mercoledì, dicembre 18, 2024

Soul, black music e affini 2024

Una selezione dei migliori album SOUL e "Black" ascoltati nel 2024.
I primi dieci e poi una ventina di altri titoli (in entrambi i casi in ordine sparso).

NB: la (personale) concezione di soul è volutamente "confinata" a sonorità genericamente definibili "VINTAGE", lasciando poco spazio alle cose più innovative.
Alcuni di questi album saranno riproposti nella classifica generale.


TOP 10

JUDITH HILL - Letters From A Black Widow
Una storia tremenda quella a cui fa riferimento il titolo. Judith Hill è stata a lungo definita "Black widow" a causa delle sue collaborazioni con Michael Jackson e Prince poco prima che morissero, facendo partire una campagna diffamatoria e infamante, rinfocolate dagli hater da social. Il suo curriculum è ricchissimo di backing vocals per varie star della musica, da Rod Stewart a Robbie Williams, John Legend, Dave Stewart. Il nuovo, quinto, album è un capolavoro in cui troviamo soul, funk, blues, gospel, jazz, sperimentazione, rock, elettronica, hip hop, con la sua voce spettacolare a tenere le fila. A tratti ricorda Macy Gray o Erikah Badu, a volte Prince e altre Sly and the Family Stone o perfino Aretha Franklin ma la personalità e l'ecletticità che sprigionano l'album sono uniche e originalissime.

LAST POETS - Africanism
Spettacolare ritorno di Abiodun Oyewole e Umar Bin Hassan, gli Absolute Beginners del rap (a ruota seguì Gil Scott Heron, ispirato proprio dai loro concerti). Riemergono le session con il compianto Tony Allen, il chitarrista e bassista degli Egypt 80 Akinola Adio Oyebola e Kunle Justice, il tastierista jazz Kaidi Tatham e il sassofonista Courtney Pine. Tornano i classici della band, rivisitati in chiave afrobeat, funk e jazz. Le parole riecheggiano come sempre dure, dirette, taglienti, profonde. Splendido.

BELLA BROWN and the JEALOUS LOVERS - Soul Clap
Da Los Angeles un album semplicemente esplosivo. Bella Brown canta come un incrocio tra Tina Turner, Aretha, Sharon Jones. Con lei suona una band da paura. Tutti insieme escono con questo esordio mozzafiato in cui troviamo Funkadelic, Parliament, Sly and the family Stone, il James Brown degli 80, Prince, Labelle, afrofunk, disco e un groove irresistibile, travolgente, spettacolare.

MICHELLE DAVID & the TRUE-TONES - Brothers and sisters
Michelle David, cresciuta a New York, fin dall'età di quattro anni voce in cori gospel, poi in giro per il mondo con il musical di Broadway “Mama” e con altre opere teatrali, infine in studio a fianco di Diana Ross.
Si trasferisce in Olanda dove incomincia una carriera con i locali True-Tones con cui incide sei album, calca i palchi di mezza Europa, conquista premi e riconoscimenti. Approdano alla nostra Record Kicks con il loro infuocato funk soul, rhythm and blues, blues e una costante tinta gospel su ogni brano e un album nuovo di zecca con dodici brani autografi. Una fusione ammaliante, esplosiva, vincente.

KELLY FINNIGAN - A lover was born
Per chi ama il sound Stax (da Otis a Sam&Dave a Wilson Pickett) un album perfetto.
Vintage soul, rhythm and blues, una dose di funky e canzoni deliziose piene di groove.
Niente altro.
Abbastanza!

MICHAEL KIWANUKA - Small changes
Il Bill Withers dei 2000 ci regala un altro (quarto) album di estrema raffinatezza, eleganza, ricercatezza, colmo di gusto e stile.
Soft folk soul di pregio eccelso, arrangiamenti di grande maestria, con la brillante produzione di Danger Mouse e Inflo.
Il suo sound va avanti a suon di "small changes" ma a livelli qualitativi di primissimo livello.

WONDER45 - Wonderland
Per chi ama il cosiddetto "retro soul" o "vintage soul" ecco una nuova band londinese, i WONDER 45 (Wonder 45) con l'album di debutto "Wonderland". Qui c'è la storia della soul music, dal rhythm and blues, a intriganti soul ballads, blues, funk, echi gospel, blaxploitation, Temptations, sezione fiati che spinge, grandi voci, Sly e tanto altro. Get the groove!

KOKO-JEAN AND THE TONICS - Love Child
L'ex funambolica voce degli Excitements firma il secondo album con i suoi Tonics ed è l'esplosione di un grande soul e rhythm & blues party a base della gustosa pietanza che ben conosciamo.
Novella Tina Turner dei 60's inanella il classico e prevedibile repertorio tra ritmi infuocati e languide ballate.
Certo, non rivoluzionerà la storia della musica ma se quello che chiedete a un disco è divertimento, sudore, ritmo, intensità, non rimarrete insoddisfatti.

BOULEVARDS - Carolina Funk: Barn Burner On Tobacco Road
Con l'aiuto di qualche amico in arrivo da Daptones, Durand Jones and the Indications, Black Pumas, Jamil Rashad torna con un album esplosivo di funk, soul, rhythm and blues che guarda a Gil Scott Heron, James Brown, Marvin Gaye, Curtis Mayfield, Blaxploitation varia.
Sound derivativo e fedele alle origini ma l'album è semplicemente splendido, genuino, urgente.

PM WARSON - A little more time
Con il terzo album il musicista inglese si conferma un eccellente interprete di un'affascinante e godibile miscela di soul, rhythm and blues, northern soul, blues. Suonato, prodotto e registrato con estrema raffinatezza ed eleganza, con atmosfere soffuse, calde, "smokey", avvolgenti, misteriose, sorta di Chris Isaak soul.

IL RESTO

THE TIBBS - Keep it yourself
Al terzo album la band olandese si conferma una solida realtà della scena vintage soul con dodici brani frizzanti, allegri, solari, pieni di 60's groove, ballabilissimi. Stampa la nostra Record Kicks e l'album è davvero di grande livello.

MYLES SANKO - Let It Unfold
Il cantante e musicista inglese è una garanzia di qualità.
Il nuovo lavoro ce lo conferma alle prese con un mix di soul, funk, retaggi afro, marcate influenze jazz, qualche cenno di hip hop.
Produzione eccelsa, Curtis Mayfield spesso in agguato.
Album di grande pregio, ricchissimo di groove e canzoni eccellenti.

THEE SACRED SOULS - Got A Story To Tell
Al secondo album la band di San Diego ribadisce l'amore per il vintage soul anni Sessanta, sia nei suoni che nella composizione.
I ritmi sono costantemente bassi, mellow, soft, bluesy, con un uso elegante di archi e fiati, tra Percy Sledge e il Marvin Gaye più dolciastro.
Per gli amanti di questo mood, un ascolto perfetto.

LEON BRIDGES - Leon
All'eleganza del pluri premiato soul man texano siamo abituati e il nuovo album ne è una felice conferma.
Tredici brani di soul melodico, caldo, raramente up tempo ("Panther City" è una bellissima eccezione), con tinte gospel blues e jazz.
Alla lunga i toni sono ripetitivi e il lavoro perde mordente ma l'ascolto rimane gradevole.

MT JONES - s/t
Ep d'esordio autoprodotto per il cantante inglese. Quattro ottimi brani mid-tempo intrisi di care buone vecchie influenze soul 60/70. Ottima voce e interpretazione di gran gusto. Da tenere d'occhio.

BOOM YEH - Near-Earth Objects
La band londinese arriva dal giro Jamiroquai, Brand New Heavies, Incognito e si cala in un gustoso e classico mix di soul, funk e jazz in chiave strumentale. Tanto ritmo e groove, una discreta dose di fusion e brani costruiti con classe, raffinatezza e tanta voglia e piacere di suonarli.

BRITTANY HOWARD - What now
La voce degli Alabama Shakes torna con un album pieno di ingredienti sparsi ma estremamente saporiti: soul, Prince, soul, blues, funk, jazz, psichedelia, disco, house. Il tutto condensato in un sound attuale, moderno, pulsante.
Merita un ascolto attento e ripetuto.

THEE MARLOES - Perak
Il trio indonesiano suona un ammaliante sweet and lovely soul, con una convincente voce femminile e un sound perfettamente vintage. Molto cool.

THEE HEART TONES - Forever & ever
La giovanissima band chicano/californiana all'esordio con una mieleosissima miscela di soul, suoni latini, blues e l'irresistibile Northern Soul di "Need something more". Piacevolissimi e dalle grandi potenzialità.

SHEMEKIA COPELAND - Blame it on eve
Potentissimo album blues, che non esita a entrare nel rock blues alla Stones ("Broken high heels" o "Is there anybody there?") o in contesti country e gospel. La voce di Shemeika domina incontrastata, il sound è solido e possente, i testi parlano di emancipazione femminile, ambiente, questioni razziali. Classe, grinta, consapevolezza sociale. Super.

LADY BLACKBIRD - Slang Spirituals
Nuovo album, particolarmente ispirato, per la vocalist californiana, dopo l'eccellente "Black Acid Soul". La matrice è un soul spesso di stampo tradizionale, a cui si aggiunge una visione moderna e in progress, una conclusione ipnotico psichedelica e influenze varie sparse a piene mani (spiritual in primis ma anche funk e blues). Ottimo lavoro.

LOS YESTERDAYS - Frozen in times
Da Los Angeles un ammaliante, pigro e caldo soul perfettamente adatto a una giornata a bordo piscina sorseggiando freschi cocktail per scacciare il caldo californiano. Molto cool.

JIMETTA ROSE & THE VOICES OF CREATION - Things Are Getting Better
Un ensemble di grandi voci gospel al servizio di un sound moderno, molto souleggiante, funk, con puntate in ambito fusion e disco. Progetto interessante e intrigante.

JOHNNY BURGOS - All I Ever Wonder
Elegante, raffinato, avvolgente album di mellow soul, solare, caldo, spesso vicino a Smokey Robinson o Marvin Gaye. Suoni vintage ma non troppo. Un sottofondo gradevolissimo.

THE DIP - Love direction
Da Seattle un buon calderone di soul, funk e rhythm and blues. Belle canzoni, atmosfere cool and groovy. Sempre materiale gradevolissimo da ascoltare.

AARON FRAZER - Into the blue
Secondo album per il componente di Durand Jones and the Indications e ancora una volta un pregevole lavoro di soft soul anni Settanta con uno sguardo a Pharell Williams e dintorni. Ovvero non solo suoni datati ma anche un approccio moderno, fresco, attuale. Canzoni e sound godibilissimi, tanto stile e raffinatezza.

BETTE SMITH - Goodthing
Nuovo album per la cantante americana, un più che ottimo classico viaggio tra soul, rhythm and blues, rock blues. Grande voce (a tratti vicina a quella di Macy Gray) e brani convincenti in un un contesto molto classico ma sempre divertente.

SUGARAY RAYFORD - Human decency
Il grande Sugaray non tradisce mai e ci consegna un bollente nuovo album di puro e semplice rhythm and blues, intriso di soul e funk. Grande ritmo, tanto groove e ascolto godibilissimo.

NATHANIEL RATELIFF & the NIGHT SWEATS - South of here
Un altro buon episodio per la band del Missouri che incide per la Stax Records. Southern soul (e rock), rhythm and blues, folk rock di gusto americano, ben fatto e con gusto.

AA.VV. - Africamore - The Afro-funk side of Italy (1973-1978)
Interessantissima operazione della Four Flies Records (etichetta specializzata in colonne sonore e musiche per sonorizzazioni realizzate in Italia tra la fine degli anni Cinquanta e la metà degli anni Ottanta, oltre a nuove produzioni nu soul) che recupera una serie di brani italiani tra soul funk, proto disco, afrobeat.
Il risultato è spettacolare, dai Chrisma che compongono con Vangelis "Amore", accompagnati dagli Osibisa mentre Augusto Martelli & the Real McCoys sfodera un irresistibile funk di sapore James Brown in "Calories". Lara Saint Paul ci porta nel tribalismo minimale di "Voodoo Lady", Ramasandiran Somusunduran travolge con i prepotenti ritmi highlife di "Contrabbando di fagioli" (composto dal fratello di Vittorio De Scalzi dei New Trolls, Aldo), gli African Revival rifanno "Soul makossa" di Manu Dibango. Uno stupendo spaccato di un'epoca pionieristica che produceva musica spettacolare.

FROM AFRICA
TOP 3

SAHRA HALGAN - Sharaf
Halgan è un'attivista politica, paramedico, ex combattente in prima linea nella convulsa e caotica Somalia.
E' di Hargeisa, capitale dell'autoproclamata repubblica (dal 1991) del SOMALILAND (che divide la parte del nord della Somalia con un altro stato dichiaratosi indipendente, il Puntland, con cui, manco a dirlo ci sono screzi e scontri).
Nel suo nuovo album "Hiddo Dhawr" confluiscono psichedelia, rock, tradizione locale, melodie arabe, ethio jazz, funk, blues, addirittura garage punk (ascoltare "Sharaf" nei commenti), una miscela conturbante, forte, aggressiva e allo stesso tempo dolce.

LES AMAZONES D'AFRIQUE - Musow Danze
Supergruppo femminile e femminista formato in Mali nel 2015 da Kandia Kouyaté, Angélique Kidjo, Mamani Keita, Rokia Koné, Mariam Doumbia, Nneka, Mariam Koné, Massan Coulibaly, Madina N'Diaye, Madiaré Dramé, Mouneissa Tandina et Pamela Badjogo, grandi voci in rappresentanza della miriade di musica che arriva dall'Africa (NON ESISTE una "musica africana" ma MILLE- forse più - MUSICHE AFRICANE). Cantano contro la violenza sessuale, le mutilazioni genitali femminili, diritti.
In questo nuovo album a fianco di una delle fondatrici Mamani Keïta (Mali) ci sono Fafa Ruffino (Benin), Kandy Guira (Burkina Faso), Dobet Gnahoré (Côte d’Ivoire), Alvie Bitemo (Congo-Brazzaville), Nneka (Nigeria). Produce il grande Jacknife Lee. Nell'album ci sono ritmi tribali, hip hop, highlife, afrobeat, elettronica, influenze tradizionali, soukous, voci incredibili, un grandissimo groove.

MDOU MOCTAR - Funeral for justice
La musica di Mdou Moctar, contaminata da tradizione Nigerina e da un rock psichedelico di gusto Hendrixiano, ha da tempo fatto il giro del mondo. Il nuovo album è un inno alla giustizia per il suo martoriato paese, vittima di un recente colpo di stato, e per il suo popolo, i Tuareg. Anche per questo l'approccio è più aggressivo, urgente (il disco è stato registrato in soli cinque giorni a New York) duro, quasi violento. Il sound, sempre potentissimo, è a tratti quasi isterico e abrasivo. Come sempre a livelli di eccellenza.

ALTRO

BEYONCE' - Cowboy Carter
Secondo capitolo di una trilogia dedicata alla musica americana, in cui, in questo caso, la pop star guarda alle radici, dal soul al gospel, al country (aspetto che ha suscitato "scandalo" e rimproveri dalle frange più oltranziste dell'ambito), non dimenticando però il sound abituale che ne ha contraddistinto la carriera, a base di pop, elettronica, dance.
Produzione e arrangiamenti stellari, ventisette brani per un'ora e venti di musica, per quanto parte di questi siano brevi intermezzi parlati o con rumori e suoni, cover di "Jolene" di Dolly Parton e "Blackbird" dei Beatles (riuscite).
Un disco molto interessante e importante, completo, complesso, personale, profondo e denso di richiami sociopolitici.

SHABAKA - Perceive Its Beauty, Acknowledge Its Grace
Concluse le esperienze con Sons Of Kemet e The Comet is Coming, Shabaka Hutchings parte per una nuova avventura con il solo nome di Shabaka. Abbandona il sax a favore del flauto e scrive un nuovo capitolo del suo fantasmagorico percorso, mischiando nuovo e antico, jazz e ambient, spiritual jazz e influenze etniche, "A love supreme" e Alice Coltrane.
Al suo fianco uno stuolo di eccellenze (Esperanza Spalding, André 3000, Jason Moran, Nduduzo Makhathini on piano, Nasheet Waits tra i tanti). Un album non facile, meditativo, cerebrale, ancestrale, da chi guarda lontano e non solo artisticamente.

KAMASI WASHINGTON - Fearless Movement
Dopo alcune prove incerte e alternanti torna con un album all'altezza della sua fama.
"Fearless Movement" è magniloquente e prolisso (un'ora e mezza di musica) ma godibilissimo nell'esplorazione di mille anime della musica, sapientemente mischiate al jazz più tradizionale.
Ci sono blues, funk, spiritual jazz, hip hop, latin, gospel e tanto altro.
Al suo fianco George Clinton, Thundercat (che fa faville al basso nel funk fusion jazz "Asha the first"), André 3000 e altri collaboratori di livello eccelso. L'ascolto richiede predisposizione, attenzione e pazienza ma il risultato lascerà sicuramente soddisfatti.

MOURNING (A)BLKSTAR - Anciet/Future
Splendido ritorno, dopo quattro anni, del collettivo statunitense, tra sperimentazione, spiritual jazz, funk, soul, hip hop, gospel, suono classico e suono moderno. Afrofuturismo in tutta la sua bellezza. Black sound al top della creatività ed espressività.

EZRA COLLECTIVE - Dance, No One’s Watching
Il terzo album di una delle band di spicco della scena del nuovo British Jazz ne conferma le qualità esecutive e compositive, oltre all'innata propensione alla contaminazione e sperimentazione. A una concezione moderna di jazz si uniscono fusion, afrobeat, highlife, soul, funk, dub e tanto altro. La formula é stimolante e intrigante anche se incomincia a mostrare la corda, diventando nella sua (passata) innovazione ormai prevedibile.

martedì, dicembre 17, 2024

Libri 2024

Una dozzina di libri "non musicali" letti (e consigliati) per il 2024.

Anna Foa - Il suicidio di Israele
La storica Anna Foa in questo breve saggio riesce a condensare alla perfezione le radici della questione arabo-israeliana, prefigurando, come da titolo, il progressivo "suicidio di Israele".
La descrizione è lucida, equilibrata, lontana da sciocche e inutili partigianerie.
A partire dalla "diffusa confusione linguistica tra israeliti e israeliani. Ebrei e israeliani cominciarono ad essere assimilati e perfin oconfusi nella percezione del mondo non eebraico... ci sono varie ondate migratorie, ebrei yemeneti, nordafricani, iracheni, siriani, libanesi, egiziani. Dopo secoli di convivenza tra arabi ed ebrei, i paesi arabi si svuotano quasi completamente di ebrei".
La società israeliana è cosmopolita e moderna quanto paradossalemte antitetica:
"Israele è una strana mescolanza di laicismo e religione...la spaccatura tra religiosi e laici è antropologica e influenza fortemente la politica, non solo la credenza e le pratiche religiose.
Sono due mondi separati in cui ai boccoli degli ortodossi o al copricapo a uncinetto (kippa) dei sionisti religiosi si contrappongono il mondo dei gay e la libertà di vita sessuale dei laici...
Gli ebrei israeliani (statistica del 2022) che si definiscono laici sono il 43%, il 14% tradizionale/religioso, il 10% religioso, un altro 10% ultraortodosso."
La conclusione è molto pragmatica e ampiamente consivisibile partendo da un presupposto abbastanza palese:
"Hamas non può essere distrutta politicamente senza un diversa politica di Israele nei confronti dei palestinesi, senza l'avvio di una fondazione di uno stato Palestinese, senza un accordo politico con una parte dei paesi arabi. Ma questo non potrà mai essere fatto dal governo di Netanyahu."
Le ultime righe riassumono, amaramente, l'unica via di uscita (per quanto possa sembrare improbabile e lontana).
"Netanyahu e il suo governo devono pagare non solo per quello che hanno fatto ai Palestinesi di Gaza ma anche per quello che la loro politica ha comportato per lo stesso Israele. Gli israeliani devono trattare con Hamas, colpevole della terribile strage del 7 ottobre, ma i palestinesi dovranno trattare con chi è colpevole di avere distrutto le loro case e ucciso le loro famiglie.
Non possiamo dare per scontato che l'odio lasciato da tutti questi traumi cesserà un giorno. Ma non ci sono altre strade che questa."

Anna Foa
Il suicidio di Israele
Editori Laterza
91 pagine
15 euro

Giovanni Battista Menzani - Dove il fiume muore
Un maldestro e improbabile rapimento si trasforma in un iniziatico viaggio di una "Armata Brancaleone" di giovani e ragazzini, verso una libertà impossibile all'interno di una società oppressiva, finta e falsa, molto corrispondente a quella che viviamo oggi e che toglie al romanzo di Menzani ogni tratto distopico.
Sullo sfondo una Pianura Padana (Piacenza in particolare) e le rive del Po in disfacimento ambientale e sociale.
La descrizione a pagina 91 è quanto di più drammaticamente corrispondente al reale, sorta di foto in lettere di un moderno Luigi Ghirri:
Le rotonde invase dalle sterpaglie.
I poster del Circo Togni sui pilastri dei viadotti, tutti quei pagliacci dall'aria triste tra il cemento e le pozzanghere.
Le pensiline in plexiglass.
I grovigli di bicilette incatenate.
Le barriere antirumore coperte da graffiti a spray.
Le cataste di new jersey.
I cartelli stradali pieni di adesivi.
I poster della pubblicità scoloriti dal sole.
Ivan sembrava aver scritto la guida turistica di un paese inesorabilmente in declino.
Il racconto è cinematografico e avvincente, in costante equilibrio tra l'esilarante e il drammatico.
Un libro che si fa amare e rimane dentro.
Con un riuscito ed efficace paragone tra la vita di tanti e quella della palla da rugby:
Noi...siamo gente da palla ovale.
La palla tonda, si, insomma, quella sai sempre dove va a finire, il suo rimbalzo è così prevedibile.
La palla ovale no.
La palla tonda è come certe vite incanalate lungo un binario dal quale non si possono scostare.
Alle volte c'è perfino il lieto fine.
Ma il più delle volte si tratta di un binario morto: quelle vite, se provano a cambiare direzione, vanno a finire male, deragliano, letteralmente.
Noialtri invece siamo abituati a una traiettoria sbilenca e imponderabile, come la traiettoria delle nostre esistenze.
Esistenze strambe, non lineari.
Se ci pensate, persino quella di Gesù fu così, o quella di San Francesco.
Ecco, Francesco era uno da palla ovale.

Giovanni Battista Menzani
Dove il fiume muore
Laurana Editore
407 pagine
Euro 18


Francesco Stea - Centro Sociale Macchia Nera 1988-1999
La storia furiosa dei Centri Sociali Occupati italiani tra gli anni Ottanta e Novanta è estremamente complessa e articolata.
Uniti da un sincero antagonismo al "sistema" e al potere costituito, sono stati non di rado separati da direzioni molto diverse: quelli politicamente più rigidi e schierati, quelli più vicini alle istituzioni, quelli più rigorosi, quelli più "lassisti", quelli con una gestione e una direzione "professionali" e quelli confusionari e mal tenuti, quelli ferocemente avversati, quelli tollerati.
Ognuno ha avuto e ha una storia più o meno unica, diversa dagli altri.
Il MACCHIA NERA di Pisa fu una sorta di prosecuzione della precedente esperienza del Victor Charlie, una storia spesso contradittoria, fatta del consueto mix di problematiche, sgomberi, attacchi politici e polizieschi, problemi con il vicinato, scissioni interne, politiche e non.
Ma soprattutto concerti, eventi, Dj set, creatività, lotta politica e sociale.
Alla fine la pressione degli spacciatori della zona, sempre più invadenti, delle istituzioni (altrettanto) con tanto di doppio incendio e il progressivo allontanamento da parte di numerosi protagonisti porterà alla fine del Macchia Nera.
Il libro cerca di ricomporre faticosamente (non era uso tenere cronologie, archivi, fotografie, date e dati) tutti i tasselli della storia, attraverso decine di testimonianze di chi c'era e ha visto.
Il classico importante contributo a tenere viva la memoria di qualcosa che è stato così rilevante per centinaia di persone.
...noi adolescenti, in minigonna, d'estate con il vestitino, siamo sempre state al sicuro.
Non mi è mai successo nulla.
Sicuramente non accade nei supermercati, sul posto di lavoro, al cinema, nelle discoteche, nemmeno per strada o all'università.
Ci abbiamo guadagnato, noi ragazze abbiamo avuto una zona veramente sicura... andavi al Macchia Nera e sapevi che nessuno ti violentava, nessuno ti dava noia, trovavi sempre qualcuno con cui parlare.
Tutti sapevano che dovevano comportarsi così.
Lo davo per scontato perché la vita doveva essere quella, poi ho capito che fuori non era affatto così".

Francesco Stea
Centro Sociale Macchia Nera 1988-1999. 11 anni di controcultura a Pisa e in Italia
Edizioni Interno 4
270 pagine
20 euro

Al Pacino - Sonny Boy. Un'autobiografia
Uno dei migliori attori ancora in circolazione (un Oscar e nove candidature, premi a profusione).
"Il padrino", "Scarface", "Carlito's Way", "Donnie Brasco", "The Irishman", "Serpico", "Quel pomeriggio di un giorno da cani", "L'avvocato del diavolo", "Ogni maledetta domenica" bastano a comprenderne la grandezza.
Ma ci sono decine di altre interpretazioni, tanto teatro, regia, televisione.
Ovvero, milioni di cose da dire e ricordare.
Purtroppo l'autobiografia definitiva di AL PACINO è piuttosto carente in tal senso.
Gli aneddoti sono ovviamente tantissimi ma spesso un po' banali e scontati, le battute ironiche non fanno granché ridere, talvolta si passa di palo in frasca senza capire bene il senso di certe scelte.
La trama è "semplice" e tipicamente americana:
gli inizi difficili nel South Bronx, la caparbietà e un po' di colpi di fortuna, portano, attraverso un cammino difficoltoso, al successo.
In cui si perde spesso, tra abusi, errori, mancanze.
"Ho preso atto della mia anarchia di fondo. Un conformista selvaggio."
Finisce maluccio, tra alcol e droghe, sperpera qualcosa come 50 milioni di dollari in poco tempo, si trova più o meno in bolletta e ciò spiega il perché di molti film decisamente imbarazzanti in cui lo abbiamo trovato negli ultimi anni.
Le aspettative erano forse un po' alte ma un po' di amaro in bocca rimane per un'occasione perduta.
"La mia vita è sempre stata il mio lavoro: una cosa che spalanca le porte e lascia libero lo spirito. Libero di andare in un mondo dove regna l'immaginazione e dove tutto è scoperta, piacere, estasi".

Nando Mainardi - La ragazza occitana
Presumo saranno in pochi/e a ricordare il nome e la figura di DOMINIQUE BOSCHERO, attrice e personaggio particolare e anomalo nella cultura popolare tra gli anni Sessanta e Settanta.
Bellezza prorompente che le permise di imporsi all'attenzione di manager, giornalisti e registi, trova progressivamente popolarità, prima nella Parigi, in cui era immigrata con i genitori dal profondo Piemonte, degli anni 50, lavorando a fianco dei giovanissimi Alain Delon e Brigitte Bardot, per poi approdare a Cinecittà e alla ribalta dei paparazzi nei Sessanta.
Incontra personaggi come Frank Sinatra, Luigi Tenco, ha una relazione con Gianni Agnelli, diventa la compagna di Carlo Volonté, fratello di Gian Maria, con cui instaura un rapporto di collaborazione politico.
La sua carriera sarà ricca di film ma povera di soddisfazioni artistiche (la sua filmografia è relegata a prodotti di qualità piuttosto bassa), sfiorerà la parte di Gradisca in "Amarcord" di Fellini e quella di Maria Schneider in "Ultimo tango a Parigi" ma il suo ruolo rimarrà relegato a quello della "bellona" in lavori scadenti e poco visti.
La sua vita privata la vede impegnata politicamente nell'estremismo di sinistra dei Settanta in "Servire il popolo" prima, e nella rivendicazione autonomista dell'Occitania, poi.
Una vita spericolata e ai limiti che si risolve con l'auto esilio nelle amate montagne cuneensi dove era cresciuta e dove tutt'ora vive.
Il libro è scorrevole, la vicenda fresca e stimolante.
Mainardi la racconta grazie alla testimonianza diretta della protagonista e nel libro si intrecciano curiosità e aspetti inediti di una grande epoca dell'Italia di 40/50 anni fa.

Nando Mainardi
La ragazza occitana
Manni Editore
192 pagine
19 euro.


Colson Whitehead - Il ritmo di Harlem
Ho adorato Colson Whitehead con il capolavoro "La ferrovia sotterranea", confermato dall' ottimo "I ragazzi della Nickel".
"Il ritmo di Harlem" / "Harlem Shuffle" è il primo capitolo (datato 2021) di una trilogia (poi proseguita con "Manifesto criminale") dedicata alle vicende di Ray Carney, negoziante di mobili in costante bilico tra legalità e malavita.
E' un libro SOUL FUNK, ambientato nella Harlem tra i Cinquanta e Sessanta, tra gangster, corruzione, razzismo, rivolte per i diritti dei neri, rivendicazioni sociali, politica e bassifondi.
Whitehead è sempre superbo nella scrittura, pur se su uno scalino più basso rispetto a "La ferrovia sotteranea", il groove della narrazione ha il ritmo perfetto della "Harlem Shuffle" di Bob & Earl (splendidamente ripresa dagli Stones).
Alla fine ti ritrovi immerso nel mondo che descrive, tra pork pie hat, oscuri bar, sottofondi jazz, qualche classico rhythm and blues.
Uno degli scrittori contemporanei più dotati e pulsanti.
Molti delinquenti erano grandi lavoratori, e molti grandi lavoratori violavano la legge.
Il buon vecchio know-how americano in bella mostra: compiamo meraviglie, compiamo ingiustizie, e non siamo mai stati con le mani in mano.
A volte New York era così, giravi l'angolo e ti ritrovavi in una città completamente diversa, come per magia. 140th Street era buia e silenziosa, e Hamilton Place era una festa. Due porte più in là c'era un bar con la fila davanti - uno di quei locali bebop, a giudicare dal suono - e accanto al bar alcuni ispanici bevevano vino e giocavano a domino alla luce di un negozio di barbiere.

Colson Whitehead
Il ritmo di Harlem
Mondadori
360 pagine
20 euro


Marco De Paolis con Annalisa Strada - L’uomo che dava la caccia ai nazisti
Marco De Paolis è Procuratore Generale Militare presso la Corte d'Appello di Roma.
Ha dedicato la vita a indagare sugli eccidi nazifascisti, istruendo 17 processi e portando alla condanna di decine di criminali di guerra.
Partendo dalla scoperta dell'Armadio della Vergogna, nel 1994 (tenuto in un luogo chiuso con un lucchetto e le ante rivolte verso il muro), contenente 695 dossier e un Registro Generale riportante 2.274 notizie di reato, raccolte dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante la campagna d'Italia (1943-1945) dalle truppe nazifasciste.
De Paolis si circonda di fidati collaboratori e nel 2002 costituisce il Gruppo Investigativo Speciale per i Crimini di Guerra.
Un lavoro certosino per rintracciare i responsabili delle stragi in Emilia e Toscana (oltre a Cefalonia), in cui morirono migliaia di civili, trucidati dalle truppe naziste (spesso con efferatezza indescrivibile), non di rado aiutati dai fascisti repubblichini italiani (non perseguibili a seguito dell'"Amnistia Togliatti" del 1946, al fine di archiviare il passato e aprire una nuova epoca).
De Paolis si trova così di fronte a vecchi nazisti.
"Non erano vecchi criminali, ma solo criminali invecchiati, fossilizzati nella loro ideologia di morte.
Alcuni erano rimasti convintamente nazisti e non lo nascondevano".
Gerhard Sommer che comandò l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema "era la personificazione del male e tutta la sua pericolosità era ancora intatta".
I processi e relative condanne resero (parziale e tardiva) giustizia.
Buona parte dei responsabili morirono di morte naturale prima delle condanne.
"Nessuno doveva fare quella fine".

Marco De Paolis con Annalisa Strada
L’uomo che dava la caccia ai nazisti
Il Battello a Vapore
Pagine 160
14 euro


Marilena Umuhoza Delli - Pizza Mussolini
Un romanzo acre e spietato che viaggia su due binari tanto lontani quanto affini, raccontando le storie (con abbondanza di aspetti autobiografici) di due ragazze, l'una, afrodiscendente con la pelle scura, che vive a Bergamo, l'altra, con la pelle molto chiara per i canoni locali, in Malawi.
Entrambe vittime di razzismo, pregiudizi, soprusi, violenze.
Le vicende si intersecano, abbondano di momenti drammatici e crudeli, arrivano a una conclusione sorprendente, in cui ritrovano entrambe radici e identità.
Tematiche non facili da affrontare ma grazie a una scrittura schietta e diretta, la lettura è più che consigliata.
Marilena Umuhoza Delli, madre dal Rwanda, padre di Bergamo, ha firmato tre libri sul razzismo in Italia e conduce un programma radiofonico nazionale dedicato alle eccellenze "Afrodiscendenti" su Radio Radicale.
Fotografa e regista, ha lavorato col produttore Ian Brennan a oltre 40 album di artisti da tutto il mondo, ottenendo riconoscimenti internazionali tra cui un Grammy e risvegliando l’attenzione dei mass media sul tema del razzismo e dell’inclusione nel mondo della musica e della letteratura.
I suoi lavori sono stati pubblicati su testate e emittenti internazionali come il New York Times, The Guardian, Al Jazeera, CNN e BBC.

Marilena Umuhoza Delli
Pizza Mussolini
Red Star Press
224 pagine
16 euro


Massimiliano Guareschi - Going underground. Stile, gusto e consumi nelle sottoculture giovanili
Un saggio molto colto e approfondito sul fenomeno delle sottoculture, in un'ottica filosofica, zeppa di riferimenti e rimandi a contesti storici e sociopolitici.
Si parla di estetica, identità, appartenenza, la componente politica delle varie sottoculture, la volontà antagonista e "sotterranea", allo stesso tempo, la ricerca di visibilità nei confronti degli "esterni", il bisogno di affermare la propria autenticità e riconoscibilità in tale veste.
La cultura della working class si riduce a stereotipo e icona , giocata all'interno delle più diverse combinazioni stilistiche. Addirittura a brand: le Dr.Martens e le Fred Perry degli skin, parte integrante del ritorno idealizzato a uno stereotipo working class evidentemente mai esistito in quella perfezione formale.
Per gli appassionati e studiosi dell'ambito sottoculturale un interessanto compendio che si addentra di più nel tema, evitando le consuete descrizione già abbondantemente note.

Massimiliano Guareschi
Going underground. Stile, gusto e consumi nelle sottoculture giovanili
Agenzia X
190 pagine
15 euro


Lorenzo Calza - La grammatica delle nuvole. Per un ritorno al fumetto popolare
Lorenzo Calza è un rinomato sceneggiatore e fumettista ("Julia, le avventure di una criminologa" (Sergio Bonelli Editore), "She", vignetta al femminile (Il Fatto Quotidiano, Vanityfair.it), scrittore, osservatore da sempre attento a quello che ci gira intorno, autore di altri libri e saggi.
Il nuovo lavoro ci porta attraverso lo sviluppo e il declino dell'Italia dagli anni Settanta ad oggi che culmina con i fatidici anni (di svolta) Novanta Berlusconiani: "Comicità di facile consumo, per rendere più facili i conusmi. Risata triste e sguaiata, a cervello spento".
Da qui il precipizio verso una società sempre più involuta e devastata, quella in cui annaspiamo oggi, senza troppe vie di uscita immediata.
Calza racconta e si racconta, forte della sua esperienza professionale in ambito artistico, tra fumetto ed editoria, tra citazioni, riferimenti, sguardi "oltre". E' un bel leggere, che scava, oltre che nella sua attività primaria di fumettista, anche nella società e nell'intimo.

Lorenzo Calza
La grammatica delle nuvole. Per un ritorno al fumetto popolare
Officine Gutenberg / Collana LOWLANDS/TERREBASSE
Pagine: 272
Prezzo: 17,00 €


Emiliano Raffo - Abbiamo sempre avuto una canzone nelle orecchie
Benedetta/maledetta PROVINCIA, matrigna, cella di consuetudini ma anche guscio protettivo a cui tornare da avventure stimolanti e/o devastanti in qualche "altrove" (nello specifico la patria della "nostra" musica, Londra, quella ancora non gentrificata, turisticizzata, psot Brexit).
Un libro che attraversa anni, epoche, eventi tragici e questioni personali (ampiamente autobiografiche), con una colonna sonora da urlo che scandisce le vicende.
Un'evoluzione artistica che parte da Judas Priest, Metallica e Dokken, per passare a Beastie Boys ed Eminem arrivare a Britpop e Aphex Twin, The Streets e Burial.
Raffo scrive molto bene, evocativo, ironico ma anche glaciale e spietato quando serve.
Come ogni storia di provincia si rimane sul filo del rasoio, tra abbandono, tragedia, disperazione e una visione genuina e sincera, disincantata, sempre permeata da una sorta di innocenza adolescenziale che permette di andare avanti con un'attitudine positiva.

Emiliano Raffo
Abbiamo sempre avuto una canzone nelle orecchie
Officine Gutenberg
307 pagine
16 euro


Alessandro Gandino - Il bancone è oggettivo. Storie inutili da bar
Per chi vive o ha vissuto la provincia, le storie da bar sono una componente essenziale della quotidianità.
Purtroppo la triste stagione dei social ha deviato altrove l'inventiva spontanea, grezza, crudele, in cui il cosiddetto politically correct non ha mai avuto casa, sostituendola con la malsana fantasia e le ossessioni del web.
I banconi del bar hanno sono stati testimoni di milioni di questi racconti.
Come dice l'autore: raccogliere questi racconti, se sai riconoscere la lingua dei banconi, è fondamentale.
Aggiunge: tutte le storie sono frutto di fantasia. O forse no. Ma è così importante?
No, non è importante perché è molto facile riconoscersi in questi racconti, molto "emiliani" (ma non solo).
Ognuno dei quali con un titolo di una canzone ben identificativa del contenuto.
Alcuni agghiaccianti ("All you fascists" Billy Bragg/Wilco non mi ha fatto dormire la notte), altri molto divertenti, altri ancora malinconici e commoventi, tutti decisamente realisti.
La scrittura è ironica, "ruspante" e schietta, esattamente come un racconto da bancone da bar.

Alessandro Gandino Il bancone è oggettivo. Storie inutili da bar Autoprodotto 114 pagine euro 10.40

Ron Bailey - Squatter. La vera storia degli occupanti di case di Londra
La Camera ha approvato gli emendamenti al DDL Sicurezza, con l’introduzione di una nuova fattispecie di reato nel Codice Penale per chi occupa abusivamente case private.
L’articolo 634-bis andrà infatti a punire chi si macchia di occupazione abusiva di un immobile destinato al domicilio altrui, prevedendo dai 2 ai 7 anni di reclusione.
Ultimo tassello di una sempre più feroce guerra contro i poveri e i deboli (immigrati in particolare ma italiani soprattutto)di cui questo governo è il portabandiera.
Interessante andarsi a leggere il libro "Squatter" di Ron Bailey che racconta le lotte di chi aveva perso la casa, nell'Inghilterra di fine anni Sessanta che non era solo Beatles, psichedelia e minigonne ma celava una realtà aspra in cui i " ricchi avevano improvvisamente investito nell’edilizia, demolendo i quartieri storici e scacciando dalle abitazioni migliaia di famiglie operaie, pensionati, giovani coppie e immigrati giamaicani di prima generazione."
Le lotte per le occupazioni di case sfitte e inutilizzate furono terribili, con scontri, dolore, repressione ma anche con tante vittorie.
Ron Bailey, coordinatore della London Squatters’ Campaign rivive quei periodi con una prosa cruda ma anche spesso divertente e (auto) ironica.
"L'azione di massa da parte della gente comune (i milioni che soffrono per la carenza di case) non era solo una tattica rivoluzionaria che peroravo ma il solo modo per queste persone di sperare di avere abitazioni decenti".
"I membri del gruppo di squatter cambiavano di continuo.
Da un certo punto di vista era positivo, dall'altro una continua fonte di difficoltà.
Era positivo perché evitava che si formasse una elite che si autoperpetuasse. Era fonte di difficoltà perché, nel caso in oggetto, la discrezione e la segretezza erano fondamentali e più persone nuove apparivano sulla scena più il problema della sicurezza si aggravava".
Include anche:
2 interviste a Ken Loach sulla necessità delle occupazioni oggi;
“Lotta Continua” e Lea Melandri: Milano 1971. L’occupazione di via Tibaldi;
Roma 2001-2016: Action per le occupazioni

A cura di: E. "Gomma" Guarneri
Traduzione: Serena Zonca
Pagine: 254 pp
Collana: Underground
Prezzo: € 15,00


lunedì, dicembre 16, 2024

Dischi Mod e affini 2024

Una serie di segnalazioni di album, 45 giri, libri MOD e affini del 2024.

THE PRISONERS - Morning star
A trent'anni dall'ultimo album torna una band seminale, per quanto oscura e immeritatamente trascurata, autrice di quattro fenomenali album e di una carriera fulminea quanto lucente ed esplosiva. Furono precursori del Britpop con un sound che mischiava Small Faces, garage, beat, psichedelia, con l'energia del pub rock e del punk.
La carriera successiva allo scioglimento ci ha dato grandi soddisfazioni con James Taylor Quartet, Solarflares, Prime Movers, Gaolers, Galileo 7. L'inaspettata reunion ci riconferma, con gli stessi favolosi ingredienti, una band ancora fresca, pulsante, creativa, con quattordici brani nuovi, semplicemente eccezionali.

SHARP CLASS - Welcome To The Matinee Show (Of The End Of The World)
E' sempre più raro trovare una band che si definisca chiaramente Mod, tanto più se è di giovane età.
Gli Sharp Class firmano il secondo album e ci riportano nel più classico mondo dei primi Jam, quelli più aggressivi e scarni.
Le canzoni sono fatte molto bene, l'energia non manca di certo, il sound è quello giusto.
Revivalismo?
Può darsi.
Personalmente lo trovo un disco freschissimo, pulsante, elettrico, nervoso, semplicemente bello da ascoltare per gli amanti di certe cose.
Si astengano gli altri.

PURPLE HEARTS - Extraordinary Sensations Studio And Live 1979-1986
Triplo CD che raccoglie l'opera omnia dei PURPLE HEARTS una delle migliori (e più ruvide) Mod Band della scena del 1979.
Nel box i due album incisi, lo spettacolare ‘Beat That!’ del 1980 il meno riuscito, più pop, ‘Pop-Ish Frenzy’ del 1986, tutti i singoli, tredici brani live e diversi demo tra cui i sei prodotti da Jimmy Pursey degli Sham 69 nel 1979 e i due curati da Paul Weller nel 1981, destinati a un'uscita per la sua Respond records, mai avvenuta, in cui si avverte una predilezione per il soul a scapito della consueta carica elettrica per cui erano conosciuti.
In totale 76 brani che ci mostrano una band che partiva da basi essenzialie minimali, figlie del punk meno rude (avevano esordito in quel giro con il nome di Sockets, con cui suonarono solo 7 concerti, tra cui un supporto ai Buzzcocks nella natìa Romford e un'audizione al mitico "Roxy" londinese).
Ebbero scarso successo commerciale: i singoli "Millions Like Us" e "Jimmy" si affacciarono a stento nei primi 60 delle charts inglesi, l'album "Beat that!" passò abbastanza inosservato.
Dopo un periodo di stop, tornarono in circolazione con il live "Head on a collision time" del 1984 e l'album "Pop-ish" frenzy" due anni dopo, anche in questo non coronato da particolare successo.
Si sono successivamente riuniti per qualche tour e apparizioni in festival mod.

THE MADS - Time By Time
I milanesi Mads, tra i primissimi in Italia ad abbracciare suoni ed estetica mod vissero poco tempo, dal 1979 al 1984, per incidere qualcosa, pur lasciando un fervido ricordo con travolgenti esibizioni dal vivo.
Rinati nel 2012 con l'ottimo "The Orange Plane", bissano ora con il secondo splendido album, in cui converge tutto il meglio del mod sound, dai Jam, ai Chords, power pop, soul, ska, una splenmdida cover degli Action "Never Ever". Abbiamo dovuto aspettare tanto tempo ma l'attesa è stata felicemente ripagata da una band nel pieno dell'espressività e maturità artistica. Disco eccellente.

STATUTO - Statuto Football Club
E' nota la vicinanza tra la storia degli STATUTO e la passione calcistica.
Dall'amore per la maglia granata del Torino (nel 1998 al videoclip del loro brano “Un Posto al Sole”, partecipò tutta la rosa della squadra, nel 2005 nel video di “Facci un goal” fu ospite Paolo Pulici, nel 2006 l'album "Toro" raccoglieva brani dedicati alla squadra del cuore, tra cui "Cuore Toro", inno ufficiale del Torino), a canzoni a tema calcistico meno specifiche.
Furono i primi nel 1988 a firmare un testo, “Ragazzo ultrà”, che descrive la tematica delle tifoserie organizzate, successivamente con Enrico Ruggeri hanno scritto nel 2010 il brano “Controcalcio”, omaggio al calcio d’altri tempi.
Inoltre oSKAr, è membro della Nazionale Italiana Cantanti dal 2017 con il ruolo di difensore.
Gli otto brani di "Statuto Football Club" alternano canzoni dedicate al calcio come "Notte magiche", "Una vita da mediano", "La leva calcistica del '68" e "La partita di pallone" a strumentali, sigle storiche televisive e radiofoniche di “Tutto il calcio minuto per minuto”, “Novantesimo Minuto”, “Domenica Sprint”,“Domenica Sportiva", come "A taste of honey" di Herb Alpert and Tijuana Brass o "Stadium" di Oscar Prudente con il baritonale coro "Viva viva il goleador". Le versioni sono ovviamente caratteristiche dello stile degli Statuto tra ska, soul, rocksteady, soul funk, modern latin jazz (vedi "Pancho" di Jack Trobey che fu sigla di "90° minuto").
L'idea è vincente, l'album arrangiato e suonato benissimo oltre che decisamente originale e godibilissimo.
La storia continua.

GIULIO CAMPAGNOLO & the JAZZ FUNKERS - C'mon
Splendido album di modern jazz, puro Hammond sound con otto brani autografi, tra Jimmy Smith, il Ramsey Lewis dei Sessanta, Horace Silver. Campagnolo fiammeggia all'Hammond, accompagnato dalla pulsante e metronomica batteria di Adam Pache e da una sezione fiati particolare, con i sax di Michele Polga (autore anche di due pezzi) e Piero Bittolo Bon (anche al flauto) e il trombone di Federico Pierantoni.
Un gioiello di classe ed eleganza per original modernists, registrato in full analogic, live in studio.

PAUL WELLER - 66
Paul Weller festeggia il 66° compleanno con il titolo omonimo per il 17° album solista.
La consueta, doverosa, premessa è che non ha nulla da dimostrare, la sua carriera quasi cinquantennale, solista inclusa, parla chiaramente.
Può dare sfogo alle sue esigenze creative senza dover compiacere critici, fan o chiunque altro.
L'album parte fortissimo con l'intensa ballata quasi jazzata "Ship of fools" in coppia con Suggs, molto "british" e Kinks e prosegue con il brano forse più complesso (e tra i migliori), "Flying fish", che mischia ritmiche quasi disco con una progressione che ci tuffa in un groove più rock, il tutto corredato da ampio uso di effetti elettronici. "Jumble Queen", già proposto dal vivo, è composto con Noel Gallagher (presente anche nel brano), un poderoso soul rock con tanto di fiati e potente riff chitarristico. Ballata nel consueto stile Welleriano, "Nothing" è abbastanza anonima.
Più definito il bluesaggiante e malinconico "My best friend's coat".
"Rise up singing" è puro Style Council, con un'orchestrazione sontuosa e toni gospel, non male.
Archi a profusione e impostazione acustica anche nelle successive "I woke up" e "Gimpse of you", sontuosa e quasi da colonna sonora cinematografica di un film anni Cinquanta. Un po' jazzy e sbarazzina "Sleepy Hollow" con solo di vibrafono ad addolcire il tutto. Carina.
"In full flight" è un'altra ballata, molto lenta, che ci lascia in un clima molto rilassato e un tantino sonnolento.
"Soul wandering" torna, per fortuna, ad alzare i ritmi con l'apporto di Bobbie Gillespie, un buon soul funk dalla chitarra energica e atmosfere gospel con sezione fiati. Uno degli episodi più interessanti.
La conclusione dall'incedere epico e solenne di "Burn out" ci consegna quasi ai Pink Floyd anni 70.
In definitiva Weller confeziona un altro buon album ma, a parere personale, senza lode né infamia, a tratti particolarmente anonimo e poco ispirato, soprattutto al confronto con i momenti più riusciti.
La qualità compositiva del Nostro è conosciuta e non è certo in discussione ma, a malincuore, "66" non rientrerà nelle sue migliori opere soliste.

PAUL WELLER - Supplement 66
Nuovo ep con 4 inediti di grande classe, di stampo folk jazz che riporta immediatamente agli Style Council, in particolare in "That's What She Said" e "Change What You Can" con un ottimo lavoro della sezione fiati. Un pizzico di funk soul per "Earth In Your Feet", puro folk acustico dalle tinte jazzy nella conclusiva "So Quietly" con la voce della cantautrice Kathryn Williams.
Ulteriori ospiti Max Beesley al vibrafono, Danny Thompson al contrabbasso e Steve Brookes alla chitarra. Disco molto piacevole, autunnale, rilassato, che nella sua concisione trova il tratto più apprezzabile.

KULA SHAKER - Natural Magick
Tornano i KULA SHAKER con il settimo album di una tormentata carriera.
"Natural Magick" è il lavoro che ci può aspettare dalla band di Crispian Mills e soci (di nuovo con la line up originale).
Freakbeat, pop rock, influenze sempre marcatamente 60's, psichedelia, riferimenti "indiani", Beatles ultimo periodo a profusione.
Personalmente non chiedo, non pretendo, né mi aspetto altro e saluto un ottimo album di una delle migliori band del Britpop.

RUDY BOLO - Mezzanotte al soul bar / Mollo tutto
Spettacolare singolo in prezioso vinile in cui Rudy Bolo, veterano della scena streetpunk italiana (con i grandi Ghetto 84), riprende due brani della tradizione punk nostrana in chiave soul/northern soul.
"Mezzanotte al soul bar" era dei Ghetto 84, "Mollo tutto" dei Bomber 80. I brani sono energici, splendidamente arrangiati, voce abrasiva, conservano lo spirito originario ma si ammantano di sapori Sessanta, riportano alla mente in particolare i mai dimenticati e sempre rimpianti Redskins e i nostri Statuto. Eccellente e indispensabile per ogni Young (o anche old) soul rebel!

JTQ - Hung up on you
In pochi riconoscerebbero il JAMES TAYLOR QUARTET ("The coolest sounds in funky acid jazz") in questo album (che forse, non a caso, è attribuito ai JTQ).
Un incrocio tra garage beat alla Prisoners (di cui vengono ripresi due brani dal recente "Morning star": una versione ancora più bella di "My wife" e una, in italiano! di "Go to him", intitolata "Perché non vai da lui"), e il primo punk beat tra Undertones e Buzzcocks.
Qualche pausa funk jazz ma il tratto prevalente è quello power pop punk beat.
Al di là della sorpresa, un album davvero bello.

NEW MASTERSOUNDS - Old school
La band di Leeds, attiva da un quarto di secolo e con una ventina di incisioni alle spalle, torna con la consueta formula (vincente) a base di funk soul strumentale con l'organo Hammond in primo piano, tra Meters e Booker T & the Mg's. Dieci brani coinvolgenti, ritmicamente travolgenti, suonati (benissimo) con palese gusto e divertimento, per un album super grooovy!

BIG BOSS MAN - Bossin' around
Quinto album per la band inglese, a dieci anni dal precedente, e ancora un'invidiabile freschezza nel proporre un gustosissimo mix di Hammond sound, boogaloo, latin jazz, funk, soul, ethiojazz, anche uno ska soul irresistibile. Bravissimi nel districarsi in una varietà di stili con grande maestria e padronanza della materia.

DEXY'S - The Feminine Divine + Dexys Classics: Live!
Formidabile live con 19 brani in cui la band raccoglie l'intero, recente e ottimo, "Feminine divine" e poi ci delizia con versioni stupende, elaborate, piene di soul, groove e raffinatezza di alcuni classici, da "Geno" a "Come on Eileen", passando attraverso "Jackie Wilson said", "Plan B", "Tell me when my light turns green".
Si chiude con la struggente canzone popolare irlandese "Carrickfergus". Registrazione impeccabile, band spaziale, kevin Rowland vocalmente superbo. Un gioiello.

DEE C. LEE - Just something
Torna a 26 anni dall'ultimo album DEE C. LEE, pubblicato dalla Acid Jazz Records.
L'ex voce degli Style Council (anche con Wham! e Animal Nightlife oltre che con una buona carriera solista), sfodera un timbro maturo, suadente, sempre pieno di classe e un sound soul funk jazzy, elegante e raffinatissimo, che riporta immediatamente alla "band madre".
In un paio di brani c'è anche Mick Talbot e uno lo compone Leah Weller (figlia di Paul e Dee).
Due ottime cover, 'Be There In The Morning’ di Renee Geyer e 'I love you" di Weldon Irvine.
Cool & groovy.

ORGAN SQUAD - Double zero files
Esordio esplosivo per il quartetto modenese che mette insieme tutte le sfaccettature di quella frizzante scena nata con l'Acid Jazz nei primi anni Ottanta, con band come James Taylor Quartet o Corduroy (a cui la band si avvicina parecchio). Hammond, sfumature jazz, gusto Lounge Music, gli anni sessanta delle colonne sonore, con funk, Meters, Booker T & the Mg's, Jimmy Smith nel cuore. Ma ci sono anche riferimenti espliciti a Prisoners, mod sound, soul, rhythm and blues e una riuscitissima cover di "Hold on" dei Fleurs de Lys. Super!!!

THE GALILEO 7 - You me and reality
Il quinto album della band inglese, guidata da Alan Crockford (Prisoners, JTQ, Prime Movers etc), conferma la qualità artistica del quartetto e la bontà della scelta stilistica, che guarda alla seconda metà dei Sixties tra momenti garage beat, freakbeat, la psichedelia che caratterizzava band come gli Who o i Move ma anche l'impeto ritmico anni 90 dei Dodgy. Belle canzoni, tanta energia, ottimo album.

DEEP SIX - Looking For Tuesday Jones
Chi ha avuto a cuore la scena MOD ricorderà con molto affetto la breve parabola dei Makin' Time a metà degli anni Ottanta con il loro stupendo Rhythm and Soul. Sciolta la band i membri si sparsero tra Charlatans (il bassista Martin Blunt), Prime Movers, Phaze, Senato e carriera solista (la tastierista e cantante Fay Hallam) e Upper Fifth.
Il chitarrista e cantante Mark McGounden e il batterista Neil Clitheroe tornano con i DEEP SIX (talvolta dal vivo anche con Simon Stebbing dei Purple Hearts, altra mod band di culto).
Il nuovo album (con copertina di Paul Bevoir dei grandi amanti di sound ed estetica Beatles/Monkees, The Jetset) è un buon lavoro a base di jingle jangle sound, Sixties mood, beat, mod sound. Produzione minimale e urgente ma ottime canzoni e il giusto feeling.

AA.VV - "Modstock #3 - 16 Mod Club Sounds For The 21st Century
Una delle tantissime compilation che raccolgono gemme oscure dei 60's. Qui si va da rhythm and blues a latin jazz, boogaloo e altre delizie, alcune delle quali di primissima qualità.

CIAN DOWNING - Untouchable / I'll always keep
Giovanissimo, dichiaratamente mod, alle prese con un sound che mischia beat, pop, Billy Bragg, Redskins, soul, Hosemartins. In attesa diu un imminente album, un ottimo 45 giri che fa ben presagire per il futuro.

Steve Turner - King Mod: The story of Peter Meaden, The Who and the birth of a British sub-culture
Peter Meaden è stato lo scopritore e manager dei primi WHO (e High Numbers, per i quali scrisse i testi del primo - e unico con quel nome - singlo "I'm the face" / "Zoot Suit") e tra i protagonisti della scena MOD degli anni Sessanta.
Il libro ne narra la storia, ricchissima di dettagli inediti o poco conosciuti (oltre a tante foto rare) e include un'intervista del 1975 sulla sua vita, gli Who, i mods etc. Durante la quale formulò la famosa e definitiva frase sul MOD:
"Modism, Mod living, is an aphorism for clean living under difficult circumstances."
Purtroppo le sue condizioni psico fisiche erano piuttosto compromesse (l'incontro tra l'autore e Meaden avviene in una clinica psichiatrica) e non tutte le sue considerazioni sono affidabili e condivisibili (soprattutto le contestualizzazioni temporali) ma per chi ama l'ambito subculturale è un documento preziosissimo.
Ci sono appunti importanti, come l'articolo del settembre 1962 sulla filosofia di Mark Feld (futuro Marc Bolan) considerato il primo documento ufficiale sulla scena modernista, in cui non parla mai di mod, né di musica, nè di droghe, scooter o altro ma fa esclusivo riferimento alla sola ossessione per l'estetica.
Anche se già nel 1958 il "Daily Mirror" pubblicava l'articolo dal titolo "Are you a Trad or a Mod?", ripreso poi nel marzo 1963 dal "Mirror": "Trad or Mod?".
Le descrizioni dell'epoca sono accuratissime, a partire dal luogo in cui partì la scena Mod, il club londinese "The Scene" in cui Sandra Blackstone (compagna di un soldato americano di stanza a Londra) suonava 45 giri rarissimi con la regola del club "nessun disco della Top 20".
Quando incontra gli Who, dediti a blues e rythm and blues, per soddisfare il loro pubblico trova un gruppo di ragazzi "malleabili e da plasmare".
"Li portai allo "Scene", videro i mods e incominciarono a identificarsi con loro e a entrare nel mio mondo speciale".
Grazie a Guy Stevens, Dj e prime mover della scena mod londinese (poi produttore di "London calling" dei Clash) porta a Townshend e soci una lunga serie di rari brani "black" da cui prendere ispirazione.
La fine mediatica e numerica della scena mod avviene per un fattore particolare:
"LSD. Le pillole Drynamil incoraggiavano il movimento e la parlata veloce, LSD, mescalina e peyote portavano alla riflessione e introversione. La vita interiore diventò più importante delle altre attività."
Peter Meaden venne lasciato presto dagli Who, si dedicò alla Steve Gibbons Band ma finì malamente la sua vita tra depressione, esaurimenti nervosi, problemi psichiatrici e dipendenze pesanti.
Morì nel 1978, a 37 anni, poco prima di Keith Moon.
Gli Who si premurarono di coprire le spese funerarie.
Il libro è INDISPENSABILE per chi vuole approfondire certe tematiche e periodi (affiancherei l'eccellente "Stoned" dell'amico Andrew Loog Oldham, manager dei primi Stones). "Al raduno di Hastings nel 1966 c'erano solo mods. 15.000 mods e TRE rockers in un bar!"
"Quanti ambasciatori del rock inglese sono stati direttamente influenzati dal Mod: Who, Rod Stewart, David Bowie, Stones, Small Faces, Animals, Georgie Fame, Julie Driscoll, Brian Auger, Zoot Money, Steve Winwood, Eric Clapton, Kinks, Marc Bolan, Jeff Beck, Robert Plant, Jimmy Page, Elton John, Anddy Summers, Bryan Ferry". "Essere un mod non era solo essere al massimo della moda ed estetica ma anche conoscere le migliori canzoni, i club, i bar, le boutique, i trend e le feste. Perdere le attività di un weekend significava essere tagliato fuori, il peggiore peccato che potesse commettere un mod. Non c'era nostalgia, i mod vivevano esclusivamente nel presente con uno sguardo attento al futuro."

Daniel Rachel - Too Much Too Young
La splendida avventura della 2TONE RECORDS, fulminante, breve, accesasi come una stella sfavillante ed esplosa come una (champagne) supernova, lasciando luminosi detriti vaganti fino ai giorni nostri, raccontata attraverso minuziosi particolari in questo eccellente libro (tradotto in italiano da Flavio Frezza per Hellnation Libri).
Un'etichetta che nasce e vive come un collettivo anarco/marxista sotto la ferrea guida di Jerry Dammers, tastierista e mente pensante degli Specials.
Non c’erano contratti formalizzati. Gli accordi venivano siglati da una stretta di mano. Senza costituzione formale né iscrizione ai registri, l’etichetta esisteva soltanto di nome. Come piaceva dire a Jerry, «più che una casa discografica, era una presa per il culo delle stesse».
Vendettero milioni di copie dal 1979 al 1986 con i dischi di Specials, Selecter, Bodysnatchers, il primo singolo dei Madness, The Beat per implodere poi tra mille divisioni, litigi, cause legali, debiti, dischi e gruppi ignorati, passando in mezzo alla violenza ai concerti, agli scioglimenti dei gruppi, alla (mala) gestione dell'etichetta, inadatta al volume di soldi incassati e alla complessità di unire realizzazioni di dischi, organizzazione di lunghi tour, economia "aziendale".
Le canzoni affrontavano argomenti che, per i giovani, rappresentavano la vita quotidiana: violenza di strada, abusi sessuali, gravidanze adolescenziali, disoccupazione, rischio di una guerra nucleare. La 2 Tone era una nuova forma di musica di protesta, attraverso la quale riecheggiava l’eredità dei pionieri degli anni sessanta come Bob Dylan e Joan Baez, e cercava di trasmettere al pubblico l’idea di un’unità politica e sociale.
Uno degli scopi della 2 Tone era educare il pubblico e fargli capire che si trattava di musica inventata dai neri: dovete accettare il fatto che il mondo non è bianco, ma a due colori”. La 2 Tone tentava di infondere nella testa della gente l’idea di uguaglianza e di dare un freno al razzismo.
Venivano tutti dal nulla: lavori di merda, monolocali di merda, senza un soldo in tasca. Cercavano di farcela partendo da zero. C’era un’atmosfera di avventura. L’ideale alla base della 2 Tone avrebbe preso vita sulle piste da ballo dell’intero paese.
Finì malamente.
Il libro è impietoso nel raccontare anche il lato oscuro della vicenda ma è sempre equilibrato e il più possibile fedele alla realtà.
Indispensabile per i cultori di un certo ambito.
"La 2Tone ispirò uno stile che travolse il paese. Sostenne l'antirazzismo, mise in discussione il sessismo e incoraggiò persone di idee differenti a sposare il multiculturalismo. Il suo impatto continuerà a dar vita a dibattiti sociologici e politici, sia sulla carta stampata che nei pub. Tali discussioni sono importantissime e aiutano a interpretare uno dei più grandi culti giovanili della storia britannica."

Martin "Sticky' Round - Scooterboys. The lost tribe
La scena "Scooterboy" fu una diretta filiazione da quella Mod, nei primi anni Ottanta, per assumere progressivamente (in Gran Bretagna) una dimensione molto personale che dalle origini si allontanava drasticamente.
Come descrive bene il libro:
"Per i Mods lo scooter è un accessorio.
Per gli Scooterboys la classica Vespa o Lambretta è essenziale".
Da un certo punto in poi gli Scooterboys si affrancarono dalla cultura Mod, assorbirono, soprattutto esteticamente, elementi dagli skinhead, perfino dagli psychobilly e rocker. Conservarono l'amore per soul, northern soul e ska ma non mancavano nelle serate musiche di ben altro tipo.
La disamina del libro è molto interessante, partendo dalle primigenie passioni degli inglesi per lo scooter, arrivando a un elemento essenziale per comprendere l'uso del mezzo negli anni Ottanta Tatcheriani di disoccupazione e devastazione sociale: gli scooter erano economici.
Se ne trovavano usati (seppur mal ridotti) a pochi spiccioli, la miscela era particolarmente bassa di prezzo, non c'erano ancora controlli sull'uso dipendenti dall'età o dall'uso del casco.
Si sviluppò così una scena di fanatici dello scooter, i raduni diventarono affollatissimi, l'estetica era l'ultimo dei problemi (l'importante era arrivare con il proprio mezzo, banditi e sbeffeggiati coloro che lo trasportavano in loco su un furgone).
I mezzi divennero sempre più personalizzati, talvolta al limite del grottesco.
L'estensione a quello che era un culto riservato a pochi, alla massa generò sfruttamento economico da parte di alcuni, violenza ai raduni, attenzionamento delle autorità, rivalità e tanti altri aspetti deprecabili.
Il fenomeno si è successivamente espanso in tutto il mondo (in Indonesia in particolare), pur se molto più circoscritto e differente dagli anni Ottanta, rimanendo però sempre un ambito "segreto" e di pertinenza di pochi appassionati, costantemente lontani dall'attenzione dei media.
Il libro è ricco di foto a colori, bellissima copertina rigida, molto (auto)ironico e divertente, pieno di aneddoti.
Consigliatissimo a chi vuole aggiungere un ulteriore tassello alla conoscenza delle (cosiddette) sottoculture.
Belle le parole di Mani degli Stones Roses e Primal Scream (scooterista di prima generazione che proprio nella scena incontrò il cantante Ian Brown e il chitarrista John Squire):
"Per me gli Scooterboys sono persone dimenticate.
Tutti ricordano i Mod e i Rocker ma noi abbiamo portato gli scooter a un altro livello di personalizzazione.
Noi abbiamo sempre riconosciuto l'eredità dai Mod ma eravamo più dei Casual strdaioli.
Il nostro giro non era strettamente Mod ma un mix di skinehead, football casual e segaioli."

Subbaculture #11
E' uscito il numero 11 di una delle riviste/fanzine più interessanti in circolazione: SUBBACULTURE.
300 copie numerate, 80 pagine in cui si parla in maniera approfondita, colta, minuziosa, di aspetti di varie sottoculture (mod e skinhead e dintorni, in particolare). Bellissima e dettagliatissima l'intervista a David Storey, il grafico della 2Tone Records, interessantissima quella a Tim Wells sulla cultura skinhead.
Si parla anche del film "Babylon", della moda degli skaters negli 80, delle radici del Mod e Skinhead "revival" a fine anni 70 (con particolari e distinguo perfettamente azzeccati), dell'importanza dell'amico e poeta Dave Waller sulla scrittura di Paul Weller, delle fanzine inglesi tra il 1977 e il 1980 e tanto, tanto altro.
Ne scrivono David Storey, Mathew Worley, Paul 'Smiler' Anderson, Tim Wells, Mark Hinds Peter Jachimiak e Ian Trowell.
YOU HAD TO GET INVOLVED TO BE INVOLVED.

venerdì, dicembre 13, 2024

Reggae e dintorni. Il meglio del 2024

Essendo poco competente in materia, ho di nuovo chiesto a un luminare dell'ambito, PIER TOSI (che conduce Radio Soul Shakedown Party su Radio Città Fujiko 103.1 fm, in onda dal 1992 - ascoltabile anche in podcast), un elenco di album reggae e affini che vale la pena ascoltare, usciti in questo 2024.

Lo scorso anno ce ne aveva parlato qui:
https://tonyface.blogspot.com/2023/12/reggae-e-dintorni-il-meglio-del-2023.html

OBF/Iration Steppas - Revelation Time
I francesi OBF sono tra i nomi attuali più significativi della scena europea del dub elettronico e hanno sempre citato gli inglesi Iration Steppas come una delle loro grandi fonti di ispirazione.
Tra 'steppers' classici e suoni più sperimentali questa combination non delude affatto ed evidenzia la grande vitalità di questa particolare scena.

Jah Lil - Can A Man Cry
Disco di debutto di una giovane voce molto interessante della scena giamaicana che ha dato segnali importanti quest'estate nei suoi bei concerti ai festivals europei.
Jah Lil colpisce per la sua sincerità, i toni suadenti ed il coraggio di mostrarsi emotivamente vulnerabile nella sua poetica.

Nat Birchall - Dimension Of The Drums
Il poco noto inglese Nat Birchall è un sassofonista jazz coltraniano che ha anche un altro filone espressivo legato al suo profondo amore per il reggae degli anni settanta. In 'Dimension Of The Drums' riprende il filone degli strumentali jazz-reggae degli anni settanta riecheggiando il suono dei Black Ark Studios di Lee Perry anche nell'uso molto evocativo di una arcaica drum machine.

Romain Virgo - The Gentle Man
I talent ci sono anche in Giamaica e l'allora adolescente Romain si impose nel più popolare dell'isola nell'ormai lontano2007.
Dopo tanti anni questo cantante continua la grande tradizione dei cantanti confidenziali del reggae con il disco più maturo della sua carriera in cui un mix tra 'reality songs' e sentimentalismo ha appassionato la sua audience casalinga.

Michael Rose/Hollie Cook - Rockin' Like A Champion
Michael Rose è un cantante spettacolare sempre comunque legato al suo ruolo di lead singer degli stellari Black Uhuru dal 1976 al 1980.
I giovani producers americani Subatomic Sound System mettono Michael molto a suo agio con favolose parti musicali e la voce di Hollie Cook interviene per ricreare una magia simile a quella creata dalla presenza vocale della compianta Puma Jones nei Black Uhuru. Decisamente un grande disco.

Message – Message II
Message è un super-gruppo della scena roots reggae spagnola con l'eclettico Roberto Sanchez nel ruolo di batterista.
La loro missione è pagare tributo alla tradizione degli strumentali e dubs degli anni settanta con una particolare attenzione al suono geniale di Augustus Pablo. Un otimo disco senz'altro revivalista ma suonato con enorme cuore.

Mortimer - From Within
L'efficacia nella scrittura del giovane Mortimer fa si che in Giamaica sia considerato uno dei massimi talenti emergenti e questo suo debutto di lunga durata colpisce totalmente nel segno anche grazie alla oculata produzione di Philip 'Winta' James e la presenza come ospiti di Kabaka Pyramid, Lila Ikè e Damian Marley.

Alvaro S.S. & His Jamming Sessions - Jamming Sessions 2
Alvaro Sosa Sanchez è un contrabbassista e band leader messicano che mette in scena con i suoi fidati Jamming Sessions una raffinatissima ed omogenea miscela di jamaican jazz, ska e suoni e ritmi latini.
Questo disco del 2024 conferma la grande qualità del primo volume raggiungendo ancora significativi vertici in equilibrio tra hipness jazz ed il calore di ska e salsa.

The Roots Architects - From Then Till Now
Il musicista svizzero Mathias Liengme ha iniziato nel 2013 questo progetto coinvolgendo in studio a più riprese in Giamaica decine e decine dei leggendari musicisti che hanno creato attraverso gli anni il suono del reggae.
Molti di questi talenti sono tra l'altro scomparsi lasciando nei suoi nastri le loro ultime testimonianze in vita. La pazienza di registrare coi giusti musicisti al momento giusto senza porsi il problema della deadline del progetto ha fatto si che questo disco di stumentali con superbo interplay abbia un valore assolutamente straordinario.

Nadia McAnuff & Ligerians - Shelter From The Storm
Da anni una certa crisi della scena giamaicana è controbilanciata dalle collaborazioni tra artisti giamaicani con talenti strumentali europei ed americani stregati dal suono del reggae. La figlia del veterano Winston McAnuff collabora per esempio qui con la band francese The Ligerians per creare un bel disco di grande consistenza ed equlibrio.

Etana - Nectar Of The Gods
Con alle spalle ormai quasi venti anni di carriera Etana mantiene una bella voce carica di soul, grande versatilità e ottime doti interpretative.
Ritorna alla grande nel 2024 autoproducendosi questo avvincente set pieno di ospiti di varie generazioni della musica giamaicana che mantengono vivo il fuoco tra stili diversi del reggae.

North East Ska Jazz Orchestra - Sulla Rotta Dei Venti
La NESJO è una orchestra friulana di quasi venti elementi nata per unire il suono dello ska -jazz con l'attitudine delle big bands ormai più di dieci anni fa. Le particolari sfide di questo disco sono liberarsi di clichès tipici del genere ed utilizzare nei brani cantati per la prima volta l'italiano.
Il risultato è un disco incatalogabile frutto di tante influenze ma indubbiamente di grande qualità e lirismo.

4 Ristampe:

Prince Philip – Dubplates & Raw Rhythm From King Tubby's Studio 1973-1976
L'engineer Prince Philip Smart fu il primo 'discepolo' del genio del dub King Tubby ad apprendere la sua arte condividendo giorni cruciali nel suo studio casalingo di Waterhouse. Questa fantastica collezione di dubs, molti dei quali realizzati come esclusivi per sound systems e mai pubblicati prima, mette in evidenza il suo enorme talento. Probabilmente questa è la pubblicazione più importante legata al vecchio reggae dell'anno!

Delroy Wilson – The Cool Operator
Inizlamente una star bambina ai tempi dello ska, Delroy Wilson ha poi avuto una bellissima carriera rivelandosi uno dei cantanti giamaicani più carichi di soul in un campo peraltro con una concorrenza spietata. Questa doppia raccolta messa insieme dall'americana VP è la migliore introduzione al genio di quest'uomo se non conosceste la sua voce e la sua arte.

Prince Far I – Cry Tuff Chants On U
Prima di essere assassinato prematuramente in Giamaica questo toaster dalla voce di tuono ha collaborato con il giovane Adrian Sherwood introducendolo anche ai modi di produzione musicale in uso sull'isola. Questa raccolta mette insieme vari classici di questa collaborazione tra uno stile vocale assolutamente peculiare e le prime manifestazioni dl genio di dub master dell'uomo dell'On-U-Sound.

The Wailers – The Best Of Wailers
A dispetto del titolo poco chiaro questo è un intero album registrato nel 1970 da Bob Marley, Peter Tosh e Bunny Wailer insieme nei Wailers alla corte del producer di origine cinese Leslie Kong, un imprenditore che aveva fino a questo momento scritto pagine straordinarie di musica giamaicana tra ska, rocksteady ed early reggae.
Viste le premesse il contenuto non può che essere epocale.
Questo sarà l'unico frutto di questo connubio: in breve Kong morirà prematuramente ed i tre Wailers diventeranno tre dei più grandi musicisti reggae di sempre.

mercoledì, dicembre 11, 2024

II meglio del rock irlandese 2024

A cura di MICHELE SAVINI.

Dopo la scorpacciata di folk tradizionale dello scorso anno (qui: https://tonyface.blogspot.com/2023/12/ii-meglio-del-rock-irlandese-2023.html), il 2024 musicale irlandese ha visto un prepotente ritorno del “Guitar Sound” sotto molteplici forme, continuando a sorprendere per la varietà di generi (molti dei quali non assolutamente scontati) che ha saputo offrire nelle sue proposte musicali.
Dal fenomeno Kneecap (padroni incontrastati almeno a livello mediatico dell’annata), al postpunk arrabbiato dei Gurriers, la svolta sonora dei tanto chiacchierati Fontaines D.C., fino alle vibranti proposte di band come Fizzy Orange e Krypton Bulb o il sorprendente Galway Soul dei The Leon Stax Equation, qui di seguito trovate la mia personale selezione delle migliori uscite discografiche irlandesi dell’anno (come sempre senza un particolare ordine).

Per comodità quest’anno, oltre al solito video dopo ogni recensione, anche una playlist Spotify con una traccia per album/artista.
Buona lettura (e soprattutto ascolto) e ricordate che “se il vostro album preferito non è incluso nelle seguenti righe probabilmente è perché non capisco un cazzo di musica” (cit.)

Best Irish music releases 2024 Playlist: https://open.spotify.com/playlist/5n7mxfGer9ZTaKU3FIxfPg

Kneecap – Fine Art
Sul fenomeno culturale dei Kneecap è stato (ed abbiamo) detto già tantissimo. Padroni incontrastati della scena mediatica irlandese dell’anno, il controverso trio hip-hop di Belfast presenta il suo album di debutto “Fine Art”. Ambientato in un pub “immaginario” di Belfast, l’album incorpora suoni e rumori tipici di una “public house”, in cui i clienti sono appunto i tre rappers e una serie di ospiti d’eccezione che si uniscono alla narrazione di un album che unisce abilmente interludi, samples, elettronica, dance, rave music e tanto hip hop, mescolati a testi feroci e taglienti che trasudano tutto il dissenso proveniente dalle comunità più disagiate del nord dell’Irlanda.
Il tutto “cantato” in gaelico e inglese. Dall’ipnotica traccia di apertura “3CAG” guidata dalla voce di Radie Peat dei Lankum, all’incalzante basso di “Better Way To Live” con Grian Chatten dei Fontaines D.C, passando per le atmosfere Dance di “Love Making”, la bellissima “Harrow Road” con la collaborazione dell’MC londinese Jelani Blackman e ovviamente l’hip hop di stampo Beastie Boys e The Streets unito all’energia esplosiva dei migliori Prodigy. “Fine Art” si dimostra un’esperienza sonora divertente e mai scontata anche per chi, come me, non è avvezzo a questo tipo di suoni.
Un capolavoro di pura arte suburbana contemporanea.

Kneecap – 3CAG : https://www.youtube.com/watch?v=ZNRfUK6qv98

Fontaines D.C. – Romance
Tornano i Fontaines D.C. con il loro attesissimo quarto lavoro “Romance”, manifesto e testimonianza dell’evoluzione artistica della band di Dublino.
Mentre i loro precedenti album furono elogiati per la cruda energia post-punk che sprigionavano, Romance introduce un nuovo strato melodico e alza il livello di sperimentazione, incorporando nuove sonorità che rendono il risultato un lavoro musicalmente più colorato e dotato di vivace imprevedibilità, pur mantenendo la peculiare oscurità tipica delle loro musica. Si sentono influenze dei recenti Arctic Monkey (le sonorità della traccia di apertura ricordano molto quelle di Sculptures of Anything Goes dell’ultimo album della band di Sheffield) con i quali hanno girato mezza America in tour lo scorso anno, incluse delle chitarre acide che fanno l’occhiolino al Desert rock dal sapore Queens of Stone Age (vedi Here’s the Things).
Non a caso è proprio James Ford, lo storico collaboratore di Alex Turner e compagni a produrre l’album e sembra addirittura che il leader dei “Monkeys” abbia generosamente prestato la sua Epiphone Coronet 1963 per le sessioni di registrazioni di Romance. Chitarra che, a detta della band, è stata utilizzata in moltissime tracce del nuovo disco.
E cosi insieme a canzoni dalle melodie avvincenti in stile Smiths (Favorite) e chitarre acustiche dal sapore Brit-Pop (Bug), troviamo pezzi a mio parere riuscitissimi come il proto-rap di Starbuster (forse reminiscenza della collaborazione del cantante Grian con i Kneecap), la ruggente Death Kink o i sublimi arrangiamenti d’archi della sdolcinata “In The Modern World”, che invitano si un pubblico più vasto al banchetto dei Fontaines D.C., ma senza mai implorarlo di accettare.
Nonostante tutte le critiche e le partigianerie che questa band ormai attira su di sé, Romance rimane senza ombra di dubbio un ottimo album ed una delle uscite discografiche irlandesi più importanti dell’anno.

Fontaines D.C. – Starbuster : https://www.youtube.com/watch?v=KHocVRUlvkk

Fizzy Orange – Fizzy Orange In Mono
Ne avevamo già parlato lo scorso anno, augurandoci di ritrovarli su questi stessi canali al più presto e la band di Dublino dei Fizzy Orange fa anche di meglio, pubblicando “Fizzy Orange in Mono”, un EP di sei tracce in cui l’unico difetto sembra essere quello relativo alla mancanza di un supporto fisico del disco (non stampare un album cosi figo in vinile dovrebbe essere illegale nella maggior parte dei paesi di questo mondo).
Registrato in analogico in soli 4 giorni ai Sonic Studios nel quartiere di Stoneybatter, l’EP incorpora fantastiche sonorità retrò con straordinarie melodie pop, mescolando egregiamente soul, rock, beat e psichedelica dei 60s. “CHOO CHOO” è un capolavoro pop di chitarre vibranti, un piano boogie-woogie alla Jerry Lee Lewis, groove pazzesco e quella spensierata vivacità dei primi Beach Boys, che racconta un viaggio in Dart, il sistema ferroviario suburbano di Dublino.
Il contagioso riff di “Chelsea Baker” rievoca i migliori Rolling Stones e sia “Rita” che la splendida “By The Bay” di cui avevamo parlato lo scorso anno, sono puri gioielli di 60s pop, così come la nostalgica ballata di piano “It Hurts Me Too”.
Abili banditori di quell’originale modernità retro che crea un sound fresco e senza tempo.
Semplicemente frizzanti!!!

Fizzy Orange – CHOO CHOO : https://www.youtube.com/watch?v=LJTlm4_dwIU
Krypton Bulb - Beards, Balls & Bravado
Dopo 3 singoli già pubblicati su 45 giri, la band di Dublino dei Krypton Bulb presenta l’attesissimo primo LP, “Beards, Balls & Bravado”, una miscela esplosiva di garage-punk, spavalderia Glam ed energico power pop di impronta Sixties.
L’incisione realizzata completamente in analogico tramite un registratore multi traccia a 16 canali nello studio casalingo del lead singer James Lister, dona all’album quelle speciali sonorità vintage pur mantenendosi pero fedele all’esplosività e al caos delle loro performance dal vivo.
Dalle irresistibili chitarre di “Let Me Tell Ya”, il jingle jangle di “Come On Over” o la potenza di tracce come “Such a night “, “Croc Tear” o “Shake the Sorrow”, consigliare un'unica traccia risulta davvero complicato per un album che andrebbe ascoltato da cima a fondo se si ama quel tipo di sound.

Krypton Bulbs – Let me Tell Ya: https://www.youtube.com/watch?v=_i2lsDEJLec

Exmagician – Sit Tight
Exmagician è un progetto in studio del duo di Belfast composto da Daniel Todd and James Smith, ex membri del defunto gruppo indie rock dei Cashier No 9, che tornano ben 8 anni dopo il loro ottimo esordio “Scan The Blue” con un nuovo lavoro chiamato “Sit Tight”.
Il risultato è una tracklist che bilancia meravigliosamente del sano 60s psych-pop e riverberi di chitarra dal sapore West Coast, con elettro-folk in stile The Beta Band o Beck e qualche folata di melodie alla Marc Bolan. Segnalo la traccia di apertura “Sharpen These”, che ha tutto il funk dei Parliament/Funkadelic accompagnato da un’armonica potentissima, il Chamber pop d’impronta Beach Boys di “Pistol”, il jingle-jangle di “Dullard” e l’heavy organ in stile The Electric Prunes di “Guidelines”.
Un album piacevolissimo, dalle tinte fantascientifiche e ricco di stravaganti colpi di scena, perfetta colonna sonora estiva.

Exmagician – Sharpen These: https://www.youtube.com/watch?v=yZD0ixAeQKM
Gurriers – Come and See
Per le vedove piangenti dei Fontaines D.C., i Gurriers sono la band che fa per voi.
Il termine “Gurrier” deriva dal francese e significa appunto “Guerriero”.
Era usato come dispregiativo nei confronti dei veterani delle guerre napoleoniche che mendicavano per le strade di Dublino, con addosso ancora l'uniforme. Successivamente, divenne parte del gergo Dublinese ed utilizzato per indentificare i ragazzi di strada, giovani scapestrati e malandrini che quando marinavano la scuola erano soliti comprare una fetta di GUR cake, un dolce fatto con gli avanzi e abbastanza consistente per tirare avanti per gran parte della giornata. La musica dei Gurriers, il rumoroso quintetto post-punk di Dublino, dall’altro lato è molto più diretta e nasconde molto meno misteri che il loro nome. Dopo due anni a farsi le ossa in giro per l’Europa e una manciata di singoli pubblicati esordiscono finalmente con il loro primo album. “Come and See” è un debutto selvaggio che fluttua tra atmosfere post-punk, noise e ondate di shoegaze.
L’album inizia con l’oscura “Nausea” e i chiude con il sound edificante e speranzoso della title track “Come and See” in cui l’esplosione delle chitarre shoegaze richiamano le stesse vibrazioni dei My Bloody Valentine di Loveless. Nel mezzo l’energia pulsante sprigionata da pezzi come Des Goblin, Approachable, Sign of The Time o momenti meno caotici come l’ipnotico riff di Top Of The Bill, ma sempre con livelli di distorsione estremi che rendono il disco un vero e proprio assolto sonoro.
I testi dell’album affrontano in maniera cruda i mali del mondo odierno, come l’emarginazione dei giovani dalla società, la crescente ascesa dell’estrema destra o quella del narcisismo moderno alimentato dalla dipendenza dai social media. Liriche astute e taglienti che insieme alla loro musica rispecchiano lo stato d’animo di una generazione che esprime tutto il bisogno di fuggire da un presente che gli appartiene sempre meno.
“Come and See” è una chiara dichiarazione d’intenti da parte dei Gurriers e il miglior album irlandese di post-punk del 2024.

Gurriers – Top Of The Bill : https://www.youtube.com/watch?v=xHUL_658PXU
Melts – Field Theory
Dopo il loro ottimo album di debutto “Maelstrom” del 2022, torna Il quartetto psych-rock di Dublino dei MELTS con il loro attesissimo secondo lavoro.
“Field Theory”, prodotto da Daniel Fox dei Gilla Band e uscito per l’etichetta londinese Fuzz Club Records, è una fusione tempestosa di violento krautrock, chitarre distorte, ritmi elettronici e una raffica di sintetizzatori sparati ad alto volume. “Figment”, il singolo di punta dell’album, o tracce come “Altered” o “Clouded” racchiudono tutte queste pulsanti sonorità unendole agli oppressivi suoni industriali dell’era post-punk e alla voce del cantante Eoin Kenny, che modella l’ipnotico suono della band verso orizzonti sonori cupi ma danzanti.
Un album diretto e senza troppi compromessi.

Melts – Figment: https://www.youtube.com/watch?v=64CAr9ooIIw
Sun Mahshene - A Place We’ve Never Been
Dopo una serie di singoli pubblicati negli ultimi 4 anni, i Sun Mahshene, sestetto indie rock di Dublino, esordiscono finalmente con il loro primo disco intitolato “A Place We’ve Never Been” e pubblicato dall’etichetta indipendente irlandese Fuzzed Up & Astroomon Record.
Il loro sound è innegabilmente influenzato da band come Ride, The War On Drugs o gli High Flying Birds di Noel Gallagher, una sorta di “post-shoegaze” e neo-psichedelia dove le chitarre galoppanti si intrecciano alle epiche sonorità create dal synth. Reverie, Pale Azure, New Shores e World i momenti più riusciti dei 38 minuti che compongono “A Place We’ve Never Been”, un album solido con melodie azzeccate e, per quanto i ragazzi non inventino niente di nuovo se non una rielaborazione di quel sound tutto anni 90, l’ascolto è piacevole ed avvincente e merita un posto nella nostra selezione di quest’anno.

Sun Mahshene – Rêverie: https://www.youtube.com/watch?v=YQa1Ii9-bcU
The Leon Stax Equation – Coloured In Full
Non capita molto spesso di poter includere una soul band in una selezione della migliore musica irlandese e i The Leon Stax Equation rappresentano perciò un’inaspettata ma più che piacevole sorpresa. Provenienti da Galway e guidati del multistrumentista e produttore Leon Stax, originario della contea di Meath, presentano il loro secondo lavoro intitolato “Coloured In Full “.
Registrato completamente in analogico nello studio casalingo di Leon, è un sapiente mix di vintage soul, funk, rock e psichedelica, il tutto amalgamato alla perfezione.
Tanti momenti di altissimo livello, dal nu-soul di stampo Kelly Finnigan/Monophonics di “That Aint Right” e “You Dont Play”, a pezzi dalle tinte più funk come ”Things will never be the same” e “Loving You”, fino alle chitarre dal sapore soul psichedelico di “Lonely In This City” e un groove pazzesco che potrebbe essere uscito dalla Daptone di Brooklyn invece che dalla costa occidentale irlandese.
Puro Galway Soul!

Leon Stax Equation – That Ain’t Right : https://www.youtube.com/watch?v=qz0G6QlJ26g&list=OLAK5uy_n9w2Y_3_e_vs8x2VHvZLqmWbdbCjOi4bc
Papa Romeo - Late Night Load Out
Il premio alla band irlandese con il sound più “insolito”, che lo scorso anno era finito a The Bonk, quest’anno va di diritto ai Papa Romeo.
Il quintetto di Dublino (che recentemente si è spostato a Londra) esordisce con “Late Night Load Out”, un album di 8 tracce e 28 minuti di sperimentazioni sonore di dream pop, ambient jazz contemporaneo e qualche rara incursione di post-punk (vedi la traccia “Chicken Town”).
Il basso e le percussioni che accompagnano le atmosfere Nu-Jazz di “Jessica Lovejoy” e “Night Train” sono tra i momenti più riusciti dell’album ma in generale “Late Night Load Out” è un disco piacevolissimo e pieno di momenti d’intimità, che lo rendono perfetto per un ascolto notturno. Una delle scoperte più promettenti della nuova scena “indie” del paese.

Papa Romeo - Jessica Lovejoy: https://www.youtube.com/watch?v=Ymh8y9UQ4ec
Pôt-Pot - Going Insane
Secondo EP per la band di Cork dei Pôt-Pot, che incorpora anche membri provenienti dalla citta di Lisbona.
Going Insane è un’avvolgente Groove minimalista di rock psichedelico d’influenza 60s, drone music e sperimentazioni krautrock. Sei ipnotiche tracce perfette per i fan di The Brian Jonestown Massacre, Spiritualized / Spacemen 3. Ottimo lavoro a cui speriamo segua altro al più presto.

Pôt-Pot – NO FRIENDS: https://www.youtube.com/watch?v=6OVD8QZwmFQ
The Savage Hearts – Gang War / Speeding Bullets / Silver Locket The Savage Hearts sono il nuovo progetto di Evan Walsh, ex batterista dei fantastici The Strypes e Zen Arcade, che lascia le pelli della batteria per abbracciare il basso e presentarci una delle band più interessanti su cui mi sono imbattuto ultimamente.
Nascono nel 2022 a Cavan, la rurale cittadina a pochi Km dalla frontiera con l’Irlanda del nord ed esordiscono con tre arrembanti singoli pieni di garage, punk, rock 'n’ roll e tanta originalità.
“Gang War”, uscito su 45 giri per l’etichetta di Galway Blowtorch Records, è un pezzo garage rock in stile Nuggets con un organo potente e folate d’armonica, le stesse che si ascoltano in “Speeding Bullets” che con il suo blues rock potrebbe essere tranquillamente un nuovo singolo dei The Strypes. “Silver Locket” tocca le stesse sonorità delle precedenti due tracce con l’aggiunta di un saxofono ruvido, suonato dal friulano Eugenio Collinassi, che ci accompagna per i tutti i 3 minuti della sua durata. Esplosivi durante le loro esibizioni dal vivo, sono una delle band più promettenti in arrivo nel 2025. Stay Tune!!!

The Savage Hearts – Silver Locket : https://www.youtube.com/watch?v=RekQJx9nHg4

Adore – Supermum!
Li avevamo presentati lo scorso anno nel nostro meglio del 2023 e ora gli Adore, il trio garage rock proveniente da Dublino, Donegal e Galway, torna con un altro fenomenale singolo dal titolo “Supermum!“.
La formula è la stessa già utilizzata in passato per i loro precedenti lavori e il risultato immutato: divertenti melodie pop, pastose sonorità garage-punk con richiamo agli Elastica di Justine Frischmann e testi satirici incentrati su temi sociali.
Le ironiche liriche di “Supermum!”, scritte dalla chitarrista e cantante Lara Minchin, affrontano l’insidioso tema della “normalizzazione” degli abusi sessuali dalla prospettica di una giovane ragazza cresciuta con un tipo di educazione accondiscendente che non gli ha insegnato a ribellarsi o dire di no (“I grew up in a time / Where I can’t decline / Yeah it was rude to refuse “). Nessun formato fisico purtroppo né per “Supermum!” né per l’atro singolo pubblicato quest’anno “Can We Talk”, il che fa sperare che i ragazzi siano finalmente in procinto di pubblicare il loro attesissimo primo album nel 2025. Tenete gli occhi aperti su questi canali per saperne di più!!!

The Ravs – You Missed The Moon
Quando ero ormai in procinto di chiudere la mia selezione delle migliore uscite irlandesi dell’anno ecco imbattermi nei The Ravs, il giovane quartetto indie-rock di Dublino che presenta come biglietto da visita il singolo “You Missed The Moon” dove le influenze di Stone Roses, Kinks e The Libertines sono udibili al primo ascolto sia nel cantato che nel suono delle chitarre.
Spirito grintoso ed energia irrefrenabile … un nome da tenere d'occhio.

The Ravs – You Missed The Moon: https://www.youtube.com/watch?v=8uFji1gJPHI
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