domenica, settembre 17, 2017

Haiku Stairs



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Le scale di Haiku, conosciute anche come Stairway to Heaven sono un ripido e pericoloso sentiero sull’isola di Oahu, alle Hawaii.
La scalinata in metallo è costituita da quasi 4000 scalini e fu costruita dalla Marina Americana durante la Seconda guerra mondiale per l’installazione di antenne per la comunicazione navale.

La scala porta ad un’altezza di 850 metri sul monte Pu’u Keahi a Kahoe e riserva una vista mozzafiato di Oahu.

Il sentiero, a causa della sua pericolosità stato chiuso al pubblico nel 1987 e, nonostante un recente restauro, è illegale percorrerlo.
Divieto ignorato da centinaia di temerari che rischiano però, oltre alla propria incolumità, 1.000 dollari di multa, denunce, arresto.

sabato, settembre 16, 2017

Libertà e Soul Books



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo di NICO in occasione dell'uscita del film a lei dedicato, del libro su Curtis Mayfield scritto da Carlo Bordone, del Maestro Bruno Canfora e recensisco brevemente le due date di PAUL WELLER a Bologna e Milano.

Nella foto il numero della scorsa settimana.



SOUL BOOKS TOUR.
Presentazione dei libri della Collana Soul Books

Giovedì 28 settembre
SAN NICOLO' (PC) "Melville"
con il sottoscritto, Eddy Cilia e Carlo Bordone
ore 21

Martedì 03 ottobre
BOLOGNA "Libreria Irnerio" via Irnerio
con il sottoscritto, Eddy Cilia e Carlo Bordone
Ore 18

Giovedì 05 ottobre
TORINO "Libreria Bodoni/Spazio B (Via Carlo Alberto 41 Torino)
con il sottoscritto, Eddy Cilia, Carlo Bordone , Carlo Babando, Graziano Uliani, Edoardo Fassio.

venerdì, settembre 15, 2017

The Who - I can see for miles



Brano composto da Pete Townshend per "Sell Out" del 1967, unico singolo estratto dall'album e sorprendentemente quello di maggiore successo in Usa.
Fu registrato in diverse fasi e con sovraincisioni fatte tra New York, Londra e Los Angeles.
Townshend rimase particolarmente deluso dal fatto che il singolo non fosse arrivato al numero uno delle charts, cosa di cui era sicuro.

Raramente eseguito dal vivo con Keith Moon è entrato successivamente in pianta stabile nella set list della band.
Il testo (in cui la parola "Miles" si ripete 57 volte) ha una doppia lettura: da una parte pare sia incentrato sul tema della gelosia.
Pete manda una sorta di (scherzoso) monito alla futura moglie Karen, dicendole che, nonostante l'attività live lo tenga lontano da casa, può vedere molto lontano.
Dall'altra è una chiara adesione alle canzoni psichedeliche, visionarie e "sognanti" dell'epoca.

Paul Mc Cartney, dopo aver letto una recensione che definiva il brano come quello più duro (heavier) mai stato composto e una dichiarazione di Pete che ne parlava come la cosa più ruvida e sporca che avessero mai fatto, pur senza aver ascoltato il brano, decise di fare qualcosa di ancora più duro: compose "Helter Skelter".

Poche le cover.
Ottima quella degli Styx, bruttina quella di Tina Turner, curiose quelle di Frankie Randall, Raul Midon, Petra Haden.


PETE TOWNSHEND - I can see for miles (demo 1966)
https://www.youtube.com/watch?v=RUTqKYLbLts

THE WHO - I can see for miles (1967)
https://www.youtube.com/watch?v=PFDSCLF3m6c

THE WHO - I can see for miles (1969)
https://www.youtube.com/watch?v=8ppU_XBruB4

THE WHO - I can see for miles (1968)
https://www.youtube.com/watch?v=62ZJn0cTASo

THE WHO - I can see for miles (1979)
https://www.youtube.com/watch?v=iyBdNWrjFWw

THE WHO - I can see for miles (1989)
https://www.youtube.com/watch?v=-XSvSHkV9pk

THE WHO - I can see for miles (2016)
https://www.youtube.com/watch?v=rVmeWRQjwmA

STYX - I can see for miles
https://www.youtube.com/watch?v=mIECQMW3dYc

TINA TURNER - I can see for miles
https://www.youtube.com/watch?v=ZNUT8SYNq8Y

FRANKIE RANDALL - I can see for miles
https://www.youtube.com/watch?v=XgcogT4CYNc

RAUL MIDON - I can see for miles
https://www.youtube.com/watch?v=1rfeAPLXV84

PETRA HADEN - I can see for miles
https://www.youtube.com/watch?v=a1W6B6C6SYw

LORD SITAR - I can see for miles
https://www.youtube.com/watch?v=122__aBqSvY

giovedì, settembre 14, 2017

Velvet Underground - Squeeze



Uno degli album più controversi della storia del rock.
"Squeeze" è l'ultimo album in studio dei VELVET UNDERGROUND, del 1973.

Abitualmente stroncato dalla critica e da sempre ignorato dal pubblico.
Semplicemente perchè con il prestigioso nome non ha alcun legame se non particolarmente flebile. La line up infatti non comprende più nè Lou Reed, nè John Cale, nè Maureen Tucker, Sterling Morrison nè, tanto meno, Nico. Tutti avevano lasciato la band e il solo rimasto era il bassista DOUG YULE che aveva sostituito Cale nel terzo album e in "Loaded".
Che pensò bene di suonare tutto, cantare e farsi aiutare da IAN PAICE dei Deep Purple alla batteria (il cui apporto è piatto e indistinguibile).
Non si tratta di un brutto album, a tratti molto West Coast, in altri momenti Beatlesiano, altre volte che cerca di imitare il songwriting di Lou Reed.
Alla fine troppo flebile compositivamente e di spessore trascurabile, semplicemente piacevole ma immediatamente destinato all'oblio.

Doug venne poi chiamato da Lou Reed a suonare in "Sally Can't Dance" e "Coney Island baby" e con Elliot Murphy ma non fu convocato nella reunion dei Velevet Underground del 1993.

mercoledì, settembre 13, 2017

Paul Weller a Milano "Alcatraz" 12 settembre 2017



Foto Alex Loggia

Preceduto dall'ex Jet, Nic Chester, deludente, PAUL WELLER calca il palco di un affollato "Alcatraz" a Milano, di nuovo in gran forma.
Acustica nettamente migliore dell'"Estragon" che permette di apprezzare in pieno le sfumature e le particolarità di una scaletta che cambia ogni sera.
La qualità principale che emerge di Weller è il sapersi calare nelle sue canzoni, al 100%.
E' VERO, SINCERO, le "sente", le vive. Non interpreta una parte.

E' lì per il suo pubblico e con il suo pubblico.
Non dà spettacolo, è lui lo spettacolo.
La band lo segue, precisa e ordinata. E' loquace, diverte, è divertito, si diverte.
Un altro grande concerto, di un artista completo. Gran finale con "Start!" e ritorno sul palco con "Town called malice".

White sky
Long Time
I'm Where I Should Be
My ever changing moods
Nova
Weaver
Saturns pattern
Going my way
Hung up
Above the clouds
Shout to the top
Into tomorrow
Floorboards up
You do something to me
Woo see mama
She moves with the Fayre
Friday street
Porcelain gods
Peacock suit
Changing man

Set acustico

Monday
Wild wood
Dusk til dawn
Hopper
Out of sinking

Bis
These city streets
Broken stones
Start
Whirlpools end
Town called malice

martedì, settembre 12, 2017

Rock goes punk - Various



Rock goes punk è una rubrica che esplora in una serie di post gli album di gruppi provenienti dal rock (più o meno) classico e che furono influenzati da punk e new wave. Dopo i primi due album solisti di Iggy Pop, "The idiot" e "Lust for life" del 1977 e la trilogia di Lou Reed il 1978 e il 1979 "Street hassle", "Take no prisoner" e "The bells", Marianne Faithfull e "Broken english" Nico e "Drama of exile", John Cale e "Sabotage", "Exposure" di Robert Fripp, "Nadir's Big Chance" di Peter Hammill, il terzo di Peter Gabriel, omonimo ma conosciuto come "Melt" , Brian Eno e "Before and after science", chiudiamo la rubrica con un mix di produzioni riconducibili all'argomento.

I precedenti post qui:
http://tonyface.blogspot.it/2017/05/iggy-pop-idiot-lust-for-life.html

Una serie di produzioni difine anni 70 sono riconducibili alla volontà degli autori di ispirarsi a punk e new wave.
Tentativi invero poco riusciti.

"Back to the egg" di PAUL MC CARTNEY and the WINGS del 1979 è, per stessa dichiarazione di Sir Paul, influenzato dai suoni del momento. Ma all'ascolto è difficile trovare un effettivo collegamento se non i n qualche chitarra più ruvida del solito, quasi esclusivamente nel rock n roll piuttosto energico di "Spit it on" (https://www.youtube.com/watch?v=CDorpyJjfcw) mentre non si capisce come DEnny Laine, autore del brano, dica che "Again and again and again" sia influenzato dai Clash.....

Anche "Some girls" dei ROLLING STONES vira verso sonorità più scarne e aspre ma anche in questo caso si tratta di vaghi riferimenti (in particolare in "Lies"). Più convincente l'estetica della band del tempo molto vicina a certe punk band più glam oriented.
PETE TOWNSHEND in "Empty glass" del 1980 accelera i ritmi in "Rough boys" (dedicato ai Sex Pistols) e in "Jools and Jim".
Sia con Pistols che con Clash instaurò ottimi rapporti.
Nel 1978 i BLUE OYSTER CULT nell'album live "Some Enchanted Evening" infilano una versione super elettrica di "Kick out the jams" degli MC5.

Infine l'idolo pop SHAUN CASSIDY nel 1979 provò a riciclarsi in chiave pseudo new wave con un album, "Wasp", prodotto e suonato da Todd Rundgren con gli Utopia. Tra le cover una discreta "Rebel rebel" di Bowie, una carina di "So sad about us "degli Who, "It's my life" degli Animals. Effetto pessimo...

lunedì, settembre 11, 2017

Paul Weller live a Bologna "Estragon" 10 settembre 2017



I dettagli del concerto saranno riservati, con foto esclusive e maggior ampiezza al prossimo numero di Classic Rock.

Qualche anticipazione per il blog: setlist lunghissima, almeno due ore un quarto, brani spesso molto dilatati, scelte talvolta "oscure" dal repertorio solista, molto spazio agli ultimi due album, spazio acustico di (ben) cinque brani alla fine del concerto, sinceramente poco efficace, band in ottima forma, tanto quanto la voce e la verve di Paul.
La versatilità del repertorio gli permette di spaziare tra momenti davvero heavy, grooves funk, riarrangiamenti soul, psichedelia sparsa (pur se con eccessiva, talvolta, auto indulgenza).

Rare le concessioni al passato remoto.
Tre degli Style Council e tre dei Jam.
"Estragon" sold out, entusiasmo, ottimo concerto, tante luci, qualche ombra.

Scaletta

I'm Where I Should Be
Nova
My ever changing moods
White sky
Long time
Saturns pattern
Going my way
Have you ever had it blue
Shout to the top
Into tomorrow
She moves with the Fayre
Porcelain gods
Above the clouds
You do something to me
Woo see mama
Friday street
Peacock suit
Changing man

Set acustico

Monday
Wild wood
Hopper
What Would He Say
Out of sinking

Bis
These city streets
Broken stones
Start
Come On Let's go
Town called malice

domenica, settembre 10, 2017

Atacama Large Millimeter Array



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

L'Atacama Large Millimeter Array è il più grande osservatorio astronomico terrestre. Costato oltre un miliardo di euro grazie ad un' alleanza internazionale tra Europa, Usa, Giappone e Cile sorge appunto in Cile nel deserto di Atacama a 5.000 metri di altezza.

La struttura è un interferometro ovvero un gigantesco radiotelescopio composto da 66 antenne bianche mobili con diametro di 12 o 7 metri che possono essere dislocate fino a 14 km di distanza, che coordinano le singole informazioni osservate e le fanno confluire nell'interferometro generale.
Scrutando lo spazio Alma studia l'origine dell'universo e ogni scoperta viene pubblicata sul sito mettendola a disposizione degli utenti e degli scienziati.

Il luogo scelto è unico al mondo per questo tipo di attività con altopiani alti, un clima secco, ideale per Alma, in quanto le radiazioni millimetriche sono fortemente assorbite dal vapore acqueo dell'atmosfera terrestre, poche città nei dintorni e la vicinanza all'equatore, che permette di avere l'87% di visione del cielo.

http://www.almaobservatory.org/en/home/

sabato, settembre 09, 2017

Libertà



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" uno speciale su PAUL WELLER e il suo tour italiano di questi giorni.

Nella foto il numero della scorsa settimana.



PAUL WELLER a Bologna, Genova e Milano: domenica, lunedì e martedì.

venerdì, settembre 08, 2017

The Story of Skinhead with Don Letts



Non c'è nulla di più complesso e azzardato di andare a spiegare una cosiddetta SOTTOCULTURA.

Soprattutto a chi non la vive direttamente o che l'ha sempre vista da lontano.
DON LETTS, regista e DJ, vicinissimo ai Clash, uno dei primi che portò il reggae nel punk con i suoi set al Roxy nel 77 e autore di doc e film su Clash, Jam, Pretenders, punk, Elvis Costello, Sun Ra e tanto altro, invece si addentra con decisione, senza preconcetti e in modo del tutto naturale in tutto ciò che è ed è stato lo STILE SKINHEAD.
Dalle origini ad oggi, passando attraverso il controverso argomento delle tendenze neo nazi e razziste.

Ci riesce alla perfezione e il doc uscito per la BBC restituisce un'immagine completa e accurata della CULTURA SKIN, grazie anche a numerosissime testimonianze (da quelle più note come Pauline Black e Jimmy Pursey a vecchi e nuovi rappresentanti della scena).
Da vedere.

https://www.youtube.com/watch?v=reGXa3vgeF4

giovedì, settembre 07, 2017

Brian Eno - Before and after science



Rock goes punk è una rubrica che esplora in una serie di post gli album di gruppi provenienti dal rock (più o meno) classico e che furono influenzati da punk e new wave. Dopo i primi due album solisti di Iggy Pop, "The idiot" e "Lust for life" del 1977 e la trilogia di Lou Reed il 1978 e il 1979 "Street hassle", "Take no prisoner" e "The bells", Marianne Faithfull e "Broken english" Nico e "Drama of exile", John Cale e "Sabotage", "Exposure" di Robert Fripp, "Nadir's Big Chance" di Peter Hammill, il terzo di Peter Gabriel, omonimo ma conosciuto come "Melt" oggi spazio a BRIAN ENO.

I precedenti post qui:
http://tonyface.blogspot.it/2017/05/iggy-pop-idiot-lust-for-life.html

Inutile sottolineare la genialità di BRIAN ENO come produttore, pioniere, anticipatore, sperimentatore e tanto altro.

"Before and after science" è uno di quegli album, uscito nel 1977 (mentre, tra l'altro lavorava a quel capolavoro che è "Heroes" di David Bowie), che se annusa l'aria di quello che sta succedendo intorno all'epoca, semplicemente crea le fondamenta per un suono che verrà. Intanto che gruppi new wave come Ultravox! o Metro riprendono i "suoi" Roxy Music, lui già scrive quello che di lì a poco suoneranno i Talking Heads, quello che anni dopo sarà post-rock, compone deliziose canzoni di pop rock decadente ("Here he comes" o "By the river"), liquide atmosfere ambient ("Julie with"), afro funk malato in odore di no wave ("Kurt rejoinder") e tanto altro.
Una miscela "spaventosa" per l'epoca, troppo avanti.

Ad accompagnarlo Robert Fripp, Phil Collins, Phil Manzanera, Fred Frith, Moebius e Roedelius, il basso di Percy Jones, Jaki Liebezeit dei Can.

mercoledì, settembre 06, 2017

Francesco Gazzara - Storia dell' Acid Jazz



Il prezioso volume pubblicato nel 1997 rivede la luce in un'edizione rivisitata, aggiornata e corretta.
L'autore, Francesco Gazzara, è stato protagonista di primo piano della scena Acid Jazz (e non solo) con il suo progetto Gazzara (6 album tra jazz, elettronica, funk e lounge, tour all'estero, brani per “Sex And The City”), con gli Hammond Express oltre ad avere numerose altre attività di compositore per colonne sonore etc.

Il libro ripercorre la storia del genere con cura certosina, decine di nomi, dischi, particolari.
Ci sono preziose interviste a numerosi protagonisti (da Eddie Piller a James Taylor), capitoli sui principali club e negozi di dischi, discografia delle migliori uscite nell'ambito e tanto altro.
La lettura è veloce, semplice e appassionante, essenziale per chi vuole districarsi tra le mille variabili del genere.
La lista dei nomi ascrivibili al genere è lunga e a scorrerla ci si rende conto della qualità espressa: James Taylor Quartet ,Jamiroquai, Brand New Heavies, Incognito, Galliano, US3, Ronny Jordan, Guru, Jazzmatazz Pizzicato Five etc etc

L'acid jazz è nato come una reazione alle fredde sequenze del computer che per troppo tempo sono state contrabbandate sotto l'etichetta di dance music. prive di alcun coinvolgimento emotivo.
L'acid jazz ha molto più a che vedere con il soul, scaturisce dal bisogno della gente di ascoltare chi suona davvero uno strumento, comunicando realmente con il proprio pubblico.
L'acid jazz è una musica positiva, proiettata in avanti con unosguardo al passato.

(James Taylor)

martedì, settembre 05, 2017

Fusto Leali - Leapoli



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide", Alex Britti e "It.Pop", le colonne sonore di Nico Fidenco , il primo album solista dell'e Monkees, Davy Jones, Mike McGear (fratello di Paul McCartney), Joe Perrino, il ritorno di Gino Santercole, l'album del 1969 di Johnny Hallyday con gli Small Faces, la svolta pop della PFM, gli esordi degli Earth Wind and Fire e quelli degli UFO, e l'ultimo di Jovanotti, uno dei primi lavori di Bruno Lauzi, l'album prog del 1972 dei Dik Dik, Riccardo Fogli e la sua opera prog rock del 1979 "Matteo", del nuovo di Massimo Ranieri "Malìa", la dimenticata opera rock dei Giganti "Terra in bocca", l'esordio di Riccardo Cocciante del 1972 con l'opera prog rock "Mu", Pooh (già citati con "Parsifal") con il primo "Per quelli come noi" del 1966, gli Small Faces riuniti alla fine dei 70's, Frank Sinatra e il suo album più anomalo, "Watertown", i due lavori che Bobby Solo ha dedicato a Johnny Cash e John Lee Hooker, Massimo Ranieri e la seconda parte del progetto "Malìa", Antonio Virgilio Savona del Quartetto Cetra, il primo album di Donna Summer, il recente album blues di Bobby Solo, "Metronomie" di Nino Ferrer, torniamo ai 70's con "Leapoli" di FAUSTO LEALI.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

E' nota l'amore di Fausto Leali per le sonorità "black", molto adatte alla sua voce ruvida con cui ha caratterizzato canzoni orientate verso blues e soul.

Nel 1977 incide "Leapoli" un semi concept che affonda le sue radici in un modern funk spesso molto efficace, grazie anche all'aiuto di una band con i fiocchi, da Alberto Radius a Tullio De Piscopo al funambolico basso di Stefano Cerri. Prima facciata molto "nera" con gran finale con il duetto con Loredana Bertè in "Sono donna". Più tradizionale il lato B che si chiude con l' ottimo funk di "Scalinatella".

Nonostante l'inserimento del classico napoletano "Vierno" l'album passerà sotto silenzio mal promosso dall'etichetta e con poche vendite.

Grazie a Leo Giovannini per lo spunto: http://wudoctor.blogspot.com/

lunedì, settembre 04, 2017

Mother's little helper - Miltdown



Quando i ROLLING STONES cantavano nel 1966 "Mother's little helper" facevano riferimento all'usanza (indotta da massicce campagne pubblicitarie) da parte di molte donne dell'epoca (genericamente indicate come "casalinghe") ad usare psicofarmaci. Contro l'ansia veniva prescritto (e consumato in dosi massicce) il "MILTOWN".

Sostanzialmente un tranquillante commercializzato in America nel 1954 e di cui un anno dopo veniva venduto in 36 milioni di confezioni.
Il Meprobamate (la sostanza base della pastiglia) provoca però una lenta assuefazione che divenne caratteristica comune per molte donne dell'epoca.

I Rolling Stones rappresentarono bene la questione nel testo della canzone, partendo con un "che disdetta diventare vecchi..." e raccontando quanto una difficile giornata di una casalinga può essere allietata da un piccolo aiuto...

What a drag it is getting old
"Kids are different today"
I hear ev'ry mother say
Mother needs something today to calm her down
And though she's not really ill
There's a little yellow pill
She goes running for the shelter of a mother's little helper
And it helps her on her way, gets her through her busy day

"Things are different today"
I hear ev'ry mother say
Cooking fresh food for a husband's just a drag
So she buys an instant cake and she burns her frozen steak
And goes running for the shelter of a mother's little helper
And two help her on her way, get her through her busy day

Doctor please, some more of these
Outside the door, she took four more
What a drag it is getting old

"Men just aren't the same today"
I hear ev'ry mother say
They just don't appreciate that you get tired
They're so hard to satisfy, You can tranquilize your mind
So go running for the shelter of a mother's little helper
And four help you through the night, help to minimize your plight

Doctor please, some more of these
Outside the door, she took four more
What a drag it is getting old

"Life's just much too hard today,"
I hear ev'ry mother say
The pursuit of happiness just seems a bore
And if you take more of those, you will get an overdose
No more running for the shelter of a mother's little helper
They just helped you on your way, through your busy dying day

sabato, settembre 02, 2017

Libertà e Classic Rock



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" scrivo dei concerti estivi di Kamasi Washington e Fantastic Negrito, di Charles Manson e il suo rapporto con la musica e del meglio italiano e non del mese di agosto.

Nella foto i numeri della scorse due settimane.



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto (e recensisco il suo nuovo album "La mia generazione") Mauro Ermanno Giovanardi.
Poi un reportage sul concerto di FANTASTIC NEGRITO in Toscana e recensioni dei nuovi album di Rancid, Together Pangea, Hit Kunle e la ristampa dei primi due album di GARBO.

venerdì, settembre 01, 2017

Andy Lewis / Judy Dyble - Summer dancing



Andy Lewis ha una carriera infinita come bassista (da Paul Weller a Fay Hallam, lavori solisti, Spearmint, fino alle radici mod con i Pimlico), produttore e DJ (aprì i concerti del tour di "Parklife" dei Blur).
Ah, suona anche con Il Senato...

La voce di Judy Dyble invece era nell'esordio dei mitici Fairport Convention, a fianco, nei primi demo, di Giles, Giles and Fripp (QUEL Robert Fripp che dopo poco formò i King Crimson), fondò i Trader Home e dopo una lunga sosta dalla scena musicale è tornata ad incidere album solisti.

La collaborazione tra i due ha dato alla luce uno stupendo gioiello psych folk rock di sapore marcatamente tardo 60's, ipnotico e avvolgente ma che ha il pregio di risultare moderno e attuale, fresco e solare.
Un album cool, ispirato, ricco di eccellenti composizioni (su tutte "Electric chaffeur" come se Nico del Velvet cantasse un brano soul...vero capolavoro).
Semplicemente bello.

Night of a thousand hours
https://www.youtube.com/watch?v=ACxFf9I-fNc&t=12s

He Said I said
https://www.youtube.com/watch?v=dPX3QZVJXTE

A net of memories
https://www.youtube.com/watch?v=k0_MCO9qyYg
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