sabato, aprile 12, 2014

The Sixties are back



Tre nuove uscite MADE IN ITALY di chiaro stampo 60's, dall'impronta diversa ma interessanti e da annotare.

I MITOMANI BEAT - Fuori dal tempo
Delizioso salto indietro nei profondi 60’s, più precisamente quelli italiani (da Caterina Caselli ai Corvi) tra shake, yè yè e puro beat nostrano che, contrariamente a quanto si crede , ha lasciato veri e propri gioielli sonori di grande spessore, personalità e creatività.
I romani Mitomani Beat pubblicano per Area Pirata dodici brani in pieno stile beat italiano, suonati con estrema cura al particolare ma con un piglio moderno e energia da vendere.

KARTOONS - World gone down
Da Cosenza un’ennesima ottima prova della band guidata da Francesco Ficco ex anima dei Lager, tra le prime mod bands in Italia negli 80’s.
I 14 brani (tra cui una cover di “I was dreaming” dei Blind Alley e una, sorprendente di “Needles in the camel’s eye” di Brian Eno da “Here come the warm jets” del 1974) spaziano tra garage, influenze psichedeliche, un energico sound che attinge dal primo punk, ancora contaminato dal pub rock e da tutta la tradizione 60’s, pur non risultando mai datato o fuori tempo. I brani sono urgenti e immediati, senza fronzoli, diretti e crudi.

SUNSPOTS - Sound of the steps
Il quartetto lodigiano scava nel profondo del 60’s garage con 9 brani dove fuzz, riff talvolta debitori al surf, Yardbirds, Standelles, Fuzztones, arpeggi jingle jangle alla Byrds, omaggi alla tradizione “Nuggets” e al rock n roll più primitivo di fine anni 50, si mischiano e alternano alla perfezione.
Le atmosfere sono elettriche, la ritmica serrata, la voce roca e aggressiva, i brani perfettamemte consoni al genere. Ottimo album.

Lilith and the Sinnersaints a Firenze e Roma



Doppia data a FIRENZE e ROMA per LILITH AND THE SINNERSAINTS.

SABATO 12 aprile al "Tender" di Firenze

https://www.facebook.com/events/1481843472029452/

A f t e r s h o w
DJ'S LINE UP:
Resident dj:
FULCI (Hang On-Firenze)
TONY FACE ( The Italian Modfather)
Dr ROSE ( Drop Out Radio Show Controradio)

DOMENICA 13 aprile a "Le Mura" di Roma + Guignol

www.lilithandthesinnersaints.com

https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

venerdì, aprile 11, 2014

Quando c'era Berlinguer di Walter Veltroni



Un film/doc rigoroso, timido, sobrio, mai auto indulgente, mai retorico.
Proprio come Berlinguer.

Veltroni, dopo il fallimento politico, trova una nuova e ben indossata veste come regista.
La vita del leader del più grande partito comunista d’occidente viene ripercorsa attraverso filmati d’epoca, testimonianze e un racconto efficace, mai verboso o eccessivo ma preciso e ordinato.

Straziante la sequenza finale dell’ultimo comizio, poche ore prima della morte, con Berlinguer che sta male, rantola, non si regge in piedi ma prosegue fino alla fine, disarmante l’inizio con tanti giovani che non hanno la minima idea di chi fosse, grida vendetta l’inserimento di Jovanotti come commentatore e che prevedibilmente si lascia andare ad una serie di banalità (cazzate?) sconcertanti.
Giganteggia invece la figlia, la giornalista Bianca Berlinguer, ne esce a pezzi (non ci voleva molto) la figura di Craxi, esce il dimenticato (dai più) attentato subito in Bulgaria dal governo filo sovietico, poco incline ad accettare la nuova idea di comunismo del PCI di allora e che per un miracolo non gli costò la vita.

Commoventi le immagini del funerale a cui partecipò un milione di persone.
Ancora di più vedere tanti anziani alzarsi dalle poltrone del Jolly di San Nicolò, provincia di Piacenza (cinema d’essai che fa cultura e proiezioni di costante, altissimo livello), asciugandosi le lacrime.

giovedì, aprile 10, 2014

I campioni che non hanno mai giocato un Mondiale



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi con ALBERTO GALLETTI si scrive di quei campioni che non hanno mai avuto l'opportunità di partecipare ad un Mondiale.

Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

Nelle foto: George Best, Alfredo Di Stefano, Gunnar Nordhal, Valentino Mazzola e Jim Baxter.

GEORGE BEST
La sua Irlanda del Nord aveva capacità ben maggiori di quella attuale, dispersa da tempo tra le cenerentole d’Europa, ma non riuscì mao a centrare una qualificazione mondiale durante il suo periodo di attività.Con la Nazionale giocò 37 partite segnando solo 10 gol.

ALFREDO DI STEFANO
Uno dei più grandi giocatori della storia non riuscì mai a partecipare a causa di una lunga serie di contrattempi: nel 1950 la sua Argentina si rifiutò di partecipare a causa di alcune controversie con il paese ospitante Brasile, nel 1954, trasferito in Spagna non venne ritenuto ancora “spagnolo” per poter giocare con il nuovo passaporto, nel 1958 la Spagna non si qualificò e nel 1962 invece non potè giocare con gli iberici perchè infortunato.

GUNNAR NORDHAL
Oro Olimpico con la Svezia nel 1948, 43 gol in 33 partite in Nazionale (media di 1,30 a partita !!!), 210 in 257 presenze con il Milan, non riuscì a partecipare ai Mondiali a causa dell’ostracismo della federazione che non gli perdonò la decisione di essersi trasferito in Italia passando professionista !!
Il regolamento federale svedese prevedeva che potessero giocare in nazionale solo calciatori dilettanti e tesserati per squadre svedesi, non essendo la Svezia come l'Italia si attennero al regolamento.

DUNCAN EDWARDS
Una stella che poteva illuminare il calcio mondiale (l’allenatore del Manchester Utd Tommy Docherty disse che “potete prendere tutti i Best, Pelè e Maradona ma Duncan era il più grandi di tutti loro messi insieme) ma che morì nel tragico incidente aereo del 1958 che cancellò a Monaco lo Utd. A 21 anni aveva già giocato 18 volte in Nazionale e vinto due scudetti.

LASZLO KUBALA
Fu nazionale di Cecoslovacchia, Spagna e Ungheria (nato a Budapest, di origine slovacca, morto a Barcellona).
La fuga dall’Ungheria comunista gli costò una squalifica e l’impossibilità di giocare nella Pro Patria dove si era trasferito nel 1949.
Andò nel Barcellona, prese la cittadinanza spagnola e con le Furie Rosse giocò 19 partite.

RYAN GIGGS e IAN RUSH
L’uno, Giggs, un fenomeno dalla carriera incredibile, l'altro, Ian Rush, ha il record di 364 gol con il Liverpool.
Gallesi....

JIM BAXTER
Assoluto genio del centrocampo di Rangers e Scozia, senso tattico, visione di gioco, passaggi millimetrici galvanizzatore dei compagni di squadra, ma anche un inguaribile sciupafemmine e fortissimo bevitore, fu protagonista della vittoria a Wembley nel 1967 con i campioni del mondo in carica inglesi per 3-2, il suo stile di vita lo portò a lasciare il calcio a 31 anni nel 1970 già in declino da qualche stagione, ormai fuori dal giro della nazionale proprio nell'anno della prima qualificazione scozzese al mondiale dopo quella del '58.

GEORGE WEAH
Portento del gol, bandiera del Milan nei 90’s.
Liberiano...

ERIC CANTONA
La Francia fallì la qualificazione nel 1990 e nel 1994, in seguito fu affossato dalla presenza di Zidane.
Si consolò con sette scudetti con Marsiglia, Leeds e Manchester Utd.

BERND SCHUSTER
L’Angelo Biondo si ritirò a soli 24 anni dalla carriera internazionale dopo i ripetuti litigi con la nazionale tedesca (che aveva aiutato a vincere l’Europeo del 1980) tra cui il rifiuto di giocare con l’Albania per assistere alla nascita del figlio (cosa che creò grande scandalo).

LIAM BRADY
Il più grande giocatore irlandese del dopoguerra prima dell'epoca d'oro di Jack Charlton, 79 presenze con la Nazionale dal 1974 al 1989 e centinaia di partite con Arsenal, Juve, Samp, Inter, Ascoli, West Ham.L'Irlanda si qualificò per la prima volta ai mondiali nel 1990.

JARI LITMANEN
Grande campione, ma giocare con la nazionale finlandese, mai qualificata per un mondiale, non l’ha certo aiutato...

KEVIN KEEGAN
Due volte pallone d'oro (1978 e 1979), 29 volte capitano dell'Inghilterra giocò la miseria di 26 minuti ai mondiali dell'82 entrando al 64' della partita contro la Spagna per cercare di rompere lo 0-0, che durò fino alla fine ed eliminò l'Inghilterra che rimase imbattuta a favore della Germania Ovest (che andò in finale) con un gol segnato in più.

CARLOS BIANCHI
403 gol in 575 partite ma solo 14 presenze in nazionale dal 1971 al 1973.

E ancora:
Matt Le Tissier (Inghilterra), David Ginola (Francia), Ian Wright (Inghilterra).

ITALIA
Il Grande Torino venne cancellato dalla tragedia di Superga il 4 maggio del 1949, un anno prima del mondiale del 1950.
Pur se in declino (la nazionale con l’ossatura granata fu spazzata via dagli inglesi 4-0) avrebbe potuto testare la propria forza nel 1950 in Brasile, anche se il vero talento della squadra fu Valentino Mazzola.

PAOLO PULICI
Fu convocato ai Mondiali del 1974 e 1978 ma non giocò un solo minuto (a favore di Bettega)

mercoledì, aprile 09, 2014

I primi DJ



Difficile stabilire il momento della nascita del DJ come è abitualmente conosciuto ovvero qualcuno che alterna dischi per ascolto e/o ballo.
Una primissima forma di DJ non era “umano”.
Negli anni 30 e 40 in Usa in particolare ci si trovava a ballare al suono dei primi jukebox.

E’ da far risalire al 1943 invece la prima forma di ballo in clubs con un DJ, in questo caso il (tristemente) famoso Jimmy Savile (a lungo conduttore della TV inglese, in particolare Top of the Pops e recentemente scoperto responsabile dopo la sua scomparsa di una lunga serie di abusi, spesso su minorenni).
Nei piani superiori del Loyal Order of Ancient Shepherd's a Otley incominciò a passare dischi di jazz per far ballare le 200 persone che si presentarono già dalla prima sera.
In breve l’usanza prese piede e giunse in Francia dove il Whiskey a go go di Parigi dal 1947 incominciò ad avere serate da ballo con un DJ (e da qui il termine discoteca, mutuato dal francese discoteque).
Dai 50’s invece in USA i DJ radiofonici incominciarono a fare anche varie apparizioni live con un solo piatto e alternando i dischi con dei parlati di intrattenimento.

In alcuni casi ci pensava un batterista a mantenere piena e calda la pista con i ritmi dei brani appena trasmessi.
Nel 1955 il DJ radiofonico Bob Casey introdusse per primo i due piatti esportando velocemente la moda in Europa.
Le serate nelle discoteche si intensificarono fino alla fine dei 60’s quando invece il pubblico si rivolse sempre più ai live mandando in crisi anche il ruolo del DJ che riprese vita, attraverso i più svariati cambiamenti, dalla metà dei 70’s con la scena northrn soul in Inghilterra e quella disco in Usa.

martedì, aprile 08, 2014

Intervista a Steve White



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI e FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, DOME LA MUERTE è un grandissimo ONORE ospitare STEVE WHITE, batterista eccelso già con Style Council, Paul Weller, Oasis, Who, Jon Lord etc e ora con il TRIO VALORE.

Grazie a Nick RecordKicks per l'opportunità.

Le precedenti interviste sono qua:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

1
Il Trio Valore suona una musica che prende ispirazione dalle radici de jazz, dal modern jazz, dal soul.
Pensi che tra le nuove generazioni ci sia ancora interesse per questo tipi di musica "datata" ?

STEVE
Certo che ce n'é. Basta che tu guardi ad etichette come la Record Kicks per capire quanto sia popolare la musica influenzata dalle radici.
Ora molte generazioni amano la musica, ci sono molti giovani che amano la musica adatta alla loro età ma anche quella influenzata dal soul, jazz e roots music.

  2
Nel primo periodo del Mod revival, alla fine dei 70's, mi ricordo che le cover di band come Jam , Secret Affair, Chords e molti altri (e film come "Blues Brothers" o "Quadrophenia") mi aiutarono a scoprire un nuovo universo sconosciuto: soul, rhythm and blues, ska, original reggae etc.
Credi che il Trio Valore possa fare lo stesso con le giovani generazioni ?


STEVE
Mi piacerebbe fosse così. Noi siamo, e, non voglio sembrare presuntuoso, tutti ottimi musicisti. I giovani musicisti non hanno molti buoni modelli di riferimento che sanno suonare a buon livello e che possano rivolgersi direttamente a loro.

  3
So che avete pianificato un nuovo album del Trio Valore. Seguirà lo stesso filone del singolo o ci dobbiamo o attendere qualche sorpresa ?

STEVE
Penso che sarà una sorpresa, contrariamente alla credenza comune che per registrare i buoni musicisti abbiano bisogno di un grosso budget e tecnici del suono specializzati. D'altra parte non abbiamo un altro modo di farlo.

  4
In Italia vivere con la musica è veramente difficile. Cosa raccomanderesti ad un giovane musicista per iniziare la carriera ?

STEVE
Devi diversificare le varie attività. Amare la musica ma cercare anche altre strade per tirare su i soldi. Io curo i management di artisti, il design di strumenti, insegno e tengo conferenze, c'è un mondo difficile là fuori...

    5
Paul Weller ha dichiarato che "gli Style Council non sono mai stati capiti…sento che eravamo fuori tempo o forse troppo in anticipo sui tempi…ma sento che alla fine avremo il nostro momento e la gente apprezzerà la musica per quel oche è. Cinque, dieci anni, arriveranno e ci rendere conto che è valsa la pena di aspettare.
La pensi allo stesso modo ?


STEVE
Penso che sia assolutamente giusto, il gruppo è maggiormente apprezzato ora per i testi visionari e per gli esperimenti con la house music e la tecnologia.

6
Negli 80's la musica pop incominciò ad incorporare la batteria elettronica ovunque. Gli Style Council al contrario scelsero nei primi due/tre album la batteria acustica, una scelta abbastanza inusuale e per il periodo. Negli ultimi album anche loro finirono con la batteria elettronica. Fu un problema per te ?

STEVE
Non ho mai avuto problemi quando la musica era giusta per quello come è stata la maggior parte di quella degli Style Council, mi è solo dispiaciuto qualche volta non poter suonare in certi dischi.

7
Con gli Style Council sei stato coinvolto anche a livello compositivo e il tuo drumming era essenziale e molto importante nel sound della band, penso che tu abbia contribuito molto al modo musicale degli Style Council.  

STEVE
Ti ringrazio. Ho scritto una piccola parte di testi e credo di essere stato abbastanza influente con il mio swing e le caratteristiche latine ma noi lavoravamo davvero molto bene insieme.

    8
Hai suonato con così tanto gruppi ed artisti. Qualcuno in particolare da ricordare e menzionare ?

STEVE
Ovviamente Paul Weller ma più recentemente con il cantante di cui sono manager, Sam Gray, una voce così grande, anche se non è ancora arrivato il suo momento e devo menzionare il fantastico Jon Lord che ho amato davvero tanto.

9
Come valuti Paul Weller come musicista e artista ?

STEVE
Lui è là in alto con le cose migliori che la nostra nazione abbia mai prodotto.

10
Ci dici qualcosa della tua partecipazione al Live 8 a Wembley ? E delle'esperienza con gli Smokin Mojo Filters con Paul McCartney, Paul Weller e Noel Gallagher ?

  STEVE
Sono state esperienze molto fugaci, il Live 8 è state one run through in a room (una cosa velocissima) e l'abbiamo fatta, sytessa coda con il rifacimento d i"Come together" (brano registrato dai nomi in questione più Steve e Damon Michella). Paul e Linda McCartney furono incantevoli e facemmo anche una jam in studio intanto che lo stavano mimando.

11)
Qualche stupida domanda finale
Chi sceglieresti per la tua band immaginaria ?
Damon on bass, Jon Lord on Organ, Justin (non ha specificato il cognome, suppongo il jazzista Kauflin) on piano, Grant Green on guitar, Al Green on vocals backed by the Staple Singers 

  Puoi suggerirci qualche disco da scoprire ?
Suggerisico di scoprire i grandi del jazz, John Coltrane, Freddie Roach, Miles Davis and all the funk and soul greats 

    Qualche disco che ti porteresti sulla famosa isola deserta
    "The wailing" Buddy Rich , "4 and more live"di Miles Davis, "Whats going on" di Marvin Gaye, "Theres are riot going on" di Sly Stone 

    I tuoi batteristi preferiti
Buddy Rich, Art Blakey, Elvin Jones, Al Jaackson junior, Philly Joe Jones, Papa Joe Jones, Bill Stewart, John Riley, Vinnie Colaiuta 

      12
So che ti piace il calcio, sei tifoso del Charlton. Il tuo pronostico per il Mondiale?

STEVE
Non l'Inghilterra, sono una merda !! Mi piacerebbe vedere fare bene una squadra africana, il Brasile può contare sul pubblico amico, Italia, Spagna e Germania faranno bene ma ho buone speranze per il Belgio.  

lunedì, aprile 07, 2014

Il fallimento del punk



Tra la metà e la fine degli anni 70 punk rock, new wave e il ritorno generico del rock n roll spazzarono via un paio di generazioni di gruppi prog, jazz fusion, rock blues etc etc, irridendo tutto ciò che sapeva di tecnicismo e riportando la semplicità, il minimalismo al potere.
“Saper suonare” non era più importante, ad emergere erano attitudine, approccio, estetica, la qualità della registrazione o della copertina di un disco l’ultima cosa a cui badare.

La rivoluzione !

Lentamente (evoluzione? involuzione ?) si sono ristabiliti i canoni abituali ed è ora impensabile (con l’eccezione di qualche nicchia innamorata di lo-fi, hardcore etc) presentarsi su un palco senza saper suonare più che dignitosamente, registrare senza cura particolare e raffinata masterizzazione, snobbare la confezione del prodotto, non pensare ad una mirata azione di marketing.
Ovvero: il punk ha fallito ?

domenica, aprile 06, 2014

Black Market Face



Il Black Market Face è lieto di offrire a a prezzi politici (ovvero scontatissimi) una serie di cose interessanti che abitualmente fate fatica a trovare in giro (o non le trovate proprio)

In particolare

TONY FACE BIG ROLL BAND “Old soul rebel” CD
NOT MOVING “Sinnermen” ristampa su CD
NOT MOVING “Light/Dark” CD
LILITH & the SINNERSAINTS “The black lady and the sinnersaints” CD
LILITH & the SINNERSAINTS “I need somebody” 5 tracks MCD
LILITH & the SINNERSAINTS “Stereo Blues vol. 1: punk collection” CD metal box EP
LILITH & the SINNERSAINTS “A kind of blues” CD
LILITH “Lady sings love songs” LP
LILITH & the SINNERSAINTS T shirt (Small e Large)
AA.VV. “Who are them” Tributo agli Who (con Statuto, Not Moving, Lilith, NoStrange etc) LP Vinile
OVERCOAT “Season of the witch” 45 (garage americano anni 90)
KEK 66 “How many times” + 3 tracks 45 (garage olandese anni 90)
RAY DAYTONA & the GOO GOO BOMBOS “Real black king” 45 (garage surf)
LOS IMPOSIBLES “Judy” + 3 tracks 45 (garage mod beat spagnolo anni 90)
THE JAPS “Release a nation” 45 (garage punk belga anni 90)
LINK QUARTET “Alfa Romeo Giulietta” 45 (Hammond beat)
LINK QUARTET “Sgnapp” 45 (acid jazz)
POW “Maximum punk n beat” 45 (mod rock)
STONEAGE ROMEOS “Weird on top” 45 (garage beat Prisoners style, Belgio 90’s)
AA.VV. “60’s Archives” LP (60’s belgi)
AA.VV. “Double shot” LP (garage beat da Belgio e Grecia)
AA.VV. “Belgianmania goes to Italy” CD (garage beat da Italia e Belgio)
PIRATI “A testa in giù” CD (beat italiano)

“Uscito vivo dagli anni 80” Libro by Antonio Bacciocchi
“Mod generations” Libro by Antonio Bacciocchi
“Gil Scott Heron - The Bluesologist” Libro by Antonio Bacciocchi
Neville Staple -“Original Rude Boy” - Traduzione by Antonio Bacciocchi
“Rock n Goal” Libro di Antonio Bacciocchi/Alberto Galletti
“Statuto/30” Libro di Antonio Bacciocchi

Per info contattami su Facebook : https://www.facebook.com/tonyface.bacciocchi
o a info(at)lilithandthesinnersaints.com

sabato, aprile 05, 2014

Lilith and the Sinnersaints a La Spezia a La Skaletta



Stasera torniamo sul palco con LILITH AND THE SINNERSAINTS a LA SPEZIA alla "Skaletta Rock Club".

https://www.facebook.com/events/617590034984977/

https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

www.lilithandthesinnersaints.com

Poi:
Sabato 12 aprile : Firenze “Tender”
Domenica 13 aprile : Roma “Le Mura”
Sabato 10 maggio : Vignola (MO) “Circolo Ribalta”
Sabato 24 maggio : Varese “Sur le Sofa”

TRIO VALORE - #Liars and cheaters



A sei anni dall’album d’esordio torna il TRIO VALORE ovvero Steve White (da Style Council al Weller solista, Ian Dury, Who, Oasis, in coppia con Talbot e mille altre avventure tra cui gli Smokin Mojo Filters con Weller, Macca e Noel Gallagher), Damon Minchella (Ocean Colour Scene, il Weller solista e pure lui con Who, Mojo Filters, Richard Ashcroft e tanto altro) e il tastierista Justin Shearn.

Quattro i brani di questo STREPITOSO ep (corredato da una stupenda copertina di Fabio Conti) che si apre con una versione in pieno mood Booker T and the Mg’s di “Crazy” che Gianfranco Reverberi compose con il titolo di “Nel cimitero di Tucson” per il film di Ferdinando Baldi del 1968 “Preparati la bara!” con Terence Hill e che fu ripreso dagli Gnarls Barkley portandolo al successo mondiale.

“Liars and cheaters” è un bellissimo Hammond funk in mid tempo che a Booker T incrocia i Meters e si avvale di un ottimo arrangiamento di fiati (Jacko Peake dei Push, Jan Van Duikeren, trombettista olandese già alla corte di Diana Ross, Temptations, Paul Young, Louk Boudesteijn e Benjamin Herman dei New Cool Collective, tutti e quattro passati dalle parti di Paul Weller) che nella versione più estesa si alternano ai break di batteria sempre geniali ed essenziali di Steve.

“Spanish blues” riprende, rallentandolo, in una versione ancora più arabeggiante il brano che la Graham Bond Organisation propose nell’esordio del 1965 “The sound of ’65” e che esplode in un elegantissimo swing con mirabile assolo di tromba di Jan e uno gustosissimo di Hammond.

Ma il brano più sorprendente è il conclusivo “Back to the reel” un raffinatissimo funk jazz che non disdegna un abbraccio, con i dovuti distinguo, al Miles Davis del periodo “Tutu” (brani come “Tomaas”) o “Amandla” (“Big time” o “Catembe”).

Unico neo di “Liars and cheaters” è che dura troppo poco.
WE WANT MORE !!

Esce il 28 aprile per RecordKicks.
Preordini e streaming qui:
http://recordkicks.bandcamp.com/album/liarsandcheaters

venerdì, aprile 04, 2014

Mauro Pagani



Le nuove generazioni sono abituate a vedere il Mauro Pagani direttore artistico del Festival di SanRemo, quelli un po’ più ageè lo identificano anche in coppia con De Andrè per il mitico “Creuza de mà”.
Più difficile ricordarlo con la PFM con cui ha realizzato i migliori album della band dal 1972 al 1975.

Ancora meno nello splendido, dimenticato omonimo esordio solista del 1978 in cui, nell’arco di otto brani, viaggia tra jazz, fusion, sperimentazione e sonorità mediterranee accompagnato dal meglio della musica italiana: in “Europa minor” e “L’albero di canto 1” ci sono gli Area al completo, mentre nell’affascinante “Albero di canto 2” divide il suo violino con una strabiliante prestazione del solo Demetrio Stratos.
Ne “La città aromatica” ritrova tutti gli amici della PFM, mentre è Teresa De Sio a timbrare a fuoco “Argiento”. Ma ci sono anche Walter Calloni e il chitarrista folk Luca Balco, Roberto Colombo, Mario Arcari (di lì a poco alla corte di Ivano Fossati).
Il disco è di una bellezza incredibile, in largo anticipo sulla cosiddetta world music mischia attraverso l’utilizzo di strumenti etnici (mandolino e bouzuki su tutti) , musica cameristica, popolare, mediterranea, asiatica, sarda, mediorientale.

Erano tempi in cui la MUSICA ITALIANA sperimentava, guardava avanti, soprattutto facendo riferimento alla propria cultura, storia, tradizione, creava, era esempio e faro per l’estero, anticipando tendenze e nuove correnti.
Erano tempi in cui c'erano musicisti prodigiosi, di una preparazione tecnica e culturale strabilianti.
Onore a Mauro Pagani, musicista ed eccelso creativo.

giovedì, aprile 03, 2014

Cannonieri mondiali



Prosegue la rubrica ASPETTANDO IL MONDIALE che ogni settimana proporrà un racconto o una storia relativa all'appuntamento quadriennale che si svolgerà quest'anno in Brasile.
Oggi ALBERTO GALLETTI ci porta a spasso tra i cannonieri mondiali.

Qui le altre puntate:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Aspettando%20il%20Mondiale

Nelle foto: Fontaine, Muller e Eusebio. Sandor Kocsis, Guillermo Stabile.

Una breve panoramica sui vincitori della classifica marcatori ai campionati del mondo.

ALBO D’ORO

1930 Guillermo STABILE (Argentina e Huracàn) 8 reti
1934 Oldrich NEJEDLY (Cecoslovacchia e Sparta Praha) 5 reti
1938 LEONIDAS Da Silva (Brasile e Flamengo) 7 reti
1950 ADEMIR Marques de Menzes (Brasile e Vasco da Gama) 9 reti
1954 Sandor KOCSIS (Ungheria e Honved) 11 reti
1598 Just FONTAINE (Francia e Stade Reims) 13 reti
1962 Florian ALBERT (Ungheria e Ferencvàros)
VAVA’ (Brasile e Palmeiras)
GARRINCHA (Brasile e Botafogo)
Leonel SANCHEZ (Cile e Universitad de Chile)
Valentin IVANOV (URSS e Torpedo Moskva)
Drazan JERKOVIC (Jugoslavia e Dinamo Zagreb) , tutti con 4 reti
1966 EUSEBIO Da Silva (Portogallo e Benfica) , 11 reti
1970 Gerd MULLER (Germania Ovest e Bayern Munchen) 9 reti
1974 Gregorz LATO (Polonia e Stal Mielec) 7 reti
1978 Mario KEMPES (Argentina e Valencia) 6 reti
1982 Paolo ROSSI (Italia e Juventus) 6 reti
1986 Gary LINEKER (Inghilterra e Everton) 6 gol
1990 Salvatore SCHILLACI (Italia e Juventus) 6 gol
1994 Hristo STOICHKOV (Bulgaria e Barcelona) 6 gol
Oleg SALENKO (URSS e Logrones)
1998 Davor SUKER (Croazia e Real Madrid) 6 gol
2002 RONALDO Nazàrio Da Lima (Brasile e Internazionale) 8 gol
2006 Miroslav KLOSE (Germania e Werder Bremen) 5 gol
2010 Tomas MULLER (Germania e Bayern Munchen)
Diego FORLAN (Uruguay e Villareal CF)
David VILLA (Spagna e Valencia CF)
Wesley Sneijder (Olanda e Ajax), tutti con 5 reti

Tralasciando i casi di titoli a più vincitori (1962, 1994 e 2010), solo in tre casi (Kempes ’78, P.Rossi ’82 e Ronaldo ’02) il capocannoniere è stato un giocatore della squadra che ha vinto il mondiale, altre tre volte nel ’30, ’34 e 54 ha perso la finale.

Il record di gol in una fase finale del mondiale appartiene al francese Just Fontaine con 13 centri nell’edizione svedese del 1958 in cui la Francia a sorpresa finisce terza, ma ha una squadra di grandi giocatori come Kopa e Piantoni; aveva appena vinto anche il campionato francese, la classifica dei marcatori in Francia con 34 centri (in 34 partite!) e la Coppa di Francia (fece gol in finale nel 3-1 rifilato al Nimes Olympique).
Per Gerd Muller (1970), Paolo Rossi (1982), Hristo Stoickov (1994) e Ronaldo (2002), le prestazioni mondiali fruttarono anche il Pallone d’oro , ci andarono vicino Eusebio nel 66, Lineker nell’86 e Schillaci nel 90 finendo secondi.

Uno solo di questi giocatori ha superato le 100 presenze in nazionale, 100 per l’appunto (e 45 gol) è il polacco Gregorz Lato, quello che ha segnato di più tra gli interessati è Sandor Kocsis 75 gol (in 68 partite!), a proposito di questo alcuni di questi gentiluomini hanno fatto registrare, durante la loro carriera internazionale, numeri davvero eccezionali, oltre a Kocsis ci fu Just Fontaine autore di 30 gol in 21 partite, Gerd Muller con 68 centri in 62 incontri Leonidas con 21 in 19. Ragguardevoli anche i numeri di Ademir 37 gol in 32 partite, Suker 45 in 69, Ronaldo 62 in 98 , Eusebio 41 in 61 e Lineker 48 in 80, tutti con media gol superiore a 0,6/partita.

Discorso a parte per Guillermo Stabile che collezionò sorprendentemente solo 4 presenze in nazionale, le partite del mondiale del 30 nelle quali segnò 8 gol.
Centravanti dotato di grande scatto, velocità di esecuzione fulminea e tiro al fulmicotone, si esibiva settimanalmente con la maglia del glorioso Huracàn di Buenos Aires dove tra il 1924 e il 1930 collezionò 119 presenze e 102 gol, che fruttarono al ‘Globito’ i titoli nazionali del 1925 e del 1928.
Fu acquistato dal Genoa all’indomani del mondiale, celebre fu la sua tripletta a Bologna due giorni dopo esser sbarcato dal piroscafo sul quale era arrivato da Buenos Aires, purtroppo la sua carriera in Italia fu costellata da infortuni, si ruppe la gamba due volte, giocò poco e segnò ancora meno, si trasferì in Francia e fu anche allenatore dell’Argentina dal 1939 al 1960 (credo sia un record di durata).

In questa speciale classifica sono rappresentati molti grandi club del calcio mondiale ma anche alcuni piccoli club quali lo Stal Mielec che fu vincitore del campionato polacco del 1973 con Lato capocannoniere e poi nel 1976 e il piccolo CD Logrones che collezionò appena 9 partecipazioni alla Serie A spagnola o il Villareal che fu promosso nella serie A spagnola per la prima volta solo al termine della stagione 1997/98 e subito retrocesso.

mercoledì, aprile 02, 2014

Chosen Few



Quando si parla di bikers la prima immagine è quella degli Hell’s Angels o comunque di gruppi di temibili motociclisti caratterizzati essenzialmente dal colore della pelle BIANCA.
Soprattutto se andiamo indietro negli anni.
Eppure nel 1959, nell’America ancora apertamente razzista e segregazionista, pur se nella più tollerante e aperta Los Angeles, si formò il primo gruppo di bikers solo neri, i CHOSEN FEW.

Ma contrariamente ai colleghi furono sempre aperti alle altre etnìe tanto che già nel 1960 entrarono a farne parte White Boy Art e White Boy Tom, due bianchi, facendo diventare i Chosen Few il primo esempio di gang biker multirazziale che si aprì poco dopo a rappresentanti messicani, ad un iraniano, a ragazzi metà messicani e metà nativi americani, indiani.
Rendendo il loro motto In Black and white we really had might (Abbiamo trovato la potenza nel bianco e nel nero) la realtà.

L’esempio dei CHOSEN FEW fu presto seguito dai East Bay Dragons (fondati da Tobie Gene, sempre nel 1959 ma già attivo dal 1957 e “rivale”, per quanto unito a lui da un reciproco rispetto di Sonny Barger che nel 1957 aveva fondato ad Oakland la sede locale degli Hell’s Angels) Fresco Rattlers, Outlaw Vagabonds, Defiant Ones , Choppers, Soul Brothers.
Negli ultimi anni sono assurti spesso alla prime pagine della cronaca nera per attività connesse alla criminalità e hanno subìto parecchi arresti.

martedì, aprile 01, 2014

Intervista a Dome La Muerte



Dopo FEDERICO FIUMANI dei DIAFRAMMA, al giornalista FEDERICO GUGLIELMI, ad OSKAR GIAMMARINARO, cantante e anima degli STATUTO, al presidente dell'Associazione Audiocoop GIORDANO SANGIORGI, a JOE STRUMMER, a MARINO SEVERINI dei GANG, a UMBERTO PALAZZO dei SANTO NIENTE, LUCA RE dei SICK ROSE, LUCA GIOVANARDI e NICOLA CALEFFI dei JULIE'S HAIRCUT, GIANCARLO ONORATO, LILITH di LILITH AND THE SINNERSAINTS, a Lorenzo Moretti, chitarrista e compositore dei GIUDA, il giornalista MASSIMO COTTO, a FAY HALLAM, SALVATORE URSUS D'URSO dei NO STRANGE, CESARE BASILE, MORENO SPIROGI degli AVVOLTOI e FERRUCCIO QUERCETTI dei CUT, RAPHAEL GUALAZZI, NADA, PAOLO APOLLO NEGRI, oggi è la volta di una persone un po' particolare per il sottoscritto, quel DOME LA MUERTE che è stato a lungo compagno di strada, fratello di sangue e sudore e tanto altro.
Ora con i DIGGERS, fu nei NOT MOVING, CCM e varie altre incarnazioni sonore.

Nelle foto con i Diggers, Not Moving nel 1983, nel 2005 e con i CCM nei primi 80's.

Le precedenti interviste sono qua:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Le%20interviste

1
Da veterano della scena italiana perché pensi che il nostro paese non sia mai riuscito a esprimere nomi di spicco in campo internazionale (con qualche rara eccezione). Penso alla scena scandinava (dai Turbonegro agli Hellacopters) o al kraut rock tedesco per fare due esempi.

DOME
Abbiamo avuto dei periodi in cui questo poteva succedere, a iniziare dalla scena prog fino all’hardcore, tuttora considerate delle scuole anche oltre oceano.
Secondo me è mancata un’azione forte da parte delle etichette e agenzie italiane, ci siamo ritrovati a fare quasi tutto da soli per quanto riguarda l’estero, dalle spedizioni dei dischi ai contatti per il live.
Un’etichetta indipendente importante anche all’estero come la Alternative Tentacles, la Sub Pop o la Man’s Ruin in USA e la Rough Trade, la Glitterhouse o la New Rose in Europa, in Italia non la abbiamo mai avuta. Ora più che mai il mercato musicale italiano è ripiegato su se stesso, tende sempre più a creare degli idoli locali e sempre meno da esportare.
Ormai è tutto in mano a quelle piovre che sono i talent ed è tornato in auge anche il festival di Sanremo.
S’investe ancora nella tradizione italiana e per i gruppi r’n’r diventa una meta emigrare, le etichette con le quali sto collaborando negli ultimi anni (Godown Rec., Area Pirata, Surfin Ki), puntano molto sull’estero, ma sono gocce nel mare, degli eroi.

2
Hai passato la tua vita con una chitarra a tracolla dai CCM, ai Not Moving, Hush, fino ai Diggers e a mille altre avventure sonore tutte a base di rock n roll. Quanto ti è costata questa coerenza ? Rimpiangi qualcosa?

DOME
Mi è costata e mi costa tuttora molto, ma non l’ho scelto, mi ci sono ritrovato e quando me ne sono accorto ormai era troppo tardi.
Mi ritengo fortunato per aver avuto la possibilità di vivere periodi felici, magici e creativi e di aver conosciuto molti dei miei idoli della musica e della poesia.
Nel bene e nel male ho sempre vissuto tutto fino in fondo, cosa devo avere da rimpiangere.
E poi quando monto sul palco con i Diggers, mi sento come Vale quando sgasa sulla linea di partenza. Non c è niente che possa sostituire quella sensazione e quel preciso istante.

3
Vivere di musica in Italia è praticamente impossibile se non scendi a pesanti compromessi. Nonostante ci sia comunque interesse e un potenziale pubblico. Cosa manca, soprattutto cosa è mancato in questi anni?

DOME
Secondo me il problema è generazionale, la ricerca del protagonismo da “grande fratello”, oggi è più importante essere riconosciuti per strada, la musica viene dopo, mentre molti della nostra generazione fuggivano la notorietà, avevamo tanta ribellione da urlare e tanta voglia di percorrere nuove strade.
I Sogni venivano prima di tutto. Ora nessuno vuole più rischiare, a cominciare dai musicisti, oggi più che mai devi essere catalogabile, persino chi suona canzoni sue deve sembrare una cover band se vuole avere successo.
Ecco perché poi buona parte di quelli che ci credono davvero nel migliore dei casi ci sopravvivono...

4
Qualche anno fa hai inciso “Poems for renegades” un album solista prevalentemente acustico. E’ un’esperienza destinata a rimanere unica?

DOME
Penso di sì, mi hanno infamato la maggior parte dei fans, e anche alcuni giornali.
Non ho trovato un’agenzia, ho dovuto fare tutto da solo per portarlo un po’ in giro dal vivo e con grande fatica.
La Japan Apart che coraggiosamente l’ha prodotto, mi ha lasciato sperimentare per un anno prima di consegnare il lavoro finito, io ci ho creduto molto e pensavo di esplorare sonorità diverse che ho sempre amato come il folk psichedelico, la canzone di protesta, le colonne sonore spaghetti western e poi la poesia beat e dei popoli nativi.
Ha provocato reazioni estreme, dal disprezzo all’adorazione, ma più che altro, come si dice in Toscana, m’hanno preso a sputi nel muso. Incredibile che un giornale come RS mi abbia dato 4 stelle e mezzo.

5
Sia con CCM sia con Not Moving c’è sempre stato un impegno “politico” abbastanza accentuato (vedi l’impegno per i Nativi americani).
Noto che negli ultimi anni sono sempre meno i gruppi italiani che si occupano di tematiche politiche eppure tra crisi sociale e morale, immigrazione ed emigrazione, decadenza del mondo occidentale, guerre di ogni tipo, di argomenti ce ne sarebbero.
Ma chi se ne occupa rimangono (quasi) sempre solo esponenti delle vecchie generazioni.


DOME
E’ vero.
I pochi dell’attuale scena cosiddetta indie che lo fanno sembrano più posa che impegno reale, ormai anche il gruppo più alternativo per suonare in giro e avere un po’ di notorietà, fa operazioni di marketing soprattutto tramite la rete e così è sempre più difficile capire quanto una band sia sincera.
Comunque per me la musica è come un quadro non deve per forza mandare un messaggio, l’arte deve bastare a se stessa, la bellezza è già di per se un messaggio.
Se poi usi la musica e la tua notorietà anche per questo tanto meglio ma non è obbligatorio.
Una cosa è certa la musica unita alla poesia e all’“impegno politico” diventa un veicolo di denuncia e cambiamento veramente potente, (vedi gli anni 60).

6
Il nuovo album con i Diggers è il consueto concentrato di puro e semplice rock n roll, un linguaggio che non passerà mai di attualità, credo io. Ne sei sempre convinto dopo tutti questi anni ?

DOME
R’n’r is dead, r’n’r will never die lo sento dire da quando ho cominciato a suonare.
Il r’n’r è pura poesia, è il miglior linguaggio con cui puoi raccontare la strada e la vita quotidiana, ma anche i grandi ideali, a volte lo fai con disperazione, più spesso con ironia.
Supersadobabi interamente prodotto da Go Down Rec. affronta temi politici e tratti dalla cronaca oltre alle storie personali.
Paradossalmente puoi creare un sound originale più facilmente col r’n’r, nell’ indie hanno dei cliché nella musica e nei testi che alla fine (con le dovute eccezioni) cominciano a somigliarsi tutti.
Mentre col r’n’r hai così tante radici dalle quali attingere, dalla psichedelica, dal punk, il blues, il garage,solo per citarne alcune, come in cucina cambiando solo le dosi degli ingredienti, hai la possibilità di creare continuamente nuove ricette.

7
Dovessi mettere in piedi la tua band ideale per un tour mondiale chi sceglieresti? Valgono anche quelli passati a miglior vita…

DOME
io chitarra
Poison Ivy chitarra
Iggy voce
Brian Auger tastiere
Bill Wyman basso
Ringo Starr batteria

8
Mi fai un breve elenco dei dischi in cui hai suonato che faresti ascoltare a chi vuole conoscere Dome La Muerte ?

DOME
Ti direi che dovresti ascoltarli tutti perché ognuno è un passo importante o ci sono affezionato per motivi diversi ma se devo andare sul didattico, sceglierei più che altro 7” e mini lp: Ccm “Furious Party “, Not Moving “Black’n’wild”, Not Moving, Lance Henson And Friends, Poems For Renegades, Diggers: Sorry, I’m A Digger E Supersadobabi.

9
E infine un elenco di quelli da isola deserta.

DOME
Questi sono solo i primi quattro di una lunga lista perché su un’isola deserta avrei bisogno di almeno una borsa di dischi J. Hendrix “Are You Experienced?” Rolling Stones “Sticky Fingers” The Who “Who’s Next” The Beatles “St.Pepper”.

lunedì, marzo 31, 2014

Il meglio del mese. Marzo 2014



Tra i nomi che potrebbero già finire nella top 10 di fine anno: Sharon Jones and the Dap Kings, St. Paul & the Broken Bones, Hypnotic Eye, Quilt, Nick Pride and the Pimptones, Temples, Real Estate.
Tra gli italiani Eugenio Finardi, Bologna Violenta, Link Quartet, Nada, No Strange, Monkey Weather, Elli De Mon, The Bastard Sons of Dioniso Plastic man


ASCOLTATO

JANE J’s CLAN - Enough is enough / If I could only be sure
Geno De Angelis il basso più SOUL della penisola con la sua nuova creatura, guidata dalla voce black di Jane J con uno splendido singolo che riluce di black music in ogni anfratto e si colloca felicemente a fianco della nuova stirpe di soulers da Sharon Jones a Nicole Willis con anche una splendida cover del classico di Nolan Porter.
In attesa dell’album su Ammonia Records.

ROGER DALTREY+WILKO JOHNSON - Going back home
Inutile dire che l’accostamento dei due nomi è quantomeno promettente, tanto più se affiancati dall’ex bassista dei Blockheads Norman Watt Roy e dal batterista Dylan Howe (figlio di Steve Howe degli Yes, anche lui con Blockheads e già con Wilko) e da Mick Talbot (Style Council, Dexy’s etc) alle tastiere.
Il tutto riprendendo una serie di brani del repertorio di Johnson riproposti in un torrido album di ruvidissimo e minimale rock blues/pub rock/rhythm and blues dove la ruvida voce di Roger si trova benissimo con la sferragliante chitarra di Wilko.
Roba semplicissima, basica, elementare, poco altro. A me basta.

REAL ESTATE - Atlas
Bellissimo il terzo album del trio americano.
Sound sognante, jingle jangle byrdsiano, esplicite secchiate di Paisley Underground (i Rain Parade e gli Opal di David Roback in particolare), gli arpeggi cari a Johnny Marr. Canzoni delicate, solari, talvolta piacevolmente narcolettiche. Una pennellata di buon gusto estetico.

BASTARD SONS OF DIONISO - s/t
Si proprio loro, i ragazzi(ni) di X-Factor.
I brani sono 10, tutti suonati in modo impressionante, con grande inventiva, gusto, pulizia, suoni eccellenti, melodie e arrangiamenti vocali che è raro ascoltare in Italia. Un album tutto da scoprire, un gruppo da apprezzare.

THE MONKEY WEATHER - The hodja’s hook
Al secondo album il trio della Val d’Ossola si conferma tra i migliori produttori di deliziose canzoni power pop con una buona dose di punk rock, melodie contagiose, perizia tecnica, registrazione efficace con tanto di riuscitissima cover di “Firestarter “ dei Prodigy. Grande tiro, suoni duri ma puliti, vena pop alla Presidents of Usa, album superbo.

NADA - Occupo poco spazio
E’ da anni che Nada si è addentrata nei meandri della ricerca sonora, abbracciando sonorità spesso aspre che poco concedono al facile ascolto, affiancata di volta in volta da alcuni dei nomi più creativi della scena “alt” italiana.
“Occupo poco spazio” prosegue in questa direzione con brani duri, con chitarre acide in evidenza, puntellate da sapienti arrangiamenti d’archi su cui si adagiano testi altrettanto ruvidi e l’inconfondibile voce di Nada a tessere le fila dell’album.
Un album, ancora una volta coraggioso, diretto, privo di compromessi, personale e dallo stile immediatamente riconoscibile.
Una particolarità comune a pochi.

LINK QUARTET + MISS MODUS - Hotel constellation
Poderosa dimostrazione di forza compositiva che fa compiere al Link Quartet un prodigioso passo avanti rispetto al “solito” soul funk strumentale
Synth 70‘s funk, soul, space funk, lounge beat, hammond beat hendrixiano di “Stop calling” e“Barbarella”, un album in grado di far compiere al Link Quartet il salto decisivo al di fuori del consueto ambito 60's oriented verso orizzonti ben più ampi.

NO STRANGE - Armonia vivente tra analogie e contrasti
I NO STRANGE, dopo trent’anni di attività, in "Armonia vivente tra analogie e contrasti" abbracciano nel modo migliore, soprattutto unico, tutto l’immenso bagaglio della tradizione musicale italiana e mediterranea, assorbendo la lezione cosmica che arriva dagli anni 70 tedeschi e dai tardo 60’s americani e inglesi ma inserendo anche lontani echi medievali, barocchi, orientali, canti gregoriani, tradizione popolare Il suono dei NO STRANGE è unico e il formato doppio del nuovo album non è solo un coraggioso schiaffo ad una assurda modernità che brucia e consuma tutto in un attimo ma un’esigenza di espressione creativa per contenere tutto lo scibile sonoro del gruppo torinese. Venti i brani che alternano momenti onirici, lunghi brani di una dozzina di minuti, raga rock, ballate psichedeliche di chiaro stampo tardo 60‘s, echi dei Pink Floyd.
Ad “Armonia vivente” è allegato un secondo CD con quattro brani tratti da un demo del 1983 e due live recenti.
Un album complesso, particolarmente difficile e ostico per un ascolto convenzionale, cosa che i No Strange non sono e non sono mai stati. Un album unico e inimitabile.

VALLANZASKA - Thegenerazione
Tornano i paladini dello ska milanese anche se è da tempo che i loro sound spazia in genere affini e non solo mischiando, sovrapponendo, contaminando a più non posso. Come in queste nuove 13 canzoni in cui ska, rocksteady e reggae la fanno sempre da padroni ma in cui non si disdegnano sferzate rock a base di imperiose schitarrate.
Su tutto i consueti testi, come sempre divertenti, agrodolci, sferzanti oltre al commovente omaggio alla tragedia dell’Olocausto in “Lettera”.

RIFLES - None the wiser
Ottimo album, forse scontato ma efficace viaggio nel più classico brit pop con echi Jam, riferimenti a Franz Ferdinand e Arctic Monkeys, molti brani che potrebbero essere tranquillamente patrimonio del mod revival 1979, citazioni 60's e un ritmo sempre fresco, energico e sostenuto.

THE JPEGS - Mister Sunshine
Ep con 5 brani dall’alto contenuto psichedelico/freakbeat (che a tratti ricordano il recente album dei Temples) che scava tra i soliti Beatles/Stones/Tomorrow/Pink Floyd fine 60’s ma che non disdegna Kinks, Monkees e perfino il Dylan mid 60’s. Da Londra si preannuncia una nuova summer of love ?
www.thejpegs per l’ascolto dell’EP.

EUROCINEMA - Funkstamatic
Olandesi, mischiano con grande tecnica, gusto e capacità funk, soul, jazz soul, blues, impostando il tutto in chiave cinematografica. In particolare il brano "Going up" (http://www.youtube.com/watch?v=THUISUtPXrc ) è uno STUPENDO brano SOUL con la bellissima vive di Sanne Monster. Da scoprire

NEW MASTERSOUNDS - Therapy
Un buon album, tra funk, soul, jazz e disco forse troppo eterogeneo nello spaziare in ambiti piuttosto differenti. Comunque un ascolto corroborante e consigliato.

THE MEN - Tomorrow’s hits
Mille influenze che spaziano dagli ultimi Meat Puppets ai Creedence Clearwater Revival, il Neil Young elettrico, gli Stones 71/74, Dream Syndicate, il primo Bruce Springsteen e tanto altro.

KAROVAS MILKSHAKE - "Freak Out"/"Factory"
Arrivano dalla Russia e sono innamorati della psichedelia freakbeat tardo 60's (un mix di Beatles Pepperiani, Pink Floyd made in Barrett, Tomorrow, Stones di "Their..", Small Faces di “Ogden..”e florilegi vari.
http://karovas.bandcamp.com

AFTERHOURS - “Hai paura del buio? Reloaded”
Gli Afterhours ripubblicano il loro capolavoro “Hai paura del buio?” rivisitandolo completamente con l’aiuto di un lungo parterre di amici (e che amici !! Mark Lanegan, Damo Suzuki, Finardi, Bennato, Afghan Wigs, Pelù, Sangiorgi dei Negramaro, Samuel dei Subsonica, Cristina Donà, Nic Cester ex Jet, tra i tanti).
Lavoro molto interessante, ben fatto, con i prevedibili e logici alti e bassi (spesso dipendenti da gusti, simpatie e antipatie). A partire dal fatto che credo siano pochi i nomi in Italia (e non solo) che si possano permettere di coagulare intorno a sè tanti personaggi di valore artistico inconfutabile, rivedendo un proprio album.
Operazione pericolosa che può essere, giustificatamente, tacciata di autocelebrazione e vanità, ma che personalmente trovo invece coraggiosa, quasi sfrontata e dalla quale Manuel e soci escono clamorosamente vincitori riuscendo ad equilibrare l’impronta compositiva personale con i caratteri dei vari ospiti e confezionando un album del tutto nuovo, stimolante, interessante, confermandosi tra i nomi leader della musica italiana, piacciano o meno.

THE SOUL SAILOR & THE FUCKERS - "Multicolour brain!"
Si viaggia in territori multicolore tra i primi Primal Scream, un po' del Weller solista mid 90's, gli ultimi Supergrass, i tutto con una abbondante spolverata beatlesiana tardo 60's.
Notevole e 100% made in Italy.

DRIFTING MINES - Comeback
Il secondo album del trio romano, attivo da una decina di anni, continua a scavare nella tradizione punk roots americana più oscura tra Cramps, Gun Club, Screamin Jay Hawkins, voodoo rock di sapore New Orleans, misconosciute atmosfere frat rock n roll, garage, Fuzztones.
Il tutto in maniera diretta, dura, scarna, minimale come il dio degli inferi comanda.

GIULIANO PALMA - Old Boy
Abbandonati i ritmi in levare (qui appaiono vagamente solo in un brano) ora si va di soul e rhythm and blues, Motown e Burt Bacharach, twist, pop dalle tinte black.
Si astengano i puristi. Per gli altri ascolto gradevole.

DIEGO DEADMAN POTRON - Electro voodoo
One man band alle prese con il blues più sporco e furioso, quello che da John Lee Hooker arriva fino a Junior Kimbrough e RL Burnside con vaghi accenni a White Stripes, il Nick cave dei Grindermen e Black Keys per chi non fosse avvezzo ai nomi appena citati.

ELLI DE MON -s/t
Viene da Vicenza e ha inciso un ottimo album a base di BLUES minimale, voce/chitarra/cassa della batteria, con piglio punk, un pizzico di anima rock n roll, tanta slide, dobro, e un raga blues con tanto di sitar.

PHARELL WILLIAMS - Girl
“Happy” E’ LA CANZONE del 2014. Brano travolgente, coinvolgente, super.
L’attesissimo album conferma le capacità di confezionatore di buona musica di Williams con abbondanti dosi di Michael Jackson, Prince, Chic, funk, disco.
Tutto ben fatto ovviamente (ci mancherebbe) ma dal sapore plastico un po troppo accentuato. In ogni caso alta classe e livelli super.

ASCOLTATO ANCHE SUZANNE VEGA ( Nuovo album molto affascinante, bene arrangiato, armonicamente molto strutturato, di gradevolissimo ascolto), WOLFMOTHER (siamo sempre dalle parte dei Led Zep, hard rock e affini ma il risultato non è più esaltante come agli esordi . Si ascolta qua: http://wolfmother.bandcamp.com/album/new-crown )JOAN AS POLICE WOMAN (Un album soul spesso vicino alle atmosfere che furono di Amy Winehouse. Interessante e piacevole), COBALTO( attivi conservano il gusto per sonorità new wave elettroniche, ben evidenti nel nuovo singolo che occhieggia a Depeche Mode e Cabaret Voltaire ma con un approccio “apocalittico“ che riporta ai Nine Inch Nails) TACOCAT (bubblegum pop, garage, beat, surf, Ramones e Gogo’s per la band di Seattle. Divertente e frizzante), BOBBY MESSANO (rock blues abbastanza scontato ma ben suonato), THE WAR ON DRUGS (molto rinomati e spinti in ambito alt rock a me dicono poco e annoiano). LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA (mi spiace ma non ce la faccio ad apprezzarli. Sono sicuro che sia(no) interessante ma sono vecchio e non lo/li capisco e non mi piace) IL RE TARANTOLA (sarcastico pop in chiave lo-fi, prevalentemente acustico), I MATTI DELLE GIUNCAIE (patchanka tra folk, musica popolare, un pizzico di attitudine punk, ritmiche caraibiche e tanto altro tra Manu Chao, Negresses Vertes, Gogol Bordello), LEGITTIMO BRIGANTAGGIO folk rock con sferzate ai limiti del punk, occhiate ai Tre Allegri Ragazzi, pop), VANDEMARS (dalla Toscana un album gravido di influenze dark, ritmiche possenti, vocalità molto lirica qualche pennellata elettronica e suggestioni di estrema intensità), MENTIVO (da Perugia un esordio aspro e ruvido, elettrico e nervoso in cui confluiscono oltre ad una buona dose di personalità riferimenti ad Afterhours, Verdena e a vaghi riferimenti grunge e new wave), ROBERT CRAY BAND (sempre più simili a Eric Clapton ma l’album è di un piacevole blues soul raffinato e convincente). THIEVERY CORPORATION (lounge in chiave brasiliana, alla Astrud Gilberto, ma anche italiana e francese dalle parti Gainsbourg . Piacevolissimo sottofondo), NATURE CHILD (da Nashville un buon album di 70’s rock con tinte soul e Stones), GONZALO (da Pordenone un mix semiacustico di Rem, National e Everything but the girl. Non male)

LETTO

Milton Fernandez - Sua maestà il calcio
Un libro bellissimo.
Si parla di calcio visto dal Sud America, brevi storie, aneddoti incredibili sparsi nelle serie minori di Uruguay o Brasile o Argentina, disseppelite dall’oblìo e che restituiscono, ognuna, la vera anima che possiede il CALCIO.
Si parla di El Loco Martinez, del Gordo Urrutìa ma anche di Yashin o di Bielsa che affronta i tifosi inferociti davanti a casa con una bomba a mano, di Moacir Barbosa l’incolpevole portiere brasiliano che prese due gol nella finale del 1950 con l’Uruguay e che morì triste e povero con la gente che lo indicava come“l’uomo che aveva fatto piangere il suo paese”.
Ma ci sono anche la Dinamo Kiev che nell’Ucraina occupata del 1942 spazzò via le migliori squadre naziste prima di venire tutti mandati in campo di concentramento e l’ipotetica Nazionale Zingara ovvero i giocatori di origine zingara: Cristiano Ronaldo Che l'autore attribuisce al gruppo dei Kalè ma di cui non ho trovato alcun riscontro), Pirlo, Ibrahimovic, Cantona, Stoichkov, Mihalovic, Cantona, Baros, Van der Vaart, Quaresma e un’infinità di campioni rumeni...mica male...
Il libro si legge in un baleno tanto è bello, lieve e godibile.
Consigliatissimo anche per chi non mastica sempre di calcio.

Io sono Geronimo
L’autobiografia del capo Apache che con la sua tribù dei Chiricahua seminò morte e saccheggio tra Arizona e Messico, combattè gli odiatisismi messicani prima, i “bianchi” dopo, fu sconfitto, più volte tradito e ingannato, uccise spesso “per il gusto di uccidere”, finì la vita prigioniero.
Un autoritratto in chiaro scuro lasciato nei primi del ‘900 a S.M.Barnett che restituisce un’immagine al di fuori di ogni (stupida) mitizzazione.

Marco Bagozzi - Vincere con Gengis Khan, Lo sport in Mongolia fra tradizione, cultura e politica
Curioso leggere delle imprese sportive della storia della Mongolia (tiro, lotta, judo, pugilato in particolare) e delle disfatte in calcio, basket etc. Per chi ama l’oscuro oriente una lettura molto particolare e istruttiva.

Marco Bagozzi - Patria, Popolo e Medaglie
In questo caso si analizzano invece le imprese sportive nord coreane e il rapporto tra sport locale e regime. Interessante.

VISTO
“Terraferma” di Emanuele Crialese
Il dramma dei clandestini che muoiono sulle spiagge di un’Italia decadente e allo stremo (sociale e morale) ben rappresentato in un drammatico e impietoso ritratto della nostra triste epoca.

“Quasi amici” di Nakachè e Toledano
Divertente e leggero, buoni sentimenti e storia vera

“The terminal” di S.Spielberg
Materia leggera e divertente, storia intrigante, Tom Hanks come sempre superlativo. Un bel film.

COSE & SUONI
Lilith and the Sinnersaints in studio di registrazione
Nuove date in giro per la penisola qui:

Sabato 5 aprile : La Spezia “Skaletta”
Sabato 12 aprile : Firenze “Tender”
Domenica 13 aprile : Roma “Le Mura”
Sabato 10 maggio : Vignola (MO) “Circolo Ribalta”
Sabato 24 maggio : Varese "Sur le Sofa"

www.lilithandthesinnersaints.com
https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

Mie recensioni su www.radiocoop.it

IN CANTIERE

Lilith and the Sinnersaints nell a colonna sonora della serie TV "Nero".
Finalmente vedrà la luce anche quello su Paul Weller, i nautunno, per VoloLibero scritto SOLO dal sottoscritto.

domenica, marzo 30, 2014

Get back. Dischi da (ri)scoprire : tributo ai JAM



La rubrica mensile GET BACK che consiglia il recupero di dischi spesso dimenticati ma meritevoli si occupa oggi delle compilation TRIBUTO ai JAM.

Fire and Skill: The Songs of the Jam
Uscito nel 1999 è un riuscito omaggio alle canzoni di Jam reinterpretate, tra gli altri da alcuni personaggi insospettabili. Bella e molto sentita la “Carnation” dei Welelriani doc Liam Gallagher e Steve Cradock, geniale la “Start!” semi strumentale di Beastie Boys com Miho Hatori delle Cibo Matto e Gorillaz alla voce.
Meno riuscite le versioni punkeggianti di “That’s entertainment” degli scozzesi Reef e di “The gift” degli Heavy stereo, piacevole il beat punk dei Silversun alle prese con “Art School”.
Prevedibile ma godibile l’approccio acustico soft a “English rose” degli Everything but the girl, sorprendente la “Going underground” dei Buffalo Tom che diventa una ruvida ballata roots.
Discutibile ma molto personale la “Butterfly collector” dei Garbage, solo discutibili, anzi davvero scarse la “Modern world” di Ben Harper e la “Town called malice” dei Gene.
Bella la versione di “To be someone” di Noel Gallagher e gran finale con la hidden track firmata e cantata da Weller in persona con l’inedita “No one in the world”.

A tribute to the Jam
E’ del 2001 un altro tributo con vari nomi della scena mod e affini inglese.
I 22 brani sono caratterizzati da grande volontà, buona resa, impegno, sincero trasporto ma scarsissima capacità di reinterprentazione e arrangiamento.
I vari Persuaders, Chosen, Acrylic Tones, Lost Minds, The end of the beginning, Shambles, Itch, Setting Sons, Vox Pop, Shreds, Strange, Sharpe Kiddie si dedicano a brani più o meno conosciuti riprendendoli pari pari, spesso imitando la voce di Paul e le sonorità dei Jam.
Ci sono anche i pordenonesi Kickstart con una tiratissima “To be someone” che con “Ghosts” dei Most, la garagista “Tonight at noon” dei Cybermen, la versione psichedelica di “In the crowd” degli Aardvarks e la “Precious” funk jazz dei Groove Tunnel si distinguono dalla pletora di imitatori.

Si segnalano anche “When you’re young - Songs originally recorded by The Jam”, uscita nel 1998 in USA con 19 band locali a me totalmente sconosciute e “English Rose - Tribute to the Jam” con 17 bands in prevalenza giapponesi e qualche anglosassone, tra cui gli Young Fresh Fellows (già collaboratori dei REM), uscito nel 1997, ancora più oscure.

sabato, marzo 29, 2014

ELVIS IS DEAD ovvero i LIVING COLOUR e the BLACK ROCK COALITION



Oggi ospitiamo uno scritto di CRISTIANO C uscito su una punkzine "TurinMotorFuckers" #1 (edita da piccola label locale la S.Martin records- rip):
"In quei giorni era morta ROSA PARKS e avevo preso il Live al CBGB dei LIVING COLOUR appena uscito"

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"When the king died he was all alone
I heard that when he died he was sitting on his throne.."

("Elvis is dead" Living Colour)

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La BLACK ROCK COALITION è stata fondata nel 1985 da Vernon Reid,chitarrista dei Living Colour,Greg Tate,musicista e giornalista e dal produttore Kunda Mason in risposta alle costrizioni che l'industria della musica commerciale pone sugli Artisti Neri.
Un collettivo di artisti,scrittori,produttori,attivisti e semplici fan aggregatisi allo scopo di alzare al massimo grado la loro diffusione ed esposizione e procurarne le necessarie risorse sui vari fronti.
Fino ad oggi la BRC è l'unica organizzazione no profit americana dedicata alla totale libertà degli Artisti Neri.
La BRC abbraccia tutta la gamma della musica nera rifiutando l'arcana concezione secondo cui essa vada limitata rigidamente ad alcuni generi più caratterizzanti la razza ed opponendosi a ciò che lo showbiz è disposto di volta in volta a confezionare per essi a seconda della domanda.

"Noi siamo individui e non accetteremo altro che il pieno rispetto per il nostro diritto ad essere concettualmente indipendenti" (BRC)

"Il concetto era innanzitutto creare una situazione di opinione attraverso un organismo che permettesse a tutti di supportarsi l'un l'altro.
Da come ottenere e gestire un contratto a come comportarsi rispetto ad una casa discografica"

(Vernon Reid)

Già...Vernon Reid.
Nato in Inghilterra da genitori caraibici,cresce a Calypso,Tamla Motown,Beatles,James Brown..
Indicato da qualcuno come una delle teste pensanti della Brooklyn Black Mafia, a dispetto del nome, un gruppo di intellettuali ed artisti tra cui la cantante jazz Cassandra Wilson ed il regista simbolo Spike Lee.
Vernon fonda e cresce i LIVING COLOUR in NYC a metà anni 80.
Chitarrista creativo ed eclettico (venghino,metalkidz,venghino..) egli fa risalire la sua illuminazione crossover all'ascolto ancora teenager di due album fondamentali: "Houses of the Holy" dei Led Zeppelin e "Fresh" di Sly&the Family Stone. E qui sta il punto. E qui stanno i Living Colour.

"Rock&Roll metallizzato ad innesto nero" secondo G.Carboni,ispirato columnist del Mucchio Selvaggio in tempo reale.
In altre parole una affascinante fusione tra Hard Rock (Metal?) musica storicamente suonata da bianchi e le varie forme espressive della moderna musica nera,sampling ed incursioni scratch incluse.
Per anni infatti la Black Music aveva significato solo ed esclusivamente Soul,Funk,Reggae e Rap e si deve a personaggi del calibro di S.Wonder,R.Charles,J.Brown,lo stesso Prince e nel jazz Ornette Coleman e Miles Davis, la capacità,nelle tre decadi di R&R precedenti, di innovare il dizionario BLACK creando combinazioni rivoluzionarie o per lo meno inusuali.
Ma questa di fine 80 è solo l'ultima miscela,figlia riconosciuta e riconoscibile non soltanto di vari stili musicali ma anche di un'entità astratta ed allo stesso tempo concreta: la Metropoli.

Prima di loro in tempi non sospetti ed in pieno boom punk (76/77) ad agitare le acque,le cantine ed i locali di NYC ci pensarono i BAD BRAINS ovvero dreadlocks elettrificati di brutto.
Originari di Washington DC,quattro anime rasta che suonavano Hardcore e Reggae velocissimo,epidermico,emozionale. Riff potenti e secchi per scandire il buon nome di Jah.
Ispirazione e furia sul palco,botte vere molto meno mistiche tra di loro nel backstage. Potenza dell'erba.

I AGAINST I.

Talmente riconosciuti come capiscuola da attirarsi l'umorismo riconoscente dello stesso Reid.
Si racconta difatti che dopo la proiezione di un loro video introduttivo ad un meeting della Coalition,Reid alzandosi in piede dichiarò sommessamente "Ok...il meeting è finito".
Molto meno accomodante una sua risposta in pubblico all'isterico e in odore di nazi Axl Rose dopo alcune ignobili dichiarazioni di quest'ultimo sui rapporti interraziali nelle metropoli statunitensi.

"Non sappiamo chi ha ucciso i dinosauri ma abbiamo una buona idea di chi potrebbe uccidere noi.."
(Vernon Reid)

"Nessuno è innocente.Combatto gli sbagli della mia razza con la stessa rabbia con cui mi oppongo alla supremazia dei bianchi.."
(Chuck D Public Enemy)

Della stessa genia infine i 24-7 SPYZ,espressione mutuata dallo slang di strada che sta a significare spie ipercinetiche in continuo movimento 24 ore al giorno 7 giorni su 7.
Hardcore con infissi Metal,Reggae e Funk,richiami addirittura Gospel e clamori Rap per raccontare a velocità doppia o rallentata un quotidiano urbano a dir poco alienante.

"..non so perchè piacciamo alla gente e questo mistero rende la cosa davvero speciale. Questo è il potere della musica. E' una cosa meravigliosa,può venire da ogni parte e non è mai fasulla.."
(Vernon Reid)

Sempre e comunque nel segno del Rock.

(in loving memory of Rosa Parks-1913/2005)

Cristiano Tibaldeschi (TurinMotorFuckers #01 feb2006)
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