venerdì, ottobre 16, 2015

L'Uomo Cangiante oggi a Firenze



Oggi a FIRENZE alle 21.30 in punto al Caffè Letterario Le Murate presento L'uomo Cangiante - Paul Weller. The Modfather con Alex Loggia degli Statuto alla chitarra a suonare un po' di cose del Nostro.
I dettagli qui:
https://www.facebook.com/events/1497133467279476/

Chi non ci sarà lo potrà ascoltare IN DIRETTA sulle frequenze di Controradio / FM 93.6 – 98.9 ed in streaming su www.controradio.it.

giovedì, ottobre 15, 2015

Intervista a Mezzala



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI, FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE, STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord, Trio Valore, il bassista DAMON MINCHELLA, già con Paul Weller e Ocean Colour Scene, di nuovo alla corte di Paul Weller con STEVE CRADOCK, fedele chitarrista di Paul, STEFANO GIACCONE, i VALLANZASKA, MAURIZIO CURADI degli STEEPLEJACK e la traduzione di quella a GRAHAM DAY, CARMELO LA BIONDA ai MADS, CRISTINA DONA', TIM BURGESS dei Charlatans, JOYELLO TRIOLO, SIMONA NORATO e la traduzione di un'intervista a RICK BUCKLER, MICK JONES, MONICA FRANCESCHI, SALVO RUOLO, MAURIZIO MOLGORA, PAUL WELLER, I RUDI oggi parliamo con Michele MEZZALA Bitossi

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

MEZZALA - Irrequieto
Il cantautore genovese (le due parole affiancate bastano già come garanzia) aggiunge un ulteriore tassello alla sua intricata carriera discografica (iniziata con i Laghisecchi, proseguita con i Numero6 e dal 2011 in veste solista, peraltro non solo come autore ma anche come produttore, essendo il fondatore e gestore dell'etichetta The Prisoner Records con cui pubblica anche questo"Irrequieto"), con un nuovo album tra i più particolari e interessanti del 2015.
Qui si riparte dagli anni '70 italiani, così ricchi di spunti e ispirazione, dove artisti come Lucio Battisti, Ivan Graziani, Alberto Fortis, Lucio Dalla, il primo Venditti, (ri)scrivevano il pop italiano con un po' di gusto americano ma in una dimensione autarchica che permise di porre le basi per un nuovo sound che è tutt'ora imprescindibile per chi naviga in queste acque sonore. Mezzala scrive con gusto raffinato e sopraffino, guardando spesso e volentieri a quei riferimenti, ma con una personalità ben definita, grande cura negli arrangiamenti e nei particolari, che rendono "Irrequieto" un album riuscito, originale e di gran classe.

1)
Il tuo percorso artistico è parecchio tortuoso tra varie esperienze, spesso musicalmente molto diverse.


Beh, non a caso ho cercato di sintetizzare quello che sono intitolando il mio nuovo album "Irrquieto"...
Ho inziato a fare dischi nei tardi anni novanta coi Laghisecchi, con cui ebbi fra l'altro dei riscontri piuttosto incoraggianti.
Il nostro era un power pop molto influenzato dal Low fi americano e fummo tra i primi a proporre un certo tipo di sound con testi rigorosamente in italiano.
Coi Numero6, nati nel 2003 dopo lo scioglimento del Laghisecchi, ritengo di aver fatto un percorso in cui la mia scrittura e il modo in cui sono state prodotte le mie canzoni abbiano vissuto un'indubbia evoluzione. Certo, magari rispetto agli esordi una discreta dose di energia ha lasciato il passo a maggiore introspezione, talvolta a un suono più acustico e "riposato" ma credo si tratti di qualcosa di fisiologico.
Capisco e condivido quello che dici, comunque.
La verità e' che ho il terrore di annoiarmi e che mi annoio abbastanza facilmente delle cose.
Per me creare, esplorare nuove strade, scrivere cose nuove e' una vera e propria ossessione.
Talvolta anche non sanissima, me ne rendo conto. Questo essere quasi sempre in "movimento" mi ha permesso di fare parecchie cose buone ma anche errori allucinanti.
D'altra parte conosco bene i rischi di questo approccio e lo corro di buon grado.
Mi piace scrivere un brano post punk un giorno, una ballata folk pop il giorno dopo, una cosa più elettronica il giorno seguente e una puttanata pop da proporre magari a un interprete mainstream il giorno ancora seguente.
L'importante, almeno per me, e' che ogni progetto in cui sono coinvolto abbia una sua coerenza stilistica interna, un suo immaginario ben definito e che (questa forse e' l'ambizione più significativa) il mio stile sia riconoscibile nonostante i diversi trattamenti in sede di arrangiamento.

2)
La decisione di fondare una tua etichetta la The Prisoner è stata una scelta di libertà artistica o una necessità “di questi tempi”.

Guarda, ho fondato The prisoner records quattro anni fa circa perché c'erano due dischi di artisti che stimo molto che non riuscivano ad avere sbocchi.
Così ho deciso incoscientemente di buttarmi e di provare, per la verità senza ambizioni incredibili, a dare il mio contributo perché tali progetti avessero un po' di visibilità.
Non ho quindi creato l'etichetta per pubblicare le mie cose, aspetto per cui mi sono sempre affidato ad altre label e a strutture esterne, quasi temendo una sorta di "conflitto di interessi".
Per "Irrequieto" sono stato in trattativa con alcune etichette, alcune anche importanti, fatte da persone appassionate e serie.
Poi però ho deciso non solo di pubblicare il disco con la mia etichetta ma anche di diventare editore delle mie canzoni e di mantenere un controllo totale sulla promozione, i video le grafiche e, in sostanza, su quasi tutto quel che riguarda la mia attività.
Ho un manager che si occupa di un po' di cose importanti e un ufficio stampa fidato che fa il possibile perché certe cose succedano ma ho deciso di non tirarmi indietro da certi aspetti sicuramente più prosaici di quelli spiccatamente artistici.
Che senso ha, per dire svendere a duemila euro un master che te n'è' costati cinque volte tanti, di euro, solo per potersi fregiare di un marchietto sulla costina del cd?
Che senso ha fare altrettanto con le edizioni musicali regalandole a gente che, in media, non ha più alcun entusiasmo e propositivita', pensa quasi esclusivamente a come restare sulla propria poltrona salvo prendersi spesso meriti che non ha?
Vedo tanti musicisti che pensano di essere ancora nel 1996.
Che pensano che tutto gli sia dovuto, che una volta che hai scritto delle buone canzoni arriverà un mecenate e ti farà ponti d'oro..
.Guarda, non e' per niente facile conciliare la creatività con il versante, diciamo così, imprenditoriale.
Personalmente faccio fatica e a volte mi viene da pentirmi.
Poi però realizzo sempre e comunque che è la cosa più saggia da fare. Fortunatamente arrivano anche le soddisfazioni, che ti godi il doppio.

3)
Il nuovo album “Irrequieto” attinge anche da certo pop evoluto italiano dei 70’s (da Fortis a Ivan Graziani a Lucio Dalla a Battisti).
Pensi anche tu che sia stata una golden age per la musica italiana ?


Questo album nasce da un' idea molto precisa sia per quanto riguarda il suono sia a proposito del metodo produttivo da utilizzare.
Innanzi tutto ho deciso di fare più di un passo indietro e di collaborare in maniera molto stretta con due persone attualmente davvero fondamentali per me.
Si tratta di Ivan Antonio Rossi, che ha prodotto l'album arrangiando anche un buon numero di brani e Tristan Martinelli, anche lui responsabile degli arrangiamenti. Volevo che "Irrequieto" fosse il risultato di un lavoro di squadra e, in effetti, il fatto curioso e' che si tratta di un disco molto più di gruppo rispetto a certi lavori dei Numero6" nonostante sia io a firmarlo.
Ho scritto tutte le canzoni (tranne il bellissimo testo di "Capitoli primi", di Matteo B. Bianchi) ma non mi sono minimamente addentrato nei meandri della produzione (cosa che hanno fatto egregiamente Ivan e a Tristan) affidandole a loro sotto forma di provini voce e chitarra. Abbiamo stabilito insieme la direzione, volevamo fortemente fare un disco "alla vecchia", con un suono e un mood fuori dal tempo. Volevamo arrangiamenti ariosi, tanti fiati, archi, strumentazione vintage e una band di grandi musicisti in grado di interpretare al meglio le nostre preproduzioni suonando e registrando in presa diretta.
Ci siamo deliberatamente ispirati a dischi dei settanta di artisti che amiamo molto (ivan Graziani, Lucio Battisti, Lucio Dalla, Alberto Fortis, Eugenio Finardi...) ma anche a certo soul bianco di matrice anglosassone (Dexy's midnight runners per esempio).
L'obiettivo, ambizioso, era di realizzare qualcosa di fresco e interessante guardando anche e soprattutto al passato.
Si, credo fermamente che dischi meravigliosi come Com' e' profondo il mare", "Viaggi e intemperie", "Anima latina", "Alberto Fortis", solo per citarne alcuni, siamo figli di un'epoca assolutamente irripetibile. Un periodo storico in cui evidentemente la musica aveva un peso e un significato più rilevanti nell'immaginario collettivo, veniva trattata in maniera più rispettosa e vissuta da artisti e pubblico con maggiore sacralità.

4)
E’ secondo te possibile (soprav)vivere di musica in Italia oggi ?


Immagino che ti riferisca alla mia vicenda musicale, perché mi pare evidente che,per esempio, Biagio Antonacci o Max Pezzali vivano piuttosto bene grazie alla loro attività.
In parte ti ho risposto prima, quando ho fatto riferimento al fatto che sono anche editore delle mie cose e che tendo a gestire piuttosto da vicino ogni aspetto del mio percorso.
Detto questo io mi occupo di varie altre cose sempre all'interno del panorama musicale- artistico.
Sono socio in uno studio a Genova, il Greenfog, organizzo concerti, scrivo anche per altri, sono editore anche di altri artisti, e altro ancora...
Insomma, mi do da fare.
In giro comunque la situazione e' piuttosto demenziale.
Ogni giorno escono settanta dischi, e' praticamente assente il concetto di autocensura e quindi (ma lo sai meglio di me) le conclusioni sono anche piuttosto semplici da trarre.

5)
Sei uscito anche in vinile, dunque c’è ancora vita per ciò che no è strettamente digitale e “liquido” ?

Abbiamo deciso di fare un disco come "irrequieto" prima di tutto per appagare noi stessi.
Ci siamo voluti bene dedicando a tutte le fasi della produzione il giusto tempo, una cura maniacale e un amore pazzesco per la musica su cui stavamo lavorando. Tutto cio' a prescindere da eventuali calcoli di convenienza.
Un disco del genere, vero, denso, sudato non poteva che avere il suo coronamento tra i solchi di un fantastico vinile di 180 grammi.

6)
Quanto è importante per te il calcio (noto tifoso Genoano) e quanto è difficile conciliare questa passione con un mondo sempre più contaminato da interessi di ogni tipo ?

Guarda, ho visto la mia prima del Genoa partita in gradinata nord nel 1979, a quattro anni, con mio papa'.
Ricordo come fosse ora l'emozione enorme che provai a stare in mezzo a quel casino, alle bandiere, i tamburi, i fumogeni, i cori.
Da allora la "malattia" non ha fatto che aggravarsi progressivamente, nonostante spesso sia arrivato a detestare il mondo del calcio per tutto il marcio che lo circonda e lo pervade.
Amo profondamente il Genoa, ogni domenica vado allo stadio (ho un passato anche da ultra'...facevo tutte le trasferte) dove ultimamente porto anche mio figlio Pietro.
E' una profonda questione di fede e di appartenenza.
Crescendo in gradinata ho conosciuto tanti amici, condiviso momenti importantissimi della mia vita, imparato tante cose e sviluppando valori che ritengo importanti.
Il vecchio Grifone mi ha fatto e mi fa soffrire tantissimo, io sono uno che quando il Genoa perde per almeno un giorno e' intrattabile.
Mi sono appassionato al calcio, tuttavia, in un'epoca in cui nonostante sicuramente non fosse tutto pulito c'era molta piu' genuinita', le partite erano tutte la domenica alla stessa ora, i numeri sulle maglie andavano da 1 a 11, i gol si vedevano solo a Novantesimo Minuto, gli stadi erano sempre pieni e se volevi andarci potevi deciderlo anche un'ora prima della partita senza dover fare domande in carta bollata, tessere del tifoso o code ai tornelli.
Ecco, credo che se fossi bambino adesso difficilmente mi appassionerei al calcio come invece ho fatto a fine anni settanta.

7)
Solita lista dei dischi che non potresti lasciare a casa dovendo andare sull’isola deserta

Ce ne sarebbero moltissimi.
Te ne dico dieci, di pancia, senza pensarci troppo, non in ordine di preferenza

1) Murmur dei Rem (ma avrei potuto citare quasi qualsiasi loro album)
2) Pet sounds dei Beach Boys
3) Revolver dei Beatles
4) Exile on main street degli Stones
5) This is the modern world dei Jam
6) Una giornata uggiosa di Lucio Battisti
7) I lupi di Ivan Graziani
8) Cruise yourself dei Girls against boys
9) Crooked rain crooked rain dei Pavement
10) The queen is dead degli Smiths

mercoledì, ottobre 14, 2015

La Storia come idea di progresso



Torna ANDREA FORNASARI a parlarci di storia, filosofia e tanto altro.
Come sempre imperdibile.

Si è parlato di tematiche affini anche qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Filosofia

Prometeo: Ho impedito agli uomini di prevedere la loro sorte mortale.
Coro: Che tipo di farmaco hai scovato per questa malattia?
Prometeo: Ho posto in loro cieche speranze.
Eschilo, Prometeo incatenato

La previsione segreta di Prometeo chiude l'età mitica, caratterizzata dalla potenza arbitraria degli dèi, per aprire l'età storica, connotata dalla potenza che l'uomo guadagna attraverso la scienza (Scienza è potenza, ripeterà Bacone).
Il futuro verso cui la previsione (Pro-meteo, colui che "vede", "pensa" anticipatamente) si protende non abolisce il passato, ma lo riassume sotto un nuovo sguardo. Non più, quindi, la nostalgia che, idealizzando il tempo trascorso, lo fissa nella sua immobile perfezione come età dell'oro, Arcadia che offriva gioie in seguito non più fruibili, ma la memoria, che guarda al passato come al tempo in cui è stato possibile accumulare quelle esperienze che consentono di muoversi con più agilità nel presente che è "memoria di tutto, operosa madre delle tecniche", come ci racconta Eschilo nel suo Prometeo incatenato.
Questa nuova prospettiva, questo mutamento di sguardo, sono decisivi per il modo di affrontare il tempo e il senso che esso dispiega.
La nostalgia, infatti, è caratterizzata dall'esperienza della disillusione promossa dalla persuasione che è impossibile ritrovare l'innocenza perduta.
Sottesa a questa disillusione c'è la contrapposizione tra il passato, connotato dalla semplicità della natura, e il presente, connotato dall'artificiosità della tecnica.
Non a caso, in tutti i tempi, le espressioni nostalgiche designano quadri pastorali e semplicità dei piaceri campestri, bucoliche e idilliache visioni di una natura ritenuta ormai persa per sempre, dopo l'intervento delle forze artificiali.
In questa visione, il passato, così irrimediabilmente perduto, finisce per essere semplicemente negato, in quanto nell'esperienza nostalgica è assente la capacità di annodare il passato al presente, creando quella continuità della coscienza che invece la memoria ribadisce come legge della vita.

Morta al futuro, la nostalgia celebra un passato che in realtà essa rende nullo, perché non lo visualizza come tempo in cui s'è maturata l'esperienza che il presente dispiega. La memoria invece, che Prometeo indica come "operosa madre delle tecniche", richiamando fatti ed eventi, cerca di ricostruire ciò che è accaduto in modo da reperire quelle condizioni che rendono possibile l'ulteriore accadere. Si tratta di quella ricostruzione che avviene nello spazio ravvicinato che pone a stretto contatto recente passato e immediato futuro, perché questo è il tempo della tecnica, tesa a controllare l'intervallo temporale tra i mezzi a disposizione e gli scopi da raggiungere con quei mezzi.

Fuori da questo tempo, la tecnica guarda con sospetto sia il lontano passato della nostalgia, sia il futuro lontano dell'utopia.
Enfatizzando la semplicità naturale del passato o l'auspicato ritorno alla natura nel lontano futuro, nostalgia e utopia propongono in realtà l'immagine di una eterna fanciullezza con cui esorcizzano l'ansia indotta da ogni trasformazione.

Ma la previsione segreta di Prometeo non fa alcuna concessione a questo tipo di temporalità. Le divinità mitiche che garantiscono il tempo ciclico saranno cancellate dalla tecnica che guarda al progresso nel tempo, un progresso che Prometeo indica come congedo dall'infanzia, ricettacolo di ogni pensiero nostalgico, per un'età adulta caratterizzata dalla padronanza della propria mente: "Li ho resi da infanti quali erano, razionali e padroni della loro mente".
Perché la tecnica abbia un senso, e con senso possa iscriversi nella storia dell'uomo, Prometeo sa che, prima del dono della tecnica, è necessaria quella trasformazione antropologica profonda capace di congedare definitivamente l'uomo dalla nostalgia per aprirlo al progetto e alla previsione.
Questa trasformazione è il segreto che Prometeo tiene nascosto a Zeus e contro cui nulla può la potenza insipiente di Zeus: non è dunque la tecnica a sconfiggere Zeus, che pure dispone di tecniche, ma quell'invisibile trasformazione antropologica decisa da una nuova e radicalmente diversa visualizzazione del tempo, senza la quale il dono stesso della tecnica non avrebbe alcuna rilevanza.
Prometeo questo lo sa e ne serba il segreto. Per questo può dire:
"Ecco il segno che il mio pensiero scorge più di ciò che vede".

martedì, ottobre 13, 2015

Massimo Ranieri - Malìa



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide", Alex Britti e "It.Pop", le colonne sonore di Nico Fidenco , il primo album solista dell'e Monkees, Davy Jones, Mike McGear (fratello di Paul McCartney), Joe Perrino, il ritorno di Gino Santercole, l'album del 1969 di Johnny Hallyday con gli Small Faces, la svolta pop della PFM, gli esordi degli Earth Wind and Fire e quelli degli UFO, e l'ultimo di Jovanotti, uno dei primi lavori di Bruno Lauzi, l'album prog del 1972 dei Dik Dik, Riccardo Fogli e la sua opera prog rock del 1979 "Matteo" oggi parliamo del nuovissimo lavoro di MASSIMO RANIERI (e Mauro Pagani).

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

MASSIMO RANIERI prosegue il suo omaggio personale alla tradizione canora napoletana, sempre in compagnia con MAURO PAGANI ma stavolta con un progetto particolare e gustosissimo come spiega lo stesso Pagani:
“Ci sono stati 10 anni in cui a Napoli si scriveva americano.
Dalla seconda metà degli anni ’40 i soldati erano in città grazie alle navi dell’esercito.
C’erano locali solo per la loro musica e i musicisti napoletani ne hanno assorbito le influenze musicali, per di più da musicisti colti".


E così ecco riunita intorno a Ranieri una band con alcuni dei migliori JAZZISTI italiani, gente del calibro di Enrico Rava (tromba e flicorno), Stefano Di Battista (sax), Rita Marcotulli (pianoforte), Stefano Bagnoli (batteria) e Riccardo Fioravanti (contrabbasso).

E il risultato è strepitoso, di un'eleganza raffinata, ammaliante (appunto..) tra note pop, bluesy, il fantastico swing funk di "Tu vuo fa l'americano", l'arrangiamento arabeggiante e super cool di "O sarracino" e altre perle che ritrovano vita in una veste perfettamente tessuta.
Su tutto la voce di Ranieri sempre purissima e convincente che non si cala nel ruolo di crooner ma di interprete d'eccezione.

lunedì, ottobre 12, 2015

Mondiali di Rugby 2015 - Eliminatorie



ALBERTO GALLETTI commenta la fase eliminatoria dei Mondiali di Rugby in svolgimento in Inghilterra.
Che, come previsto, ci ha visti subito fuori, con due risicate vittorie contro Canada e Romania, spazzati via dalla Francia, discreti ma impotenti con l'Irlanda.


RUGBY WORLD CUP 2015 FIRST ROUND REVIEW

Si è concluso ieri il primo turno (fase a gironi) del mondiale di rugby 2015.
Alcune (poche) buone cose, altre meno.
Cominciamo da queste ultime, cinque squadre per girone mi paiono troppe, Uruguay, Namibia, Georgia e USA decisamente inadeguate, Romania, Italia, Canada e Georgia di livello discutibile.
Il mondiale si aperto con una sorpresa clamorosa, la vittoria del Giappone per 34-32 sul Sud Africa sicuro candidato alle semifinale, vittoria figlia del gioco, della sfrontatezza,della preparazione del tecnico Eddie Jones e di grossi demeriti springboks, squadra problematica sul piano disciplinare, ma non è una novità.
Grande la partita disputata dagli argentini contro gli All-Blacks, per un ora han tenuto testa ai favoritissimi neozelandesi sia in termini di gioco che di punteggio, la mischia non è mai andata in difficoltà, purtroppo la differenza di preparazione atletica ha fatto la differenza e negli ultimi 20 minuti i trequarti tutti neri sono stati incontrastabili.
Titanico lo scontro fisico in Inghilterra-Galles, partita terminata con la meritata vittoria degli ospiti, ma sul risultato pesa la sciagurata decisione del capitano inglese di non piazzare un calcio di punizione a 3’ dal termine con gli inglesi sotto di tre punti.
Soffertissima la vittoria Gallese contro Fiji, nonostante il vantaggio alla fine del primo tempo (17-6), i dragoni non riescono a piegare la fiera squadra figiana che nel secondo tempo mette in scena una grandissima battaglia, senza però riuscire a rimediare il punteggio che si attesta sul 23-13 per il Galles.
La partita più dura della mia carriera l’ha definita il capitano gallese Warbourton con una critica neanche tanto velata ai tempi di recupero (5 giorni), tra le partite, troppo corti per un gioco così massacrante (ma anche tantissimi complimenti ai figiani): concordo, motivo in più per togliere almeno quattro squadre dal torneo.

Nel girone di ferro (gir.A) risulta decisivo lo scontro tra Inghilterra e Australia che vede la vittoria netta di questi ultimi e l’eliminazione al primo turno dei padroni di casa.
Superba prestazione dell’apertura australiana Foley che realizza quasi tutti i punti dei wallabies ma quel che più conta, lo fa con una dimostrazione di maestria, stile e sicurezza che pensavo perduti nell’epoca di questo brutto rugby tutto muscoli.
Grande anche la prova degli avanti verde-oro che messi di fronte ad un pacchetto in teoria superiore a loro han dimostrato come si può avere comunque la meglio giocando con intelligenza, ergo mischie chiuse forti e veloci e rapidità sui raggruppamenti spontanei, inglesi sempre in ritardo nel sostegno e decisamente persi dopo 10’ della ripresa, trequarti australiani nettamente migliori, una vittoria su tutta la linea e una sconfitta che va al di la del risultato per l’Inghilterra, il fallimento di una programmazione tecnica quadriennale impostata troppo sui dati fisici al computer e troppo poco sulle situazioni del campo. Scozzesi battuti (e pestati) dai sudafricani in una partita che dopo 20’ era senza storia, i sud-africani dopo la beffa dell’esordio sembrano aver completamente dimenticato ogni senso dell’umorismo ed oltre a imporre la loro maggiore qualità, dispensano anche delle grandi legnate ai malcapitati scozzesi che non sono comunque delle donnicciole, partita parecchio violenta, con gli scozzesi che perdono la pazienza quasi subito e incappano in una giornata storta sul piano della disciplina falli lasciati giù a chili, ma non sarebbe bastato comunque.
La partita Italia-Irlanda mi ha confermato la bruttezza della squadra azzurra, capace solo a rompere, con l’aiuto di parecchie scorrettezze, con l’impegno furibondo e cieco della mischia, bravo il mediano di mischia che ha fatto anche la parte dell’apertura, completamente assente, e surrogata in parte anche dall’estremo, trequarti di una pochezza disarmante.
Brutta Irlanda, vince comunque grazie alle superiorità individuali, in tutta onestà me li aspettavo meglio, il Galles visto contro gli inglesi mi è parsa una squadra molto migliore.
Partitone tra Canada e Romania in cui questi ultimi compiono un’impresa che resterà negli annali compiendo la rimonta più grossa ai mondiali di rugby, passando da 0-15 all’intervallo ad un clamoroso 17-15 al fischio finale.
Fiji batte sonoramente un Uruguay volitivo, che riesce comunque a mettere a segno una meta (la prima del torneo).I bianconeri del Pacifico confermano tutto quello di buono che avevo visto nel corso degli impossibili tre incontri precedenti, se fossero stati in un altro girone sarebbero andati avanti, bravissimi.
Il Sud Africa distrugge gli USA con un 64-0 che non ammette repliche.
Una partita in cui gli springboks ancora scottati dall’inopinata sconfitta all’esordio hanno, a scanso di equivoci, esibito per intero il loro repertorio classico di falli, scorrettezze, gioco duro, dominio fisico, errori alla mano ed infine gioco aperto, Brian Habana raggiunge Jonah Lomu in testa alla speciale classifica dei realizzatori di mete ai mondiali (15).
Nel 49-6 di New Zealand su Tonga segnalo il primo tempo di questi ultimi, eccellente davvero, All Blacks in crisi su più di una situazione, costretti a lungo sulla difensiva anche nei propri ventidue e segnatura mancata di un soffio,ovviamente poi vincono ma bravi i tongani fino alla fine.
Emozionante successo della Georgia che batte 17-16 la Namibia col batticuore. Appuntamento con la prima vittoria ancora da rimandare per la compagine africana. La Scozia stacca il biglietto per i quarti dopo un palpitante incontro contro Samoa. Primo tempo brutto ma ripresa giocata con dedizione e costanza, samoani indotti all’errore e 12 caci di punizione aprono la via ad una vittoria comunque soffertissima vittoria per 33-36, ma questa è la Scozia.
Nell’ultimo grande scontro del girone di ferro l’Australia batte il Galles in una grande partita, equilibrio e fisicità a livelli paurosi nel primo tempo, poco spazio per spettacolo.
La ripresa ha dell’incredibile: il Galles preme sull’acceleratore, l’Australia soffre e rimedia due cartellini gialli in rapida successione per gioco ostruzionistico e antisportivo e resta in tredici, il Galles carica a testa bassa ma per i tutti i quindici minuti di inferiorità numerica l’Australia inscena la miglior prestazione difensiva che io ricordi e i rossi non riescono a passare, eroici i due held-up con corpi immolati sotto la palla sulla linea di meta.
Una volta ristabilita la parità numerica, l’Australia fa subito valere la sua superiorità e si aggiudica l’incontro in un crescendo di dominio tecnico e territoriale impressionante e chiudono sul 15-6 lasciando un Galles annichilito ed incredulo.
Il resto delle partite ha visto i pronostici rispettati, convincenti prestazioni della Scozia, assai migliorata dallo scorso autunno. L’Italia batte la Romania e si qualifica alla prossima coppa del mondo (per la gioia degli esteti e di chi dovrà giocargli contro), mentre l’Irlanda dopo un primo tempo equilibrato stronca la Francia e vince il girone regalando ai transalpini il discutibile privilegio di giocare contro gli All-Blacks nei quarti di finale giocando una partita molto migliore rispetto ad una settimana fa.
Quarti raggiunti anche dall’Argentina che ha molto ben impressionato, non sarà una passeggiata per gli irlandesi.
Rivelazione a livello personale Foley, apertura australiana, fantastico, mi ha fatto tornare indietro nel tempo, menzione anche per il Gallese Biggar, altro grande mediano di apertura.

Un pensiero mio particolare va alla squadra di Fiji: splendidi come quasi sempre, forti ,spettacolari e coraggiosi come sempre ed ahimè perdenti (ma che girone avevano!) come sempre, comunque una squadra degna del massimo rispetto e della massima considerazione, fuori dalle grandi tradizionali senz’altro i migliori.
Vanno avanti le otto migliori secondo le divisioni dei gironi, anche se devo ammettere che il girone A avrebbe potuto mandare avanti quattro squadre invece di due.

La delusione più grande è senz’altro l’eliminazione dei padroni di casa ma come descritto prima direi che non c’è spazio per le recriminazioni, la squadra così com’è vale poco; e aggiungo dopo la partita di sabato sera, se il capitano avesse deciso di calciare quella punizione a tre dalla fine gli inglesi si sarebbero qualificati in caso di pareggio a spese del Galles, spero che non ci dorma la notte.
Parecchi infortunati a causa del livello di fisicità che ha raggiunto livelli ormai di pura esasperazione e senza senso, gioco soffocato e salvo rari casi partite pallosissime, un numero incredibile di errori alla mano, particolarmente brutti i tre o quattro che ho visto dai neozelandesi (ai miei tempi se sbagliavi una ricezione su un up and under con su la maglia all-black saltavi come minimo la partita dopo), tanti anche da parte francese ed irlandese (clamoroso quello di ieri di un tre-quarti irlandese lanciato in meta).
Il vedere questi energumeni palestrati, inzuppati di testosterone fin sopra i capelli e sprizzante da ogni poro, in costante ricerca dello scontro fisico, non riuscire a controllare il pallone con le mani mi fa riflettere molto sullo stato in cui si trova il gioco e mi rende molto triste e deluso.

Si va ai quarti in quest’ordine:
Sabato: Sud Africa – Galles e Nuova Zelanda – Francia
Domenica: Irlanda – Argentina e Australia – Scozia

Le vincenti del sabato disputeranno una semifinale, quelle della domenica l’altra.
Alla luce di quanto visto riscrivo le mie preferenze:
1. Australia
2. Nuova Zelanda
3. Sud Africa
4. Irlanda

domenica, ottobre 11, 2015

Val Boreca



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Oggi viaggio (quasi) dalle mie parti, in ALTA VAL TREBBIA, in quella valle semi dimenticata e misteriosa che è la VAL BORECA, in provincia di Piacenza e che confina a nord con la Lombardia, a ovest con il Piemonte, a sud con la Liguria, le Quattro Province.
Spopolato , soprattutto d'inverno, comprende una decina di villaggi (Bogli, Suzzi, Pizzonero, Artana, Pej, Vezimo, Belnome, Tartago e Cerreto) oltre al capoluogo del Comune, ZERBA, d isoli 75 abitanti.

Lo scenario dell'aspra valle è spettacolare ed è suggestivo ricordare la probabile presenza dei CARTAGINESI, dopo la vittoria sui Romani nella BATTAGLIA del TREBBIA del 218 a.c.
I toponimi sparsi nella valle (oltre ad una Strada d'Annibale) testimonierebbero che le truppe di Annibale siano passate e probabilmente a lungo stanziate da queste parti.
Era usanza dei Cartaginesi ridare il nome dei luoghi d'origine dove si fermavano durante i lunghi viaggi di conquista.
E così accostare ZERBA alla località tunisina di DJERBA, TARTAGO (paesino incredibile, difficile da raggiungere ma di una bellezza mozzafiato) a CARTAGO, SUZZI alla località tunisina di SOUSSE (anche se in dialetto il paese è chiamato Buggi che potrebbe corrispondere all'algerina Bougie) non è solo fantasia.Poco più in là c'è un'altra indicativa CARTASEGNA.

Più dettagliata la storia ricostruita per la rivista La Trebbia da Colombano Leoni qui:
http://www.altavaltrebbia.net/cartaginesi-in-val-trebbia/cartaginesi-in-val-boreca-1.html

sabato, ottobre 10, 2015

L'Uomo Cangiante a Firenze



ROCK AROUND THE CONTEST
La musica raccontata da chi la fa, la produce e la promuove
presenta:
PAUL WELLER, L’UOMO CANGIANTE – TALK SHOW + CONCERTO con Tony Face Bacciocchi e Alex Loggia degli STATUTO

Venerdì 16 ottobre alle 21.30, una serata di presentazione di “L’Uomo Cangiante – Paul Weller The Modfather“, il nuovo libro di Antonio “Tony Face” Bacciocchi, interamente dedicato a Paul Weller, un’icona, un’istituzione della musica inglese, il leader prima dei Jam e poi degli Style Council.

In diretta anche sulle frequenze di Controradio ed in streaming su www.controradio.it
Conduce Giustina Terenzi.

Caffè Letterario °Le Murate
Piazza delle Murate, Firenze
caffeletterario@lemurate.it | www.lemurate.it | (39) 055 2346872

venerdì, ottobre 09, 2015

Italian Punk Hardcore 1980-1989 - Il Film



La scena HARDCORE in Italia si sviluppò dai primissimi anni 80 in poi e fu qualcosa di assolutamente complesso, inafferrabile, unico, una miscela difficilmente codificabile e altrettanto ardua da raccontare e spiegare di nichilismo, anarchia (sonora e non), improvvisazione, urgenza, impulsività adolescenziale, distruzione psico fisica ma anche la base per costruire persone nuove.
Le migliaia di ragazzi che hanno militato più o meno assiduamente nella scena ne sono usciti in gran parte "segnati per sempre", da una dimensione del tutto innovativa e irripetibile di vita, socialità, contro cultura e tanto altro.
Questo docu film a cura di Angelo Bitonto, Giorgio S.Senesi e Roberto Sivilia prova a descrivere, attraverso le parole e i ricordi dei protagonisti, quello che è stato in quegli anni.

Ci riesce molto bene anche grazie ad una ricca mole di materiale d'epoca tra immagini, musica e rarissimi filmati.
Ne emerge, PER FORTUNA, anche il lato goliardico e divertente, così spesso offuscato da un (altrettanto spesso presunto) "impegno politico".
Che c'era ed è rimasto costante della vita di molti ma che talvolta oppresse inutilmente molte iniziative in nome di chissà quale "ideale".
Le due ore di film sono serrate, interessantissime, i protagonisti competenti e risoluti nel rivendicare il senso di appartenenza.
Avendo vissuto molte delle vicende raccontate in prima persona c'è talvolta qualche esagerazione, imprecisione, aggiunte un po' "leggendarie" ma per chi, digiuno dei fatti, volesse avere un quadro fedele di quel periodo questo è lo strumento IDEALE e DEFINITIVO.

Per riceverlo:
http://www.lovehate80.it/index2.php

Il trailer:
https://www.youtube.com/watch?v=GjXcVH3VEw4

giovedì, ottobre 08, 2015

Bonnie & Clyde



Le precedenti puntate della rubrica CRIMINAL WORLD ovvero i criminali che hanno avuto connessioni con la musica e l'arte, (dedicate ai Kray Twins, Ronnie Biggs, Luciano Lutring, Gary Gilmore, Janie Jones e i Moor Murders Ian Brady e Myra Hindley) sono qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Criminal%20World

Bonnie & Clyde è stata una delle coppie criminali più famose della storia, spesso e a lungo rappresentate in film, libri, musica e tutt'ora ben presenti nella cultura popolare.
Attivi negli anni '30 in USA per alcuni anni si dedicarono a rapine a banche, furti vari, criminalità spicciola, che lasciò alle spalle qualche morto e un po' di feriti. Braccati in mezza America finirono uccisi dalla polizia in un agguato il 23 maggio del 1934: lei aveva 23 anni, lui 25. All'interno dell'auto vennero ritrovate quindici targhe di immatricolazione, numerosi fucili automatici e semiautomatici, pistole e oltre tremila proiettili.

La musica ha spesso celebrato le gesta della coppia a partire da GEORGIE FAME che nel 1967 portò al successo
"The Ballad of Bonnie & Clyde"
https://www.youtube.com/watch?v=GgjCHR3ikKQ,
(ripresa in Italia da GIANNI PETTENATI con il titolo
"La Ballata di Bonnie & Clyde".
https://www.youtube.com/watch?v=LUTVY4sX47Q

Nel 1968 fu la volta della stupenda "Bonnie and Clyde" di SERGE GAINSBOURG e BRIGITTE BARDOT.
https://www.youtube.com/watch?v=dY9PY4r83p8

"Me And My Girlfriend" di Tupac Shakur, "Bonnie And Clyde" di Eminem e "Bonnie And Clyde" di Jay-Z e Beyonce del 2003 (quest'ultima inoltre contiene lo stesso ritornello di "Me And my Girlfriend" di Tupac) sono invece gli omaggi che vengono dalla scena RAP.
Sono citati anche nella canzone di Demi Lovato "Stop The World" in "Song Cry" di Jay-Z, in "Live or Die" di Lana Del Rey e in "Premier Love" di Tony Parker. In ambito punk i tedeschi Die tote hosen hanno inciso una "Bonnie and Clyde".
Da noi i CASINO ROYALE in "Soul of Ska" del 1988 ne cantano le gesta con un brano omonimo in chiave ska.
Li troviamo nominati anche in "Top of the World" dei Cataracs con Dev e in "Putting Holes in Happiness" di Marilyn Manson, nell'album "Eat Me, Drink Me", in "Reach for The Sky" dei Social Distortion da "Sex, Love and Rock 'n' Roll".
Ci sono anche i Finley e gli ARTICOLO 31 in "Gigugin"

mercoledì, ottobre 07, 2015

Kendell Geers



Nato e cresciuto nella Johannesburg della segregazione razziale, Kendell Geers si è formato fra le tensioni politiche e sociali del Sudafrica maturando una ribellione nei confronti di un sistema conservatore e moralista che non lasciava spazio alla creatività individuale.
Il suo atteggiamento critico, votato ad un’attiva presa di posizione nei confronti della realtà sociale, si è tradotto in un’arte impegnata, con una forte carica di ironia, che mira a coinvolgere lo spettatore all’interno dell’opera rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica.

Il lavoro di Kendell è sempre forte, diretto, politicamente impegnato, fortemente critico verso la realtà e la società attuali, vedi l'installazione Postpunkpaganpop (2008) - un labirinto circondato da un filo spinato speciale inventato dalla polizia sudafricana per infliggere il maggior danno possibile.
"La realtà viene assimilata dentro un'immagine, uno stile, l'ultima moda di una stagione, un certo design.
Anche l'uniforme degli ufficiali o la mimetica dei guerriglieri sono state trasformate in un altro significante vacuo: le griffe più alla moda hanno flirtato con il camouflage, sciacquando via il sangue dalla sua funzione primaria e ripresentandolo come segno di chi vuol essere un po' meno ordinario degli altri
".

http://www.kendellgeers.com/

La mostra Irrespektiv porta in Italia Kendell Geers al Mart - Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto
www.mart.trento.it dal 31 ottobre al 17 gennaio 2010

martedì, ottobre 06, 2015

Il calcio che (non) conta: Stockport County



Rubrica periodica che va a visitare i campionati meno seguiti e noti in giro per il mondo.
In precedenza se ne è parlato qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Il%20calcio%20che%20%28non%29%20conta

A cura di ALBERTO GALLETTI

Stockport County
I movimenti calcistici ‘cosiddetti minori’ non sempre sono composti da realtà necessariamente piccole e dimenticate, capita ogni tanto che a sfangarsela in campi sconosciuti ci si possa trovare qualcuno che in un passato neanche tanto lontano abbia calcato palcoscenici ben diversi.
Lo Stockport County allora in seconda divisione, giocava nel 2001 un’ottavo di finale di FA Cup a White Hart Lane contro il Tottenham Hotspur davanti al solito tutto esurito 36.040 spettatori quel pomeriggio.
Nella scorsa stagione lo Stockport County decadutissimo dopo una rovinosa bancarotta ha di nuovo raggiunto gli ottavi di una competizione, la Cheshire senior Cup, la Coppa della contea dove ha incontrato l’Alsager in trasferta, spettatori questa volta? 141!

Nello scorso weekend lo Stockport County ha giocato nel secondo preliminare di FA Cup, dove nessuna delle altre 159 avversarie può vantare un passato così ricco, membri della Football League dal 1905 al 2011 , oltre un secolo di campionati professionistici alle spalle.
Il blasone comunque non vince le partite e lo Stockport è stato battuto ed eliminato a Flyde 1-0.
Possono persino vantare una squadra che ha il loro stesso nome in Cina.
Lo Stockport Tiger Star di Shenyang città a 200 km dal confine nordcoreano. Durante la turneè cinese del 2004 alla partita contro la squadra locale assistettero oltre 22.000 spettatori cifra simile a quelle fatte registrare da Manchester United e Barcellona per amichevoli disputate in Cina nello stesso anno.
Il tour fu organizzato grazie ai buoni uffici commerciali dell’allora presidente che riuscì a mandare la squadra al seguito dell’allora Cancelliere dello Scacchiere del governo Blair, George Osborne, nella sua visita di stato in Cina.
Da allora molte cose sono cambiate, il Tiger Star non esiste più e lo Stockport County dopo il fallimento si dimena nella National League North, il 6° livello delle serie inglesi, ma sporadicamente alcuni visitatori cinesi si fanno vivi da quelle parti a visitare la squadra inglese che diede il nome alla loro squadra in Cina.

Stridente il paragone tra Manchester City e Stockport County, tra il 1997 le squadre si incontrarono in campionato sei volte con tre vittorie dello Stockport, due pareggi e una vittoria del City, nel 1999 lo Stockport County era in seconda serie, mentre il City era in terza, 16 anni fa non molti.
Per uno strana serie di coincidenze ho visto lo Stockport County, squadra che ammetto non mi ha mai ispirato nessuna simpatia, giocare due volte, nel 1992 a Wembley dove vinsero lo spareggio promozione contro il Peterborough United 2-1 e il sabato di pasqua del 2000 quando in visita parenti nel West Yorkshire trascinai mio padre allo stadio di Huddersfield senza sapere chi fosse l’avversario, fcuk me ancora lo Stockport County che vinse la partita 1-0 .

In ricordo di tempi migliori:

https://www.youtube.com/watch?v=rHtmud6UPso

lunedì, ottobre 05, 2015

About the young idea



E' stato trasmesso da Sky in Inghilterra in agosto e sarà pubblicato su DVD in novembre lo SPLENDIDO documentario sulla storia dei JAM "About the young idea".
Un'ora e mezza di dettagliatissima storia della band, rivista dai tre protagonisti (rigorosamente separati) nel 2015, con l'apparizione del "quarto Jam", Steve Brookes (che lasciò la band prima dell'esordio discografico) che jam-ma (ehm...) in acustico con Paul nelle sequenze iniziali.
Ci sono anche varie testimonianze di fans più o meno famosi (dall'attore Martin Freeman a Steve Cradock, Eddie Piller - perfetto nel descrivere, come non potrebbe? - il significato del mod-ism e della collocazione dei Jam in questo contesto, a vari protagonisti della storia della band tra produttori e managers). Il resto è un emozionante fluire di immagini (molte inedite) compreso il ritorno di Paul e Rick nei luoghi in cui esordirono con i primi concerti.
E poi la musica dei Jam che sbuca improvvisa tra una conversazione e l'altra ed apre anima e cuore.
NON PERDETELO PER NESSUN MOTIVO !!!!!

domenica, ottobre 04, 2015

Antirodi e il Palazzo di Cleopatra



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Antirodi è un’isola sommersa nel golfo del porto di Alessandria d’Egitto, dove pare sorgesse il Palazzo di Cleopatra che intorno al 300 d.C. venne travolto dalle acque successivamente ad una serie di disastrosi eventi naturali.
Strabone, nel suo Geografia descrive che, entrando nel porto, si poteva osservare l'isola di Faro a destra (Ovest) e un gruppo di palazzi a sinistra (Est), a partire da capo Lochias.
Da questo lato, Antirodi, con palazzo, giardini e piccolo porto, il cui nome, dice Strabone, appare un ambizioso richiamo alla ben più grande isola di Rodi. Durante recenti scavi guidati dall'archeologo francese Franck Goddio i ritrovamenti sono sempre più stupefacenti.
In progetto un museo sottomarino, composto da un tunnel subacqueo e da altre strutture, che dovrebbe sorgere vicino alla nuova biblioteca di Alessandria e permettere di ammirare i tesori sommersi del palazzo.
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