lunedì, dicembre 31, 2012

Dicembre 2012. Il meglio.



Le classifiche di fine anno le trovate, numerose e dettagliate, nei giorni precedenti.
Mancava il meglio di dicembre 2012.
Domani un po' di bilanci e di progetti.

ASCOLTATO
ANTHONY JOSEPH and the SPASM BAND
Da Trinidad a Londra con tutta la blckness che sta in mezzo. Un album strepitoso dove finiscono funk, blues, James Brown, ethi jazz, Gil Scott Heron, Funkadelic, lo Stevie Wonder mid 70’s, Caraibi, Linton Kwesi Johnson.
Miscela ultra, groove nerissimo, testi impegnati, tono minaccioso.
Grande album.

VV.AA. - Santa’s Funk & Soul Christmas Party
Ho sempre odiato i dischi natalizi (e anche il Natale non è tra le mie più gradite simpatie) ma se in questi giorni avete bisogno di una colonna sonora adatta questo album della Tramp records è stupefacente.
Niente jingle bells e solite melodie con le renne in sottofondo ma 13 brani di torrido rhythm and blues , funk e soul che di natalizio hanno solo il titolo (a partire dall’irresistibile “Santa’s got a brand new bag” di Gary Walker) ma che sparano invece brani con un tiro micidiale e che riassumono bene il concetto alla base dell’album con un altro azzeccatissimo titolo, questa volta di Rose Graham: “Black Christmas”.
Non ci sono grandi nomi (eccetto Jimmy Reed che spara un funk blues da paura e Vernon Garrett con due brani di cui il funk blaxploitation “Christmas groove” è una delle vette dell’album).

THE SOUL SAILOR & the FUCKERS - The effects of gettin wilder
Italiani , al quarto album, una miscela prodigiosa di soul, funk, rock, atmosfere blaxploitation mid 70’s, psichedelia, onde Welleriane.
Gran bel disco !

JEFF HERSHEY & THE HEARTBEATS - Soul music vol. 1
Freschezza soul e norther nsoul in questo saltellante esordio.
Siamo dalle parti di Jackie Wilson , Sam Cooke, Otis ma con un tiro da dancefloor del Wigan Casino o il Twisted Wheel nei primi 70’s.
Talvolta i brani sono un po‘ scontati prevedibili ma l’atmosfera è sempre perfetta !

GOAT - World music
Dall’estremo nord della Svezia un inedito mix di afro beat, free jazz, psichedelia, voodoo sounds, heavy funk.
Voce femminile, ritmi ipnotici, grooves frenetici e minimali, tastiere no wave. Sorprendenti.

BRUCE FOXTON - Back in the room
Comprimario da sempre (Jam e Stiff Little Fingers) Bruce Foxton non ha mai brillato per capacità compositive nè può vantare particolari meriti a livello solista.
Il nuovo album è una piacevole fresca ventata di belle canzoni, gradevoli, piacevoli, dove qua e là spunta il fantasma Jam ma che in genere si muove su un buon pop rock chitarristico. Ci sono anche Paul Weller e Steve Cropper.
Difficile ricordarsi di “Back in the room” nei top 2012 ma “Find my way home” suona come farebbero i Jam nel 2012 e questo già basta.

AFTERHOURS - Padania
Della maturità e dello spessore della band di Agnelli penso non ci sia più bisogno di discutere. Sono tra i leader indiscussi della scena rock italiana e con merito.
“Padania” li conferma al top, aspri e determinati, talvolta eccessivamente oscuri ma sempre un gradino più in alto della maggioranza nostrana.

FLOWERS - Monna Lisa store
Vengono dalla provincia di Piacenza, portano le stigmate degli Oasis ma hanno saputo sviluppare un gradevolissimo sound che attinge dalla più fresca tradizione brit pop (Supergrass, Ash, Gallagher’s, Fratellis) ma anche da quel grande power pop rock di cui erano maestri gli australiani Jet.
Le canzoni scorrono via piacevolissime, energiche, piene di forza adolescenziale, ben suonate e perfettamente registrate.
Un lavoro maturo e dalle potenzialità enormi !

DRIFTING MINES - s/t
Da Roma un album di intenso rock n roll sporchissimo e grezzo in cui finiscono i classici del genere, dai primi Stones, al garage Cramps, Gun Club, Raunch Hands, Blasters e compagnia urlante. Da annotare.

ASCOLTATO ANCHE:
SUPERTEMPO (Garage e power pop da Venezia. Ottimi) REPETITOR (Garage sonico dalla Slovenia. Qualcosa di buono), BRIAN FERRY ORCHESTRA (carina l’idea di rifare alcuni classici di Brian Ferry in versione dixieland, jazz, ragtime. Dopo un po’ du balle però), VERACRASH (Stoner violentissimo e potente), SWEET CATERINA (dalla Irma un godibile album di cover italiane in versione lounge soul), THE MALDIVES (roots rock in odore di Neil Young mid 70’s), M-JO (band olandese tra Barrett, Fugs, Velevet U., Lo-fi. Interessanti), TRACEY THORN (l’ex voe degli Everyhthing But The Girl in un album natalizio molto noioso. Molto)

LETTO
Emanuel Carrere - Limonov
L’incredibile storia di Eduard Limonov, scrittore, poeta, protagonista dell’underground sovietico e poi della politica estrema della Russia (è il leader dei Nazional Bolscevichi).
Una storia borderline che si intreccia con quella di Urss e Russia, tra eccessi inimmaginabili, violenza, sesso, alcool, politica, religione.
Da conoscere !

LUIS SEPULVEDA - Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico
Sepulveda mi entusiasma per ogni riga che scrive.
Anche quando entra nel mondo delle fiabe con la delicatezza, la profondità, la grazia e lo spessore che lo hanno sempre contraddistinto.
E’ di nuovo un piccolo capolavoro, un gioiello, poche pagine ma che riassumono una vita, un modo di pensare, un approccio all’esistenza.

Moreno Spirogi - Larry Arabia - Avvoltoi. Storia di un gruppo ridicolo.
Un libro che ripercorre la storia del gruppo e dove si sprecano aneddoti e ricordi con testimonianze aggiuntive di vari protagonisti e spettatori dell’epoca (sottoscritto incluso).
Il tutto corredato da un CD con il Meglio degli Avvoltoi. In poche parole un perfetto regalo natalizio, godibilissimo, fresco , divertente, importante per un gruppo che , per primo, seppe dare la giusta importanza al dimenticato e disprezzato beat italiano in epoche (metà degli ’80) in cui a tenere banco c’erano hardcore, garage e new wave.

AA.VV. - Dizionario biografico fantastico dei Piacentini illustri
Riservato ovviamente ai soli abitanti della provincia di Piacenza che ne possono cogliere gli infiniti riferimenti a luoghi e persone a noi familiari ma ugualmente geniale nell’idea di scrivere la nostra storia attraverso una serie di biografie inventate e fantastiche.

Giovanna Zangrandi - Giorni veri
Una toccante, cruda, lucida testimonianza dei giorni della Resistenza.
Sono storie che molti di noi hanno letto, sentito, riletto, mille volte ma quei GIORNI VERI è necessario continuare a ricordarli.

COSE & SUONI
www.tonyface.it
www.lilithandthesinnersaints.com
News sui Beatles su www.pepperland.it by me

domenica, dicembre 30, 2012

Soul Time. Il meglio dei dischi soul 2012



Nei resoconti precedenti sui migliori album italiani e stranieri sono entrati parecchi titoli di (NEW) SOUL (e derivati) da “Talking Book” di MACY GRAY, “Soul Overdue” di MARTHA HIGH, “Yes we can” del progetto AN APPLE DAY senza dimenticare THE SOUL SAILOR & the FUCKERS - The effects of gettin wilder , B.E.S.T. “Shilly Shally” / “Wonderful”, JESSICA LAUREN FOUR - s/t, MIKE PAINTER QUINTET & VIOLA ROAD - Hammond voice.

Per i SOUL LOVERS un breve elenco di titoli usciti nel 2012 assolutamente meritevoli di ascolto e di spazio.

Ad incominciare dallo splendido SLIM MOORE AND THE MAR KAYS – Introducing (splendido 70’s soul funk in stile Curtis Mayfield, uscito alla fine del 2011. Una vera scoperta. Grande voce black e atmosfere perfettamente retrò).
HANNAH WILLIAMS and the TESTMAKERS all’esordio con “A hill of feathers” per la “nostra” preziosissima RecordKicks: sound pieno e diretto, eccellente uso della sezione fiati, ritmica che segue le orme del Curtis Mayfield dei primi 70’s (“The kitchen strut”), voce impressionante per potenza e “negritudine”. Deep soul che si mischia in continuazione con il 70’s funk, lente ballate di sapore Otis Redding e Aretha Franklin .
CODY CHESNUTT - Landing on a hundred A dieci anni da un esordio solista clamoroso in cui si immergeva nella black music a 360° mescolando di tutto, torna Chesnutt con un lavoro meno funambolico, più omogeneo e “normalizzato”.
Anche se stiamo parlando di un colto e riuscito viaggio nei territori più creativi del 70’s soul da dove estrae omaggi a Marvin Gaye, Isaac Hayes, Al Green, Stevie Wonder e si immerge in atmosfere care a Sly, Curtis Mayfield e ai Funkadelic.
Il tutto con una voce, una verve, arrangiamenti e spessore compositivo da veterano.
QUANTIC + ALICE RUSSELL - Look around the corner
Un delizioso album in cui si mischiano soul, latin jazz, Sergio Mendes, Jullie Driscoll. Cool e raffinato.
DOJO CUTS featuring ROXIE RAY - Take from me
Il ritorno del soul funkers australiani coincide con uno splendido album (pubblicato dalla RecordKicks) moderno, attualissimo ma con le radici che attingono a piene mani dai migliori 60’s e primi 70’s grooves.
La voce di Roxie Ray fa il resto e li porta a rivaleggiare con Sharon Jones ai vertici del genere.
LEE FIELDS & THE EXPRESSIONS - Faithful Man
Lee Fields è in giro dai 70’s ma al successo è arrivato da poco.
Con un prezioso soul funk a ritmi bassi (Joe Tex, Sam Cooke, l’Otis Redding più quieto, Al Green, i soul blues in 6/4 di James Brown) ma crudo, vintage, sincero.
THE NEW MASTERSOUNDS - Out on the faultline
Tornano i funkers inglesi con un superbo album super groovy dove ad infuocati deep funk alla Meters si affiancano echi del boogaloo di Jack McDuff (qullo di “Hot barbecue”), azzardi proto disco (ci sono rimandi perfino al primo Jamiroquai), Hammond grooves di prima qualità.
Un bellissimo album, intenso , da ballare, ascoltare, godere fino in fondo.
BETTYE LAVETTE - Thankful and thoughtful
Nome leggendario, festeggia i 50 anni di attività nel music business con un album in cui coverizza con gusto blues, soul e funk alcuni brani poco noti di Dylan (“Everything is broken”) , Neil Young ("Everybody Knows This Is Nowhere"), Tom Waits (“Yesterday is here”) , Black Keys, perfino “Crazy” di Gnarls Barkley's e un brano di Jon Bon Jovi.
Classe, eleganza, raffinatezza, un ottimo album.
JEFF HERSHEY & THE HEARTBEATS - Soul music vol. 1
Freschezza soul e norther nsoul in questo saltellante esordio.
Siamo dalle parti di Jackie Wilson , Sam Cooke, Otis ma con un tiro da dancefloor del Wigan Casino o il Twisted Wheel nei primi 70’s.
Talvolta i brani sono un po‘ scontati prevedibili ma l’atmosfera è sempre perfetta !

Un paio di singoli:

NICOLE WILLIS and the SOUL INVESTIGATORS - Tell me when/It’s alla because of you
Dopo anni di assenza discografica torna la grandissima Nicole Willis con un nuovo singolo che prelude al secondo album della carriera, “Tortured soul” in uscita all’inizio 2013.
Due elegantissimi brani di mid tempo soul la title track, più lenta e nel Marvin Gaye mood di “What’s goin on” o della “Thin line between love and hate” dei Persuaders. Assolutamente affascinante.

DEEP STREET SOUL - Hold on me / This love ain’t big enough
Super funk soul (sulle orme di Sharon Jones per capirci) dall’Australia con un singolo da paura con la stupenda “Hold on me” sul lato A e una cover di Charles Bradley splendidamente riuscita sulla B side. GREAT !

Dall’Italia ancora due titoli:

HAMMOND EXPRESS “Another Steppin Soul” (uno dei progetti dell’Hammondista Francesco Gazzara tributa omaggio ad una serie di grandi del soul con eccellenti reinterpretazioni Hammond jazz ed alcuni ottimi brani di propria composizione. Cool Stuff )
LUCA SAPIO “Who knows” (Ex voce di Accelerators e Quintorigo affronta la difficile ARTE del SOUL con coraggio e ampio dispendio di mezzi, registrando a NY sotto l’egida della Daptone Il risultato è un album di deep soul che suona perfettamente 60’s/Daptone su cui la voce di Luca non sfigura)

E qualche compilation:

AA.VV. The world of Daptone Records
Un must per i cultori del new soul questa raccolta allinea 20 brani dei migliori gruppi dell’etichetta americana Daptone Records spaziando come sempre tra le più svariate gamme del soul, rhythm and blues, funk, boogaloo, gospel, hammond beat. Ci sono re e regine /Sharon Jones, Sugarman Three, Busod Band, Charles Bradley con la Menahan Steet Band) e nomi meno conosciuti.
Solo groove, ritmiche travolgenti, suoni vintage proiettati nel presente e nel futuro.

VV.AA. - Santa’s Funk & Soul Christmas Party
Ho sempre odiato i dischi natalizi ma se in questi giorni avete bisogno di una colonna sonora adatta questo album della Tramp records è stupefacente.
Niente jingle bells e solite melodie con le renne in sottofondo ma 13 brani di torrido rhythm and blues , funk e soul che di natalizio hanno solo il titolo.
Non ci sono grandi nomi (eccetto Jimmy Reed che spara un funk blues da paura e Vernon Garrett con due brani di cui il funk blaxploitation “Christmas groove” è una delle vette dell’album).

AA.VV. - The Craig Charles Funk & Soul Club
Craig Charles è un notissimo Dj (ma non solo) londinese specializzato in black music in tutte le sue direzioni, sulla scena dai 70’s e conduttore di un seguitissimo programma sulla BBC.
In questo album della Freestyle (la sua prima compilation) raccoglie 19 brani che abbracciano tutto lo scibile black tra nuove bands e vecchi classici.
E poi ancora valanghe di soul, reggae, funk, perfino jive, il latin funk della Incredible Bongo Band che rifà “Satisfaction”.

sabato, dicembre 29, 2012

I migliori libri del 2012



Carrellata di libri letti quest’anno e consueta divisione tra narrativa varia e titoli a sfondo musicale.

1)
EMMANUEL CARRERE - Limonov
L’incredibile storia di Eduard Limonov, scrittore, poeta, protagonista dell’underground sovietico e poi della politica estrema della Russia (è il leader dei Nazional Bolscevichi).
Una storia borderline che si intreccia con quella di Urss e Russia, tra eccessi inimmaginabili, violenza, sesso, alcool, politica, religione.
Limonov affascina e trascina con sè come, nella maniera più banale, attrae il Male. Oltraggioso, spesso ripugnante ma sempre lucido e coerente alla fine Limonov ne esce bene e il libro non mancherà di appassionare fino all’ultima riga.

2)
WU MING/MOHAMED ANTAR - Timira
Splendido romanzo storico sulla figura di Isabella Marincola “donna libera e appassionata”, italiana di pelle scura, nata in Somalia dalla relazione tra una autoctona e un conquistatore italico.
Tra razzismo, guerre, una carriera di attrice, un carattere fiero e impossibile, una bellissima storia da leggere.

3)
ERRI DE LUCA - Il torto del soldato
Un’affascinante e morbosa storia di strani incroci tra nazismo e kabbalà ebraica.
De Luca torna al top con il nuovo lavoro, breve ma diretto come un pugno di Alì.

LUIS SEPULVEDA - Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico Sepulveda si conferma ai massimi livelli con una fiaba, densa, importante, profonda, in cui, in poche righe, condensa mille insegnamenti. Bellissimo.

5)
PAOLO SORRENTINO - Tony Pagoda e i suoi amici
Dopo il notevole “Hanno tutti ragione” il regista Paolo Sorrentino prosegue la saga del cantante Tony Pagoda alle prese qusta volta con una serie di amici interessanti, da Pippo Baudo al Pocho Lavezzi, via Fabietto (leggi il Silvietto della Ruby) a Carmen Russo.
Esilarante, profondo, divertente.

MARCO BAGOZZI - Con lo spirito Chollima
Un imprevedibile e curioso, quanto esaustivo, excursus sulla storia del calcio Nord Coreano attraverso le partite della nazionale, i numerosi trionfi giovanili e in ambito femminile, gli storici Mondiali del 1966 e quelli piuttosto negativi più recenti.

GIOSUE’ CREMONESI - Mai avuto sentimenti
Noir dalle tinte extreme, ben scritto, crudo e dal finale imprevedibile.Ben fatto.
Hardcore.

FABIO BONFANTE - In città a piedi scalzi
Una serie di racconti vissuti, dai contorni Bukowskyani, acidi e ruvidi.
Deep blues.

MUSICA

1)
PETE TOWNSHEND - Who I am
La lungamente attesa autobiografia di uno dei più grandi compositori musicali del ‘900 non delude le aspettative.
Una lunga e dettagliatissima storia, assolutamente unica anche se si perde troppo spesso in dettagli quasi maniacali, date, elenco di sbronze, amanti, strumentazioni, budget, cachet, progetti etc.
Forse troppo.

GIL SCOTT HERON - The last holyday - A memoir
E’ nota la mia passione per Gil.
Di conseguenza questo libro (che dubito sarà mai tradotto in italiano) è uno stupendo viaggio nei meandri di una vita che ho cercato di conoscere in ogni suo anfratto. L’ironia, la capacità di raccontare, di cogliere aspetti inconsueti nella realtà e nella vita degli altri di Gil Scott Heron rendono il racconto divertente, interessante, profondo, ricco, sostanzialmente bello.
Anche se incompleto e assolutamente non esaustivo di mille fatti, sfaccettature, avvenimenti di cui avremmo voluto leggere (i suoi “guai” giudiziari e con la dipendenza non vengono minimamente accennati ad esempio).
Peccato ma ugualmente un tassello importante per la riscoperta di un genio della musica.
Grazie ad Enrico per lo splendido regalo (con timbro "CityLights" di SF).

3)
Moreno Spirogi e di Lerry Arabia - "Gli Avvoltoi. Storia di un gruppo ridicolo"
Ritengo gli AVVOLTOI uno dei gruppi più importanti della scena italiana.
I primi nell’Italia mid 80’s infarcita di hardcore, garage punk, new wave e post punk a ripescare il beat italiano (il bitt...sic) e a ridargli la dovuta dignità. Ormai è noto e chiaro che in mezzo a tante ingenuità e parecchi episodi deprecabili c’erano momenti di assoluta eccellenza.
La band di Moreno Spirogi fu la prima ad accorgersene a riportare sui palchi nostrani quei brani, quel sound, quello spirito.
Che rivive, in chiave ironica, divertente e divertita in questo libro.
Vi si ripercorre la storia del gruppo, si sprecano aneddoti e ricordi con testimonianze aggiuntive di vari protagonisti e spettatori dell’epoca (sottoscritto incluso).
Il tutto corredato da un CD con il Meglio degli Avvoltoi.
Godibilissimo, fresco , divertente, importante.

4)
“Sviluppi incontrollati – 25 anni di Bloom” di Aldo Castelli e Massimo Pirrotta
Corposo volume edito dalla Volo Libero sui 25 anni del “Bloom” di mezzago (MI) uno dei migliori (il migliore?) rock clubs italiani. Il tutto attraverso testimonianze di decine di protagonisti di questi anni (il sottoscritto e Lilith inclusi).

5)
PAOLO HEWITT / MARK BAXTER - The A to Z of Mod
Ne abbiamo già parlato sul blog per esteso in modo non propriamente positivo a causa della superficialità con cui viene trattato l’argomento MOD, le omissioni, inserimenti di nomi discutibili (nonostante la curatissima parte fotografica e una serie di aneddoti poco conosciuti lo rendano comunque interessante).

LETTO ANCHE

JAMES BROWN - I feel good. L’autobiografia
Il Padrino del Soul racconta dei difficilissimi esordi, dei successi e delle cadute, si autoassolve spesso, indulge un po’ troppo con l’enfasi, trascura molti particolari della carriera ma il libro si legge velocemente e con piacere.

MABINUORI KAYODE IDOWU - Fela Kuti, Lotta Continua
Un esaustivo racconto dell’intensa, difficile, violenta vita di lotta e musica, entrambi al servizio dell’Africa e da un profondo senso di giustizia in una Nigeria oppressa da dittature e neo-colonialismo.

MILES DAVIS - Miles - L’autobiografia
Un libro fantastico pur nella sua lunghezza in cui Miles si mette a nudo in tutti i suoi eccessi e con un linguaggio da strada crudo e durissimo. Non risparmia nulla a nessuno.
E’ chiaro, diretto, implacabile, sincero, non si assolve mai e il libro scorre alla grande.
E, come già verificato nel caso di Charlie Mingus, i jazzisti dei 50’s e 60’s facevano impallidire i peggiori punk.

Jack London - John Barleycorn - Ricordi di un bevitore
Sempre splendido leggere Jack London.
Ironico, cattivo, disincantato. Stupendo questo viaggio nel suo alcolismo.

Massimo Carlotto - Il giorno in cui Gabriel scoprì di chiamarsi Miguel Angel
Carlotto è un personaggio di cui è opportuno leggere l’incredibile storia di vita.
In questo libretto riesce a condensare in poche pagine tutto il dramma dei desparecidos nella dittatura argentina. Bello.

Marco Malvaldi - Il re dei giochi
Una fortunata serie di brevi e divertenti gialli risolti da una simpatica banda di vecchietti da bar nella Toscana profonda.
"Il re dei giochi" è uno dei tanti episodi. Piacevole, leggero, gustoso. Niente di che ma una lettura veloce e facile.

BENEDETTA TOBAGI - Come mi batte forte il tuo cuore. Storia di mio padre.
Greve e pesante ma intenso e profondo omaggio al padre giornalista caduto negli anni della lotta armata. Benedetta ripercorre con doloroso puntiglio la vita di Tobagi aggiungendo inquietanti conclusioni sul perchè della sua morte. Ottimo.

ALESSANDRO BARICCO - Tre volte all’alba
Baricco scrive bene e con stile evocativo, scorrevole e fruibilissimo.
Le tre storie del nuovo lavoro sono lontane tra loro ma si sfiorano senza mai incontrarsi, con un filo conduttore nascosto comune. Ma alla fine resta poco gusto e poco spessore.
Trascurabile.

RAYMOND CARVER “Cattedrale”
RAYMOND CARVER “Se hai bisogno chiama”

Non conoscevo Carver.
Il primo approccio è attraverso uno dei suoi più riusciti lavori “Cattedrale” e una raccolta postuma di racconti ritrovati.
L’America della banalità quotidiana, travolta da abissi di dolore, disperazione, in un neo realismo estremo, colorato da una capacità di scrittura enorme.
Non tra i miei preferiti ma mi piace. Approfondirò ulteriormente.
RAYMOND CARVER - Di cosa parliamo quando parliamo d’amore ?
Il consueto desolante e minimale scenario americano descritto da Carver.
RAYMOND CARVER - Stai zitta per favore ?
La prima raccolta di Carver del 1976 delinea i caratteri conosciuti ma con meno angoscia e un pizzico di ironia in più.

BRET EASTON ELLIS - Meno di zero
Furioso, violentissimo romanzo nella L.A. dei primi 80’s in cui in ogni riga rieccheggia chiarissimo il suono di “Decline of western civilaztion” (il film e il titolo).
Non a caso sono spesso citati X e Fear tra i tanti.
Spietato e No Future.
BRET EASTON ELLIS - American psycho
Eccellente Ellis in un inquietante e agghiacciante horror nella New York yuppie degli 80s.
Psicologicamente devastante, scrittura notevole, debole la trama e eccessivamente prolisso ma convincente.

JAY MCINERNEY - Le mille luci di New York
Fulminante racconto ambientato nella New York rampante, estrema e incocainata degli 80’s yuppies. Decadenza, autodistruzione e (probabile) rinascita.
Tra i “discepoli” di Carver, si legge velocemente e con passione.

DAVID LEAVITT - Ballo di famiglia
L’esordio del 1984 di Leavitt, anche questo di stampo minimalista/Carveriano, affronta tematiche inusuali, sempre ambientate negli Usa edonisti ma decadenti degli 80’s, come l’omosessualità (spesso ricorrente), la malattia, figure materne e paterne in bilico, indecise, fragili, rapporti umani al limite del collasso. Il tutto in contesti medio borghesi, “normali” e tranquillizzanti.

MICHAEL CHABON - Le fantastiche avventure di Kavalier and Clay
Romanzone epico, divertente, coinvolgente, una saga che abbraccia i decenni pre e post seconda guerra mondiale tra intrecci improbabili ma non impossibili.
E che dopo 800 pagine (che si leggono in un lampo) prefigurano ulteriori possibili sviluppi e nuovi capitoli.
Speriamo.
Bello.

GIANRICO CAROFIGLIO - La manomissione delle parole
Un’antologia anarchica la definisce l’autore.
In realtà un sapiente saggio sull’utilizzo delle parole e suggestive quanto riuscite dimostrazioni di contiguità tra prole come BELLEZZA e RIVOLUZIONE.
Da leggere.

ERRI DE LUCA - Non ora non qui
L’esordio letterario di De Luca tra ricordi d’infanzia, eccessiva enfasi, una certa cripticità anche se è già evidente la grande capacità evocativa e la qualità di una delle migliori penne italiane.

SERGIO MILANI - Battaglione Aosta. 1942 destinazione Montenegro
Un esaustivo libro di Sergio (quello dei Kina per intenderci) su alcuni sconosciuti e drammatici avvenimenti della seconda guerra mondiale. Sempre istruttivo leggere e ricordare.

AA.VV. Dizionario biografico fantastico dei Piacentini illustri Improbabile che questo libro possa avere interesse al di fuori dei confini della (ormai ex) provincia di Piacenza.
I riferimenti (del tutto inventati e fantasiosi) sono troppo peculiari e specifici per essere intellegibili a chi non vive da queste parti da decenni.
L’idea è però di per sè geniale: ovvero reinventare la storia locale attraverso biografie (il più delle volte improbabili) di personaggi mai esistiti ma che in qualche modo fanno riferimento alla toponomastica e alla vita locale.
Ne saltano fuori centinaia di pagine divertenti, ironiche, molto spesso arricchite da citazioni colte e precisi riferimenti storici che fantasiosi non sono.
Non posso esimermi dal sottolineare che anche il sottoscritto è ospite dell’iniziativa con due racconti e la cosa mi ha fatto un immenso piacere.
Prodotto da PiacenzaSera.it e curato da Gabriele Dadati e Giovanni Battista Menzani

STEFANO PRONTI - Guida storica e artistica di Piacenza
Ogni tanto è importante andare alle radici del posto in cui si vive.

venerdì, dicembre 28, 2012

I migliori album del 2012



La consueta lista dei migliori album dell'anno.
Un mix tra quello che ho ascoltato più spesso, più volentieri e quell oche ritengo più innovativo, valido e destinato a rimanere.
In passato furono: nel 2005 White Stripes, Oasis e Supergrass, nel 2006 Bellrays, Capossela, Who e Beatles, nel 2007 Graham Day, Pj Harvey, Amy Winehose, nel 2008 Last Shadow Puppets, Oasis, Racounters, nel 2009 Madness, Dylan, Rancid, nel 2010 Gil Scott Heron, Paul Weller, Lanegan/Campbell)


1)
SECRET AFFAIR - Soho Dreams
Con classe, creatività, freschezza, spontaneità e un’incredibile, immensa, personalità i SECRET AFFAIR riescono nel raro intento di conservare le caratteristiche dei loro tre pur diversi album ma di proporsi con qualcosa di decisamente nuovo e originale. Ritmiche e approcci soul, gli arrangiamenti ricercati di fiati, l’elettrica intensità degli esordi ma anche un’incredibile capacità compositiva, una maturità stilistica e una serie di canzoni, spesso ambiziose e complesse.
Un album destinato a rimanere negli annali del mod sound ma in grado di fare parecchia strada ovunque.

2)
NENEH CHERRY and THE THING - Cherry thing
Avant jazz con puntate nel free in cui si omaggiano in chiave personalissima i Suicide di “Dream baby dream”, gli Stooges di “Dirt” , Ornette Coleman.
Difficile, coraggioso, personalissimo, NUOVO, un gran bell’album.

3)
MACY GRAY - Talking book
Rifare un album per intero è rischioso.
Tanto più se parliamo di “Talking book” uno dei migliori lavori dell’immenso Stevie Wonder.
Macy Gray il rischio se lo prende tutto e ne esce vincitrice con un lavoro eccellente che gronda soul, classe, eleganza, stile ma anche funk, blues e credibilità.

4)
MARTHA HIGH and the Speedometers - Soul overdue
Lei era nelle Jewels nella James Brown Revue.
Torna affiancata dagli Speedometers alle prese con un CAPOLAVORO SOUL FUNK di incredibile bellezza.
Album è a livelli altissimi con la voce di Martha incredibilmente fresca e una band da paura alle spalle.

5)
PATTI SMITH - Banga
Opera omplessa, profonda e interessante, dove lunghi raga rock si affiancano a intensi rock n roll ancora pregni dell’energia originaria e a piccoli capolavori come “April fool” o l’iniziale “Amerigo” dove giganteggia la chitarra solista di Tom Verlaine.
Ben arrangiato, splendidamente suonato, voce aspra ma più vellutata de consueto, liricamente ispirata, un odei suoi migliori album in assoluto.

6)
MOTORPSYCHO & STALE STORLOKKEN - The death defying unicorn
Un doppio album concept. Monumentale, amiziosissimo, epico, impressionante per forza musicale, contenuti e gamma di influenze. C’è tanta classica, jazz, doom (!), prog, ci sono gli Yes che jammano con i QOTSA, progressioni alla King Crimson prima era. E’ musica NUOVA, raramente sentita.
Il lavoro è pesante, duro, difficile, avanguardistico, sperimentale ma importante, molto importante.

7)
PAUL WELLER - Sonik Kicks
Album composito, difficile da collocare, che riprende dall’immediatezza di “Wake up the nation”, rielaborandola per introdurre nuove strade.
“Sonik Kicks” ha il sapore di un lavoro interlocutorio, di passaggio ma ha il pregio di lasciare tre, quattro episodi eccellenti e di confermare l’ecletticità e la freschezza dell’ Artista Weller.

8)
JIMMY CLIFF - Rebirth
Grazie alla mano di Tim Armstrong dei Rancid che suona e produce torniamo ad assaporare duri e decisi brani di orginal ska, intensi e veloci reggae, grandi momenti di rocksteady, una riuscitissima versione di “Guns of Brixton” dei Clash, una ottima di “Ruby Soho” dei Rancid, un grande soul n blues come “Outsider” e altre delizie, spesso condite da testi profondi e politicamente infuocati.
Album stupendo, fresco, duro e soffice allo stesso tempo.

9)
GOAT - World music
Dall’estremo nord della Svezia un inedito mix di afro beat, free jazz, psichedelia, voodoo sounds, heavy funk.
Voce femminile, ritmi ipnotici, grooves frenetici e minimali, tastiere no wave.
Sorprendenti.

10)
JESSICA LAUREN FOUR - s/t
Un album sorprendente, contaminatissimo, in cui il piano di Jessica rincorre i tasti che furono di Carla Bley e Betty Carter con un occhio a quelli di Diana Krall, muovendosi tra jazz, ritmi latini, blues, gospel (splendido il gospel blues di “I believe”) soul music, ambient, sperimentazioni, lunghi brani ipnotici sospesi (“Swamp thing”).
La voce superba di Jocelyn Brown nobilita in chiave deep black un paio di brani (“Happiness train” è travolgente) rende quest’album un piccolo gioiello di classe, musica colta, stile, eleganza.

11)
GARLAND JEFFREYS - The king of in between
Il nuovo album è eccellente, profondo, blues, un brano di duro ska, tono rauco, cattivo, insolente, un brano come “Til John Lee Hooker calls me”, rhythm and blues ruvidissimo in “Rock n roll music”.

12)
HIROMI - Move
Pianista giapponese mischia jazz, fusion, influenze classiche, virate prog, echi del Miles elettrico di fine carriera. Musica a 360 gradi, potente, intensissima, freschissima.

13)
ANTHONY JOSEPH and the SPASM BAND - Rubber orchestras
Album notevole dove finiscono funk, blues, James Brown, ethi jazz, Gil Scott Heron, Funkadelic, lo Stevie Wonder mid 70’s, Caraibi, Linton Kwesi Johnson.
Miscela ultra, groove nerissimo, testi impegnati, tono minaccioso.

14)
MOVEMENT - Fools like you
Fulminante, essenziale, crudo, chitarre e i ritmi devastanti dei primissimi JAM, l'incedere soul punk dei REDSKINS, una costante pennellata di melodie 60's, un po' di soul, funk, ska e pop.

15)
LEONARD COHEN - Old ideas
Essenziale, minimale, crudo, drammatico, blues fino al midollo con spruzzate gospel, intensissimo.
Leonard Cohen a 77 anni mette in riga tutti

Inoltre:
MARK LANEGAN - Funeral Blues
JACK WHITE - Blunderbuss
SLIM MOORE AND THE MAR KAYS - Introducing
MADNESS - Oui oui si si ja ja da da
OFF! - Off !
Quantic+Alice Russell - Look around the corner
Dojo Cuts - Take from me
Micatone - Wis I was here
Fay Hallam & the Bongolian - Lost in sound
Galileo 7 - Staring at the sound

giovedì, dicembre 27, 2012

2012. Il meglio dei dischi italiani



La musica italiana è abitualmente derubricata a categoria di secondo piano, una serie B a cui guardare con relativo interesse e poca attenzione.
Riconosco che dall’estero arrivano costanti vagonate di eccellente musica, densa di ispirazione, artisticamente di livello eccelso, prodotta con i fiocchi, spesso decisamente superiore alla nostra produzione.
Non per questo mancano, ogni anno, titoli italiani di eccellenza, degni di essere annoverati tra i migliori ascolti e che necessitano del nostro appoggio.
L’elenco che segue è, ovviamente, lo specchio delle mie preferenze ma soprattutto tiene conto dei dischi che ho ascoltato di più e con più piacere (cercando di distribuire la lista in funzione dell'ampiezza di generi).


Guardando indietro nel 2007 c'erano ai vertici Statuto e Temponauts, nel 2008 Assalti Frontali, nel 2009 Julie's Haircut, Edda e Teatro degli Orrori, nel 2010 June e Statuto, lo scorso anno Verdena, Peawees, Enrico Brizzi, Dellera, Paolo Apollo Negri, Statuto)

FUORI GARA ovviamente LILITH AND THE SINNERSAINTS, “A kind of blues” ma che vi consiglio ardentemente di ascoltare (e magari anche di acquistare), perchè ne vale la pena !

1)
AN APPLE DAY - Yes we can
Nuovo progetto di Paolo Apollo Negri condiviso con la sezione ritmica di Fred Leslie's Missing Link ( basso e batteria) e la chitarra di Marco Percudani. 13 brani (con altrettanti ospiti alla voce) dai repertori (oscuri) di hendrix, Led Zep, Cream, Gil Scott Heron (“The revolution..”), Audioslave, Wolfmother.
Siamo i dalle parti dei mid 70’s, zona Bronx e Harlem, sapori blaxploitation, blackness all’ennesima potenza, deep funk ma il tutto suona terribilmente fresco, moderno, attuale, prospettico.
Pure gold.

2)
BARBACANS - No hits for the kids
Secondo, album dei Barbicans, miscela pazzesca di garage a marca Fuzztones, con sferzate di british beat mid 60’s alla Yardbirds, e poi Morlocks, Gravedigger V, Miracle Workers.
Un album grondante elettricità, energia, aggressività adolescenziale, suonato benissimo con brani stupendi incarnati nei 60’s ma attualissimi.

3)
JULIE’S HAIRCUT - The wildlife variations
La storica band emiliana esce con un geniale EP di quattro brani che mischiano una base elettronica ad un mood psichedelico personalissimo e avant/art/rock.
Difficile da collocare tanto è particolare e originale.
Grandissimi.

4)
THE SOUL SAILOR & the FUCKERS - The effects of gettin wilder
Umbri , al quarto album, una miscela prodigiosa di soul, funk, rock, atmosfere blaxploitation mid 70’s, psichedelia, onde Welleriane.
Maturo, perfettamente prodotto, grandi songs.

5)
T-BONE & the YOUNG LIONS - Nothing to lose
Ottimo album di original ska con sorprendenti e riusciti insert soul, blues e pure rock n roll.
Suona grezzo, sincero e convincente, grande groove, eccellenti songs.

6)
UMBERTO MARIA GIARDINI - La dieta dell’imperatrice
Lasciata alle spalle l’identità Moltheni, il nuovo corso con un nuovo nome si espande in altre direzioni, assimilando una vena prog, la migliore canzone d’autore italiana e una grande personalità.

7)
MIKE PAINTER QUINTET & VIOLA ROAD - Hammond voice
Un gran bel lavoro tra soul, hammond sound, raffinati tocchi di jazz sound.
Eccellente la band ancora di più la voce di Viola e l’Hammond di Mike.

8)
GIARDINI DI MIRO’ - Good Luck
Ondate wave, accenni post rock, canzoni, oscure, profonde.
Classe, qualità, spessore. Uno dei NOMI italiani.

9)
GLINCOLTI - Glincolti
Quintetto veneto alle prese con un incredibile mix di fusion, jazz, prog, virate alla Zappa, richiami ai Battles, alla prima PFM, ai Primus, funk, intrecci strumentali pazzeschi ed imprevedibili e capacità strumentali da paura.

10)
ASSIST - Stereobeat
Sound brillante, potente, pulito che non ha smesso di attingere dai maestri John,Paul,George,Ringo, dagli Oasis, dai Supergrass, Ordinary Boys, Stone Roses in tutte le loro evoluzioni, da quel 60’s beat che intrecciava melodia e ruvidezza (Kinks, Small Faces, Who).
Ma che suona stupendamente moderno, abbracciando quell’ala pop italianacon uno sguardo ai 60 che hanno saputo mettere a buon frutto gruppi come Velvet, Luna Pop, il Cremonini, gli stessi Statuto in alcuni momenti della loro fulgida carriera.

INOLTRE SEGNALO IN PARTICOLARE (in ordine alfabetico)
AA.VV. “EIGHTIES COLOURS” (il ritorno di alcuni nomi della scena garage psych italiana degli 80’s con nuova verve ed energia), AFTERHOURS “Padania” (sempre personali, profondi, con tocchi di genialità, si confermano ai vertici della scena nostrana senza sforzi), BOLOGNA VIOLENTA “ Utopie e piccole soddisfazioni” (Uno dei progetti più estremi in circolazione. Grind core, rumori, brani di un minuto, violenza sonora all’ennesima potenza ma non fine a sè stessa), DIRTYFAKE “ Shallow Dephts” (Sound dalle mille sfaccettature, tra alt rock, malinconico lirismo melodico, chitarre aspre, ritmiche mid tempo e pochi paragoni da poter evidenziare tanto è personale la loro proposta), DRIFTING MINES - s/t (da Roma un album di intenso rock n roll sporchissimo e grezzo in cui finiscono i classici del genere, dai primi Stones, al garage Cramps, Gun Club, Raunch Hands, Blasters e compagnia urlante) FLOWERS - Monna Lisa store (dalla provincia di Piacenza con le stigmate degli Oasis ma con un gradevolissimo sound che attinge dalla più fresca tradizione brit pop (Supergrass, Ash, Gallagher’s, Fratellis) ma anche da quel grande power pop rock di cui erano maestri gli australiani Jet. FUNNY DUNNY “The waiting grounds” (Da Avellino con la forza di un robusto garage sound, influenze Fleshtones e di tutto il background 60’s del caso in pieno stile party band), GUIGNOL “Addio Cane!” (Quarto album per i milanesi Guignol di Pier Adduce e miglior lavoro della loro carriera. Le strade battute sono quelle poco praticate che stanno in bilico tra una canzone d’autore personalissima, blues, accenni al miglior Nick Cave, sferzate punk n roll), HAMMOND EXPRESS “Another Steppin Soul” (uno dei progetti dell’Hammondista Francesco Gazzara tributa omaggio ad una serie di grandi del soul con eccellenti reinterpretazioni Hammond jazz ed alcuni ottimi brani di propria composizione. Cool Stuff ), INFERNAL QUINLAN “Love ballads, hate songs” (tra il primo Lou Reed, Nick Cave, il noir blues dei Tindersticks, il desert sound dei Calexico, l’incedere deep blues di Mark Lanegan, il roots folk dei Walkabouts, Soul Coughing), LO.MO “Il tre nel segno” (Un album difficile ma bellissimo. Difficile perchè naviga su un sottile filo che collega DeAndrè, DeGregori, la “nuova” canzone italiana (Giorgio Canali, Benvegnù), il deep blues, echi wave), KAAMS “Uwaga!” (Il primo album dei bergamaschi è un condensato esplosivo di rhythm and blues bianco, 60’s garage, sferzate tra Morlocks, Gravedigger V e Fuzztones), NORDGARDEN “You gotta get ready” (Norvegese trapiantato in Italia dedito al folk blues rock di stampo americano un po’ Neil Young, un po’ John Martin, un pizzico di Jeff Buckley ) , LUCA SAPIO “Who knows” (Ex voce di Accelerators e Quintorigo affronta la difficile ARTE del SOUL con coraggio e ampio dispendio di mezzi, registrando a NY sotto l’egida della Daptone Il risultato è un album di deep soul che suona perfettamente 60’s/Daptone su cui la voce di Luca non sfigura), SIR FRANKIE CRISP "Charming sounds (Pugliesi, ex cover band di George Harrison, compongono un album di inediti che potrebbe tranquillamente essere un album perduto del buon George, per quanto è simile a livello compositivo, sonoro e nella voce), REDSKA “La rivolta” (Un mix di ska, punk, reggae, testi antifa e antirazzisti. Il tutto ben suonato, ottime songs, tanta energia ed allegria (inclusa una travolgente versione ska di “White riot” dei Clash), RIPPERS “Better the devil you know” (Dalla Sardegna ritorna il classicissimo, ruvidissimo, gracchiante, urticante garage punk dei Rippers. Pochi ingredienti: rhythm ad blues bianco di Them, primi Stones, Pretty things, il punk dei Music Machine e Count Five, quello rimasticato in chiave 80’s di Fuzztones e Gravediger V) ROOKIES “Things never said” (Garage beat che attinge dall’Olanda di Outsiders e Q65, dagli Stones di “Out of our heads”, da Love, “Nuggets”, Sick Rose e primi Chesterfield Kings.100% purezza 60’s ) XABIER IRIONDO “ Irrintzi” (Chitarrista di Afterhours e tanto altro arriva solo ora all’esordio con un album difficile, complesso, sperimentale in cui converge di tutto (dai Motorhead a John Lennon quest’ultimo coverizzato con “Cold turkey” con Manuel Agnelli alla voce). Album “avanti”, unico, coraggioso, che riporta a tratti alla mente gli Area più ostici)

INFINE DUE 45 GIRI IN VINILE

SUNSPOTS - Change
Da Lodi due brani in rigoroso vinile all’insegna di un robusto garage di stampo inglese, ben fatto e rozzo al punto giusto.

B.E.S.T. “Shilly Shally” / “Wonderful”
Da Milano un 45 in frusciante vinile di purissimo gusto (Northern) Soul. “Shilly Shally” è un dance floor killer che sarebbe passato a go go al Wigan Casino o al Twisted Wheel con voci femminili da paura, l’organo di Paolo Apollo Negri e un groove da paura.
“Wonderful” sembra invece preso da un album delle Supremes dei mid 60’s con firma Holland-Dozier-Holland.
45 dell’anno, assolutamente FAVOLOSO !!!
http://www.blue-eyedsoulteam.it/

lunedì, dicembre 24, 2012

I migliori dischi SOUL - The best of SOUL MUSIC



Proseguendo questo lungo viaggio nella SOUL MUSIC un doveroso elenco del meglio prodotto in questo ambito, ovvero quei CINQUANTA DISCHI SOUL che non dovrebbero proprio mancare.
Cercando di scegliere un titolo o due al massimo per ogni interprete....
Ne mancano delle vagonate ma partendo da qui siamo già a buon punto per avere un quadro abbastanza completo su che cosa è la SOUL MUSIC.

Sono 5 elenchi da 10 l'uno, in base al mio gusto, in fila cronologicamente

JAMES BROWN - Live at the Apollo (1963)
OTIS REDDING - Otis Blue (1965)
TEMPTATIONS - Greatest hits (1966)
DIANA ROSS & the SUPREMES - A Go go (1966)
ARETHA FRANKLIN - Lady soul (1968)
SLY AND THE FAMILY STONE - Stand (1969)
MARVIN GAYE - What goin on (1971)
STEVIE WONDER - Talking book (1972)
MICHAEL JACKSON - Off the wall (1979)
PRINCE - Sign of the times (1987)

RAY CHARLES - The genius of Ray Charles (1959)
JACKIE WILSON - The Jackie Wilson Story (1983)
SMOKEY ROBINSON AND THE MIRACLES - Going to a go go (1965)
FOUR TOPS - The greatest hits (1968)
ISAAC HAYES - Hot buttered soul (1969)
THE IMPRESSIONS - Young mods forgotten story (1969)
CURTIS MAYFIELD - Superfly (1972)
BILL WITHERS - Just as I am (1971)
NEVILLE BROTHERS - Yellow moon (1989)
ERYKAH BADU - Baduizsm (1997)

SAM COOKE - The best (1962)
BOOKER T & the MG’s - Green onions (1962)
HERBIE HANCOCK - Takin off (1962)
NINA SIMONE - High priestess of soul (1967)
SAM & DAVE - Soul Men (1967)
AL GREEN - Let’s stay together (1972)
SADE - Diamond life (1984)
AA.VV - We got Latin Soul (1988)
AA.VV - The best of Philly Sound (1999)
AA.VV. - Out on the floor - Northern Soul Floorshakers (2005)

RAY CHARLES - Modern sounds in country and western music (1962)
JIMMY SMITH - The cat (1964)
ARTHUR CONLEY - Sweet soul music (1967)
JOHNNY TAYLOR - Who’s making love (1968)
GIL SCOTT HERON - Pieces of a man (1971)
STEVIE WONDER - Songs in the key of life (1976)
FUNKADELIC - One nation under a groove (1978)
AMY WINEHOUSE - Back in black (2006)
MARTHA HIGH AND THE SPEEDOMETER - Soul overdue (2012)
MACY GRAY - Talking book (2012)

MITCH RYDER and the DETROIT WHEELS - Breakout (1966)
BOBBY BLUE BLAND - The best of (1967)
WILSON PICKETT - The exctiting Wilson Pickett (1967)
EDDIE FLOYD - Knock on wood (1967)
ETTA JAMES - Tell mama (1968)
TEMPTATIONS - Cloud nine (1969)
JACKSONS FIVE - Greatest Hits (1971)
JIMI HENDRIX - Rainbow bridge (1971)
SLY AND THE FAMILY STONE - There’s a revolution goin on (1971)
BELLRAYS - Have a little faith (2006)

domenica, dicembre 23, 2012

Emmanuel Carrere : Limonov



Emmanuel Carrere - Limonov

L’incredibile storia di Eduard Limonov, scrittore, poeta, protagonista dell’underground sovietico e poi della politica estrema della Russia (è il leader dei Nazional Bolscevichi).
Una storia borderline che si intreccia con quella di Urss e Russia, tra eccessi inimmaginabili, violenza, sesso, alcool, politica, religione.
Emmanuel Carrere sviscera nei dettagli la vita avventurosissima di Limonov non risparmiandoci gli aspetti più scabrosi e controversi che non fanno del protagonista un personaggio particolarmente amabile e simpatico (come non può esserlo uno che in compagnia di Karadzic spara su Sarajevo assediata o segue le truppe serbe in oscure spedizioni nella Bosnia in guerra o che non disdegna liasons con fascismo, nazionalismo ed estremismo violento).
Ma Limonov appassiona, affascina e trascina con sè come, nella maniera più banale, attrae il Male.
Oltraggioso, spesso ripugnante ma sempre lucido e coerente alla fine Limonov ne esce bene e il libro non mancherà di appassionare fino all’ultima riga.
Libro dell’anno.

sabato, dicembre 22, 2012

Soul Time



Uno dei consueti salti nel variegato mondo SOUL con una serie di nuove uscite con l'augurio di un BLACK CHRISTMAS

VV.AA. - Santa’s Funk & Soul Christmas Party
Ho sempre odiato i dischi natalizi (e anche il Natale non è tra le mie più gradite simpatie) ma se in questi giorni avete bisogno di una colonna sonora adatta questo album della Tramp records è stupefacente.
Niente jingle bells e solite melodie con le renne in sottofondo ma 13 brani di torrido rhythm and blues , funk e soul che di natalizio hanno solo il titolo (a partire dall’irresistibile “Santa’a got a brand new bag” di Gary Walker) ma che sparano invece brani con un tiro micidiale e che riassumono bene il concetto alla base dell’album con un altro azzeccatissimo titolo, questa volta di Rose Graham: “Black Christmas”.
Non ci sono grandi nomi (eccetto Jimmy Reed che spara un funk blues da paura e Vernon Garrett con due brani di cui il funk blaxploitation “Christmas groove” è una delle vette dell’album).

ANTHONY JOSEPH and the SPASM BAND - Rubber Orchestras
Da Trinidad a Londra con tutta la blckness che sta in mezzo. Un album strepitoso dove finiscono funk, blues, James Brown, ethi jazz, Gil Scott Heron, Funkadelic, lo Stevie Wonder mid 70’s, Caraibi, Linton Kwesi Johnson.
Miscela ultra, groove nerissimo, testi impegnati, tono minaccioso.
Grande album.

THE SOUL SAILOR & the FUCKERS - The effects of gettin wilder
Italiani , al quarto album, una miscela prodigiosa di soul, funk, rock, atmosfere blaxploitation mid 70’s, psichedelia, onde Welleriane.
Gran bel disco.

JEFF HERSHEY & THE HEARTBEATS - Soul music vol. 1
Freschezza soul e norther nsoul in questo saltellante esordio.
Siamo dalle parti di Jackie Wilson , Sam Cooke, Otis ma con un tiro da dancefloor del Wigan Casino o il Twisted Wheel nei primi 70’s.
Talvolta i brani sono un po‘ scontati prevedibili ma l’atmosfera è sempre perfetta !

AA.VV. The world of Daptone Records
Un must per i cultori del new soul questa raccolta allinea 20 brani dei migliori gruppi dell’etichetta americana Daptone Records spaziando come sempre tra le più svariate gamme del soul, rhythm and blues, funk, boogaloo, gospel, hammond beat.
Ci sono re e regine /Sharon Jones, Sugarman Three, Busod Band, Charles Bradley con la Menahan Steet Band) e nomi meno conosciuti (Mighty Imperials, Como Mamas, El Rego) ma non cambia una virgola.
Solo groove, ritmiche travolgenti, suoni vintage proiettati nel presente e nel futuro.
Per chi non mastica troppo il verbo Daptone un ascolto essenziale, per chi è già imparato un bel ripasso non fa certo male.

venerdì, dicembre 21, 2012

Radio Luxembourg



RADIO LUXEMBOURG è da sempre un’icona nella storia della musica rock.

Il mezzo attraverso cui generazioni di musicisti e ascoltatori sono cresciuti, evoluti, cambiati, in epoche (anni 60 soprattutto) in cui la nuova musica proveniente da Inghilterra e Usa era di difficile reperibilità e la conoscenza delle nuove realtà artistiche molto limitata, soprattutto per nazioni in cui il livello culturale era ancora piuttosto arretrato, Italia inclusa.

Basilare in questo senso la sua funzione nei paesi dell’est dove un certo tipo di musica era osteggiato e addirittura proibito ma che attraverso le onde di Radio Luxembourg riusciva a raggiungere i giovani più curiosi ed arditi.
Decine di beat bands italiane ascoltarono per la prima volta certi dischi attraverso questa radio ed immediatamente ne fecero versioni nella nostra lingua, anticipando a volta l’arrivo nella Penisola del disco originale.
La radio nasce addirittura nel 1933 rivolgendosi principalmente al bacino di utenza britannico anche se raggiunge tutta l’Europa.
Dagli inizi degli anni 60 il palinsesto diventa solo musicale e con l’avvento della “radio pirata” Radio Caroline nel marzo 1964, per contrastarne la concorrenza si perfezionano i programmi per i giovani e si accentua la ricerca delle novità.
La radio prosegue con alti e bassi fino alla chiusura nel 1993.
Ultimamente ha ripreso le trasmissioni on line.

giovedì, dicembre 20, 2012

Heroes: Kareem Abdul Jabbar



KAREEM ABDUL JABBAR (nome assunto dopo la conversione all’Islam ne 1964, vero nome Ferdinand Lewis Alcindor Jr), 65 anni, ex cestista, allenatore di basket, detiene il record di maggiori punti realizzati nella NBA : 38.387.
Alto 2 metri e 18 cm ha diviso la sua carriera tra i Milwaukee Boys dal 1969 al 1975 e fino al ritiro nel 1989 con i Los Angeles Lakers dove giocò in coppia con un altra star del basket di tutti i tempi, Magic Johnson.
Nell'arco della sua carriera venne eletto 6 volte miglior giocatore dell'anno.

Molto famoso il suo sky hook, un tiro a gancio praticamente impossibile da difendere e stoppare, anche grazie alla grande altezza e da un'incredibile atletismo e forma fisica e la sua capacità di stoppare, fare assist e di andare al tiro con rara precisione.

Kareem era grande amico di Gil Scott Heron e fu uno dei miei primi idoli sportivi da affiancare a Gigi Riva, Muhammad Alì e Jackie Stewart.

E’ stato anche attore sia di cinema(vedi foto con Bruce Lee nel film “Game of death” del 1972) che in TV, oltre che prolifico scrittore, ambasciatore culturale per gli USA.

Lilith and the Sinnersaints live a Piacenza, "Baciccia"



Si chiude stasera a PIACENZA al "Baciccia" di via Dionigi Carli il tour 2012 di supporto all'album "A kind of blues" di LILITH AND THE SINNERSAINTS. Dalle 22 un'ora e mezza di brani nuovi, vecchi, medi, cover varie di Iggy, Television, Statuto, Robert Johnson, Clash etc. etc.

Poi si riprendere a primavera inoltrata con qualcosa anche al sud, finalmente.

www.lilithandthesinnersaints.com

www.facebook.com/pages/Lilith-and-the-sinnersaints/127996150606128

mercoledì, dicembre 19, 2012

Sweet Soul Music: il Soul in Italia



Un viaggio periodico alla scoperta di tutti i filoni della SOUL MUSIC.
Dopo Philly sound, Blue eyed soul, Country soul, Soul punk, Psychedelic Soul, Soul Jazz, Smooth Soul, Latin Soul, Northern Soul, Southern Soul, Soul Funk, la trasmissione Soul Train, il Pop Soul, la rivista "Blues and Soul", oggi, nella penultima puntata, si parla del SOUL IN ITALIA.


Il SOUL IN ITALIA ha sempre avuto un ruolo marginale.
Moltissime le bands che soprattutto negli anni 60 ne hanno assimilato in abbondanza le sonorità ma pochi i nomi dedicati esclusivamente al sound della “young America”. Anche se sono numerosissimi gli artisti, anche tra i più commerciali (da Mina a Celentano a Little Tony) che hanno avuto nel loro repertorio brani di soul music o con notevoli affinità.
Di seguito un breve, veloce ed incompleto excursus tra alcuni dei nomi che in qualche ne hanno abbracciato i confini sonori.

FOUR KENTS era un gruppo di soldati americani di stanza alla base di Vicenza e uniti agli italiani Submarines girarono dal 1966 ai primi anni 70 con un repertorio di soul e rhythm and blues di prima qualità, con una serie di 45 giri (in italiano) e l’album “Piper Pop Party” (1970) di ottima qualità.
I biellesi UH! attivi dal 1966 nel primo periodo della carriera, prima di passare a sonorità più psichedeliche (e a brani di Faces e perfino “I am the walrus” reintitolata “Non sono solo” ) avevano un approccio molto “black”.
Basti pensare che nel 45 d’esordio, del 1967, ci sono le cover in italiano di I’ve Been Loving You Too Long di Otis Redding (Se ci fossi tu) e “Hold on I’m coming” di Sam And Dave (Oh no non credo).
Lo stesso anno l’altro 45 giri ”Aspetti il mio ritorno” è invece la versione italiana di “Respect”
Anche i piemontesi ROGERS avevano marcate influenze rhythm and blues vedi “Se con me vuoi tornare” , cover di “Walking the dog” di Rufus Thomas o “Non chiederò aiuto” entrambi del 1966.
Il PATRICK SAMSON SET con brani sparsi su vari 45 come la cover di “The midnight hour” (dall’esordio del 1966),l’esplicita “Sono nero”, “Chi può dirmi” (cover di “Keep on running” dello Spencer Davis Group) gravita pesantemente fino ai primi 70’s in ambito soul.
FAUSTO LEALI, soprannominati il "negro bianco" per la sua voce roca, molto adatta al soul e al rhythm and blues in realtà fu dapprima (con i Novelty) più vicino ai Beatles e poi alla musica leggera anche se occorre annotare la partecipazione a SanRemo 1968 in coppia con WILSON PICKETT con il brano "Deborah".

Ma i due personaggi più famosi sono sicuramente ROCKY ROBERTS e LOLA FALANA, star di prima grandezza nei 60’s italiani.
Il primo dopo aver trovato un buon successo in Francia sbarcò nel BelPaese con una fantastica band di rhythm and blues che sciorinava un repertorio di classici eseguiti nel migliore dei modi e con un’energia invidiabile, oltre a brani autografi come i celeberrimi “Stasera mi butto” e “Sono tremendo”.
Proseguì anche nei 70’s con un sound non dissimile.
LOLA FALANA era più ballerina e show girl che cantante ma giova ricordare l’esordio a 45 con una bellissima versione di “Working on a coal mine” di Lee Dorsey (con cuicompare anche nel film “Stasera mi butto” con Rocky Roberts, Nino Taranto e Franco e Ciccio) con sul retro “Coconot groove” di John B Sebastian dei Lovin Spoonful.

Negli anni 70 il soul si diluirà nella disco music, di cui l’Italia fu prolifica produttrice e solo negli 80’s alcuni gruppi recupereranno sonorità affini nei loro dischi a partire dagli Statuto, dai milanesi Investigators (ex FB Art) ai torinesi Wigan Casino, i Ridillo (più funk oriented), una lunga serie di bands che sfrutteranno l’onda del successo del film “Blues Brothers”, AIDA COOPER (che con il compagno Cooper Terry inciderà l’ottimo “Feeling good” nel 1983 con grandi covers di Aretha e nel 1985 il singolo per l’etichetta di Loredana Bertè con “I’ll go crazy” di James Brown e I’ve been loving you..” di Otis e continua tutt’ora a girare con un live act di blues e soul) fino ad arrivare ai nostri giorni con gruppi come i milanesi B.E.S.T. (dediti al Northern Soul), il lavoro di Paolo Apollo Negri o personaggi come Mario Biondi, molto commerciale ma altrettanto competente nelle scelte sonore, Luca Sapio, senza dimenticare che ci sono parecchie cover bands che proseguono un raffinato percorso filologico per conservare e tramandare il giusto sound (vedi i “nostri” Hot Mama di Carlo Botteri).

Non trascurabile, pur con tutti i suoi limiti, l’opera di Zucchero e alcuni album di Drupi, spesso occhieggianti, seppur in maniera del tutto edulcorata, alla soul music.
Il Porretta Soul Festival da 25 anni invece accoglie alcuni tra i personaggi di spicco della soul music mondiale (e italiana) da Rufus & Carla Thomas, Solomon Burke, Isaac Hayes, Wilson Pickett, Percy Sledge, Sam Moore, Irma Thomas, The Memphis Horns, LaVern Baker, Millie Jackson, Otis Clay, Ann Peebles, Mavis Staples, Booker T. & the M.G.'s, The Neville Brothers, Chaka Khan, Sugar Pie DeSanto, Bar-Kays.

martedì, dicembre 18, 2012

I 60's dietro la Cortina di Ferro: Cecoslovacchia



Credo che in pochi immaginino la presenza di una scena “beat” o vagamente rock nell’Europa dell’est comunista degli anni 60, in cui il controllo sulla società (e la cultura) era particolarmente rigido ed ottuso e le uscite discografiche erano consentite SOLO attraverso le etichette di stato.

Dopo l'UNIONE SOVIETICA,la BULGARIA,la GERMANIA EST,la ROMANIA l'UNGHERIA, la POLONIA, tocca oggi alla CECOSLOVACCHIA.

La Cecoslovacchia ha avuto una delle scene più prolifiche in ambito 60’s nella parte comunista dell’ Europa pur con le consuete restrizioni.
I dischi e l’influenza dei Beatles crearono verso i mid 60’s un giro underground piuttosto vivace e tollerato dal regime e una visita a Praga di Allen Ginsberg nel marzo del 1965 (le cui critiche al leader del paese Novotny non furono particolarmente gradite e il poeta arrestato) portò la “moda” dei capelli lunghi e di un abbigliamento estremo.
C’è chi descrive il 67 e il 68 di Praga non troppo diversi da una San Francisco, Londra o New York dei tempi.
Inutile dire che i “fatti del 1968” con l’invasione sovietica repressero del tutto ogni forma di libertà anche in ambito musicale.

Uno dei primi gruppi a calcare i palchi cecoslovacchi ci sono i KOMETY già in pista nel 1959 con classici rock n roll e rhythm and blues e parecchio attivi fino alla fine dei 60’s.
Una delle più conosciute è senza dubbio quella dei MATADORS, fondati nel 1965 con un repertorio a base di Kinks, Small Faces e Who, suonarono fino al 1966 solo in Germania Est. Tornati in patria oltre ad una serie di 45 ed ep realizzarono l’album “Matadors” prima di perdere vari componenti nel 1968 e proseguire fino ai primi 70’s prima di evolversi nel prog con il nome di Emergency.
Dai Matadors provenivano membri dei BLUE EFFECT (già attivi nei 60’s con i nomi diM. Efekt, Modrý efekt e The Special Blue Effect in uno stile rhythm and blues) più orientati verso il prog e la jazz fusion (vedi il primo album “Meditace” del 1969).
Gli The Hippopotamuses conosciuti meglio come The HIPP’S partirono nel 1965 suonando beat, soul e easy listening, realizzando alcuni dischi (tra cui To vadí cover di Ob-La-Di Ob-La-Da, prima di trasformarsi nella prog band Apollobeat.
Dal 1964 al 1966 operarono in Slovacchia i BEATMEN (nati dalla fusione dei FONTANA e JOLANA) con tre singoli all’attivo e un concerto a Monaco di Baviera con Manfred Mann che avrebbe voluto portarli in Inghilterra in tour.
Ma molto spesso ciò che veniva dalla Slovacchia era discriminato rispetto alle produzioni della Repubblica Ceca. Si cercò di imporre gli Olympic al loro posto e il tutto finì senza che nessuno dei due usufruisse dell’opportunità.

Dalle ceneri dei BEATMEN nacquero i SOULMEN, attivi tra il 1967 e il 1968, un EP come testimonianza discografica (Sample Of Happiness/Wake Up/I Wish I Were/Baby Do Not Cry,).
Dopo alcuni cambi di formazione proseguirono ancora fino al 1969 con il nome di New Soulmen ma senza lasciare tracce sonore.

Tra i gruppi più seguiti anche gli OLYMPIC di Praga, partita come backing band pubblica nel 1965 il primo singolo Dej mi víc své lásky e il primo album Želva in piena primavera di Praga.
Durante l’invasione sovietica del 1968 la band è in tour in Francia ma decide di tornare in patria e incidere il secondo LP Pták Rosomák.
Il gruppo si sposta negli anni 70 verso sonorità prog, continua l’attività tra alti e bassi ed è tuttora in azione (dopo una serie di tour in Europa e Usa).

I FRAMUS FIVE nacquero a Praga nel 1963 e viseero fino al 1971 lasciando l’album “Framus Five+Michal Prokop" nel 1968.
Dopo la reunion nel 1978 hanno continuato a produrre album e a suonare live. Segnaliamo anche i FLAMENGO , nati nel 1967 e in attività anche nei 70’s, gli spycho beat JUVENTUS (vissero tra il 1963 e il 1969) , i SINKOPY 61, PRUDY, BLUES FIVE e BLUESMEN.

THE PRIMITIVES GROUP fu fondato nel 1967 e si sciolse nel 1969 con un repertorio molto vario di brani di Doors, Jimi Hendrix, Fugs, Velvet Underground, Animals .
Alcuni membri entrarono nei PLASTIC PEOPLE OF THE UNIVERSE, molto influenzati da Frank Zappa e Velvet Underground, attivi dal 1968, marcatamente invisi al regime da cui subirono parecchi stop e censure e tuttora in attività.

L’artista Cecoslovacco più conosciuto all’estero è però senza dubbio IVAN KRAL, membro fisso nella band di Patti Smith ma collaboratore anche di Iggy Pop, David Bowie, U2.
Che restò in patria fino al 1966, quando aveva diciotto anni, ma che incominciò a suonare a 12 a Praga in una band, chiamata SAZE con cui girava piccoli club suonando rock n roll, blues e ispirandosi ai Rolling Stones (che si riuscivano as ascoltare attraverso Radio Luxembourg)