Prosegue il viaggio informale tra le etichette italiane, sempre super attive e interessantissime.
Spazio oggi a Caribb Roots, nella persona di Ferdinando Masi.
https://www.caribbroots.it/
Puntate precedenti:
https://tonyface.blogspot.com/search/label/Etichette
Cosa ti ha spinto ad aprire un’etichetta indipendente, underground, impostata su sonorità molto specifiche e particolari?
La voglia di tenere insieme le cose che facciamo da ormai 40 anni, dare valore ai nostri progetti.
E per “nostri” intendo un gruppo di persone, di musicisti che hanno vissuto insieme le varie fasi di una vita gratificante ma difficile.
Casino Royale, The Bluebeaters, The Uppertones, The Originals…
La diversità delle personalità che messe insieme creano quell’alchimia per cui nascono i progetti è una delle dinamiche che mi interessano di più.
Creare un grande cappello sotto il quale vivano le sfumature della musica Giamaicana, lo Ska, il Rocksteady, il Reggae con tutte le tante declinazioni è quello che mi anima, ad esempio, per Caribb Roots Records.
La qualità so che c’è, la riconosco. Le vendite a volte di più, a volte di meno.
Penso che nel tempo etichette come la mia possano servire a tracciare una piccola mappa di quello che stiamo attraversando, pur non raggiungendo grandi numeri.
Il nome Caribb Roots era il titolo di una cassetta compilata da Gaz Mayall, collezionista ossessivo nonché cantante dei Trojans e punto di riferimento londinese per le musica giamaicana, che è stata la miccia che ha fatto accendere Casino Royale prima e Giuliano Palma & The Bluebeaters poi.
La mia strada da musicista, dallo Ska 2tone di Casino Royale (1987) a ritroso fino allo Ska ’60 di The BB (1994) fino alle origini di Calypso & Boogie anni ’50 con The Uppertones (2016) è l’area di azione della label.
Tutto però parte dal punk e dal DIY.
La prima etichetta indipendente la creammo con gli Shockin’TV nell’86, la STV Production con cui producemmo il secondo 7 pollici della band.
Nel ’99 abbiamo creato la KingSize Rec per stampare “The Album” e “Wonderful Live” di Giuliano Palma & The Bluebeaters; il primo disco vendette 12.000 copie con ordini on line e pagamenti in vaglia postale, una gestione casalinga.
Con The Uppertones, 2018, abbiamo creato la OWAN (Oh What A Night) per la release del terzo disco di una band che vendeva dischi e magliette solo ai concerti e non aveva nessun tipo di struttura promozionale, per poi arrivare a CARIBB ROOTS Records che è nata per stampare i dischi di The Bluebeaters con Pat Cosmo alla voce.
E con quest’ultima vorrei ampliare lo spettro, fermarmi e magari ristampare anche cose vecchie sparse. Strutturarmi. Ci lavoro quotidianamente e chiedo consigli in giro.
Si è aggiunta da poco una nuova filiazione dell'etichetta, dalle caratteristiche diverse.
Avendo io attraversato differenti fasi musicali, si è sganciata una costola da Caribb Roots ed è nata una sub-label che si chiama Mule Train Rec. che si riferisce a un mondo country-punk & roll più “bianco” perché è stata la prima parte della mia vita musicale, quello che ho ascoltato e suonato. Mule Train è un brano anni ’50 che parla di delivery e vendita nel west americano attraverso “il treno di muli”.
E' un brano che ascoltavo da piccolo sul giradischi di mio padre. Tra l'altro la versione in vinile che avevo sembrava americana invece pochi giorni fa ho scoperto che era una produzione italianissima con solo il cantante americano.
Primo progetto, The Rads (gruppo garage -punk di Matteo Gioli di Firenze), accordo in 5 minuti al telefono, subito trovata un’intesa e stampato il disco.
Il secondo, anche qui una chiaccherata e ci siamo trovati immediatamente anche con Diego Geraci di Don Diego Trio di cui uscirà un nuovo LP ad Agosto.
L’idea è lavorare con persone vicine o amici di amici che facciano parte di un mondo di riferimento di quello che ho sempre ascoltato. A condizione che il suono incontri i miei gusti. Prossimamente penso anche a un nuovo disco di Shockin’TV (la mia prima band punk) che riunirà brani mai incisi del 1987 quando ci siamo sciolti.
L'etichetta è di recente nascita e pubblica solo in vinile. C'è dunque ancora un mercato per questo formato?
Il ritorno del vinile già da un po' di anni ha riportato alla luce un’attitudine ad un suono più caldo e “old”, oltre al fatto che per fare il selezionatore sono tornato a comprare 7 pollici ma poi anche LP che mi ero perso negli anni dello strapotere del CD.
Se serve stampo anche i CD, come nel caso di Don Diego perché so che lui li vende nei lunghi tour che fa di solito, sennò mi concentro sui 7 pollici che sono un formato assolutamente più interessante.
Hai un’idea di chi siano gli acquirenti dei dischi dell’etichetta?
Giovani? Meno giovani? Pubblico trasversale?
I dischi tendenzialmente li compra chi ne ha o li ha posseduti, generazioni più adulte anche perché a volte ti rendi conto che i più giovani spesso non sanno nemmeno che cos’è un giradischi e ti guardano mettere i dischi come fossi un alieno.
Poi ovviamente ci sono alcuni che avendone avuto un’esperienza familiare s’intrippano e iniziano almeno a collezionarli, magari non ascoltandoli e lasciandoli intonsi.
Il vinile diventa spesso solo un gadget anche per gli artisti più giovani per lasciare qualcosa di fisico ai fans.
C’è un minimo di ritorno economico per un’operazione del genere?
Guarda, non te lo so dire ancora.
Ho aperto nel 2023. Se faccio i conti mi dico sempre che l’importante è rientrare dei costi e soprattutto delle tasse che devi pagare anche se non generi un traffico di vendite che possa giustificarle.
Avendo aperto un e-commerce sul sito, ormai da qualche anno devo dire che sembra che in Italia non ci sia lo stesso interesse che può esserci in Europa o negli US per questo sistema di vendita.
In Italia abbiamo una cultura molto diversa dai paesi dove la musica che suoniamo o ascoltiamo è nata, che sia lo Ska, il Rock’n’roll o il punk, ancora relegata ad ambiti underground.
Bisogna sempre investire tanto e fare dischi in continuazione per poter dare un senso a questa operazione.
Con che criterio scegli le band da produrre?
Le uscite e i progetti li decido io, facendomi tutti i miei viaggi mentali.
Fondamentali sono il suono e la qualità dei brani che mi propongono oppure che scelgo io di produrre, devono essere tutti pezzi di un puzzle che ho in testa, di un Frankenstein di musica, anche molto diversa ma con radici che posso riconoscere.
Per esempio con Mule Train Rec da quando è uscito The Rads mi sono arrivate richieste di collaborazione, i progetti mi piacevano, erano in linea e li sto portando avanti.
Sono partiti tutti da rapporti di amicizia. Non ho possibilità di fare più di 2 progetti ex-novo all’anno anche perché in realtà mi piacerebbe rimettere su vinile alcuni album di bands, in cui spesso ho suonato anch’io, che sono uscite negli ultimi 20 anni solo in cd e che per me vale la pena ripubblicare in vinile.
La label la gestisco da solo, tranne per la parte grafica che mi consulto col mio socio Danilo Scuccimarra, pianista di The Bluebeaters che è grafico professionista. Io faccio disegni e butto lì idee, lui sistema tutto per andare in stampa.
Io ho sempre disegnato, fatto copertine, giocato col DIY, lui è dell’85 ed è architetto, siamo diversi e proprio per questo abbiamo spesso interessanti confronti generazionali sul gusto nel fare le copertine.
Quali sono le mosse promozionali per far conoscere l’attività dell’etichetta?
Pur essendo figlio di un pubblicitario, nella promozione faccio più fatica.
Tendenzialmente avendo ormai tutto in distribuzione mondiale con Kudos di Londra, cerco di lavorare un po' sui social e un po' con i negozi in Italia e coi concerti. Certo è che di tutto questo mestiere per la promozione bisognerebbe fare degli investimenti più grossi e spesso non ci riesco.
In questi casi mi baso sui vari contatti personali, spesso DJ italiani e stranieri per il mondo di Caribb Roots e su un ufficio stampa esterno che mi dà una mano, Sollevante Press. Una volta si facevano le pubblicità sulle riviste di musica, spesso funzionavano tanto che sto pensando di riprovarci anche se la carta stampata ha decisamente numeri ormai bassissimi ma forse per il mio compratore medio funzionerebbe.
Certo è che il veicolo maggiore sono i concerti, almeno per i generi che produco. Poi mi confronto con le piccole etichette che conosco, Record Kicks, Killer Groove, Aloe Vera e leggo tutte le storie delle label del passato per prenderne spunti e idee anche se è l’ambiente che spinge tutto a galla.
La storia della 2Tone è esemplare.
mercoledì, luglio 22, 2026
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