli tra Jam, Style Council (tre brani ognuno), la discografia solista (sono diciotto i suoi album in studio) e alcune cover scelte con la consueta cura da grande fan musicale.
Da Days dei Kinks, Time Of The Season degli amati Zombies, un brano di Eddie Floyd a suggello della sua passione per la black music, un sorprendente omaggio a Billie Eilish con What Was I Made For?, una canzone di Denny Laine.
Un ottimo lavoro, si ascolta con immenso piacere, grazie anche alle scelte sempre molto accurate e mai banali.

Emerge quanto il livello compositivo ed emozionale più alto arriva dalle canzoni più vecchie e classiche, sia per una questione meramente nostalgica ma, altrettanto, perché probabilmente il meglio come scrittura lo ha dato tempo fa, continuando poi a fare dischi più che dignitosi ma raramente all'altezza del fulgido passato.

DISC ONE
Si parte con molta dolcezza e quiete con "Gravity" da "True Meanings" per poi sorprendere con "What I made For" di Billie Eilish (che ha scoperto grazie a una figlia che l'ascoltava a ripetizione, trovando la canzone meravigliosa).
Bellissima versione con lap steel, pianoforte e batteria, avvolgente e suadente.

Curiosa e ben riuscita anche la scelta di "One Bright Star" (certo non un capolavoro) da "22 dreams", in versione molto più veloce e ritmata con arrangiamento di archi e di "That Pleasure" da "Fat Pop vol.1" molto energica e jazzy.

"From the Floorboards up" (da "As Is now") è uno dei suoi migliori brani solisti, super elettrica e alla Jam. Versione perfetta.
"Woo See Mama" (da "A kind of Revolution")è un grande e arrembante brano rock soul che trova energia e potenza anche in questa chiave semi acustica.
Assume un'altra veste "Aim High" da "Wake Up the Nation" con solo chitarre acustiche arpeggiate che fa un po' rimpiangere la versioine originale.
"Odessey and Oracle" degli Zombies è stato indicato spesso da Weller come il suo album preferito di sempre. Prende da qui "Time Of the Season", in chiave acustica, riuscendo a darle nuova vita, pur non raggiungendo il groove della band di Rod Argent.

Caotica la già non irresistibile "Drifters" dall'altrettanto scarsino "Sonik Kicks". Trascurabile.
Meglio "Pieces of a Dream" da "Wake Up the Nation", più veloce e psichedelica, quasi Doorsiana, "Movin On" da "True Meanings" di ampio respiro e una rauca e ruvida "That Dangerous Age" ancora da "Sonik Kicks".
Poco da fare e da dire quando esplodono in sequenza "Start!" e "Shout To The Top" registrate nel febbraio 2024 alla BBC Scotland, The Quay Sessions at Alhambra, Dunfermline. Splendide, rivisitate alla perfezione.
Bene "Going My Way" da "Saturn Patterns" e commovente chiusura del primo disco con una sentita ripresa di "Days" una delle più belle canzoni dei Kinks.

DISC TWO
Buona "Rise Up Singing", anonima "Flying Fish", entrambe da "66", dimenticabile "When Your Garden's Overgrown" da "Sonik Kicks", sempre stupendo il groove Northern Soul di "No Tears To Cry" da "Wake Up the Nation", una delle migliori composizioni del Weller solista, durissima "Wake Up the Nation" dall'omonimo album del 2010.
Piano, archi e voce per "Invisible" (da "22 Dreams"), senza lode né infamia "Village" da "On Sunset", "The Cranes Are Back" da "A Kind of a Revolution", "Fat Pop" dall'omonimo album.

Cresce il ritmo nella discreta "Dragonfly" e in "Around The Lake"(entrambi da "Sonik Kicks"). Si torna al passato remote e il livell osi alza nella sempre più che ottima "Foot Of The Mountain" da "Wild Wood".
Arriva poi una cover di "I've Never Found a Girl (To Love Me Like You Do)" di Eddie Floyd (dal suo secondo album del 1960, scritta con Booker T.).
Si sente e comprende bene chi ha il soul nel sangue. Grande interpretazione, ottimo arrangiamento.

Ancora soul, molto contaminato da sferzate rock, in "Have You Made Up Your Mind" da "22 Dreams".
Ancora "Sonik Kicks" con "The Attic", "White Horses" da "Fat Pop" e un salto negli Style Council con "Have You Ever Had It Blue", sempre di grande classe e raffinatezza.

DISC THREE
La lugubre "Aspects" da "True Meanings" apre il terzo album.
Inaspettata "Rip The Pages Up" estratta dalla compilation di rarità "Will Of The People" del 2022, formidabile soul funk che avrebbe meritato maggiore visibilità.
"Cosmic Fringes" apriva con vigore "Fat Pop" e fa ancora una bella figura, "Sea Spray" (da "22 Dreams") passa senza colpo ferire mentre "Boy About Town" da "Sound Affects" dei Jam in veste acustica (con la London Metropolitan Orchestra & Hannah Peel) ti mangia l'anima per quanto è ancora bella.

Da "Saturn Patterns" arriva il roboante quasi grunge di "White Sky".
Ed ecco "Eton Rifles" super elettrica e durissima che spacca tutto.
Cala poi (troppo) la tensione con "I Woke Up" da "66".
Lievissima, quasi eterea, sempre epica, "Wild Wood".
Lo stesso non si può dire della trascurabile "Burn Out" da "66". Poi quella volta che Paul fece il verso a Iggy Pop in "Saturn Patterns" con "Long Time". Buona canzone.

Dallo stesso album la soffice e notturna "These City Streets", piccolo gioiello dimenticato. "Say You Don't Mind" è un altro esempio della passione di Weller per le gemme nascoste. E' il singolo d'esordio di Denny Laine nel 1967, poi ripresa dagli Episode Six, portato al successo da Colin Blunstone degli Zombies nel 1971 e infine proposta qualche volta dal vivo nel tour 72/73 degli Wings (tra le poche canzoni che non cantava Paul McCartney).
Si chiude con il classico "My Ever Changing Moods" (Style Council), versione appena sufficiente, registrata maluccio e con uno degli capolavori solisti di Paul "Broken Stones", unica concessione a "Stanley Road".

Per i Welleriani hardcore ci sono 6 cover, 4 brani ciascuno da "66", "Sonik Kicks", "Fat Pop", "22 Dreams", 3 canzoni da "Saturn Patterns", "True Meanings" e "Wake Up the Nation", 1 da "As Is Now", "A Kind of Revoltion", "On Sunset", "Wild Wood", "Stanley Road", "Will Of the people.

LETTO

Detail Magazine #20
Paul Weller è il protagonista, in qualità di guest editor e consigliere speciale nelle scelte dei contenuti, del nuovo numero di DETAIL.
Ci sono le sue preferenze nei negozi di abbigliamento londinesi, una serie di consigli su nuovi artisti che predilige, un articolo sulla "sua" Lambretta SX 200, un ricordo, a cura di Eddie Piller, di Mani Mounfield degli Stones Roses recentemente scomparso, un approfondimento del passaggio "from Bootboys to Soul Boys" e un sacco di altri eccellenti spunti e articoli.
Numero davvero speciale.
Clothes and music. that's it for me. They make me happy. Niether one is ephemeral but both are pieces of art. (Paul Weller)

Ellade Bandini - L'Ellìade. Vita epica di un batterista
ELLADE BANDINI è tra i più importanti batteristi italiani, dal curriculum infinito, da De André a Guccini, Paolo Conte e Vinicio Capossela, fino a Al Bano a Branduardi, Mina, I Giganti di "Terra in bocca", Edoardo Bennato, Fabio Concato. Ma la lista è ancora molto lunga.
In questo libro si racconta, dagli esordi nelle orchestre tra anni Cinquanta e Sessanta all'approdo al grande giro discografico e concertistico dai Settanta in poi, tra aneddoti, riflessioni, considerazioni varie.
Il tutto con un grande uso dell'(auto) ironia e di una prosa leggera e veloce.

Luca Ragagnin - I dieci passi di Nick Drake
Molto originale la scelta dell'autore (paroliere per Subsonica, Delta V, Venditti, Mina, e scrittore, con decine di pubblicazioni all'attivo) di raccontare la tribolata vita di NICK DRAKE attraverso un'immaginaria autobiografia, in cui il musicista si riguarda post mortem.
Un libro che si muove dall'unico filmato (probabile) di Drake, una manciata mentre cammina (per dieci passi, da cui il titolo del libro) di spalle in uno sconosciuto festival folk degli anni Settanta e scorre poi attraverso flash riflessivi (riportati in maiuscolo) e la narrazione biografica.
Il tutto trattato con leggerezza e buone dosi di ironia.
Un ritratto di uno dei più importanti cantautori di sempre, scarsamente considerato quando era in vita, fino al 25 novembre 1974 quando chiuse la sua esistenza con un (probabile, mai effettivamente accertato) suicidio.
Anche chi conosce poco dell'artista troverà la lettura coinvolgente e avvincente.

AthletiQuillo - Abbecedario Pallonaro
AthletiQuillo è un collettivo formato da professori universitari, viaggiatori, uomini d’affari, burattinai, attori e osti. Scrive ricordando il Grande Torino e l’Honved di Puskás, il Celtic tra il 1965 e il 1974 e l’Arancia Meccanica olandese, il Corinthians di Sócrates e il Napoli di Maradona. Scrive con la testa e con il cuore. Scrive con le mani sporche di tinta, Guinness e Malvasia.
Ci si diverte molto per ritrovarsi anche immersi in un mare di nostalgia, a scorrere le pagine di questo libro, scritto a più mani da appassionati di "quel calcio là".
I nomi di cui si parla tornano alla memoria da un infinito passato, da quello più recente (Hidetoshi Nakata o Taribo West), ai tempi che furono (Giovanni Lodetti, Mario Kempes con la sua triste storia mai iniziata con il Fiorenzuola, Luis Silvio Danuello, Edmundo o Robin Friday), fino a nomi dimenticatissimi o ignoti come Vasilis Chadzipanagis, Rocco Pagano o Carlos Henrique Raposo che fece passare fior di squadre brasiliane senza mai scendere in campo una sola volta.
Scrivono tutti molto bene e con leggerezza, le pagine volano e il lettore rimane soddisfattissimo (con un pizzico di malinconia).

Vincenzo Greco - Battiato e l'assoluto. Una ricerca spirituale
Appannaggio pressoché esclusivo per i cultori e profondi conoscitori dell'opera di Franco Battiato, il libro di Vincenzo Greco si addentra nei meandri più profondi della poetica, spiritualità e filosofia del Maestro.
Da un dialogo immaginario con l'Artista, alle sue caratteristiche musicali, a una playlist esclusiva delle sue canzoni consegnate al sindaco di Milo, Alfio Cosentino, autore della prefazione, fino a un testo conclusivo di uno spettacolo teatrale dello scrittore, il libro è un compendio essenziale, un tassello ulteriore alla conoscenza della creazione di Franco Battiato.
Lettura a tratti complessa ma sempre stimolante e interessante.

VISTO

The Rise of the Red Hot Chili Peppers di Ben Feldman
"Non ci abbiamo avuto nulla a che fare a livello creativo. Dobbiamo ancora realizzare un documentario sui Red Hot Chili Peppers" hanno dichiarato i membri della band.
Poco male, il lavoro, pur non irresistibile, è ottimo, per quanto "adagiato" sulla consueta e prevedibile trama di immagini d'epoca, inframmezzate da commenti di Flea, Anthony Kiedis e John Frusciante e altri personaggi del primo periodo artistico della band, quello formativo che si circoscrive fino alla morte del chitarrista Hilell Slovak nel 1988.
Il tutto è ben documentato e ci sprofonda nella follìa di abusi a cui erano soliti abbandonarsi e che hanno minato a fondo la stabilità del gruppo.
Ce la faranno, la formidabile e irresistibile miscela di funk e punk di "Mother's Milk" diventerà negli anni 90 più levigata e li porterà a un successo globale.
Album come quello citato e "Blood Sugar Sex Magik" rimangono capolavori indiscussi.

COSE VARIE
° Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it (per cui curo ogni settimana un TG video musicale - vedi pagina FB https://www.facebook.com/RadiocoopTV/).
° Ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
° Ogni sabato un video con aggiornamenti musicali sul portale https://www.facebook.com/goodmorninggenova
° Sulle riviste/zines "GIMME DANGER" e "GARAGELAND"
° Periodicamente su "Il Manifesto".

APPUNTAMENTI

Giovedì 28 maggio:
Firenze "Spazio Alfieri" via Dell'Ulivo 8
"Something About Maggie". La musica ai tempi di Margaret Tatcher.
Io racconto, i Ratoblanco la suonano.

NOT MOVING
"That's All Folks!" Tour

Venerdì 15 maggio: Bologna “Eufonica Festival”
Mercoledì 27 maggio: Genova “Giardini Luzzati”
Sabato 20 giugno: Livorno “Surfer Joe”
Venerdì 10 luglio: Bologna “Frida”
Sabato 11 luglio: Festival Increa Masnada (Milano)
Venerdì 31 luglio: Cervia “Planet Rock”

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