lunedì, marzo 16, 2026

Red Ronnie su "London calling" - Popster 1980



Nel marzo del 1980 RED RONNIE recensiva sul mensile POPSTER il nuovo album dei CLASH, "London calling" dividendo il suo parere in pilatesco doppio giudizio, l'uno antitetico all'altro, ma che ben riassumeva lo stupore di molti punk e affini al cospetto del nuovo stupefacente (per suoni, approccio, varietà) albumn della band di Strummer e soci.
L'ho ricopiato per voi....

A)
I Clash facevano meglio a sciogliersi subito dopo il primo album invece di tentare esperimenti di noioso heavy metal prima e di banale musichetta ora.
Il “Gruppo punk per eccellenza” si è reso definitivamente ridicolo, gettando ombre, fango e merda su un passato glorioso. Anche se questa porcheria farà la loro fortuna commerciale, chi li amava è costretto a voltare le spalle sdegnato.
Ma sono veramente i Clash a suonare ? A parte il brano "London calling" rifiuto di crederlo.
Per i posteri punk significherà d’ora in poi solo Sex Pistols, che troneggiano incontaminati.

B)
I Clash raggiungono finalmente con questo stupendo disco una consacrazione musicale. Abbandonata la sorda rabbia degli esordi ed il poco convincente heavy metal di “Give em enough rope” si aprono ad altre esperienze che colorano in modo vario e godibile la loro musica prima monocolore.
C’è persino dello swing in “Jimmy jazz”. Incuranti di chi , dandoli per spacciati , li aspettava al varco, si sono concessi pause spensierate interpretando brani altrui, come il classico “Brand new Cadillac”.
C’è pure un brano fantasma, “Train in vain”, molto sixties, che, senza alcuna segnalazione, chiude l’ultimo lato.
Con questo doppio album i Clash fanno centro due volte in un colpo solo; ed ora anche l’America che li annoiava tanto (“I’m so bored with Usa”) è ai loro piedi.

PS: Scegliete la recensione che ognuno preferisce, per me pari sono.

POPSTER MARZO 1980

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