sabato, giugno 08, 2019

Torce nella notte di Irina Zovich



Segnalo la mostra dell'artista IRINA ZOVICH a Firenze il 15 giugno.

Per tenere viva la memoria di chi ha lottato per un futuro di libertà in passato e per sensibilizzare sugli attivisti di tutto il mondo ai giorni nostri.

https://www.facebook.com/brescivive/

venerdì, giugno 07, 2019

The Damned



Band dai mille cambiamenti di pelle, di formazione, di indirizzo musicale, con una storia intricatissima, densa di litigi, ripicche, denunce reciproche.
E la costante nomea di GRUPPO PUNK, quando invece hanno spaziato come pochi in mille direzioni.

Il documentario The Damned: Don't You Wish That We Were Dead, uscito nel 2015, lo spiega bene e piuttosto impietosamente ci mostra un gruppo diviso in mille rivoli e rivalità.

Nella loro storia c'è di tutto: il primo 45 giri punk inglese (l'inno punk per eccellenza "New rose" uscito il 26 ottobre 1976) e un album come "Damned damned damned" tra i migliori della storia del punk in assoluto.
Il secondo "Music for pleasure", prodotto da Nick Mason dei Pink Floyd (!!) a causa dell'impossibilità di avere Syd Barrett.
Un lavoro stroncato ai tempi ma più che dignitoso.
Nel documentario Nick Mason ricorda che nel tempo in cui hanno registrato le basi i Pink Floyd sistemavano un microfono...

Delusi dallo scarso riscontro si sciolgono per tornare poco tempo dopo, nel 1979, con un nuovo album "Machine gun etiquette", tra i loro migliori.
Energico, cattivo, aggressivo, chiassoso, con canzoni eccellenti come "Love song" e "Smash it up", riferimenti 60's e una travolgente cover di "Looking at you" degli MC5.
Qua e là ci sono contributi non accreditati dei Clash (che stavano registrando "London calling" negli stessi studi.
La band si evolve ancora con il successivo, ambizioso doppio, "The Black Album", svoltando verso sonorità più gothic e oscure, sperimentando nuove direzioni, includendo addirittura un brano di 17 minuti come "Curtain call".
Un passo interessante che pone la band sotto un'altra luce.

Tra ulteriori cambiamenti di line up, il parallelo successo della carriera solista di Captain Sensible, lo stupendo omaggio ai 60's degli altri membri con il nome di Naz Nomad and the Nightmares, i Damned approdano a "Strawberries", disco molto godibile tra pop, umori psichedelici, un gusto sempre più dark, enfatizzato dalla voce baritonale di Vanian e una notevole maturità compositiva.
Incompresa, anzi respinta dal pubblico che vuole ascoltare solo i primi brani punk.

Se ne va Captain Sensibile, rimangono solo Dave Vanian e Rat Scabies (peraltro oberati da una situazione economica disastrosa) e saltano su un nuovo carro, un goth pop piuttosto pacchiano che trasuda in "Phantasmagoria" ma che darà loro successo commerciale e notevole visibilità.
Brani come "Shadow of love" o "Grimly friendish" sono comunque piacevoli e godibili.
Provano a cavalcare il nuovo status ma con "Anything" incidono uno dei loro lavori più deboli e insignificanti.

La band si scioglie, si riunisce, si separa di nuovo, entra uno, esce l'altro, litiga, va in tour, nel 1995 pubblica un controverso lavoro, rinnegato poi dalla band ma voluto dal solo Rat Scabies (dal doc e da varie testimonianze emerge un personaggio piuttosto astioso, incostante, non propriamente "cristallino").

La line up si consolida intorno a Dave Vanian e Captain Sensibile (per un periodo con Patricia Morrison ex Gun Club e futura moglie di Vanian, al basso), prosegue a suonare in giro per il mondo con un buon riscontro, incide due album poco interessanti come "Grave disorder" (2001) e "So, who's paranoid?" (2008) per poi tornare lo scorso anno con l'ottimo "Evil spirits".

Una band atipica, anomala, originale, sempre personale, una carriera vissuta tra alti e bassi ma sostanzialmente dignitosa.

Ho aperto per i DAMNED con i Not Moving riuniti nel festival Rock in Idro del 2006.
Concerto sostanzialmente deludente.


Grazie a Paul Musu per il prezioso doc sui Damned

giovedì, giugno 06, 2019

Terry O'Neill



Uno dei fotografi che ha meglio di altri definito il concetto visivo degli SWINGING 60's fotografandone alcuni dei principali e più illustri protagonisti, spesso ritratti in pose inusuali in cui ne coglieva l'intimità.

E' stato legato all'attrice Faye Dunaway ed stato anche fotografo della famiglia reale inglese, oltre ad essere insignito di numerosi premi.

mercoledì, giugno 05, 2019

The COYS - Let me know about it
The MADS- Turn me up
RAF - Want you to know



THE COYS - Let me know about it - The original tapes
Tra le prime mod band italiane, gli emiliani Coys mettono su vinile le tapes degli esordi, caratterizzate dal tipico mod sound di gusto '79, grintoso e rude ma con una vena 60's made in Kinks che rende il tutto avvolgente e di sapore power pop.
"A move" rimane un classico del mod sound di sempre.

The Coys - Indecision
https://www.youtube.com/watch?v=qmObFPOzo7k

THE MADS - Turn me up / Strange town
Dopo 40 anni il quartetto milanese continua a dimostrare una freschezza unica.
Il nuovo singolo esalta per potenza ed esecuzione impeccabile, inclusa una versione perfetta di "Strange town" dei Jam.

The Mads - Strange town
https://www.youtube.com/watch?v=Ea_F-_av24k

RAF - Want you to know / Get what you get
Da Portland, Oregon, un nuovo travolgente singolo per il quartertto mod.
Due brani anfetaminici, potentissimi, una voce che riporta a tratti al timbro di Feargal Sharkey degli Undertones.
79 sound fulminante ed esplosivo.

martedì, giugno 04, 2019

Ricky Shaine



RICKY SHAINE è stato uno dei primi nomi associati ai MODS, quando nel 1965 venne pubblicato il 45 giri "Uno dei Mods", a cui replicò, un anno dopo con un altro brano a tema "Vi saluto amici Mods", interpretando anche il musicarello "La battaglia dei Mods", diretto da Franco Montemurro che rievocava in modo del tutto arbitrario la rivalità tra mods e rockers, pur se ambientata a Liverpool.

Anche la sua immagine aveva ben poco a che fare con il mondo mod, anzi, più affine a quella rocker.

Parte della sua notorietà si basò anche sul mistero della sua origine che ha poi chiarito successivamente (riconoscendo anche il malinteso sull'immagine mod):
«Sono nato a Il Cairo da padre americano, manager petrolifero di origini libanesi, e madre francese. Ma io sono uno zingaro senza radici.
Ero un rocker giramondo e quando sono arrivato in Italia nel ’63 ho sentito solo musica melodica. Mi sono detto: qui non c’è tanta concorrenza! La mia fortuna è stata incontrare il grande produttore Franco Migliacci, che ha inventato il personaggio del mod, sebbene io fossi un rocker...
Facemmo anche il film, "La battaglia dei Mods", un successo incredibile».


Conclusasi velocemente la parentesi mod prosegue ancora brevemente con alcuni 45 giri (cover in italiano di "Love me tender" e "Black is black", qualche rock n roll, una bella versione di "My babe") e un discreto album con gli Skylarks per poi trasferirsi in Germania dove trova una nuova carriera, sempre all'insegna del rock n roll e del melodico ma con anche il singolo "Ich sprenge alle ketten" prodotto e suonato da Giorgio Moroder (sorta di hard glam bubble rock) e una versione teutonica elettro funk di "After midnight" di JJ Cale.
Nel 1976 lo troviamo anche protagonista di un episodio de "L'ispettore Derrick".

In una recente intervista ha dichiarato di essere stato a Woodstock nel 1969 e di avere incontrato Jimi Hendrix, di essere stato un playboy da "centinaia, migliaia di ragazze", di aver avuto una vita da "sex, drugs and rock n roll" negli anni del Piper romano., flitrando con la malavita.

In Germania è recentemente uscito un film sulla sua vita "Mutwillig Shayne", di Stephan Geene con protagonisti si due figli di Ricky: Tarek e Imran, identici al padre da giovane.
Prosegue la carriera con concerti e apparizioni televisive.

"Io ho sempre detto quello che pensavo, e forse per questo mi hanno fatto fuori. Ma ho sempre vissuto a modo mio, senza rimorsi. Sono libero. Free as a bird, man!".

Uno dei Mods
https://www.youtube.com/watch?v=B7gnMnlh50g

L'ultimo dei Mods
https://www.youtube.com/watch?v=anEgiSPuGdE

lunedì, giugno 03, 2019

Biopic, ologrammi e la morte del rock



Riporto l'articolo pubblicato ieri sul quotidiano "Libertà".

Fioccano ormai a ritmi forsennati le biografie cinematografiche sulle rockstar più o meno celebri.
E' noto il successo straordinario di “Bohemian Rhapsody” dedicata ai Queen (che hanno addirittura minacciato un sequel!) mentre sta raccogliendo consensi di ogni tipo quella dedicata a Elton John, “Rocketman”.

Recentemente molto spazio riservato anche ai Motley Crue, metal band, conosciuta più per gli eccessi fuori dal palco che per la qualità della loro musica. In arrivo film su Sex Pistols, Beatles (a cui sono stati dedicate pellicole di ogni tipo), Keith Moon, batterista degli Who, sulla cui biografia pare stia lavorando da anni il cantante Roger Daltrey.

In passato abbiamo apprezzato “Control” di Anton Corbijn su Ian Curtis dei Joy Division, il curioso ma riuscito “Io non sono qui” su Bob Dylan (splendidamente e paradossalmente interpretato da un'attrice, Cate Blanchett), “Nico” di Susanna Nicchiarelli, “Ray” deicato a Ray Charles con uno spaziale Jamie Foxx mentre ha lasciato l'amaro in bocca il “Doors” di Oliver Stone, davvero mediocre.

Parallelamente si sta sviluppando l'inquietante e mortifero filone degli ologrammi in concerto!
Ovvero l'immagine di artisti sfortunatamente passati a miglior vita, viene riproposta sul palco, accompagnata da un gruppo in carne e ossa. Era successo con il cantante hard rock Ronnie James Dio, ci sono “esibizioni” della famosa cantante blues Billie Holiday, di Michael Jackson, del rapper Tupac Shakur, erano stati annunciati concerti di Whitney Houston e Amy Winehouse ma pare che al momento siano stati bloccati (purtroppo non dal buon gusto ma da beghe legali).
Per fortuna non sembra che questa modalità abbia particolare successo e riscontro.

In precedenza la voce di artisti deceduti aveva duettato con chi ancora calca la nostra Terra, da John Lennon nei brani “Free as a bird” e “Real love”, accompagnato dai Beatles sopravvissuti, a Natalie Cole che cantava con il padre Nat King Cole e Elvis Presley.

Gli esempi potrebbero continuare ma quelli sopra elencati sono sufficienti a testimoniare quanto il “rock” (termine più che generico) sia, in un momento (sempre più lungo e cronico) di costante declino creativo, alla ricerca di qualsiasi appiglio per sfruttare il più possibile quanto lasciato in questo mezzo secolo.

Con il plauso delle case discografiche che possono così rimettere in circolazione raccolte di successi o vecchi album, risalire le classifiche, vendere diritti d'autore e di riproduzione, oltre a gadget di ogni tipo.
Un artificioso accanimento che abbindola e seduce noi inguaribili appassionati che alla fine non rinunciano a dare un'occhiata o un ascolto a un surrogato, magari anche solo per criticarlo aspramente.

Una drammatica testimonianza di senilità di un genere e di un ambito che non ha più saputo rinnovarsi ma solo riproporsi e che è ormai a quasi esclusivo appannaggio di persone di “una certa età”.
Una modalità di proposta artefatta dove si privilegia l'inquadratura professionale, una storia il più delle volte accomodante, ovviamente il più possibile spettacolarizzata, comodamente visibile e fruibile da una poltrona o divano, con poca spesa.

L'esatto opposto di ciò che invece propone un concerto, dove cogli l'eventuale imperfezione, dove vivi in diretta un evento irripetibile, non replicabile, spesso dovendo faticare parecchio per poterlo apprezzare al meglio.
Il documentario con immagini reali non basta più, le figure magari sgranate o un po' mosse, la qualità del suono non impeccabile, sono disprezzate.
La “storia rock”, ripulita, romanzata, sintetizzata, liofilizzata, finta e spesso poco credibile, è ben più appetibile, masticabile e digeribile.

Una fine poco gloriosa per un mondo dai mille significati, foriero, un tempo, di speranze, energia, vitalità, fonte inesauribile di creatività, novità, stupore.
Un'epoca conclusa ma che anche nei suoi ultimi refoli di esistenza non viene lasciata in pace da quegli avvoltoi che da sempre ne hanno spolpato costantemente le carni.

domenica, giugno 02, 2019

Kim Gordon: Lo-Fi Glamour



L'ex bassista dei Sonic Youth, KIM GORDON, ha inaugurato una mostra di sue opere all'Andy Warhol Museum di Pittsburgh (fino al 1 settembre).

Espone dipinti, sculture, un paio di suoi stivali autografati da Warhol e si può ascoltare (e acquistare in tiratura limitata il disco) l'insonorizzazione del film muto di Warhol "Kiss" realizzato nel 1963, inciso con Steve Gunn, Bill Nace e John Truscinski.
Con gli stessi si è esibita dal vivo il giorno dell'inaugurazione.

Qui l'intera esibizione:
https://www.youtube.com/watch?v=X0nx5vQKEQc

Il sito dell'evento:
https://www.warhol.org/exhibition/kim-gordon-lo-fi-glamour/

“I was interested in the lo-fi take on popular culture that Andy Warhol represented.”
Kim Gordon

Enciclopedia del Rock



CLASSIC ROCK ha realizzato un'operazione ardita.
In 128 pagine, 500 profili di gruppi, 24 schede di approfondimento sui generi e foto spettacolari, ha riassunto LA STORIA del ROCK.

Da parte mia ho contribuito con le schede su BEAT, BRIT POP, SURF e GARAGE, PUNK, ROCK in ITALIA.
E con quelle su Jam, Paul Weller, Small Faces, Animals, The X, Bad Brains, Funkadelic e Parliament, Gun Club, Fuzztones, Cramps, Husker Du, Willy De Ville, Ike & Tina Turner, Sly & the Family Stone, Them, Prince, Lydia Lunch, P.I.L., Television, Saints, Contortions, Dave Edmunds, Dr.John, Gastr del Sol, Jon Spencer, Link Wray, Neurosis.

Un LAVORONE, decine di firme, riuscitissimo per chi vuole una panoramica più che attendibile su quello che è stato il ROCK fino al 2000.

sabato, giugno 01, 2019

Antonio Pellegrini - Italian Rhapsody



Antonio Pellegrini aveva già dedicato un volume con le stesse caratteristiche agli Who
(https://tonyface.blogspot.com/2016/12/the-who-e-roger-daltrey-in-italia-di.html).

Replica ora con i QUEEN di cui descrive con minuzia di particolari le apparizioni, le recensioni, concerti etc, in Italia, incluse testimonianze di spettatori e fan.
Un lavoro filologico e preciso per estimatori di Freddie and co.
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