mercoledì, giugno 08, 2022

Festival Beat


Riprendo l'articolo scritto per "Libertà" la scorsa domenica dedicato all'imminente FESTIVAL BEAT.

La pandemia ha lasciato alle sue spalle un disastro, in qualche modo previsto, nell'ambito dello spettacolo.
I disperati appelli dal settore sono rimasti inascoltati e la pioggia di aiuti governativi ha solo (occasionalmente) sfiorato il contesto a cui ci riferiamo.
Il risultato è stata una moria di locali, gruppi, iniziative, idee, progetti, attitudini.
Ma c'è chi ha resistito, ha stretto i denti, è riuscito a uscire dalle macerie, con caparbietà, scrollandosi di dosso polvere e masserizie.
Sono pochi ma hanno contribuito a rigenerare un ambiente che si stava lasciando sopraffarre dall'inedia.
Nella tragedia è arrivata una scossa e ora stanno (ri)germogliando iniziative e prospettive.

Tra queste l'immarcescibile Festival Beat, nato nel lontano 1993 e che solo un'infezione mondiale è riuscito a fermare per un paio di anni.
Riprende vita dal 7 al 10 luglio a Salsomaggiore, ormai da anni sede dell'evento, nato in provincia di Piacenza, dove ha vagato per lungo tempo da un luogo all'altro, diventando un'eccellenza nell'ambito musicale, seguito per giorni da migliaia di persone provenienti da tutta Italia ed Europa, con gruppi di caratura internazionale, con relativo indotto economico di discreto spessore.
Ma è noto, ormai una barzelletta, che se dalle nostre parti qualcosa funziona, facciamo sempre il possibile per boicottarlo e lasciare che le zone limitrofe accolgano quanto creato e costruito in loco.

Gianni Fuso Nerini è da anni il motore del festival e ci spiega anche il perché un ambito così di nicchia continua a funzionare così bene:
“Il Festival Beat nel 2022 festeggia 30 anni e 28 edizioni, le ultime due sono saltate per i motivi che tutti conosciamo.
C’è gente che ha partecipato tutte le volte, c’è chi ci ha conosciuto l’anima gemella ed abbiamo visto tanti figli crescere insieme al festival, c’è gente che ci ha trovato amore, amicizia, complicità e passione, e penso che sia soprattutto la passione e la voglia di stare insieme che creano quell’alchimia che permette al Festival Beat di essere speciale, quell’atmosfera che si respira ogni giorno, che inizia con abbracci carichi di felicità all’arrivo e finisce con la voglia di rivedersi e la consapevolezza di aver vissuto e condiviso momenti indimenticabili quando ci si saluta l’ultimo giorno.
Il “segreto” è la gente che partecipa al festival, sono loro che ci motivano e danno forza, anche nei momenti peggiori, e questa voglia di stare insieme e condividere la viviamo anche come gruppo organizzativo.”


In effetti il festival trascende la normale programmazione musicale.
E' momento di scambio, condivisione, partecipazione (come diceva Giorgio Gaber? “Libertà è partecipazione”), un appuntamento annuale che coagula appassionati che arrivano puntuali da ogni parte del globo per ascoltare musica, acquistare dischi, magliette, libri, chiacchierare, fare partire collaborazioni, progetti.

Si chiama CULTURA.

Magari lontana da quella accademica ma si chiama comunque allo stesso modo, anche se un po' più proletaria.
Il Beat evocato dalla “ragione sociale” dell'evento non è un rigoroso riferimento. Nel tempo la musica si è trasformata, ha cambiato pelle, le persone sono cresciute e con esse anche i gusti e le tendenze.

Come dice Attilio Fellegara (nel libro “Festival Beat” di Luca Frazzi) che nel 1993 inventò l'idea del festival e ne realizzò la prima edizione (e parecchie successive) nel piazzale del palazzo dello sport di Castelsangiovanni, in un clima torrido e umido:
“Potevo chiamarlo anche festival psichedelico o garage ma avrebbe ristretto troppo il campo d'azione. Col termine “beat” invece ho pensato di coprire gli anni Sessanta a 360 gradi, in tutti i loro aspetti. Non ci ho ragionato tanto sopra ma sotto quella definizione si possono riconoscere tanto i gruppi che fanno folk rock quanto quelli che fanno garage o un certo tipo di punk”.

Da allora abbiamo visto il festival viaggiare lungo la ValTidone e approdare a Pianello e Nibbiano per finire poi addirittura oltre Po in quel di Zorlesco e infine approdare nel luogo forse più consono, quella Salsomaggiore che ha sempre ospitato l'evento “anni Sessanta” per eccellenza, Miss Italia.
Luogo perfetto, sia esteticamente che iconograficamente. Peccato perché anche nella nostra città e nelle nostre valli ci sono luoghi altrettanto adatti e suggestivi, ma si sa, la lungimiranza non è di casa...

Gianni Fuso Nerini:
“In trenta anni abbiamo cambiato cinque location, siamo a Salsomaggiore Terme dal 2007, il Festival Beat sicuramente in trent'anni anni è cresciuto tantissimo, sia dal punto di vista organizzativo che di pubblico, sono cresciute le esigenze dalla gente e ci siamo dovuti confrontare con questi aspetti.
A Salsomaggiore Terme ci sono hotel e ristoranti con ottime offerte, c’è una piscina meravigliosa dove ci si diverte tantissimo nel pomeriggio, ci sono spazi dove poter fare eventi collaterali e quindi la dimensione è perfetta. Anche il rapporto con le varie amministrazioni, che vedono nel Festival Beat un’opportunità di promozione a livello nazionale ed internazionale del territorio, è sempre stato ottimo. I cambiamenti di location sono quindi stati dettati nella maggior parte dei casi dalla volontà e speranza di una crescita del Festival.
Infatti uno dei nostri sogni (ed obiettivi) è sempre stato quello di avere gente dall’estero, di poter rivedere i tanti amici che incontriamo a nostra volta nei festival che frequentiamo da anni in Europa, con pure qualche viaggetto in USA, e c'è da dire che è stato ampiamente raggiunto, considerato che oramai i frequentatori abituali provengono da tutta Europa, e spesso ci è capitato di bere una birra anche con gente in arrivo da USA, Messico, Brasile, Giappone e Australia. Resta il fatto che, e lo dico con grande rammarico, l’attenzione delle istituzioni verso il turismo musicale in Italia è sempre molto molto bassa, non si è assolutamente ancora (tranne rare eccezioni) capito, o voluto capire, la grande potenzialità che ha questo tipo di turismo, ed è veramente un peccato, perché il tempo passa e le cose migliorano molto lentamente”.


Ogni edizione è una scommessa, presuppone un lungo lavoro e altrettante incognite.
Ancora Gianni Fuso Nerini:
“Solitamente iniziamo a pensare all’edizione successiva già da settembre-ottobre dell'anno precedente, si fa un pò il consuntivo di quella appena terminata e si pongono le basi per quella successiva, si cerca di capire cosa non ha funzionato e cosa si deve migliorare, poi ci sono i gruppi stranieri, che già da dall’autunno iniziano ad organizzare i tour europei.
Il lavoro organizzativo richiede circa sei/sette mesi e poi ovviamente c’è tutto quello dietro le quinte in prossimità del Festival, che inizia con il montaggio delle strutture e l’allestimento dell’area”
.

La nuova edizione è ormai alle porte, l'entusiasmo per la ripartenza si sta riverberando nelle prenotazioni che arrivano da tutto il mondo, l'attesa cresce e personalmente ne comprendo l'entità, avendo praticamente sempre partecipato all'evento (tre volte come protagonista sul palco, con Link Quartet, Hermits e Chiara e gli Scuri, con la giovane Nina Zilli alla voce e a breve firmerò la quarta con i Not Moving LTD), consapevole dell'unicità di una manifestazione assolutamente incomparabile e, in ogni edizione, irripetibile.

Gianni ci concede gli ultimi ragguagli.
“Il Festival si svolgerà in centro paese e quindi ci saranno novità sia per quanto riguarda gli allestimenti, sia per la stessa organizzazione degli orari che degli spazi. Già dal giovedì sarà possibile assistere ai concerti alla SalsoArena, per poi proseguire il venerdì e sabato, mentre la serata conclusiva di Domenica 10 Luglio la proporremo in una piazza di Salsomaggiore Terme.
Punto fermo ovviamente il Pool Party alla Piscina Leoni nei pomeriggi dal 7 al 10 Luglio.
Per quanto riguarda le aspettative, ci aspettiamo e soprattutto desideriamo rivedere i tanti amici italiani e stranieri, con il solito entusiasmo e i soliti sorrisi, i brindisi e le mangiate in compagnia, i balli e gli abbracci al suono di quelle canzoni che abbiamo già sentito mille volte, ma che non possono mai mancare nella colonna sonora del Festival Beat”.


Non resta che scollarsi dal divano, vincere l'apatia e andare a conoscere uno degli eventi più frizzanti ed esplosivi in circolazione.

https://www.facebook.com/groups/44408674442

4 commenti:

  1. A Zorlesco ero andato
    Conservo ancora il poster del 1997 ( o 96?) Villa Braghieri che rubai all uscita.
    Gianni numero uno

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  2. Zorlesco mi era piaciuta a come location. Ora Salso ce l'ho a 10 min da casa.

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  3. Una rimpatriata con Manlio& Hermits sarebbe una gradita sorpresa

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