Foto di Gabriele De Marco
Da una coproduzione di HellNation e Area Pirata è uscito "Rivoltiamo", il nuovo album dei BLOODY RIOT.
A quaranta anni dal seminale esordio, uno dei pilastri dell’hardcore punk italiano, la band romana spiazza di nuovo tutti con un lavoro travolgente e devastante. Hardcore punk violentissimo, spietato, che non fa prigionieri.
Consueta attitudine, produzione sonora eccelsa che esalta la compattezza del sound, canzoni efficaci e ricche di variazioni ritmiche, soluzioni armoniche e compositive di primissima qualità.
Ritornano oggi come allora le tematiche per cui si "combatteva" 40 anni fa, evidentemente e tristemente ancora attuali: repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
I testi sono lucidi, duri e non fanno sconti.
Album super!
Alex Vargiu e Lorenzo Canevacci hanno risposto ad alcune domande.
Un ritorno spettacolare, che non solo conserva ma anzi amplia la potenza sonora e lirica della band.
Dunque l'età non conta...lo spirito continua.
In che modo sono nati i nuovi pezzi? E in quanto tempo?
Alex:
Dopo diversi concerti era impossibile continuare a suonare sempre gli stessi vecchi pezzi, anche con l’inserimento di qualche cover, la storia diventava noiosa, e si sarebbe conclusa come altre volte per inerzia. Abbiamo provato a suonare un paio di brani che avevo registrato anni prima, ma non funzionavano, a quel punto è scattata la molla e in breve tempo abbiamo tirato giù tutti i brani che sono contenuti nell’album.
Avremmo dovuto registrarli due anni fa con Fabiano Master Bianco, ma si è allontanato dalla band.
In sostituzione è arrivato Claudio, un giovanotto di trentacinque anni che ci ha aiutato per qualche mese, poi lui è migrato in Belgio per lavoro e si è interrotta la sua collaborazione.
Siamo stati fermi per circa un anno, parentesi che ho trascorso per curare i miei problemi fisici, poi durante una festività, Claudio è tornato a Roma e siamo riusciti a registrare le basi. Abbiamo iniziato a scrivere brani originali con Fabiano nei giorni in cui Alfredo Cospito era in sciopero della fame.
Gli anarchici avevano attaccato dei manifesti alla fermata dell’autobus tutti scritti a mano come si usava negli anni settanta, un dettaglio suggestivo che mi ha suggerito l’idea per il pezzo Dichiarato Morto.
Paradossale che il disco è andato in stampa quando il Ministero della Giustizia ha rinnovato a Cospito la detenzione in regime di 41-bis.
Lorenzo:
Sono convinto che lo spirito sia lo stesso, la potenza sonora è cresciuta grazie a svariati anni di esperienza in più come strumentisti e alle migliori possibilità delle tecnologie di registrazione missaggio e mastering.
Dal punto di vista delle liriche, i testi che scriveva Roberto a 20 anni erano efficaci, taglienti ma chiaramente più sloganistici.
Sono certo che anche Roberto (Perciballi, voce del gruppo, scomparso nel 2016), fosse ancora tra noi, sarebbe fiero di questi testi perché esprimono la stessa rabbia e lo stesso antagonismo ma in maniera più articolata ed adulta.
La registrazione come è avvenuta?
Alex:
Le registrazioni si sono svolte con continue interruzioni: grande difficoltà all’inizio per l'incertezza sulla concessione delle ferie di Claudio che sarebbe dovuto scendere a Natale, poi a Pasqua, infine non si capiva quando.
Finalmente è riuscito a tornare a Roma, e in una mattina abbiamo registrato le basi di batteria. La situazione è diventata piuttosto frustrante quando il fonico dello studio, Danilo Silvestri, si è trovato carico di impegni e non aveva il tempo per finire le nostre registrazioni.
Avremmo voluto mixare in analogico, fermare lo studio per un’intera settimana e usare la consolle e le macchine analogiche dello studio, ma con gli scampoli di tempo a disposizione abbiamo terminato le registrazioni in digitale. La masterizzazione di Alan Douches, infine ha compattato il suono.
Lorenzo:
Abbiamo cominciato a scrivere nuovi pezzi fin da quando abbiamo ripreso a suonare con Fabiano alla batteria e la gran parte dell materiale l’abbiamo messa su con lui. Poi Fabiano si è preso una pauaa per motivi personali e con l’ottimo Claudio Finelli abbiamo arrangiato gli ultimi 2 o 3 brani e con lui abbbiamo affrontato le session di registrazione.
Le riprese sono state abbastanza rapide e sono durate una settimana circa, mentre il mix lo abbiamo affrontato in vari giorni distanziati, per effettuare riascolti, capire le problematiche varie, così si è protratto un poco di più.
In generale però direi che è stato un lavoro spontaneo e affrontato con entusiasmo e voglia di esprimerci al massimo, senza troppe pippe mentali.
I testi parlano di repressione del dissenso, abuso di potere, manipolazione dell’informazione, devastazione ambientale, la tossicodipendenza e l’alienazione sociale.
Non è cambiato niente dopo 40 anni, la realtà costringe a riparlare delle solite problematiche mai risolte, anzi, in molti casi peggiorate.
Credete che un certo tipo di musica sia ancora in grado di influenzare la vita dei più giovani, come è stato per noi 40 anni fa?
Alex:
La musica influenza ancora profondamente la vita dei giovani, anche solo per un benessere emotivo, ma sono sopraffatti dalla quantità di offerta online.
Il flusso digitale ininterrotto e il sovraccarico cognitivo li porta inevitabilmente ad avere un approccio superficiale, senza la capacità di sviluppare un pensiero critico. Un giovane d’oggi dovrebbe concentrarsi su cosa è essenziale e stabilire cosa tiene insieme gruppi di persone che condividono gli stessi stili di vita, e gusti estetici che si differenziano da quelli della società dominante.
Non li biasimo se non ci riescono, quando ero giovane ogni spazio sociale e culturale era occupato dal dibattito politico, a dodici anni già desideravo fare politica, si moriva per la politica, ma ho smesso di comprendere l'incomprensibile ed ho accettato il caos, per questo sono diventato mio malgrado un punk. Ho agito secondo un approccio pragmatico ed istintivo, senza seguire una forma di manifesto programmatico, ma avevo consapevolezza della mia propria identità, la mia coscienza di classe. Avere radici solide mi ha garantito una stabilità emotiva.
Oggi ho la sensazione che l'essere "proletario" abbia perso importanza, la frammentazione del mondo del lavoro moderno, rende difficile riconoscersi in un'identità collettiva e questo riflette profondamente nella coscienza dei giovani. Come possono stabilire dei legami che definiscono l'appartenenza ad una sottocultura, quando ciò che tiene insieme oggi le persone si basa principalmente sull’interdipendenza e sulle relazioni affettive?
Non voglio rincorrere e intercettare il gusto dei giovani con short-video e slogan. Approfondire come gli algoritmi manipolano la loro attenzione, mi interessa solo per una analisi dei fenomeni sociali. L’album è stato realizzato in vinile per un target appartenente alla nostra generazione o poco più giovane.
Anche la celebre coppia di animali antropomorfi usata in copertina fa parte di un ricordo condiviso. Pippo è disegnato al negativo, ad evidenziare il rovesciamento di ruolo, ed esprimere la negazione di tutti gli attributi, dell’essere subalterno, non so se ora è diventato un super eroe o semplicemente uno sbirro come il sorcio.
Tutto può essere, da quando la Mondadori è passata nelle mani della Fininvest di Silvio Berlusconi, di colpo Zio Paperone è diventato generoso.
Lorenzo:
La società che ci circonda se da un punto di vista è cambiata molto in 40 anni, non ha certo risolto le sue contraddizioni e disuguaglianze, anzi…I motivi per urlare il dissenso stanno ancora tutti lì.
Credo che i giovani oggi non siano più così ricettivi verso forme musicali come il rock n’ roll, il punk e suoi derivati. Mi sembra ascoltino tutt?altro, ma poi qualche pischello che conosce i classici dei Bloody Riot e li canta sotto al palco, ci stupisce sempre e contraddice questa mia visione pessimistica.
Cosa avete ascoltato durante la composizione e registrazione dell'album? In che misura certi ascolti possono averlo influenzato?
Alex:
Ho sempre ascoltato diversi generi musicali, quando ho scoperto il punk rock e avevo solo un paio di dischi, usavo ascoltare a 45 giri i vecchi album dei Rolling Stones o degli Yardbirds, che successivamente ho dato via per acquistare altri dischi punk, ma che nel giro di qualche anno ho finito per ricomprare.
L'umore e il mio stato d'animo influenzano la mia selezione musicale giornaliera, perciò spazio dal punk al power pop, dal garage al soul, dal dark alla musica classica.
Non posso dire altrettanto quando prendo lo strumento in mano, perché non mi sono evoluto e
suono la chitarra sempre con lo stesso approccio punk, vado dove mi portano le dita.
Quando abbiamo ripreso a suonare hard core l’approccio al basso elettrico, che non è il mio strumento, si è rivelato più difficoltoso delle volte precedenti. Ho dovuto esercitarmi e fare esercizi di stretching per raggiungere la scioltezza e la fluidità necessaria per correre sulla tastiera e non finire dal fisioterapista. Per comporre ho dovuto riprendere in mano la chitarra e in un solo pomeriggio ho tirato fuori i riff per tre brani. L’arrangiamento l’abbiamo elaborato in sala insieme a Fabiano.
Io e Lorenzo abbiamo sempre avuto un diverso approccio nella composizione che con il passare del tempo è diventato più evidente. Siamo diversi ma anche complementari, per esempio, mentre lui usa la tradizionale logica di scale maggiori, io cerco di usare delle note dissonanti per creare tensioni cromatiche e instabilità emotiva all'interno del brano.
Il ritorno dei Bloody Riot è accaduto più per un evento occasionale che per una scelta deliberata. Al principio avrebbero dovuto alternarsi più cantanti in un percorso itinerante in varie città. Di fatto nessuno ha risposto all’appello e sono rimasti Simone e Valerio. Scrivendo nuovi brani abbiamo fatto dei testi molto stringati dove entrambi si alternano rappando. Questo ci contraddistingue rispetto a prima.
I nuovi Bloody Riot sono qualcosa di non ancora svelato.
Lorenzo:
Devo dire che di hardcore punk ascolto prevalentemente roba “storica” di nuovo mi vengono in mente solo gli Off! , che avendo Keith Morris alla voce sono nuovi per modo di dire.
Non credo di essere influenzato da nuove band, semmai da un background di ascolti che si è accumulato negli anni e che ormai fa parte del mio DNA musicale.
All'album seguirà un tour di supporto?
Alex: Non abbiamo pianificato alcun tour, non siamo in grado di farlo da soli, avremmo bisogno del supporto di qualcuno che creda in noi.
Lorenzo:
Abbiamo alcune date in cantiere a partire da settembre ed abbiamo pubblicato un comunicato sulla pagina Bloody Riot per dire che siamo su piazza per promuovere il disco, chiunque possa e voglia farci suonare ppuò contattarci tramite i nostri social.
mercoledì, luglio 08, 2026
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