venerdì, gennaio 20, 2017

Antonio Virgilio Savona ‎– E' Lunga La Strada



GLI INSOSPETTABILI è una rubrica che scova quei dischi che non avremmo mai pensato che... Dopo Masini, Ringo Starr, il secondo dei Jam, "Sweetheart of the rodeo" dei Byrds, Arcana e Power Station, "Mc Vicar" di Roger Daltrey, "Parsifal" dei Pooh, "Solo" di Claudio Baglioni, "Bella e strega" di Drupi, l'esordio dei Matia Bazar e quello di Renato Zero del 1973, i due album swing di Johnny Dorelli, l'unico dei Luna Pop," I mali del secolo" di Celentano, "Incognito" di Amanda Lear, "Masters" di Rita Pavone, Julian Lennon, Mimmo Cavallo con "Siamo meridionali"e i primi due album dei La Bionda di inizio 70's, il nuovo album dei Bastard Son of Dioniso, "Black and blue" dei Rolling Stones, Maurizio Arcieri e al suo album "prog" del 1973 "Trasparenze", Gianni Morandi e "Il mondo di frutta candita", il terzo album degli Abba, "666"degli Aphrodite's Child, la riscoperta di Gianni Leone in arte Leonero, il secondo album di Gianluca Grignani, Donatella Rettore e il suo "Kamikaze Rock 'n' Roll Suicide", Alex Britti e "It.Pop", le colonne sonore di Nico Fidenco , il primo album solista dell'e Monkees, Davy Jones, Mike McGear (fratello di Paul McCartney), Joe Perrino, il ritorno di Gino Santercole, l'album del 1969 di Johnny Hallyday con gli Small Faces, la svolta pop della PFM, gli esordi degli Earth Wind and Fire e quelli degli UFO, e l'ultimo di Jovanotti, uno dei primi lavori di Bruno Lauzi, l'album prog del 1972 dei Dik Dik, Riccardo Fogli e la sua opera prog rock del 1979 "Matteo", del nuovo di Massimo Ranieri "Malìa", la dimenticata opera rock dei Giganti "Terra in bocca", l'esordio di Riccardo Cocciante del 1972 con l'opera prog rock "Mu", Pooh (già citati con "Parsifal") con il primo "Per quelli come noi" del 1966, gli Small Faces riuniti alla fine dei 70's, Frank Sinatra e il suo album più anomalo, "Watertown", i due lavori che Bobby Solo ha dedicato a Johnny Cash e John Lee Hooker, Massimo Ranieri e la seconda pare del progetto "Malìa", parliamo oggi di un album di ANTONIO VIRGILIO SAVONA, voce del Quartetto Cetra.

Le altre puntate de GLI INSOSPETTABILI qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Gli%20Insospettabili

ANTONIO VIRGILIO SAVONA è stato membro del QUARTETTO CETRA, noto per le canzoncine di sapore swing leggero, per le divertenti e gigione apparizioni televisive in bianco e nero, per la buffa versione di “Nella vecchia fattoria” ma è stato anche un brillante compositore (che per il Quartetto Cetra scriveva la musica e la maggior parte delle canzoni oltre a curare gli arrangiamenti vocali) che negli anni ’70 ha scelto una strada imprevedibile e imprevista, indirizzandosi al cantautorato impegnato, con testi duri ed estremi e una poetica militante, dal linguaggio diretto e senza freni inibitori.

“E’ lunga la strada” è il suo capolavoro e un album dimenticato che meriterebbe un posto di primo piano nella storia della musica italiana.

L’approccio musicale è molto vicino a quello di De Andrè, ballate malinconiche prevalentemente pianoforte (o chitarra) e voce mentre i testi, di stampo marxista, anti americano e anti clericale, sono quanto mai duri.
Voce sicura, brani minimali ma arrangiati con cura e di ottima presa.

Di Antonio Virgilio Savona parlammo già qui:
http://tonyface.blogspot.it/2014/09/virgilio-savona.html

Sono cose delicate
https://www.youtube.com/watch?v=zHK8qRVYGBY

La merda
https://www.youtube.com/watch?v=1RTJv8sZQ6A

Il testamento del parroco Meslier
https://www.youtube.com/watch?v=fFvUs_Skz64

giovedì, gennaio 19, 2017

The Five Faces - SX 225



La band genovese, tornata in attività recentemente dall'infinito passato dei primi 80's, mette a segno un nuovo colpo firmando un nuovo album per l'inglese Detour Records (che aveva già curato la stampa di un DVD live in Inghilterra e di un album sempre live).

Curato nei minimi particolari presenta una band fresca e che fa dell'immediatezza sonora la sua principale caratteristica.
Sarebbe facile derubricarli a mod revival del 79.
Personalmente credo si tratti invece del Sound of 78, quello che attingeva ancora dal pub rock più elettrico (Dr. Feelgood, Eddie and the Hot Rods), si affiancava a primi Jam, Buzzcocks, Undertones e Jolt, anticipava di un soffio l'arrivo di bands come Vapors, Purple Hearts o Chords.

C'è energia ma anche tanta melodia di gusto 60's pop, ottimi brani, chitarre sporche ma ben calibrate, ritmica potente, belle voci.
Support !

https://www.facebook.com/TheFiveFaces

mercoledì, gennaio 18, 2017

Lola - Kinks



LOLA è uno dei brani più particolari e curiosi dei KINKS, scritta da Ray Davies e inclusa in Lola Versus Powerman and the Moneygoround, Part One, e pubblicata su singolo nel 1970.

Nella sua autobiografia, il fratello Dave Davies sostiene di essere lui l'autore della musica, dicendo che dopo che ebbe mostrato al fratello gli accordi della melodia, Ray ci scrisse sopra un testo.

Il testo racconta la storia di un ragazzo che incontra un travestito in un night club nel quartiere londinese di Soho.
Nel libro The Kinks: The Official Biography, Ray racconta (senza troppi giri di parole) che l'ispirazione gli venne da un episodio capitato al manager della band, Robert Wace.

« Nel suo appartamento, Robert aveva ballato tutta la notte con questa negretta, e diceva: "Mi sembra di sentire qualcosa qui".
Ed era tutto okay fino a quando ce ne andammo verso le 6 di mattina e io dissi: "Gli hai visto la mazza?", lui rispose di si, ma anche che era troppo fatto e ubriaco per preoccuparsene. »


Ray Davies dichiarò che non importava "di che sesso fosse Lola, lei è OK ".
Pare che il riferimento reale fosse per l'attrice trans Candy Darling (star della Factory di Andy Warhol per cui recitò in Flesh e alla quale LOU REED dedicò il brano "Candy Says" e la citò in "Walk on the wild side") con cui (si mormora) Ray Davies abbia avuto una breve relazione.

Il brano non venne censurato alla radio per l'argomento a sfondo sessuale, bensì per il riferimento alla Coca-Cola all'inizio del brano, che successivamente dovette essere modificato in "Cherry Cola" (Ray Davies dovette tornare con un volo dagli States dove i Kinks erano in tour per sostituire il verso "Coca Cola" con "Cherry Cola").

Il singolo raggiunse la seconda posizione in classifica in Inghilterra e la nona in USA.

https://www.youtube.com/watch?v=NGdqCtX4VCM

https://www.youtube.com/watch?v=aAMrqqFGZjo

martedì, gennaio 17, 2017

Jack Nitzsche



La rubrica DARK SIDE OF THE SUN va alla scoperta di quei personaggi rimasti sempre nell'ombra di grandi artisti (talvolta parenti stretti) ma essenziali nella loro carriera senza godere mai delle luci della ribalta. Dopo Enrico Ciacci (fratello e chitarrista di Little Tony), Ian Stewart pianista fondatore dei Rolling Stones, Simon Townshend, fratello di Pete, il padre/manager di Paul Weller, John Weller, Marco Pirroni, da sempre nelle retrovie di alcuni tra i principali act della scena punk/new wave, Andy Summers, nomade della musica dagli anni 60 ad oggi, Pat Smear, dai Germs ai Nirvana ai Foo Fighters, l'attore Gianni Agus, Chris Spedding, Henry Padovani escluso dai Police poco prima dell'esplosione commerciale, Bruce Foxton, da sempre nelle retrovie con Jam, Stiff Little Figers, Casbah Club, Glen Matlock fuori dai Sex Pistols appena prima del successo, il grande batterista Jim Keltner, Steve Jones, ex Sex Pistols e tanto altro, Dave Davies dei Kinks, Ari Paffgen (figlio di Nico e Alain Delon), Linda Eastman , Daryll Jones dei Rolling Stones, tocca oggi a JACK NITZSCHE, produttore e compositore.

Le precedenti puntate qui:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Dark%20side%20of%20the%20sun

Figura quasi se,pre in ombra ma di spessore artistico eccelso JACK NITZSCHE ha lavorato a fianco di Rolling Stones, Willy De Ville, Neil Young, Graham Parker, oltre ad avere composto decine di colonne sonore per titoli prestigiosi.

Inizia come braccio destro di Phil Spector (con cui arrangia "River Deep, Mountain High" di Ike and Tina Turner), suona il sax, compone "Needles and Pins" per Jackie DeShannon poi ripreso dai Searchers.
Nel 1964 incontra i ROLLING STONES con cui suona pianoforte, percussioni e altri strumenti in "The Rolling Stones No. 2", "Out of Our Heads", "Aftermath" e "Between the Buttons" e nei singoli "Paint It, Black" e "Let's Spend the Night Together" curando gli arrangiamenti per i cori di "You Can't Always Get What You Want".

Produce parecchi lavori di NEIL YOUNG (in particolare "Harvest") e suona in tour con lui nei 70's.

Rompe con Neil Young e finisce male tra droga e depressione.

Torna in attività alla fine dei 70's lavorando con Graham Parker in "Squeezing Out Sparks" e WILLY DEVILLE in "Cabretta", "Return to Magenta" e "Coup de Grâce".

Si è dedicato a lungo alle colonne sonore (tra cui quella di "Head" dei Monkees e "Performance"), vincendo anche parecchi premi.
Tra queste:
L'esorcista, Qualcuno volò sul nido del cuculo, Hardcore, Cruising, Ufficiale e gentiluomo, 9 settimane e ½, The Hot Spot - Il posto caldo , Sirene.

lunedì, gennaio 16, 2017

Rotte Indipendenti



“Rotte Indipendenti: Bologna, Milano, Torino e Roma“ è un viaggio video di quattro ore all’interno degli ultimi 30 anni (dagli anni ‘70 ai primi 2000) della scena musicale indipendente italiana e attraverso il suo profondo rinnovamento, realizzato su idea di Giordano Sangiorgi e Giangiacomo De Stefano, curata poi insieme a Lara Rongoni per la SonneFilm.

Ben fatti, piuttosto esaustivi e suggestivi nel ricostruire un tempo (attraverso la voce dei principali protagonisti) che sembra sempre più lontano nella sua creatività, urgenza, spontaneità.
Un documento prezioso.

BOLOGNA
https://www.youtube.com/watch?v=v36Pgkci70Q

MILANO
https://www.youtube.com/watch?v=htodA1Ri9d4

TORINO
https://www.youtube.com/watch?v=H5BEPBpYmhw

ROMA
https://www.youtube.com/watch?v=uUweAoGbcrA

domenica, gennaio 15, 2017

Transfagarasan



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

E' considerata tra le più belle e suggestive strade del mondo.

La Transfagarasan si snoda per 152 kilometri attraversando riserve naturali fino a raggiungere il lago glaciale Balea e collega le Regioni della Transilvania e della Muntenia.

Fu costruita per volere di Nicolae Ceauşescu ( da cui il nomignolo la Follia di Ceauşescu), tra il 1970 e il 1974, per permettere alle truppe rumene di attraversare i Carpazi rapidamente in caso di invasione sovietica.

Parte da Bascov, vicino a Pitesti, passa per Curtea de Arges e si snoda attraverso le montagne più alte della Romania (intorno ai 2.000 metri) regalando viste mozzafiato, tra paesaggi aridi e verdi vallate, e termina a Cartisoara tra gallerie, viadotti e numerosi tornanti.

La Transfagarasan è aperta solo 4 mesi l’anno, quelli estivi, a causa delle condizioni climatiche.

sabato, gennaio 14, 2017

Working VoodooClub - One



Vengono dall'Olanda ma a guidarli c'è una vecchia conoscenza della scena italiana, quel Fabrizio Carrieri che diede i natali e guidò a lungo una delle prime mod band italiane, i pugliesi THE ACT (dopo gli esordi con gli Steady Beat).

Partiti nel 2008 con un classico set a base di rhythm and blues, si sono evoluti verso sonorità che sempre da quei selvaggi primordi black a cavallo tra 50's e 60's attingono ma a cui si aggiungono umori jazzati, swamp blues in arrivo direttamente da New Orleans, da qualche vecchio disco di Dr. John, dal gusto funk soul di Professor Longhair, dai Los Lobos di "Kiko".

Album personale, particolare, suonato benissimo, gusto sopraffino.

http://www.workingvoodooclub.com/

venerdì, gennaio 13, 2017

I vinili più venduti nel 2016



I VINILI più venduti in Italia nel 2016 (il 4% delle vendite di musica) premiano, come in tutto il mondo, "Blackstar" di DAVID BOWIE che precede "Le migliori" di MINA e CELENTANO e l'immancabile "Dark side of the moon" dei PINK FLOYD.

Poi "Black cat" di ZUCCHERO, AMY WINEHOUSE con "Back to black", ancora PINK FLOYD con "The Wall", i LED ZEPPELIN con "4" mentre ci sono anche i VELVET UNDERGROUND al 14° posto con la ristampa dell'esordio, "Abbey Road" dei BEATLES al 15° posto e JOHN COLTRANE al 19° con "Blue train"....

In Inghilterra "Blackstar" ha venduto 3.200.000 copie, risultando il vinile più venduto negli ultini 25 anni !
La classifica inglese (dove il vinile rappresenta il 2,6% delle vendite complessive) è questa:

1) David Bowie - 'Blackstar'
2) Amy Winehouse - 'Back To Black'
3) Various Artists - 'Guardiani della Galassia Mix 1'
4) Radiohead - 'A moon shaped pool'
5) Fleetwood Mac - 'Rumours'
6) The Stone Roses - 'Stone Roses'
7) Bob Marley - 'Legend'
8) The Beatles - 'Sgt Pepper Lonely Hearts Club band'
9) Prince - 'Purple Rain'
10) Nirvana - 'Nevermind'

giovedì, gennaio 12, 2017

Gli album più venduti in Italia nel 2016



La FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana) ha reso noto la CLASSIFICA degli ALBUM PIU' VENDUTI nel 2016.
Diciassette album italiani tra le prime 20 posizioni (nove nelle prime dieci).

“Le Migliori” di Mina e Celentano, conquista la prima posizione, segue “Il mestiere della vita” di Tiziano Ferro e Ligabue in terza posizione con "Made in Italy".
Poi Vasco, Alessandra Amoroso, la Pausini, Modà, Coldpay, Zucchero e Benji&Fede.

Salmo è 12°, "Blackstar" di BOWIE al 16°, EZIO BOSSO al 29°, RED HOT CHILI PEPPERS al 36°, RADIOHEAD al 45°, AFTERHOURS al 68°, "Dark side of the moon" dei PINK FLOYD al 77° (....) e THE WALL all'82°, LEONARD COHEN all'88°, "Nevermind" dei NIRVANA all'89° (....), "Back to black" di AMY WINEHOUSE al 96°.

Mina e Celentano (con quattro dischi di platino) hanno superato le 200.000 copie vendute mentre quello di Ferro e Ligabue hanno passato le 150.000.

L’Italia è tra i pochi Paesi che mostrano una così alta percentuale di artisti locali ai vertici delle vendite di dischi.
Nel 2016 si sono alternati nella prima posizione della classifica album 33 titoli differenti, di cui 25 italiani per un totale di 39 settimane su 52.
Anche nel segmento dei vinili si riscontra una forte presenza di titoli italiani: durante l’anno si sono registrati 20 titoli italiani al primo posto.

Lo streaming, in termini di volumi, sfiora nel 2016 i 100 milioni di stream in Italia, con un incremento del 54% e il segmento premium che, per la prima volta, supera il free.
Il vinile continua a segnare una tendenza crescente con un +74%.

mercoledì, gennaio 11, 2017

Martin Sharp



Martin Sharp è stato un personaggio di primo piano nella cultura underground e rock dei 60's e 70's.

Disegnò le copertine di Disraeli Gears e Wheels of Fire dei CREAM e scrisse il testo del loro "Tales of Brave Ulysses" ma fu autore di poster anche per Bob Dylan e Jimi Hendrix.
Con Richard Neville e Richard Walsh fondò l'irriverente mensile satirico OZ, prima a Sydney e poi a Londra.

I suoi artisti di riferimento come De Chirico, Van Gogh e Hokusaifurono spesso utilizzati per creare montaggi di estrema creatività e di sapore tipicamente psichedelico.
La sua Gioconda in topless è la più conosciuta delle sue copertine e i suoi raccontini satirici divennero enormemente popolari.

Dopo anni trascorsi a Londra, nel 1970 tornò nella natìa Sydney e per due anni si dedicò a ristrutturare e decorare la sua celebre Yellow House, uno dei tanti tributi a Van Gogh, che presto divenne una comune di artisti, in cui ogni stanza era una creazione artistica.
Aperta 24 ore al giorno, accolse migliaia di visitatori fra il 1971 e il 1973, quando chiuse.
E' scomparso nel 2013.

martedì, gennaio 10, 2017

Max Roach - We Insist! Max Roach's Freedom Now Suite



We Insist! Max Roach's Freedom Now Suite è un favoloso album, uscito nel 1960, scritto da MAX ROACH in collaborazione con Oscar Brown Jr, autore dei testi (i due litigarono aspramente prima delle fine del disco).
Lavoro esplicitamente politico, incentrato sulla storia dello schiavismo e sulla rivendicazione dei diritti per i neri contribuì all'inserimento di Roach nella "lista nera" dell'industria discografica statunitense nella seconda metà degli anni sessanta, e lo costrinse a diradare la sua presenza in studio d'incisione.

Inizialmente in titolato "The Beat" e concepito come opera che avrebbe raccontato "la storia dell'Africa dai tempi antichi al presente, il tutto al ritmo dei tamburi", pur se attribuito al solo Roach è in realtà un album "collettivo" in cui emerge la voce della sua futura moglie Abbey Lincoln.

Strutturato in cinque tracce separate ma unite in un concetto di suite, racconta l'epopea del popolo afroamericano nel suo lungo cammino storico, dalle piantagioni di cotone alle periferie-ghetto delle città statunitensi, incitando il popolo nero al riscatto e ad una presa di coscienza.

Nel disco suonano Coleman Hawkins, Booker Little, Julian Priester, Walter Benton, James Schenck, i percussionisti africani e caraibici Michael Olatunji, Ray Mantilla, Tomas du Vall, oltre alla già citata Abbey Lincoln.

E' jazz avanguardistico, quasi free a tratti ma con forti componeti afro e blues.
Eccellente.

Alcuni dei brani dal vivo alla televisione belga.

https://www.youtube.com/watch?v=IF6q6XKKrik

https://www.youtube.com/watch?v=EsAnAQfdyKY

https://www.youtube.com/watch?v=SPhA6Ze_rSg

lunedì, gennaio 09, 2017

I figli di Brian Jones



Carattere particolare, per usare un eufemismo, icona 60's, icona rock, genio etc etc, BRIAN JONES ha lasciato alle spalle tanti rimpianti ed una lunga scia di figli, mai riconosciuti e per lo più dati in adozione (per le ragazze/madri era pressochè impossibile crescere da sole un figlio nell'Inghilterra dei tempi).
Parte di loro non è consapevole dell'identità del vero padre.
Storie piuttosto tristi e che non depongono a favore dell'eticità del ROLLING STONE.

Ricostruire le sue paternità non è semplice.

Incominciò presto, nel 1959 (all'età di 17 anni), quando una ragazza sedicenne di Cheltenam, Valerie Corbett, mise al mondo il primo figlio Simon (nonostante l'invito di Brian ad abortire), dato subito in adozione ad una famiglia e la cui sorte è sconosciuta.
A causa di questo episodio la coppia si separò e Brian partì per la Scandinavia alla ricerca di fortuna.

Gli è attribuita una figlia, concepita con una donna sposata (Angeline) e nata il 4 agosto del 1960, rimasta, di nascosto dal marito di lei, in famiglia.

Il 22 ottobre del 1961 nasce il suo terzo figlio Julian Mark , avuto dalla fidanzata Pat Andrews.

Il 23 luglio 1964 è la volta del suo quarto figlio con la nuova fidanzata Linda Lawrence, Julian Brian Lawrence (Julian adottò il cognome Leitch dopo che la Lawrence sposò Donovan il 2 ottobre 1970).

Il 24 marzo del 1965 è la volta di Paul, poi chiamato John dalla famiglia a cui venne dato in adozione, avuto da Dawn Molloy.

Gli è stata attribuita, a livello di gossip, anche la paternità di Marlon Richards, nato da Keith Richards e Anita Pallenberg ma, anche se da piccolo aveva una certa somiglianza con Brian, ha nel tempo evidenziato i caratteri somatici del padre effettivo, Keith.

domenica, gennaio 08, 2017

Una donna indigena presidente del Messico



La fine del mondo è la rubrica domenicale che va ad esplorare i luoghi abbandonati dalla storia, particolari o estremi.
I precedenti post:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/La%20fine%20del%20mondo

Sono stato personalmente sempre molto vicino alle istanze dell' Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale messicano, guidato dal Subcomandante Marcos (ora Sub Galeano), di cui ho collezionato una lunga serie di libri autografi (peraltro interessantissimi) una delle poche, pochissime (unica? forse si con la recente esperienza del Rojava curdo) espressione di SINISTRA RIVOLUZIONARIA e LIBERTARIA (nell'accezione storica e nobile del termine) da decenni a questa parte.

Costoro 23 anni fa si presero la briga di creare una realtà nuova in Messico, in mezzo a difficoltà inenarrabili e ridare dignità agli oppressi e ai calpestati. Ora, ancora una volta, OSANO, vanno OLTRE, ci aprono gli occhi al NUOVO.

E candidano alle Presidenziali Messicane (luogo tormentato e sanguinante, dove il machismo continua ad avere un ruolo preponderante e dove gli indios non hanno particolare spazio e poca voce) UNA DONNA, INDIGENA.
E' un atto simbolico, forse velleitario, ma forte e, come sempre, coraggioso.
W l'EZLN !!

«La nostra lotta non è per il potere. Vogliamo che i popoli originari e la società civile si organizzino dal basso per fermare questa distruzione».

È il momento della dignità ribelle, di ricostruire una nuova nazione.

sabato, gennaio 07, 2017

Vini e vinili di Maurizio Pratelli e Chiara Meattelli



Gradevole, competente, avvincente, godibile.

Chiara Meattelli, a Brixton da quattordici anni, si occupa della parte musicale, Maurizio Pratelli di quella enologica, Steve Wynn introduce alla grande (Il vino?
E' dolce, lento, melanconico, nostalgico, romantico, un legame con un passato profondo e un modo per scavare a fondo dentro il presente....si, vino any any any time.
Ma che sia quello buono. Ci vediamo in fondo alla bottiglia.
).

Il tutto per compilare una lista di 45 brani a cui accoppiare 45 vini.
Il tutto con una competenza raffinata e sopraffina in entrambi gli ambiti. Lettura piacevole, scorrevole, soprattutto curiosa e intrigante.

Ah...per restare nel"nostro"...a "That's entertainment" dei Jam si accoppia ad un laziale Alter Alea, "Guns of Brixton" dei Clash ad un Pico dell'azienda vicentina Maule mentre il Rigogolo dell'azienda romagnola Bragagni va a braccetto con "Tomorrow never knows" dei Beatles.
Vino e musica giusta...what else?

venerdì, gennaio 06, 2017

MODS!



Torna lo spettacolo MODS con due date (numerose altre in programma dalla primavera).
Io farnetico di Mods, jazz club a Soho nei 50s', ska, soul music etc Alex Loggia suona una serie di brani meravigliosi di Who, Kinks, Samll Faces, Jam, soul, Prince Buster, Curtis Mayfield etc.

VENERDI' 13 gennaio a FANO al "Circolo Arci Artigiana" 21.30
https://www.facebook.com/events/1175654475836077/

DOMENICA 15 gennaio a BERGAMO all' "Edonè" alle 18.30
https://www.facebook.com/events/600212266847336/

giovedì, gennaio 05, 2017

What's In My Bag?



What's In My Bag? è una serie di brevi episodi, in onda sul canale youtube del negozio di dischi AMOEBA di San Francisco, da 9 stagioni, in cui vari artisti, più o meno noti, visitano gli scaffali del mitico record store, scegliendo una manciata di album tra i loro preferiti e motivandolo all'ascoltatore.

Molto divertente e interessante ci ritroviamo PAUL WELLER (https://www.youtube.com/watch?v=-Mw2POG0Fks), DAVE GHROL, STELLA MC CARTNEY, gli Allah Las, Kid Congo, Duran Duran, Blonde Redhead, Giorgio Moroder, Joss Stone, Jon Spencer Blues Explosion, Dungen, Flea e tanti altri.

mercoledì, gennaio 04, 2017

R.B. Leipzig



Come sempre ALBERTO GALLETTI ci porta con competenza all'interno delle storie del calcio.

AVVISAGLIE
Considero (già da qualche tempo) la Germania il principale laboratorio d’avanguardia del calcio europeo di alto livello.
Avvisaglie si erano avute in occasione dell’Europeo U21 vinto nel 2009,quando mi accorsi (forse tardivamente) che cinque undicesimi della formazione titolare era formato da ragazzi dai nomi non propriamente teutonici, un fatto in se non determinante, che giocavano partite assai portentose.
Fu lo spunto per approfondire alcune riflessioni sul possibile cambiamento in atto del sistema calcio tedesco.
Essendo in ogni caso le mie attenzioni sempre puntate al campionato (o meglio ai campionati , diciamo almeno le prime tre serie professionistiche), cominciai a seguire con più attenzione gli accadimenti dei tornei federali.
Ciò che mi colpiva fu l’emergere di nomi nuovi nel panorama del massimo campionato tedesco, in alcuni casi espressione di posti piccoli che sono andati a sostituire alcune vecchie realtà calcistiche espressioni di una vecchia Germania industriale ormai in pensione.
Altro aspetto l’assenza quasi totale di squadre provenienti dall’ ex-DDR.
Dopo il forzato inserimento del 1991 quando Dynamo Dresden e Hansa Rostock vennero inserite in una Bundesliga allargata a 20 squadre , esauritosi nel giro di quattro/cinque stagioni, il resto si riduce a Hansa Rostock (1995-2005), VfB Leipzig (1998) ed Energie Cottbus (2006-09).

UNA LUNGA STORIA
Ai tempi della Germania unificata prima, e divisa poi, le due grandi piazze calcistiche situate in territorio dell’Est, con eccezione di Berlino, furono Dresda e Lipsia con divagazioni su Jena e Magdeburgo ai tempi della DDR.
Il Dresdner SC , fu la grande squadra di Dresda fino alla fine dell’ultima guerra.
Fondato nel 1898, fu membro fondatore della Deutscher Fussball Bund, dominò a lungo le Oberlighe regionali, vinse i campionati tedeschi del 1943 e 1944 e la Coppa Nazionale del 1940 e 1941.
A Lipsia invece, protagonista di questa storia, dove nacque la Deutscher Fussball Bund, imperversava invece il VfB Leipzig , anch’esso fondato nel 1898, anch’esso membro fondatore della DFB e vincitore del primo campionato tedesco nel 1903, oltre a quelli del 1906 e 1913, un patrimonio calcistico di prim’ordine dunque.
Tra le misure imposte dai vincitori al termine della seconda guerra mondiale alla Germania ci fu anche lo scioglimento di tutte le associazioni di qualsiasi tipo che si trovavano in essere al momento della resa, incluse quindi le squadre di calcio (e tutte le altre associazioni sportive).
L’avvento della repubblica socialista nella zona di occupazione sovietica portò ad una riformazione delle società sportive sotto dirette istruzioni del partito comunista.
Il VfB Leipzig fu rifondato nel 1946 dalle autorità con il nome di SG Probstheida.
In un succedersi di numerose fusioni, imposte dalle autorità politiche nel tentativo di arrivare ad allestire una compagine in grado di competere per il titolo nazionale, il club si ritrovò, nel 1965, riformato e, rinominato (questa volta in modo definitivo) come 1.F.C. Lokomotiv Leipzig ,i risultati migliorarono, ma il titolo nazionale continuò a sfuggire.
Dopo la riunificazione il Lokomotiv Leipzig, nel caos dei travasi di squadre dai campionati della ex-DDR ai nuovi campionati della Germania unificata, fu ammesso alla frammentatissima Terza serie dove guadagnò la promozione alla Serie B inaspettatamente,dopo spareggi, al termine della stagione 1991/92.
In un rigurgito di orgoglio ritrovato i dirigenti cambiarono denominazione alla società ritornando all’ originario Vfb Leipzig e sulle ali dell’entusiasmo la squadra conquistò una nuova promozione questa volta alla Bundesliga.
Tutto sembrava ritornato a posto a distanza di quasi cinquant’anni, l’impatto fu però tremendo e la stagione 1993/94 vide il riformato VfB Leipzig chiudere staccatissimo all’ultimo posto e retrocesso.
Dopo cinque stagioni mediocri in zweite Bundesliga, retrocesse in terza serie nel 1998, e arrivò, dopo una lunga agonia, al fallimento per bancarotta nel 2004.
Fu riformato in quella stessa estate da un trust composto dai tifosi che iscrisse la squadra all’ottava serie tedesca (vinta) con un buon seguito di pubblico, ma troppo scarso per mantenere il gigantesco Zentralstadion, nel frattempo rinnovato, e tornò a giocare nello storico impianto Bruno Plache Stadion. La squadra non riuscirà comunque più ad uscire dal pantano dei campionati regionali.

IN AGGUATO
Nel frattempo, dal suo remoto quartier generale sprofondato nella campagna salisburghese, Dietrich Mateschitz co-fondatore e co-proprietario della multinazionale austriaca Red-Bull produttrice di soft-drinks e proprietaria dell’omonima scuderia di F1 quattro volte iridata, decide di compiere il gran salto e investire nel calcio tedesco, la cifra iniziale a disposizione è di 50 milioni di euro da raddoppiarsi nel giro di un decennio con obiettivo dichiarato di portare il marchio Red Bull a giocare in Champions League e a vincere la Bundesliga.
Il primo suggerimento gli venne da un’amico, rispondente al nome di Franz Beckenbauer, che gli sussurrò il nome magico: Lipsia.
Red Bull già possedeva all’epoca squadre che portavano (e portano) il proprio nome: a Salisburgo, New York , Campinas (come Red Bull Brasil) e Sogapoke (come Red Bull Ghana).
Realtà diverse, ma anche progetti diversi comunque riuniti sotto un unico nome, unico stemma, stessi colori e soprattutto stesso portafogli tutti tesi a propagandare i nome della famosa e inbevibile bibita ai quattro angoli del globo.
Lipsia era un’altra storia, una città di oltre mezzo milione di abitanti in rapida ascesa economica, ma anche nuovo centro culturale in alternativa a Berlino con una scena musicale e giovanile importante e ,mediamente, portafogli pieni .
A ciò si aggiunse il fondamentale panorama calcistico locale, una grande e tradizionale piazza del calcio tedesco, storica, con la squadra più rappresentativa in crisi irreversibile ma in mano ai tifosi, uno stadio di recentissima e moderna ristrutturazione, pubblico potenzialmente numeroso.
Gli ingredienti ci sono tutti, manca giusto la squadra.
Abituato a non perder tempo , Mateschitz prende contatti con i dirigenti della seconda squadra cittadina il Sachsen FC, anch’esso in crisi finanziaria da diversi anni e impantanato in quarta divisione, l’ultima serie che ricade sotto l’egida della DFB per quanto riguarda il rilascio delle licenze.
Dopo mesi di trattative, ad un passo dall’accordo, la DFB pone però il veto all’accordo con la motivazione che la multinazionale avrà un peso troppo preponderante nel club.
Appena la notizia è resa pubblica cominciano anche le dimostrazioni dei tifosi che degenerano ben presto in scontri violenti, Mateschitz lascia la città.
Non essendo ovviamente uno che si da per vinto, dopo una pausa di riflessione (circa la quale mi interesserebbe sapere se abbia pensato che forse non era il caso di continuare), riprese le indagini.
Ebbe contatti e trattative ad Amburgo dove il suo piano di sponsorizzazione-speciale venne smascherato dall’associazione tifosi del Sankt Pauli ad accordi quasi conclusi, a Monaco di Baviera dove i dirigenti del Monaco 1860 non mostrarono nessun tipo di interesse e infine col Fortuna Dusseldorf altro club di grande tradizione, grande seguito e in difficoltà economiche.

La notizia della trattativa trapelò con alcuni particolari, tra i quali l cambio di nome in Red Bull Dusseldorf, scatenando le ire dei tifosi che inscenarono violente e prolungate proteste , ci fu anche uno strascico legale in quanto il regolamento della DFB vieta il cambio di nome per ragioni pubblicitarie e il fatto che un unico soggetto possegga più del 50% delle azioni di un club.
Davanti a questa cascata di problemi i dirigenti stessi del Fortuna posero fine alle trattative.

Red Bull virò nuovamente verso la Germania Est.
Ancora una volta il posto migliore per investire fu considerato Lipsia, il potenziale per stabilirci una nuova squadra di alto livello sembrò, ai dirigenti austriaci, di nuovo enorme.
Ma le difficoltà incontrate in precedenza nell’ambiente aggiunte ai problemi legali fecero cambiare opinione a Red Bull che nel 2009 si risolse a fondare un nuovo club.
Secondo i regolamenti l’iscrizione di un nuovo club avrebbe comportato l’iscrizione alla 12° serie, un po’ troppo lontana dal vertice.
La ricerca fini sulle squadre del 5° livello (Oberliga-Sachsen),il primo a non essere interessato dalle restrizioni della DFB in materia di controllo della proprietà.
La scelta cadde sul SSV Markranstadt, piccolo centro a una dozzina di chilometri dal centro di Lipsia.
Il presidente si dimostrò subito disponibile ad entrare in collaborazione con un gigante come Red Bull , ma nel giro di qualche settimana fu convinto, per la cifra di 350.000 euro, a vendere i diritti di partecipazione alla 5° serie a Red Bull GmbH e a togliersi di torno. Red Bull avrebbe aiutato il SSV Markranstadt ad iscriversi al campionato regionale (10° divisione o giù di li), e a mantenere il settore giovanile.

CALCI (AL SISTEMA)
Il 19 maggio 2009 viene fondata la nuova società, si chiama RasenBallsport Leipzig e V. abbreviato R.B. Lipsia (RB come Red Bull, contromossa che aggirerà la legge sulle sponsorizzazioni dirette una volta che la squadra accederà al campionato superiore).
Tutti e sette i componenti il consiglio all’atto della fondazione erano dirigenti della Red Bull GmbH.
La prima squadra fu presa in blocco dal Markranstadt e parteciperà alla 5° serie.
L’operazione deve essere ora approvata dalla federcalcio locale che impose anche 4 squadre giovanili in più, oltre alle tre assorbite dal SSV Markranstadt.
Non avendo nessuna squadra giovanile il RB Leipzig si rivolse ancora una volta al Sachsen FC, sempre in grave crisi economica ma dotato di buon vivaio e non più in grado di mantenerlo.
Il 13 giugno 2009 la federcalcio diede il via libera alla nuova società con la clausola di allineare il settore giovanile agli standard della categoria entro un anno. Pochi giorni più tardi il RB Leipzig assorbiva le quattro squadre giovanili del Sachsen Lipsia.
La prima partita fu giocata nel vecchio impianto del Markranstadt contro il SV Bannewtiz e vinta 5-0. La prima stagione si concluse con la prevedibile vittoria e promozione alla quarta serie.
Mateschitz a questo punto cambiò strategia globale annunciando che d’ora in avanti la squadra principale dell’universo Red Bull sarà quella di Lipsia, restituisce le squadre giovanili al Markranstadt e compra la prima squadra di una società vicina facendola diventare la sua seconda squadra, in seguito impianterà una sua Academy , nella pomposa terminologia odierna, settore giovanile dalle mie parti, che diventerà col tempo un autentica eccellenza e fornisce oggi l’ossatura della prima squadra. I campionati vengono via vinti , fino ad arrivare al 8 maggio di quest’anno quando con una vittoria per 2-0 sul Karlsruher SC, il RB Leipzig guadagna matematicamente la promozione alla Bundesliga. Si è trattato di una scalata prepotente, invisa agli avversari di ogni ordine e grado, e al tempo stesso inevitabile, perche?

Alla base del dissenso verso la società c’è la legge che in Germania vieta ad un unico soggetto di acquisire più del 50% della proprietà di un club al fine di evitare che il controllo sfugga dalle mani dei tifosi che, per chi si attiene alle regole (cioè tutti), rimangono i veri padroni del calcio tedesco.
Il RasenBallsport Leipzig differisce in questo completamente.
E’ stato creato da una multinazionale che ha creato una serie di consigli di amministrazione paralleli per gestire il club, tutti composti da dirigenti e dipendenti della multinazionale stessa, che ne rimane quindi l’unica padrona.
Da qui la rabbia del sistema calcio Germania e di tutti i tifosi, impegnati e non, caldi e non, che denunciano fin dall’inizio RB Leipzig di non rispettare la legge e quindi di concorrenza sleale. Nel 2014 al DFL (Lega professionisti tedesca) ha obbligato RB Leipzig a compiere alcune variazioni societarie al fine di ottemperare agli obblighi di legge, ma ancora una volta i dirigenti vi si sono adeguati secondo il proprio comodo e la proprietà del club è un entità che da fuori risulta quasi inesplorabile.
Per soprammercato inoltre il club fece sapere che non aveva nessuna intenzione di facilitare ne allargare l’ingresso dei tifosi ne di chicchessia altro nella compagine societaria, la quota di registrazione per l’ingresso nel membership era di €100 e la quota annuale di €800, il Bayern di Monaco offre quote minime che vanno di €60 agli €80.
Questo scatenò un pandemonio tra i tifosi e la lega costrinse RB Leipzig ad abbassare i prezzi delle quote e aprire le iscrizioni a chiunque ne avesse fatto richiesta, pena la non concessione della licenza per la serie B 2014/15.
Fino a quel momento il RB Leipzig contava solamente 9 soci!
E tutti dirigenti della Red Bull!
Da qui il risentimento, anche molto forte, dell’intera nazione (calcistica).

IL PROFETA
Visto comunque il successo e le quattro promozioni in sei anni, l’aspetto calcistico della vicenda non può essere trascurato e merita un approfondimento.
Il vero punto di svolta nelle fortune del RB Leipzig avviene nel giugno 2012 quando Ralf Rangnick viene assunto come direttore tecnico.
Rangnick è il vero profeta della nuova avanguardia calcistica tedesca, quindi (a mio parere) il re dell’avanguardia mondiale.
Una vita nel calcio, una dedizione assoluta, al gioco e una mente assolutamente non conforme ai dettami classici con una spiccata tendenza onirico-visionaria.
Folgorato dal Milan sacchiano, da dissertazioni con pallavoliste tedesche di primo piano, amichevoli contro la Dinamo Kiev del colonnello Lobanovsky , studi di astrofisica e da allenamenti zemaniani, Rangnick comincia le sue avventure e sperimentazioni a Ulm nel 1997 dove trova una squadra che langue senza obbiettivi nella parte bassa della classifica di terza divisione e, forte delle sue convinzioni fuori dell’ordinario, compie un autentico miracolo catapultando l’anonimo SSV Ulm 46 in Bundesliga con due promozioni consecutive scandite al ritmo di prestazioni mai viste.
Dopo un paio di incarichi allo Stoccarda e al’Hannover 96, grazie alle quali si affaccia alla realtà della Bundesliga, nel 2004 Rengnick firma con lo Schalke 04 dove le sue sperimentazioni continuano ma i risultati scareseggiano.
Viene allontanato nella primavera dell’anno seguente.
Il suo operato non sfugge però all’occhio attento dei dirigenti dell’Hoffenheim che lo ingaggiano nell’estate 2006.
La squadra è iscritta alla terza serie e il club ha grandi progetti.
Secondo capolavoro per lui che con altre due promozioni consecutive, spalanca al piccolo club del Baden-Wurttemberg le porte della Bundesliga. Ritorna allo Schalke dove stavolta ha più fortuna e conduce il glorioso club alla vittoria in Coppa di Germania nel 2011 oltre che alla semifinale di Champions League dello stesso anno (passando per una straordinaria demolizione dell’Inter a S.Siro per 5-2).
Si dimette poco dopo per ‘sindrome da affaticamento’ , tale è la sua immedesimazione nel ruolo di allenatore che dopo periodi di intensa attività rimane completamente senza risorse fisico-mentali, ‘non ho più le forze per condurre il club ai successi che gli competono, lascio’ , dichiarò. Una volta recuperate le forze firma per la Red Bull e diventa contemporaneamente direttore sportivo del RB Salisburgo e del RB Lipsia (altre connessioni pericolose a proposito di multiproprietà calcistiche), quando infine assume l’incarico di allenatore a Lipsia si dimette da quella di DS a Salisburgo.
La squadra è in Zweite Bundesliga e ancora una volta Rengnick fa centro conquistando la promozione alla Bundesliga.

AVANGUARDIA
Rengnick prende le redini della squadra e instaura subito il suo credo visionario.
Corsa forsennata mirata al sacrificio collettivo e supremo, riconquista della palla altissima e , possibilmente, immediata. E’ questa la base del gegenpressing, la nuova tendenza calcistica tedesca.
Tempi di reazione velocissimi sia per la riconquista della palla che per la finalizzazione una volta effettuata la riconquista (apparentemente entrambi inferiori ai 10 secondi) , schemi esclusivamente verticali con bando totale del passaggio indietro o laterale. Gli allenamenti sono mirati ad accrescere la capacità di reazione, del singolo e collettiva, una volta entrati in possesso di palla. Indispensabile un età media piuttosto bassa (24 anni) per meglio plasmare i propri calciatori. Importantissima nella dottrina di Herr Rengnick l’assunto che la tattica (in barba ai cialtroni che governano e gestiscono il calcio in italia) non conti più del 30% in una partita, mentre il rimanente 70 è un mix di gestione di situazioni limite, e della psicologia del gruppo. Gli ingenti mezzi finanziari messi a disposizione da Red Bull hanno permesso di realizzare un centro sportivo cucito a misura per le attività sportive del club così come concepite da Rengnick, ivi inclusa la già menzionata Academy .
La promozione alla Bundesliga arriva con il secondo posto alle spalle del Friburgo, ma non era parsa mai veramente in discussione , e come ottimamente previsto ai piani alti della multinazionale, anche la risposta di pubblico è stata all’altezza: la media spettatori/partita stagionale registrata è stata di 29.444 spettatori.
Nell’estate Rengnick si tira di nuovo in disparte riassumendo la carica di Direttore Sportivo e affida la guida della prima squadra al quarantanovenne austriaco Hans Hasenhuttel, suo fervente discepolo e artefice del miracolo Ingolstadt anche’esso assurto alla gloria della Bundesliga seguendo una parabola simile a quella di Hoffenheim e RB Leipzig.
Ancora una volta la sua creatura dimostra di avere gambe solide e oggi, quasi a metà campionato, si trova in testa alla classifica seppur in coabitazione con l’onnipotente ed onnipresente Bayern Monaco e ancora una volta le previsioni di Mateschitz si realizzano, tutte le partite in casa del RB Leipzig fino ad ora han fatto registrare il tutto esaurito, 44.500 spettatori.

IL FUTURO E’ ADESSO
Incuriosito dal nome, e fuorviato inizialmente dall’evocativo nome Lipsia, l’anno scorso ho guardato un paio di partite del RB Leipzig, due anche quest’anno più alcuni spezzoni.
La squadra gioca in modo incredibilmente compatto, è difficile intravvedere dei cambi passo visto che il ritmo-base imposto mi è parso sempre già molto alto.
Quello che spicca è la metodicità dell’esercizio, reiterato sistematicamente fino a quando si arriva al tentativo vincente e la verticalità del gioco praticata senza soluzione di continuità: un gioco totalmente schematico.
Si nota anche la mancanza di due-tre giocatori maggiormente dotati rispetto alla media e quella di un vero goleador (il centravanti Poulsen, scarso, ma elogiatissimo dai neofiti che fissano la data di inizio del gioco del calcio al 1993 e non al 1858, ha segnato fin qui una sola rete).
Appare chiaro comunque lo scarto netto a livello di mentalità rispetto al passato o molto più semplicemente rispetto alla concezione classica di squadra. Devo ammettere che per certi versi ne sono ammirato e durante qualche pezzo di partita anche conquistato.
Al di la della trattazione precedente quello che mi salta al mio occhio è la pazienza con la quale i giocatori interpretano la gara, chiaro segno che la disciplina comportamentale e soprattutto mentale (nel accettare condotta e disciplina di gara senza sbavature e gli allenamenti a ciò necessari) è importantissima nello sport di squadra, e ancor di più nello sport di squadra tedesco.
Un'altra considerazione è il coraggio mostrato dai dirigenti calcistici tedeschi negli ultimi vent’anni, ma in particolare dopo il fallimento del mondiale 2006, nell’accantonare le vecchie strade per intraprendere nuove vie. Questo a permesso al movimento di cambiare pelle, con la benevola protezione dei vertici, e di creare realtà di assoluta eccellenza. Il titolo mondiale del ’14 è anche figlio di tutto questo, Lowe è un innovatore, un fine conoscitore nonché un grande comandante.
Certo la genesi societaria del RB Leipzig getta un’ombra lunga sulla legittimità (morale e perfino legale) della sua posizione ma non si può non riconoscerne i meriti indiscussi. Il mio animo rimane combattuto tra la novità, qualcuno che finalmente tolga il titolo al Bayern, e la storia del club che nonostante tutti i miei sforzi di documentazione e comprensione continua a sembrarmi per così dire poco chiara.
Faccio mia la dichiarazione di Hans-Joachim Watzke, direttore generale del Borussia Dortmund, che al corrispondente BBC che gli chiedeva se vedesse nel RB Leipzig un altro Leicester City ha risposto

“ Non c’è storia dietro al RB Lipsia, a Leicester si.
E’ un club costruito per aumentare i profitti della Red Bull e nient’altro.
Va bene per il campionato perché ha aperto la lotta al titolo ma i club in Germania sono proprietà dei tifosi e non delle multinazionali”


Ed è proprio questa la pietra angolare della questione.
Non ne esce bene neppure nemmeno la Premier League ormai diventata un’impresa multinazionale dello spettacolo sul modello americano di NBA e NFL, dove si pagano minimo 35 sterline per entrare alla partita , gli allenatori sono i migliori, i più pagati ma non aggiungono niente al calcio inglese in termini di innovazione, propongono le loro ricette collaudate, ed in alcuni casi stantie, che producono con ingredienti (i calciatori), costosissimi e pagati a prezzi fuori mercato con i soldi che il board della PL riesce a strappare con contratti televisivi scandalosi conclusi a livello mondiali, ma il tifoso medio deve rinunciare allo stadio, o impiccare lo stipendio per andarci.

Ancora Watzke:
“Il calcio tedesco è dei tifosi, i club appartengono ai tifosi, le politica dei biglietti da noi è di prezzi bassi.
Abbiamo ogni settimana centinaia di tifosi inglesi che vengono a Dortmund dove si può comprare un biglietto con 11 euro.”


Largo all’avanguardia!

P.S. Con i casi come Manchester City e sceicco Mansour, PSG e non so quale altro sceicco, la proprietà del Liverpool che fa parte di un unico conglomerato comprendente Boston Red Sox e altro, società cinesi appoggiate dal governo che offrono 84 milioni di euro a Tevez 32enne seppur valido o 40 al trentenne Pellè, bravo ma mai eccelso, siamo sicuri che il male nel calcio sia rappresentato solo dal Red Bull Leipzig?

martedì, gennaio 03, 2017

I migliori album del 2017



Come ogni anno da queste parti ci si diverte a stilare un’ipotetica classifica di quelli che saranno/potranno essere i migliori album dell’anno che verrà.
Già fatto più volte in passato, con risultati apprezzabili (più che altro sono i miei gusti ad essere prevedibili....).


2011
http://tonyface.blogspot.com/2011/01/i-migliori-album-del-2011.html

2012
http://tonyface.blogspot.it/2012/01/i-migliori-album-del-2012.html

2013
http://tonyface.blogspot.it/2013/01/i-migliori-album-del-2013.html

2014
http://tonyface.blogspot.it/2014/01/i-migliori-album-del-2014.html

2015
http://tonyface.blogspot.it/2015/01/i-migliori-album-del-2015.html

2016
http://tonyface.blogspot.it/2016/01/i-migliori-dischi-del-2016.html

Ebbene l'annuncio che PAUL WELLER ha fatto sulla prossima uscita di A KIND REVOLUTION, nuovo album previsto per la primavera mette (spero...) in riga tutto il resto.
C'è anche molta curiosità sul nuovo dei JESUS and MARY CHAIN e su quello dei BLONDIE (con carrellata di ospiti, da Johnny Marr a Joan Jett).
Mi piacciono i REAL ESTATE e il nuovo album lo attendo con impazienza mentre mi aspetto cose buone da ZACH LA ROCHA, Flaming Lips e Gorillaz.
Nel consueto, sempre amato, ambito gerontofilo ogni anno è sempre buono per attendere qualche segnale sonoro dalle parti di Townshend/Who mentre la vociferata reunion dei KINKS chissà se porterà anche un riscontro discografico...speriamo che nessuno si accanisca troppo sul cadavere di BOWIE con inediti e outtakes (vale anche per la lunga lista di scomparsi).
PAUL MC CARTNEY manca da un po', qualsiasi novità è più che gradita. Speriamo si astenga RINGO, sempre più deludente nelle sue uscite.
KING GIZZARD and the LIZARD WIZARD se ne usciranno con ben CINQUE album (il primo dei quali è davvero ottimo).
Steve Gunn, Yuseff Kamaal, Spitfires, sarebbe bello sentire un album nuovo, dopo le ottime prestazioni del 2016.

In ambito SOUL come sempre ci sarà da divertirsi mentre posso già anticipare l'alta qualità di "Love & austerity" dei PAMA INTERNATIONAL, album edito dalla Record Kicks, improntato a ska e reggae.
In attesa che KAMASI WASHINGTON ci riservi un'altra sorpresa dopo "The epic" di due anni fa.

In Italia CESARE BASILE e JULIE'S HAIRCUT hanno pronti due album di altissima qualità mentre in arrivo anche "Il Sentiero delle Tartarughe" dei NO STRANGE (oltre ad un libro dedicato alla loro storia ultra decennale), il nuovo album dei FIVE FACES (aspettiamo in questo senso, per restare in ambito Mod novità anche da MADS e RUDI) e l'esordio solista di ALEX LOGGIA con una valanga di ospiti.

lunedì, gennaio 02, 2017

Statistiche 2016



Un po’ di consuete statistiche annuali per il BLOG.
Dopo un periodo di calo e una tenuta nel 2015, il 2016 ha segnato una decisa ripresa.

130,400 gli accessi (9.000 in più dello scorso anno, 121.500) per commentare i 342 post del 2015.
Erano stati 120.500 nel 2014, 139.482 nel 2013, 144.211 nel 2012, 105.973 nel 2011.

Una media di 357 accessi quotidiani.

I post più visti sono stati:

Fenomenologia di Bello Figo con 4.424 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/12/fenomenologia-di-bello-figo.html

La recensione di "Post pop depression" di Iggy Pop con 3.613 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/03/iggy-pop-post-pop-drepression.html

Fenomenologia di Salmo con 2.122 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/02/fenomenologia-di-salmo.html

I migliori dischi italiani del 2016 con 2.019 accessi
http://tonyface.blogspot.it/2016/12/i-migliori-dischi-italiani-del-2016.html

Bene anche la recensione degli Who a Milano e il post dedicato ad Ari Paffgen (figlio di Nico e Alain Delon).
Sempre più seguita la rubrica domenicale "Alla fine del mondo".

Attualmente dalla sua nascita, 12 anni fa, gli accessi sono 1.050.000 circa.

Un ringraziamento a tutti i collaboratori che hanno contribuito con i loro scritti (e che invito a continuare, estendendo la proposta anche a nuovi aiutanti), alle decine di commentatori abituali che rendono vivo e frizzante questo blog, a quelli che si “limitano” a leggere, a tutti i nuovi arrivati da queste parti.
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