martedì, dicembre 20, 2022

Libri 2022


Segnalo 18 libri letti nel 2022.

TOP 6

MICHAEL PERGOLANI - Nudo
Lo ricorderanno bene quelli con più primavere alle spalle.
Un personaggio strano, bizzarro, con la bombetta, i folti baffi e i capelli lunghi.
Perfino anomalo in quella follìa che era “L'altra domenica” di Renzo Arbore, programma innovativo e rivoluzionario che cambiò le carte in tavola nella televisione (ai tempi la Rai aveva il totale monopolio e ancora non esisteva Rai3) italiana.
La trasmissione andò in onda dal 1976 al 1979, all'interno della quale Michael Pergolani si occupava di curare da Londra servizi sulle tendenze musicali e di costume.
Fu lui a fare conoscere per la prima volta al pubblico nostrano la nuova tendenza punk, mostrando filmati di Sex Pistols e Clash e dando, di fatto, il via alla (pur lenta e zoppicante) penetrazione del fenomeno in Italia. Ma Pergolani è stato uno dei giornalisti e agitatori culturali più all'avanguardia e stimolanti nella storia della comunicazione nostrana.
Non a caso.
Il suo nuovo libro, edito da Libreria L'altracittà, “Nudo” ci svela centinaia di aneddoti e particolari della sua vicenda professionale e privata.
Semplicemente incredibile.
Lo fa con un stile particolarissimo “senza l'utilizzo di lettere maiuscole, in quanto rappresentazione grafica di un personale flusso narrativo che elude ogni confine, alternando versi, prosa e musica”.
Una storia entusiasmante ma anche tragica e dolorosa, raccontata con un incedere rap, veloce, incalzante, travolgente, senza alcun finto pudore.
E se la magica triade “sesso, droga e rock 'n' roll” ricorre costantemente, c'è tanto altro nel suo racconto (romanzato ma non troppo).
Un'infanzia nella Germania post nazista in bilico tra disagio, tragedia, malinconia, che fa da trampolino a un folle salto nella Londra degli anni Sessanta.
“Quella” Swinging London dove tutto accadeva e ti potevi imbattere e fare amicizia con George Harrison, arrivare al cospetto di Francis Bacon, assistere, in prima fila, al radicale cambiamento che influenzerà generazioni e generazioni successive, che avveniva in tempo reale, giorno dopo giorno. E lui era lì, tra abitazioni precarie, droghe a profusione, lavori incerti, concerti incredibili a cui assistere.
“La mia Londra diviene tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta, con una fortunata invenzione giornalistica, la Swinging London, la città simbolo del cambiamento sociale, culturale e sessuale in atto tra i giovani delle cosiddette società più evolute del pianeta, anche se non ne siamo del tutto consapevoli, specie all'inizio, siamo in mezzo a una trasformazione epocale di cui non riusciamo bene a capire dimensione e confini, è un rinnovamento che coinvolge ed unisce i pischelli e le pischelle di tutto il pianeta, un cambiamento così profondo del modo di vivere che nulla sarà più come prima, a cominciare dal rapporto con i genitori e l'altro sesso...no al capitalismo e alle multinazionali, no ai muri tra i popoli, al napalm e alle bombe atomiche, noi diciamo no, no, no...viva il sesso libero, viva il sesso senza i mille tabù che lo opprimono, viene scoperto e immesso sul mercato il grimaldello che toglierà la paura di fare sesso e renderà la donna simile all'uomo: la pillola anticoncezionale.
Il femminismo e la parità di genere partono da là.
Tutto questo grande putiferio, tutto questo grande film, oltre ad essere proiettato in ogni angolo del mondo, ha come immensa colonna sonora la musica pop e il rtimo frenetico del rock, questa è la musica che incarna la voglia di libertà dei ragazzi di allora e ne diventa la lingua universale, da quel periodo così straordinariamente fecondo, ad oggi ineguagliato, fioriscono tutta la musica successiva e un nuovo approccio di vita”.
Michael Pergolani viaggia costantemente sul filo del rasoio, arriva al cospetto dei grandi del rock, dell'arte, del teatro, del cinema, ne condivide spesso rapporti più o meno stretti, si arrangia con articoli per vari giornali e riviste, sale e scende le scale del successo professionale, talvolta adorato, altre boiocottato (esilarante il rapporto aspramente conflittuale con Sandro Paternostro, che fece di tutto per mettergli i bastoni tra le ruote) arriva, alla fine, a trovare una più o meno traballante stabilità all'interno della Rai, grazie ad Arbore, collaborando a numerosi altri programmi e inventandosi l'appuntamento radiofonico “Demo”, che per dodici anni farà conoscere i nuovi talenti musicali nostrani, sorta di prodromo del poi ben più celebre X Factor. E' anche attore sia al cinema che a teatro, sceneggiatore del film “No grazie il caffè mi rende nervoso” con Troisi e valente fotografo con anche una sua agenzia con sede in Inghilterra, la Campus.
Al suo fianco, a condividerne follie ed eccessi, l'inseparabile Cleo.
“Ci sentivamo così forti, così scaltri, così potenti, così unici, Cleo. Vivevamo in una costante esaltazione che riempiva l'aria, la mente, il cuore, ma anche le nostre braccia, le mani, le cosce...era così potente questa frenesia che avevamo paura che gli altri se ne accorgessero”.
Ma in mezzo a tanto amore e frenesia, nel libro c'è anche tanta morte, tanto dolore, tante tragedie. Uno strazio talvolta insostenibile, tanto va a scavare in uno struggente privato.
Ma Pergolani è tutto questo, in una volta sola. Quello che riesce a intervistare uno degli spauracchi per ecellenza dei giornalisti, Frank Zappa o che, ad Amsterdam, dopo una fetta di torta all'hashish si trascina, in stato di semi incoscienza, in un locale, si siede in un angolo e solo grazie alla musica che sta suonando il gruppo sul palco, riesce a “ricollegarsi” con il mondo circostante in completa armonia. Quando esce dal club si volta per vedere sulla locandina chi avesse suonato.
Tali, pressochè esordienti, Pink Floyd.
Ma frequenta anche spesso, divertendosi con lui in modo legalmente “illecito”, Marc Bolan, poco prima della sua tragica scomparsa ma che deve anche fare i conti con la “signora invidia”:
“Un camerino quello della signora invidia che, a pensarci bene, nel tempo è sempre stato piuttosto affollato ma senza che me ne rendessi conto e questo per il semplice fatto che non avevo mai pensato di potere essere oggetto di invidia e di conseguenza di astio, dispetto, calunnia.
Non avevo niente che qualcuno potesse invidiare, non ero ricco, non avevo la giacchetta di Armani di Sting e non navigavo nel lusso, avevo invece un lavoro che, seppur gradevole, era saltuario e mi costringeva a pensare di continuo a come sfangarla nei mes successivi”.
Pergolani non è più giovanissimo ma conserva una lucidità di giudizio e di percezione di una realtà cambiatissima in poco tempo, che si palesa alla perfezione in un impietoso ritratto di ciò che sta accadendo proprio ora: ”...si finisce sempre a discutere di questo cazzo di paese che i suoi figli ha ridotto a fantasmi, sono almeno un paio le ghost generation che girano per strada vestite di nulla, trasparenti come il cellophane per il formaggio.
Penso che il Tribunale dell'Aia dovrebbe giudicare e condannare i responsabili di questa fantasmizzazione generazionale, un regolare processo, per carità, ma poi, se trovati i colpevoli, alla catena alla Cayenna... loro, i ragazzi-quasi-adulti a lamentare che non hanno niente, nessuna prospettiva e a considerare me, l'anziano-quasi-vecchio assai fortunato a essere nato nel dopoguerra, certo, la vita era quella che era, era povera, spesso miserabile, non c'era il servizio sanitario, gli stipendi erano bassi, si girava senza i telefonini, a casa niente computer, non si viaggiava e non si andava in vacanza a Ibiza, niente aerei di Ryanair, niente aria condizionata e niente mojito per l'aperitivo ma era una vita ricca, piena di speranza, di voglia di fare, di futuro, una vita da ottimisti e non da depressi cronici di oggi...i giovani fantasmi di oggi che i sentono sfigati tra gli sfigati, nati e cresciuti in un'epoca sfigata, dominata e condotta da politici, finanzieri, industriali sfigati o fetenti...io non sono triste ma deluso!
Perché avevo creduto di stare lì per partecipare alla creazione di un mondo migliore, lì per sconfiggere le superstizioni e l'ignoranza e invece mi rendo conto di avere toppato su tutta la linea”.
“Nudo” è un libro che fotografa un mondo sempre meno culturalmente e socialmente vivibile, alla luce di quello che è stato (e avrebbe potuto essere) fino all'altro ieri.
Pergolani è un testimone privilegiato di un doppio cambiamento epocale, quello della speranza e della rivoluzione di 50 anni fa, quello della reazione e oscurantismo che ci ritroviamo oggi.
Un libro e una testimonianza importanti.

PABLITO EL DRITO - Lo spettro della droga
"Tutte le cose sono veleno, niente è senza veleno e solo la dose fa si che una cosa non sia veleno" Paracelso
Ogni cultura o civiltà ha le sue droghe socialmente accettate: la nostra le definisce farmaci oppure le considera piaceri/vizi tutto sommato accettabili (alcol, caffé, tabacco) soprattutto perché sono compatibili con i ritmi della produzione e con la possibilità dello stato di tassarli.
Pablito El Drito scrive un libro IMPORTANTE, ESSENZIALE, in cui ci apre le porte della percezione di ciò che è l'uso e la storia delle SOSTANZE.
In modo circostanziato, con cifre, riferimenti, date, dati.
Senza giudizi personali, illazioni, direzioni ideologiche.
Qui c'è la storia con tutti i suoi perché, le connessioni politiche e sociali, le contestualizzazioni temporali, le statistiche.
Soprattutto le lucide considerazioni.
La "droga" non è un fatto che riguarda solo chi le usa o i trafficanti.
Il destino dei paesi avanzati è legato indissolubilmente a quello dei paesi produttori.
In alcuni di questi le sostanze ufficialmente vietate sono ormai un mezzo di sussistenza fondamentale...la massa di danaro immessa nel circuito dai narcos ha contribuito in maniera decisiva all'uscita dalla spirale della crisi finanziaria (in Colombia nello specifico ma in tanti altri paesi).
Il traffico di droga potrebbe essere l'unica industria in espansione con poca o zero disoccupazione.
I proventi vengono reinvestiti solo parzialmente in attività illecite.
Il resto viene immesso nell'economia legale con il riciclaggio.
Il libro mette in luce l'uso e abuso delle varie sostanze nel corso delle epoche più recenti, vedi gli stimolanti ampiamente usufruiti dalle truppe nelle due guerre mondiali ma non solo, e dalle popolazioni, dove anfetamine e tranquillanti, legalmente disponibili, erano di consumo comune), le guerre (quelle dell'oppio tra inglesi e cinesi, ad esempio), lo sfruttamento delle guerre stesse per traffici illeciti (Afghanistan, Kosovo etc), sia da parte delle parti belligeranti sul campo che dalle "forze di pace".
Il proibizionismo che consegna alle mafie il controllo dello spaccio (spesso in collusione con le autorità), la diffusione pianificata (suffragata da prove inconfuntabili) per fiaccare i movimenti antagonisti e controculturali, di droghe che provocano dipendenza, l'assenza di politiche statali che le gestissero in maniera adeguata, delegandole a strutture private (vedi, in Italia, San Patrignano).
La 'ndrangheta che passa da mafia locale, rozza e arcaica, a leader dello spaccio con un "fatturato" di 44 miliardi l'anno, radicata ovunque.
Si parla anche delle droghe nello sport, del dark web, nuova svolta nello spaccio, del realismo cocainico e del manicomoio chimico in cui ormai (spesso inconsapevolmente) viviamo ("il vero manicomio oggi sono gli psicofarmaci"), fino alla dipendenza da internet e social ("FOMO, Fear Of Missing Out, paura di restare fuori, di perdere qualcosa se resto lontano dallo schermo dieci minuti").
"Senza uno smartphone collegato 24 ore su 24 alla rete molte persone non sanno più vivere, esattamente come un tossico senza la droga da cui dipende".
Da un chilo di coca pura, a 30.000 euro, si possono ricavare almeno quattro chili di sostanza, venduta al grammo 70/80 euro, moltiplicando l'investimento del grossista di dieci volte. Non c'é altra merce al mondo che garantisca margini di profitto così alti come la cocaina.
E il consumo di sostanze non conosce crisi.
Essendo strumenti tecnologici le sostanze non conoscono qualità morali intrinseche.
Possono essere usate in maniera positiva, per migliorare la qualità della vita e aumentare il nostro potenziale o in maniera negativa, rendendoci schiavi e riducendo il nostro potenziale. Il valore etico e pratico dell'utilizzo di qualsiasi sostanza dipende dal metodo di assunzione ma soprattutto dalla frequenza con cui si assumono.
Bisogna capire se il rapporto tra noi e le sostanze porta benefici o se invece diventa solo un ennesimo fattore di alienazione e autodistruzione.

GIORGIO RIMONDI - L’invasione degli Afronauti
Un lavoro curioso ma allo stesso tempo colmo di suggestioni, stimoli, particolarità semi sconosciute che approfondisce, in modo dettagliato, colto, accademico e mai banale, il rapporto tra la cultura afroamericana, la tecnologia e la fantascienza.
Passando da Duke Ellington ("considero lo Sputnik un'opera d'arte nello stesso tempo in cui osservo un grande dipinto, leggo una grande poesia, ascolto una grande opera musicale") a Janelle Monae, da Ornette Coleman a Sun Ra, attraverso i Parliament/Funkadelic di George Clinton ma anche Toni Morrison, lo splendido e oscuro "Mumbo Jumbo" di Ishmael Reed, il pionieristico "The comet" di DuBois, si viaggia (rigorosamente in astronave) tra una visione storica lucida e concreta (dalla tratta degli schiavi ai giorni nostri), analisi filosofiche della creatività afroamericana (da sempre restia ad abbracciare il mondo science fiction) e riflessioni interessantissime.
A corredo un'ampia bibliografia e fonti dettagliatissime.
Basilare per i cultori della black music & culture.

ALBERTO ZANINI - Storia di una pantera
L'esordio letterario di Alberto Zanini è stato un botto!
Un viaggio dei Funk Investigators tra dischi, artisti, funk, soul, blues nel profondo degli States (ne ho parlato qui: https://tonyface.blogspot.com/2021/02/alberto-zanini-funk-investigators.html).
Il proseguio batte sempre strade "black" ma qui la musica è solo un sottofondo (tra citazioni dell'esoirdiente Gil Scott Heron, Nina Simone, i Dramatics al "Bogeyman", gli stessi Funk Investigators) che accompagna le pericolose avventure, alla fine degli anni Sessanta new yorkesi, tra crimine di strada, politica, polizia corrotta, mafiosi di Jalon Perry, ragazzo di strada affiliato alle Black Panthers.
Jalon sfugge a una retata della polizia e ricomincia una vita altrove.
Lo "ritroviamo" nel 2021, nella seconda parte del libro.
Un lavoro intenso che affianca alla finzione del raccontro molti elementi storici e una perfetta visione (molto sapiente e cinematografica) dell'America in fermento di fine Sixties.
La scrittura è frenetica e avvincente, la trama intrigante, i personaggi sempre stimolanti e credibili.
Alberto scrive benissimo, con grande padronanza della materia e dei tempi per permettere al racconto di fluire velocemente e in modo trascinante.

ANTONIO SCURATI - M. Gli ultimi giorni dell'Europa
Il nuovo capitolo della saga mussoliniana di Scurati ci porta all'entrata in guerra dell'Italia, preceduta dai mille tentennamenti, furbizie, piedi in due scarpe, dei due anni precedenti, finiti genuflettendosi al barbaro alleato nazista che nel frattempo invadeva mezza Europa, faceva patti immondi con i bolscevichi per spartirsi la Polonia, conquistava a destra e a manca, lasciando i nostri pavidi e incapaci ducetti alla finestra. In mezzo le beghe di palazzo, le vite dissennate di Ciano e Edda, l'infamia delle leggi razziali, rappresentati da personaggi "minori" della storia ma densi di una disperata umanità che li fanno luccicare in mezzo a tanta brutale dissennatezza, sete di potere, mancanza di prospettiva.
L'Italia entra in guerra consapevole di non averne i mezzi e le forze, che sarà un immane disastro, con la vile speranza di accodarsi al vincitore alleato e raccogliere un po' di briciole di gloria, nonostante la sequenza di fatti, scrupolosamente documentata, avessero già derubricato il nostro paese alla vergogna del mondo.

GEORGE M. YOUNG - I Cosmisti Russi. Il futurismo esoterico di Nikola Fedorov e dei suoi seguaci
Uno studio affascinante sul complesso movimento dei COSMISTI RUSSI, fondato dal filosofo Nikolaj Fëdorov e sviluppatosi a cavallo tra la fine del 1.800 e l'inizio del 1.900, ampliandosi a varie correnti e modalità di pensiero e intersecando anche personaggi come Tolstoj o Dostoevskij, molto interessati e curiosi al proposito.
E, come illustra il libro, sono idee ancora attuali, in qualche modo non così lontane da una concezione che può essere tra le motivazioni ideologiche delle ultime, tragicamente note, mosse del governo Putiniano.
Il libro non è di facile fruibilità ma rivela aspetti molto interessanti e suggestivi di una corrente filosofica che abbraccia l'esoterismo e il futurismo, viene perseguitata dal governo sovietico, si espande in altri contesti scientifici (con particolare interesse per la conquista del cosmo che diventerà successivamente prioritaria per l'URSS) e necessita di un'attenzione particolare per comprenderne fino in fondo gli obiettivi.
"Un tempo respinte e dileggiate, le idee cosmiste sono ora considerate una delle tendenze principali della cultura e del pensiero russi".
I cosmisti sono pensatori di amplissime vedute, la cui visione del mondo mira a includere tutta l'umanità, tutto il tempo, tutto lo spazio, tutta la scienza, nonché l'arte e la religione.
Tale visione è totalitaria, nel senso che deve essere applicata ad ogni cosa, senza eccezione....le mezze soluzioni non soddisfano l'"anima russa".
Per i cosmisti la cultura intellettuale dell'Occidente propende all'isolamento, all'individualismo, all'arroganza, alla divisione, allo squilibrio, all'autodistruzione.
Il cosmismo è presentato come una valida alternativa autoctona alle correnti intellettuali occidentali, alla moda ma superficiali e sopravvalutate, le quali propugnano la decostruzione, l'ecosofismo, l'egualitarismo tra le specie e altre abominazioni aliene. Il cosmismo è un antidoto continentale eurasiatico alla crescente minaccia dell'atlantismo culturale e intellettuale.
Nella tradizione russa non è sufficiente chiedersi "cosa è vero": occorre proseguire interrogandosi su "come agire in proposito"...i pensatori russi di qualsivoglia orientamento, filo occidentale o slavofilo, liberale o conservatore, tendono a porre il bene della comunità al di sopra della libertà individuale di intraprendere autonomamente il proprio percorso.
Le nozioni occidentali di libertà individuale appaiono spesso ai pensatori russi più simili a disubbedienza e ad arbitrio che a genuina libertà.
Per i Russi l'individuo si completa, diviene intero e trova la vera libertà unicamente diventando parte di una totalità superiore.
"E' possibile che l'uomo sia davvero il culmine della creazione?
E' possibile che i meravigliosi, splendidi, graduali sviluppi che hanno condotto a lui si interrompano, cessino, sfocino nel nulla?
Impossibile!
(Radiscev, precursore del pensiero cosmista)

IL RESTO

CARLA VITANTONIO - Pyongyang Blues
Carla Vitantonio ha avuto l'opportunità di vivere, in qualità di cooperante internazionale, in COREA DEL NORD per quattro anni, incontrando e scontrandosi non solo (con) il regime politico ma anche soprattutto con una modalità di vita e comportamentale per la quale, l'autrice sostanzialmente conclude, non abbiamo gli strumenti per interpretare il paese e che quello che ci arriva è una "traduzione" di una realtà ben più complessa. Grazie a questa full immersion nella quotidianità Nord Coreana rileviamo una realtà in bilico tra l'impenetrabilità e una normalità che non è così lontana dalla nostra.
"Il punto è che siamo così ideologicamente terrorizzati da questo Paese che fare un'analisi lucida è impossibile.
Rispetto a questo paese o si è pro o si è contro. Dobbiamo essere contr oal 100%, perché solo in questa maniera ci saremo guadagnati l'ammissione alla nostra comunità, la comunità del mondo libero (dicono loro) e capitalista (sussurro io).
E' tutto così spaventoso che non possiamo permetterci il rischio di accettarne una porzione, di avere un atteggiamento critico, no.
Loro sono i cattivi.
Noi siamo i buoni".
Ma c'è, appunto, una quotidianità offuscata dal pregiudizio "politico" che ci allontana da quello che potremmo vedere aprendo semplicemente gli occhi.
"Non avevo mai pensato che i posti che il signor So (ristorazione e atmosfera ricercata) potessero esistere in Corea del Nord.
Non avevo pensato ci potesse essere un gusto, un desiderio, una richiesta di posti simili.
E So mi stava dicendo che si, in Corea del Nord ci vivono degli esseri umani.
Ero quasi trasalita di fronte alla mia cecità".
Come sottolineato è una visione in bianco e nero dove le sfumature ci sono ma talvolta virano violentemente verso il colore indesiderato:
"...il grande e inspiegabile miracolo di questo paese è proprio la coltre di mistero che il sistema ha calato su se stesso e che ogni cittadino protegge come se fosse linfa vitale. Questo paese ha tra le sue missioni la protezione dei segreti.
I segreti di tutti.
E i meccanismi, i rapporti interpersonali sono tutti condizionati da questo obiettivo....noi stranieri siamo accessori, siamo in transito.
L'importante è l'integrità del sistema.
Unità monolitica.
Una misteriosa danza all'unisono".
C'è un passo molto interessante nel libro che potrebbe essere esteso facilmente anche in altri contesti:
"...ci si ritrova a pensare che tutto sia fatto apposta, che sia una deliberata strategia di chi comanda per creare un senso di confusione e di spaesamento, sia tra gli autoctoni che tra gli ospiti: se nessuno sa mai cosa succederà, se la logica e i principi della fisica non possono applicarsi agli atti dell'essere umano, allora bisogna affidarsi a qualcuno che ne sa di più.
Il leader?
Il regime?
Chi comanda di turno?
... stiamo nel sistema, marciamo a ritmo, altrimenti il sistema ci sputa fuori...il sistema, un'unità inscalfibile che si manifesta con egual forza nel collettivo e nell'individuo.
Ogni coreano è un piccolo pezzo el grande sistema e ognuno di loro contribuisce alla sopravvivenza e alla salute di questo organismo gigatesco, ognuno occupato ad assicurarne il benessere".
Il libro è molto interessante per capirne di più (non tutto) di questa anomalia persistente nell'omologazione mondiale, ma anche spunto di profonda riflessione sulle modalità di gestione politica delle nazioni, dei paesi, dei territori, delle persone.

LUIGI GUARNIERI - Il segreto di Lucia Joyce
La drammatica storia della figlia di James Joyce, uomo spendaccione, che vive al di sopra delle sue possibilità, di bassa morale, semi alcolizzato, vagabondo, in costante disastro economico, legato a Lucia da un rapporto ambiguo.
"Rimugina Joyce che ha vissuto sempre come un vampiro egocentrico, succhiando il sangue alla realtà per scrivere i suoi libri...costringendo sua figlia Lucia a rifugiarsi in una dimensione aliena per sfuggire alle sue fantasie incestuose e artistiche di suo padre e soorattutto di trovarle attraenti".
Lucia è un fragile talento della danza, a cui rinuncia forzatamente, ombra del padre famoso ed egocentrico, vittima della mente distorta dei genitori e fratello (che la farà rinchiudere per primo in ospedale psichiatrico) e finisce in varie cliniche per il recupero da malattie mentali, in cui si sperimentano improbabili e devastanti cure e dove morirà.
La scrittura è veloce e incalzante, i periodi brevi, le situazioni si alternano in un vortice di nomi altisonanti della cultura della prima metà del '900.
"Lucia è una ragazza alta, notevolmente graziosa, coi capelli ricci e scuri, lunghi fino alle spalle, gli occhi azzurri di sua madre e una pelle molto chiara: è una stakanovista che danza e studia tutto il giorno e quando non lo fa inventa coreografie e disegna costumi".
L'ingombrante figura del padre le toglierà questo sfogo e prospettive di autonomia.
Storia drammatica e inquietante, morbosa e disturbante, devastante, in cui tutti sono vittime si se stessi/e dei famigliari più stretti.

PIERGIORGIO DI CARA - L'anima in spalla
Piergiorgio Di Cara è Vice Questore della Polizia di Stato a Palermo.
Uno sbirro.
"...è come la febbre dell'oro, è un duello di intelletti: da una parte lo sbirro, dall'altra il mondo intero". Un romanzo feroce, acre, duro, che inquadra un'operazione di polizia, poco tempo dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio, nel 1992, per la cattura di un pericoloso latitante.
Il libero viaggia con estrema intensità e costante suspence, tra attese, scontri di potere, ansia, pericolo. Di Cara sa bene di cosa parla e scrive e non ci risparmia niente.
Un poliziesco/reality che ci tiene incollati al libro fino all'ultima riga.
"Non basta scoprire o capire i meccanismi attraverso i quali un reato si compie, né è sufficinete individuare i responsabili.
Già perché verità investigativa e verità processuale non sempre coincidono per assurdo che possa sembrare. E non basta che l'investigatore abbia la certezza della colpevolezza, quello che conta e ciò che si riesce a dimostrare in aula. Per questo l'informativa della polizia giudiziaria è il momento della verità ed è per questa ragione che bisogna fare in modo che le carte appttino, come si dice.
Che tutti i puzzle coincidano e si trasformino in prova davanti al giudice del dibattimento".

GENNARO SHAMANO - L’ asfalto sulla pelle. Storie dal sottosuolo
Gennaro Shamano è stato una figura centrale o comunque sempre presente nella Napoli antagonista degli anni novanta.
Hardcore, centri sociali, ribellione, manifestazioni, anarchismo.
Soprattutto vita di strada, quella vera, che dallo sballo goliardico frana nell'eroina.
Una vita estrema, difficile, insopportabile, le dosi a Scampia, le overdose, la lunga lista di amici morti o distrutti.
Il libro è un viaggio all'inferno, sempre lucidissimo, mai auto indulgente o sensazionalista, politicamente, socilamente, sociologicamente, conscio della scure che ci è caduta in testa in questi ultimi decenni.
Ho conosciuto Gennaro qualche mese fa a Pomigliano d'Arco e ne sono rimasto, in quei pochi minuti, affascinato, tanto più dopo questa lettura. Cercate il libro e leggetelo.

ENRICO DEAGLIO - Qualcuno visse più a lungo
Il racconto agghiacciante di una fetta della recente storia d'Italia, quella che intrattenuto strettissimi rapporti con la mafia (con i suoi referenti politici da Andreotti a Berlusconi), tra ipotesi di golpe, indipendenza siciliana, traffici di droga miliardari, sanguinose guerre di mafia, migliaia di morti ammazzati, anche nomi eccellenti come Sindona e Calvi, l'assassinio di Don Puglisi, il potere dei fratelli Graviano ("La parrocchia era diventata un centro di resistenza culturale alla cultura mafiosa dominante nel quartiere...Don Puglisi parlava di un'altra vita possibile rispetto a quella che i Graviano imponevano") gli attentati a Falcone e Borsellino e ai monumenti italiani negli anni 90 (oltre a quello mancato allo stadio Olimpico alla fine di una partita della Roma che avrebbe dovuto causare un centinaio di morti), lo stalliere di Arcore e tanto altro.
Deaglio è rigoroso nel citare date, sentenze, processi, nomi, instillando dubbi ed evidenziando verità difficili da contrastare, raccontando dei clamorosi depistaggi che hanno affossato il corso della storia italiana, lasciandola in un'oscura e maleodorante palude di connivenze oscene.

PIERO VERNI - Il sorriso e la saggezza
Il Dalai Lama (Tenzin Gyatso) è una della figure più discusse degli ultimi decenni.
Guida spirituale e referente sempre più politico (a seguito della sanguinosa invasione e successiva oppressiva occupazione cinese nel 1959) del popolo Tibetano. Da anni combatte una battaglia all'insegna del pacifismo, alla ricerca di soluzioni condivise con la dirigenza cinese (che le ha sempre respinte), che consentano al TIBET una maggiore autonomia, avendo abbandonato da tempo ogni ipotesi indipendentista.
Troppo potente (soprattutto commercialmente ed economicamente) la Cina per potere trovare validi alleati, se non con deboli appoggi formali e pavide dichiarazioni di intenti.
"Il Tibet non faceva notizia.
Inoltre nell'agone politico non c'era simpatia per quel pugno di montanari un po' ignoranti, ancorati testardamente alle loro "superstizioni medievali" che non affascinavano di certo né l'Occidente capitalista tutto preso nel decollo accelerato dei miti della società del benessere e del consumo, né tantomeno il mondo comunista ancora schierato a difesa della Cina Popolare. Per gli uni e per gli altri, Dalai Lama e Tibetani erano un fastidioso residuo, un ingombrante peso sulla via del cambiamento.
Piero Verni (giornalista, scrittore, studioso del popolo Tibetano) evita il rischio dell'agiografia e si addentra invece in una storia precisa e accurata delle vicende storiche e politiche del Tibet durante la vita del Dalai Lama, con date, nomi, fatti, aggiungendo la storia del "Tetto del Mondo" (vittima frequente di invasioni: mongoli, cinesi, nepalesi, inglesi), gli aspetti culturali e religiosi, le dichiarazioni dello stesso Dalai Lama che ha avuto l'opportunità di seguire e intervistare più volte, la triste e tragica conta delle immolazioni di centinaia di persone che si sono date fuoco per attirare l'attenzione sulla tragedia in corso.
Un lavoro completo e onesto che riesce a dare una visione lucida sulla questione, al di fuori da posizioni ideologiche.

UMBERTO SEBASTIANO - Il mondo finirà di notte
Un romanzo di formazione, di passaggio dall'adolescenza all'età adulta, dal sapore acre e drammatico, sorta di "Quadrophenia" dalle tinte oscure.
Protagonista un giovane mod nella Pordenone pulsante del Great Complotto, nei primi anni Ottanta. Una storia d'amore giovanile si intreccia alla musica (con riferimenti precisi alla scena mod e alle band e ai personaggi pordenonesi dei tempi), alle sottoculture, a citazioni colte.
Umberto Sebastiano (già redattore de L'Unità, Duel, Nocturno, autore per Rai e Mediaset) scrive molto bene e in modo molto coinvolgente.
Il libro scorre fluido, tra colpi di scena, suspence e un finale tanto travolgente quanto inaspettato.

MARIO FORTUNATO - Autobiografia della gaffe
Un libro molto fresco, spigliato, apparentemente leggero ma in realtà non troppo, (auto) ironico sull'etica ed estetica della GAFFE, declinata nelle sue varie modalità esecutive. Fortunato aggiunge numeroe note autobiografiche, spesso spassose e gustose.
Perfetta lettura estiva.
«A vent’anni si è così poco sé stessi da non poter essere altro.
È l’età della gaffe: il momento della vita in cui la verità non ha fatto ancora in tempo a mascherarsi».
Si immagini dunque l’autore giovane, in un pomeriggio d’inizio estate, in una sala gremita di pubblico e autorità locali, esibirsi in un convegno su “La letteratura e i giovani” utilizzando come metafora la perdita di un braccio.
Si immagini poi, seduto in prima fila, accanto al Sindaco, un editore leggendario che si agita alle sue parole, voltandosi a destra e sinistra in preda a un nervosismo e un disappunto crescenti.
Nell’anima accecata del giovane autore si fa strada l’idea che nulla è meno visibile di ciò che sta molto vicino e così si accorge che, seduto in prima fila accanto all’editore, il Sindaco è privo di un braccio. Tuttavia è a quel punto che accade l’inimmaginabile: invece di concludere il suo discorso e tacere per sempre in preda all’onta, il giovane autore precipita in un gorgo ineluttabile di ignobili riflessioni sulla scrittura come arto mancante e amputazione primaria.
Tanto che, quando gli interventi cessano, l’editore leggendario gli sussurra in un orecchio: Sei così bravo in materia che dovresti scrivere un libro sulla gaffe.
Questo libro nasce per adempiere quel lontano suggerimento.

NICK HORNBY - Tutta un'altra musica
Romanzo minore ma ugualmente azzeccato per l'autore di gioielli (irripetuti) come "Alta fedeltà" e "Febbre a 90". L'ossessione per un musicista scomparso dalla circolazione è il pretsto per distruggere una relazione che durava da quindici anni.
Ma un colpo di scena gustoso e inaspettato (e geniale) spariglia le carte e indirizza il racconto in una direzione imprevedibile.
Taglio divertente e divertito ma molto amaro (quasi disperato, a tratti) e malinconico.
In mezzo le idiosincrasie di "noi" malati di musica e una dotta citazione al mondo Northern Soul.
Molto gradevole e leggero.

PIER ADDUCE - Epifania in via Campania
Pier Adduce è musicista (mente dei Guignol), agitatore culturale, attivo in svariati ambiti artistici, ora anche nella scrittura.
"Epifania in via Campania" è un romanzo di formazione (con ampie componenti autobiografiche), dall'infanzia/adolescenza nella periferia milanese degli anni 70 che si trasforma lentamente ma radicalmente in un'altra entità, passando attraverso gli "anni di piombo", quelli dell'eroina e dello spaccio, fino all'età adulta che ridefinisce brutalmente le vite di ognuno. Troviamo innocenza, dramma, ironia e poesia, con un'entità "aliena", la cosiddetta Cosa a dettare i tempi.
Ben scritto, sorta di perfetta sceneggiatura per un film neo realista, veloce e frizzante.
Da leggere.

MATTEO SEDAZZARI - Le volpi di Foxham
Matteo Sedazzari ha già all'attivo due libri con espliciti riferimenti al contesto sottoculturale (mod, skin e affini), "The magnificent six in tales of Aggro" e "A crafty cigarette. Tales of a teenager mod".
Nel nuovo lavoro (tradotto in italiano da Flavio Frezza e Letiza Lucangeli del sito Crombie Media) i richiami sono meno evidenti, soprattutto trattandosi di una contestualizzazione dedicata ai libri per bambini, ambientata alla fine degli anni 50, ma il racconto fantasy scorre gradevolissimo e divertente.

SIGMUND FREUD - Psicopatologia della vita quotidiana
Leggere Freud può apparire attività complessa e ardua.
Nel caso di questo saggio, del 1901, pubblicato all’interno di una rivista, poi stampato come volume nel 1904, il neurologo, filosofo e psicoanalista austriaco si diverte, in chiave sorprendentemente agile, fresca e leggera a portarci all'interno dell'interpretazione dei lapsus, degli errori, delle parole usate, in un modo piuttosto che in un altro, in cui incorriamo quotidianamente.
Spesso dicendo, inconsciamente, "una verità" nel momento in cui commettiamo un errore lessicale o una maldestra sostituzione di una parola.
Esempio: “È per me una vera noia (anziché gioia) enumerare le qualità del mio collega…”.
Tanti esempi (anche personali), spiegazioni semplici, argute, talvolta naif, se relativizzate al periodo (fine 1.800) a cui fa riferimento, attinte dal suo lavoro e dai suoi pazienti. Consigliato, lettura mai (troppo) impegnativa.

lunedì, dicembre 19, 2022

Libri musicali. 2022


Segnalo (IN ORDINE SPARSO) 35 libri a sfondo musicale letti e pubblicati nel 2022.

TOP 12

BRENDAN MULLEN - Lexicon Devil
I Germs sono stati tra i gruppi più devastanti della scena punk americana, padri putativi dell'hardcore punk, una vita breve e tragica, il cantante Darby Crash morto suicida con un'overdose a 22 anni, il chitarrista Pat Smear finito poi con Nirvana e Foo Fighters in situazioni più tranquille e salubri.
Attraverso le testimonianze di decine di protagonisti di quel breve periodo di vita della band (1977/1980), il libro (tradotto alla perfezione da Andrea Valentini) ripercorre una storia di degrado psicofisico, violenza, eccessi inimmaginabili ma anche di musica, creata e suonata in circostanze estreme ma assurta, con il loro unico album G.I. a pietra miliare di un'epoca e di un genere.
Darby Crash (e Pat Smear) si riempiono di acidi e ogni altra sostanza ogni giorno, sono fan di Queen, Bowie e Yes, sono disperati, violenti, senza futuro e dediti alle peggiori perversioni, insieme al "Circle One", il giro di amici altrettanto disperati.
Sarà una progressiva discesa verso gli inferi.
Ogni concerto è devastante, deragliante, brutale.
La dipendenza di Darby, lo scioglimento della band, l'effimera e breve esperienza con la Darby Crash Band, l'ultimo concerto di reunion dei Germs (il migliore di tutti), il suicidio.
Un libro tragico, violento, feroce.

JOHN LURIE - The history of bones
Un'autobiografia che rivela un personaggio incredibile, passato in mezzo ad avventure di ogni genere, sia artistiche (dai Lounge Lizards all'attività di attore con Benigni, Scorsese, Tom Waits etc) che umane e personali (dipendenze varie, la vita nella New York devastata e violentissima dei 70).
Poi la malattia e il forzato stop musicale, la pittura e tanto altro.
John ha un auto ironia incredibile, con la quale ci fa uscire ridendo da situazioni drammatiche e disperate, da tour e concerti non pagati, da storie di "roba", nottate estreme all'ennesima potenza, disastri sentimentali, violenza e tanto altro.
Si toglie un po' di sassolini dalle scarpe rimettendo in riga mostri sacri come David Byrne, Jim Jarmusch o Tom Waits che non ne escono troppo bene e scrive un libro da consegnare al top delle autobiografie musicali.

U.NET - Original London Style
Il 6 dicembre 1982 il videoclip di "Buffalo Gal"s di Malcolm McLaren, trasmesso a "Top of the Pop", sconvolge la scena musicale e sottoculturale inglese.
L' HIP HOP irrompe in Inghilterra e cambia le coordinate sonore, (sotto) culturali e artistiche di migliaia di giovani, soprattutto in quella che è la Black British Culture.
il libro di U.NET approfondisce in modo capillare l'arrivo e l'evoluzione della nuova tendenza in Inghilterra, con testimonianze dirette dei protagonisti, le contaminazioni e l'importanza dei sound systems del giro reggae. Pubblicazione interessantissima, basilare, indispensabile per comprendere certi passaggi e peculiarità di come si è mossa la black culture in Gran Bretagna.

MAURO PAGANI - Nove vite e dieci blues
Uno dei musicisti, produttori, arrangiatori, compositori più importanti di sempre nella musica italiana, si racconta.
Perché potrebbe farne altri dieci o cento di libri come queste, tante sono le avventure che ha vissuto. Dalla PFM e il loro successo in Inghilterra, Giappone e USA, gli anni Settanta, decade d'oro della musica italiana e momento tragico e drammatiuco per la nostra traballante democrazia e società, le mille collaborazioni, il rapporto intensissimo con Fabrizio De Andrè, culminato nel capolavoro Creuza de ma, i mille impegni, frenetici, incalzanti, responsabilità, alti e bassi, creatività e genio.
Un libro che si legge tutto d'un fiato, testimonianza preziosa di una nostra eccellenza artistica.

VICTORIA MARY CLARKE / SHAME MCGOWAN - Una pinta con Shane McGowan
Ci sono musicisti che, nonostante una carriera più che dignitosa, vengono ricordati quasi esclusivamente per la loro immagine, il personaggio che si sono creati, che ha abbondantemente superato la qualità artistica del loro operato. Tanto più se la fama deriva da comportamenti eccessivi e sopra le righe.
L'epitome è sicuramente Ozzy Osbourne, voce dei Black Sabbath, protagonista di mille episodi all'insegna delle più svariate esagerazioni ma l'elenco è lungo, non solo nella storia del rock.
Anche nel jazz, soul, country e nella musica leggera non mancano liste di episodi epici.
Il caso di Shane McGowan, cantante degli irlandesi Pogues, è abbastanza simile.
Alcolista all'ennesima potenza, con una lunga confidenza con ogni tipo di droga, gioventù da teppista violento, iniziato alla birra e whisky fino dalla tenera età, grande amicizia con il gioco d'azzardo e con (brevi) periodi in gattabuia, incline alla rissa e al naso rotto, qualche mese perfino in manicomio.
Nonostante l'idea di creare una band che mischiasse la musica folk irlandese, già di per sé piuttosto frizzante, con punk, rock, blues, country, rhythm and blues, sia stata geniale e abbia creato un vero e proprio genere, seguito da decine di gruppi in tutto il mondo e che gli ha procurato fama, successo ed eccellenti dischi, viene puntualmente ricordato per le sbronze colossali, l'aspetto che definire trasandato è un eufemismo (soprattutto la sua celebre dentatura letteralmente a pezzi), il comportamento costantemente al limite che, non poche volte, lo ha portato vicino alla morte.
Esce ora per Tsunami Edizioni una particolare autobiografia, intitolata significativamente “Una pinta con Shane McGowan” in cui il protagonista si racconta attraverso 400 pagine di intervista fattagli dalla (pazientissima, al limite della santità) scrittrice e giornalista, nonché moglie, Victoria Mary Clarke.
Domande che abbracciano tutta la sua vita, dall'infanzia in poi, lo guidano attraverso la sua mente un po' confusa che salta spesso di palo in frasca ma che ricuce alla perfezione una vicenda non solo curiosa e interessante ma unica.
Shane sa essere provocatoriamente ironico (“Non mi piacciono i bambini, mi danno i brividi. Se ne avessi uno gli insegnerei come si fa a fumare il crack”) ma anche profondo e lucido nella visione della vita, della società e della politica.
Cresce nelle selvatiche campagne irlandesi, assimilandone le tradizioni, la cultura, l'avversione per gli inglesi.
“Penso che l'odio per gli inglesi sia stato alimentato dai vecchi di casa ma è stato rafforzato dal fatto che si sono rivelati un branco di bastardi, proprio come me li avevano descritti”.
Sono gli anni (i Sessanta) in cui la repressione nei confronti dei separatisti dell'Irlanda del Nord è feroce e l'appoggio ai ribelli e terroristi dell'IRA quasi unanime da parte del popolo irlandese.
Sperimenterà sulla sua pelle questa atavica divisione quando si trasferirà con i genitori a Brighton, subendo spesso i dileggi e le discriminazioni dei coetanei inglesi che lo chiamano dispregiativamente “paddy”.
Un po' studia (è un piccolo genio della letteratura), un po' lavora ma la sua occupazione preferita è mettersi nei guai.
“Credevamo nelle droghe pesanti, nel rock 'n' roll a tutto volume e nei capelli ragionevolmente lunghi. Eravamo i classici soul boys, alternativi e selvaggi, uno shock per i genitori dei nostri conoscenti, indossavamo giubbotti di pelle, jeans e pantaloni di pelle, ascoltavamo Stooges, Small Faces, MC5, Black Sabbath, Led Zeppelin, Roxy Music”.
Sarà una logica conseguenza che Shane finisse nella primissima scena punk londinese, dove si trova perfettamente a suo agio, tra gli eccessi e la violenza (indotta) dall'estetica e dal comportamento dei suoi aderenti.
E' costantemente presente ai principali concerti dell'epoca (spesso ripreso da fotografi e telecamere) e fonda una band, i Nipple Erectors, poi Nips, prodotti anche da Paul Weller, con cui realizza alcuni 45 giri, senza particolare successo.
“La società pensava che fossimo feccia, la polizia pensava che tutti i giovani fossero feccia, il governo pensava che tutte le persone fossero feccia. Ed è ancora così, la democrazia non esiste, nessuno otterrà mai un trattamento equo perché ha protestato contro qualcosa o perchè ha combattuto una guerra. La vita è una merda. Ai tempi non c'era lavoro, l'unico modo per fare soldi era rubare o inventarsi qualcosa: fare vestiti, lavorare in un sexy shop o in un negozio di dischi. Oppure fare una band. Ecco perché c'erano così tanti gruppi, la gente cercava solo di fare soldi”.
Il punk cambia radicalmente il suo modo di essere e lo introduce in una nuova dimensione.
“Abbiamo infranto tutte le inibizioni che avevano cercato di inculcarci. Siamo andati oltre quei condizionamenti. Tra noi c'erano omosessuali, bisessuali, lesbiche, asessuali, eterosessuali, monogami, poligami.
Non c'erano regole sul sesso, nessuna morale. Se ti fa sentire bene, fallo. Questa era la nostra morale”.
Da questa scena prende la forza per iniziare a fare sul serio con la musica e, nel 1982, fonda una nuova band originariamente chiamata in gaelico Pogue Mahone (“Baciami il ...”), poi contratta in Pogues.
“Volevo fare una musica pura che potesse essere di qualsiasi epoca, volevo rendere il tempo irrilevante, rendere irrilevanti decenni e generazioni. Non volevo fingere di essere un intellettuale.
Volevo che la musica non parlasse di angoscia e di quanto sia terribile starsene nella propria camera da letto a farsi di eroina o stronzate del genere.
Non volevo parlare di quanto fosse brutto bere, volevo celebrare l'uso di droghe, il bere e la vita.
Volevo celebrare il lato squallido della vita che piace a me. Mi piacciono i pub, la droga e il sesso. Detestavo la tendenza all'apatia degli anni Ottanta e i musicisti che si comportavano bene”.
Il gruppo decolla velocemente. Con la produzione di Elvis Costello piazzano un colpo vincente con l'album ”Rum, Sodomy and Lash” nel 1985, seguito dal grande successo di “I should fall from Grace with God” nel 1988.
La loro vita diventa un continuo party in giro per il mondo tra sbronze senza fine, concerti travolgenti, un ritmo dissipato che lascia per strada parecchi componenti e crea continui problemi alla stabilità della band, soprattutto a causa della totale inaffidabilità di Shane, spesso incapace di salire sul palco.
Nel 1991 viene licenziato e il suo posto in tour preso nientemeno che dall'ex Clash Joe Strummer.
I Pogues proseguono per un po' ma con un declino costante di popolarità, Shane si ricicla con i discreti Popes.
La band si riunirà nel 2001 suonando periodicamente dal vivo per brevi tour che faranno riemergere vecchie cicatrici e antichi conflitti.
L'ultimo concerto è datato 2014, dopo di che la carriera del gruppo viene dichiarata conclusa.
Shane è ricomparso raramente sulla scena per qualche concerto come ospite anche a causa di una salute sempre più precaria, conseguenza della vita eccessiva condotta.
Ha recentemente dichiarato di essere per la prima volta sobrio dall'età di otto anni (in cui incominciò a bere Guinness che gli davano i nonni per farlo dormire...).
Rimane un inguaribile nazionalista, come sempre eccessivo nelle sue dichiarazioni, abbastanza incomprensibili per un italiano (e non solo):
“I Pogues non sarebbero mai esistiti se non fossi stato irlandese. L'Irlanda significa tutto per me. Mi sono sempre sentito in colpa di non avere dato la vita per l'Irlanda, non che avrei potuto cambiare le cose ma mi sono vergognato di non avere avuto il coraggio di unirmi all'IRA. I Pogues sono stati il modo per superare quel senso di colpa. E ripensandoci forse ho fatto la scelta giusta. L'Irlanda è la più grande nazione del mondo e gli irlandesi il popolo più importante del mondo”.
Il classico personaggio da amare o odiare, sicuramente con cui è sconsigliato (perlomeno fino a poco tempo fa) trascorrere più di cinque minuti, a meno che di essere ubriachi fradici. Non è stato mai un esempio, anzi, il perfetto “cattivo maestro” da cui guardarsi, ma che ha saputo lasciare un'eredità artistica unica e a cui si continua a guardare con affetto.
Lunga vita, Shane!

LORENZO BERARDI - Radiocronache, storia delle emittenti italofone d'oltrecortina
Fenomeno da tempo decaduto, per ovvie ragioni storiche, e altrettanto dimenticato. Per decenni, dalla cosiddetta “Oltre cortina” ovvero le nazioni di quello che era denominato “blocco sovietico” una serie di radio trasmetteva in lingua italiana (ma non solo, se ne contavano a decine, dall'inglese, all'arabo, tedesco, francese, parsi) programmi e notiziari, finalizzati alla propaganda in territorio “ostile”, di quanto il socialismo reale fosse migliore e più avanzato.
Le radio rappresentarono l'etereogenità delle diverse, talvolta profonde, differenze politiche del “blocco”. Dalle specificità storica e culturale di ogni singola nazione, all'ortodossia nei confronti della linea sovietica, dal rigore autarchico di Radio Tirana, alle posizioni autonome di Radio Belgrado e Radio Capodistria, la voce più italiana in terra Yugoslava.
Il PCI fu spesso coinvolto, fornendo aiuti anche economici, redattori, monitorando le trasmissioni, a cui parteciparono centinaia di connazionali, emigrati per scelte ideologiche o come fuoriusciti politici, spesso invece inviati dal partito.
Le radio avevano migliaia di affezzionati ascoltatori che interagivano con frequenza con le redazioni, spedendo lettere di approvazione, critica, volontà di collaborazione. Ricevendo puntualmente risposte e anche omaggi. Radio Mosca, Radio Praga, Radio Tirana Radio Budapest, Radio Varsavia, Radio Berlino Internazionale, Radio Bucarest, Radio Sofia.
Un tassello di una modalità informativa che cercava altrove un'alternativa al grigiore della radiofonia italiana.
A fianco delle classiche Radio Montecarlo, Radio Lussemburgo o le trasmissioni della BBC che nel periodo antecedente al fenomeno delle radio libere portavano nuove musiche e avanguardia, si inseriva questo mondo lontano e misterioso, polarizzante tra chi lo riteneva fonte di luce e sole dell'avvenire e chi lo considerava semplicemente una voce nemica.
Comunque affascinante e interessante.
In quest'ottica la radiofonia odierna si è omologata ovunque sulle stesse modalità comunicative e artistiche e diventa difficile distinguerne la collocazione geografica e culturale in un'omogeneità che riporta ai toni grigi e uniformi da cui si fuggiva cinquanta anni fa.
Il libro ripercorre, con dovizia di particolari, nomi, date, citazioni e ampi dettagli, la storia, spesso incredibile e rocambolesca, di queste radio (le cui trasmissioni iniziarono negli anni Trenta e si protrassero fino a qualche anno successivo, primi Novanta, alla caduta del Muro di Berlino) che vissero periodi di pericolosa clandestinità, durante la seconda guerra mondiale, diventando spesso la voce delle varie Resistenze, subirono dolorose censure da parte del potere comunista nel dopoguerra, epurazioni e chiusure, furono testimoni di cambiamenti epocali.

ROBERTO CALABRO'- MC5. Future/Now
Tanto seminali quanto sfortunati e devastati da mille ostacoli, gli MC5 sono stati tra i gruppi più originali e particolari tra i 60 e i 70.
Tre album e un complesso post di nuove band, reunion, tragiche scomparse, droghe, arresti e tanto altro. Roberto Calabrò ne ricostruisce con minuziosa (e benvenuta) pignoleria ogni passo, in un atto d'amore per una band semplicemente grandissima che seppe accostare rock 'n' roll, sperimentazione, politica, in un momento sconvolgente per la storia sociale e culturale degli Usa.
Anche il seguito è ricchissimo di spunti e interesse: Sonic’s Rendezvous Band, New Order, Destroy All Monsters, New Race, DTK/MC5, Patti Smith e tanto altro.
Qui c'è tutto.

FEDERICO GUGLIELMI - Be my guru
Come sempre la penna di Guglielmi ci consegna un libro esaustivo, completo, competente (un pregio necessario quando si tratta un genere o la storia di un gruppo), sull'ambito relativo agli anni 80 e 90 del Rock Australiano, quelli in cui la scena diede il meglio di sé.
Mettendo insieme le numerose recensioni che dedicò, in tempo reale, ai dischi e alle band, uno sguardo alla vicina Nuova Zelanda, discografie dettagliate, interviste ai protagonisti e tante altre notizie e curiosità. Da Birthday Party a Hoodoo Gurus, Celibate Rifles, Lime Spiders, Chills, Hard-Ons etc etc, l'essenziale c'è tutto!

CARMINE AYMONE/MICHELANGELO IOSSA/RICCARDO RUSSINO - La grande storia di Paul McCartney
Oltre 60 anni di una delle vicende più fulgide e di successo nella storia della musica pop non sono facili da condensare.
Ci riesce questo libro, scritto a sei mani, che in maniera esaustiva ma allo stesso tempo agile e veloce, racconta Paul dai Quarrymen ai giorni nostri, tra capolavori, sperimentazioni, gioie e dolori coniugali, aneddoti, dettagli, curiosità, la lunga lista di collaborazioni, un'ottima scelta fotografica.
Il racconto non è celebrativo ma, anzi, cosa apprezzabilissima, non risparmia critiche e giudizi severi sulla non sempre esaltante carriera solista.
Interessante il capitolo che descrive il potere economico di Paul, da cui riporto alcuni stralci.
E quanto l'interesse speculativo vada di pari passo con i suoi gusti musicali.
"MPL (McCartney Productions Ltd) Communications è la denominazione della scoietà-ombrello che tutela e curabgli interessi commerciali di McCartney.
La società detiene la proprietà, il controllo e la tutela di oltre 25.000 canzoni dagli inizi del secolo XX ad oggi (jazz, musical, swing, repertori bandistici, pop d'autore, rock n roll, tango, blues country, Wings e McCartney).
Esercita inoltre il controllo di 25 diverse società editrici sussidiarie nonché della quota editoriale dei brani composti con Lennon per i Beatles.
MPL controlla gli interi repertori di Fats Waller, Louis Jordan, Bessie Smith, Jerry Roll Morton, Carl Perkins, Buddy Holly.
Tra i brani della MPL Les feuilles mortes, Stormy weather, Let the good times roll, Route 66, Everybody needs somebody to love, Arrivederci Roma".
Nell'arco della sua carriera Paul McCartney ha firmato da solo o con altri autori 1.000 canzoni e poco meno di 200 di esse sono entrate nelle classifiche di tutto il mondo.
Con un patrimonio personale di circa un miliardo e 200 milioni di dollari, Paul Mccartney è il musicista più ricco del music businness.
Con i Beatles ha raggiunto la soglia dei due miliardi e 400 milioni di dischi venduti a cui si aggiungono vari altri formati e lo steaming che si attesta su due miliardi di ascoltatori.
Nella carriera solista ha venduuto 100 milioni di singoli e 700 milioni di album.
Più di cinque abitanti su sette nel pianeta ha a casa almeno una canzone di Paul.

ROBERT GORDON - Muddy Waters. Dal Mississippi Delta al Blues di Chicago
Per non inoltrarci in lunghe spiegazioni, lasciamo immediatamente la parola a qualcuno che non ha bisogno di presentazioni e che, per usare un eufemismo, se ne intende.
Keith Richards firma l'introduzione del libro di Peter Gordon, dedicato alla vita di Muddy Waters, “Muddy Waters. Dal Mississippi Delta al Blues di Chicago”, tradotto (benissimo) da Claudio Mapelli (credo sia importante citare coloro che riescono a restiruirci bene la magia della lingua originale) e stampato da Shake Edizioni:
“E' stato Mick Jagger a farmi ascoltare Muddy Waters. Un giorno, giovanissimi, siamo finiti a casa sua e mi ha fatto sentire Muddy. Allora ho esclamato “Wow! Ancora”.
E dieci ore dopo ero ancora lì che dicevo: “Dai, ancora”. Ascoltando “Still a fool” e “Hoochie Coochie Man” ho subito pensato che quella era la musica più potente che avessi mai sentito.
La più espressiva.
In un certo senso è stato il nostro padrino, il nostro primo obiettivo è stato che il mondo conoscesse Muddy Waters e quelli come lui.
Il nostro complessino aveva finalmente trovato un ingaggio per una serata e noi avevamo speso i nostri ultimi centesimi per un annuncio su una rivista.
Quando abbiamo telefonato per comunicare il luogo del concerto ci hanno chiesto: “Va bene, come vi chiamate?” Sul pavimento c'era “The Best of Muddy Waters” e sulla prima facciata c'era il brano “Rollin Stone”. Così ci siamo chiamati Rolling Stones”.
Basterebbe questo per non aver alcun dubbio e, se ancora non lo avessimo fatto nella nostra (a questo punto direi inutile) vita musicale, ci dovremmo precipitare ad ascoltarce subito un disco di Muddy Waters.
E' blues, quella musica nata da lontano, molto lontano, un luogo irraggiungibile, che si chiama anima.
Le radici in Africa, più o meno nella zona subsahariana, poi estirpate con la forza, picchiate, brutalizzate, schiavizzate e ripiantate nel nuovo mondo, in America, dove sono rigermogliate con la loro disperazione. La schiavitù è stata un'esperienza apocalittica, i ponti sono stati tagliati per sempre e non c'é stata alcuna possibilità di recupero.
Non c'è più stato un prima, un termine di paragone, la possibilità di confrontarsi con un'idea di normalità. Il blues è nato così, dall'esigenza di ricostruire le fondamenta di una nuova identità.
“Il blues è un'arte mirabile ma le condizioni che l'hanno creata erano strazianti. C'é una sola verità riguardante il blues che è rimasta praticamente immutata nei decenni ed è il fatto che tuttora è considerata una musica che affonda le sue radici nella povertà. Guai al musicista blues di successo. Se ha un po' di soldi in banca la sua autenticità verrà messa in discussione.
I fan chiedono: “Dacci la povertà”.
Il blues, nato dalla frustrazione della libertà, traeva origine dalle privazioni e divenne né più né meno uno strumento di sopravvivenza. Come la musica gospel, il blues significava liberazione, forniva conforto. Il blues riguarda il momento presente e ti impone di dimenticare le tribolazioni passate e i guai futuri, di penetrare in quella canzone e in quella sensazione adesso, di abbandonarti completamente ad essa.
Il gospel canta il paradiso, le visioni celestiali che ti attendono dopo la morte. Il cantante blues non è interessato al paradiso e non ha grandi speranze nella vita terrena” (Robert Gordon).
McKinley Morganfield nasce nel 1913 nello stato del Mississippi ma ben presto viene soprannominato dalla nonna Muddy Waters (acque fangose) per la sua abitudine di sguazzare nel fango.
Padre contadino ma anche valente musicista, nove fratelli, la madre che muore quando lui aveva tre anni, viene cresciuto dalla nonna a Clarksdale.
Muddy suona l'armonica e la chitarra, raccogliendo qualche centesimo nei juke joints, baracche che fungono da locali per i neri, dove si beve, si suona e si gioca d'azzardo, ma il lavoro principale sono le canoniche, durissime, infinite ore a raccogliere cotone.
Fin da piccolo nei campi, prima a portare l'acqua ai lavoratori, poi in prima fila con gli altri più vecchi a riempire casse di cotone.
Muddy elabora un suo stile, come ogni vero bluesman, uscendo dal classico standard che molti ritengono sempre uguale. Inserendo la propria personalità, un timbro diverso, una successione di accordi e linee melodiche che non hanno eguali. Viene scoperto nel 1942 nientemeno da Alan Lomax, ricercatore musicale e antropologo che girò in lungo e in largo gli Stati Uniti registrando brani blues sconosciuti, preservando una cultura che sarebbe andata altrimenti persa. Ma per molti anni le sue registrazioni rimarranno in un cassetto. Muddy Waters lascia il Mississippi e si trasferisce a Chicago, la città blues per eccellenza. Anche qui lavora duramente di giorno come autista, per poter dedicare la sera e la notte alla sua musica. Elabora un nuovo sound, in cui il blues rurale e acustico delle origini acquista elettricità, ritmo, groove e diventa la base per quello che conosceremo meglio come rock 'n' roll.
Assume il ruolo di leader della nuova scena blues, incide i suoi classici più conosciuti, ripresi da un'infinità di band dagli anni Sessanta in poi (Rolling Stones, come abbiamo visto, in testa) come “I'am a man”, “Hoochie Coochie man”, “I just wanna make love to you”, “I'm ready”. La fama cresce, diventa una star, acclamato dalla scena rock che lo venera (giustamente) come un grande ispiratore.
Devia verso un blues contaminato da rock e influenze quasi hard, suscitando scandalo tra i puristi.
Ma l'evidenza che i dischi più vicini allo spirito originale vendono poco mentre quelli più “alla moda” arrivano in classifica, lo inducono a una scelta ben precisa.
In “Electric Mud” omaggia i suoi discepoli Stones con una versione stravolta della loro “Let's spend the night together”. Nel 1982 in un piccolo club di Chicago, il “Checkerboard Lounge” si consuma uno dei momenti epici della storia del rock (evidentemente costruito a tavolino ma ugualmente suggestivo).
Muddy Waters suona per pochi astanti, quando all'improvviso arrivano Mick Jagger, Keith Richards, Ron Wood (oltre ad altri due Stones, Ian Stewart e Bobby Keys e il solito stuolo di amiche e amici) e ad uno ad uno salgono sul palco a suonare.
Pura estasi, il cerchio si chiude.
Tra il 1972 e il 1980 infila una serie di Grammy Awards per il miglior album “etnico/folk”. Ovviamente i suoi album elettrici sono piccoli gioielli di rara intensità, a scapito di presunti “purismi”, artisticamente ad altissimi livelli, pur se non di rado “di maniera” e ripetitivi.
Ma sono testimonianze, talvolta denigrate e bistrattate al momento dell'uscita, di primaria importanza. Muddy Waters non si è mai risparmiato nella sua vita, in cui aveva tranquillamente abusato del suo fisico, non disdegnando mai la compagnia di belle donne (anche non necessariamente avvenenti) e di alcolici, più o meno super.
Ma a sconfiggerlo, a settantanni, fu un arresto cardiaco, anche se il suo fisico era da un po' di tempo minato da un cancro ai polmoni. Lasciò una grande eredità artistica, dagli Stones ai Led Zeppelin a Eric Clapton ma anche in una miriade di nuovi gruppi che dalla sua lezione hanno tratto, talvolta incosapevolmente spunto. Come dice sempre Keith Richards:
“La musica del ventesimo secolo è fondata sul blues. Non ci sarebbe il jazz o qualsiasi altra forma di musica moderna senza il blues. E quindi ogni canzone pop, per quanto trita e sciocca, ha in sé un pizzico di blues, anche se i suoi stessi autori ne sono inconsapevoli o hanno cercato di eliminarne ogni traccia”.
Conclude Robert Gordon nel sopracitato libro:
“Dopo la sua morte è nata ed è maturata una generazione: la prova della duratura validità della musica di Muddy è il potere che continua ad esercitare su chi sta sperimentando un mondo che lui non ha mai conosciuto.
La sua eredità è più potente che mai.
La sua cultura, la cultura del blues, ha avuto un impatto sul ventesimo secolo che probabilmente non è secondo a nessun altro”

OSKAR GIAMMARINARO - Rabbia e stile
Oskar Giammarinaro rimette mano al suo primo libro autoprodotto anni fa con il titolo "Il migliore dei mondi possibili" (da tempo irreperibile), rivedendone la scrittura e aggiungendo gli ultimi venti anni, con particolare accento sul legame con il Maestro Ezio Bosso che ci ha lasciati da poco e che era sempre vicinissimo, sia all'autore che alle radici mod e a Piazza Statuto.
Oskar racconta in maniera diretta e spontanea storie di strada, di piazza, di raduni, la nascita della scena mod, aneddoti (in cui spesso mi riconosco, essendo stato presente), le vicende della carriera degli Statuto, corredando il tutto da un ricco supporto fotografico.
L'epopea mod italiana è in gran parte in queste pagine.

GREG PREVOST - On The Street I Met A Dog. An autobiography
Una carriera lunga e variegata quella di GREG PREVOST, soprattutto con la brillante esperienza con i CHESTERFIELD KINGS, tra i primissimi a riprendere il 60's sound (nel loro caso nel modo più fedele possibile, transitando poi in varie incarnazioni, dal glam al surf), mille avventure, incontri epici (da Bo Diddley di cui fecero la backing band al fan Dee Dee Ramone che scrisse e produsse per loro il singolo "Baby doll"), illusioni, delusioni, tour faticosi (spesso, come ci racconta, flagellati da problemi meteorologici) incluso uno disastroso in Italia nel 1990, abbandonati da nostro promoter a Pisa.
Il libro, curato da Massimo Dal Pozzo della Misty Lane, procede cronologicamente, anno per anno, dall'infanzia al 2017, dettagliatissimo, maniacale nel riportare luoghi, eventi, nomi, gruppi, dischi, episodi (con corredo finale di inserto fotografico).
Essenziale per ogni appassionato del mondo garage beat e affini, è uno spaccato di diverse epoche (dagli anni 70 ad oggi) di come vive una rock 'n' roll band.

IL RESTO

BRUNO CASINI - Tondelli e la musica. Colonne sonore per gli anni '80
Ritorna, aggiornato e ampliato, il libro (curato da Bruno Casini, personaggio di primissimo piano della scena artistica e musicale underground a cavallo tra anni 70 e 80) dedicato a Pier Vittorio Tondelli e ai suoi (stretti) rapporti con la musica.
Lo ricordano e ne parlano, tra i tanti, Freak Antoni (per gl iSkiantos scrisse alcuni testi mai utilizzati), Luciano Ligabue, Giovanni Lindo Ferretti, scrittori, artisti, il regista Mario Martone.
"Nei suoi romanzi è possibile ricostruire una storia generazionale a partire proprio dalle scelte musicali dei protagonisti: scelte ben calibrate, a volte solo indicazioni, a volte solo indicazioni...quali emozioni essi hanno fatto vibrare, in quale scenario si collocano come esperienza del narratore"
(Bruno Casini)

ANTONIO PELLEGRINI - The Who. Long live rock
Agile storia degli WHO, tra fatti salienti e aneddoti poco conosciuti, intervallata da una lunga serie di testimonianze dalla stampa italiana (dagli anni Sessanta ad oggi), con recensioni di concerti, interventi di fan testimoni a vari concerti (incluso il "classico" Carlo Verdone), interviste alla band, una esclusiva a Kenney Jones, foto d'archivio e tante altre interessantissime aggiunte per i fan della band.
Che non si potranno esimere ad aggiungere questo nuovo titolo alla lunga serie.

ANTONIO PELLEGRINI - Blues. La musica del diavolo
Impresa ardua e coraggiosa immergersi nell'universo BLUES, ricolmo di una lunghissima storia, nomi, date, dischi, influenze, contaminazioni di ogni tipo.
Lo chiarisce l'autore, musicista, scrittore, autore teatrale:
"Questo libro, scevro da scopi enciclopedici, accompagna il lettore in un viaggio tra le storie di vita e le avventure artistiche di alcuni dei più importanti e suggestivi protagonisti della storia del blues. Ogni ritratto è introdotto dal racconto del contesto storico, sociale e musicale".
Scorrono tutti i grandi nomi, da Muddy Waters (con tanto di intervista italiana perduta, del 1980) a Robert Johnson, John Mayall, Eric Clapton.
Il tutto sintetizzato in poche pagine a testa, come è ovvio che sia ma in cui è condensato il necessario per incuriosire chi non è avvezzo al genere e a questi suoni.

MATTEO TORCINOVICH - 1977. Don't call it punk
Il 1977 è il momento cruciale per il punk.
Matteo Torcinovich in questo mounmentale libro (di 500 pagine) si addentra con una minuziosa ricerca storica in quell'anno fatidico, stilando un vero e proprio calendario, annotando, giorno per giorno, tutti gli eventi relativi alla scena punk rock.
Un dettagliatissimo ritratto di quello che fu il punk, corredato da un'ampia mole fotografica di materiale d'epoca, liste di concerti, copertine di dischi, fanzines.
A cui si aggiunge il contributo di una lunga serie di protagonisti dell'epoca che rispondono alla domanda: “Quale è stato il tuo personale momento/evento più significativo del 1977 che ha contribuito alla storia del punk?”.
Dalle risposte di membri di Sham 69, Boys, Adverts, X Ray Spex, Generation X, Vibrators, PIL, Chelsea, tra i tanti ricaviamo un quadro ancora più dettagliato e approfondito di un'epoca irripetibile quanto decisiva e ancora artisticamente attuale.

STEFANO GHITTONI - Milano off. 1980-198X. Racconto imperfetto di una città invisibile
E' opportuno sottolineare l'importanza di pubblicazioni come queste, che salvaguardano la memoria di scene, tendenze, avvenimenti, luoghi, gruppi, flussi artistici e culturali, che spesso hanno vissuto in un lampo di tempo, lasciando scarse e confuse tracce.
Stefano Ghittoni, agitatore culturale, musicista (Dining Rooms), produttore e tanto altro, ha raccolto le testimonianze di una lunga serie di protagonisti (con relative breve autobiografie) della scena "alternativa" milanese dei primi anni 80, corredando il tutto di foto, dati e date. "...un percorso febbrile, spesso notturno, a tratti onirico, un girovagare nei luoghi di una Milano che sembra un luna park..." Sono frammenti di esperienze, racconti, ricordi. Un ennesimo tassello per ricostruire una grande storia, quella dei movimenti "sotto culturali" italiani degli anni 80, così intensi, così imperfetti, così travolgenti.

FRANCESCO NUNZIATA - Type O Negative. Slow, Deep And Hard
Coraggioso e impegnativo addentrarsi nell'opera di una delle band più estreme e controverse di sempre, i TYPE O NEGATIVE di Peter Steele.
Sound in bilico tra thrash metal, doom di ispirazione Black Sabbath, gothic, testi oscuri (che procurarono a Steele e alla band accuse di nazismo, sempre smentite: "Sono uno specista, odio la razza umana").
Il libro è molto interessante grazie anche alla contestualizzazione artistica che ne fa Nunziata, riportandoci a Throbbing Gristle o Einsturzende Neubaten, alla situazione del metal negli anni di attività della band ma soprattutto alle connessioni filosofiche e letterarie dei testi e del vissuto di Steele, citando Heiddeger o Nietzsche con estrema precisione e pertinenza.
Gli adepti al personaggio di Peter Steele (scomparso nel 2010) troveranno infiniti e approfonditi dettagli, i neofiti (come il sottoscritto), saranno travolti dalla curiosità di conoscere la musica descritta. E ne trarranno spunti interessantissimi.

ANGELO BRANDUARDI - Confessioni di un malandrino
Una lunga intervista, raccolta da Fabio Zuffanti (scrittore, musicista e critico musicale) e trasformata in intensda e divertente autobiografia di uno dei personaggi più anomali e personali della scena italiana (ma non solo, vlagano i grandi successi in Germania, Francia e Inghilterra).
"La fiera dell'est", "La pulce d'acqua", "Cogli la prima mela" gli hanno dato il successo ma la discografia di ANGELO BRANDUARDI è piena di dischi e proposte artistiche ardite e sperimentali.
Il libro è pieno di aneddoti, racconti, ricordi, esperienze, parecchi sassolini tolti dalla scarpa, gli incontri e le collaborazioni prestigiose (da De Andrè a Morricone a Jorma Kaukonen, tra le tante) confessioni drammatiche (la recente battaglia contro il "Sole Oscuro", la depressione).
Lettura gradevole, nonostante un po' di presunzione che spesso emerge ma temperata da una buona dose di ironia.

MATTIA DOSSI - Educazione Skinhead
Esilarante, talvolta in maniera travolgente (vedi l'episodio "Jimmy"), serie di tavole dedicate alle disavventure alcoliche, concertistiche, sentimentali, rissaiole di uno skinhead (che, pare, assomigli molto all'autore, attivo da tempo nella scena).
Artisticamente vicino al tratto di Zerocalcare ma molto personale.
Libretto preziosissimo e pressochè unico.
"L'arte prodotta dagli skinhead non ha ancora ricevuto gli approfondimenti che merita, come invece è avvenutoper quella nata negli ambienti contigui, a partire dalla scena punk".
(Flavio Frezza - Crombie Media)

RAFFAELE M. PETRINO - Amerigo Verardi. Il ragazzo magico
Amerigo Verardi è un musicista italiano.
In questa apparentemente banale affermazione c'è tanto e tutto.
Ovvero che per poterti connotare in tal guisa devi inventarti una vita a sé stante.
Fatta di sacrifici, rinunce, fallimenti, ripartenze, occasioni mancate, pochi soldi, fregature, strutture discografiche approssimative.
Amerigo è passato dagli Allison Run ai Betty's Blue, dai Lula, Lotus alla carriera solista, a quella di produttore (dai Baustelle ai Virginiana Miller) sudando letteralmente sangue, circondato dalla giusta e meritata approvazione della critica e da quella (insufficiente) del pubblico.
Nel suo carniere dischi stupendi, avventure uniche, incontri epocali (i pochi secondi al cospetto di uno stralunato Syd Barrett davanti al suo eremo!!!) e tutto il corollario che ogni musicista italiano conosce drammaticamente molto bene.
Nel libro di Petrino c'è tutto questo, ricostruito con minuzia di particolari, recensioni, spezzoni di intervista, dichiarazioni, aneddoti, discografia completa.
Un doveroso omaggio a uno dei migliori autori, artisti e musicisti che possiamo vantare in Italia.

MAURIZIO SOLIERI - Questa sera Rock 'n Roll. La mia vita tra un assolo e un sogno
Autobiografia aggiornata con nuovi capitoli e inserto fotografico della vita artistica (ma non solo) di MAURIZIO SOLIERI, uno dei migliori e più importanti chitarristi italiani.
Le vicende si incentrano sulla lunga permanenza (infarcita di abbandoni, "licenziamenti", ritorni, alti, bassi, scontri, amicizia) nella band di VASCO ROSSI ma ricorda anche il proficuo periodo con la Steve Rogers Band, le esperienze soliste, collaborazioni prestigiose, eccessi nei backstage, avventure e tanto altro.
L'aspetto che emerge è come, in Italia, anche i musicisti che hanno raggiunto il vertice nel mainstream, siano costretti a integrare con attività collaterali durante le pause con i grandi nomi, per arrivare "alla fine del mese".
Vivere di "rock" e genericamente di "arte" è sempre un'impresa eccezionale.

CRISTIANO GODANO - Nuotando nell’aria – Dietro 35 canzoni dei Marlene Kuntz
Cristiano Godano, anima dei Marlene Kuntz, ripercorre canzone per canzone i primi tre album del gruppo – Catartica, Il vile, Ho ucciso paranoia, addentrandosi nel "backstage del processo creativo".
La peculiarità del libro è nella lunga serie di aneddoti, alcuni divertenti, altri più drammatici e nelle analisi in cui si addentra spesso: dal ruolo (spesso malefico) di internet e dei social allo "stato delle cose" per un gruppo al giorno d'oggi, sempre traballante tra una discografia ormai ridotta al lumicino alla progressiva riduzione di spazi per suonare.
L'aspetto più rilevante è la costante (auto)ironia con cui tratteggia quella che è una sorta di autobiografia dei primi tempi.
Consigliato e coinvolgente.

VARI - The Cure. Tutti gli album
Piacciano o meno i CURE rappresentano uno dei gruppi più significativi e importanti usciti dalla scena degli anni Ottanta.
Tanti album di primaria importanza, altri meno riusciti ma una personalità unica e un suono distintivo che ha creato un vero e proprio genere/filone.
Federico Guglielmi è il curatore di questo testo (già uscito come speciale di "Classic Rock") in cui sonoraccolte recensioni, interviste, dichiarazioni, aneddoti, curiosità sulla band di Robert Smith.
Oltre a Guglielmi firmano i pezzi Eddy Cilia,Beppe Badino, Giancarlo Turra, Michele Benetello, Piergiorgio Brunelli, Marco Zatterin, Alessandro Andolina, Carlo Villa.
La discografia della band è accuratamente vagliata, album dopo album, l'apparato iconografico stupendo con foto classiche ma soprattutto rare e inusuali.

GIANGILBERTO MONTI / VITO VITA - Gli anni d'oro della canzone francese 1940/1970
L'importanza della canzone francese è talvolta sottovalutata, quando invece in Italia ha avuto un'influenza decisiva su molti dei nostri principali cantautori e ha trovato ampio spazio, soprattutto negli anni Sessanta.
Questo libro, da Edith Piaf a Boris Vian, Leo Ferrè, fino ai "nostri" Nino Ferrer, Dalida e Antoine, non dimenticando Michel Polnareff, Juliette Gréco, Johnny Hallyday, Serge Gainsbourg e una lunga serie di nomi "minori", approfondisce una realtà pulsante, creativa, innovativa che ha avuto in quel trentennio uno dei suoi maggiori picchi artistici.
Il tutto corredato da fotografie, copertine di dischi e, per la prima volta, le discografie italiane complete di tutti gli artisti trattati.
Per chi vuole approfondire un contesto spesso inesplorato, il libro ideale.

FABIO RUTA - Rolling Stones, Sessanta leccate di Rock 'n' Roll
Fabio Ruta si addentra con evidente entusiasmo da grande fan nella sessentennale storia degli Stones con un doppio volume.
"La macchina del tempo degli Stones" ne analizza storia, album, testi, la ricchissima filmografia, la sterminata discografia (inclusi e episodi solisti e migliori bootleg), le esibizioni italiane e tante altre curiosità. "Talking about the band" raccoglie invece una serie di interviste a giornalisti, musicisti, esperti, semplici fan che ci raccontano le loro esperienze e pareri con gli Stones.
Fabio Treves, Pau, Ezio Guaitamacchi, Mauro Zambellini, Oliviero Toscani, Pino Scotto, Michele Anelli, Il Metius, tra i tanti.
I fan di Mick e compagni troveranno un'ulteriore interessante appendice agli omaggi tributati alla "più grande rock 'n' roll band del mondo".
Illustrazioni di Simone Lucciola.

PAOLO MAZZUCCHELLI - I vestiti della musica
Non so cosa possano essere le copertine dei dischi per i ragazzi di oggi, so però che qualche decennio fa (nel millennio scorso!) erano la porta che apriva quel magico universo sonoroche ha accompagnato le avventure di almeno una generazione, quella più votata al cambiamento, politico e sociale sì, ma anche interiore.
E in questo senso le molteplici vie insite nella grafica che accompagnava il vinile erano sentieri che ognuno poteva intraprendere alla propria maniera.
L'introduzione a questo interessantissimo viaggio nella storia della musica rock ( base di uno spettacolo che l'autore porta in giro da tempo) attraverso l'evoluzione e/o i cambiamenti nelle grafiche delle copertine dei dischi riassume alla perfezione il contenuto del libro.
Che analizza, in modo molto agile e veloce, l'affascinante storia di quel pezzo di carta così importante e rilevante che è sempre stata la copertina di un disco.
Incluse le numerose censure a cui furono sottoposti certi lavori (da "Electric ladyland" di Hendrix ai Roxy Music di "Country life").
Da quando, nel 1939, si incomincia a produrre dischi con un'illustrazione e qualche nota (https://tonyface.blogspot.com/2019/05/la-prima-copertina-di-un-disco.html) alle mille variazioni che ci hanno condotti ai nostri giorni.
Libro veloce ed essenziale che approfondisce un ambito mai troppo analizzato nella sua importanza per apprezzare al meglio il contenuo del disco stesso.
Molto interessante e illuminante, soprattuto in un'epoca in cui la grafica è diventata appendice secondaria del prodotto sonoro.

PAOLO MAZZUCCHELLI - L'altra metà del pop
Un viaggio personale, molto particolare, alla scoperta di come il ruolo della donna (a partire dagli anni 40 ad oggi) sia cambiato attraverso la sua rappresentazione nelle copertine dei dischi.
Dalle immagini "accessorie", pudiche, prone a una "normalità" omologata e rassicurante, a quelle che nel corso degli anni hanno affermato sempre di più un ruolo da protagonista, passando anche attraverso l'orgogliosa esibizione del proprio corpo (talvolta sfruttato come mero ed esplicito oggetto sessuale). Interessante il capitolo delle fotografe che hanno segnato l'epopea del rock, da Annie Leibovitz a Pennie Smith.

BIAGIO BIAGINI - Swinging Stravinskij
Biagio Bagini, autore radiofonico per Rai2, scrittore di libri per l’infanzia questa volta si dedica a una pubblicazione per adulti, con una conoscenza molto specifica.
Immagina un incontro tra Igor Strawinsky e Benny Goodman, in uno (splendido) connubio tra musica classica e la nascente esplosione del jazz.
Il tutto corredato da note ed eventi perfettamente storicizzati.
Il libro è davvero gradevole, gustoso e pieno di riferimenti azzeccatissimi.

NICOLAS MERLI - Your attention please. Storia e musica degli Afghan Wigs
"Il motto sesso droga e rock n roll viene riletto da Greg Dulli in chiave melanconica, consapevole, autolesionistica.
Il machismo che impregnava l'hair rock anni Ottanta viene triturato e sublimato, preso a pretesto per un'autoanalisi, un viaggio dentro a sé stessi non sempre illuminante ma di certo lacerante..,la sua genialità sta nel metterti davanti tutti i suoi limiti, sviscerarli in maniera sincera ma continuamente strizzandoti l'occhio per farti capire che in realtà sta recitando una parte, perché nulla al mondo potrà mai fare a meno di essere quello che é".
Una esaustiva biografia degli Afghan Wigs, entrati nel variegato calderone grunge con un sound però distintivo che faceva diretto riferimento alla black music, introducendo spesso e volentieri elementi soul e funk.
Ci sono gli esordi stentati, le crisi, l'amore per gli eccessi, i cambi di formazione, i lunghi stop, le esperienze parallele della mente della band, Greg Dulli, con i Twilight Sisters e i Gutter Twins con Mark Lanegan, fino alla collaborazione con Manuel Agnelli e gli Afterhours.
Uno sguardo interessante su una band sempre originale, tormentata, sottovalutata.

BRUNO CASINI - Frequenze Fiorentine – Firenze Anni ‘80
Torna il libreria in versione ampliata il volume di Bruno Casini dedicato al fermento culturale della Firenze anni '80.
A quasi venti anni dalla prima, introvabile, edizione nuovamente disponibile ‘Frequenze Fiorentine’, libro illustrato sulle culture giovanili della Firenze degli anni Ottanta. La nuova versione è riveduta, corretta e remixata con capitoli inediti e l’impaginazione di Matteo Torcinovich.
La Firenze che prese una strada a sè rispetto ai vari fuochi che bruciavano ovunque in Italia.
Fu un mix di new wave, sperimentazione, arte, spettacolo, moda, contaminazioni.
Locali come Banana Moon, Tenax, Manila, Rokkoteca Brighton, Casablanca, Salt Peanuts, la radio Controradio come portavoce, nomi come Litfiba, Diaframma, Neon, Moda, ma anche Cafè Caracas o Dennis & the Jets e loro varie diramazioni e incroci a guidare musicalmente le fila.
BR> Nel libro sono raccolte decine di testimonianze dirette da parte de protagonisti, ricostruendo in maniera fedele e accurata quel (relativamente) breve periodo di creatività, pulsione, novità, originalità pressoché unica, in Italia.

DORIANA TOZZI – B-side. L’altro lato delle canzoni. Primavera
La giornalista e scrittrice Doriana Tozzi firma il terzo volume (dopo B-Side, Autunno del 2019 e Inverno del 2020) della tetralogia B-Side, approdando alla primavera e, per la prima volta, solo a brani stranieri.
Si parla di nomi come Jefferson Airplane, Kansas, Kinks, Tyrannosaurus Rex, Mamas & Papas, Guess Who, Beach Boys, Lovin’ Spoonful, Grateful Dead, Creedence Clearwater Revival per sviluppare storie e racconti molto particolari e dalle matrici (e sviluppi) più disparate, con un legame sempre solido all'attualità.
Piacevole e interessante.

DONATO ZOPPO - Un nastro rosa ad Abbey Road
Donato Zoppo, scrittore e giornalista, riprende due suoi testi precedentemente pubblicati e ora aggiornati e arrichiti da nuovi contributi.
L'uno dedicato all'immortale "Something" di George Harrison & the Beatles, del 1969, l'altro a "Un nastro rosa" di Lucio Battisti, di dieci anni dopo.
Due analisi approfondite di due brani iconici e, a modo lro, rappresentativi delle rispettive epoche e autori. Partecipano anche Alberto Fortis, Michelangelo Iossa, Paolo Morlando, Ernesto Assante, Maurizio Baiata, Massimo Bonelli, Gino Castaldo, Valerio Corzani, Rolando Giambelli, Mario Giammetti, Federico Guglielmi, Roberto Manfredi, Carla Ronga, John Vignola.

FEDERICO SCARIONI / OMAR PEDRINI - Dentro un viaggio senza vento
Viaggio senza vento dei TIMORIA, pubblicato nel 1993, disco d’oro, è diventato un classico della music pop rock italiana.
Omar Pedrini, principale compositore di quel concept e grande personaggio, ripercorre, aiutato da Federico Scarioni, gli avvenimenti che lo hanno ispirato, con molti aneddoti, pochi peli sulla lingua, linguaggio sincero, onesto, diretto.
Tra entusiasmo e antiche ferite.
Il tutto ambientato nella data milanese del tour commemorativo del 2019, corredato da foto e note accurate.
Ovviamente indispensabile per i fan della band.

LUCIO MAZZI - Just like a woman
Lucio Mazzi ha una lunga carriera di scrittore in ambito musicale con decine di libri dal 1991 ad oggi.
Il nuovo lavoro affronta una tematica non facile a causa della sua ampiezza e dell'opinabilità delle scelte e dello spazio dedicato ai vari capitoli.
Il numero delle protagoniste del rock e del pop è incalcolabile.
Lo sottolinea lo stesso autore:
troppi sono i nomi realmente impossibili da incasellare in questo o quel genere musicale, quindi la preghiera è di non stare a guardare troppo per il sottile se VOI avreste messo quel tal nome in un altro capitolo rispetto a dove l‟ho sistemato IO: è tutto arbitrario e quindi legittimo, ricordiamo sempre che sono più importanti loro, la loro vita e il loro lavoro, delle etichette che vogliamo appiccicarvi.
Scorrono così le donne del blues e quelle del soul, le star dei 60's, quelle del country, del punk, della new wave, della disco e un po' di Italia sparsa. Interessante ed encomiabile lo sforzo.

sabato, dicembre 17, 2022

Regali di Natale


Se vi avanza qualche Lirino, regalate e regalatevi LIBRI e DISCHI/CD.
Ma, per piacere, acquistateli nelle LIBRERIE e nei NEGOZI di DISCHI.
E' importante, giusto, essenziale.
Se lo meritano.

Da parte mia vi posso consigliare un sacco di ottimi libri e dischi e magari anche quelli che ho scritto e suonato nel 2022:

Soul. La musica dell'anima
Diarkos Edizioni

Northern Soul. Il culto dei giovani ribelli soul
Agenzia X

Not Moving LTD - Love Beat CD e LP
Area Pirata

Per Cometa Rossa:
Roberto Calabrò Rolling Stones. Exile on main st.

Le ultimissime copie di "Rolling Stones" le trovate esclusivamente da HellNation (che ha anche gli altri titoli) qui:
hellnation64@gmail.com
https://www.facebook.com/roberto.gagliardi.9828

venerdì, dicembre 16, 2022

Album black e soul 2022



TOP 12

JP BIMENI & THE BLACK BELTS - Give me hope
Il secondo album parla il consueto linguaggio vintage soul, tra Motown, Stax, il primo Marvin Gaye, lo Stevie Wonder dei 60's, il James Brown proto funk (vedi il brano del video), Otis Redding. In generale adagiato su ballate soul blues è un album godibilissimo, ideale per chi ama QUEL sound.
Sweet Soul Music.

HARLEM GOSPEL TRAVELERS - Look up!
Prodotto da Eli Paperboy Reed per la Colemine Records è una BOMBA soul, gospel, rhythm and blues, blues.
Impronta vintage ma attitudine moderna, energia, freschezza, grande "spinta", voci stupende.
Aaron Frazer degli Indications di Durand Jones tra gli ospiti.

ABIODUN OYEWOLE - Gratitude
THE LAST POETS.
Uno dei collettivi più rivoluzionari nella musica pop(olare) contemporanea.
Già attivi nel 1968/69, inventarono il rap, parlando di diritti civili e contenuti socio/politico/culturali su basi funk/soul. Il giovane scrittore Gil Scott Heron vedendoli in concerto decise di passare alla musica.
ABIODUN OYEWOLE è uno dei cantanti della band ed esce ora conn un album che si muove all'interno di sonorità attuali e moderne, tra rap, hip hop, nu soul, funk, per continuare a parlare ad alta e profonda voce di quello che accade intorno nella società, nella sua New York, nella quotidianità. Grande, come sempre.

EZRA COLLECTIVE - Where I'm Meant To Be
Tra le realtà più interessanti in circolazione.
"Where I'm Meant To Be" è la celebrazione del ritmo e dell'ibridazione sonora: jazz, funk, hip hop, salsa, afrobeat, grime, elettronica, rap.
Una sorta di attualizzazione dei Working Week.
Originali e spettacolari.

THE COMET IS COMING - Hyper-Dimensional Extension Beam
Prosegue l'avventura di una delle tante creature del saxofonista Shabaka Hutchings. Questo nuovo album conferma l'approccio "spaziale" del jazz contaminato da elettronica, funk, spiritual jazz e mille altre influenza del sound della Nu British Jazz Scene.

ST.PAUL & THE BROKEN BONES - The Alien Coast
Al quarto album la band dell'Alabama ha acquisito uno stile riconoscibile e personale, grazie alla stupendo falsetto di Paul Janeway e di un groove che pesca a piene mani dal miglior mellow soul dei 70, vellutato, sinuoso, orchestrale, danzereccio (oltrepassando a volte i confini con la disco). Poco più di mezzora, brani sempre azzeccati tra soul, funk, umori bluesy.

SHIRLEY DAVIS ANd the SILVERBACKS - Keep on keepin on
Accompagnata dalla band spagnola dei Silverbacks la grande voce americana sforna un eccellente album di vintage soul funk, perfettamente suonato e dal sound fresco e moderno, nonostante i riferimenti classici. Stupende le canzoni, arrangiamenti eleganti e raffinati, un vero gioiello old style.

DEDICATED MEN OF ZION - The Devil Don't Like It
Spettacolare album che unisce voci e armonie gospel a rhythm and blues e funk. Un sound molto crudo e ruvido, condito da una maestrìa esecutiva raffinatissima.

AA.VV. - The Summer of Soul Soundtrack
Esce la colonna sonora con diciassette brani (con l'esclusione di alcuni partecipanti, primo tra tutti Stevie Wonder) presi da quel fantastico evento che fu l'HARLEM CULTURAL FESTIVAL dell'estate del 1969.
Registrato con grande cura vede in scena Nina Simone (con una spaziale "Backlash Blues" e i sette minuti ipnotici, duri e primitivi di "Are you ready?"), Sly and the Family Stone (come sempre esplosivi), BB King, Jimmy Ruffin (con una spettacolare "My girl"), 5th Dimension (i sette minuti di "Aquarius/let the sunshine in" sono da brivido), i grandissimi Staple Singers con il loro torrido gospel & blues, Gladys Night & the Pips da paura con una ritmatissima "Heard it through the grapevine", il latin soul di Mongo Santamaria e Ray Barreto, band gospel e jazz. Il sound è crudo, pulsante, l'entusiasmo contagioso, si avvertono vitalità, energia, gioia.
E anche rivoluzione.
Una bellissima testimonianza.

Gotta Get A Good Thing Goin’ – The Music Of Black Britain In The Sixties
Cofanetto con quattro CD (115 brani!) che documenta splendidamente la black music britannica dei 60's. Parallelamente al successo della scena beat si sviluppò un giro di artisti neri inglesi e immigrati che, nonostante un limitato successo, produsse una serie di brani di pura eccellenza.
I primi due CD (57 brani) sono relativi al sound più soul e rhythm and blues (da Geno Washington a una splendida "I'm so clean" di Ronnie Jones a una "Waterfall" di un giovane Jimmy Cliff in pieno stile Northern). C'è anche uno psichedelico Caleb (Quaye) che ritroveremo poi alla corte di Paul Mccartney, Elton John, Pete Townshend e tanto altro materiale oscuro ma godibilissimo. Spazio a ska, reggae e rocksteady nel terzo CD con Laurel Aitken, Mille, Black Velvet, Ambrose Campbell & All Stars con una surreale versione rocksteady di "Hey Jude" e 29 brani. L'ultimo Cd, quello meno convincente, esplora invece un ambito meno definito, tra pop (Shirley Bass e una bellissima "Sunshine" orchestrale), funk soul (Maxine Nightingale con "Spinning wheel" dei Blood Sweat and Tears), blues classico (Otis Spann e Champion Jack Dupree), follia rhythm and blues (Screamin Jay Hawkins in "All night"), una strana versione semi jazz psichedelica di "Green onions" di Shake Keane.

BEN HARPER - Bloodline maintenance
Blues, soul, funk, gospel, country, black music. Ben suona quasi tutto, anche il basso che fu prerogativa di Juan, l'amico e membro della band recentemente scomparso da cui l'album è ispirato. Le canzoni guardano ai maestri del soul dei 70, sono intense e profonde e portano questo album a livelli di assoluta eccellenza.

KOKOROKO - Could we be more
Esordio per la band londinese di nu jazz. Che assembla un'incredibile miscela di riferimenti sonori, dall'afro beat, al funk, reggae, soul, ethiojazz, ritmi e influenze caraibiche (calypso in particolare) ma anche rumba congolese, highlife e tanto altro.
Il sound è pulsante, pieno di groove, sperimentazione, contaminazione, colonna sonora di quella parte di società occidentale che è cambiata e rappresenta la modernità.

IL RESTO (in ordine sparso)

CHICKEN GRASS - s/t
Album d'esordio per la band finlandese, dopo 25 anni di attività. Funk, soul, Marvin Gaye, Curtis Mayfield, James Brown, riuniti in un album di pregevole fattura, suonato in modo spettacolare e con un gusto davvero sopraffino. Consigliatissimo.

NATHAN JOHNSON AND THE ANGELS OF LIBRA - s/t
Brillante esordio per il progetto nato tra la band tedesca e il cantante irlandese. Vintage soul, da Marvin Gaye a Curtis Mayfield e Stevie Wonder a cui si aggiungono incursioni in funk e musiche da colonne sonore anni 70, contaminazioni di gusto afro disco. Album vario, fresco, divertente, gustosissimo.

GLORIA SCOTT - So wonderful
Elegante e raffinato soul da una voce di pura eccellenza (scoperta da Sly Stone, membro delle Ikettes di Ike and Tina Turner, collaboratrice di Supremes e Barry White), torna, dopo 48 anni di silenzio con un album firmato dalla Acid Jazz. Versatile (da intensi soul blues, ad avvolgenti funk orchestrali fino a una spettacolare verisone di "Promised land" di Joe Smooth - che fu anche degli Style Council). Davvero bello!!

LITTLE SIMZ - No thank you
Album uscito a sorpresa che conferma il valore della rapper inglese. Grande classe e urgenza, hip hop moderno, elettronica e tanti umori gospel e nu soul.
Produce Inflo, la mente dietro ai Sault. Notvole.

GABRIELS - Angels & Queens – Part I
Prosegue la sempre stimolante carriera dei GABRIELS con il loro groovin new soul dalle tinte gospel e anni 80 (talvolta dalle parti dei Simply Red) ma proposto con grande senso di modernità, ricco di sensualità, eleganza, raffinatezza.
Ci daranno grandi soddisfazioni.

LEE FIELDS - Sentimental Fool
Con la complicità della solita immensa Daptone, tira fuori uno dei soliti gioielli a base di blues, Stax sound, Otis, JB, gospel e tanto altro. "Sentimental fool" è un bellissimo album, vero e sincero. Diffidate delle imitazioni.

SAULT - 11
SAULT - Earth
SAULT - AIIR
SAULT - Today and tomorrow
SAULT - God

Il misterioso collettivo di musicisti inglesi aggiunge altri cinque album alla cospicua e bulimica produzione, raggiungendo quota undici in tre anni. L'offerta è sempre molto interessante e intrigante, nonostante l'eccessiva abbondanza di materiale (56 canzoni e cinque ore di musica) e un'estrema varietà della proposta che pur mantendendo un filo conduttore comune si sposta tra mille generi (vedi le asperità di ruvido funk con puntate nel punk rock di "Today & Tomorrow" o il meraviglioso mix di funk, jazz, gospel, modern soul di "11", le orchestrazioni di "Aiir", la bellezza di "God", lo spiritual soul jazz di "Earth").
Tra gli ospiti Little Simz e (non accreditato ma la voce è molto simile) Michael Kiwanuka, oltre ad altri esponenti della scena rap/hip hop inglese. A guidare la truppa il produttore Inflo (già con Adele).
Una delle realtà più eccitanti in circolazione.

SAULT - Air
Il collettivo inglese ci aveva abituati ad album intrisi di soul, funk, elettronica, blackness. Il nuovo capitolo sorprende con una inaspettata deviazione orchestrale e quasi sinfonica. Interessante pur se eccessiva e ridondante.

DIASONICS - Origin of Forms
La band russa definisce il suo sound strumentale come Hussar Funk.
Un groove che attinge dai classici mood funk e cinematici, tra 60's e 70's ma inserisce elementi ipnotici, presi dalla tradizione folk dell'est europeo, con sguardi all'oriente ex sovietico. I suoni sono minimali, analogici, crudi, "antichi", particolari.
Originale e affascinante.

THE DELINES - Sea drift
Il terzo album della band americana è un avvolgente, pastoso, tiepido come una giornata primaverile, viaggio nei meandri di uno struggente slow soul con un taglio country acustico e bluesy. Un disco di cui ci si potrebbe innamorare perdutamente.

MAKAYA MC CRAVEN - In these times
Spiritual jazz che si fonde con il melting pot sonoro dell'America di oggi, includendo soul, funk, hip hop, loop elettronici, influenze caraibiche e tanto altro. Colonna sonora di un mondo che si mischia.

JUDI JACKSON - Grace
Molto bello questo esordio per la vocalist americana. Produzione di Tommaso Colliva (membro dei Calibro 35 e dietro a buona parte della discografia degli Afterhours ma anche con Muse, Franz Ferdinand e decine di altri), arrangiamenti orchestrali di Davide Rossi (ex Statuto e ora con i Coldplay), band di pura eccellenza. Voce superba, sound che abbraccia buona parte dello scibile "black" (funk, soul, hip hop soul, rhythm and blues, pop, disco, jazz, crooning). Un album da assaporare con attenzione.

KENDRICK LAMAR - Mr. Morale & The Big Steppers
Da amante della Black Music nella sua accezione più ampia, ho ascoltato, ripetutamente e con molta attenzione, il nuovo album di Kendrick Lamar.
Tante cose, influenze, riferimenti, ospiti.
Tutto costruito molto bene e sicuramente appetibile, interessante, intrigante (vedi il video di "N95"), produzione ineccepibile.
Personalmente, limite mio (sarà l'età, il background artistico, la ricerca di altro), non ne colgo la "fiamma", il brivido, il "capolavoro".

DANGER MOUSE and BLACK TOUGHT - Cheat Codes
Rap, hip hop, nu soul e tanto altro a convergere in una ventata di freschezza e attualità. Non sempre perfettamente centrata ma in ogni caso preziosa e interessantissima.

BRIAN JACKSON - This is Brian Jackson
Torna, dopo un silenzio di 20 anni, la magica spalla di Gil Scott Heron con un nuovo album. Classe immutata, soul jazz funk di prima qualità, il fantasma di Gil che aleggia, groove e quel tocco tastieristico inconfondibile. Niente di indispensabile ma per gli amanti di un'epoca è un ascolto più che consigliato.

PM WARSON - Did deep repeat
Secondo album per il soul/blues man inglese che si destreggia alla perfezione in un sound a cavallo tra i 50 e i 60 (vicino al gusto di Nick Waterhouse e di Chris Isaak), toccando soul, rhythm and blues, funk, qualche virata "caraibica", calde atmosfere bluesy. Suoni perfettamente vintage e tanto calore. Ottimo.

DEVON LAMARR ORGAN TRIO - Cold as Weiss
Sulle tracce dell'Hammondismo strumentale di Booker T & the Mg's, Jack Mc Duff, Jimmy Smith, tra soul, funk, blues e tanto groove.

KERBSIDE COLLECTION - Round the corner
Molto gradevole il funk strumentale e orchestrale da colonna sonora della band australiana. Qualche pennellata jazz a corredo del tutto per un sottofondo tutto groovy.

KENDRA MORRIS - Nine lives
Quarto album in dieci anni per la vocalist New Yorkese. Ottimo sound soul, eccellente voce, tempi medi, belle atmosfere. Merita un ascolto.

JOHN MAYALL - The Sun is Shining Down
A 89 anni non ha alcuna intenzione di smettere. E perché poi dovrebbe? Il nuovo album ripropone quello che ha sempre fatto: blues. E fatto nel migliore dei modi. Niente di più, niente di meno.

MF ROBOTS - Break The Wall
Jan Kincaid, fondatore dei Brand New Heavies e Dawn Joseph, vocalist della band, firmano il secondo album insieme (accompagnati da musicisti di livello stratosferico come Gail Ann Dorsey (David Bowie) o Cory Wong (Vulfpeck). Soul funk jazz disco di qualità eccelsa, super groovy e di grande impatto.

BINKER AND MOSES - Feeding the machine
Spiritual jazz, elettronica, sperimentazione, funk estremo.
Un connubio di fruizione estremamente difficile e poco malleabile ma di grande interesse. Solo per "iniziati".

LADY WRAY - Piece of me
Secondo album di buon soft soul con pennellate RnB, gospel e un'anima hip hop in sottofondo mai invasiva. Grande voce e buoni arrangiamenti.

KENDRA MORRIS - Nine lives
Quarto album per la cantante New Yorkese, a 10 anni dall'esordio. Si viaggia sui binari di un funk soul intriso di pop, con qualche sguardo alla migliore disco e venature blues. Sound fascinoso che merita un ascolto.

TANIKA CHARLES - Papillon de nuit
Il terzo album della grande vocalist canadese, sempre targato dal scintillante marchio Record Kicks, ce la conferma in grande forma artistica e compositiva con il suo classico soul, dalle movenze sensuali e forte vena pop, sorta di moderna Aretha Franklin con una pennellata vellutata di Dionne Warwick. Una garanzia.

MAMAS GUN - Cure the Jones
La band inglese si affida a un soul mellifluo e romantico, suadente e sensuale. Fatto molto bene, voce in falsetto, echi di Curtis Mayfield, Stevie Wonder, Marvin Gaye e un ascolto gradevolissimo.

SURE FIRE SOUL ENSEMBLE - Step Down
Funk strumentale intriso di umori ethio jazz. Suonano alla grande, suoni moderni ma dal gusto vintage, sezione fiati che accompagna al meglio, un bel disco.

SOUL REVIVERS - Gone are the days
Grande album di reggae soul, pubblicato dalla Acid Jazz, con alcune leggende come Ernest Ranglin, Ken Boothe, Earl 16, Devon Russell e rappresentanti della nuova scena jazz inglese come Ms. Maurice già con Kokoroko e Nubya Garcia) e la cantante Alexia Coley.

MAVIS STAPLES & LEVON HELM - Carry me home
La voce spaziale di Mavis Staples, unita alla band di Levon Helm (ex The Band) in un album registrato nel 2011 e che solo ora vede la luce. Classici soul, blues, "The weight" della Band, gospel e tanto altro. Inutile sottolineare lo spessore artistico del disco.

THEE SACRED SOULS - s/t
La band americani non inventano nulla. Suonano un soft&mellow SOUL di matrice 60's, con un gusto particolare per i sapori doo wop e gospel. Brani lenti e suadenti, rilassanti e avvolgenti.

NEW MASTERSOUNDS - The deplar effect
Difficile pensarlo ma la band di Leeds firma il 17° album (in 22 anni d icarriera). Lo sono andati a registrarein Islanda ma il sound rimane un caldissimo, anzi, bollente omaggio alla tradizione Hammond funk cara ai Meters. Alla voce in molti brani Lamar Williams Jr. a rendere il tutto ancora più groovy e rhythm anmd soul.

SCONE CASH PLAYERS - From Brooklyn to Brooklin
Gustosissimo album dell'Hammondista Adam Scone per la Daptone, accompagnato da Jimmy James (True-Loves, Delvon Lamarr Organ Trio) alla chitarra e Neal Sugarman (Sugarman 3, Sharon Jones and the Dap-Kings) al sax, alle prese con un hammond groove di gusto 60's funk dalle influenze brasiliane e un pizzico di gospel. Originale e ultra cool.

STR4TA - Str4tasfear
Bluey (Incognito)e Gilles Peterson sono stati tra i principali protagonisti della scena Acid jazze Brit Funk. Questo nuovo progetto che li accomuna ne riprende gli schemi, tra jazz, funk, fusion, electro con l'aiuto di vecchi pilastri dei tempi e una serie di nuovi adepti al giro Nu British jazz. Il risultato è più che ottimo, solare e groovy.

KHARI CABRAL & JIVA - Five
Un elegantissimo album di modern soul, intinto di fusion, funk, tanto ritmo, melodie vocali raffinatissime e un groove di rara efficacia. Niente di originale ma molto intrigante e piacevolissimo.
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