martedì, febbraio 10, 2015

Il giorno in cui i Beatles incontrarono Bob Dylan e la marijuana



ANTONIO ROMANO ci porta al dettaglio di un giorno piuttosto importante per la storia del rock.

Spesso, riflettendo tra me e me, mi soffermo al pensiero di come le vite di ciascuno di noi, intrecciandosi, lasciano segni che fanno deviare inesorabilmente lo scorrere degli eventi.
L’aneddoto che sto per raccontare è proprio uno di questi intrecci di vite e di situazioni che sono andati a cambiare il corso dei giorni, anche se questo episodio, oltre che i suoi protagonisti, ha coinvolto milioni di altre persone negli anni a venire.
28 agosto del 1964, New York.
I Beatles, avendo appena terminato un concerto, si stavano rilassando nel loro hotel.
Ad un certo punto la security aprì la porta, lasciando entrare in camera Bob Dylan, uno degli artisti più amati dai quattro ragazzi di Liverpool, i quali, secondo quanto raccontano, la prima cosa che pensarono è che se lo immaginavano più alto.
Subito Dylan venne accolto, si accomodò insieme a loro, Brian Epstein, il manager dei Beatles, gli offrì da bere e poi i ragazzi gli porsero, in segno di benvenuto, delle anfetamine, che fino ad allora era l’unica droga che usavano regolarmente per sostenere i carichi di lavoro durante i tour.
E qui arrivò il momento della svolta.
Dylan le rifiutò e propose: “Dai, ragazzi, ho con me qualcosa di più naturale, qualcosa di verde: marijuana!”.
Scambi di sguardi tra i quattro Beatles, secondi di imbarazzo, perplessità, e con timidezza furono costretti ad ammettere di non averne mai fatto uso.
Al che Dylan, sbalordito, chiese: “Cosa? E quella vostra canzone nella quale dite I get high? A cosa si riferiva?”. Dopo qualche altro secondo di imbarazzo generale, Lennon si fece coraggio e rispose che, in realtà, il verso corretto di “I want to hold your hand” diceva I can’t hide.

Ok, Bob Dylan, comportandosi da Bob Dylan, non si scompose, si tolse di tasca il sacchettino dell’erba, rollò una canna e la porse a John.
Questi la prese in mano, guardandola perplesso, qualche secondo di timidezza e risolse il tutto passandola, ancora spenta, e giustificandosi dicendo “lui è il mio assaggiatore ufficiale”, a Ringo.
Il quale non fece una piega, la accese e se la fumò tutta da solo, incurante o, meglio, ignaro dell’usanza di passarla e condividerla.
Ancora una volta Bob Dylan fu costretto a mantenere la disinvoltura che un Bob Dylan deve avere e, impassibile, estrasse altra marijuana dal sacchetto e rollò canne sufficienti per tutti, cioè per sé, per i Beatles, per il loro manager Brian Epstein e per il giornalista Al Aronowitz, anch’egli presente quella sera.
Rammenta Lennon:
“Non mi ricordo molto di quello che ci siamo detti.
Mi ricordo che abbiamo fumato, bevuto vino, ci siamo comportati come le rock star ed abbiamo riso molto, sai, e detto cazzate. Ce la siamo spassata.”

Paul McCartney, invece, racconta di essersi sentito da quella sera una persona più profonda, una persona che, per la prima volta in vita sua, stava pensando, pensando profondamente.
Perciò chiese al tour manager, Mal Evans, di seguirlo tutta la sera, con taccuino e penna, per annotare tutto ciò che di intelligente avesse da dire.
“Parlai per tutto il tempo della storia dei livelli della vita, e dissi che ad ogni livello avrei incontrato sempre le stesse persone, le avrei riconosciute e con una metamorfosi sarei passato al livello successivo. La mattina dopo Mal mi diede quegli appunti, e sopra c’era scritto: Ci sono sette livelli! Davvero, se ci ripenso ora, non era male quella roba, intendo non era male per un principiante.
Ma, rileggendo, ricordo che ci pisciammo addosso dalle risate. Che cazzo ho detto?
Che cazzo sono i sette livelli? Ma riflettendoci, quelle parole potevano essere un buon riassunto, si, si adattavano abbastanza a quello che dicono molte religioni, anche se allora non ne sapevo nulla di queste cose.”


Quell’incontro, e soprattutto quella marijuana, per i Beatles, forse, fu la svolta decisiva, o una delle varie in quegli anni densi di creatività.
Da quel giorno, stando a quanto racconta Lennon, “iniziammo a fumare erba a colazione, e quando dicevamo Facciamoci una risata erano le nostre parole in codice per dire Fumiamoci un po’ di marijuana.”
E George aggiunge al ricordo: “quelle volte che fumavamo insieme nei bagni degli alberghi, erano le uniche volte in cui riuscivamo a trovare un po’ di pace.”

Ma, soprattutto, ed è quello che più interessa a noi, fu la loro musica ad evolvere, ad innalzarsi (il dylaniano I get high?).
Il loro successivo album, “Rubber Soul”, edito nel dicembre seguente, fu quello che inaugurò l’era dell’influenza delle droghe (per ora era la marijuana, poi sarebbero arrivati gli acidi) sulla composizione e sul contenuto dei brani.
“Got to Get You Into My Life”, contenuta in “Revolver”, come è noto, fu il personale omaggio di Paul alla marijuana ed alle meravigliose esperienze che con lei viveva, sebbene il testo, appassionato e sognante, potesse sembrare dedicato ad una donna.
E persino quell’I get high ritornò e comparve realmente in un loro brano, cantato da Ringo, il primo Beatle che quella sera aveva fumato la marijuana, in “With a little help from my friends”, da “Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band”.


12 commenti:

  1. Questo episodio e'stato ricreato nel film biografico dedicato a Bob Dylan dal titolo "I am not there",diretto da Todd Haynes... 6 attori diversi tra i quali Richard Gere,Heath Ledger,Christian Bale e persino Cate Blanchett(una donna che fece la parte di Dylan nel periodo 1965-66,ovvero quando comincio'a suonare la chitarra elettrica)fanno la parte di Bob Dylan a seconda del periodo.
    Comunque sia,fumare erba ha senz'altro giovato alla loro carriera a livello di creatività'.... da
    Revolver in poi capolavori assoluti... Paul67

    RispondiElimina
  2. La più bella è quando fa la canna per tutti e Ringo se la fuma tutta...avrà pensato "figa che pazienza con 'sti burini inglesi"

    RispondiElimina
  3. Che poi in quel magico 1964, Bob aveva 23 anni e i Fab4 sui 20, 21!

    RispondiElimina
  4. Infatti è pazzesco pensare che 'sta "gente" ha scritto capolavori eterni, pazzeschi a quell'età...incredibile (in epoca di gerontorock

    RispondiElimina
  5. Epica del R&R!!

    Ci sono incontri che cambiano la vita..sono d'accordissimo.
    Questo incontro che produsse magia nel tempo a venire e' stato uno dei più importanti.
    Forse c'era un accenno nel libro Shout!..di sicuro si parla della fumata a Buckingham Palace prima dell'onorificenza (aneddoto riportato da John ma smentito da Paul e George in ogni caso moooolto suggestivo).

    Sia come sia io ringrazio Paul per questo verso magnifico..

    Found my way upstairs and had a smoke,
    Somebody spoke and I went into a dream

    C

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quella dell'assaggiatore dovrebbe essere anche nel libro di Albert Goodman

      Elimina
  6. @Gallo: il giorno in cui C.Zebra&i Metallurgici incontraroro Humphrey Bogart..

    C

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non mi ero portato l'assaggiatore, quindi dovetti provvedere di persona.

      Elimina
  7. in realtà nel 1964 John e Ringo avevano 24 anni (John li avrebbe compiuti entro pochi mesi, Paul 22 e George 21 e mezzo...

    RispondiElimina

Related Posts with Thumbnails