martedì, dicembre 02, 2014

Suonare dal vivo in Italia ai tempi della crisi



Avevamo già parlato dello stesso argomento un po' di tempo fa (con un altro taglio):
http://tonyface.blogspot.it/2012/05/suonare-dal-vivo-ai-tempi-della-crisi.html

Parlavo con Naska degli Statuto che mi diceva quanto in questa stagione: il “ceto medio” degli artisti stia facendo fatica a suonare nei club.
Questi ultimi , sempre più rari, si dividono in due categorie : i più piccoli che puntano su band da 400/500 euro dove il rischio è minimo oppure i più grandi che fanno nomi (anche costosi) ma spesso a percentuale e sempre più raramente a cachet.

La fascia media di gruppi tra i 1500 e i 3000 vedo non trova più quasi una collocazione.

Le concause sono varie, crisi economica, livello di attenzione ai live (a meno che non siano eventi) sempre più basso, costi fissi per i locali sempre più alti ecc ecc


.

Da parte mia ho aggiunto che:

C'è una terza categoria ancora più "bassa" che è quella dei piccolissimi club che ormai pagano sui 200 oppure ti danno i soldi del biglietto d'ingresso e si tengono il bar.

Ah, aggiungo anche che in molti casi (tanti...) le cifre di cui sopra sono in nero....a testimonianza di come ci si muova nell'ambito...



Con Ferruccio Quercetti dei Cut invece si è parlato di come all’estero (Inghilterra, Germania, Francia dove loro sono spesso di casa) le cose siamo organizzate meglio a livello logistico ma dove in sostanza, a livello economico, le cose non siano troppo diverse. Anche se l’attenzione e il coinvolgimento del pubblico siano di tutt’altro spessore e livello.

Come ha ribadito Linda Sutti nell’intervista al blog di qualche giorno fa;
Generalmente però, all’estero trovo un maggiore interesse per la musica come espressione artistica, le persone sembrano avere una maggiore consapevolezza di quello che ascoltano e di quello che vogliono ascoltare.

Cosa confermata anche da Stiv Cantarelli che con i suoi Silent Strangers è spesso in giro per USA ed Europa.





Concludeva Naska che:

resta il fatto che la situazione live clubs, quella che alla fine è il nostro giro, non l'ho mai vista così agonizzante da 31 anni a questa parte.

18 commenti:

  1. Sono i giovani che non vanno più ai concerti e quando ci vanno non gliene frega un tubo.

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  2. Agonizzante come tutto il resto in questo posto.

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  3. E come diceva l'anonimo qui sopra, il ricambio non c'è.
    Generazionalmente i giovani d'oggi hanno modi d'aggregazione diversi, la musica dal vivo (almeno qui) fa parte del passato.

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  4. Parafrasando non ricordo più chi (è passato del tempo)
    "...roba fatta da noi vecchi per voi vecchi".

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  5. IL rock è musica per vecchi. I giovani (parlo di mio figlio e dei suoi amici) ascoltano ANCHE Led Zep, Beatles etc ma la loro musica è quella elettronica, è il rap, il loro "suonare" è fare il DJ o smanettare qualcosa di elettronico. Amici di mio figlio registrano brani pseudo rap con basi scaricate dal cellulare e ci parlano su , dicendo delle LORO cose. E' il nuovo punk.

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  6. si dai, ne abbiam parlato l'altro sabato, le possibilità son cambiate e i ragazzi ci si adeguano.
    Non è quello che ascoltano (anche, si va in base ai tempi), ma come lo si ascolta, i dischi, i concerti, la musica dal vivo intesa come ritrovarsi in un locale per dedicare attenzione all'appuntamento musicale fa parte del passato, resiste solo perché sia chi suona, che chi ascolta sono coetanei.
    e come ti dicevo, anche mio figlio 'strimpella' col computer.

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    1. Mi sento di condividere, chi suona e chi ascolta sono ormai coetanei.....

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  7. ma chi è poi quel batterista nella foto, mi pare famoso............

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  8. mah, uno con i capelli bianchi...

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  9. Oltre a quotare l'esimio parere di tali padri (nobili) mi pare di poter dire che anche la presenza massiccia di cover band e tribute band, che per me pari sono ma se ragioni con chi ci suona sostiene che così non è(???), droghi un po il mercato del live. Comunque, come già sottolineato da altri, domanda e offerta indirizzano il mercato; oggi i ragazzi hanno il loro "punk" nel rap e nell'hip hop e quindi per loro il concerto è un dj accanto ad un ragazzo che spara rime a raffica. Il pubblico, che genericamente chiamerò rock, dalle mie parti è composto da gente vintage e giovani di nicchia il resto dei ragazzi sono orientati verso altri tipi di musica goduti con altri mezzi rispetto al live. Stesso problema si ripropone anche per la questione di come ascoltare musica anche se Maurizio Blatto del Backdoor di Torino, che ho avuto ospite telefonico in radio, mi ha detto che, da quel che può vedere lui nel suo negozio, il nuovo interesse per il vinile ha contagiato pure un buon numero di ragazzi giovani.
    Situazione comunque genericamente preoccupante sia per chi suona che per chi ama la musica live.

    Charlie

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  10. Il problema è che si è generata una nicchia che sopravviverà sempre di cultori del rock, del vinile etc (un po' come quelli che ballano e ascoltano liscio). Ma il mondo va avanti e le nuove generazioni lo vedono (giustamente) come una cosa vecchia.

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  11. infatti! e soprattutto le nuove generazioni 'consumano' le cose nuove, per cui parlare di soldi relativamente a queste 'vecchie consuetudini' diventa velleitario.

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  12. Sto Genoa è davvero divertente da vedere, speriamo che il padrone dei Gormiti non lo disfi a gennaio.

    Charlie

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  13. Stò cercando di controllarmi.....

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  14. ma non ce la faccio, non ci stò dentro.......

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  15. aspettiamo la fine dell'andata, ancora non abbiamo incontrato Milan, Inter e Roma, temo un crollo......

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  16. ADDIO a Ian Mc Lagan degli SMALL FACES

    :(((((((((

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