lunedì, gennaio 27, 2025

Specials - Do nothing

Riprendo un post del 2019, correlato a un brano degli Specials, inserito nel secondo album "More Specials" del 1980 e pubblicato anche come singolo, che fa riferimento a una modalità di "vita" dei teenager inglesi di fine anni 70.

Dalla ricerca di Paul Corrigan del 1979: "The Smash street Kids".

La principale occupazione per i maschi della classe operaia è la ricerca di opzioni per trascorrere il tempo libero, l'arte dialettica del non far nulla.

Per la maggioranza dei kids il territorio di aggregazione è LA STRADA.
Non le romantiche e frenetiche strade del ghetto ma i pavimenti umidi di Wigan, Sheperd's Bush e Sunderland.
La principale occupazione in queste vie, la prima attività della sottocultura britannica è il FARE NIENTE, "DOING NOTHING"

L'elemento più importante del "fare niente" è il conversare, parlare, raccontarsi storie che non devono essere per forza reali o verosimili, ma quanto più interessanti possibili.
Si parla di calcio, dei rapporti sociali, non per divulgare idee ma per comunicare l'esperienza del chiacchierare.

Nel combattere la noia i ragazzi non scelgono la strada come incantevole spazio aggregativo ma come terreno in cui ci sono più possibilità che le cose si verifichino.

Altra componente del "fare niente " sono le risse...
legittimano l'etica del "fare niente" del sabato e non sono motivate da fattori territoriali o di gruppo....
Le risse sono solo qualcosa nel NULLA.

SPECIALS - Do Nothing
https://www.youtube.com/watch?v=0S1BC0XVB6s

Each day I walk along this lonely street
Trying to find, find a future
New pair of shoes are on my feet
Cause fashion is my only culture

Nothing ever change, oh no
Nothing ever change

People say to me just be yourself
It makes no sense to follow fashion
How could I be anybody else
I don't try, I've got no reason

Nothing ever change, oh no
Nothing ever change

I'm just living in a life without meaning
I walk and walk, do nothing
I'm just living in a life without feeling
I talk and talk, say nothing

Nothing ever change, oh no
Nothing ever change

I walk along this same old lonely street
Still trying to find, find a reason
Policeman comes and smacks me in the teeth
I don't complain, it's not my function

Nothing ever change, oh no
Nothing ever change

They're just living in a life without meaning
I walk and walk, do nothing
They're just playing in a life without thinking
They talk and talk, say nothing
I'm just living in a life without feeling
I walk and walk, I'm dreaming
I'm just living in a life without feeling
I talk and talk, say nothing
I'm just living in a life without meaning
I walk and walk, do nothing


Ogni giorno cammino lungo questa strada solitaria
Cercando di trovare, trovare un futuro
Un nuovo paio di scarpe sono ai miei piedi
Perché la moda è la mia unica cultura

Niente cambia mai, oh no
Niente cambia mai

La gente mi dice di essere semplicemente te stesso
Non ha senso seguire la moda
Come potrei essere qualcun altro
Non ci provo, non ho motivo

Niente cambia mai, oh no
Niente cambia mai

Sto solo vivendo una vita senza senso
Cammino e cammino, non faccio niente
Sto solo vivendo una vita senza sentimenti
Parlo e parlo, non dico niente

Niente cambia mai, oh no
Niente cambia mai

Cammino lungo questa stessa vecchia strada solitaria
Cerco ancora di trovare, trovare un motivo
Un poliziotto viene e mi dà uno schiaffo sui denti
Non mi lamento, non è la mia funzione

Niente cambia mai, oh no
Niente cambia mai

Stanno solo vivendo una vita senza senso
Cammino e cammino, non faccio niente
Stanno solo giocando in una vita senza pensare
Parlano e parlano, non dicono niente
Sto solo vivendo una vita senza provare emozioni
Cammino e cammino, sto sognando
Sto solo vivendo una vita senza provare emozioni
Parlo e parlo, non dico niente
Sto solo vivendo una vita senza senso
Cammino e cammino, non faccio niente

sabato, gennaio 25, 2025

Classic Rock e Piacenzasera

Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK (con grafica rinnovata) recensisco un po' di cose: Julian Cope, Peter Perrett, Chesterfield Kings, Maverick Persona, Ottone Pesante, The Winstons, Von Datty, Upploppet.
Inoltre ci sono le classifiche del 2024.
E' iniziata piuttosto bene, attirando attenzione e complimenti la nuova avventura giornalistica con il portale PIACENZASERA (www.piacenzasera.it).

I primi due post sono stati questi:

La vicenda della ragazza canadese che sta scoprendo la collezione dei dischi lasciatele dal padre:
https://www.piacenzasera.it/2025/01/diecimila-vinili-e-una-pagina-instagram-la-soluzione-di-jula-per-salvare-la-musica

Spazio dedicato a Ringo Starr e al suo nuovo album:
https://www.piacenzasera.it/2025/01/go-ringo-go-a-84-anni-ci-regala-uno-degli-album-piu-belli/

Qui la presentazione del nuovo spazio:
https://www.piacenzasera.it/2025/01/eppure-ce-una-musica-che-gira-intorno-su-piacenzasera-it-il-nuovo-spazio-di-antonio-bacciocchi

Lunedì prossimo articolo dedicato all'arrivo del rock 'n' roll a Piacenza.

venerdì, gennaio 24, 2025

Mo-Dettes - The story so far

Una veloce meteora nell'affollato parterre del post punk a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta.

Un album all'attivo, una manciata di singoli, una serie di date con Specials e Madness, tre Peel Sessions, il primo singolo "White Mice" di discreto successo indie e il particolare profilo di due protagoniste della band: la batterista June Miles-Kingston collaborò con Julien Temple per il film dei Sex Pistols"The great rock 'n' roll swindle" suonando poi con Everything but the Girl, Fun Boy Three, Communards, l'ex Undertones Feargal Sharkey, Jimmy Somerville mentre la bassista Jane Crockford è stata per 15 anni moglie di Dan Woodgate, batterista dei Madness.

La chitarrista Kate Korris, arrivava da Slits e Raincoats, da cui portò un sound non lontano dal loro (e dalla primissima Siouxsie), con influenze reggae, stile scarno, spigoloso e minimale ma con un'anima più pop.

L'unico album "The story so far" è un lavoro che ha più fascino ora rispetto ai tempi, molto godibile, naif, immediato, quasi live in studio.
Carine le cover di "Paint it black" degli Stones" e Milord" di Edith Piaf.

White Mice
https://www.youtube.com/watch?v=dEeaS1hXhgs

Paint it black
https://www.youtube.com/watch?v=7qGv7rcWa18

White Mouse Disco
https://www.youtube.com/watch?v=cd23mTpG9-U

mercoledì, gennaio 22, 2025

Sergio Taraddei - Sergio Caputo. La storia dietro le canzoni

Sergio Caputo è un autore che ha sempre vissuto una vita artistica complessa, tra grandi successi (da "Un sabato italiano" a "Il Garibaldi innamorato", tra i tanti), lunghi silenzi, l'ostracismo di parte della scena musica italiana per la sua vicinanza (presunta e comunque, pare, solo giovanile) alla destra e per un approccio lirico dispimpegnato e abbastanza surreale.

Al contrario il suo sound, seppure in chiave pop e leggera, ha sempre accarezzato sonorità swing e jazzy, inusuali, soprattutto ai suoi esordi, nei primi anni 80.

Il libro analizza ogni canzone del suo repertorio, con l'aggiunta di dichiarazioni dell'autore, aneddoti, approfondimenti vari, sicuramente apprezzabili dai fan.

Un libro che permette di entrare nel mondo personalissimo di Sergio Caputo e spinge al riascolto di un repertorio spesso interessante e ricco di ottimi momenti.

Sergio Taraddei
Sergio Caputo. La storia dietro le canzoni
Arcana
168 pagine
16 euro

martedì, gennaio 21, 2025

City Pop - Gli imprescindibili - Prima parte

L'amico LEANDRO GIOVANNINI ci ha aiutati ad esplorare l'ambito dello YACHT ROCK (qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock ) in otto interessantisisme puntate che hanno trovato particolare apprezzamento.
Andiamo oltre esplorando sempre grazie al suo aiuto un contesto ancora più particolare e "oscuro": il CITY POP.


Il precedente post introduttivo è qua: https://tonyface.blogspot.com/2025/01/city-pop.html

EIICHI OHTAKI
Eiichi Ohtaki (1947-2013) è stato un musicista, compositore e produttore giapponese, considerato uno dei più grandi geni della musica pop giapponese, nonostante sia poco conosciuto in Occidente.
Classificato al nono posto tra i migliori 100 musicisti giapponesi del XX secolo da HMV Japan, la sua carriera si estende tra il 1969 e il 1984, culminando con due album postumi nel 2016 e nel 2020. La sua musica mescola influenze del pop americano anni ’50-’60 con uno stile personale e innovativo, segnando profondamente il movimento City Pop.

Inizi e Happy End Nato in una famiglia monogenitoriale, Ohtaki si appassionò presto alla musica, influenzato dal pop americano e dai Beatles. Nel 1969, incontrò Haruomi Hosono all’Università Waseda, e insieme fondarono gli Happy End, una band pioniera che unì folk rock e hard rock con testi in giapponese. Divergenze artistiche portarono allo scioglimento della band nel 1972, ma Ohtaki aveva già avviato la sua carriera solista.

Carriera Solista: Innovazione e Sperimentazione
1972: Eiichi Ohtaki
Il primo disco solista mescola folk rock, country rock e pop melodico, mostrando le prime influenze del pop americano anni ’50-’60.

1975: Niagara Moon
Il primo album pubblicato sotto l’etichetta da lui fondata, Niagara Records, segna l’inizio della sua sperimentazione. Ohtaki esplora il pop americano anni ’60 con un mix di rock’n’roll, marcette da circo e sonorità esotiche. Nonostante il genio creativo, il disco non ottenne il successo sperato, mettendo a rischio la neonata etichetta.

1976: Niagara Triangle Vol. 1
Collaborando con Tatsuro Yamashita e Ginji Ito, Ohtaki crea un album collettivo che spazia tra southern rock, doo-wop e West Coast. Nonostante l’eccellenza musicale, anche questo lavoro fallisce commercialmente.

1976: Go, Go, Niagara
Un concept album ispirato alle stazioni radio americane anni ’50, dove sonorità vintage vengono reimmaginate con uno stile moderno. Ancora una volta, il pubblico giapponese non apprezzò il lavoro visionario di Ohtaki.

1977: Niagara CM Special e Niagara Calendar
Mentre Niagara CM Special raccoglie jingle pubblicitari dimostrando la sua creatività sonora, Niagara Calendar esplora un concept in cui ogni brano è dedicato a un mese dell’anno. Le sonorità spaziano dal rock’n’roll al reggae, con influenze da Beach Boys e Bo Diddley. Entrambi i progetti, seppur geniali, furono insuccessi commerciali.

1978: Let’s Ondo Again
Un album folle che mescola generi come Ondo (musica tradizionale giapponese), rock, tango e cabaret. L’approccio estremo portò la Columbia Records a interrompere i rapporti con Ohtaki, che si ritirò temporaneamente dalla scena musicale.

Capolavoro e Riscatto: A Long Vacation
Nel 1981, dopo tre anni di pausa, Ohtaki pubblica “A Long Vacation”, un album che segna un ritorno trionfale, vende più di un milione di copie, e che, secondo Federico Romagnoli di Ondarock, ha avuto un impatto sulla cultura giapponese simile a quello di La Voce del Padrone di Battiato in Italia. L’album, che mescola il pop americano degli anni ‘50 e ‘60 con un suono moderno, ottiene un enorme successo in Giappone, vendendo oltre due milioni di copie. Grazie alla partecipazione di musicisti di grande talento come Haruomi Hosono e Tatsuo Hayashi, “A Long Vacation” riesce a creare canzoni che, pur attingendo al passato, sono perfettamente contemporanee. Tra i brani più significativi ci sono 君は天然色, che cattura l’essenza del wall of sound, e 雨のウェンズデイ (Ame no Wednesday) un gioiello pop che fonde Phil Spector e Burt Bacharach. L’album è un capolavoro che dimostra come il pop possa essere raffinato, moderno e senza tempo.

Ultimo Capitolo: Each Time (1984)
L’ultimo album solista di Ohtaki segue la scia di “A Long Vacation” con arrangiamenti elaborati e sonorità nostalgiche. Brani come Bachelor Girl e 銀色のジェット confermano la sua maestria, ma l’album non riesce a replicare l’impatto del precedente.

Eredità
Dopo Each Time, Ohtaki si dedicò alla produzione e alla composizione per altri artisti, rimanendo una figura centrale nel panorama musicale giapponese. La sua influenza si estende ben oltre i confini del Giappone, rendendolo un punto di riferimento per il pop sofisticato e sperimentale. Ohtaki è morto improvvisamente nel 2013, da solo in casa. soffocato da un pezzo di mela incastrato nella gola.

ANRI
Anri, nome d’arte di Eiko Kawashima, è un’icona del City Pop giapponese, con oltre 40 anni di carriera e 25 album all’attivo. Originaria di Yamato, ha raggiunto la notorietà negli anni ’80, in particolare con il brano Cat’s Eye, sigla dell’omonimo anime. I suoi album Heaven Beach (1982) e Timely (1983) sono capolavori del City Pop, mescolando r’n’b, jazz, soft rock e yacht rock, con influenze occidentali. Heaven Beach contiene il celebre Last Summer Whisper, amato per i campionamenti nel rap, e altre tracce che spaziano tra ballad e sonorità Westcoast.
Con Timely, prodotto da Toshiki Kadomatsu, Anri raggiunge l’apice artistico, offrendo un mix eclettico e suonato magistralmente. Ancora attiva, Anri ha conquistato il pubblico internazionale, mantenendo viva la sua passione musicale.

Dischi consigliati:
Heaven Beach (1982)
Timely (1983)

EPO
EPO, nata Eiko Sato e successivamente diventata Eiko Miyagawa, è una figura di riferimento nel City Pop giapponese, affiancata da artiste come Taeko Ohnuki, Minako Yoshida e Mariya Takeuchi. Con uno stile inconfondibile e un approccio solare e raffinato, EPO ha rappresentato il lato più sunshine pop del genere, fortemente influenzato dalle sonorità occidentali, ispirandosi ad artisti come i Carpenters e i Beach Boys. Sostenuta da Tatsuro Yamashita e Mariya Takeuchi, ha vissuto il suo periodo d’oro negli anni ’80, pur continuando a essere attiva anche in seguito.

Tra il 1980 e il 1983 ha pubblicato cinque album fondamentali:
1. Down Town (1980):
Il debutto, in cui esplora ritmi disco (アスファルト・ひとり), melodie mid-tempo (水平線追いかけて), e influenze occidentali, come l’omaggio a Downtown di Petula Clark.

2. Goodies (1980):
Rafforza le sue radici nel sunshine pop reinterpretato in chiave giapponese, con tracce come 雨のケンネル通り.

3. JOEPO-1981Khz (1981):
Un EP di 23 minuti in cui emerge la sua maturità artistica, con pezzi come 真夜中にベルが2度鳴って e il sofisticato エスケイプ, un autentico capolavoro del sophisti-pop.

4. う・わ・さ・に・な・り・た・い (Rumor) (1982):
Evoluzione delle sue sonorità verso il funk/pop e il westcoast sound, con brani nostalgici come 真夏の青写真 e 夜の寝息, impreziositi da arrangiamenti sofisticati

5. Vitamin E.P.O (1983):
Vitamin E.P.O è un lavoro che conserva la sua freschezza e vitalità anche dopo molti anni. L’album cattura l’essenza del City Pop, con brani come Vitamin E.P.O e 土曜の夜はパラダイス che evocano l’atmosfera elettrizzante del boom economico giapponese, mescolando influenze disco e melodie anni ‘60. 無言のジェラシー è una ballad soul dal sapore delicato, mentre “Would You Dance With Me” si trasforma da pezzo soul a sofisticato sophisti-pop.
L’album esplora una varietà di stili, dal R&B al funk, al pop e al soul, creando un’esperienza gioiosa e vitale.
Altri brani come う, ふ, ふ, ふ, Pay Day e かなしいともだち sono anch’essi degni di nota, ma l’intero album merita di essere ascoltato nella sua interezza. Vitamin E.P.O è uno dei dischi pop più belli e ben suonati, celebrando la gioia di vivere.
Negli anni successivi, EPO amplia i suoi orizzonti musicali: nel 1987 si trasferisce nel Regno Unito, firmando con la Virgin, e nel 1991 ritorna in Giappone, prendendo le distanze dalla musica commerciale per dedicarsi a sonorità più sperimentali.
Parallelamente, intraprende una carriera come ipnoterapista, continuando a esibirsi in contesti più intimi e mantenendo viva la sua passione per la musica.
AKINA NAKAMORI
Akina Nakamori, nata a Kiyose nel 1965, è stata una delle icone del kayōkyoku pop giapponese degli anni ’80, un genere precursore del pop occidentalizzato, dominato da ballad romantiche. Diventata una pop idol amatissima, ha sfiorato il City Pop con l’album Bitter and Sweet (1985), un capolavoro caratterizzato da sofisticati arrangiamenti synth-funk e synth-pop.
Tra i brani più notevoli spiccano Kazari Ja Nai No Yo Namida Wa, Romantic na Yoru Dawa e Babylon, che evidenziano il passaggio verso uno stile più maturo e allineato al City Pop.
Nakamori iniziò la sua carriera dopo aver vinto il talent show Star Tanjō! nel 1981, firmando con la Warner e trovando il successo con il singolo Shōjo A. Tuttavia, l’intensa pressione dell’industria musicale, che richiedeva la pubblicazione costante di nuovi album, la condusse a problemi di salute mentale e un grave esaurimento, culminando in un tentativo di suicidio nel 1989.
Dopo questo tragico episodio, Akina è tornata alla musica in modo più sporadico. Nel 2023 ha aperto un canale YouTube per reinterpretare i suoi successi e nel 2024 ha annunciato il ritorno alle esibizioni dal vivo, segnando una nuova fase della sua carriera e celebrando il suo impatto sulla musica giapponese.

Disco consigliato:
Bitter and Sweet (1985)

TAEKO OHNUKI
Taeko Ohnuki, figura centrale del City Pop, nasce a Suginami, Tokyo, nel 1953. Dopo l’esperienza negli Sugar-Babe (1973-1976), inizia una carriera solista prolifica e innovativa, pubblicando 27 album in studio, di cui il primo è Grey Skies (1976).
I suoi lavori spaziano tra City Pop, jazz, elettronica e world music, segnando profondamente la scena musicale giapponese. Tra i suoi album più celebri, spiccano quelli pubblicati tra il 1976 e il 1985:

1. Grey Skies (1976):
Esordio solista di Taeko Ohnuki, con un suono pop/jazz influenzato dal cantautorato americano della West Coast. La produzione include collaborazioni con Tatsuro Yamashita, Ryūichi Sakamoto e Haruomi Hosono. Non ancora perfetto, il disco ha un’atmosfera malinconica e intima, con una voce ancora in fase di maturazione.

2. Sunshower (1977):
Nel 1977, Taeko Ohnuki pubblica Sunshower, considerato il punto più alto della sua carriera. Rispetto al precedente Grey Skies, il disco abbandona la malinconia per abbracciare sonorità più luminose e vivaci, anticipando elementi del City Pop che emergeranno negli anni successivi.
Pur restando legato a un pop/jazz lussuoso, il lavoro incorpora influenze funk, soul e yacht rock, con brani come Nani mo Iranai che prefigurano il Westcoast pop. L’album, interamente scritto da Onuki e arrangiato da Ryūichi Sakamoto, vanta la collaborazione di musicisti di alto livello, tra cui Kazumi Watanabe e Haruomi Hosono. La voce di Ohnuki, più sicura e controllata, si sposa perfettamente con l’atmosfera sofisticata del disco. Brani come Tokai, Karappo no Isu e Sargasso Sea mostrano la sua abilità nel fondere elementi tradizionali e moderni. La qualità tecnica del disco riflette la crescente professionalità della scena musicale giapponese, rendendo Sunshower un capolavoro senza tempo che segna una fase cruciale nella carriera di Ohnuki e nella storia della musica giapponese.

3. Mignonne (1978)
Nel 1978, Taeko Ohnuki firma con la RCA, cercando di espandere il proprio pubblico dopo il successo di Sunshower. L’album Mignonne si propone di soddisfare queste ambizioni con canzoni più immediate e un avvicinamento al City Pop, ma non raggiunge le aspettative di vendita.
Pur avendo tutti gli elementi per sfondare, come i collaboratori storici (Haruomi Hosono, Shigeru Suzuki, Yukihiro Takahashi) e arrangiamenti curati da Sakamoto e Suzuki, Mignonne mantiene uno stile simile ai lavori precedenti, con una maggiore presenza orchestrale e una predominanza del soul sul jazz.
Ohnuki perfeziona il suo stile vocale, soprattutto nei toni alti, come in Tasogare. La traccia che spicca è 4:00 A.M., un brano funk che dona carattere all’album. Complessivamente, pur essendo un buon album, Mignonne lo ritengo inferiore a Sunshower.

4. Romantique (1980):
Inizia la “trilogia europea”, ispirata alle colonne sonore francesi. L’album presenta suoni di synth-pop con un’atmosfera più sofisticata. Romantique segna un cambiamento di stile, con un’interpretazione vocale più intima che ricorda Françoise Hardy. È un tentativo di rinnovamento che porta buoni risultati, con brani come Ame no Yoake e Bohemian.

5. Aventure (1981):
Prosegue la ricerca di un pop europeo in stile giapponese, con brani più vivaci rispetto a Romantique. Tra i pezzi migliori si trovano Opportunity, Grand Prix e La Mer, Le Ciel. L’album è un riuscito esempio di modernità nel pop francese anni ’60, con influenze cinematografiche e arrangiamenti curati da Ryuichi Sakamoto e Kazuhiko Kato.

6. Cliché (1982):
Concludendo la “trilogia europea”, Cliché esplora sonorità orchestrali e synth-pop, grazie alla collaborazione con Jean Musy a Parigi e Ryuichi Sakamoto a Tokyo. Sebbene l’album sia ricco di sfumature e sperimentazioni, Labyrinth emerge come uno dei capolavori synth-pop più sottovalutati di Ohnuki.

7. Signifie (1983):
Con Signifie, Onuki continua a esplorare influenze francesi, ma con un sound più diversificato, grazie agli arrangiamenti di Sakamoto e Shimizu. Pur avendo ottimi momenti come Genwaku e Signe, l’album manca di un’identità stilistica ben definita e alterna momenti ispirati a tracce meno incisive.

8. Cahier (1984):
Colonna sonora per un programma televisivo della NHK, Cahier è una rielaborazione in francese di brani tratti da Cliché, con arrangiamenti orchestrali curati da Musy e Sakamoto. Pur interessante, l’album è una sorta di riflessione sul passato, senza molte innovazioni.

9. Copine (1985):
Copine, pubblicato nel 1985, segna un cambiamento importante nella carriera di Taeko Ohnuki, con un ritorno alle sonorità eleganti e dinamiche dei suoi primi lavori, ma aggiornate all’epoca dei synth. L’album, ancora una volta arrangiato da Sakamoto e Shimizu, accoglie anche musicisti occidentali come i Brecker Brothers e Don Grolnick.
I synth sono protagonisti senza essere invasivi, e la qualità degli arrangiamenti è evidente in brani come Haru no Arashi e Siena, quest’ultimo con una struttura ritmica da tango che assomiglia molto a Vacanze Romane dei Matia Bazar. Tra i momenti più sorprendenti c’è Amico, Sei Felice?, un funk-pop vivace ma con un testo che parla della difficoltà nei rapporti tra le persone, e cosa particolare, è un brano cantato in italiano. Copine include anche pezzi yacht-rock come Out of Africa e Jacques-Henry-Lartigue, e un bel brano post-punk arrangiato da Shimizu caratterizzato da una bella chitarra tagliente. Considero Copine come l’album della maturità di Ohnuki, una sintesi perfetta della sua carriera.

AKIRA TERAO
Akira Terao è un artista poliedrico, noto sia come attore che come cantante. Celebre per il ruolo in Ran di Akira Kurosawa, ha vinto numerosi premi per le sue interpretazioni. La sua carriera musicale, iniziata come bassista nella band Group Sounds nel 1965, ha raggiunto l’apice con l’album Reflections (1981), un successo da 1.600.000 copie vendute, trainato dal singolo “Ruby no Yubiwa”.
Reflections mescola pop, Yacht Rock e surf rock, mantenendo un equilibrio tra influenze occidentali e tradizioni giapponesi, in particolare nel cantato, che richiama il kayo-kyoku, precursore del City Pop. Questo disco rimane uno dei capolavori del genere.

Disco consigliato:
Reflections (1981)

YASUHIRO ABE
Yasuhiro Abe è un cantautore e compositore giapponese originario di Tokyo. Scoprì la passione per la musica durante gli studi di architettura, abbandonati per dedicarsi alla carriera musicale. Prima del debutto solista, si fece notare scrivendo brani di successo per artisti come Mariya Takeuchi e Junichi Inagaki, tra cui l’iconica “Ruby no Yubiwa” (1981) per Akira Terao.
Debuttò nel 1982 con il singolo We Got It! e pubblicò ventidue album fino al 2003. Tra le sue opere più note figurano Slit e Frame of Mind (1985), che spaziano tra pop sofisticato e jazz/soul, ispirati allo stile di David Foster. La sua voce calda e gli arrangiamenti curati lo hanno consacrato come un crooner elegante degli anni ’80, nonostante un successo commerciale limitato.

Dischi consigliati:
Slit (1984)
Frame of Mind (1985)

AKIRA INOUE
Akira Inoue è un tastierista, compositore, arrangiatore e produttore nato nel 1953 a Tokyo. Dopo aver fatto parte della band fusion Parachute, ha intrapreso una carriera solista nel 1982 con l’album Cryptogram, seguito da opere più vicine al City Pop come Prophetic Dream (1982) e Splash (1983). Tra i due, Prophetic Dream si distingue per le influenze degli Steely Dan e una fusione di soft rock, synth-pop e future-funk.
Inoue ha lasciato un segno significativo anche come collaboratore, contribuendo all’album Reflections di Akira Terao e al sofisticato Shylights di Junichi Inagaki. La sua versatilità si riflette inoltre nelle collaborazioni internazionali con artisti come Peter Gabriel e Kate Bush.
I suoi lavori, meno commerciali rispetto ad altri esponenti del City Pop, si caratterizzano per un’estetica art-rock raffinata e un approccio cosmopolita, con arrangiamenti elaborati che compensano una vocalità non eccelsa.

Dischi consigliati:
Prophetic Dream (1982)
Splash (1983)

MINAKO YOSHIDA
Minako Yoshida, nata a Saitama nel 1953, è una delle principali artiste del City Pop, un genere che ha esplorato attraverso diversi stili musicali nel corso della sua carriera. Dopo aver iniziato come cantante nel gruppo Puff, ha intrapreso una carriera solista nel 1973, con 23 album pubblicati fino al 2019. Le sue influenze principali sono Carole King e Laura Nyro, ma ha anche sperimentato con funk, pop e sonorità Westcoast.

1. Twilight Zone (1977) è un’opera che segna la piena realizzazione artistica di Yoshida, dove l’artista riesce a fondere la sua passione per Laura Nyro con una forte impronta personale, creando un album intimo e ricco di intensità emotiva. La sua composizione piano-centrica, arricchita da fiati e arrangiamenti orchestrali, regala momenti di puro soul e gospel che restano impressi nell’ascoltatore. Brani come Melody e Shooting the Star of Love rappresentano alcuni dei picchi più alti della sua discografia.

2. Monochrome (1980) è un disco che cattura perfettamente le atmosfere notturne e sofisticate del City Pop, con un sound che mescola jazz, funk e pop in modo audace e raffinato. La produzione minimalista, con un gruppo ristretto di musicisti, permette a Yoshida di esplorare sfumature più intime e personali, creando un’atmosfera da club che affascina e coinvolge. La traccia Rainy Day, co-scritta con Tatsuro Yamashita, è una delle gemme del disco, con il suo mood notturno e sensuale.

3. Monster in Town (1981) è un album che spazia dal funky al west coast pop, ma è soprattutto il brano di apertura, Town, a catturare l’attenzione, grazie alla sua energia contagiosa e alle sue audaci evoluzioni strumentali. Pur con un inizio straripante, l’album rallenta su brani più rilassati e mid-tempo, che, seppur pregevoli, non riescono a mantenere la stessa potenza e freschezza dell’iniziale Town.

4. Light’n’Up (1982) è un album cosmopolita che mescola disco, funk e melodie coinvolgenti, senza perdere mai il suo carattere giapponese distintivo. Il brano omonimo, con la sua energia ritmica e il contributo dei Brecker Brothers, è un pezzo di grande impatto, mentre il resto dell’album alterna momenti funk a atmosfere più tranquille, tra cui il raffinato Reflection.
Alcoholler chiude l’album con un’esplosione di groove ipnotico, dimostrando la continua evoluzione e sperimentazione sonora di Yoshida.

THE AB’s
Gli AB’s sono un supergruppo del City Pop formato da Fujimaru Yoshino, Makoto Matsushita, Naoki Watanabe, Atsuo Okamoto e Yoshihiko Ando. La band nacque dopo che Yoshino invitò Matsushita a collaborare per ricreare le atmosfere di First Light. Dopo aver suonato come band di supporto nel 1982, pubblicarono il loro album omonimo nel 1983, che mescolava jazz, rock e funk in modo energico e raffinato, senza eccessi melodici.
Brani come In The City Night, Deja Vu e Django rappresentano al meglio il loro stile. Tra il 1983 e il 1988 incisero quattro album, evolvendo verso sonorità più sintetiche negli ultimi lavori. Matsushita lasciò nel 1984 per intraprendere una carriera solista, tornando nel 2004 per una seconda incarnazione della band, che durò fino al 2007.

Dischi consigliati:
The AB’s (1983)
The AB’s 2 (1984)
The AB’s 3 (1985)

MARIYA TAKEUCHI
Mariya Takeuchi è una delle figure più influenti del City Pop, che continua a conquistare il pubblico internazionale. Nata il 20 marzo 1955 a Izumo, Mariya è cresciuta in una famiglia che amava la musica occidentale, in particolare il pop dei Beatles e dei Carpenters. Fin dai suoi primi anni, la sua passione per la musica e il suo talento sono stati evidenti, tanto che, dopo un anno trascorso negli Stati Uniti, firma il suo primo contratto discografico nel 1978. La sua carriera, caratterizzata da oltre 16 milioni di dischi venduti, la vede diventare una delle voci più amate del panorama musicale giapponese, ma anche una delle icone del City Pop, grazie a brani senza tempo come “Plastic Love”.

Love Songs (1980)
Love Songs segna l’inizio della carriera di Mariya Takeuchi nel City Pop.
Con influenze chiaramente ispirate al Westcoast pop, l’album include brani come Fly Away, cover di un brano di Peter Allen tratto da Bi-Coastal, album prodotto da David Foster. Nonostante il sound di Love Songs sia più orientato al teen-pop americano degli anni ‘60, tracce come Little Lullaby mostrano l’ammirazione di Takeuchi per i Carpenters, pur con una produzione più moderna e raffinata. Quest’album, pur mantenendo un’anima retro, introduce gli elementi che definiranno la sua carriera successiva, gettando le basi per il suo contributo al City Pop.

Miss M (1980)
Miss M, pubblicato nel 1980, è considerato il capolavoro di Mariya Takeuchi e uno degli album più belli del City Pop e, per lo stile delle canzoni, anche dello Yacht-Rock. Registrato tra Giappone e California, con la partecipazione di musicisti di fama internazionale come Jay Graydon, David Foster, e Jeff Porcaro, l’album è arricchito da arrangiamenti raffinati e una produzione di alto livello. Il lato A include brani come Sweetest Music e Heart to Heart, quest’ultimo reinterpretato da Karen Carpenter. Il lato B, registrato in Giappone, presenta pezzi come Driving in the Rain e Farewell Call, che riflettono l’influenza dei Carpenters. Miss M unisce eleganza, influenze Yacht Rock e internazionalità, guadagnandosi il riconoscimento in Occidente solo decenni dopo la sua uscita. Considerato un capolavoro del City Pop, l’album rappresenta il culmine della carriera di Takeuchi.

Portrait (1981)
Portrait segna una svolta nel sound di Takeuchi, allontanandosi dalle sonorità yacht-rock per abbracciare un pop più semplice e diretto. L’album è caratterizzato da ballad dolci e morbide, con un’impronta più intima e riflessiva. La presenza di tracce come Two Vacations dimostra la crescita di Mariya come artista, che in questo periodo comincia a esplorare nuovi territori musicali, pur mantenendo il suo legame con il pop classico. Portrait è meno ambizioso rispetto ai suoi precedenti lavori, ma rivela una cantante più matura e pronta a prendere una pausa dalla scena musicale per concentrarsi sulla sua vita personale.

Variety (1984)
Variety è un album che, pur non essendo facilmente inquadrabile nel City Pop, rappresenta un omaggio alla musica americana e ha influenze diversificate, come R&B, country pop, rock ‘n’ roll e bossa nova. Sebbene un pezzone funk come Plastic Love spicchi come il brano che ha portato il City Pop alla ribalta internazionale, grazie a un fenomeno virale su YouTube nel 2017, l’intero album mostra la profondità e la conoscenza musicale di Takeuchi e del produttore, nonché marito della stessa, Tatsuro Yamashita.
I brani variano in stile, da ballad emozionanti come Broken Heart a tributi al Mersey Beat con Mersey Beat de Utawasete e alla bossa nova con Mizu To Anata To Taiyou To. L’album, pur soffrendo di una certa mancanza di coerenza stilistica, è un viaggio attraverso vari generi musicali, apprezzabile soprattutto se ascoltato come una raccolta di singoli. Nonostante la sua eterogeneità, Variety è stato un successo in Giappone e ha consolidato la carriera di Takeuchi. La ristampa include anche l’inedito Akano Enamel, che richiama le sonorità di Hall & Oates.

lunedì, gennaio 20, 2025

Lou Reed - Street Hassle

Il migliore brano di Lou Reed in assoluto, a mio parere e per i miei gusti, e tra i più originali, particolari, iconici nella storia del rock (degli anni Settanta soprattutto), per quanto scarsamente ricordato e considerato.

Un brano in cui troviamo tutta la carriera artistica di LOU REED, dai Velvet Underground alla fine.

Undici minuti crudi e minacciosi, una suite divisa in tre sezioni distinte (il cui titolo gioca sull'assonanza di hassle con asshole): Waltzing Matilda, Street Hassle e Slipaway.
Un intreccio di storie di prostituzione (maschile a favore di una donna), droga, amore, morte.

"Volevo scrivere una canzone che avesse un grande monologo rock al suo interno. Qualcosa che avrebbero potuto scrivere gente come William Burroughs, Hubert Selby, John Rechy, Tennessee Williams, Nelson Algren o Raymond Chandler. Mischiandoli tutti insieme, ecco Street Hassle". (Lou Reed)

Brano prevalentemente orchestrale, registrato nell'autunno del 1977 al Plant Studios di New York e pubblicato nell'omonimo album del febbraio 1978.
Il chitarrista Jeff Ross fotografa bene il momento:
"C'era un'enorme quantità di scotch e di anfetamine.
La combinazione poteva causargli una rabbia tremenda.
Lou aveva un'anfetamina preferita, la Desoxyn, che viene usata per far ripartire il tuo cuore quando muori, quindi puoi immaginare".


STREET HASSLE (tratto dall'omonimo album) è una mini sinfonia brutale, malata, infetta, figlia di un periodo drammatico per una New York in bancarotta, allo sbaraglio, culla del vizio più estremo.

https://www.youtube.com/watch?v=4LK9JjW2noo

Il fotografo Bob Rock è drammaticamente chiaro:
"Lou mi ha fatto entrare New York nel cranio alla fine degli anni '70. Mi ha mostrato cose che nessun altro avrebbe mai potuto mostrarmi. Ogni tana di dissolutezza e peccato...
Lou conosceva club underground come quelli che sicuramente non troveresti a Londra. Lou conosceva preti. Lou conosceva criminali. Lou conosceva il più gay dei gay.
Dimentica il punk. Quello era roba da dilettanti".


Dopo un disastroso tour in Europa, la dissoluzione della band, la fine della relazione con la compagna Rachel Humphryes, enormi problemi economici, la dipendenza dalle sostanze, Lou si tuffa in "I wanna be black", quello che diventerà "Street Hassle".

Un album costituito utilizzando brani scartati e parti registrate dal vivo con successive sovraincisioni in un assemblaggio caotico e non particolarmente coerente e riuscito.
Ma è "Street Hassle" che lo rende indimenticabile, iconico, unico.

Le radici erano in una sorta di improvvisazione basata su un solo riff suonata nel tour europeo, intitolata "Affirmative Action (PO#99)" (https://www.youtube.com/watch?v=_STLs40P4U8), in cui si sente spesso il futuro titolo "Street Hassle" poi rielaborato in un brano di due minuti che fu convinto ad ampliare e che diluì in 11 minuti di canzone.

Il fonico Rod O' Brien ne ricorda bene la genesi:
Il giorno in cui abbiamo iniziato a mixare la traccia stavo ascoltando gli archi sulla base e c'era qualcosa in quegli archi. Suonavano così bene, davvero belli.
Così ho detto all'assistente ingegnere, 'Fammi un favore, premi semplicemente registra sul due tracce, voglio solo registrare questo, mi piace molto il suono di queste parti di archi.' Così le ho registrate, tutte da sole, e poi le ho riascoltate, solo per assicurarmi di aver ottenuto il nastro a posto.
E mentre la stavo riascoltando, entra Lou e dice, 'Cos'è quello!?' Ho detto, 'Oh, stavo solo scherzando con qualcosa...' E Lou dice: 'Usiamolo come intro...'
E da lì è andato tutto.

"Ci siamo seduti lì a lavorarci per due giorni e mezzo, tre. E poi Lou ha scoperto che avevo conservato tutti e tre i suoi pezzi vocali.
E lui: "Oh, è fantastico. Okay. Facciamolo in questo ordine. No, no, spostiamo questa parte qui..." E così abbiamo dovuto capire come far combaciare tutte queste sezioni e storie. E a quei tempi non c'era il computer, dovevi letteralmente tagliare il nastro, metterlo insieme, fare un cross-fade con due macchine e poi...
"Ah, no, non funziona". E poi riprovare. Sono stati due giorni e mezzo o tre di questo genere di cose, in cui abbiamo continuato a cercare di far fondere e scorrere le cose.
E proprio alla fine, Lou mi ha fatto un bel complimento.
Disse "Sai, hai scritto questa canzone tanto quanto me".


Per un passaggio di spoken-word tardivo, temendo che la sua sincerità sarebbe stata presa per un'ironia se l'avesse pronunciata lui stesso, Reed si avvicinò a un altro cantante e gli chiese se l'avrebbe eseguita: Bruce Springsteen, che quell'autunno era al Record Plant, lavorando a Darkness On The Edge Of Town.

La presenza del Boss è nella sezione Slipaway, (dal minuto 9:02 a 9:39), non accreditata per motivi contrattuali.

L'album non ebbe particolare successo (89° in USA)

FONTE per il post: https://damienlove.com/writing/babe-im-on-fire-the-making-of-lou-reeds-street-hassle/

Street Hassle

Waltzing Matilda whipped out her wallet
The sexy boy smiled in dismay
She took out four twenties 'cause she liked round figures
Everybody's a queen for a day
Oh, babe, I'm on fire and you know how I admire your
Body why don't we slip away
Although I'm sure you're certain, it's a rarity me flirtin'
Sha-la-la-la, this way
Oh, sha-la-la-la-la, sha-la-la-la-la
Hey, baby, come on, let's slip away
Luscious and gorgeous, oh what a hunk of muscle
Call out the national guard
She creamed in her jeans as he picked up her means
From off of the formica topped bar

And cascading slowly, he lifted her wholly
And boldly out of this world
And despite people's derision
Proved to be more than diversion
Sha-la-la-la, later on
And then sha-la-la-la-la, he entered her slowly
And showed her where he was coming from
And then sha-la-la-la-la, he made love to her gently
It was like she'd never ever come
And then sha-la-la-la-la, sha-la-la-la-la
When the sun rose and he made to leavev You know, sha-la-la-la-la, sha-la-la-la-la
Neither one regretted a thing
Street hassle
Hey, that cunt's not breathing
I think she's had too much
Of something or other, hey, man, you know what I mean
I don't mean to scare you
But you're the one who came here
And you're the one who's gotta take her when you leave
I'm not being smart
Or trying to be cold on my part
And I'm not gonna wear my heart on my sleeve
But you know people get all emotional
And sometimes, man, they just don't act rational
They think they're just on TV
Sha-la-la-la, man
Why don't you just slip

venerdì, gennaio 17, 2025

Emiliano Loria, Stefano Iacone, Cristina Meini - Complottisti vulnerabili. Le ragioni profonde del cospirazionismo

Un terreno alquanto scivoloso e abituale fonte di scontri e confronti.
Il testo si addentra nel mondo "complottista" (che non significa avere ed esternare dubbi ma aggrapparsi ad evidenti false o perlomeno bizzarre tesi e credenze).

Il libro indaga la mentalità cospirazionista (da cui emerge) una certa fragilità o la ricerca di una piena identità attraverso l'appartenenza a un gruppo di pari.

Internet e social hanno amplificato esponenzialmente queste modalità, con fonti di "informazione" non verificabili, spesso frutto di false o tendenziose interpretazioni, condivise e ulteriormente manipolate, considerate veritiere, il più delle volte per comodità e semplicità delle affermazioni riportate.

Internet è il luogo perfetto, o meglio dovremmo dire che un certo uso della rete è il mezzo perfetto perché il reale possa essere virtaualizzato, diffuso, manipolato e condiviso.
E' la pergamena su cui si può disegnare e ridisegnare a più mani la nuova cartografia dell'universo con le sue costellazioni di credenze...accadrebbe sempre per una ragione, palese o nascosta che sia.
Ciò che accade nel mondo, dalla diffusione del Covid, al riscaldamento climatico, dalle scie chimiche allo scoppio di conflitti, accade per un motivo e un fine segretamente orditi e perseguiti da agenti nascosti.


Il testo è molto accurato, ricco di riferimenti, rimandi a testi, scritti, tesi, le analisi approfondite.
Comunque la si pensi al proposito, un libro molto interessante che prova a chiarire meglio certi processi emotivi e dinamiche di pensiero.

Identificare specifici nemici come responsabili di eventi (verosimilmente stressanti) è più efficace ai fini di placare l'angoscia e le preoccupazioni, rispetto ad ammettere, più realisticamente, il ruolo determinante svolto da fattori incontrollabili, casuali, difficili (se non impossibili) da prevedere.

Emiliano Loria, Stefano Iacone, Cristina Meini
Complottisti vulnerabili. Le ragioni profonde del cospirazionismo
Rosenberg & Sellier
132 pagine
12 euro

giovedì, gennaio 16, 2025

Bill Bruford - Feels good to me

Esordio solista per uno dei più grandi batteristi rock/jazz/fusion in circolazione (è tornato a esibirsi sporadicamente in tempi recenti dopo una quindicina di anni di allontanamento dalla musica).
BILL BRUFORD è stato batterista dei King Crimson, Yes, Gong, U.K..

Affiancato da una line up spettacolare (Allan Holdsworth alla chitarra, Jeff Berlin al basso, Dave Stewart alle tastiere e Kenny Wheeler al filicorno, Annette Peacock alla voce in tre brani), realizza nel 1978 un lavoro prevedibilmente complesso da un punto di vista ritmico ma estremamente pulsante e vivace musicalmente.

Ci si muove nella fusion più funambolica con numerosi riferimenti jazz, oltre all'infuocato funk dalla ritmica impazzita nella bonus track live "Joe Frazier" in cui i musicisti si sbizzarriscono nel loro tecnicismo esasperato.

Figlio dei suoi tempi e di un ambito artistico molto specifico, è comunque un album di grande valore sia compositivo che, soprattutto, esecutivo.
La travolgente "Beelzebub" vale da sola l'ascolto.

Beelzebub live 1979 (con la formazione del disco)
https://www.youtube.com/watch?v=tGNlCkT0SfQ

Joe Frazier 1979
https://www.youtube.com/watch?v=WU8rPDfO_yg

mercoledì, gennaio 15, 2025

Andrea Pomini - Africa ieri, oggi e domani. 50+50 Dischi Per Amare Il Continente

Allegato al nuovo numero di "Rumore" una importante ed essenziale guida per addentrarsi nel magmatico mondo sonoro africano.
Partendo al presupposto che "Africa is not a country" (Dipo Faloyin), tanto meno un "genere musicale".

Basti pensare al miliardo e 200 milioni di abitanti, i 56 stati, le 1.500/2000 lingue parlate per capire la complessità culturale del Continente.

Pomini ci introduce a un primissimo, quanto preciso, sguardo ad alcuni dei dischi più importanti usciti negli ultimi 50/60 anni.
Ogni paese è rappresentato e, puntualmente e ovviamente, manca questo o quello, ma non è il punto.

Partire da queste (complessissime) basi ci può aiutare a scoprire un mondo sonoro, artistico e culturale tanto incredibile quanto trascurato dal nostro interesse euro/anglo centrico.

Complimenti e un caloroso invito a leggere questa settantina di pagine e a dare un ascolto ai 100 dischi proposti.

Andrea Pomini
Africa ieri, oggi e domani. 50+50 Dischi Per Amare Il Continente
Supplemento al numero 396 di "Rumore"
72 pagine
9.90 euro

martedì, gennaio 14, 2025

City Pop

L'amico LEANDRO GIOVANNINI ci ha aiutati ad esplorare l'ambito dello YACHT ROCK (qui: https://tonyface.blogspot.com/search/label/Yacht%20Rock ) in otto interessantisisme puntate che hanno trovato particolare apprezzamento.
andiamo oltre esplorando sempre grazie al suo aiuto un contesto ancora più particolare e "oscuro": il CITY POP.
Di seguito un'introduzione di Leandro.


Da appassionato di Yacht Rock, mi sono sempre chiesto perché gli album pubblicati nel periodo d’oro del genere siano stati successivamente ristampati quasi esclusivamente in Giappone.
Poi capita di approfondire il City Pop, e la risposta diventa chiara.
Nato come genere a sé stante durante il boom economico che ha portato il Giappone a diventare la seconda potenza economica mondiale, il City Pop si sviluppa dalla metà degli anni ’70 fino al 1991, anno del crollo della borsa di Tokyo.
Grazie all’influenza dello Yacht Rock americano, il genere aveva già una base musicale pronta da adattare al gusto locale, diventando, con l’arrivo dei primi walkman, la colonna sonora di un benessere diffuso.

Nessun altro genere musicale ha descritto così bene lo stile di vita della nuova classe media giapponese: cene raffinate, viaggi, lusso e vita notturna, il tutto racchiuso in una sorta di “Japanese Dream” ormai accessibile a molti.
In un Paese da sempre sospeso tra tradizione e modernità, ma fortemente influenzato dalla cultura pop americana del dopoguerra, il City Pop non poteva che nascere e prosperare in Giappone.

Sfuggente per natura, il City Pop è un melting pot musicale che combina jazz, funk, pop e R&B con un suono elegante e ricercato.
Si estende dal soft-rock alla disco più raffinata, ma si distingue soprattutto per le melodie orecchiabili e facili da ascoltare, permeate da una sottile malinconia.

È altrettanto interessante esplorare gli album che hanno gettato le basi del genere, dove si è formato il substrato musicale da cui il City Pop avrebbe poi preso vita. In molte di queste opere, ci si allontana dalle sonorità più leggere e spensierate che caratterizzarono il genere al suo apice – un “sunshine pop” in chiave giapponese – per ritrovare un mix di jazz, funk e soul.
Questi elementi hanno fornito l’ispirazione per produttori e arrangiatori del calibro di Haruomi Hosono, Ryuichi Sakamoto e Tatsuro Yamashita, che hanno saputo plasmare un nuovo linguaggio musicale, fondendo tradizione e modernità con un’eccezionale sensibilità artistica.

Con la crisi economica del 1991 e l’ascesa dei teen idol del J-Pop, il City Pop è stato spazzato via, salvo poi conoscere un revival negli anni 10 del ventunesimo secolo.
Questa rinascita è stata guidata da DJ britannici e americani, appassionati di rare groove, che hanno trovato intrigante la fusione delle sonorità occidentali cantate in giapponese.
A consacrarlo definitivamente è stato il movimento Vaporwave: molti dei sample utilizzati in questo genere provengono da dischi di artisti giapponesi quasi sconosciuti in Occidente.
Negli anni recenti il City Pop ha conosciuto una rinascita, anche nel suo luogo d’origine, grazie a nuovi artisti che si stanno dedicando al genere, ora conosciuto come Nu City Pop.

Per avvicinarsi al City Pop, consiglio di partire con la doppia compilation City Pop Story: Ocean Side & Urban Side, che raccoglie alcune delle canzoni più rappresentative. Da lì, il passo successivo è scoprire gli album degli artisti più celebrati e meritevoli di ascolto.
Ed è proprio ciò che cercherò di fare nelle prossime puntate.

lunedì, gennaio 13, 2025

Ringo Starr - Look up

Non appena saputo che ho pubblicato un libro su di lui (https://www.edizionilow.it/ringo-starr-batterista/) RINGO STARR si è precipitato in studio per realizzare un nuovo album, "Look Up".

RINGO aveva deciso di abbandonare definitivamente il formato album, dopo l'ennesimo sciapo lavoro, "What's my name" del 2019, dedicandosi invece a 5 ep di quattro brani ognuno, molto più efficaci, gustosi e immediati.

T-Bone Burnette lo ha convinto a ritornare sui suoi passi componendo 11 canzoni (che ha anche brillantemente prodotto) in chiave country, ambito sonoro che il batterista ha sempre adorato (dedicandogli il suo secondo album solista "Beaucoup of blues" nel 1970 e la sua prima composizione, "Don't pass me by" nell'Album Bianco dei Beatles).
La mano di Burnette si sente, eccome, con suoni puliti ma grintosi, moderni e mai adagiati sul passatismo.

Registrato tra Nashville (ovviamente) e Los Angeles, troviamo Ringo che suona come sempre sempre preciso e canta con convinzione e partecipazione, gli arrangiamenti sono perfetti, le canzoni di alta qualità tra classicismo e sferzate più rockeggianti (vedi l'iniziale "Breathless", "Never let me go" più di sapore blues o "Rosetta" in chiave funk rock blues).

A dare una mano nuove leve del country e affini come le Larkin Poe e le Lucius, Alison Krauss (già a fianco di Robert Plant), Molly Tuttle e Billy String.

A 84 anni realizza uno dei suoi migliori album (con "Ringo", "Time takes time" e "Vertical man") con una freschezza encomiabile.

Il video di "Look Up"

https://www.youtube.com/watch?v=1SyYbLRlwKI

sabato, gennaio 11, 2025

La musica che gira intorno su PiacenzaSera

Inizia da lunedì una mia nuova rubrica settimanale per il quotidiano online www.piacenzasera.it.

Si intitola "La musica che gira intorno" e tratterà ovviamente di musica, cercando di oglierne gli aspetti meno noti e scontati (facendo talvolta riferimento anche alla mia città).

Il primo post di presentazione è qui: https://www.piacenzasera.it/2025/01/eppure-ce-una-musica-che-gira-intorno-su-piacenzasera-it-il-nuovo-spazio-di-antonio-bacciocchi

venerdì, gennaio 10, 2025

Davide "Gammon" Scheriani - Psicoparade

Attivo da tempo in ambito musicale "Gammon" mette in scrittura l'omonimo format che conduce nel suo canale YouTube, accostando in modo personale e curioso il mondo (genericamente) rock con la sua professione di psicologo.

Si intrecciano esperienze personali sul palco e in studio di registrazione (sempre molto gustose e che colgono in pieno la vita "complessa" di noi musicisti "underground") con considerazioni più ampie sia a livello filosofico che sociale.

Interessante il concetto "Essere irriverenti non significa essere irrispettosi...il rispetto si rivolge agli esseri viventi e non deve mai essere negato.
La riverenza invece si elargisce ai concetti, alle idee, ai pregiudizi"
.
In molti dovrebbero farne tesoro.

Un testo originale, inusuale, molto particolare se non unico.

Davide "Gammon" Scheriani
Psicoparade
Arcana
280 pagine
18.50 euro

giovedì, gennaio 09, 2025

Jean-Philippe Postel - Il mistero Arnolfini

Uno splendido libro che in poco più di 100 pagine, come in un giallo (quasi thriller), ci porta all'interno del dipinto di Van Eyck "I coniugi Arnolfini" del 1.434 e dei suoi particolari, spesso indecifrabili e ricolmi di significati (non di rado nascosti e difficilmente attribuibili a un concetto piuttosto che al suo opposto).

Dal cane in primo piano, alle figure che si riflettono nello specchio alle loro spalle (nella cornice del quale ci sono dieci ulteriori mini dipinti), alla posizione delle mani, gli sguardi che non si incrociano, le due figure che formano una M, le calzature a sinistra in basso e tanto altro.

Postel avvalora l'ipotesi che la donna sia il fantasma della moglie defunta di Giovanni Di Nicolao Arnolfini, nobile lucchese trasferitosi in Belgio ma rimangono ancora alcuni dubbi.

Lettura veloce, appassionante, divertente.

Jean-Philippe Postel
Il mistero Arnolfini
Skira
112 pagine
16 euro

mercoledì, gennaio 08, 2025

Val Wilmer - La musica, importante quanto la tua stessa vita. La rivoluzione del Free Jazz e della Black Music

Finalmente trova un'edizione italiana un libro fondamentale per la comprensione del contesto Free Jazz/New Thing, scritto quasi 50 anni fa dalla fotografa, scrittrice e appassionata Val Wilmer.

Un testo che approfondisce non solo l'aspetto meramente musicale (già di per sé interessantissimo) ma esplora anche quello sociologico e antropologico di quegli anni, unito all'anima artistica che andava a braccetto con quanto accadeva nella cultura afro americana.

La musica nera è, con il cinema, la più importante forma d'arte di questo secolo (lo scorso NdR). E' difficile trovare qualcuno che non ne abbia subito l'influenza.

Importante anche l'approccio alla materia da parte della critica ufficiale ben stigmatizzato dall'autrice:
Nelle avanguardie di ogni arte gli innovatori sono spesso liquidati come "anarchici" o "ciarlatani".

Altrettanto cruciale un aspetto sempre poco considerato, come sottolineano i membri dell'Art Ensemble of Chicago a proposito delle definizioni di "free jazz" o "black music":
Sono i bianchi che hanno messo queste etichette.
I musicisti stessi la chiamano semplicemente "LA MUSICA".


Risaltano le biografie appassionate di John Coltrane, Sun Ra, Albert Ayler, Cecil Taylor e altri.

In particolare è interessante il capitolo "Suoni bene, per essere una donna!" in cui si sottolinea il ruolo subalterno della figura femminile nell'ambito jazz (ai tempi ma non solo...), con la figura rivoluzionaria di Alice Coltrane o la precisa volontà di Sly Stone di proporre la sua Family Stone con uomini, donne, bianchi e neri.
D'altronde il poeta Ted Joans vedeva il musicista con questa considewrazione:
"Soffiare in un tubo mascolino, evitando i vezzi da finocchio".

Non è una lettura semplice ma essenziale per comprendere in tempo reale il cuore della "black music" a cavallo tra i Sessanta e i Settanta.

La musica, importante quanto la tua stessa vita. La rivoluzione del Free Jazz e della Black Music
Shake Edizioni
438 pagine
25 euro
Traduttore: Claudio Mapelli

martedì, gennaio 07, 2025

Marco Tassinari - Una noce di terra umida

Marco con le piante ci lavora.

Ne fa essenze e medicamenti nel suo affascinante laboratorio e bottega a Carrara (Principio Attivo Via Carriona 42 , Carrara).
Un mestiere "di una volta", antico, arcaico che esce da mani e sensibilità sapienti.

Lo racconta in questo ammaliante libro, in cui si intrecciano note aggraziate sulle specifiche delle piante, dei fiori, dei luoghi in cui crescono, degli animali che le circondano e ricordi di un'età che non sembra più appartenere al nostro reale quotidiano.
Non sembra.
Ma invece si può, magari ringraziando il Biancospino, mandando "affanculo i gran potenti, i violenti, gli arroganti e gli arrivisti".

Tutti dovrebbero spaccarsi la schiena a raccogliere radici con una vanga col manico di ferro, in autunno e inverno. E tutti dovrebbero divertirsi a raccogliere fiori profumati a giugno, fra insetti che si divertono, o se gli gira, si incazzano.

Un libro di una grazia rara che ci fa amare e apprezzare ancora di più quelle giornate trascorse camminando nel silenzio (apparente) di un bosco o in un sentiero, circondati da fiori e piante con storie, proprietà benefiche e tanti incredibili segreti che Marco ci racconta con passione commovente.
Leggete questo libro.

Marco Tassinari
Una noce di terra umida
Società Editrice Apuana Collana Le Lucciche
100 pagine
euro 12

domenica, gennaio 05, 2025

La valanga azzurra di Giovanni Veronesi.

Giovanni Veronesi, sciatore mancato e sfortunato, rivive il mito della "valanga azzurra", gruppo di sciatori italiani che dominò la scena mondiale a metà degli anni Settanta.

Gustav Thoeni, Piero Gros, Herbert Plank, Paolo De Chiesa, Fausto Radici, Stefano Anzi, Marcello Varallo, Franco Bieler, Erwin Stricker, Helmuth Schmalzl, Tino Pietrogiovanna e altri ancora.

Tra il 1970 e il 1979 gli sciatori italiani ottennero 46 vittorie in Coppa del mondo, 156 podi, la conquista di cinque Coppe del Mondo, 4 di gigante e 2 di slalom, 2 ori, 2 argenti e 2 bronzi alle Olimpiadi, 4 ori, 1 argento e 1 bronzo ai Mondiali.

Io ero tra quei bambini/ragazzi, come citato nel film, che trovavano una scusa per non andare a scuola, pur di vedere le loro imprese in televisione (ovviamente in bianco e nero) e che il secondo poster che attaccò in camera, dopo quello di Gigi Riva, fu di Gustav Thoeni.

Il film è agiografico, molto "costruito" (la deprecabile pantomima con il Thoeni che parla a monosillabi è un po' stantìa) nonostante l'emozione di rivedere e risentire scandire certi nomi, provochi, in chi ha vissuto in diretta quegli anni, molta emozione.

Purtroppo vari aspetti vengono sottaciuti: il ruolo del commissario tecnico di quella nazionale, di cui fu artefice e deus ex machina, Mario Cotelli, personaggio scomodo, poi defenestrato, il tecnico Oreste Peccedi, destituito dall'incarico, gli sciatori Anzi e Besson che si incaricarono di sostenere uguali diritti (anche economici) per tutta la squadra, sospesi e radiati dalla federazione.
Solo brevi cenni e nessun approfondimento (a parte la drammatica confessione di Paolo De Chiesa).

Nonostante ciò (e nonostante il protagonismo dell'autore, sempre in primo piano) vale la pena di dare un'occhiata a un'era ormai dimenticata, per fortuna poi ripetutasi con Alberto Tomba, Deborah Compagnoni, Maria Rosa Quario, Claudia Giordani, Paoletta Magoni, Federica Brignone, Christof Innerhofer, Federica Brignone, Sofia Goggia.

Soprattutto per chi ha sempre adorato lo sci, pur non avendo mai sciato (il sottoscritto).

https://www.raiplay.it/programmi/lavalangaazzurra

venerdì, gennaio 03, 2025

Le classifiche degli altri 2024

Si è puntualmente rinnovata la polemica sull'opportunità o meno di stilare classifiche/consigli/rendiconti di fine anno (spesso si criticano quelle in cui non si è inclusi).

Personalmente lo faccio da sempre con molto gusto e piacere, anche in funzione di archivio personale.
Ma soprattutto guardo con attenzione quelle di altri giornalisti, appassionati, ascoltatori, riviste varie, cercando titoli e artisti che non conosco o non ho preso in considerazione.

A seguire una breve lista di album che ho scoperto leggendo le classifiche degli altri.


TEHO TEARDO & BLIXA BARGELD - Christian & Mauro
Prosegue il felice connubio tra i due prestigiosi musicisti con un album tanto profondo e oscuro quanto spesso permeato di sarcasmo e ironia ("La passacaglia delle vita - Bisogna morire" di un anonimo del 1.657) ha sempre un fascino perfido e feroce, con tanto di breve inserto di "Bella Ciao"). Il tono orchestrale con il cantato in tedesco riporta ad atmosfere Brechtiane ma anche alla Marianne Faitfull desiderosa di essere Marlene Dietrich. Un percorso personale, originale, ammaliante.

JESSICA PRATT - Here in the pitch
ascoltato frettolosamente, riscoperto ora, questo Brian Wilson femminile prodotto da Phil Spector con le Shangri Las in sottofondo. Profondamente Sixties in ogni nota e suono. Delizioso, malinconico, struggente, romantico.

THE HARD QUARTET - s/t
Il nuovo progetto di Stephen Malkmus (ex Pavement) che spazia tra alt folk, rumorismi e dissonanze, richiami alla band madre, punk rock, psichedelia, ballate sgangherate. Niente male, anzi molto interessante, fresco e gustoso.

TAPIR! - The Pilgrim, their God, the King of my Decrepit Mountain
Con un nome del genere uno salterebbe subito a un altro disco. Invece è un album fascinoso, un concept che viaggia tra atmosfere acustico/psichedeliche, un po' leggiadre, un po' abrasive, un po' lo-fi. Una specie di "mondo a parte sonoro".

CINDY LEE - Diamond Jubilee
L'alter ego di Patrick Flegel, in arrivo da esperienze punk e post punk, è un viaggio semi lisergico in un bulimico triplo album di 32 brani di acid folk pop, lo-fi, un po' di noise, glam, sprazzi shoegaze, psych rock, pop, il Barrett solista e tanto altro. Curioso e intrigante.

PISSED JEANS - Half divorced
Una band che ricorda i primi Black Flag di "Jealous again" o i Circle Jerks meno anfetaminici ma ha tante altre frecce all'arco. Niente male, tanta rabbia sincera e distorsione come si deve. Bravi.

THE STABBING JABS- s/t
Una band con membri di Chrome Cranks, GG Allin & the Murder Junkies, Gang Green,Barrence Whitfield & the Savages può suonare solo come una spietata cascata di punk rock metallico, sporchissimo, che rimanda ai primi Dead Boys, Mc5, Stooges e dintorni. Dirt!

BLACK BOMBERS - Vive la Revolution
Da Birmingham una band non più giovanissima ma con un tiro micidiale che guarda all'Iggy Pop più rude ma anche al punk rock di Clash, Uk Subs, Damned, con sguardi ad elementi dark, post punk, garage. Compongono molto bene, suonano alla perfezione il genere. Ascolto piacevolissimo.

SUSAN JAMES - Time is Now
Pop psichedelico orchestrale, Beach Boys fino al midollo, suggestioni 60's in chiave attuale e moderna. Molto mellow e avvolgente, caldo, solare, rilassante.

VISCONTI - Boy di ferro
Un album "strano", molto personale e particolare dove post punk, alt rock (con addirittura ritmiche drum n bass) e un approccio cantautorale moderno e spregiudicato vanno a braccetto. Da ascoltare.

E infine due lavori nostrani: il primo non l'ho colpevolmente inserito nel meglio italiano e lo recupero qui, l'altro uscì a ridosso di Natale 2023 e non finì nel meglio.

FERRO SOLO - Almost mine part III: The Fernando Chronicles
E' il terzo e ultimo capitolo della trilogia di Fernando, quella specie di Ziggy Stardust dei poveri che mi sono inventato per riunire delle canzoni che raccontavano una storia piuttosto privata e personale sotto moniker più o meno immaginario. Ferruccio Quercetti, chitarrista e anima dei bolognesi Cut, dal 2018 si è dedicato a una parallela carriera solista che si discosta dalla "band madre", pur conservandone le radici e i tratti compositivi. L'irruenza e la ferocia dei Cut si stemperano in un sound variegato ed eclettico che se, non di rado, si avvicina a J Mascis e Bob Mould con quell'irresistibile punk rock cantautorale e melodico, altre volte si affida a malinconiche ballate acustiche, a una cover di Prince, "When you were mine" e a un costante condimento di soul. Ad aiutarlo uno stuolo di fedeli amici e una verve creativa di primo livello.

LUCA LEZZIERO – Naturæ
Secondo album per il cantautore lombardo, già collaboratore dei La Crus (non a caso Cesare Malfatti, membro della band, è tra i protagonisti del disco). Le undici canzoni parlano un linguaggio poetico, lieve e compassato, caratterizzate da atmosfere rarefatte, semi acustiche, di forte personalità, con rimandi compositivi a Ivano Fossati, Niccolò Fabi e Max Gazzé ma che hanno in filigrana un’anima meno “pop” e più viscerale, intensa, tormentata.

giovedì, gennaio 02, 2025

Statistiche 2024

Un po’ di consuete statistiche annuali per il BLOG (mio/nostro pro memoria personale di ciò che ascolto e leggo) che, a dicembre, ha compiuto 20 ANNI.

Le cifre sono favorevoli anche in considerazione del seguito, per un mezzo obsoleto come il blog, da parte del 75% degli utenti di età sotto i 40 anni.

Il 2024 ha segnato un nuovo record di ACCESSI: 334.345

(314.976 gli accessi nel 2023, 291.252 nel 2022, 308.309 nel 2021, 182.357 nel 2020, 126.000 nel 2019, 128.377 nel 2018, 123.200 nel 2017, 130.400 nel 2016, 121.500 nel 2015, 120.500 nel 2014, 139.482 nel 2013, 144.211 nel 2012, 105.973 nel 2011).

Una media di 916 accessi quotidiani.

Più 67.000 gli utenti singoli.

Oltre all'Italia la provenienza è nell'ordine dagli USA, Inghilterra, Spagna, Germania, Irlanda, Francia (ma visite sono arrivate anche da Guatemala, Vietnam, Arabia Saudita, Kyrgystan, Mayotte, Nepal).
Tra le città Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Genova, Cagliari, Napoli, Palermo.
Prima città straniera é Dublino, seguita da Londra, Saragoza, Parigi, Madrid, Zurigo, Amsterdam, New York, Berlino. Costanti visite da Lulea (Svezia), Ashburn (Virginia, Usa), Council Bluffs (Ohio).
La "mia" PIACENZA é al 34° posto (30 posti scalati dallo scorso anno).

Maggiori accessi (il 60%) da un pubblico dai 18 ai 34 anni, 15% da 35 ai 45 (curioso per un blog di tematiche prevalentemente "datate").
55% gli accessi da utenti maschi, 45% da utenti femmine.

Particolarità costante degli ultimi anni sono gli accessi a post storici e passati che mantengono costante nel tempo il dato statistico.

I post più letti nel 2024:

Ari Päffgen - Christian Aaron Boulogne (al secondo posto dagli inizi del blog, dietro a "Le 100 canzoni italiane più belle" e davanti a "Messaggio di Brian Eno agli Europei", "Herbie Hancock e Wayne Shorter: lettera ai giovani musicisti" e "Racconti dall'ex Urss - Ucraina - Maggio 2014" di Soulful Jules)
https://tonyface.blogspot.com/2016/11/ari-paffgen-christian-aaron-boulogne.html

La musica di destra in Italia (post del 20 maggio 2015)
https://tonyface.blogspot.com/2015/05/la-musica-di-destra-in-italia_20.html

Il servizio militare obbligatorio (post del 26 agosto 2014)
https://tonyface.blogspot.com/2014/08/il-servizio-militare-obbligatorio.html

Il meglio del rock irlandese 2024 (di Michele Savini)
https://tonyface.blogspot.com/2024/12/ii-meglio-del-rock-irlandese-2024.html

I migliori album del 2024
https://tonyface.blogspot.com/2024/12/i-migliori-album-2024.html

Prisoners live a Pordenone 30-8-2024 (di Soulful Jules)
https://tonyface.blogspot.com/2024/09/prisoners-live-pordenone-30082024.html

Attualmente dalla sua nascita, 20 anni fa, gli accessi sono 4.370.104

Un ringraziamento a tutti i collaboratori che hanno contribuito con i loro scritti, in particolare a ALBERTO GALLETTI, SOULFUL JULES, MICHELE SAVINI, LEANDRO GIOVANNINI e PIER TOSI e alle decine di commentatori abituali che rendono vivo e frizzante questo blog, a quelli che si “limitano” a leggere, a tutti i nuovi arrivati da queste parti.
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