venerdì, gennaio 30, 2015

Gennaio 2015. Il meglio



Anno appena iniziato e già qualcosa che non è improbabile finisca nelle top 2015.
Tra gli stranieri Gaz Coombes, D’Angelo, Bettye Lavette, Charlatans, Sleater Kinney
In Italia Salvo Ruolo, Big Mojo, Dellera, Mother Island, Kicca.

ASCOLTATO

GAZ COOMBES - Matador
Gaz Coombes non ha mai ricevuto riconoscimenti adeguati alla qualità e allo spessore delle sue capacità compositive, neanche ai tempi dei successi con i Supergrass, micidiali autori di brillanti e freschi brani pop ma che seppero evolversi con album sempre più strutturati e interessanti fino allo scioglimento nel 2010.
In questo splendido secondo album solista esplodono mille influenze, dal kraut rock (con un occhio particolare ai mai dimenticati Neu!) alla psichedelia, spesso non lontano dalle ultime esperienze di Paul Weller e Damon Albarn ma senza farsi mancare episodi più tradizionalmente vicini alle influenze di sempre (pop, Beatles, Kinks, il primo David Bowie).
Album modernissimo, interessante, completo, efficace dall'inizio alla fine.
Un piccolo capolavoro.

CHARLATANS - Modern nature
Buono il ritorno dei CHARLATANS.
Approccio moderno con un velo costante di buon vecchio psych beat sound, tanto white funk soul, canzoni avvolgenti.
Molto cool.

D’ANGELO & the VANGUARD - Black Messiah
Interessantissimo viaggio nella black music più sperimentale, tra hip hop, funk, Parliament/Funkadelic, lo Sly and the Family Stone dei 70’s, Gil Scott Heron, Erykah Badu, Marvin Gaye, jazz ma soprattutto Prince, principale, palese riferimento. Il tutto condito da un mood abrasivo e “cattivo”.

BETTYE LAVETTE - Worthy
Non sbaglia un colpo la vecchia Bettye.
Grande album di intensissimo e spessissimo soul blues. Sono tutte cover riprese in maniera stupefacente e con arrangiamenti mozzafiato a partire dalla spensierata “Wait” dei Beatles trasformata in una dolente ballata blues o in “Unbelieveable” di Dylan che diventa un nerissimo swamp blues o la “Complicated” degli Stones di “Between the buttons” un duro blues soul.

WILLIE WEST and the HIGH SOCIETY - Lost soul
Ottimo album di southern soul, swamp blues, funk e pieno di umori di New Orleans. Grande voce, arrangiamenti scarni (con uno splendido Hammond a costante collante del tutto), brani di prima qualità.

LUCKY BROWN - Mistery Road
Ottimo funk soul strumentale, grooves pazzeschi in pieno stile mid 70's (Meters, James Brown ma soprattutto quella miriade di gruppi minori e sconosciuti che hanno impestato l'aria di 45 giri dimenticati e gracchianti).
Notevole.

SALVO RUOLO - Canciari patruni ‘un è l’bittà
Cinque anni dopo “Vivere ci stanca” il ritorno discografico di Salvo Ruolo pur se breve (ma l’immediatezza e l’urgenza sono di primaria importanza in “Canciari patruni ‘un è libittà”) segna profondamente la scena cantatutorale italiana per il coraggio e lo spessore della proposta. Magnificamente prodotto da Cesare Basile l’album affonda nelle radici più recondite della Sicilia ribelle, parlando una lingua arcaica, antichissima che marchia a fuoco storie di briganti e resistenti alle forzature della “malaunità” , di coloro che si opposero si ai Borboni che ai Savoia.
Le sonorità passeggiano su uno stretto sentiero che si erge tra i dirupi del blues e le gole del folk, l’approccio è quello, duro ed elegante allo stesso tempo, che fu del De Andrè di “Creuza de ma”. Nei sette brani si respira l’antica e ormai dimenticata aria del Mediterraneo, intesa non come entità geopolitica ma spirituale, anima e cuore del nostro passato che torna costante a pulsare nel presente.
Un disco importante, intenso, avvolgente, personale, duro e commovente.

BIG MOJO - Dancing skeletons
Cesare Ferioli ha una lunga storia alle spalle come batterista di alcune delle principali bands della scena bolognese, transitando dal punk al rock n roll, con i Jack Daniel’s Lovers e Dirty Hands, approdando ora al Wu Ming Contingent.
Parallelamente gestisce questo affascinante progetto con il nickname di BIG MOJO in cui riesce nell’apparentemente impossibile impresa di coniugare elettronica, ritmiche house e downtempo con blues, rhythm and blues, soul e jazz dance. Aiutato da un lungo stuolo di amici e collaboratori “Dancing skeletons” è un avvolgente e trascinante viaggio tra suoni deep blues che sembrano arrivare da qualche fattoria abbandonata in riva al Mississipi e ritmiche che pulsano come da un album dei Daft Punk. 
Straniante, originalissimo, potentissimo.

KICCA - Kicca
La cantante vicentina trapiantata da tempo in Francia dopo due ottimi album con gli INTRIGO prosegue la carriera con “Choose a colour” intestato solo a lei ma che non si discosta dal consueto percorso a base di forti influenze di white soul, rafforzate da pennellate più rock, arrangiamenti curatissimi con una bellissima versione modernizzata al punto giusto di “You really got me” dei Kinks.
E’ evidente il groove alla Amy Winehouse (ma anche Duffy, Adele, Alexia Coley) ma con un piglio fresco, attualissimo e una voce personalissima e immediatamente riconoscibile. C’è tanto Northern soul, le classiche atmosfere del miglior pop italiano degli anni ’60 (da Mina alla Vanoni), un po‘ di rocksteady ska (“Joe Black & penny moon”).
Album delizioso.

VERDENA - Enkadenza vol. 1
Il precedente “Wow” continua a rimanere per me un piccolo capolavoro tanto questo nuovo attesissimo lavoro lascia perplessi. Molta confusione, arrangiamenti eccessivi e pomposi, buone canzoni, qualche scivolone eccessivamente autoindulgente, pochi guizzi.
Buon disco, per carità, pieno di riferimenti, influenze, dal marchio immediatamente riconoscibile ma che sembra riportare la band bergamasca alla “normalità”.

DELLERA - Stare bene è pericoloso
A quattro anni dall’esordio il bassista degli Afterhours torna con una altro, delizioso, album solista in cui emerge sempre l’intensa vena beatlesiana tardo 60’s (e McCartneyiana primi 70’s) accoppiata ad un gusto pop appena tinto di psichedelia cara a Cesare Cremonini.
In mezzo tanto altro, rock, wave, indie. Come sempre ottimo.

SLEATER KINNEY - No cities to love
Ritorno con il botto dopo un lungo periodo di assenza per le tre (ex?) riot girls. Sound abrasivo e minimale ma potente con arrangiamenti curati, ampia gamma di riferimenti (dal punk al 70’s hard, dal glam al grunge, via Siouxsie e addirittura Franz Ferdinand).
Il mix finale è riuscitissimo e di impatto. Notevole.

RED BARAAT - Gaadi of truth
Da Brooklyn un’incredibile brass band che mischia funk, musica indiana, cumbia, ethio jazz e perfino influenze balcaniche. Grande groove, sapori speziatissimi, strani, inediti.
BHANGRA FUNK !

BAXTER DURY - It’s a pleasure
Il figlio di Ian Dury prosegue una dignitosa e personale carriera solista con un misto di elettronica, echi della voce e della impostazione del padre e un approccio molto Blur.
Davvero non male.

MOTHER ISLAND - Cosmic pyre
Notevole la fusione tra atmosfere acido/psichedeliche, la voce femminile che insegue senza problemi quella di Grace Slick e un sound che attinge dai tardo 60’s/primi 70’s con un approccio vintage stoner che rende il tutto affascinante e intrigante. E arrivano dal profondo Veneto.

JOHNNY MOX - Obstinate sermons
Notevole il secondo album di Johnny Mox, a due ann idall’esordio con il già ottimo “We=trouble”. Un muro sonoro, spesso sperimentale con evidenti connessioni al punk e alle esperienze più estreme dei primi Atari Teenage Riot ma anche Sonic Youth o Rage Against the Machine (vedi “Praise the stubborn”) ma che si affianca sorprendentemente e in modo assolutamente armonico con un’anima blues, gospel, soul, spiritual (tra Tom Waits e Nick Cave).
Notevole !

I.D.P. (Istituzioni di Diritto Proletario) - Beato chi c’ha n’occhio
Da Roma un ottimo EP con quattro brani a base di ska e swing tra testi impegnati e altri più leggeri in pieno stile Statuto e Vallanzaska oltre che debitore della grande tradizione dello ska moderno da Specials a Bad Manners).

ASCOLTATO ANCHE
CARMEN CONSOLI (zzzzzzzzz, ronf...), DECEMBERISTS (soporifero alt-pop) , ENDLESS BUMMER (buon punk rock+garage+rock n roll. Formula trita ma sempre gradevole) BELLE & SEBASTIAN (disco di rara bruttezza...), CATERINA DA SIENA (interessante e personale cantautorato aspro e diretto tra PjHarvey e Ani Di Franco), FOUR TRAMPS (Solidissimo blues rock tra 60’s e 70’s da Rolling Stones a Free, via ZZTop, Johnny Winter, Black Crowes e Jack White), POOR MAN STYLE (ottimo mix di reggae, dub, tracce rocksteady, ragamuffin), TEMPLE OF DEIMOS (potentissimo e “pulito” stoner rock in odore di QOTSA), BLEEDING EYES (doom stoner potente e inquietante), MENACE BEACH (molto vicini alle Breeders ma senza la loro classe e stile).

LETTO

TERRY CHIMES - The strange case of Dr.Terry and Mr.Chimes
Bellissima, (auto) ironica, divertente, autobiografia di Terry Chimes, batterista dei primi (e ultimi) Clash, poi con Generation X, Hanoi Rocks e addirittura Black Sabbath, prima di abbandonare tutto (anche se è recentemente tornato a suonare, per diletto o poco più, con i Crunch a fianco di membri di Sham 69 e Cockney Rejects) e dedicarsi alla medicina chiropratica diventando uno dei dottori più conosciuti nell’ambito in Inghilterra. In mezzo aneddoti di ogni tipo, gustosi e simpatici.
Un po’ pesante l’ultima parte con la conversione al cattolicesimo con condimento di troppe “massime” buoniste e dolciastre ma libro consigliato.

NICCOLO’ AMMANITI - Io non ho paura
Più convincente il libro del film.
Ben scritto, scorrevole, interessante il soggetto e mirabile lo sguardo all’innocenza infantile sporcata dalla cupidigia degli adulti.

VALERIO MARCHI - Teppa
Interessantissimo viaggio nella storia della contro cultura giovanile dal Puer Barbaricus medievale ai Bucanieri, i Lords of Misrule inglesi, i Larrikins australiani, i Merveilleux francesi fino ai coatti pasoliniani e alle più conosciute forme moderne, dai Teds ai Mods, Skins e Punks e alle Street Gangs americane.
Tutto con un unico filo conduttore di opposizione strenua all’omologazione corrente e contro il potere dominante. Ricchissimo di documenti originali e citazioni.
v COSE & SUONI “RevoLuce” è il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints, 12 brani (10 in italiano due in dialetto, nessuna cover).
A marzo per Alphasouth/Audioglobe.

Un bel po' di date in programma da metà marzo, a breve la lista.

www.lilithandthesinnersaints.com
https://www.facebook.com/LilithandtheSinnersaints

Mie recensioni su www.radiocoop.it

IN CANTIERE

“L’uomo cangiante, Paul Weller, The Modfather” , la mia biografia su PAUL WELLER, a fine febbraio 2015, per VoloLibero.
A breve le date di presentazione, affiancato alla chitarra da ALEX LOGGIA degli STATUTO che eseguirà una serie di brani di Jam, Style Council e Weller.

“RevoLuce” è il nuovo album di Lilith and the Sinnersaints, 12 brani (10 in italiano due in dialetto, nessuna cover).
A marzo per Alphasouth/Audioglobe.

Un bel po' di date in programma da metà marzo, a breve la lista.

10 commenti:

  1. dal diario degli Statuto.

    Per gli amici che mi hanno scritto in merito a miei eventuali preferenze per la presidenza della Repubblica.. sicuramente un poir-parler.. a tutti dico che il nostro candidato è Tony Face Bacciocchi da Piacenza, speriamo venga eletto già sabato..

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  2. Tra quelli che ho ascoltato ottimo D'Angelo (l'album che avrebbe dovuto fare Prince) così come Gaz Coombes e i Charlatans, concordo sulla bruttezza del disco dei Belle and Sebastian, imbarazzante. I Verdena li ascolto stasera; "Wow" era piaciuto molto a mia figlia, un po' meno al sottoscritto.

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  3. E' morto Maurizio Arcieri

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    1. eeeeeeeeeeeeeeehhhhhhhhhhhhhhhh???????????????????????????????
      e di cosa???????
      gli stavo facendo una bio ragionata per il blog!!!!!
      cazzzzzzzz

      C

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  4. Concordo sul valido comeback di D'Angelo e Gaz..
    A me Verdena & co proprio non van giù.

    Boss x President magari sabato OK

    C

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  5. Curiosa la foto del Macca..a chi sparava?
    Era duranre le takes di Come Together?
    C

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  6. No era appena sciolti i Bitels

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  7. dei belle and sebastian per ora ho ascoltato solo i due singoli e mi piacciono tantissimo, sicuramente meno soporiferi dei pezzi vecchi, anche se più leggerini.
    dei miei vecchi idoli charlatans recupererò subito il disco
    alberto

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  8. Il disco dei Belle&Seabastian ha qualche inciampo(cafonata disco dance) ma ha pure dei pezzi davvero interessanti secondo me; non siamo ai livelli dei primi tre dischi, dove tra l'altro c'era Isobel Campbell, ma insomma secondo me scorre bene. Ciò detto mo vado alla ricerca di Gaz e dei Ciarlatani che raramente deludono. Pure io voto Tony come presidente, ha tutti i requisiti necessari.
    MODERNISMO CASULA POWER

    Charlie

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  9. E il meglio di febbraio?

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