giovedì, dicembre 27, 2018

I migliori libri musicali del 2018



Segnalo in ordine, più o meno, sparso una serie di libri musicali molto interessanti a parer mio.

DAVID HEPWORTH - 1971. L'anno d'oro del rock
Il giornalista inglese David Hepworth (Mojo, Q, Smash Hts) prova, in 400 pagine, a convincerci che il 1971 è stato l'anno d'oro, quello cruciale, il migliore nella storia del rock (quando aveva ancora 17 anni...). E le prove che porta sono numerose e spesso convincenti.
Basti pensare a dischi come Who’s Next degli Who, Sticky Fingers degli Stones, Imagine di John Lennon, Led Zeppelin IV, Pearl di Janis Joplin, Tapestry di Carole King, Loaded dei Velvet Underground, Concert for Bangladesh di George Harrison, Aqualong dei Jethro Tull, Nursery Cryme dei Genesis, Four Way Street di CSNY, L.A. Woman dei Doors, Blue di Joni Mitchell, Tupelo Honey di Van Morrison, Relics e Meddle dei Pink Floyd, The Man Who Sold the World e Hunky Dory di David Bowie, There's a riot goin on di Sly and the Family Stone, Pieces of a man di Gil Scott Heron, Tarkus degli ELP, Just as I am di Bill Whiters, Shaft di Isaac Hayes, Roots di Curtis Mayfield.
E momenti storici come la morte di Jim Morrison, l'infortunio di Frank Zappa, il concerto per il Bangladesh, il matrimonio di Jagger con Bianca e mille altri aneddoti.
Un anno d'oro lo è sicuramente stato ed è vero che ha lasciato un'eredità che arriva fino ai nostri giorni ma, personalmente, privilegio altri momenti.
Al di là di questo, la lettura è appassionante, le informazioni sono migliaia, spesso preziose, inedite e dimenticate, divise per i dodici mesi dell'anno.

ROGER DALTREY - Thanx mr. Kibblewhite
Alla fine anche ROGER DALTREY si è deciso a raccogliere un po' di memorie in un'autobiografia (“credo di essere l'ultima rockstar ad avere scritto di sé stesso”- purtroppo non ancora tradotta in italiano -“Thanks a lot Mr. Kibblewhite”. Il signor Kibblewhite è il preside che lo espulse da scuola. Probabilmente senza questa decisione Roger non avrebbe trovato la determinazione a proseguire in una carriera così incerta come quella musicale, nei primi anni 60, pur affiancandola, nei primi tempi, al lavoro in fabbrica come metalmeccanico.
Attività che ne ha forgiato un carattere spiccio, schietto, duro e ne ha fatto l'uomo d' “ordine” (anche attraverso le maniere forti) in un gruppo in cui il caos è sempre regnato sovrano.
E anche con le parole Daltrey non scherza e non risparmia stoccate sincere e dirette ai compagni di avventura. In particolare all'amico di sempre Pete Townshend, per il quale manifesta rispetto, amore incondizionato, fraterno ma, proprio per questo, può permettersi di affondare il coltello in varie piaghe (rimarcando che ad esempio che Pete può evitare di andare in tour perchè vive di diritti d'autore milionari ma lui no). Sottolineandolo però con molta (auto) ironia:
It's expensive living the life of a rockstar when you're not earning rock star money.
"Siamo amici. Non nel senso che ci telefoniamo e andiamo a mangiare qualcosa insieme. Le frivolezze sociali non sono il nostro forte. Ma noi abbiamo un legame.Che non è facile da descrivere ma il punto è questo".
Ma anche a Keith Moon e John Entwistle, scomparsi a causa di una vita di eccessi non perdona anzi stigmatizza (sempre con eleganza e affetto) i comportamenti irresponsabili ed estremi.
In mezzo scorrono la storia del rock degli ultimi 50 anni, da “Tommy” a “Woodstock”, fino al Live Aid, le varie reunion ma anche i lutti e le tragedie, le tribolate vicende famigliari, i successi, i numerosi momenti di difficoltà.
Lo fa con piglio sicuro, fissandoti negli occhi, andando sempre dritto al punto, parlandoti con il cuore in mano, quasi incutendo timore, per quanto è sincero e aperto.
Un libro veloce, completo, efficace, esaustivo.
One minute, I’m on the factory floor in Shepherd’s Bush, the next, I’m headlining Woodstock.

KENNEY JONES - Let the good time rolls
Una storia lunga, intensa, ricchissima.
Anche se il più delle volte il nome di KENNEY JONES non rientra nel novero dei migliori batteristi o comunque quelli che ricordi in particolar modo.
Uno che ha suonato con SMALL FACES, FACES, WHO, ne ha viste (e fatte) di tutti colori, ha combattuto e vinto due volte sul cancro, si è dedicato al Polo con grande successo, è passato dalla povertà alla ricchezza, è stato ripetutamente fregato da manager senza scrupoli, spesso non vedendo neanche un soldo da dischi e tour milionari.
In mezzo tragedie familiari, incidenti stradali, matrimoni falliti e tanto altro.
E ovviamente una valanga di aneddoti, dall'inimicizia con Roger Daltrey a episodi gustosi come durante la prima data a Berlino con gli Small Faces quando Steve Marriott, sul taxi con gli altri, ad ogni edificio bombardato (dagli alleati durante la Seconda Guerra Mondiale) commentava "Questo è un buon lavoro", "Questo invece ce lo siamo dimenticati" etc.
Il taxista purtroppo conosceva l'inglese e li mollò in mezzo a un'autostrada.
L'abitudine dei Faces di versare burro sui capelli e altre schifezze a chi si addormentava durante i trasferimenti, le follie dell'amico Keith Moon, i brani registrati con Paul McCartney per un suo album solista mai uscito e decine di altri.
E infine i particolari sul suo drumming, che ha saputo adattarsi a sonorità, generi, modalità piuttosto diverse e complesse (avendo anche suonato con tanti altri gruppi e brani (sua la ritmica di "It's only rock n roll" degli Stones!...ps: david Bowie ai cori).
Ovunque il commovente ricordo dei tre Small Faces scomparsi.
Un libro divertente, interessante, godibile (seppure solo in versione inglese).

STEFANO SPAZZI - Beat in rosa
Nell'affollatissimo marasma di gruppi beat degli anni 60 sono spesso sfuggiti all'attenzione una serie di nomi molto particolari.
Quelli delle beat band tutte femminili.
In effetti nomi come Le Scimmie, Le Snobs, Le Stars, Le Pupille, Le Najadi, Ambra Borelli e le Gatte, Le Svitate possono dire poco ma le loro storie sono affascinanti e interessanti.
Vissero tutte per poco tempo, spesso ostracizzate dai colleghi maschi e dall'ambiente piuttosto misogino e sessista ma hanno lasciato una coraggiosa eredità e storie incredibili (vedi il tour di tre mesi delle Stars nel Vietnam sconvolto dalla guerra suonando nelle basi americane talvolta attaccate dai Viet Cong).
Stefano Spazzi, sull'esempio di "Ciglia ribelli" di Claudio Pescetelli, è andato a scavare in quelle esperienze, contattato le protagoniste, spesso intervistate e ricostruito la storia di queste pioniere.
C'è tanta ingenuità ma anche un'urgenza, un'esplosione giovanile, una freschezza a tratti commovente.
Corredano il libro un'intervista esclusiva a Mita Medici e interventi di vari collaboratori (oltre ad un corposo inserto fotografico).

EDOARDO GENZOLINI - The Who. The Who. A little million memories
Difficile trovare ancora qualcosa di nuovo da dire su una band come gli WHO, ampiamente coperta da pubblicazioni e articoli di tutti i tipi.
Ci riesce Edoardo Genzolini, cristallizzando l'attenzione sul periodo più creativo della band, il suo apice assoluto, quello che va dal 1967 al 1974 (per poi arrivare alla morte di Keith Moon nel 1978).
Oltre ad un'analisi molto accurata e precisa delle vicende e degli aspetti tecnici e creativi di quegli anni, si aggiungono decine di testimonianze di chi li vide (e conobbe) in quel periodo e scatti inediti di concerti e backstage.

DONNA GAINES - Why Ramones matter
Forse ti amano tutti quando sei morto"
(Johnny Ramone)
E' l'amara ma veritiera conclusione del libro e saggio sociologico della giornalista (Rolling Stone, Spin, The Village Voice) e scrittrice new yorkese Donna Gaines che rivive la vicenda dei RAMONES in prima persona (avendoli intervistati, frequentati ed essendo stata buona amica di Joey).
Una band profondamente divisa all'interno con Johnny despota e tirannico, Dee Dee tossico, Joey problematico e negli ultimi anni gravemente malato ma che era una sola cosa nel momento in cui portava avanti la sua "missione", un'entità unica, compatta, nel macinare centinaia di migliaia di kilometri per i 2.263 concerti della lunga carriera.
La Gaines analizza e dimostra l'importanza che ha avuto la band sulle generazioni a loro contemporanee e successive, approfondisce il rapporto con i simboli nazisti che spesso sono apparsi nelle loro canzoni (buona parte di loro e della crew era di origine ebrea), una delle prime band che li utilizzò per schernire e ridurre a macchiette gli incubi dei loro genitori, riporta testimonianze e aneddoti, sottolinea come furono tra i primi a contestualizzare le donne all'inerno del punk ("Sheena is a punk rocker", "Judy is a punk").
I RAMONES non dimenticarono mai da dove venivano, chi erano e per chi suonavano.
Divennero eroi intoccabili per i loro fan.
Diedero loro una speranza, un scopo, una formula per sopravvivere nelle periferie di un'America devastata dove la vita di un adolescente non ha alcun senso, futuro, nessuna prospettiva e a nessuno sembra importare nulla. Un libro che accende una nuova e differente luce su una band indimenticabile e indimenticata.

PABLITO EL DRITO - Rave in Italia
La scena RAVE ha fatto irruzione negli anni 90 in modo deflagrante e allo stesso tempo "invisibile", volutamente e sempre fuori dal legale e dall'ufficialità, sfuggente, propaggine "ludica" delle esperienze antagoniste dei centri sociali ed evoluzione dell'estremismo hardcore punk, virato in chiave elettronica.
"Tu potevi fare da solo in una stanza la tua musica, un passaggio inimmaginabile per chi è nato ai tempi dei gruppi e delle sale d'incisione" (Andrea Benedetti)
In mezzo tanta creatività, un approccio anti capitalista, contro l'omologazione e una delle ultime forme (l'ultima?) di lotta contro l'appiattimento odierno.
"Il concetto di creare dal nulla una festa, costruirla, viverla e poi smontare tutto, con il posto che torna come prima" (Shockraver)
Le droghe, dapprima aggreganti e funzionali alla musica e agli eventi, sono poi diventate la piaga che ha inciso in profondità nel tessuto originario, diventando spesso prioritarie e totalmente invasive.
In RAVE IN ITALY sono raccolte le storie, le impressioni, le riflessioni di molti dei protagonisti (delle scene di Roma, Trino, Milano e Bologna) che ne raccontano le fasi, indicando i nomi più importanti tra DJ, tribe, serate, luoghi, eventi, i dischi, le etichette, tra Spiral Tribe, DEA, OLSTAD, le rappresentazioni estreme dei Mutoid Waste Company e mille altri nomi e distinguo.
Un racconto asciutto, diretto, senza filtri, essenziale per capire una realtà "nascosta" e inafferrabile.
"Il rave ha cambiato molto la società e ha prodotto un qualcosa di simile a quello che ha determinato il rock negli anni 60, forse in maniera ancora più radicale, meno recuperabile, più difficile da riportare all'ordine, da ricondurre ad una dimensione funzionale della società. E quindi un qualcosa che non poteva sopravvivere a lungo".(Fire at work)

EZIO GUAITAMACCHI - Atlante Rock: Viaggio nei luoghi della musica
Un suggestivo e interessantissimo viaggio nei luoghi del rock (per intenderci da Woodstock a Carnaby Street, dal CBGB al Marquee), dove sono successe le cose e dove l'epopea è iniziata (o finita). Guaitamacchi gira soprattutto gli States, da New York a Chicago, lasciandoci un'infinità di dettagli, indirizzi, suggerimenti, aneddoti (spesso poco conosciuti) che rendono questo libro una vera e propria guida turistica da portare con sè in caso di vista di certi posti.
Prezioso e curioso.

MATTEO P. BIANCHI – Yoko Ono
"E' l'artista sconosciuta più famosa del mondo.
Tutti sanno il suo nome ma nessuno sa cosa faccia"
(John Lennon)
E YOKO ONO è stata anche la più odiata.
Per decenni derisa, insultata, bastonata (artisticamente e verbalmente), ritenuta la responsabile della fine dei Beatles (tesi sempre ampiamente smentita da ognuno di loro).
Un odio gratuito e sguaiato, che anticipa di molto quello all'ordine del giorno sui social attuali.
Un linciaggio insensato per un'ARTISTA totale, d'avanguardia, sperimentale, provocatoria, raramente comprensibile per i canoni abituali dell'appassionato rock.
Una donna con una storia particolarissima (nata ricchissima, finita poverissima durante la guerra, ritornata a testa alta, le prime opere nei 60's, il rapimento della figlia Kyoko da parte del primo marito, l'incontro con John, la tragica morte del compagno e la prosecuzione di una carriera che solo negli ultimi anni ha trovato un equilibrio con giudizi di pubblico e critica esenti da pregiudizi vecchi e stantii).
Matteo B.Bianchi è un fan di Yoko, ne ripercorre vita e carriera con affetto e (auto) ironia, il libro è fresco e frizzante.

STEVEN BLUSH - New York Rock
E' cosa nota ma rimane impressionante constatare, una volta che l'elenco ti scorre davanti agli occhi, quanti nomi essenziali, imprescindibili, assolutamente determinanti nella musica rock e nella cultura “alternativa”, siano nativi di New York.
Giusto per dirne qualcuno: Velvet Underground, Lou Reed, New York Dolls, Patti Smith, Talking Heads, Ramones, Blondie, Beastie Boys, Johnny Thunders, tutta la No Wave, Kiss, Sonic Youth, Willy De Ville, Strokes.
Senza dimenticare le decine di mitici locali (CBGB'S...), personaggi affini alle varie scene musicali (Andy Warhol su tutti), negozi di dischi, etichette.
Steven Blush, new yorkese doc, è da lungo tempo un profondo studioso di tutto quanto si è sempre mosso nella città e non solo in ambito underground.
A lui si deve questo certosino affresco sulla storia del rock a New York.
La particolarità del libro è che Blush svolge un ruolo di collettore tra le dichiarazioni di oltre mille e cinquecento personaggi coinvolti dagli anni 60 ad oggi, dai nomi più importanti a semplici frequentatori di locali o fan dei gruppi.
Testimonianze senza filtri, spesso spietate e crude ma che rendono alla perfezione l'idea di quello che era ed è la “New York Rock”.
Il comune denominatore è l'abuso sterminato di droghe di ogni tipo, eccessi, violenza, disagio, degrado, creatività estrema.
In mezzo migliaia di nomi di band sconosciute, locali vissuti qualche mese, aneddoti preziosi e incredibili. Un testo importante e godibilissimo.

MILITANT A - Conquista il tuo quartiere e conquisterai il mondo. La mia vita con il rap
Assalti Frontali è una delle esperienze musicali, artistiche, sociali, più importanti in circolazione (da tempo) in Italia.
Militant A ci racconta la difficoltà nell'affrontare un nemico terribile, l'acufene, i suoi viaggi all'interno delle scuole con i laboratori Rap per i bambini, quello avventuroso in Libano tra Beirut e Tripoli a pochi km dalla Siria in guerra, la battaglia per il lago ex Snia a Roma e tanto altro.
Storie di passione e passioni, di lotta, di impegno, generosità, speranza in un mondo più giusto ed equo.
Scritto bene e con il giusto trasporto.

FABRIZIO e STEFANO GILARDINO - Il Quaderno Punk - 1979-1981 la nascita del nuovo rock italiano
C'era una volta un tempo (a cavallo tra i 70 e gli 80) senza internet, poche riviste, nessuna informazione.
E allora noi raccoglievamo tutto ciò che si trovava sui nostri idoli in un quadernone, appicicando articoli ritagliati, scrivendo a biro discografie, notizie, line up dei gruppi, indirizzi.
Io lo feci con i Beatles, gli Who, il punk e il mod.
I fratelli Gilardino, Fabrizio e Stefano con il "nuovo rock" italiano.
Ora quel quadernone viene ristampato in copia anastatica. tale e quale, e ci riporta ad un mondo lontanissimo, fitto di nomi, riferimenti, formazioni, qualche foto, qualche ritaglio. E ci fa scoprire (oltre alla sincera e genuina ingenuità che fa inserire anche nomi come Vasco Rossi e Gianna Nannini che alla fine dei 70 erano comunque vagamente contigui al "nuovo rock") quanta attività e vitalità ci fossero in quei febbrili giorni.
Un libro curioso, testimonianza di un'epoca lontanissima.
Il tutto corredato da interviste inedite a Confusional Quartet, Clito, No Submission/Wax Heroes, Dirty Actions e Jumpers/198X e da un CD con brani dei protagonisti di quegli anni, Gaznevada, HCN, HitlerSS, Rats, Johnson Righeira, Skiantos, Sorella Maldestra, Windopen e tanti altri.

CLAUDIO LOLLI - Disoccupate le strade dai sogni
Claudio Lolli, alla fine degli anni 70 è stato (con Guccini e certi gruppi prog) il paradigma del "vecchio" (non aveva ancora 30 anni...) da spazzare via a favore della Nuova Onda.
Il tipico "cantautore impegnato", simbolo di un mondo verboso, pesante, sorpassato.
Finita e omologata la rivoluzione, quel periodo e, nello specifico, quell'autore si prestano ad una (ri)lettura serena e scevra da pregiudizi.
Questo libro raccoglie l'opera omnia di Lolli cantautore e ci fa (ri)scoprire un autore eccelso, lucido, oltraggioso a tratti, preciso, colto, ostinatamente in direzione contraria.
Da leggere, capire, approfondire.

LUCA D'AMBROSIO - La musica per me. Come funziona la musica
"Come funziona la musica" di David Byrne è un testo FONDAMENTALE per la comprensione di come vanno le cose quando si ha a che fare con le famose "sette note".
Luca D'Ambrosio (giornalista e gestore del sito www.musicletter.it ) è partito da quel libro e da quel titolo per rivolgere una domanda a cinquanta musicisti italiani: COME FUNZIONA LA MUSICA ?
Una prospettiva vista con occhi di chi ha una percezione, dall'ITALIA, decisamente diversa da un musicista americano/cittadino del mondo come Byrne.
Si passa da eminenti rappresentanti come Manuel Agnelli, Cristiano Godano, Dodi Battaglia, Cesare Basile, Paolo Benvegnù, Nada, Claudio Lolli, Teho Teardo, Teresa De Sio, Rita Lilith Oberti ad altri meno rappresentativi come il sottoscritto.
Per ognuno una breve introduzione sull'attività e poi le considerazioni personali.
Alcune tecniche, lucide, approfondite, altre più letterarie, poetiche, visionarie, talvolta criptiche. Il risultato finale è uno spaccato molto interessante e ricco di spunti.
Un libro necessario, che ci voleva.
Si per chi è dentro l'ambiente sia per chi è "solo" ascoltatore.

AUTORI VARI - Lambrusco e Pop Rock
E' stata un'idea particolarmente azzeccata quella dell'editrice Officine Gutenberg di dedicare una pubblicazione a tutte quelle canzoni che parlano di EMILIA ROMAGNA.
E così Paolo Menzani, Giovanni Menzani, Chiara Ferrari, Lorenzo Rai e pure il sottoscritto hanno scandagliato la lunga e ricca storia musicale della nostra regione alla ricerca di brani "emiliani".
E se è stato facile trovare i vari Guccini, Vasco, il Liga, CCCP e CSI, Claudio Lolli, Lucio Dalla, Cesare Cremonini, Samuele Bersani, Luca Carboni, Pierangelo Bertoli, Samuele Bersani dissertare di luoghi più o meno famosi della nostra regione, più curioso è stato inserire nomi un po' meno conosciuti come Bologna Violenta, Pedago Party, gli Scritti Politti di Skank Bloc Bologna, Francesco Baccini. Ma ci sono anche Le Luci della Centrale Elettrica, Gaznevada, Skiantos, Lo Stato Sociale, Offlaga Disco Pax, Modena City Ramblers, Dente, Nomadi, Massimo Volume, il De Andrè di "Rimini", Isola Posse All Stars, Nabat e Raf Punk.

ELEONORA BAGAROTTI - Simon and Garfunkel. Un ponte su acque agitate
Paul Simon e Art Garfunkel, insieme e solisti, sono sempre stati tangenti al mondo del rock, spesso giudicati troppo leggeri e cantautorali. In realtà hanno lasciato una serie di brani epici e indimenticabili mentre Paul Simon può vantare almeno un paio di album essenziali, primo tra tutti l'eccellente "Graceland". Il libro ne ripercorre sinteticamente la storia, si addentra nella poetica profonda dei testi, si avvale di interviste esclusive e di una discografia dettagliata.

ANDREA MERENDELLI - Clash to me
Quanto conta la musica nella vita?
Io dico che conta tutto, sta sotto la pelle e se cambi la pelle, se ti spelli al sole la musica va via e se ne ascolti un'altra, ecco che sei diverso su tutto il corpo.
Cammini e parli diverso, cambi forma.
"Clash to me" è un romanzo del regista, autore teatrale e storyteller Andrea Merendelli da cui ha tratto l'omonimo spettacolo in tour in Italia dal 2006 al 2012.
Una storia commovente, lacerante, intensa, dalla provincia profonda, dove il punk era ragione di vita, era la vita stessa, senza compromessi, veramente senza un futuro a cui guardare.
I CLASH, the only band that matters, come faro, come riferimento.
Il loro scioglimento sancisce la fine di un'epoca, la fine di una realtà, la triste fine anche fisica di molti compagni che condividevano LA stessa cosa.
Una storia comune, vista, sentita e vissuta da tanti.
Un libro che segna.

ANTONELLO CRESTI - Solchi Sperimentali Kraut
Incredibile la quantità di band seminali, di valore storico assoluto, di qualità eccelsa che si sviluppò nel periodo tra la fine dei 60's e la metà dei 70's in Germania Ovest nel cosiddetto ambito del KRAUTROCK (termine spregiativo coniato dalla sciovinista stampa inglese) che invece gli stessi protagonisti preferivano definire KOSMISCHE MUSIK.
Can, Amon Duul, Kraftwerk, Tangerine Dream, Faust, Ashra Tempel, Neu!, Popol Vuh, Guru Guru, Floh De Cologne sono solo alcuni dei nomi (i più noti) ascrivibili, pur con profonde differenze stilistiche, al genere. Antonello Cresti (coadiuvato da un approfondito, colto e interessantissimo saggio introduttivo di Valeria Ferro e Valerio D'Onofrio) scava fino alle radici di questo calderone sonoro, analizzando, attraverso precise e esaustive schede centinaia di album di altrettanti gruppi, nel quindicennio 1968-1983.
Includendo anche un'apparente "intrusa" come Nico.
Lodevole l'estrema competenza dello scritto, indispensabile per i cultori del genere, interessantissimo per approfondire un universo esplorato il più delle volte solo in superficie.

LUCA MODICA - A suon di pinte
L'abbinamento di musica e birra potrebbe essere un'idea abbastanza scontata e banale per quanto divertente.
Invece il libro di Luca Modica è qualcosa di ben più approfondito, intrigante e personale.
La scelta musicale è prevalentemente brit ma non mancano Devo, Asian Dub Foundation, Alman Brothers Band, Neu, Area, Bad Brains addirittura Frank Zappa, quasi a testimoniare l'universalità della birra.
Ma è la competenza con cui affronta entrambi i temi (musica e tipologie e qualità delle birre prese in esame) che rende il tutto interessante e pressochè unico.
Completa il libro una serie di interviste con birrai italiani, alcuni glossari che spiegano l'ABC della preziosa bevanda e una serie di accenni autobiografici che inquadrano al meglio i contorni dell'autore.
Divertente e competente.

JEFF ALULIS - NOFX Una vasca per cesso e altre storie
Esiste ormai un filone consolidato dedicato agli "eroi redenti" ovvero quei musicisti che, sopravvissuti a periodi più o meno lunghi di eccessi, affidano i ricordi della loro gioventù bruciata a libri in cui raccontano ogni particolare delle imprese passate.
E più sono violente ed estreme e più il lettore ne gode.
Probabilmente 200 pagine (qui ce ne sono almeno il doppio) sarebbero sufficienti per capire quante medaglie al merito andrebbero attribuite ai vari personaggi per quanto sono stati cattivi ed estremi. Non sfuggono alla regola i NO FX, band hardcore che ci illustra un passato fatto di aneddoti che vanno oltre ogni immaginazione, dove girano tonnellate di alcol, droga, perversioni, degrado, situazioni pericolose, morti di overdose, risse e amenità affini.
Hardcore insomma.
La lettura è divertente, talvolta (molto) drammatica ma, come in altre (auto)biografie, all'ennesima rissa, vomitata, sbronza, assunzione di ogni tipologia di droga con relativi effetti collaterali, si tende allo sbadiglio.

Alessio Cacciatore e Giorgio Di Berardino - Britannica
Un testo importante e essenziale che riassume in maniera enciclopedica e didascalica quanto successo in un certo periodo nella scena musicale inglese.
MADCHESTER e BRIT POP, troppo spesso snobbati dalla critica, hanno prodotto eccellenze e dischi memorabili.
In "BRITANNICA" si scava tra gruppi e discografie, si riassume la golden age inglese in cui contemporaneamente uscivano dischi di Oasis, Blur, Supergrass, Jesus and Mary Chain, Stone Roses, Charlatans, Suede, Primal Scream, Supergrass, Verve, Kula Shaker, per citarne alcuni.
Altrettanto importante e unica l'appendice finale, in cui si raccoglie una lunga lista di nomi minori, per lo più dimenticati ma che hanno lasciato ottime, in alcuni casi brillanti, testimonianze sonore: dai 60ft Dolls agli Adorable, Bardots, Boo Radleys, Cornershop, Dodgy, Divine Comedy, Farm, Gene, Heavy Stereo, Pimlico, Shed Seven, Stairs, Wedding Present.
Ideale per i neofiti, utilissimo per chi è già avvezzo a suoni e attitudine Britannica, per riordinare le idee, i dischi e i ricordi.

IGIABA SCEGO - Caetano Veloso
La scrittrice italo somala (già autrice dello splendido "Adua") ci porta, con passione totale alla scoperta del genio e della vita romanzesca del grande Caetano Veloso. Si parla ovviamente tanto di musica ma molto più dell'uomo e delle sue vicende. Veloce, divertente, intenso, un buon libro per saperne di più sul cantautore brasiliano.

lunedì, dicembre 24, 2018

Calciolandia il meglio del 2018



A cura di ALBERTO GALLETTI

Il 2018 volge al termine, con la stagione calcistica nel pieno dell’attività.
La pausa natalizia è alle porte e quasi tutti i grandi campionati si penderanno una vacanza a parte i forsennati britannici.
Quest’anno però anche in Italia avremo il Boxing Day football, come annunciato dagli imbonitori Sky ad agosto (o forse a luglio) che potranno così continuare le loro televendite anche durante le feste.
Di seguito qualche considerazione finale sugli andamenti pallonari dell’anno da un personale e sempre più ridotto punto di osservazione.

MIGLIOR GIOCATORE 2017
Decisivo in nazionale,decisivo nel club, una stagione straordinaria per Griezmann.
Gol e assist ovunque e la vittoria al mondiale da protagonista. Giocatore fortissimo e di gran classe.
‘Unsung hero’ direbbero i britannici. Oscuro ed indispensabile allo stesso tempo, Marione riesce a sostenere da solo interi reparti avanzati riuscendo pure a dare una mano ovunque serva.
Quest’anno ha anche ritrovato una discreta vena realizzativa, quasi sempre in partite importanti, quasi sempre decisivo.
Averne.
Non ricordo bene se sia stato migliore di De Bruyne al mondiale ma mi pare di si.
E rifiorito anche a Londra. Talento assoluto.
Ronaldo rimane probabilmente il migliore, ma è stato premiato fino a ieri.
Comunque, fino al 3-3 contro la Spagna è stato immenso, poi ha avuto un mondiale in ombra.
Arrivato in Italia si è confermato un fuoriclasse assoluto, non se ne vedeva uno di tale livello da ‘ste parti da qualche lustro.
Ancora Chiellini, che mi sembra ogni volta sempre più insuperabile.
La vera forza e incarnazione dello spirito di questa Juventus.

1 Antoine Griezmann (Francia, Atletico Madrid)
2 ‘Marione’ Mandzukic (Croazia, Juventus)
3 Eden Hazard (Belgio, Chelsea)
4 Cristiano Ronaldo (Portogallo, Real Madrid/Juventus)
5 Giorgio Chiellini (Italia, Juventus)

MIGLIOR SQUADRA DI CLUB
Il Manchester City ha vinto il campionato inglese con una dimostrazione di superiorità e una qualità di gioco per il momento inarrivabile in Inghilterra.
E sta ancora li davanti.
Il la Juventus continua nella sua corsa a sè fatta di record battuti, vittorie e primato in classifica.
In Europa ha sofferto a primavera, ma a Madrid ha dimostrato che le può riuscire.
Il Real Madrid è stato un portento fino a maggio e un disastro dopo ma insomma una terza CL consecutiva non può passare inosservata ne tantomeno frutto del caso.
Infatti non lo è stata perché via Zidane s’è sfasciato tutto.
Lo so che non riusciranno a vincere, anche se in fondo ci spero sempre, ma gli Spurs mi piacciono da matti, sia la squadra attuale, forse la migliore che io ricordi, sia il club: grande fascino e uno dei miei primi amori.
PSG, insopportabili ma forti, non li posso ignorare ma non mi va di interessarmene.

1 Manchester City
2 Juventus
3 Real Madrid
4 Tottenham Hotspur
5 Paris SG

MIGLIOR SQUADRA NAZIONALE
Inconfutabili i primi tre posti venuti fuori in Russia anche se secondo me il Belgio è meglio, ma l’exploit croato va premiato.
Il Giappone è stata la squadra che ho visto giocare meglio in assoluto, la loro eliminazione mi ha distrutto.
Inoltre sono anche parecchio simpatici e dei ragazzi a posto.
La Svizzera mi ha fatto vedere delle belle partite e sono contento che si sia attestata a livello più che buono.

1 Francia
2 Croazia
3 Belgio
4 Giappone
5 Svizzera

MIGLIOR GOL 2018
Idem come sotto.Il gol di Troiano nell’unica partita vista quest’anno dal vivo.

1 Cristiano Ronaldo (Real Madrid) in Juventus 1-3 Real Madrid del 3 aprile
2 Pierre Aubameyang (Arsenal) in Arsenal 3-1 Leicester City del 22 ottobre, gol del 3-1
3 Adam Reach (Sheffield Wednesday) in Sheffield Wednesday 1-1 Leeds United del 28 settembre
4 John McGinn (Aston Villa) in Aston Villa 1-2 Sheffield Wednesday del 22 settembre
5 Michele Troiano (Piacenza) in Piacenza 3-1 Pro Piacenza del 11 Novembre

MIGLIOR PARTITA 2018
Graduatoria distratta per un interesse distratto e un campionario ristretto.

1 Aston Villa 5-5 Nottingham Forest; Championship del 28 novembre
2 Belgio 3-2 Giappone; Mondiali del 2 luglio
3 Rochdale 2-2 Tottenham Hotspur; FA Cup del 18 febbraio
4 Heart of Midlothian 0-0 Hibernian; SPL del 18 novembre
5 Roma 3-0 Barcellona; CL del 10 aprile

SORPRESE 2018
Beh, chi si aspettava la piccola Croazia in finale al mondiale alzi la mano.
Grande torneo.
Applausi a questo ragazzo polacco, Piatek, ventitreenne sconosciuto approdato in Serie A da un campionato oggettivamente inferiore e affermatosi a suon di gol e, nonostante la militanza nello sciagurato Genoa attuale alle dipendenze di un presidente disgraziato, sta lassù insieme a Cristiano Ronaldo, che è più forte e gioca in condizioni diametralmente opposte alle sue.
Il Kilmarnock ha una storia che va indietro quasi 150 anni e ha vinto un solo campionato nel 1965.
Quest’anno me lo sono già ritrovato primo in classifica tre volte, ancora tre giorni fa. WTF?
Lo Young Boys, una delle squadre storiche del calcio svizzero torna al successo in campionato per la prima volta dal 1985/86, spezzando l’egemonia del ricchissimo Basilea. Bravi.
Il piccolo Gozzano è stato promosso a maggio in Serie C, storia del calcio italiano, pur se in categoria minore.
La dirigenza ha avuto come obiettivo primario l’adeguamento dello stadietto per poter ospitare la Serie C in paese (4.500 abitanti), l’Amministrazione Comunale ha approvato, ma i soliti intoppi non hanno ancora permesso di utilizzare l’impianto e mezzo campionato è andato, speriamo nel girone di ritorno.
Comunque la squadra va discretamente attestata a centro classifica.
Io mi sono prenotato per il derby di ritorno col Novara, se lo faranno in paese.
Stesso traguardo per l’Albissola, fondata solo nel 2010 e che nelle ultime sette stagioni ha ottenuto quattro promozioni, le ultime due delle quali consecutive, passando così in due anni dall’Eccellenza alla Serie C.
Qualche problema in più in classifica e partite giocate a Chiavari, non il massimo.
Exploit degno di nota anyway.

1 Croazia – Finalista Mondiale 2018
2 Kryzstof Piątek (Genoa) – Capocannoniere in Serie 2018/19
3 Kilmarnock – Capoclassifica ad intermittenza SPL 2018/19
4 BSC Young Boys – Campione di Svizzera 2017/18
5 AC Gozzano e AS Albissola – Promossi in Serie C 2017/18

MIGLIOR ALLENATORE 2018
Nessun dubbio, Didier Deschamps ha condotto la miglior nazionale in circolazione, favorita dagli intenditori, alla vittoria mondiale.
Cammino lineare, non era facile. Bravissimo.
Premio cumulativo per Max Allegri che non ho mai amato molto. Pragmatico, a volte essenziale ma sempre vincente. Vero, ha in mano la squadra migliore del paese, ma anche confermarsi all’unico livello accettato da adepti e datori di lavoro non deve esser facile come sembra. Quarto scudetto di fila e terzo double di fila,l’Europa continua a sfuggire ma non è roba da tutti i giorni. In Inghilterra griderebbero al prodigio. Guardiola ha concretizzato il lavoro del primo anno e ha vinto il campionato a mani basse.
Si tratta di una conferma, le partite sono sempre di alto livello a tratti irresistibili, anche con Aguero infortunato.
Possibilità concrete di rivincere il campionato e di dire la propria in CL.
Lucien Favre è una volpe del calcio europeo e uno di quelli che mi son sempre piaciuti.
Determinato e sagace, assolutamente sapiente, la rigenerazione del Borussia Monchengladbach di qualche anno addietro e le buonissime cose di Nizza sono li a testimonianza.
Buttato fuori in Costa Azzurra perché vuole vincere e gli vendevano i giocatori, si accasa a Dortmund e resuscita il Borussia.
Primo posto in Bundesliga e titolo possibile.
Gioco d’attacco manovrato, coinvolgente e, a parità di mezzi, certamente più spettacolare di quello del Pep, ritmi alti mantenuti a lungo alternati e partite di grande livello.
Cumulativo anche per Eddie Howe che alla guida del piccolo peschereccio Bournemouth naviga le gigantesche onde della PL.
Dopo la storica promozione in A, tre salvezze consecutive e ora, alla quarta stagione nella massima serie è 7mo, primo posto utile al di fuori delle sei grandi inamovibili.
Truly remarkable for such a small club.
Ragazzo assai modesto ma convinto, educatissimo, sempre sorridente, disponibile, mai una parola fuori posto. Da ammirare.

1 Didier Deschampes (Francia)
2 Max Allegri(Juventus)
3 Pep Guardiola (Manchester City)
4 Lucien Favre (Borussia 09 Dortmund)
5 Eddie Howe (Bournemouth)

MIGLIOR DIVISA 2018
Il giudizio è basato sui miei personalissimi criteri, di stampo tradizionalista e ispirati alla conservazione del patrimonio delle divise per giocare a calcio che considero da sempre importantissimo e motivo di distinzione.
Per giocare a calcio bisogna presentarsi vestiti come si deve.

1 Uruguay Mondiale ‘18
2 Perù Mondiale ‘18
3 Brasile Mondiale ‘18
4 Racing Club Avellaneda 2018/19
5 Fluminense 2017/18

MIGLIOR DIVISA DA TRASFERTA 2017

1 Ajax 2018/19
2 Racing Club Avellaneda 2018
3 Leicester City 2018/19
4 Bologna 2018/19
5 Casale FBC 2018/19

A tutti buone feste

venerdì, dicembre 21, 2018

I migliori album del 2018



In ordine, più o meno, sparso i migliori album ascoltati quest'anno.

In passato i migliori album furono:
nel 2005 White Stripes, Oasis e Supergrass
nel 2006 Bellrays, Capossela, Who e Beatles
nel 2007 Graham Day, Pj Harvey, Amy Winehose
nel 2008 Last Shadow Puppets, Oasis, Racounters
nel 2009 Madness, Dylan, Rancid
nel 2010 Gil Scott Heron, Paul Weller, Lanegan/Campbell
nel 2011 Beady Eye, PJ Harvey, Meat Puppets
nel 2012 Secret Affair, Neneh Cherry and the Thing, Macy Gray, Martha High, Patti Smith
nel 2013 Strypes, Miles Kane, Franz Ferdinand, Excitements, Julie's Haircut
nel 2014 Sleaford Mods, Damon Albarn, Temples, The Ghost of a Saber Tooth Tiger e Benjamin Booker
nel 2015: Paul Weller (fuori concorso), Kamasi Washington, Gaz Coombes, Ryley Walker
nel 2016: Iggy Pop, Fantastic Negrito, Motorpsycho, Myles Sanko, Last Shadow Puppets con Rolling Stones e David Bowie fuori concorso
nel 2017: Gospelbeach, Kamasi Washington, Paul Weller, Dream Syndicate, Liam Gallagher


FANTASTIC NEGRITO - Please don't be dead
Fantastic Negrito è uno di quei rari esempi in cui il blues vive in tutto il suo splendore atavico pur suonando moderno, attualissimo, avanti.
In questo secondo album l'artista californiano d'adozione compie un ulteriore passo avanti rispetto al precedente capolavoro THE LAST DAYS OF OAKLAND.
Il substrato è palesemente blues, gospel, funk, soul, nero fino al midollo.
Primitivo, ostico, pericoloso, ostile.
Ma trasposto nel 2018 con quei riff e quei groove ritmici che passano ora dalle parti dei Led Zeppelin, ora bussano alla porta di Jack White, poi prendono a braccetto Jimi Hendrix e sorridono a Prince Ho scritto questo album perché sono preoccupato per la vita dei miei fratelli neri. Ho paura per le vite delle mie sorelle, sono preoccupato circa il loro futuro dice Fantastic Negrito. Un album duro, intenso, sincero, profondo, come raramente ci capita di ascoltare.
Un artista che sta tracciando le linee di una nuova black music.
There's a riot goin on, ascoltiamola, prestiamole orecchie e attenzione.

KAMASI WASHINGTON - Heaven and earth
Adoro la coraggiosa magniloquenza di Kamasi che non si preoccupa minimamente di presentarsi con due ore e mezza di musica, intrisa di valanghe di riferimenti, di brani che oscillano tra i 10 e i 12 minuti, si aprono al cuore della musica, alla creatività, incuranti di misure prestabilite, confini, barriere artistiche. Troviamo di tutto, dal funk, al soul, da Archie Sheep a Miles, Bird e Coltrane, dal blues a Herbie Hancock e Sun Ra al pop jazz orchestrale allo spiritual jazz alla Alice Coltrane.
Kamasi ha riportato il JAZZ in classifica, ha riempito prima i locali, poi palazzetti e i festival.
Onore e gloria !
“Our time as victims is over / We will no longer ask for justice.”

GAZ COOMBES - World's Strongest Man
Il terzo album dell'ex Supergrass ci conferma la statura artistica del Nostro, progressivamente lanciato in avanti con un sound sempre più personale e unico in cui confluiscono retaggi del suo passato, elettronica, un gusto molto Krautrock, atmosfere sospese, oniriche, claustrofobiche.
Gaz suona praticamente tutto, compone benissimo, è immediatamente riconoscibile.
Nuovo, bello, visionario.

THE GOOD, THE BAD AND THE QUEEN - Merrie land
Un ritorno inaspettato e tanto più gradito in quanto tra i migliori dischi dell'anno. Un viaggio, anzi un addio, malinconico nell'Inghilterra della Brexit, un disco al 100% Brit. Si respirano atmosfere che evocano a tratti il mood di "Sandinista" (Paul Simonon è sempre inconfondibile, tanto quanto minimale ed essenziale), altre volte citano sarcasticamente i Beatles, girano tra dub, ritmiche spezzate con la consueta maestria da Tony Allen e la monotona e cantilenante voce di Damon Albarn che cuce il tutto alla perfezione. Originale, personale, spesso geniale, disco di rara classe.

MARIANNE FAITHFULL - Negative capability
Un album di una bellezza struggente, di rara intensità, profondamente malinconico, a tratti apocalittico. La dolente voce di Marianne omaggia l'amica Anita Pallenberg, parla del "Bataclan" nella devastante "They come at night" con Mark Lanegan, strappa cuore e anima in "The gispy and feerie queen" con Nick Cave, riprende in modo straziante "As tears go by" e "It's all over now baby blue" di Dylan.
C'è anche "Witches song" (era su "Broken english") che sembra presa dal primo dei Velvet Underground.
Tanto bello quanto devastante.

PAUL MCCARTNEY - Egypt station
A cinque anni dal precedente "New", durante i quali ha collaborato a destra e a manca, intrapreso tour mondiali come se fossero passeggiate, messo in piedi progetti di vario tipo, PAUL torna con un nuovo lavoro di ben 16 brani, sorta di pseudo concept (con tanto di breve intro e epilogo finale).
C'è OVVIAMENTE (pare che ci si stupisca ogni volta) una diffusa aria beatlesiana (Paul ha sempre sapientemente saputo accontentare il suo pubblico), una voce sempre più "sofferta" (come da anni accade), una classe sterminata, la voglia di provare a spostare l'obiettivo verso altri orizzonti sonori (vedi il funk rock di "Caesar rock" ad esempio), mantenendo però sempre un rigoroso aggancio con le radici tra ballate piano e archi, quelle minimali con la chitarra acustica ("Happy with you"), mini suites (che trovammo spesso nei primi lavori solisti e con gli Wings come nella conclusiva "Despite repetaed warnings"), ottime rock song, qualche bizzarria (l'elettro samba lounge di "Back in Brazil"), un inno corale come "People want peace", un tocco di classe come"Dominoes" (puro Wings), miglior brano dell'album.
Nella sterminata discografia (25 album tra solisti e Wings) difficile piazzare "Egypt station" tra i migliori ma sicuramente un lavoro dignitoso, con buoni spunti e una buona dose di freschezza e spontaneità.

SPIRITUALIZED - And nothing hurt
Per qualche strano motivo mi sono perso negli anni tutta una serie di gruppi e tendenze. Ad esempio il giro Spacemen 3 / Spiritualized che pure mi sarebbero dovuti piacere assai.
Recupererò (forse).
Nel frattempo mi godo questo BELLISSIMO nuovo album di Jason Pierce che mantiene il marchio di fabbrica ma fa tutto da solo.
E lo fa benissimo, con un album psichedelico, beatlesiano (68/69), mollemente lisergico.
A volte riporta ai Primal Scream e addirittura a certo brit pop più colorato.

PAUL WELLER - True meanings
Il CHANGING MAN per eccellenza scrive una nuova pagina della lunga carriera.
Un album esclusivamente (semi) acustico, orchestrale, dalle atmosfere soffuse, bluesy, folk, perfino jazz, a tratti.
Un episodio a sè stante, come ha tenuto a sottolineare, non una nuova direzione (tanto che è già pronto qualcosa per il prossimo album, un brano disco music, ad esempio !).
True Meanings è un viaggio nell'amato folk inglese (Tim Hardin, Nick Drake), in certe reminiscenze Style Council, nei Jam di "English rose" (una "punk" band che nel 1978 "osò" inserire un brano acustico nel terzo album "All mod cons"), nelle atmosfere di "Wild wood".
Terreni già abbondantemente e con sapienza coltivati in passato da Paul Weller.
La qualità rimane come sempre molto alta, gli arrangiamenti superbi, la voce ferma, sempre più matura e a suo agio in ogni contesto.
Ma ancora una volta a farla da padrone è la PERSONALITA' ARTISTICA di Weller, comune a pochi, da 40 anni orgogliosamente e costantemente ai vertici.
Come sempre una certezza.
Tra gli ospiti Rod Argent degli Zombies all'Hammond, un'apparizione fugace di Noel Gallagher, le leggende folk Martin Carthy e Danny Thompson a chitarra e basso.
Anche alcuni testi sono stati affidati, per la prima volta, ad altri.

MICHAEL RAULT - It's a new day tonight
Secondo album (per la Daptone, una garanzia...) per il cantautore canadese che ci riporta nei primi anni 70 tra pop rock alla ELO e Wings ma proposto con minimalismo e piglio essenziale, suoni vintage e crudi, melodie deliziose, talvolta zuccherose (ma al punto giusto). Ci vuole talento a riprodurre certe atmosfere senza plagiarle.
Come se i Beatles si fossero riuniti nel 73/74 con un paio di membri dei Big Star a dare una mano e Ray Davies qualche consiglio.

ARCTIC MONKEYS - ‘Tranquility Base Hotel & Casino’ Review
“I just wanted to be one of the Strokes/now look at the mess you made me make”
Incomincia così il nuovo album di Alex Turner (e soci).
Svolta brusca, coraggiosa, intrigante, verso una dimensione che mette insieme Bowie, Beatles ("She looks like fun" sembra un incrocio tra il "White Album" e Jack White), i Lennon e Mc Cartney solisti, Last Shadow Puppets (nell'uso reiterato di piano e archi), un gusto vaudeville, una voce profondamente melodica e da crooner, sperimentazioni varie.
Un album unico, originale, personale.
Innovativo, forte, una spanna in alto rispetto al resto.
Destinato a crescere e che va ascoltato a lungo.

BELLY - Dove
Gradito ritorno di Tanya Donelly (già con Throwing Muses e Breeders) con il suo progetto Belly, primo album dal 1995.
Suadente alt rock molto invischiato in atmosfere psichedeliche, avvolgenti, dreamy, grandi melodie, poche asperità. Album eccellente.

THE SEA AND CAKE - Any day
Arrivano da Chicago, attivi dal 1994, una decina di album alle spalle e un nuovo lavoro stupendo, delizioso, soave, tra sonorità che ricordano i Monochrome Set o i Feelies, con melodie suadenti di gusto 60's, malinconiche. Brani secchi, diretti, essenziali.
Un disco da cui non si riesce a staccarsi.

SONS OF KEMET -Your queen is a reptile
Due batterie, una tuba, un sax.
Sono i SONS OF KERMET, splendida creatura della nuova scena jazz inglese che guarda avanti, sperimenta, mischia.
Al sax il genio di Shabaka Hutchings (già con Youssef Kamaal, The Comet is Coming, Courtney Pine, Mulatu Astatke e gli Heliocentrics, Jack DeJohnette, Charlie Haden, Evan Parker, King Sunny Ade, Orlando Julius, Melt Yourself down ), uno dei batteristi è Seb Rochford dei Polar Bear, già con i Babyshambles, Carl Barat, con David Byrne e Brian Eno in "Everything That Happens Will Happen Today", Paolo Nutini, Patti Smith.
Il nuovo album "Your Queen is a reptile" è un mix primitivo e ancestrale di funk, afrofunk, (free) jazz, New Orleans e tanto altro.
Lo chiamano "Afro Futurismo".

ROGER DALTREY - As long as I have you
Roger torna alle radici, quando ascoltava soul e rhythm and blues e tutto quello che voleva era diventare un cantante blues.
A 74 anni rende omaggio a quegli inizi con un album di 11 brani, ruvido, denso di gospel, soul rock, gusto bluesy (tra cui due discreti inediti), cover di brani minori (vedi "You haven't done nothing" di Stevie Wonder" o "How far" di Stephen Stills) e una splenedida versione di "Into my arms" di Nick Cave. Pete Townshend suona in sette brani e si sente, oh se si sente, alle tastiere c'è Mick Talbot.
La voce è in formissima.
Un album classico e bello.

TONY MOLINA - Kill the lights
Tony è uno che va per le spicce. 10 brani per nemmeno un quarto d'ora di musica e un universo che si dipana dai Beatles dell'Album Bianco ai Byrds, ai Big Star, al Dylan mid 60's a Simon & Garfunkel. Melodie e atmosfere incredibilmente toccanti, con QUEL suono e QUELLA attitudine.
Semplicemente bellissimo.

TRACEY THORN - Record
Una delle voci più belle di sempre quella dell'ex Everything but the girl. Che ora è brillante giornalista musicale ma che ritorna periodicamente in studio di registrazione. Il nuovo album viaggia su sonorità synth pop, elettroniche, condite da testi profondi, diretti e aspri. Irresistibilmente affascinante.

CEDRIC BURNSIDE - Benton County Relic
A molti il blues rompe le palle.
A me no, soprattutto quando affonda nell'infinito passato, evoca una tradizione sconfinata e la riprende limpidamente e schiettamente. Cedric è il nipote di RL Burnside e figlio di Calvin Jackson (della band di Junior Kimbrough).
Lui ha suonato con il nonno, vari altri bluesmen e anche con la Jon Spencer Blues Explosion. Qui canta, suona la chitarra, scava nel blues più profondo, minimale, diretto e crudo. Elettrico a volte, altre più country blues acustico.
Un disco acre, caldo, abrasivo, che suona "male" e duro.

MACY GRAY - Ruby
Macy Gray è uno dei personaggi che meglio sanno rinnovare la SOUL MUSIC.
Quel mix di soul, pop, hip hop, gospel assorbe un mood selvaggio e selvatico, tribale e primitivo.
Quella voce dolente e sensuale fa il resto.
"Ruby" è bellissimo.

MARC RIBOT - Songs Of Resistance 1942 – 2018
"Quando è arrivata l’elezione di Donald Trump ho pensato che non c’era bisogno di un altro album su di me e sulle mie liti con la mia fidanzata.
Ho pensato alla parola resistenza, ma ho voluto fare un disco sul presente, non di archivio, per raccontare quello che sta succedendo".
Il grandissimo chitarrista raccoglie intorno a sè una serie di amici e collaboratori: Tom Waits torna a farsi sentire con una versione catartica di "Bella Ciao" ma ci sono anche Steve Earle, una incredibile Fay Victor con la sua voce gospel soul, Meshell Ndegeocello che riprende una versione stravolta di "Fischia il vento" e tanto altro.
Si va dal folk al funk soul, dal jazz al latin. Musica totale. Militante, resistente, potente, intenso.

PRINCE - Piano & a microphone 1983
Nel 1983 e il giovane Prince, venticinquenne, non è più un novellino ma non ancora una star di prima grandezza. Nel suo studio registra una cassetta con nove brani. Voce (intonatissima, pulita, souleggiante, capace di scansioni armoniche e modulazioni melodiche impressionanti) e pianoforte (peraltro suonato con una perizia rara).
Un album di notevole bellezza, blues, profondo, super cool e che ribadisce la grandezza di un artista mai sufficientemente lodato.

JOE STRUMMER - Strummer 001
Joe Strummer era un archivista seriale.
Dopo la sua morte sono stati ritrovati 20.000 pezzi e un numero sterminato di scritti.
La moglie Lucinda ne ha recuperati un po' ed ora vedono la luce, rimasterizzati in un box di 32 pezzi, tratti dalla carriera solista e dal periodo con i 101ers. Buona parte del materiale è costituita da brani sparsi su varie colonne sonore ma ci sono anche alcuni inediti tratti dal periodo finale dei Clash come il dub "Czecoslovak song", prima versione di "This is England" o "Pouring rain" con Paul Simonon del 1984 (carina...), "London is burning" (non quella del 77 ma del 2002, ultima sua incisione) con i Mescaleros (ottimo brano di gusto Clash), la lunga "US North" del 1986, un discreto funk pop con Mick Jones a fianco.
Per i fan un compendio interessante e quasi indispensabile.

ELVIS COSTELLO & the IMPOSTERS - Look now
Non scopriamo certo ora la sua versatilità. Ma in "Look Now" Costello ci mostra la capacità di spaziare con classe totale tra soul, Beatles, Bacharach (che firma con lui due brani), pop, rock, il Bowie dei 70 e tanto, tanto altro. Brani stupendi, esecuzione perfetta, arrangiamenti d'archi e di fiati sopraffini.

THE BEATLES - White Album Deluxe
Difficile accettare che un capolavoro venga in qualche modo ritoccato e rimaneggiato.
Il figlio di George Martin, Giles, ha rimesso mano al monumentale WHITE ALBUM dei BEATLES, rimixandolo e di fatto cambiando l'opera originale.
Il risultato è indubbiamente valido e migliorativo: incredibile pulizia di suoni, elementi mai sentiti che emergono e si fanno evidenti, passaggi, strumenti rimasti sempre "nascosti", ora sono lì, in tutta la loro bellezza. Una delizia per i BEATLESIANI incalliti.
Tanto quanto la valanga di altro materiale messo a disposizione e riemerso dagli sterminati archivi ovvero altri SETTANTASETTE brani tra demo, session, alternate takes, basi strumentali.
Bellissimi gli ESHER DEMOS (registrati a casa di George, prima di entrare in studio) con le canzoni in versione primordiale, in acustico, tra cui alcune scartate e poi riapparse sui dischi solisti (da "Child of nature" diventato "Jelaous guy" di Lennon a "Not guilty" e "Sour milk sea" di George) ma anche episodi che ritroveremo poi su "Abbey Road" o altrove ("Mean mr mustard" ,"Polythene Pam", "Hey jude", uno stralcio di improvvisazione su "Let it be", "Lady Madonna", "Across the universe" etc).
Alcune cose erano già stata pubblicate sulle "Anthology", altre da tempo reperibili sui vari bootleg.
E poi decine di prove in studio, bozze, con le voci dei Beatles a commentare, una conturbante "Can you take me back ?" (il frammento finale di "Cry baby cry"), una ipnotica, lenta e quasi psichedelica "Helter skelter" di 13 minuti, una bellissima "Yer blues" acustica.
Una bulìmia di materiale che noi fanatici dei Fab Four sappiamo analizzare, apprezzare, capire, studiare, approfondire, decisamente superfluo per il resto dell'umanità.

TURNSTILE - Time & Space
Arrivano dal Maryland e incrociano alla perfezione Bad Brains e Rage against the machine. Ruvidi, veloci, potenti, cattivi.

BELLRAYS - Punk, funk, rock, soul, vol.2
Non si sposta (per fortuna) di una virgola il mondo sonoro della band californiana, da sempre saldamente in mano alla cantante Lisa Kekaula e al suo compagno di vita e chitarrista Bob Vennum. Un sapiente, esplosivo, deflagrante mix di punk, hard rock (dalle parti degli Ac/Dc), funk, soul, Stooges, Tina Turner, come più o meno recita il titolo dell'album. Dieci brani pulsanti, ruvidi, resi soffici dalla calda voce di Lisa che ha la stoffa delle migliori soul women ma che non ci pensa nemmeno a mollare la buona vecchia attitudine punk.

RAY DAVIES - Our Country: Americana, Act 2
Secondo capitolo dell'omaggio di Ray alla cultura (musicale e non) americana, sempre accompagnato dai Jayhawks.
Di gran lunga migliore del precedente, più ispirato e variegato con tocchi di classe qua e là che lo nobilitano ancora di più.
Ray gira tra country, swing, jive, rock blues, sound da big band, spoken word e tanto altro. C'è un mondo normale e poi c'è quello di Ray Davies, un "luogo" tutto suo, da capire e da vivere, QUELLA voce, QUELLO stile.
Commovente, intenso, agrodolce, amaramente sarcastico.

NENEH CHERRY - Broken politics
Non delude mai.Rigorosa, solenne, autorevole, Neneh Cherry sfodera uno stupendo album di soul jazz gospel. Attenzione ! Il tutto declinato in una visione non solo attuale ma futura, avanguardistica e futuristica. Loop elettronici ma anche strumenti acustici in una sorta di moderno blues tribale. Su tutto la sua voce che con decisa grazia parla di malattia, politica, immigrazione, aborto.

THE CHILLS - Snow bound
I neo zelandesi CHILLS (che poi sono il progetto solista de leader di sempre Martin Phillipps) sono in giro dal 1980 e tornano per l'ennesima volta in una tribolatissima carriera.
"Snow bound" è un gioiellino di power pop e di quel sound che negli anni 80 guardava ai 60's (dalle parti di Julian Cope a volte), un approccio ruvido ma elegante che riporta spesso agli Stranglers (linee melodiche e vocalità).

giovedì, dicembre 20, 2018

I migliori dischi italiani del 2018



Un elenco, più o meno casuale, dei migliori dischi italiani dell'anno.

Negli scorsi anni era andata così
nel 2007 Statuto e Temponauts
nel 2008 Assalti Frontali
nel 2009 Julie's Haircut, Edda e Teatro degli Orrori
nel 2010 June e Statuto
nel 2011 Verdena, Peawees, Enrico Brizzi, Dellera, Paolo Apollo Negri, Statuto
nel 2012 An Apple Day, Barbacans, Julie’s Haircut
nel 2013 Julie's Haircut, Statuto, Raphael Gualazzi, Cesare Basile, Giuda
nel 2014 Edda, Finardi, Bologna Violenta, Bastard Sons of Dioniso, Steeplejack
nel 2015 Cesare Basile, Iacampo, Mimosa
nel 2016 Winstons, Afterhurs, Michele Gazich, Statuto, Radio Days
nel 2017 Edda, Bastard Sons of Dioniso, Cesare Basile, Era Serenase, Mauro Ermanno Giovanardi, Alex Loggia


NICOLA CONTE - Let your light shine on
Splendido nuovo lavoro per il chitarrista, compositore, band leader, produttore etc etc nostrano.
Lui lo chiama "Afro Soul" e la definizione è perfettamente azzeccata tra afro funk, soul, jazz, un groove incredibile creato da uno stuolo di collaboratori con i fiocchi.

ROBERTO VECCHIONI - L'infinito
Roberto Vecchioni torna con un classico, un album "definitivo" ("Farò altri dischi, ma questo per me è una conclusione"), un capolavoro di maturità, una dimostrazione (se ce ne fosse stato bisogno...) di come si scrive, di come si compone, di come si confeziona un'opera.
Un Maestro che insegna.
"L'infinito" è solenne, malinconico e ironico allo stesso tempo, drammatico e leggero, la leggerezza di un uomo che guarda alla vita con saggezza, attento a quello che gli accade intorno, in grado di scrivere musiche e parole di enorme spessore, sia che si rifletta sulle "cose della vita", sia che si parli di Giulio Regeni ("Giulio" è di una bellezza straziante, difficile da ascoltare senza che si laceri il cuore), che della guerra in Siria ("Cappuccio rosso" dilania con la sua storia di una combattente curda sul fronte contro l'Isis, l'Ayse raccontata da Zerocalcare).
Ci sono anche Guccini e Morgan, c'è Lucio Fabbri che suona di ogni e produce.
In tempi in cui il cantautorato spaccia aria fritta per "canzone d'autore" c'è voluto un "Uomo del Novecento" a rimettere le cose in chiaro.
E un po' di gente in riga.
Il disco esce solo in vinile o in cd "perché è un disco che si compera nei negozi".

CALIBRO 35 - Decade
Non finiscono mai di stupire i Calibro 35.
Dieci anni di attività e 6 dischi vengono festeggiati con il miglior album della carriera, in cui confluiscono tutte le influenze sparse a piene mani nei precedenti lavori. Troviamo funk, jazz, il consueto sound che attinge dalle colonne sonore dei 70's, Morricone, afrobeat, rock, jazz, sperimentazione (dalle parti di Sun Ra), una poderosa sezione fiati (gli Esecutori di Metallo su Carta), strumenti inconsueti come Dan Bau, Balafon e Waterphone ma soprattutto tanta creatività ed eclettismo.
Un sound sempre più originale, distintivo e peculiare che rende il gruppo assolutamente unico in Italia e non solo.
Suonano benissimo, ci sono intuizioni a iosa, arrangiamenti spettacolari e ad ogni ascolto si scoprono sempre nuovi stimoli.

IACAMPO - Fructus
Iacampo è uno dei migliori artisti/cantautori in circolazione in Italia. Mai banale, immediatamente riconoscibile, autore raffinato e sopraffino, ricercatore di suoni poco praticati nelle nostre tristi lande creative. Nel terzo e conclusivo capitolo di una trilogia discografica che ha avuto nel precedente FLORES un vero e proprio capolavoro, riesca ancora a superarsi con un magnifico disco in cui confluiscono canzone d'autore, influenze mediterranee, caraibiche e brasiliane, miscelate con una grazia e una sapienza magistrali. Un vero gioiello.

EVIL KNIEVEL - s/t
Esordio con il botto per la band modenese. Nove brani aspri e ruvidi dall'impronta chitarristica cara al miglior rock 'n' roll dei primi 70's ma che guarda con affetto al decennio precedente, in particolare al rock psichedelico di fine 60's.
Il tutto si riassume in un corposo mix di Creedence Clearwater Revival, Black Crowes, un pizzico di Detroit Sound (dalle parte degli MC5) ma anche Blue Cheer e Wolfmother.
Prodotto in maniera eccelsa, suonato con una perizia rara, grandissimo album !

FERRO SOLO - Almost Mine: The Unexpected Rise and Sudden Demise of Fernando - Part 1
Ferruccio Quercetti è da più di vent’anni chitarrista e cantante dei CUT, storica band di blues/punk/noise bolognese. Il suo progetto solista esordisce con il primo atto di una storia autobiografica a cui contribuisce un nutrito stuolo di amici che arrivano da Three Second Kiss, Julie’s Haircut, Chow, Giuda, Forty Winks. I dodici brani spaziano in quel mai dimenticato ambito sonoro che caratterizzò il primo punk: aspro, crudo ma allo stesso tempo romantico e disperato, come sapevano fare nomi come Joe Jackson, Graham Parker and the Rumours, Boomtown Rats. Elettrico e pulsante ma terribilmente malinconico e che sfascia l'anima.

DI MAGGIO CONNECTION - Rowdy
Guidata da Marco Di Maggio, unico italiano insignito della Rockabilly Hall of Fame, la Connection firma il terzo album (il quattordicesimo per il leader). Undici brani in cui è il rockabilly (nella versione amfetaminica alla Stray Cats) a farla da padrone (in tal senso la versione con tanto di fiati di Smoke on the water è da antologia) ma che guarda anche a country, swing, Buddy Holly, blues e tanto altro. Il tutto maneggiato con tecnica e competenza sopraffini.

LUPE VELEZ - Weird tales
Il sestetto livornese (che tra le sue fila ha una serie di veterani della scena musicale italiana, provenienti dalle più svariate esperienze) all'esordio con un potente album, suonato con la corretta attitudine rock 'n' roll. Brani tirati, nervosi, compatti, melodie efficaci, suono grezzo e sincero, tra garage punk, power pop, sferzate punk.

SICK ROSE - Someplace better
La band torinese compie 35 anni e festeggia dando alle stampe (per Area Pirata) il settimo album che ne conferma la capacità di rinnovarsi, guardare avanti, con freschezza e spirito artisticamente progressista. Gli undici brani (per la prima volta tutti autografi), magnificamente prodotti da Ken Stringfellow (personaggio che ha vagato nei fertili campi di nomi come (REM, Posies, Big Star, Marky Ramone Band), spaziano nell'ampio cielo del più puro power pop (Shoes, Records, Raspeberries, Knack ma anche Buzzcocks, Undertones e un tocco dei Clash più pop). Un album perfetto nel suo genere.

DIAFRAMMA - L'abisso
Ventesimo album dei Diaframma (a cui si aggiungono quelli solisti di Federico Fiumani e una lunga serie di live, raccolte, ristampe).E tutto riluce ancora di energia, cose da dire, affermare, definire. La caratura dell'artista Fiumani continua a crescere, rafforzarsi, a guardare avanti, con la personalità di sempre, inimitabile, orgogliosamente unica, in direzione ostinatamente contraria. "L'abisso" è un disco crudo e diretto, rieccheggia spesso il mood del primo punk, quello a cavallo tra il 76 e il 77, pur accentuando la cura negli arrangiamenti e nei particolari, le liriche come sempre intense e immediate (pur nella loro, talvolta, apparente modalità criptica).
Per chi è cresciuto parallelamente a queste esperienze artistiche capisce, ci si capisce, senza troppe parole.
E' un percorso unico, un sentiero che in tanti hanno provato a percorrere perdendo l'orientamento, perchè solo chi sa guardare fisso verso una certa parte arriva alla meta.
Come Federico.

MAMUTHONES - Fear on the corner
Prodigioso album per la band di di Alessio Gastaldello, fondatore ed ex batterista dei Jennifer Gentle. Un viaggio psichedelico tra ritmiche che attingono da Fela Kuti e dal Miles Davis funk di "On the corner", umori che furono caratteristica principale di "Remain in light" e "Fear of music" dei Talking Heads, sapori che trovammo in "My life in the bush of ghosts" di David Byrne e Brian Eno, il tribalismo sciamanico dei Goat, il kraut rock dei Can di "Tago Mago". Troppo ? No, una giusta esagerata dose delle influenze più disparate che rendono "Fear on the corner" un lavoro originalissimo, geniale, unico.

GUIGNOL - Porteremo gli stessi panni
Ne hanno percorsa di strada, soprattutto strade, i Guignol dagli albori della loro storia, iniziata addirittura nel secolo scorso, nel lontano 1999. Nove album e un numero sterminato di concerti. In mezzo altrettanti cambiamenti di formazione.
Ma l'obiettivo sonoro è sempre stato chiaro: canzone d'autore intrisa di blues, con un'anima punk, rimandi alla tradizione folk mediterranea e un lirismo rabbioso, quasi militante, mai lamentoso, mai rassegnato. Una sorta di De Andrè passato al frullatore con i Gun Club e Patti Smith. Il nuovo album è il migliore, maturo, intenso, entra nell' anima e nel cuore fino a farli sanguinare. Merce rara.

RADIO DAYS - El Delfin Y El Varano
La band milanese è in circolazione da una quindicina di anni durante i quali ha suonato in mezzo mondo, dal Giappone all'Inghilterra, Europa dell'est, Scandinavia e inciso una decina di lavori tra album e singoli. Il nuovo ep con quattro brani conferma il valore indiscusso del loro power pop dalle tinte punk beat (vedi "Time is over" e la delicata cover in chiave 60's di "I wanna be your boyfriend" dei Ramones) che in "Sometimes" guarda ai Beatles degli ultimi anni e nella title track assume contorni Tarantiniani.

SAVANA FUNK - Bring in the new
Terzo album per il trio bolognese. Saporitissimo minestrone di grooves funk, reggae, soul, atmosfere tarantiniane, dub, riferimenti "desert" (Tinariwen, Bombino), blues, afrofunk.
Una miscela esplosiva anche grazie ad un'esecuzione nervosa e tirata al limite che riporta ai Beastie Boys di "Check your head".

ANY OTHER - Two, geography
Era giustamente molto atteso il secondo capitolo del progetto solista di Adele Nigro, Any Other, dopo la considerazione tributatele dalla critica italiana ed estera con l'esordio "Silently. Quietly. Going Away" di tre anni fa. E il secondo passo non tradisce le aspettative.
Cantautorato sghembo, figlio delle brillanti esperienze di Ani Di Franco e Michelle Shocked ma che a tratti riporta perfino a Joni Mitchell. Sound minimale, arrangiamenti apparentemente scarni (in realtà curati e assolutamente efficaci). Voce superba e distintiva.

PEAWEES - Moving target
Torna alla grande la band spezzina con dieci brani esplosivi come sempre. Il punk rock abbraccia tinte beat, guarda ai Flamin Groovies, ai primi Jam, melodie di sapore 60’s si affiancano alla consueta ruvida energia. L’album gira alla perfezione, la band è più che collaudata e si sente, soprattutto a livello compositivo, maturo e di prima qualità.

MITROPA EXPRESS - Strade
La band trentina pubblica il terzo ep, confermando la bontà e la freschezza della loro urgenza. Quella stessa che sentivamo nei primi dischi punk rock nel 1977. Clash, Jam, Buzzcocks, Adverts, Sham 69, una rabbia disperata e rassegnata in evidenza ("paesi dormitorio / tutti davanti alla TV / tutti davanti al video poker").

RAPPRESAGLIA - Neurotik
La band milanese è stata tra i pilastri dell'hardcore italiano negli 80's. Si è successivamente spostata verso sonorità più 77 oriented.
A quindici anni dall'eccellente "Sopravvissuti" un nuovo capitolo discografico si aggiunge alla lunga carriera. Ed è ancora una sferzata di incredibile energia e urgenza elettrica con un'attitudine comune a pochi. L'ambito ci riporta ai migliori Rancid dove confluiscono le buone vecchie influenze come Clash, ska, Social Distortion, Stiff Little Fingers, street punk.

ELLI DE MON – Songs Of Mercy And Desire
Con il terzo album la one girl band approfondisce ancora di più il legame con le radici più deep blues, venandole talvolta di country ma rimanendo legata alla tradizione primordiale portata avanti nel tempo da personaggi come Junior Kimbrough e più recentemente da Cedric Burnside. C’è anche un piglio iconoclasta e più aspro che porta dalle parti di PJ Harvey e Jon Spencer Blues Explosion.
Un sound unico, peculiare per chi continua coerentemente a ricercare in un ambito così particolare. E riesce a trarne un nuovo grande lavoro.

JULIE'S HAIRCUT - Karlsruhe / Fountain
Una delle (poche) band di respiro internazionale italiane pubblica per la propria etichetta Superlove un 12 pollici in vinile che include due brani particolarmente graditi nelle esibizioni live.
I quasi sette minuti di "Karlsruhe" ci avvolgono in un loop psichedelico strettamente avvinghiato al kraut rock dei Neu! Altrettanto lisergica "Fountain" più orientaleggiante, pink floydiana e dal respiro acustico. Come sempre un passo avanti rispetto al resto.

NEW COLOUR - Why did we say goodbye / Piece of my heart
Spettacolare singolo (in vinile) dalla band bolognese. Pure soul di sapore Curtis Mayfield con un'abbondante dose di Style Council (tra "Shout to the top" e "Walls tumbling down"). Suonato alla perfezione, spessore internazionale, eleganza, raffinatezza, coolness, groove a valanghe.

mercoledì, dicembre 19, 2018

I migliori dischi mod del 2018



Una lista, in ordine più o meno casuale, dei migliori dischi in ambito MOD del 2018.



THE ACTION - Shadows and reflections
Se c'è un'ingiustizia nella storia del rock è quella di non aver visto gli Action godere di un po' del successo che avrebbero meritato.
Eppure avevano tutto: creatività, la voce “nera” di Reg King, grandi capacità tecniche, ottime canzoni, un look perfetto, la produzione artistica di George Martin (!), il sound giusto al momento giusto.
Non per niente lo stesso produttore dei Beatles, Paul Weller, Steve Marriott, addirittura Phil Collins hanno sempre speso elogi sperticati alla band.
Eppure sono rimasti nel dimenticatoio, incidendo solo sei singoli, non riuscendo a stampare un pur preventivato album e sciogliendosi lasciando poche tracce solo tra gli appassionati dei 60. Il loro beat, perfettamente in equilibrio tra melodia e ritmi pulsanti, abbracciò la miglior black music dell'epoca (con alcune deviazioni psichedeliche poco prima dello scioglimento, nel 1968) facendone un mix esplosivo. Qui troviamo ben 84 brani tra alternate mix, inediti, live, BBC sessions, a cui le nuove tecnologie sono riuscite a dare un colore, una pulizia, una dinamica, che ci fanno capire lo sconfinato talento di una mod band dimenticata.

THE SPITFIRES - Year zero
Sempre più difficile trovare gruppi che portino avanti la purezza del MOD SOUND.
Il quartetto di Watford firma il terzo album e lo fa abbracciando lo scibile di ciò che maggiormente può apprezzare chi è innamorato del sound del 79 e della Cultura (sonora e non) Mod.
Con i Jam sempre punto fermo (soprattutto nella voce di Billy Sullivan, vicinissima a quella del giovane Weller) ma ampliando lo sguardo a frequenti influenze ska e caraibiche (tra Madness, The Beat e Dexy's) e a nervose e brevi folate elettriche, spesso addolcite dalla sezione fiati che conferisce un sapore soul.
Al tutto si aggiunge un approccio che talvolta riporta ai Clash e ai Buzzcocks.
Un album su cui potrebbe tranquillamente stare la data 1979 ma con un'energia, uno stile e un'arroganza del tutto attuali.

THE MADS - Orange plane
La band milanese è stata tra le primissime ad abbracciare la musica e la filosofia mod in Italia nel 1979.
La loro storia fu breve e sfortunata e si sciolsero nel 1983 senza lasciare tracce discografiche ma molte testimonianze sonore, raccolte recentemente in una compilation della Well Suspect.
La reunion nel 2012, una serie di 45 giri e finalmente il primo vero album edito da Area Pirata.
Senza troppi altri preamboli "The orange plane" è un imperdibile gioiello sonoro in cui il quartetto milanese sfodera tutta la classe, maturità, competenza acquisite in anni di militanza tra album di Beatles, Who, Small Faces, mod sound 79, rhythm and blues, soul, beat e tanto tanto altro.
I brani sono di altissima qualità compositiva, curatissimi negli arrangiamenti (con quei dettagli tipicamente beatlesiani nei cori che sottolineano melodie immediatamente memorizzabili).
Il sound abbraccia l'immaginario che va dai Jam al primo Elvis Costello, da "Revolver" a "Sell Out".
La resa sonora è potente, efficace, pulita.
Un album che si candida tranquillamente tra i migliori prodotti italiani dell'anno e si sistema nell'Olimpo assoluto dei dischi mod (italiani e non solo).

MIKE PAINTER QUINTET & VIOLA ROAD - Nothing changes
Brillante ritorno di uno dei Re dell'Hammond italiani e di una delle voci più "nere" in circolazione dalle nostre parti. Cover azzeccatissime e da cultori (vedi “I've go a feeling” di Big Maybelle rivista in chiave ska, "Now I've got a woman" di Freddy King o “Gone with is the wind my love” di Rita & the Tiaras), originali di prima qualità, tanto groove, pulizia e potenza sonora, soul, rhythm and blues, esecuzione impeccabile.
Notevole.

PROPER - To the point
Band londinese ma guidata compositivamente dall'italianissimo Ivano Bonfanti trasferitosi nella capitale inglese nel 1992. Dopo un'esperienza con i Direction, forma i Proper e si tuffa nel più puro mod sound di ispirazione 1979, tra power pop, beat, Jam, Spitfires, Small World.
Al suo fianco tra gli altri il batterista Len Fleckney, già con Log Tall Shorty e Eleoanor Rigby e dietro al mixer la produzione di Tony Perfcet da sempre anima dei Long Tall Shorty. Il risultato è un album con i fiocchi, elettrico, fresco, eccellenti songs, produzione pulita e diretta, energia da vendere.

THE LEN PRICE 3 - Kentish longtails
L'album è uscito alla fine dell oscorso anno ma non merita di essere dimenticato. Il trio del Medway sforna il quinto album a base di delizie 60's che ci portano tra primi Beatles, Kinks, garage n roll, quel gusto che fu caro a Prisoners e Milkshakes e un finale in pieno trip Pink Floyd Barrettiani.
Energia, coolness, ruvidezze varie, BEAT.

LAISSEZ FAIRS - Empire of Mars
La band dell'ex Steppes, John Fallon, è un condensato di acide delizie 60's dove convergono i Beatles (dalle parti di "Rain" e "Revolver"), gli Stones di "Dandelion", gli Who di "Pictures of Lily", i Kinks, Small Faces, i primi Pink Floyd, i Byrds di "5th Dimension" secchiate di Paisley Underground.
Fatevi travolgere.

STEVE ELLIS - Boom! Bang! Twang!
L'ex voce dei Love Affair torna con un album in cui a dare una pesante mano c'è nientemeno che Paul Weller, oltre a Andy Crofts e Ben Gordelier della sua band, Mike D'Abo della Manfred Mann Band, i Cow.
Un ottimo lavoro di ruvido soul e rhythm and blues, qualche riuscita cover (da TimHardin a jimmy Cliff), un originale in stile Northern composto da Weller e altre piccole delizie. Ben fatto, un buon ascolto.

STONE FOUNDATION - Everybody, anyone
Un parterre di SUPER ospiti (Paul Weller, Mick Talbot, Steve White - ricorda qualcosa? - ma anche Dr Robert (The Blow Monkeys), Hamish Stuart (Average White Band) e Kathryn Williams per l'ottavo album del quintetto inglese. Un ottimo lavoro di sofisticato e caldo soul pop, condito dalle consuete note funk e bluesy e tanto groove ma che purtroppo spesso stenta a decollare, restando nel risaputo e nel "gradevole".
Non male ma era lecito aspettarsi di più.

LONG TALL SHORTY - Lottsappopaz
Una carriera tormentata da infiniti cambi di formazione, scioglimenti, alti, bassi e una discografia altrettanto caotica.
Tornano con una nuova line up, sempre guidati da Tony Feedback (fu Tony Perfect) con cui sono entrati in studio per incidere 13 brani, in diretta, quasi live, nel consueto stile immediato e sfacciato che li ha sempre caratterizzati.
Il sound è quello degli esordi: strettamente imparentato con il primo punk, una vena compositiva di stampo 60's e rhythm and blues, un'irruenza teen e arrogante.
Potenti e immediati !!

THE Z - People of the mirror world
Notevole l'esordio della band dell'ex membro degli Studio 68 (ottima mod 60's oriented band operativa nei primi 90's - ottimo l'ep "Smash!" -) Paul Moody.
I dieci brani attingono dalla tradizione psichedelica tardo 60's californiana, primi Jefferson Airplane soprattutto ma anche Shocking Blue e Julie Driscoll (e in certi frangenti addirittura Siouxsie).

THE REACTION - World cup of lies
Il quartetto moscovita esce con un 10 pollici di puro mod sound 79 (dalle parti di Chords, Jam e Purple Hearts) condito da buone dosi di power pop. Sound elettrico, pulsante, canzoni essenziali e tirate. Mod rules !

GRAHAM DAY & THE FOREFATHERS - Emmaretta / Love help me
Poco da dire, sempre una spanna sopra agli altri. Due cover di brani dei primi Deep Purple, energizzate da un sound Hendrixiano, garage e ultra psych. SUPER !

FIVE FACES - Mare ( sotto questo sole)
Classico singolo estivo che ci regala il quartetto genovese.
Prodotto da George Lomas (già al lavoro con Selecter e Bad Manners, nonchè chitarrista dei Sorrows) è un brano tipicamente ska / 2Tone, divertente e coinvolgente.

martedì, dicembre 18, 2018

I migliori dischi soul del 2018



In ordine più o meno casuale, i migliori dischi gravitanti intorno a soul, rhythm and blues, black music usciti nel 2018.

JP BIMENI and BLACK BELTS - Free me
Fuggito dalla guerra civile in Burundi, sopravvissuto a stragi e tentativi di omicidio, approda a Londra nei primi anni 2000 e giunge ora all'esordio discografico con un album di rara bellezza. Vintage soul e rhythm and blues, voce alla Otis Redding con un tocco di Sam Cooke, arrangiamenti da brivido, un groove pazzesco, grandi brani.

BUTTSHAKERS - Sweet rewards
Paurosa band francese, guidata dalla voce pazzesca di Clara Thompson, made in St. Louis, Missouri. Soul music, dalle parti di Sharon Jones, intrisa di rhythm and blues di stampo Ike&Tina Turner e Wilson Pickett, funk, blues. Un groove raro da trovare, potente, pulito, solido, travolgente, una sezione fiati da urlo.

GIZELLE SMITH - Ruthless day
Un album di raffinato soul funk (Gizelle è tra l'altro figlia d'arte visto che il padre suonava nella band dei Four Tops).
"Ruthless day" si muove sicuro tra vintage e modern soul, funk, blues e si avvale di una voce bella, limpida e riconoscibile.
Disco sincero che arriva al cuore.

CHARLES BRADLEY - Black velvet
Album postumo per la grande voce di Bradley con inediti raccolti nelle session dei tre album pubblicato per la Daptone. La consueta classe, cover di "Stay away" dei Nirvana (incredibile versione psych funk soul) e "Heart of gold" di Neil Young. Molto bello ed emozionante.

JAMES HUNTER SIX - Whatever It Takes
Terzo album per la Daptone Records (100% guaranteed), uno splendido viaggio nel rhythm and blues a cavallo tra 50's e 60's, in quello stile che fu caratteristica di Arthur Alexander, Ray Charles, Sam Cooke. Raffinato, cool all'ennesima potenza, perfino didascalico ma in quest'ottica ancora più apprezzabile.

ORGONE - Undercover mixtape
La band californiana è in giro dai primi 90's e ha una decina di album all'attivo.
Il nuovo lavoro è una BOMBA funk soul che scava tra Bettie Davis e Sly and the Family Stone, Funkadelic e Classic Soul.
Fenomenali, super grooves, ultra cool.

RUBY RUSHTON - Trudi's Songbook volume 2
Sestetto inglese che si muove in ambito new jazz con incursioni nel funk, un'anima soul, sapori fusion e un gusto modernissimo e in progress.
Sono di Canterbury e non a caso troviamo un'impronta del famoso "Canterbuury Sound" tra Caravan e primi Soft Machine.
Disco intrigante, cool e fatto molto bene.

BETTY LAVETTE - Things Have Changed
Dodici cover di Bob Dylan in chiave southern soul, con la classica voce roca e graffiante della sempre grande Betty.
Solido e corroborante.

RUBY VELLE and the SOULPHONICS - Broken woman
Secondo album per la band di Atlanta all'insegna di un southern soul molto caldo e potente, impreziosito dalla grande voce di Ruby che ci delizia su basi arrangiate alla grande. Album decisamente classico ma gradevolissimo.

SHIRLEY DAVIS & the SILVERBACKS - Wishes And Wants
La cantante anglo giamaicana sfodera un gradevolissimo lavoro intriso di soul, funk, northern soul, afro funk. Grande voce, sonorità perfette, avvolgenti e travolgenti.

ST.PAUL and the BROKEN BONES - Young Sick Camellia
La band dell'Alabama si lascia alle spalle il retro soul vintage degli esordi e compie un passo verso sonorità più vicine alla disco funk soul dei mid 70's (pur non trascurando le antiche abitudini sonore). La voce in falsetto di Paul Janeway rimane il tratto distintivo ma il complesso sonoro non è affatto male, godibile, divertente, mai lezioso.

lunedì, dicembre 17, 2018

Roger Daltrey - Thanks a lot Mr. Kibblewhite - My story



Alla fine anche ROGER DALTREY si è deciso a raccogliere un po' di memorie in un'autobiografia (“credo di essere l'ultima rockstar ad avere scritto di sé stesso”)- purtroppo non ancora tradotta in italiano - “Thanks a lot Mr. Kibblewhite”.
Il signor Kibblewhite è il preside che lo espulse da scuola.
Probabilmente senza questa decisione Roger non avrebbe trovato la determinazione a proseguire in una carriera così incerta come quella musicale, nei primi anni 60, pur affiancandola, nei primi tempi, al lavoro in fabbrica come metalmeccanico.

Attività che ne ha forgiato un carattere spiccio, schietto, duro e ne ha fatto l'uomo d' “ordine” (anche attraverso le maniere forti) in un gruppo in cui il caos è sempre regnato sovrano.
E anche con le parole Daltrey non scherza e non risparmia stoccate sincere e dirette ai compagni di avventura.
In particolare all'amico di sempre Pete Townshend, per il quale manifesta rispetto, amore incondizionato, fraterno ma, proprio per questo, può permettersi di affondare il coltello in varie piaghe (rimarcando che ad esempio che Pete può evitare di andare in tour perchè vive di diritti d'autore milionari ma lui no).
Sottolineandolo però con molta (auto) ironia:
It's expensive living the life of a rockstar when you're not earning rock star money.

"Siamo amici.
Non nel senso che ci telefoniamo e andiamo a mangiare qualcosa insieme.
Le frivolezze sociali non sono il nostro forte. Ma noi abbiamo un legame.
Che non è facile da descrivere ma il punto è questo".


Ma anche a Keith Moon e John Entwistle, scomparsi a causa di una vita di eccessi non perdona anzi stigmatizza (sempre con eleganza e affetto) i comportamenti irresponsabili ed estremi.
In mezzo scorrono la storia del rock degli ultimi 50 anni, da “Tommy” a “Woodstock”, fino al Live Aid, le varie reunion ma anche i lutti e le tragedie, le tribolate vicende famigliari, i successi, i numerosi momenti di difficoltà.
Lo fa con piglio sicuro, fissandoti negli occhi, andando sempre dritto al punto, parlandoti con il cuore in mano, quasi incutendo timore, per quanto è sincero e aperto.

Un libro veloce, completo, efficace, esaustivo.

One minute, I’m on the factory floor in Shepherd’s Bush, the next, I’m headlining Woodstock.

domenica, dicembre 16, 2018

I razzi di Mezensky District



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

In una remota regione russa, nel nord ovest russo, (quasi) al confine con la Finalndia, la popolazione locale utilizza in abbondanza ciò che cade dal cielo.
Ovvero residui dei razzi lanciati nello spazio dalla vicina base (a 200 km) del Plesetsk Cosmodrome, nell'Oblast di Arkhangelsk.

Materiale resistente e eccellente per costruire barche o slitte.
La circostanza è stata scoperta dal fotografo italiano RAFFAELE PETRALLA (sue le foto. Vedi anche qui: http://raffaelepetralla.com/site/) che è riuscito ad arrivare nella zona (interdetta agli stranieri) illegalmente (subendo anche un fermo da parte delle autorità) e a documentare una situazione totalmente sconosciuta.

Il governo russo lascia che gli abitanti utilizzino il materiale pur conoscendone entrambi l'alta tossicità cancerogena.
Ma in un luogo in cui non esistono ponti, le strade sono per lungo tempo impraticabili e la sopravvivenza al limite un"tesoro" di questo tipo non si può trascurare.

sabato, dicembre 15, 2018

Roberto Vecchioni - L'infinito



Roberto Vecchioni torna con un classico, un album "definitivo" ("Farò altri dischi, ma questo per me è una conclusione"), un capolavoro di maturità, una dimostrazione (se ce ne fosse stato bisogno...) di come si scrive, di come si compone, di come si confeziona un'opera.

Un Maestro che insegna.

"L'infinito" è solenne, malinconico e ironico allo stesso tempo, drammatico e leggero, la leggerezza di un uomo che guarda alla vita con saggezza, attento a quello che gli accade intorno, in grado di scrivere musiche e parole di enorme spessore, sia che si rifletta sulle "cose della vita", sia che si parli di Giulio Regeni ("Giulio" è di una bellezza straziante, difficile da ascoltare senza che si laceri il cuore), che della guerra in Siria ("Cappuccio rosso" dilania con la sua storia di una combattente curda sul fronte contro l'Isis, l'Ayse raccontata da Zerocalcare).

Ci sono anche Guccini e Morgan, c'è Lucio Fabbri che suona di ogni e produce.

In tempi in cui il cantautorato spaccia aria fritta per "canzone d'autore" c'è voluto un "Uomo del Novecento" a rimettere le cose in chiaro.
E un po' di gente in riga.

Il disco esce solo in vinile o in cd
"perché è un disco che si compera nei negozi"

Domani su "Libertà"



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo di GIANNI MORANDI, dell'autobiografia di Roger Daltrey e dei libri di Edoardo Genzolini "The Who. A million little memories" e di Pietruccio Montalbetti "Io mi fermo qui. Viaggio in solitaria tra i popoli invisibili".
Nella foto i numeri precedenti.

venerdì, dicembre 14, 2018

Pablito El Drito - Rave in Italy



La scena RAVE ha fatto irruzione negli anni 90 in modo deflagrante e allo stesso tempo "invisibile", volutamente e sempre fuori dal legale e dall'ufficialità, sfuggente, propaggine "ludica" delle esperienze antagoniste dei centri sociali ed evoluzione dell'estremismo hardcore punk, virato in chiave elettronica.
"Tu potevi fare da solo in una stanza la tua musica, un passaggio inimmaginabile per chi è nato ai tempi dei gruppi e delle sale d'incisione" (Andrea Benedetti)

In mezzo tanta creatività, un approccio anti capitalista, contro l'omologazione e una delle ultime forme (l'ultima?) di lotta contro l'appiattimento odierno.
"Il concetto di creare dal nulla una festa, costruirla, viverla e poi smontare tutto, con il posto che torna come prima" (Shockraver)

Le droghe, dapprima aggreganti e funzionali alla musica e agli eventi, sono poi diventate la piaga che ha inciso in profondità nel tessuto originario, diventando spesso prioritarie e totalmente invasive.

In RAVE IN ITALY sono raccolte le storie, le impressioni, le riflessioni di molti dei protagonisti (delle scene di Roma, Trino, Milano e Bologna) che ne raccontano le fasi, indicando i nomi più importanti tra DJ, tribe, serate, luoghi, eventi, i dischi, le etichette, tra Spiral Tribe, DEA, OLSTAD, le rappresentazioni estreme dei Mutoid Waste Company e mille altri nomi e distinguo.
Un racconto asciutto, diretto, senza filtri, essenziale per capire una realtà "nascosta" e inafferrabile.

"Il rave ha cambiato molto la società e ha prodotto un qualcosa di simile a quello che ha determinato il rock negli anni 60, forse in maniera ancora più radicale, meno recuperabile, più difficile da riportare all'ordine, da ricondurre ad una dimensione funzionale della società. E quindi un qualcosa che non poteva sopravvivere a lungo". (Fire at work)

Not Moving LTD on tour



Prosegue il tour dei NOT MOVING LTD, stasera, domani e domenica.
Buona la prima al "Go Down Festival" a Venezia.

Venerdì 14 dicembre: Piacenza "Musici per caso"
https://www.facebook.com/events/1970032206420442/

Sabato 15 dicembre: Magenta (MI) "Ideal"
https://www.facebook.com/events/238593133531634/

Domenica 16 dicembre: Torino "Blah Blah"
https://www.facebook.com/events/182297379392590/

Venerdì 28 dicembre : Savignano sul Rubicone (Rimini) "Sidro"
https://www.facebook.com/events/1892828514158193/

Venerdì 18 gennaio: Aosta "Cittadella"
https://www.facebook.com/events/373972473146913/

giovedì, dicembre 13, 2018

David La Chapelle



A cura di Mauro Negri

David La Chapelle, classe 1963, nasce come pubblicitario e fotografo di moda, tramite Andy Warhol ricevette il primo incarico per la rivista Interview magazine e il successo fu praticamente immediato, molteplici furono le celebrità che si sono fatte ritrarre con quello stile tra il barocco e il kitsch delle sue fotografie.

Nel 2006, folgorato dalla vista della Cappella Sistina, realizza una serie di immagini ispirate al “Diluvio Universale” di Michelangelo, dal titolo “The Deluge” (Il Diluvio).
Questa svolta definitiva lo allontana dal mondo seriale della pubblicità e gli permetterà di proseguire la sua strada artistica fatta di colori forti, ambientazioni surreali e con una chiara influenza derivante della pop art, lo renderanno inconfondibile e osannato a gran voce come il Fellini della fotografia.

Tra i suoi soggetti Madonna, Bjork, Lady gaga, la recente copertina dell'album di Travis Scott, Angelina Jolie, Courtney Love.
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