venerdì, ottobre 30, 2020

Ottobre 2020. Il meglio.



Ultimi fuochi del nefasto 2020 piuttosto proficuo, nonostante tutto: Bob Mould, Bob Dylan, Fuzztones, Paul Weller, Fantastic Negrito, Pretenders, Sault, Igorrr, X, The Ranch, Liam Gallagher, Jayhawks, Suzanne Vega, Fontaines DC, Toots and the Maytals, Lux Hotel, Real Estate, Gerry Cinnamon, Christian McBride, Lightning Orchestra, Gil Scott Heron/Makaya McCraven, Devonns, Soul Motivators, Isobel Campbell, Monophnics, Black casino and the Ghost, Martha High and the Italian Royal Family, Crowd Company, Ben Watt. Moses Boyd, Shabaka and the Ancestors, Jazz Sabbath, Field Music. Per l'Italia Calibro 35, Ritmo Tribale, Wrong Ninna Nanna, Lilac Will, Mother Island, Rosalba Guastella, Dining Rooms, Dalton, Puglia, Paolo Doen's play with us, Era Serenase, Ok Bellezza, Caltiki, Cristiano Godano, Aspic Boulevard e Handshake, Buebeaters, Post Nebbia, Warm Morning Brothers.

FUZZTONES - NYC
Rudi Protrudi torna con un nuovo frizzante album che omaggia la sua amatissima New York, riprendendo alcuni dei brani più amati, dai Ramones ai Dead Boys, Fugs, Willy DeVille, ma anche una conturbante Dancing barefoot di Patti Smith e una fantastica versione del classicissimo New York New York di Frank Sinatra. Nulla di nuovo ma un album divertentissimo ed entusiasmante da ascoltare.

STYLE COUNCIL - Long Hot Summers
37 brani per un'elegante antologia, che pesca da tutta la discografia, con il meglio, due (trascurabili) inediti e la certezza che gli Style Council fossero una grande band.

PUBLIC ENEMY - What You Gonna Do When The Grid Goes Down?
Tornano con un ottimo album, accompagnati da uno stuolo di vecchie glorie del RAP, tra cui Beastie Boys, Cypress Hill, Run-DMC, Ice-T, Nas e il funk god, George Clinton.
E il ritmo old school ben si adatta a questi tempi bui e ingiusti, colonna sonora più che pertinente al groove irruente del BlackLivesMatter. C'è anche un remix aggiornato di "Fight the power" e una band che rimane sinceramente militante e al passo con i tempi.

MAUSIKI SCALES - West West Africa
Dal Common Ground Collective di Atlanta esce il talento di Scales in una specie di concept dedicato alle origini dei primi (forzati) abitanti neri dell'America, gli schiavi in arrivo dall'Africa Occidentale.
Uno stupendo album di jazz, funk, soul, blues, spiritual jazz, afro funk, che rimanda a una lunga lista di eccelsi nomi (da Hugh Masekela a Gil Scott Heron, Eagle Eye Cherry, il soul dei 70, il rhythm and blues dei 60). Una coralità e una spiritualità di rara intensità. Molto bello!

HUGO RACE AND THE TRUE SPIRITS - Starbirth
Il nuovo (quindicesimo) album ci porta in oscuri meandri che riescono ad evocare al meglio il pessimo e apocalittico periodo che stiamo attraversando. Il blues è il filo conduttore di brani cupi, che non disdegnano elettronica e asperità varie. Troviamo l'ispirazione del sempre amato John Lee Hooker, dell'abrasione cara a PJ Harvey, riferimenti inevitabili a Nick Cave e Mark Lanegan. In aggiunta un album in cui rivisita i brani in chiave dub ed elettronica. Più che riuscito.

GORILLAZ - Song machine, season one: strange timez
Partito senza troppe idee e prospettive, inizialmente incentrato su una serie di singoli e video, con ospiti eccellenti e trasformatosi in vero e proprio album. Lo stile è il consueto mix di hip hop, pop elettronico, reggae, dub, brit sound e un'infinità di altre influenze (SANDINISTA dei Clash in primis), gli ospiti (da Elton John a Beck, Robert Smith, Peter Hook), portano tutti un consistente pezzo di sé, rendendo l'album godibilissimo, interessante, riuscitissimo.

THE JADED HEARTS CLUB - You’ve Always Been Here
La super cover band beatlesiana, composta da Matt Bellamy dei Muse, Miles Kane, Graham Coxon, Nic Cester, Sean Payne degli Zutons e Jamie Davis si trastulla con una serie di piccoli classici soul e garage rock da "Reach out I'll be there" a "Fever", "Nobody but me" e "i put a spell on you" fino a "Long and lonesome road" degli Shocking Blue. Niente più che un onesto divertimento, di cui possiamo ampiamente godere, tanto è ben fatto.

FLEET FOXES - Shore
La band di Seattle torna con un ottimo album che, pur tra lagti e bassi, conferma un grande talento nel muoversi tra il loro classico e delizioso folk rock (Dylan, Neil Young, Byrds e affini), qualche pennellata quasi jazz, grandi ballate.
Quasi un'ora di musica appesantisce un po' l'ascolto ma il risultato è decisamente ottimo.

BUDOS BAND - Long in the tooth
Al sesto album la band americana prosegue il suo percorso strumentale tra funk, afro, jazz, la consueta imponente sezione fiati. Alla fine un po' ripetitivo e noioso ma sound immediatamente riconoscibile.

JERSEY STREET - Love rising up
La band di Manchester è in giro da 20 anni ma è solo al terzo album. Un raffinato connubio di soul jazz, funk, un po' di Incognito, un pizzico di Working Week.
Groovy and soulful!

SURPRISE CHEF - Daylight savings
Da Melbourne un buon album di funk soul strumentale, molto essenziale e minimale, con un pizzico di ethio jazz. Godibile.

TRAVIS - 10 songs
Come sempre innocui nella pur loro carina gradevolezza che non punge né di discosta mai da un'aurea mediocrità.

THE BLUEBEATERS - Shock!
Tornano con una significativa novità i grandi Bluebeaters, maestri dello ska e rocksteady italiano. Dodici nuovi brani inediti e totalmente autografi, dopo una lunga carriera all'insegna delle cover. Che funzionano alla perfezione con anche il prezioso aiuto di una serie di nuovi nomi della scena musicale italiana come Bianco, COEZ, Zibba, a Carota de Lo Stato Sociale, Willie Peyote, CIMINI.
Album solare, festoso, accattivante, suonato perfettamente e con splendidi arrangiamenti, moderni e freschi.

PATRIZIO FARISELLI AREA OPEN PROJECT – Live in Tokyo
Favoloso concerto registrato nel maggio 2019 a Tokyo dall’ex tastierista degli Area, Patrizio Fariselli, accompagnato da Claudia Tellini, Marco Micheli e Walter Paoli. Spazio a composizioni dal nuovo “100 ghosts” ma soprattutto al repertorio degli Area. Un ambito difficile e pericoloso da affrontare, al confronto di tale eredità artistica. Ma capolavori come “Luglio, Agosto, Settembre (Nero)”, “Gioia e Rivoluzione”, “L’Elefante Bianco” o le meno conosciute ma altrettanto efficaci “Il bandito del deserto” o “Gerontocrazia” ne escono alla perfezione, con un nuovo approccio, arrangiamenti modernizzati e attuali. Grande finale con gli Arti e Mestieri in “The wind cries Mary” di Hendrix. Eccellente.

ARTI & MESTIERI ESSENTIA – Live in Japan
Tra le migliori espressioni del jazz rock italiano degli anni 70, autori di capolavori come “Tilt” e “Giro di valzer”, risplendono ancora con un grande concerto dal vivo registrato nel maggio 2019 a Tokyo. I due componenti Furio Chirico e Gigi Venegoni, insieme a Piero Mortara, Lautaro Acosta e Roberto Puggioni, continuano a fare faville. Un album spettacolare, di altissima qualità sonora e immenso spessore artistico.

NANA BANG! – Life of an ant
GURUBANANA – Ear refill

Nello split condiviso con la componente gemella dei Gurubanana, i Nana Bang! duo composto da Andrea Fusari (voce, chitarre) e Beppe Mondini (timpano rullante tastiere percussioni) con la produzione e l’apporto di Giovanni Ferrario, vanno di essenzialità, guardando sempre al minimalismo dei Velvet Underground ma inserendo un’anima più attuale con qualche riferimento a Blur e Strokes. Ottimo e suggestivo.
I Gurubanana dividono uno split con i Nana Bang, un album a testa e la collaborazione diretta tra Andrea Fusari e Giovanni Ferrario. In “Ear refill” il sound é diretto, crudo, di gusto garage, afflati psichedelici, Velvet Underground, Pavement, Strokes, 60’s e tanto altro. Avvolgente e intrigante.

MAD DOGS - We are ready to testify
Spettacolare ritorno per la band marchigiana con un fantastico terzo album che mette insieme suggestioni di ogni tipo in arrivo dal panorama del rock 'n' roll più grezzo e crudo. Si sente il groove australiano di Radio Birdman, Lime Spiders, New Christs, l'impronta del classico Detroit Sound, il garage punk dei Miracle Workers, il beat 'n' roll dei Flamin Groovies e tanto altro. Grande album.

WARM MORNING BROTHERS – Not scared anymore
I fratelli Modicamore (affiancati in questa occasione dal violoncello di Elena Castagnola) aggiungono un altro prezioso tassello alla loro ricca discografia. Rimangono imperterriti e coerenti nel loro classico solco dai colori pastello, talvolta autunnali, altre volte afosamente estivi o avvolti dal tepore invernale di una stufa a legna, in un mix di folk che spazia tra Simon & Garfunkel, Fleet Foxes, il McCartney acustico, sapori 60’s, malinconiche delicatezze di stampo Nick Drake, la lezione dei Kings of Convenience. Una band preziosa, che continua a regalare preziose gemme musicali.

POST NEBBIA - Canale passaggi
Un bellissimo album, solare, fresco, cool, con quel pop psichedelico tinto di lounge a metà tra Tame Impala e Stereolab in cui si inseriscono pulsanti groove di modern funk. Un concept riuscito e stimolante.Disco delizioso.

GIANNUTRI - Al ritorno dalla campagna
Il duo trevigiano firma un secondo album, sempre incentrato intorno a un concept. E di nuovo ci delizia con un pop di grande levatura compositiva, di primissima qualità, che guarda alla scrittura di Samuele Bersani con un innesto di melodie di gusto 60's, un pizzico di rock e una creatività rara da trovare nella canzone d'autore nostrana. Un imperdibile piccolo gioiello.

MARCO PARENTE - Life
Marco Parente è uno dei migliori (cant)autori in Italia. Stile personalissimo, distinto, malinconico, elegante, ironico. Un timbro vocale unico si unisce alla cadenza dinoccolata delle canzoni che ora occhieggiano al blues, altre volte abbracciano la bossa o in cui senti un po' delle infinite anime di Lucio Battisti. Ma la peculiarità (rara e preziosa) è che se ascolti, ad esempio, la splendida "Avventura molecolare" ti accorgi che avrebbe potuta scriverla solo Marco. Con Cesare Basile, Iacampo, Manuel Agnelli, nell'olimpo di si sa scrivere canzoni.

DOME LA MUERTE AND THE DIGGERS - The House Of Lily / Shake Some Action
Dome La Muerte è uno dei personaggi più rappresentativi dell'alternative rock italiano, sulla scena dalla fine degli anni 70, passando dall'hardcore dei CCM al punk 'n' roll dei Not Moving a a un numero imprecisato di altre esperienze musicali.
Con i Diggers esce con un nuovo singolo di consueta efficacia. Puro rock 'n' roll, ruvido, chitarristico, sincero, onesto. Un pregevole inedito e una cover dei Flamin' Groovies, suggellano un bellissimo lavoro.

JOE PERRINO & the MELLOWTONES - Magical Dangerous Journey / Twilight
E' con immenso piacere che salutiamo il ritorno di Joe Perrino & the Mellowtones, storica band degli anni 80. Risuona ancora il cristallino gusto beat che si incrocia con il tiro garage punk e una vena melodica di grande gusto. Un 45 giri imperdibile.

ASCOLTATO ANCHE:
DEATH VALLEY GIRLS (un po' Siouxsie, un po' garage beat psych ma poca sostanza), FUTURE ISLANDS (pop wave anonima), BEABADOOBEE (a 20 anni mastica Juliana Hatfield, Breeders e alt rock anni 90 alla perfezione. Non male nella sua prevedibilità)

LETTO

CLAUDIO BENASSI - Ragazzi di strada...I Corvi
Il tanto bistrattato BEAT ITALIANO ha saputo, ormai è per fortuna cosa nota e un dato acclarato, creare realtà interessanti e di grande pregio.
I CORVI ad esempio abbracciarono il sound più duro e crudo dei 60's suonando brani di Brogues ("Ain't no miracle worker", diventata la famosa "Ragazzo di strada", più di un milione di copie vendute), Electric Prunes ("Sospesa un filo", versione di "I had too much to dream last night"), James Brown "("I don't mind" diventata "Resterai"), oltre a "Bang bang" e brani di Kinks, Animals, Them, Who dal vivo.
Una carriera fulminante poi protrattasi, dopo i 60, nel corso degli anni, con varie nuove incarnazioni e formazioni.
Il batterista Claudio Benassi, purtroppo unico superstite della formazione originaria, racconta al giornalista Pierangelo Pettenati la storia del gruppo, aneddoti e ricordi gustosi.
A corredo numerose foto d'epoca e la discografia.
Per gli appassionati una testimonianza imperdibile.

GEORGE MARSHALL - Skinhead nation
Originariamente pubblicato nel 1997, è un'evoluzione e una rifinitura del precedente lavoro di George Marshall (esponente e studioso della scena skin britannica) "Spirit of 69" (qui recensione e intervista al traduttore Flavio Frezza, in questo nuovo libro affiancato da Letizia Lucangeli: http://tonyface.blogspot.com/2019/05/george-marshall-spirit-of-69.html).
Si parla della scena SKINHEAD britannica con riferimenti specifici a quella americana, tedesca, norvegese ma in generale il focus è sul significato della (sotto)cultura in oggetto.
Ci sono importanti precisazioni e approfondimenti ("Se non fosse stato per gli skin per il movimento del 68/69 non credo che il reggae sarebbe mai finito in classifica. Bob Marley non avrebbe mai avuto tanto successo se non fosse stato per i giovani bianchi della classe operaia" - Toast della fanzine "Tighten Up").
Ad esempio come gli skin fossero in giro già molto prima del fatidico 1969:
"Iniziai a vedere degli skin in giro a metà dei 60, probabilmente nel 1966...le origini degli skinhead risalgono all'epoca mod, si evolse a partire da lì, quando i capelli incominciarono ad essere sempre più corti".
Altrettanto interessante l'osservazione relativa all'uso che i media hanno sempre fatto delle culture giovanili: "Ho visto con i miei occhi giornalisti fare correre gli skin su e giù per la spiaggia - Correte da questa parte, correte da quell'altra - E poi tre giorni dopo sui giornali: "Gli skinhead causano disordini".
E poi la reiterata conferma che lo stile skinhead è una diretta filiazione di quello mod e che come quello ha continuato ad evolversi.
Più controversa e ambigua la posizione nei confronti dell'estrema destra, legata alla scena, che l'autore condanna in quanto posizione politica (che dovrebbe essere aliena dal giro skin) ma che, talvolta arrampicandosi sugli specchi, finisce in qualche modo di tollerare e giustificare:
"I ragazzi della working class sono sempre più alienati. Il sostegno all'estrema destra è decisamente legato a questo senso di alienazione ma inveve di fare i conti con ciò che lo genera - ignoranza, disoccupazione, abitazioni non dignitose,povertà, discriminazione - il potere cerca di aumentare ulteriormente proprio quel senso di alienazione. I ragazzi bianchi sono nelle stesse condizioni dei neri svantaggiati...se sei bianco, vivi con il sussidio in un appartamento pieno di muffa e ti vengono a dire che qualcuno ha ottenuto il lavoro che volevi per nessun'altra ragione se non perché quel qualcuno è nero, la faccenda può essere interpretata come razzismo alla rovescia".
La posizione "apolitica" di George Marshal, a difesa del "culto" skin è più volte ribadita:
"Nessun altro culto giovanile è sottoposto alla stessa quantità di stronzate. L'estrema destra è da biasimare per aver preso di mira il culto skinhead e in questo è stata aiutata e incoraggiata dai mass media che costituiscono il suo strumento di reclutamento numero uno. La sinistra non è da meno, poichè alcuni suo settori preferiscono tenere allegramente il mito dello skin sempre e comunque nazista, piuttosto che affrontare la realtà dei fatti. Infine lo stesso biasimo va ai molti skinhead che hanno incarnato lo stereotipo mediatico e hanno permesso alle proprie convinzioni politiche di violare le tradizioni del culto".
Al di là delle posizioni dell'autore (esplicitate oltre 20 anni fa), il libro è più che interessante ed esaustivo per comprendere l'anima e la sostanza della cultura SKINHEAD, lontani da ogni manipolazione o sensazionalismo.

LAURA PESCATORI - Femita
Laura Pescatori ci offre uno spaccato della scena musicale italiana in un'ottica FEMMINILE, andando a parlare, attraverso una quarantina di interviste, con altrettante protagoniste.
Da nomi altisonanti e celebri come Teresa De Sio, Giovanna Marini, Cristina Donà, Jenny Sorrenti, Jula De Palma a personaggi rappresentativi dell'underground da Helena Velena a Rita Lilith Oberti, Eva Poles etc.
Gli spunti che emergono sono tanti e stimolanti, lo spettro artistico ampio, un lavoro interessante e unico.

DANIELE VECCHI - Federico ovunque
Il 25 settembre del 2005, a Ferrara, FEDERICO ALDROVANDI viene assassinato a manganellate da quattro poliziotti: Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto (condannati a 3 anni e 6 mesi di reclusione per "eccesso colposo nell'uso legittimo delle armi" e al risarcimento alla famiglia ma reintegrati nella polizia di Stato).
Il delitto viene coperto e insabbiato per lungo tempo, grazie anche a una macchina del fango che gettò per anni discredito su Federico e la famiglia.
Il libro ripercorre la vicenda e soprattutto evidenzia il supporto che diedero fin da subito la Curva Ovest della Spal e i Nuf della squadra del Ferrara Basket, impedendone l'oblìo e l'archiviazione.
Progressivamente il volto di Federico incominciò ad apparire in decine di curve (di calcio, basket perfino dell'Ambri Piotta di hockey su ghiaccio svizzero), tenendo in vita la memoria e soprattutto dando impulso alla scoperta della verità.
Federico e la sua famiglia hanno scoperto un mondo di solidarietà, incondizionata e totalmente trasversale, hanno toccato con mano cosa significa essere sostenuti, essere creduti, essere stretti in un unico abbraccio di amore fraterno e di vicinanza d'animo.
A fianco della vicenda di ALDRO viene elencata una lunga serie di altri morti ammazzati o ragazzi violentemente percossi durante scontri con la polizia (o presunti tali) intorno agli stadi.

MATTEO CESCHI - Note per salvare il pianeta
Per lungo la sensibilità nei confronti dell'ambiente è stata trascurata dalla musica.
Con l'eccezione del pericolo nucleare che, dagli anni 50 in poi, ha stimolato non pochi artisti a comporre canzoni per avvisare del pericolo incombente.
E' solo a cavallo dei 60 e dei 70 che inizia la consapevolezza di quanti abusi si compiano sul Pianeta, in nome del profitto. Nascono Greenpeace, concerti come No Nukes e decine di musicisti abbracciano una nuova visione "verde".
Matteo Ceschi ripercorre il cammino della canzone "green" attraverso un riuscito cammino fatto di domande e risposte.
Decine di titoli, episodi, dischi sconosciuti, musicisti insospettabili per un libro interessante, esaustivo e stimolante.
Interessante il ruolo particolarmente attivo di band del circuito punk, hardcore, metal, dai Dead Kennedys, ai Napalm Death, Conflict, Nuclear Assault, Testament.

DAVIDE ROMAGNONI - Ma quale vacanza d'Egitto?!
Davide Romagnoni è la storica voce dei Vallanzaska, nonchè autore per programmi televisivi, comici e non.
Nell'autunno del 2015, durante una vacanza a Sharm El Sheik, per un'inconsapevole leggerezza finisce nelle maglie della polizia egiziana.
Imprigionato, maltrattato fisicamente e psicologicamente, abbandonato dalla nostra ambasciata, trascorre alcuni giorni da incubo tra disperazione e isolamento.
Alla fine se la cava, grazie anche a uno spirito che riesce a tenerlo (quasi) sempre su di morale.
Il libro è un minuzioso e appassionante racconto di quanto subito, gli incontri e la solidarietà tra prigionieri, dettagli raccapriccianti e pesanti torture psicologiche, in mezzo a cui spuntano l'innata ironia di Davide ad alleggerire un quadro angosciante.
Poco mesi toccherà a Giulio Regeni e a lui andrà molto peggio.

NICK HORNBY - Lo stato dell'unione
NICK HORNBY ha scritto "Febbre a 90" e "Alta fedeltà".
E questo è sufficiente per consegnarlo alla storia della letteratura.
Non si è più ripetuto, per quanto "Un ragazzo" e "Non buttiamoci giù" siano comunque ottimi lavori.
Il problema è che le ultime cose sono davvero trascurabili.
Come ad esempio questo breve, insulso, impalpabile "Lo stato dell'unione", sorta di sceneggiatura teatrale che vede protagonista una coppia in crisi con il prevedibilissimo inserto sulla Brexit (il marito ha votato a favore per motivi risibili, la moglie decisamente contro).
I dialoghi (descritti come "acuti" , "esilaranti", "effervescenti") sono in realtà mosci, risaputi, mai incisivi e quasi mai divertenti.
Peccato, dopo il disastroso "Funny girl", nessun miglioramento.

COSE VARIE
Ogni giorno mie recensioni italiane su www.radiocoop.it, ogni domenica "La musica ribelle", una pagina sul quotidiano "Libertà", ogni mese varie su CLASSIC ROCK.
Periodicamente su "Il Manifesto" e "Vinile".

IN CANTIERE
3 novembre: Antonio Bacciocchi "Punk. Born to lose" (Diarkos Edizioni)

Appena uscito:

Antonio Bacciocchi
MOD GENERATIONS Musica, rabbia, stile e altre storie
Interno4 Edizioni
18 euro

Nel 2009 usciva il mio secondo libro, MOD GENERATIONS.
Un viaggio attraverso la MUSICA MOD, quello che i mod ascoltano e ascoltavano, con una lunga serie di consigli sui dischi più importanti (dal soul al blues, dal jazz al rhythm and blues, northern e ska, beat, mod rock e brit pop).
Per lungo tempo esaurito e introvabile, vede ora la ristampa grazie a Interno4 Edizioni.
Nuova veste, con un'altra copertina, aggiornamenti e la copia del mio "Quaderno Mod" sul quale ho raccolto dal 79 e per qualche tempo ogni articolo riguardante la scena mod.
Dalle recensioni sulla stampa italiana, a riferimenti a scontri, articoli di "costume" e altro.
In più volantini di serate e tutte le copertine della fanzine FACES.

giovedì, ottobre 29, 2020

Get Back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui:

http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

SPECIALE RICKY GIANCO

RICKY GIANCO - Arcimboldo
Un capolavoro della musica d'autore italiana. Uscito nel 1978 (anno "particolare" della nostra storia), registrato con una PFM favolosa di supporto e con testi di aperta sfida alle istanze del "movimento" che stava perdendo la sua "guerra".
Inoltre i primi segni del "riflusso" di prossima ventura, ambientalismo, droga e, come sempre, tanta ironia: acida, aspra, caustica, consapevole. Dietro al mixer Tony Platt (Bob Marley, AC/DC, Motorhead, Sparks...). Sound che mischia pop rock e post prog.
Splendido.

RICKY GIANCO - Alla mia mamm..
Dopo il magico periodo beat e una breve parentesi con lo pseudonimo "Braccio di ferro", Gianco torna in un contesto socio/politico cambiato e in una veste schierata.
Il nuovo album è un mix di canzone d'autore, rock, vaghe assonanze post prog (vedi l'eccellente "Repubblica" in dialetto milanese), testi lucidamente aspri. La struggente e disperata "Un amore" è una delle più belle canzoni italiane di sempre.

RICKY GIANCO - E' rock 'n' roll
Un album del 1995 in cui Gianco riprende vari momenti della sua "vita rock 'n' roll" (è stato uno dei primi in Italia ad abbracciare la nuova musica nei primi 60) con brani di Celentano, Due Corsari, Tenco, Due Corsari. A suonare per lui Jeff Porcaro e Steve Lukather dei Toto, James Burton (session man americano che ha suonato con chiunque dei grandi) e ospiti come Gaber e Pino Donaggio. Il sound è molto anni 90 ma alla fine più che gradevole e suonato alla perfezione.

RICKY GIANCO - Non si può smettere di fumare
Inciso nel 1982, prodotto da Claudio Fabi, composto con Gianfranco Manfredi, è un album di gusto country (con tanto di cover di Emyllou Harris), con pedal steel in abbondanza, grandi testi, una malinconia struggente in sottofondo e brani strepitosi come "Eclisse a Milano". Tra i musicisti Ellade Bandini alla batteria, Claudio Pascoli e Skip Battin ex Byrds.

mercoledì, ottobre 28, 2020

George Marshall - Skinhead nation



Originariamente pubblicato nel 1997, è un'evoluzione e una rifinitura del precedente lavoro di George Marshall (esponente e studioso della scena skin britannica) "Spirit of 69" (qui recensione e intervista al traduttore Flavio Frezza, in questo nuovo libro affiancato da Letizia Lucangeli: http://tonyface.blogspot.com/2019/05/george-marshall-spirit-of-69.html).
Si parla della scena SKINHEAD britannica con riferimenti specifici a quella americana, tedesca, norvegese ma in generale il focus è sul significato della (sotto)cultura in oggetto.

Ci sono importanti precisazioni e approfondimenti ("Se non fosse stato per gli skin per il movimento del 68/69 non credo che il reggae sarebbe mai finito in classifica. Bob Marley non avrebbe mai avuto tanto successo se non fosse stato per i giovani bianchi della classe operaia" - Toast della fanzine "Tighten Up").

Ad esempio come gli skin fossero in giro già molto prima del fatidico 1969:
"Iniziai a vedere degli skin in giro a metà dei 60, probabilmente nel 1966...le origini degli skinhead risalgono all'epoca mod, si evolse a partire da lì, quando i capelli incominciarono ad essere sempre più corti".

Altrettanto interessante l'osservazione relativa all'uso che i media hanno sempre fatto delle culture giovanili:
"Ho visto con i miei occhi giornalisti fare correre gli skin su e giù per la spiaggia - Correte da questa parte, correte da quell'altra - E poi tre giorni dopo sui giornali: "Gli skinhead causano disordini".

E poi la reiterata conferma che lo stile skinhead è una diretta filiazione di quello mod e che come quello ha continuato ad evolversi.

Più controversa e ambigua la posizione nei confronti dell'estrema destra, legata alla scena, che l'autore condanna in quanto posizione politica (che dovrebbe essere aliena dal giro skin) ma che, talvolta arrampicandosi sugli specchi, finisce in qualche modo di tollerare e giustificare:
"I ragazzi della working class sono sempre più alienati. Il sostegno all'estrema destra è decisamente legato a questo senso di alienazione ma inveve di fare i conti con ciò che lo genera - ignoranza, disoccupazione, abitazioni non dignitose,povertà, discriminazione - il potere cerca di aumentare ulteriormente proprio quel senso di alienazione. I ragazzi bianchi sono nelle stesse condizioni dei neri svantaggiati...se sei bianco, vivi con il sussidio in un appartamento pieno di muffa e ti vengono a dire che qualcuno ha ottenuto il lavoro che volevi per nessun'altra ragione se non perché quel qualcuno è nero, la faccenda può essere interpretata come razzismo alla rovescia".

La posizione "apolitica" di George Marshal, a difesa del "culto" skin è più volte ribadita:
"Nessun altro culto giovanile è sottoposto alla stessa quantità di stronzate. L'estrema destra è da biasimare per aver preso di mira il culto skinhead e in questo è stata aiutata e incoraggiata dai mass media che costituiscono il suo strumento di reclutamento numero uno. La sinistra non è da meno, poichè alcuni suo settori preferiscono tenere allegramente il mito dello skin sempre e comunque nazista, piuttosto che affrontare la realtà dei fatti. Infine lo stesso biasimo va ai molti skinhead che hanno incarnato lo stereotipo mediatico e hanno permesso alle proprie convinzioni politiche di violare le tradizioni del culto".

Al di là delle posizioni dell'autore (esplicitate oltre 20 anni fa), il libro è più che interessante ed esaustivo per comprendere l'anima e la sostanza della cultura SKINHEAD, lontani da ogni manipolazione o sensazionalismo.

George Marshall
Skinhead nation
Hellnation Libri
euro 22

martedì, ottobre 27, 2020

Mod Generations



Nel 2009 usciva il mio secondo libro, MOD GENERATIONS.

Un viaggio attraverso la MUSICA MOD, quello che i mod ascoltano e ascoltavano, con una lunga serie di consigli sui dischi più importanti (dal soul al blues, dal jazz al rhythm and blues, northern e ska, beat, mod rock e brit pop).

Per lungo tempo esaurito e introvabile, vede ora la ristampa grazie a Interno4 Edizioni.
Nuova veste, con un'altra copertina, aggiornamenti e la copia del mio "Quaderno Mod" sul quale ho raccolto dal 79 e per qualche tempo ogni articolo riguardante la scena mod.
Dalle recensioni sulla stampa italiana, a riferimenti a scontri, articoli di "costume" e altro.
In più volantini di serate e tutte le copertine della fanzine FACES.

Antonio Bacciocchi
MOD GENERATIONS Musica, rabbia, stile e altre storie
Interno4 Edizioni
18 euro

lunedì, ottobre 26, 2020

I nomi sbagliati delle band



Riprendo l'articolo che ho scritto ieri per "Libertà" nella consueta rubrica domenicale "Musica ribelle".

Può sembrare improbabile, se non impossibile, ma molti gruppi, anche di un certo livello, hanno portato avanti lunghe e prestigiose carriere con il nome sbagliato.

Talvolta è stata una scelta consapevole e felice, che ha reso il marchio di fabbrica immediatamente riconoscibile e caratteristico.
Altre volte invece frutto di un disguido lessicale.

L'esempio più famoso è ovviamente quello dei Beatles.
Pare sia stato John Lennon a pensare al gioco di parole che univa Beat (ovvero il concetto di ritmo che poi diede il nome a un genere e a un'epoca ma che richiamava anche la generazione ribelle di scrittori e poeti della cosiddeta Beat Generation americana) a Beetles. “Quando lo pronunci ti viene in mente qualcosa di strisciante, quando lo leggi invece pensi alla musica beat”.
I futuri Beatles erano grandi fan della star americana del rock 'n' roll Buddy Holly (prematuramente scomparso alla fine degli anni 50) che si esibiva con i Crickets (i grilli). Cercare un nome di insetto voleva essere una specie di omaggio al loro idolo.
In realtà c'è sempre stato un errore di fondo nell'attribuire ai Beatles il soprannome di “scarafaggi”.
Beetle vuol dire coleottero o scarabeo, scarafaggio è invece “cockroach”.

Nasce da un errore casuale e molto divertente invece quello di Bobby Solo.
All'anagrafe Roberto Satti, era figlio di un pilota dell'aviazione militare che impedì categoricamente al figlio di associare il suo cognome al mondo del rock 'n' roll (parliamo dei primi anni 60 quando il genere non godeva di buona reputazione).
Nell'imminenza dell'esordio discografico, il suo manager, Vincenzo Micocci, decise per un soprannome breve e di ispirazione “americana”: Bobby. Quando lo comunicò telefonicamente alla sua segretaria che doveva inviare le note di copertina per la stampa del suo primo disco, le disse: “Lo chiamiamo all'inglese, Bobby. Bobby, solo Bobby.”
Probabilmente le linee telefoniche erano disturbate o la segretaria capì male e così artista e manager si ritrovarono poco tempo dopo migliaia di dischi con il nome stampato Bobby Solo.
Che non dispiacque e fu lasciato per sempre.

Gli inglesi Scritti Politti si formarono nel 1977, in piena era punk.
Il loro leader Green Gartside, impegnato politicamente nell'estrema sinistra, prese il nome da un libro di Antonio Gramsci, “Scritti politici”. Ostico alla pronuncia inglese, poco affascinante e molto serioso, lo cambiò così in Scritti Politti per farlo assomigliare di più al celebre brano rock 'n' roll di Little Richard “Tutti Frutti”.

Poco avvezzo alle lingue latine, sbagliò invece Vini Reilly, quando decise di chiamare la propria band Durutti Column.
Il riferimento era a una frangia anarchica che operava durante la guerra civile spagnola negli anni 30, guidata dal mitico Buenaventura Durruti.
La trascrizione tolse una Erre e aggiunse una T.
Poco male, la band ha ugualmente avuto un ampio seguito in ambito new wave e post punk.

I famosissimi Duran Duran che hanno impazzato nelle classifiche di mezzo mondo con il loro pop facile e accattivante, tinto di new wave, invece si ispirarono a un personaggio del film “Barbarella” del 1968 di Roger Vadim con una splendida Jane Fonda (semi) vestita da favolosi abiti creati da Paco Rabanne.
In realtà il nome originale era Durand Durand ma per ragioni fonetiche decisero di togliere le D finali.

Il rissoso e ostico chitarrista americano Dave Mustaine, dopo un'adolescenza turbolenta e difficile, sembrò trovare la fortuna entrando nelle future star del metal, i Metallica.
Riuscì a farsi buttare fuori dal gruppo a causa della passione per gli eccessi e il carattere di cui sopra.
Frustrato e furibondo, decise di formare un gruppo che avrebbe cancellato per potenza e furore i Metallica.
E scelse un nome adatto, i Megadeath (parola che significa un milione di morti per un olocausto nucleare).
Ma dopo aver scoperto che era lo stesso utilizzato dai primi Pink Floyd, decise di togliere un A, lasciandone comunque il distruttivo significato in sottofondo.

E infine un avvertimento importante: non vi venga in mente di scrivere Patty Smith. La musicista e poetessa new yorkese Patti, potrebbe reagire malamente.
Come quando entrando in un locale in cui il suo nome era scritto in quel modo sbagliato, si girò, uscì e fece saltare il concerto.

sabato, ottobre 24, 2020

Cagliari 1970 - Tracce Oltre la Leggenda



Nel 2020 cadono i cinquant’anni dal leggendario scudetto della squadra di Gigi Riva.

Ma nel 1970 in Sardegna non tutto girava attorno al calcio.
Alcune vicende incrociavano la grande Storia di quegli anni, tra sequestri, trame dei servizi segreti e agitazioni socio-politiche.
Altre, invece, cambiavano per sempre le piccole storie delle persone, magari sulle note dei brani di Orietta Berti o dei Beatles.

Gli autori dei dodici racconti e delle dodici illustrazioni hanno seguito queste tracce.
E hanno narrato (o ripercorso) la vita che pretendeva i suoi spazi, anche lontano dalle gradinate dell’Amsicora.

“Cagliari 1970 - Tracce Oltre la Leggenda”, edito da Catartica Edizioni!


“Il Cagliari”
Racconto scritto da Antonio Bacciocchi e illustrato da Nicola Wonderland.

🔴🔵 “ […] Mia mamma mi cucì una maglia rossoblu con il numero undici sulle spalle, mio papà mi procurò il poster di Gigi Riva da attaccare in camera, lessi tutto il possibile sulla Sardegna, la mia nuova lontana patria.”

🔴🔵 Avanti, la vostra copia potete preordinarla da questo link, non aspettate!
https://www.catarticaedizioni.com/2020/09/associazione-chine-vaganti-presenta.html

venerdì, ottobre 23, 2020

Nico Van Der Stam



Fotografo che tra gli anni 60 e 80 ritrasse la quotidianità di Amsterdam e della sua terra ma che ebbe occasione di avvicinare una lunga serie di personaggi di primo piano del rock.

Ha aperto uno studio fotografico lavorando per conto di case discografiche e agenzie pubblicitarie per le quali ha realizzato centinaia di copertine di dischi e campagne pubblicitarie.

Oltre a musicisti jazz e artisti pop (tra cui Miles Davis, Jimi Hendrix, Mick Jagger, Rolling Stones, David Bowie, Marlène Dietrich, Charles Aznavour) ha anche realizzato molte foto di compagnie teatrali, scrittori, attori, attrici e altri famosi personaggi olandesi.

giovedì, ottobre 22, 2020

Laura Pescatori - Femita



Laura Pescatori ci offre uno spaccato della scena musicale italiana in un'ottica FEMMINILE, andando a parlare, attraverso una quarantina di interviste, con altrettante protagoniste.

Da nomi altisonanti e celebri come Teresa De Sio, Giovanna Marini, Cristina Donà, Jenny Sorrenti, Jula De Palma a personaggi rappresentativi dell'underground da Helena Velena a Rita Lilith Oberti, Eva Poles etc.

Gli spunti che emergono sono tanti e stimolanti, lo spettro artistico ampio, un lavoro interessante e unico.

Laura Pescatori
Femita
Edizioni Underground?
Euro 15

mercoledì, ottobre 21, 2020

Claudio Benassi - Ragazzi di strada...i Corvi



Il tanto bistrattato BEAT ITALIANO ha saputo, ormai è per fortuna cosa nota e un dato acclarato, creare realtà interessanti e di grande pregio.

I CORVI ad esempio abbracciarono il sound più duro e crudo dei 60's suonando brani di Brogues ("Ain't no miracle worker", diventata la famosa "Ragazzo di strada", più di un milione di copie vendute), Electric Prunes ("Sospesa un filo", versione di "I had too much to dream last night"), James Brown "("I don't mind" diventata "Resterai"), oltre a "Bang bang" e brani di Kinks, Animals, Them, Who dal vivo.
Una carriera fulminante poi protrattasi, dopo i 60, nel corso degli anni, con varie nuove incarnazioni e formazioni.

Il batterista Claudio Benassi, purtroppo unico superstite della formazione originaria, racconta al giornalista Pierangelo Pettenati la storia del gruppo, aneddoti e ricordi gustosi.

A corredo numerose foto d'epoca e la discografia.
Per gli appassionati una testimonianza imperdibile.

Claudio Benassi
Ragazzi di strada...i Corvi
Media Print
12 euro

martedì, ottobre 20, 2020

John Entwistle



Riprendo l'articolo che ho scritto per IL MANIFESTO, pubblicato sabato scorso nell'inserto "Ultrasioni / Alias"

Lo aveva dovuto chiarire, ad un certo punto, nell'album degli Who “Face dances” (1982) nel brano autografo “The quiet one”:
“Tutti mi chiamano quello tranquillo.
Non sono tranquillo, sono gli altri troppo eccessivi
”.

Ma è sempre stato difficile crederlo. John Entwistle aveva un portamento distaccato, da vecchio gentleman inglese, modi raffinati, poche parole e un'attitudine che sembrava la più lontana possibile dalla classica vita dissipata ed eccessiva della rockstar.
Una recente biografia, “The Ox” (il bue, suo soprannome fin dagli esordi), del giornalista Paul Rees, a cui hanno contributo la prima moglie Alison, la seconda Maxine e il figlio Christopher, oltre agli amici e colleghi più intimi, svela invece un personaggio che si è consumato lentamente tra abusi di ogni tipo, fino all'imprevista (per chi non lo conosceva, più consapevoli e da tempo allarmati i suoi più intimi amici e collaboratori), fine, nel giugno del 2002, in un hotel di Los Angeles, dopo una notte di sesso e cocaina con una spogliarellista locale.

Le dichiarazioni contenute nel libro concordano unanimemente che avesse diverse personalità, due in particolare.
L'una, che lo accompagnava nel suo ruolo da rockstar, soprattutto in tour, in cui si abbandonava a un consumo smodato di liquori di ogni tipo, droghe, costantemente circondato da donne disponibili e da notti senza fine, spesso spese a raccontare le sue storie ad amici e fan fino all'alba e oltre.
L'altra è quella del tranquillo signore di campagna che attendeva con impazienza di tornare a suonare.
Si apriva in quei momenti nella sua anima un buco nero che lo assorbiva e lo faceva sprofondare nella depressione.
A cui cercava di sfuggire con acquisti compulsivi, qualsiasi cosa gli capitasse a tiro.
Bassi e chitarre, spesso costosissimi e rarissimi, erano le spese che preferiva.v Ne aveva accumulati qualche centinaio, di tutte le forme e marche. E poi auto di lusso a profusione (anche se non aveva, volutamente. la patente. Preferiva un autista che lo scarrozzasse ovunque mentre lui beveva sul sedile posteriore).
E, ancora, vestiti che comprava in maniera bulimica.
Durante un tour in America, si fermò in un negozio di abbigliamento country e comprò 100 paia di camicie da cowboy, di ogni foggia e colore, oltre a una dozzina di paia di stivali tutti uguali.
La sua casa (un vecchio maniero nella campagna inglese) era stracolma di supellettili e mobilio di ogni tipo, oltre che di un paio di studi di registrazione personali.
v Un bar, costruito ad hoc, serviva ad ogni ora del giorno e della notte ai suoi numerosi (talvolta semi sconosciuti) ospiti, ogni ben di dio alcolico, dal gin allo champagne (ovviamente marche di prima qualità).
Ricorda un amico che lo andò a trovare in hotel alla fine di un tour e, negli anni 80, quando la cifra in questione era una piccola fortuna, aveva sul tavolo 20.000 dollari in banconote nuovissime. “Sto uscendo per spenderli tutti”.

Era totalmente ignaro del concetto di risparmio e di gestione del danaro.
Durante una lunga sosta nll'attività degli Who, organizzò e intraprese un tour a sue spese, pur di non rimanere fermo, con la John Entwistle Band, rimettendoci cifre importanti, tra affitto di impianti faranoici e teatri, che finirono per essere sovradimensionati rispetto al pubblico intervenuto.
Tutto questo lo portò più volte alla bancarotta, a cui rimediarono i vecchi amici Who con tour americani che ridavano ossigeno (per avere un'idea delle proporzioni, si parla di guadagni da tre milioni di dollari a testa alla volta) alle sue casse. Serviva a poco e per poco.
Riprendeva immediatamente a devastare conto corrente e il fisico.

Ma il musicista John Entwistle era inarrivabile.

Difficile discutere su chi sia stato il miglior bassista rock di tutti i tempi e non trovarlo ai vertici.
Una potenza inaudita, una tecnica unica e personale, un suono, elaborato nel tempo, mai eguagliato. Aveva la capacità di suonare i brani in studio una sola volta (vedi le evoluzioni di “The real me”, che apre “Quadrophenia”, suonata una volta sola, senza aver praticamente mai ascoltato bene il brano, giusto per provare il suono. Talmente sublime che venne mantenuto su disco in quella primissima e unica versione!).

Talvolta, in studio di registrazione, quando gli altri del gruppo erano troppo impegnati a litigare o a riprendersi da qualche sbronza, era solito, per non annoiarsi, rifare le parti già incise per riproporle sostanzialmente uguali a prima, semplicemente perfette.
Dal vivo era quello che teneva insieme la follia ritmica di Keith Moon e le improvvisazioni di Pete Townshend. Impassibile e immobile sul palco mentre intorno a lui gli altri tre scatenavano l'inferno.

Provò anche una carriera solista da affiancare all'attività saltellante degli Who ma mancarono le soddisfazioni. Se il primo album “Smash your head against the wall”, intriso del suo consueto humor nero è un ottimo lavoro, ispirato e ben fatto molto meno riusciti sono i sei successivi, sparsi nel corso degli anni, spesso registrati più per fuggire dalla depressione, causata dall'inattività, che per reali esigenze artistiche.

Fu anche parte anche della All Star Band di Ringo Starr, negli anni 90, nascondendosi dal batterista dei Beatles quando voleva bere. Ringo, dopo un passato di pesante alcolista, si era ripulito da tempo ed esigeva che nessuno facesse uso di alcolici e droghe durante il tour. Gli ultimi anni con gli Who sono all'insegna di un enorme successo, stadi pieni, la celebrazione del mito, gli ultimi sopravvisuti con Rolling Stones e Paul McCartney della grande leggenda del rock, ormai musealizzata e consegnata alla storia e al passato, icone di un'epoca irripetibile. Pagati cifre astronomiche, tra hotel di lusso, aerei, Limousine, i migliori ristoranti.
Ma vivono il tutto separatamente, Dormono in luoghi diversi, ognuno ha un proprio camerino, suonano, spesso senza nemmeno guardarsi in faccia, intascano il cachet e se ne vanno. John subisce più degli altri una situazione artificiosa e il suo “buco nero” diventa sempre più profondo.

Nel frattempo i volumi spaventosi con cui ha suonato per anni lo hanno reso ormai quasi completamente sordo.

Il suo amplificatore sul palco è sempre al massimo, non riesce più a sentire gli altri, osserva costantemente le mani di Pete Townshend, per capire che accordi stia facendo per seguire correttamente il brano in esecuzione.
Talvolta Townshend, infastidito, gli voltava volutamente le spalle per dispetto.
Nel suo vortice autodistruttivo John ha sempre trascurato cocciutamente ogni tipo di tutela della propria salute. Incurante della progressiva perdita di udito, ha anche sempre accuratamente ignorato il consiglio da parte di amici e famigliari di curare la dieta alimentare, assolutamente devastante, fatta quasi esclusivamente di cibi fritti e bistecche alla griglia, senza alcun tipo di frutta e verdura.
Negli ultimi tempi molti amici notavano con orrore che aveva la pelle sempre più grigiastra e un aspetto pessimo.
La vicinanza con la nuova compagna Lisa, cocainomane, alcolista, estrema in ogni sua manifestazione, lo trascinò ancora più a fondo, fino alla notte fatale del 2002.

Per apprezzare il genio e il talento di John Entwistle i dischi solisti sono davvero poco significativi, se non per i fan più accaniti e completisti.

Nella discografia degli Who l'album che ne esalta al meglio la capacità tecnica e creativa è senz'altro “Quadrophenia”, del 1973, e in cui John arrangia e suona tutta la sezione fiati (era un abilissimo con il corno ma se la cavava anche con tuba, tromba e sax).

John ha sparso la discografia degli Who di brani di sua composizione, spesso di eccellente qualità. In particolare l'inquietante “Boris the spider”, le altrettanto sinistre “Fiddel about” e “Cousin Kevin” dall'opera “Tommy” e la perfida “My wife”, dedicata alla prima moglie Alison.
Meno conosciute ma altrettanto belle “Silas Stingy” e l'elettronica futuristica “905” da “Who are you”.
Related Posts with Thumbnails