sabato, giugno 17, 2017

Libertà, Festival Beat e Ray Charles



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" scrivo di ROBERT JOHNSON, di una breve storia del BLUES in ITALIA, del pioniere del blues in Inghilterra ALEXIS KORNER e dei principali ambasciatori del blues nel mondo, i ROLLING STONES.

Nella foto il numero della scorsa settimana.



Venerdì 30 giugno presentazione del libro NO STRANGE e Sogni Correlati alle ore 18 al Festival Beat.

Incontro con AREA PIRATA casa produttrice dei dischi dei No Strange e del nuovo libro scritto da loro stessi,insieme al giornalista Fabrizio Della Porta,con la collaborazione di musicisti e artisti italiani ed esteri,dagli anni 60 fino ad oggi. All'incontro darà vita Luca Frazzi, coadiuvato da Tony Face Bacciocchi e Roberto Calabrò.





Disponibile il mio nuovo libro su RAY CHARLES "Il genio senza tempo" per Volo Libero Edizioni nella collana Soul Books.

http://www.vololiberoedizioni.it/ray-charles/

Ray Charles Soul Books 9
Come scrisse Kenneth Lee Karpe nelle note di copertina di Ray Charles at Newport
“È la somma totale delle reazioni della sua gente ed è segnato dall’essere un portavoce del suo tempo.
Quando la sua musica è felice glorifica la felicità, quando è triste le sue richieste sono i pianti, i pianti molto personali, degli uomini nel dolore.
E quando è arrabbiato la sua rabbia è quella di una moltitudine.
Lui è un uomo senza tempo, fuori dal tempo, perché canta di valori umani.”


Personaggio contraddittorio sia a livello umano sia artistico (ha alternato capolavori ad album mediocri o trascurabili), una vita unica e irripetibile, Ray Charles ha attraversato epoche diversissime e segnate da cambiamenti radicali, quasi incurante, talvolta perfino sprezzante, con la tipica risata e sempre a testa alta.
Una storia tutta americana, la sua, a volte difficilmente comprensibile in un’ottica attuale o rispetto a concetti etici e morali convenzionali, tuttavia ci troviamo di fronte a chi è stato soprannominato The Genius.
Ogni altro discorso è superfluo.

venerdì, giugno 16, 2017

Fanfulla - Roma 1-1



Oggi ALBERTO GALLETTI ci porta alla scoperta di una Grande partita dimenticata.

3 febbraio 1952
FANFULLA 1-1 ROMA


La retrocessione della Roma in serie B al termine della stagione 1950/51 comportò lo svolgimento di alcune sfide inedite, con accostamenti improbabili ed affascinanti che si disputarono nel campionato di serie B successivo, stagione 1951/52.
Roba che oggi non verrebbe presa in considerazione nemmeno per un’amichevole da ritiro estivo.

Una di queste ebbe senz’altro luogo a Lodi ,il 3 febbraio 1952, valevole per la prima giornata del girone di ritorno.
Le squadre di presentano su un campo quasi completamente ricoperto di ‘bula’(Bula, in italiano lolla o pula, è lo scarto della lavorazione del riso al termine della sbramatura), ghiacciato sotto, ad attenderli un pubblico record di circa 7.000 spettatori.

La Roma, squadra di livello superiore imposta la sua partita solita fatta di passaggi ravvicinati e manovre articolate che mal si adattano alla superficie di gioco.
La compagine lodigiana si adatta meglio al campo, per lei familiare, e gioca un gran primo tempo fatto di corsa, scambi veloci e palloni in verticale.
La superiorità dei padroni di casa si concretizza in quattro calci d’angolo nei primi 10 minuti che rimangono però senza esito.
I giocatori della Roma sono costretti a rincorrere gli avversari, non molto disposti ad ingaggiare battaglia cercano di rallentarne il ritmo, ma i bianconeri per nulla intimiditi dal rango degli avversari continuano a fare la partita.
Al 26’ Balbiano raccoglie palla a centrocampo e si lancia in una galoppata, palla al piede, infilando un corridoio fino al limite dell’area avversaria da dove lascia partire un destro preciso, anche se lento, che sorprende Albani e si infila in porta a fil di palo.
La Roma accusa il colpo e solo negli ultimi cinque minuti del primo tempo riesce ad abbozzare una reazione, peraltro confusa, che frutta un calcio di punizione che un Bettini assai arruffone e precipitoso spedisce malamente a lato. Si va al riposo sull’1-0 con la sensazione di un Fanfulla che ha dominato in virtù di una condotta di gara vivace, e gagliarda che ben rispecchia la volontà dei suoi giovani giocatori.
La Roma e apparsa lenta impacciata e mal si è adattata alle pessime condizioni del campo.

Alla ripresa del gioco si ripresentava una Roma più determinata e un Fanfulla stanco per gli sforzi compiuti nella prima parte di gara.
Comunque al secondo minuto il pallone finisce in area romanista, si crea una gran mischia dalla quale Viviani riesce a far partire una tremenda bordata che si stampa sulla traversa, lasciandovi il segno della palla infangata, prima di rimpallare sulle gradinate.
Reagisce la Roma che si riversa in avanti a pieno organico lasciando a copertura i soli Nordhal e Eliani. I padroni di casa vanno in affanno, la stanchezza comincia a pesare. I giallorossi si stabiliscono in pianta stabile nella metà campo avversaria e nel giro di pochi minuti collezionano quattro calci d’angolo. Quindi sempre nel giro del primo quarto d’ora Bettini (due volte), Perissinotto e Zecca vanno al tiro ma nessuno riesce a fare centro. Al 16’ nuova conclusione giallorossa con Cardarelli che Servidati sventa provvidenzialmente in angolo. Sempre più in difficoltà sotto il peso degli attacchi romanisti i difensori lodigiani faticano a contenere e per due volte liberano calciando la palla oltre le tribune. La vittoria comincia a diventare un miraggio sempre più lontano, e infatti a 5 minuti dal termine, gli sforzi della Roma sono infine premiati. Un calcio di punizione dalla fascia laterale spiove in area dove Perissinotto, ben appostato, colpisce violentemente e preciso infilando Servidati per l’ 1-1 finale.

Una grande pagina di calcio lodigiano. Il Guerriero interpreta una gara tutto cuore, freschezza e atletismo, a rispecchiare lo spirito dei suoi giovani giocatori e delle squadre di provincia.
La Roma dal canto suo ha mostrato di essere una squadra di livello più alto, ma ha giocato una gara sotto tono, recuperandola comunque con grande impegno, adattandosi infine all’ambiente.
I giallorossi vinceranno il campionato con 53 punti (uno in più del Brescia) e saranno promossi (unica squadra) in serie A.
Il Fanfulla chiuderà al 12° posto a quota 37 punti a pari merito col Siracusa, guadagnandosi il diritto a giocare il suo quarto (fin lì) campionato cadetto consecutivo, undicesimo in totale.

Lodi, Stadio Dossenina 3 Febbraio 1952
Fanfulla: (3-2-5) Servidati; Castellazzi, Lovagnini, Antozzi; Maronati, Villa; Zian, Busnelli, Giaccone, Viviani, Balbiano.

Roma: (3-2-5) Albani; Eliani, Nordhal, Cardarelli; Acconcia, Bortoletto; Perissinotto, Zecca, Bettini, Venturi, Sundqvist.

Arbitro: Sig.Pieri di Trieste
Reti: 26’ Balbiano (F), 85’ Perissinotto (R)
Note: giornata fredda di sole, campo in condizioni pessime.
Spettatori 7 mila.
Incasso record di 3,5 milioni di lire.

giovedì, giugno 15, 2017

Nico - Drama of exile



Rock goes punk è una rubrica che esplora in una serie di post gli album di gruppi provenienti dal rock (più o meno) classico e che furono influenzati da punk e new wave.
Dopo i primi due album solisti di Iggy Pop, "The idiot" e "Lust for life" del 1977 e la trilogia di Lou Reed il 1978 e il 1979 "Street hassle", "Take no prisoner" e "The bells", Marianne Faithfull e "Broken english" oggi parliamo di Nico e "Drama of exile".

I precedenti post qui:
http://tonyface.blogspot.it/2017/05/iggy-pop-idiot-lust-for-life.html

Una delle principali influenze di molte band punk e new wave, NICO ha sempre vissuto una carriera solista (e una vita) piuttosto precaria.
Riconosciuta come "madrina" da molti personaggi della nuova scena, nei primi anni 80, aprì una serie di concerti per Siouxsie and the Banshees, suonò con Blondie, Ultravox!, si esibì al CBGB's di New York nel 1979 con John Cale e fece una serie di concerti americani talvolta accompagnata da Cheetah Chrome dei Dead Boys.

Nico incontra il bassista corso Philippe Quilichini che l'aiuta a produrre un nuovo album, DRAMA OF EXILE, il primo dal precedente "The End".
Circondata da personaggi altrettanto compromessi dall'eroina, l'album finirà in una caotica e poco edificante storia di nastri rubati, soldi sottratti, cause legali, un'uscita illegale e una ufficiale reincisa successivamente.

Ad accompagnarla oltre a Quilichini anche la chitarra orientaleggiante di Muhammad Hadi, la batteria di Steve Cordonna, il sax di Davey Payne della band di Ian Dury, il percussionista J.J.Johnson già con Wayne County, Skids, Flying Lizards e il tastierista Andy Clark che aveva suonato con Bowie in "Scary Monsters".

Nell'album Nico abbandona le cupissime atmosfere a base di voce e harmonium e abbraccia un sound new wave rock, coverizza in maniera superba "I'm waiting for my man" del Velvet Underground e "Heroes" di Bowie, canta con voce gotica e solenne, chiara e potente su brani spesso vicini a ritmiche funk ma chiaramente influenzate dalle sonorità dell'epoca.

mercoledì, giugno 14, 2017

Curzio Malaparte - La pelle



Mi piace periodicamente rileggere i libri che più ho apprezzato. E così ho ripreso tra le mani LA PELLE di CURZIO MALAPARTE, uno dei capolavori della letteratura italiana.

Il controverso (per usare un eufemismo) autore riporta in modo crudo, spietato, al limite dell'efferatezza, i giorni della liberazione di Napoli durante la Seconda Guerra Mondiale con l'arrivo degli americani, in cui "per salvare la pelle" la popolazione finisce nel degrado più abbietto , chinando il capo ai nuovi vincitori , vendendosi, vendendo i figli, i bambini, le mogli.
Triste metafora dell'Italia che verrà (e che forse è sempre stata).

“non è più la lotta per la libertà, per la dignità umana, per l’onore… oggi si soffre e si fa soffrire, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle”.

Il libro fu a lungo bandito, condannato, messo all'indice dalla Chiesa, Malaparte pagò la spietatezza del suo racconto (romanzato ma che attingeva da una tristissima realtà), tacciato di "poetica della crudeltà" e di una vita fatta di continui volta faccia.

martedì, giugno 13, 2017

Ben Watt - Un paziente



I lbri delle pop/rock star indulgono abitualmente su storie di tour, dischi, studi di registrazione, aneddoti, incontri, eccessi.

BEN WATT, famoso come membro con la moglie Tracey Thorn degli Everything But The Girl, ci parla invece degli inferi in cui è disceso nel 1992 a causa di una malattia rara e spesso letale, la Sindrome di Churg-Strauss.
Mesi di ospedale, l'85% dell'intestino asportato, dolori insopportabili, terapie estreme.

Watt non ci risparmia niente.
Descrizioni crude e spietate, disagio, frustrazione, dolori, disperazione, abbandono, particolari sgradevolissimi.
Scrittura immediata, scientifica, lucida, nessun fronzolo, nessun auto compiacimento nè auto pietismo.

Ne è uscito.
Per noi lettori è invece difficile uscire indifferenti da una lettura del genere, a tratti agghiacciante e poco sopportabile.
Da leggere solo con un approccio consapevole e distaccato alla materia.

Mi accorsi di come il tempo e il mondo esterno avessero smesso di avere un interesse per me. Le condizioni atmosferiche erano qualcosa che riguardavano le altre persone, quelli che andavano nei loro uffici o momolocali, nelle loro casette con giardino o nei caravan.

lunedì, giugno 12, 2017

Live in Italy



SENZABENZA + TOUGH - 9 giugno "Danny Says" - Piacenza

Punk rock. Puro e semplice, diretto ed essenziale.
Non c'è molto altro da dire.
Se non che i Tough e i Senzabenza (recenti autori di un album spettacolare come "Pop from hell") ne sono impeccabili interpreti con stile e totale padronanza dell'elemento attitudinale e artistico.
Due set potenti e tirati di fronte ad un pubblico numeroso e partecipe.
Soprattutto giovane.
Tanti giovani (e tatuati...), attenti e competenti.
Interessante e di buon auspicio.

THE WINSTONS + GIOVANNI FERRARIO ALLIANCE + RED LINES - 11 giugno - "No Silenz Festival" - Cigole (Brescia)

Cornice deliziosa quella che ospita il No Silenz Festival.
Cigole è luogo bello e accogliente, il Parco Botanico di Palazzo Martinoni ancora di più.
E poi la serata è musicalmente di livello eccellente.
Apre la new wave/dream pop/ alt rock dei RED LINES per fare poi posto ad una grande esibizione della GIOVANNI FERRARIO ALLIANCE.
Sonorità profondamente Lou Reediane tra i 70' e gli 80's, folate psichedeliche, sperimentazioni "soniche", sapienti arrangiamenti vocali e melodici, un intreccio strumentale raffinato.
Cover di "Pretty vacant" dei Sex Pistols che diventa una sorta di moderna "Walk on the wild side".
Infine i WINSTONS, attualmente la migliore band italiana a mio parere.
Oltre un'ora di concerto, musicisti di eccelso valore, polistrumentisti, attitudine totale.
Divertono e si divertono mentre sugli ascoltatori piovono secchiate di Nice, Colosseum (il batterista è un novello Jon Hiseman), primi King Crimson (e quelli di "Red"), Hawkwind, gli Osanna di "Milano Calibro 9", Osage Tribe e, perchè no?", primi Pink Floyd e un pizzico di Area.
Ma è la personalità della band a spiccare con un sound che, figlio di tante influenze, è tremendamente originale e attuale perchè filtrato attraverso quello che è venuto nei decenni successivi, dal punk, alla new wave, al grunge.
Pura e semplice eccellenza.

domenica, giugno 11, 2017

Birobidžan



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Birobidžan è una città Russa, capitale dell'Oblast' autonoma ebraica nell'Estremo Oriente russo e capoluogo del Birobidžanskij rajon, ai confini con la Cina e lungo la Transiberiana.

Con una storia sconosciuta e molto particolare, essendo, in sostanza, il primo STATO EBRAICO della storia.

All'inizio della rivoluzione bolscevica, gli ebrei nell'impero dello zarista erano quasi cinque milioni.
Confinati in ghetti, banditi dall' amministrazione pubblica e dalle scuole.
Nonostante ciò crearono loro scuole e loro sindacati, preservando la loro identità pur in condizioni di estrema indigenza.
Con l'arrivo dei Sovietici vennero finalmente riconosciuti e di conseguenza aderirono in massa alla Rivoluzione bolscevica entrando nelle istituzioni, nella vita pubblica, sociale e in quella artistica.
Tra loro si distinsero nomi come Sergej Ejzenstein, Boris Pasternak, Marc Chagall, El Lissitzky.
Non dimenticando che il nonno materno di Lenin era ebreo.

Ma Stalin, notoriamente ossessionato da nemici ovunque, decise, su suggerimento del presidente del Soviet supremo, Michail Kalinin, di concedere agli ebrei una repubblica, una regione autonoma come tutti gli altri popoli dell' Unione Sovietica.
I loro diritti sarebbero stati garantiti e le autorità, senza essere tacciate di antisemitismo, avrebbero avuto la possibilità di rimuoverli dai numerosi posti di responsabilità che occupavano nelle varie repubbliche e sostanzialmente raggrupparli in un nuovo, unico, ghetto.

Gli ebrei si entusiasmarono al progetto.
Peccato che il luogo scelto fosse un'inospitale terra paludosa piena di insetti e di fango d'estate, con temperature tra i - 20 e i -50 d'inverno.
Stalin spedì vi decine di migliaia di persone, in molti andarono volontariamente, in tanti arrivarono da varie parti d'Europa, già flagellate dall'antisemitismo, dalla California partirono 12 ricchissime famiglie ebree americane (che dopo un anno di stenti tornarono al caldo).
Il governo dichiarò lo yiddish, la lingua del proletariato ebraico, idioma ufficiale del Birobidzhan.
Sovvenzioni arrivarono da tutto il mondo (ebraico e socialista), personaggi come Einstein plaudirono all'iniziativa.

Ma le purghe di Stalin colpirono anche qui e l'autonomia divenne sempre più ridotta.
Nel corso dei decenni in migliaia lasciarono la "terra promessa" sovietica per andare in quella nuova (e più temperata), Israele.

Attualmente risiedono circa 2.000 ebrei, meno del 2% della popolazione.

sabato, giugno 10, 2017

Libertà, Il Manifesto e Ray Charles



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" scrivo degli artisti italiani più popolari all'estero, di Enrico Ciacci, grande chitarrista, fratello di Little Tony (ne parlammo qui: http://tonyface.blogspot.it/2014/10/enrico-ciacci.html), dell'educazione musicale in Italia (http://tonyface.blogspot.it/2013/02/di-cosa-parliamo-quando-parliamo-di_18.html) e della musica ascoltata nell'adolescenza (http://tonyface.blogspot.it/2014/09/la-musica-delladolescenza.html).

Nella foto il numero della scorsa settimana.





Oggi sul IL MANIFESTO nell'inserto ALIAS parlo di PAUL WELLER e del nuovo album "A kind revolution".





Disponibile il mio nuovo libro su RAY CHARLES "Il genio senza tempo" per Volo Libero Edizioni nella collana Soul Books.

http://www.vololiberoedizioni.it/ray-charles/

Ray Charles Soul Books 9
Come scrisse Kenneth Lee Karpe nelle note di copertina di Ray Charles at Newport
“È la somma totale delle reazioni della sua gente ed è segnato dall’essere un portavoce del suo tempo.
Quando la sua musica è felice glorifica la felicità, quando è triste le sue richieste sono i pianti, i pianti molto personali, degli uomini nel dolore.
E quando è arrabbiato la sua rabbia è quella di una moltitudine.
Lui è un uomo senza tempo, fuori dal tempo, perché canta di valori umani.”

Personaggio contraddittorio sia a livello umano sia artistico (ha alternato capolavori ad album mediocri o trascurabili), una vita unica e irripetibile, Ray Charles ha attraversato epoche diversissime e segnate da cambiamenti radicali, quasi incurante, talvolta perfino sprezzante, con la tipica risata e sempre a testa alta.
Una storia tutta americana, la sua, a volte difficilmente comprensibile in un’ottica attuale o rispetto a concetti etici e morali convenzionali, tuttavia ci troviamo di fronte a chi è stato soprannominato The Genius. Ogni altro discorso è superfluo.

venerdì, giugno 09, 2017

Lucifer Rising - Kenneth Anger



Lucifer Rising è un film documentario di meno di mezzora sperimentale del regista Kenneth Anger completato nel 1972 ma che necessitò di altri otto anni per venire completato ed uscì nel 1980.

La colonna sonora fu affidata a Jimmy Page (che appare fugacemente con una lunga barba mentre tiene in mano una stele egizia e ammira un ritratto dell'occultista Aleister Crowley) ma regista e musicista litigarono furiosamente accusandosi pubblicamente.
La musica (molto psichedelica e interessante) fu così assegnata a Bobby Beausoleil, che la compose in carcere dopo essere stato arrestato per le stragi compiute a fianco di Charles Manson.

Le immagini che documentano l'ascesa di Lucifero vennero registrate tra l'Egitto (Piramidi, Sfinge, Luxor, l'Inghilterra e la Germania (in una foresta "sacra" ai nazisti che mandavano la gioventù hitleriana a fare riti di iniziazione e dove su molte piante sono ancora conservate le iniziali incise ai tempi dai partecipanti).
Tra i protagonisti Marianne Faithfull mentre il fratello di Mick Jagger, Chris , dopo un litigio con Anger fu tagliato nel montaggio finale.

Il film è costituito da una serie di sequenze prive di dialoghi che raffigurano celebrazioni pagane, riti magici, evocazioni oscure tra esoterismo e satanismo.

Qui il film: https://www.youtube.com/watch?v=TWYr72xlQIQ

giovedì, giugno 08, 2017

Marianne Faithfull - Broken english



Rock goes punk è una rubrica che esplora in una serie di post gli album di gruppi provenienti dal rock (più o meno) classico e che furono influenzati da punk e new wave. Dopo i primi due album solisti di Iggy Pop, "The idiot" e "Lust for life" del 1977 e la trilogia di Lou Reed il 1978 e il 1979 "Street hassle", "Take no prisoner" e "The bells", passiamo a Marianne Faithfull e i lsuo ritorno nel 1978 con "Broken english".

I precedente post qui:
http://tonyface.blogspot.it/2017/05/iggy-pop-idiot-lust-for-life.html

Miracolosamente sfuggita ad una triste fine (gli ultimi due anni trascorsi senza casa nei vicoli di Soho prima, poi in uno squat con il chitarrista dei Vibrators, Ben Brierly, completamente schiava di eroina e altri eccessi) nonostante un piccolo successo in Irlanda con l'album del 1975, Dreamin' My Dreams la carriera (e la vita) di MARIANNE FAITHFULL, alla fine degli anni 70, sembrava arrivata al capolinea.
Prodotto da Mark Mundy, BROKEN ENGLISH, uscito nel novembre del 1979, restituì all'ex dolce e svenevole compagna di Mick Jagger, un ruolo primario nella scena rock inglese e non solo.

Un album che propone un'inedita Marianne, con voce al vetriolo, rauca, cruda, testi duri ("Broken english" è dedicata alla rivoluzionaria della RAF tedesca Ulrike Menhof, "Why D'Ya Do It" è esplicitamente volgare e sboccata, "Working class hero" di John Lennon è altrettanto chiara sulla visione ideologica di Marianne) e un sound che mischia funk, reggae, new wave, elettronica e assorbe quell'attitudine e quel rumore di fondo londinese di quei mesi.

Alla chitarra l'ex Blodwyn Pig e futuro collaboratore di Grace Jones e Joe Cocker, Bart Reynolds, alle tastiere il grande Steve Winwood.

Non fu un successo immediato ma la portò ai vertici delle classifiche austriache, svedesi, neo zelandesi, tedesche, francesi, diventando poi un classico degli anni '70.

THE BALLAD OF LUCY JORDAN
https://www.youtube.com/watch?v=d0NxhFn0szc

GUILT
https://www.youtube.com/watch?v=HBNCdCmkSoY

BROKEN ENGLISH
https://www.youtube.com/watch?v=F-H55V_oma0

WHY D'YA DO IT
https://www.youtube.com/watch?v=zVg2sL707gI

WORKING CLASS HERO
https://www.youtube.com/watch?v=3N_rNz2oAGA

mercoledì, giugno 07, 2017

Varg Vikernes Burzum



Le precedenti puntate della rubrica CRIMINAL WORLD ovvero i criminali che hanno avuto connessioni con la musica e l'arte, (dedicate ai Kray Twins, Ronnie Biggs, Luciano Lutring, Gary Gilmore, Janie Jones, i Moor Murders Ian Brady e Myra Hindley, Bonnie & Clyde, Hattie Carroll e William Zantzinger, Stagger Lee, Charles Manson, Ted Bundy, John Wayne Gacy il Killer Clown), Ed Gein, Leonarda Cianciulli, Mark David Chapman, Jack H Abbott, Charles Starkweather e Caril Ann Fugate, Georgie Davies, Derek Bentley sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Criminal%20World

Varg Vikernes è noto per essere il fondatore e ormai unico esponente dei Burzum, nati nel 1991 e diventati uno dei principali esponenti del black metal norvegese.
Il progetto parallelo era quello di portare l’oscurità nel mondo.

Varg si diede subito da fare e nel 1992 diede fuoco a tre chiese norvegesi(le macerie carbonizzate di una campeggia sulla copertina dell'EP "Aske" del 1993) nonostante abbia sempre preso le distanze dal satanismo, dichiarandosi fedele al culto Odalista.
Nel 1993 uccide a coltellate Euronymous, leader della black metal band Mayhem in cui suonava al tempo.
La dinamica non è mai stata chiara nè le ragioni dell'omicidio ma nel 1994 fu condannato a 21 anni di carcere.
Ne scontò quasi 16 e fu rilasciato nel 2009 dopo essere evaso per un paio di giorni nel 2006.
E' in libertà vigilata e non manca di tornare a più riprese agli onori dell cronaca con affermazioni piuttosto discutibili (vedi una sorta di appoggio alla strage di Breivik).

Nel frattempo si è sempre più avvicinato a teorie affini al nazismo esoterico, al culto degli antichi miti nordici e ha dirottato la direzione artistica verso sonorità ambient che alterna ad album affini alle origini black metal.

martedì, giugno 06, 2017

33⅓ Revolutions per Monkee



Il 14 aprile del 1969 alla vigilia dello scioglimento i MONKEES mandarono in onda sulla NBC un programma TV, "33⅓ Revolutions per Monkee" di un'ora, basato su una storia molto particolare e decisamente affine alla loro carriera.
Tra sketch, interventi musicali, balletti e trovate varie andò in onda una specie di scimmiottamento di quello che avevano cercato di fare i Beatles con "Magical Mistery Tour".

In sostanza si parla della storia di una sorta di mago (Brian Auger) e della sua assistente (Julie Driscoll) che plasmano le menti dei quattro Monkees, inducendoli a fare quello che loro desiderano (chiara metafora di come nacque e spesso visse il quartetto americano).

Nel programma appaiono anche Little Richatrd, Jerry Lee Lewis, Fats Domino, Buddy Miles, Paul Arnold & The Moon Express, i We Three, le Clara Ward Singers e si conclude con un brano corale, psichedelico, noise che richiama (di nuovo) le immagini di "All you need is love" dei Beatles.

La realizzazione fu caotica e all'insegna dell'improvvisazione totale, tra incidenti e contrattempi vari.
I quattro Monkees, stanchi, svogliati e furibondi per la cattiva riuscita dell'operazione finirono esausti, tanto che Peter Tork decise di lasciare la band (che si ritroverà in quartetto solo nel 1997). Lo speciale si chiude con un librone che riporta la scritta The Beginning of the End".
Ci sono ottimi momenti (le esibizioni di Little Richard e Jerry Lee Lewis, le apparizion ispettacolari di Brian Auger e Julie Driscoll, le fantastiche Clara Ward Singers) ma a mancare sono proprio i Monkees, impacciati, poco convincenti e con canzoni di scarso spessore.
In ogni caso interessante.

https://www.youtube.com/watch?v=uI1V9RmFX8I&t=1698s
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