mercoledì, dicembre 12, 2018

Ronnie Lane - The passing show



In un'ora la vita (e la triste fine) di RONNIE LANE, dagli Small Faces ai Faces agli Slim Chance.
A parlarne, oltre a suoi brevi interventi d'archivio, Eric Clapton, Pete Townshend, Kenney Jones, Ian Mac Lagan e tanti altri amici e colleghi.

Molto commovente quanto semplice e intenso.
Un documentario (regia di James Mckie) bello e riuscito.
Da non perdere.

https://www.youtube.com/watch?v=S6mpuMwLnak

martedì, dicembre 11, 2018

16 Ottobre 1968 Manchester United - Estudiantes La Plata 1-1



A cura di ALBERTO GALLETTI

TRILOGIA DEL TERRORE - PARTE SECONDA
Seconda puntata della trilogia del terrore, forse la meno celebre e meno cruenta delle tre, ma pur sempre un contesto di legnate di tutto rispetto.

Protagonisti questa volta il Manchester United, prima squadra inglese a vincere la Coppa dei Campioni, raggiunta dopo una rincorsa decennale seguita al disastro di Monaco, e l’ Estudiantes La Plata, vincitore del suo primo campionato argentino nel ’67 e clamorosamente trionfatore in Libertadores l’anno dopo. Erano costoro il frutto della mente di Osvaldo Zubeldia, allenatore che nel giro di poco più di una stagione trasformò una squadra da retrocessione in una macchina da vittorie.

L’Estudiantes fu la prima squadra al di fuori delle cinque grandi tradizionali di Baires, nonchè la prima da fuori la capitale a vincere il campionato professionistico argentino.
Miracolo?
Una specie.
Zubeldia si sbarazzò dei vecchi titolari rimpiazzandoli quasi per intero con la juniores, nota in giro per le pampe come La Tercera que mata, giovani manigoldi senza paura che misero a soqquadro il già tremendo campionato argentino prima e l’intero Sudamerica poi. Zubeldia se possibile portò il livello di cinismo (per l’epoca s’intende, oggi è pratica comune) a livelli mai raggiunti prima.
Fu l’esponente di punta di un movimento di reazione all’atteggiamento calcistico argentino tradizionalmente votato al bel gioco corale condito da abbondanti dosi di talento, reperibile a vagonate negli sterminati sobborghi bonaerensi, che finì schiacciato dai carri armati cecoslovacchi al mondiale del ’58: sconfitta 6-1 nel match decisivo, ultimo posto nel girone, eliminazione, orgoglio ferito e reazioni fuori controllo dettate da passione violenta e sangre caliente. Ne venne fuori una banda di picchiatori in magliette da calcio a strisce biancorosse, raccolta intorno all’unico che sapesse cosa fare con un pallone tra i piedi, molto bene tra l’altro, il funambolico Juan Ramon Veròn ,detto ‘la strega’, padre di Sebastian.
Gli altri, pronti a tutto e trascinati dall’ ineffabile dottor Carlos Bilardo, ginecologo, si occupavano di persuadere con le cattive gli avversari a star lontani da Veròn e dalla loro porta. Calcisticamente basavano la loro forza sull’intimidazione, ma Zubeldia fu forse il primo al mondo a fare uso sistematico della trappola del fuorigioco, così che gli avversari, in special modo gli inglesi, non riuscissero a far decollare il ritmo della partita.
Era anche scaltro tatticamente e, con le poche informazioni disponibili aveva scovato i punti deboli dello United: sui calci piazzati eran mal messi e Charlton, fulcro del gioco andava annullato.
Saranno anche strafavoriti, disse, ma son sempre uomini, come noi e in undici, come noi. Il suo piano fu semplice, cross da farsi sul secondo palo e marcatura asfissiante di Togneri su Charlton. Questo, unitamente a falli durissimi, entratacce, proteste continue e provocazioni di ogni genere, al fine di spezzettare il gioco e ‘sconcentrare’ gli avversari. In termini calcistici un piano criminale, ma considerando dove ci troviamo col calcio oggi, forse non poi così grave.
Di certo oltrepassarono il confine del lecito in più di un’occasione. I brasileri del Palmeiras ebbero a lamentarsi parecchio durante e dopo le tre partite di finale. Delle lamentele interne all’Argentina poco o niente si sa.

Gli inglesi, che si aspettavano un ambiente parecchio ostile dopo i fatti del ‘66, furono invece accolti a Baires con tutti gli onori. Party, partite di polo e ricevimenti ufficiali di dignitari furono dati in loro onore, ma Zubeldia era in agguato anche fuori dal campo.
Senza preavviso cancellò all’ultimo secondo la partecipazione dei suoi al più importante di questi ricevimenti mandando Busby, che si stava prodigando in uno sforzo di appeasement con il paese ospitante, su tutte le furie. Bontà sua, forse pensava di essere ad un tour del MCC e non nel turbolento Sudamerica di fine anni sessanta per farsi fuori la Coppa Intercontinentale contro la squadra del posto. Le pre-tattiche di Zubeldia andarono a segno. L’attacco premeditato agli avversari coinvolse anche la stampa, Stiles definito un assassino, si ritrovò inconsapevolmente al centro dell’attenzione mediatica più di George Best e per motivi opposti. Ne fecero eccezione le condizioni ambientali il giorno della partita, oltre 2.000 poliziotti in servizio alla Bombonera (il campetto dell’Estudiantes era troppo piccolo) e clima ostile sugli spalti tanto che la nazionale gallese di rugby, in tournèe in Argentina, fu persuasa a non presentarsi allo stadio. I problemi però furono tutti all’interno del rettangolo verde. Si cominciò proprio con Stiles, bersaglio di una borsa di plastica piena di carne durante il riscaldamento. Sempre il povero Nobby dopo 4’ fu spianato da una violenta gamba tesa di Bilardo che lo mandò a ruzzolare per parecchi metri. Appena ripresosi Stiles restituì la cortesia, ma Bilardo, ben determinato a continuare la sua opera intimidatoria, lo prese a sputi e poi gli rifilò una testata che lo stordì per un po. Stiles riprese a giocare ma confessò poi che vide doppio o sfuocato da li all’uscita dal campo, forse perché nello scontro gli caddero le lenti a contatto che Bilardo gli frantumò coi tacchetti. Lamentele anche per Law che accusò gli argentini di averlo più volte tirato per i capelli e dato dolorosi pizzicotti. Famigerati anche i chiodi che Bilardo, Aguirre-Suarez e qualche altro portavano nascosti nei calzettoni e che usavano per colpire gli avversari in barriera o situazioni di contatto. Qualche inglese ne accennò timidamente, Rosato l’anno dopo lo disse invece chiaro e tondo.

Al 28’ Stepney sbaglia prima a posizionarsi e poi ad uscire, troppo avanti, su un corner da sinistra e viene scavalcato dalla parabola del pallone, dietro di lui Togneri svetta e inzucca l’ 1-0. La Bombonera, ordigno a spoletta, esplode; l’arbitro assegna il gol a Conigliaro.
Gli argentini hanno adesso buon gioco, arroccati dietro menano a tutto spiano, spezzettano il gioco e ripartono in contropiede.
Lo United non riesce a trovare il bandolo, troppo caos, lo stordimento ambientale concepito da Zubeldia funziona. Riesce comunque a pareggiare al 38’, Sadler infila il portiere in uscita su imbeccata di Charlton ma l’arbitro annulla per posizione di offside, Bobby protesta furiosamente, gli argentini, Bilardo in testa, accorrono pure verso l’arbitro in contro protesta, deliberatamente destabilizzante e provocatoria: maestri dell’ anticalcio. Le provocazioni continuarono su Stiles, che gli argentini avevano individuato come punto debole sulle provocazioni.
Nobby resse bene ad una sequela di testate, pugni, calci e sputi fino a quando reagì colpendo Bilardo, che sceneggiò spudoratamente, e finì sul taccuino dell’arbitro. Ci finì una seconda volta al 79’ per aver alzato il braccio a reclamare un fuorigioco e venne espulso.
Poco dopo Charlton subì un’entrataccia volante e rimediò quattro punti di sutura alla testa .
Best dichiarò alla fine, i palloni 50-50 non tentavo neanche di prenderli, troppo rischioso.
Non dovremo tornare qui mai più, scandaloso.

Pochissimi diedero il benvenuto agli ‘studenti’ argentini al loro ingresso in campo ad Old Trafford, forse giusto i trecento intrepidi giunti da La Plata.
Pioggia fredda e campo pesante per le due squadre e 63.000 spettatori pronti a spingere i rossi di casa nel tentativo di rimonta.
Si apre con un colpo di testa di Best fiacco, facile preda di Poletti, poi ancora Best, stavolta con un bel destro a fil di palo, Poletti è bravo ad arrivarci quindi ancora George che colpisce al volo in mezza girata, alto di poco.
Poi Ribaudo si rompe le scatole di Best e gli molla un calcione da dietro mandandolo gambe all’aria. L’arbitro fatica a contenere l’animosità argentina, il gioco prosegue e la palla finisce larga a sinistra a Madero che centra in mezzo, salta Conigliaro che non ci arriva ingannando così Stepney, dietro di lui c’è Veròn che di testa (ancora) mette dentro, è il 7’.
Gelo, non solo atmosferico all’interno del glorioso stadio. Gli argentini, ringalluzziti dal vantaggio, mostrano lampi di classe, comunque rari e sperduti in una condotta generale di gara ostruzionistica.
Anche il pubblico sembra intimidito dal gioco pesante dei sudamericani e rimane impalato in uno strano silenzio, le battute di gioco si susseguono ma la folla tace, la pioggia continua a cadere sulle loro teste ma nessun canto di incitamento si leva dalle gradinate a sostenere i giocatori, la squadra è smarrita. Kidd viene atterrato senza tanti complimenti da Medina che poi spinto da Best nella mischia susseguente si butta a terra come colpito da un diretto di Cassius Clay. Charlton abbozza qualcosa ma è subito aggredito e finisce sempre per perdere palla. Crerand ci prova da 30 metri ma Poletti è attento.
Bilardo e Medina fanno falli di continuo e poi circondano l’arbitro protestando, disperandosi, sceneggiando ad arte per perder tempo e confondere il direttore di gara, l’anticalcio continua.
L’azione inglese, continuamente spezzettata, perde efficacia e a lungo andare si spegne.
Al 44’ Poletti esce in gioco pericoloso su Law che reagisce, nell’alterco lo scozzese ha la peggio e deve essere sostituito, negli spogliatoi quattro punti in testa anche a lui.

La ripresa comincia con gli argentini che hanno cambiato la maglia completamente bianca indossata nel primo tempo con una a colletto rosso e due strisce verticali rosse sul lato sinistro.
Erano semplicemente fradice quelle del primo tempo o queste sarebbero andate meglio per le foto a fine partita?
Va a sapere..Adesso però gli inglesi attaccano con continuità, sono meno timorosi nei contrasti, ne vincono molti di più, riescono a dare ritmo alla loro partita e pure qualche calcione agli avversari. Lo United preme, l’Estudiantes continua l’ostruzionismo, ma adesso faticano anche a far falli. Aveva ragione Zubeldia, gli inglesi non bisogna farli giocare, se cominciano a correre diventa dura. Anche Poletti continua con le perdite di tempo ed è punito dall’arbitro che gli fischia contro una punizione dal limite, si riscatta bloccando in due tempi la bordata di Kidd.
Poi ancora Kidd sciupa un’ottima occasione su imbeccata di Charlton, la sua conclusione esce di poco.
Si prosegue tra i vani assalti dei padroni di casa, cui servono due gol per andare allo spareggio, e la difesa con le cattive degli argentini, il pubblico osserva, come fosse tramortito,in silenzio. Su una rara puntata offensiva argentina Veròn quasi raddoppia,il suo colpo di testa (e ancora!) è respinto quasi sulla riga.
Le scorrettezze continuano, anche da parte inglese, meno propensi al gioco sporco quindi più plateali nel commetterle, fino all’espulsione di Best che dopo l’ennesimo fallo subito sferra un pugno sul naso a Medina, pure lui espulso.
L’immancabile Bilardo accorre a protestare e a perdere tempo. Medina cerca di aggredire Best mentre i due escono dal campo, vengono separati a forza, Concetto Lo Bello, quella sera guardalinee, lo spinge via energicamente. L’argentino è fatto oggetto di un fitto lancio di monete e altri oggetti dalla tribuna, giunto davanti all’ingresso degli spogliatoi, colpito da qualcosa,crolla a terra all’interno del campo, altra perdita di tempo, poi qualcuno lo mena via.
Si riprende, manca un minuto: Willie Morgan, tra i migliori, riesce a pareggiare con un bel diagonale in corsa da dentro l’area.
Gol consolazione? No, la partita cambia istantaneamente, il pubblico ci crede, ritrova vigore e comincia ad incitare, rimane solo il recupero, ma per la prima volta in 180’ l’Estudiantes è in situazione di pericolo. Quarto di recupero: Crerand ruba palla, apre largo a destra per lo scatenato Morgan che dribbla secco Ribaudo e centra, l’arbitro fischia tre volte, tempo del terzo fischio e la palla è sul secondo palo dove Kidd insacca ed esulta, tripudio in curva che si propaga in tutto lo stadio. Esultano anche gli argentini che saltano ed esultano impazziti di gioia, han sentito il triplice fischio, che è quello finale: il piccolo e infernale Estudiantes è campione del mondo.
La panchina salta in campo esultando, alcune decine di supporters si scaraventano sul prato saltando di gioia e abbracciando i giocatori.
Charlton quasi viene alle mani con Ribaudo che accorrendo da dietro voleva forse solo stringergli la mano, lo prega di non toccarlo e andarsene.
Togneri si prende un pugno in faccia da una riserva dello United mentre stà uscendo verso gli spogliatoi. Fischi e ululati di disapprovazione tutt’intorno. Bilardo , senza maglietta, si lascia andare ad un’esultanza smodata e provocatoria, nuovo lancio di bottiglie, monete e altro dagli spalti.
Il giro d’onore abbozzato dai giocatori argentini è interrotto dopo pochi metri, le riserve lo portano fuori sorreggendolo in trionfo.
Nel tunnel degli spogliatoi tentativi di rissa, spintoni, insulti, Crerand scalcia Veròn e viene trattenuto dallo staff dello United.

La coppa verrà consegnata negli spogliatoi.

Inglesi battuti da due colpi di testa, uno per partita, la loro specialità.
Un bell’antipasto in vista del gran finale di questa trilogia che andò in scena l’anno dopo.

Old Trafford, Manchester 16 Ottobre 1968

MANCHESTER UNITED 1-1 ESTUDIANTES LA PLATA
Manchester United: Stepney, Dunne, Foulkes, Brennan, Crerand, Sadler, Morgan, Kidd, Charlton, Law (44’ Sartori), Best. 
Estudiantes: Poletti, Malbernat, Aguirre-Suárez, Medina, Bilardo, Pachamé, Madero, Ribaudo (71’ Echecopar), Conigliaro, Togneri, Verón
Arbitro: C. Zecevic (Yugoslavia). 
Reti : 7’ Verón (E) ; 89’Morgan (MU)
Note:
Espulsi: 88’ Best (MU) e Medina (E)
Spettatori: 63.428

Appendice
A fine ottobre, cinquant’anni dopo quelle due tremende sfide mondiali, alcuni dei giocatori argentini sono tornati, quasi a sorpresa, a Manchester per celebrare l’anniversario della più grande vittoria mai ottenuta dal loro club, il capitano Malbernat, la strega Veròn, il bomber Conigliaro, il Bocha Flores e Gabriel Flores.
Informato della visita, Pat Crerand è rientrato precipitosamente dall’estero per accogliere ed incontrare gli antichi rivali.

In un clima di grande cordialità, gli ex-campioni argentini sono stati accolti da tutto lo staff di Old Trafford con grande ospitalità e amicizia. Hanno raccontato di quanto alta fosse al tempo la loro considerazione per il futbòl inglés e quanto importante fu per loro e per l’Argentina calcistica laurearsi campioni del mondo proprio nella terra dei maestri, e di come fosse importante per loro tornare in quei luoghi.
Emozionati nel rivedere il teatro, anche se completamente rifatto, di quelle loro epiche gesta, sono riusciti a commuovere anche il personale dello stadio, conquistato da questi anziani signori, con orgogliosamente indosso le tute del ‘loro’ Estudiantes, ex-calciatori, nulla più, e anche Crerand, che nel vederli commuoversi nel ricordo di quella serata leggendaria, riconosce, da vero gentleman, furono migliori di noi e meritarono di vincere.

E’ bello averli qui.
Ed è bello vedere come le botte, gli insulti, magari anche la cattiveria di due scontri durissimi non prevalsero nel cuore di chi era in campo col giusto spirito.
Il tempo è galantuomo ma la potenza del football è grande.
Onore al drappello argentino in questi giorni sciagurati per il calcio del loro Paese che non deve dimenticare la lezione di questi vecchi campioni.
Poletti, Bilardo e Medina ovviamente non c’erano.

Segue

lunedì, dicembre 10, 2018

Pow !



I primi MODS erano molto affascinati dal be bop e modern jazz dei 50's e dalla POP ART.

Ne trassero spesso ispirazione estetica e comunicativa.

Titoli come "Wow" di Lennie Tristano, "Oh Yeah" di Charlie Mingus, "Go" di Dexter Gordon, "In Out" di Joe Henderson, "It's time" di Jackie Mc Lean ad esempio, erano sinonimo di "velocità", immediatezza, comunicazione essenziale. A cui si univano le copertine minimali e suggestive della Blue Note, con frecce, figure geometriche stilizzate, caratteri enormi e colorati.
La POP ART svolse un ruolo simile.

E' probabilmente la congiuntura di questi due elementi che diede al termine POW un simbolismo spesso ripreso nella scena mod dei 60's e successivamente ("Biff Bang Pow" dei Mark Four - futuri Creation, la band milanese dei Pow, la band inglese Biff Bang Pow, la scritta che appare anche sulla copertina dell'album dei Jam "Sound affects"), esaltato dall'opera di Roy Lichtenstein "Sweet dreams baby".
"Pow" fu anche un album del jazzista Sonny Stitt, nel 1967 e un fumetto pubblicato tra il 1967 e il 1968.

E' altresì evidente (lo si vede anche in una scena del film "Quadrophenia") che l'immagine ribaltata a testa in giù di POW si legge MOD....

sabato, dicembre 08, 2018

Giovanni Battista Menzani - Comportati da uomo



Menzani è stato definito il "George Saunders nostrano" e a ragion veduta.
I personaggi dei suoi brevi racconti sono schiacciati da una realtà consumistica spietata, annientati da un mondo che non fa prigionieri, immersi in una realtà "padana" alienata e alienante (l'autore è di Piacenza, terra di nebbie (naturali e artificiali, prodotte dai fumi e dai vapori di auto e fabbriche), poli logistici, svincoli autostradali, ferocia individualista).

In mezzo a una visione quasi "post-atomica" (il nucleare capitalista è già ripetutamente esploso) si fanno largo barlumi di speranza, in persone che hanno conservato, eroicamente, LA DIGNITA' e che, senza slogan o forconi, portano avanti la loro rivoluzione personale, umana, anonima, altrettanto, forse ancora di più, efficace.
C'è anche tanto Carver sparso a piene mani.

Lettura agro dolce, spesso amara, ma pervasa da una giusta dose di sarcasmo e ironia.

Not Moving LTD al Go Down Festival



Go Down Records festeggia i suoi 15 anni di attività con il FESTIVAL GO DOWN stasera 8 dicembre al Novak di Scorzé (Venezia).

https://www.facebook.com/events/1135937899906525/

Sul palco:

NOT MOVING L.T.D.
https://www.facebook.com/Not-Moving-L-T-D-302470280600832
Mongoose
Jahbulong
A Forest Mighty Black
Virtual Time
Cuore Matto
NO.IR

Dj set:
Barbara Girardi BARBARELLA
Alessio Antoniett HELL-ASSYOU
Roberto Boogaloo Robert Faggian

Official merchandising Go Down Records
Marcello Lello Godownrecords

ENTRATA 10 EURO

Novak
Via Castellana 59/F - Scorzé (VE)

Le altre date:

Venerdì 14 dicembre: Piacenza "Musici per caso"
https://www.facebook.com/events/1970032206420442/

Sabato 15 dicembre: Magenta (MI) "Ideal"
https://www.facebook.com/events/238593133531634/

Domenica 16 dicembre: Torino "Blah Blah"
https://www.facebook.com/events/182297379392590/

Venerdì 28 dicembre : Savignano sul Rubicone (Rimini) "Sidro"
https://www.facebook.com/events/1892828514158193/

Venerdì 18 gennaio: Aosta "Cittadella"
https://www.facebook.com/events/373972473146913/

venerdì, dicembre 07, 2018

Wings University Tour



Nel febbraio del 1972 PAUL MCCARTNEY decise di intraprendere il primo tour con i neonati WINGS.

I primi concerti dal vivo dall'addio dei Beatles nel 1966 che vollero ricalcare l'idea che era alla base di "Get back" (poi diventato "Let it be") ovvero suonare in piccole situazioni, cercando di ritrovare il contatto diretto con il pubblico.

Così Paul con Linda, Denny Laine, Henry McCullough e Denny Seiwell salirono su un furgone e si fermarono in luoghi che apparivano loro adatti ad un concerto, prevalentemente palestre universitarie.
Il tutto senza annunciare la data, facendosi pagare con l'entrata a 40, 50 pence, adattandosi alla logistica presente in loco.

Dopo 5 giorni di prove partirono per 11 date dal 9 al 23 febbraio a Nottingham, York, Kingston upon Hull, Newcastle upon Tyne, Leeds, Sheffield, Birmingham, Swansea, Oxford.

Fu un tour rinfrescante. Per la prima volta da anni Paul si trovo di nuovo a maneggiare soldi....prima ci pensavano i manager e ogni viaggio, hotel o altro di un Beatles era già pagato o offerto.

Alcune immagini:
https://www.youtube.com/watch?v=pZ21uKdf5L4

Le prove:
https://www.youtube.com/watch?v=VNfxKXROxiE

La scaletta

1- Lucille
2- Give Ireland Back To The Irish
3- Blue Moon Of Kentucky
4- Seaside Woman
5- Help Me Darling
6- Some People Never Know
7- The Mess
8- Bip Bop
9- Say Darling
10- Smile Away
11- My Love
12- Henry's Blues
13- Wild Life
14- Give Ireland Back To The Irish
15- Long Tall Sally

giovedì, dicembre 06, 2018

Pietruccio Montalbetti - Io mi fermo qui. Viaggio in solitaria tra i popoli invisibili



Pietruccio Montalbetti è il chitarrista dei Dik Dik.

E sorprende vederlo e leggerlo in tutt'altra veste, quella di esploratore di luoghi estremi, come la foresta amazzonica, tra Ecuador e Perù, alla ricerca di contatti con popoli cosiddetti "primitivi" ma che, come si evince dall'appassionante racconto, ci insegnano profondità e dignità, con la loro storia e i loro gesti.

In mezzo momenti drammatici e decisamente complicati (per usare un eufemismo) e tanti incontri, facce, dettagli.

Quante volte un uomo può girarsi dall'altra parte e fingere di non vedere ?
dice il testo di Blowin in the wind di Bob Dylan

Noi non sappiamo e non vediamo molte cose di questo difficile e bellissimo mondo che ci accoglie, soprattutto la miseria, la sofferenza, il desiderio di libertà di chi non si piega alle regole del gioco imposte da qualcun altro, i danni causati dall'avidità e dalla mancanza di scrupoli, la crudeltà di chi li infligge: la maggioranza sta sempre girata dall'altra parte, per ignoranza, convenienza, indifferenza.
A parte l'Amazzonia ho visto l'Africa, il Nepal, l'India, il Tibet: quelli che ho cercato e incontrato - i cosiddetti ultimi, i dimenticati, anche i più "primitivi" e disperati, ovunque io sia stato - mi hanno impartito lezioni di dignità, amicizia, solidarietà e rispetto per la vita che vanno contro ogni stupido e inutile pregiudizio.
Mi hanno imposto con ferma dolcezza la mia parte di responsabilità e io a questa responsabilità non voglio sfuggire.

mercoledì, dicembre 05, 2018

Diaframma - L'abisso



Ventesimo album dei Diaframma (a cui si aggiungono quelli solisti di Federico Fiumani e una lunga serie di live, raccolte, ristampe).
E tutto riluce ancora di energia, cose da dire, affermare, definire.

La caratura dell'artista Fiumani continua a crescere, rafforzarsi, a guardare avanti, con la personalità di sempre, inimitabile, orgogliosamente unica, in direzione ostinatamente contraria.

"L'abisso" è un disco crudo e diretto, rieccheggia spesso il mood del primo punk, quello a cavallo tra il 76 e il 77, pur accentuando la cura negli arrangiamenti e nei particolari, le liriche come sempre intense e immediate (pur nella loro, talvolta, apparente modalità criptica) .
Per chi è cresciuto parallelamente a queste esperienze artistiche capisce, ci si capisce, senza troppe parole.
E' un percorso unico, un sentiero che in tanti hanno provato a percorrere perdendo l'orientamento, perchè solo chi sa guardare fisso verso una certa parte arriva alla meta.
Come Federico.

L’ Abisso perché io fra un anno e mezzo ci finirò dentro, visto che compirò 60 anni… entrerò ufficialmente nella vecchiaia, un abisso dal quale non si esce più.
E poi ” L’ abisso ” è quello dove secondo me sta sprofondando l’ Occidente, sempre più schiavo e al servizio della tecnologia e del potere economico..


Federico Fiumani ha gentilmente risposto ad alcune domande che ho pensato possano corredare meglio la recensione del disco:

Mi sembra un disco con suoni molto crudi, diretti, con un’anima punk

Direi che alcuni pezzi sono abbastanza crudi, certo, ma che ce ne sono altri con suoni abbastanza suadenti.
Per esempio, rispetto ai precedenti, qui c'è un pò più di cura delle parti vocali, con diversi cori e armonizzazioni.

Stai paventando l’arrivo dei 60 anni, quelli che definisci “la vecchiaia”, “l’abisso”.
Quando hai incominciato pensavi che ci saresti arrivato girando ancora per studi di registrazione e palchi ?


No, non ci avevo mai pensato, fare il musicista tutta la vita era impensabile, quasi un tabù.
Venivo da una famiglia di professori e pensavo che il mio destino fosse quello...tanto è vero che mi sembra che la vita vera, la mia, non sia ancora incominciata.

Da tuo coetaneo condivido il significato di “leggerezza” (brano d’apertura) alla “nostra età”.
Ci si sente paradossalmente più liberi, giusto ?


Più liberi sì, ormai il destino che gravava sulle nostre spalle ce lo siamo giocato.
L'orizzonte che a 20 anni appariva sconfinato, adesso comincia a rimpicciolirsi molto.
Quello che mi manca di allora è l'energia, le capacità di recupero.
potevi stare una notte sveglio e il giorno dopo a malapena ti ricordavi che non avevi dormito.

Cosa pensi di aver lasciato in eredità con la tua esperienza artistica ai più giovani.

Mah, io credo che il rock sia morto, per cui non credo di lasciare nulla in eredità..come ho avuto modo di dire, il rock è morto, io anche, e questo è il mio primo disco postumo.
Comunque da morti non si vive troppo male.

Tu sei un esempio di totale autogestione o quasi tra concerti, produzione discografica e etichetta a cui provvedi personalmente.

Sì, ho cominciato a vivere di musica quando ho deciso di gestirmi da solo: prima era miseria assoluta e il picco lo toccai quando ero alla Ricordi, sulla carta avrei dovuto diventare abbastanza ricco ma siccome rifiutai di andare in gara a Sanremo, loro mi tennero un anno praticamente in quarantena, zero concerti e pochi dischi venduti.
Un giorno del 2001 scoprii un free press che si chiama Musicclub, con tutti i numeri dei telefoni dei locali di tutta Italia. Passavo le giornate a telefonare a tutti, vennero fuori molte date e così sono ripartito.

martedì, dicembre 04, 2018

La battaglia di Montevideo - Racing-Celtic 1-0


Simpson colpito a Buenos Aires

Racing Club Avellaneda

Celtic Glasgow

I capitani a centrocampo

Alfio Basile, espulso, circondato dall’esercito

Contrasto Hughes-Perfumo

Johnstone a terra

Esercito in campo

Il gol di Cardenas

Auld aggredisce un avversario

Hughes espulso

A CURA DI ALBERTO GALLETTI

TRILOGIA DEL TERRORE

Ho raccolto in una trilogia, che ho casùlamente chiamato del terrore, tre partite delle edizioni della Coppa Intercontinentale degli anni 1967, 1968 e 1969, che precipitarono la competizione in un tunnel di violenza tale da causare il parziale abbandono degli europei che non ne vollero più sapere di giocare in Sud America.
Rinunce dapprima delle squadre campioni d’Europa a favore delle squadre sconfitte in finale, poi neanche quelle: annullate le edizioni del 1975 e 1978, prima dell’intervento dei simpatici, appassionati e sempre entusiasti giapponesi che, grazie all’aiuto del loro grande sponsor,Toyota,riuscirono ad evitare l’estinzione della competizione.
Chiave della proposta: un solo incontro in campo neutro, a Tokyo, of course.

PROLOGO

Ma veniamo al prima: già nel 1966 la federazione brasiliana si era molto risentita per la violenza delle squadre argentine, Independiente in particolare, e si era rifiutata di iscrivere alla Copa Libertadores la squadra avente diritto, la vittoria del torneo andò al Penarol di Montevideo.
Nel 1967 le squadre brasiliane ritornarono con Santos e Cruzeiro. Vinse il Racing Club di Avellaneda, condotto alla grande dal caballero Perfumo in difesa e dall’ex-angelo dalla faccia sporca Humberto Maschio, rientrato dall’Italia, in attacco.
Insieme a loro un bel gruppo di guappi pronti a tutto: Basile,Raffo e Rulli su tutti, in giro per i selvaggi campi del Sudamerica a far conquiste.

In Europa frattanto, il Celtic di Glasgow si laureava campione mettendo fine all’egemonia continentale della prima Inter morattiana e del calcio latino, le cui squadre non riusciranno più ad imporsi in ambito continentale per altri diciotto anni.
Squadra indomita, quella bianco verde, dotata di alcuni ottimi calciatori, grande atletismo, un carattere irriducibile e coraggio da vendere: a pensare alle pietose condizioni in cui versa il calcio scozzese oggi, vien senz’altro il magone.
Dunque, superata l’ Inter in rimonta nella finale di Lisbona, gli scozzesi vanno al doppio confronto, che si rivelerà poi triplo, con i campioni argentini.

L’andata a Glasgow vede il successo dei biancoverdi per 1-0, risolve il capitano Billy McNeill con un formidabile colpo di testa. La piega che gli argentini diedero però alla partita fu chiara fin da subito, calci, pugni, gomitate ad ogni contrasto e sputi, sputi a raffica tanto che all’intervallo Johnstone dovette farsi la doccia perché aveva i capelli pieni di sputi.

Stessa solfa al ‘Cilindro’ di Avellaneda due settimane dopo quando, sorretti da una folla spaventosa di 120.000 spettatori, gli argentini ribaltarono il risultato dopo essere stati in svantaggio. Clima ostile dall’inizio alla fine anche per i 106 temerari che si fecero il viaggio da Glasgow per sostenere la squadra, tra loro due medici, il vincitore della lotteria, sei sacerdoti ed un vescovo che furono scortati dall’esercito nella bolgia del Cilindro.
Una volta giunti in tribuna trovarono i loro posti, per i quali avevano comprato biglietti da otto sterline (una piccola fortuna all’epoca) occupati, protestarono con decisione e per tutta risposta i tifosi assiepati sopra di loro pisciarono loro in testa, una bella accoglienza.
Nessun problema invece per Juan Manuel Fangio, l’asso del volante, presente all’incontro per dare il suo sostegno al Racing e soddisfazione alla propria vanità, riverito ed osannato dai presenti.

Le cose non andarono meglio in campo, 120.000 invasati che ululavano agli scozzesi e tiravan loro di tutto, il portiere Simpson colpito alla testa da un pezzo di ferro piovuto dagli spalti deve rinunciare, al suo posto la riserva Fallon.
Il Celtic andò in vantaggio con un rigore di Gemmell concesso per un fallaccio in area su Johnstone lanciato a rete. La partita continua sulla falsariga dell’andata: botte da orbi, sputi e insulti e stavolta anche due gol del Racing, il primo in netto fuorigioco dopo che un secondo gol del Celtic era stato annullato per fuorigioco inesistente. Poi raddoppio dei padroni di casa con un diagonale di Maschio e Fallon, forse, non impeccabile.

LA BATTAGLIA DI MONTEVIDEO

Non sono previsti supplementari ne valgono i gol in trasferta, il punteggio dopo due gare è fissato sul 2-2 e si rende necessaria una terza partita.
Negli spogliatoi un furioso Jock Stein dichiara di rifiutarsi di portare la squadra alla terza partita e giura che non porterà mai più in vita sua una squadra a giocare in Sudamerica.
Poi ci ripensa e accetta, non vuole permettere agli argentini di laurearsi campioni del mondo. Fuori dallo stadio intanto succede il finimondo.
Migliaia di tifosi argentini prendono d’assalto gli spogliatoi nel tentativo di mettere le mani sugli scozzesi e sui tantissimi tifosi uruguaiani, giunti ad Avellaneda per sostenerli, il Racing aveva battuto il Nacional nella finale di Libertadores, provocando gravi tumulti.
La polizia in assetto da guerra scorta il Celtic in hotel dove si comincia a trattare per giocare lo spareggio in campo neutro, Montevideo la sede proposta.
Il presidente del Celtic, Bob Kelly, non ne vuole sapere e vuol far rientrare tutti a casa, si tenessero la coppa ste bestie. Jock Stein, insieme al direttore generale e al segretario del club lo convincono ad andare avanti, giorno prescelto il 5 novembre.

E’ un festivo a Buenos Aires e i mezzi di trasporto sono ridotti al minimo indispensabile. Ben decisi a non far mancare il loro apporto, parecchie migliaia di tifosi del Racing affrontano la traversata dell’estuario, parecchio insidiosa, con centinaia e centinaia di barche, remi o motore poco importa esserci è fondamentale, in una sorta di evacuazione di Dunkerque.
All’interno dell’immenso ‘Centenario’ vengono comunque messi in minoranza dai tifosi uruguaiani, in netto soprannumero, accorsi a tifare Celtic che entra in campo sventolando una grande bandiera uruguaiana.

La partita si apre con una serie di falli ed entratacce talmente violenta, che l’arbitro al 23’ è costretto ad interrompere il gioco in quanto la polizia uruguaiana, armata, è entrata in campo per sedare una violenta zuffa tra i giocatori.
Chiama a se i capitani intimando loro che al prossimo fallo proditorio commesso (che lui vedrà, in quella prima mezz’ora gliene sfuggirono ben più della metà), Basile e Lennox, che si erano presi a pugni iniziando la gazzarra,saranno espulsi.
Gli scozzesi, si sa, non son gente che accetta di farsi legnare gratis da chichessia e, fin dal primo incontro a Glasgow, reagirono sempre ad ogni colpo subito cercando di restituirlo con gli interessi.
Ora qui, dopo due battaglie campali e a metà della terza, l’atteggiamento dei biancoverdi, sentitisi ripetutamente provocati da falli, pugni, calci e sputi deliberatamente propinati loro dai gentilissimi argentini, la loro pazienza andò ad esaurirsi molto rapidamente. Un quarto d’ora dopo, Rulli falcia senza pietà Johnstone a centrocampo, ne nasce un mischione con spintoni, colpi, e Clark che affronta Rulli in guardia pugilistica cercando di colpirlo.
La polizia fa di nuovo il suo ingresso in campo per dividere i contendenti.
Il gioco viene interrotto per oltre cinque minuti al termine dei quali Basile e Lennox vengono espulsi come promesso.
Jock Stein da bordo campo invita Lennox a non uscire, non è lui il colpevole, sarebbe Clark, quindi lo obbliga a restare in campo, gli argentini se ne accorgono e protestano, l’arbitro lo ricaccia e lui rientra di nuovo, dopo altri cinque minuti di gioco continuamente interrotto alcuni poliziotti a spada sguainata entrano in campo e allontanano Lennox.

Le provocazioni argentine continuano e la disciplina degli scozzesi vacilla, Chabay colpisce Auld con un pugno alla nuca, l’azione è da tutt’altra parte, chiaro che vuole provocare una reazione per poi lamentarsi con l’arbitro, poi al 48’ Rulli trattiene e scalcia l’indemoniato Johnstone lanciatissimo, questi risponde, lo scalcia e poi gli sferra un pugno in faccia, e viene prontamente espulso: 10 contro 9.
Non è più una partita ma una guerra senza esclusione di colpi.
In tutto questo bailamme però, Cardenas al 55’ indovina una splendida bordata da 25 metri che s’infila dritta all’incrocio dei pali, a nulla vale il tentativo di Fallon proteso in tuffo, e forse un po sorpreso: 1-0 per il Racing.
Strada in salita per il Celtic che al 75’si vede ridotto in 8 quando Hughes viene espulso dopo aver scalciato Cejas, finito a terra dopo aver subito un fallo.
Tre minuti dopo Rulli lo segue anzitempo negli spogliatoi per un pugno a Clark.
La partita non ha più storia ormai i giocatori non sono più interessati a giocare ma a colpirsi ad ogni minima occasione.
Gli ultimi dieci minuti sono un’interruzione continua per falli, faletti e ripicche reciproche che fanno comunque aumentare la tensione fino a che, a due minuti dalla fine, scoppia un’altra rissa tra giocatori, la polizia antisommossa entra di nuovo in campo per dividere i contendenti.
Auld viene espulso ma si rifiuta di uscire e giocherà fino al 90’, l’arbitro comunque metterà l’espulsione (e il rifiuto di uscire) a referto.
Nel caos generale che ormai regna sul terreno di gioco non c’è più spazio per le regole, ne tantomeno per una parvenza di sport, defunta fin dalla gara d’andata, e così Gemmell pianta un tremendo calcio nei coglioni ad un’avversario che ruzzola a terra in agonia, nessuno vede, a parte un paio di giocatori argentini che non trovano più nessuno con cui protestare; ma è finita:Osorio manda il triplice fischio e pone fine alla battaglia.
Il Racing è campione del mondo.
In perfetta sintonia con la giornata, i tifosi uruguaiani bombardano gli argentini con un fitto lancio di oggetti in campo durante il giro d’onore che finisce anzitempo, altri inseguono i supporters argentini facendoli filare giù per le scale nel piazzale antistante lo stadio.

Una pagina triste per il gioco del calcio, non c’è dubbio.
Sicuramente all’epoca dei fatti credo che niente di simile si fosse mai visto prima ad un certo livello, anche se gli argentini avevano mandato avvisaglie due anni prima al mondiale inglese quando si resero protagonisti di grave condotta scorretta (picchiarono forte) nelle partite contro Germania e Inghilterra e con il famoso fattaccio di Rattin, il capitano, che espulso si rifiuta di lasciare il campo e tutta una scia di sceneggiate varie.

Ma scrivendo a ritroso in questo merdoso 2018 calcistico, con la razza di calciatori, dirigenti, arbitri, var e televisioni che ci ritroviamo, forse le considerazioni andrebbero un attimo riviste.
Mentre i superstiti della contesa guadagnavano gli spogliatoi, i due capitani, McNeill e Perfumo si incontrano all’ingresso del sottopassaggio e si scambiano le maglie nell’unico momento di sportività all’interno di una partita folle, e molto interessante è quello che Perfumo dice a McNeill abbracciandolo, così si deve giocare a calcio. McNeill risponde con un ‘Buona suerte’.
Più tardi Perfumo avrà di nuovo parole di elogio per il collega che lui considera avversario forte e valoroso.

Si tratta senz’altro di un trasporto eccessivo.
Come disse Gemmel, di essere preso a calci e magari a pugni me lo aspettavo anche, ma sputare addosso no, per questo gli piantai una pedata nelle parti basse.
Concordo.
Gli scozzesi erano pronti alla battaglia, lo sono sempre, lo era il Celtic quel giorno, temprato da quasi cent’anni di dure battaglie per l’Old Firm e violenta e settaria rivalità con i cuginastri protestanti.
Sicuramente gli argentini passarono il limite, gli scozzesi anche, non avendo esperienza alcuna di scorrettezze che non fossero dettate dall’agonismo e non da premeditato calcolo provocatorio. Ma certamente Perfumo può essere creduto, senz’altro nelle intenzioni iniziali, meno per quanto riguarda il resto.

Resta il fatto che fu una contesa tra uomini, la stampa gridò allo scandalo, le autorità pure, ma poi bisogna trovarcisi dentro in certe partite e a volte ci stanno pure le botte da orbi.
Mi chiedo chi tra le femminucce del giorno d’oggi tutte intente a ritrarsi su sti cazzo di social ad esibire ed ostentare fighe, muscoli e tatuaggi salvo poi rotolarsi a terra come colpiti da schegge di granata al minimo contatto, riuscirebbe a stare davanti ad uno come Perfumo (ma anche Gemmell) in un campo da calcio, senza telecamere con un solo arbitro e due guardalinee e 120.000 tifosi ostili, senza il pannolino.

Che epica calcistica rimarrà nel 2018 di una supercoppa italiana giocata in Cina o di un mondiale per club giocato a Doha o dove cazzo non si sa, per un pubblico che non sa niente delle squadre, di chi ci gioca (anche qui ormai ce ne sarebbe da dire), di chi le tifa, dalle città da cui provengono e delle che comunità esprimono?

Niente!
A che gioco giochiamo?
Io nel dubbio mi tengo Perfumo e Gemmell.
NB: al ritorno in patria, la stampa britannica stigmatizzò il comportamento dei giocatori del Celtic e la società, per volere fermissimo del presidente, multò tutti i giocatori di 250 sterline a testa, quasi lo stipendio di un mese, soldoni all’epoca.
Cornuti e mazziati.
PS: Bellissimo il pallone usato per la bella a Montevideo, ne avevo uno identico da bambino, un Parola mi pare.

Montevideo, 5 Novembre 1967
Estadio Centenario

Racing Club 1-0 Celtic FC
RACING CLUB AVELLANEDA: Cejas,Perfumo, Chabay, Martin, Rulli, Basile, Cardoso, Maschio, Cardenas, Rodriguez, Raffo
CELTIC :Fallon, Craig, Gemmell, Murdoch, McNeil, Clark, Johnstone, Lennox, Wallace, Auld, Hughes
Arbitro: R. P. Osorio (Paraguay)​
Marcatori: Cardenas (R) al 55’
Spettatori: 75.000

lunedì, dicembre 03, 2018

Ivan Graziani



Riporto l'articolo su Ivan Graziani pubblicato ieri sul quotidiano LIBERTA'.

Ivan Graziani è un nome noto a buona parte degli appassionati di musica, piuttosto rispettato e apprezzato.
Ma è sempre stata una figura sottovalutata o perlomeno mai sufficientemente e giustamente valorizzata come il suo talento e la sua produzione avrebbero ampiamente meritato.

Un outsider, che si è sempre posto al di fuori del cantautorato classico, mischiando canzone d'autore con il rock e il funk, mai troppo da una parte o dall'altra, rifiutando le etichette e le collocazioni politiche (A me della politica non me ne può fregare di meno.
Mi interessa, invece, raccontare storie che toccano il sociale.
C'è una bella differenza)
, in anni, i 70, in cui lo schierarsi (anche solo per convenienza e senza alcuna reale convinzione) era una chiave molto importante per avere certi appoggi.
E' riuscito ugualmente a ritagliarsi uno spazio non scalfibile nella storia della musica italiana, grazie ad una personalità unica, ad un'immediata riconoscibilità, ad un talento innato, sia come compositore (di musica e testi), sia (altro aspetto sempre molto trascurato) come chitarrista (raffinato, virtuoso, elegante).
Non dimenticando la sua dimensione da “animale da palcoscenico” con concerti live intensissimi, travolgenti e in cui risaltava la sua verve ironica e sarcastica con cui presentava e intercalava i brani.
Eppure è rimasto sempre in qualche modo ai margini, nonostante un periodo di grande successo e considerazione, collaborazioni eccellenti e canzoni indimenticabili.

Una carriera che inizia già negli anni 60 con formazioni beat, in particolare con gli Anonima Sound con cui realizza qualche 45 giri che li fa però restare sempre ai confini della notorietà. Ma è un periodo in cui affina creatività, tecnica e stile. Agli inizi degli anni 70 collabora prima con Herbert Pagani e poi con la PFM con cui è in predicato di iniziare a collaborare entrando come cantante. Alla fine non se ne farà nulla e il suo posto sarà occupato da Bernardo Lanzetti.

La grande occasione arriva casualmente quando Lucio Battisti lo sente strimpellare nella sala d'aspetto dello studio di registrazioni in cui sta iniziando ad incidere il suo album “La batteria, il contrabbasso eccetera...” che uscirà nel 1976. Lo recluta immediatamente e gli apre le porte della sua etichetta Numero Uno con cui, sempre nel 1976, incide il primo “vero” album (ne aveva già pubblicati tre in precedenza ma piuttosto confusionari e poco definiti) “Ballata per quattro stagioni”. Suona nello stesso anno anche con Antonello Venditti in “Ullallà” e con De Gregori in “Buffalo Bill”.

Ivan brucia le tappe e finalmente arriva il grande successo con album come “Pigro”, “Agnese dolce Agnese”, “Viaggi e intemperie” e brani come “Monna Lisa”, “Lugano Addio”, “Pigro” , “Agnese dolce Agnese”, “Firenze”.

La sua carriera subisce qualche stop artistico con lavori non sempre all'altezza delle sua capacità e incomincia un progressivo declino, soprattutto da parte del grande pubblico.
Ivan Graziani non cede alle lusinghe del pop più commerciale, delle mode, delle nuove tendenze.
Prosegue una strada sempre personale, cocciutamente fedele alla sua creatività e visione artistica. Una scelta coraggiosa che non sempre paga a livello popolarità ma che tiene vicino lo stuolo di fan più innamorati.

Che sostanzialmente, fino alla fine, non delude mai, riservando loro lavori sempre dignitosi, ricchi di quel guizzo di genialità che ne hanno sempre caratterizzato il suo percorso musicale. Un brutto male lo porta via nel 1997, quando non ha ancora compiuto 53 anni e con ancora tante cose da dire.

Gli album “Pigro” del 1978, “Agnese dolce Agnese” del 1979 e “Viaggi e intemperie” del 1980 sono probabilmente i suoi lavori più riusciti.
Ma anche “Ivangarage” del 1989 è un ottimo album.
Consigliato anche il live del 1982 “Parla tu”.
Numerose le raccolte che riescono a darci un'immagine esaustiva del suo talento e della portata della sua vena artistica. Non dimentichiamo uno dei nomi più interessanti della nostra musica.

sabato, dicembre 01, 2018

The fence di Will Stone



Un corto (una ventina di minuti) uscito da poco, girato a Bristol, molto divertente e leggero, su un furto di moto e che vede protagonisti vari personaggi di estrazione SKINHEAD.

Vincitore di vari premi al British Independent Film Festival, il London-Worldwide Comedy Short Film Festival e il The Bill Venton GTC Award.

Colonna sonora d'eccellenza con brani di Selecter, The Beat, Adicts, Bad Manners, Pogues.

Segnato dallo stupendo sito : http://blog.crombiemedia.com/

Buona visione: https://www.youtube.com/watch?v=gDZ2oO9Ny1M

Gil Scott Heron a San Giustino - Perugia



Questa sera alle 21 al Cinema Astra, Via Citernese 1/B, 06016 San Giustino (Perugia) presentazione del libro su Gil Scott Heron (lettura testi Rita Lilith Oberti e Soul Train DJ set di "Collo" Davide Del Gaia).

Liberta, Classic Rock e Radiocoop



Domani sul quotidiano di Piacenza LIBERTA' nell'inserto "Portfolio" diretto da Maurizio Pilotti nella rubrica "La Musica Ribelle" parlo di Ivan Graziani e del Meglio del mese.
Nelle foto i due numeri precedenti.



Nel nuovo numero di CLASSIC ROCK intervisto HENRY ROLLINS e recensisco gli album di JON SPENCER, Massimo Zamboni, The Struts,, The DI MAGGIO CONNECTION, Üstmamò, Vega Enduro, Blessed Child Opera, LADY MACISTE e Sinfonico Honolulu.
E poi trovate articoli su Led Zeppelin, Queen, glam rock, Ian Curtis, Gianni Maroccolo, Patrizio Fariselli, Beth Hart, Franz Zappa etc..



Sul sito di RadioCoop (www.radiocoop.it) ogni lunedì va in onda il TG musicale "3 minuti con RadioCoop" condotto da me, Carlo Maffini e Paolo Muzio.

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