mercoledì, maggio 15, 2013

Queen's Park F.C.



Torna il nostro ALBERTO GALLETTI a parlarci come sempre nella maniera più competente possibile del CALCIO VERO, questa volta con la sconosciuta storia dei QUEEN'S PARK di GLASGOW.

Il recente ritiro di Sir Alex Ferguson dalle scene calcistiche mi ha dato lo spunto per una riflessione sullo stato del calcio scozzese, in stato di agonia comatosa ormai da almeno cinque lustri, ma non è sempre stato così, ecco un glorioso esempio.

Il Queen’s Park FC di Glasgow è il più antico club scozzese di calcio.
Fondato il 9 luglio 1867 da un gruppo di giovani membri del YMCA di Glasgow che giocavano sporadicamente per varie squadre esistenti ma volevano una squadra propria, il club ha rivestito una figura di primo piano nel calcio scozzese, britannico e mondiale fino all’avvento della prima guerra mondiale.
Il club adottò maglie blu e pantaloni lunghi neri di flanella, rimpiazzati nel 1870 da più consone ‘mutande’ al ginocchio dello stesso colore.
Nell’ottobre 1873 adottarono le famosissime maglie a strisce orizzontali sottili bianco-nere con braghe bianche, fino al 1876 i membri del club vennero lasciati liberi di indossare i calzettoni che preferivano, furono indossate per la prima volta il 25 ottobre 1873 in una partita di coppa di Scozia che fu anche l’inaugurazione del loro nuovo campo: Hampden Park.
Da quel giorno vengono anche soprannominati “The spiders” per la somiglianza delle maglie con le ragnatele.
Giocarono la loro prima partita il 1 agosto 1868, 2-0 al Thistle Fc; subirono il primo gol nel marzo 1875 in semifinale di coppa di Scozia, e persero il primo incontro nel dicembre 1876, 2-1 contro il Vale of Leven nel 5° turno di coppa di Scozia.

Per il ruolo avuto nello sviluppo del calcio in epoca pioneristica, l’importanza del Queen’s Park è stata paragonata a quella del MCC nel cricket e del R&A Club St. Andrews nel golf; tra i fondatori della federazione scozzese nel 1873, furono i depositari e deliberatori delle regole del gioco per il primo trentennio, oltre che responsabili della selezione nazionale, della nascita e organizzazione della coppa di Scozia.

A loro si deve l’introduzione delle traverse, dell’intervallo tra i due tempi, dei calci di punizione e dei calci di rigore.

Il Queen’s Park si iscrisse alla Football Association (FA) inglese nel 1870, al tempo l’unica federazione esistente al mondo, il motivo era chiaro, avere un ruolo di primo piano nello sviluppo del calcio e vincere la FA Cup.
Arrivarono in semifinale nella prima edizione del 1871/72 dove pareggiarono contro The Wanderers (futuri vincitori) 0-0, ma dovettero rinunciare a giocare la ripetizione in quanto non riuscirono a racimolare la somma necessaria per tornare a Londra.
In qualità di membri della federazione inglese vennero invitati ogni anno a partecipare alla FA Cup ma rinunciarono per lo stesso motivo fino al 1884 quando il Club che contava ora su una base più solida accettò l’invito e arrivò in finale dove venne sconfitto 2-1 dal grande Blackburn Rovers dominatore della scena inglese in quei polverosi anni di fine ottocento.
La finale si ripetè anche l’anno dopo e il Blackburn Rovers si impose ancora, questa volta per 2-0.
L’esperienza inglese fu una parentesi aggiuntiva per gli Spiders che continuarono nella loro epopea/missione aldilà del Vallo di Adriano.

Il 30 novembre 1872 si disputò il primo incontro di calcio internazionale della storia del calcio, Scozia -Inghilterra 0-0 e tutti i giocatori della Scozia erano del Queen’s Park che si presentarono indossando la divisa del club, blu scura, che venne adottata come maglia ufficiale della nazionale.

Il predominio sul campo continuava e il Queen’s Park si aggiudicò la coppa di Scozia in ben 10 occasioni: 1874, 1875, 1876, 1880, 1881, 1882, 1884, 1886, 1890 e 1893 (solo Rangers e Celtic a tutt’oggi han fatto meglio).
In quegli anni riuscivano facilmente ad attirare folle di oltre 10,000 persone per partite amichevoli, e quando la federazione organizzò il primo campionato nel 1890, gli ‘Spiders’ declinarono l’invito, fedeli al motto del club “Ludere causo ludendi” , sostenendo che la struttura a campionati avrebbe finito per spianare la strada al professionismo, pratica con la quale non volevano avere niente a che fare.
Non sbagliavano infatti, in quanto nel 1893 il professionismo fu legalizzato anche in Scozia.
La nuova situazione rese però più difficile organizzare amichevoli in quanto tutte le squadre avevano un calendario fisso di partite di campionato e nel 1900 il direttivo del club riconsiderò la proposta ratificando l’adesione al campionato, la federazione li ammise direttamente alla I Divisione, nello stesso anno furono sconfitti in finale di coppa dal Celtic per 4-3 al termine di un’incontro altamente emozionante ma ormai i club professionistici cominciavano a prendere il sopravvento.

Rimase n I divisione fino al 1948 e poi ancora tre brevi periodi fino all’ultima apparizione nella stagione 1957/58. Da allora in conseguenza alle varie riforme dei campionati scozzesi la vita del glorioso Queen’s Park si è svolta tra III e IV divisione.

Nonostante ciò, il club deliberò nel 1900 il progetto per la costruzione di un nuovo gigantesco stadio che venne aperto nel 1903, con una capienza di 150,000 posti rimase lo stadio più grande al mondo fino all’apertura del Maracanà nel 1950.
E’ lo stadio che detiene tutti i record di presenze per partite giocate in Europa (a parte forse per la partita di campionato per la quale non ho dati certi) :
Incontro Internazionale: Scotland v England 149,415 nel 1937
Finale di Coppa dei Campioni: Real Madrid v Eintracht Frankfurt, 135,000 nel 1960
Partita di Coppa Europea: Celtic v Leeds United, 136,505 nel 1970
Partita di Coppa Nazionale: Celtic v Aberdeen 147,365 nel 1948
Incontro Amichevole: Great Britain v Rest of Europe, 137,000 nel 1947

In seguito alle deliberazioni del 1900 il Queen’s Park rimane l’unica squadra al mondo costituita unicamente da dilettanti ammessa a campionati professionistici, e rimangono i proprietari di Hampden Park lo stadio della nazionale scozzese e sede degli uffici della Scottish Football Association.
E’ stata la prima squadra nella quale ha giocato, dal 1957 al 1960, Alex Ferguson, che collezionò 31 presenze e 20 gol.

Quest’anno dopo il clamoroso crack dei Rangers costretti a ripartire dalla IV divisione, si è riproposto il derby di campionato, per alcuni storico/nostalgici tipo il sottoscritto il vero derby di Glasgow, per la prima volta dopo 54 anni, il primo giocato all’ 8 giornata in casa dei Rangers ha fatto registrare la bellezza di 49,463 spettatori, il ritorno giocato ad Hampden Park si è giocato davanti a ben 30,117 spettatori, ricordo che la media spettatori solita del Queen’s Park per le partite di campionato è di circa 600 presenze, si è trattato in ogni caso di una stagione straordinaria per tutti.

martedì, maggio 14, 2013

Intervista a Federico Fiumani



Inizia una serie di (volutamente) brevi interviste ad alcuni personaggi della scena musicale italiana (amici e conoscenti).

Partiamo con FEDERICO FIUMANI, anima dei DIAFRAMMA, una delle bands più rappresentative della musica italiana.

Diaframma e Federico Fiumani sono immediatamente associati alla parola new wave.
In realtà tu nasci artisticamente con il punk e personalmente ti ho sempre sentito come artista punk sia musicalmente che liricamente.
Quanto ti è rimasto del punk e quanto (se lo ha fatto) ha cambiato la tua vita ?


Ricordo una nostra discussione alla Vecchia talpa sul significato della parola Punk..tu sostenevi che aveva implicazioni politiche mentre io no,o perlomeno quasi per niente.
Così a pelle direi che per me il Punk significava violenza, filtrata e trasposta in ambito artistico.

Me l'ha cambiata moltissimo l'esistenza, mi ha fatto vivere meglio ed è tutt'ora una mia grande passione, insieme ai Beatles e a pochissime altre cose.
Da ragazzo rimasi stupito dall'approccio violento che avevano i gruppi e un pochino mi piace riproporlo dal vivo..ma con molta parsimonia perchè non c'ho il fisico e ho paura degli altri.

Negli anni 80 ci si autoproduceva o quasi (gran parte delle etichette erano il più delle volte iniziative di un singolo appassionato) poi lentamente è subentrata una certa professionalità e alcuni sono approdati alle major.
Ultimamente sembra che si stia (per necessità) ritornando alle origini, all’autoproduzione o comunque a situazioni in cui è l’artista sempre più protagonista del proprio prodotto.


Vero, certo.
Credo sia una questione di soldi : con l'affermarsi del supporto cd l'industria ha avuto un ritorno economico enorme perchè costavano tantissimo al pubblico ma poco a livello di costi di produzione, si ristampava quasi tutto in cd avendo già abbattuto i costi di registrazione e quindi i ricavi erano enormi, quindi le major avevano un bel pò di soldi da reinvestire.
Poi vogliamo anche dire che gruppi come Diaframma e Not Moving negli anni 80 hanno seminato bene creando i presupposti favorevoli per i gruppi a venire ?

 Ora i soldi sono finiti e quindi si torna a una dimensione più spartana della musica.

Contrariamente a parecchie altre nazioni europee, dall’Italia , a parte rare eccezioni, non è mai uscito un nome che (come Kraftwerk dalla Germania, Manu Chao dalla Francia, Motorpsycho dalla Norvegia per fare alcuni esempi) si sia poi affermato internazionalmente.
Secondo te perchè ?

Forse perchè in Italia l'inglese non è così familiare come invece nelle nazioni da cui provengono i gruppi da te citati.

Quale album e quali brani consiglieresti ad uno che non ha mai ascoltato i Diaframma per spiegargli al meglio il tuo mondo sonoro?

Gli consiglierei la mia faccia, è tutto scritto lì.

Quali sono tra i nomi nuovi (italiani e stranieri) che ti sono piaciuti di più negli ultimi tempi ?

Stranieri gli Iceage (norvegesi), italiani i Giuda.

Ci elenchi qualche disco tra i tuoi preferiti ?
Non necessariamente i migliori album ma quelli che ami più ascoltare
.

Il problema è che io dischi ne compro ancora un bel pò ma poi non li ascolto..devo soffrire della stessa sindrome di cui soffrono i vecchi che vanno dietro alle donne ma non si ricordano più il perchè

lunedì, maggio 13, 2013

Spotify (la rivoluzione nella musica ?)



Ho incominciato ad usare SPOTIFY.

Spotify permette di ascoltare gratuitamente un’ enorme quantità di musica, 15 milioni di canzoni, (con numerose eccezioni, esclusive di iTunes) e condividerla con chi ti segue e con gli amici su Facebook.
Una modalità di interazione e condivisione, scambio e confronto interessante.
Con qualche limitazione: un periodo di prova gratuito di sei mesi viene attivato al momento dell'accesso con un account Facebook.
Dopo questo periodo, Spotify ha un limite di ascolto di dieci ore al mese.
L'abbonamento "Unlimited" rimuove la pubblicità (molto fastidiosa e invasiva) e i limiti di tempo, mentre l'abbonamento "Premium" introduce ulteriori funzioni.

L’ascolto gratuito offre una qualità tecnica decisamente bassa, pagando il livello si alza palesemente e viene eliminata la fastidiosissima pubblicità che interrompe frequentemente la fruizione.
Spacciato da molti come modello rivoluzionario della fruizione musicale non si discosta sostanzialmente dai servizi offerti da altre piattaforme come Deezer ad esempio ( o lo stesso Youtube su cui è possibile ascoltare un buon numero di album completi, anche di recente uscita).
Rimane un interrogativo:
fermo restando che più ampia è la scelta e più possibilità ci sono ma c’è davvero tutto questo tempo per ascoltare così tanta musica ?
E l’eccesso di offerta non rende la fruizione sempre più veloce e conseguentemente superficiale ?

Di Spotify ha scritto in modo esaustivo e competente Giosuè Cremonesi (Esperto di comunicazione e filosofia web, musicista punk (Haulin'ass), compositore, sceneggiatore e scrittore pulp e noir)

http://www.radiocoop.it/index.php/sezioni/music-history/item/217-spotify-ci-uccidera-tutti-ma-anche-no

domenica, maggio 12, 2013

La STORIA dei NOT MOVING: secondo semestre 1987



Nelle foto: a Cuneo, a Scandiano e in qualche altro posto sparso per l'Italia.

L'uscita di "Jesus loves his children" rafforza la popolarità dei Not Moving anche se non la fa crescere più di tanto rispetto a "Sinnermen".
Il salto in  avanti ormai non c'è stato, consolidiamo lo status di grande/ottima/buona rock n roll band della scena indipendente italiana ma mentre altri volano tra concerti sold out, dischi in classifica e vendite proficue (CCCP e Litfiba su tutti, gli uni usciti con "Socialismo e barbarie" gli altri con "17 re", mentre gli esordi di Gang con "Barricada rumble beat", Sick Rose con "Faces", Boohoos con "Moonshiner" ci affiancano nuove fortissime band con dischi eccellenti), noi rimaniamo nella nicchia.

Ci prendiamo comunque sempre un po' di soddisfazioni: le riviste tradizionali tributano i consueti omaggi, le fanzines si riempiono di interviste e recensioni, arrivano articoli da mezzo mondo, Inghilterra, Usa, Germania, Spagna, addirittura Finlandia e Perù !
In luglio suoniamo a Scandiano (Reggio Emilia) alla Festa dell’Unità e ad aprire c’è una nuova rock band, gli Ora Zero di un cero, sconosciuto, Luciano Ligabue, a settembre siamo a Cuneo al Festival Movimenti 87 dopo Violet Eves e Liars (che sforando il tempo a loro concesso e rubandone a noi rischiano l’aggressione fisica di Dany già partito con il basso a mo’ di clava per abbatterne qualcuno. Lo fermo appena in tempo) e prima di Rats e CCCP) poi a Torino al Teatro Nuovo con Truzzi Broders e Loschi Dezi con 1.500 persone davanti, a Malnate (Va) con 600 persone, al “Black out” di Carpenedolo (Bs) dove la Tramite Records registra il concerto e farà uscire un live con nostri due brani (oltre a quell idi Settore Out, Kim Squad e Views), due date in Sardegna ad Assemini e Ossi (sempre affollate) e chiudiamo a Civitanova Marche (Mc) in dicembre all’ “Oceanic” con il 100° concerto con l’attuale formazione. Ancora non lo sappiamo (ma un po’ lo sospettiamo) ma sarà l’ultimo con Dany al basso.

Il referendum dei lettori di Rockeriila ci piazza nel frattempo al sesto posto dei gruppi più amati (dietro a CCCP, Litfiba, Gang, Boohoos, Sick Rose), Lilith è al 15° (prima tra le italiane, davanti ad Alice...) tra le cantanti donne (in testa Suzanne Vega e Lisa Germano) , “Jesus...” è al quinto (dietro a CCCP, Litfiba, Gang, Boohoos davanti a “Blues” di Zucchero !??!?!).

A fine settembre registriamo al West Link di Ale Ovi Sportelli invece una serie di provini destinati all’etichetta tedesca Glitterhouse (che ai tempi aveva pubblicato la compilation “Declaration of fuzz”, cose dei Miracle Workers e aveva da poco iniziato un rapporto con la Sub Pop portando in Europa i dischi di Mudhoney, Green River , Tad e altri) che ci aveva richiesto nuovo materiale dopo averci visto in tour in Germania.
Come sempre, invece di lavorare su brani consoni alla direzione dell’etichetta, optiamo per qualcosa di meno duro e diretto del solito, con influenze country e blues (alcune delle quali finiranno sull’album successivo) e il contatto sfuma.

sabato, maggio 11, 2013

Recensione: Elio e le Storie Tese - L'album biango



Non è certo un tipo di musica abitualmente trattato da queste parti ma allo stesso modo Elio e le Storie Tese sono figli o nipoti di quella tendenza di cui si è ultimamente spesso parlato da queste parti in relazione alla nascita del rock n roll in Italia, ovvero quel filone genericamente detto "demenziale", tradizione che Elio ha ripreso, elaborandola e sviluppandola nel migliore dei modi.

Il nuovissimo album dà l'opportunità di parlare di un fenomeno unico nella storia della musica pop italiana sia per seguito e notorietà che per qualità.

Anche se "L'album biango" delude parzialmente le aspettative perchè gli elementi caratterizzanti di Elio e le Storie Tese sono sempre stati l’imprevedibilità, l’estro, la genialità, attraverso testi irresistibili, dissacranti, estremi nella loro lucida irriverenza, arricchiti da una capacità tecnico compositiva senza eguali.
Al nono album (oltre ad un incalcolabile numero di singoli, live, raccolte, brani per le altrettanto numerose e incalcolabili apparizioni televisive) il gruppo perde probabilmente proprio la peculiarità principale.
L’album è come sempre esilarante, suonato, arrangiato e prodotto benissimo, ricco di gag e di soluzioni armoniche e ritmiche da brivido ma è esattamente quello che ti aspetti da un loro disco.
Nessuna sorpresa, tutto assolutamente contenuto "nei ranghi" ovvero il contrario del "verbo" di Elio.
Nonostante ciò rimangono irresistibili le già conosciute “La canzone mononota” e “Complesso del Primo Maggio”, bellissima, già un classico, “Dannati forever” mentre “Amore amorissimo”, “Il tutor di Nerone” e “Come gli Area” sono tra i momenti migliori e più freschi.

venerdì, maggio 10, 2013

Appuntamenti per sabato 11 maggio



Un paio di appuntamenti per sabato 11 maggio consigliati dal blog.
Nel primo caso se siete dalle parti del Veneto, nel secondo in Piemonte con No Strange, Eazycon e Lodovico Ellena ....

CALICI DI PAROLE E DELIRIOCK CONTEST
IL FESTIVAL DEL LIBRO E DEL VINO A RIESE PIO X (TV) 11 E 12 MAGGIO


LIBRI E SCRITTORI
Tra una band e l’altra chiacchierate informali con scrittori a cura di Finzioni Magazine (www.finzionimagazine.it), uno dei blog letterari più seguiti d'Italia, punto di riferimento di lettori e case editrici.

Ospiti:
Mattia Signorini (giovane scrittore già tradotto in 8 paesi) presenta "Ora" (Marsilio Editori)
Scrittura Industriale Collettiva, "In territorio nemico" (minimum fax)
Ostrega! e i viaggi in Cina e Sudamerica
Stefano Bregolin, sul cammino di Santiago
Marcello Ubertone racconta la storia dietro ogni canzone di Ligabue (Barbera Editore)
Massimiliano Nuzzolo presenta "Fratture" (Italic/PeQuod)

Antonio "Tony Face" Bacciocchi presenta "Rock'n'Goal" (Vololibero Edizioni)e gli altri suoi libri insieme a Francesco Bommartini, "Riserva indipendente" (Arcana Edizioni)
ORE 20.30 sabato 11 maggio


Michele Benetello e le migliori cover song
Ettore Berno, "Sulle tracce dell'uomo che morì due volte" (Edizioni Del Noce)
Marco Ballestracci parla del rapporto tra letteratura e sport
Boris Brollo, critico d'arte internazionale (verso L'arte)
Tra i progetti collaterali, Lahar Magazine e Avere la barba, iniziativa di co-writing a tema unico: la barba.

CAPOVILLA E I LIVE - L’headliner Capovilla, voce prima di One Dimensional Man e poi di Teatro degli Orrori, propone “Confessioni di un teppista”, reading in tre atti nel quale interpreta Sergej Esenin, il più grande poeta russo della rivoluzione bolscevica.

La NASCITA del ROCK n ROLL in ITALIA: Ghigo Agosti



Prosegue il nostro viaggio agli ALBORI del ROCK n ROLL in ITALIA.
Dopo GUIDONE, LITTLE TONY, I DUE CORSARI, CLEM SACCO un personaggio particolarissimo, dalla storia intrigante e stimolante, artista creativo, eccessivo, geniale, dalle mille anime e trasformazioni: GHIGO AGOSTI.
Ma anche GHIGO e i GOGHI, MISTER ANIMA,RICO AGOSTI, PROBUS HARLEM, leader del PARTITO ESTREMISTA dell'URLO e tanto altro.


Uno dei precursori più affini allo spirito originario del rock n roll è senz’altro GHIGO Agosti.
Già attivo nel 1952 con una jazz band, nel 1954 forma Ghigo e gli Arrabbiati con Giorgio Gaber alla chitarra apparendo frequentemente nel circuito milanese proponendo brani di propria composizione come “Stazione del rock” (originariamente scritta nel 51 con il titolo “Stazione del blues”) o “Coccinella” oltre a cover di Louis Jordan, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis.
Nella band si avvicendano altri futuri protagonisti della scena milanese come Ricky Gianco o Guidone.
Partecipa nel 1957 al primo festival del rock n roll a Milano e nel 1959, dopo essere rimasto bloccato da timori di censura, esce il primo mitico 45 “Coccinella” che vende un milione di copie.
Il brano, notoriamente ispirato al cambio di sesso di un travestito francese, “Madame Coccinelle” gli fruttò l’ostracismo della Rai che proseguì anche per i 45 successivi dai titoli ammiccanti come Banana frutto di moda e Dai fa la brava.
Poco importa, prosegue l’attività con tour incessanti, organizza, con il neo nato Partito Estremista dell’Urlo da lui formato, una serie di edizioni del Festival dell’Urlo, partecipa al Festival rock n roll di Roma del 1961 dove la sua esibizione viene interrotta dai vigili a causa di uno strip improvvisato, fonda successivamente Ghigo e i Goghi dal 64 al 69, si inventa il personaggio di Mister Anima (con cui incide l’immortale “Non voglio pietà”) prima e di Rico Agosti poi (altro pseudonimo con cui incide due 45 nel 1968).
Sempre nel 1968 diventa Probus Harlem, rifacendo brani di Procol Harum e Sam&Dave.

Nel 1969 si dedica al teatro d’ avanguardia con lo spettacolo “Off-Off” esperimento di stampo psichedelico con il brano James Brown dice...io dico!!! che rivisita It's a Man's, Man's, Man's World di James Brown mentre dal 71 al 74 è membro del trio Black Sunday Flowers all’insegna del jazz rock e dell’improvvisazione con u nsolo 45 giri all’attivo “Madness” / “Hot rock”.
Ha aperto concerti italiani di Jimi Hendrix, Elton John, Isaac Hayes.

Da metà degli anni 70 abbandona la scena per dedicarsi alla fotografia diventando rinomato per le sue immagini di artisti come Genesi , Police, Gong, Battiato, Ruggeri , Nannini.
Negli anni 90 viene riscoperto e suoi brani ristampati in CD e inseriti i nvarie compilation

giovedì, maggio 09, 2013

Martha my dear



Nata il 16 giugno 1966 MARTHA è stato il cane (un Bobtail) che vivacizzò la vita di Paul McCartney nella sua nuova casa a Cavendish Avenue.
Martha fu l’ispirazione per il famoso brano inserito nell’Album Bianco “Martha my dear”.

Paul dichiarò nel 1997:
“Anche se potrebbe sembrare una canzone dedicata a chiunque era invece per il mio cane e la nostra relazione fu platonica , credetemi”

Martha, spesso ritratta in foto con Paul, morì nel 1981 all’età d i15 anni a Mull of Kintyre in Scozia nella fattoria di Paul e Linda.
Una dei suoi discendenti, Arrow, compare sulla copertina dell’album “Paul is live” del 1993.

Martha my dear,
though I spend my days in conversation,
please remember me.

Martha my love,
don't forget me,
Martha my dear.

Hold your head up,
you silly girl,
look what you've done.
When you find yourself in the thick of it,
help yourself to a bit of what is all around you, silly girl.

Take a good look around you,
Take a good look, you're bound to see
that you and me
were meant to be
for each other, silly girl.

Hold your hand out,
you silly girl,
see what you've done.
When you find yourself in the thick of it,
help yourself to a bit of what is all around you, silly girl.

Martha my dear,
you have always been my inspiration,
please be good to me.

Martha my love,
don't forget me,
Martha my dear.

mercoledì, maggio 08, 2013

Il blues in Italia



Nelle foto Fabio Treves, Guido Toffoletti con il suo grande amico Keith Richards, Roberto Ciotti e Fabrizio Poggi dei Chicken Mambo.
Grazie a Ursus per l'aiuto sui 60's italiani.

Il blues in Italia arriva (dopo il feroce ostracismo in epoca fascista per tutto ciò che era americano e “nero”) per la prima volta nel 1945 con un concerto di Big Bill Bronzy a Torino per i soldati alleati.
Successivamente lo ritroviamo diluito nelle varie jazz band degli anni 50 e in alcuni brani della scena beat nei 60’s anche se nella maggior parte dei casi si trattava di rhythm and blues.
Ad esempio Caterina Caselli con "Puoi farmi piangere" (I put a spell on you) ed i novaresi Igor Mann e i Gormanni che incisero "E se noi", un blues lento vagamente soul,nel 1967.
Anche Mina (la famosa “Non gioco più” con Toots Thielemans) e Lucio Battisti si cimentano con sonorità blues, mentre Edoardo Bennato è tra i primi a riprenderne totalmente spirito e sound (non dimenticando Eugenio Finardi, Alberto Camerini e Pino Daniele).
Nel frattempo arrivano a vivere in Italia personaggi cone Andy J.Forest, Cooper Terry, Dave Baker che portano spettacoli 100% blues.

Ma è solo nel 1975 che esce il primo album interamente blues con l’esordio della TREVES BLUES BAND (per la milanese Red Records), guidata da quel Fabio Treves noto armonicista al servizio di centinaia di musicisti in altrettanti dischi (da Mina a Paolo Conte, da Finardi a Celentano) che continua imperterrito con il suo gruppo a macinare valanghe di concerti e a pubblicare ottimi dischi.
Nel 1978 è la volta di GUIDO TOFFOLETTI con “Straight ahead” e di ROBERTO CIOTTI con “Super Gasoline Blues” (mentre gli Skiantos nello stesso anno pubblicano i l45 “Karabignere blues”).
Negli anni successivi altri musicisti come TOLO MARTON, PAOLO BONFANTI e i suoi Big Fat Mama, PAOLO GANZ, Rudy Rotta, i Model T Boogie, Vince Vallicelli, si uniranno alla sempre più prolifica scena nostrana.
Nel frattempo il blues, in chiave edulcorata e abbondantemente filtrata attraverso sonorità commerciali, arriva anche in classifica con Pino Daniele, Bennato, Zucchero, Alex Britti e fa breccia anche nelle bands del nuovo rock italiano degli 80’s (dai “miei” Not Moving a numerosi nomi della scena garage rock).
Dagli anni 90 in poi i concerti, le bands, i festivals e i dischi blues non si contano e il sound diventa di abituale fruizione anche da noi, finalmente.
Da ricordare tra i nomi più interessanti i Chicken Mambo di Fabrizio Poggi, Nick Becattini, la Gnola Blues Band , l’album del 2004 di Finardi “Anima blues”.

martedì, maggio 07, 2013

Hell W 10 - Il film di Joe Strummer



Nelle foto Joe regista e Paul, Mick e Strummer poliziotto in alcune sequenze del film.

Nel febbraio del 1983 all’apice delle tensioni all’interno dei Clash (Topper Headon era stato cacciato a causa della sua dipendenza dall’eroina, i rapporti tra Joe e Paul da una parte e Mick Jones dall’altra, ormai inconciliabili), Joe Strummer decise di girare un film autoprodotto, sceneggiato e scritto da lui con protagonisti i membri della band e alcuni amici (tra cui Tony James ex Generation X ora con Jones nei Carbon/Silicon) dal titolo “HELL W10”.

Il film, muto e in bianco e nero, della durata di 50 minuti è una surreale, sarcastica e comica storia di piccola malavita, girato a Ladbroke Grove.
Progetto del solo Joe, il racconto vive sulla rivalità tra il piccolo gangster Socrates (Mick Jones) che gode della complicità della capo della polizia (Joe Strummer) e il ladruncolo Earl (Paul Simonon), in mezzo ad un traffico di film porno che in realtà nascondono un giro di droga.
Il tutto finisce in una battaglia finale a suon di pistolettate, morti e sangue a volontà.
Il montaggio del film durò parecchi mesi ma alla fine Joe dichiarò che si trattava di “una merda” e lasciò perdere il progetto.

Tra l’altro il film sembra rispecchiare (involontariamente?) la realtà all’interno dei Clash con il conflitto in atto in particolare tra Paul e Mick.
La morte cinematografica di Mick, sopraffatto da Paul, è abbastanza vicino a quello che accadde poco tempo dopo quando Jones fu buttato fuori dal gruppo.

Nel 1987 Strummer dichiarò: “Ho realizzato io tutto il film ma fortunatamente il laboratorio dove sviluppammo i negativi è fallito ed è stato tutto distrutto, così il mondo si è salvato !
L’ho fatto senza una trama, Dio solo sa di cosa parlava, ero il solo che lo sapeva ma non starò certo qui a raccontarlo”


Il film fu ritrovato nel 2002 e rieditato da Don Letts.
Al di là della trama e delle non certo eccelse capacità recitative dei nostri (che confessarono di essere stati spesso ubriachi e di aver fatto il tutto divertendosi comunque un sacco) è interessante l’aspetto documentaristico delle immagini che ritraggono quartieri come Notting Hill, Ladbroke Grove, Paddington, il look e l’estetica del 1983 ma soprattutto le musiche dei Clash, in gran parte spezzoni strumentali inediti di vari brani (da “Rock the casbah” a “Police on my back”, la Time is tight” di Booker T e altri brani inediti)

lunedì, maggio 06, 2013

La preparazione musicale ai tempi di Wikipedia e You Tube



Da un'intervista di Giovanna Taverni qui:
http://www.lindiependente.it/cultura/conversations/intervista-a-federico-guglielmi-la-prima-dopo-il-mucchio/20460/
FEDERICO GUGLIELMI (ex storico redattore del Mucchio e tante altre cose) dice (tra le altre cose):

Quando ho iniziato, nel 1979, avevo ascoltato “solo” alcune migliaia di album, ma in fondo il rock aveva poco più di vent’anni e io lo seguivo già da almeno otto.
Adesso chi volesse scrivere seriamente di musica dovrebbe conoscere, quantomeno a grandi linee, molto di più:
dovrebbe “studiare” almeno un po’ quello che è successo in sei decenni e anche prima, non saltellare mezz’ora fra YouTube e Wikipedia e credere di avere capito tutto o quasi ciò che serve per buttar giù un buon articolo.


La domanda è dunque: chi scrive e disserta di musica, chi suona, ha "bisogno" di preparazione ?
E il punk ?
E il garage ?
L'immediatezza, l'urgenza "ignorante"?

domenica, maggio 05, 2013

La storia dei NOT MOVING: primo semestre 1987



“Sinnermen” pur con tutti i guai subiti era stato comunque un “successo”, apprezzato dalla critica e accolto bene pure dal pubblico (anche se, come sempre, non abbiamo mai saputo le effettive cifre di vendita.
Pare qualche migliaio di copie ma..chissà...).
Le richieste di concerti aumentano e cresce anche il nostro cachet, mantenendoci nell’ambito del “professionismo”.
La Spittle Records, con cui i rapporti ritornano leggermente più distesi, ci offre nuove opportunità, tra cui quella di girare un video (cosa inconsueta per il 1987 per un gruppo del nostro tipo).
Come sempre, sordi ad ogni consiglio (e, con il senno di poi, ad ogni logica) scegliamo il brano meno rappresentativo del nostro sound, oltre tutto una cover e, seppur in inglese, quello meno “commerciabile”, “Cocksucker blues” degli Stones.
Lo giriamo a Parma prima di un concerto, non è male, ma alla fine non produrrà alcun effetto perchè VideoMusic (unico sbocco video, Rai e Finivest a parte, pressochè irraggiungibili) deciderà di evitare un brano che parla di un succhiacazzi...
E la cosa non aiuterà a migliorare i rapporti con l’etichetta.

Tra l’altro si accorge di noi anche l’ENPALS la “mutua degli artisti” che verifica che il nostro cachet (non frequentemente “fatturato” per usare un eufemismo) mal si accompagna con lo status di dilettanti da prestazione occasionale gratuita e ci appioppa una bella multa !

Poco importa, siamo già sul furgone per la GERMANIA. Dal 13 al 28 febbraio, tra ghiaccio, neve e temperature che raramente salgono sopra lo zero ci spariamo 10 date in 12 giorni (Neckargemund, Goch, Weisbaden, COLONIA, HANNOVER, BIELEFELD, Cloppenburg, BERLINO, Schwindkrichen, Amberg) in coppia con i locali Surfin Dead.
I concerti sono un vero successo: riempiamo quasi sempre i locali, la gente apprezza, suoniamo benissimo, spacchiamo veramente.
Qualcuno si lascia prendere eccessivamente dalla vita da rockstar ed esagera in tutti i suoi classici aspetti e non torna particolarmente “sano”.

Il tour è in ogni caso devastante.
Non si dorme quasi mai e le poche volte capita spesso di farlo in sacco a pelo sul pavimento o in case senza finestre (Berlino con -10 fuori) o sul furgone pieno di spifferi oppure direttamente sul palco (a Goch).
Si mangia poco e male, si beve tanto e bene.
Attraversiamo la Germania Est, muraglie di neve e kilometri di ghiaccio, ci perdiamo tre giorni nel quartiere “estremo” di Berlino, Kreuzburg, all’ombra del Muro, scoprendone tutti i vizi.
Torniamo veramente provati nel fisico e nella mente e con fratture all’interno della band che si riveleranno letali dopo poco tempo.

Suoniamo ancora a Lucca, Bergamo (con i Settore Out), Napoli, Bari, Imperia, Fiorenzuola(PC), Torino, Taormina, Savona (con Limbo e Thelema) e ogni volta è un succeso.
C’è sempre tanta gente entusiasta e l’accoglienza è costantemente eccellente.
A Bari al “Re Artù” viene filmata buona parte del concerto (alcuni brani sono disponibili su Youtube e rendono alla perfezione il clima del tempo).

Intorno intanto la DC vince come sempre le elezioni (noi votiamo un po ‘tutti DP, Democrazia Proletaria), a Caorso manifestiamo contro la centrale nucleare, a Novellara (RE) restiamo a bocca aperta al cospetto degli Husker Du. Il gruppo intanto traballa sempre più.

Dany è tornato dalla Germania con una ragazza tedesca, Heike, e spesso fa la spola Piacenza-Bielefeld e la cosa non aiuta con le prove, i concerti e la stabilità della band.
Sempre all’interno del gruppo sono cambiati anche altri rapporti sentimentali e non e il cameratismo, l’unione, la compattezza si stanno disgregando a vista d’occhio.
Troviamo però l’energia e la forza di registrare ancora un (ottimo secondo me) lavoro.
Dal 13 al 17 aprile torniamo allo studio TMB d iCastelfranco Emilia per il secondo 12” , “Jesus loves his children”. Come anticipato nella scorsa puntata, la strada sonora ora guarda all’Australia di Hoodoo Gurus e Lime Spiders bands che ritroviamo facilmente nella melodica e veloce “I want you” (che ricalca nel ritornello l’omonima di Bob Dylan) e nello strumentale “Surfin dead blues”.
“New situations” è uno strano (mai proposto dal vivo) rock jazz blues con assolo di armonica di Dany, mentre la cover metallica (alla Cult) di ”Break on through” dei Doors sarà a lungo la conclusione infuocata dei nostri concerti.
“Spider” è invece probabilmente il nostro brano più noto (con “Baron Samedi”) e anche quello più riuscito e rappresentativo del Not Moving sound.
Un misto di punk violento e di melodie 60’s, un tocco di hard blues, un po’ di beat.

Il disco esce il 5 giugno, ricompatta ancora per un po’ la band soprattutto grazie al risultato di cui siamo pienamente soddisfatti, anche se, per la prima volta, registriamo poco tutti insieme.
Chi finisce la sua parte se ne va a casa, per tornare per il mix (alcuni neanche per quello), chi non deve fare nulla non resta, come sempre, con gli altri a condividere l’avanzare del lavoro ma preferisce l’albergo o altre mete.
E’ l’inizio di una fine che si consumerà veloce e feroce e tutto brucerà con quella stessa fiamma che aveva acceso gli inizi e aveva scottato tutti costantemente per questi anni, tenendoci sempre svegli, giorno e notte per tutto questo tempo.

sabato, maggio 04, 2013

“Woody, Cisco and me” - Jim Longhi



“Woody, Cisco and me” - Jim Longhi (Clichy Edizioni)

Un libro stupendo.
Una storia dai tratti che riportano al Jack London più avventuroso (ma ne è esistito uno poco avventuroso ?) e che coinvolge l’immenso Woody Guthrie, talento artistico e musicale ma anche persona divertentissima, geniale, sarcastica e Cisco Houston, altra grande penna del folk americano, impegnati nella seconda guerra mondiale, nello sbarco in Sicilia, affondati due volte dai nazisti, vivi dopo mille difficoltà e avventure, raccontati dall’amico comune Jim Longhi con un tratto semplice, diretto, acuto, ironico e di facile approccio.

Emerge la figura di un Woody Guthrie genialoide ma soprattutto compagno(ne) sempre pronto allo scherzo, a trovare il lato divertente della vita anche nei momenti più drammatici (si parla di viaggi in mezzo alla seconda guerra mondiale, inseguiti dai sommergibili nazisti o al cospetto di un’Italia e ad un Nord Africa devastati dove la fame e il bisogno spingono alla depravazione e ai limiti estremi della sopravvivenza).
Molto suggestive(per quanto drammatiche) le visite in Sicilia e in Irlanda, ancora di più in Algeria.
Woody Guthrie addobba la sua chitarra con la famosa scritta “This machine kills fascists”.
E non a caso. Si arruola volontario per andarlo a combattere il fascismo (e il nazismo). Coerenza estrema e in mezzo musica, testi, solidarietà, ribellione, socialità.
Un libro affascinante che non vorresti mai che finisse.

venerdì, maggio 03, 2013

La nascita del ROCK n ROLL in Italia: Clem Sacco



Tra i personaggi più particolari degli albori del rock n roll italiano il nome di CLEM SACCO riveste un ruolo di primo piano soprattutto a causa dei testi impregnati da una vena dissacrante e demenziale (molto più accentuata rispetto alla media italiana comunque sempre piuttosto leggera, spensierata e vacua nelle liriche delle canzoni), antesignana di un un modello poi ampiamente ripreso in Italia.
Clem Sacco è anche uno dei rari esempi d’epoca di compositore di buona parte del suo repertorio quando la regola era il rifacimento dei classici americani o al massimo del loro riadattamento in italiano.

L’esordio discografico è del 1958 con il classico rock n roll jive “Agnese rock” a cui fanno seguito numerosi altri 45 ed EP con brani come “Spacca rompi spingi”, “Banana rock”, “Oh Mama voglio l'uovo a la cocque” (1961) un wild n roll tiratissimo.
Sostituisce Celentano nei Ribelli durante il servizio militare del Molleggiato e a fianco d i suoi successi propone brani di propria composizione.

Fonda la band Clem Sacco e i suoi Califfi con Gino Santercole e il futuro batterista dei Giganti, Enrico Maria Papes (che sarà anche negli Amici di Guidone), incide la “famosa” “Baciami la vena varicosa”, in chiave mambo n roll.
I suoi spettacoli e le sue tematiche sono considerate oltraggiose per l’epoca e presto si chiudono molte porte sia nei locali che nelle case dsicografiche ( "All'indomani di quella esibizione, era il 1961 allo Smeraldo - racconta Clem Sacco - andai negli uffici della mia casa discografica, la Durium, convinto di ricevere l'accoglienza estasiata del presidente Krikor Mintangian, perché a Milano non si parlava d'altro se non del mio uovo alla coque in mutande. Lei ci ha trascinati nella vergogna con quella schifezza di spettacolo! Mi urlò invece sulla faccia Mintangian invitandomi ad uscire e insieme diffidandomi dal ripresentarmi nuovamente al suo cospetto. Così all'embargo della Rai si aggiunse presto quello dei discografici e degli editori").

Si inventa mille mestieri, dal modello a Brera a rappresentante a venditore di enciclopedie, insegna body building. Alla fine accetta anche un contratto per sei mesi di concerti in un club gay per il quale si abbiglia con parrucche e indossa le vesti del travestito Clementina Gay !
Abbandona progressivamente l’attività, si trasferisce alle Canarie ma continua ugualmente ad esibirsi saltuariamente fino ad una recente riscoperta che lo ha riportato più frequentemente ospite di festival e serate.

giovedì, maggio 02, 2013

Il governo Letta



Così commentò nel 1865 Lev Tolstoj a pag 627 del suo libretto "Guerra e pace" a proposito del nuovo Governo Letta (riferendosi in realtà alla Pace di Tilsit tra Napoleone e la Russia dello Zar Alessandro I che si erano fino a poco prima sanguinosamente combattuti).

"Intanto la vita, la vera vita degli uomini, con i suoi interessi elementari di salute, di malattia, di lavoro, di riposo e con i suoi interessi di pensiero, di scienza, di poesia, di musica, di amicizia, di amore, di odio, di passioni, scorreva come sempre indipendentemente e al di fuori dell'intesa o dell'ostilità con Napoleone Bonaparte e di ogni possibile riforma"
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