Probabilmente molti di coloro che mi leggono sanno che lavoro a RadioCoop (da ormai 23 anni), la struttura che diffonde musica, comunicati, redazionali etc all'interno degli omonimi supermercati in Italia.
Tra le altre cose gestisco il sito www.radiocoop.it e la posta in entrata relativa alle proposte musicali.
In questi giorni ho fatto ordine nelle mail, constatando che nei primi due mesi del 2026 sono arrivati tra digitale e fisico circa 200 album (con una discreta quantità di vinili e perfino qualche musicassetta), un numero incalcolabile di "singoli" (tutti in digitale) e quasi 300 video.
Sto parlando di produzioni cosiddette "INDIPENDENTI" e ITALIANE, che arrivano da piccole etichette e autoproduzioni.
Non sono contemplate nella lista quelle "ufficiali" o per le major.
I generi musicali coprono una gamma pressoché completa dello scibile musicale, dal rock al punk, all'hardcore, funk, soul, jazz, sperimentazione, cantautorato, folk tradizionale, canzone d'autore, pop "commerciale", grunge, metal.
Veramente di tutto.
Nella maggior parte dei casi sono prodotti ben presentati e realizzati, curati e di buona qualità, sia a livello di registrazione che di proposta artistica e compositiva.
Significa che dietro c'è un lavoro affidato a studi di registrazione, video producers, registi/e, etichette, piccole produzioni, uffici stampa un sottobosco a quanto pare vitale, da cui emergono realtà giovani ed energiche.
Rimane la questione a monte: chi fruisce di questa bulimìa discografica?
Chi compra e ascolta questa mole di produzioni?
Come la ascolta?
Quando?
giovedì, marzo 05, 2026
Bulimia discografica italiana
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