giovedì, agosto 29, 2019

Get back. Dischi da (ri)scoprire



Ogni mese la rubrica GET BACK ripropone alcuni dischi persi nel tempo e meritevoli di una riscoperta.
Le altre riscoperte sono qui
:
http://tonyface.blogspot.it/search/label/Get%20Back

DEL SHANNON - The Further Adventures of Charles Westover
Insospettabile viaggio nella psichedelia per un cantante (e autore) abitualmente orinetato verso altri lidi sonori (vedi il suo classico "Runaway").
Uscito nel 1968 risente di tutte le influenze del periodo ma si avvale di orchestrazioni e arrangiamenti raffinatissimi e di brani (autografi) di primissima qualità.
Una vera e propria sorpresa, un piccolo gioiello da inserire nella migliore discografia psych dei tardi 60's. Alle tastiere Dr.John.

FRANKIE VALLI & the FOUR SEASONS - The Genuine Imitation Life Gazette
Abituati ad ascoltarli in versione pop, spesso melensa, su canzoni d'amore, questo album del 1969 li getta sorprendentemente nel calderone del concept psichedelico con testi che affrontano tematiche impegnate, tra razzismo e guerra.
Brani spesso super arrangiati con pregevoli arrangiamenti orchestrali, consuete splendide armonie vocali, brani compositivamente piuttosto complessi, un groove soul a permeare il tutto. A completamento la copertina che riproduce la grafica di un quotidiano, innovativa e inedita.

SONY BONO - Inner views
Nel pieno del successo in compagnia di Cher, Sonny Bono, nel 1967, tentò la carta solista incidendo di fatto il suo unico album della carriera.
Un disco intensamente pop psichedelico con solo 5 brani di cui l'introduttiva "I just sit here" è una lunga cavalcata psych rock di oltre 12 minuti (tra "Goin home" . degli Stones e "Suzy Q" dei CCR) che cita più volte il verso "I read the news today, oh boy" di "A day in the life" dei Beatles. Ad accompagnarlo presumibilmente la Wreckin Crew (session men di LA) tra cui il grande batterista Hal Blaine. Anche la conclusione di quasi 8 minuti di "Pammie's on a bummer" è pura psichedelia sperimental/doorsiana.
Più accademiche (tipico tardo 60's pop sound) le altre tre (brevi) canzoni.
Disco curioso e interessante.

STEVE MILLER BAND - Brave new world
Un grande album per una band spesso poco valutata (almeno in Italia).
Orfana di Boz Scaggs, regala un terzo album che, nonostante sia il 1969, bada poco alle sonorità in circolazione e si attesta su un roots rock tipicamente americano (dalle parti dei CCR), aspro, bluesy, country, boogie.
C'è Nick Hopkins al piano nella splendida "Kow kow" e un tale Paul Ramon che suona tutto (cori inclusi) e jamma con il solo Steve nel blues rock "Dark hour", dopo aver furiosamente litigato con tali John, George e Ringo.
E lascia il suo inconfondibile timbro.

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