giovedì, febbraio 04, 2010

Presentazioni "Mod Generations"





NELLE FOTO : Not Moving (almeno 3) 2010 e il Vostro impegnato al Cantiere SanBernardo (che ringrazio sentitamente per l'accoglienza, gentilezza e disponibilità)


E' uscita un'intervista "Il Mucchio" al sottoscritto a cura di Massimo Pirrotta (grazie anche a John Vignola e Federico Guglielmi che ha recensito il CD). Ed è venuta piuttosto bene, nonostante le mie risposte e la mia foto.

Invece su uno dei miei siti preferiti www.retrophobic.com ho contribuito con un pezzo su "This is modern world" dei Jam ad una bellissima rubrica sulle copertine dei dischi e sulla loro importanza.

Se siete veri fans di questo blog ve li dovete leggere tutti e due. Altrimenti non siete veri fans. Fatevene una ragione.

Presentazione "Mod generations" a Pisa alle 18 domenica 7 al Cantiere SanBernardo ( www.cantieresanbernardo.it) di via Gori a PISA. Seguirà mio breve DJ set

28 novembre: Faenza "MEI"
05 dicembre : Fidenza (PR) "La Vecchia Talpa"
08 dicembre : Torino "Caffè Basaglia"
16 gennaio : Piacenza "Nuova Fahreneit"
21 gennaio : Bologna "InfoModo"
26 gennaio : Cremona "L'Osteria del Fico"
07 febbraio : Pisa "Cantiere SanBernardo"


12 febbraio: CARUGATE (MI) "Circolo Area" ore 21.30
20 febbraio : LA SPEZIA "Shake" ore 21


21 commenti:

  1. Dj set a Pisa: musica ?

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  2. Indovina.

    Solo musica con gente con la pelle nera sulla copertina (e non dopo il 31 dicembre 1969)

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  3. punk rock singer-songwriter Jay Reatard passed away on January 13 due to "cocaine toxicity, and that alcohol was a contributing factor in his death."

    Se ne era parlato in qualche commento della scomparsa di jay Reatard.
    Ociu Morgan

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  4. morgan piantala con sto mascara da cazzone ed infilati le pantofole di feltro coglionazzo

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  5. e le unghie pittate di nero che manco piu' i gagni emo se lo mettono

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  6. E mentre gli operai dell'Alcoa stanno facendo una dura battaglia per il posto di lavoro, il dirigente del maggior partito d'opposizione, figlio di quel PCI operaio bla bla bla, finalmente prende una dura posizione:

    Morgan, in campo Bersani: "Merita un'altra possibilità"

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  7. voleva dire: "merita un'altra dose"...

    m.

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  8. nell'intervista sul mucchio sono state omesse le dichiarazioni di tony sulla cover del pezzo "la bamba"..para bailar la bamba.....
    C

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  9. E sempre quel morto di sonno del dirigente del maggior partito d'opposizione, figlio di quel PCI operaio bla bla bla, hai visto come ha reagito prontamente e celermente quando gli han fatto saper che Bologna (la loro Tortuga personale) verrà commissariata?
    Ha detto "governo vergognoso"!
    Per tutte le altre vaccate che non toccano gli interessi (pecuniari) del PD invece "bisogna creare un clima favorelo per non compromettere il dialogo sulle riforme etc etc".
    Ma non è che PD vuol dire Porco D.o? perchè da ché esiste 'sto partito di merda più che bestemmie non han preso.

    P.S. bene per il 15/2

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  10. questa è l'originale, poi è stata un po' accorciata sul Mucchio ma la sostanza è questa (domande di Max Pirrotta)

    1

    TONY FACE

    Chelsea Hotel, Not Moving, Hermits, Link Quartet, Lilith, Tony Face Big Roll Band… Formazioni che con i loro tracciati musicali e le tante esibizioni dal vivo hanno contribuito a fare del rock underground italiano una storia alquanto allettante. Antonio “Tony Face” Bacciocchi è da anni uno dei maggiori protagonisti di questa realtà. Musicista nelle band sopra citate, produttore discografico, giornalista musicale, dj radiofonico, organizzatore di festival, blooger, prime mover del modernismo nel nostro Paese. Ha aperto date dei Clash, Manu Chao, Johnny Thunders, James Taylor Quartet, Brian Auger, Stooges, Siouxsie, Damned. Fra i film che gli hanno “sconvolto” la vita ricorda Apocalypse Now, Blow Up, Arancia Meccanica, Stranger Than Paradise, I 400 colpi e naturalmente Quadrophenia. Tra chi scrittori che più ama menziona Curzio Malaparte, Tiziano Terzani, Pablo Neruda, Irvin Welsh. Due libri all’attivo: Uscito vivo dagli anni 80 (2007) e il fresco di stampa Mod Generations. Tony lo conosco da anni, è una delle persone che stimo maggiormente ma ora punzecchiamolo un po’.

    Una città di provincia abitudinaria e sorniona (Piacenza) attraversata dai moti punk dei Chelsea Hotel. Affinità e divergenze con la popolazione locale…

    Molto poche le affinità, in prevalenza divergenze.
    Nonostante spesso Piacenza produca ottime cose in ambito artistico, rimane in generale una città satellite di Milano, perennemente indecisa tra l'essere lombarda o emiliana, costantemente autocritica fino all'autolesionismo.
    Poi ai tempi (fine anni 70, inizi 80's) una realtà esplosiva come i Chelsea hotel e tutto ciò che era vicino al punk era osteggiato a 360 gradi. Tempi difficili ma eccitanti, perennemente "in fuga" e "contro".

    Negli anni 70 la musica italiana “esce allo scoperto”. Raduni pop, feste del proletariato giovanile e talvolta si mischia e/o collide con le istanze politiche di allora. Attivismo rock e militanza politica, pregi e difetti di allora…

    Politicamente si respirava un'aria di "rivoluzione imminente", di cambiamento in dirittura d'arrivo. A fianco della spontaneità delle iniziative extraparlamentari c'era la macchina da guerra organizzativa del PCI, che, per anni, fino a metà dei 90's , tenne le redini della cultura "alternativa" in Italia offrendoci concerti e iniziative indimenticabili (soprattutto se rapportate alla pochezza attuale). Poi tutto si è spento e diluito nella fogna politica, ideologica e culturale dei tristissimi "anni zero".
    Il punk non era visto granché bene ma grazie ad una lunga serie di menti aperte alla fine fece spesso breccia anche nelle feste dell'Unità (un piccolo aneddoto: uno sconosciuto Luciano Ligabue organizzò a Correggio nel 1987 un concerto dei Not Moving, aprendo per noi con i suoi Orazero)

    Tra il 76 e il 77 quasi tutto il nuovo che emerse venne etichettato, soprattutto dalla stampa inglese, come punk. Anche XTC, Talking Heads, Stranglers… Non fu fuorviante e frettoloso?

    Mi ricordo di recensioni su Ciao 2001 in cui sotto l'etichetta punk c'erano anche i Dire Straits!
    Il punk fu un fenomeno talmente dirompente che per lungo tempo rimase inetichettabile , soprattutto in Italia. Venne velocemente assorbito e istituzionalizzato, ma per tanti anni è riuscito a sfuggire alle strette dell'omologazione (intanto che venivano digeriti i Sex Pistols, spuntarono gli Stiff Little Fingers, i Clash si buttarono nel meeting pot di "London caling" e "Sandinista", dagli USA X e Cramps mischiarono il tutto con la tradizione roots americana mentre a fianco esplodeva l'hardcore di Germs, Dead Kennedys e della scena beach punk.

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  11. 2

    Con i Not Moving collaboraste con il poeta nativo americano Lance Henson. Cosa ricordi di quell’esperienza?

    Arrivò alla fine della mia esperienza con la band, che con Lilith lasciai nel 1988 alla vigilia di un nuovo album che doveva appunto vedere la partecipazione di Lance (e che uscì poco dopo con i nuovi membri dei Not Moving, "Song of myself").
    Personalmente, pur appoggiando in toto la causa dei Nativi Americani, non sono stato mai tanto interessato al tutto, nonostante, soprattutto da un punto di vista iconografico, i Not Moving abbiano avuto a lungo uno stretto rapporto con le loro istanze.
    L'ho sempre avvertita come una causa lontana e poco affine alle mie antenne, più vicine alle lotte di casa nostra.


    Come nasce il tuo attaccamento alla mod-scene?

    E' il frutto della ricerca di identità di un adolescente a cui lo sport e esser fan dei Beatles non bastava più. Tra le pagine del booklet dell'album "Quadrophenia" trovai i primi vaghi germi di un'identità che poteva appartenermi e a cui potevo aderire.
    Poi nelle copertine dei primi album dei Jam e degli Who trovai i riferimenti estetici.
    Soprattutto negli sguardi di Townshend, Daltrey, Weller.
    Sguardi duri, di sfida, cattivi, mai sguaiati o esagerati come quelli del punk.
    Look cool ma stradaiolo, capelli corti, aspetto fiero e serio.
    Mi definii subito un mod, anche se non sapevo bene cosa fosse e significasse (non c'era internet nel 1978 e fonti sul mod-ism erano pressoché impossibili da trovare, soprattutto da noi)

    Nel suo libro Ribelli con stile Matteo Guarnaccia, riferendosi agli albori mod, sottolinea che fu tecnicamente un esperienza da maschi ma che è anche stata una delle poche subculture a cui pensare senza imbarazzo. Concordi?

    In parte si. E' uno dei rari casi in cui puoi trovare mods di 50 e passa anni perfettamente coerenti alla loro estetica ed etica e inseriti, pur in maniera critica, nella società. L'unico esempio simile lo ritroviamo forse tra gli Hell's Angels.
    E' vero che in prevalenza i mods erano maschi, ma in realtà la componente femminile è sempre stata molto ben rappresentata e , anzi, è stato uno dei primi movimenti giovanili ad "accettare" la presenza femminile a livello paritario.

    Quali furono i fattori, oltre all’uscita nei cinema di Quadrophenia, che concorsero al mod revival 79?

    Ne parlo nel mio libro. In realtà il mod in Inghilterra non è mai scomparso. Ad esempio i mods fotografati nel 1973 all'interno del booklet di "Quadrophenia" non erano modelli, ma ragazzi londinesi che si identificavano nell'etica ed estetica mod in anni in cui la scena era apparentemente scomparsa.
    "Quadrophenia" fece seguito all'altro film degli Who "Kids are alright", uscito nella primavera del 1979, ai primi tre album dei Jam e ad una serie di punk bands (vedi Eddie and te Hot Rods, Boys, Buzzcocks, Undertones ad esempio) che erano una diretta filiazione del classico mod sound (energia, elettricità, rythm and blues) e che ne recuperavano anche alcuni aspetti estetici


    Nel tuo nuovo libro sfati un luogo comune, che vuole che esista la musica per i mods e non la musica mod. Quest’ultima invece esiste…

    Anche se scrivo che solo un mod la può riconoscere. In realtà è difficile definire un gruppo mod gli Who, ad esempio. Lo furono dal 1964 al 1966, lo stesso Modfather per eccellenza, Paul Weller, ha vagato dal punk al rock n roll, dal rythm and blues fino a tentazioni elettro disco con gli Style Council.
    La musica mod ha caratteristiche ritmiche bene precise, suoni, linee vocali, arrangiamenti ben riconoscibili da un orecchio…mod…
    Più difficile catalogarla con precisione. In "Mod generations" ci ho provato.

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  12. 3

    Scrivi anche: Ai mods non è mai interessato opporsi in modo dichiarato alla società, né di creare casino, problemi o altro. Volevano semplicemente vivere la propria vita, in base ai propri codici (anche illegali o completamente antitetici alle regole dominanti), ma in maniera armonica o parallela all’ordine costituito. Non suona strano per una subcultura che vuole apparire disubbidiente? E, ha senso deridere una divisa, per poi indossarne un’altra ancora, e magari narcisistica?

    Non parlerei di una divisa. E' uno stile di vita, che passa attraverso un'estetica, una cultura, un'etica, un gusto, un attitudine verso la vita , in costante evoluzione e cambiamento.
    Il mod non è mai stata un'entità statico.
    Non è "contro", per forza antagonista.
    E' qualcos'altro, che sta da un'altra parte, che disubbidisce quando è necessario, non è escapista.
    E' una realtà personale, particolare, che appartiene al 100% a chi la vive, incurante delle difficoltà circostanti alle quali cerca di reagire con stile, eleganza etica, estetica e morale.

    Cosa ricordi della nascita del mod-ism italiano nei primi anni 80? Come si crearono i vari collegamenti, come si organizzarono i primi raduni, quale era lo spirito, cosa lasciò a desiderare?

    Lo spirito era totalmente pionieristico e il più delle volte approssimativo. La scena nacque coagulandosi intorno alla fanzine "Faces" che io (e Alfredo Cancellieri) stampammo per anni e che riportava tutte le news in fatto di modism , con abbondanza di indirizzi e riferimenti per contattare le varie realtà sparse per tutta la penisola.
    Da lì partì l'organizzazione di raduni, tour e successivamente attraverso la DTK, organizzazione mod fondata da me e Davide Olla, poi portata avanti da altri , si passò ad un bollettino mensile, un'etichetta discografica (che fece esordire gli Statuto su 45 giri) e tanto altro.

    Cosa successe all’interno del mod-ism italiano quando gli Statuto andarono al Festival di Sanremo?

    Niente di particolare, la cosa fu bene accetta dalla stragrande maggioranza dei mods, felicissimi di vedere loro rappresentanti esibirsi di fronte a milioni di persone, in perfetta coerenza con la loro consueta immagine e proposta musicale.

    Dopo molti anni, qual è lo stato di salute di questa scena che ancora resiste ed esiste?
    Ci sono state correzioni di percorso?. Sono più quelli che hanno abbandonato o quelli che sono arrivati? Quante unità conta?

    Come detto la scena è in costante e continua evoluzione. Ci sono stati cambiamenti, alti e bassi, momenti di crisi e di nuove esplosioni numeriche. Quello che mi stupisce e mi impressiona favorevolmente è il grande numero d adolescenti che ancora scelgono di identificarsi in riferimenti come Who, Jam o Secret Affair. Una gran bella cosa.

    Che opinione hai sull’attuale panorama indie italiano?. C’è un elemento forte che lo rende diverso dal mainstream? Manifestazioni come il M.E.I. di Faenza in cosa sono utili e in cosa peccano?

    Fino ad un certo punto essere parte della scena indie/alternativa era motivo di orgoglio, di appartenenza, una sorta di missione per preservare un certo tipo di musica dalle cattive contaminazioni. Ora mi sembra che la maggior parte delle bands non veda l'ora di accasarsi con la majors, di finire ad XFactor o a Sanremo
    Non ci vedo niente di male.
    E' semplicemente profondamente diverso dalla visione che c'era in precedenza.
    Il MEI è una grande e fedele vetrina di quello che succede ora in Italia.
    Un brodo (spero primordiale, nel senso di anticipatore di un'esplosione imminente) di stili, tendenze, speranze.
    Ho sinceramente poca fiducia. Il cosiddetto "rock" in Italia ha ormai le radici da quasi 50 anni.
    Dal beat agli Area, da CCCP e Litfiba ad Afterhours e Subsonica rimaniamo da sempre limitati ai confini nostrani (con alcune rare eccezioni).
    L'Italia è da sempre ai confini della musica che conta.

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  13. 4

    Concerti, tour in Italia e all’estero. Quali sono le situazioni che ricordi con più piacere e c’è stata qualche volta in cui hai pensato “avrei voluto non essere qui”?

    Ho suonato dappertutto, dalle discoteche più trendy ai centri sociali più sordidi e alla fine sono sempre stato contento di essere lì.
    Quando sono su un palco cisono i, la mia batteria, gli altri musicisti e la musica che mi paice suonare, il resto è secondario.
    Solo negli ultimi anni mi sto chiedendo quanto valga la pena stare in giro dalla mattina alla sera e tornare all'alba per suonare il millesimo concerto nel sordido pub della profonda provincia.
    E infatti preferisco suonare in studio di registrazione.
    Per il resto dai supporters a Clash, Johnny Thunders e Stooges, ai tour in USA e a Londra con il Link Quartet ad una jam session su "Love in vain" di Robert Johnson sotto un portico mentre fuori diluviava a Clusone (BG) con Elliot Murphy e Lilith, i ricordi piacevoli sono centinaia.

    Si sa che è dura sbarcare il lunario facendo il musicista indipendente. Spesso si è costretti a fare altri lavori. Che consigli ti senti di dare a degli esordienti?

    Credo che in Italia sbarcare il lunario da musicista sia impresa ardua , che riesce a pochissimi e che la prospettiva più probabile sia il fallimento. Comunque sia è un'esperienza da provare a tutti i costi. Rimarrà il portafoglio vuoto ma un patrimonio emotivo inestimabile. Senza prezzo.

    E’ cambiato profondamente il modo di usufruire musica. Rimarrà qualcosa delle vecchie “usanze” e quali repentini cambiamenti avverranno a breve?. Come pensi di rapportarti?

    Credo che la musica sia destinata a diventare un patrimonio comune, ad uso gratuito (un po' come le news online destinata a breve a far morire i giornali quotidiani).
    E' impossibile pensare di frenare il filesharing al momento.
    Personalmente ascolto di tutto da internet, continuo ad acquistare vinili e ho , giocoforza, ridotto la spesa per i CD. L'industria discografica dovrà adattarsi.
    In veste di musicista continuo a produrre miei dischi, venderne qualche centinaio qua e là ed essere contento così.


    Quali rammarichi e appagamenti, nel privato e nel pubblico, dopo molti anni in prima fila?. Quali progetti e sogni per uno che non demorde?

    Nessun rimorso , nessun rimpianto. Il mio sogno quando ho iniziato a suonare era quello di fare almeno un disco e un concerto. Di dischi ornai ne ho fatti una cinquantina, altrettanti ne ho prodotti e di concerti ne conto centinaia e centinaia in tutta Italia, Europa ed USA.
    Meglio di così non avrei mai sperato.
    L'elenco dei progetti è talmente lungo da non poterlo riportare, tra la mia band ovvero Lilith & te Sinnersaints, progetti solisti, collaborazioni, partecipazioni.
    Mi diverto, la musica continua ad appassionarmi come il primo giorno.
    E' come respirare.
    Non smetterò mai.

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  14. Grazie Tony!

    Interessante intervista. Vien voglia di leggerne di più!

    A-

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  15. Dome la muerte,Not moving che gruppo!Che concerti!Me li ricordo anche al Macchia Nera,Pisa.Sinnerman,per esempio con la memorabile cover degli Stones Cocksucker blues.Indimenticabili.Bella la musica e bella l'intervista

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  16. dome sembra pibio vecchio

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  17. grazie a te, alla prossima
    i ragazzi del cantiere sanbernardo

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