Riprendo l'articolo che ho scritto lo scorso sabato per "Alias" de "Il Manifesto".
In pochi riconosceranno nel protagonista di questa storia un personaggio che ha influenzato in maniera diretta e sostanziale le famose movenze che hanno reso famosi alcuni Re della musica moderna, da Elvis Presley a James Brown a Michael Jackson.
Neppure immagineranno che dietro alle sue foto patinate c’era una persona dissoluta, alcolista, più volte incarcerato e accusato di abusi sessuali.
Ancora più se ne ascoltiamo la voce vellutata, elegante e raffinata che accompagna certe ballate zuccherose come “Lonely Teardrops” o i suoi più grandi successi, il rock ‘n’ roll swing del 1958, “Reet Petite”, l’avvolgente soul “(I Get the) Sweetest Feeling” del 1968 (ripreso anche da Erma Franklin e Edwin Starr) e il proto funk “(Your Love Keeps Lifting Me) Higher and Higher” del 1967, questi ultimi due diventati vere hit nei dancefloor della scena Northern Soul dagli anni Settanta in poi.
Parliamo di Jackie Wilson, nato nel 1934, una vita martoriata da ogni tipo di guaio, personale e giudiziario, lutti, arresti, dipendenze, scomparso nel 1984, dopo un lungo calvario, seguito a un infarto sul palco, nel 1975.
Cresciuto nei sobborghi di Detroit, fin da giovanissimo si aggrega a una gang, si appassiona all’alcol, tanto quanto alla musica, nel consueto coro gospel, nonostante non fosse affatto religioso e volesse solo raccattare qualche soldo da spendere in modo molto meno spirituale.
Nel frattempo fa in tempo a lasciare la scuola, finire in riformatorio, abbracciare una discreta carriera di pugile, mettere incinta la fidanzata.
E siamo solo ai suoi diciassette anni.
Per fortuna la musica gli lancia una mezza àncora di salvezza.
Le sue capacità vocali attirano l’attenzione, incomincia una breve carriera solista per poi passare al gruppo vocale dei Falcons, insieme al cugino Levi Stubbs, poi protagonista di una fulgida carriera con i Four Tops. Viene scoperto da Johnny Otis (che compose il classico “Hound Dog” e lanciò Etta James, tra le tante cose).
Canta per un po’ con i Dominoes per approdare di nuovo alla carriera solista e partire con “Reet Petite” (composto da Berry Gordy Jr, in procinto di fondare una delle etichette più influenti di sempre, la Motown Records). Sarà un successo minore per poi trovare un’inaspettata popolarità trent’anni dopo, nel 1986, quando sarà corredato da un video animato che spopolerà in Inghilterra ed Europa, vendendo quasi un milione di copie.
Farà meglio con “Lonely Teardrops”, sempre nel 1958 che vola nelle charts americane ai primi posti.
Jackie Wilson diventa popolarissimo soprattutto per le sue esibizioni dal vivo, fatte di piroette, spaccate, mosse sessualmente allusive (per i tempi), ancheggiamenti, ammiccamenti.
Si inginocchia, si toglie la giacca, la lancia al pubblico, suda abbondantemente (la leggenda vuole che bevesse litri di acqua con il sale per favorire la sudorazione e apparire più attraente e credibile), si agita, muove i piedi velocemente con piccoli e veloci passetti, chiama ragazze del pubblico a salire sul palco per un bacio.
Caratteristiche a cui si rifaranno esplicitamente, per loro stessa ammissione, James Brown, Michael Jackson e soprattutto Elvis Presley con cui stringe un’affettuosa e duratura amicizia.
Lo chiamano “Mr.Excitement” e successivamente il “Black Elvis”.
Elvis sottolineò che se lui era l’Elvis nero, significava che “io sono il Jackie Wilson bianco”. Entra ben presto nel circuito televisivo, la sua musica è gradevole e mai oltraggiosa (come la poteva essere quella dei bluesmen o di Little Richard, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, lo stesso Elvis) e ogni apparizione garantisce uno spettacolo unico.
La sua carriera prosegue a suon di successi, tra i quali “Baby Workout” e “Night” che arrivano al milione di copie. Collabora con Count Basie, LaVern Baker e si trova i mitici Funk Brothers a suonare in molti dei suoi dischi.
I già citati “(I Get the) Sweetest Feeling” e “(Your Love Keeps Lifting Me) Higher and Higher”, mantengono alta la sua popolarità, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta.
Fuori dal palco però non cambia stile di vita.
Viene arrestato per percosse a un poliziotto ma anche per molestie sessuali che sembrano essere una prerogativa piuttosto frequente (anche Patti Labelle parlerà in una sua autobiografia delle “attenzioni” ricevute da Wilson nei camerini prima di un concerto) oltre all’arrivo di sostanze stupefacenti ad affiancare la predilezione per l’alcol.
Fu anche vittima di un colpo di pistola da parte di una delle tante fidanzate che gli costò l’asportazione di un rene e l’impossibilità di estrarre la pallottola, troppo vicina alla spina dorsale.
Il management fornì una versione diversa per nascondere le sue discutibili abitudini.
Anche da un punto di vista finanziario la sua vita è un disastro.
In epoche in cui la gestione dei diritti era un contesto selvaggio e senza regole, finisce tra le mani di manager senza scrupoli che, nonostante i grandi successi e i milioni di dischi venduti, lo lasciano sostanzialmente al verde.
L’agenzia delle entrate americana gli sequestra la casa per tasse mai pagate.
Riuscì faticosamente a rientrarne in possesso mentre un tribunale stabilì che il manager e l’etichetta gli dovevano almeno un milione di dollari (cifra immensa per l’epoca). Il processo si protrasse fino a dopo la sua morte e Jackie Wilson non poté mai usufruire della somma, lasciando, anzi, un’ingente somma di debiti.
Un altro aspetto altrettanto traballante è quello della vita privata.
Divorziò dalla prima moglie, da cui ebbe quattro figli, sposò la sua amante (da cui ne aveva parallelamente avuto un altro).
Nel 1970 un suo figlio fu ucciso durante una lite con un colpo di pistola. Wilson cadde in depressione e si tuffò nell’alcol, rimanendo recluso per alcuni anni.
Anche altre due figlie morirono, una delle quali uccisa per una questione di droga. Wilson ebbe anche numerosi altri figli, mai riconosciuti, fuori dai matrimoni, incluso Bobby Brooks Wilson che ha intrapreso la carriera artistica riproponendo le canzoni del padre. Anche la sua morte è stata esagerata, spettacolare, unica, nella sua tragicità.
Il 29 settembre 1975, mentre partecipava al “Good Ol' Rock and Roll Revue” di Dick Clark, a Cherry Hill, nel New Jersey, mentre cantava la sua hit "Lonely Teardrops" alle parole "My heart is crying" si accasciò teatralmente sul palco.
Il pubblico applaudì, i musicisti rimasero immobili, pensando tutti a una delle sue trovate. Ma dopo poco fu palese che si trattava di un malore.
Jackie aveva avuto un infarto.
Fu trasportato in ospedale dove cadde in uno stato comatoso da cui non si riprese più, se non a tratti, quando aveva rari momenti di coscienza ma incapace di parlare e muoversi.
Mori il 21 gennaio del 1984.
Durante la degenza il vecchio amico Elvis Presley pagò la maggior parte delle spese medico/ospedaliere.
A Jackie Wilson sono arrivati prestigiosi e affettuosi tributi da parte di alcuni grandi della musica, da Michael Jackson che gli dedicò il suo Grammy Award ricevuto per l’album “Thriller” nel 1984, l’amico/collaboratore Berry Gordy Jr, lo ricordò nella sua autobiografia del 1994:
“Il più grande cantante che abbia mai sentito. L'epitome della grandezza naturale. Sfortunatamente per alcuni, ha fissato lo standard che cercherei per sempre nei cantanti".
Smokey Robinson: "Jackie Wilson è stato il cantante e l'artista più dinamico che abbia mai visto". Bobby Womack ha aggiunto: "Per quanto mi riguarda, era il vero Elvis Presley”.
E infine Van Morrison che nel 1972 scrisse “Jackie Wilson Said (I’m in Heaven When You Smile)”, poi ripresa dai Dexy’s Midnight Runners di Kevin Rowland, che dall’impostazione vocale di Wilson ha decisamente imparato tanto.
martedì, gennaio 20, 2026
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